Non sarà indolore per il centrodestra la scissione di Roberto Vannacci dalla
Lega. La lista Futuro Nazionale del generale e ormai ex vicesegretario del
Carroccio, stando a un sondaggio di YouTrend per Sky TG24, è destinata a dragare
voti principalmente alla coalizione. E, sorpresa, ne toglierà più a Fratelli
d’Italia che al partito guidato da Matteo Salvini pescando in seconda battuta
anche da indecisi e astenuti. Risultato finale? La prima rilevazione realizzata
per il canale all news colloca Futuro Nazionale al 4,2%, risultando poco al di
sopra della soglia di sbarramento nazionale anche in caso di aumento dal 3% al
4%.
IL SONDAGGIO SU FUTURO NAZIONALE: DOVE PRENDE I VOTI
Stando alle intenzioni di voto, Vannacci eroderebbe consensi soprattutto a
destra: Fratelli d’Italia perderebbe l’1,1% e la Lega lo 0,9%, mentre sarebbe
contenuto l’impatto su Forza Italia (-0,2%). L’analisi dei flussi elettorali
chiarisce la natura della nuova lista: poco meno della metà degli elettori della
lista Vannacci proviene dall’area della destra parlamentare, ma una quota
rilevante arriva da formazioni minori, dall’area sovranista extraparlamentare
comprese Italia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e Alternativa Popolare di
Stefano Bandecchi. Solo il 13,5% dei voti di Futuro Nazionale sarebbe invece
frutto del ritorno alle urne di astenuti e indecisi. “Nel complesso, i dati
suggeriscono – sostiene YouTrend – che in questa prima fase la lista di Vannacci
potrebbe emergere più come fattore di redistribuzione interna all’area di destra
e come canale di mobilitazione di elettori periferici o disallineati”.
LA FIDUCIA IN VANNACCI AL 14%
Per quanto riguarda la fiducia personale nell’europarlamentare, al momento si
ferma al 14% tra chi lo conosce. Mentre ben il 53% non ripone fiducia nel nuovo
leader di Futuro Nazionale. Il giudizio è ovviamente particolarmente
polarizzato: “Giudizi relativamente più positivi tra gli elettori di Fratelli
d’Italia, Forza Italia e Lega, e livelli di sfiducia quasi totali tra gli
elettori di Pd e Alleanza Verdi-Sinistra”, sentenzia YouTrend. Una quota
rilevante di elettori di centrodestra sospende invece il giudizio, rifugiandosi
nel “non so”: una posizione che accomuna il 48% degli elettori leghisti prende
questa posizione.
L'articolo Il primo sondaggio su Futuro Nazionale: è oltre il 4%, Vannacci ruba
più voti a FdI che alla Lega proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Fratelli d'Italia
Vota Sì contro i giudici che “rimettono in libertà i clandestini“. Anzi, contro
i “disegni politici” della “magistratura rossa” che impedisce i rimpatri e i
trasferimenti dei migranti in Albania. Ma soprattutto “per una giustizia più
efficace, veloce, giusta“. Mentre il video dello storico Alessandro Barbero
viene oscurato da Facebook perché etichettato come “falso” da un fact-checking
di Open, sui social del primo partito italiano compaiono ogni giorno messaggi
ingannevoli sul contenuto della riforma Nordio: tutti accompagnati da uno slogan
che contraddice le affermazioni dello stesso ministro, secondo cui la legge
costituzionale “non influisce sull’efficienza della giustizia“ e d’altra parte
“nessuno lo ha mai preteso”. O quelle di Giulia Bongiorno, presidente leghista
della Commissione Giustizia del Senato: “Ma chi è che ha detto che questa
riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante
può pensare una cosa del genere!”.
Da qualche settimana Fratelli d’Italia ha messo il turbo alla campagna per il Sì
al referendum. I primi cartelloni del comitato “Sì Riforma“, ispirato dai
partiti di governo, sono apparsi nelle strade delle grandi città (firmati
“Gruppi Camera e Senato di Fratelli d’Italia, perché gli alleati non ci hanno
messo i soldi). E sulle pagine Facebook e Instagram dei meloniani hanno iniziato
a moltiplicarsi le “card” con il logo del partito accanto a quello del comitato:
immagini create con l’intelligenza artificiale accompagnate da messaggi che
aizzano gli elettori contro i magistrati. Ad esempio, due anziani leggono un
giornale (finto) dal titolo “Scippa signora di 90 anni“. Scritta in
sovrimpressione: “Tanto non gli faranno nulla. La toga rossa lo libererà dopo
qualche giorno”. Una famiglia fa colazione guardando in tv un servizio
(altrettanto finto) su una “Donna violentata in strada da due clandestini”:
“Tanto i rimpatri del governo Meloni trovano l’opposizione di certi magistrati“.
O ancora: “Il governo trasferisce gli immigrati in Albania, la magistratura
rossa lo impedisce”.
Ovviamente, la riforma costituzionale – che si occupa di separazione delle
carriere e dei Csm – non avrà e non potrà avere alcun effetto sulle decisioni
dei magistrati. Ma altrettanto ingannevole è lo slogan riportato in tutte le
card: “Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 vota Sì per una giustizia più
efficace, veloce, giusta”. Un messaggio diverso da quello scelto i cartelloni,
dove invece si legge solo “Referendum giustizia. Finalmente si cambia”. E il
doppio binario potrebbe avere una ragione ben precisa, legata al privilegio
concesso da Meta (l’azienda che gestisce Facebook e Instagram) agli account
politici, liberi di spacciare fake news senza rischiare conseguenze come quelle
riservate a Barbero. Quella delle card di FdI, infatti, è una fake news a tutti
gli effetti: che la giustizia possa diventare “più giusta” con la riforma è
discutibile, ma di certo non sarà più efficace né più veloce, perché nessuna
delle modifiche alla Costituzione impatta sul suo funzionamento concreto. Lo
hanno sempre riconosciuto anche i sostenitori del Sì e lo stesso ministro
Nordio: “Non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i
processi più veloci”, ha sottolineato, definendo la celerità della giustizia una
questione “secondaria“. Ultimamente però si dev’essere reso conto che il
messaggio non aiuta la causa del Sì. E quindi, in alcune interviste, ha
sostenuto che la riforma aiuterà a velocizzare i processi perché la nuova
giustizia disciplinare (sottratta al Csm e affidata a un organo esterno, l’Alta
Corte) sanzionerà più severamente i magistrati pigri e lenti nel depositare
sentenze. Così i gestori degli account social di FdI, in un’altra delle loro
card, possono fargli dichiarare trionfalmente “Sentenze più veloci“. Con tanti
saluti alle fake news.
L'articolo “Vota Sì per una giustizia più efficace e veloce”: lo slogan-bufala
di FdI per il referendum (smentito anche da Nordio) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Bagarre nell’aula della Camera tra maggioranza e opposizione, con la presidente
Anna Ascani che interviene più volte per richiamare alla calma i deputati. A
scatenare le proteste le parole del deputato di Fratelli d’Italia, Paolo
Trancassini che definisce “pregiudicata” la 5 stelle Chiara Appendino, puntando
il dito contro l’ex sindaca di Torino per aver dato della ‘tronista‘ alla
presidente del Consiglio. In realtà la parola usata da Appendino è ‘cronista’ ma
lo ‘scambio di consonante’ scatena un acceso botta e risposta in aula. “Chiedo –
dice Trancassini – di stigmatizzare l’intervento della pregiudicata Appendino.
Ha dato per due volte della ‘tronista’ alla presidente del Consiglio. È una cosa
che non fa parte della dialettica parlamentare. Sul fatto che abbia dato della
pregiudicata alla collega mi attengo ai fatti di cronaca. Una persona condannata
in via definitiva in questa nazione è un pregiudicato”. Parole che scatenano la
reazione del M5s prima e di Avs subito dopo. “Si apra un procedimento
disciplinare nei confronti del questore che offende in maniera gratuita. Non
esiste che si dia del pregiudicato a un altro collega. Non cada nel vuoto una
offesa del genere”, dice la deputata del M5s Carmela Auriemma.
L'articolo Appendino dà della “cronista” a Meloni, ma FdI capisce “tronista” e
scoppia la bagarre alla Camera – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nicola Gratteri favorevole alla riforma sulla separazione delle carriere? È
questo quello che hanno potuto pensare alcuni utenti dopo aver visto un post
della pagina facebook di Fratelli d’Italia. Almeno secondo il procuratore di
Napoli che ha deciso di denunciare il partito della premier Giorgia Meloni. “La
Costituzione e la democrazia sono prioritarie. Non si toccano. Provvederò a
denunciare nelle sedi opportune quanto accaduto per chiedere gli accertamenti
del caso“, si legge nella nota diffusa dal capo dell’ufficio inquirente
partenopeo.
Il tema è ovviamente quello del referendum sulla giustizia. Il procuratore
Gratteri è tra i sostenitori del No, ma Fratelli d’Italia ha cercato di far
credere ai suoi follower come al contrario il magistrato sostenga le ragioni del
sì. Come? Pubblicando un video, senza contesto, di un vecchio intervento in cui
Gratteri critica le correnti della magistratura e auspica il sorteggio per il
Csm. Nel post si legge: “Sì, con il sorteggio metteremo la parola fine alle
correnti politicizzate in magistratura. Gratteri, sì. Riformiamola”.
Un’associazione che distorce il reale pensiero del procuratore di Napoli. Che
scrive: “Con riferimento alla diffusione di un mio vecchio intervento sulle
correnti, che un partito politico sta associando alle sue ragioni del sì al
referendum, tengo a precisare due cose: nessun partito è stato da me autorizzato
ad associare il mio nome a questa campagna referendaria; il testo proposto per
questo referendum per il sorteggio del Csm, temperato per i politici e secco per
i magistrati, è molto lontano da quella che era la mia idea”.
Gratteri quindi denuncia Fratelli d’Italia per l’uso di un suo video per
veicolare informazioni distorte e per minare la credibilità del suo pensiero, ma
sottolinea anche come il sorteggio inserito nella loro riforma sia distante
dalla sua idea. La nota poi si conclude con una ulteriore precisazione: “Ma
soprattutto a fronte della perdita di autonomia della magistratura e di un
indebolimento dell’equilibrio democratico tra i poteri dello Stato, sancito
dalla nostra costituzione – scrive Gratteri – ribadisco che sono contrario a
tutta la modifica proposta, compreso il sorteggio proposto”.
L'articolo Gratteri denuncia Fratelli d’Italia: “Usato un mio vecchio video per
associarlo alle ragioni del sì al referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Seppur a bassa tensione, le schermaglie tra Fratelli d’Italia e Lega non si
fermano mai. E sullo sfondo resta il decreto Ucraina, con i distinguo del
Carroccio. L’ultimo scontro tra il partito di maggioranza relativa e l’alleato
di governo si consuma attorno all’operazione Strade sicure, quella che da quasi
vent’anni vede i militari dell’Esercito impegnati nel pattugliamento delle
grandi città. È bastata una frase del capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan,
a scatenare la reazione stizzita dell’omologo leghista Massimiliano Romeo. I
soldati impegnati in Strade Sicure vanno aumentati, come chiede Matteo Salvini,
o diminuiti, come dice Guido Crosetto? “Ha ragione il ministro Crosetto – ha
risposto Malan in un’intervista a Repubblica – I soldati devono fare i soldati.
È preferibile avere forze di polizia nelle città e nelle stazioni, perché il
militare non può procedere ad alcune azioni proprie delle forze dell’ordine”.
Non una questione secondaria per la Lega, evidentemente. Tant’è che, nonostante
la domenica, Romeo è intervenuto nel giro di qualche ora per andare all’attacco:
“Ci chiediamo perché, oggi, nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si
comporta come i governi di centrosinistra. Per la Lega la sicurezza è una
priorità e restiamo convinti che rafforzare la presenza dei soldati sia uno
strumento valido”, ha scritto il numero uno dei senatori del Carroccio.
“I soldati in strada con compiti di sicurezza furono introdotti nel 2008 dal
governo Berlusconi, con il ministro della Difesa di allora Ignazio La Russa. Fu
un governo come il Conte 2 a ridurre progressivamente il contingente,
depotenziando una misura che aveva funzionato e che la Lega, alla prima
occasione utile, ha reintegrato”, ha ricostruito Romeo. “Il collega Malan
dimentica l’effetto deterrenza dei militari nelle strade, che vale più di mille
norme che possiamo scrivere – ha continuato nel suo sfogo – Stiamo vedendo in
questi giorni quanto sia fondamentale garantire in tutta Italia più sicurezza in
zone più colpite dalla criminalità, pensiamo alle stazioni”.
Il tutto nonostante sul tema sicurezza i due partiti siano comunque allineati.
“Vogliamo introdurre misure più stringenti”, aveva detto il capogruppo di FdI.
“È curioso che la questione della sicurezza venga cavalcata dalla sinistra
adesso. Pochi giorni fa in Parlamento, quando il ministro Piantedosi ha risposto
alle domande dell’opposizione, due su quattro erano su questo tema. Hanno una
fiammata di securitarismo, ma in questi tre anni hanno contrastato tutte le
nostre proposte”. Perfino sul decreto Ucraina era stato conciliante, assicurando
che i meloniani non si aspettano defezioni nella Lega: “Ma no – replica Malan –
finora tutti i provvedimenti sono stati approvati da tutte le forze di
maggioranza”.
L'articolo FdI e Lega, ora è scontro su Strade sicure. Romeo: “In maggioranza
c’è chi si comporta come il centrosinistra” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Carissima Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,
personalmente ritengo che le parole del coordinatore di Fratelli d’Italia per la
sezione di Empoli superino l’indecenza e l’orrore.
Il 3 gennaio 2026 “Empoli per la pace” organizza un presidio “per condannare
l’ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del
governo Trump contro la Repubblica del Venezuela”, denunciando “una palese e
inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli” e
invitando cittadini e istituzioni a mobilitarsi contro la guerra” e diffondere
la notizia sui propri profili social. Il coordinatore e responsabile di Fratelli
d’Italia per l’equità sociale e la disabilità, Isacco Cantini, decide di
lasciare un commento: “Soliti comunisti, prima o poi vi stermineremo anche in
Italia”.
Non voglio esprimere nessun giudizio verso la persona poiché a mio parere si
definisce già da sé esprimendo certe parole, anche perché avendo una disabilità
dovrebbe saper benissimo che cos’è stato il progetto Aktion T4 nel periodo
fascista per le persone disabili.
Desidero porre una domanda a lei, Presidente del Consiglio, come le ho già detto
più volte lei sottolinea che il suo governo vuole lasciare un segno nella
storia, ma visto il susseguirsi degli eventi inizio a preoccuparmi e non poco:
1. Costringere le famiglie e le persone disabili a pagarsi in parte o totalmente
gli ausili
2. Dice che è legittimo l’attacco sul Venezuela.
3. Un suo coordinatore sul territorio dice che i comunisti prima o poi verranno
sterminati anche in Italia.
Il segno nella storia che lei e il suo governo volete lasciare mi è molto chiaro
e se mi legge avrà ben capito che non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ma
lei a differenza mia sta governando un paese e non coordinando una sezione di
partito allargata.
Come le ho già ribadito più volte chi governa deve garantire a tutti i cittadini
gli strumenti per la propria crescita e per il proprio benessere psicofisico e
non dare la possibilità a certi coordinatori territoriali di parlare di
sterminio, per questo le chiedo cortesemente di sollevare dall’incarico di
coordinatore Isacco Cantini e con un comunicato ne prenda le distanze.
Se vuole inviarmi un testo con delle sue considerazioni o come risposta come
sempre il testo verrà pubblicato su questo blog.
L'articolo Meloni prenda le distanze dal coordinatore Cantini che parla di
‘sterminio’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stavano affiggendo dei manifesti per la commemorazione di Acca Larentia a Roma
quando sono stati aggrediti con spranghe e aste da “un gruppo di estrema
sinistra“. È quanto denuncia Gioventù Nazionale che parla di una “gravissima
aggressione” subita nella notte da quattro militanti dell’organizzazione
giovanile di Fratelli d’Italia.
Secondo quanto riferito dalle vittime, i quattro giovani sono stati aggrediti la
notte scorsa nelle vicinanze di un supermercato di via Tuscolana, a Roma.
Un’aggressione “ad opera di un commando di più di 20 professionisti dell’odio
politico, muniti di coltelli e persino radio per comunicare senza
intercettazioni”, dichiara Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale
Roma. Il tutto sarebbe avvenuto a poche ore dalla commemorazione dedicata ai tre
militanti del Fronte della Gioventù uccisi il 7 gennaio 1978 davanti alla sede
del Movimento sociale italiano. Sul fatto indaga la Digos. “I nostri ragazzi
sono stati aggrediti con tanta violenza proprio mentre affiggevano manifesti in
ricordo della strage di Acca Larentia”, sottolinea Todde. “Oggi, un anno dopo il
grande rumore fatto da certa stampa per un pericolo fascismo in Gioventù
Nazionale, vogliamo la stessa attenzione per questa storia. Il nostro movimento
– aggiunge – non si è mai contraddistinto per azioni del genere. Mai in più di
10 anni si è trovato un mostro militante colpevole di un attacco pianificato e
violento per ragioni politiche. Al contrario, questo episodio si aggiunge alla
lunga lista di aggressioni violente registrate ai danni di Gioventù Nazionale”.
La vicenda ha provocato la reazione della politica, in particolare degli
esponenti di Fratelli d’Italia. A partire dal presidente del Senato, Ignazio La
Russa, che sui social ha espresso il suo “sconcerto” per la “vile aggressione”:
“Quanto avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema
gravità, che condanno con fermezza”, scrive La Russa. “Queste aggressioni –
aggiunge – non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e
determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di
espressione. A Gioventù Nazionale e ai giovani rimasti feriti va la mia sincera
e affettuosa vicinanza, con l’auspicio che i responsabili vengano rapidamente
individuati”, conclude.
Di “segnale preoccupante che deve far riflettere” parla il capogruppo di Fdi
alla Camera, Galeazzo Bignami: “La violenza politica deve essere condannata in
ogni caso, da qualsiasi parte provenga. Ma stavolta – aggiunge – non si tratta
solo di questo: la spedizione in pieno stile criminale, con tanto di coltelli e
ricetrasmittenti per evitare intercettazioni, ci racconta di una precisa
strategia, studiata nei dettagli, volta a vietare il ricordo di tre ragazzi
trucidati nel 1978″. Bignami si augura anche “che questo episodio venga
condannato da tutte le forze politiche”. “Un atto vile, premeditato e
organizzato”, lo definisce il presidente dei senatori di Fdi Lucio Malan:
“Evidentemente – sottolinea – c’è chi ha la volontà di far ritornare la violenza
di quegli anni, intenzione che va unanimemente condannata senza alcuna
ambiguità”.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui social ma per
ricordare l’anniversario di ” una pagina dolorosa della storia della nostra
Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità”. La
premier, con un post sui social, sottolinea che “l’Italia merita una vera e
definitiva pacificazione nazionale” e che “anche fatti recenti, in Italia e
all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra
confronto e odio, tra parola e violenza. Quando il dissenso diventa aggressione,
quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre”.
L'articolo Acca Larentia, la denuncia di Gioventù nazionale: “Aggrediti a Roma 4
nostri militanti”. La Russa: “È odio politico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ci associamo anche noi alla richiesta di avere il ministro Piantedosi in Aula.
E questo perché noi non abbiamo paura di parlare di antisemitismo. D’altronde
non era il capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle a vestirsi da nazista,
ma quello di Fratelli d’Italia. Noi infatti ce lo ricordiamo bene cosa si dice
nelle giovanili di Fratelli d’Italia, dove si inneggia ai forni crematori. La
cosa più squallida è che questa destra usa l’inchiesta per pulirsi la coscienza
per la sua complicità con il genocidio”. Così in Aula Riccardo Ricciardi,
capogruppo M5S alla Camera dopo la richiesta da parte di FdI di informativa sul
caso Hannoun. “Tra l’altro – prosegue – se vogliono parlare di chi finanzia
Hamas, parlino anche di Netanyahu, che ora finanzia le costole dell’Isis. Noi
siamo orgogliosi di aver partecipato alle piazze per la Palestina e della nostra
deputata Ascari, che è andata a vedere con i suoi occhi cosa accadeva in luoghi
come la Cisgiordania. Se qualcuno ha speculato sul grande moto di solidarietà
per la popolazione palestinese, noi siamo i primi a condannare. E sapete perché?
Perché noi, nel nostro piccolo, abbiamo messo un milione di euro per sostenere
la più grande missione umanitaria di questi tempi. Non siamo noi a doverci
vergognare”.
L'articolo Ricciardi (M5s) attacca FdI in Aula: “I veri antisemiti siete voi, il
vostro capogruppo con la svastica” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
In una delle ultime riunioni degli iscritti di Fratelli d’Italia a Bari, la
segretaria Antonella Lella l’ha espressamente menzionato. “Un grande grazie a
Nicola Pepe per aver scritto il programma di Luigi Lobuono”, cioè lo sfidante,
sconfitto, di Antonio Decaro alle ultime regionali. Pepe, estensore del
programma del centrodestra e collaboratore di Fratelli d’Italia di Bari, andrà a
processo a aprile prossimo: secondo la procura del capoluogo pugliese è la talpa
che ha svelato a Michele Emiliano tre giorni prima il blitz che la Guardia di
finanza aveva programmato per perquisire la presidenza della Regione Puglia
nell’inchiesta che vedeva indagato l’ex governatore.
La vicenda, avvenuta l’8 aprile 2019, ha dell’incredibile. Il contesto è
l’indagine per finanziamento illecito e abuso d’ufficio in relazione alla
campagna elettorale per le primarie del Pd: Emiliano era candidato a segretario
(finirà terzo dopo Matteo Renzi e Andrea Orlando) e la sua campagna di
comunicazione, secondo l’ipotesi accusatoria della procura, sarebbe stata pagata
da Giacomo Mescia, un imprenditore dell’eolico. Emiliano e Mescia sono poi stati
assolti da ogni addebito dal tribunale di Torino, dove si è svolto il processo.
Quell’8 aprile 2019 si era però nel pieno delle indagini e la procura aveva
programmato un blitz con perquisizione e sequestro per l’11 aprile. Una notizia
eclatante, che non era sfuggita a un cronista de La Gazzetta del Mezzogiorno,
Massimiliano Scagliarini, che aveva avuto una “soffiata” da una fonte; la
promessa era di scriverne solo l’11, giorno della perquisizione. Scagliarini
riferisce della imminente notizia alla sua redazione: in quel momento Nicola
Pepe è responsabile della redazione web e viene messo a parte
dell’indiscrezione.
E cosa fa? Lascia la redazione e raggiunge la presidenza della Regione Puglia.
Il resto lo racconta la denuncia che il giorno dopo, 9 aprile, lo stesso
Emiliano deposita in procura. “Nicola Pepe mi ha comunicato a voce, alla
presenza di testimoni, che Scagliarini in redazione aveva comunicato che giovedì
mattina ‘si sarebbe ballato’ nel senso di un trambusto particolare perché sarei
stato oggetto di una perquisizione domiciliare presso la Presidenza da parte
della Guardia di Finanza, specificando che si trattava dei fatti relativi
all’imprenditore Giacomo Mescia”.
È l’ex governatore quindi a denunciare la fuga di notizie. La procura quindi
apre un’indagine a carico di Pepe, accusato di favoreggiamento e di aver
provocato “un grave nocumento all’attività investigativa”, consistita nel rinvio
delle perquisizioni e nella conoscenza da parte degli indagati dell’inchiesta a
loro carico e dei provvedimenti da eseguirsi. Nei giorni scorsi il giudice del
Tribunale di Bari Valentina Tripaldi, al termine dell’udienza predibattimentale,
ha disposto la prosecuzione del giudizio per Pepe, ammettendo la costituzione di
parte civile di Scagliarini, inizialmente coindagato ma poi archiviato.
E cosa fa ora Pepe? Andato in pensione a 55 anni, si è cancellato dall’albo dei
giornalisti e ha intrapreso una carriera come comunicatore politico. Grazie al
suo legame con il senatore FdI Filippo Melchiorre, è diventato collaboratore
dell’europarlamentare Michele Picaro, coordinatore dei Fratelli d’Italia della
provincia di Bari, ed è presenza fissa nelle kermesse di partito. E intanto si
prepara al processo che si terrà davanti al giudice monocratico Patrizia
Gramegna.
La sua linea difensiva, illustrata dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto, è che
l’interlocuzione con Emiliano servisse a verificare per primo l’esistenza della
notizia, in modo da fare uno scoop e bruciare sul tempo il collega. Una tesi
ribattuta dalla pm Savina Toscani, che ha fatto notare come Emiliano non potesse
in alcun modo confermare o smentire una perquisizione di cui sarebbe stato
oggetto e che si sarebbe svolta quattro giorni dopo. Il processo inizierà il 3
aprile 2026.
L'articolo La “talpa” che svelò a Emiliano l’indagine a suo carico? Ora
collabora con Fratelli d’Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tifoso, direttore sportivo… e consigliere comunale. È la sera del 10 dicembre,
la Juventus deve affrontare il Pafos per la sesta giornata della fase campionato
di Champions League. In contemporanea, a San Giuliano Milanese, comune di 40mila
abitanti poco fuori Milano, è in corso un’altra partita: il Consiglio comunale,
alla presenza della giunta di centrodestra guidata dal sindaco Marco Segala, è
riunito per l’approvazione del bilancio previsionale 2026-2028. La Champions e
il bilancio, due importanti appuntamenti ai quali il consigliere Vito Cera (Fdi)
ha deciso di partecipare dalla tribuna dello Juventus Stadium di Torino,
collegandosi da remoto alla seduta del consiglio comunale.
Vito Cera ha 51 anni ed è il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia.
Intervistato da Il Giorno sulla vicenda, il consigliere ha dichiarato: “Lo
stadio non è un contesto disdicevole e io non percepisco un euro per le mie
partecipazioni alle sedute del Consiglio comunale”, una decisione che nel 2022 è
stata comunicata al Comune tramite pec. Ma l’opposizione composta da Partito
democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi sinistra protesta e ha
annunciato delle segnalazioni in Prefettura per la “mancanza di rispetto delle
istituzioni e dell’intera città”. A infastidire i colleghi, tra l’altro, è stata
l’esultanza di Cera al gol di McKennie al 67′: una scena di gioia a microfono
spento che il consigliere ha condiviso in diretta streaming.
Cera ha giustificato la sua presenza allo stadio per via del suo lavoro da
direttore sportivo nel calcio dilettantistico: dall’ottobre di quest’anno è,
infatti, il ds dell’Oltrepò, squadra maschile che milita nel campionato del
girone B di Serie D. “Assistere alle partite fa parte del mio lavoro, è una
questione di contatti e pubbliche relazioni” – prosegue il politico
nell’intervista – “mi trovavo in tribuna d’onore con altri addetti ai lavori:
procuratori, scouting e colleghi direttori sportivi”. Stando alle sue parole, il
sindaco Segala era stato informato della cosa. Al voto per l’approvazione del
bilancio, invece, ha preso parte mentre si trovava già in macchina.
L'articolo L’esponente di Fdi partecipa al Consiglio comunale collegandosi dallo
stadio. Ed esulta al gol della Juve proviene da Il Fatto Quotidiano.