“Come siamo messi all’estero? I giornalisti stranieri non capiscono la storia di
Delmastro. Per loro è incredibile. A loro basterebbe la sua dichiarazione del
primo giorno, quella strepitosa e spocchiosa in cui si dice ‘simbolo
dell’antimafia’, e la foto che la smentisce dopo poche ore, per le dimissioni“.
Lo ha raccontato il giornalista Alberto Nerazzini, autore dello scoop su
Delmastro, durante la serata conclusiva del La settimana del No organizzata dal
Fatto Quotidiano. Intervistato dal direttore Marco Travaglio e dalla
vicedirettrice Maddalena Oliva, il cronista ha spiegato come è nata l’inchiesta
pubblicata dal Fatto e ha messo a confronto il panorama mediatico italiano,
caratterizzato da scarsa collaborazione e plagi tra testate, con il giornalismo
investigativo internazionale, dove simili notizie porterebbero a richieste di
dimissioni immediate.
L'articolo Nerazzini a Travaglio e Oliva: “All’estero non capiscono perché
Delmastro non si sia ancora dimesso, per i giornalisti stranieri è incredibile”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Settimana del No
“Siamo in prima linea per il NO al referendum costituzionale sulla riforma
Nordio perché il nostro giornale si fonda ed è nato sul rispetto della
Costituzione. Il problema non è che la Carta sia immodificabile, il problema è
capire perché e come la si voglia modificare. Abbiamo visto spesso i
sostenitori del Sì dire ‘voi siete malpensanti, vedete delle cose che non sono
indicate in realtà nel testo‘. Ma il sottotesto di questa riforma è il
tentativo da parte della politica di imbrigliare l’azione della magistratura e
in particolare il potere di controllo sulla politica medesima”. A sottolinearlo
Maddalena Oliva, vicedirettrice del Fatto Quotidiano, alla serata conclusiva de
“La Costituzione è NOstra“, al Caffè Letterario a Roma.
“Noi abbiamo un solo orizzonte, quello della Costituzione. E quindi è doveroso
che questo giornale si sia speso, sia nel 2016, sia nel 2026, per difendere la
Carta Costituzionale da due riforme, quella di Renzi e quella di Nordio, che
sono state fatte senza concertare, di corsa e sono state scritte coi piedi. E
sono, la prima, quella di Renzi, deleteria, la seconda, quella di Nordio, oltre
ad essere deleteria, anche ridicola, perché non tocca minimamente il sistema
giudiziario che avrebbe bisogno di riforme, ma non certo questa che è totalmente
inutile“, ha aggiunto anche il giornalista e conduttore di Accordi & Disaccordi,
Luca Sommi.
L'articolo “Il Fatto è nato sul rispetto della Carta, per questo noi in prima
linea per il No”, le voci di giornalisti e lettori proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“I motivi per cui voterò no credo li conosciate e siano persino scontati ormai,
voteremo No per difendere la magistratura, dare una spallata a questo governo di
scappati di casa, anche soltanto per fare dispetto a Bocchino che mi sembra un
ottimo motivo”. Così Andrea Scanzi all’evento organizzato dal Fatto Quotidiano
al Teatro Italia a Roma, La Costituzione è NOstra.
Scanzi ricorda di votare No anche per “coltivare la memoria” e legge quindi
alcuni estratti di un libro di Piero Calamandrei, Elogio dei giudici scritto da
un avvocato, “fatto uscire a metà degli anni ’30 e concluso nel 1954”.
“Passare da padri costituenti come Calamandrei, De Gasperi, Terracini a questi
soggetti qua, Nordio, Donzelli, Gasparri. Non vogliamoci così del male“,
conclude.
L'articolo Referendum, l’intervento di Scanzi per il No citando Calamandrei:
“Passare dai padri costituenti a soggetti come Nordio e Donzelli, non vogliamoci
così del male” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il compromesso sul Csm in assemblea costituente parte dall’esclusione delle
soluzioni istituzionali considerate estreme, la dipendenza dal potere politico
da una parte e l’autogoverno completo della magistratura dall’altra. Durante i
lavori il confronto è serrato. C’è però una preoccupazione che accomuna tutti i
Costituenti ed è quella di rendere effettivo l’articolo 101: la giustizia è
amministrata in nome del popolo, i giudici sono soggetti soltanto alla legge. È
una preoccupazione ben diversa da quella dei nuovi costituenti“. Così Silvia
Truzzi, giornalista e storica firma del Fatto Quotidiano, dal palco della serata
evento La Costituzione è NOstra, offre al pubblico uno scorcio storico sul
perché votare No al Referendum sulla giustizia.
Truzzi legge quindi alcuni passaggi della discussione in Aula tra i padri
costituenti. Come ultimo brano cita l’intervento di un democristiano, un
magistrato, Edmondo Caccuri, emblematico: “Si ricordi che quando la politica
entra nella giustizia la libertà e l’uguaglianza dei cittadini sono in pericolo
e una Costituzione che non evita tale pericolo non può dirsi più una
Costituzione democratica è una Costituzione che prepara l’avvento alla
dittatura, poiché giustizia e libertà sono veramente un’inscindibile binomio”.
L'articolo Referendum, Silvia Truzzi cita i padri costituenti: “Quando la
politica entra nella giustizia, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini sono in
pericolo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Chi è stato bandito dalla Costituzione del ’48 oggi la vuole sfasciare. Al
governo ci sono gli eredi dei fascisti che odiano la nostra Carta”. Tomaso
Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena e storico dell’arte,
ha iniziato il proprio intervento nella serata “La Costituzione è nostra”, a
Roma, citando prima Montesquieu in relazione ai rischi, per una democrazia,
qualora uno dei tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario)
prevalga sugli altri, poi toccando le tappe sul rapporto tra i poteri dello
Stato. Ha parlato soprattutto della storia italiana, soffermandosi sul fascismo.
“Nel corso della storia è stato difficile, per la povera gente, avere giustizia.
Era molto più facile che i potenti stessero sulla testa dei giudici. Eppure
questo cammino è andato avanti. Si è fermato sotto il fascismo, quando i poteri
sono stati riuniti sotto il regime” ha detto Montanari. “Ora gli eredi di quel
periodo non vogliono governare, ma comandare. E con questa riforma vogliono
comandare anche i giudici”.
L'articolo Referendum, Montanari: “Al governo eredi dei fascisti che odiano la
Costituzione, non vogliono governare ma comandare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Anche Gianni Barbacetto, storica firma del Fatto Quotidiano, è salito sul palco
della serata evento La Costituzione è NOstra che si è tenuta al Teatro Italia di
Roma.
Barbacetto ha spiegato i “due strati” della riforma, un primo, “quello visibile”
che contiene “le cose che sappiamo” e cioè “la separazione delle carriere, lo
smembramento in 3 del Csm, il sorteggio dei suoi componenti” e poi il secondo
strato, il “doppiofondo del cassetto” e cioè “uno schiaffo alla magistratura e
poi procedere con il programma di riduzione dell’autonomia della magistratura in
modo da rendere più difficile che il pm possa indagare i politici, e farlo
esibendo il consenso popolare di un Referendum”.
“Il Referendum è la partita di andata di un campionato che ha come obiettivo
quello di ridisegnare gli equilibri del potere – ha continuato – Poi andranno
avanti come un treno. Se vincono questa volta poi non faranno prigionieri,
procederanno con la leggere elettorale super maggioritaria e poi il premierato.
La tendenza è una tendenza di sistema, la trasformazione della democrazia che è
garanzia delle minoranze, trasformata in dittatura della maggioranza”.
L'articolo Referendum, Barbacetto: “Vogliono ridisegnare gli equilibri del
potere. La democrazia verrebbe trasformata in dittatura delle minoranze”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Per Meloni se vince il No i magistrati mettono in libertà stupratori e pedofili
in libertà. Le faccio notare che avevamo arrestato uno stupratore e pedofilo,
per di più assassino, ma lo stesso governo Meloni lo ha rilasciato,
permettendogli di tornare in Libia con un volo di Stato. Si chiama Almasri“. Ha
aperto così il suo intervento il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco
Travaglio, ieri sera alla fine della serata “La Costituzione è nostra” al Teatro
Italia di Roma.
Il direttore del Fatto ha smontato le balle del Sì, a partire dalla supposta – e
poi negata – “migliore efficienza della giustizia” – fino al caso Garlasco e
alla famiglia nel bosco. Alla fine del proprio intervento, Travaglio ha citato
alcuni dei padri costituenti della nostra Costituzione, compreso uno dei
discorsi di Benedetto Croce, e in un secondo momento i “ricostituenti” della
riforma Nordio, il cui Pantheon (o “padri nobili”) è costituito da: “Licio
Gelli, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi”. I politici (da Meloni e Nordio fino a
Delmastro e Donzelli), i pregiudicati, vale a dire “Dell’Utri, Cuffaro, Previti,
Formigoni, Palamara, Lacerenza”, gli indagati e i giornalisti. E ha concluso: “E
poi si meravigliano se c’è chi dice No”.
L'articolo Referendum, Travaglio smonta le balle del “Sì” raccontate da governo,
giornali e pregiudicati vari. “I padri nobili? Berlusconi e Gelli” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Votiamo No al referendum costituzionale sulla riforma Nordio del 22 e 23 marzo
perché questa legge è una truffa. Cambiare sette articoli della Carta con la
giustificazione che si devono separare le carriere è chiaro che ci sia qualcosa
che non torna”. E ancora: “Bisogna salvare l’indipendenza e l’autonomia della
magistratura, sempre più vilipesa dai nostri politici. Sono loro la casta, non i
giudici. È l’impunità che vuole la politica a preoccuparmi”. Sono queste alcune
delle voci della comunità dei lettori del Fatto Quotidiano, raccolte nel corso
della serata evento “La Costituzione è NOstra“, organizzata al Teatro Italia a
Roma, alla quale hanno partecipato giornalisti, intellettuali e artisti
schierati per il NO.
“Dobbiamo evitare che la magistratura possa essere soggetta al potere politico.
Il sorteggio immaginato per i laici non lo trovo corretto”, c’è chi rilancia.
Altri si scagliano contro la propaganda del governo Meloni sulla riforma: “Hanno
citato di tutto, da Garlasco alla famiglia nel bosco, poi si sono contraddetti e
smentiti. Mi sembra che il No sia il voto più logico”. E ancora: “Vado a votare
contro la riforma e contro le loro bugie. I cittadini non possono essere
trattati come persone che non capiscono, come pecore. Hanno detto che se vincerà
il No saranno liberati stupratori e delinquenti, trovo tutto questo vergognoso”,
sottolinea un’altra lettrice. Altri sono indignati per i toni della campagna
referendaria: “Sono stati violenti, hanno screditato la magistratura. Questo è
quello che mi preoccupa di più”.
E al Teatro Italia era presente anche chi aveva già partecipato alle iniziative
del Fatto contro la riforma costituzionale del governo Renzi, poi bocciata alle
urne: “Anche dieci anni fa ero qui per dire No, ora spero che anche questa volta
la Costituzione venga salvata”.
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L'articolo “La politica vuole l’impunità. Salviamo la Costituzione”: cittadini e
artisti dicono il loro “No” al referendum – Le voci dalla serata del Fatto al
teatro Italia di Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ho riflettuto parecchio su come argomentare il mio No, perchè quasi tutte le
opinioni che avrebbero dovuto convincermi a votare NO contenevano così tanti
tecnicismi da scoraggiarne l’approfondimento. E ve lo dico io, una persona che
frequenta tribunali, affronta processi, che ormai da anni ha una discreta
dimestichezza con la legge.
Ho anche chiesto ai miei avvocati o ai miei amici avvocati cosa voteranno, uno
si asterrà (trova che ci siano delle buone ragioni per votare sì, ma che una
parte delle conseguenze, se vincesse il sì, sia pericolosa), altri voteranno
convintamente no.
Nel frattempo, mentre provavo a farmi un’idea, osservavo come questo governo
stesse cercando di convincermi a votare sì, e alcuni escamotage sono così storti
e disonesti che anche questi sono diventati argomenti per votare no. Se la
premessa con cui vuoi convincermi è falsa, non puoi volermi condurre alla
verità. La strumentalizzazione di casi a orologeria come Garlasco (ricordiamoci
di De Rensis ospite di Atreju), La casa nel bosco o David Rossi per convincerci
che i magistrati siano tutti lestofanti, incapaci, brutti e cattivi, è
un’operazione indegna. Così come è stato indegno, da parte di Meloni, sfuggire
dal confronto con i giornalisti, gli avvocati, i magistrati, sfuggire dalle
domande serie e scomode o far passare l’intervista a un rapper come un
confronto, anzichè come un tentativo disperato di trasformare in voti i like di
un influencer. Del resto, per vincere in un confronto Meloni deve trovarsi
davanti chi di giustizia non sa nulla, chi non può incastrarla masticando la
materia e i tecnicismi. Poi per carità, legittimo parlare con i nuovi media, ma
non saltando furbescamente il confronto con gli esperti.
Detto ciò, vi dico cosa penso, e perchè penso NO. Cercherò di essere chiara e di
usare argomenti semplici, per spiegarvi ciò che è molto complicato.
PERCHÈ NO
Immaginate che venga scoperta una nuova cura per una malattia, per un morbo che
possa potenzialmente riguardare tutta la popolazione italiana.
Ma è una patologia non particolarmente virulenta, da cui statisticamente può
essere affetta solo una minoranza della popolazione, e soprattutto una cura c’è
già, è una cura vecchia ma autorevole, più volte corretta, con le sue
controindicazioni e possibili complicanze, certo, ma generalmente sicura.
Facciamo finta, in questo esercizio mentale, che per qualche strano motivo la
comunità scientifica sia divisa più o meno a metà.
C’è una parte della comunità scientifica che desidera continuare a fare come si
è sempre fatto, perché le evidenze su questa nuova terapia sono fragili e,
francamente, sembrano più teoriche che supportate un reale background
scientifico, anche perché è stata sperimentata solo su campioni di popolazioni
con caratteristiche diverse dalla nostra. Un’altra parte della comunità, invece,
vuole che questa nuova cura diventi il nuovo protocollo terapeutico, mandando in
pensione il precedente: c’è chi dice che questi primari lo facciano per un
tornaconto personale, per poter esercitare un controllo maggiore sui medici di
reparto, ma in ogni caso la nuova medicina può avere anche i suoi vantaggi.
Insomma, non si conoscono tutti i reali motivi per cui questa medicina sarebbe
meglio di quella vecchia, ma in ogni caso per capirci qualcosa bisogna essere
medici di un certo spessore, con curriculum e comprovata esperienza, ma anche
specializzazioni e insomma, sono veramente pochi i dottori che possono
esprimersi davvero con competenza sulla questione.
Ci sono poi altri medici che la capiscono in parte, altri che si accodano per la
fiducia che ripongono nei colleghi, molti per convenienza, ma la maggioranza
della categoria non sa davvero quale delle due cure sia migliore.
Ora immaginate che la decisione finale su quale delle due cure utilizzare venga
messa al voto e che siano i cittadini a dover scegliere, tramite un referendum.
Entrare nel merito della scelta è impossibile per il 99% dei votanti, serve una
preparazione che nessun articolo, riassunto o trasmissione divulgativa può
fornire. Quello che succede è che alla fine tutti voteranno non perchè ci
abbiano capito qualcosa, ovviamente, ma perché gli sta più simpatica una delle
due fazioni di medici, o perché, nel migliore dei casi, hanno un amico
scienziato che prova anche a spiegargli il perché devono votare così o colà, ma
alla fine lo ascoltano più per la fiducia della sua autorevolezza che perché ci
abbiano davvero capito qualcosa.
UN VOTO POLITICO
Ecco, il referendum sulla giustizia è per quasi tutti noi questa cosa qui. Un
voto a crocette totalmente fideistico su un tema complicato, così complicato che
persino moltissimi avvocati e giuristi non sanno davvero cosa scegliere.
Aspira a far modificare sette articoli della costituzione, riforma le carriere
dei magistrati, introduce nuovi Consigli di controllo, con implicazioni chiare
al massimo sulla carta, ma dalle complicatissime conseguenze pratiche e, in un
certo senso, anche filosofiche su cosa sia il pubblico ministero, lo scopo di un
processo, la responsabilità di un magistrato. Su questa materia, su un groviglio
di cause e conseguenze così tecnico e intricato, la signora Pina che non sa chi
sia un pm e forse neppure come avvenga un processo, non ha nessuna possibilità
di esprimere una preferenza davvero cosciente. E quasi sicuramente non ce l’ha
neanche chi conosce il ruolo del pm, non ce l’hanno in molti casi il professore
di Matematica, la manager di una multinazionale, il postino, l’addetta alla
comunicazione di un’azienda, il make up artist, figurarsi che non ce l’ha
nemmeno la maggior parte degli avvocati che conosco, né dei giornalisti. È
scontato, dunque, che se alcune, poche, di queste persone voteranno per la
fiducia di qualche giornalista, commentatore o figura istituzionale di cui si
fidano, la maggioranza voterà ne più ne meno come lo schieramento in cui si
riconoscono.
È per questo che il voto sulla riforma della giustizia, checché ne dica Meloni,
è politico e ideologico, e nient’altro. Lo sarà per quasi tutta la popolazione,
come lo fu per la riduzione dei parlamentari prima e per la legge Renzi-Boschi e
la devolution ancora prima. È politico e così sarà interpretato, dal
centrodestra in caso di vittoria del sì, dall’opposizione in caso di vittoria
del no.
Credo sia dunque corretto basare il proprio voto sull’interpretazione che la
maggioranza di governo dà del proprio referendum. Il ministro Nordio dice che la
riforma “farà recuperare alla politica il suo primato costituzionale”, ma come
fa notare Marco Travaglio “nella Costituzione il primato è della legge, che è
uguale per tutti, politici in primis”. Sempre come dice Nordio, “la riforma
converrebbe anche al Pd, nel caso in cui andasse al governo”. È dunque evidente
che per lo stesso promotore e firmatario della riforma costituzionale, il
referendum è una questione politica, perchè giova alla politica e, precisamente,
a chi governa. E con le parole del capo di gabinetto del Ministero della
Giustizia, Giusi Bartolozzi, è anche chiaro come gioverà: votando sì “ci
togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni d’esecuzione”. È questo il
primo motivo per cui voterò no: perché so, dalle parole degli stessi promotori,
come intendono ‘adoperare’ questa riforma e, in fondo, quale sia il fine ultimo.
Voto no non solo per le verità che hanno lasciato trapelare, ma anche per le
bugie che hanno rivendicato con orgoglio. Una tra tutte quella di Giorgia
Meloni, che ha affermato che la riforma renderà la giustizia più efficiente. Una
bugia così clamorosa che è stata smentita persino dalla sua stessa maggioranza,
soprattutto dal ministro Nordio e dall’onorevole Giulia Buongiorno. Sui tanti
cambiamenti che i cittadini chiedono alla giustizia, su tutti la durata dei
processi e la compensazione, in caso di assoluzione, dei costi astronomici del
difendersi in un tribunale, questa riforma non interviene in alcun modo. E dal
momento che è un voto politico, non bisogna votare per chi mente.
Voterò no anche per tutto quello che non mi convince, pur nell’impreparazione
che riconosco a me stessa in questa materia, anche degli aspetti sostanziali:
non voglio che i pubblici ministeri appartengano a un ordine indipendente,
contrapposto a quello dei giudici, di modo che i primi diventino “avvocato
dell’accusa” e non più, come dovrebbe essere, ricercatori della verità e delle
prove non solo contro, ma anche a favore dell’imputato, com’è ora (o come
dovrebbe essere e, lo dico per esperienza, non sempre è).
Non voglio che gli errori dei pubblici ministeri siano giudicati da un Consiglio
Superiore di pubblici ministeri e quello dei giudici da un Consiglio di giudici,
perché questo non può che aumentare la tentazione di proteggersi tra membri di
una corporazione più ristretta. Non voglio che le modifiche costituzionali
preparino il terreno alle successive modifiche già paventate dalla stessa
maggioranza, come il passaggio del controllo della polizia giudiziaria dai
procuratori al Ministero degli Interni (un tema già introdotto e caldeggiato dal
ministro degli esteri Tajani) e quindi assoggettare chi indaga non all’autorità
giudiziaria, ma alla politica.
Ecco i motivi per cui voterò no. Perché la riforma, per quello che ne capisco,
non mi piace. Perché non mi piace come la interpreta chi l’ha proposta. Per
l’autorevole invito a votare no dei politici e dei giornalisti più esperti in
materia di me e di cui mi fido. Ma soprattutto, perché è un voto politico.
E perché davanti a una cura che non capisco – non capiamo – fino in fondo e di
cui non mi fido davvero, scelgo di ascoltare i medici che conosco e di non
cambiare terapia. Perché quando in gioco c’è la salute della giustizia
preferisco la comprovata saggezza dei padri costituenti ai sinistri alambicchi
del dottor Nordio e della dottoressa Meloni. Anzi, del dottor Meloni, come lei
forse preferisce. Perchè su certe cose, invece, la nostra premier è
incredibilmente conservatrice.
https://selvaggialucarelli.substack.com/p/perche-votero-no-spiegato-semplice
L'articolo “Vi spiego (semplicemente) perché ho deciso di votare No al
referendum sulla Giustizia”. La scelta di Selvaggia Lucarelli proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Ultimo appuntamento con Marco Travaglio e tutta la redazione del Fatto per “la
settimana del No”: da lunedì a venerdì, quattro incontri e una grande
serata-evento per ribadire insieme le nostre ragioni del NO. Un’occasione per
informarsi e confrontarsi con i nostri giornalisti, tanti dei magistrati che ci
hanno accompagnato nell’impegno nella campagna referendaria di questi ultimi
mesi e ospiti che animeranno il dibattito. Dopo Davigo, Scarpinato, Gratteri e
la serata con artisti e intellettuali e la redazione del Fatto, si conclude con
l’ultimo appunto con la comunità de il Fatto Quotidiano.
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L'articolo Referendum, l’ultimo incontro de “La Costituzione è nostra”: la
serata con la comunità de il Fatto Quotidiano proviene da Il Fatto Quotidiano.