La tv pubblica svizzera Ssr è salva, almeno per ora. Ieri il referendum popolare
ha bocciato l’iniziativa “Duecento franchi bastano!”, lo slogan che chiedeva di
abbassare del 40% – da 335 a 200 franchi svizzeri (220,2 euro al cambio attuale)
– il canone annuale della tv. Ha votato il 55,8% degli aventi diritto, con il sì
che ha raggiunto il 38,05%, ottenendo 1.188.289 voti, mentre il no ha raggiunto
il 61,95% con 1.934.369 voti. La decurtazione del canone avrebbe significato
ridurre di 800 milioni di franchi (poco meno di un miliardo di euro) gli incassi
della radiotv pubblica decretando di fatto la fine della Rsi, la
Radiotelevisione della Svizzera Italiana che trasmette nella nostra lingua da
Lugano. Ma proprio nel Canton Ticino il “no” ha ottenuto un risicato 53,29%:
nonostante il rischio di perdere la radiotv pubblica in italiano quasi un
ticinese su due ha votato a favore del taglio.
L’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa Ssr)” è stata lanciata
da un comitato che includeva esponenti dell’Udc (Unione Democratica di Centro),
tra cui il consigliere nazionale Thomas Matter. Si tratta di un partito di
estrema destra nazionalista e ultraconservatore che nelle elezioni federali del
2019 è risultato il più rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre
un quarto dei seggi. Per dare un’idea dell’orientamento, che dal 1999 ha sempre
ottenuto ottimi risultati elettorali federali, c’è la proposta depositata da
poco alla cancelleria federale di Berna, con 114.600 firme raccolte in nove
mesi, di una legge per limitare la popolazione a 10 milioni, di fatto bloccando
l’ingresso di nuovi immigrati. Il comitato dell’iniziativa “200 franchi
bastano!” sosteneva che la somma fosse sufficiente per un’offerta radio-tv
pubblica di base, criticando la Ssr per l’attuale costo ritenuto troppo elevato.
Il canone radiotelevisivo in Svizzera dal 2021 costa 335 franchi l’anno (prima
erano 365) per ogni famiglia, indipendentemente dal numero di apparecchi
posseduti. La fattura viene inviata annualmente o trimestralmente. E’ esentato
solo chi riceve prestazioni di assistenza pubblica complementare, quelle che
sostengono finanziariamente pensionati o invalidi il cui reddito non copre il
fabbisogno vitale minimo. Dal primo gennaio 2027 è già previsto comunque che il
canone scenderà a 312 franchi l’anno ed entro il 2029 a 300. Per i convitti o le
case di riposo il canone è di 670 franchi all’anno. Le imprese pagano di più.
È la seconda volta che gli svizzeri bocciano in modo chiaro “un’iniziativa che
intendeva attaccare il servizio pubblico radiotelevisivo“, ha spiegato al
Corriere del Ticino l’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg), ma “c’è ora
da sperare che il fronte” di chi ha lanciato il referendum “abbia capito la
portata di questa doppia lezione del cittadino sovrano e che la voglia
accettare”. Con la riduzione del canone tv a 300 franchi a partire dal 2029, la
Rsi dovrà comunque tagliare circa 100 posti di lavoro. Il referendum, ha
spiegato in una nota l’Atg, “ha confermato che un certo ‘trumpismo mediatico’
esiste anche in Svizzera e in Ticino. Una corrente che non perde occasione per
schierarsi contro l’informazione indipendente e contro il sistema mediatico”
svizzero, “non se la prende solo con il servizio pubblico, ma anche con le
testate giornalistiche private. Non va dimenticato che chi ha lottato contro la
Ssr nel 2022 aveva promosso un referendum contro un pacchetto di aiuti ai media
privati locali. Referendum purtroppo riuscito”.
Di segno totalmente opposto la reazione dell’Udc. “Era abbastanza nell’aria”, ha
spiegato a TicinOnline l’esponente politico ticinese dell’Udc Piero Marchesi.
“La mobilitazione a favore del servizio pubblico è stata importante.
Associazioni sportive, culturali e molte altre realtà si sono schierate contro
l’iniziativa. Malgrado gli scenari apocalittici disegnati dai contrari (perdite
milionarie, meno posti di lavoro, coesione nazionale a rischio) e il tentativo
di spaventare la popolazione, un ticinese su due ha votato a sostegno dei ‘200
franchi bastano’. Questa è la conferma che esiste una certa insofferenza verso
la Rsi. Il Ticino era infatti il cantone che, oggettivamente, avrebbe perso più
di altri”. L'”insofferenza” secondo Marchesi dipende da “un livello di organico
e di risorse sproporzionato, soprattutto nel confronto con altre realtà locali.
Poi, non da ultimo, ed è l’aspetto che pesa di più, c’è il sentimento, che ormai
non è più solo una percezione, che l’informazione della Rsi sia sbilanciata a
sinistra. Credo che molti ticinesi lo abbiano notato più volte e che questa
percezione di mancata imparzialità dia fastidio. Immagino quindi che una parte
dei sì sia arrivata anche per questo motivo”.
L'articolo Tagliare il canone della tv pubblica? In Svizzera il referendum
boccia la proposta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Tv Pubblica
“Duecento franchi bastano!”. È questo lo slogan del referendum al quale i
cittadini della Svizzera saranno chiamati a rispondere domenica 8 marzo. I 200
franchi svizzeri (220,2 euro al cambio attuale) sono quelli del canone annuale
della tv pubblica Ssr: la proposta è di tagliare di oltre il 40% l’esborso
pagato dalle famiglie svizzere, attualmente di 335 franchi (meno di 370 euro)
l’anno. Problema: una simile decurtazione del canone significa ridurre di 800
milioni di franchi (poco meno di un miliardo di euro) gli incassi della tv
pubblica svizzera, e secondo i sindacati comporta di fatto la fine della Rsi, la
Radiotelevisione della Svizzera Italiana che trasmette nella nostra lingua da
Lugano. Con pesantissime ricadute occupazionali, sia dirette che nell’indotto.
Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio il “no” di chi respinge la proposta, ma
il margine è risicatissimo e molto dipenderà dagli indecisi.
L’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa Ssr)” è una proposta
lanciata da un comitato che include esponenti dell’Udc (Unione Democratica di
Centro), tra cui il consigliere nazionale Thomas Matter. L’Unione Democratica di
Centro Svp-Udc è un partito di destra ed estrema destra nazionalista e
ultraconservatore che nelle elezioni federali del 2019 è risultato il più
rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre un quarto dei seggi. Per
dare un’idea dell’orientamento di Svp-Udc, che dal 1999 ha sempre ottenuto
ottimi risultati elettorali federali, c’è la proposta depositata da poco alla
Cancelleria federale di Berna, con 114.600 firme raccolte in nove mesi, di una
legge per limitare la popolazione a 10 milioni, di fatto bloccando l’ingresso di
nuovi immigrati. Il comitato dell’iniziativa “200 franchi bastano!” sostiene che
la somma sia sufficiente per un’offerta radio-tv pubblica di base, criticando la
Ssr per l’attuale costo ritenuto troppo elevato e per la concorrenza che la Ssr
con i media privati.
Dietro la proposta, secondi i critici, c’è invece un attacco sotterraneo al
lavoro di scavo di molti giornalisti della Ssr i quali hanno più volte
evidenziato con reportage e inchieste scandali politici, vicende di criminalità
organizzata e crimini dei colletti bianchi. Inchieste che danno fastidio in un
Paese dove la privacy è assoluta, i processi non sono pubblici e le sentenze
sono difficilmente reperibili e sempre senza i nomi degli indagati, imputati e
condannati (che per legge non possono apparire sui giornali). Il Parlamento
svizzero e il Consiglio federale hanno comunque raccomandato ai cittadini della
Confederazione di respingere l’iniziativa, ritenendo che ridurrebbe troppo
drasticamente le risorse della Ssr, dimezzandole, e danneggerebbe l’offerta
mediatica, in particolare nelle regioni linguistiche.
Il canone radiotelevisivo in Svizzera dal 2021 costa attualmente 335 franchi
l’anno (prima erano 365) per ogni famiglia, indipendentemente dal numero di
apparecchi posseduti. La fattura viene inviata annualmente o trimestralmente. è
esentato solo chi riceve prestazioni di assistenza pubblica complementare,
quelle che sostengono finanziariamente pensionati o invalidi il cui reddito non
copre il fabbisogno vitale minimo. Dal primo gennaio 2027 è già previsto
comunque che il canone scenderà a 312 franchi l’anno ed entro il 2029 a 300. Per
i convitti o le case di riposo il canone è di 670 franchi all’anno. Le imprese
pagano di più.
La progressiva riduzione del canone ha già portato la radio-tv pubblica elvetica
Ssr a decidere importanti tagli. Ma a preoccupare maggiormente i sindacati del
settore dei media è l’eventuale vittoria al referendum dell’iniziativa, che
causerebbe un durissimo colpo alle sedi linguistiche della Ssr, in particolare
alla Rsi che da Lugano trasmette per la Svizzera italiana. Lo slogan dei
sindacati del Canton Ticino è di “Non lasciar segare a metà la nostra Rsi”.
Secondi i sindacati ticinesi, con un taglio del 40% del canone la
Radiotelevisione della Svizzera italiana rischia di non poterò più coprire il
territorio del Cantone con le sue produzioni, ha spiegato nei giorni scorsi alla
Rsi Riccardo Mattei, segretario regionale Sindacato svizzero dei media (Ssm).
Secondo Mattei la vittoria del taglio comporterebbe licenziamenti importanti e
il trasferimento delle produzioni radiotv nella sede centrale della Ssr a
Zurigo, ma in ogni caso il budget sta già venendo compresso: “Ci sarà quasi un
20% di budget in meno per la Ssr. E anche per la Svizzera italiana si sta
traducendo e si tradurrà in centinaia di posti di lavoro soppressi”. Secondo
quanto dichiarato alla Rsi da Giangiorgio Gargantini, segretario regionale
dell’Unia, la maggiore unione interprofessionale dei lavoratori della
Confederazione, “sono un migliaio di posti di lavoro di qualità che il Ticino
rischia di perdere. È anche un indotto di più di 200 milioni all’anno portato
sul territorio. Per un franco di canone che va a Berna, quattro ritornano in
Ticino. Tramite questo indotto, per ogni due posti di lavoro in Rsi ce n’è uno
all’esterno. Sono più di 700 le aziende ticinesi che sono legate con il loro
lavoro giornaliero”. Tra i sostenitori dell’iniziativa “200 franchi bastano!”,
c’è invece l’Unione svizzera delle arti e dei mestieri (Usam), la maggior
organizzazione delle piccole e medie imprese elvetiche che si è battuta
soprattutto contro la doppia imposizione per le aziende. Il suo presidente,
Fabio Regazzi, ha detto alla Rsi che “la doppia imposizione a cui sono
sottoposte le aziende è ingiusta e iniqua ed è stata anche dichiarata
anticostituzionale dal Tribunale federale. L’unica possibilità che ci resta per
superare o eliminare questa iniquità è quella di sostenere l’iniziativa, anche
se comporterà chiaramente dei sacrifici”.
Un taglio di 135 franchi l’anno, circa 150 euro, in Italia può sembrare una
cifra considerevole. Ma in Svizzera nel 2024 il reddito disponibile medio delle
famiglie era di circa 7.186 franchi al mese: oltre 7.900 euro. Una cifra
altissima per l’Italia, ma molto meno elevata nella Confederazione dove la vita
è carissima per gli standard italiani. Risparmiare 11 franchi al mese non cambia
assolutamente nulla, insomma, per le famiglie.
Comunque vada, il referendum svizzero è un segnale per tutti i giornalisti e
soprattutto per le radiotelevisioni pubbliche del Vecchio Continente: quando si
dà fastidio alla politica, il rischio di essere colpiti – anche tramite
iniziative populiste – esiste e non è affatto marginale. Anche in Italia i
giornalisti di inchiesta della Rai, come quelli di Report, ne sanno qualcosa.
L'articolo La Svizzera vota per dimezzare il canone: così sono a rischio la tv
pubblica e la ticinese Rsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Venerdì sarò ai funerali di Claudio ma non ci andrò da solo”. È la
dichiarazione di Sebastiano Visintin durante il programma “Dentro la notizia“,
condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. Secondo quanto riporta l’Ansa, la
dichiarazione dell’86enne si riferisce alle esequie di Claudio Sterpin, l’amico
di sua moglie Liliana Resinovich, morto lo scorso 14 febbraio. La donna,
scomparsa nel dicembre del 2021, è stata ritrovata senza vita in un bosco di
Trieste il 5 gennaio 2022.
I due uomini non hanno avuto rapporti sereni. Sterpin, 86 anni, sosteneva che
Liliana volesse lasciare il marito Sebastiano per iniziare una nuova vita con
lui. Nella serata di ieri, 17 febbraio, durante la puntata di “Dentro la
notizia“, Visintin ha dichiarato: “Ci sono tantissime cose che sa solo lui
(Serpin ndr) e purtroppo ora non c’è più e si è portato con lui questi segreti“.
Ha aggiunto: “Gli ho chiesto spiegazioni su alcune cose ma non me le ha mai
date. Penso però che lui non c’entri con la scomparsa di Liliana”.
Secondo quanto riportato da Fanpage, Claudio Sterpin portava avanti una
battaglia dal 2021 per la verità sulla morte di Liliana. L’85enne sosteneva che
Resinovich fosse stata uccisa. Nel registro degli indagati c’era anche il nome
del marito della vittima, Claudio Visintin. Secondo Sterpin, il vedovo avrebbe
avuto informazioni mai condivise con gli inquirenti. I due hanno discusso in
diverse trasmissioni televisive, accusandosi a vicenda. Lo scorso 14 febbraio,
la famiglia di Sterpin ha comunicato la morte dell’86enne, ricoverato
all’Ospedale Cattinara di Trieste. Il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, lo
ha ricordato con affetto. In un’intervista telefonica a Fanpage ha detto: “La
vicenda di Lilly (Liliana ndr) ci aveva avvicinati, sono molto addolorato. Mi
spiace che non vedrà l’epilogo di questa brutta vicenda giudiziaria e che non
potrà assistere al momento in cui Lilly avrà giustizia“.
“AVREI VOLUTO SAPERE I SEGRETI CHE CONSERVAVA”
Claudio Sterpin e Sebastiano Visintin si conoscevano da molto tempo. “L’amico
speciale” ha sempre accusato il marito della donna poiché quest’ultimo
concordava con gli inquirenti sull’ipotesi del suicidio di Liliana. A poche ore
dalla morte di Serpin, Visintin ha rilasciato un’intervista a Il Piccolo di
Trieste parlando della loro diatriba. L’uomoha dichiarato: “Sono dispiaciuto del
fatto che non siamo riusciti a parlare senza le telecamere puntate addosso, a
vederci anche da soli per cercare di capire cosa possa essere successo a
Liliana”. E ancora: “Avrei voluto sapere i segreti che magari lui conservava
dentro di sé, che ora si è portato dietro”.
L'articolo “Claudio Sterpin si è portato nella tomba tanti segreti. Sarò ai suoi
funerali ma non ci andrò da solo”: caso Liliana Resinovich, parla Sebastiano
Visintin proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il mio maestro di canto e recitazione ha abusato sessualmente di me per oltre
10 anni, dai 12 anni in avanti”. È un racconto sconvolgente quello della
cantante Emma Morton. L’artista scozzese ha rilasciato un’intervista a “Noi Tv”,
in cui ha raccontato gli abusi subiti dal suo insegnante di canto, pianoforte e
teatro dall’età di 12 anni. La cantante ha raccontato di aver visto su Facebook
nel 2019 un post dell’uomo che cercava bambini per preparare uno spettacolo
teatrale.
La donna ha dichiarato: “Una sera ho visto un post su Facebook del mio
insegnante di teatro e canto di quando ero piccola, cercava bambini per uno
spettacolo. In quel momento la mia vita è cambiata drasticamente, non ho potuto
più ignorare e nascondere quella che è stata la mia esperienza con questa
persona. Ha abusato sessualmente di me per oltre 10 anni, dai 12 anni in
avanti”.
Emma Morton ha rivelato che l’uomo, oltre ad abusare di lei, l’aveva allontanata
dalla famiglia: “Mi ha isolato dalla mia famiglia, la mia volontà di cantare è
sempre stata contrastata da un immenso e inspiegabile disagio. Avevo attacchi di
panico, pensieri di suicidio prima di cantare, non dormivo per giorni. Era una
sensazione emotivamente pesante”. Morton è diventata famosa in Italia per la sua
partecipazione a X Factor 2014.
Dopo il tour del 2019, la cantante si è presa un periodo di pausa. Ora desidera
tornare a esibirsi. Emma ha dichiarato: “Spero di poter riavvicinarmi al
palcoscenico e sentirmi connessa con il pubblico. La cosa che mi è sempre
piaciuto e dare conforto nel fare questo mestiere, nonostante tutte le
difficoltà attraversate, è stato il contatto col pubblico”.
L'articolo “Il mio maestro di canto e teatro ha abusato di me per oltre dieci
anni. Avevo attacchi di panico e pensieri suicidi”: la rivelazione della
cantante Emma Morton proviene da Il Fatto Quotidiano.
Loredana Lecciso è stata ospite di Caterina Balivo a “La Volta Buona“. Nella
puntata dello scorso giovedì 29 gennaio, la showgirl ha svelato alcuni dettagli
inediti del suo amore con Al Bano. I due stanno insieme da ben 25 anni, una
relazione spesso criticata dai “nostalgici” della coppia Al Bano-Romina Power. A
riguardo, Lecciso ha dichiarato: “Esistono ancora dei nostalgici della coppia Al
Bano e Romina che in qualche modo vorrebbero imporre i loro desideri“. Loredana
ha aggiunto di essere amareggiata per i commenti aggressivi dei “leoni da
tastiera” sui social: “Provo amarezza quando vedo delle signore con dei
bellissimi nipotini che poi scrivono delle critiche così forti, aggressive, così
poco umane”. La showgirl ha raccontato che Al Bano le ha proposto di partorire
la figlia Jasmine all’estero per mantenere il segreto sulla loro relazione: “Lui
mi propose anche di partorire all’estero, non l’ho mai raccontato, e mantenere
il segreto. Per certi versi forse sarebbe stato meglio, alla fine però ho deciso
di partorire a Lecce. Non so perché velo dico, mi è venuto in mente adesso, non
l’ho mai raccontato prima”.
Nonostante il quarto di secolo di relazione, Al Bano e Loredana Lecciso non sono
sposati. La 53enne, a riguardo, ha dichiarato: “È come se dessi per scontato che
siamo già sposati, alla fine cambierebbe molto poco. Anzi una cosa sì, nei
programmi nessuno mi chiederebbe ‘Quando ti sposi?’ Però nella vita non si sa
mai, sarebbe come chiudere un cerchio di questo percorso di vita”. Loredana ha
concluso la sua intervista a “La Volta Buona” raccontando il Natale trascorso in
famiglia. Prima di salutarsi, Caterina Balivo ha lanciato il servizio successivo
chiamando Loredana Lecciso “Romina”, nell’imbarazzo generale. La conduttrice si
è subito scusate per la gaffe: “Scusate, prima parlavamo di Romina”.
> “Io e Al Bano sposi? Ne parliamo, ma tra di noi non cambierebbe nulla…”
> Loredana Lecciso a #LVB pic.twitter.com/78Rsnh0rpl
>
> — La Volta Buona (@voltabuonarai) January 29, 2026
L'articolo “Provo amarezza quando vedo signore con bellissimi nipotini scrivere
critiche forti, aggressive, poco umane. I nostalgici di Al Bano e Romina
vorrebbero imporre i loro desideri”: le parole di Loredana Lecciso proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Guillermo Mariotto ha ripercorso la sua infanzia difficile a “La Volta Buona”.
Nel salotto di Caterina Balivo, il giudice di “Ballando con le stelle” ha
riavvolto il nastro guardando un estratto di una sua intervista rilasciata nel
2001 a “Sottovoce”, il programma condotto da Gigi Marzullo, in cui aveva parlato
della numerosa famiglia. All’epoca Mariotto dichiarava: “Avevo 6 fratelli, tutti
diversi, uno biondo, una indiana. Diversi anche di caratteri”.
L’artista venezuelano ha continuato il discorso con Caterina Balivo dicendo:
“Mio padre era geloso di mia madre perché era una donna carismatica, bella,
speciale. Noi figli la amavamo e lui era geloso anche di questo”. Mariotto ha
confessato: “Sì, era un uomo violento. Ci picchiava perché non accettava l’amore
tra noi e nostra madre. Era una cosa patologica, è stata la causa per la quale
sono andato via di casa”. Il designer ha rivelato di aver incontrato il padre
anni dopo e di averlo ringraziato: “Tornando in Venezuela e incontrandolo l’ho
ringraziato. Portarsi dietro quel fardello o il rancore è qualcosa di
complicato”.
Balivo ha chiesto a Mariotto se sia possibile perdonare un padre che maltratta
un figlio. L’uomo ha risposto: “A che serve portarsi quel ricordo come un
dolore? È successo, abbiamo capito che era una patologia. Perdonando ti liberi,
anzi gli ho anche chiesto scusa perché ero quello scatenato e quello che gli
teneva testa quando si litigava”.
Guillermo ha aggiunto: “A 14 anni ho avuto la forza di tenergli testa, ma ero la
sua vergogna. A quel punto, se n’è andato. È andato via dopo una litigata con
mia madre in camera da letto. Lui ha detto ‘Che decidano i miei figli del nostro
matrimonio!’ “. Mariotto ha raccontato che, a quel punto, il papà ha chiesto ai
ragazzi se desiderassero il divorzio dei genitori e tutti e sei hanno risposto
“sì”.
IL RACCONTO DELLA MADRE
Guillermo Mariotto ha parlato della mamma. Il 60enne ha dichiarato: “Si è
laureata in medicina, poi ha dovuto smettere perché ha partorito 4 figli”. Come
raccontato dall’artista venezuelano, la donna ha vissuto una vita difficile
soprattutto a causa del marito: “Lui è stato malissimo, gli è scoppiato lo
stomaco per il nervoso. È stato ricoverato in ospedale dove gli hanno tolto tre
quarti dello stomaco per un’emorragia interna. Lei gli è stata accanto”. Poi,
però, la signora ha deciso di riprendere in mano la sua vita e ricominciare a
studiare.
Mariotto ha detto: “Ha ripreso gli studi in odontoiatria”. Il padre di Guillermo
non poteva sopportare l’indipendenza della moglie, tanto da obbligarla ad avere
altri due figli. “Per tenerla in casa le ha fatto fare due figli” ha rivelato il
60enne. Nonostante le difficoltà, la mamma di Mariotto ha terminato gli studi e
si è laureata, con la lode del rettore dell’Università Centrale di Caracas che
disse, secondo quanto riportato dall’ospite di Balivo: “Questa donna è la
migliore. Ha 4 figli a casa, 2 in pancia ed è comunque la numero uno”. Mariotto
ha concluso il discorso su sua mamma dicendo: “Era una superstar”.
L'articolo “Mio padre mi picchiava, obbligò mia madre ad avere figli per tenerla
in casa. Io ero la sua vergogna”: le confessioni di Guillermo Mariotto a “La
Volta Buona” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mi hanno deriso e umiliato, sono diventato bulimico, mangiavo e vomitavo” ha
raccontato Lucio Provenza a “La Volta Buona”. L’attore de “L’amica geniale” ha
ripercorso una parte dolorosa della sua vita. Nel salotto di Caterina Balivo,
Provenza ha svelato di essere stato vittima di bullismo. L’attore ha dichiarato:
“Mi hanno deriso e umiliato, mi hanno preso di mira anche a calcetto, dicevano
che gli avevo fatto perdere la partita. Mi chiamavano Majin Bu”. Gli episodi lo
hanno segnato fortemente, tanto da spingere Lucio verso la bulimia.
A riguardo, l’uomo ha detto: “In 6/7 mesi ho perso 60 kg e sono diventato
bulimico, mangiavo e vomitavo”. I genitori hanno deciso di intervenire, portando
il figlio da un nutrizionista. Tuttavia, il disagio è proseguito. L’attore ha
aggiunto: “Non riuscivo a stare bene perché vedevo questa pelle in eccesso,
quasi 20 chili che penzolavano. Ho fatto pensieri brutti“. La svolta è arrivato
grazie ai vicini di casa, un chirurgo e sua moglie. I due hanno regalato un
intervento al ragazzo per eliminare la pelle in eccesso. Provenza ha detto: “È
stato un regalo per la vita. Da lì ho pensato: ok, adesso si ricomincia“.
Intanto, il papà si era ammalato di una malattia rara, la fibrosi polmonare
idiopatica. L’attore ha raccontato che il padre è morto tra le sue braccia. In
quel periodo, Provenza ha messo da parte la carriera per prendersi cura del
genitore malato. Lucio ha aggiunto: “Dopo che è venuto a mancare lui, mi sono
guardato allo specchio e mi sono detto: adesso tocca a me”.
E infine, l’attore ha raccontato la sua rivalsa nei confronti di una ragazza di
cui era innamorato. Anni fa, Provenza si innamorò di una ragazza e decise di
proporle di andare a mangiare un gelato insieme. Marika, questo il suo nome,
rispose: “Non ne hai già mangiati abbastanza?”. Lucio ha raccontato che la frase
lo ferì. L’uomo ha detto: “Mi resta impressa una cicatrice”. Anni dopo, è
arrivata la rivincita. Marika contattò Provenza dopo che quest’ultimo era già un
attore affermato, chiedendogli di bere un caffè insieme. Lucio rispose: “A te
offro un gelato!”.
> “Da bambino pesavo 120 kg. Sono stato rifiutato da una bambina che mi piaceva
> e venivo bullizzato. Poi, grazie alla dieta, ho perso 60 kg e ho cambiato la
> mia vita”. Lucio Provenza a #LVB pic.twitter.com/TYW8gl5VQe
>
> — La Volta Buona (@voltabuonarai) January 21, 2026
L'articolo “Mi hanno deriso e umiliato. Sono diventato bulimico, mangiavo e
vomitavo. Ho fatto brutti pensieri”: il racconto di Lucio Provenza a “La volta
buona” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stefano De Martino si è rivolto a un hater durante l’ultima puntata di “Affari
Tuoi“. Prima di iniziare il gioco insieme ai gemelli provenienti dalla Liguria,
il conduttore ha invitato vicino a sé come di consueto Herbert Ballerina
(pseudonimo di Luigi Luciano) per il “momento Alberto Angela”, durante il quale
il comico illustra la sua ultima invenzione. Prima di dare la parola a Herbert,
Stefano ha fatto un ringraziamento speciale a Giorgio, un hater che ogni sera
gli scrive su Instagram per criticarlo. De Martino ha svelato: “C’è un signore,
Giorgio, che puntualmente mi manda dei messaggi sui social esprimendo il suo
parere insindacabile e giustissimo. Spesso mi scrive ‘Tu ed Herbert siete
inguardabili’. Ieri ha aggiunto ‘Odiosi e inguardabili’ “.
Il conduttore ha chiesto scusa al signor Giorgio. De Martino e Ballerina,
guardando verso la telecamera, hanno detto: “Scusaci se facciamo così schifo”.
Herbert ha anche posto una domanda all’hater: “Giorgio, ma perché ci guardi?”.
La frase del comico ha suscitato la risata del presentatore e del pubblico in
studio, che ha applaudito De Martino e Ballerina.
> Nuovo personaggio sbloccato: Hater Giorgio ????????????#affarituoi
> pic.twitter.com/y9kmOrfPvC
>
> — SOTER (@SonoSoter) January 16, 2026
L'articolo “Scusaci se facciamo così schifo”: Stefano De Martino si rivolge
direttamente al suo hater durante “Affari Tuoi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La scorsa puntata de “La Volta Buona” è stata hot. Nessun riferimento a
contenuti espliciti, ma alla temperatura elevata del salotto di Caterina Balivo.
Durante l’intervento di Davide Mengacci sull’eterna giovinezza, la conduttrice
del programma si è lamentata del caldo in studio. Balivo ha detto: “Mi tolgo il
maglioncino, fa troppo caldo, non ce la faccio”. Le telecamere hanno inquadrato
Mengacci e Pino Insegno, dall’altra parte del divano rispetto alla
presentatrice, che, intanto, si è tolta il maglione rimanendo con una camicia a
righe.
Insegno ha colto l’occasione per una battuta: “Chiude La Volta Buona!
Nell’ultima puntata che è andata in onda è successo questo: la Balivo nuda, ma
che stai facendo?”. Pochi istanti dopo Mengacci, tra lo scherzo e la galanteria,
si è alzato dal divano chiedendo alla conduttrice se le potesse sistemare il
microfono. Pino Insegno ha provato a fermare l’ex presentatore di “Candid camera
show” e “Il pranzo è servito” dicendogli: “No, che fai? C’è tua moglie che ti
guarda in diretta“. Caterina ha chiuso il siparietto difendendo Mengacci così:
“Voleva solo aggiustarmi il microfono!”.
> Quando il caldo è troppo anche per la diretta: @caterinabalivo 1 – Maglione 0
> ???????? #LVB pic.twitter.com/YvUSxSrmUV
>
> — La Volta Buona (@voltabuonarai) January 16, 2026
L'articolo “Fa troppo caldo, non ce la faccio”: temperature torride nello studio
de “La Volta Buona”, Caterina Balivo si spoglia in diretta proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La puntata de “La Volta Buona“ di ieri, 14 gennaio, è stata segnata dal clima
teso tra la presentatrice Caterina Balivo e il paroliere Popi Minellono.
L’autore di canzoni è stato invitato a partecipare alla puntata – collegandosi
da casa sua – per commentare le dichiarazioni di Romina Power sul brano
“Felicità”, cantato con Al Bano. Nel podcast “Supernova” di Alessandro Cattelan,
l’artista ha dichiarato di non essere una fan del singolo. Power ha detto: “Non
la volevo neanche incidere, la trovavo banale. Oggi non l’ascolto certo a casa”.
Minellono ha bacchettato Romina per le affermazioni, dicendo che le sue
dichiarazioni sono state fuori luogo. Il paroliere ha commentato così: “Io penso
che abbia fatto un clamoroso autogol ha tradito il suo pubblico. Io sono
abituato a farmi dare dell’autore banale perché anche quando ho scritto
“L’Italiano” con Toto Cutugno, il giorno dopo tutti i giornali hanno detto che
era un testo banale, qualunquista e pieno di luoghi comuni. Io comunque trovo
che Romina abbia sbagliato perché ha sputato nel piatto in cui ha mangiato“.
Minellono ha affermato che “Felicità le ha dato (a Romina ndr) delle
soddisfazioni e dei guadagni inimmaginabili per almeno quarant’anni, quindi
almeno un senso di rispetto per il suo pubblico lo doveva avere. Calcolate che
solo l’anno scorso sul web Felicità ha avuto 3 miliardi di visualizzazioni”.
Vladimir Luxuria ha rincarato la dose, dicendo che Romina Power ha mancato di
rispetto anche ad Al Bano. Caterina Balivo, invece, ha espresso la sua
ammirazione per la cantante. A questo punto, è scoppiato il battibecco tra la
presentatrice e il paroliere.
“QUESTO NON MI PIACE”
Popi Minellono ha lanciato una provocazione. Il compositore ha dichiarato che
amare Romina non significa odiare Loredana Lecciso (storica compagna di Al
Bano). Tale frase ha indispettito Balivo, che ha risposto a tono. La
presentatrice ha affermato: “Qui no! Questo non mi piace. Io non posso parlare
per le fan di Romina perché io non posso parlare a nome di nessuno se non di me
stessa, questo non vuole dire che non piace la compagna degli ultimi vent’anni
di Al Bano, anzi, ospito sempre la figlia e parliamo sempre bene di lei”. E
infine, sempre rivolgendosi a Minellono, ha aggiunto: “L’hai tirata in mezzo
come se noi l’attaccassimo“. La conduttrice ha chiuso così il discorso, passando
al blocco successivo.
> A #LVB, Popi Minellono, autore di Felicità, risponde a Romina Power, che
> recentemente ha definito il testo “banale” pic.twitter.com/ncDuU9pJr8
>
> — La Volta Buona (@voltabuonarai) January 14, 2026
L'articolo “Questo non mi piace! L’hai tirata in mezzo come se la attaccassimo”:
Caterina Balivo battibecca con il paroliere Popi Minellono per Romina Power
proviene da Il Fatto Quotidiano.