Il fortissimo e anomale terremoto registrato nel Tirreno meridionale – in
particolare nel Golfo di Napoli – è riconducibile a un processo geologico
profondo che caratterizza questa porzione del Mediterraneo. La spiegazione
arriva direttamente dai maggiori esperti ovvero gli scienziati dell’Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Si tratta di un fenomeno
relativamente raro per l’area, legato alla presenza nel mantello terrestre di
uno “slab” (lastra, ndr) di litosfera oceanica che da alcuni milioni di anni sta
progressivamente sprofondando sotto il Mar Tirreno. Questo processo, noto in
geologia come subduzione, provoca una sismicità particolare che può svilupparsi
anche a grandi profondità. Nel caso del Tirreno meridionale i terremoti profondi
sono associati proprio alla discesa di questo frammento di crosta oceanica nel
mantello terrestre.
La dinamica – come si legge sul sito dell’Ingv -è accompagnata da un’attività
sismica frequente lungo le coste della Calabria e della Sicilia, mentre risulta
meno comune al largo della costa campana. Negli ultimi quarant’anni diversi
eventi sismici profondi hanno interessato l’area, alcuni dei quali con magnitudo
significativa.
I TERREMOTI PROFONDI DEGLI ULTIMI DECENNI
Tra gli episodi più rilevanti registrati negli ultimi quarant’anni c’è il
terremoto del 28 ottobre 2016, che ha raggiunto una magnitudo locale (ML) 5.8
con una profondità di 481 chilometri. Un altro evento importante si è verificato
il 29 ottobre 2006, con una magnitudo Magnitudo momento 5.8 (Mw) e una
profondità di 221 chilometri. Sempre nell’area del Tirreno meridionale è stato
registrato anche il terremoto del 3 novembre 2010, di magnitudo ML 5.4, avvenuto
a una profondità di 506 chilometri. Più recentemente, un evento sismico profondo
di minore intensità è stato rilevato nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 2023,
al largo della Penisola Sorrentina, in provincia di Napoli. In quel caso la
magnitudo registrata è stata ML 4.2.
I PRECEDENTI STORICI
Guardando alla storia sismica dell’area, il terremoto profondo più forte
documentato nel Tirreno è quello del 27 dicembre 1978, che raggiunse una
magnitudo Mw 5.9. L’evento avvenne a una profondità di 392 chilometri al largo
di Gaeta, in provincia di Latina. Esiste tuttavia un episodio ancora più potente
descritto nella letteratura scientifica. Uno studio pubblicato nel 1951 riporta
infatti un terremoto profondo avvenuto nel 1938 nel Mar Tirreno, con una
magnitudo stimata compresa tra 6.8 e 7.1. Si tratta di uno degli eventi più
intensi presenti nel catalogo storico dei terremoti dell’area.
PERCHÉ L’IMPATTO È RIDOTTO
Nonostante la magnitudo talvolta elevata, questi terremoti hanno in genere un
impatto limitato sul territorio. La ragione principale è proprio la loro grande
profondità. Quando una scossa si origina a centinaia di chilometri sotto la
superficie terrestre, le onde sismiche subiscono una forte attenuazione durante
la loro propagazione verso la crosta. Questo fenomeno riduce l’intensità delle
vibrazioni percepite in superficie e, di conseguenza, i possibili danni.
Per questo motivo – spiegano gli scienziati – i terremoti profondi del Tirreno
meridionale, pur rappresentando eventi geologicamente significativi e
relativamente rari per l’area, risultano generalmente meno pericolosi rispetto
ai terremoti superficiali che si verificano lungo le principali faglie della
crosta terrestre.
Immagine: OpenStreetMap
L'articolo “Sprofondamento” di uno strato “di litosfera sotto il Mar Tirreno”,
la spiegazione dell’Ingv per il forte terremoto nel Golfo di Napoli proviene da
Il Fatto Quotidiano.
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Un scossa di terremoto di magnitudo 5.9 è stata registrata il 10 marzo 2026 alle
ore 00:03 al largo del Golfo di Napoli e Capri.
La scossa, come dichiarato da l’Ingv, l’Istituto nazionale di Geofisica e
Vulcanologia, è stata registrata a una profondità di 414 km, ben più in
profondità rispetto alle comuni profondità dove si registrano solitamente i
terremoti italiani, che avvengono prevalentemente nella crosta superiore.
I comuni più vicini all’epicentro sono Anacapri (distante 8 km) e Capri (10 km),
ma proprio la notevole profondità ha reso impercettibile il sisma. Non si
registrano danni.
L’ultimo sciame sismico nella zona si era registrato il 28 febbraio, con una
scossa di terremoto di magnitudo 3.5 registrata vicino alla Solfatara a
Pozzuoli. Nel corso dell’ultimo anno, la caldera flegrea — che interessa
un’ampia area della provincia di Napoli — ha mostrato una dinamica complessa.
Dopo lo sciame sismico del 15-19 febbraio 2025, la velocità di sollevamento del
suolo aveva raggiunto valori medi prossimi ai 3 centimetri al mese. A partire
dagli inizi di aprile il ritmo si era stabilizzato intorno ai 15 millimetri
mensili, per poi aumentare nuovamente dal 10 ottobre 2025. Dalla metà di
dicembre, infine, il dato è tornato a diminuire, attestandosi sugli attuali 1,5
centimetri al mese.
L'articolo Scossa di magnitudo 5.9 al largo del Golfo di Napoli: profondità di
414 km proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 si è verificata mercoledì mattina alle
07.05 alle pendici dell’Etna. La scossa è stata nettamente avvertita in almeno
tre province della Sicilia Orientale: Catania, Messina e Siracusa. Il sisma è
stato registrato dalla sala operativa dell’Istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia, Osservatorio etneo, di Catania. È stato localizzato invece a
quattro chilometri di profondità l’epicentro, registrato sull’Etna, più
precisamente a nord-ovest di Ragalna. Al momento non si segnalano danni a cose o
persone.
Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha annunciato che le scuole resteranno
chiuse in via precauzionale nel capoluogo, per permettere i sopralluoghi alle
strutture che ospitano gli istituti. Numerosi comuni della provincia catanese
hanno scelto di adottare la stessa misura, messa in atto dal primo cittadino di
Catania. Il dirigente generale della Protezione civile della Regione Sicilia ha
disposto l’attivazione immediata di un monitoraggio telefonico per raccogliere
segnalazioni e verificare criticità presso tutti i comuni in cui è stata
avvertita la scossa. A riferirlo la Protezione Civile stessa.
L'articolo Terremoto di magnitudo 4.5 alle pendici dell’Etna: avvertito in 3
province. Scuole chiuse in molti comuni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nuovo sciame sismico ai Campi Flegrei. Una scossa di terremoto di magnitudo 3.5
è stata registrata intorno alle ore 10.20 di oggi. La scossa è stata registrata
nella zona della Solfatara a Pozzuoli, in provincia di Napoli. A localizzare e
registrare il terremoto è stata la Sala Operativa Ingv-Osservatorio vesuviano di
Napoli. L’epicentro è stato registrato a una profondità di 3 km. La scossa è
stata avvertita dalla popolazione. Una successiva scossa, di magnitudo 2,3, si è
verificata dopo appena 3 minuti dalla prima, Al momento non si segnalano danni.
Il sindaco di Pozzuoli, Gigi Manzoni, è intervenuto su Facebook spiegando che
“il Comune è già pienamente operativo con tutte le procedure previste in questi
casi. Abbiamo ricevuto comunicazione dall’Osservatorio Vesuviano dell’inizio di
uno sciame sismico e ne seguiremo l’evoluzione minuto per minuto”. Il primo
cittadino ha poi aggiunto che, per notificare eventuali segnalazioni, i numeri
da contattare sono quelli “della Centrale Operativa della Polizia Municipale:
081/8551891 e della Protezione Civile: 081/18894400”.
L'articolo Nuovo sciame sismico ai Campi Flegrei, scossa di magnitudo 3.5
avvertita dalla popolazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Quest’anno mia figlia avrebbe fatto trent’anni. Io non ce l’ho più e devo
vedere il suo assassino promosso“. La voce di Antonio Morelli trema un po’ ma
gli occhi sono asciutti; 24 anni hanno levigato il dolore ma non hanno
cancellato la rabbia per la più grande strage di bambini avvenuta in Italia
negli ultimi decenni: il crollo dell’edificio scolastico di San Giuliano di
Puglia, dove il 31 ottobre 2002 morirono 27 alunni e una maestra. “Ma non è
stato solo il terremoto, gli assassini dei nostri figli stavano in municipio.
Compreso il tecnico comunale che non ha fatto un giorno di carcere e è ritornato
allo stesso posto di lavoro dove ha commesso i suoi errori per cui i nostri
figli sono morti, e ora è stato anche premiato” dice Giulia Gentile, un’altra
madre resa orfana dalla tragedia di 24 anni fa. E che insieme agli altri
genitori chiede ufficialmente chiarimenti sull’atto con cui il Comune di San
Giuliano ha promosso uno dei responsabili della strage colposa, il geometra
comunale Mario Marinaro.
LE CONDANNE E LE PENE
Riavvolgiamo il nastro: la scuola elementare dell’Istituto comprensivo Francesco
Jovine fu l’unico edificio a crollare nel piccolo paese in provincia di
Campobasso nel sisma del 2002, che raggiunse il nono grado della scala Mercalli.
Era stata inaugurata due mesi prima, dopo lavori mal progettati e mal fatti. Ci
vollero otto anni ma la sentenza definitiva del 17 maggio 2010, infatti, stabilì
che la scuola venne sopraelevata appoggiando un nuovo solaio in cemento armato
su quello preesistente, senza effettuare alcun calcolo della portata. Il
progetto strutturale esecutivo non fu mai redatto e anche il collaudo non fu mai
eseguito, “sostituito da un fraudolento “certificato di agibilità e staticità” –
si legge nella sentenza – che consentì sinistramente l’ingresso a scuola di
alunni, insegnanti, personale amministrativo e pubblico, fino al giorno del
crollo della scuola, meno di due mesi dopo la sua inaugurazione e la sua
consegna all’utenza”. Il tutto senza tenere conto che San Giuliano era un
territorio a rischio sismico: così quando arrivò la scossa, la struttura
collassò. Disastro colposo sentenziarono i tribunali, che condannarono a pene
tra i cinque e i sette anni tutti gli imputati: il sindaco dell’epoca, Antonio
Borrelli; i costruttori Giuseppe Uliano, Giovanni Martino e Carmine Abiuso; il
progettista e direttore dei lavori Giuseppe La Serra; e infine il geometra
comunale e responsabile del procedimento per l’appalto dei lavori, Mario
Marinaro, che venne condannato a cinque anni.
LICENZIAMENTO E REINTEGRO
“Tre anni furono subito cancellati dall’indulto – spiega Antonio Morelli, oggi
presidente del comitato familiari delle vittime di San Giuliano – e il residuo
di pena, circa due anni, fu scontato ai servizi sociali in una struttura del
paese: questo signore non ha mai fatto un giorno di carcere. Ma non solo:
licenziato dal comune, è riuscito a ritornare al suo posto di lavoro”. Anche
qui, bisogna ricostruire la storia dal suo lungo iter processuale. Nel 2010
infatti Marinaro viene condannato con sentenza definitiva e il Comune di San
Giuliano di Puglia a quel punto si muove di conseguenza: il segretario generale
predispone il licenziamento e lo manda alla giunta comunale, guidata dal sindaco
Luigi Barbieri, che lo condivide e dà parere favorevole; a quel punto l’atto
torna al segretario che lo firma e lo rende esecutivo, licenziando il geometra
comunale “per delitto commesso in servizio”. Ma è proprio in questo percorso il
vizio di forma che permette al geometra di impugnare il licenziamento: la legge
(l’articolo 55 bis del decreto legislativo 165/2001) prescrive che a decidere
sanzioni così gravi non sia un singolo dirigente ma una commissione tecnica,
senza alcuna intromissione dell’organo politico: la delibera di giunta, che
doveva rinforzare la decisione, in realtà ne costituiva il tallone d’Achille. E
una norma pensata per tutelare i dipendenti dalle ritorsioni politiche si è
trasformata, in questo caso, in uno strumento di impunità.
Così prima il tribunale di Larino e poi la Corte d’Appello di Campobasso
annullano il licenziamento; il sindaco Barbieri fa ricorso in Cassazione, che
apre uno spiraglio alle ragioni del Comune: annulla le sentenze precedenti e
manda tutti gli atti per la decisione definitiva alla Corte d’Appello di Napoli.
Quest’ultima nel 2017 chiude definitivamente la porta ai ricorsi, definisce il
licenziamento illegittimo e rimette Marinaro al suo posto nell’ufficio tecnico
di San Giuliano di Puglia. “I condannati siamo noi” fu il commento dei genitori
dei bambini della scuola Jovine, “noi ogni giorno andiamo in municipio e ci
vediamo davanti il responsabile della morte dei nostri figli”. In effetti il
geometra riprese il suo posto, dove lo trovò nel 2023 una troupe di La7: al
cronista che gli chiedeva se almeno intendesse chiedere scusa ai genitori
rimasti senza figli, Marinaro rispose con insulti, calci e spintoni. Il
geometra, una volta reintegrato, avrebbe avuto diritto anche agli arretrati di
stipendio; oltre alla giustizia penale e a quella del lavoro, però, della
vicenda si è occupata anche la giustizia contabile.
LA PROMOZIONE, PER IL SINDACO UN “ATTO DOVUTO”
La Corte dei Conti del Molise infatti nel 2015 condannò il geometra comunale
Marinaro (insieme all’ex sindaco Borrelli e al progettista La Serra) a risarcire
le casse comunali di San Giuliano per 2.536.225 euro. Quando il comune andò a
riscuotere, però, il geometra risultava nullatenente; ragion per cui pignorò gli
arretrati e tutt’ora pignora una parte dello stipendio: a Marinaro viene
corrisposto l’equivalente dell’assegno di inclusione (circa 10mila euro l’anno)
mentre il resto dello stipendio, compresi gli scatti e gli aumenti, viene
pignorato. E qui arriva l’ultimo capitolo di questa storia complessa, scritto
dagli uffici comunali di San Giuliano il 17 dicembre scorso. È la data in cui
una determinazione dirigenziale, in esecuzione di una delibera approvata dal
sindaco Antonello Nardelli e dai suoi due assessori Arduino Ritucci e Maria
Luisa Barbieri, “procede alle progressioni economiche orizzontali e del relativo
differenziale stipendiale” di tre figure interne all’amministrazione tra cui
figura la posizione di Mario Marinaro. Il geometra è stato, per così dire,
promosso e incentivato con gli arretrati, riconosciuti a partire dal primo
gennaio 2024.
Una decisione su cui i genitori esprimono “profonda indignazione e sconcerto” e
con una nota ufficiale dell’associazione spiegano che la determina comunale
“appare gravemente inopportuna sotto il profilo etico e istituzionale. Riteniamo
che tale promozione in un simile contesto rappresenti un segnale profondamente
dissonante rispetto al dovere di memoria, rispetto e responsabilità nei
confronti delle vittime, dei familiari e delle ragazze e dei ragazzi
sopravvissuti che ancora oggi portano con sé le conseguenze di quella tragedia”.
“Io lo capisco ma purtroppo mi ritrovo questo dipendente e quello era un atto
dovuto” risponde il sindaco di San Giuliano, Antonello Nardelli, che non
nasconde una punta di fastidio per la polemica. “Avrebbero potuto chiamarmi
direttamente” dice “ma comunque l’amministrazione era obbligata alla
progressione orizzontale: io preferirei non avere un dipendente che ha fatto
quello che ha fatto, ma me l’ha reintegrato il giudice del lavoro e io devo
prenderne atto”. Su una cosa, però, il sindaco Nardelli rassicura: l’aumento di
stipendio non andrà in tasca a Marinaro. “Tutta la parte eccedente rispetto alla
somma di sopravvivenza viene pignorata, anche queste somme. Lui avrà un
vantaggio solo dal punto di vista contributivo in vista della futura pensione: è
la norma”. Insomma tutto è in regola, le carte sono a posto, la legge è
rispettata. E la giustizia?
L'articolo “Mia figlia non c’è più e il suo assassino è stato promosso”: la
rabbia dei genitori dei bambini morti nel crollo della scuola di San Giuliano di
Puglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due scosse di terremoto ravvicinate sono state avvertite questa mattina in
Emilia-Romagna, tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena. La prima scossa,
secondo una stima preliminare di Ingv, si è verificata alle 09.27 con una
magnitudo compresa tra 4.0 e 4.5, con epicentro in provincia di Forlì-Cesena.
Pochi minuti dopo, alle 09.29, un secondo evento sismico ha interessato l’area
di Ravenna, con una magnitudo stimata tra 3.7 e 4.2. Le due scosse, ravvicinate
e della durata di circa 4-5 secondi, sono state percepite distintamente dalla
popolazione. In alcune abitazioni il movimento è stato avvertito come
ondulatorio, con case che hanno tremato in modo evidente. La gente è scesa in
strada, spaventata. Al momento non si segnalano danni.
Temporaneamente sospesa invece la circolazione ferroviaria per verifiche
tecniche sulla linea, in particolare sulle tratte Bologna-Rimini,
Ferrara-Rimini, i tratti Castelbolognese-Ravenna e Faenza-Ravenna. I treni in
marcia nella zona della scossa sono fermi in attesa della conclusione dei
controlli per poter ripartire.
L'articolo Emilia-Romagna, due scosse di terremoto tra Forlì e Ravenna:
magnitudo fino a 4,5 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una scossa di terremoto di magnitudo 5.1 è stata registrata intorno alle 6 del
mattino di sabato al largo della costa ionica meridionale della Calabria, a una
profondità di circa 65 chilometri. Il sisma è stato avvertito in gran parte
della Calabria e della Sicilia orientale, con particolare intensità a Reggio,
Siracusa, Catania e Messina. Nessuna segnalazione di danni a persone o cose. “La
scossa si è registrata al largo delle nostre coste ed era fortunamente profonda.
Questa è stata la causa per cui si è sentita in grande parte della regione.
Abbiamo contattato i sindaci dei comuni dell’area interessata e non abbiamo
registrato segnalazioni di danni”, ha detto il capo della Protezione civile
calabrese, Domenico Costarella, intervistato da RaiNews24.
“Le sale operative sono sempre in allerta. Abbiamo un sistema di pianificazione
sia a livello regionale che comunale e la nostra Regione è dotata di un piano di
soccorso sismico che è pronto ad essere utilizzato se necessario, in accordo con
l’autorità locale e la protezione civile”, ha aggiunto Costarella, invitando i
cittadini, in caso di nuove scosse, ad uscire dalle proprie abitazioni e non
usare gli ascensori, restando “il più possibile” razionali. L’assessore alla
Protezione civile di Messina, Massimo Minutoli, conferma che non ci sono stati
danni ma “solo momenti di paura”. Rete ferroviaria italiana fa sapere che sulla
linea Catanzaro-Melito di Porto Salvo la circolazione ferroviaria è sospesa in
via precauzionale tra Roccella Ionica e Melito “per consentire la verifica dello
stato della linea” a seguito della scossa.
L'articolo Calabria, terremoto di magnitudo 5.1 al largo della costa ionica.
Paura a Reggio e Messina, linea ferroviaria sospesa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una doppia scossa di terremoto è stata registrata nel pomeriggio di oggi
nell’area compresa tra la provincia di Brescia e il Trentino, lungo la sponda
lombarda del lago di Garda. Il primo evento sismico si è verificato alle 15.24,
con una magnitudo di 2.5, seguito pochi minuti dopo, alle 15.28, da una seconda
scossa più intensa, pari a 3.4. Entrambe sono state rilevate dall’Istituto
nazionale di geofisica e vulcanologia, con epicentro nel territorio di Gargnano
e a una profondità stimata di circa 11 chilometri. Il movimento tellurico è
stato chiaramente percepito dalla popolazione, soprattutto nella zona del Garda,
dove in molti hanno contattato i vigili del fuoco e condiviso segnalazioni sui
social network. Non si registrano al momento danni a persone o cose, ma la
sequenza ravvicinata delle scosse ha generato apprensione tra i residenti.
Il sisma è stato avvertito anche in 13 comuni della provincia di Verona, con
particolare intensità a Brenzone sul Garda, situato sulla riva opposta rispetto
all’epicentro. Segnalazioni sono arrivate anche da Malcesine, dall’area del
Monte Baldo e lungo tutta la costa veronese del Garda, fino a centri più
distanti come Affi, Bardolino e Rivoli Veronese, a circa venti chilometri dal
punto di origine del terremoto.
L'articolo Terremoto sul Garda: doppia scossa tra Brescia e Trentino, la più
forte di magnitudo 3.5 proviene da Il Fatto Quotidiano.
I Campi Flegrei tremano ancora. Diversi rilevamenti sismici sono stati segnalati
da lunedì mattina con inizio alle ore 10,33. La scossa più forte – registrata
dall‘Osservatorio Vesuviano – è stata quella delle 13,54. Il terremoto
registrato è stato pari magnitudo 2.9 con epicentro nel cratere della Solfatara,
a una profondità di 2,7 chilometri. La vibrazione è stata avvertita in diverse
cittadine nelle vicinanze come Pozzuoli, Arco Felice, Bagnoli e Agnano. I
residenti la descrivono come un forte “boato”.
Fino a questa segnalazione, lo sciame sismico avrebbe portato scosse di lieve
entità. Due, in particolare, sarebbero state di 1,2 e 1,7. Il comune di Pozzuoli
ha annunciato che “segue da vicino l’evolversi dello sciame sismico in atto e
fornirà successivi aggiornamenti fino a conclusione del fenomeno”. I residenti
delle zone interessate sono stati invitati alla massima allerta. Lo scorso 30
giugno la magnitudo era stata di 4.6, la più alta registrata negli ultimi 40
anni nell’area flegrea. A Bacoli era crollatto un costone sull’isolotto Pennata.
In foto (d’archivio) il cratere della Solfatara
L'articolo Terremoto Campi Flegrei: alle 14 scossa di magnitudo 2,9. Sciame
sismico iniziato lunedì mattina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Notte di paura nell’Avellinese. A Montefredane, nella provincia irpina, è stata
registrata appena un minuto dopo la mezzanotte di oggi una scossa di magnitudo
3.0. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), nella sua sede di
Roma, ha stimato l‘ipocentro – cioè il punto di origine di rottura della crosta
terrestre – a una profondità di 11 km. Già il 25 ottobre, sempre in provincia di
Avellino, c’erano stati eventi sismici con apici vicini al 4.0.
Le scosse sono state percepite in numerosi centri della provincia, tra le
cittadine entro 10 km è presente anche il capoluogo. Il comune più vicino
all’epicentro rimane però Montefredane, il cui sindaco Ciro Aquino assicura: “Al
momento non si registrano danni a persone o cose. Mi sono subito messo in
contatto con la Prefettura di Avellino e ho emanato un’ordinanza di chiusura
della scuola, in via precauzionale, per la giornata di oggi. A quanti mi hanno
scritto, desidero rassicurare che la situazione sembra sotto controllo.”
Nell’ordinanza di chiusura degli edifici scolastici del piccolo comune – poco
più di 2000 abitanti – si legge che le scuole rimarranno chiuse al fine di
“effettuare le verifiche tecniche di integrità strutturale degli edifici”.
Immagine da Open Street Map
L'articolo Terremoto di magnitudo 3.0 in Irpinia, scuole chiuse a Montefredane.
Il sindaco: “Al momento nessun danno” proviene da Il Fatto Quotidiano.