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Medicina, Gimbe sulla riforma Bernini: “Superflua, un flop annunciato. Alimenta l’illusione che laureare più medici sia la soluzione”
“La riforma Bernini, lanciata con slogan populisti, ha alimentato l’illusione che laureare più medici fosse la panacea per risolvere i problemi del servizio sanitario nazionale”. A dirlo è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Nell’ultima analisi pubblicata, l’organizzazione no-profit critica l’intervento della ministra dell’Università. Una riflessione che arriva dopo “il flop annunciato di una riforma superflua” e le polemiche sul semestre filtro. Secondo Cartabellotta, “il problema italiano non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti” ma “da carenze selettive, perché sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive”. Secondo Gimbe, infatti, l’Italia ha 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, una dotazione al di sopra della media Ocse e dei Paesi europei: un’analisi che trova riscontro anche nei dati di Eurostat per il 2023. Il problema strutturale dunque, non è quello della carenza di medici. Neanche per il futuro, dato che l’aumento dei posti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia, cresciuti del 51% solo negli ultimi tre anni, compensa i pensionamenti attesi. Anzi, “il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del servizio sanitario”, precisa Cartabellotta. L’allarme è invece rappresentanto dalla fuga dalla sanità pubblica, per niente attrattiva: quasi 93mila medici, pari al 29,4% del totale, non lavorano nel pubblico come dipendenti o convenzionati, né risultano inseriti in percorsi formativi post-laurea: basti pensare al fenomeno dei medici gettonisti. Le carenze riguardano invece la medicina di base, in cui secondo Gimbe mancano 5.575 unità per garantire il diritto alla cura alle cittadine e ai cittadini del nostro Paese. Questi dati, denuncia Gimbe, smentiscono la narrazione frutto di una propaganda che non affronta la crisi del Sistema sanitario nazionale: “È evidente che senza interventi mirati per risolvere queste criticità”, si legge nel report, “la riforma rischia di utilizzare risorse pubbliche per formare una nuova pletora medica destinata al libero mercato, in una sanità dove il pubblico arretra e il privato avanza. E visto che gli obiettivi dichiarati, migliorare la qualità della formazione e valorizzare capacità e merito, sono clamorosamente falliti, è indispensabile mettere da parte polemiche politiche e procedere in maniera costruttiva con la riforma della riforma”. Ora, si ipotizza una sanatoria che ne “certifica il fallimento”, conclude Cartabellotta: si passa” dall’ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all’inevitabile compromesso del 6 politico” che auspica “una riforma della riforma“. L'articolo Medicina, Gimbe sulla riforma Bernini: “Superflua, un flop annunciato. Alimenta l’illusione che laureare più medici sia la soluzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Semestre filtro a Medicina: l’imbroglio, il danno, la beffa. Hanno ragione gli studenti a contestare la ministra
La riforma dell’accesso a Medicina, voluta dal governo attraverso la ministra Bernini, è un imbroglio a danno degli studenti, aggravato da una beffa. Hanno ragione gli studenti a contestare la ministra, che ha dato prova di straordinaria pochezza rispondendo alle loro giuste critiche con insulti. L’imbroglio: il numero programmato, contrariamente a quanto era stato propagandato dalla ministra Bernini, non è stato abolito, e non era praticamente possibile abolirlo. Il numero programmato, oltre a evitare il rischio di creare professionisti in eccesso, è una conseguenza della grande conquista della libera circolazione dei laureati in Europa: l’Unione stabilisce criteri formativi comuni, rispettando i quali ogni paese si impegna a riconoscere la formazione professionale erogata negli altri paesi: un medico laureato in Italia può lavorare ovunque nell’Unione. Tra i criteri rientra però la proporzione tra il numero di studenti iscrivibili nei corsi e la capienza dei corsi stessi, che per i Corsi di Laurea in Medicina include anche la dimensione delle strutture sanitarie presso le quali i laureandi si formano. Per aumentare il numero di studenti iscritti a Medicina occorrerebbe non solo aumentare aule e docenti, ma anche la dimensione degli ospedali universitari; con i nostri numeri di aspiranti medici addirittura al di là del fabbisogno della popolazione: paradossalmente, per abolire il numero programmato avremmo bisogno di più posti letto in ospedale e più malati! Già oggi i nostri studenti si lamentano perché il loro accesso ai reparti ospedalieri è limitato, immaginiamoci cosa succederebbe se il numero di studenti triplicasse! L’alternativa sarebbe quella di uscire dal circuito della libera circolazione dei laureati in Europa: organizzarsi una laurea locale, di più basso livello. Certamente questa soluzione sarebbe rifiutata da tutti quegli aspiranti medici che vorrebbero liberalizzare l’accesso ai Corsi di Laurea: è umano volere il dritto della medaglia e rifiutarne il rovescio, ma non esistono medaglie senza il rovescio. Inoltre liberalizzare davvero l’accesso al Corso di Laurea rischia di alimentare disoccupazione o sottoimpiego: infatti il fabbisogno di medici del paese non è infinito, ed è stimabile in circa 8.000-10.000 nuovi professionisti ogni anno, necessari per rimpiazzare i pensionamenti dei circa 4.000 medici per milione di abitanti di un paese avanzato. All’imbroglio consegue il danno: gli studenti hanno frequentato, studiato e sostenuto esami ma in grande maggioranza non sono o non saranno ammessi, salvo l’esito dei numerosi ricorsi ai Tribunali Amministrativi: in pratica hanno perduto sei mesi, se non un anno, tutto tempo che, se fosse rimasto in vigore il metodo precedente, avrebbero potuto meglio impiegare in altre attività formative o lavorative. Questo è il principale argomento contro lo svolgimento della selezione concorsuale durante il percorso formativo. Se si vuole offrire formazione preliminare al concorso di ammissione, questa deve essere basata su un programma ristretto, limitata al solo mese di settembre, e la prova concorsuale deve essere svolta alla fine di settembre o all’inizio di ottobre, prima dell’inizio dei corsi veri e propri. Ovviamente, la prova concorsuale non deve essere confusa con un esame: deve soltanto stabilire una graduatoria per l’ammissione. Per mascherare il danno la riforma aggiunge una soluzione che è una vera e propria beffa: gli esami sostenuti, in caso di mancato accesso al Corso di Laurea scelto possono essere convalidati in un Corso considerato affine: la riforma implica cioè che, per il giovane che sceglie la sua futura professione, fare il medico, il farmacista o il biotecnologo sia la stessa cosa. Sfugge alla ministra che l’università prepara ad una professione e due Corsi di Laurea che includono materie parzialmente sovrapponibili non conducono a professioni altrettanto sovrapponibili. Se fosse rimasto in vigore il metodo selettivo precedente, gli studenti avrebbero saputo a settembre se erano stati ammessi o meno al Corso di Laurea preferito ed in caso di insuccesso avrebbero potuto scegliere in modo autonomo una diversa soluzione senza vedersela imporre da una legge autoritaria e paternalistica. La ministra ha appena accettato di aprire un tavolo per discutere le problematiche della riforma, premettendo però che non si può tornare indietro: l’intenzione è quindi quella di continuare a imbrogliare, danneggiare e beffare gli studenti per gli anni a venire. L'articolo Semestre filtro a Medicina: l’imbroglio, il danno, la beffa. Hanno ragione gli studenti a contestare la ministra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Medicina, Bernini incontra gli studenti e apre a modifiche sul semestre filtro. “Ma non torneranno i test d’ingresso”
La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha proposto al Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) l’istituzione di un tavolo di confronto permanente sulla riforma dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina, che da quest’anno prevede un “semestre filtro” aperto a tutti, con la possibilità di accedere alla graduatoria nazionale solo per chi supera gli esami di Biologia, Chimica e Fisica. L’esperimento si è rivelato un pasticcio, con una percentuale di promossi inferiore al 20% e il rischio di non coprire tutti i posti disponibili. Per ovviare al problema è stato ipotizzato l’inserimento in graduatoria di tutti i candidati, compresi quelli che non abbiano raggiunto la sufficienza in tutte e tre le prove, a condizione però di recuperare successivamente i crediti formativi mancanti. Nell’incontro con gli studenti, a quanto si apprende, la ministra ha escluso un ritorno ai test d’ingresso, ma ha manifestato piena disponibilità a intervenire sul funzionamento del nuovo sistema già dal prossimo anno, valutando una riduzione dei programmi d’esame, l’estensione della durata delle lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da garantire maggiore spazio alla didattica. L’apertura però non soddisfa le sigle studentesche. “Il fatto che la ministra, a metà dell’anno accademico, non abbia idea di cosa fare è preoccupante. Cosa significa ampliare i tempi per svolgere gli esami? Quanto tempo lasciamo in bilico gli studenti? Non sapere a gennaio o febbraio se si sarà trattenuti o sputati dal sistema non farà altro che aumentare lo stress e l’ansia”, denuncia l’Unione degli universitari, il principale sindacato degli studenti italiani, in presidio di fronte al ministero. “Insomma”, sintetizza l’Udu, “non esiste un piano per occuparsi dei problemi che il semestre filtro ha già causato e si pensa addirittura di peggiorare tutto. Aprire le graduatorie non basta: Medicina va aperta davvero. Il semestre filtro è una falsa soluzione che non affronta la carenza di personale sanitario né garantisce il diritto allo studio. Lo diciamo da mesi e lo ripetiamo oggi: il numero chiuso va superato, il semestre filtro va abolito, e servono investimenti strutturali sull’università pubblica”, affermano gli studenti. La scorsa settimana Bernini era stata contestata ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, da una rappresentanza di aspiranti medici, a cui si era rivolta con disprezzo chiamandoli “poveri comunisti” (una citazione del suo defunto leader Silvio Berlusconi). Ora il M5s, con il capogruppo in Commissione Cultura alla Camera Antonio Caso, può infierire: “A quanto pare qualche problemino con il semestre filtro che rischia di far perdere l’anno a migliaia di studenti ha costretto il dicastero a considerare correttivi già dal prossimo anno e a sedersi a un tavolo di confronto. È innegabile che, almeno su questo, i “poveri comunisti” lamentati da Bernini ad Atreju non avessero poi tutti i torti“, afferma. “Domani abbiamo imposto che la ministra venga alla Camera al question time. Ci aspettiamo risposte precise su cosa intende davvero mettere in campo per risolvere i problemi creati dalla sua riforma”. Un gruppo di studenti ha incontrato nella sede del Movimento anche il presidente Giuseppe Conte: “Bisogna sempre ascoltarli, mai dileggiarli perché sono il nostro futuro e meritano soluzioni adeguate e sostenibili alle loro difficoltà”, afferma l’ex premier. Da Alleanza Verdi e Sinistra interviene il deputato Franco Mari, che ha partecipato al presidio di fronte al ministero: “Il semestre filtro si è rivelato un fallimento totale anche se la ministra Bernini si rifiuta di ammetterlo. Serve una proposta di riforma per l’accesso alla facoltà che deve mettere a punto il Parlamento”. L'articolo Medicina, Bernini incontra gli studenti e apre a modifiche sul semestre filtro. “Ma non torneranno i test d’ingresso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Semestre filtro a Medicina, ragazzi ‘illusi e mazziati’: gli adulti offrono una ben misera immagine di sé
Il semestre filtro per l’accesso a medicina è arrivato alla fine. Ho un figlio di un amico iscritto che mi racconta le sue vicissitudini. Alle lezioni era difficile accedere in quanto gli iscritti erano troppi. Le lezioni si potevano trovare online. Alla fine si trattava di un pro forma visto che i test e le valutazioni non venivano portati avanti, come dovrebbe avvenire normalmente nell’Università, dal professore ma stilati da burocrati al ministero. Il ruolo del professore veniva svilito e la frequenza risultava una opzione non del tutto necessaria. Rimango sempre stupito di fronte al fatto che i politici cerchino di stravolgere la realtà con la propaganda. In questo caso la ministra dell’Università e della Ricerca cerca di affermare che il provvedimento, che ha cambiato il modo con cui selezionare i futuri medici, sia innovativo e migliore. Da un punto di vista della novità mi pare che si tratti di ben misera cosa, visto che rimane un esame a quiz, come negli scorsi anni, con le stesse identiche caratteristiche di aleatorietà. L’unica cosa nuova è stato il fatto che per due mesi i ragazzi prima del quiz abbiano frequentato delle lezioni. Un certo sbalordimento però colpisce chi segue la vicenda, perché i quiz sono stati redatti a livello del ministero indipendentemente dalle lezioni che i vari professori hanno tenuto nei singoli atenei. Quindi mettiamo che il professore di Modena abbia incentrato le sue lezioni sugli argomenti A e B, quello di Bologna su C e D il ministero mette quiz su V e Z. Ci rendiamo conto dell’assurdità di un tale modello in cui l’esame non verte sul contenuto delle lezioni – anche perché i campi delle tre materie, chimica, fisica e biologia, sono immensi e non si possono ridurre a delle lezioni standard? In effetti molti ragazzi hanno capito in anticipo che frequentare le lezioni non era utile e necessario e sono rimasti a casa a preparare i quiz. Non è stato stroncato il mercato della preparazione di questi cervellotici quiz, che rimane fiorente perché occorre esercitarsi sulle risposte multiple. Sul fatto che si tratti di un metodo migliore di selezione sfido quindi chiunque a dimostrarlo, in quanto sostanzialmente non è cambiato nulla. Purtroppo si determinano dei gravi peggioramenti per i ragazzi iscritti al semestre filtro. Il primo e più rilevante è che sostanzialmente chi non riuscirà a superarlo avrà perso un anno di studio in quanto a gennaio, quando si sapranno i risultati, sarà tardi per iniziare altre facoltà. La possibilità – che il ministero enfatizza – di potersi iscrivere alle altre professioni sanitarie è vergognoso: non si può giocare con i desideri dei ragazzi. Se io voglio fare il medico non è detto che voglia, solo perché è una professione sanitaria, fare anche il fisioterapista o l’infermiere. Se mi precludono la possibilità di accedere al corso di laurea in medicina, potrei optare per la facoltà di architettura. Quindi sostanzialmente, su 60mila iscritti al semestre filtro, 40mila circa perderanno un anno, con la frustrazione emotiva di un fallimento. Sono convinto che stuoli di avvocati abbiano già pronte cause legali per soccorrere questi 40mila “esodati” dall’università che dalla loro hanno la ragione di essere stati “illusi e mazziati”. Il metodo precedente, quello di attuare i quiz a settembre, aveva il pregio di non illudere per mesi i neo diplomati, non far spendere alle famiglie migliaia di euro per permettere di frequentare l’Università e offrire la possibilità entro l’inizio dell’anno accademico di iscriversi ad altra facoltà: ad esempio giurisprudenza o ingegneria. Naturalmente la frustrazione dei ragazzi di fronte alla non ammissione c’era ugualmente, ma molto meno marcata. La cervellotica riforma della ministra dell’Università ha esponenzialmente aumentato la frustrazione e la sofferenza dei giovani che si troveranno ad aver perso un anno. Il numero chiuso o programmato, come eufemisticamente si descrive, ha il pregio di iscrivere alle facoltà solo quel numero di ragazzi che potranno essere formati adeguatamente. Accanto vi è però il difetto di precludere l’accesso a persone che avevano una legittima aspirazione. Se per varie ragioni, tra cui le regole comunitarie, si vuole mantenere il numero programmato occorre tornare, dopo il disastro di quest’anno, alla selezione prima dell’inizio del corso di laurea. Si potranno rivedere i quiz cercando di renderli meno cervellotici e aleatori. Quello che assolutamente occorre evitare è la prosecuzione di un sistema che provoca la perdita di un anno ai ragazzi con grave frustrazione e sofferenza emotiva. Gli adulti offrono una ben misera immagine di sé. La ministra blatera, non accetta domande e il contraddittorio ma offende. Un professore borioso afferma che lui avrebbe risolto tutti i quiz in quarta superiore – come ad affermare che tutti i ragazzi oggi sono ignoranti. La presidente del Consiglio semplicemente se ne frega. Forse dietro c’è l’idea che questi ragazzi meglio sarebbero adibiti a “carne da macello” per le guerre che si stanno preparando. Il pensiero che sottende il tutto è che nella vita piuttosto che essere “poveri comunisti” è meglio essere “ricchi fascisti”, che possono accedere alle facoltà private in Italia o all’estero. L'articolo Semestre filtro a Medicina, ragazzi ‘illusi e mazziati’: gli adulti offrono una ben misera immagine di sé proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Abbiamo bisogno di medici che sappiano soffrire, non che affrontano le difficoltà urlando contro il ministro”: l’invettiva di Bassetti contro gli studenti del semestre filtro
Un attacco diretto agli studenti, soprattutto quelli scesi in piazza contro il semestre filtro a Medicina e le scelte del dicastero guidato dalla ministra Anna Maria Bernini. Dopo la requisitoria di Roberto Burioni, rivolta in particolare ai genitori, Matteo Bassetti con un video pubblicato sui social sceglie di scagliarsi contro i giovani aspiranti medici. Il giudizio nei loro confronti è tranchant: “Non abbiamo bisogno di medici che di fronte alle difficoltà di un esame non passato vanno a protestare, abbiamo bisogno di medici che sappiano soffrire“. Insomma, tradotto, o stai in silenzio o non c’è bisogno di dottori, nonostante i numeri sulla sanità parlino chiaro. “Quello che sta succedendo agli esami di medicina è il sintomo del nostro paese. Io quando andavano a scuola se portavo a casa quattro mio padre mi dava un ceffone, oggi i genitori dicono al ragazzo ‘poverino‘ e se la prendono coi genitori”, esordisce Bassetti, sottolineando, rispetto agli esami sostenuti in questi giorni, che “i ragazzi avrebbero dovuto studiare” anche perché “buona parte delle domande potevano essere risposte anche da un buon studente al quarto anno di liceo”. “Allora non lamentiamoci sempre, noi non abbiamo bisogno di questi medici, abbiamo bisogno di medici che sappiano soffrire, che di fronte alla difficoltà di un esame non passato non vadano a protestare a dire che è il sistema che non funziona, di medici che rispettano le regole – attacca – Se il miglior modo per affrontare una difficoltà è gridare contro a professori e ministro, noi di voi non ne abbiamo bisogno, non ne hanno bisogno i cittadini”. “Abbiamo bisogno di medici che studiano che abbiano passione e voglia di alzare l’asticella”, conclude. L'articolo “Abbiamo bisogno di medici che sappiano soffrire, non che affrontano le difficoltà urlando contro il ministro”: l’invettiva di Bassetti contro gli studenti del semestre filtro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Da studentessa e docente dico: le parole (e l’incapacità politica) della ministra Bernini sono inaccettabili
di Alessandra Oggi la ministra del Mur ha esordito dicendo che voleva fare una citazione storica per contrastare i contestatori presenti, un gruppo di studenti che lamentava il disagio oggettivo del semestre filtro di medicina. Quale filosofo, letterato, storico potrebbe aver scelto la ministra dell’Università? Ha citato Silvio Berlusconi con la frase: “Siete solo dei poveri comunisti”. Ora, io sono sia una studentessa che un’insegnante, e trovo inaccettabile e vergognoso che la più alta carica istituzionale dell’accademia usi dei cori da stadio per confrontarsi con divergenze di opinioni, soprattutto quando queste vengono espresse da studenti. L’Università insegna, forma, e non solo nelle aule, ma nella quotidianità: fornendo modelli, trasformando situazioni in opportunità di crescita e sviluppo. Se la saggezza individuale fallisce, come in questo caso, tocca a quella collettiva intervenire, ponendo dei limiti così da evitare la deriva culturale e sociale. Non possiamo continuare ad accettare che le istituzioni repubblicane dalle funzioni fondamentali siano abitate da soggetti incapaci di agire il ruolo richiesto, esprimendosi con il peggior gergo e nell’assoluta assenza di rispetto, disponibilità all’ascolto e al confronto. Io penso che ogni italiano meriti molto di più dalla politica, e non per le limitate conoscenze (nulla di personale nei confronti di Berlusconi o dell’Uomo ragno citato dalla signora Meloni) ma per la povertà umana di chi ci governa e di cui, invece, il nostro popolo è ricco e dovrebbe andare fiero! IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Da studentessa e docente dico: le parole (e l’incapacità politica) della ministra Bernini sono inaccettabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché la risposta della ministra Bernini agli studenti che la contestano divide più della sua riforma
di Paolo Gallo È una scena che colpisce: studenti che contestano una riforma universitaria complessa e divisiva, e una ministra che risponde con espressioni che li etichettano e li svalutano. Il punto non è giudicare l’emotività del momento, ma interrogarsi sul significato istituzionale e sociale di un linguaggio che, da un rappresentante dello Stato, assume un peso simbolico ben più grande di una semplice battuta stizzita. Le istituzioni, in una democrazia matura, non hanno solo il compito di governare: devono anche incarnare un metodo, un tono, un esempio. È naturale che una figura pubblica venga contestata, soprattutto quando la posta in gioco riguarda il futuro formativo e professionale di migliaia di giovani. Ma è altrettanto naturale attendersi che la risposta istituzionale mantenga un livello di compostezza adeguato, non per formalismo, bensì per responsabilità. Le parole non sono un dettaglio: definiscono relazioni, costruiscono fiducia o la erodono. L’etichettamento ideologico di studenti che esprimono timori e critiche può produrre effetti che vanno oltre la polemica contingente. Gli studi di psicologia sociale mostrano come il linguaggio divisivo, soprattutto se proveniente da figure di autorità, attivi dinamiche di polarizzazione e di esclusione. Il messaggio implicito rischia di essere: chi dissente non è un interlocutore, ma un avversario. E quando quest’avversario è composto da giovani che si affacciano alla vita adulta, il costo collettivo diventa evidente. Gli studenti che protestano lo fanno quasi sempre perché vivono direttamente le conseguenze delle scelte politiche: pressioni, incertezze, timori per il proprio futuro. Ridurre queste istanze a slogan o categorie identitarie significa perdere l’occasione di ascoltare ciò che il Paese reale prova e chiede. Significa anche alimentare un sentimento di lontananza tra politica e nuove generazioni, una frattura che da anni rappresenta uno dei principali fattori di disaffezione verso la partecipazione democratica. Una risposta diversa, più attenta e dialogica, non solo sarebbe stata più coerente con il ruolo di un membro del governo, ma avrebbe potuto trasformare un momento di tensione in un’occasione di confronto. Le istituzioni non sono obbligate a condividere le critiche, ma hanno il dovere di ascoltarle con rispetto. È questa la differenza tra un potere che si sente messo in discussione e una democrazia che si sente arricchita dal dissenso. Le parole della ministra non cambieranno la sostanza della riforma, né la determinazione degli studenti. Ma contribuiscono a definire un clima. Un clima in cui il dialogo rischia di essere sostituito da etichette, e in cui il confronto, invece di migliorare le decisioni, viene relegato a scontro identitario. L’Italia ha bisogno dell’energia, della competenza e delle domande dei suoi giovani. E i giovani hanno bisogno di istituzioni che rispondano con rigore, fermezza, ma anche rispetto. Perché è da questo equilibrio che nasce la fiducia. E senza fiducia, nessuna riforma può davvero funzionare. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Perché la risposta della ministra Bernini agli studenti che la contestano divide più della sua riforma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siete sempre dei poveri comunisti”, la ministra Bernini contro gli studenti di Medicina che la contestavano
Mentre cresce la polemica per il pasticcio del test filtro per Medicina e si cercano soluzioni all’italiana, a riscaldare gli animi arriva anche la risposta piccatissima della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, a un gruppo di studenti che la contestavano, all’inizio del suo intervento ad Atreju. + “Non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno”, hanno urlato i giovani, mobilitati contro la riforma del corso di laurea in Medicina voluta proprio da Bernini. La ministra ha replicato citando l’ex presidente Silvio Berlusconi: “Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità”. Dopo lo scambio di battute, Bernini è scesa dal palco per dialogare direttamente con gli studenti. Rivolgendosi nuovamente ai giovani, la ministra ha aggiunto: “Stavate meglio pagando 30mila euro? Ho investito 9,4 miliardi sull’università e oltre 800 milioni sulle borse di studio. Questa degli studenti è la strategia del caos: parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco”. Bernini ha poi ammesso che nei test della prova di Fisica – descritta come difficile – “c’erano due errori e nel caso della seconda domanda sbagliata, verrà riconosciuto un punto” per tutti “quindi nel compito di fisica si partirà da un punto”. La ministra ha poi annunciato che “saranno riempiti tutti i posti della graduatoria di medicina: 24mila posti saranno coperti sulla base delle valutazioni di merito perché le domande sono serie. Quella di oggi non è una sanatoria, è la naturale evoluzione di una riforma che deve aspettare di arrivare a tutte le fasi di attuazione – ha spiegato – nel momento in cui noi avremo tutti i voti prima di Natale di tutti gli studenti che hanno partecipato al primo e al secondo appello, faremo la graduatoria e sulla base della graduatoria vedremo chi entra subito, chi entro il 28″ febbraio “sconterà i suoi debiti d’esame e chi potrà scivolare sulle materie affini che sono già state indicate perché hanno potuto gratuitamente già iscriversi a delle materie affini”. “Per quanto riguarda le preoccupazioni degli studenti, io vorrei dire che è semplicemente l’evoluzione della riforma – ha poi continuato – Abbiamo fatto il primo appello, il secondo appello, compileremo la graduatoria che scorrerà e chi non ha la sufficienza nelle proprie sedi di destinazione, ciascuno ne ha indicate 10, avrà i suoi crediti formativi”. Per Bernini “il cambio di paradigma è che prima c’erano dei candidati ai test che venivano ghigliottinati fuori dai cancelli dell’università. Qui dal primo settembre abbiamo 55mila studenti che stanno studiando, formandosi e accumulando crediti formativi”. L'articolo “Siete sempre dei poveri comunisti”, la ministra Bernini contro gli studenti di Medicina che la contestavano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Anna Maria Bernini
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Il disastro degli esami filtro a Medicina dimostra che questo metodo è sbagliato
La riforma dell’accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria e Odontoiatria in vigore da quest’anno si sta dimostrando disastrosa, come peraltro era stato previsto da tutti gli organi accademici, inclusa la Conferenza dei Rettori e il Consiglio Universitario Nazionale. La legge conteneva un tale numero di errori di prospettiva, incongruità e difetti, che non è possibile analizzarli tutti in un solo post; in questo post mi limito ad analizzare i difetti progettuali della prova di esame. Non considererò minimamente le violazioni delle norme, la pubblicazione dei quesiti in rete, etc., che non sono difetti strutturali della legge: la riforma sarebbe pessima anche in assenza di qualunque anomalia nella gestione delle prove di esame. Come è noto la riforma prevede l’accesso libero a tre corsi erogati tra settembre e ottobre: Fisica Medica, Chimica e Propedeutica Biochimica e Biologia; gli studenti hanno due possibilità di sostenere i relativi esami a novembre e dicembre, e infine coloro che sono stati promossi in tutti e tre gli esami entrano in una graduatoria che consente il proseguimento degli studi nel corso scelto, entro il limite del numero programmato (che non viene abrogato). La prima prova ha avuto un esito disastroso e i promossi nelle tre materie sono risultati circa il 10% degli iscritti, un numero molto inferiore a quello dei posti da coprire. Una catastrofe di questo genere dimostra che la modalità di esame prevista dalla riforma è inadeguata al suo scopo. Per poter assegnare ad un esame universitario la funzione aggiuntiva di prova concorsuale, le legge prevede un esame scritto, uguale in tutta Italia, con 16 domande “a completamento” (frasi nelle quali manca una parola, che lo studente deve aggiungere) e 15 quiz (“a crocette”). Questa modalità di valutazione, largamente impiegata in molti contesti, anche all’estero, testa le conoscenze dello studente su un programma ampio (31 domande sono tante) ma ad un livello di comprensione molto superficiale; poteva essere adatta per un test di ammissione, come si faceva negli anni passati, ma non corrisponde agli scopi formativi dell’università, che richiedono invece approfondimento, comprensione e capacità di ragionamento. Uno dei pochi pregi rimasti all’università italiana, che rende i nostri laureati desiderati e competitivi anche all’estero, sta proprio nel fatto che noi manteniamo una modalità di esame basata sull’interrogazione orale o scritta, nella quale al candidato è richiesto il ragionamento. Le prove di esame non erano di per sé difficili e la grande passione dello studente medio è l’esame a quiz da studiarsi sul quizzario, un elenco di tutti i quiz utilizzabili per l’esame con le rispettive risposte. A parte il fatto che nel caso presente, per fortuna, il quizzario non c’era, il punto è che nei corsi di livello universitario si spiegano ragionamenti e ipotesi scientifiche, non si dispensano rispostine a domandine, peraltro imprevedibili. E’ superfluo aggiungere che la medicina, come ogni scienza, non è fatta di domandine e rispostine, che molte domande che un medico si deve porre non hanno risposte certe e assolute, che certe risposte possono essere giuste in un contesto e sbagliate in un altro, che in molti casi la transizione tra giusto e sbagliato è graduale e non assoluta: in una parola che finalizzare un corso universitario al superamento di un quiz è un tradimento culturale della missione dell’università. Anche in quei contesti stranieri in cui l’esame a quiz è usato, il corso non è costruito sulla misura dei quiz. La prima ragione per la quale gli esami sono stati tragicamente deludenti è quindi che la modalità di esame imposta dalla riforma è completamente inadeguata alla modalità formativa universitaria e professionale: i corsi hanno cercato di insegnare allo studente a ragionare, ma la legge ha poi imposto una valutazione nozionistica, nella quale il ragionamento serviva a poco; questo ha tradito e tratto in inganno gli studenti. Spiego meglio questo concetto facendo al tempo stesso una solenne promessa alla ministra Bernini, e a tutti gli italiani, a nome mio e di tutti i colleghi docenti nei Corsi di Laurea in Medicina: a nessun paziente accadrà mai di andare da un medico, chiedergli: “dottore, cosa ho?” e sentirsi rispondere: “scriva su un pezzo di carta quattro diagnosi e io metterò una crocetta su quella che mi pare giusta”. Non accadrà mai una cosa del genere, Signora ministra, perché l’università educa il futuro medico in un modo che è completamente diverso da quello che la sua riforma pretende di valutare con esami nozionistici non solo inadeguati, ma metodologicamente estranei alla formazione che lo studente ha il diritto di ricevere. Gli studenti avrebbero avuto risultati migliori se si fossero potuti preparare per esami universitari “veri”, anche se più difficili. L'articolo Il disastro degli esami filtro a Medicina dimostra che questo metodo è sbagliato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tagliola Fisica per i test di Medicina, tra il 10 e il 15% la percentuale dei promossi al primo appello degli esami
Il paese che ha visto premiare solo qualche anno fa lo scienziato, Giorgio Parisi, con il Nobel per la Fisica, ha pochi studenti in grado di rispondere correttamente alle domande per il test di Medicina. È infatti tra il 10 e il 15% la percentuale dei promossi nelle tre materie al primo appello degli esami di Medicina. Un inquietante dato che emerge sulla base dei dati di alcuni atenei. Il quadro appare omogeneo, non ci sono grandi differenze territoriali sui voti. Gli esami per la seconda prova, fissata per il 10 dicembre, sono già pronti, secondo notizie in possesso all’Ansa, e questo escluderebbe la possibilità di una seconda prova più abbordabile. Quindi non c’è niente altro da fare che studiare e studiare. Se da un lato i numeri sgonfiano il grande effetto copiatura di cui si è parlato nei giorni scorsi, c’è il rischio – sarebbe la prima volta – che il numero di studenti ammessi a Medicina sia inferiore ai posti disponibili: per poter proseguire negli studi infatti bisogna aver superato tutti e tre gli esami richiesti Chimica, Biologia e Fisica, apparsa particolarmente difficile. I risultati sono stati pubblicati sul portale Universitaly, dove tutti i candidati possono consultarli inserendo le proprie credenziali. Dopo la pubblicazione, gli studenti hanno 48 ore di tempo per scegliere se confermare il punteggio ottenuto oppure rifiutarlo e ripresentarsi al secondo appello. I risultati del secondo appello saranno pubblicati entro il 23 dicembre sempre sulla piattaforma Universitaly. Gli aspiranti camici bianchi – circa 53mila – hanno affrontato tre esami – Chimica e propedeutica e biochimica, Fisica e Biologia – per poter aspirare a continuare i propri studi in Medicina immatricolandosi ufficialmente. Ogni esame, della durata di 45 minuti, era costituito da 31 domande a scelta multipla o a completamento. Per superare ciascuna prova è necessario ottenere almeno 18 punti su 30. L'articolo Tagliola Fisica per i test di Medicina, tra il 10 e il 15% la percentuale dei promossi al primo appello degli esami proviene da Il Fatto Quotidiano.
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