“Il mio maestro di canto e recitazione ha abusato sessualmente di me per oltre
10 anni, dai 12 anni in avanti”. È un racconto sconvolgente quello della
cantante Emma Morton. L’artista scozzese ha rilasciato un’intervista a “Noi Tv”,
in cui ha raccontato gli abusi subiti dal suo insegnante di canto, pianoforte e
teatro dall’età di 12 anni. La cantante ha raccontato di aver visto su Facebook
nel 2019 un post dell’uomo che cercava bambini per preparare uno spettacolo
teatrale.
La donna ha dichiarato: “Una sera ho visto un post su Facebook del mio
insegnante di teatro e canto di quando ero piccola, cercava bambini per uno
spettacolo. In quel momento la mia vita è cambiata drasticamente, non ho potuto
più ignorare e nascondere quella che è stata la mia esperienza con questa
persona. Ha abusato sessualmente di me per oltre 10 anni, dai 12 anni in
avanti”.
Emma Morton ha rivelato che l’uomo, oltre ad abusare di lei, l’aveva allontanata
dalla famiglia: “Mi ha isolato dalla mia famiglia, la mia volontà di cantare è
sempre stata contrastata da un immenso e inspiegabile disagio. Avevo attacchi di
panico, pensieri di suicidio prima di cantare, non dormivo per giorni. Era una
sensazione emotivamente pesante”. Morton è diventata famosa in Italia per la sua
partecipazione a X Factor 2014.
Dopo il tour del 2019, la cantante si è presa un periodo di pausa. Ora desidera
tornare a esibirsi. Emma ha dichiarato: “Spero di poter riavvicinarmi al
palcoscenico e sentirmi connessa con il pubblico. La cosa che mi è sempre
piaciuto e dare conforto nel fare questo mestiere, nonostante tutte le
difficoltà attraversate, è stato il contatto col pubblico”.
L'articolo “Il mio maestro di canto e teatro ha abusato di me per oltre dieci
anni. Avevo attacchi di panico e pensieri suicidi”: la rivelazione della
cantante Emma Morton proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Molestie Sessuali
di Domenico Tambasco
Nel dibattito pubblico sulle molestie di genere e sessuali nei luoghi di lavoro,
una parola resta ancora ai margini, nonostante la sua forza dirompente:
sottomissione. È una parola scomoda, perché incrina una delle certezze più
rassicuranti del diritto tradizionale: l’idea che il consenso, quando
formalmente espresso, basti a legittimare una relazione, un atto, una scelta.
Eppure, proprio qui si annida il cuore del problema.
Il diritto antidiscriminatorio italiano lo ha espresso da tempo. Il Codice delle
pari opportunità (d.lgs. 198/2006), infatti, afferma un principio chiaro: gli
atti, i patti e i provvedimenti che incidono sul rapporto di lavoro e che
vengono adottati “in conseguenza” della sottomissione – da parte della vittima –
alle molestie di genere o sessuali, sono radicalmente nulli, vale a dire privi
di qualsiasi effetto giuridico (art. 26, comma 3). È una norma potentissima,
perché rompe l’equazione automatica tra consenso e validità giuridica. Il
legislatore, con una scelta tutt’altro che neutra, riconosce infatti che esiste
una forma di adesione solo apparente, frutto di un rapporto di potere
asimmetrico, nella quale il consenso perde la sua autenticità. Tradotto: il
diritto riconosce che la vittima, dentro una relazione di potere, può compiere
scelte che sembrano libere, ma in realtà non lo sono.
La questione, peraltro, travalica il diritto del lavoro: nel più recente
dibattito penalistico (il cosiddetto “ddl stupri”) sta riaffiorando
un’impostazione che, di fatto, pretende dalla vittima una manifestazione
espressa di dissenso. Un arretramento culturale e giuridico, perché sposta il
baricentro dalla libertà effettiva della persona alla sua capacità di opporsi,
come se il silenzio potesse valere come assenso.
D’altra parte le molestie, soprattutto quelle sessuali, sono manifestazioni di
dominio. Lo ricordava già una grande giurista come Catharine MacKinnon, e lo
ribadiscono oggi la Convenzione OIL n. 190 del 2019 e la Convenzione di
Istanbul: la violenza e le molestie di genere sono strumenti di riproduzione di
rapporti di potere storicamente diseguali, caratterizzati dal dominio maschile.
In tale contesto, chiedersi se la vittima abbia “acconsentito” è spesso una
domanda mal posta. Il legislatore italiano, definendo le molestie come
comportamenti indesiderati (art. 26, comma 1 e 2 d.lgs. 198/2006) e non
semplicemente “non voluti”, compie uno spostamento decisivo: dal piano della
volontà negoziale a quello del desiderio. Ciò che è formalmente accettato,
infatti, può non essere desiderato. E ciò che non è desiderato, in un contesto
di potere, non può essere legittimato invocando semplicemente il consenso.
Il concetto della sottomissione descrive esattamente questa “zona grigia”. È una
condizione di soggezione strutturale, psicologica, nella quale la persona non
dispone di alternative realistiche – come accertato in diversi casi analizzati
dalla giurisprudenza – finendo così per subire, tollerare o persino assecondare
condotte di fatto indesiderate. La giovane lavoratrice precaria che tollera
avances per paura di non vedere rinnovato il contratto (App. Palermo, 13 luglio
2025, n. 822); la madre separata, sola con due figli minori, che “lascia
correre” per non perdere l’unica fonte di reddito (Trib. Massa, 11 agosto 2025,
n. 215); la studentessa che asseconda il regista temendo di non lavorare più
(Trib. Parma, 20 settembre 2025, n. 474). In tutti questi casi, il comportamento
può apparire collaborativo, persino consenziente. Ma nasconde, in realtà, solo
una strategia di sopravvivenza.
La giurisprudenza ha chiarito che, in contesti di vulnerabilità personale,
contrattuale o relazionale, condotte quali risposte cortesi, silenzi, apparente
normalità nei contatti (anche via WhatsApp) o denunce tardive non possono essere
interpretate come consenso, trattandosi spesso di reazioni adattive e difensive
(App. Catanzaro, 20.11.2018, n. 1832; App. Torino, 17.03.2025, n. 150).
La sottomissione diventa così una categoria giuridica relazionale: obbliga
l’interprete (e in particolar modo il Giudice) a guardare al contesto, alle
alternative concretamente disponibili, al prezzo che la vittima avrebbe dovuto
pagare per dire no. È un cambio di paradigma che interroga anche le imprese e le
organizzazioni. La prevenzione, infatti, non può soltanto limitarsi a codici
etici “di facciata”: deve intercettare i contesti di vulnerabilità, riconoscere
la sottomissione come fattore di rischio organizzativo, integrarla nella
valutazione dello stress lavoro-correlato e nei modelli di gestione 231.
In definitiva, la sottomissione ci ricorda che la libertà non è un presupposto
astratto, ma una condizione concreta. Dove il potere è squilibrato, il consenso
può essere una maschera. E il diritto, se vuole davvero tutelare la dignità
della persona, ha il dovere di guardare dietro quella maschera.
L'articolo Se il potere è squilibrato, il consenso può essere una maschera. È
così nei luoghi di lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mi ha costretto a girare la scena del parto quasi nuda”, non usa giri di parole
Blake Lively durante la deposizione in tribunale contro Justin Baldoni, il
regista di “It ends with us” accusato di molestie sessuali. “Ero sdraiata supina
su un letto d’ospedale, con le gambe divaricate sulle staffe. – ha ricordato
l’attrice imbarazzata – L’unica cosa che mi copriva, oltre a un camice da
ospedale posizionato strategicamente, era un piccolo sottile pezzo di tessuto
nero per coprire i miei genitali”.
Il sito TMZ ha rivelato che Blake ha affermato nella deposizione che Justin e il
suo socio di produzione Jamey Heath avevano insistito affinché lei si spogliasse
per la scena del parto. Justin avrebbe detto a Blake che sua moglie si era
“strappata i vestiti” durante il parto, sebbene Blake gli avesse detto di essere
sempre vestita durante il parto dei suoi quattro figli.
Alla fine, Blake ha accettato di rendere visibile la sua pancia finta per la
scena, ma si è sentita “costretta a scendere a compromessi e alla fine ha
accettato di simulare la nudità dal basso verso l’alto, cosa che non avevamo
precedentemente discusso o concordato. In molti momenti delle riprese, ero
sdraiata supina su un letto d’ospedale, con le gambe nude divaricate su staffe,
mentre la troupe che non era autorizzata, passava di lì”.
Blake ha raccontato che le è stato dato solo un “piccolo, sottile e piatto pezzo
di tessuto nero per coprire i genitali” e che “ha dovuto chiedere una coperta
per la privacy tra una ripresa e l’altra, che non sempre le è stata fornita”.
Blake ha anche detto di essersi sentita violata dalla scelta dell’attore per il
ruolo del medico, oltre che dalla presenza sul set quel giorno, tra cui il
finanziatore Steve Sarowitz e il produttore Jamey Heath.
“Ero estremamente a disagio per il livello di esposizione a cui ero esposta
durante la scena del parto, che mi è sembrata una violazione e un’umiliazione. –
ha affermato l’attrice – La situazione è stata amplificata dal fatto che il
migliore amico di Baldoni recitava tra le mie gambe, e che l’altro suo migliore
amico e finanziatore del film era venuto a trovarmi proprio quel giorno”. Blake
ha anche affermato che il giorno dopo Jamey le ha mostrato un video di una donna
completamente nuda, che secondo lui era il video di sua moglie che partoriva.
Sono anche stati resi noti dei messaggi che l’attrice ha scambiato con una delle
sue migliori amiche la superstar della musica Taylor Swift. “Penso che questo
bastardo – ha scritto l’artista . sappia che sta per succedere qualcosa “.
Settimane dopo, Swift ha scritto a Lively: “Hai vinto” e “Ce l’hai fatta”,
condividendo un articolo in cui si diceva che Baldoni era stato scaricato dalla
sua agenzia di talenti. “Mai una cancellazione è stata annullata così
velocemente”, ha scritto Swift, dopo aver detto a Lively di aver “aiutato così
tante persone che non dovranno mai più passare attraverso questo”. “Ti amo così
tanto”, ha risposto Lively. “Non sarei in grado di affrontare tutto questo se
non fosse per te”.
L'articolo “Un piccolo tessuto nero copriva i miei genitali. Sdraiata su un
letto d’ospedale con le gambe divaricate, Justin Baldoni mi ha costretto a
girare nuda”: l’accusa di Blake Lively proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’avvocato di Julio Iglesias era stato chiaro: questo tribunale non è competente
per i fatti che si sarebbero svolti, secondo la denuncia, in altri Paesi. Ed in
effetti la giustizia spagnola ha archiviato la denuncia per aggressioni sessuali
contro la superstar mondiale degli Anni 70 e 80, ritenendo “il Tribunale di
Madrid incompetente a giudicare fatti avvenuti alle Bahamas e nella Repubblica
Dominicana”.
Secondo quanto riferito dal pubblico ministero, ieri, venerdì 23 gennaio, la
denuncia è stata archiviata “per difetto di giurisdizione dei tribunali
spagnoli”, in particolare per questioni territoriali. La Procura dell’Audiencia
Nacional, la giurisdizione speciale con sede a Madrid, ha precisato che né le
vittime né l’imputato risiedono in Spagna e che i presunti episodi non si
sarebbero verificati sul territorio nazionale. La competenza spagnola sarebbe
possibile solo nel caso in cui il paese in cui si sono verificati i fatti “non
possa o non voglia indagare”, circostanza che nel caso specifico non è stata
dimostrata.
Le due ex dipendenti di Iglesias avevano presentato la denuncia in Spagna lo
scorso 5 gennaio, sostenendo di essere state vittime di aggressioni e molestie
sessuali da parte del cantante, oggi ottantaduenne. Una delle due donne aveva
inoltre riferito di episodi che potrebbero configurarsi come violenze sessuali.
Dalla rivelazione del caso a metà gennaio, la difesa di Iglesias, guidata
dall’avvocato José Antonio Choclán, aveva sostenuto l’assenza di competenza dei
tribunali spagnoli, sottolineando che i fatti denunciati si sarebbero verificati
tra gennaio e ottobre 2021 nelle residenze del cantante in Repubblica Dominicana
e alle Bahamas, e che le presunte vittime non sono cittadine spagnole né
risiedono in Spagna.
Le organizzazioni Amnesty International e Women’s Link Worldwide, che assistono
le due donne accusatrici, avevano spiegato che la denuncia era stata presentata
in Spagna “in quanto la legislazione nazionale sarebbe stata più favorevole per
questo tipo di procedimenti”.
Nei giorni scorsi, Julio Iglesias aveva diffuso sui social alcune schermate di
messaggi Whatsapp scambiati con le due donne, rivelandone l’identità. Secondo
l’artista, tali messaggi dimostrerebbero “l’incoerenza delle denunce” e
sarebbero indicativi di una presunta “manipolazione mediatica” della vicenda.
“Il contenuto di queste comunicazioni dimostra che le informazioni diffuse non
corrispondono al vero”, afferma Iglesias, ribadendo che le prove da lui fornite
contraddirebbero le accuse e sosterrebbero la sua versione dei fatti.
L'articolo Julio Iglesias è salvo (per ora): archiviata la denuncia per
aggressioni sessuali perché “il tribunale di Madrid incompetente a giudicare
fatti avvenuti alle Bahamas e nella Repubblica Dominicana” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le aveva mandato mille messaggi d’approccio in una notte. È stato licenziato per
questo motivo un dirigente dell’aeroporto Canova di Treviso. Il fatto, risalente
alla notte tra il 5 e il 6 marzo 2024, era avvenuto ai danni di una dipendente
assunta con contratto a termine. La donna l’aveva denunciato al direttore delle
risorse umane della società (lo scalo è controllato dal gruppo veneziano Save),
che aveva avviato un’indagine sfociata poi nell’allontanamento. Nella denuncia
erano emerse richieste e comportamenti inappropriati che andavano avanti da
almeno un anno. L’uomo chiedeva appuntamenti fuori dal luogo di lavoro, la
invitava ad indossare minigonne, la infastidiva con abbracci e messaggi con
richieste a sfondo sessuale.
Il dirigente, dopo il licenziamento, si era rivolto a un avvocato e il caso era
finito in Tribunale. Nel processo che ha confermato l’espulsione il giudice del
lavoro ha sottolineato che “il baricentro della tutela contro le discriminazioni
sessuali poggia sul contenuto oggettivo della condotta, oltre che sulla
percezione soggettiva della vittima, mentre non è necessaria l’intenzione
oggettiva di infliggere molestie da parte dell’autore”. Inoltre, la legittimità
del licenziamento per molestie sessuali “presuppone che il lavoratore abbia
tenuto nei confronti della collega un comportamento indesiderato di natura
sessuale, che ha oggettivamente provocato l’effetto lesivo della su dignità”.
Ora, dopo la sentenza di primo grado in sede civile, si apre il fronte penale.
L'articolo Dirigente dell’aeroporto di Treviso ha inviato 1000 messaggi in una
notte a una dipendente. Il Tribunale conferma il licenziamento proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Julio Iglesias all’attacco. La star della musica mondiale ha chiesto
l’archiviazione dell’indagine aperta nei suoi confronti per presunte aggressioni
sessuali, sostenendo l’assenza di giurisdizione dei tribunali spagnoli e, di
conseguenza, della Procura dell’Audiencia Nacional di Madrid. È quanto emerge da
un atto depositato ieri, lunedì 19 gennaio, e visionato dai media spagnoli.
Secondo la difesa dell’82enne cantante spagnolo, le presunte vittime avrebbero
dovuto presentare denuncia nei luoghi in cui i fatti sarebbero avvenuti, ovvero
nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas, dove le due ex collaboratrici
affermano di aver subito abusi nel 2021 mentre lavoravano per l’artista.
Iglesias ha sempre respinto ogni accusa.
Iglesias si riserva inoltre la possibilità di intraprendere ulteriori azioni
legali per tutelare i propri diritti, denunciando quello che considera un uso
abusivo dello strumento penale e campagne mediatiche che, in assenza di una
decisione giudiziaria, gli starebbero causando un danno personale e
reputazionale “difficilmente riparabile”.
Nel documento, composto da 15 pagine e indirizzato al procuratore capo
dell’Audiencia Nacional, l’avvocato dell’artista, Javier Choclán, definisce “non
ammissibile” che la Procura continui ad assumere una competenza “di cui è
notoriamente priva”. Oltre all’archiviazione, la difesa chiede l’accesso
immediato agli atti dell’indagine e una partecipazione attiva al procedimento.
L’avvocato Choclán, legale di molti vip tra cui il calciatore Cristiano Ronaldo,
denuncia inoltre un grave “pregiudizio reputazionale” per il suo assistito,
sostenendo che le denuncianti avrebbero diffuso il contenuto della denuncia
attraverso fughe di notizie e interviste alla stampa, rendendo il caso di
imputazione di dominio mediatico prima ancora di qualsiasi decisione
giudiziaria. Una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe amplificato il
danno all’immagine pubblica del cantante.
Nel testo viene anche contestata la possibilità che le presunte vittime vengano
ascoltate come testimoni protetti pur avendo scelto, secondo l’avvocato, di
esporsi mediaticamente. Una situazione definita “processualmente anomala”, dal
momento che – si legge negli atti – la trasformazione volontaria del caso in un
tema di dibattito pubblico farebbe venir meno le condizioni per l’anonimato nei
confronti dell’indagato. La difesa insiste infine sulla necessità che Julio
Iglesias possa essere presente durante eventuali dichiarazioni delle
denuncianti, al fine di dimostrare quella che definisce la “falsità” delle
accuse. “Il diritto a una difesa immediata è evidente e non ammette ritardi”, si
afferma nel documento depositato in tribunale.
L'articolo “I tribunali spagnoli non hanno giurisdizione sui fatti denunciati”:
Julio Iglesias chiede l’archiviazione dell’indagine aperta per presunte violenze
sessuali proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Nego di aver abusato, costretto o mancato di rispetto a qualsiasi donna”. Julio
Iglesias rompe il silenzio e risponde con parole nette alle accuse di abusi
sessuali e vessazioni sul lavoro mosse nei suoi confronti da due ex dipendenti.
Il cantante spagnolo, 82 anni, ha affidato la sua posizione a un messaggio
pubblicato sul proprio profilo Instagram, definendo le accuse “assolutamente
false” e dichiarandosi profondamente colpito da quanto sta accadendo.
Le denunce riguardano presunti fatti avvenuti nel 2021, quando due donne — una
collaboratrice domestica e una fisioterapista — lavoravano nelle residenze di
Iglesias nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. Secondo quanto emerso da
un’inchiesta giornalistica durata tre anni, condotta dal quotidiano online
elDiario.es e dall’emittente statunitense in lingua spagnola Univision, le due
donne accusano il cantante di aver abusato della propria posizione di potere,
sottoponendole a molestie sessuali, sfruttamento lavorativo e intimidazioni.
Nel post firmato di suo pugno, Iglesias scrive: “Con profondo rammarico,
rispondo alle accuse mosse da due persone che in passato lavoravano nella mia
casa. Nego di aver mai abusato, costretto o mancato di rispetto a nessuna donna.
Queste accuse sono assolutamente false e mi causano grande tristezza”. Il
cantante aggiunge: “Non ho mai sperimentato tanta cattiveria, ma ho ancora la
forza di far sapere alla gente tutta la verità e di difendere la mia dignità da
un’offesa così grave“. Nel messaggio ringrazia anche chi gli ha espresso
solidarietà: “Non posso dimenticare le tante persone care che mi hanno inviato
messaggi di amore e lealtà; ho trovato grande conforto in loro”.
La rivista spagnola ¡Hola! è riuscita a mettersi in contatto con Iglesias, che
però non ha rilasciato dichiarazioni dirette. Secondo quanto riferisce il
settimanale, “non è il momento di parlare ora, ma questo momento arriverà molto
presto”. L’entourage dell’artista mantiene il massimo riserbo, ma nega
totalmente i fatti contestati e si dice “sotto choc” per le accuse. “Julio sta
preparando la sua difesa e tutto sarà chiarito”, riferisce ¡Hola!. “Vuole andare
a fondo della questione e fare in modo che non rimangano dubbi sulle reali
circostanze e sulla vera versione di quanto accaduto”. Secondo la rivista, il
cantante avrebbe commentato la vicenda con queste parole: “La verità verrà a
galla e la situazione sarà chiarita”.
Le due donne, che all’epoca dei fatti avevano 22 e 28 anni, hanno presentato
denuncia presso la procura dell’Audiencia Nacional spagnola. Sono assistite
legalmente dall’organizzazione non governativa Women’s Link Worldwide, con il
supporto di Amnesty International, e verranno ascoltate nei prossimi giorni come
“testimoni protette”. Secondo il team legale dell’ong, i comportamenti
denunciati potrebbero configurare diversi reati, tra cui “tratta di esseri umani
finalizzata al lavoro forzato e alla servitù”, “molestie sessuali”, “aggressione
sessuale”, “lesioni personali” e violazioni dei diritti dei lavoratori. Le
presunte condotte si sarebbero verificate in un contesto di intimidazione, con
restrizioni alla libertà di movimento, controllo delle comunicazioni telefoniche
e carichi di lavoro considerati eccessivi. In alcuni episodi, gli abusi
sarebbero avvenuti anche in presenza di altre dipendenti con ruoli gerarchici.
La scelta di rivolgersi alla giustizia spagnola, spiegano le organizzazioni
coinvolte, consentirebbe l’applicazione della normativa nazionale in materia di
violenza di genere e tratta di esseri umani. Il caso ha suscitato un ampio
dibattito in Spagna. Esponenti politici e associazioni per i diritti delle donne
hanno espresso solidarietà alle denuncianti, chiedendo che venga fatta piena
luce sulle accuse. Parallelamente, un ex manager del cantante lo ha descritto
come una persona “molto affettuosa” e incline al contatto fisico, pur
dichiarando di non aver mai assistito a comportamenti violenti o aggressivi.
L’inchiesta giudiziaria è ancora in corso. Iglesias ribadisce la propria
posizione: le accuse sono false e la sua difesa è già in preparazione.
L'articolo “Accuse assolutamente false, sono sotto choc. Nego di aver abusato di
qualsiasi donna”: Julio Iglesias respinge le denunce di molestie proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori”. Così Luca
Vetrone, ex ‘Bonus’ di “Avanti un altro” e naufrago dell’Isola dei Famosi 2023,
ha rivelato al settimanale Nuovo Tv di aver subito le pressioni di una stalker
da tre anni. La donna avrebbe contattato Verone tramite il profilo Instagram e
“dopo uno scambio di messaggi, mi ha fissato un appuntamento per fare il provino
dell’Isola dei Famosi.
“All’inizio mi sembrava una persona normale, ma poi la cosa è degenerata – ha
detto – con telefonate nel cuore della notte e a tutte le ore del giorno,
tantissimi i messaggi sia a lui che ai suoi amici, a tutte le persone che mi
ruotano attorno, compresa mia madre, presentandosi come la mia manager”.
E non è tutto. “Anche la mia fidanzata Anastasia – ha continuato – riceve
messaggi da questa persona, che tenta di mettermi in cattiva luce. L’ho
denunciata, ma non demorde”.
Nella denuncia tutte i messaggi a testimonianza del pressing anche di natura
sessuale: “Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori.
Ne parlo per la prima volta perché non ne posso più e spero che questo incubo
finisca presto. Sono davvero stanco di subire il ricatto, la manipolazione e la
violenza psicologica”.
Le conseguenze? “Ho perso tanti lavori perché non rispondo più ai numeri che non
ho nella rubrica”.
L'articolo “Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori,
ho denunciato una manager tv”: lo rivela Luca Vetrone, Bonus di Avanti un altro
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ha iniziato a mandarmi messaggi fuori luogo, cosa sta succedendo?” è la domanda
che una ragazza ha posto a Jane O’Gorman, consulente sentimentale del Daily
Star. La donna, protagonista della rubrica “Just Jane”, ha risposto al quesito
della giovane che ha ricevuto alcune fotografie intime da parte di un ragazzo.
Quest’ultimo, a novembre, è entrato a far parte del cineclub del quartiere,
frequentato anche dalla protagonista della storia. La giovane ha raccontato che
è stato creato un gruppo WhatsApp e che il ragazzo ha sfruttato l’occasione per
ottenere il numero della scrittrice e inviarle foto inappropriate. Ha scritto:
“Abbiamo un gruppo WhatsApp, ma lui ha iniziato a mandarmi messaggi
separatamente, e alcuni di questi messaggi sono davvero fuori luogo“.
La ragazza ha dichiarato di trovarsi in difficoltà e di non aver mai tentato un
approccio con l’uomo: “Non so come rispondere. Non ho mai fatto nulla per
incoraggiarlo e, quando ci incontriamo nel gruppo, non è particolarmente
cordiale con me. Cosa sta succedendo?“.
Jane O’Gorman ha risposto alla ragazza, condannando lo squilibrato: ” Questo
ratto sta facendo cyberflashing. Sospetto che stia facendo una ‘spedizione di
pesca digitale'”. La consulente ha spiegato che l’uomo sta cercando di capire se
la ragazza sia interessata a lui con un approccio inappropriato, poi ha dato
alcuni consigli alla giovane: “Non rispondergli e non dargli alcun appiglio,
devi proteggerti“. Jane ha concluso sottolineando che l’invio di immagini
pornografiche è considerato una molestia e che l’uomo potrebbe essere
denunciato.
L'articolo “Si è iscritto al cineclub a cui partecipo e ha iniziato a mandarmi
foto del suo membro sessuale. Cosa devo fare?”: il dilemma di una ragazza
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fioccano altri dettagli inquietanti dalle denunce mosse da ex dipendenti di
Julio Iglesias, finito nell’occhio del ciclone dopo le indiscrezioni pubblicate
dal media spagnolo elDiario.es e l’emittente Usa in lingua spagnola Univision.
Sono state rese note le nuove testimonianze raccolta da donne che accusano il
cantante di abusi e pratiche vessatorie. Le ex dipendenti in particolare hanno
raccontato che il cantante le faceva sottoporre a “ecografie pelviche, test per
HIV e malattie sessualmente trasmissibili” ed entrava in possesso poi dei
risultati.
“Ci hanno mandato tutte dal medico. Ci hanno fatto fare dei test per le malattie
sessualmente trasmissibili. Ci hanno fatto delle ecografie e delle analisi del
sangue per vedere se avessimo qualche tipo di malattia. Non mi è sembrato
normale”, ha raccontato una ex dipendente, identificata con il nome fittizio di
Carolina.
La donna, che ha lavorato in altre ville, ha assicurato di non aver mai subito
un esame medico simile, anche se è stata sottoposta a un controllo antidroga e
HIV per essere assunta in una villa della zona. La legislazione dominicana
prevede sanzioni per i datori di lavoro, pubblici o privati, che sottopongono a
test HIV le persone che lavorano per loro, sottolinea elDiario.es. Nonostante
nella villa di Punta Cana di Iglesias lavorasse un ampio staff, due ex
dipendenti sottolineano che solo le donne che lavoravano come domestiche interne
venivano mandate, in gruppi, a questi esami medici. Due donne hanno raccontato a
elDiario.es che il cantante ha mandato loro, insieme ad altre dipendenti, a fare
analisi e test ginecologici, e che ha avuto accesso ai risultati. Un’altra donna
ha confermato che, sebbene non sia stata sottoposta alla visita, ha sentito
conversazioni al riguardo. Alcuni di questi esami includevano analisi del sangue
ed ecografie pelviche, come hanno raccontato due donne a elDiario.es, che ha
pubblicato gli esami oscurando i nomi delle denuncianti.
Le due ex dipendenti di Julio Iglesias che hanno sporto denuncia contro il
cantante spagnolo lo hanno fatto per fatti riconducibili in particolare a
“molestie sessuali”, “tratta di esseri umani” e “lavoro forzato”. Lo riferiscono
le associazioni Women’s Link Worldwide e Amnesty International, che assistono le
due donne. “Laura e Rebeca (nomi di fantasia, ndr) avrebbero subito molteplici
forme di violenza – sessuale, psicologica, fisica ed economica – da parte di
Julio Iglesias tra gennaio e ottobre 2021″, hanno dichiarato le due
organizzazioni in comunicati distinti ma di contenuto analogo.
“Il 5 gennaio, la procura spagnola è stata informata di fatti ‘suscettibili di
configurare il reato di tratta di esseri umani a fini di lavoro forzato e
servitù’, di ‘violazioni della liberta’ e dell’integrità sessuale, tra cui le
molestie sessualì, nonché di percosse e di violazioni dei diritti del lavoro”,
proseguono le associazioni. Nel comunicato congiunto di Women’s Link Worldwide e
Amnesty International, la querelante Rebeca spiega di aver deciso di
testimoniare pubblicamente e di sporgere denuncia contro Julio Iglesias per
ottenere “giustizia” e per fungere da esempio per le altre dipendenti del
cantante:”Voglio dire loro di essere forti, di parlare, di ricordare che non è
invincibile”.
In un’inchiesta pubblicata martedì 13 gennaio dalla televisione statunitense
Univision e dal quotidiano spagnolo elDiario.es, le due donne – un’ex
collaboratrice domestica e un’ex fisioterapista – affermano di essere state
vittime di aggressioni sessuali e di molestie sessuali da parte del celebre
cantante nelle sue residenze nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. Una
delle due descrive inoltre fatti che potrebbero essere qualificati come stupri e
sostiene che il cantante impedisse ai suoi dipendenti di lasciare le residenze
per giorni interi, imponendo condizioni di lavoro degradanti. Secondo quanto
riferiscono Univision ed elDiario.es, Julio Iglesias non ha risposto alle
numerose richieste di commento. Anche l’Afp, che ha tentato di contattarlo, non
ha ricevuto risposta.
L'articolo “Costrette da Julio Iglesias a fare ecografie pelviche, il test per
l’HIV e le malattie sessualmente trasmissibili”: altri dettagli sulle denunce
delle ex dipendenti proviene da Il Fatto Quotidiano.