“L’Associazione Italiana Arbitri esprime profondo sdegno e indignazione per il
gravissimo episodio di violenza avvenuto durante una gara di un campionato
giovanile, nel quale è stata aggredita un arbitro donna di soli 17 anni“. Un
episodio spregevole, l’ennesimo che riguarda giovani arbitri in contesti di
calcio giovanile, nella maggior parte dilettantistico. È successo nel sud della
Sardegna, dove un dirigente ha colpito una giovane arbitra con due schiaffi al
volto e, mentre la ragazza arretrava, anche con un pugno. L’aggressione ha
provocato lesioni personali certificate dal referto di una struttura sanitaria
pubblica, con una prognosi di 45 giorni. Stordita e scossa per quanto accaduto,
la giovane direttrice di gara ha deciso di interrompere immediatamente la
partita. Il dirigente è stato squalificato per 5 anni.
“Colpire un arbitro rappresenta sempre un fatto gravissimo. Farlo nei confronti
di una ragazza di 17 anni impegnata a dirigere una gara giovanile supera ogni
limite di civiltà sportiva e umana”, prosegue la dura nota dell’Aia, che ha
deciso di prendere ufficialmente posizione dopo l’ennesimo episodio di violenza
verso gli arbitri. “È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di
responsabilità nel mondo dello sport si renda protagonista di un gesto tanto
vile quanto violento. Ancora più grave è che un episodio di questo tipo si
verifichi su un campo di calcio giovanile, che dovrebbe essere innanzitutto
luogo di formazione, rispetto e crescita”.
La situazione nel corso del match in questione è degenerata nella ripresa,
quando uno dei dirigenti di una delle due squadre, presente in campo anche nel
ruolo di assistente di parte, ha iniziato a protestare animatamente per la
mancata concessione di una rimessa laterale. L’arbitra ha deciso di ammonire
l’uomo, che però ha continuato a protestare. Di fronte alle ulteriori
contestazioni e agli insulti, la direttrice di gara ha estratto il cartellino
rosso. “Non è più tollerabile assistere a episodi di violenza contro gli
ufficiali di gara, soprattutto quando a subirli sono giovani arbitri“, scrive
l’Aia. “L’Associazione Italiana Arbitri chiede che fatti di tale gravità vengano
perseguiti e sanzionati con la massima severità e che l’intero movimento
calcistico, in tutte le sue componenti, assuma una posizione chiara e
inequivocabile: la violenza non può e non deve trovare spazio nei nostri campi”.
Non è la prima volta che accadono episodi del genere: “La violenza nei confronti
degli ufficiali di gara rappresenta infatti una vera e propria piaga per il
nostro movimento sportivo e si pone in aperta contraddizione con i principi di
lealtà, rispetto e correttezza che costituiscono il fondamento dello sport e
dell’attività calcistica”, ha dichiarato l’Associazione Italia Arbitri.
“L’esempio deve partire proprio da chi ricopre ruoli di responsabilità.
Dirigenti, allenatori, genitori e pubblico sugli spalti sono chiamati a
promuovere e difendere i valori dello sport, contribuendo a creare un ambiente
educativo e sano, nel quale il calcio possa tornare ad essere un luogo di
crescita, formazione e rispetto reciproco”.
L'articolo Arbitra minorenne presa a schiaffi e pugni, l’Aia: “Superato ogni
limite di civiltà sportiva e umana” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Una partita tra ragazzi di sedici e diciassette anni che avrebbe dovuto essere
una semplice domenica di sport si è trasformata in un episodio di violenza che
ha portato alla squalifica per cinque anni di un dirigente sportivo. È accaduto
nel sud della Sardegna durante una gara di un campionato giovanile, dove a
dirigere l’incontro c’era una giovane arbitra di appena 17 anni.
Secondo quanto ricostruito nel dispositivo del giudice sportivo, il primo tempo
della partita si era svolto senza particolari tensioni. La situazione è però
degenerata nel corso della ripresa, quando uno dei dirigenti di una delle due
squadre, presente in campo anche nel ruolo di assistente di parte, ha iniziato a
protestare animatamente per la mancata concessione di una rimessa laterale.
L’arbitra ha deciso di ammonire l’uomo, che avrebbe dovuto limitarsi a segnalare
le uscite del pallone e collaborare con la direzione di gara. La protesta, però,
non si è fermata. Di fronte alle ulteriori contestazioni e agli insulti, la
direttrice di gara ha estratto il cartellino rosso.
A quel punto la situazione è precipitata. Il dirigente ha reagito colpendo la
giovane arbitra con due schiaffi al volto e, mentre la ragazza arretrava, anche
con un pugno. L’aggressione ha provocato lesioni personali certificate dal
referto di una struttura sanitaria pubblica, con una prognosi di 45 giorni.
Stordita e scossa per quanto accaduto, la giovane direttrice di gara ha deciso
di interrompere immediatamente la partita.
Il giudice sportivo ha adottato sanzioni molto severe, sottolineando nel
provvedimento la gravità dell’episodio: la vittima è un ufficiale di gara
minorenne e donna, mentre l’aggressore è un adulto che ricopriva un ruolo
educativo e di responsabilità all’interno di una competizione giovanile,
contesto che dovrebbe essere dedicato alla formazione ai valori dello sport e
del rispetto. Per il dirigente è stata disposta l’inibizione a svolgere
qualsiasi attività nell’ambito della Figc per cinque anni, con la preclusione
alla permanenza in qualsiasi rango o categoria federale. Alla società è stata
inflitta anche un’ammenda di mille euro, la perdita della gara con il punteggio
di 3-0 e una penalizzazione di due punti in classifica.
L'articolo Schiaffi e pugni all’arbitra 17enne: dirigente squalificato per
cinque anni in ambito Figc proviene da Il Fatto Quotidiano.
È morto Rocco Commisso. L’imprenditore italo-statunitense, presidente della
Fiorentina dal 2019, è deceduto all’età di 76 anni negli Stati Uniti. Diverse
reazioni sono arrivate dal mondo dello sport e non solo, con la FIGC che ha
disposto in segno di lutto un minuto di silenzio prima di tutte le gare
professionistiche e della Serie A femminile programmate per questa giornata
sportiva. Non si hanno invece ancora notizie sul possibile rinvio del match
della squadra viola contro il Bologna, per ora previsto al Dall’Ara domenica
alle ore 15:00 ma a rischio.
I tifosi della Fiorentina, oltre ai diversi commiati personali, hanno espresso
ufficialmente il loro cordoglio attraverso la pagina Facebook dell’Associazione
Tifosi Fiorentini, dove si legge: “Partecipi al dolore. Riposa in Pace Rocco
Commisso, Presidente della Fiorentina”. Anche il Centro Coordinamento Viola Club
assieme agli iscritti dei viola club associati hanno ricordato l’uomo in un
comunicato che recita: “Tutto viaggiava sul sentito dire ma ogni giorno che
passava i segnali purtroppo andavano tutti in un’unica direzione. Il calcio in
questo momento, i diversi modi di intendere il gioco più bello del mondo,
insomma tutto passa in secondo piano. Buon viaggio presidente”.
“Con Rocco Commisso se ne va una persona di grande spessore umano e
imprenditoriale” ha commentato il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis,
amico personale del patron viola. “La mia sincera vicinanza alla moglie
Catherine, ai figli Giuseppe e Marisa, alle sorelle Italia e Raffaelina e a
tutta la sua famiglia – ha aggiunto – Un’enorme perdita anche per la Fiorentina
e per il calcio italiano”.
Diversi club nazionali e internazionali hanno espresso la propria vicinanza, con
comunicati e dichiarazioni destinate a crescere nelle prossime ore. Da i New
York Cosmos – squadra dove tutt’ora lavora l’ex Fiorentina Giuseppe Rossi e di
cui Commisso è stato azionista di maggioranza, oltre che ex club di Pelè – al
Palermo, fino al Parma Calcio e al Como, tramite il suo presidente Suwarso.
Anche il Real Madrid ha reso omaggio all’uomo, con un comunicato in cui si
esprime “un profondo rammarico per la scomparsa di Rocco Commisso. Possa
riposare in pace.”
Non mancano le reazioni inoltre di Lazio, Verona e Inter. In casa nerazzurra si
è espresso, ai microfoni di Radio FirenzeViola, il presidente Giuseppe Marotta
che ha ricordato così l’imprenditore calabrese: “Con Commisso perdiamo una delle
ultime figure del presidente mecenate, perdiamo una persona genuina, trasparente
che ha fatto della passione un suo cavallo di battaglia, perdiamo una persona di
grande valore, stimolo, combattività. Non può che essere un ricordo positivo”.
Claudio Lotito, presidente del club biancoceleste, ha dichiarato quanto segue:
“Ho sempre apprezzato e stimato Rocco Commisso, rispettandone il ruolo e il
lavoro svolto alla guida della Fiorentina. Ha costruito un percorso serio e
coerente, dimostrando attaccamento al Club e senso di responsabilità verso il
calcio italiano”.
Vicinanza anche da parte del mondo politico e istituzionale. Eugenio Giani,
presidente della regione Toscana, ha detto che Commisso ha lasciato “un segno
significativo nella storia recente della Fiorentina e della nostra regione”
aggiungendo inoltre che “Rocco ha amato Firenze e la squadra viola con
autenticità, mettendo a disposizione le sue energie e la sua competenza. In
questo momento di lutto, mi stringo ai familiari, ai tifosi viola e a tutti
coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare con lui”. Anche Sara
Funaro, sindaca di Firenze, ha parlato affermando di esprimere “a nome
dell’amministrazione comunale e di tutta la città di Firenze il più sentito
cordoglio e vicinanza“.
Andrea Abodi, ministro dello Sport, commenta: “Ricordo e ricorderò di lui la
passione e la generosità, la tenacia e la determinazione, l’amore per l’Italia,
per la sua terra natia e per Firenze. Un abbraccio pieno di commozione alla
famiglia e alla comunità viola. Ciao Rocco”. Gabriele Gravina, presidente della
FIGC, afferma che l’uomo è stato “un punto di riferimento importante anche nel
percorso di rinnovamento che stiamo portando avanti, non mi ha mai fatto mancare
la sua condivisione e la sua amicizia”.
L'articolo Addio a Commisso, i tifosi viola in lutto: “Buon viaggio,
presidente”. Un minuto di silenzio su tutti i campi, ipotesi rinvio di
Fiorentina-Bologna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato Antonio Zappi, presidente
dell’Associazione Italiana Arbitri (Aia), con 13 mesi di squalifica. È stata
quindi pienamente accolta la richiesta avanzata oggi in udienza del procuratore
federale, che lo scorso 15 dicembre aveva deferito il numero uno dell’Aia per
aver indotto gli ex responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e
Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi. Il Tfn ha
inoltre sanzionato con due mesi di inibizione Emanuele Marchesi, componente del
Comitato Nazionale dell’Aia.
Il numero 1 dei fischietti era accusato dalla Procura federale di presunte
pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D.
Un’inchiesta a orologeria dietro cui, oltre a una certa ingenuità del diretto
interessato e le solite faide intestine all’Aia, si nascondono dietro
all’ennesima manovra politica per mettere le mani sulla classe arbitrale
italiana.
Dopo essere stato eletto, per far posto a Orsato e Braschi – due grandi ex
arbitri, che lui appena eletto voleva coinvolgere nel suo nuovo progetto alla
guida dell’Aia – Zappi ha “suggerito” ai dirigenti in carica (Maurizio Ciampi e
Alessandro Pizzi) di dimettersi, prospettando loro soluzioni alternative. Questi
poi sono diventati i suoi principali accusatori.
Essendo la sentenza immediatamente esecutiva, da oggi il Presidente Zappi non
può operare e la gestione dell’Aia passa in mano al suo vicario Francesco
Massini, in attesa del secondo grado dopo lo scontato ricorso alla Corte
d’Appello. Ma per il momento Zappi rimarrà presidente dell’Aia: In base allo
Statuto Figc, nonostante la squalifica sia superiore all’anno, per la decadenza
dalla presidenza è necessario che il provvedimento sportivo sia definitivo,
quindi in secondo appello. Se dovesse decadere, a quel punto gli scenari
sarebbero due: nuove elezioni o Commissariamento disposto dalla Figc stessa.
L'articolo Il presidente Aia Zappi squalificato per 13 mesi: bufera nel mondo
arbitrale. Ma per il momento rimane in carica proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Cara Serie A ti scrivo”: alla fine dell’anno ci si guarda sempre allo specchio
insoddisfatti e ci si ripromette di essere più bravi, più belli e più buoni.
Magari vale anche per la Serie A: ecco la letterina di buoni propositi che il
calcio italiano dovrebbe scriversi per l’anno che verrà.
Nel 2026 assisteremo a un campionato appassionante e combattuto fino all’ultima
giornata, che possa coinvolgere i tifosi, tenere alte le presenze allo stadio e
gli ascolti in tv, rilanciando l’immagine del calcio italiano in patria e nel
mondo. Non è detto che non succeda per davvero.
Nel 2026 (e questo è molto più difficile) saremo ancora protagonisti in Europa:
ma le finali di Champions dell’Inter sono state un’anomalia che forse non
abbiamo apprezzato fino in fondo. Siamo sempre più marginali a livello
internazionale e il rischio di ritrovarci fuori fra poche settimane è concreto.
Soddisfazioni potrebbero arrivare da Europa o Conference League, ma ricordiamoci
che sono coppe di Serie B.
Dal 2026 cominceremo a fare un calcio più moderno, perché da questo si giudica
un movimento, molto più che da una vittoria o una sconfitta: ritmi alti,
valorizzare la tecnica di base anche a scapito un po’ della tattica, spazio ai
giovani, bilanci sostenibili e non solo sostenuti dai diritti tv che ormai si
sono sgonfiati. Questa è la direzione da seguire, mentre noi facciamo tutto il
contrario.
Nel 2026 appunto la Serie A produrrà i giovani di cui la nazionale ha bisogno.
Intanto però l’unica vera novità del campionato è stata Palestra (e infatti
magari se ne andrà presto altrove). Pio Esposito non sta facendo male ma ha
trovato poco spazio, Camarda ancor meno. E del “dieci” che ci manca da un paio
di decenni ancora non si vede l’ombra.
Nel 2026 avremo degli arbitraggi decenti: non perfetti, perché sbagliare è umano
e anche gli arbitri in campo o al Var lo sono. Sono certi errori al limite della
malafede, la mancanza di uniformità, la scarsa trasparenza, a non essere più
accettabili. Come la spocchia del designatore Rocchi, uno dei principali
artefici dello sfacelo arbitrale, che invece rimane intoccabile anche grazie
alle solite manovre di palazzo.
Il 2026 probabilmente sarà l’anno della riforma della giustizia sportiva, a
maggior ragione se la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncerà in
favore del ricorso di Andrea Agnelli. Indipendente da ciò che dirà la sentenza e
dagli accorgimenti che verranno presi, l’importante è che la giustizia sportiva
venga sottratta dal controllo delle Federazioni, e smetta di essere il
manganello del potere politico e dei presidenti federali.
Il 2026 è anche l’anno degli stadi. Dovrà esserlo per forza, perché entro il
prossimo ottobre dovremo comunicare alla Uefa i cinque impianti per gli Europei
2032, progetti già approvati, finanziati e cantierabili immediatamente, pena la
revoca della manifestazione. Peccato che del commissario nominato dal governo
mesi fa ancora non c’è traccia. E che da Milano a Firenze a Roma tutti i
progetti più importanti siano ancora un’incognita.
Nel 2026 ci libereremo finalmente di Gravina e di tutta l’imbarazzante cricca
che lo accompagna e che ha controllato il calcio italiano negli ultimi anni .
Purtroppo questo auspicio è direttamente collegato al prossimo.
Già, perché il 2026 dovrebbe essere anche e soprattutto l’anno del ritorno
dell’Italia ai Mondiali. I playoff di marzo contro Irlanda del Nord e la
vincente di Galles-Bosnia rappresentano davvero un crocevia per tutto il
movimento: anche se si tratta soltanto di due partite, il loro risultato va al
di là di tutte le dinamiche, perché se quest’anno poi passasse in un istante,
come diventa importante che in questo istante, in questo Mondiale ci sia anche
l’Italia. Ma questi sono solo buoni propositi. Fra un anno ci ritroveremo ancora
qui con la vecchia Serie A. Magari l’Italia di nuovo fuori dai Mondiali e di
sicuro i soliti dinosauri al potere.
X: @lVendemiale
L'articolo Stadi, mondiali e post-Gravina: i buoni propositi (che non
realizzeremo) del calcio italiano per il 2026 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quattro squadre ricoperte d’oro per andare in Arabia Saudita e le altre sedici
rimaste in Italia per il campionato che finisce oscurato da un trofeo che non
interessa quasi a nessuno. Poi, fra un mese, altre due (forse, ancora non si sa)
addirittura in Australia, con fuso orario diverso, arbitro straniero, parità di
condizioni a farsi benedire.
Partite giocate in stadi mezzi vuoti e per l’altra metà pieni di figuranti che
esultano ai gol della squadra avversaria. Disagi per i pochi, coraggiosi
italiani che si sono sobbarcati la trasferta e hanno avuto un rientro da incubo.
Da Riyadh a Perth, la Serie A in giro per il mondo sembra un circo per chi offre
di più.
Ogni anno, al momento della Supercoppa, ci ritroviamo a fare le stesse
riflessioni e stavolta si aggiunge il carico della controversa trasferta in
Australia di Milan-Como (se mai arriverà il via libera definitivo). Lo
spettacolo è piuttosto desolante nel complesso, ancor più grave il fatto che ci
vada di mezzo la regolarità della competizione, indubbiamente alterata fra
rinvii e condizioni di gioco differenti. Dopodiché ce lo siamo già detti: oggi
il calcio italiano è ridotto in queste condizioni, ha bisogno di andare a
raccattare soldi ovunque.
Se i sauditi – o chi per loro – offrono 20 milioni per due partite, i patron
fanno i bagagli senza nemmeno pensarci troppo. E lo stesso grosso modo vale per
l’Australia. Peraltro, con qualche piccola accortezza (un calendario pensato
meglio, perché sarebbe bastato far incontrare nello stesso turno le partecipanti
alla Supercoppa per rinviare solo due gare invece di quattro; rimborsi e
iniziative per tifosi e abbonati), queste trasferte poco digeribili agli occhi
dell’opinione pubblica sarebbero potuto diventare più presentabili. Ma si sa, la
nostra Serie A fa sempre le cose sbagliate e le fa pure male.
La trovata quasi autolesionistica di organizzare partite che nessuno vuole – non
i tifosi, nemmeno gli allenatori e i calciatori – va comunque contestualizzata.
In particolare, tutta quest’ostinazione sulla trasferta in Australia è soltanto
l’ennesima declinazione della grande guerra fra bande per il comando del
pallone, in questo caso fra leghe nazionali e associazioni internazionali.
L’iniziativa resta discutibile, ma la Serie A sta sfidando il potere della Uefa,
che è al contempo regolatore e organizzatore, e in quanto detentore della
Champions League avrebbe tutto l’interesse di impedire lo sviluppo di altri
tornei, che poi sul mercato dei diritti tv e degli sponsor vanno a contendere
gli stessi soldi. Poi magari non sarà questa la risposta giusta alla crisi, ma
la Serie A ha il diritto di provare a trovarla.
Riyadh e Perth sono due facce della stessa medaglia, piuttosto detestabile, ma
anche comprensibile. Su cui la cosa più intelligente l’ha detta probabilmente
Massimiliano Allegri, quando si è augurato che “non si tratti di un caso
isolato, altrimenti sarebbe un problema”. Per quanto non piaccia quasi a
nessuno, paradossalmente un’iniziativa del genere dev’essere replicata e
diventare una regola, per essere più accettabile.
Prendiamo ad esempio la Supercoppa: ormai si gioca da anni all’estero, col
format vecchio o nuovo, a due o quattro squadre, rimane un trofeo di Serie B
(infatti i giocatori di Inter e Milan non si sono proprio strappati i capelli
per l’eliminazione), però propone sfide di alto livello seguitissime sulla tv in
chiaro, e porta soldi nelle casse dei club. Tutto sommato ha trovato la sua
dimensione.
Stesso discorso per Perth. Se la Lega dovesse riuscire a portare all’estero una
partita, o addirittura un’intera giornata (progetto auspicato dal presidente
Simonelli, benché di difficile realizzazione) ogni anno, non ci troveremmo più
di fronte a una inutile e strampalata anomalia, ma a un progetto di marketing
con magari anche qualche ricaduta concreta e delle regole codificate per tutti.
Non ci piacerà ugualmente, un po’ come – per fare un esempio – la partenza del
Giro d’Italia dall’Ungheria o da Israele, però almeno avrebbe una sua logica.
Così invece la Serie A dall’altra parte del mondo non ha alcun senso. Ed è pure
un po’ patetica.
X: @lVendemiale
L'articolo Da Riyadh a Perth: la Serie A in giro per il mondo sembra un circo
per chi offre di più proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Parliamo di una figuraccia. Perché qui dobbiamo tenere distinte quelle che sono
le sanzioni che si applicano alle violazioni previste dal regolamento sportivo
rilevate dall’arbitro, da quelle che sono le norme comportamentali“. Così il
presidente della Figc Gabriele Gravina nella conferenza stampa dopo il Consiglio
Federale sulla lite tra il tecnico del Milan Massimiliano Allegri e il team
manager del Napoli Gabriele Oriali, arrivata durante la semifinale di Supercoppa
italiana a Riad.
“Qui è un fatto culturale. Io credo che dobbiamo un po’ riacquistare il senso
dell’educazione. Purtroppo offendere sta diventando quasi normale, i movimenti
delle panchine sono inguardabili e si è convinti che più si urla in panchina più
si possano condizionare le decisioni di campo”, ha proseguito Gravina,
particolarmente nervoso parlando dell’argomento.
Allegri e Oriali hanno discusso animatamente dopo il rosso chiesto dalla
panchina del Napoli per Mike Maignan, accusato di reazione violenta nei
confronti di Matteo Politano. Sono volate parole grosse, con l’allenatore
rossonero che avrebbe proferito diversi insulti nei confronti di Oriali.
Scene che a Gabriele Gravina non sono piaciute, come dimostrano le sue parole:
“C’è solo uno sconfitto all’interno di tutto questo: il calcio. Vale per
Folorunsho, vale per i presidenti, i tifosi e gli allenatori. Stiamo parlando
del gioco del calcio, stiamo parlando sempre di fair play, di etica, di
principi, di rispetto. Ce lo stampiamo sulle maglie, sul petto, facciamo gli
eventi, organizziamo i convegni su questi temi e poi andiamo in campo e ci
sputiamo addosso. Questo non è assolutamente accettabile“, ha concluso Gravina
sull’argomento.
Litigio tra Allegri e Oriali che è proseguito anche nel post gara: prima
l’allenatore rossonero è fuggito negli spogliatoi senza salutare nessuno,
Antonio Conte compreso. Poi – nella mattina di oggi 19 dicembre – il Napoli ha
accusato Allegri di “un’aggressione fuori controllo”.
L'articolo “Una figuraccia, i movimenti delle panchine sono inguardabili”: la
rabbia di Gravina sul caso Allegri-Oriali proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’inchiesta della procura federale sul presidente Antonio Zappi sta per
decapitare l’Aia, così da eliminare anche l’ultimo ostacolo alla riforma con cui
la Figc vuole mettere le mani sulla classe arbitrale. Ma sotto traccia, in
parallelo, si muove anche un progetto alternativo, che sarebbe davvero una
rivoluzione per i fischietti: la nascita di una Federazione degli arbitri, non
solo di calcio, ma di tutte le discipline.
Puntualissimo è arrivato il deferimento per Zappi, n.1 dell’Associazione
Italiana Arbitri, accusato di presunte pressioni legate al cambio degli organi
tecnici di Serie C e Serie D: il processo di primo grado si terrà il 12 gennaio
e con tutta probabilità si concluderà con una condanna che, una volta
definitiva, porterebbe alla decadenza di Zappi. Come già raccontato dal Fatto,
questa strana inchiesta “ad orologeria” si intreccia con le manovre politiche
per riformare l’Aia. La Figc vorrebbe creare un nuovo soggetto (la cosiddetta
PGMOL, Professional Game Match Officials Limited, sul modello inglese) sotto cui
far confluire l’élite arbitrale, circa 20 fischietti professionisti, quindi
praticamente solo la Serie A: una vera e propria società, con soci la Figc e la
Lega Calcio (non l’Aia), la cui direzione tecnica sarebbe affidata probabilmente
ancora a Gianluca Rocchi, attuale designatore e principale artefice dello
sfacelo arbitrale italiano, vicino ai vertici federali e invece ormai in
disgrazia all’interno della sua Associazione, dove a fine anno sarebbe stato
sostituito (anche per sopraggiunti limiti di mandato). Zappi si è schierato
contro la riforma e adesso è nel mirino della giustizia sportiva.
La riforma Figc sembra ineluttabile (Gravina ha il potere nelle sue mani), ma
non tutti sembrano pensarla così. Negli scorsi giorni, a Roma, è andata in scena
un’insolita riunione fra i rappresentanti delle classi arbitrali di calcio,
pallacanestro, pallavolo, rugby, pallamano, praticamente tutti gli sport di
squadra più praticati del Paese. Ufficialmente, si è parlato di valori
dell’arbitraggio e contrasto alla violenza, per il crescente fenomeno delle
aggressioni nei confronti dei direttori di gara. In realtà il programma è molto
più ambizioso: nelle intenzioni di chi l’ha pensata, questa piattaforma che è
ancora solo in fase embrionale dovrebbe sfociare nella costituzione di una vera
e propria Federazione degli arbitri, sul modello di quella già esistente dei
cronometristi.
Già queste cinque discipline mettono insieme una base di oltre 60mila tesserati
(circa la metà nel calcio). Il prossimo passo sarà aprire un confronto col
governo: in particolare col ministero dello Sport e dell’Istruzione, per
ottenere il riconoscimento dell’arbitro come studente sportivo (cioè percorsi
scolastici specifici, come avviene già per gli atleti); e soprattutto con la
partecipata Sport e Salute, per cominciare ad esplorare possibilità di
finanziamento. Perché poi il tema è, come sempre, anche economico (questa parte
potrebbe essere appaltata ad una società di servizi, partecipata dalla
Federazione).
Il piano in realtà è complesso: non è facile riunire sotto un unico cappello
fischietti di discipline diverse, quindi con peculiarità ed esigenze anche molto
differenti fra loro. Anche da un punto di vista tecnico ci sono ostacoli
normativi, forse insuperabili, visto che gli statuti internazionali dicono che
gli arbitri sono organi tecnici delle rispettive Federazioni (un’obiezione che
fu già posta all’Italia in passato, quando se ne parlò come possibile soluzione
dopo Calciopoli). Però l’idea piace anche al governo: su qualcosa di simile si
ragionava in tempi non sospetti negli uffici del ministro Abodi. Al contrario
della finta riforma della Figc (pensata per cambiare tutto senza cambiare nulla,
ovvero lasciare Rocchi al suo posto e gli arbitri sotto il controllo politico di
Figc e Serie A), questa infatti realizzerebbe un vero cambiamento: togliere gli
arbitri dal controllo delle Federazioni, esattamente come del resto andrebbe
tolta alle Federazioni anche la giustizia sportiva, che ormai è diventata il
manganello della politica (altro fascicolo sul tavolo del ministro Abodi).
Renderli terzi, finalmente autonomi: come dovrebbero essere gli arbitri. Una
rivoluzione. Proprio per questo magari non si farà mai.
X: @lVendemiale
L'articolo Il piano segreto per gli arbitri: la risposta alle mire di Gravina è
la rivoluzione con una Federazione unica e autonoma proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Puntuale come aveva previsto Il Fatto, è arrivato prima di Natale il deferimento
per il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi : il n.1 dei
fischietti è accusato dalla Procura federale di presunte pressioni legate al
cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un’inchiesta ad orologeria
dietro cui, oltre ad una certa ingenuità del diretto interessato e le solite
faide intestine all’Aia, sembra nascondersi l’ennesima manovra politica per
mettere le mani sulla classe arbitrale italiana.
Dopo essere stato eletto, per far posto a Orsato e Braschi – due grandi ex
arbitri, che lui appena eletto voleva coinvolgere nel suo nuovo progetto alla
guida dell’Aia – Zappi ha “suggerito” ai dirigenti in carica (Maurizio Ciampi e
Alessandro Pizzi) di dimettersi, prospettando loro soluzioni alternative. Questi
poi sono diventati i suoi principali accusatori, in un’indagine che presenta
diverse stranezze (le versioni contrastanti fornite dal denunciante; il ruolo di
Viglione, avvocato e uomo ombra della Figc: a lui, e non alla Procura, arriva
l’esposto, a lui si rivolge Ciampi dopo aver parlato con Zappi), e che contesta
il solito, fumoso art. 4 del codice di giustizia, quello sulla “lealtà
sportiva”. In sede di audizione, Zappi aveva chiesto il patteggiamento, che però
è stato rifiutato dal procuratore Chiné. Evidentemente la Federazione punta ad
una maxi-squalifica per defenestrare Zappi, un po’ come avvenuto già al tempo
con Trentalange, costretto alle dimissioni per lo scandalo del procuratore
D’Onofrio e poi assolto in tutte le sedi.
Sarà una casualità, l’inchiesta è entrata nel vivo dopo che il n.1 Aia ha
espresso la sua contrarietà ai progetti di riforma di Gravina. La Figc vorrebbe
creare un nuovo soggetto (la cosiddetta PGMOL, Professional Game Match Officials
Limited, sul modello inglese) sotto cui far confluire l’élite arbitrale, circa
20 fischietti professionisti, quindi praticamente solo la Serie A: una vera e
propria società, con soci la Figc e la Lega Calcio (non l’Aia), la cui direzione
tecnica sarebbe affidata probabilmente ancora a Gianluca Rocchi, l’attuale
designatore e principale artefice dello sfacelo arbitrale italiano, vicino ai
vertici federali e invece ormai in disgrazia all’interno della sua Associazione,
dove a fine anno verrebbe sostituito (anche per sopraggiunti limiti di mandato).
Zappi, in quanto presidente della vecchia Aia, è uno degli ultimi ostacoli e con
lui fuori dall’associazione la svolta sarebbe più semplice.
Nonostante il deferimento, comunque, il presidente Aia non ha alcuna intenzione
di mollare. Lo ha fatto capire chiaramente in una comunicazione agli associati,
in cui ribadisce “la propria totale estraneità e piena legittimità
dell’operato”, e per dimostrarlo si dice pronto a rendere pubblici tutti gli
atti dell’inchiesta. “Resta ferma – conclude – la volontà di portare avanti un
progetto tecnico fondato sulla qualità, sulla crescita e sulla valorizzazione
dell’intero movimento arbitrale”. Questo almeno per il momento. Il tema è quanto
riuscirà a resistere Zappi, quando dopo le feste al deferimento seguirà la
condanna. A quel punto gli arbitri italiani, che in campo continuano a sbagliare
ogni domenica, si ritroveranno pure con un presidente squalificato. Comunque
vada, sarà un disastro.
X: @lVendemiale
L'articolo Bufera sugli arbitri, il presidente Zappi deferito al Tribunale Figc:
la strana inchiesta e le ombre di una manovra politica proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’occhio e il ginocchio gonfi, la paura. E chissà se tornerà in campo con la
stessa divisa. Ha 15 anni l’ultimo arbitro aggredito in Italia. Un cartellino
sventolato a un calciatore, giovanissimo anche lui, ed è scattata la violenza. È
avvenuto durante la partita tra As Ginosa ed Hellas Laterza, valevole per il
campionato Under 16 e terminata 3-0. Sabato pomeriggio, le squadre sono sul
terreno di gioco dello stadio Teresa Miani di Ginosa: a un punto, il risultato è
già sul 2-0, l’arbitro espelle un calciatore del Laterza.
Il giovane protesta, ma sembra finita lì. Invece, ricostruisce il club di casa,
a fine gara, “mentre il Ginosa festeggiava la vittoria sul terreno di gioco, nel
tunnel che porta agli spogliatoi un tesserato del Laterza colpiva con calci e
pugni” il giovane arbitro. La società ha subito prestato soccorso al giovane,
mentre arrivava il padre che stava assistendo alla partita, “preso dal panico e
soprattutto impaurito”. Il giovane è stato portato in ospedale per le cure del
caso.
Sulla vicenda è intervenuta l’Associazione italiana arbitri, pubblicando con
l’autorizzazione dei genitori, le immagini delle ferite riportate dal giovane:
“È inaccettabile che la violenza continui a colpire giovani impegnati a far
rispettare le regole e che l’Aia sia, di fatto, sola nel contrastare questa
deriva”. L’Associazione ha quindi richiamato “istituzioni sportive, società e
famiglie a un’assunzione immediata di responsabilità, con risposte dure e
tempestive, prima che si verifichino conseguenze ancora più gravi”.
L'articolo Arbitro 15enne aggredito a Ginosa in una partita di Under 16: calci e
pugni per un’espulsione proviene da Il Fatto Quotidiano.