L’ambasciatore del Pakistan in Italia, Ali Javed, vuole in primis esprimere le
sue condoglianze pubbliche alle famiglie delle 170 bambine iraniane morte nella
scuola elementare a Minab, in Iran, nel primo giorno dei bombardamenti
dell’ultima guerra del Golfo. “Gli errori di valutazione in un conflitto, a
prescindere dalla loro portata, portano a tragedie umane”. In questo caso,
dichiara, “condanne, perlopiù assenti, timide o tardive, hanno messo in luce,
ancora una volta, la mentalità selettiva del “noi contro loro””.
Ambasciatore, come valuta questa assenza di condanne immediate?
Quale sarebbe stata la reazione se una simile miscalculation, errore di
valutazione, avesse colpito l’Europa? L’Ue è un blocco importante, eppure manca
di unità sulla questione iraniana e palestinese, non ha una voce sola. È
pericoloso fare ‘pick & choose’, scegliere a piacimento. I tempi cambiano, ma la
memoria resta.
Come prevedete l’evolversi del conflitto tra Teheran e Stati Uniti-Israele?
Più a lungo persisterà il conflitto, più dannoso sarà per tutti. Il Pakistan,
pertanto, auspica la cessazione immediata delle ostilità e la ripresa della
diplomazia. Il Pakistan è sempre stato un promotore di pace e ha mantenuto una
posizione di principio contro qualsiasi violazione della Carta delle Nazioni
Unite o del diritto internazionale.
Il suo Paese è al centro di questo conflitto: Islamabad condivide un lungo
confine con Teheran.
Con l’Iran il Pakistan condivide non solo 900 km di confine, ma anche oltre 1000
anni di storia di fede e fiducia comuni. Il Pakistan si trova in una posizione
unica in questo conflitto; godiamo di consolidate relazioni strategiche con
tutti gli attori coinvolti. Dall’Arabia Saudita all’Oman, dalla Turchia
all’Azerbaigian, il primo ministro Shehbaz Sharif mantiene stretti contatti con
i leader di tutte le nazioni musulmane amiche, nonché con gli Stati Uniti, e
richiede l’immediata ripresa della diplomazia, del dialogo e della
de-escalation. Se l’Unione Europea non insiste sul “ritorno del diritto
internazionale” nel dibattito, rischia di prevalere la legge della giungla e del
più forte. In questo ultimo conflitto semplicemente non esiste una soluzione
militare. Si sta allargando e infuria con altissimi costi umani e materiali.
Un altro conflitto può acuirsi nella regione: quello tra il suo Paese e l’India.
Al centro dello scontro c’è il diritto di uso delle risorse idriche.
Un conflitto tra Pakistan e India si sta sviluppando silenziosamente ma
pericolosamente. Ci sono sistematiche violazioni della Carta delle Nazioni Unite
e del diritto internazionale, del “Trattato sulle acque dell’Indo del 1960” (si
tratta dell’Indus Water Treaty, ndr), che l’India continua a minare con la sua
idea errata di “armare le acque”: in modo estremamente irresponsabile, manipola
il flusso dell’acqua e nega la condivisione delle risorse idriche rilevanti. Non
è altro che la ricetta per un potenziale disastro.
Considerando la persistente instabilità nella regione del Kashmir, quali
dinamiche possono influenzare l’evoluzione della situazione nei prossimi mesi?
Il Kashmir rimane il punto irrisolto più longevo nell’agenda del Consiglio di
Sicurezza dell’Onu dal 1948. Se l’impatto economico dei conflitti tra Russia e
Ucraina e tra Iran e Stati Uniti sta paralizzando le economie globali, la posta
in gioco per tutti in caso di una guerra su vasta scala tra il Pakistan e
l’India, entrambi dotati di armi nucleari, avrebbe conseguenze senza precedenti.
Solo nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale
il mondo sarà un posto migliore.
L'articolo Iran, l’ambasciatore Javed (Pakistan): “L’Ue usa doppi standard, è
pericoloso. Insista sul ritorno al diritto internazionale” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - India
Gli Usa allentano le sanzioni sulla Russia, consentendo alle raffinerie indiane
di acquistare milioni di barili di petrolio del Cremlino, a patto che sia stato
caricato sulle petroliere entro il 5 marzo 2026. La mossa prevede “una deroga
temporanea di 30 giorni” e fino agli inizi di aprile, ha riferito il segretario
al Tesoro Scott Bessent in un post serale su X: “Questa misura, deliberatamente
a breve termine, non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo,
poiché autorizza solo transazioni che riguardano petrolio già bloccato in mare”,
ma “allevierà la pressione causata dal tentativo dell’Iran di prendere in
ostaggio l’energia globale”, “per consentire al petrolio di continuare a fluire
nel mercato globale”. “L’India è un partner essenziale degli Stati Uniti e
prevediamo che Nuova Delhi aumenterà gli acquisti di petrolio statunitense”, ha
aggiunto Bessent.
L’accordo commerciale chiuso da Trump con l’India imponeva a Nuova Delhi
l’acquisto di petrolio da altri fornitori: stop alle importazioni a basso costo
dalla Russia, per non foraggiare la macchina bellica di Putin. Il presidente Usa
aveva usato la minaccia dei dazi al 50% sui prodotti indiani importati, per
indurre l’India ad accettare l’intesa. L’India si è rivolta ai Paesi del Golfo
per acquistare i barili, ma la guerra in Iran e le tensioni sulla rotta
commerciale dello stretto di Hormuz rischiavano di lasciare a secco l’industria
indiana. Ecco perché gli Usa hanno lasciato uno spiraglio di 30 giorni. Ora la
Russia tornerebbe in una posizione di vantaggio nel mercato del greggio, e
secondo il New York Times “dovrebbe anche essere in grado di applicare prezzi
più alti”.
L'articolo L’india torna al petrolio russo: 30 giorni di deroga alle sanzioni
Usa. E ora Putin potrebbe alzare il prezzo del suo greggio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ci sono storie che sembrano scritte apposta per ricordarci che, a volte,
stabilità e sicurezza non coincidono con la felicità. Quella di Shubham Vaidkar
è una di queste. Prima di diventare uno dei volti scelti da Giorgio Armani,
infatti, Shubham indossava il caschetto da ingegnere civile e lavorava nei
cantieri edili dell’India, mestiere per cui aveva studiato e lavorato per
necessità economica.
DAL “POSTO FISSO” ALLE PASSERELLE
Intervistato da Vanity Fair, il modello ha ripercorso la genesi di un
cambiamento radicale, nato non da un capriccio improvviso ma da una lenta presa
di coscienza. “L’ingegneria mi sembrava un percorso sicuro”, ha raccontato
Vaidkar. “All’inizio, la carriera da modello non pagava così tanto da poter
avere una stabilità economica: continuare a lavorare come ingegnere civile per
mantenermi era una necessità”. Eppure, alla fine la passione per la moda ha
avuto la meglio anche sul “posto fisso”: “Ho sempre sentito che c’era un lato
creativo in me che non stava trovando spazio”, ha spiegato. La molla che ha
fatto scattare il cambiamento definitivo è stata una delle più potenti leve
umane: “La mia decisione è stata dettata più dalla paura di vivere con il
rimpianto di non averci mai provato”.
LA CONSACRAZIONE CON RE GIORGIO
Il salto nel buio si è trasformato in un atterraggio morbido sulle passerelle
più prestigiose del mondo. Vaidkar ha sfilato per ben cinque volte consecutive
per Giorgio Armani, un traguardo che lui stesso definisce “surreale”. “È stato
il punto in cui tutto è diventato reale: passare da un mondo più circoscritto,
locale, ed entrare in un contesto internazionale”, ha confessato a Vanity Fair.
“Ricordo di aver pensato: ‘Questa è una cosa che una volta guardavo solo online…
e ora la sto effettivamente vivendo'”. Dell’esperienza con il Maestro della moda
italiana, Shubham porta a casa una lezione di rigore: “Armani non è solo un
marchio, è storia, è eleganza, è uno standard. La professionalità qui è su un
altro livello. Tutto è estremamente preciso: i fitting, il grooming, le prove.
Mi ha insegnato disciplina”.
LA REALTÀ DIETRO IL GLAMOUR
Nonostante il successo, Vaidkar mantiene i piedi ben piantati a terra, forse
grazie al suo background sportivo. In India, infatti, gioca a cricket a livello
professionale a Mumbai, una passione che considera complementare alla moda: “Mi
ha insegnato la concentrazione e come gestire la pressione, il che mi aiuta
anche molto come modello. Traggo molta ispirazione dagli atleti, perché la loro
mentalità è molto simile”. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica e Vaidkar
ammette che, talvolta, la nostalgia per la vecchia vita si fa sentire: “A volte
mi manca la stabilità. La fashion industry è eccitante, ma è anche incerta.
Nell’ingegneria, sai quale sarà il tuo prossimo passo, mentre come modello è un
continuo mettersi alla prova”.
IL FUTURO: ISPIRARE GLI “OUTSIDER”
Guardando al domani, l’ambizione di Shubham va oltre le copertine. Il suo
obiettivo è diventare un esempio per chi non ha un percorso canonico alle
spalle: “Vorrei costruire qualcosa che vada oltre la semplice attività di
modello”, ha concluso. “Mi piacerebbe creare opportunità per altri che
provengono da background non tradizionali e mostrare loro che non per forza devi
rimanere bloccato a una sola possibilità”.
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L'articolo “Ho lasciato il mio lavoro di ingegnere civile per fare il modello di
Giorgio Armani, è tutto surreale ma a volte mi manca il vecchio lavoro”: la
storia di Shubham Vaidkar proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo il recente accordo di libero scambio tra Unione europea e India (definito
il più ampio e ambizioso mai firmato dalle due parti), il primo ministro indiano
Narendra Modi ha siglato un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Ad
annunciarlo è stato il presidente Donald Trump sottolineando che l’India ha
promesso di non acquistare più petrolio russo, e in cambio gli Usa ridurranno i
dazi.
“È stato un onore parlare con il premier Modi ed è uno dei miei più grandi
amici. Ha accettato di smettere di acquistare petrolio russo e di acquistarne
molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela. Questo aiuterà
a porre fine alla guerra in Ucraina“, ha scritto Trump sul suo social Truth.
“Con effetto immediato”, rende noto il tycoon, gli Usa applicheranno una tariffa
reciproca ridotta, abbassandola dal 25% al 18%. L’India, di contro, “si
impegnerà a ridurre a zero le proprie tariffe e le barriere non tariffarie nei
confronti degli Stati Uniti”. Modi “si è anche impegnato ad acquistare prodotti
americani in misura molto maggiore, per un valore di oltre 500 miliardi di
dollari, in energia, tecnologia, prodotti agricoli, carbone e molti altri
prodotti statunitensi”, ha messo in evidenza Trump. “Il nostro straordinario
rapporto con l’India si rafforzerà ulteriormente in futuro. Io e Modi siamo due
persone che portano a termine i progetti, qualcosa che non si può dire della
maggior parte delle persone”, ha concluso al termine del colloquio telefonica
con il premier indiano.
Poco dopo è lo stesso Modi a ringraziare il presidente Usa. “È stato fantastico
parlare oggi con il mio caro amico, il presidente Trump. Sono lieto che i
prodotti ‘Made in India’ avranno dazi ridotti al 18%. Un grande grazie al
presidente Trump, a nome degli 1,4 miliardi di persone dell’India, per questo
splendido annuncio”. Ha commentato il premier indiano. “Quando due grandi
economie e le più grandi democrazie del mondo lavorano insieme, questo va a
beneficio dei nostri popoli e apre immense opportunità di cooperazione
reciprocamente vantaggiosa”, ha scritto Mosi su X, aggiungendo che “la
leadership del presidente Trump è fondamentale per la pace, la stabilità e la
prosperità globali. L’India sostiene pienamente i suoi sforzi per la pace. Non
vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con lui per portare la nostra
partnership a livelli senza precedenti”, ha concluso.
L'articolo Trump annuncia accordo commerciale con l’India: “Modi non acquisterà
più petrolio russo. Da oggi dazi al 18%” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Immerso nella neve, un cane Pitbull ha vegliato i corpi di due adolescenti morti
durante una bufera di neve sull’Himalaya. La storia del cane e la morte tragica
dei due giovani è stata riporata dai media indiani. I ragazzi, Viksit Rana e il
cugino Piyush Kumar, erano partiti lo scorso 22 gennaio per un’escursione in
alta quota sull’Himalaya, con l’obiettivo di girare video estremi da condividere
sui loro profili social. Come riportato dalle autorità, le vittime avevano
attrezzatura da trekking, una tenda, sacchi a pelo e viveri. Viksit, uno dei due
ragazzi, aveva portato con sé Sherru, il Pitbull che ha vegliato sul suo padrone
e sul ragazzo tra la neve.
Gli scalatori sono stati sorpresi da una violenta tempesta di neve, abbattutasi
sull’area di Bharmour, nello Stato indiano dell’Himachal Pradesh. Le temperature
sono precipitate fino a meno nove gradi. A causa delle condizioni meteo estreme,
i soccorritori non sono riusciti a intervenire tempestivamente. Il 26 gennaio, 4
giorni dopo la scomparsa dei ragazzi e del loro cane, le squadre di emergenza e
alcuni abitanti locali sono riusciti a raggiungere l’accampamento. Una volta
giunte sul luogo, le persone hanno trovato il cane accanto al corpo di Piyush.
Circa 100 metri più in basso è stato ritrovato il corpo di Viksit.
Dinesh Kumar Sharma, vice sovrintendente di polizia del distretto di Chamba, ha
spiegato ai media locali: “Per tutti e quattro i giorni, nonostante la bufera e
il freddo intenso, il cane non ha lasciato i corpi dei suoi proprietari. Non ha
mangiato nulla e non si è nemmeno spostato dal posto”.
L’uomo ha aggiunto: “Quando i soccorritori hanno tentato di portare via il corpo
del ragazzo, il cane si è lanciato contro di loro. Solo dopo è stato possibile
convincerlo a permettere il recupero”. Secondo quanto riferito dalla polizia,
durante la bufera Viksit ha contattato un amico chiedendo aiuto. Poco dopo, il
telefono del ragazzo si è spento. Il deputato locale Dr Janak Raj ha dichiarato:
“L’animale è stato portato in salvo e consegnato alla famiglia. Il cane
apparteneva a Viksit Rana, ma è stato trovato a fare la guardia accanto al corpo
di Piyush”.
> ❤️????In Himachal Pradesh’s Chamba, a pet dog guarded its owner’s body for 4
> days—braving hunger and cold.
>
> The owner was among 2 boys (19 & 13) who went missing while trekking near
> Bharmani Mata Temple on Jan 23. When rescuers arrived, the exhausted dog was
> still keeping watch. ???????? pic.twitter.com/AkiN8LVHJO
>
> — Subodh Srivastava (@SuboSrivastava) January 27, 2026
L'articolo “Non ha mai lasciato i corpi, non ha mangiato e non si è mai spostato
da lì nonostante la bufera”: il cane Sherru ha vegliato su due ragazzi morti
proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Ue e l’India hanno concluso il 27 gennaio 2026 un accordo di libero scambio
che vuole rafforzare i legami economici e politici tra la seconda e la quarta
economia mondiale e che coinvolge 2 miliardi di persone, in un momento di
crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche globali. Von der Leyen e
Costa, presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, e il premier
indiano Narendra Modi, molto amico di Giorgio Meloni, hanno festeggiato la firma
dell’accordo a New Delhi al termine del 16esimo vertice Ue-India. L’Ue e l’India
hanno già in essere scambi di beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi
di euro all’anno e si prevede che l’accordo raddoppierà le esportazioni di beni
dell’Ue verso l’India entro il 2032.
Dal punto di vista economico, l’India è una delle economie a crescita più rapida
del mondo. Con un Pil stimato in 4.18 trilioni di dollari, nel dicembre 2025
l’India ha comunicato al mondo di essere diventata la quarta potenza economica,
superando il Giappone, mettendosi all’inseguimento di Germania, Cina e Usa.
Gli indiani stanno cercando di creare un modello di sviluppo autonomo rispetto a
quello cinese che potrebbe essere considerato per loro come un modello
possibile. Troppe le differenze culturali, imprenditoriali e manageriali. Un
problema evidente è stato il passaggio rapido dal settore agricolo all’economia
dei servizi senza passare attraverso una vera “rivoluzione industriale” basata
sulla manifattura che è sicuramente meno sviluppata di quello che dovrebbe
essere, e alla cui crescita gli europei e gli italiani stanno già contribuendo
fattivamente attraverso aziende che hanno localizzato in India produzioni
strategiche.
Scambi commerciali Ue-India; Fonte Consiglio d’Europa
L’India è il decimo partner commerciale dell’Ue mentre l’Ue è il secondo partner
commerciale dell’India. Oltre 6mila imprese europee sono presenti in India
creando direttamente 1,7 milioni di posti di lavoro e indirettamente 5 milioni.
L’Ue vuole ora entrare nel mercato dell’automotive indiano, il terzo al mondo,
di fatto dominato dai locali, dai cinesi e dai coreani, e in cui l’impatto
dell’auto elettrica è ancora molto modesto, con tassi di inquinamento nei centri
urbani spesso preoccupanti.
La classe media indiana sta crescendo e crescono anche i ricchi indiani con
stili di vita simi ai pari reddito occidentali. I loro consumi si stanno sempre
più orientando verso i gusti europei creando un gigantesco mercato per i
prodotti che arrivano dal nostro continente e dall’Italia in particolare, che è
sempre molto apprezzata in India. In testa alle esportazioni indiane ci sono
ferro e acciaio e il premier Modi punta anche su tessile e farmaceutico, ma
soprattutto vuole mantenere alte le quote dell’acciaio bypassando dazi e tasse
green.
Ma oltre a ciò, l’India sta cercando di incrementare i suoi rapporti nei settori
tecnologico e scientifico con l’Europa dopo che Usa e Cina stanno diventando
sempre più chiuse e autocratiche negli ambiti che hanno valore strategico e
geopolitico prioritario. Settori come tecnologia dell’informazione,
farmaceutica, spazio e servizi digitali sono i motori principali dello sviluppo
tecnologico e scientifico indiano. Città come Bangalore, Hyderabad e Pune sono
veri hub tecnologici globali. L’India è conosciuta in tutto il mondo per le sue
aziende dell’informatica e nell’intelligenza artificiale. L’India è la farmacia
del mondo, dove si producono i semilavorati chimici e biologici che poi sono
utilizzati dalle maggiore aziende farmacologiche mondiali e sta facendo cose
importanti nei diversi settori delle biotecnologie.
L’agenzia spaziale nazionale dell’India (Isro) ha mandato sulla Luna un rover
nel 2023 e punta a uno sviluppo importante di lanciatori e missioni. Le startup
indiane hanno prodotto più di 100 unicorni ovvero aziende che hanno ottenuto una
quotazione di mercato superiore al miliardo di dollari. Si tratta principalmente
di aziende del settore fintech, AI, e-commerce, space-tech e biotech.
L'articolo L’India firma l’accordo di libero scambio con l’Ue: così tenta un
modello di sviluppo autonomo rispetto alla Cina proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ragazzi, 10 giorni non ho resistito. Erano 12,5 ore di meditazione al giorno”.
Così Achille Costacurta ha mollato il colpo e ha abbandonato il ritiro
spirituale in India. Il figlio 21enne di Alessandro Costacurta e Martina
Colombari lo ha condiviso sui social con i suoi follower.
“Dopo 70 ore ho preferito andare via. – ha continuato – Non riuscivo più a
tenere la concentrazione, essendo il mio primo approccio a questo mondo sono
comunque molto soddisfatto”. Si conclude così l’esperienza “mistica” del figlio
d’arte che appena una settimana fa aveva proprio annunciato la posa dai social.
Nel ritiro a Calcutta in India le regole erano ferree, distacco totale dal mondo
reale: “No telefono, non si può parlare, non si può leggere, non si può
scrivere, non si può fumare e solo verdure”, aveva dichiarato Costacurta Junior.
Una volta uscito dal ritiro spirituale, Achille è salito su un motorino per
sfrecciare tra le strade di Calcutta. Ma non è tutto perché arriverà un nuovo
progetto ideato con l’amico Marco Del Torchio: “Dal 2026 ho filmato praticamente
tutto, ogni giorno. Tra poco usciranno degli episodi sulla mia vita. Voglio
portarvi con me e raccontarvi solo la verità per come sono davvero nella vita
quotidiana. Non voglio insegnare niente a nessuno, voglio solo raccontare quello
che vivo, nel bene e nel male”.
Martina Colombari a “Verissimo” aveva condiviso le difficoltà e le
preoccupazioni come madre per le sorti del figlio: “Con Achille ho sempre fatto
il carabiniere, che può essere utile fino a un certo punto perché non puoi
essere il controllore di tuo figlio. Il fatto che la diagnosi di ADHD sia
arrivata tardi non ha aiutato la vita di mio figlio. Sono stati periodi
difficili, molto difficili. Non sono una madre coraggio, ho fatto quello che
ogni madre avrebbe fatto, ho cercato di esserci, di tenerlo per mano”.
L'articolo “Erano 12,5 ore di meditazione al giorno, non ho resistito. Non
riuscivo più a tenere la concentrazione”: Achille Costacurta ha abbandonato il
ritiro spirituale in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un accordo di libero scambio definito il più ampio e ambizioso mai firmato dalle
due parti, che rafforza i legami tra la seconda e la quarta economia del mondo.
E’ stato annunciato dall’Unione europea e dall’India a Nuova Delhi in occasione
del 16° Vertice UE-India. “In un mondo sempre più instabile, l’Europa sceglie la
cooperazione e i partenariati strategici”, ha dichiarato la presidente della
Commissione europea Ursula von der Leyen, in quello che molti analisti
considerano un messaggio e una risposta alle politiche di Donald Trump.
L’Ue e l’India scambiano già beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro
l’anno, sostenendo circa 800 mila posti di lavoro nell’Unione. Secondo le stime
dell’esecutivo comunitario, l’intesa consentirà di raddoppiare le esportazioni
di beni europei verso il gigante asiatico entro il 2032, grazie all’eliminazione
o alla riduzione dei dazi sul 96,6% delle esportazioni europee. Il risparmio
complessivo per le imprese dell’UE è stimato in circa 4 miliardi di euro l’anno.
Al centro dell’intesa c’è il settore agroalimentare, caratterizzato da elevati
livelli di protezione tariffaria in India, con dazi medi superiori al 36% e
punte fino al 150%. L’accordo prevede una riduzione significativa dei dazi su
numerosi prodotti europei: quelli sui vini scenderanno dal 150% al 75%
all’entrata in vigore e successivamente fino al 20%; i dazi sull’olio d’oliva
passeranno dal 45% allo 0% nell’arco di cinque anni; per i prodotti agricoli
trasformati, come pane, biscotti e dolciumi, è prevista l’eliminazione di dazi
fino al 50%.
Parallelamente, Bruxelles ha escluso dalla liberalizzazione i settori agricoli
considerati più sensibili. Restano integralmente protetti prodotti come carne
bovina, carne di pollo, riso, zucchero, latte in polvere, miele, banane, grano
tenero, aglio ed etanolo. Su queste categorie l’Unione manterrà le attuali
tariffe doganali e i meccanismi di gestione del mercato. Nel caso della carne
bovina e avicola, settori che coinvolgono milioni di aziende agricole e un
valore di produzione annuo superiore rispettivamente a 80 e 40 miliardi di euro
nell’UE, non è prevista alcuna concessione tariffaria. Analoga esclusione
riguarda il riso e lo zucchero, comparti strategici per la sicurezza alimentare
europea e caratterizzati da sistemi di sostegno specifici.
Per alcuni prodotti è stata invece prevista un’apertura limitata tramite
contingenti tariffari calibrati. L’UE introdurrà quote controllate per
importazioni di carne ovina e caprina, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle
essiccate, rum a base di melassa e amidi, con volumi definiti e dazi ridotti
applicabili solo entro i limiti stabiliti. L’accordo include inoltre un
meccanismo di salvaguardia bilaterale che consente di reintrodurre
temporaneamente misure di protezione in caso di perturbazioni del mercato
direttamente riconducibili all’intesa.
Nel 2024 le esportazioni agroalimentari dell’Ueverso l’India ammontavano a circa
1,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% delle esportazioni agroalimentari
complessive europee. Secondo la Commissione, l’accordo offre un accesso al
mercato agricolo indiano più ampio rispetto a quanto previsto in altri accordi
commerciali conclusi dall’India, inclusi quelli con Regno Unito e Australia.
Tutte le importazioni indiane continueranno a essere soggette alle norme europee
in materia di sicurezza alimentare, salute umana, animale e vegetale. L’UE
manterrà piena autonomia nella definizione dei propri standard e rafforzerà i
controlli alle frontiere e gli audit nei Paesi terzi. È inoltre previsto il
proseguimento delle valutazioni d’impatto sugli standard di produzione, in
particolare per pesticidi e benessere animale.
Nel quadro del vertice è stato avviato anche un Partenariato UE-India per la
sicurezza e la difesa, che rafforza la cooperazione su sicurezza marittima,
contrasto alle minacce informatiche, antiterrorismo e spazio. I leader hanno
inoltre deciso di avviare negoziati per un accordo sulla sicurezza delle
informazioni e di rafforzare la cooperazione su tecnologie critiche, ricerca e
innovazione, rinnovando l’accordo scientifico fino al 2030. L’accordo dovrà ora
essere sottoposto a revisione giuridica, approvato dal Consiglio e dal
Parlamento europeo e successivamente ratificato dall’India prima dell’entrata in
vigore.
L'articolo Ue-India, firmato un accordo storico di libero scambio: “4 miliardi
di dazi in meno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
India e Unione Europea potrebbero annunciare già domani la firma di un accordo
commerciale che genererà un interscambio miliardario e con enormi prospettive di
crescita. Basti pensare che nel 2024 il commercio di beni fra le due regioni
valeva 120 miliardi di euro e più precisamente un import dall’India da 71,4
miliardi e un export europeo da 48,8 miliardi.
Ma le merci europee dirette all’India sono attualmente limitate da vincoli
commerciali e normativi che i nuovi accordi dovrebbero allentare, gli stessi che
hanno “azzoppato” l’export di vetture Made in Europe verso il Paese. L’accordo
garantirebbe una significativa riduzione dei dazi imposti da Nuova Delhi
all’export europeo: le tariffe doganali sulle auto importate dall’europa nel
Paese asiatico dovrebbero ridursi dall’attuale 110% al 40%, con la prospettiva
di scendere fino al 10% nei prossimi anni. Il governo indiano avrebbe già
accettato di tagliare immediatamente i dazi al 40% su 200 mila veicoli termici
con un prezzo di importazione superiore ai 15 mila euro. Il taglio dei dazi non
si applicherà però alle vetture elettriche.
Il raggiungimento dell’accordo sarebbe una boccata di ossigeno per i costruttori
europei, che a causa dei dazi vigenti non sono mai riusciti a esprimere il loro
potenziale sul mercato automotive indiano, il terzo più importante del mondo.
Peraltro colossi come Volkswagen, Mercedes o Renault possiedono fabbriche e
attività commerciali locali, limitate però dai dazi sull’importazione di
componenti e dalle difficoltà di collaborazione con la filiera indiana.
Oltre all’accordo commerciale, è prevista la definizione di strategia congiunta
attraverso cui saranno definite oltre 100 iniziative su sostenibilità, energia
pulita, tecnologia, innovazione, mobilità, governance globale e connettività, da
portare avanti nel corso del prossimo lustro.
L'articolo India-UE verso accordo sulle tariffe, svolta miliardaria per l’auto
europea proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prima la denuncia della truffa subita a Melbourne, in Australia, poi la
decisione di chiudersi in un retreat in India. Nel giro di poche ore, Achille
Costacurta ha condiviso sui social questi aggiornamenti sul viaggio personale
intrapreso nelle ultime settimane tra Australia e Asia.
Il primo racconto arriva dall’Australia, dove il figlio di Martina Colombari e
Billy Costacurta si trova per seguire dal vivo gli Australian Open 2026. In un
video diventato rapidamente virale, Achille spiega di essere stato truffato dopo
aver ordinato del cibo tramite Uber Eats: “Sono stato truffato in Australia”,
esordisce. Secondo quanto racconta, l’app segnalava la consegna come avvenuta,
ma una volta sceso alla reception dell’hotel il pacco non c’era: “Ho contattato
il servizio clienti e mi ha mandato una foto come prova del cibo consegnato”,
spiega. A quel punto, Costacurta ha chiesto alla sicurezza dell’albergo di poter
visionare le immagini delle telecamere. Dalle riprese, sostiene, si vede la
donna incaricata della consegna mentre “fa la foto del pacco davanti all’hotel e
poi se lo rimette in macchina”. Un dettaglio che lo ha colpito ulteriormente
riguarda l’auto usata dalla rider, descritta come “una macchina da oltre 50 mila
euro”: “Se l’avesse fatto in buona fede per portare il cibo ai figli era un
discorso, però così no”, commenta.
Quindi, poche ore dopo, sempre attraverso Instagram, ecco che Achille Costacurta
annuncia la novità: “Ci vediamo tra 10 giorni”, scrive, spiegando di stare per
entrare in “un retreat di meditazione a Calcutta, in India”. Le regole del
ritiro sono rigorose: “Niente telefono, non si può parlare, non si può leggere,
non si può scrivere, non si può fumare e solo verdure”, ha spiegato, chiarendo
che il reel che i follower vedranno online nei prossimi giorni sul suo profilo è
stato registrato e programmato in precedenza, per cui non sarà uno “sgarro” alle
regole del retreat.
L'articolo “10 giorni senza telefono, non si può parlare, non si può leggere,
non si può scrivere, non si può fumare e solo verdure”: Achille Costacurta va in
un retrat in India proviene da Il Fatto Quotidiano.