La premessa è di quelle forti: “Intanto consiglio a tutti di ascoltare la
canzone di Sal da Vinci che ha vinto Sanremo, Per sempre sì“. Poi ecco che
arriva il pronostico: “Il Sì vincerà almeno di dieci punti. Questo perché le
forze politiche che lo sostengono sono il 57%”. Parole di Italo Bocchino,
direttore del giornale di destra Il secondo d’Italia e frontman in tv del
governo Meloni (e del Sì al referendum sulla giustizia).
Bocchino in questi mesi, in una serie di video, ha ribadito più volte ciò che
puntualmente non si è verificato, e cioè il voto a favore della riforma Nordio.
In alcune occasione, se l’è presa con Andrea Scanzi, le cui previsioni, secondo
Bocchino, sono “catastrofiche”. Aggiungendo: “Il 23 marzo, dopo il voto,
rosicherà ancora di più di quanto rosica adesso”. Poi è toccato ai sondaggisti,
quando hanno iniziato a dare il No in vantaggio: “O non hanno capito niente, o
stanno facendo comunicazione per il No. Verranno travolti, sono pavidi e
complici”. E poi i video a referendum ancora in corso: “La mia previsione si è
rivelata corretta, con un’affluenza così alta sarà confermata un’ampia vittoria
del Sì”.
L'articolo Tutti i pronostici “esplosivi” (e sbagliati) di Bocchino:
“Referendum? Vincerà il Sì di almeno dieci punti” – Video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore del Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino sull’intervento
della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’evento di chiusura della
campagna per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia.
Bocchino ovviamente dà ragione in modo incondizionato alla premier: “Sicuramente
la magistratura è una casta, perché è un gruppo chiuso. Giorgia Meloni ha fatto
un ragionamento molto pacato: la riforma Nordio toglie la magistratura vera
dalle grinfie politiche delle correnti che fanno riferimento a soggetti
partitici. Oggi il 20% dei magistrati è politicizzato, l’80% lavora bello
tranquillo, guarda caso però negli organismi direttivi ci sono solo gli
appartenenti a quel 20%. C’è una casta all’interno della casta”.
Travaglio smonta punto per punto le argomentazioni del direttore editoriale del
Secolo d’Italia: “Questa storia secondo cui chi fa parte delle correnti è
politicizzata, Bocchino la può dire perché Borsellino l’hanno ammazzato. Se
Borsellino e Falcone fossero ancora vivi, lui non oserebbe dire una cosa del
genere, perché dovrebbe dire che Borsellino, alto esponente di Magistratura
Indipendente, la corrente di destra, era politicizzato e che Falcone,
addirittura fondatore della corrente Movimento per la Giustizia, era
politicizzato”.
E aggiunge: “Far parte delle correnti non vuol dire essere politicizzati,
altrimenti Bocchino starebbe insultando Alfredo Mantovano, un magistrato in
aspettativa, che, se lascia la politica, torna in magistratura. Mantovano è
anche un alto esponente di Magistratura Indipendente, che è una delle quattro
correnti della magistratura. Quindi, è politicizzato. E fa addirittura il
sottosegretario: dobbiamo diffidare di lui se torna in magistratura? Dobbiamo
cancellare i provvedimenti che ha preso quando stava in Cassazione prima di
diventare sottosegretario?”.
Il direttore del Fatto sottolinea: “Ma come si può continuare a sputtanare
migliaia di magistrati soltanto perché fanno parte di un’associazione privata
insieme ai loro colleghi? Bisogna dimostrare ogni volta che ogni loro
provvedimento è viziato da vizi politici. E poi – conclude – bisogna anche
spiegare perché Nicola Gratteri, che non ha mai fatto parte di nessuna corrente
ed è stato osteggiato da tutte le correnti, è il portabandiera del No. Ecco
perché continuano a insultarlo, perché Gratteri fa saltare tutte le loro
menzogne“.
L'articolo Referendum, Travaglio contro Bocchino: “Gratteri non è mai stato in
nessuna corrente e fa saltare tutte le vostre menzogne”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Nuova puntata sul Nove del talk di approfondimento “Accordi & Disaccordi”,
condotto da Luca Sommi: in prima serata sabato 14 marzo alle 21:30.
Ospiti della puntata i giornalisti Rula Jebreal e Mario Giordano, il procuratore
capo della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, il
direttore editoriale del Secolo d’Italia Italo Bocchino.
Al centro della discussione le due settimane di guerra tra Stati Uniti, Israele
e Iran che hanno infiammato tutta la regione medio orientale. Spazio anche alle
ragioni del no e del sì in vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma
che vorrebbe separare le carriere di giudici e pm.
Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il
giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana.
L'articolo Jebreal, Giordano, Gratteri e Bocchino ospiti di Sommi ad
Accordi&Disaccordi sabato 14 marzo. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore del Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e l’ex parlamentare del Pdl, Italo Bocchino, sulla postura del
governo Meloni nei confronti degli attacchi di Usa e di Israele contro l’Iran.
Bocchino difende l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: “Quanto alla tesi di
Travaglio sull’aggredito e l’aggressore, ricordo che l’Italia sta aiutando gli
aggrediti: mandare una nave a Cipro significa aiutare un partner della Ue
aggredito dall’Iran, mandare l’aiuto al Kuwait significa aiutare un paese
alleato nel Golfo che sta ricevendo i missili da parte dell’Iran. Lì c’era un
regime – prosegue – una tirannia che comprimeva la libertà dei giovani, delle
donne, degli omosessuali, quindi non è che stiamo parlando di un povero
aggredito. Quando viene abbattuto un regime e viene ucciso Khamenei, sicuramente
c’è da festeggiare“.
“Non è stato abbattuto nessun regime – commenta la conduttrice Lilli Gruber – Il
regime è ancora lì, come in Venezuela“.
Travaglio osserva: “Qui hanno cominciato naturalmente gli americani che insieme
agli israeliani sono la peggiore minaccia per la pace nel mondo, forse dai tempi
di Nagasaki. Putin è responsabile della sua invasione illegale e criminale
dell’Ucraina, Trump e Netanyahu sono responsabili del loro attacco illegale e
criminale all’Iran. Vedremo se si tradurrà anche in un’invasione di terra
diretto o per interposte milizie curde”.
E aggiunge: “Ma il tema riguarda la nostra situazione energetica: che senso ha
continuare a tenere in piedi 20 pacchetti di sanzioni alla Russia per aver fatto
esattamente quello che fanno i nostri alleati americani e israeliani
impunemente, senza una sanzione e senza una reazione di nessun genere, se non la
fuga della nostra presidente del Consiglio e la complicità di quasi tutti i
governi europei, tranne che di quello spagnolo?“.
Il direttore del Fatto continua: “Cosa si deve fare in una situazione di
emergenza come questa? A brigante, brigante e mezzo. Si ricomincia subito a
comprare il gas dove costa meno, signori. Ma scusate, a noi hanno fatto saltare
i gasdotti Nord Stream. Se l’avessero fatto i russi o gli iraniani, staremmo qui
a dire che era il più grave attacco a un’infrastruttura strategica europea dal
dopoguerra. Lo hanno fatto gli ucraini. Li abbiamo bombardati? No, abbiamo
continuato ad armarli e a finanziarli. Ma finiamola con questa ipocrisia che
danneggia soltanto noi”.
Poi replica a Bocchino: “Diceva che quella dell’Iran non è un’aggressione,
perché l’Iran è governato da una dittatura e ha fatto la descrizione di come
trattano i gay, le donne, i ragazzi. È lo stesso modo in cui vengono trattati i
gay, le donne, i ragazzi in Arabia Saudita e in Qatar che sono nostri alleati ai
quali noi adesso mandiamo le armi. Il Qatar – conclude – è il principale
finanziatore di Hamas che ha fatto la strage del 7 ottobre e noi gli mandiamo le
armi perché è diventato amico nostro. Finiamola con questa ipocrisia per favore.
Cominciamo anche noi a fare i nostri interessi, come fanno tutti, e smettiamola
di dare le patenti di dittature buone e cattive a seconda di con chi stanno“.
L'articolo Iran, Travaglio a La7: “Usa e Israele la peggiore minaccia alla pace
dai tempi di Nagasaki”. Botta e risposta con Bocchino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Bagarre a Piazzapulita (La7) tra il deputato di Avs, Angelo Bonelli, e l’ex
parlamentare del Pdl, Italo Bocchino, sugli scontri di Torino e sulla linea dura
annunciata dal governo Meloni sulla sicurezza.
Bocchino, insieme al sottosegretario leghista al ministero dell’Interno Nicola
Molteni, accusa Avs di essere complice dei manifestanti violenti. Ma il
portavoce di Europa Verde respinge ai mittenti le critiche: “Per noi la ‘non
violenza’ è il modo di manifestare”.
Il confronto si infiamma quando Bocchino inizia a interrompere ripetutamente
Bonelli, accusandolo di “stare coi violenti”. A quel punto Bonelli replica:
“Bocchino, lei mi invita a nozze. Lei viene da un partito, il Msi, ed è stato un
esponente del Fronte della Gioventù“.
Bocchino reagisce ripetendo a loop: “Sciacquati la bocca”.
“No, io non mi sciacquo la bocca – replica Bonelli, citando “il giovedì nero” di
Milano – perché ricordo il suo passato. Lei ha avuto come leader il presidente
del Senato (Ignazio La Russa, ndr), che il 12 aprile 1973 ha partecipato a una
manifestazione non autorizzata a Milano”.
“Stai dicendo un falso storico”, rilancia Bocchino.
Il parlamentare continua: “Lui era in testa al corteo e fu lanciata una bomba. E
fu ucciso l’agente Antonio Marino“.
“E chi l’ha ucciso?”, controbatte Bocchino.
“L’ha ucciso chi ha partecipato a quella manifestazione”, risponde Bonelli.
“Ah, tutti i partecipanti?”, chiede il direttore editoriale del Secolo d’Italia,
cadendo in contraddizione con le accuse appena mosse ad Avs di essere “complice
dei violenti” per associazione.
Bonelli smaschera le incoerenze del ragionamento di Bocchino, che ripete:
“Andate a braccetto coi violenti. È la vostra natura”.
“Vede che lei è pieno di contraddizioni? – sottolinea il deputato – Lei è
animato solo dalla propaganda. Eviti di fare squadrismo verbale con me“.
Bocchino accusa Bonelli di alzare la voce, ma questi ribatte: “No, lei è
abituato così perché sta coi prepotenti”.
Il deputato verde evidenzia un’altra incongruenza della destra sul tema
sicurezza: “Io sono d’accordo col vietare i coltelli. Però fate pace col
cervello: c’è una proposta di legge presentata il 12 novembre 2025 dal deputato
di Fratelli d’Italia Gianluca Vinci, che modifica il testo unico di pubblica
sicurezza per liberalizzare la fabbricazione, l’importazione e la vendita di
armi bianche, eliminando molti controlli e registri. Cominciate a non prendere
in giro gli italiani“.
“È stata approvata?”, chiede più volte Bocchino.
“Intanto lei gli faccia una telefonata – risponde Bonelli – e chieda a questo
deputato perché vogliono commercializzare così liberamente le armi bianche”.
Il botta e risposta prosegue con continue interruzioni da parte di Bocchino. A
un certo punto Bonelli, esasperato, sfodera una metafora ironica per provare a
fermare l’interlocutore: “Scusami se ti do del tu, ma mettiamoci d’accordo su
come colloquiare. Se tu pensi di interrompere gli altri, io ti applico il terzo
principio della termodinamica. Lo conosci?“.
Dopo qualche secondo di silenzio e di smarrimento, Bocchino ribatte: “No, non
conosco queste volgarità“.
“Non è una volgarità – replica Bonelli – perché, da quando abbiamo iniziato,
interrompi sistematicamente tutti quanti”.
L'articolo Lite Bocchino-Bonelli. “Sciacquati la bocca quando parli di Msi”.
“Non fare squadrismo verbale con me”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore del Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e l’ex parlamentare del Pdl, Italo Bocchino, sul caso Pucci e
Petrecca in Rai. Il direttore editoriale del Secolo d’Italia difende a spada
tratta l’intervento a gamba tesa della premier Giorgia Meloni e del presidente
del Senato Ignazio La Russa: “Non sono intervenuti per occuparsi di un comico,
ma per criticare una censura“.
Insorge immediatamente la conduttrice Lilli Gruber: “Ma dove è stata la censura?
Non mi dire censura perché non c’è stata. Pucci ha deciso autonomamente di
ritirarsi e di declinare l’invito per Sanremo“.
“Pucci è stato sostanzialmente aggredito – ribatte Bocchino – È stato attaccato
sui giornali, sui siti, sui social e dalla sinistra, che ha detto: ‘Che
vergogna, hanno invitato questo Pucci’. Se c’è un comico di destra è uno
sguaiato, se invece dice battute un po’ colorite un comico di sinistra, è
satira”.
“Ma quale sinistra – obietta Gruber – è intervenuto solo un esponente del Pd
della Commissione parlamentare della Vigilanza Rai, non la sinistra”.
L’ex deputato rilancia: “Adesso scopro che la Rai è diventata un disastro. A me
non sembra, intanto ricordatevi cosa è stata la Rai per decenni governata dalla
sinistra, lottizzazione su lottizzazione, clientelismo su clientelismo”.
A quel punto, Travaglio gli ricorda: “Ma Berlusconi non metteva i suoi? Non ho
capito, tutti questi decenni? Hai assaggiato anche tu le bastonate della Rai
berlusconiana. Quando i finiani uscirono dal Pdl, vi menarono come fabbri,
perché Berlusconi lottizzava essendo proprietario anche di Mediaset. Quindi,
diciamo che la Rai è stata lottizzata dalla destra alla grande”.
Poi la replica di Bocchino che diventa gaffe: “Tu ti definisci allievo di Indro
Montanelli”.
“Mai detto”, risponde il direttore del Fatto.
Bocchino continua: “Montanelli diceva che in Rai bisognava assumere un
democristiano, un comunista, un socialista e poi si poteva assumere uno bravo”.
“Quello era Enzo Biagi, non Montanelli“, commenta Travaglio.
L'articolo Caso Pucci, Bocchino attacca la sinistra ma inciampa: confonde Biagi
con Montanelli e Travaglio lo corregge in diretta su La7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Trump sta facendo le solite esagerazioni“, “A Gaza hanno smesso di sparare da
quando Trump si è impegnato su questo”, “Per alcuni opinionisti di sinistra si
deve rompere il rapporto con gli Stati Uniti d’America per fare un dispetto a
Trump”. Sono alcune delle perle pronunciate a Otto e mezzo (La7) da Italo
Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia ed ex parlamentare del Pdl,
in un dibattito incentrato sulle violenze dell’ICE e sulla politica del
presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Il climax della tensione in trasmissione si registra quando in polemica col
giornalista Gad Lerner, Bocchino afferma: “Io credo che partiti conservatori di
destra siano destinati invece a vincere a lungo, perché, a parte alcune
esagerazioni che non capiamo perché non siamo americani, se il mondo occidentale
vota a destra è a causa del fallimento ideologico, culturale, valoriale
programmatico, politico delle sinistre che hanno deciso di invadere le nostre
città con la globalizzazione di merci e di uomini provenienti da altri mondi. E
quindi c’è stata la reazione delle patrie”.
E aggiunge: “Gad Lerner deve rendersi conto di questo, capisco che a lui dia
molto fastidio culturalmente, però è così: hanno vinto le patrie, ha vinto
l’identità“.
Insorge la conduttrice Lilli Gruber: “E lo dici a Gad Lerner? Fai un discorso di
identità? Scusami, mi sembri un po’…”.
“Anche Gad Lerner ce l’ha – replica Bocchino – Ognuno ha la sua identità”.
Lerner ribatte: “In vista della giornata della memoria, si sono affrettati a
presentare disegni di legge per il contrasto dell’antisemitismo in Italia gli
stessi partiti che hanno votato contro la commissione Segre e che volevano
l’abrogazione della legge Mancino, cioè la legge già vigente in Italia contro
l’incitamento all’odio razziale. Vogliono usare noi ebrei per esaltare
l’identità. Se questo delle patrie e delle identità vincenti, ti sembra un mondo
migliore, lasciamolo giudicare ai telespettatori”.
L’ex parlamentare finiano protesta: “Quello che stai dicendo è gravissimo e non
te lo permetto. Io lotto per gli ebrei sempre. Noi abbiamo il diritto ad avere
una identità nazionale che la sinistra voleva cancellare“.
Non ci sta Lilli Gruber che rammenta: “Italo Bocchino, identità nazionale vuol
dire tutto e vuol dire niente, perché ci sono tantissime persone che hanno
identità multiple e che hanno fatto una sintesi. Lasciatelo dire da una che ha
il confine dentro. Non torniamo indietro a tempi bui e cupi“.
“L’importante è avere buoni confini”, chiosa Bocchino.
L'articolo Bocchino: “La sinistra voleva cancellare l’identità nazionale”.
Scontro con Gruber e Lerner proviene da Il Fatto Quotidiano.
Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore del Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino sulla riforma Nordio
e sulla magistratura.
Secondo il direttore editoriale del Secolo d’Italia, i magistrati non pagano mai
per i propri errori,motivo per il quale è necessario istituire un’Alta Corte
disciplinare. “Questa è l’unica categoria nei confronti della quale non c’è
disciplina – accusa Bocchino – In qualsiasi lavoro, se uno fa un grave errore, è
fuori”.
“Infatti c’è un organo disciplinare che giudica i magistrati”, obietta la
conduttrice Lilli Gruber.
“Che è il più severo d’Europa”, ribadisce più volte Travaglio.
“La magistratura si auto-giudica – rilancia Bocchino – quindi non c’è mai una
sanzione sugli errori”.
“Ma non è vero – ripete Travaglio – Ti ho appena detto che il Csm è il più
severo in Europa“.
Il direttore del Fatto poi spiega: “C’è una leggenda, che ha ancora ricordato
Bocchino, in base alla quale in Italia c’è una categoria che non paga mai e sono
i magistrati. No, la categoria che non paga mai in Italia è quella dei politici.
Guardiamo il caso Palamara, che adesso ci ammorba con il suo terzo libro. Il
caso Palamara nasce perché Palamara, indagato per rapporti poco ortodossi,
tant’è che poi ha patteggiato con un imprenditore, si incontrava e fu beccato da
un trojan horse nottetempo all’hotel Champagne con due politici, Ferri e Lotti,
renziani all’epoca, e con cinque magistrati togati del Csm”.
E continua: “Andiamo a vedere com’è finita quella storia. Palamara, che era un
magistrato, è stato espulso dalla magistratura dai suoi colleghi, segno che
pagano i magistrati che sbagliano. I cinque togati del Csm, che erano all’hotel
Champagne, si sono dovuti dimettere tutti e cinque dal Csm insieme a un sesto
che chattava con Palamara. E sono stati tutti puniti”.
E aggiunge: “Sai dove lavora Ferri, che è tornato in magistratura perché la
politica ha vietato di utilizzare le intercettazioni nei suoi riguardi? Lavora
al ministero della Giustizia insieme a Nordio, che si è portato al ministero
altri che chattavano con Palamara. La categoria che non paga in Italia sono i
politici, non i magistrati. I magistrati vengono indagati tutti i giorni. Vedi
il magistrato che c’era prima sul caso Garlasco“.
E conclude: “Dato che hai detto che il Csm assolve tutti e io ti ho dimostrato
che è il più severo d’Europa, sai di 194 sentenze quante ne ha impugnate il
ministro Nordio, che è il titolare del potere disciplinare? Ne ha impugnate sei,
a dimostrazione del fatto che le altre le riteneva giuste anche lui”.
“Stai difendendo le correnti”, accusa Bocchino.
“No, le stai difendendo tu – risponde Travaglio – Io se c’era il sorteggio ero
pure favorevole. Però per tutti, anche per i politici“.
L'articolo Travaglio smentisce Bocchino: “La leggenda dei magistrati impuniti
non regge ai fatti, chi non paga mai sono i politici”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Nel dibattito televisivo di Otto e mezzo, su La7, il direttore de Il Fatto
Quotidiano Marco Travaglio respinge con vigore le accuse dell’ex parlamentare
del Pdl Italo Bocchino sulla presunta “assenza di reazioni della sinistra” di
fronte alla repressione delle proteste in Iran.
Il direttore editoriale del Secolo d’Italia attacca: “Sicuramente c’è un doppio
standard nella sinistra, perché la sinistra è scesa in piazza per Gaza e a
favore di Maduro, addirittura con la Cgil e con Landini. Perché la sinistra
manifestava per le donne di Gaza, e non manifesta per le donne iraniane? C’è
questo silenzio molto rumoroso da parte della Schlein, ad esempio. C’è stato un
richiamo da parte di Fassino oggi, una persona che di politica estera ne capisce
e che rappresenta un Pd un po’ più potabile. C’è questo silenzio perché è frutto
di anti-americanismo e anti-sionismo sostanzialmente.”
Alla domanda diretta della conduttrice Lilli Gruber, che chiede a Travaglio se
“c’è questo silenzio nelle opposizioni sull’Iran?”, Travaglio replica
immediatamente con tono critico: “Assolutamente no, non c’è nessun silenzio. C’è
un vocio insopportabile di gente che continua a dire: perché non fate una
manifestazione per quello? Perché non fate una manifestazione per l’altro?
Fatela voi, invece di chiedere agli altri di farla.”
Il direttore del Fatto spiega: “Perché non funzionano le manifestazioni contro
l’Iran? Perché è come manifestare contro il cattivo per dire che bisogna essere
buoni. Non ha senso alcuno. Le manifestazioni funzionano quando un popolo
manifesta contro il suo governo, perché tu sai che le tue manifestazioni
influenzeranno il tuo di governo. Le manifestazioni su Gaza non erano per far
cambiare idea a Netanyahu – continua – perché non c’è nessuno così deficiente da
pensare che Netanyahu cambierà politica o idea perché a Roma c’è qualcuno in
piazza. Le manifestazioni c’erano perché il nostro governo non condannava lo
sterminio di Gaza, perché l’Unione Europea continuava a essere alleata del
governo che stava sterminando i gazawi, perché sulla Russia c’erano 22 pacchetti
di sanzioni e su Israele zero. L’Iran è sanzionato da 45 anni. Maduro e il
Venezuela sono i nostri nemici.”
Travaglio ribadisce: “Noi manifestiamo contro i nostri governi, perché i governi
degli altri se ne fregano, è per questo che non funzionano. Dopodiché, se uno
vuole partire con una Flotilla in Iran, prenda una barca e vada, invece di
pretendere che quelli della Flotilla lo facciano. È semplicemente assurdo
continuare a dire agli altri di manifestare per quello per cui vuoi manifestare
tu – chiosa – Manifesta tu se ti interessa quello e se pensi che sia utile. Io
non credo che l’ayatollah Khamenei cambierà politica se saprà che c’è stata una
manifestazione a Roma. Perché le manifestazioni a Roma si fanno per spingere il
governo di Roma a fare qualcosa, non il governo di Teheran. Il governo di
Teheran ha il problema delle manifestazioni in Iran, non in Italia”.
L'articolo Travaglio contro Bocchino: “La sinistra non manifesta per l’Iran?
Fatelo voi invece di accusare gli altri. C’è un vocio insopportabile” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Matteo Renzi show ad Atreju. Il leader di Italia viva sale sul palco “contro”
gli esponenti del centrodestra Roberto Calderoli, Maria Elisabetta Alberti
Casellati, Paolo Zangrillo e Fabio Rampelli, moderati – si fa per dire, visto
che il visto il pallino lo tiene sempre Renzi – da Bruno Vespa. L’ex presidente
del Consiglio litiga con Rampelli: “Se Meloni ha cambiato idea sull’autonomia e
ora vuole abolire le regione è segno di intelligenza, perché cambiare idea è
segno di intelligenza”. “Allora tu sei un fenomeno”. “Io sulla Nato, sull’euro e
sulle trivelle non ho mai cambiato idea” è la replica del leader di Iv,
“parliamo di futuro che vi faccio un favore”. A questo punto interviene
Calderoli: “Matteo, ma lo fai tu il moderatore o Vespa?”. “Ragazzi, relax. Se
volete che dica che va tutto bene è inutile che chiamate gli altri” risponde
Renzi. Poi cita lo stesso Calderoli e la sua legge elettorale, il Porcellum,
augurandosi che la riforma sull’autonomia non diventi “una porcata”. E così
battibecca col pubblico: “Ce l’hai con me? Ho citato il termine di Calderoli.
Roberto, spiegalo tu”.
L'articolo Il video dello show di Renzi ad Atreju: “Mi fate fare il ruolo di
Bocchino da Gruber”. Poi litiga con Rampelli, Calderoli e il pubblico proviene
da Il Fatto Quotidiano.