Dimenticate la Serena Brancale dello scorso anno di “Anema e Core”. Stavolta la
cantante si presenta al Festival di Sanremo 2026 con “Qui con me” un brano
intimo, una ballad che parla alla madre scomparsa. Serena Brancale ha deciso di
mostrare i muscoli della voce e ci riesce bene, molto bene con questa super
ballad. Un dispiegamento di violini e di archi che poggia sulla voce che
potrebbe strappare addirittura qualche standing ovation. Sanremese con
cognizione di causa. Tra i versi più toccanti della canzone: “E se ti portassi
via da quelle stelle per cancellare il tuo addio dalla mia pelle”.
“‘Qui con me’ dunque nasce dall’esigenza di dover mettermi a nudo e finalmente
raccontare qualcosa che ho tenuto per
me per sei anni e questo è il momento giusto per parlarne. – ha raccontato la
cantante a FqMagazine – Questa canzone è una lettera che dedico a mia madre, ci
ho messo sei anni per arrivare a questo, perché ha avuto bisogno di tempo per
trovare le parole giuste. È un brano che ha tanti respiri e ne respiri c’è tanta
musica“.
E ancora: “Mi auguro che la gente si possa rivedere in me perché può capitare di
di perdere una persona molto cara improvvisamente ed è giusto ricordarla e
celebrarla sempre, senza la paura di essere pesante, nostalgica, ma con il
sorriso è giusto che si festeggi una persona e per me ‘Qui con me’ è una grande
celebrazione su quel palco”.
“Quest’anno non ho nessuna maschera, non gioco con nessun colore, mi presento
qui per quella che sono con quello che ho provato e quello che voglio
raccontare. È una scelta voluta perché sento di dover cambiare, è stata
un’esigenza voluta, è un’esigenza quella di tornare naturale e voler non portare
la festa di ‘Anema e Core’ ma portare una lettera d’amore. Porto una verità che
mi farà emozionare tantissimo. L’obbiettivo è quello di raccontare una cosa che
ti ferisce e continua a ferirti, però che hai metabolizzato. Ho mio padre, mio
fratello, sono loro la forza che mi porta avanti nel fare questo passo”.
Per chi tifa Brancale? “Ditonellapiaga, Levante, Arisa e Sayf”.
L'articolo “A Sanremo 2026 con una lettera a mia madre che non c’è più. Ci ho
messo sei anni per scriverla, ma è una ferita ancora aperta”: così Serena
Brancale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sul Fatto Quotidiano di mercoledì 28 gennaio è stata pubblicata nello spazio
delle lettere la versione breve della riflessione di Damiano Rizzi scritta dopo
il caso di Anguillara e il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno. Qui
trovate l’intervento integrale che, per la sua importante testimonianza,
riteniamo utile proporre ai lettori.
***
Il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno, Pasquale e Maria Messenio, mi ha
scosso profondamente. Non solo per il gesto in sé, ma perché ha reso visibile
ciò che di solito resta nascosto. Dopo un femminicidio non muore soltanto una
donna. Lentamente muoiono anche i genitori della coppia, muoiono parti interne
ed esterne delle famiglie coinvolte, muore il futuro così come era stato
immaginato.
Ci si ammala ora per ora, perché la ferocia che ha portato via una donna è
talmente grande che può essere digerita solo poco alla volta. Oppure ti annienta
subito. Come sembra essere successo ai coniugi Carlomagno.
Ne ho parlato immediatamente con mio padre, che da tredici anni cerca di
sopravvivere al femminicidio di sua figlia, mia sorella. Ha detto: “Avranno
sentito il dolore degli altri genitori, o del nipote rimasto. Un dolore disumano
che li ha resi umani con quel gesto estremo. Un modo di pagare assoluto.
Impossibile più di così”. Mentre lo diceva, ho sentito un movimento contrario.
Ho pensato alle accuse ricevute sui social e che ora, chi le ha scritte, sta
cercando di cancellare. Il sospetto, dichiarato come certezza, che i coniugi
abbiano protetto il figlio nei nove giorni in cui il corpo di Federica Torzullo
giaceva sotto terra nell’azienda di famiglia.
Quando il sospetto di complicità entra nello spazio pubblico, la vergogna non è
più riparabile. Non è più un errore attribuibile ad altri. Diventa qualcosa che,
passando attraverso il proprio figlio, investe l’intera identità. Ci si sente
sbagliati. È una vergogna identitaria, che corrode dall’interno e che non può
essere spiegata, né difesa, né lavata via.
Io porto sempre con me le parole di mio figlio, vittima di femminicidio. Era il
figlio di mia sorella. Le ha dette una sola volta, parlando dei nonni paterni, e
mi bastano per tutta la vita: “Papà, non è certo colpa loro”.
Dal punto di vista clinico, il suicidio è spesso l’esito finale di un collasso
post-traumatico e depressivo. Un femminicidio all’interno di una famiglia è un
evento traumatico e disorganizzante che rompe la capacità della mente di
funzionare. Quando la perdita non riguarda solo le persone, ma il senso stesso
della vita, non siamo più nel dolore: siamo nella disintegrazione della vita
psichica. E i familiari delle vittime di femminicidio vengono lasciati senza
sostegno, senza trattamento, senza una rete che contenga.
Vengono lasciati soli. Dal primo all’ultimo giorno.
Il femminicidio commesso da un figlio frantuma i genitori su tre piani
fondamentali. L’identità: diventa impossibile rispondere alla domanda su cosa
significhi essere madre e padre di un uomo che ha fatto questo. L’appartenenza:
la comunità espelle, anche senza dirlo apertamente. E il tempo: il futuro viene
amputato e non resta più una traiettoria immaginabile.
Dentro questa frattura la colpa diventa persecutoria. Anche quando c’è
comprensione razionale, dentro si vive con un tribunale che non giudica ma
condanna. E il lutto diventa impossibile: lutto per la donna uccisa e lutto per
il figlio che, da quel momento, non esiste più come figlio.
Dopo un femminicidio esistono almeno due famiglie devastate, ma solo una è
riconosciuta come legittimata nel dolore. L’altra, quella del carnefice, viene
espulsa dal campo umano, come se non avesse più diritto a esistere. È la
posizione sbagliata della storia. E scaricare tutto lì non ci aiuta a capire.
Perché è così che spesso funzioniamo: dividendo il bene dal male. Un esercizio
antico e rassicurante, ma inutile. Il bene e il male non stanno mai separati. Si
contendono lo stesso spazio, dentro le persone, dentro le relazioni, dentro le
famiglie. Nessuno ne è immune. Nessuno è al riparo.
In un Paese in cui una donna viene uccisa ogni pochi giorni, e la violenza
contro le donne resta strutturale e trasversale, starei attento a costruire
capri espiatori emotivi. Cercherei piuttosto di capire cosa ci manca nelle
relazioni, cosa non sappiamo fare con la rabbia, con il possesso, con la
vergogna. E chiederei allo Stato di fare il suo dovere, a partire
dall’educazione alle relazioni fin dalla scuola dell’infanzia. Obbligatoria e
senza consenso. Perché spesso sono le famiglie che lo negano quelle i cui figli
ne avrebbero più bisogno.
Perché lo Stato, in tutto questo, è il grande assente. Non esiste un registro
delle famiglie colpite dai femminicidi. Non esiste una presa in carico
strutturata. Non esiste psicoterapia gratuita garantita. E non esiste nemmeno
quando c’è un orfano di femminicidio.
Qui abbiamo visto una morte netta, immediata, che sconvolge perché ci lascia
senza tempo. Ma ce ne sono molte altre che avvengono lentamente, nel silenzio,
senza titoli e senza attenzione. Sono le morti che seguono un femminicidio.
Quelle che si consumano nei giorni, nei mesi, negli anni, dentro le famiglie.
Mettere tutta l’energia su chi si trova dalla parte sbagliata della storia non
ci aiuta a capire. Serve solo a spostare fuori da noi qualcosa che ci spaventa.
Forse, quando non sappiamo, dovremmo imparare ad aspettare. A non aggiungere
violenza a violenza.
Quello che serve, invece, è protezione. Per chi resta, per chi cresce, per chi
eredita questi traumi. Serve uno Stato che arrivi prima, non solo dopo. Con cura
reale.
Perché continuare a puntare il dito dà l’illusione che il pericolo sia sempre
altrove.
Ma il rischio più grande è credere che tutto questo non possa mai riguardarci.
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L'articolo Di Anguillara ho parlato con mio padre, che da anni sopravvive al
femminicidio di sua figlia. Il dolore e la solitudine: così le famiglie
affrontano il lutto proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ragazzi, 10 giorni non ho resistito. Erano 12,5 ore di meditazione al giorno”.
Così Achille Costacurta ha mollato il colpo e ha abbandonato il ritiro
spirituale in India. Il figlio 21enne di Alessandro Costacurta e Martina
Colombari lo ha condiviso sui social con i suoi follower.
“Dopo 70 ore ho preferito andare via. – ha continuato – Non riuscivo più a
tenere la concentrazione, essendo il mio primo approccio a questo mondo sono
comunque molto soddisfatto”. Si conclude così l’esperienza “mistica” del figlio
d’arte che appena una settimana fa aveva proprio annunciato la posa dai social.
Nel ritiro a Calcutta in India le regole erano ferree, distacco totale dal mondo
reale: “No telefono, non si può parlare, non si può leggere, non si può
scrivere, non si può fumare e solo verdure”, aveva dichiarato Costacurta Junior.
Una volta uscito dal ritiro spirituale, Achille è salito su un motorino per
sfrecciare tra le strade di Calcutta. Ma non è tutto perché arriverà un nuovo
progetto ideato con l’amico Marco Del Torchio: “Dal 2026 ho filmato praticamente
tutto, ogni giorno. Tra poco usciranno degli episodi sulla mia vita. Voglio
portarvi con me e raccontarvi solo la verità per come sono davvero nella vita
quotidiana. Non voglio insegnare niente a nessuno, voglio solo raccontare quello
che vivo, nel bene e nel male”.
Martina Colombari a “Verissimo” aveva condiviso le difficoltà e le
preoccupazioni come madre per le sorti del figlio: “Con Achille ho sempre fatto
il carabiniere, che può essere utile fino a un certo punto perché non puoi
essere il controllore di tuo figlio. Il fatto che la diagnosi di ADHD sia
arrivata tardi non ha aiutato la vita di mio figlio. Sono stati periodi
difficili, molto difficili. Non sono una madre coraggio, ho fatto quello che
ogni madre avrebbe fatto, ho cercato di esserci, di tenerlo per mano”.
L'articolo “Erano 12,5 ore di meditazione al giorno, non ho resistito. Non
riuscivo più a tenere la concentrazione”: Achille Costacurta ha abbandonato il
ritiro spirituale in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stefano De Martino si è chiuso nel silenzio dopo l’improvvisa morte del padre
Enrico, il 19 gennaio scorso. I funerali si sono tenuti in forma privata, nella
chiesa di San Michele situata sul Colle Sant’Alfonso, a Torre del Greco. “Era il
miglior papà”, sono state le uniche parole che Stefano De Martino è riuscito a
pronunciare in chiesa. A stargli vicino in un momento così difficile come quello
della cerimonia funebre c’erano il figlio Santiago, l’ex moglie Belen Rodriguez
e l’ex fidanzata Emma Marrone. Oltre a tantissimi amici e parenti come Patrizio
Rispo, Giovanni Esposito, Alessandro Siani e Herbert Ballerina.
De Martino, oggi 25 gennaio, ha condiviso alcune parole importanti illustrate
dall’artista Marcello Maloberti: “Il mio nome ha la voce di mio padre”. Un modo
per omaggiare il genitore in maniera elegante e riservata.
In gioventù ballerino professionista, Enrico De Martino ha dedicato tutta la
vita alla danza, collaborando con scuole e compagnie della Campania e danzando
anche al Teatro San Carlo di Napoli.Nel 2025 gli era stato conferito al Teatro
Verdi di Salerno il premio alla carriera nell’ambito della XXIV edizione del
Premio Salerno Danza, sotto la direzione artistica di Corona Paone, étoile del
San Carlo, e Luigi Ferrone, primo ballerino del Massimo partenopeo.
Enrico De Martino ricordava con orgoglio il proprio percorso artistico e la sua
carriera interrotta a 25 anni, quando la moglie gli annunciò di essere incinta
di Stefano. “A quel punto ho dovuto assumermi una responsabilità. La danza è
diventata un hobby, ma ho fatto di tutto perché Stefano potesse vivere quella
passione”, aveva spiegato in un’intervista al “Corriere della Sera”. Fino ai 40
anni, Enrico De Martino aveva combinato la danza con l’attività di ristoratore,
continuando a collaborare con varie scuole della Campania.
Il rapporto tra Stefano De Martino e il padre ha attraversato fasi complesse e
significative. Il conduttore ha più volte rivelato come Enrico inizialmente si
opponesse alla sua carriera nella danza, considerandola troppo ardua e precaria.
Lo stesso Enrico, in varie interviste, ha chiarito la sua posizione,
evidenziando le sfide fisiche e psicologiche di tale professione. Col passare
del tempo, il legame paterno si è notevolmente consolidato, raggiungendo un
equilibrio più maturo, in particolare dopo la nascita di Santiago, evento che ha
contribuito a trasformare il loro rapporto in una relazione più serena e
profonda.
L'articolo “Il mio nome ha la voce di mio padre”: Stefano De Martino rompe il
silenzio sui social dopo il grave lutto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Victoria Beckham si sentirebbe “tradita” dalle recenti dichiarazioni del figlio
Brooklyn, soprattutto dopo anni trascorsi a proteggerlo da “storie oscure”. È
l’ultimo aggiornamento sulla faida familiare del momento, quella che riguarda i
Beckham, appunto. Il primogenito di Posh Spice e dell’ex calciatore del
Manchester United nei giorni passati ha pubblicato un lungo sfogo in cui ha
fatto sapere di non volersi riconciliare con la propria famiglia, definendo i
genitori “manipolatori” e più preoccupati di tutelare la propria immagine
pubblica, perché “il marchio Beckham viene prima di tutto”.
Non solo: secondo il racconto del giovane rampollo, Victoria e David avrebbero
cercato intenzionalmente di rovinare il suo rapporto con la moglie Nicola Peltz.
Troppo per il 26enne, che appare sempre più lontano da mamma e papà. Eppure
Victoria, riportano i media inglesi, in passato si sarebbe impegnata duramente
per proteggere il figlio da storie che “non lo hanno sempre messo in luce al
meglio”, ingaggiando costosi avvocati pur di salvaguardarlo. Trattasi di
ingratitudine?
DAVID E VICTORIA, GENITORI FERITI
Stando a quanto rivelato da una fonte, come scrive il “Mirror”, Brooklyn e la
consorte si sarebbero comportati “irragionevolmente” secondo l’ex Spice Girl:
“Victoria si sente tradita perché ha fatto tutto il possibile per farli sentire
entrambi benvenuti, ma sente che le è stato rinfacciato”. Ciononostante, David e
Victoria “si riprenderebbero Brooklyn in un attimo”, perché avrebbero paura di
perderlo in maniera definitiva, anche se sarebbero rimasti “inorriditi” da
quanto avvenuto questa settimana. “Credono che il tempo guarirà la situazione”,
ha dichiarato un’altra fonte a “People”. “Sanno che col tempo Brooklyn tornerà.
Non possono fare nulla fino ad allora”.
LA VERITÀ SUL BALLO DI VICTORIA: PARLA IL DJ DEL MATRIMONIO
Nell’ormai famigerato post social, il primogenito di casa Beckham aveva fatto
riferimento anche al ballo “inappropriato” che la madre avrebbe fatto con lui
nel giorno del suo matrimonio con Nicola, nel 2022. Un ballo che ha scatenato
una quantità esorbitante di meme in rete e davanti ai quali è difficile
trattenere una risata.
A spiegare come sarebbero andate le cose in quel frangente è stato nelle scorse
ore Fat Tony, il dj che ha intrattenuto i presenti alla festa di nozze. Secondo
quanto da lui dichiarato a “This Morning”, su ITV, la scena sarebbe stata
“davvero imbarazzante” e la sposa sarebbe veramente fuggita dal ricevimento in
lacrime. Tutta “colpa” di Marc Anthony, che avrebbe rovinato il momento del
primo ballo destinato agli sposi con un clamoroso fuoriprogramma. L’artista
infatti avrebbe chiesto alla donna più bella della sala di unirsi a Brooklyn
sulla pista. Non Nicola, come tutti si sarebbero aspettati, bensì Posh Spice:
“Victoria, vieni sul palco” avrebbe detto il cantante, dando il via a un ballo
madre-figlio “inappropriato”.
IL COMMENTO SOCIAL DEI BECKHAM AL POLVERONE MEDIATICO
Pubblicamente, la stilista non ha ancora risposto alle parole di fuoco del
figlio. Ha però commentato su Instagram il post del fotografo Platon: una foto
che aveva scattato nel 2006 a David Beckham ricordando l’amorevole visita sul
set che l’intera famiglia fece al calciatore. L’atleta, che ai tempi giocava nel
Real Madrid, si era fatto ritrarre di spalle mostrando il nome del primogenito
tatuato sulla schiena. “Mi riporta alla mente ricordi fantastici” ha scritto
Victoria in risposta a quel post. “Bei ricordi” le ha fatto eco il marito.
LA BUFERA MEDIATICA RIPORTA VICTORIA BECKHAM IN CLASSIFICA
Ironia della sorte, la tempesta familiare si è tradotta per lady Beckham in un
inaspettato coup de théâtre sul fronte artistico. Sebbene da anni Posh abbia
appeso il microfono al chiodo per buttarsi anima e cuore nel mondo della moda
con risultati decisamente soddisfacenti, i suoi fan hanno deciso di mostrarle il
loro sostegno in questo delicato frangente privato rispolverando “Not Such an
Innocent Girl”, il singolo apripista del suo primo (e unico) album da solista
pubblicato nel 2001.
Se al momento dell’uscita il brano si era fermato al sesto posto della chart
britannica, nelle scorse oreè arrivato in cima alle classifiche di vendita e di
download. È stata l’imprenditrice Luisa Zissman a dare il via a questa vera e
propria missione, chiamando “alle armi” i fan: “Il fatto che Victoria sia
l’unica Spice Girl a non aver mai raggiunto il primo posto con una canzone da
solista è una tragedia nazionale che finalmente risolveremo – sono state le sue
parole –. Niente simboleggia la cultura britannica meglio della decisione
collettiva di mandare Posh Spice in cima alle classifiche perché suo figlio l’ha
ridicolizzata su Instagram. Immaginate le loro reazioni quando vedranno questo”.
Non sappiamo se a Brooklyn sia caduta la mascella o se Victoria sia imbarazzata
da questa rinnovata popolarità della sua breve carriera solista. La sola
certezza è che ora come ora l’unico modo per Vick e David di sanare la frattura
con il figlio sarebbe rivolgersi a Maria De Filippi. Lei sì che riuscirebbe a
far aprire la busta a Brooklyn, non prima che quest’ultimo le abbia chiesto:
“Maria, posso sapere che cosa ti hanno raccontato?”.
L'articolo “Victoria Beckham si sente tradita dalle dichiarazioni di Brooklyn,
lo ha sempre protetto da storie oscure sul suo conto”, ma l’attacco social del
figlio la fa volare in classifica proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ex principe Andrea e la sua ex moglie, Sarah Ferguson sarebbero “in uno stato
mentale di fragilità”. A diffondere la notizia, un amico della coppia che
avrebbe incontrato i due in vista del loro trasferimento definitivo in una nuova
sistemazione, lontano dalla famiglia reale, da Windsor e dall’attenzione dei
media.
In gran segreto, Andrea Mountbatten-Windsor avrebbe fatto visita a Marsh Farm,
la nuova residenza che re Carlo III gli avrebbe assegnato nell’area di
Sandringham, nel Norfolk. La data del trasferimento definitivo sarebbe ormai
prossima, il 30 gennaio è alle porte e la famiglia reale non vede l’ora di
chiudere questo penoso capitolo che ha portato solo scandali, imbarazzi e tanto
fango sulla corona.
Il fratello del sovrano, invischiato fino al collo nell’inchiesta sui traffici
di ragazze operati dal faccendiere e pedofilo americano Jeffrey Epstein, è stato
coinvolto anche in scandali legati a spie cinesi operanti nel Regno Unito,
avrebbe aperto le porte di Buckingham Palace a personaggi di dubbio gusto e
pessima fama, solo per denaro. La sua ex moglie, anche lei accusata di essere
alla perenne e disperata ricerca di denaro, avrebbe partecipato agli affari del
marito, all’amicizia con Epstein e, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe
persino messo in vendita la possibilità di incontrare Andrea per appuntamenti
privati.
La misura è stata poi definitivamente colmata quando, lo scorso autunno, i
quotidiani hanno rivelato che la coppia viveva da 20 anni nel lussuoso Royal
Lodge, là dove visse e morì la regina madre, senza pagare l’affitto.
La figlia minore, Eugenie, avrebbe da tempo interrotto ogni contatto con il
padre, mentre alcune voci la vedevano impegnata a trovare una sistemazione per
la madre nella sua villa sulle spiagge del Portogallo, al CostaTerra Golf e
Ocean Club. Sebbene Andrea abbia sempre negato ogni accusa, mostrandosi in
pubblico senza timore, finché gli è stato possibile, secondo i pochi amici
rimasti al suo fianco le sue condizioni psichiche sarebbero precarie e
preoccupanti. La perdita del suo status e del supporto delle sue frequentazioni
altolocate lo avrebbero provato, mentre Fergie sarebbe distrutta al punto da
“piangere ogni giorno”.
Il Daily Mail non lesina sui dettagli spiegando come soprattutto l’abbandono da
parte della figlia avrebbe gettato Andrea in uno sconforto devastante tanto che
la polizia, lo scorso anno gli avrebbe “revocato il porto d’armi” e sottratto la
sua collezione di pistole “per sicurezza”, trasferendola in un’altra residenza
reale. Nella sua nuova vita, Andrea dovrà an che rinunciare al la presenza del
suo staff; quattro persone su cinque sono già state licenziate con la scusa
ufficiale di essere ormai prossime alla pensione.
L’ex principe dovrà fare a meno del personale di servizio che gli spettava prima
di essere declassato a uomo senza titoli reali e senza onorificenze militari. E
dovrà aspettare che la figlia 35enne forse un giorno lo perdoni e decida di
riprendere i contatti con lui, accontentandosi delle telefonate di Beatrice, la
maggiore, che non ha mai smesso di cercarlo invitandolo anche al battesimo della
piccola Athena, di 11 mesi, che si è tenuto un mese fa. Lui, ovviamente non si è
presentato, ma il gesto lo avrà rincuorato.
Le figlie hanno trascorso il natale con la famiglia reale, protette dal re che
le ha volute a messa e a pranzo a Sandringham. Il padre e la madre erano soli,
tenuti a distanza di sicurezza nel parco di Windsor in attesa del loro futuro
sul quale persistono ancora grossi dubbi. L’autore di Windsor Legacy, Robert
Jobson, avrebbe infatti dichiarato a Fox News che la destinazione finale di
Andrea sarà lontano dell’Inghilterra, e che il suo esilio lo porterà ad Abu
Dhabi, là dove anche re Juan Carlos ha trovato rifugio dopo la cacciata da
Madrid. Ma questa, per molti, non sarebbe la punizione esemplare della quale la
famiglia reale ha bisogno per farsi perdonare della lunga clemenza mostrata
verso le malefatte del fratello minore del re.
L'articolo “L’ex principe Andrea è in uno stato mentale di fragilità per la
figlia Eugenie che lo ripudia. La polizia gli ha revocato il porto d’armi per
sicurezza”: lo rivela un amico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alla fine ha rotto il silenzio e le parole sono cadute come macigni sopra casa
Beckham. Brooklyn Peltz Beckham, figlio dell’ex calciatore David e della
cantante delle Spice Girls Victoria, ha dichiarato di non volersi “riconciliare”
con la sua famiglia, nel suo primo commento pubblico in merito alle voci sul suo
rapporto con i genitori.
In una serie di post su Instagram, il figlio maggiore dei Beckham ha accusato i
suoi genitori di aver “attaccato” lui e sua moglie sulla stampa, affermando che
hanno cercato “incessantemente di rovinare” la sua relazione con Nicola Peltz
Beckham. Dopo mesi di speculazioni su una faida all’interno della famiglia, ha
affermato di aver cercato di mantenere la situazione privata, ma di non aver
avuto “alcuna scelta se non quella di parlare per me stesso e dire la verità”.
“Sono stato in silenzio per anni e ho fatto ogni sforzo per mantenere queste
questioni private – ha scritto il 26enne in una serie di post ai suoi 16 milioni
di follower – Purtroppo i miei genitori e il loro team hanno continuato a
rivolgersi alla stampa, lasciandomi senza altra scelta che parlare per me stesso
e dire la verità solo su alcune delle bugie che sono state pubblicate. Non
voglio riconciliarmi con la mia famiglia. Non sono controllato, sto facendo
valere i miei diritti per la prima volta nella mia vita”.
Brooklyn ha quindi aggiunto: “Di recente, ho visto con i miei occhi fino a che
punto sono disposti a spingersi per diffondere innumerevoli bugie sui media, per
lo più a spese di persone innocenti, per preservare la propria facciata. Ma
credo che la verità venga sempre a galla”.
Il fulcro delle accuse riguarda il rapporto con la moglie, l’attrice e
ereditiera statunitense, Nicola Peltz, e gli eventi legati al loro matrimonio
del 2022. Brooklyn afferma che i genitori “hanno cercato incessantemente di
rovinare la mia relazione”.
Tra gli episodi citati, la decisione di Victoria di non realizzare più l’abito
da sposa di Nicola “all’ultimo minuto”, le presunte pressioni per fargli cedere
i diritti sul proprio nome prima delle nozze e le tensioni familiari, culminate
con la frase “Nicola non è del nostro sangue”sarebbe stata la frase pronunciata
da alcuni parenti la sera prima della cerimonia.
E ancora: “Dal momento in cui ho iniziato a farmi valere con la mia famiglia, ho
ricevuto attacchi senza fine dai miei genitori, sia in privato che
pubblicamente, inviati alla stampa su loro ordine. Persino i miei fratelli sono
stati mandati ad attaccarmi sui social media, prima di bloccarmi dal nulla la
scorsa estate”. L’episodio più umiliante, secondo il racconto, sarebbe avvenuto
durante il ricevimento: “Mia madre si è appropriata del mio primo ballo con mia
moglie che era stato pianificato settimane prima su una romantica canzone
d’amore”, scrive Brooklyn, descrivendo un ballo “molto inappropriato” di
Victoria di fronte a 500 invitati: “Non mi sono mai sentito così a disagio e
umiliato in tutta la mia vita”.
Le accuse proseguono descrivendo un clima di costante ostilità verso la moglie
Nicola, con Victoria che avrebbe “ripetutamente invitato donne del mio passato
nelle nostre vite” per creare disagio. Brooklyn racconta anche di un viaggio a
Londra per il compleanno del padre David, durante il quale la coppia sarebbe
stata respinta, con il padre che avrebbe accettato di vederlo solo “a condizione
che Nicola non fosse invitata”.
“È stato uno schiaffo in pieno viso. Più tardi, quando la mia famiglia è venuta
a Los Angeles, si sono rifiutati di vedermi del tutto”, continua Brooklyn. “La
narrazione secondo cui mia moglie mi controlla è completamente distorta. Sono
stato controllato dai miei genitori per la maggior parte della mia vita”,
continua Brooklyn e aggiunge: “Sono cresciuto con un’ansia opprimente. Per la
prima volta nella mia vita, da quando mi sono allontanato dalla mia famiglia,
quell’ansia è scomparsa. Mi sveglio ogni mattina grato per la vita che ho
scelto, e ho trovato pace e sollievo”.
La conclusione è netta e non lascia spazio a mediazioni: “Mia moglie ed io non
vogliamo una vita modellata dall’immagine, dalla stampa o dalla manipolazione.
Tutto ciò che vogliamo è pace, privacy e felicità per noi e la nostra futura
famiglia”.
Da parte dei coniugi Beckham per ora nessun commento.
L'articolo “La mia famiglia ha diffuso bugie sui media per preservare la propria
facciata. La verità viene sempre a galla”: Brooklyn Beckham attacca David e
Victoria proviene da Il Fatto Quotidiano.
È morto questa mattina 19 gennaio il papà di Stefano De Martino, Enrico. Aveva
61 anni. Enrico De Martino si era ammalato e recentemente le sue condizioni sono
peggiorate. Lo si apprende da fonti vicine al conduttore del programma “Affari
Tuoi” in onda su Rai 1. A legarlo a suo figlio la passione per la danza.
In gioventù ballerino professionista, Enrico De Martino ha dedicato tutta la
vita alla danza, collaborando con scuole e compagnie della Campania e danzando
anche al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2025 gli era stato conferito al Teatro
Verdi di Salerno il premio alla carriera nell’ambito della XXIV edizione del
Premio Salerno Danza, sotto la direzione artistica di Corona Paone, étoile del
San Carlo, e Luigi Ferrone, primo ballerino del Massimo partenopeo.
Enrico De Martino ricordava con orgoglio il proprio percorso artistico e la sua
carriera interrotta a 25 anni, quando la moglie gli annunciò di essere incinta
di Stefano. “A quel punto ho dovuto assumermi una responsabilità. La danza è
diventata un hobby, ma ho fatto di tutto perché Stefano potesse vivere quella
passione”, aveva spiegato in un’intervista al “Corriere della Sera”. Fino ai 40
anni, Enrico De Martinp aveva combinato la danza con l’attività di ristoratore,
continuando a collaborare con varie scuole della Campania.
Il rapporto tra Stefano De Martino e il padre è stato negli anni profondo e
complesso. Più volte il conduttore ha raccontato come Enrico fosse inizialmente
contrario alla sua scelta di intraprendere la carriera nella danza, ritenuta
troppo dura e incerta. Una posizione spiegata dallo stesso Enrico in diverse
interviste, nelle quali aveva sottolineato le difficoltà fisiche e mentali del
mestiere. Con il tempo, il legame tra padre e figlio si è progressivamente
rafforzato, trovando un nuovo equilibrio soprattutto dopo la nascita di
Santiago, che ha contribuito a rendere il rapporto più disteso e consapevole.
Enrico ricordava anche la soddisfazione di vedere il figlio affermarsi come
conduttore televisivo: “Ho seguito tutta la sua evoluzione, passo dopo passo.
Vederlo condurre programmi importanti è una gioia enorme. Il regalo più grande è
che è rimasto la persona che era, senza montarsi la testa”.
Tra i ricordi più preziosi, anche quello del primo incontro con Maria De
Filippi, talent scout di Stefano ad “Amici”: “Fu un bell’incontro. Mi chiese se
ero contento della carriera di mio figlio e cosa potevo rispondere?
Contentissimo”. E il padre amava sottolineare come il successo di Stefano non
abbia cambiato la sua umanità: “Ci ha sempre fatto bei regali, ma il dono più
grande è che è rimasto il ragazzo che conoscevamo”.
L'articolo È morto il papà di Stefano De Martino, Enrico: “La danza nella mia
vita è diventata un hobby, ma ho fatto di tutto perché mio figlio potesse vivere
quella passione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Clizia Incorvaia è stata ospite a “Verissimo”, ieri 18 gennaio, e ha rivelato a
Silvia Toffanin un episodio doloroso della sua vita: “Tre anni fa ho avuto un
aborto in treno, mentre stavo accompagnando mia figlia Nina dal padre a Milano.
Ebbi questa emorragia perché ero troppo sotto stress“. L’influencer è stata
prosciolta dalle accuse di Francesco Sarcina, che l’aveva denunciata,
accusandola di aver pubblicato sui social immagini della loro figlia minore per
“trarne un profitto economico”.
“Questa sentenza mi ha restituito dignità come madre. – ha detto Incorvaia – Ho
sempre protetto mia figlia Nina (avuta dal cantante nel 2015, ndr) , l’ho sempre
preservata. Ma questa accusa aveva gettato un alone su di me come genitore. Oggi
i nostri rapporti sono freddi, distaccati”.
E ancora: “Non era un rapporto sano. Per tanto tempo ho pensato di potermi
accontentare di questo tipo di relazione. Poi, quando è venuto meno il rispetto
della mia persona, ho capito che dovevo prendere le distanze (…) Mi bruciò 60
paia di scarpe dopo dei litigi. Non denunciai per proteggere Nina”.
Ha fatto clamore poi il presunto tradimento della Incorvaia con Riccardo
Scamarcio, ex amico di Sarcina: “Eravamo separati. Ero una donna separata e
potevo fare tutto quello che volevo. Ho una visione troppo bella dell’amore per
prendere delle vie sotterranee”
“A marzo saremo di nuovo in udienza, – ha continuato l’ospite – verranno
ristabilite delle cose sulla gestione di nostra figlia affinché non ricada tutto
su un solo genitori. Oggi provvedo io alla sua scuola privata e anche ai weekend
che passa con il papà. Il giudice aveva stabilito che Nina passasse due weekend
con il padre su Milano a carico mio e un weekend su Roma a carico del padre
perché lui dovrebbe prendere una stanza in hotel per stare con la figlia. Di
weekend su Roma ne ha fatto uno in cinque anni. Mi trovo sempre io a portare
Nina da lui a Milano“.
L'articolo “Francesco Sarcina mi bruciò 60 paia di scarpe dopo dei litigi. Non
denunciai per nostra figlia. Tre anni fa un aborto in treno per troppo stress”:
così Clizia Incorvaia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Colpo di scena. La scoperta che Nick Reiner fosse sotto tutela giudiziaria per
problemi di salute mentale potrebbe risultare determinante nella strategia
difensiva del figlio minore del regista americano Rob Reiner e della fotografa
Michele Singer. Il giovane è accusato di duplice omicidio di primo grado con
“circostanze aggravanti”, commesso il 14 dicembre scorso nella residenza
familiare a Los Angeles.
La famiglia di Reiner, tra cui i fratelli Jake e Romy e la sorella adottiva
Tracy, ha scelto finora di non commentare la questione della tutela. Il
procuratore distrettuale Nathan Hochman ha dichiarato che intende discutere con
i familiari eventuali indicazioni sulla pena, sottolineando come la famiglia
abbia già chiarito la propria contrarietà alla pena di morte
La tutela, come riportato originariamente dal New York Times, non è stata
rinnovata cinque anni fa. Era supervisionata dal fiduciario autorizzato Steven
Baer, che potrebbe comparire come testimone durante il processo. Baer ha
commentato in termini generali, definendo i problemi psicologici come
“un’epidemia ampiamente fraintesa” e descrivendo il caso come “una tragedia
orribile”.
Fonti legali confermano che Reiner è stato sottoposto a questa tutela tra il
2020 e il 2021. A differenza delle forme più comuni, come quella che ha
riguardato Britney Spears, che riguardavano prevalentemente la gestione
finanziaria e dell’autonomia personale, la tutela medica di Reiner era volta
principalmente al trattamento sanitario, alla somministrazione di farmaci e alla
gestione delle terapie. Il 32enne Reiner ha una lunga storia di dipendenze e
problemi di salute mentale.
Negli ultimi anni, il regista Rob Reiner aveva pubblicamente espresso rimpianto
per l’approccio “troppo morbido” seguito nella gestione dei disturbi del figlio.
La tutela giudiziaria potrebbe quindi costituire un elemento chiave nella
strategia difensiva, eventualmente basata su questioni di incapacità mentale.
“La tutela aggiunge un nuovo livello alla comprensione delle difficoltà di
Reiner e alla sua difesa – ha dichiarato una fonte vicina al caso giudiziario
alla stampa Usa-. Potrebbe facilitare il lavoro degli avvocati se si decidesse
di puntare su una strategia legata a problemi mentali“.
Dopo il ritiro del precedente avvocato Alan Jackson, l’Ufficio del Difensore
Pubblico della Contea di Los Angeles ha preso in carico la difesa, ora affidata
all’avvocata Kimberly Greene. Nick Reiner, detenuto nella prigione di Los
Angeles ma non più sotto sorveglianza per rischio suicidio, dovrebbe comparire
nuovamente in aula il 23 febbraio davanti alla giudice Theresa McGonigle, quando
è previsto che formalizzi il suo eventuale ricorso o dichiarazione.
L'articolo “Nick Reiner era sotto tutela giudiziaria per problemi di salute
mentale quando ha ucciso il padre e la madre”: la strategia degli avvocati
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