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Addio a Commisso, i tifosi viola in lutto: “Buon viaggio, presidente”. Un minuto di silenzio su tutti i campi, ipotesi rinvio di Fiorentina-Bologna
È morto Rocco Commisso. L’imprenditore italo-statunitense, presidente della Fiorentina dal 2019, è deceduto all’età di 76 anni negli Stati Uniti. Diverse reazioni sono arrivate dal mondo dello sport e non solo, con la FIGC che ha disposto in segno di lutto un minuto di silenzio prima di tutte le gare professionistiche e della Serie A femminile programmate per questa giornata sportiva. Non si hanno invece ancora notizie sul possibile rinvio del match della squadra viola contro il Bologna, per ora previsto al Dall’Ara domenica alle ore 15:00 ma a rischio. I tifosi della Fiorentina, oltre ai diversi commiati personali, hanno espresso ufficialmente il loro cordoglio attraverso la pagina Facebook dell’Associazione Tifosi Fiorentini, dove si legge: “Partecipi al dolore. Riposa in Pace Rocco Commisso, Presidente della Fiorentina”. Anche il Centro Coordinamento Viola Club assieme agli iscritti dei viola club associati hanno ricordato l’uomo in un comunicato che recita: “Tutto viaggiava sul sentito dire ma ogni giorno che passava i segnali purtroppo andavano tutti in un’unica direzione. Il calcio in questo momento, i diversi modi di intendere il gioco più bello del mondo, insomma tutto passa in secondo piano. Buon viaggio presidente”. “Con Rocco Commisso se ne va una persona di grande spessore umano e imprenditoriale” ha commentato il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, amico personale del patron viola. “La mia sincera vicinanza alla moglie Catherine, ai figli Giuseppe e Marisa, alle sorelle Italia e Raffaelina e a tutta la sua famiglia – ha aggiunto – Un’enorme perdita anche per la Fiorentina e per il calcio italiano”. Diversi club nazionali e internazionali hanno espresso la propria vicinanza, con comunicati e dichiarazioni destinate a crescere nelle prossime ore. Da i New York Cosmos – squadra dove tutt’ora lavora l’ex Fiorentina Giuseppe Rossi e di cui Commisso è stato azionista di maggioranza, oltre che ex club di Pelè – al Palermo, fino al Parma Calcio e al Como, tramite il suo presidente Suwarso. Anche il Real Madrid ha reso omaggio all’uomo, con un comunicato in cui si esprime “un profondo rammarico per la scomparsa di Rocco Commisso. Possa riposare in pace.” Non mancano le reazioni inoltre di Lazio, Verona e Inter. In casa nerazzurra si è espresso, ai microfoni di Radio FirenzeViola, il presidente Giuseppe Marotta che ha ricordato così l’imprenditore calabrese: “Con Commisso perdiamo una delle ultime figure del presidente mecenate, perdiamo una persona genuina, trasparente che ha fatto della passione un suo cavallo di battaglia, perdiamo una persona di grande valore, stimolo, combattività. Non può che essere un ricordo positivo”. Claudio Lotito, presidente del club biancoceleste, ha dichiarato quanto segue: “Ho sempre apprezzato e stimato Rocco Commisso, rispettandone il ruolo e il lavoro svolto alla guida della Fiorentina. Ha costruito un percorso serio e coerente, dimostrando attaccamento al Club e senso di responsabilità verso il calcio italiano”. Vicinanza anche da parte del mondo politico e istituzionale. Eugenio Giani, presidente della regione Toscana, ha detto che Commisso ha lasciato “un segno significativo nella storia recente della Fiorentina e della nostra regione” aggiungendo inoltre che “Rocco ha amato Firenze e la squadra viola con autenticità, mettendo a disposizione le sue energie e la sua competenza. In questo momento di lutto, mi stringo ai familiari, ai tifosi viola e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare con lui”. Anche Sara Funaro, sindaca di Firenze, ha parlato affermando di esprimere “a nome dell’amministrazione comunale e di tutta la città di Firenze il più sentito cordoglio e vicinanza“. Andrea Abodi, ministro dello Sport, commenta: “Ricordo e ricorderò di lui la passione e la generosità, la tenacia e la determinazione, l’amore per l’Italia, per la sua terra natia e per Firenze. Un abbraccio pieno di commozione alla famiglia e alla comunità viola. Ciao Rocco”. Gabriele Gravina, presidente della FIGC, afferma che l’uomo è stato “un punto di riferimento importante anche nel percorso di rinnovamento che stiamo portando avanti, non mi ha mai fatto mancare la sua condivisione e la sua amicizia”. L'articolo Addio a Commisso, i tifosi viola in lutto: “Buon viaggio, presidente”. Un minuto di silenzio su tutti i campi, ipotesi rinvio di Fiorentina-Bologna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il presidente Aia Zappi squalificato per 13 mesi: bufera nel mondo arbitrale. Ma per il momento rimane in carica
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (Aia), con 13 mesi di squalifica. È stata quindi pienamente accolta la richiesta avanzata oggi in udienza del procuratore federale, che lo scorso 15 dicembre aveva deferito il numero uno dell’Aia per aver indotto gli ex responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi. Il Tfn ha inoltre sanzionato con due mesi di inibizione Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale dell’Aia. Il numero 1 dei fischietti era accusato dalla Procura federale di presunte pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un’inchiesta a orologeria dietro cui, oltre a una certa ingenuità del diretto interessato e le solite faide intestine all’Aia, si nascondono dietro all’ennesima manovra politica per mettere le mani sulla classe arbitrale italiana. Dopo essere stato eletto, per far posto a Orsato e Braschi – due grandi ex arbitri, che lui appena eletto voleva coinvolgere nel suo nuovo progetto alla guida dell’Aia – Zappi ha “suggerito” ai dirigenti in carica (Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi) di dimettersi, prospettando loro soluzioni alternative. Questi poi sono diventati i suoi principali accusatori. Essendo la sentenza immediatamente esecutiva, da oggi il Presidente Zappi non può operare e la gestione dell’Aia passa in mano al suo vicario Francesco Massini, in attesa del secondo grado dopo lo scontato ricorso alla Corte d’Appello. Ma per il momento Zappi rimarrà presidente dell’Aia: In base allo Statuto Figc, nonostante la squalifica sia superiore all’anno, per la decadenza dalla presidenza è necessario che il provvedimento sportivo sia definitivo, quindi in secondo appello. Se dovesse decadere, a quel punto gli scenari sarebbero due: nuove elezioni o Commissariamento disposto dalla Figc stessa. L'articolo Il presidente Aia Zappi squalificato per 13 mesi: bufera nel mondo arbitrale. Ma per il momento rimane in carica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Stadi, mondiali e post-Gravina: i buoni propositi (che non realizzeremo) del calcio italiano per il 2026
“Cara Serie A ti scrivo”: alla fine dell’anno ci si guarda sempre allo specchio insoddisfatti e ci si ripromette di essere più bravi, più belli e più buoni. Magari vale anche per la Serie A: ecco la letterina di buoni propositi che il calcio italiano dovrebbe scriversi per l’anno che verrà. Nel 2026 assisteremo a un campionato appassionante e combattuto fino all’ultima giornata, che possa coinvolgere i tifosi, tenere alte le presenze allo stadio e gli ascolti in tv, rilanciando l’immagine del calcio italiano in patria e nel mondo. Non è detto che non succeda per davvero. Nel 2026 (e questo è molto più difficile) saremo ancora protagonisti in Europa: ma le finali di Champions dell’Inter sono state un’anomalia che forse non abbiamo apprezzato fino in fondo. Siamo sempre più marginali a livello internazionale e il rischio di ritrovarci fuori fra poche settimane è concreto. Soddisfazioni potrebbero arrivare da Europa o Conference League, ma ricordiamoci che sono coppe di Serie B. Dal 2026 cominceremo a fare un calcio più moderno, perché da questo si giudica un movimento, molto più che da una vittoria o una sconfitta: ritmi alti, valorizzare la tecnica di base anche a scapito un po’ della tattica, spazio ai giovani, bilanci sostenibili e non solo sostenuti dai diritti tv che ormai si sono sgonfiati. Questa è la direzione da seguire, mentre noi facciamo tutto il contrario. Nel 2026 appunto la Serie A produrrà i giovani di cui la nazionale ha bisogno. Intanto però l’unica vera novità del campionato è stata Palestra (e infatti magari se ne andrà presto altrove). Pio Esposito non sta facendo male ma ha trovato poco spazio, Camarda ancor meno. E del “dieci” che ci manca da un paio di decenni ancora non si vede l’ombra. Nel 2026 avremo degli arbitraggi decenti: non perfetti, perché sbagliare è umano e anche gli arbitri in campo o al Var lo sono. Sono certi errori al limite della malafede, la mancanza di uniformità, la scarsa trasparenza, a non essere più accettabili. Come la spocchia del designatore Rocchi, uno dei principali artefici dello sfacelo arbitrale, che invece rimane intoccabile anche grazie alle solite manovre di palazzo. Il 2026 probabilmente sarà l’anno della riforma della giustizia sportiva, a maggior ragione se la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncerà in favore del ricorso di Andrea Agnelli. Indipendente da ciò che dirà la sentenza e dagli accorgimenti che verranno presi, l’importante è che la giustizia sportiva venga sottratta dal controllo delle Federazioni, e smetta di essere il manganello del potere politico e dei presidenti federali. Il 2026 è anche l’anno degli stadi. Dovrà esserlo per forza, perché entro il prossimo ottobre dovremo comunicare alla Uefa i cinque impianti per gli Europei 2032, progetti già approvati, finanziati e cantierabili immediatamente, pena la revoca della manifestazione. Peccato che del commissario nominato dal governo mesi fa ancora non c’è traccia. E che da Milano a Firenze a Roma tutti i progetti più importanti siano ancora un’incognita. Nel 2026 ci libereremo finalmente di Gravina e di tutta l’imbarazzante cricca che lo accompagna e che ha controllato il calcio italiano negli ultimi anni . Purtroppo questo auspicio è direttamente collegato al prossimo. Già, perché il 2026 dovrebbe essere anche e soprattutto l’anno del ritorno dell’Italia ai Mondiali. I playoff di marzo contro Irlanda del Nord e la vincente di Galles-Bosnia rappresentano davvero un crocevia per tutto il movimento: anche se si tratta soltanto di due partite, il loro risultato va al di là di tutte le dinamiche, perché se quest’anno poi passasse in un istante, come diventa importante che in questo istante, in questo Mondiale ci sia anche l’Italia. Ma questi sono solo buoni propositi. Fra un anno ci ritroveremo ancora qui con la vecchia Serie A. Magari l’Italia di nuovo fuori dai Mondiali e di sicuro i soliti dinosauri al potere. X: @lVendemiale L'articolo Stadi, mondiali e post-Gravina: i buoni propositi (che non realizzeremo) del calcio italiano per il 2026 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Da Riyadh a Perth: la Serie A in giro per il mondo sembra un circo per chi offre di più
Quattro squadre ricoperte d’oro per andare in Arabia Saudita e le altre sedici rimaste in Italia per il campionato che finisce oscurato da un trofeo che non interessa quasi a nessuno. Poi, fra un mese, altre due (forse, ancora non si sa) addirittura in Australia, con fuso orario diverso, arbitro straniero, parità di condizioni a farsi benedire. Partite giocate in stadi mezzi vuoti e per l’altra metà pieni di figuranti che esultano ai gol della squadra avversaria. Disagi per i pochi, coraggiosi italiani che si sono sobbarcati la trasferta e hanno avuto un rientro da incubo. Da Riyadh a Perth, la Serie A in giro per il mondo sembra un circo per chi offre di più. Ogni anno, al momento della Supercoppa, ci ritroviamo a fare le stesse riflessioni e stavolta si aggiunge il carico della controversa trasferta in Australia di Milan-Como (se mai arriverà il via libera definitivo). Lo spettacolo è piuttosto desolante nel complesso, ancor più grave il fatto che ci vada di mezzo la regolarità della competizione, indubbiamente alterata fra rinvii e condizioni di gioco differenti. Dopodiché ce lo siamo già detti: oggi il calcio italiano è ridotto in queste condizioni, ha bisogno di andare a raccattare soldi ovunque. Se i sauditi – o chi per loro – offrono 20 milioni per due partite, i patron fanno i bagagli senza nemmeno pensarci troppo. E lo stesso grosso modo vale per l’Australia. Peraltro, con qualche piccola accortezza (un calendario pensato meglio, perché sarebbe bastato far incontrare nello stesso turno le partecipanti alla Supercoppa per rinviare solo due gare invece di quattro; rimborsi e iniziative per tifosi e abbonati), queste trasferte poco digeribili agli occhi dell’opinione pubblica sarebbero potuto diventare più presentabili. Ma si sa, la nostra Serie A fa sempre le cose sbagliate e le fa pure male. La trovata quasi autolesionistica di organizzare partite che nessuno vuole – non i tifosi, nemmeno gli allenatori e i calciatori – va comunque contestualizzata. In particolare, tutta quest’ostinazione sulla trasferta in Australia è soltanto l’ennesima declinazione della grande guerra fra bande per il comando del pallone, in questo caso fra leghe nazionali e associazioni internazionali. L’iniziativa resta discutibile, ma la Serie A sta sfidando il potere della Uefa, che è al contempo regolatore e organizzatore, e in quanto detentore della Champions League avrebbe tutto l’interesse di impedire lo sviluppo di altri tornei, che poi sul mercato dei diritti tv e degli sponsor vanno a contendere gli stessi soldi. Poi magari non sarà questa la risposta giusta alla crisi, ma la Serie A ha il diritto di provare a trovarla. Riyadh e Perth sono due facce della stessa medaglia, piuttosto detestabile, ma anche comprensibile. Su cui la cosa più intelligente l’ha detta probabilmente Massimiliano Allegri, quando si è augurato che “non si tratti di un caso isolato, altrimenti sarebbe un problema”. Per quanto non piaccia quasi a nessuno, paradossalmente un’iniziativa del genere dev’essere replicata e diventare una regola, per essere più accettabile. Prendiamo ad esempio la Supercoppa: ormai si gioca da anni all’estero, col format vecchio o nuovo, a due o quattro squadre, rimane un trofeo di Serie B (infatti i giocatori di Inter e Milan non si sono proprio strappati i capelli per l’eliminazione), però propone sfide di alto livello seguitissime sulla tv in chiaro, e porta soldi nelle casse dei club. Tutto sommato ha trovato la sua dimensione. Stesso discorso per Perth. Se la Lega dovesse riuscire a portare all’estero una partita, o addirittura un’intera giornata (progetto auspicato dal presidente Simonelli, benché di difficile realizzazione) ogni anno, non ci troveremmo più di fronte a una inutile e strampalata anomalia, ma a un progetto di marketing con magari anche qualche ricaduta concreta e delle regole codificate per tutti. Non ci piacerà ugualmente, un po’ come – per fare un esempio – la partenza del Giro d’Italia dall’Ungheria o da Israele, però almeno avrebbe una sua logica. Così invece la Serie A dall’altra parte del mondo non ha alcun senso. Ed è pure un po’ patetica. X: @lVendemiale L'articolo Da Riyadh a Perth: la Serie A in giro per il mondo sembra un circo per chi offre di più proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Una figuraccia, i movimenti delle panchine sono inguardabili”: la rabbia di Gravina sul caso Allegri-Oriali
“Parliamo di una figuraccia. Perché qui dobbiamo tenere distinte quelle che sono le sanzioni che si applicano alle violazioni previste dal regolamento sportivo rilevate dall’arbitro, da quelle che sono le norme comportamentali“. Così il presidente della Figc Gabriele Gravina nella conferenza stampa dopo il Consiglio Federale sulla lite tra il tecnico del Milan Massimiliano Allegri e il team manager del Napoli Gabriele Oriali, arrivata durante la semifinale di Supercoppa italiana a Riad. “Qui è un fatto culturale. Io credo che dobbiamo un po’ riacquistare il senso dell’educazione. Purtroppo offendere sta diventando quasi normale, i movimenti delle panchine sono inguardabili e si è convinti che più si urla in panchina più si possano condizionare le decisioni di campo”, ha proseguito Gravina, particolarmente nervoso parlando dell’argomento. Allegri e Oriali hanno discusso animatamente dopo il rosso chiesto dalla panchina del Napoli per Mike Maignan, accusato di reazione violenta nei confronti di Matteo Politano. Sono volate parole grosse, con l’allenatore rossonero che avrebbe proferito diversi insulti nei confronti di Oriali. Scene che a Gabriele Gravina non sono piaciute, come dimostrano le sue parole: “C’è solo uno sconfitto all’interno di tutto questo: il calcio. Vale per Folorunsho, vale per i presidenti, i tifosi e gli allenatori. Stiamo parlando del gioco del calcio, stiamo parlando sempre di fair play, di etica, di principi, di rispetto. Ce lo stampiamo sulle maglie, sul petto, facciamo gli eventi, organizziamo i convegni su questi temi e poi andiamo in campo e ci sputiamo addosso. Questo non è assolutamente accettabile“, ha concluso Gravina sull’argomento. Litigio tra Allegri e Oriali che è proseguito anche nel post gara: prima l’allenatore rossonero è fuggito negli spogliatoi senza salutare nessuno, Antonio Conte compreso. Poi – nella mattina di oggi 19 dicembre – il Napoli ha accusato Allegri di “un’aggressione fuori controllo”. L'articolo “Una figuraccia, i movimenti delle panchine sono inguardabili”: la rabbia di Gravina sul caso Allegri-Oriali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il piano segreto per gli arbitri: la risposta alle mire di Gravina è la rivoluzione con una Federazione unica e autonoma
L’inchiesta della procura federale sul presidente Antonio Zappi sta per decapitare l’Aia, così da eliminare anche l’ultimo ostacolo alla riforma con cui la Figc vuole mettere le mani sulla classe arbitrale. Ma sotto traccia, in parallelo, si muove anche un progetto alternativo, che sarebbe davvero una rivoluzione per i fischietti: la nascita di una Federazione degli arbitri, non solo di calcio, ma di tutte le discipline. Puntualissimo è arrivato il deferimento per Zappi, n.1 dell’Associazione Italiana Arbitri, accusato di presunte pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D: il processo di primo grado si terrà il 12 gennaio e con tutta probabilità si concluderà con una condanna che, una volta definitiva, porterebbe alla decadenza di Zappi. Come già raccontato dal Fatto, questa strana inchiesta “ad orologeria” si intreccia con le manovre politiche per riformare l’Aia. La Figc vorrebbe creare un nuovo soggetto (la cosiddetta PGMOL, Professional Game Match Officials Limited, sul modello inglese) sotto cui far confluire l’élite arbitrale, circa 20 fischietti professionisti, quindi praticamente solo la Serie A: una vera e propria società, con soci la Figc e la Lega Calcio (non l’Aia), la cui direzione tecnica sarebbe affidata probabilmente ancora a Gianluca Rocchi, attuale designatore e principale artefice dello sfacelo arbitrale italiano, vicino ai vertici federali e invece ormai in disgrazia all’interno della sua Associazione, dove a fine anno sarebbe stato sostituito (anche per sopraggiunti limiti di mandato). Zappi si è schierato contro la riforma e adesso è nel mirino della giustizia sportiva. La riforma Figc sembra ineluttabile (Gravina ha il potere nelle sue mani), ma non tutti sembrano pensarla così. Negli scorsi giorni, a Roma, è andata in scena un’insolita riunione fra i rappresentanti delle classi arbitrali di calcio, pallacanestro, pallavolo, rugby, pallamano, praticamente tutti gli sport di squadra più praticati del Paese. Ufficialmente, si è parlato di valori dell’arbitraggio e contrasto alla violenza, per il crescente fenomeno delle aggressioni nei confronti dei direttori di gara. In realtà il programma è molto più ambizioso: nelle intenzioni di chi l’ha pensata, questa piattaforma che è ancora solo in fase embrionale dovrebbe sfociare nella costituzione di una vera e propria Federazione degli arbitri, sul modello di quella già esistente dei cronometristi. Già queste cinque discipline mettono insieme una base di oltre 60mila tesserati (circa la metà nel calcio). Il prossimo passo sarà aprire un confronto col governo: in particolare col ministero dello Sport e dell’Istruzione, per ottenere il riconoscimento dell’arbitro come studente sportivo (cioè percorsi scolastici specifici, come avviene già per gli atleti); e soprattutto con la partecipata Sport e Salute, per cominciare ad esplorare possibilità di finanziamento. Perché poi il tema è, come sempre, anche economico (questa parte potrebbe essere appaltata ad una società di servizi, partecipata dalla Federazione). Il piano in realtà è complesso: non è facile riunire sotto un unico cappello fischietti di discipline diverse, quindi con peculiarità ed esigenze anche molto differenti fra loro. Anche da un punto di vista tecnico ci sono ostacoli normativi, forse insuperabili, visto che gli statuti internazionali dicono che gli arbitri sono organi tecnici delle rispettive Federazioni (un’obiezione che fu già posta all’Italia in passato, quando se ne parlò come possibile soluzione dopo Calciopoli). Però l’idea piace anche al governo: su qualcosa di simile si ragionava in tempi non sospetti negli uffici del ministro Abodi. Al contrario della finta riforma della Figc (pensata per cambiare tutto senza cambiare nulla, ovvero lasciare Rocchi al suo posto e gli arbitri sotto il controllo politico di Figc e Serie A), questa infatti realizzerebbe un vero cambiamento: togliere gli arbitri dal controllo delle Federazioni, esattamente come del resto andrebbe tolta alle Federazioni anche la giustizia sportiva, che ormai è diventata il manganello della politica (altro fascicolo sul tavolo del ministro Abodi). Renderli terzi, finalmente autonomi: come dovrebbero essere gli arbitri. Una rivoluzione. Proprio per questo magari non si farà mai. X: @lVendemiale L'articolo Il piano segreto per gli arbitri: la risposta alle mire di Gravina è la rivoluzione con una Federazione unica e autonoma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bufera sugli arbitri, il presidente Zappi deferito al Tribunale Figc: la strana inchiesta e le ombre di una manovra politica
Puntuale come aveva previsto Il Fatto, è arrivato prima di Natale il deferimento per il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi : il n.1 dei fischietti è accusato dalla Procura federale di presunte pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un’inchiesta ad orologeria dietro cui, oltre ad una certa ingenuità del diretto interessato e le solite faide intestine all’Aia, sembra nascondersi l’ennesima manovra politica per mettere le mani sulla classe arbitrale italiana. Dopo essere stato eletto, per far posto a Orsato e Braschi – due grandi ex arbitri, che lui appena eletto voleva coinvolgere nel suo nuovo progetto alla guida dell’Aia – Zappi ha “suggerito” ai dirigenti in carica (Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi) di dimettersi, prospettando loro soluzioni alternative. Questi poi sono diventati i suoi principali accusatori, in un’indagine che presenta diverse stranezze (le versioni contrastanti fornite dal denunciante; il ruolo di Viglione, avvocato e uomo ombra della Figc: a lui, e non alla Procura, arriva l’esposto, a lui si rivolge Ciampi dopo aver parlato con Zappi), e che contesta il solito, fumoso art. 4 del codice di giustizia, quello sulla “lealtà sportiva”. In sede di audizione, Zappi aveva chiesto il patteggiamento, che però è stato rifiutato dal procuratore Chiné. Evidentemente la Federazione punta ad una maxi-squalifica per defenestrare Zappi, un po’ come avvenuto già al tempo con Trentalange, costretto alle dimissioni per lo scandalo del procuratore D’Onofrio e poi assolto in tutte le sedi. Sarà una casualità, l’inchiesta è entrata nel vivo dopo che il n.1 Aia ha espresso la sua contrarietà ai progetti di riforma di Gravina. La Figc vorrebbe creare un nuovo soggetto (la cosiddetta PGMOL, Professional Game Match Officials Limited, sul modello inglese) sotto cui far confluire l’élite arbitrale, circa 20 fischietti professionisti, quindi praticamente solo la Serie A: una vera e propria società, con soci la Figc e la Lega Calcio (non l’Aia), la cui direzione tecnica sarebbe affidata probabilmente ancora a Gianluca Rocchi, l’attuale designatore e principale artefice dello sfacelo arbitrale italiano, vicino ai vertici federali e invece ormai in disgrazia all’interno della sua Associazione, dove a fine anno verrebbe sostituito (anche per sopraggiunti limiti di mandato). Zappi, in quanto presidente della vecchia Aia, è uno degli ultimi ostacoli e con lui fuori dall’associazione la svolta sarebbe più semplice. Nonostante il deferimento, comunque, il presidente Aia non ha alcuna intenzione di mollare. Lo ha fatto capire chiaramente in una comunicazione agli associati, in cui ribadisce “la propria totale estraneità e piena legittimità dell’operato”, e per dimostrarlo si dice pronto a rendere pubblici tutti gli atti dell’inchiesta. “Resta ferma – conclude – la volontà di portare avanti un progetto tecnico fondato sulla qualità, sulla crescita e sulla valorizzazione dell’intero movimento arbitrale”. Questo almeno per il momento. Il tema è quanto riuscirà a resistere Zappi, quando dopo le feste al deferimento seguirà la condanna. A quel punto gli arbitri italiani, che in campo continuano a sbagliare ogni domenica, si ritroveranno pure con un presidente squalificato. Comunque vada, sarà un disastro. X: @lVendemiale L'articolo Bufera sugli arbitri, il presidente Zappi deferito al Tribunale Figc: la strana inchiesta e le ombre di una manovra politica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arbitro 15enne aggredito a Ginosa in una partita di Under 16: calci e pugni per un’espulsione
L’occhio e il ginocchio gonfi, la paura. E chissà se tornerà in campo con la stessa divisa. Ha 15 anni l’ultimo arbitro aggredito in Italia. Un cartellino sventolato a un calciatore, giovanissimo anche lui, ed è scattata la violenza. È avvenuto durante la partita tra As Ginosa ed Hellas Laterza, valevole per il campionato Under 16 e terminata 3-0. Sabato pomeriggio, le squadre sono sul terreno di gioco dello stadio Teresa Miani di Ginosa: a un punto, il risultato è già sul 2-0, l’arbitro espelle un calciatore del Laterza. Il giovane protesta, ma sembra finita lì. Invece, ricostruisce il club di casa, a fine gara, “mentre il Ginosa festeggiava la vittoria sul terreno di gioco, nel tunnel che porta agli spogliatoi un tesserato del Laterza colpiva con calci e pugni” il giovane arbitro. La società ha subito prestato soccorso al giovane, mentre arrivava il padre che stava assistendo alla partita, “preso dal panico e soprattutto impaurito”. Il giovane è stato portato in ospedale per le cure del caso. Sulla vicenda è intervenuta l’Associazione italiana arbitri, pubblicando con l’autorizzazione dei genitori, le immagini delle ferite riportate dal giovane: “È inaccettabile che la violenza continui a colpire giovani impegnati a far rispettare le regole e che l’Aia sia, di fatto, sola nel contrastare questa deriva”. L’Associazione ha quindi richiamato “istituzioni sportive, società e famiglie a un’assunzione immediata di responsabilità, con risposte dure e tempestive, prima che si verifichino conseguenze ancora più gravi”. L'articolo Arbitro 15enne aggredito a Ginosa in una partita di Under 16: calci e pugni per un’espulsione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Paghiamo vecchi errori, siamo stati cicale. Ma devo dire una cosa: vogliamo bene all’Italia”: lo sfogo di Buffon sulla nazionale
“Stiamo vivendo un periodo di transizione e non abbiamo capito quale strada prendere. Paghiamo anche gli errori del passato”. A pochi giorni dai sorteggi playoff per i Mondiali 2026 – con l’Italia che sfiderà l’Irlanda del Nord in semifinale e la vincitrice tra Galles e Bosnia-Erzegovina in finale – a parlare a La Gazzetta dello Sport è Gianluigi Buffon, ex portiere della nazionale e oggi capo della delegazione azzurra. Lo stesso Buffon – dopo i Mondiali di Sudafrica 2010 – aveva dichiarato: ‘Tra qualche anno ci ritroveremo a festeggiare la qualificazione, non un Mondiale vinto”. Parole che lette oggi sembrano profetiche: “Avevo capito quello che stava succedendo, i cambiamenti in corso erano più veloci di quanto si pensasse. Era una provocazione, ma fino a un certo punto. Volevo anche che non ci raccontassimo storie che non esistono più”. Buffon ha poi spiegato quali secondo lui sono stati gli errori del passato: “I risultati di oggi risalgono a venti anni fa, a quando ci siamo adagiati sulla nostra forza, su Buffon, Cannavaro, Totti. Pensando che sarebbe stato eterno per grazia ricevuta. Già allora dovevi ripensare a modelli tecnici e tattici, ma siamo stati cicale”. Trovare una soluzione non è sicuramente semplice, ma Buffon non ha dubbi: “Bisogna ripartire dal basso: intendo da sette a tredici anni, quando c’è il vero imprinting. Dai quindici anni puoi sempre migliorare, però il talento si forma prima, oltre all’aiuto di madre natura che non trascurerei. Con Prandelli stiamo parlando per capire come impostare questo lavoro. Ma una cosa è sicura: dobbiamo tornare ad allenare le abilità”. Intanto l’Italia giocherà i playoff a marzo: semifinale contro l’Irlanda del Nord, eventuale finale contro la vincitrice tra Galles e Bosnia-Erzegovina. A qualificarsi direttamente alla fase finale è stata la Norvegia di Haaland, che ha chiuso con un percorso netto, con sole vittorie: “Una top. Una delle tre o quattro più forti d’Europa. La Norvegia farà strada al Mondiale: ha entusiasmo perché sa di poter scrivere la storia, due o tre talenti che spaccano, e una fisicità unita al dinamismo, impressionante”. In chiusura anche un appello in vista dei playoff, con l’Italia che può tornare a giocare un mondiale dopo 12 anni: “I ragazzi vogliono anche essere apprezzati, hanno bisogno d’affetto. Di entusiasmo. Loro danno disponibilità totale. Posso fare un appello? Vogliamo bene all’Italia. Tutti”. L'articolo “Paghiamo vecchi errori, siamo stati cicale. Ma devo dire una cosa: vogliamo bene all’Italia”: lo sfogo di Buffon sulla nazionale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Diretta sorteggio playoff Mondiali 2026: a breve l’Italia scopre le sue avversarie | Possibile rivincita con Svezia e Macedonia del Nord
È il giorno dei sorteggi dei playoff per i Mondiali 2026: l’Italia di Gennaro Gattuso scopre il proprio percorso L'articolo Diretta sorteggio playoff Mondiali 2026: a breve l’Italia scopre le sue avversarie | Possibile rivincita con Svezia e Macedonia del Nord proviene da Il Fatto Quotidiano.
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