Ora è al sicuro in una comunità protetta per poter essere accudita e aiutata a
superare gli abusi sessuali subiti da un uomo di 71 anni. Violenze che venivano
filmate dalla madre che la cedeva al pedofilo. Arriva dal Leccese questa storia
di infanzia violata di una bimba di 8 anni che ha portato all’arresto dell’uomo
e della donna per violenza sessuale aggravata e pornografia minorile. Misura
eseguita dai carabinieri.
Le indagini della Procura di Lecce hanno permesso di ricostruire un anno di
violenze, avvenute tra l’agosto 2024 e l’agosto 2025. I due indagati, secondo la
ricostruzione degli inquirenti, avrebbero trasformato la piccola in un oggetto
sessuale da abusare e filmare.
La donna avrebbe documentato le violenze sessuali subite dalla figlia in foto e
video, poi avrebbe inviato tutto all’uomo assieme ad altro materiale
pedopornografico riguardante la bambina. Al momento dell’arresto gli
investigatori dell’Arma hanno sequestrato telefoni e apparati informatici in cui
potrebbero essere custoditi altri filmati o immagini. Materiale potenzialmente
determinante per l’evoluzione delle indagini. I due indagati ora si trovano in
carcere.
Gli abusi sessuali dentro le mura di casa sono molto più frequenti di quanto si
possa pensare. Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame di Bologna ha
applicato il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico nei
confronti di un 60enne, accusato di abusi sessuali aggravati verso la figlia.
L’uomo, in passato era stato in carcere per abusi sessuali su minorenni ed era
stato condannato sempre per violenza sessuale su una minorenne, amica della
figlia. Lo scorso 15 marzo, invece, un giornalista e una professoressa sono
stati arrestati per i video intimi e le foto di figlia e nipotini di lei che
venivano inviati all’uomo.
FOTO DI ARCHIVIO
L'articolo Bimba di 8 anni abusata da un 71enne: arrestata anche la madre per
violenza sessuale e pedopornografia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Abusi Sessuali
Un giornalista di 52 anni, ex vicedirettore di un tg nazionale ed ex capo
comunicazione di una società statale, e l’amante di 48, insegnante in un liceo,
sono stati arrestati con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di minori,
pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico. L’inchiesta
è partita dalla scoperta fatta dalla figlia della 48enne sul pc della madre: una
chat in cui comparivano immagini proprio della ragazzina in momenti intimi come
una doccia o mentre dormiva. Alcuni di vari file di video e foto che il
giornalista e la professoressa, secondo l’inchiesta della Procura di Roma, si
sono scambiati. “In particolare, nelle chat intercorse tra gli indagati, sono
stati rilevati contenuti di natura pedopornografica incentrati su commenti
scambiati tra i due” scrivono i carabinieri in un comunicato. Repubblica e
Corriere della Sera hanno ricostruito la storia con maggiori dettagli. Va fin da
subito precisato che i nomi degli arrestati non possono essere resi noti anche
per il fatto – fondamentale – che non devono essere resi identificabili i minori
coinvolti. E’ stato il padre della ragazzina, separato dall’insegnante, a
presentare denuncia e dare il via all’indagine.
Secondo quanto racconta Repubblica il giornalista – sposato con due figli, ora
lavora in un’azienda privata – è stato fermato alla stazione Termini, a Roma, di
ritorno da un viaggio in treno. Nel telefonino i carabinieri – coordinati dal
procuratore aggiunto Maurizio Arcuri e dalla pm Maria Perna – hanno trovato foto
e video di minorenni. Fra quelle immagini anche quelle della figlia dell’amante
e dei nipotini di lei, che hanno 5 e 8 anni, figli del fratello di lei.
L’ipotesi dei carabinieri, in base ai commenti e ai messaggi tra i due, è che “i
nipoti della donna indagata siano stati costretti a subire attenzioni di natura
sessuale dalla zia” come “ripetuti toccamenti nelle zone genitali
contemporaneamente videoregistrati e commentati poi con l’indagato”. I due
arrestati sono rimasti in silenzio davanti alle accuse avanzate dai carabinieri.
Ma dalla ricostruzione degli investigatori è emerso il rapporto morboso tra i
due: da una parte lei – istigata dall’amante secondo i carabinieri – realizzava
foto e video delle molestie sui nipoti, dall’altra lui che riceveva quei file e
li commentava con espressioni indicibili. L’ulteriore approfondimento della
Procura sarà capire che fine facevano, poi, quei file.
Una “elevatissima mole di dati, foto e video dal contenuto sessualmente
esplicito. In particolare, nelle chat intercorse tra gli indagati, sono stati
rilevati contenuti di natura pedopornografica incentrati su commenti scambiati
tra i due” rimarcano i carabinieri del Nucleo Investigativo del comando
provinciale di Roma. Dopo l’arresto sono stati sequestrati pc, tablet e
cellulari e l’analisi del contenuto dei dispositivi elettronici, spiega ancora
l’Arma, “ha permesso di rafforzare ulteriormente l’ipotesi accusatoria
consentendo di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due
indagati”.
L'articolo Lei mandava a lui foto e video intimi della figlia e dei nipotini:
arrestati l’ex vicedirettore di un tg e una prof di liceo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La violentava sessualmente da quando lei era poco più di una bambina, fin quando
sua figlia è rimasta incinta. In provincia di Brescia, un uomo è stato arrestato
dalla Polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni della figlia
minorenne.
La vicenda riguarda un orrendo quadro di stupri, abusi e molestie che è emerso
da una visita al pronto soccorso. La ragazzina era stata accompagnata in
ospedale dalla madre per dei forti dolori addominali: gli accertamenti avevano
svelato che la giovane era in stato di gravidanza.
Dopodiché, erano scattate le segnalazioni alle forze dell’ordine. Stando alle
indagini, la vittima è stata abusata per anni dal padre all’interno del contesto
familiare. A emettere l’ordinanza di custodia cautelare è stato il giudice per
le indagini preliminari del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura e il
provvedimento è stato eseguito dalla Squadra mobile del capoluogo di provincia.
L’uomo si trova in carcere.
L'articolo Incinta del padre dopo anni di abusi in famiglia: arrestato per
violenza sessuale nel Bresciano proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’attore 68enne Timothy Busfield, è stato incriminato nel New Mexico per
“quattro capi d’accusa di violenza sessuale su minore”, affermano i pubblici
ministeri. Le accuse contro di lui derivano dalle accuse presentate da attori
bambini con cui ha lavorato sul set del New Mexico della serie Fox “The Cleaning
Lady”, da lui diretta e prodotta.
L’atto di accusa del gran giurì, desecretato venerdì, contiene accuse statali
che sostituiscono le precedenti accuse annunciate dal pubblico ministero della
contea il mese scorso. L’attore di “West Wing” e “L’uomo dei sogni” ha negato le
accuse e si è consegnato alle autorità statali il mese scorso quando è stato
emesso un mandato di arresto. Un giudice ha successivamente ordinato il suo
rilascio in attesa del processo. Busfield era stato inizialmente arrestato ad
Albuquerque con due capi d’accusa di violenza sessuale su minore e un capo
d’accusa di abuso su minore.
“Come in tutti i procedimenti penali, il signor Busfield è presunto innocente a
meno che e fino a quando non venga provata la sua colpevolezza in tribunale.
Questo caso proseguirà attraverso l’iter giudiziario e si prevede che andrà a
processo“, ha dichiarato il procuratore distrettuale della contea di Bernalillo,
Sam Bregman, annunciando l’incriminazione.
L’incriminazione, esaminata dalla BBC, afferma che tra il 19 ottobre 2022 e il
10 settembre 2023, Busfield “ha toccato o usato forza sulle parti intime” di uno
dei ragazzi non identificati quando aveva meno di 13 anni. Le accuse di reato
prevedono una pena detentiva di sei anni per capo d’imputazione.
L’avvocato civile di Busfield, Stanton “Larry” Stein, ha dichiarato alla BBC che
l’incriminazione non era inaspettata, sebbene sia “profondamente preoccupante”
che il procuratore distrettuale scelga di procedere su un caso che, a suo dire,
è “fondamentalmente infondato e non può essere provato in tribunale”.
Il team della difesa dell’attore ha presentato più di 70 lettere di persone che
garantivano per il lui e ha affermato che Busfield si è sottoposto e ha superato
il test della macchina della verità in merito alle accuse a suo carico.
L’avvocato difensore ha affermato che c’erano prove schiaccianti che le accuse
fossero “inventate”.
L'articolo Timothy Busfield incriminato per violenza sessuale su minore.
L’accusa: “Ha toccato e usato forza sulle parti intime di un 13enne”. L’attore
si dichiara innocente proviene da Il Fatto Quotidiano.
In primo grado condannato a 3 anni e 9 mesi. In appello assolto da tutte le
accuse. Il fatto contestato: aver baciato una allieva nei bagni della scuola in
cui insegnava. L’imputato era un professore di 65 anni di Lissone, in provincia
di Monza e Brianza. Il caso risale al 2019 quando i protagonisti della vicenda
avevano rispettivamente 58 anni il docente e 16 la studentessa. Il reato
contestato è “atti sessuali con minorenni”. L’assoluzione è arrivata per effetto
della sentenza della Corte d’appello di Milano dopo 4 ore di camera di
consiglio. Si dovranno attendere diverse settimane per conoscere le motivazioni
dei giudici. Tuttavia secondo l’avvocato del professore, Simone Vismara, nel
processo “è stato dimostrato che lui si fosse realmente innamorato e non vi sia
stato alcun abuso” aggiungendo che per lui “bisogna rivedere la legge, rispetto
all’età e alle figure coinvolte, perché sia chiara”. Nel processo di primo grado
il professore si era difeso sostenendo che nella relazione tra lui 58enne e la
ragazza 16enne ci fosse “solo sentimento“, che non c’erano mai stati “rapporti
sessuali completi”, che voleva “ancora bene” alla ex studentessa per quanto non
l’abbia più rivista.
La denuncia scattò dopo la segnalazione della preside a sua volta avvisata da un
altro studente che si era trovato davanti alla scena del bacio nei bagni,
immagine che aveva poi fotografato. La Procura aveva accusato così l’insegnante
di aver “approfittato della fragilità della studentessa“, la quale in quel
periodo stava vivendo una situazione personale e familiare difficile. Il docente
era stato licenziato ma non fece ricorso preferendo accelerare l’accesso alla
pensione. “Siamo soddisfatti, ma nessuno potrà restituirgli la vita e la
reputazione” commenta il suo legale.
L'articolo Baciò l’allieva nei bagni della scuola, assolto insegnante. Per
l’avvocato “è dimostrato che lui si fosse realmente innamorato” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Gli agenti erano intervenuti scuola, dopo aver analizzato le immagini registrate
da microspie e telecamere installate nell’istituto, e lo avevano arrestato. A
poco meno di un anno dal blitz nelle aule di una scuola primaria, la pm di
Milano Alessia Menegazzo ha chiesto, nel processo con rito abbreviato, una
condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione per un maestro di musica, che
insegnava fino al febbraio dello scorso anno in una scuola elementare del
capoluogo lombardo, accusato di violenza sessuale aggravata e anche di un
episodio di adescamento ai danni di sette alunne di meno di 10 anni.
L’uomo, 45 anni, era stato arrestato in flagranza il 10 febbraio del 2025 dopo
essere stato sorpreso nel corso degli abusi dalle microcamere posizionate nella
scuola dal Nucleo tutela donne e minori della Polizia locale, che ha condotto le
indagini.
Poi, la giudice Alessandra Di Fazio aveva convalidato l’arresto e disposto la
custodia cautelare in carcere. Il 45enne, che aveva sostenuto di essere stato
frainteso, è tuttora detenuto. Le indagini erano proseguite con l’ascolto, in
audizioni protette, di altre presunte vittime, dopo le prime individuate, e
anche attraverso incidenti probatori.
Dagli atti risulta che l’uomo avrebbe anche minacciato le alunne dicendole che
le avrebbe “bocciate” e avrebbe commesso le violenze anche in aule vuote o in
“un ripostiglio”, oltre che alla presenza, a volte, di altri alunni in classe.
L’inchiesta era scaturita da una segnalazione alla Procura del 10 gennaio dello
scorso anno da parte della dirigente scolastica. La richiesta di condanna è
stata formulata dalla pm nell’udienza di ieri e la sentenza del giudice per
l’udienza preliminare, Domenico Santoro, è prevista per il 5 febbraio.
L'articolo Abusi su sette alunne di meno di 10 anni, chiesti 10 anni e 4 mesi
per maestro di musica che fu arrestato in flagranza proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un allenatore di arti marziali – di ‘savate‘ nello specifico – è stato arrestato
(ai domiciliari con braccialetto elettronico) perché accusato di violenza
sessuale su tre atlete, di cui due minorenni. 62 anni e residente
nell’Imperiese; nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’indagato si è
avvalso della facoltà di non rispondere e per sue esigenze lavorative gli
arresti domiciliari sono stati sostituiti con la misura del divieto di
avvicinamento alle persone offese, con prescrizione del mezzo di controllo del
braccialetto elettronico che gli verrà applicato nei prossimi giorni.
“Lo scorso 30 dicembre – spiega la procura in una nota – il personale della
sezione di polizia giudiziaria – aliquota polizia di Stato – ha eseguito
un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti
dell’allenatore. I fatti contestati sarebbero stati commessi nel periodo in cui
l’uomo ricopriva il ruolo di direttore tecnico e di allenatore sportivo”. Gli
episodi – come si legge nella nota – sarebbero avvenuti all’interno della
palestra allestita nella sua abitazione a Ranzo e sarebbero stati presentati
come parte di un presunto percorso di crescita sportiva.
Il comportamento dell’indagato – ripetuto in diverse occasioni – consisteva in
apprezzamenti verbali a sfondo sessuale, in “pacche sul sedere e in massaggi
defaticanti sconfinati in palpeggiamenti nelle parti intime, a cui le giovani
atlete non reagivano se non piangendo e tremando“, si legge ancora nella nota
riportata da imperiapost.it. L’allenatore di arti marziali inoltre pretendeva
che la ragazza più grande, durante le trasferte sportive, dormisse con lui nuda,
anche dopo il suo rifiuto e il suo pianto.
L'articolo Arrestato un allenatore di arti marziali, è accusato di violenza
sessuale su tre atlete: “Pacche sul sedere e palpeggiamenti” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) attraversa una delle fasi più
complesse e contraddittorie della sua recente traiettoria di governo. A una
crisi politica latente, legata alla fragilità della maggioranza parlamentare e
ai rapporti sempre più tesi con gli alleati indipendentisti, si è sommata nelle
ultime settimane una crisi morale e di credibilità provocata dall’emersione di
diversi casi di presunte molestie e abusi sessuali che coinvolgono dirigenti ed
esponenti del partito. Una vicenda che colpisce al cuore l’identità pubblica del
PSOE, forza che da anni rivendica un ruolo di avanguardia nella lotta contro la
violenza maschilista e che adesso mette a rischio, di nuovo, la tenuta
dell’esecutivo, con gli alleati di Sumar che chiedono un rimpasto di governo.
I casi emersi hanno avuto un forte impatto mediatico e politico perché
riguardano figure inserite, a vario titolo, nei gangli del potere socialista. Il
primo a esplodere a livello nazionale è stato quello di Francisco Paco Salazar,
ex consigliere politico di lunga esperienza e considerato vicino agli ambienti
della presidenza del governo. Diverse donne, militanti o lavoratrici in ambiti
collegati al partito, lo hanno accusato di comportamenti sessisti, commenti sul
corpo, messaggi inappropriati e pressioni per incontri fuori dall’orario di
lavoro. Secondo quanto ricostruito dalla stampa, almeno due denunce formali sono
state presentate attraverso i canali interni del PSOE, senza però ricevere
risposta per mesi. Una gestione che ha alimentato l’accusa più grave rivolta al
partito: non tanto l’esistenza di singoli comportamenti abusivi, quanto la
tendenza a minimizzare e ritardare l’intervento per proteggere l’organizzazione.
Salazar ha sempre respinto le accuse, ma ha infine lasciato i suoi incarichi in
un clima segnato dalla percezione di una reazione tardiva e difensiva.
Un secondo caso riguarda Antonio Navarro, segretario generale del PSOE a
Torremolinos, accusato da una donna del partito di molestie attraverso messaggi
WhatsApp e commenti ritenuti umilianti. Dopo la pubblicazione delle accuse, la
direzione socialista lo ha sospeso dal ruolo, in attesa degli sviluppi
giudiziari. In Galizia, è stato invece José Tomé, presidente della Deputazione
di Lugo e figura influente del socialismo locale, a dimettersi dopo segnalazioni
interne di comportamenti inappropriati. Tomé ha parlato di un attacco politico e
di un tentativo di “incastrarlo”, ma la pressione interna e l’attenzione
mediatica hanno reso inevitabile il passo indietro. Il caso più recente è quello
di Javier Izquierdo, senatore ed esponente della Commissione Esecutiva Federale
del PSOE, che ha rassegnato le dimissioni dopo una nuova denuncia per molestie
sessuali. In un messaggio pubblico ha parlato di “motivi personali”, ma il
contesto ha reso evidente il legame tra il suo ritiro e la vicenda.
La risposta del PSOE ha suscitato critiche trasversali. Da più parti si accusa
il partito di aver agito con lentezza, scarsa trasparenza e insufficiente
attenzione alle vittime. “Non basta dichiarare tolleranza zero, servono azioni
immediate e verificabili”, ha ammesso la dirigente socialista Rebeca Torró dando
voce a un malessere diffuso anche all’interno del partito. Le associazioni
femministe socialiste, come Femes, hanno parlato di un sistema di tutela che,
nei fatti, continua a scoraggiare la denuncia.
Critiche durissime proprio contro chi, negli ultimi anni, ha promosso alcune
delle politiche più avanzate in Europa contro la violenza maschilista. Tra
queste figurano la legge sul consenso sessuale (“solo sì è sì”), il
rafforzamento delle misure di protezione per le vittime di violenza di genere,
l’estensione dei diritti economici e sociali alle donne che denunciano abusi,
l’aumento dei fondi per i centri contro la violenza sulle donne e una strategia
statale che riconosce la violenza maschilista come un problema strutturale, non
privato. Sánchez ha più volte ribadito che “la durezza contro lo stalking e
l’abuso ha delle sigle, e sono quelle del PSOE”, rivendicando la coerenza
dell’azione legislativa socialista. Eppure, proprio questa distanza tra
l’impianto normativo e la gestione concreta dei casi interni rischia di minare
la credibilità dell’intero progetto politico.
La crisi ha avuto effetti immediati anche sulla stabilità dell’esecutivo. Il
partner di coalizione Sumar ha preso pubblicamente le distanze dalla gestione
socialista della vicenda. La vicepremier Yolanda Díaz ha parlato di una
situazione “insostenibile”, chiedendo un rimpasto di governo come segnale
politico di discontinuità. Una richiesta che ha aperto una frattura evidente
nella maggioranza. Pedro Sánchez ha respinto l’ipotesi di un rimpasto profondo e
ha escluso elezioni anticipate, ribadendo la volontà di proseguire l’azione di
governo “nonostante circostanze complesse”. Ma la crisi arriva in un momento
particolarmente delicato: il PSOE governa grazie a una maggioranza parlamentare
fragile, fondata sull’appoggio esterno di partiti indipendentisti catalani e
baschi, con i quali i rapporti si sono recentemente deteriorati su dossier
chiave.
La rottura di alcuni canali di dialogo con gli indipendentisti riduce i margini
di manovra del governo e rende Sánchez ancora più restio a concedere spazio agli
alleati di sinistra all’interno dell’esecutivo. La strategia socialista,
coerente con una tradizione consolidata, resta quella di mantenere una gestione
fortemente centralizzata del governo, cercando appoggi esterni caso per caso
piuttosto che ridefinire gli equilibri interni. In questo quadro, la crisi degli
scandali sessuali non è solo una questione etica o reputazionale: è un fattore
che si intreccia con la fragilità parlamentare, le tensioni nella coalizione e
il difficile rapporto con gli indipendentisti. Un nodo politico che il PSOE non
potrà sciogliere solo con dichiarazioni di principio, ma che richiederà scelte
strutturali, sia sul piano interno sia su quello della tenuta dell’esecutivo.
L'articolo Spagna, i Socialisti travolti da uno scandalo di abusi sessuali. E
gli alleati di Sumar chiedono il rimpasto di governo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Aggredita e poi violentata da un uomo che si era nascosto nella vegetazione di
un sentiero ciclo-pedonabile. I carabinieri della compagnia di Cesenatico hanno
arrestato un 26enne originario del Gambia con l’accusa di violenza sessuale
aggravata e lesioni personali. Lo stupro è avvenuto a San Mauro Pascoli, in
provincia di Forlì-Cesena. Venerdì mattina, la vittima stava correndo lungo un
sentiero ciclo-pedonale quando è stata assalita. Dopo averla immobilizzata,
l’uomo ha trascinato la ragazza in un’area appartata e l’ha violentata.
Dopo la fuga dell’uomo, la vittima ha chiamato i carabinieri ed è stata
soccorsa. Grazie alla precisa descrizione fornita, le pattuglie e gli elicotteri
degli agenti hanno rapidamente individuato il presunto aggressore in un capanno
poco distante. L’uomo aveva anche una ferita a una mano causata dalla resistenza
opposta dalla vittima. L’uomo, che è anche ritenuto responsabile di
palpeggiamenti commessi in precedenza nei confronti di un’altra donna, che ha
poi denunciato l’episodio ai carabinieri, è stato arrestato e, su disposizione
del sostituto procuratore di Forlì, portata in carcere, in attesa dell’udienza
di convalida.
L'articolo Aggredita mentre correva su un sentiero e stuprata: 26enne arrestato
per violenza e lesioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Provava piacere a veder soffrire le donne che si presentavano per un colloquio
di lavoro, somministrava nelle bevande che offriva loro un potente diuretico
illegale e poi le convinceva a proseguire la conversazione fuori dall’ufficio,
all’aperto, lontano dai servizi igienici, così da poter vedere crescere in loro
il disagio e la sofferenza per l’urgenza di urinare. Christian Nègre,
funzionario del Ministero della Cultura francese, come riporta il Guardian, è
stato sottoposto a un’indagine formale dal 2019 con diverse accuse che vanno
dalla somministrazione di sostanze stupefacenti alla violenza sessuale. Ma in
attesa di processo, ha continuato a lavorare nel settore privato.
Il processo non è stato ancora celebrato. Ma i racconti delle vittime, quasi 250
in totale, hanno riaperto il dibattito sugli abusi nei confronti delle donne con
l’uso di sostanze stupefacenti. Sylvie Delezenne, esperta di marketing di Lille,
racconta ad esempio che era alla ricerca di un lavoro nel 2015, quando è
arrivato il contatto su Linkedin da parte di un responsabile delle risorse umane
del ministero. Quando però si è recata a Parigi per il colloquio, è diventata
una delle vittime di Nègre: “Non sapevo nemmeno che potesse esistere questo tipo
di violenza”, ha raccontato.
L’uomo offriva alle aspiranti dipendenti tè o caffè all’inizio della
conversazione e poi le convinceva a proseguire il colloquio lontano dai servizi
igienici. Molte di loro che non riuscivano più a trattenersi hanno raccontato di
aver urinato in pubblico o di non aver raggiunto il bagno in tempo, bagnandosi i
vestiti. La conseguenza è stata un senso di vergogna e fallimento che ha avuto
un impatto sulla loro vita.
I primi casi sono emersi nel 2018 a seguito di un’altra inchiesta. Sullo stesso
Nègre pendeva una denuncia, fatta da un collega, per aver tentato di fotografare
le gambe di un alto funzionario. La polizia aprì un’inchiesta e gli agenti
trovarono un foglio sul quale l’uomo annotava gli orari delle somministrazioni
di droghe e le reazioni delle donne. Il titolo del documento era Esperimenti. A
quel punto, è stato sollevato dall’incarico, ma ha continuato a lavorare nel
settore privato.
“Sentivo un bisogno crescente di urinare – ha raccontato una delle vittime – Mi
tremavano le mani, avevo il cuore che batteva forte, gocce di sudore mi
scendevano sulla fronte e stavo diventando rossa. Ho detto ‘Ho bisogno di una
pausa tecnica’. Ma lui ha continuato a camminare”. Un’altra ha raccontato che
lui le ha proposto di fare una passeggiata, poi lei ha iniziato ad avere bisogno
di andare in bagno e ha chiesto di tornare indietro. Lui però si è diretto nel
senso opposto. “Mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto ‘Hai bisogno di fare
pipì?’. Era come un adulto che parlava a una bambina. L’ho trovato bizzarro.
Avevo una spia rossa nella mia testa che mi diceva che c’era qualcosa che non
andava. Alla fine sono arrivata nel bagno di un bar. Ma troppo tardi”. Molte di
loro hanno ricevuto un risarcimento dallo Stato, altre sono ancora in attesa di
giustizia.
L'articolo Francia, somministrava potenti diuretici alle donne durante i
colloqui di lavoro: a processo un funzionario del ministero della Cultura
proviene da Il Fatto Quotidiano.