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“Il mio maestro di canto e teatro ha abusato di me per oltre dieci anni. Avevo attacchi di panico e pensieri suicidi”: la rivelazione della cantante Emma Morton
“Il mio maestro di canto e recitazione ha abusato sessualmente di me per oltre 10 anni, dai 12 anni in avanti”. È un racconto sconvolgente quello della cantante Emma Morton. L’artista scozzese ha rilasciato un’intervista a “Noi Tv”, in cui ha raccontato gli abusi subiti dal suo insegnante di canto, pianoforte e teatro dall’età di 12 anni. La cantante ha raccontato di aver visto su Facebook nel 2019 un post dell’uomo che cercava bambini per preparare uno spettacolo teatrale. La donna ha dichiarato: “Una sera ho visto un post su Facebook del mio insegnante di teatro e canto di quando ero piccola, cercava bambini per uno spettacolo. In quel momento la mia vita è cambiata drasticamente, non ho potuto più ignorare e nascondere quella che è stata la mia esperienza con questa persona. Ha abusato sessualmente di me per oltre 10 anni, dai 12 anni in avanti”. Emma Morton ha rivelato che l’uomo, oltre ad abusare di lei, l’aveva allontanata dalla famiglia: “Mi ha isolato dalla mia famiglia, la mia volontà di cantare è sempre stata contrastata da un immenso e inspiegabile disagio. Avevo attacchi di panico, pensieri di suicidio prima di cantare, non dormivo per giorni. Era una sensazione emotivamente pesante”. Morton è diventata famosa in Italia per la sua partecipazione a X Factor 2014. Dopo il tour del 2019, la cantante si è presa un periodo di pausa. Ora desidera tornare a esibirsi. Emma ha dichiarato: “Spero di poter riavvicinarmi al palcoscenico e sentirmi connessa con il pubblico. La cosa che mi è sempre piaciuto e dare conforto nel fare questo mestiere, nonostante tutte le difficoltà attraversate, è stato il contatto col pubblico”. L'articolo “Il mio maestro di canto e teatro ha abusato di me per oltre dieci anni. Avevo attacchi di panico e pensieri suicidi”: la rivelazione della cantante Emma Morton proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Se il potere è squilibrato, il consenso può essere una maschera. È così nei luoghi di lavoro
di Domenico Tambasco Nel dibattito pubblico sulle molestie di genere e sessuali nei luoghi di lavoro, una parola resta ancora ai margini, nonostante la sua forza dirompente: sottomissione. È una parola scomoda, perché incrina una delle certezze più rassicuranti del diritto tradizionale: l’idea che il consenso, quando formalmente espresso, basti a legittimare una relazione, un atto, una scelta. Eppure, proprio qui si annida il cuore del problema. Il diritto antidiscriminatorio italiano lo ha espresso da tempo. Il Codice delle pari opportunità (d.lgs. 198/2006), infatti, afferma un principio chiaro: gli atti, i patti e i provvedimenti che incidono sul rapporto di lavoro e che vengono adottati “in conseguenza” della sottomissione – da parte della vittima – alle molestie di genere o sessuali, sono radicalmente nulli, vale a dire privi di qualsiasi effetto giuridico (art. 26, comma 3). È una norma potentissima, perché rompe l’equazione automatica tra consenso e validità giuridica. Il legislatore, con una scelta tutt’altro che neutra, riconosce infatti che esiste una forma di adesione solo apparente, frutto di un rapporto di potere asimmetrico, nella quale il consenso perde la sua autenticità. Tradotto: il diritto riconosce che la vittima, dentro una relazione di potere, può compiere scelte che sembrano libere, ma in realtà non lo sono. La questione, peraltro, travalica il diritto del lavoro: nel più recente dibattito penalistico (il cosiddetto “ddl stupri”) sta riaffiorando un’impostazione che, di fatto, pretende dalla vittima una manifestazione espressa di dissenso. Un arretramento culturale e giuridico, perché sposta il baricentro dalla libertà effettiva della persona alla sua capacità di opporsi, come se il silenzio potesse valere come assenso. D’altra parte le molestie, soprattutto quelle sessuali, sono manifestazioni di dominio. Lo ricordava già una grande giurista come Catharine MacKinnon, e lo ribadiscono oggi la Convenzione OIL n. 190 del 2019 e la Convenzione di Istanbul: la violenza e le molestie di genere sono strumenti di riproduzione di rapporti di potere storicamente diseguali, caratterizzati dal dominio maschile. In tale contesto, chiedersi se la vittima abbia “acconsentito” è spesso una domanda mal posta. Il legislatore italiano, definendo le molestie come comportamenti indesiderati (art. 26, comma 1 e 2 d.lgs. 198/2006) e non semplicemente “non voluti”, compie uno spostamento decisivo: dal piano della volontà negoziale a quello del desiderio. Ciò che è formalmente accettato, infatti, può non essere desiderato. E ciò che non è desiderato, in un contesto di potere, non può essere legittimato invocando semplicemente il consenso. Il concetto della sottomissione descrive esattamente questa “zona grigia”. È una condizione di soggezione strutturale, psicologica, nella quale la persona non dispone di alternative realistiche – come accertato in diversi casi analizzati dalla giurisprudenza – finendo così per subire, tollerare o persino assecondare condotte di fatto indesiderate. La giovane lavoratrice precaria che tollera avances per paura di non vedere rinnovato il contratto (App. Palermo, 13 luglio 2025, n. 822); la madre separata, sola con due figli minori, che “lascia correre” per non perdere l’unica fonte di reddito (Trib. Massa, 11 agosto 2025, n. 215); la studentessa che asseconda il regista temendo di non lavorare più (Trib. Parma, 20 settembre 2025, n. 474). In tutti questi casi, il comportamento può apparire collaborativo, persino consenziente. Ma nasconde, in realtà, solo una strategia di sopravvivenza. La giurisprudenza ha chiarito che, in contesti di vulnerabilità personale, contrattuale o relazionale, condotte quali risposte cortesi, silenzi, apparente normalità nei contatti (anche via WhatsApp) o denunce tardive non possono essere interpretate come consenso, trattandosi spesso di reazioni adattive e difensive (App. Catanzaro, 20.11.2018, n. 1832; App. Torino, 17.03.2025, n. 150). La sottomissione diventa così una categoria giuridica relazionale: obbliga l’interprete (e in particolar modo il Giudice) a guardare al contesto, alle alternative concretamente disponibili, al prezzo che la vittima avrebbe dovuto pagare per dire no. È un cambio di paradigma che interroga anche le imprese e le organizzazioni. La prevenzione, infatti, non può soltanto limitarsi a codici etici “di facciata”: deve intercettare i contesti di vulnerabilità, riconoscere la sottomissione come fattore di rischio organizzativo, integrarla nella valutazione dello stress lavoro-correlato e nei modelli di gestione 231. In definitiva, la sottomissione ci ricorda che la libertà non è un presupposto astratto, ma una condizione concreta. Dove il potere è squilibrato, il consenso può essere una maschera. E il diritto, se vuole davvero tutelare la dignità della persona, ha il dovere di guardare dietro quella maschera. L'articolo Se il potere è squilibrato, il consenso può essere una maschera. È così nei luoghi di lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Un piccolo tessuto nero copriva i miei genitali. Sdraiata su un letto d’ospedale con le gambe divaricate, Justin Baldoni mi ha costretto a girare nuda”: l’accusa di Blake Lively
“Mi ha costretto a girare la scena del parto quasi nuda”, non usa giri di parole Blake Lively durante la deposizione in tribunale contro Justin Baldoni, il regista di “It ends with us” accusato di molestie sessuali. “Ero sdraiata supina su un letto d’ospedale, con le gambe divaricate sulle staffe. – ha ricordato l’attrice imbarazzata – L’unica cosa che mi copriva, oltre a un camice da ospedale posizionato strategicamente, era un piccolo sottile pezzo di tessuto nero per coprire i miei genitali”. Il sito TMZ ha rivelato che Blake ha affermato nella deposizione che Justin e il suo socio di produzione Jamey Heath avevano insistito affinché lei si spogliasse per la scena del parto. Justin avrebbe detto a Blake che sua moglie si era “strappata i vestiti” durante il parto, sebbene Blake gli avesse detto di essere sempre vestita durante il parto dei suoi quattro figli. Alla fine, Blake ha accettato di rendere visibile la sua pancia finta per la scena, ma si è sentita “costretta a scendere a compromessi e alla fine ha accettato di simulare la nudità dal basso verso l’alto, cosa che non avevamo precedentemente discusso o concordato. In molti momenti delle riprese, ero sdraiata supina su un letto d’ospedale, con le gambe nude divaricate su staffe, mentre la troupe che non era autorizzata, passava di lì”. Blake ha raccontato che le è stato dato solo un “piccolo, sottile e piatto pezzo di tessuto nero per coprire i genitali” e che “ha dovuto chiedere una coperta per la privacy tra una ripresa e l’altra, che non sempre le è stata fornita”. Blake ha anche detto di essersi sentita violata dalla scelta dell’attore per il ruolo del medico, oltre che dalla presenza sul set quel giorno, tra cui il finanziatore Steve Sarowitz e il produttore Jamey Heath. “Ero estremamente a disagio per il livello di esposizione a cui ero esposta durante la scena del parto, che mi è sembrata una violazione e un’umiliazione. – ha affermato l’attrice – La situazione è stata amplificata dal fatto che il migliore amico di Baldoni recitava tra le mie gambe, e che l’altro suo migliore amico e finanziatore del film era venuto a trovarmi proprio quel giorno”. Blake ha anche affermato che il giorno dopo Jamey le ha mostrato un video di una donna completamente nuda, che secondo lui era il video di sua moglie che partoriva. Sono anche stati resi noti dei messaggi che l’attrice ha scambiato con una delle sue migliori amiche la superstar della musica Taylor Swift. “Penso che questo bastardo – ha scritto l’artista . sappia che sta per succedere qualcosa “. Settimane dopo, Swift ha scritto a Lively: “Hai vinto” e “Ce l’hai fatta”, condividendo un articolo in cui si diceva che Baldoni era stato scaricato dalla sua agenzia di talenti. “Mai una cancellazione è stata annullata così velocemente”, ha scritto Swift, dopo aver detto a Lively di aver “aiutato così tante persone che non dovranno mai più passare attraverso questo”. “Ti amo così tanto”, ha risposto Lively. “Non sarei in grado di affrontare tutto questo se non fosse per te”. L'articolo “Un piccolo tessuto nero copriva i miei genitali. Sdraiata su un letto d’ospedale con le gambe divaricate, Justin Baldoni mi ha costretto a girare nuda”: l’accusa di Blake Lively proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Julio Iglesias è salvo (per ora): archiviata la denuncia per aggressioni sessuali perché “il tribunale di Madrid incompetente a giudicare fatti avvenuti alle Bahamas e nella Repubblica Dominicana”
L’avvocato di Julio Iglesias era stato chiaro: questo tribunale non è competente per i fatti che si sarebbero svolti, secondo la denuncia, in altri Paesi. Ed in effetti la giustizia spagnola ha archiviato la denuncia per aggressioni sessuali contro la superstar mondiale degli Anni 70 e 80, ritenendo “il Tribunale di Madrid incompetente a giudicare fatti avvenuti alle Bahamas e nella Repubblica Dominicana”. Secondo quanto riferito dal pubblico ministero, ieri, venerdì 23 gennaio, la denuncia è stata archiviata “per difetto di giurisdizione dei tribunali spagnoli”, in particolare per questioni territoriali. La Procura dell’Audiencia Nacional, la giurisdizione speciale con sede a Madrid, ha precisato che né le vittime né l’imputato risiedono in Spagna e che i presunti episodi non si sarebbero verificati sul territorio nazionale. La competenza spagnola sarebbe possibile solo nel caso in cui il paese in cui si sono verificati i fatti “non possa o non voglia indagare”, circostanza che nel caso specifico non è stata dimostrata. Le due ex dipendenti di Iglesias avevano presentato la denuncia in Spagna lo scorso 5 gennaio, sostenendo di essere state vittime di aggressioni e molestie sessuali da parte del cantante, oggi ottantaduenne. Una delle due donne aveva inoltre riferito di episodi che potrebbero configurarsi come violenze sessuali. Dalla rivelazione del caso a metà gennaio, la difesa di Iglesias, guidata dall’avvocato José Antonio Choclán, aveva sostenuto l’assenza di competenza dei tribunali spagnoli, sottolineando che i fatti denunciati si sarebbero verificati tra gennaio e ottobre 2021 nelle residenze del cantante in Repubblica Dominicana e alle Bahamas, e che le presunte vittime non sono cittadine spagnole né risiedono in Spagna. Le organizzazioni Amnesty International e Women’s Link Worldwide, che assistono le due donne accusatrici, avevano spiegato che la denuncia era stata presentata in Spagna “in quanto la legislazione nazionale sarebbe stata più favorevole per questo tipo di procedimenti”. Nei giorni scorsi, Julio Iglesias aveva diffuso sui social alcune schermate di messaggi Whatsapp scambiati con le due donne, rivelandone l’identità. Secondo l’artista, tali messaggi dimostrerebbero “l’incoerenza delle denunce” e sarebbero indicativi di una presunta “manipolazione mediatica” della vicenda. “Il contenuto di queste comunicazioni dimostra che le informazioni diffuse non corrispondono al vero”, afferma Iglesias, ribadendo che le prove da lui fornite contraddirebbero le accuse e sosterrebbero la sua versione dei fatti. L'articolo Julio Iglesias è salvo (per ora): archiviata la denuncia per aggressioni sessuali perché “il tribunale di Madrid incompetente a giudicare fatti avvenuti alle Bahamas e nella Repubblica Dominicana” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dirigente dell’aeroporto di Treviso ha inviato 1000 messaggi in una notte a una dipendente. Il Tribunale conferma il licenziamento
Le aveva mandato mille messaggi d’approccio in una notte. È stato licenziato per questo motivo un dirigente dell’aeroporto Canova di Treviso. Il fatto, risalente alla notte tra il 5 e il 6 marzo 2024, era avvenuto ai danni di una dipendente assunta con contratto a termine. La donna l’aveva denunciato al direttore delle risorse umane della società (lo scalo è controllato dal gruppo veneziano Save), che aveva avviato un’indagine sfociata poi nell’allontanamento. Nella denuncia erano emerse richieste e comportamenti inappropriati che andavano avanti da almeno un anno. L’uomo chiedeva appuntamenti fuori dal luogo di lavoro, la invitava ad indossare minigonne, la infastidiva con abbracci e messaggi con richieste a sfondo sessuale. Il dirigente, dopo il licenziamento, si era rivolto a un avvocato e il caso era finito in Tribunale. Nel processo che ha confermato l’espulsione il giudice del lavoro ha sottolineato che “il baricentro della tutela contro le discriminazioni sessuali poggia sul contenuto oggettivo della condotta, oltre che sulla percezione soggettiva della vittima, mentre non è necessaria l’intenzione oggettiva di infliggere molestie da parte dell’autore”. Inoltre, la legittimità del licenziamento per molestie sessuali “presuppone che il lavoratore abbia tenuto nei confronti della collega un comportamento indesiderato di natura sessuale, che ha oggettivamente provocato l’effetto lesivo della su dignità”. Ora, dopo la sentenza di primo grado in sede civile, si apre il fronte penale. L'articolo Dirigente dell’aeroporto di Treviso ha inviato 1000 messaggi in una notte a una dipendente. Il Tribunale conferma il licenziamento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“I tribunali spagnoli non hanno giurisdizione sui fatti denunciati”: Julio Iglesias chiede l’archiviazione dell’indagine aperta per presunte violenze sessuali
Julio Iglesias all’attacco. La star della musica mondiale ha chiesto l’archiviazione dell’indagine aperta nei suoi confronti per presunte aggressioni sessuali, sostenendo l’assenza di giurisdizione dei tribunali spagnoli e, di conseguenza, della Procura dell’Audiencia Nacional di Madrid. È quanto emerge da un atto depositato ieri, lunedì 19 gennaio, e visionato dai media spagnoli. Secondo la difesa dell’82enne cantante spagnolo, le presunte vittime avrebbero dovuto presentare denuncia nei luoghi in cui i fatti sarebbero avvenuti, ovvero nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas, dove le due ex collaboratrici affermano di aver subito abusi nel 2021 mentre lavoravano per l’artista. Iglesias ha sempre respinto ogni accusa. Iglesias si riserva inoltre la possibilità di intraprendere ulteriori azioni legali per tutelare i propri diritti, denunciando quello che considera un uso abusivo dello strumento penale e campagne mediatiche che, in assenza di una decisione giudiziaria, gli starebbero causando un danno personale e reputazionale “difficilmente riparabile”. Nel documento, composto da 15 pagine e indirizzato al procuratore capo dell’Audiencia Nacional, l’avvocato dell’artista, Javier Choclán, definisce “non ammissibile” che la Procura continui ad assumere una competenza “di cui è notoriamente priva”. Oltre all’archiviazione, la difesa chiede l’accesso immediato agli atti dell’indagine e una partecipazione attiva al procedimento. L’avvocato Choclán, legale di molti vip tra cui il calciatore Cristiano Ronaldo, denuncia inoltre un grave “pregiudizio reputazionale” per il suo assistito, sostenendo che le denuncianti avrebbero diffuso il contenuto della denuncia attraverso fughe di notizie e interviste alla stampa, rendendo il caso di imputazione di dominio mediatico prima ancora di qualsiasi decisione giudiziaria. Una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe amplificato il danno all’immagine pubblica del cantante. Nel testo viene anche contestata la possibilità che le presunte vittime vengano ascoltate come testimoni protetti pur avendo scelto, secondo l’avvocato, di esporsi mediaticamente. Una situazione definita “processualmente anomala”, dal momento che – si legge negli atti – la trasformazione volontaria del caso in un tema di dibattito pubblico farebbe venir meno le condizioni per l’anonimato nei confronti dell’indagato. La difesa insiste infine sulla necessità che Julio Iglesias possa essere presente durante eventuali dichiarazioni delle denuncianti, al fine di dimostrare quella che definisce la “falsità” delle accuse. “Il diritto a una difesa immediata è evidente e non ammette ritardi”, si afferma nel documento depositato in tribunale. L'articolo “I tribunali spagnoli non hanno giurisdizione sui fatti denunciati”: Julio Iglesias chiede l’archiviazione dell’indagine aperta per presunte violenze sessuali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Accuse assolutamente false, sono sotto choc. Nego di aver abusato di qualsiasi donna”: Julio Iglesias respinge le denunce di molestie
“Nego di aver abusato, costretto o mancato di rispetto a qualsiasi donna”. Julio Iglesias rompe il silenzio e risponde con parole nette alle accuse di abusi sessuali e vessazioni sul lavoro mosse nei suoi confronti da due ex dipendenti. Il cantante spagnolo, 82 anni, ha affidato la sua posizione a un messaggio pubblicato sul proprio profilo Instagram, definendo le accuse “assolutamente false” e dichiarandosi profondamente colpito da quanto sta accadendo. Le denunce riguardano presunti fatti avvenuti nel 2021, quando due donne — una collaboratrice domestica e una fisioterapista — lavoravano nelle residenze di Iglesias nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. Secondo quanto emerso da un’inchiesta giornalistica durata tre anni, condotta dal quotidiano online elDiario.es e dall’emittente statunitense in lingua spagnola Univision, le due donne accusano il cantante di aver abusato della propria posizione di potere, sottoponendole a molestie sessuali, sfruttamento lavorativo e intimidazioni. Nel post firmato di suo pugno, Iglesias scrive: “Con profondo rammarico, rispondo alle accuse mosse da due persone che in passato lavoravano nella mia casa. Nego di aver mai abusato, costretto o mancato di rispetto a nessuna donna. Queste accuse sono assolutamente false e mi causano grande tristezza”. Il cantante aggiunge: “Non ho mai sperimentato tanta cattiveria, ma ho ancora la forza di far sapere alla gente tutta la verità e di difendere la mia dignità da un’offesa così grave“. Nel messaggio ringrazia anche chi gli ha espresso solidarietà: “Non posso dimenticare le tante persone care che mi hanno inviato messaggi di amore e lealtà; ho trovato grande conforto in loro”. La rivista spagnola ¡Hola! è riuscita a mettersi in contatto con Iglesias, che però non ha rilasciato dichiarazioni dirette. Secondo quanto riferisce il settimanale, “non è il momento di parlare ora, ma questo momento arriverà molto presto”. L’entourage dell’artista mantiene il massimo riserbo, ma nega totalmente i fatti contestati e si dice “sotto choc” per le accuse. “Julio sta preparando la sua difesa e tutto sarà chiarito”, riferisce ¡Hola!. “Vuole andare a fondo della questione e fare in modo che non rimangano dubbi sulle reali circostanze e sulla vera versione di quanto accaduto”. Secondo la rivista, il cantante avrebbe commentato la vicenda con queste parole: “La verità verrà a galla e la situazione sarà chiarita”. Le due donne, che all’epoca dei fatti avevano 22 e 28 anni, hanno presentato denuncia presso la procura dell’Audiencia Nacional spagnola. Sono assistite legalmente dall’organizzazione non governativa Women’s Link Worldwide, con il supporto di Amnesty International, e verranno ascoltate nei prossimi giorni come “testimoni protette”. Secondo il team legale dell’ong, i comportamenti denunciati potrebbero configurare diversi reati, tra cui “tratta di esseri umani finalizzata al lavoro forzato e alla servitù”, “molestie sessuali”, “aggressione sessuale”, “lesioni personali” e violazioni dei diritti dei lavoratori. Le presunte condotte si sarebbero verificate in un contesto di intimidazione, con restrizioni alla libertà di movimento, controllo delle comunicazioni telefoniche e carichi di lavoro considerati eccessivi. In alcuni episodi, gli abusi sarebbero avvenuti anche in presenza di altre dipendenti con ruoli gerarchici. La scelta di rivolgersi alla giustizia spagnola, spiegano le organizzazioni coinvolte, consentirebbe l’applicazione della normativa nazionale in materia di violenza di genere e tratta di esseri umani. Il caso ha suscitato un ampio dibattito in Spagna. Esponenti politici e associazioni per i diritti delle donne hanno espresso solidarietà alle denuncianti, chiedendo che venga fatta piena luce sulle accuse. Parallelamente, un ex manager del cantante lo ha descritto come una persona “molto affettuosa” e incline al contatto fisico, pur dichiarando di non aver mai assistito a comportamenti violenti o aggressivi. L’inchiesta giudiziaria è ancora in corso. Iglesias ribadisce la propria posizione: le accuse sono false e la sua difesa è già in preparazione. L'articolo “Accuse assolutamente false, sono sotto choc. Nego di aver abusato di qualsiasi donna”: Julio Iglesias respinge le denunce di molestie proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori, ho denunciato una manager tv”: lo rivela Luca Vetrone, Bonus di Avanti un altro
“Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori”. Così Luca Vetrone, ex ‘Bonus’ di “Avanti un altro” e naufrago dell’Isola dei Famosi 2023, ha rivelato al settimanale Nuovo Tv di aver subito le pressioni di una stalker da tre anni. La donna avrebbe contattato Verone tramite il profilo Instagram e “dopo uno scambio di messaggi, mi ha fissato un appuntamento per fare il provino dell’Isola dei Famosi. “All’inizio mi sembrava una persona normale, ma poi la cosa è degenerata – ha detto – con telefonate nel cuore della notte e a tutte le ore del giorno, tantissimi i messaggi sia a lui che ai suoi amici, a tutte le persone che mi ruotano attorno, compresa mia madre, presentandosi come la mia manager”. E non è tutto. “Anche la mia fidanzata Anastasia – ha continuato – riceve messaggi da questa persona, che tenta di mettermi in cattiva luce. L’ho denunciata, ma non demorde”. Nella denuncia tutte i messaggi a testimonianza del pressing anche di natura sessuale: “Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori. Ne parlo per la prima volta perché non ne posso più e spero che questo incubo finisca presto. Sono davvero stanco di subire il ricatto, la manipolazione e la violenza psicologica”. Le conseguenze? “Ho perso tanti lavori perché non rispondo più ai numeri che non ho nella rubrica”. L'articolo “Mi ha chiesto se fossi disponibile sessualmente in cambio di lavori, ho denunciato una manager tv”: lo rivela Luca Vetrone, Bonus di Avanti un altro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Si è iscritto al cineclub a cui partecipo e ha iniziato a mandarmi foto del suo membro sessuale. Cosa devo fare?”: il dilemma di una ragazza
“Ha iniziato a mandarmi messaggi fuori luogo, cosa sta succedendo?” è la domanda che una ragazza ha posto a Jane O’Gorman, consulente sentimentale del Daily Star. La donna, protagonista della rubrica “Just Jane”, ha risposto al quesito della giovane che ha ricevuto alcune fotografie intime da parte di un ragazzo. Quest’ultimo, a novembre, è entrato a far parte del cineclub del quartiere, frequentato anche dalla protagonista della storia. La giovane ha raccontato che è stato creato un gruppo WhatsApp e che il ragazzo ha sfruttato l’occasione per ottenere il numero della scrittrice e inviarle foto inappropriate. Ha scritto: “Abbiamo un gruppo WhatsApp, ma lui ha iniziato a mandarmi messaggi separatamente, e alcuni di questi messaggi sono davvero fuori luogo“. La ragazza ha dichiarato di trovarsi in difficoltà e di non aver mai tentato un approccio con l’uomo: “Non so come rispondere. Non ho mai fatto nulla per incoraggiarlo e, quando ci incontriamo nel gruppo, non è particolarmente cordiale con me. Cosa sta succedendo?“. Jane O’Gorman ha risposto alla ragazza, condannando lo squilibrato: ” Questo ratto sta facendo cyberflashing. Sospetto che stia facendo una ‘spedizione di pesca digitale'”. La consulente ha spiegato che l’uomo sta cercando di capire se la ragazza sia interessata a lui con un approccio inappropriato, poi ha dato alcuni consigli alla giovane: “Non rispondergli e non dargli alcun appiglio, devi proteggerti“. Jane ha concluso sottolineando che l’invio di immagini pornografiche è considerato una molestia e che l’uomo potrebbe essere denunciato. L'articolo “Si è iscritto al cineclub a cui partecipo e ha iniziato a mandarmi foto del suo membro sessuale. Cosa devo fare?”: il dilemma di una ragazza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Costrette da Julio Iglesias a fare ecografie pelviche, il test per l’HIV e le malattie sessualmente trasmissibili”: altri dettagli sulle denunce delle ex dipendenti
Fioccano altri dettagli inquietanti dalle denunce mosse da ex dipendenti di Julio Iglesias, finito nell’occhio del ciclone dopo le indiscrezioni pubblicate dal media spagnolo elDiario.es e l’emittente Usa in lingua spagnola Univision. Sono state rese note le nuove testimonianze raccolta da donne che accusano il cantante di abusi e pratiche vessatorie. Le ex dipendenti in particolare hanno raccontato che il cantante le faceva sottoporre a “ecografie pelviche, test per HIV e malattie sessualmente trasmissibili” ed entrava in possesso poi dei risultati. “Ci hanno mandato tutte dal medico. Ci hanno fatto fare dei test per le malattie sessualmente trasmissibili. Ci hanno fatto delle ecografie e delle analisi del sangue per vedere se avessimo qualche tipo di malattia. Non mi è sembrato normale”, ha raccontato una ex dipendente, identificata con il nome fittizio di Carolina. La donna, che ha lavorato in altre ville, ha assicurato di non aver mai subito un esame medico simile, anche se è stata sottoposta a un controllo antidroga e HIV per essere assunta in una villa della zona. La legislazione dominicana prevede sanzioni per i datori di lavoro, pubblici o privati, che sottopongono a test HIV le persone che lavorano per loro, sottolinea elDiario.es. Nonostante nella villa di Punta Cana di Iglesias lavorasse un ampio staff, due ex dipendenti sottolineano che solo le donne che lavoravano come domestiche interne venivano mandate, in gruppi, a questi esami medici. Due donne hanno raccontato a elDiario.es che il cantante ha mandato loro, insieme ad altre dipendenti, a fare analisi e test ginecologici, e che ha avuto accesso ai risultati. Un’altra donna ha confermato che, sebbene non sia stata sottoposta alla visita, ha sentito conversazioni al riguardo. Alcuni di questi esami includevano analisi del sangue ed ecografie pelviche, come hanno raccontato due donne a elDiario.es, che ha pubblicato gli esami oscurando i nomi delle denuncianti. Le due ex dipendenti di Julio Iglesias che hanno sporto denuncia contro il cantante spagnolo lo hanno fatto per fatti riconducibili in particolare a “molestie sessuali”, “tratta di esseri umani” e “lavoro forzato”. Lo riferiscono le associazioni Women’s Link Worldwide e Amnesty International, che assistono le due donne. “Laura e Rebeca (nomi di fantasia, ndr) avrebbero subito molteplici forme di violenza – sessuale, psicologica, fisica ed economica – da parte di Julio Iglesias tra gennaio e ottobre 2021″, hanno dichiarato le due organizzazioni in comunicati distinti ma di contenuto analogo. “Il 5 gennaio, la procura spagnola è stata informata di fatti ‘suscettibili di configurare il reato di tratta di esseri umani a fini di lavoro forzato e servitù’, di ‘violazioni della liberta’ e dell’integrità sessuale, tra cui le molestie sessualì, nonché di percosse e di violazioni dei diritti del lavoro”, proseguono le associazioni. Nel comunicato congiunto di Women’s Link Worldwide e Amnesty International, la querelante Rebeca spiega di aver deciso di testimoniare pubblicamente e di sporgere denuncia contro Julio Iglesias per ottenere “giustizia” e per fungere da esempio per le altre dipendenti del cantante:”Voglio dire loro di essere forti, di parlare, di ricordare che non è invincibile”. In un’inchiesta pubblicata martedì 13 gennaio dalla televisione statunitense Univision e dal quotidiano spagnolo elDiario.es, le due donne – un’ex collaboratrice domestica e un’ex fisioterapista – affermano di essere state vittime di aggressioni sessuali e di molestie sessuali da parte del celebre cantante nelle sue residenze nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. Una delle due descrive inoltre fatti che potrebbero essere qualificati come stupri e sostiene che il cantante impedisse ai suoi dipendenti di lasciare le residenze per giorni interi, imponendo condizioni di lavoro degradanti. Secondo quanto riferiscono Univision ed elDiario.es, Julio Iglesias non ha risposto alle numerose richieste di commento. Anche l’Afp, che ha tentato di contattarlo, non ha ricevuto risposta. L'articolo “Costrette da Julio Iglesias a fare ecografie pelviche, il test per l’HIV e le malattie sessualmente trasmissibili”: altri dettagli sulle denunce delle ex dipendenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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