Figline e Incisa Valdarno è un paesone, in provincia di Firenze, di oltre 23mila
abitanti, dove Luca Palamara, ex componente del Csm e ex presidente
dell’associazione nazionale magistrati, ha scelto di concludere la campagna
referendaria a sostegno del Si alla riforma Meloni-Nordio. Conclusione
introdotta dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Francesco Torselli e dal
consigliere regionale FdI Matteo Zoppini. Luogo dell’incontro, in programma
venerdì 20 marzo, alle 21,30, il Palazzo Pretorio, sede del Comune. Scelta
significativa e forse anche provocatoria. Sì, perché lì al Palazzo Pretorio,
nella poltrona di sindaco, ambisce andarci l’ex vice presidente del Csm David
Ermini, candidato a sindaco del centrosinistra per le elezioni comunali del
prossimo maggio. Contro il quale però si è scagliata negli ultimi giorni Italia
Viva di Matteo Renzi che proprio a Figline, nel 1995, ha fatto il suo debutto in
politica in un incontro pubblico con il giurista Valerio Onida, organizzato dai
comitati Prodi.
Da allora, da quel lontano 1995, tra Renzi e Ermini è nata una forte amicizia,
culminata nella nomina alla guida del Csm, scelta di cui l’ex premier però si è
pentito. Renzi ha infatti più volte dichiarato che la promozione di Ermini ai
vertici (e in particolare all’organo di autogoverno della magistratura) è stata
“un errore politico clamoroso e le persone mediocri non dovrebbero essere mai
premiate”. E dopo l’uscita del Mostro, firmato dal leader di Iv, in cui Ermini
viene fatto oggetto di pesanti accuse, il numero due del Csm minaccia di
querelare Renzi. Che risponde: “Leggo che il vicepresidente del Csm intende
denunciarmi per ciò che ho scritto ne Il Mostro. Non vedo l’ora di ricevere
l’atto di citazione. Potrò dunque raccontare – libero da ogni forma di prudenza
istituzionale – tutto ciò che in questi lunghi anni l’avvocato David Ermini ha
detto, scritto e fatto. Egli è diventato vicepresidente del Csm grazie al metodo
Palamara e io sono uno di quelli che possono testimoniarlo”.
Nel frattempo di acqua ne è passata molta sotto i ponti dell’Arno e il dissidio
tra Renzi e Ermini sembrava sopito. A tal punto che l’ex vicepresidente del Csm,
candidato dal Pd a sindaco di Figline e Incisa Valdarno, ha cercato di
coinvolgere nella sua coalizione Casa Riformista che fa riferimento a Renzi. Ma
la risposta è stata negativa, i renziani di Figline e Incisa Valdarno
preferiscono allearsi con i socialisti anziché sostenere la candidatura di
Ermini con Pd e M5S. E mentre i due ex amici continuano a guerreggiare tra loro,
a Figline arriva Palamara a riaprire antiche ferite e dissapori. Un arrivo
targato Fratelli d’Italia con l’evidente scopo di mettere i bastoni tra le ruote
alla corsa di Ermini a sindaco. Ma tra gli ex Dc e cattolici figlinesi il cuore
batte per l’ex vicepresidente del Csm, non certo per Renzi. Intanto Ermini tace,
ai giornalisti consegna solo un audio di una manciata di secondi in cui il
presidente Sergio Mattarella, salutandolo al momento del suo congedo dal Csm, lo
ha elogiato per l’ “alto senso delle istituzioni anche nei momenti più
difficili”.
L'articolo Lo strano caso di Figline: il candidato sindaco è l’ex vice del Csm
Ermini e qui conclude la campagna per il Sì Palamara proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Matteo Renzi
La settimana scorsa, l’intervista di El Pais a Matteo Renzi è passata subito in
cavalleria, ma meritava senz’altro maggior attenzione: era un campionario di
bubbole che lasciava sbigottito anche chi abbia ormai imparato a conoscere il
Bomba come l’imbonitore da fiera che è. Per capire con che animo sereno sto
vergando questa noterella, basti dire che, se qualcuno conversasse con me usando
i sofismi e la sicumera di Renzi, lo prenderei a ceffoni seduta stante, così
imparerebbe cosa può succedere a prendere per il culo la gente: una lezione che
i suoi genitori, evidentemente, non gli hanno impartito, né i suoi amici,
nell’infanzia, quando tanta parte della personalità di un individuo si forgia.
Non mi resta, ahimè!, che glossarne le stronzate.
1) Renzi dice che non stima Donald Trump e lo considera incoerente; allo stesso
tempo sostiene l’attacco militare statunitense e l’uso delle basi europee. Ma se
il leader è inaffidabile, non si capisce perché le sue scelte strategiche
dovrebbero essere condivise.
2) Renzi dice che il diritto internazionale “si applica sempre o non si applica
mai”, ma contemporaneamente giustifica l’attacco all’Iran che, secondo i
principi Onu, sarebbe legittimo solo in caso di autodifesa immediata o con
mandato del Consiglio di sicurezza. L’attacco all’Iran viola proprio il diritto
internazionale che Renzi invoca.
3) Renzi dice che tra Khamenei e gli Stati Uniti sta sempre dalla parte degli
Stati Uniti. Ma questo è un falso dilemma: è possibile criticare entrambi quando
violano norme e principi.
4) Renzi dice che i diritti delle donne iraniane giustificano l’intervento, ma
nello stesso tempo difende l’Arabia Saudita di bin Salman, nonostante le
persistenti violazioni dei diritti civili. Il criterio dei diritti umani è
quindi applicato in modo selettivo. I diritti delle donne non vanno
strumentalizzati: usarli per giustificare bombardamenti che uccidono donne e
bambini è una logica aberrante, non a caso criticata da femministe e Ong.
“Perché l’attacco all’Iran?” “Per liberare le donne iraniane”. “E le bombe?”
“Per liberare anche i bambini”.
5) Renzi dice che un intervento militare può favorire la libertà e la pace, ma
le esperienze di Iraq e Afghanistan mostrano il contrario: guerre lunghe,
instabilità e rafforzamento degli estremismi. Non spiega perché, nel caso
iraniano, il risultato dovrebbe essere diverso.
6) Renzi definisce Pedro Sánchez un populista, ma la scelta di non concedere
basi per un attacco illegale è prudenza diplomatica e difesa del diritto
internazionale. Anche per questo l’equiparazione con la Meloni è una
corbelleria.
7) Renzi dice che il diritto internazionale deve valere per casi come quello di
Nicolás Maduro, ma non applica lo stesso criterio a Trump: altra incoerenza.
8) Renzi dice che l’Iran è la “madre del terrorismo”, ma questa è una
semplificazione che ignora la complessità del fenomeno. Gruppi jihadisti come
Al-Qaeda o ISIS sono nati in ambienti sunniti ostili all’Iran.
9) Renzi dice che le monarchie del Golfo stanno portando avanti riforme, ma
trascura la repressione del dissenso, l’assenza di elezioni libere e il
controllo dell’informazione. La distinzione tra “Iran cattivo” e “Golfo
riformista” è una tipica semplificazione renziana pro domo sua.
10) Renzi dice che non bisogna intervenire sempre, ma poi sostiene l’attacco
all’Iran e l’uso delle basi europee. Questo discorso ambiguo non definisce i
criteri che distinguono un intervento giusto da uno sbagliato.
11) Renzi dice che la guerra in Iraq fu un errore e quella in Libia ancora di
più, ma non spiega perché questa volta l’esito dovrebbe essere diverso dai
precedenti fallimentari.
12) Renzi dice che per Gaza servono aiuti, nuova leadership palestinese, disarmo
di Hamas e ritiro israeliano, ma dimentica la colonizzazione israeliana e
l’assenza di negoziati credibili. Senza affrontare questi problemi, anche la
caduta del regime iraniano non garantirebbe la pace che Renzi sbandiera per
giustificare i bombardamenti illegali sull’Iran.
Mi chiedo dunque perché in tv chiamano sempre il Bomba e non me.
L'articolo L’intervista di Matteo Renzi a El Pais meritava più attenzione.
Eccola proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Senato nasce una nuova Commissione di inchiesta che darà la caccia alle
fake-news: il vasto programma di intenti può nascondere intenzioni pericolose ed
ancora una volta la vittima rischia di essere la libertà di informazione.
Mentre da un lato la destra è impegnata, non da sola, a cambiare la Costituzione
riducendo l’indipendenza della magistratura con il preciso intento di sottoporre
l’esercizio dell’azione penale al controllo della politica, minando la ricerca
delle verità più scomode per il potere che conta, dall’altro è riuscita a
trovare una larghissima intesa su una proposta mossa da IV (in particolare da
Matteo Renzi e Maria Elena Boschi), che pare aver convinto tutti tranne i 5
Stelle (astenuti), volta a proteggere i cittadini dal rischio di essere inondati
di falsità, capaci di viziare la libera formazione dell’opinione pubblica.
L’eterno conflitto tra verità e falsità nell’esercizio del potere, insomma.
Stando alla lettera della delibera approvata, il programma è vasto ed
impressionante, si legge infatti, pescando soltanto pochi passaggi: “E’
istituita, ai sensi dell’art. 82 della Costituzione, una Commissione
parlamentare di inchiesta sulla diffusione intenzionale e massiva di
informazioni false attraverso la rete internet e sul diritto all’informazione e
alla libera formazione dell’opinione pubblica, nel rispetto della dignità umana,
del principio di non discriminazione e di contrasto ai discorsi d’odio, di
seguito denominata «Commissione»”. Ed all’articolo 2: “indagare sulle attività
di diffusione massiva di informazioni e contenuti illegali, falsi, non
verificati o dolosamente ingannevoli, nonché di indebita acquisizione” ed
ancora: “verificare se l’attività di disinformazione sia riconducibile a
soggetti, gruppi od organizzazioni, anche aventi struttura internazionale, che
si avvalgano anche del sostegno finanziario di soggetti interni o esteri, con lo
scopo di manipolare l’informazione e di condizionare l’opinione pubblica, in
modo particolare in occasione di consultazioni elettorali o referendarie” ed
ancora: “elaborare proposte di intervento normativo volte a garantire la piena
riconoscibilità e l’imputabilità dei soggetti che pongono in essere condotte
illecite attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale e delle nuove
tecnologie, nonché dei promotori di attività di disinformazione che istighino
all’odio e si propongano di compromettere l’incolumità e la sicurezza pubblica”.
A scanso di equivoci, però, all’art. 3, si precisa che: “Nella propria attività
la Commissione non interferisce con lo svolgimento delle campagne elettorali o
referendarie”. Ma perché il Senato ha sentito il bisogno di fare questa
precisazione, che appare del tutto pleonastica? Sarà mica per evitare che a
qualcuno venga la tentazione di indagare la “postura” dei programmi RAI in
materia di referendum sulla magistratura?
Ad ogni modo, una siffatta Commissione di inchiesta, che può utilizzare poteri
analoghi a quelli della magistratura per la ricerca delle informazioni (tranne
arresti e intercettazioni), su cosa concentrerà la sua attenzione, visto che la
XIX Legislatura ha ormai i mesi contati? Questo è il punto. Deciderà di indagare
la piaga digitale dell’abuso del corpo della donna, manipolato attraverso i più
recenti poteri della IA ed offerto in pasto a libidinosi maschi senza scrupoli,
come le odiose vicende dei siti “miamoglie” e “phica.eu” hanno purtroppo
evidenziato oppure opterà su altro? Perché potrebbe esserci più di un imbarazzo
a drizzare le antenne.
Infatti guardare dentro le grandi campagne di disinformazione volte ad
influenzare la formazione dell’opinione pubblica italiana soprattutto in
coincidenza di campagne elettorali oppure in relazione a gravi fatti di portata
internazionale, come la guerra, rischierebbe di far mettere nel mirino della
Commissione “entità” non estranee al perimetro delle relazioni strategiche del
Governo Meloni, che spaziano dai guru tecno-capitalisti americani, ricordiamo
Elon Musk accolto come un Capo di Stato o le più recenti incursioni capitoline
di Peter Thiel, anima di Palantir, fino al capo del Cremlino i cui favori
sembrerebbero non più una esclusiva leghista dopo il recentissimo affare
Cirielli (FdI), passando naturalmente per il Governo Netanyahu e la irrisolta
vicenda Paragon.
Per togliersi dall’imbarazzo i Commissari potrebbero allora decidere di
stringere il raggio di azione, magari arando lo stesso campo individuato dalla
Colosimo (FdI) in Commissione antimafia cioè il “minaccioso” rapporto tra
giornalismo investigativo e fonti segrete, quel rapporto che tante volte fa poi
pensar male di una Autority, di un ministro o di una Capo di Gabinetto. Staremo
a vedere, ma basterebbe, per onorare il mandato parlamentare, che la Commissione
mettesse la parola “fine” ad un dubbio che ancora arrovella il Paese: Ruby era o
no la nipote di Mubarak?
L'articolo Sono curioso di sapere su cosa indagherà la nuova commissione
renziana anti-fake news proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una gazzarra davanti agli studenti di una scuola di Morbegno, arrivati al Senato
per seguire i lavori parlamentari. È quella che si scatenata durante il question
time tra il ministro Adolfo Urso e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva,
durante il suo intervento, aveva denunciato che Urso nel 2016 “non faceva il
parlamentare, ma aveva una società che si occupava di investimenti in Iran,
faceva l’amico degli iraniani: lo definì ‘amico dell’Iran’ Matteo Salvini, non
io”.
Da qui l’accusa di occuparsi del governo iraniano, e non dell’Italia. Urso
aspetta che il suo microfono sia di nuovo acceso e, anziché rispondere
all’interrogazione successiva del senatore Nave del M5S, invita gli studenti in
tribuna a cercare su Internet le parole “Renzi e Rouhani”, l’ex presidente
iraniano, e scandisce: “Colui che parlava prima è lo stesso che si inginocchiò a
Rouhani al Campidoglio”. Scatta subito l’alt di Licia Ronzulli che sta
presiedendo l’Aula, e che stoppa il ministro ricordandogli di essere ‘fuori
tema’.
Urso prova ad andare avanti e la senatrice di Forza Italia gli intima che “non
può interloquire” con il senatore. Un istante dopo i ‘renziani’, e non solo,
protestano – dalla diretta tv si sente anche la voce di Renzi ma la telecamera è
sulla vicepresidente – e Ronzulli reagisce a tono: “Non serve il coro da stadio,
non serve che protestate, so presiedere. Senatore Renzi, sta dando calci sotto
al tavolo come fanno i bambini? L’ho appena detto che il ministro che non può
interloquire”.
L'articolo Urso: “Renzi si inginocchiò a Rouhani”. Bagarre in Aula, Ronzulli a
leader Iv: “Tira i calci sotto il banco come i bambini?” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Matteo Renzi nelle dichiarazioni di voto sulle comunicazioni della presidente
del Consiglio in vista del Consiglio europeo, ha replicato a Giorgia Meloni
citando le canzoni di Sanremo 2026. “Capisco che in questa fase ha bisogno di
fare campagna. Ma questo continuo riferimento, dove tutto quello che accade è
sempre responsabilità dei giudici, suona un po’ stridente. Perché non vorrei che
continuando a sperare che il 22 e il 23 marzo sia ‘Per sempre sì’, ho letto che
in qualche modo state cercando di coinvolgere Sal Da Vinci, non vorrei però che
in attesa di Sal Da Vinci non vi arrivi quella ‘stupida, stupida, stupida
sfortuna e quella gelida, gelida, gelida paura‘ di vivere i prossimi dieci
giorni di campagna referendaria e i giorni successivi cercando di andare allo
scontro e non cercando di fare l’unica cosa che serve, e cioè l’interesse degli
italiani sui problemi seri, e non una campagna propagandistica come quella che
avete messo in campo fino a questo momento”. Il leader di Italia Viva nel suo
affondo sul referendum oppone alla canzone sanremese di Sal Da Vinci quella di
Fulminacci sottolineando la “paura” nelle file dell’esecutivo.
L'articolo Referendum, Renzi replica a Meloni citando Sanremo: “Non vorrei che
sperando che sia ‘per sempre sì’ vi arrivi una ‘gelida paura’” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Venerdì 6 marzo alle 18 si rinnova l’appuntamento con “Cambiare Musica“, la
rassegna stampa settimanale firmata da Daniela Ranieri che oggi è dedicata al
presidente francese Macron, ribattezzato per l’occasione “Dottor Stranamore” e a
tutto “l’Asse del Bene che ama la bomba”.
L'articolo Macron Dottor Stranamore e l’Asse del Bene che ama la bomba. La
rassegna stampa ragionata di Daniela Ranieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scintille in Aula al Senato tra il senatore di Iv, Matteo Renzi, e il ministro
degli Esteri, Antonio Tajani, durante le comunicazioni di quest’ultimo sulla
richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo. I toni si sono accesi quando il titolare
della Farnesina ha ricordato l’ironia con la quale qualcuno avevano accolto
l’invito agli italiani nel Golfo a stare lontani dalle finestre per il rischio
di essere colpiti dalle schegge in caso di esplosione, durante i raid iraniani.
“Risus abundat in ore stultorum“, ha detto Tajani, aggiungendo: “Non capisco
perché il senatore Renzi si agita così, è un pò nervoso” prima che il presidente
del Senato, Ignazio La Russa, richiamasse l’ex premier.
“La salvezza della vita di ogni cittadino italiano è un fatto politico, non di
cronaca. Per noi la Nazione è composta da 60 milioni di cittadini e tutti devono
essere garantiti: è la nostra priorità”, ha alzato i toni Tajani, che ha poi
indirizzato una stoccata a Renzi, chiamando l’applauso della maggioranza: “È
facile andare nel Golfo a fare conferenze ben pagate, è molto più difficile
tutelare i cittadini italiani…”.
L'articolo Renzi attacca il governo, la risposta di Tajani: “È nervoso? Facile
andare nel Golfo a fare conferenze ben pagate…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Matteo Renzi e Roberto Vannacci si sono incontrati almeno due volte in maniera
riservata, per elaborare una strategia anti-Meloni. È il retroscena politico
firmato da Francesco Verderami sul Corriere della Sera che ha scatenato la
durissima reazione del leader di Italia Viva: “Ciò che scrive il Corriere delle
Sera a proposito degli incontri segreti tra me e Vannacci in un circolo
canottieri a Roma non è solo falso: è incredibile“, il primo attacco di Renzi in
una nota. Anche Vannacci ha seccamente smentito: “Nessun incontro con il leader
di Iv Matteo Renzi in alcun circolo romano”, le parole del vicesegretario della
Lega consegnate all’AdnKronos. Poi però è arrivata la contro-replica del
Corriere, firmata dallo stesso autore dell’articolo: “Due fonti autorevoli e
degne di fede confermano che l’onorevole Renzi e l’onorevole Vannacci si sono
visti. Abbiamo anche riscontri sulla sede dell’ultimo incontro, avvenuto circa
due settimane fa“, ha scritto Verderami.
Stando alla sua ricostruzione, Renzi starebbe spingendo Vannacci a lasciare la
Lega – di una possibile nuova lista del generale si parla da giorni – per
spaccare il fronte sovranista e quindi indebolire la coalizione di centrodestra
in vista delle prossime elezioni. Nei piani di Italia Viva, questo porterebbe a
un sostanziale pareggio, che metterebbe in crisi sia Giorgia Meloni sia Elly
Schlein, creando il terreno fertile per le eventuali manovre renziane. Nei
fatti, però, finora Vannacci non ha mollato la Lega. Il generale questa
settimana ha depositato il simbolo “Futuro Nazionale”, per molti il primo passo
verso la fondazione di un nuovo partito. Il generale tentenna, mentre secondo il
Corriere Renzi lo vorrebbe spingere ad agire.
L’ex premier, come detto, nega tutto: “Sono francamente sconvolto per come
giornalisti di lunga esperienza inventino dal nulla notizie su commissione e non
facciano le doverose, abituali, verifiche. Una cosa sono i retroscena più o meno
credibili, una cosa le invenzioni“, scrive Renzi in una nota. Poi rilancia sui
social: “È incredibile come siamo circondati da FakeNews. E chi vuole farti male
mette in circolo notizie assurde che però alcuni media rilanciano su
commissione. Ecco perché serve una stampa libera. Ed ecco perché serve educare i
cittadini, specie più giovani, al senso critico. Buon fine settimana amici”.
L'articolo Renzi: “Mai incontrato Vannacci, retroscena del Corriere inventato”.
La replica: “Abbiamo anche i riscontri” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Da Palazzo Bachelet a Palazzo Pretorio. Il primo, sede del Csm, di cui David
Ermini, 66 anni, è stato vice presidente per cinque anni dal 2018 al 2023, il
secondo, che si trova a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, potrebbe
diventare il luogo del suo prossimo incarico di sindaco. Incarico al quale lo ha
candidato il Pd locale per le prossime elezioni di primavera in cui sarà
rinnovato il consiglio comunale di Figline e Incisa Valdarno, un paesone di
oltre 23 mila abitanti dell’area metropolitana fiorentina. Ermini si è detto
lusingato dalla proposta. Che gli consente di tornare nell’agone politico,
costretto a lasciare quando Matteo Renzi, di cui Ermini è stato uno dei
collaboratori più stretti, lo candidò alla vice presidenza del Csm.
Lasciato palazzo Bachelet dopo cinque anni di ribalta e tensioni, Ermini , nel
luglio del 2024, diventa presidente della Spininvest, holding di Aldo Spinelli,
le cui attività sono molto legate al porto di Genova. La nomina suscita un
vespaio di polemiche politiche perché Ermini è stato, su nomina di Renzi,
commissario politico del Pd per la Liguria. Così Ermini è costretto a scegliere
tra Spinelli e la Schlein, sceglie il primo e decide di lasciare la direzione
nazionale del Pd.
Ma ora torna in politica. A partire dalla sua Figline. Dice: “Arriva un momento
nella vita in cui è giusto servire e restituire quanto si è avuto, in cui chi ha
avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore
di ricoprire io, può dimostrare che le istituzioni, le proprie idee e i propri
valori si possono servire, provando a mettersi al servizio e a disposizione
della comunità di cui sei figli“.
Comunità in cui Ermini, figlio di una delle famiglie più in vista del paese,
frequenta il liceo classico (è compagno di scuola dell’allenatore Maurizio
Sarri), si laurea in giurisprudenza e diventa avvocato penalista sulle orme del
padre. E nel contempo si dà alla politica, prima nella Dc, poi nella Margherita,
diventa presidente del consiglio provinciale di Firenze e si lega a Renzi e al
suo cerchio magico e nel 2013 approda in parlamento. I rapporti con Renzi però
in seguito si rompono. A Ermini non vanno giù le ricostruzioni che l’ex premier
descrive nel libro Il Mostro, edito da Piemme , sul caso dell’avvocato Piero
Amara, al centro di varie inchieste giudiziarie e autore di dichiarazioni – mai
riscontrate – sulla Loggia Ungheria, una presunta loggia massonica segreta.
Volano insulti e persino una querela. Renzi definisce Ermini “una persona
mediocre”. Da candidato a sindaco di Figline e Incisa Valdarno Ermini ha fatto
sapere che intende riprendere il filo interrotto della sua amicizia con Renzi.
Anche perché per vincere le elezioni punta “alla coalizione che guida la Regione
Toscana”, un campo largo in cui un forte peso è ricoperto da Italia Viva.
L’obiettivo è quello di far diventare Figline e Incisa un paese modello sul
piano amministrativo e politico. Con un occhio rivolto a Renzi e l’altro a Elly
Schlein.
L'articolo Il ritorno alla politica di David Ermini: l’ex vicepresidente del Csm
corre da sindaco per il Pd nella sua Figline proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una foto di Ali Khamenei che brucia, stampata su un foglio di carta, e il leader
di Italia Viva ed ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ci si accende
la sigaretta. Questa la scena simbolicamente riprodotta su via Nomentana a Roma,
di fronte alla sede dell’Ambasciata di Teheran in Italia, che Italia Viva ha
organizzato con i vertici del partito e qualche militante per mandare il proprio
sostegno alle rivolte iraniane di questi giorni. Il richiamo è alla nota
immagine di una giovane ragazza, che in segno di dissenso con il regime si
accende una sigaretta con la foto della Guida Suprema Khamenei. “Noi crediamo
che sia il caso di scendere in piazza a sostenere i giovani che protestano nelle
strade di Teheran e che come unica ‘colpa’ hanno quella di volere libertà” ha
detto Renzi. “Donna vita e libertà era lo slogan di qualche anno fa che ancora
oggi è molto vero e molto forte. Siccome non lo fa nessuno trovo sia
importante”. Non è mancato un breve momento di tensione tra due iraniani giunti
al presidio, che hanno iniziato a battibeccare sull’opportunità o meno che lo
Scià torni a essere la guida politica dell’Iran. Lite poi sedata da Renzi:
“Ragazzi, non iniziamo a litigare o è la fine…”
L'articolo Renzi si accende una sigaretta con la foto di Khamenei: la protesta
davanti all’Ambasciata iraniana a Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.