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Altro che Arsenal: Guardiola arriva in Italia e a sorpresa va a guardare il Brescia per un “incontro speciale”
Nel big match di giornata in Premier League si sono affrontati il Tottenham e l’Arsenal: una squadra in difficoltà e l’altra prima, che adesso crede nel trionfo in campionato dopo il successo per 1-4. C’erano tutti: addetti ai lavori, calciatori, direttori sportivi. Tutti, tranne Pep Guardiola, che con il suo Manchester City è al momento in seconda posizione, dietro proprio all’Arsenal. L’allenatore spagnolo ha scelto infatti di venire in Italia per vedere Union Brescia–Pro Patria, match del girone A di Serie C tra la seconda e la penultima. Insomma, non proprio un big match. È noto infatti a tutti il legame tra Pep Guardiola e la città di Brescia. L’allenatore del Manchester City ha giocato un anno e mezzo a Brescia, tra il 2001 e il 2003 e ha mantenuto un forte rapporto sia con la città, sia soprattutto con tante persone. Dopo la vittoria contro il Newcastle di sabato, Guardiola ha approfittato dei due giorni di pausa concessi alla squadra per viaggiare e arrivare a sorpresa in Italia. Nella visita a sorpresa però non c’è solo il legame con Brescia, ma anche quello con Edoardo Piovani, dirigente del nuovo Brescia e amico fraterno di Guardiola. Era infatti il suo compleanno e la sua presenza al Rigamonti, infatti, è stata raccontata come una promessa fatta al dirigente e poi mantenuta: tornare a Brescia e farlo proprio nel giorno del compleanno dell’amico. Nessuno lo sapeva: tutti infatti ne sono venuti a conoscenza quando Guardiola è apparso in tribuna ed è stato omaggiato dal club con una maglia personalizzata. “Un incontro speciale tra visione e passione. Il Presidente Pasini e il Vicepresidente Gnutti consegnano a Pep Guardiola un simbolo del nostro percorso: identità, lavoro, ambizione e una legacy sportiva che vogliamo lasciare alle future generazioni biancazzurre”, ha scritto il club sui social. E Guardiola ha anche portato fortuna: è infatti arrivata una spettacolare vittoria per 3-2 che ha permesso al Brescia di consolidare il secondo posto. L'articolo Altro che Arsenal: Guardiola arriva in Italia e a sorpresa va a guardare il Brescia per un “incontro speciale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incinta del padre dopo anni di abusi in famiglia: arrestato per violenza sessuale nel Bresciano
La violentava sessualmente da quando lei era poco più di una bambina, fin quando sua figlia è rimasta incinta. In provincia di Brescia, un uomo è stato arrestato dalla Polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni della figlia minorenne. La vicenda riguarda un orrendo quadro di stupri, abusi e molestie che è emerso da una visita al pronto soccorso. La ragazzina era stata accompagnata in ospedale dalla madre per dei forti dolori addominali: gli accertamenti avevano svelato che la giovane era in stato di gravidanza. Dopodiché, erano scattate le segnalazioni alle forze dell’ordine. Stando alle indagini, la vittima è stata abusata per anni dal padre all’interno del contesto familiare. A emettere l’ordinanza di custodia cautelare è stato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura e il provvedimento è stato eseguito dalla Squadra mobile del capoluogo di provincia. L’uomo si trova in carcere. L'articolo Incinta del padre dopo anni di abusi in famiglia: arrestato per violenza sessuale nel Bresciano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Uccise gli zii nel 2005, Guglielmo Gatti è morto in carcere da tre anni e nessuno lo sapeva. L’avvocato: “Nemmeno io”
Una telefonata in carcere per un’intervista e la risposta secca: “È morto”. Ma da tre anni. Guglielmo Gatti, l’uomo che aveva ucciso gli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo nel 2005 in uno dei delitti più feroci della storia di Brescia, non c’è più dal 15 giugno 2023, ma nessuno lo ha mai comunicato. L’uomo stava scontando l’ergastolo nel carcere di Opera per il duplice omicidio dove era detenuto dall’8 novembre 2007 e proprio in questi giorni il Giornale di Brescia aveva richiesto un’intervista, scoprendo così la notizia di cui nessuno era a conoscenza. “Fine pena 10-06-2110” viene indicato negli atti giudiziari. E sotto: “Data uscita dal carcere 15-06-23. Motivo: decesso“. Spiazzato anche il suo storico avvocato, Luca Broli: “Non ne sapevo nulla. Voglio capire“. Gatti aveva 58 anni ed è morto un mese prima di compiere 59 anni – era nato il 21 luglio 1964 – ma non si conosce ancora la causa di morte. Era detenuto a Opera dal 2007. Risulta sepolto a Milano, al Cimitero Maggiore in una fossa senza lapide, ma con una croce e un numero di riferimento del registro dei decessi del Comune di Milano. Gatti aveva perso i genitori prima dell’estate 2005 e i parenti più vicini a lui erano appunto i due zii Aldo Donegani, 77 anni, e Luisa De Leo, 61, che abitavano al piano inferiore della sua abitazione di via Ugolini in città. Nel 2005 li uccise facendoli a pezzi in un garage, per poi abbandonare i resti tra Provaglio d’Iseo e il Passo del Vivione, dove vennero ritrovati in tempi diversi. Nel frattempo Gatti girava per le tv locali e nazionali con la foto degli zii per chiedere che fine avessero fatto. Da quanto riporta il Giornale di Brescia poi al momento dell’ingresso nel carcere milanese di Opera, non aveva indicato recapiti e neanche l’ultimo domicilio. Zero contatti con il mondo esterno, per anni è rimasto in cella da solo – per sua volontà – e frequentava soprattutto la biblioteca del penitenziario. Da agosto 2025 avrebbe potuto accedere alla semilibertà. Ma era già morto. L'articolo Uccise gli zii nel 2005, Guglielmo Gatti è morto in carcere da tre anni e nessuno lo sapeva. L’avvocato: “Nemmeno io” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sangue sui piatti alla mensa scolastica”: gestore del servizio condannato a pagare una sanzione
Il Comune di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, ha condannato un gestore di mense scolastiche a pagare una multa da 2,500 euro per una grave infrazione alle norme igienico-sanitarie: presenza di sangue umano nei piatti. Lo scorso 29 ottobre, era arrivata una segnalazione dalla scuola primaria Laini sulle “tracce di sangue sotto i piatti o vicine ai contorni”. A causare questo incidente sarebbe stato il ferimento di una dipendente della mensa, che avrebbe continuato a servire i piatti alle bambine e ai bambini presenti senza accorgersi del taglio provocato dalle teglie maneggiate poco prima. L’ente comunale, dopo aver svolto i dovuti accertamenti, il 22 gennaio ha adottato un provvedimento contro la società interessata, la Dussmann Service srl, costringendola a pagare il massimo della somma previsto dal contratto di servizio. Oltre alla sanzione, l’amministrazione ha imposto all’azienda di introdurre l’obbligo di guanti al personale della mensa. Un episodio simile era già avvenuto nel vicino istituto primario Don Mazzolari, dove ai bambini era stato servito dello yogurt avariato. Foto d’archivio L'articolo “Sangue sui piatti alla mensa scolastica”: gestore del servizio condannato a pagare una sanzione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È morta Gina, la gatta mascotte del Vittoriale degli italiani. Il ricordo della Fondazione su Instagram: “Rimarrai per sempre nel nostro cuore”
Il Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera, in provincia di Brescia, ha perso una delle sue frequentatrici più assidue: la gatta Gina. Il micio, diventato mascotte della dimora eretta da Gabriele D’Annunzio e l’architetto Gian Carlo Maroni, è morta lo scorso 19 gennaio. L’animale era comparso per la prima volta tra i giardini del palazzo nel 2010. La notizia della sua scomparsa è stata annunciata sul profilo Instagram della Fondazione del Vittoriale. L’associazione ha scritto: “Ciao Gina, rimarrai per sempre nel nostro cuore e in quello di tutti i visitatori che ti hanno conosciuta al Vittoriale”. Gina era arrivata al palazzo 16 anni fa, quando aveva 6-7 mesi. La Fondazione ha raccontato la sua storia: “Si era arrampicata sulla Nave Puglia, poi era scesa piano piano verso il bookshop. Qui l’hanno accolta, coccolata, sfamata e lei non se n’è più andata. Era sempre la prima a presentarsi quando al Vittoriale veniva organizzato un buffet per qualche evento”. Lo staff del Vittoriale si era preso cura del micio, sfamandola e contattando un veterinario che la visitava periodicamente. Alcuni utenti di Instagram hanno commentato il video postato in memoria di Gina. Una persona ha scritto: “L’ho conosciuta la scorsa estate e mi ha fatto una tenerezza infinita. Se ne stava all’ingresso a riposare e il personale del Vittoriale ci ha raccontato la sua storia”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Il Vittoriale degli Italiani (@fondazione_vittoriale) L'articolo È morta Gina, la gatta mascotte del Vittoriale degli italiani. Il ricordo della Fondazione su Instagram: “Rimarrai per sempre nel nostro cuore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Addio ad Andrea Lorini, bodybuilder di Chiari: aveva 48 anni. La madre lo ha trovato morto nel letto
È stato trovato senza vita nel letto di casa dalla madre. Andrea Lorini, bodybuilder di Chiari, nel Bresciano, è morto a 48 anni, stroncato da un malore improvviso mentre dormiva. L’uomo era andato a letto e non si è più svegliato. Non verrà eseguita l’autopsia. La notizia ha colpito la comunità di Chiari, dove Lorini ha vissuto per molti anni. Padre di due figli, Gaia ed Edoardo, era noto soprattutto per il suo passato sportivo. Appassionato di bodybuilding, aveva raggiunto risultati di rilievo a livello nazionale: nel 2017 aveva conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati italiani IFBB a Roma nella categoria 90 chilogrammi, piazzandosi terzo anche nell’edizione del 2019. Negli anni successivi aveva continuato a gareggiare, aumentando ulteriormente la massa muscolare. In passato Lorini aveva collaborato alla gestione della palestra Planet Fitness di Coccaglio. Prima ancora aveva lavorato nel settore assicurativo. Sui social viene ricordato come uno dei bodybuilder italiani più forti della sua categoria. Anche il sindaco di Chiari, Gabriele Zotti, ha espresso “commozione per la scomparsa di un papà ancora tanto giovane e ben voluto dalla comunità”. Questa sera è prevista una veglia di preghiera. I funerali saranno celebrati giovedì alle 15 nel duomo dei Santi Faustino e Giovita, a Chiari. L'articolo Addio ad Andrea Lorini, bodybuilder di Chiari: aveva 48 anni. La madre lo ha trovato morto nel letto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Garlasco, anche la Cassazione conferma il no al sequestro ai dispositivi dell’ex pm Venditti. “Rigetto totale”
La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame che, il 17 novembre scorso, aveva annullato il decreto di sequestro dei dispositivi elettronici di Mario Venditti, ex procuratore di Pavia, indagato nel filone dell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari legata al caso Garlasco. Con il “rigetto totale” del ricorso della Procura di Brescia, la Corte ha ribadito la propria posizione in merito alla mancanza di una giustificazione adeguata per procedere con un sequestro così esteso e generico, che avrebbe riguardato telefoni, pc, tablet e altri dispositivi elettronici di Venditti. I giudici della Libertà di Brescia, per tre volte, hanno bocciato le istanze della procura di Brescia. LA DIFESA Il ricorso dei pm bresciani mirava a contestare la decisione del Riesame che, il mese scorso, aveva già annullato un sequestro precedente, eseguito il 24 ottobre, dei dispositivi appartenenti all’ex procuratore. “Non vi è nessuna ragione di opportunità concreta ed effettiva che imponga la conoscenza di una mole così vasta di informazioni sulla altrui vita privata”, ha sottolineato l’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, nelle sue osservazioni a sostegno della restituzione dei beni. Secondo la difesa, la Procura aveva “tentato l’indiscriminata apprensione di tutti i devices telematici ed elettronici in uso all’indagato”, senza aver selezionato preventivamente i dati rilevanti, “indubbiamente estranei alle finalità investigative”. Aiello ha anche precisato che l’intervallo temporale proposto per le ricerche – ben 11 anni, dal 2014, anno in cui Venditti divenne procuratore aggiunto a Pavia, fino al 2025 – era “talmente esteso da rendere la perimetrazione richiesta sostanzialmente inesistente”. Per il legale: “L’ipotesi di corruzione contestata non coinvolge né i legali della famiglia Sempio, né i suoi consulenti tecnici, né la polizia giudiziaria in servizio all’epoca, sicché non si comprendono le ragioni, concrete ed effettive, per cui debbano scandagliarsi milioni di dati contenuti nei pc, telefoni, tablet del dott. Venditti“. L’ARGOMENTAZIONE DELLA PROCURA In risposta alla decisione del Riesame, la Procura di Brescia aveva sostenuto che “pretendere una puntuale individuazione di specifiche ‘parole chiave’ determinerebbe un gravissimo ed irrecuperabile ‘vulnus’ alla completezza dell’indagine”. Secondo i pm, infatti, senza un accesso libero e completo ai dispositivi elettronici di Venditti, l’inchiesta sulla presunta corruzione, che coinvolge anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, sarebbe stata compromessa. L’ipotesi accusatoria sostiene che Venditti, in cambio di denaro, abbia influenzato l’archiviazione del caso relativo all’omicidio di Chiara Poggi, un delitto che coinvolge Andrea Sempio. Tuttavia, i giudici del Riesame, e ora la Cassazione, hanno ritenuto che le argomentazioni della Procura non fossero sufficienti a giustificare un’indagine così invasiva sulla vita privata di Venditti, e hanno quindi confermato la restituzione di tutti i dispositivi elettronici. “Non basta fornire limiti di tempo all’estrazione dei dati di interesse, se l’intervallo proposto è talmente esteso da rendere la perimetrazione richiesta sostanzialmente inesistente”, ha osservato Aiello, sottolineando che la Procura non aveva nemmeno indicato “parole chiave” per circoscrivere le ricerche. IL CONTESTO DEL CASO GARLASCO Il caso Garlasco, che ha visto la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, continua a essere al centro di nuove indagini. Sebbene l’inchiesta sull’omicidio sia quasi conclusa, le indagini che riguardano Mario Venditti e Giuseppe Sempio, incentrate sulla corruzione per favorire l’archiviazione di Sempio nel 2017, sembrano non trovare i fondamenti giuridici necessari per sostenere l’accusa. La difesa di Venditti ha fatto presente che l’inchiesta avrebbe dovuto concentrarsi sui fatti specifici legati alla corruzione e non su un’analisi esplorativa della vita privata dell’ex procuratore. “L’intento esplorativo di chi indaga, pur dinanzi ad una ipotesi delittuosa chiara e circoscritta, è evidente”, ha dichiarato Aiello. La decisione della Cassazione potrebbe avere implicazioni rilevanti per la Procura bresciana, che dovrà rivedere le modalità di conduzione dell’indagine. Venditti, infatti, continua a respingere le accuse di corruzione e la sua difesa ha sempre sostenuto che non esistano prove concrete a suo carico. “Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima”, hanno dichiarato i legali dell’ex procuratore, che hanno criticato l’attività della Procura bresciana, ritenendola “pretestuosa” e senza base solida. L'articolo Garlasco, anche la Cassazione conferma il no al sequestro ai dispositivi dell’ex pm Venditti. “Rigetto totale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Delitto Garlasco
Giustizia
Corruzione
Brescia
Ritrovata senza vita in un canale la 79enne scomparsa giovedì scorso a Brescia
È stato ritrovato questa mattina, sabato 17 gennaio, il corpo senza vita di Renata Zanola. La donna, 79 anni e affetta da Alzheimer, si era allontanata pochi giorni fa da casa. La scoperta è avvenuta in un canale, vicino alla sua abitazione nei pressi di Via Allegri nel quartiere San Polo, a Brescia. Il fosso è nei pressi del centro sportivo Michelangelo. Zanola era scomparsa giovedì scorso, con ancora indosso il pigiama scuro della notte e in ciabatte. La denuncia era stata compiuta dai familiari, e le condizioni della donna destavano preoccupazione perchè la 79enne appariva confusa e smarrita, molto probabilmente per via delle sue precarie condizioni di salute. La Prefettura di Brescia aveva attivato per lei il piano di ricerca delle persone scomparse. Nei giorni scorsi Carabinieri, Protezione Civile e Vigili del Fuoco – coordinati da un’unità di crisi locale nella sede di Val Carobbio della Protezione Civile – si erano concentrati nelle loro ricerche proprio nell’area dove è stato ritrovato il corpo. L’area è però difficile da perlustrare in quanto attraversata da numerosi fossi e canali. Le indagini erano state affidate ai Carabinieri, che ora cercheranno di capire la dinamica precisa che ha portato alla tragica morte. L'articolo Ritrovata senza vita in un canale la 79enne scomparsa giovedì scorso a Brescia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Brescia
Licenziato per il resto di una macchinetta del caffè: l’azienda condannata a restituirgli 18 mensilità
Dopo una carriera di oltre dieci anni come metalmeccanico, era stato licenziato per il resto di un caffè. E adesso, a più di un anno di distanza, la giustizia gli ha dato ragione e ha condannato l’azienda a restituirgli ben diciotto mensilità. La vicenda risale al giugno 2024, in una ditta del Bresciano: il protagonista non aveva ricevuto il resto dalla macchinetta del caffè, e il giorno successivo aveva discusso con un collega che lo aveva visto prendere delle monete all’arrivo del tecnico del distributore. Il tecnico, però, aveva negato di aver acconsentito tale gesto. Così, il lavoratore aveva restituito la somma di un euro e sessanta centesimi, ma due settimane dopo era stato licenziato dall’azienda poiché quest’ultima non era sicura del consenso dell’addetto. Le accuse contestate? Appropriazione indebita e minacce nei confronti di un collega. L’uomo, che non aveva precedenti disciplinari in azienda, aveva presentato un ricorso per la sproporzionalità tra l’episodio contestatogli e la punizione inflitta. Il provvedimento è stato impugnato e il Tribunale di Brescia ha avvalorato la versione del dipendente, condannando l’azienda a corrispondere al ricorrente un indennizzo pari a 18 mensilità senza però il suo reintegro in azienda. La giudice del lavoro Natalia Pala ha smontato le accuse e ritenuto le minacce generiche: il lavoratore poteva essere considerato al limite sgarbato. Per quanto riguarda le monete recuperate, non è stato ritenuto possibile giungere alla verità della questione, ma ciò è comunque irrilevante per l’azienda e il licenziamento è “obiettivamente sproporzionato rispetto alla gravità della condotta”, soprattutto considerando gli oltre 14 anni di rapporto lavorativo. L'articolo Licenziato per il resto di una macchinetta del caffè: l’azienda condannata a restituirgli 18 mensilità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ispezione al Tribunale di Brescia dopo la condanna a 5 anni per abusi su una bimba di 10 anni
Era abbastanza prevedibile che la sentenza del tribunale di Brescia per lo stupro di una bimba di 10 anni avrebbe fatto discutere: il giudice, infatti, ha condannato a 5 anni di reclusione il 29enne bengalese che ha violentato la minorenne in un centro di accoglienza nell’estate 2024, derubricando il reato in sesso con minori. La pm Federica Ceschi aveva chiesto 6 anni e 8 mesi con l’accusa di violenza sessuale con minori, ma il giudice ha riqualificato il reato e ridotto la pena. Alla madre della piccola, costituita parte civile nel processo, il gup ha riconosciuto una provvisionale di 30mila euro. L’avvocato difensore, Davide Scaroni, risponde alle polemiche delle ultime ore: “Non è una condanna lieve in sé e non è assolutamente, come è stato detto da tanti politici, una pena nel minimo edittale”. E precisa che “la pena finale poteva essere di 2 anni e 8 mesi”, una decisione motivata dalla gravità del caso: le motivazioni della sentenza arriveranno tra 90 giorni. Dopo la notizia dalla coalizione di centrodestra sono arrivate parole molto dure. La deputata leghista Simona Bordonali ha definito la sentenza “drammaticamente inadeguata rispetto alla gravità dei fatti”. Della stessa opinione anche l’eurodeputata Lara Magoni di Fratelli d’Italia, una condanna che è “un’offesa al dolore della vittima e un colpo al cuore per chi crede davvero nella giustizia”. La senatrice Lavinia Mennuni aggiunge: “Ci rattrista constatare che per il giudice non c’è stata violenza senza curarsi di quanto subìto dalla bambina che resterà profondamente segnata per sempre”. Oltre alle dichiarazioni, il partito di governo ha richiesto un’ispezione ministeriale. A renderlo noto è Barbara Mazzali, eletta al Consiglio regionale della Lombardia. La richiesta di verifica sarà avanzata dal senatore Sandro Sisler e avrà come oggetto “la regolarità dei criteri adottati nella valutazione della pena”, giudicando “giuridicamente e moralmente inammissibile” la decisione del magistrato. Tra i commenti anche quelli della Giunta esecutiva sezionale di Brescia dell’Associazione Nazionale Magistrati che esprime “forte preoccupazione” per la richiesta di alcuni esponenti politici di sollecitare “un’ispezione ministeriale presso il Tribunale di Brescia” per verificare la “regolarità dei criteri adottati” nella determinazione della pena inflitta a un imputato condannato per atti sessuali con una persona minorenne. Secondo la Giunta, la richiesta risulta particolarmente inopportuna perché avanzata “senza che neppure sia stata ancora depositata la motivazione della sentenza”, passaggio fondamentale per comprendere le ragioni della decisione assunta dal giudice. Nel comunicato l’Anm ribadisce che “la critica legittima ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria non può mai risolversi né in attacchi gratuiti alla persona del magistrato che li ha adottati né nell’invocazione di un improprio uso dei poteri ispettivi del Ministro della Giustizia”, che non possono essere utilizzati per “sindacare il merito delle decisioni assunte”. La Giunta auspica infine che “i comportamenti di chi riveste ruoli istituzionali siano ispirati alla grammatica della separazione dei poteri” e siano “rispettosi dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. L'articolo Ispezione al Tribunale di Brescia dopo la condanna a 5 anni per abusi su una bimba di 10 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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