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Referendum, Fazzolari agita spauracchi dopo la vittoria del No: “I magistrati saranno ancora più invasivi”
L’effetto della vittoria del No “è quello di legittimare un’azione della magistratura su una serie di temi che per gli italiani oggi sono dirimenti: noi vediamo che l’azione del governo spesso viene rallentata sul fronte di immigrazione e sicurezza da decisioni che la magistratura non condivide e che potrebbero essere rafforzate in futuro. Questa è una delle principali preoccupazioni”. Giovanbattista Fazzolari, senatore di Fratelli d’Italia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, agita lo spauracchio una magistratura ormai incontrollabile dopo la vittoria del No al referendum. “Gli italiani chiedono a questo governo, ma chiederebbero a qualsiasi governo, maggior controllo dell’immigrazione illegale e di essere maggiormente incisivi in termini di sicurezza. Finora su questi due argomenti abbiamo visto che molte delle norme attuate vengono poi indebolite da decisioni prese dalla magistratura: all’esito del referendum la preoccupazione è che questa azione potrebbe diventare ancora più invasiva“, dice all’Ansa il braccio destro della premier Giorgia Meloni. Fazzolari nega preoccupazioni sul consenso elettorale da parte del governo: “Noi siamo molto sereni perché il nostro orizzonte non sono le prossime elezioni politiche, che ci interessano il giusto, ma rispettare gli impegni presi in questa legislatura, non faremo delle scelte volte a massimizzare il consenso di qui alle politiche, l’azione sarà quella di chiudere la legislatura con il grande merito di dire “abbiamo rispettato gli impegni“, e poi gli italiani giudicheranno. C’è ancora più determinazione a completare il programma. Il nostro auspicio”, afferma, “è fare una grande rivoluzione culturale in Italia che finora non si è mai riusciti a fare” e cioè “portare a termine gli impegni presi con il programma di governo. Ci siamo presentati alle elezioni con determinati punti programmatici, l’ambizione è quella di finire la legislatura avendo portato a termine il programma”. L'articolo Referendum, Fazzolari agita spauracchi dopo la vittoria del No: “I magistrati saranno ancora più invasivi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Anche il generale Mario Mori vota Sì: presente all’appuntamento di Fdi. E alle domande del Fatto risponde: “Hai rotto i cogl…”
“Sono qui a vedere”. Questa la prima risposta che Mario Mori, ex generale dei Ros dà a ilfattoquotidiano.it all’appuntamento conclusivo di Fratelli d’Italia per la campagna referendaria in favore del Sì. Che fosse qui come semplice curioso che aspetta il Giro d’Italia pare poco credibile tant’è che poco dopo Mori contesta la domanda se vota sì come “banale”. Ma non era qui per vedere? Alla fine quando gli viene chiesto “perché Sì” decide di congedare il cronista con garbo: “Hai rotto i coglioni, cazzo”. L'articolo Anche il generale Mario Mori vota Sì: presente all’appuntamento di Fdi. E alle domande del Fatto risponde: “Hai rotto i cogl…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le voci di 1700 femministe per il No al Referendum: “Per migliorare la giustizia non serve brutalizzare la Costituzione”
Oltre 1700 firme sono state raggiunte dalla petizione lanciata da sei donne che hanno proposto il manifesto ‘Perché da donne e femministe il 22 e 23 marzo votiamo No alla riforma della Costituzione’. Da Fiorella Mannoia a Francesca Comencini, da Dacia Maraini a Francesca Archibugi, tante le donne che si sono schierate per il No alla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e separazione delle carriere dei magistrati. Al Senato le proponenti hanno illustrato le loro ragioni in una conferenza stampa coordinata da Valeria Valente, senatrice del partito Democratico. “C’è una esplicita volontà della politica di sottomettere la giustizia”, ha affermato la docente e filosofa Fabrizia Giuliani. Mentre la costituzionalista Carla Bassu ha posto l’accento sulla mancanza di dialogo nell’iter parlamentare con il governo che non ha accolto nessuna delle richieste di modifiche, parlando di “arroganza” da parte dell’esecutivo e sottolineando che dunque “questa riforma viola nella sostanza lo spirito delle nostre madri e padri costituenti”. Due avvocate, una penalista e l’altra civilista sono entrate nel merito delle contestazioni alla riforma meloni-Nordio su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi nel referendum del 22 e 23 marzo. “Si vuole indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura e si rinvia a leggi ordinarie e successive la disciplina di aspetti che sono decisivi come quello del ruolo del Pubblico Ministero, come quello dell’organizzazione tra polizia e Pm e come quello di stabilire le priorità dei reati da perseguire – afferma nel suo intervento L’avvocata Teresa Manente – Nessuno nega i problemi esistenti nella Giustizia, ma questa riforma non incide in nessun modo sui tempi dei processi, sulla mancanza del personale e della formazione e specializzazione”. Mentre per Concetta Gentili, civilista “per migliorare la giustizia non serve brutalizzare la Costituzione” asservendo “le procure all’esecutivo, triplicando organi di governo e controllo” della Magistratura “e le relative spese”. E conclude “non abbiamo bisogno di case nel bosco, di familismo strisciante, di migranti stupratori, non abbiamo bisogno di giudici plotoni di esecuzione perché le Istituzioni, i diritti e le donne non si difendono con gli slogan, ma con le strutture e la difesa dell’indipendenza della Magistratura che è essa stessa una struttura di protezione. Difendendo l’euilibrio dei poteri oggi significa la possibilità per le donne di continuare a far valere i propri diritti”. L'articolo Le voci di 1700 femministe per il No al Referendum: “Per migliorare la giustizia non serve brutalizzare la Costituzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non ho visto il video”, “Parlate anche con gli altri”: l’imbarazzo quasi comico ai “Comizi d’amore” (bipartisan) del Sì per le sparate dei colleghi. Ma Matone ha la soluzione: “Bisogna caricare le persone e portarle con la forza al seggio”
La scorsa settimana alla presentazione dell’intergruppo parlamentare per il Sì, nato su impulso del deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone per dimostrare la trasversalità, da destra a sinistra, del fronte del Sì, Roberto Giachetti aveva lanciato il suo grido d’allarme, in vista del referendum sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e sulla separazione delle carriere dei magistrati, su cui gli italiani si esprimeranno attraverso il voto al referendum del 22 e 23 marzo. Una settimana dopo le cose non sono molto migliorate. Prima Meloni, poi due parlamentari di Fratelli d’Italia con le loro dichiarazioni, di molto sopra le righe, hanno aumentato le preoccupazioni del deputato renziano. “Non mi hanno ascoltato” commenta laconico “in questa campagna elettorale il Sì ha fatto campagna per il No e il No ha fatto campagna per il Sì”. In una sala tutt’altro che gremita vanno in scena i ‘Comizi d’amore per il sì’. Alcuni però, come la dem Pina Picerno, il loro comizio d’amore lo fanno da remoto. Tutt’altro che entusiasta per come il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha impostato la comunicazione degli ultimi giorni della campagna referendaria è Benedetto Della Vedova di +Europa: “Veri e propri assi per il No”. Luigi Marattin, dal canto suo, dopo la vicenda dei post con le card del presidente della Repubblica Sergio Mattarella poi rimosse dal web, afferma che “è inutile che ora fate questa roba”. Ovvero le domande. “Secondo me il No vince lo stesso, non ti preoccupare, vincete, anzi, congratulazioni per la vittoria”. Di parere opposto il promotore dei ‘Comizi d’amore’ Federico Mollicone. “Noi siamo ottimisti, pensiamo e sappiamo che il Sì è avanti, l’unico vero problema è la mobilitazione al voto”. Problema, quello dell’affluenza, che nel partito di Mollicone e guidato da Meloni, il deputato Aldo Mattia pare aver trovato rimedio con il seguente invito: utilizzate anche il solito sistema clientelare. “Era chiaramente un tono ironico” riesce a dire Mollicone, che almeno aggiunge “nel merito, sul clientelismo, non condivido, ma state enfatizzando dei toni sbagliati ma tra l’altro in iniziative molto ristrette e limitate”. Ma non è l’unica grada in casa Fratelli d’Italia. Si segnala anche il senatore Zaffini secondo il quale “finire davanti alla magistratura è come avere un cancro, peggio di un plotone d’esecuzione”. Chiediamo ad un senatore di Fratelli d’Italia, collega di Zaffini presente ai cosiddetti Comizi d’amore. “Ma quella è la polarizzazione della politica, non è un tema nemmeno italiano. Viviamo in un mondo dove il linguaggio si radicalizza” si arrampica sugli specchi Andrea De Priamo che conclude dicendo che del collega Zaffini “non ho visto il video, quando lo vedrò darò una valutazione specifica ma non sta a me”. L’affluenza alle urne non fa sta tranquilli i parlamentari dell’intergruppo e se Ettore Rosato, una settimana fa, auspicava un voto a favore del Sì “anche da parte di un pezzo di quelli che non sono informati” sui contenuti della riforma, oggi invita a votare Sì “per una riforma che fa bene all’Italia”. Ma la soluzione per partecipazione al voto che porti il Sì alla vittoria la suggerisce Simonetta Matone della Lega. “Il nostro nemico non è il fronte del No, il nostro nemico è l’assenteismo quindi chi crede nel Sì domenica e lunedì deve fare la staffetta, deve caricare le persone e portarle con la forza a votare perché ci dicono Sì, poi piove, è una bella giornata, non ci vanno. Siccome anche un voto fa la differenza, vi prego facciamolo tutti”. L'articolo “Non ho visto il video”, “Parlate anche con gli altri”: l’imbarazzo quasi comico ai “Comizi d’amore” (bipartisan) del Sì per le sparate dei colleghi. Ma Matone ha la soluzione: “Bisogna caricare le persone e portarle con la forza al seggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il boom dei “Banksy della magistratura”, in 50mila seguono i “Giovani magistrati” che si battono contro le fake news su toghe e referendum
Li hanno chiamati bonariamente i “Bansky della magistratura”, perché la loro seguitissima pagina sociale “Giovani magistrati” non ha nomi e cognomi. È una scelta non di mancata assunzione di responsabilità, ma una scelta fatta per “spirito di servizio”. Per loro parlano i post o i video condivisi. Ma per il Fatto Quotidiano fanno una eccezione e accettano un’intervista tre dei sette fondatori, tutti trentenni (gli altri quattro nel momento della telefonata hanno udienza). Maria Teresa Pesca, giudice penale a Prato, racconta che oltre che colleghi sono amici, hanno condiviso lo stesso concorso, nel 2020. Una data pesante, “segnata globalmente dalla pandemia, ricorda Giuseppe Lisella, pm a Marsala, e in Italia anche dal caso Palamara. Stavamo facendo gli scritti, nel 2019, quando è deflagrato lo scandalo delle nomine. Ma al netto di quelle derive, prosegue Lisella, va ricordato che la magistratura ha saputo assumere il suo ruolo di contrasto al terrorismo, alla mafia, alla corruzione. Da qui a voler buttare via il bambino con l’acqua sporca, come vuole fare questa riforma, ci passa il mare. Tutti parlano di pressione correntizia e io da giovane magistrato avrei potuto spaventarmi, ma sono sei anni che faccio il pm e non ho mai sentito questa pressione, non l’ho nemmeno percepita. Così come non ho visto magistrati che prendono decisioni perché politicizzati”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Giovani Magistrati (@giovani_magistrati) È la narrazione per “delegittimare la magistratura” che non va giù a queste giovani toghe che, un anno dopo l’apertura della pagina social, hanno su Instagram hanno oltre 50mila follower e diverse migliaia tra Tik Tok e Facebook. Una delle tante fake news che ”Giovani magistrati” ha smascherato è l’asserita posizione di Giuliano Vassalli, il padre del codice di procedura penale, a favore della separazione delle carriere dei magistrati. Almeno così fanno credere tanti sostenitori del Sì, e così fa credere il ministro della Giustizia Carlo Nordio che, ogni volta che può, dichiara di essersi ispirato a Vassalli “eroe della Resistenza”. Invece, i giovani magistrati hanno pubblicato un video del 2007 intitolato “Vassalli contrario a modifiche costituzionali di sistema”. Effettivamente in quell’intervista, l’ex ministro della Giustizia ed ex presidente della Corte costituzionale dice di essere “tra coloro che difendono la Costituzione vigente… contrario a una riforma globale che cambi radicalmente il sistema”. È la giudice Pesca che ci racconta come è nata l’idea di questa pagina social: con l’avvio dell’iter della riforma costituzionale “abbiamo notato un accanimento nei confronti della magistratura in generale e anche contro singoli magistrati che prendevano delle decisioni sgradite. Siamo rimasti attoniti rispetto non a critiche legittime contro provvedimenti, ma ad attacchi personali che non erano in connessione con il merito della decisione. E quindi abbiamo sentito l’esigenza di contrastare queste modalità con un canale che arrivasse ai non addetti ai lavori”. Una comunicazione, facciamo notare, diversa da quella dell’Associazione nazionale magistrati. “Noi siamo tutti iscritti all’Anm, specifica la giudice Pesca, riteniamo che abbia un ruolo fondamentale soprattutto in questo contesto storico. Semplicemente come giovani magistrati abbiamo un modo diverso di comunicare. E la pagina social ci è sembrato lo strumento più adatto per spiegare la riforma costituzionale e anche per creare un rapporto di fiducia, di trasparenza con i cittadini rispetto al nostro ruolo istituzionale”. Ma, aggiunge Paolo Bertollini, giudice civile a Latina, “non è ricerca del consenso. Per noi è importante che anche di fronte a un provvedimento impopolare si capisca che c’è trasparenza, correttezza istituzionale da parte di quel magistrato che ha preso la decisione”. I sette magistrati non appartengono ad alcuna corrente, ma non è una scelta ideologica: “Noi – spiega Bertollini – non siamo contrari, solo che finora non ne abbiamo sentito l’esigenza. In ogni caso su oltre 9 mila magistrati appena 2 mila circa sono iscritti a correnti. Non sappiamo dove siano tutte queste ‘toghe rosse’ di cui parlano”. L'articolo Il boom dei “Banksy della magistratura”, in 50mila seguono i “Giovani magistrati” che si battono contro le fake news su toghe e referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il fuoriprogramma che imbarazza Giorgia Meloni. Un uomo sale sul palco a Milano, le consegna un libro e dice: “Aspetto le dimissioni di Mattarella”
Fuoriprogramma sul palco della kermesse per il Sì al referendum del 22 e 23 marzo organizzata da Fratelli d’Italia al teatro Parenti di Milano, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era da poco arrivata per il suo intervento. Mentre la premier al microfono stava salutando e ringraziando le persone presenti in teatro, un uomo è salito sul palco e si è avvicinato presentandosi: “Musumeci, Orazio Musmeci”. Lei, visibilmente sorpresa, ha ricambiato il saluto e lo ha ringraziato, ma lui, non ancora soddisfatto, ha aggiunto: “Aspetto le dimissioni di Mattarella”. Quindi è sceso dal palco e si è allontanato. A quel punto la premier si è guardata intorno cercando forse qualche spiegazione, ma nessuno è intervenuto e quindi, con una espressione tra l’interrogativo e lo sconcertato, ha aperto le braccia, si è sistemata i capelli e ha cominciato il suo intervento. L’uomo è stato identificato dalla Digos dopo l’episodio. Poche ore prima aveva annunciato in un video: “Sono in partenza per Milano per un faccia a faccia con l’onorevole Meloni, per la prima volta la incontro e le farò questa sorpresa”. L'articolo Il fuoriprogramma che imbarazza Giorgia Meloni. Un uomo sale sul palco a Milano, le consegna un libro e dice: “Aspetto le dimissioni di Mattarella” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Occorsio, il coraggio della giustizia”. Una mostra ricorda il magistrato che indagò su stragi e P2: e fu ucciso dai terroristi neri
In un’epoca in cui il capo di gabinetto del Ministero di grazia e giustizia, Giusi Bartolozzi, può invitare pubblicamente i cittadini a votare sì al referendum perché così “ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”, diventa un esercizio di resistenza civile e democratica la partecipazione alla mostra “Vittorio Occorsio, il coraggio della giustizia, 1976-2026”. Il plotone di esecuzione del giudice Occorsio fu rappresentato dai trentadue colpi di mitra con cui fu tolto di mezzo mentre si recava a lavoro il 10 luglio 1976 da Pierluigi Concutelli, terrorista nero, nel cui curriculum c’è scritto Ordine Nuovo ma anche Movimento sociale italiano, che lo candidò a Palermo, proprio il partito la cui fiamma è ancora in bella mostra nel simbolo di Fratelli d’Italia, la formazione politica di maggioranza relativa e che oggi guida il governo in un’Italia sonnolenta e con poca memoria. La colpa per cui Occorsio meritava il plotone di esecuzione, agli occhi di Concutelli e dei terroristi di estrema destra, furono le sue indagini sull’eversione nera, da piazza Fontana al processo proprio a Ordine Nuovo, dal repressivo e anticostituzionale Piano Solo allo scandalo Sifar fino all’ultima inchiesta sulla P2 e sulle logge massoniche. La mostra sarà inaugurata giovedì 12 marzo a Sant’Ivo alla Sapienza, alla Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma (corso del Rinascimento 40 alle 10 del mattino) con un dibattito moderato dall’attrice Anna Ferraioli Ravel e a cui parteciperanno: il curatore Michele Di Sivo; la storica dell’arte Susanna Occorsio, studentessa liceale 17enne quando il padre Vittorio fu ammazzato; la celebre scrittrice e storica Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter Tobagi, ucciso da gruppo terroristico di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo; introdurranno Riccardo Gandolfi e Paola D’Orsi, direttori degli archivi di Stato di Roma e Firenze; parteciperanno studentesse e studenti di diverse scuole superiori e sarà presentato l’elaborato del “Vittorio Emanuele II – Bruno Chimirri” di Catanzaro. “La mostra è uno straordinario percorso nella storia d’Italia degli anni ‘60 e ‘70 attraverso i principali processi seguiti dal giudice Vittorio Occorsio. Nelle nove teche presenti a Sant’Ivo alla Sapienza – spiegano i curatori – saranno esposti materiali in parte inediti conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, di Firenze e presso l’archivio privato della famiglia Occorsio; i documenti illustreranno il percorso biografico e professionale del giudice Vittorio Occorsio, con particolare riguardo ai processi da lui istruiti nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Attraverso documenti originali e atti giudiziari l’esposizione ricostruisce il lavoro di Vittorio Occorsio, la trama delle sue indagini e il contesto di un’Italia attraversata da violenze politiche, conflitti istituzionali e profonde trasformazioni sociali. Ne emerge la figura di un magistrato che concepì la giurisdizione come responsabilità personale e servizio allo Stato, fondando il proprio operato esclusivamente sulla legge e respingendo ogni forma di pressione o intimidazione. Una testimonianza che, a cinquant’anni di distanza, continua a interrogare il presente”. Sono esposte anche alcune pagine del Memoriale di Aldo Moro relative al caso Sifar, rinvenute in via Montenevoso nel 1990. E in una teca si potrà “ammirare”, provando la giusta dose di rabbia e indignazione, il mitra con cui Concutelli ammazzò, appunto, il giudice Occorsio quel maledetto 10 luglio 1976. “Questa iniziativa nasce dal desiderio di restituire soprattutto ai giovani la complessità degli eventi che hanno segnato la vita collettiva del nostro Paese tra gli anni Settanta e gli Ottanta”, spiega Susanna Occorsio. “La mostra non rievoca solo la vicenda personale di mio padre, ma è il racconto dei passaggi cruciali della storia d’Italia attraverso il lavoro di chi, in anni segnati da tensioni politiche, terrorismo e violenza, cercava di far emergere la verità con costante impegno e applicazione della legge”. Antonio Tarasco, direttore generale degli Archivi di Stato, è orgoglioso di questa mostra: “A 50 anni dalla morte del magistrato Vittorio Occorsio, siamo lieti di ospitare la mostra della Fondazione a lui dedicata, per onorare la memoria di un uomo ucciso dall’odio politico per il suo rigoroso servizio reso allo Stato. La mostra documentaria ospitata nell’Archivio di Stato di Roma serve per insegnare a costruire una nuova coscienza civile, specie tra i giovani: in questa funzione i documenti archivistici sono essenziali”. L'articolo “Occorsio, il coraggio della giustizia”. Una mostra ricorda il magistrato che indagò su stragi e P2: e fu ucciso dai terroristi neri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Panico nel fronte bipartisan del Sì. I renziani al centrodestra: “Così ci fate perdere il referendum”
Conferenza stampa di presentazione dell’Intergruppo Parlamentare per il Sì al Referendum del prossimo 22-23 marzo. Roberto Giachetti, Valentina Grippo, Stefano Ceccanti, Ettore Rosato, Luigi Marattin, Federico Mollicone, Benedetto della Vedova, Pina Picierno e Stefano Esposito i primi componenti e quindi balza subito all’occhio l’assenza di Forza Italia e Lega. “L’intergruppo è aperto a tutti – dichiara il promotore dell’iniziativa il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone. Intergruppo per dimostrare la trasversalità del Sì”. Intanto però sulla conferenza stampa piomba il caso Bartolozzi. Al punto che Roberto Giachetti (Italia Viva) afferma: “Il centrodestra sta facendo di tutto per farci perdere il referendum. La Bartolozzi è l’ultima. Ma se inciampa qualcuno, un magistrato prende una decisione e il centrodestra si alza dicendo ‘meno male che c’è la separazione delle carriere non aiuta a trasmettere la realtà della riforma che abbiamo di fronte”. Stefano Esposito, ex parlamentare dem, invita un imbarazzato Mollicone “a consigliare a qualche esponente del centrodestra, peraltro senza incarichi politici, di starsene in ufficio mentre noi andiamo in giro tutto il giorno faticosamente compagni ed compagni di partito. Vorremmo evitare di far la fine di Penelope perché la partita è troppo importante”. Anche Benedetto Della Vedova, di +Europa, è più che perplesso sulla comunicazione messa in campo dal centrodestra. “Ho sentito colleghi della maggioranza di governo lamentarsi perché la Lega e Salvini non fanno abbastanza campagna elettorale. Io gli consiglierei di dire alla Lega di continuare così. Se Salvini va dalla famiglia nel bosco ad attaccare i magistrati servirà alla retorica del No e non a quella del Sì. Salvini lasci lavorare chi deve lavorare su quel caso specifico e Meloni lasci che i Magistrati facciano il loro lavoro”. Mollicone in chiusura di conferenza stampa già da appuntamento al prossimo 17 marzo dove l’intergruppo sarà impegnato a Montecitorio nel ‘Comizio d’amore per il Sì’. Inviterà Dal Da Vinci? “Magari con ‘Per Sempre sì’ ci fa anche la colonna sonora. Vediamo”. L'articolo Panico nel fronte bipartisan del Sì. I renziani al centrodestra: “Così ci fate perdere il referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché No, il nuovo video di Marco Travaglio: le balle del Sì smentite con fatti e numeri
“Bisogna separare i pm dai giudici”, “i giudici danno sempre ragione ai pm”, “i magistrati non pagano mai”. Marco Travaglio smonta le più popolari balle per il Sì nella quarta puntata di Perché No, la guida pratica al referendum: cinque video-spiegazioni pubblicate a cadenza settimanale, ogni venerdì alle 15, sul canale YouTube del direttore e sul sito del Fatto. I pm e i giudici, ricorda Travaglio, sono già separati: ogni anno cambia funzione meno dello 0,4% dei magistrati in servizio. E i giudici “appiattiti” sui pm? Le statistiche dicono che invece gli danno torto nel 54% dei casi. Anche la leggenda che i magistrati non vengano puniti per i loro errori è priva di fondamento: in realtà le sanzioni disciplinari inflitte in Italia sono il doppio o il triplo di quelle dei Paesi europei paragonabili, come Francia o Spagna. Il nuovo libro di Travaglio, “Perché No, guida al referendum su magistratura e politica in poche semplici parole” (edizioni PaperFirst), è in vendita in libreria ed ebook. La puntata 1 – Come cambia la Costituzione? La puntata 2 – “Come funziona oggi il processo e cosa cambierebbe col Sì” La puntata 3 – “Il Sì non ce l’ha coi magistrati, ma con i cittadini” La puntata 4 – “Ecco come il governo controllerà i pm dopo la riforma” L'articolo Perché No, il nuovo video di Marco Travaglio: le balle del Sì smentite con fatti e numeri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, ora Nordio teme la rimonta: “Se vince il No l’ala estrema della magistratura ipotecherà la politica”
Una vittoria del No al referendum “non sarebbe una vittoria del centrosinistra, ma dell’ala estrema della magistratura che ipotecherebbe la politica“. Nel giorno in cui un sondaggio dà i contrari in vantaggio di sei punti percentuali sui favorevoli, Carlo Nordio torna ad agitare scenari apocalittici in caso di bocciatura della sua riforma. Ospite di un forum dell’Ansa, Nordio si dice “arcisicuro” che a prevalere nelle urne sarà il Sì. Ma nell’ipotesi contraria, assicura parlando di sè in terza persona, “il governo resterebbe dov’è, e anche il ministro della Giustizia, sia pure un po’ deluso”. A uscire sconfitta dal voto, sostiene però, sarebbe “la politica in generale, non il centrodestra”, perché la magistratura ha “politicizzato il referendum”. Citando Giuliano Vassalli, giurista e partigiano da lui eletto a padre nobile della riforma, il Guardasigilli denuncia che “in Italia la politica si trova in una situazione di sovranità limitata dalle pressioni della magistratura”. E avverte: “Forte di una vittoria alla quale ha dato un significato politico, la magistratura si sentirebbe in diritto di mantenere questa ipoteca sulla politica denunciata da Vassalli trent’anni fa”. Il colloquio parte dall’intervento senza precedenti di Sergio Mattarella al Consiglio superiore della magistratura, in cui il presidente della Repubblica ha invitato le altre istituzioni a “rispettare” l’organo di autogoverno, condannando quindi esplicitamente l’uscita di Nordio che lo aveva accusato di usare metodi “para-mafiosi”. La domanda, però, descrive l’appello del capo dello Stato come un generico monito ad abbassare i toni della campagna. Così il ministro può cavarsela rispondendo di essere “in perfetta e rispettosissima sintonia con il presidente della Repubblica”, e dicendosi addirittura “dispiaciuto” che il discorso sia “stato interpretato come una sorta di rimprovero” nei suoi confronti. Poi ributta la palla nel campo avversario: “Probabilmente tutti abbiamo esagerato nei toni, qualche tono nei nostri confronti è stato particolarmente antipatico, soprattutto quando arrivava da magistrati, sentirsi dire che sei un piduista o un eversore della Costituzione. Ma d’ora in avanti parliamo solo di contenuti”. In caso di vittoria del Sì, torna a promettere Nordio, dal giorno dopo “apriremo un tavolo di confronto con la magistratura, con l’avvocatura e con il mondo accademico, per trovare il più possibile elementi di incontro nelle norme di attuazione“, cioè le leggi che dovranno definire i contenuti di dettaglio della riforma. Lui stesso, però, nei giorni scorsi ha ammesso che le bozze di quelle leggi sono già state scritte, attirandosi le critiche delle opposizioni e dell’Associazione nazionale magistrati. Il ministro invita le toghe “intorno a un tavolo” anche per quanto riguarda i criteri di priorità dell’azione penale, cioè a quali reati dare la precedenza delle indagini: “C’è una disomogeneità da Procura a Procura, ognuna fa quello che le pare. Bisogna trovare un criterio in modo che tutte le Procure abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare”. L'articolo Referendum, ora Nordio teme la rimonta: “Se vince il No l’ala estrema della magistratura ipotecherà la politica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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