L’effetto della vittoria del No “è quello di legittimare un’azione della
magistratura su una serie di temi che per gli italiani oggi sono dirimenti: noi
vediamo che l’azione del governo spesso viene rallentata sul fronte di
immigrazione e sicurezza da decisioni che la magistratura non condivide e che
potrebbero essere rafforzate in futuro. Questa è una delle principali
preoccupazioni”. Giovanbattista Fazzolari, senatore di Fratelli d’Italia e
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, agita lo spauracchio una
magistratura ormai incontrollabile dopo la vittoria del No al referendum. “Gli
italiani chiedono a questo governo, ma chiederebbero a qualsiasi governo,
maggior controllo dell’immigrazione illegale e di essere maggiormente incisivi
in termini di sicurezza. Finora su questi due argomenti abbiamo visto che molte
delle norme attuate vengono poi indebolite da decisioni prese dalla
magistratura: all’esito del referendum la preoccupazione è che questa azione
potrebbe diventare ancora più invasiva“, dice all’Ansa il braccio destro della
premier Giorgia Meloni.
Fazzolari nega preoccupazioni sul consenso elettorale da parte del governo: “Noi
siamo molto sereni perché il nostro orizzonte non sono le prossime elezioni
politiche, che ci interessano il giusto, ma rispettare gli impegni presi in
questa legislatura, non faremo delle scelte volte a massimizzare il consenso di
qui alle politiche, l’azione sarà quella di chiudere la legislatura con il
grande merito di dire “abbiamo rispettato gli impegni“, e poi gli italiani
giudicheranno. C’è ancora più determinazione a completare il programma. Il
nostro auspicio”, afferma, “è fare una grande rivoluzione culturale in Italia
che finora non si è mai riusciti a fare” e cioè “portare a termine gli impegni
presi con il programma di governo. Ci siamo presentati alle elezioni con
determinati punti programmatici, l’ambizione è quella di finire la legislatura
avendo portato a termine il programma”.
L'articolo Referendum, Fazzolari agita spauracchi dopo la vittoria del No: “I
magistrati saranno ancora più invasivi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono qui a vedere”. Questa la prima risposta che Mario Mori, ex generale dei
Ros dà a ilfattoquotidiano.it all’appuntamento conclusivo di Fratelli d’Italia
per la campagna referendaria in favore del Sì. Che fosse qui come semplice
curioso che aspetta il Giro d’Italia pare poco credibile tant’è che poco dopo
Mori contesta la domanda se vota sì come “banale”. Ma non era qui per vedere?
Alla fine quando gli viene chiesto “perché Sì” decide di congedare il cronista
con garbo: “Hai rotto i coglioni, cazzo”.
L'articolo Anche il generale Mario Mori vota Sì: presente all’appuntamento di
Fdi. E alle domande del Fatto risponde: “Hai rotto i cogl…” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Oltre 1700 firme sono state raggiunte dalla petizione lanciata da sei donne che
hanno proposto il manifesto ‘Perché da donne e femministe il 22 e 23 marzo
votiamo No alla riforma della Costituzione’. Da Fiorella Mannoia a Francesca
Comencini, da Dacia Maraini a Francesca Archibugi, tante le donne che si sono
schierate per il No alla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e
separazione delle carriere dei magistrati.
Al Senato le proponenti hanno illustrato le loro ragioni in una conferenza
stampa coordinata da Valeria Valente, senatrice del partito Democratico. “C’è
una esplicita volontà della politica di sottomettere la giustizia”, ha affermato
la docente e filosofa Fabrizia Giuliani. Mentre la costituzionalista Carla Bassu
ha posto l’accento sulla mancanza di dialogo nell’iter parlamentare con il
governo che non ha accolto nessuna delle richieste di modifiche, parlando di
“arroganza” da parte dell’esecutivo e sottolineando che dunque “questa riforma
viola nella sostanza lo spirito delle nostre madri e padri costituenti”.
Due avvocate, una penalista e l’altra civilista sono entrate nel merito delle
contestazioni alla riforma meloni-Nordio su cui gli italiani saranno chiamati a
esprimersi nel referendum del 22 e 23 marzo. “Si vuole indebolire il Consiglio
Superiore della Magistratura e si rinvia a leggi ordinarie e successive la
disciplina di aspetti che sono decisivi come quello del ruolo del Pubblico
Ministero, come quello dell’organizzazione tra polizia e Pm e come quello di
stabilire le priorità dei reati da perseguire – afferma nel suo intervento
L’avvocata Teresa Manente – Nessuno nega i problemi esistenti nella Giustizia,
ma questa riforma non incide in nessun modo sui tempi dei processi, sulla
mancanza del personale e della formazione e specializzazione”.
Mentre per Concetta Gentili, civilista “per migliorare la giustizia non serve
brutalizzare la Costituzione” asservendo “le procure all’esecutivo, triplicando
organi di governo e controllo” della Magistratura “e le relative spese”. E
conclude “non abbiamo bisogno di case nel bosco, di familismo strisciante, di
migranti stupratori, non abbiamo bisogno di giudici plotoni di esecuzione perché
le Istituzioni, i diritti e le donne non si difendono con gli slogan, ma con le
strutture e la difesa dell’indipendenza della Magistratura che è essa stessa una
struttura di protezione. Difendendo l’euilibrio dei poteri oggi significa la
possibilità per le donne di continuare a far valere i propri diritti”.
L'articolo Le voci di 1700 femministe per il No al Referendum: “Per migliorare
la giustizia non serve brutalizzare la Costituzione” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La scorsa settimana alla presentazione dell’intergruppo parlamentare per il Sì,
nato su impulso del deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone per
dimostrare la trasversalità, da destra a sinistra, del fronte del Sì, Roberto
Giachetti aveva lanciato il suo grido d’allarme, in vista del referendum sulla
riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e sulla separazione delle
carriere dei magistrati, su cui gli italiani si esprimeranno attraverso il voto
al referendum del 22 e 23 marzo. Una settimana dopo le cose non sono molto
migliorate. Prima Meloni, poi due parlamentari di Fratelli d’Italia con le loro
dichiarazioni, di molto sopra le righe, hanno aumentato le preoccupazioni del
deputato renziano. “Non mi hanno ascoltato” commenta laconico “in questa
campagna elettorale il Sì ha fatto campagna per il No e il No ha fatto campagna
per il Sì”.
In una sala tutt’altro che gremita vanno in scena i ‘Comizi d’amore per il sì’.
Alcuni però, come la dem Pina Picerno, il loro comizio d’amore lo fanno da
remoto. Tutt’altro che entusiasta per come il presidente del Consiglio, Giorgia
Meloni, ha impostato la comunicazione degli ultimi giorni della campagna
referendaria è Benedetto Della Vedova di +Europa: “Veri e propri assi per il
No”. Luigi Marattin, dal canto suo, dopo la vicenda dei post con le card del
presidente della Repubblica Sergio Mattarella poi rimosse dal web, afferma che
“è inutile che ora fate questa roba”. Ovvero le domande. “Secondo me il No vince
lo stesso, non ti preoccupare, vincete, anzi, congratulazioni per la vittoria”.
Di parere opposto il promotore dei ‘Comizi d’amore’ Federico Mollicone. “Noi
siamo ottimisti, pensiamo e sappiamo che il Sì è avanti, l’unico vero problema è
la mobilitazione al voto”. Problema, quello dell’affluenza, che nel partito di
Mollicone e guidato da Meloni, il deputato Aldo Mattia pare aver trovato rimedio
con il seguente invito: utilizzate anche il solito sistema clientelare. “Era
chiaramente un tono ironico” riesce a dire Mollicone, che almeno aggiunge “nel
merito, sul clientelismo, non condivido, ma state enfatizzando dei toni
sbagliati ma tra l’altro in iniziative molto ristrette e limitate”.
Ma non è l’unica grada in casa Fratelli d’Italia. Si segnala anche il senatore
Zaffini secondo il quale “finire davanti alla magistratura è come avere un
cancro, peggio di un plotone d’esecuzione”. Chiediamo ad un senatore di Fratelli
d’Italia, collega di Zaffini presente ai cosiddetti Comizi d’amore. “Ma quella è
la polarizzazione della politica, non è un tema nemmeno italiano. Viviamo in un
mondo dove il linguaggio si radicalizza” si arrampica sugli specchi Andrea De
Priamo che conclude dicendo che del collega Zaffini “non ho visto il video,
quando lo vedrò darò una valutazione specifica ma non sta a me”. L’affluenza
alle urne non fa sta tranquilli i parlamentari dell’intergruppo e se Ettore
Rosato, una settimana fa, auspicava un voto a favore del Sì “anche da parte di
un pezzo di quelli che non sono informati” sui contenuti della riforma, oggi
invita a votare Sì “per una riforma che fa bene all’Italia”. Ma la soluzione per
partecipazione al voto che porti il Sì alla vittoria la suggerisce Simonetta
Matone della Lega. “Il nostro nemico non è il fronte del No, il nostro nemico è
l’assenteismo quindi chi crede nel Sì domenica e lunedì deve fare la staffetta,
deve caricare le persone e portarle con la forza a votare perché ci dicono Sì,
poi piove, è una bella giornata, non ci vanno. Siccome anche un voto fa la
differenza, vi prego facciamolo tutti”.
L'articolo “Non ho visto il video”, “Parlate anche con gli altri”: l’imbarazzo
quasi comico ai “Comizi d’amore” (bipartisan) del Sì per le sparate dei
colleghi. Ma Matone ha la soluzione: “Bisogna caricare le persone e portarle con
la forza al seggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Li hanno chiamati bonariamente i “Bansky della magistratura”, perché la loro
seguitissima pagina sociale “Giovani magistrati” non ha nomi e cognomi. È una
scelta non di mancata assunzione di responsabilità, ma una scelta fatta per
“spirito di servizio”. Per loro parlano i post o i video condivisi. Ma per il
Fatto Quotidiano fanno una eccezione e accettano un’intervista tre dei sette
fondatori, tutti trentenni (gli altri quattro nel momento della telefonata hanno
udienza). Maria Teresa Pesca, giudice penale a Prato, racconta che oltre che
colleghi sono amici, hanno condiviso lo stesso concorso, nel 2020.
Una data pesante, “segnata globalmente dalla pandemia, ricorda Giuseppe Lisella,
pm a Marsala, e in Italia anche dal caso Palamara. Stavamo facendo gli scritti,
nel 2019, quando è deflagrato lo scandalo delle nomine. Ma al netto di quelle
derive, prosegue Lisella, va ricordato che la magistratura ha saputo assumere il
suo ruolo di contrasto al terrorismo, alla mafia, alla corruzione. Da qui a
voler buttare via il bambino con l’acqua sporca, come vuole fare questa riforma,
ci passa il mare. Tutti parlano di pressione correntizia e io da giovane
magistrato avrei potuto spaventarmi, ma sono sei anni che faccio il pm e non ho
mai sentito questa pressione, non l’ho nemmeno percepita. Così come non ho visto
magistrati che prendono decisioni perché politicizzati”.
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> Un post condiviso da Giovani Magistrati (@giovani_magistrati)
È la narrazione per “delegittimare la magistratura” che non va giù a queste
giovani toghe che, un anno dopo l’apertura della pagina social, hanno su
Instagram hanno oltre 50mila follower e diverse migliaia tra Tik Tok e Facebook.
Una delle tante fake news che ”Giovani magistrati” ha smascherato è l’asserita
posizione di Giuliano Vassalli, il padre del codice di procedura penale, a
favore della separazione delle carriere dei magistrati. Almeno così fanno
credere tanti sostenitori del Sì, e così fa credere il ministro della Giustizia
Carlo Nordio che, ogni volta che può, dichiara di essersi ispirato a Vassalli
“eroe della Resistenza”. Invece, i giovani magistrati hanno pubblicato un video
del 2007 intitolato “Vassalli contrario a modifiche costituzionali di sistema”.
Effettivamente in quell’intervista, l’ex ministro della Giustizia ed ex
presidente della Corte costituzionale dice di essere “tra coloro che difendono
la Costituzione vigente… contrario a una riforma globale che cambi radicalmente
il sistema”.
È la giudice Pesca che ci racconta come è nata l’idea di questa pagina social:
con l’avvio dell’iter della riforma costituzionale “abbiamo notato un
accanimento nei confronti della magistratura in generale e anche contro singoli
magistrati che prendevano delle decisioni sgradite. Siamo rimasti attoniti
rispetto non a critiche legittime contro provvedimenti, ma ad attacchi personali
che non erano in connessione con il merito della decisione. E quindi abbiamo
sentito l’esigenza di contrastare queste modalità con un canale che arrivasse ai
non addetti ai lavori”. Una comunicazione, facciamo notare, diversa da quella
dell’Associazione nazionale magistrati. “Noi siamo tutti iscritti all’Anm,
specifica la giudice Pesca, riteniamo che abbia un ruolo fondamentale
soprattutto in questo contesto storico. Semplicemente come giovani magistrati
abbiamo un modo diverso di comunicare. E la pagina social ci è sembrato lo
strumento più adatto per spiegare la riforma costituzionale e anche per creare
un rapporto di fiducia, di trasparenza con i cittadini rispetto al nostro ruolo
istituzionale”.
Ma, aggiunge Paolo Bertollini, giudice civile a Latina, “non è ricerca del
consenso. Per noi è importante che anche di fronte a un provvedimento impopolare
si capisca che c’è trasparenza, correttezza istituzionale da parte di quel
magistrato che ha preso la decisione”. I sette magistrati non appartengono ad
alcuna corrente, ma non è una scelta ideologica: “Noi – spiega Bertollini – non
siamo contrari, solo che finora non ne abbiamo sentito l’esigenza. In ogni caso
su oltre 9 mila magistrati appena 2 mila circa sono iscritti a correnti. Non
sappiamo dove siano tutte queste ‘toghe rosse’ di cui parlano”.
L'articolo Il boom dei “Banksy della magistratura”, in 50mila seguono i “Giovani
magistrati” che si battono contro le fake news su toghe e referendum proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Fuoriprogramma sul palco della kermesse per il Sì al referendum del 22 e 23
marzo organizzata da Fratelli d’Italia al teatro Parenti di Milano, dove la
presidente del Consiglio Giorgia Meloni era da poco arrivata per il suo
intervento. Mentre la premier al microfono stava salutando e ringraziando le
persone presenti in teatro, un uomo è salito sul palco e si è avvicinato
presentandosi: “Musumeci, Orazio Musmeci”. Lei, visibilmente sorpresa, ha
ricambiato il saluto e lo ha ringraziato, ma lui, non ancora soddisfatto, ha
aggiunto: “Aspetto le dimissioni di Mattarella”. Quindi è sceso dal palco e si è
allontanato. A quel punto la premier si è guardata intorno cercando forse
qualche spiegazione, ma nessuno è intervenuto e quindi, con una espressione tra
l’interrogativo e lo sconcertato, ha aperto le braccia, si è sistemata i capelli
e ha cominciato il suo intervento. L’uomo è stato identificato dalla Digos dopo
l’episodio. Poche ore prima aveva annunciato in un video: “Sono in partenza per
Milano per un faccia a faccia con l’onorevole Meloni, per la prima volta la
incontro e le farò questa sorpresa”.
L'articolo Il fuoriprogramma che imbarazza Giorgia Meloni. Un uomo sale sul
palco a Milano, le consegna un libro e dice: “Aspetto le dimissioni di
Mattarella” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In un’epoca in cui il capo di gabinetto del Ministero di grazia e giustizia,
Giusi Bartolozzi, può invitare pubblicamente i cittadini a votare sì al
referendum perché così “ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di
esecuzione”, diventa un esercizio di resistenza civile e democratica la
partecipazione alla mostra “Vittorio Occorsio, il coraggio della giustizia,
1976-2026”. Il plotone di esecuzione del giudice Occorsio fu rappresentato dai
trentadue colpi di mitra con cui fu tolto di mezzo mentre si recava a lavoro il
10 luglio 1976 da Pierluigi Concutelli, terrorista nero, nel cui curriculum c’è
scritto Ordine Nuovo ma anche Movimento sociale italiano, che lo candidò a
Palermo, proprio il partito la cui fiamma è ancora in bella mostra nel simbolo
di Fratelli d’Italia, la formazione politica di maggioranza relativa e che oggi
guida il governo in un’Italia sonnolenta e con poca memoria.
La colpa per cui Occorsio meritava il plotone di esecuzione, agli occhi di
Concutelli e dei terroristi di estrema destra, furono le sue indagini
sull’eversione nera, da piazza Fontana al processo proprio a Ordine Nuovo, dal
repressivo e anticostituzionale Piano Solo allo scandalo Sifar fino all’ultima
inchiesta sulla P2 e sulle logge massoniche. La mostra sarà inaugurata giovedì
12 marzo a Sant’Ivo alla Sapienza, alla Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato
di Roma (corso del Rinascimento 40 alle 10 del mattino) con un dibattito
moderato dall’attrice Anna Ferraioli Ravel e a cui parteciperanno: il curatore
Michele Di Sivo; la storica dell’arte Susanna Occorsio, studentessa liceale
17enne quando il padre Vittorio fu ammazzato; la celebre scrittrice e storica
Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter Tobagi, ucciso da gruppo
terroristico di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo; introdurranno Riccardo
Gandolfi e Paola D’Orsi, direttori degli archivi di Stato di Roma e Firenze;
parteciperanno studentesse e studenti di diverse scuole superiori e sarà
presentato l’elaborato del “Vittorio Emanuele II – Bruno Chimirri” di Catanzaro.
“La mostra è uno straordinario percorso nella storia d’Italia degli anni ‘60 e
‘70 attraverso i principali processi seguiti dal giudice Vittorio Occorsio.
Nelle nove teche presenti a Sant’Ivo alla Sapienza – spiegano i curatori –
saranno esposti materiali in parte inediti conservati presso l’Archivio di Stato
di Roma, di Firenze e presso l’archivio privato della famiglia Occorsio; i
documenti illustreranno il percorso biografico e professionale del giudice
Vittorio Occorsio, con particolare riguardo ai processi da lui istruiti nel
corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Attraverso documenti
originali e atti giudiziari l’esposizione ricostruisce il lavoro di Vittorio
Occorsio, la trama delle sue indagini e il contesto di un’Italia attraversata da
violenze politiche, conflitti istituzionali e profonde trasformazioni sociali.
Ne emerge la figura di un magistrato che concepì la giurisdizione come
responsabilità personale e servizio allo Stato, fondando il proprio operato
esclusivamente sulla legge e respingendo ogni forma di pressione o
intimidazione. Una testimonianza che, a cinquant’anni di distanza, continua a
interrogare il presente”.
Sono esposte anche alcune pagine del Memoriale di Aldo Moro relative al caso
Sifar, rinvenute in via Montenevoso nel 1990. E in una teca si potrà “ammirare”,
provando la giusta dose di rabbia e indignazione, il mitra con cui Concutelli
ammazzò, appunto, il giudice Occorsio quel maledetto 10 luglio 1976. “Questa
iniziativa nasce dal desiderio di restituire soprattutto ai giovani la
complessità degli eventi che hanno segnato la vita collettiva del nostro Paese
tra gli anni Settanta e gli Ottanta”, spiega Susanna Occorsio. “La mostra non
rievoca solo la vicenda personale di mio padre, ma è il racconto dei passaggi
cruciali della storia d’Italia attraverso il lavoro di chi, in anni segnati da
tensioni politiche, terrorismo e violenza, cercava di far emergere la verità con
costante impegno e applicazione della legge”.
Antonio Tarasco, direttore generale degli Archivi di Stato, è orgoglioso di
questa mostra: “A 50 anni dalla morte del magistrato Vittorio Occorsio, siamo
lieti di ospitare la mostra della Fondazione a lui dedicata, per onorare la
memoria di un uomo ucciso dall’odio politico per il suo rigoroso servizio reso
allo Stato. La mostra documentaria ospitata nell’Archivio di Stato di Roma serve
per insegnare a costruire una nuova coscienza civile, specie tra i giovani: in
questa funzione i documenti archivistici sono essenziali”.
L'articolo “Occorsio, il coraggio della giustizia”. Una mostra ricorda il
magistrato che indagò su stragi e P2: e fu ucciso dai terroristi neri proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Conferenza stampa di presentazione dell’Intergruppo Parlamentare per il Sì al
Referendum del prossimo 22-23 marzo. Roberto Giachetti, Valentina Grippo,
Stefano Ceccanti, Ettore Rosato, Luigi Marattin, Federico Mollicone, Benedetto
della Vedova, Pina Picierno e Stefano Esposito i primi componenti e quindi balza
subito all’occhio l’assenza di Forza Italia e Lega. “L’intergruppo è aperto a
tutti – dichiara il promotore dell’iniziativa il deputato di Fratelli d’Italia
Federico Mollicone. Intergruppo per dimostrare la trasversalità del Sì”. Intanto
però sulla conferenza stampa piomba il caso Bartolozzi. Al punto che Roberto
Giachetti (Italia Viva) afferma: “Il centrodestra sta facendo di tutto per farci
perdere il referendum. La Bartolozzi è l’ultima. Ma se inciampa qualcuno, un
magistrato prende una decisione e il centrodestra si alza dicendo ‘meno male che
c’è la separazione delle carriere non aiuta a trasmettere la realtà della
riforma che abbiamo di fronte”. Stefano Esposito, ex parlamentare dem, invita un
imbarazzato Mollicone “a consigliare a qualche esponente del centrodestra,
peraltro senza incarichi politici, di starsene in ufficio mentre noi andiamo in
giro tutto il giorno faticosamente compagni ed compagni di partito. Vorremmo
evitare di far la fine di Penelope perché la partita è troppo importante”. Anche
Benedetto Della Vedova, di +Europa, è più che perplesso sulla comunicazione
messa in campo dal centrodestra. “Ho sentito colleghi della maggioranza di
governo lamentarsi perché la Lega e Salvini non fanno abbastanza campagna
elettorale. Io gli consiglierei di dire alla Lega di continuare così. Se Salvini
va dalla famiglia nel bosco ad attaccare i magistrati servirà alla retorica del
No e non a quella del Sì. Salvini lasci lavorare chi deve lavorare su quel caso
specifico e Meloni lasci che i Magistrati facciano il loro lavoro”. Mollicone in
chiusura di conferenza stampa già da appuntamento al prossimo 17 marzo dove
l’intergruppo sarà impegnato a Montecitorio nel ‘Comizio d’amore per il Sì’.
Inviterà Dal Da Vinci? “Magari con ‘Per Sempre sì’ ci fa anche la colonna
sonora. Vediamo”.
L'articolo Panico nel fronte bipartisan del Sì. I renziani al centrodestra:
“Così ci fate perdere il referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Bisogna separare i pm dai giudici”, “i giudici danno sempre ragione ai pm”, “i
magistrati non pagano mai”. Marco Travaglio smonta le più popolari balle per il
Sì nella quarta puntata di Perché No, la guida pratica al referendum: cinque
video-spiegazioni pubblicate a cadenza settimanale, ogni venerdì alle 15, sul
canale YouTube del direttore e sul sito del Fatto. I pm e i giudici, ricorda
Travaglio, sono già separati: ogni anno cambia funzione meno dello 0,4% dei
magistrati in servizio. E i giudici “appiattiti” sui pm? Le statistiche dicono
che invece gli danno torto nel 54% dei casi. Anche la leggenda che i magistrati
non vengano puniti per i loro errori è priva di fondamento: in realtà le
sanzioni disciplinari inflitte in Italia sono il doppio o il triplo di quelle
dei Paesi europei paragonabili, come Francia o Spagna.
Il nuovo libro di Travaglio, “Perché No, guida al referendum su magistratura e
politica in poche semplici parole” (edizioni PaperFirst), è in vendita in
libreria ed ebook.
La puntata 1 – Come cambia la Costituzione?
La puntata 2 – “Come funziona oggi il processo e cosa cambierebbe col Sì”
La puntata 3 – “Il Sì non ce l’ha coi magistrati, ma con i cittadini”
La puntata 4 – “Ecco come il governo controllerà i pm dopo la riforma”
L'articolo Perché No, il nuovo video di Marco Travaglio: le balle del Sì
smentite con fatti e numeri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una vittoria del No al referendum “non sarebbe una vittoria del centrosinistra,
ma dell’ala estrema della magistratura che ipotecherebbe la politica“. Nel
giorno in cui un sondaggio dà i contrari in vantaggio di sei punti percentuali
sui favorevoli, Carlo Nordio torna ad agitare scenari apocalittici in caso di
bocciatura della sua riforma. Ospite di un forum dell’Ansa, Nordio si dice
“arcisicuro” che a prevalere nelle urne sarà il Sì. Ma nell’ipotesi contraria,
assicura parlando di sè in terza persona, “il governo resterebbe dov’è, e anche
il ministro della Giustizia, sia pure un po’ deluso”. A uscire sconfitta dal
voto, sostiene però, sarebbe “la politica in generale, non il centrodestra”,
perché la magistratura ha “politicizzato il referendum”. Citando Giuliano
Vassalli, giurista e partigiano da lui eletto a padre nobile della riforma, il
Guardasigilli denuncia che “in Italia la politica si trova in una situazione di
sovranità limitata dalle pressioni della magistratura”. E avverte: “Forte di una
vittoria alla quale ha dato un significato politico, la magistratura si
sentirebbe in diritto di mantenere questa ipoteca sulla politica denunciata da
Vassalli trent’anni fa”.
Il colloquio parte dall’intervento senza precedenti di Sergio Mattarella al
Consiglio superiore della magistratura, in cui il presidente della Repubblica ha
invitato le altre istituzioni a “rispettare” l’organo di autogoverno,
condannando quindi esplicitamente l’uscita di Nordio che lo aveva accusato di
usare metodi “para-mafiosi”. La domanda, però, descrive l’appello del capo dello
Stato come un generico monito ad abbassare i toni della campagna. Così il
ministro può cavarsela rispondendo di essere “in perfetta e rispettosissima
sintonia con il presidente della Repubblica”, e dicendosi addirittura
“dispiaciuto” che il discorso sia “stato interpretato come una sorta di
rimprovero” nei suoi confronti. Poi ributta la palla nel campo avversario:
“Probabilmente tutti abbiamo esagerato nei toni, qualche tono nei nostri
confronti è stato particolarmente antipatico, soprattutto quando arrivava da
magistrati, sentirsi dire che sei un piduista o un eversore della Costituzione.
Ma d’ora in avanti parliamo solo di contenuti”.
In caso di vittoria del Sì, torna a promettere Nordio, dal giorno dopo “apriremo
un tavolo di confronto con la magistratura, con l’avvocatura e con il mondo
accademico, per trovare il più possibile elementi di incontro nelle norme di
attuazione“, cioè le leggi che dovranno definire i contenuti di dettaglio della
riforma. Lui stesso, però, nei giorni scorsi ha ammesso che le bozze di quelle
leggi sono già state scritte, attirandosi le critiche delle opposizioni e
dell’Associazione nazionale magistrati. Il ministro invita le toghe “intorno a
un tavolo” anche per quanto riguarda i criteri di priorità dell’azione penale,
cioè a quali reati dare la precedenza delle indagini: “C’è una disomogeneità da
Procura a Procura, ognuna fa quello che le pare. Bisogna trovare un criterio in
modo che tutte le Procure abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle
inchieste da fare”.
L'articolo Referendum, ora Nordio teme la rimonta: “Se vince il No l’ala estrema
della magistratura ipotecherà la politica” proviene da Il Fatto Quotidiano.