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“Ora dobbiamo ritrovare quel tocco leggero e rapido che lo aveva reso campione”: coach Camossi vuole far rinascere Jacobs
Paolo Camossi riabbraccia Marcell Jacobs. Il due volte oro olimpico di Tokyo ha scelto di tornare alle origini, ovvero dal coach che lo aveva reso l’uomo più veloce del mondo. La notizia è di tre giorni fa: Jacobs ha deciso di mollare Raina Raider per affidarsi nuovamente al tecnico delle Fiamme Azzurre. Che racconta: “La decisione di continuare fino a Los Angeles 2028, dopo un momento un po’ di sconforto, è sua. L’ha presa da solo”. Esatto: a 31 anni il velocista di Desenzano del Garda non vuole mollare. È ancora il campione europeo in carica e detiene il primato continentale sui 100 metri, ma nelle ultime stagioni non ha mai ritrovato i livelli di quella magica estate 2021. Eppure il sogno sono ancora le Olimpiadi, per un ultimo grande ballo quando avrà quasi 34 anni. E Camossi è con lui: “Sembrerà strano ma il nostro orizzonte non guarda a una medaglia agli Europei di Birmingham di agosto, quello che vogliamo è ritrovare il suo sprint per il ’28”, spiega in un’intervista a Repubblica. Jacobs e Camossi si sono ritrovati dopo un distacco totale. “Sono felice – aveva spiegato lo sprinter azzurro – Insieme abbiamo scritto una grande pagina dello sport italiano, insieme crediamo di poterne scrivere altre“. Camossi racconta come è avvenuto il riavvicinamento: “Ci siamo rivisti ai Mondali di Tokyo davanti a un’improbabile pizza giapponese. Abbiamo parlato per più di due ore, ma non di atletica”. Da lì è scoccata la scintilla: “Mi ha chiesto consigli. Ci siamo risentiti. A volte senti dire: è stato il destino a separarli, noi non potevamo far lasciare al destino“. Adesso però c’è da organizzare un lavoro che avrà appunto un respiro di tre anni. Jacobs vive in Florida, a Jacksonville. Camossi è stabilmente a Roma e ha anche altri incarichi. “In inverno mi muoverò io, andrò per un periodo in America, diciamo tre volte, anche se dobbiamo ancora fissare il programma e in primavera Marcell mi raggiungerà in Italia”, spiega il coach. Che ci tiene a sottolineare un concetto: “Riprendere a lavorare con Marcell mi lusinga, è un 31enne che può ancora correre forte, quando si matura si gestiscono meglio le cose scomode della pista e si capiscono meglio le scelte da fare”. In Italia la base di lavoro sarà vicino all’Istituto di Scienza dello sport “dove hanno apparecchiature della valutazione della performance e personale molto qualificato”. Perché Camossi di una cosa è convinto: “Non c’è da inventare l’acqua calda, ma bisogna trovare la giusta temperatura per una buona doccia, e magari aggiungerci qualcosa”. Nello specifico? La “parte forte” dei 100 metri di Jacobs erano lo “scivolare via“. Camossi spiega: “Era la sua magia, la sua specialità vincente”, ma alle Olimpiadi di Parigi “gli è riuscita a metà e ha perso la medaglia”. “Ora dobbiamo ritrovare la scorrevolezza di prima, quel tocco leggero e rapido che lo aveva reso campione”. L'articolo “Ora dobbiamo ritrovare quel tocco leggero e rapido che lo aveva reso campione”: coach Camossi vuole far rinascere Jacobs proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bragagna: “Volevo chiudere con Milano-Cortina, le Olimpiadi a casa mia: non mi è stato concesso. Con Tortu non un bel rapporto, Tamberi è uno vero”
Sessanta discipline commentate, 17 edizioni dei Giochi Olimpici totali, tra estive e invernali. Dal primo gennaio 2026 Franco Bragagna – storica voce Rai dell’atletica e di tanti altri sport – è in pensione. “Mi sarebbe piaciuto fare i mondiali di atletica di Tokyo per chiudere un cerchio o le Olimpiadi di Milano-Cortina, che saranno praticamente a casa mia”, ha dichiarato in una lunga intervista a ilfattoquotidiano.it. Parole che nascondono amarezza e delusione per un epilogo che sperava fosse diverso dopo i tanti successi storici commentati. Dal trionfo di Fabrizio Mori ai mondiali di Siviglia del 1999 (“la mia gara preferita”) fino a quelli di Jacobs e Tamberi alle Olimpiadi di Tokyo 2021 (“con Bizzotto capimmo subito che Jacobs avrebbe potuto vincere”), sono tanti i momenti storici dello sport italiano accompagnati dalla sua voce. E dopo la pensione non vuole fermarsi: “Mi rivedrete in tv, ora in qualche modo voglio raccontare le Olimpiadi di Milano–Cortina, sarebbe da sciocco non farlo”. E nel corso della sua carriera non sono mancati attriti con sportivi come Fiona May e Alex Schwazer (“era un amico, poi ha abbandonato tutte le sue vecchie conoscenze”), ma anche bei rapporti costruiti nel tempo con altri atleti come Massimo Stano e Gianmarco Tamberi (“ho capito fosse un uomo vero a Pechino 2015”). Come sta? Diciamo che uno se ne fa una ragione. Sai per tempo di arrivare vicino ai 67 anni che sono il capolinea. Poi sono uno sempre molto ottimista, per cui sostanzialmente va bene. La cosa che mi sarebbe piaciuta sarebbe stata quella di arrivare fino a Milano-Cortina con la possibilità di fare il mio mestiere. I Giochi sono dietro casa mia. Non riuscire a farla mi dà proprio un po’ di malinconia, ma insomma passa in fretta. È stata una scelta quella di lasciare prima delle Olimpiadi? Mi sono ritrovato ad avere una mia popolarità che non pensavo di avere, anche perché io non sono un grande cultore della mia personalità e anche la petizione popolare per chiedere di farmi commentare i campionati mondiali di atletica mi ha un po’ imbarazzato, intimamente mi ha fatto un piacere mostruoso. Finire con i mondiali di atletica o le Olimpiadi invernali sarebbe stata per me la ciliegina sulla torta. E poi mi piaceva anche l’idea di chiudere il cerchio da Tokyo a Tokyo, dove c’è stato il punto più alto dell’atletica italiana. Non l’hanno consentito, amen. Faccio in fretta a farmene una ragione. Certo, mi sarebbe piaciuto finire così. Ok, quindi non è stata una scelta. Il 31 dicembre è nato da tutta una serie di cose. Ma è stata una presa in giro. A un certo punto ho pensato: “Cosa sto qui a fare? A continuare a fare le ferie?”. Almeno questa parte di ferie che non faccio fino a luglio credo che mi verrà pagata. Ma non tanto perché sto qui a fare calcoli, perché uno che rinuncia alle ferie non sta a farli. Ma mi sembrava sostanzialmente una continua presa in giro. Anche su Milano-Cortina era nell’aria l’ipotesi di partecipare a trasmissioni come opinionista, ma io ho detto “sono dipendente Rai, sono telecronista, questo è il mio mestiere”. Ciò non toglie che io all’interno delle mie trasmissioni abbia sempre fatto anche un po’ l’opinionista dell’evento che commentavo. Ma ho detto “se torno in servizio, devo farlo facendo le cose che facevo prima”. Su questa cosa ci siamo lasciati un po’ così, ma mi è stato segnalato da fonti interne che chi ha in mano l’organizzazione dell’evento Rai per i Giochi Olimpici deve mettersi al petto una coccarda per ragioni del partito di riferimento. È chiaro che se ci fosse stato Bragagna a fare la cerimonia di apertura o la cerimonia di chiusura avrebbe fatto un po’ d’ombra. L'articolo Bragagna: “Volevo chiudere con Milano-Cortina, le Olimpiadi a casa mia: non mi è stato concesso. Con Tortu non un bel rapporto, Tamberi è uno vero” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Volley e tennis le certezze, calcio e Formula 1 le due (ennesime) delusioni. Male anche il basket | Il pagellone degli sport italiani nel 2025
I trionfi di Jannik Sinner, quelli in Billie Jean King Cup e Coppa Davis nel tennis, il doppio titolo mondiale nella pallavolo, l’exploit di Furlani ai mondiali di atletica a Tokyo. Ma anche il flop della nazionale italiana di calcio, l’ennesima stagione fallimentare della Ferrari, la delusione del basket sia nelle competizioni per nazionali che per club. Per l’Italia è stata una stagione ricca di soddisfazioni per certi aspetti, ma anche di delusioni nei “soliti” sport. Ecco il pagellone degli sport italiani più popolari, con un occhio anche a quelli invernali in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. VOLLEY: 10 Partiamo da una base: lo sport italiano ha due certezze assolute. La prima è il volley, la seconda il tennis. Un 10 pieno per entrambi a certificare il momento d’oro. Partendo dalla pallavolo: l’Italia ha vinto tutto quello che c’era da vincere a livello internazionale. La nazionale femminile ha trionfato sia ai Mondiali che in Nations League (la seconda consecutiva) dopo l’oro olimpico nel 2024 e ha ancora una striscia aperta di 36 vittorie consecutive. Tutto sotto la guida di Julio Velasco, entrato nella storia essendo attualmente campione olimpico e del mondo in carica contemporaneamente. Ingiocabili. Quasi perfetta anche l’annata della nazionale maschile, che ha vinto il mondiale a fine settembre – qualche settimana dopo la femminile – ma non è riuscita a fare double con la Nations League, vista la sconfitta in finale contro la Polonia. Ma il mondiale vinto è stato un successo incredibile: partiti senza i favori del pronostico e dopo un girone buono ma non entusiasmante, i ragazzi di Fefè De Giorgi hanno giocato una fase finale perfetta. E poi l’under 21: oro al mondiale femminile, argento in quello maschile. A certificare l’ottimo momento della pallavolo italiana, anche i club: nella maschile, Perugia ha prima vinto la Champions League e poi anche il Mondiale per Club. Dominio che continua anche nella femminile: prima il successo di Conegliano in Champions, poi quello di Scandicci al mondiale per club di fine dicembre. Un’annata perfetta. TENNIS: 10 A pari merito con il volley c’è il tennis, che negli anni grazie anche e soprattutto a Jannik Sinner continua a regalare grandissime soddisfazioni. L’altoatesino – nonostante tre mesi di sospensione per il caso Clostebol – ha conquistato due slam (Australian Open e la storica prima volta a Wimbledon), ha ottenuto il secondo trionfo consecutivo alle Atp Finals e per quasi tutto il 2025 è rimasto al numero uno del ranking Atp, prima di essere scavalcato da Alcaraz proprio nell’ultimo torneo dell’anno. Ma il 10 al tennis non è solo merito di Sinner, anzi. Perché nel 2025 è arrivato il terzo successo consecutivo in Coppa Davis, la prima senza il numero due del mondo, ma anche del secondo trionfo in finale nella Billie Jean King Cup. I protagonisti in Coppa Davis sono stati Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, che contro ogni pronostico hanno vinto davanti al pubblico di Bologna dando vita anche ad alcuni match epici. In Billie Jean King Cup invece la “solita” Jasmine Paolini, sia in singolare (con Elisabetta Cocciaretto) sia in doppio, con l’immensa Sara Errani. Il 2025 è stato però anche l’anno dei due italiani alle Finals per la prima volta (Musetti e Sinner), dei cinque titoli Slam conquistati (Sinner agli Australian Open e Wimbledon, Errani/Paolini e Errani/Vavassori al Roland Garros, Errani/Vavassori agli US Open), degli 11 tornei ATP vinti dagli italiani, più di ogni altra nazione (6 Sinner, 3 Darderi, 2 Cobolli), di due italiani in top 10 (Musetti numero 8, Sinner numero 2), di 8 italiani tra i primi 100 del ranking Atp a fine 2025, di cui quattro nei primi 25 (Sinner 2, Musetti 8, Cobolli 22, Darderi 25). ATLETICA: 8 Annata da incorniciare anche per l’atletica, che ha conquistato sette medaglie ai Mondiali di Tokyo, stabilendo un nuovo record per la competizione: a partire dallo storico oro di Mattia Furlani nel salto in lungo (più il trionfo ai Mondiali indoor a Nanchino), passando per l’argento di Andrea Dallavalle nel triplo, Nadia Battocletti nei 10.000 e Antonella Palmisano nei 35 km di marcia femminile – la sua terza medaglia mondiale – fino al bronzo di Iliass Aouani nella maratona maschile (dopo il successo agli Europei di Lovanio) e Leonardo Fabbri nel peso. A giugno è invece arrivato il secondo successo consecutivo agli Europei a squadre, con Nadia Battocletti – che ha realizzato il nuovo record italiano nei 5000 metri al Golden Gala – a trascinare l’Italia insieme a Leonardo Fabbri e Larissa Iapichino, vittoriosi rispettivamente nel lancio del peso e nel salto in lungo. E prima ancora gli Europei indoor di Apeldoorn: oro con Larissa Iapichino (lungo donne), Andy Díaz (triplo uomini) e Zaynab Dosso (60 mt donne (60 mt donne), argento con Mattia Furlani (lungo uomini), bronzo con Andrea Dallavalle (triplo uomini) e Matteo Sioli (alto uomini). In mezzo anche gli ori giovanili, tra cui quelli di Kelly Doualla ed Erika Saraceni, entrambe agli Europei under 20 rispettivamente nei 100 metri e nel salto triplo. Atleti dell’anno per la Fidal: Jacopo Furlani per l’incredibile oro raccontato e Nadia Battocletti, che oltre alle vittorie elencate ha trionfato anche nella 10 km su strada e nel cross. Uniche note negative del 2025: Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi, entrambi flop ai mondiali di Tokyo. MOTOGP: 7 Più che sufficiente invece l’Italia della MotoGp e non poteva essere altrimenti visto il trionfo della Ducati nel mondiale costruttori, il secondo posto dell’Aprilia e l’ottimo terzo posto di Marco Bezzecchi nel mondiale piloti (9 podi totali), dietro ai fratelli Marquez. Mondiale di Bezzecchi “oscurato” però in parte da Jorge Martin, pilota di punta dell’Aprilia che non è praticamente mai sceso in gara (solo quattro gare concluse su 22 totali previste). E se Ducati e Bezzecchi sono da 8 pieno, Bagnaia è da un generoso 5 in pagella: il pilota italiano che ha vinto il mondiale nel 2022 e nel 2023, aveva cominciato bene ma si è poi ritirato in sette delle ultime otto gare. Non tutte le responsabilità sono sue, ma se il compagno di scuderia totalizza 257 punti in più di lui… un problema evidentemente c’è. NUOTO: 6 Un voto che si basa soprattutto su Mondiali ed Europei, i due grandi appuntamenti del 2025. Bilancio non sicuramente negativo, anzi. Agli Europei in vasca corta di Lublino l’Italia è stata protagonista con 9 ori, 5 argenti e 6 bronzi, chiudendo al primo posto del medagliere. Un risultato storico per la nazionale, grazie a prestazioni eccezionali come i record europei di Sara Curtis e le vittorie nelle staffette miste e maschili. Non saranno le Olimpiadi o i Mondiali, ma rimane comunque un risultato importante. Anche ai Mondiali non è andata male, ma poteva andare sicuramente meglio. 7 medaglie complessive in vasca (1 oro, 4 argenti e 2 bronzi) per la spedizione azzurra, più le 6 in acque libere (due argenti per Gregorio Paltrinieri e Ginevra Taddeucci nella 5 e 10 km, argento per Taddeucci anche nella 3 km knockout sprint e argento nella staffetta mista 4×1500) e la straordinaria Chiara Pellacani, bronzo nel trampolino 1 metro (prima medaglia in una gara individuale nella competizione, terza italiana della storia a riuscirci dopo Tania Cagnotto ed Elena Bertocchi) e oro in coppia con Matteo Santoro nel sincro 3 metri misto. È stata una rassegna che ha visto diverse luci e prestazioni da ricordare, ma anche qualche delusione. Perché l’unico oro è arrivato da Simone Cerasuolo nei 50 rana. Per numero totale di medaglie, l’Italia ne aveva conquistate meno solo a Fukuoka 2023. Potevano arrivare più ori, perché Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi si sono “fermati” all’argento nelle gare in cui sono campioni olimpici (100 dorso e 100 rana). E a proposito di Ceccon, nonostante le tre medaglie ottenute (un bronzo nei 50 farfalla e due argenti nei 100 dorso e nella 4×100 stile libero), pesa la dolorosa eliminazione nelle batterie dei 200 dorso, primo degli esclusi dalla semifinale. C’erano grandi aspettative, ma il giovane e forte nuotatore azzurro poteva fare di più e lo ha ammesso anche lui. Mondiale sottotono anche per Alberto Razzetti, che ha centrato la finale solamente nei 200 farfalla, così come sottotono è stato quello di Sara Franceschi (apparsa fuori forma), vista l’eliminazione nelle batterie dei 400 misti dopo il bronzo di Doha 2024. Un 2025 positivo, ma visto il potenziale degli atleti azzurri, si poteva fare meglio. SPORT INVERNALI: 6 In un pagellone che coinvolge solo gli sport più popolari in Italia, inseriamo anche quelli invernali nell’anno delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 che partiranno tra poco più di un mese. Il bilancio è sufficiente, ma con alcune riserve. I risultati sono arrivati: in primis Federica Brignone – per la quale c’è grande attesa e curiosità in vista delle Olimpiadi dopo il brutto infortunio di aprile – che ha trionfato nella Coppa del Mondo generale a marzo 2025, la seconda della sua carriera. Brignone ha anche conquistato la Coppa di discesa libera e quella di slalom gigante. Nello snowboard l’Italia continua a dominare: ai Campionati Mondiali è arrivata la medaglia d’oro nel team parallel slalom grazie a Maurizio Bormolini ed Elisa Caffont, mentre un’altra coppia azzurra, Gabriel Messner e Jasmin Coratti, ha conquistato l’argento, completando una storica doppietta. Bormolini ha anche vinto la Coppa generale nelle discipline alpine, confermandosi leader internazionale. A marzo invece una super Flora Tabanelli ha messo in bacheca prima la Coppa del Mondo di Big Air, poi il Mondiale prima di un grave infortunio. Memorabile anche il podio interamente italiano a Carezza, con Roland Fischnaller primo, Aaron March secondo e Mirko Felicetti terzo. Anche nel biathlon è stato un anno positivo per l’Italia. Il risultato simbolo è stato il ritorno al successo di Lisa Vittozzi in Coppa del Mondo, tornata a vincere a Hochfilzen a 21 mesi di distanza dall’ultima volta e con un infortunio importante in mezzo. Questi i successi principali negli sport invernali per l’Italia, ma non si va oltre la sufficienza perché il vero test saranno le prossime Olimpiadi. La speranza era di arrivarci con un movimento un po’ più esteso e florido. E se l’Italia in alcune discipline mira a essere protagonista, in altre sarà poco competitiva o addirittura assente. CICLISMO: 5 La prima insufficienza del nostro pagellone va al ciclismo. Ed è una media tra diversi fattori. Nel 2025 sono arrivati alcuni risultati di rilievo, come per esempio l’exploit di Jonathan Milan al Tour de France, dove ha vinto l’ottava tappa ma soprattutto ha conquistato la maglia verde, quella del leader della classifica a punti. E poi Giulio Ciccone, che ha finito in top 10 nella classifica generale della Vuelta (nono), e il giovane Lorenzo Mark Finn, campione del mondo Under 23 nella prova in linea a fine settembre. Menzione d’oro anche per Elia Viviani, che ha vinto l’oro ai Mondiali di ciclismo su pista nel giorno del suo ritiro. Buoni risultati, ma nulla di memorabile. Il vero problema del ciclismo italiano attuale è la mancanza di un corridore da Grandi Giri che possa infiammare il pubblico e riportare l’Italia a essere competitiva ad altissimi livelli. BASKET: 4 Nazionale eliminata agli ottavi di finale degli Europei contro la Slovenia, Olimpia Milano e Virtus Bologna anonime per l’ennesima volta in Europa, il caso Trapani Shark: il bilancio del 2025 del basket italiano non può che essere negativo. La nazionale non ambiva sicuramente a vincere, ma nella competizione continentale poteva fare meglio. E invece è stata surclassata da Luka Doncic e la sua Slovenia già agli ottavi di finale. Non è andata meglio ai club: sia l’Olimpia Milano che la Virtus Bologna si sono fermate rispettivamente all’undicesimo e al diciassettesimo posto della regular season di Eurolega, mancando anche l’accesso ai play-in, dove al contrario sono arrivate squadre come Paris o Stella Rossa, non di certo corazzate. E poi continua a tenere banco il caso Trapani Shark del patron Valerio Antonini, che a causa di alcune inadempienze finanziarie deve già scontare un -5 in classifica e 100mila euro totali di multa (50mila a partita) per essersi presentato per due giornate senza il numero minimo di contratti professionistici dopo la partenza di Allen. E con Lega e Federazione è scontro. FORMULA UNO: 3 Se avessimo dovuto valutare il 2025 soltanto della Ferrari, il voto sarebbe stato senza dubbio più basso. Altra stagione disastrosa per la Rossa di Maranello, che ha chiuso al quarto posto il mondiale costruttori, dietro a McLaren, Mercedes e Red Bull, a ben 435 punti di distanza dal primo posto. Frutto di una macchina che continua a faticare, di pit-stop discutibili e di prestazioni dei piloti non all’altezza. Perché Leclerc ed Hamilton hanno chiuso al quinto e al sesto posto nella classifica piloti, ben distanti dai primi tre. Il monegasco ha ottenuto sette podi totali, ma la vera delusione è il britannico, arrivato con grandi aspettative e invece mai andato a podio. Ad “alzare” il voto c’è la piacevole scoperta Andrea Kimi Antonelli, che al suo primo anno in Formula 1 ha chiuso al settimo posto della classifica piloti su Mercedes, a soli 6 punti da Hamilton. Il diciannovenne deve ancora ovviamente maturare, ma tre podi alla prima stagione non sono sicuramente da buttare, anzi. L’Italia finalmente può contare su un pilota competitivo. CALCIO: 2 Il voto più basso del 2025 tra gli sport italiani non può che andare al calcio. Non è una novità, ma una spiacevole conferma. L’Italia non ha partecipato al mondiale nel 2018 e nel 2022 e adesso rischia di non parteciparci anche nel 2026. Una qualificazione diretta compromessa già alla prima giornata, dopo la sconfitta per 3-0 contro la Norvegia, unica nazionale competitiva nel girone di qualificazione che ha infatti chiuso a punteggio pieno, umiliando l’Italia anche a San Siro per 1-4. Adesso tutto passerà dai playoff, gli stessi giocati e persi nelle ultime due edizioni. Le avversarie saranno l’Irlanda del Nord e poi – in caso di finale – la vincitrice tra Galles e Bosnia. Servirà vincere due partite per volare negli Stati Uniti a giugno 2026. E in un movimento calcistico – quello italiano – sempre più in declino, sembrava esserci una luce in fondo al tunnel: l’Inter di Simone Inzaghi. Arrivata in finale di Champions League battendo avversarie superiori sulla carta (Bayern Monaco e Barcellona), ha sciupato quanto di buono era stato fatto: 5-0 secco contro il Psg, sconfitta più pesante della storia della competizione. E se al disastro della nazionale aggiungiamo anche quello delle istituzioni calcistiche, il voto non può che essere questo (ed è anche generoso). Il 2025 è stato anche l’anno dell’ennesima Supercoppa italiana in Arabia Saudita, ma anche dell’idea Milan-Como a Perth, in Australia, saltata solo qualche giorno fa. Un annuncio trionfale da parte del presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli qualche mese fa, poi la frenata, poi altro annuncio in diretta televisiva ancora dello stesso Simonelli (“Si gioca in Australia”), salvo poi auto-smentirsi quattro giorni dopo. Non una scelta di buon senso, ma a far saltare il progetto sono state le ulteriori condizioni, considerate inaccettabili, poste dalla federazione australiana e la federcalcio asiatica, che aveva già preteso la nomina di arbitri australiani accettata dalla Lega Serie A. L’ennesimo disastro. L'articolo Volley e tennis le certezze, calcio e Formula 1 le due (ennesime) delusioni. 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“Sono stupito, non c’è una mezza ragione per fare un’intervista del genere”: Mei risponde a Jacobs
“Sono stupito, credo non ci sia una mezza ragione per fare un’intervista di quel genere, però ognuno fa quello che vuole”. Così a LaPresse il presidente della federazione italiana di atletica Stefano Mei commentando l’intervista di Marcell Jacobs a La Stampa. Il velocista italiano aveva infatti attaccato in mattinata la Fidal, dichiarando che “si sente preso in giro”. Jacobs ha anche dichiarato che non ha ancora fatto chiarezza sul suo futuro e “gli manca la scintilla” che poi renderebbe tutto più semplice: “Da presidente della federazione e primo tifoso dell’atletica sono invece preoccupato perché gli manca la scintilla, tutto il resto mi tange poco, ma il fatto che lui dica all’8 dicembre che gli manca la scintilla non è un bel lavoro. Io sono preoccupato solo di quello, spero gli torni presto”, ha spiegato Stefano Mei. Il presidente Fidal ha poi continuato a rispondere alle dichiarazioni del campione olimpico e Tokyo 2020: “Dice che si è sentito preso in giro? Non si capisce da chi e da cosa, io l’ho contattato più volte, ho sentito Rana Reider durante l’anno così come ha fatto il direttore tecnico. Non riesco a comprendere, poi è chiaro che gli atleti che fanno parte della Nazionale noi chiediamo di condividere il percorso tecnico, ovviamente con la struttura – ha aggiunto – Questo non mi sembra qualcosa di strano”. Jacobs ha anche criticato l’atteggiamento della Federazione, che “ha deciso di chiudere ogni rapporto”. Ma Mei non ci sta: “Io sono il presidente della federazione, ovviamente la mia porta è sempre aperta. Io l’ultimo messaggio che ho mandato a Marcell è il 26 settembre di quest’anno, quando ha compiuto gli anni. Io gli auguri li ho mandati, poi se uno non risponde può essere anche che non abbia voglia… io quello che devo fare lo faccio, se poi uno preferisce evitare va bene uguale”. Il presidente della Fidal ha poi concluso: “La vita va avanti. non c’è Jacobs, Tamberi, Furlani o Battocletti, c’è tutto un movimento dell’atletica italiana a cui bisogna dare attenzione”. L'articolo “Sono stupito, non c’è una mezza ragione per fare un’intervista del genere”: Mei risponde a Jacobs proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi sento preso in giro, non interesso alla Fidal. C’è invidia incredibile”: il duro sfogo di Jacobs
“Sono ancora in fase di riflessione. Sono successe troppe cose che mi hanno fatto perdere la scintilla”. A distanza di tre mesi dallo sfogo in diretta dopo la delusione in semifinale dei 100 metri ai Mondiali di atletica, Marcell Jacobs non ha ancora deciso quale sarà il suo futuro. Quel giorno aveva dichiarato: “Non so se continuerò a correre”. E oggi – nel corso di un’intervista a La Stampa – conferma: “Mi manca il primo passo: la voglia di andare in campo ad allenarmi che poi si porta dietro tutto il resto. Non sento il richiamo della pista, zero. Questo un po’ mi preoccupa”. “LA FIDAL? MI SENTO PRESO IN GIRO” Tra le “troppe cose successe” di cui parla Jacobs c’è sicuramente anche il declassamento della Federazione italiana di atletica, che lo ha tenuto negli atleti di punta, ma non tra i top. “L’ho letto, ero consapevole e non mi sono posto il problema. Già nel 2025 non ho avuto accordi con loro. Con la finale a Parigi ho dimostrato di esserci, non mi pareva di essere da buttare via, invece mi hanno presentato nuovi parametri. Li rispetto, poi scopro che per altri, a parità di condizioni, è andata diversamente: mi sento preso in giro”. La federazione lamenta una scarsa condivisione. ma Jacobs ribatte: “Mi sono comportato come quando stavo in Italia. Ci pensa l’allenatore a comunicare i programmi. Non si sono mai messi in contatto con Rana che avrebbe risposto a ogni domanda, ma non le volevano fare”. Poi torna su un altro accaduto a gennaio: “Colpa mia, non avevo l’abilitazione sportiva e la federazione voleva mandare a tutti i costi un tecnico qui. Avevo bisogno di un medico e loro cercavano di controllarmi. Non il massimo. Il rapporto lo hanno interrotto loro e se mi tolgono dagli atleti top vuol dire che non hanno interesse per me. Prendo atto”. IL CASO SPIONAGGIO CON IL FRATELLO DI TORTU Altro caso che ha riguardato Marcel Jacobs negli ultimi mesi è quello relativo allo spionaggio, con l’inibizione per tre anni di Giacomo Tortu, fratello di Filippo che aveva pagato per far spiare Jacobs alla ricerca di prove di doping. “La situazione non è stata percepita nella sua gravità. Mi ha destabilizzato e travolto: pagare qualcuno per frugare negli affari miei è inconcepibile, definisce, a prescindere dalle questioni penali, che c’è un livello di invidia fuori controllo“, ha spiegato Jacobs. Poi ancora: “Resto turbato, è stata violata la mia privacy e da una persona con cui ho condiviso la maglia della nazionale nel 2014, qualcuno che conoscevo. Il padre e Filippo non sapevano nulla? Non metto la mano sul fuoco per nessuno e non ho voglia di ipotizzare scenari. Non ho elementi, fare congetture mi stancherebbe e basta, non mi interessa dare colpe”. Una situazione che ha inevitabilmente creato imbarazzo anche con Filippo Tortu: “I primi cinque minuti, poi tutto molto tranquillo. Ha affrontato la situazione e glielo riconosco, mi ha chiamato quando è uscita la notizia e ci è voluto coraggio. Siamo andati avanti”. L'articolo “Mi sento preso in giro, non interesso alla Fidal. C’è invidia incredibile”: il duro sfogo di Jacobs proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marcell Jacobs
“Un morto riportato alla vita”: la storia di Jiri Marzi, 18enne salvato durante una maratona dopo un arresto cardiaco e una temperatura corporea di 21 gradi
“Un morto riportato alla vita” è il commento del medico Lorini, direttore del dipartimento di urgenza che ha salvato Jiri Marzi, corridore comasco appena maggiorenne in ipotermia dopo una maratona. Un passo indietro: è il 27 settembre e siamo alla Marathon Trail sul Lago di Como. Sono le 8 del mattino, si parte da Menaggio. Come gli altri atleti, Jiri Marzi ritira il kit, si lega le scarpe e parte. Il ragazzo ha 18 anni, viene da Griante, ha la pettorina numero 7 e studia al liceo musicale dove frequenta l’ultimo anno. Oltre a essere un pianista è un atleta allenato. “Ero molto contento”, ricorda il giovane. E nonostante il maltempo la maratona, accorciata dai 42 km iniziali, parte. Già bagnato per la pioggia e vestito leggero per una gara che prevedeva di poche ore, il 18enne probabilmente imbocca il percorso sbagliato a un’altezza di 2000 metri. La sua marcia, però, continua e per i circa 6 km successivi che riesce a portare a termine degli altri maratoneti non vi è traccia. Arrivati al check-point ufficiale, qualcuno si accorge dell’assenza di Marzi. Che intanto inizia a perdere le energie e si accorge che qualcosa non va. Il ragazzo verrà ritrovato alle ore 18.10, dopo 6 ore dal primo allarme sulla cresta tra il monte Bregnaro e il Sasso Bellarona in una condizione di ipotermia grave e in arresto cardiocircolatorio. La sua temperatura corporea era arrivata a 21 gradi. La nota lieta di una storia che si preannuncia tragica è la velocità dei soccorsi. Nonostante il tempo in peggioramento e l’alta quota del ragazzo, le squadre del soccorso alpino iniziano a battere la zona e alle 18.10 l’elicottero Drago dei pompieri individua Marzi. Inizia una corsa contro il tempo. Alle 18.15 il personale medico scende dall’elisoccorso e presta le prime cure. Si decide subito di attivare la macchina Ecmo, sostitutiva temporaneamente di cuore e polmoni. Alle 18.40 e dopo delle complesse operazioni per caricare la barella sull’aeromobile si decolla in direzione dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove viene messo fuori pericolo dal personale sanitario. Orario d’arrivo 19.01. “Ventuno minuti” – dice Gabriele Aletti, l’anestesista che ha praticato il primo soccorso sotto la neve – “Non riesco ancora a capacitarmi di come sia stato possibile”. La storia viene raccontata a Palazzo Lombardia martedì 2 dicembre dal personale medico, i vigili del fuoco, i protagonisti dei soccorsi e soprattutto da Jiri Marzi. Il suo ricordo descrive meglio di qualsiasi cosa l’accaduto: “Quando ho sentito le energie venire meno ero ancora convinto di essere sul percorso giusto e ho pensato: se continuo, se cammino, da qualche parte arriverò, qualche corridore mi raggiungerà e potremo finire la gara insieme. Poi però mi sono trovato a un punto in cui mi sono detto che non ce l’avrei fatta. Sono uno che di solito va avanti e dà il tutto per tutto fino all’ultimo, mantengo livelli di lucidità abbastanza alti anche nei momenti stress. Ero cosciente che la situazione fosse grave. Avevo con me il telefono e l’ho sentito vibrare in qualche momento, ho sentito anche gli elicotteri e mi sono detto: c’è qualcosa che non va. Ma non potevo neanche prendere il cellulare perché le dita erano ghiacciate, e lo stesso le barrette che avevo con me, per il freddo non riuscivo ad aprirle, non potevo servirmene per scappare da questa situazione”. Nei suoi ricordi un buco di un’ora e mezza, Jiri si risveglia direttamente in ospedale, e vi rimane per un percorso di circa 6 settimane. Il ragazzo è stato attaccato all’Ecmo per 6 giorni, poi il ricovero in terapia intensiva e il trasferimento in reparto e la riabilitazione. E ora, colpito dalla straordinaria esperienza vissuta, nei piani del giovane sembra cambiare qualcosa: “Prima desideravo fare l’ufficiale militare, adesso sto cambiando. E sì, forse andrò a fare Medicina“. L'articolo “Un morto riportato alla vita”: la storia di Jiri Marzi, 18enne salvato durante una maratona dopo un arresto cardiaco e una temperatura corporea di 21 gradi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“È una vita che mi sento dire che ho il fisico sbagliato. Io ho perso, perché due amiche si sono ritirate per questi motivi”: la denuncia di Elisa Molinarolo
“Mi faccio ancora portavoce e dico che non bisogna stare zitti. Denunciamo: forse uno non fa la differenza, ma se siamo in tanti forse qualcosa cambierà“. Elisa Molinarolo non si nasconde mai quando c’è da parlare di body shaming nello sport, in particolare nell’atletica. Poco più di un anno fa, dopo uno splendido sesto posto nella finale del salto con l’asta alle Olimpiadi di Parigi 2024, denunciò i commenti sul fisico e le offese ricevute sui social: non solo pubblicamente, ma anche in tribunale. Il suo caso è stato archiviato: “Chi mi offende per il fisico la passa liscia“, raccontò Molinarolo con tanta delusione pochi mesi dopo. Oggi però l’atleta azzurra, 31 anni e tre volte campionessa italiana di salto con l’asta, rivendica quel gesto e lo considera comunque fondamentale per continuare a combattere il body shaming e aiutare le nuove generazioni di atlete: “Alla fine sono stata anche in diretta tv, ci sono stati articoli su giornali importanti, e quindi l’obiettivo di parlare di questo argomento è stato raggiunto”. Molinarolo ha affrontato queste tematiche durante un’intervista a OA Focus, trasmissione che va in onda sul canale YouTube di OA Sport. “È una vita che mi sento dire che ho il fisico sbagliato, perché quando facevo ginnastica ero troppo alta, poi ero troppo grassa“. La giovane veronese infatti aveva cominciato con la ginnastica artistica, poi è passata alla pedana del salto con l’asta: “Fortunatamente nell’atletica ho trovato Marco Chiarello, che è il mio allenatore dal primo minuto in cui ho messo piede in campo. È stata una delle mie grandi fortune, perché non ha mai forzato la mano su questo argomento, appena ha percepito che per me l’alimentazione ed il mio corpo erano un argomento un pochettino delicato, non si è mai permesso di entrare a gamba tesa come invece hanno fatto nella ginnastica per anni”. Sul caso di body shaming dopo le Olimpiadi di Parigi, Molinarolo ha spiegato: “Io sono abituata a sentirmi dire che ho il fisico sbagliato per fare quello che faccio, ma mi sembra assurdo che tu mi venga a dire, dopo un sesto posto alle Olimpiadi, che avevo un fisico impresentabile per l’occasione. Ho fatto il record personale in una finale olimpica, avrei potuto fare molto meglio?”. Molinarolo ha deciso di esporsi in prima persona anche per difendere le sue giovani compagne, per far capire loro che il body shaming non è normale: “Nell’ultimo anno in campo avevamo proprio vissuto, soprattutto con le ragazze più piccole, dei momenti veramente difficili e delicati“. L’astista prosegue: “Questi social mostrano sempre il fisico perfetto, mostrano la donna senza un filo di cellulite e senza una smagliatura, ed io ho sempre cercato di dire a queste ragazze che non è vero, perché le foto sono ritoccate, fidatevi di me. Magari parlo anche di atleti con cui gareggio, fidatevi che sui social sembra che siano perfette, ma quando poi le vedi da vicino hanno anche loro le imperfezioni“. Affrontando questo argomento, Molinarolo si lascia andare anche a un po’ di sconforto: “Io ho perso, nel senso che si sono ritirate dall’attività due compagne di allenamento per motivi legati all’alimentazione e per motivi legati appunto al corpo, che inizia a cedere da dentro, perché ovviamente se non metti benzina dentro, il corpo cede ad un certo punto”. “Quindi ero veramente arrabbiata, perché non solo perdi delle atlete, ma perdi anche a volte delle amiche per questo argomento”, ha aggiunto l’atleta azzurra, tornando sulle motivazioni della sua denuncia. L'articolo “È una vita che mi sento dire che ho il fisico sbagliato. Io ho perso, perché due amiche si sono ritirate per questi motivi”: la denuncia di Elisa Molinarolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maratoneti della stessa squadra morti nel sonno: un certificato medico di Anna Zilio era falso
Spunta un certificato medico falso di abilitazione all’attività agonistica, risalente al 2021, nell’indagine relativa alla morte di Anna Zilio, 39 anni, la runner veronese trovata senza vita in casa il 14 ottobre scorso. Come riportato da Ansa, è questo un primo esito degli accertamenti che la Procura di Verona ha avviato verso ignoti per la vicenda che ha scosso l’ambiente podistico veneto. L’inchiesta su Zilio è parallela a quella aperta dalla Procura di Vicenza sul decesso di un altro atleta, Alberto Zordan, 48 anni, morto nel sonno tra l’1 e il 2 novembre e appartenente alla stessa squadra della donna, la Team Km sport di San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona. Nel 2021 la donna era stata costretta a interrompere l’attività sportiva per alcuni problemi medici. Zilio era segretaria della società sportiva e tra i suoi incarichi vi era quello di archiviare la documentazione degli atleti. Gli investigatori la scorsa settimana si erano recati in uno studio medico per verificare i documenti in particolare della donna. Non vi sono ovviamente certificati relativi al 2025, perché l’ultimo, risalente al 2024, vale per legge un anno e sarebbe dovuto ancora essere rinnovato. Zordan invece sarebbe sempre stato in regola con i certificati medici. Le due morti sono avvenute a meno di tre settimane di distanza l’una dall’altra con le stesse modalità: un malore nel sonno. Questa è l’unica coincidenza che si somma alla comune iscrizione alle stessa società sportiva. Su entrambe le vittime è stato eseguito un esame diagnostico con il prelievo di tessuti, che saranno analizzati. I magistrati hanno chiesto nello specifico un approfondimento sui liquidi biologici. La Procura di Verona ha nel frattempo conferito l’incarico per una consulenza tossicologica sull’eventuale presenza di sostanze nel sangue della donna. Emanuele Marchi, vicepresidente della Km Sport, aveva dichiarato di voler sapere la causa delle due morti “però noi come società – aveva puntualizzato nei giorni scorsi – non vediamo nessuna correlazione, purtroppo solo grande dispiacere e tristezza”, aveva aggiunto. Anche il legale della famiglia di Anna Zilio, l’avvocato veronese Marco Pezzotti, aveva ribadito come non vi fosse alcun collegamento tra questi due decessi: “Si tratta di una tragedia molto dolorosa, e attendiamo i risultati dell’autopsia che permetteranno di chiarire le cause della morte”. L'articolo Maratoneti della stessa squadra morti nel sonno: un certificato medico di Anna Zilio era falso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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