La Commissione di indagine sugli incidenti ferroviari spagnola ha identificato
nel suo rapporto preliminare la frattura di una rotaia come possibile causa del
devastante incidente avvenuto domenica scorsa nel sud della Spagna, in cui 45
persone hanno perso la vita a causa di una collisione tra due treni ad alta
velocità nei pressi della città di Adamuz, nella provincia andalusa di Cordova,
e più di 120 persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave.
Nel rapporto, pubblicato dal ministero dei Trasporti spagnolo, la commissione
ufficiale ha spiegato che sono state rinvenute delle tacche sulle superfici di
rotolamento delle ruote del treno Iryo, le cui ultime carrozze sono deragliate
finendo sul binario adiacente, scontrandosi con un treno di Renfe che procedeva
in direzione opposta ed è stato sbalzato fuori dal binario a una velocità
superiore ai 200 chilometri orari. Tali segni, insieme alla deformazione delle
rotaie osservata, suggeriscono che una rotaia si fosse già fratturata prima del
passaggio del treno Iryo e del suo deragliamento.
Tacche simili sono state trovate anche sulle ruote di altri tre treni che erano
passati in quel tratto di binario poco prima. Ora dei campioni di rotaia saranno
inviati a un laboratorio metallografico per determinare le possibili cause della
frattura, ha aggiunto la commissione, sottolineando che altre ipotesi sulla
causa dell’incidente non sono ancora state escluse. “Per quanto riguarda le
cause della rottura della rotaia, non si esclude alcuna ipotesi”, si legge nel
testo chiarendo che, solo una volta accertate, “si potranno stabilire nuove
linee di indagine”.
È quindi confermato il quadro che Ilfattoquotidiano.it aveva ipotizzato,
attraverso proprie fonti, nelle ore successive al disastro: sia relativamente ai
segni sulle ruote delle prime carrozze dell’Iryo che alla frattura della rotaia.
“Queste intaccature consistono in un segno sul bordo esterno del binario,
compatibile con un impatto contro il fungo della rotaia in una posizione di
discontinuità con la zona precedente alla frattura”, si legge nella relazione.
Per gli esperti, il fatto che queste intaccature siano presenti sulla carrozza 5
– e che la carrozza 6 sia stata la prima a deragliare – “è compatibile con
l’inclinazione della rotaia verso l’esterno (verso il lato destro rispetto al
senso di marcia) al passaggio della carrozza 5, cosicché la carrozza 6 è
deragliata a causa della completa mancanza di continuità del binario”.
La carrozza 6 del treno Iryo, partito da Malaga e diretto a Madrid, ha
deragliato trascinando con sé le due carrozze successive. Queste tre carrozze
hanno poi attraversato il binario opposto pochi secondi prima del passaggio del
treno Renfe diretto a Huelva, che viaggiava nella direzione opposta. Tra le
altre cose, nelle prossime settimane, saranno anche analizzate le scatole nere
dei treni e continuerà l’inchiesta della Guardia Civil che riguarda gli aspetti
penali del disastro ferroviario.
L'articolo Incidente treni in Spagna, Commissione d’inchiesta: “Frattura nella
rotaia è la causa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Incidente Ferroviario
In Spagna, la storia del cane Boro si è conclusa con un lieto fine. Come riporta
La Stampa, lo scorso 20 gennaio, il cucciolo viaggiava insieme alla sua famiglia
su uno dei treni coinvolti nel disastro ferroviario di Adamuz, nella provincia
di Cordoba. A seguito del rumore delle lamiere piegate e delle urla delle
persone, Boro è fuggito dal treno, scappando nelle campagne circostanti. Ana
Garcia, la proprietaria, dal letto d’ospedale ha lanciato un appello: aiutatemi
a trovare il mio cane. Molte persone si sono mobilitate per cercare Boro.
Volontari, associazioni animaliste, esponenti del Partito Animalista spagnolo e
semplici cittadini hanno iniziato a perlustrare la zona in cerca delle sue
tracce. Ana, nonostante le difficoltà fisiche, si è aggiunta alla spedizione.
Con una gamba ingessata, la ragazza si è recata nei vari negozi di Adamuz e
delle cittadine circostanti chiedendo alle persone se avessero visto il suo
cane. Sul cartello affisso in giro per le città c’era scritto: “Cerchiamo Boro,
perso nell’incidente di Adamuz. Qualsiasi informazione è utile”.
Come riportato dai media locali, nel pomeriggio di mercoledì 21 gennaio una
pattuglia del Servizio di Protezione della Natura della Guardia Civil ha
individuato l’animale all’interno di una fattoria. Come dichiarato dalle
autorità, alla vista degli agenti Boro è scappato. Nella giornata di ieri, 22
gennaio, la Guardia Civil è riuscita a recuperare il cane e restituirlo alla sua
proprietaria. Secondo quanto riportato dal Partito Animalista, l’animale è stato
individuato nei pressi dell’area in cui è avvenuto l’incidente ferroviario. Le
immagini del ricongiungimento tra Ana Garcia e il suo Boro sono commoventi. La
ragazza, con le lacrime agli occhi e un grande sorriso in volto, ha accarezzato
il suo cucciolo dicendogli “ora torniamo a casa”.
> ???? Boro, el perro desaparecido tras el accidente de tren de Adamuz
> (Córdoba), se reúne finalmente con su dueña
>
> ▪️El animal había permanecido desaparecido varios días hasta ser avistado en
> varias ocasiones por vecinos y agentes
>
> ???? Nicolás Rivas ( @RTVEAndalucia ) pic.twitter.com/XHkLLktK1v
>
> — Radio 5 (@radio5_rne) January 22, 2026
L'articolo Ritrovato vivo Boro, il cane fuggito dopo il disastro ferroviario di
Adamuz. La padrona commossa: “Ora torniamo a casa” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
In Spagna continuano gli incidenti ferroviari, il quarto nella stessa settimana.
Dopo la tragedia di Adamuz, il crollo del muro a Gelida e il deragliamento nella
provincia di Girona, l’ultimo incidente è avvenuto nella mattinata di giovedì 22
gennaio nella regione meridionale di Murcia, ad Alumbre, vicino a Cartagena:
sulla linea locale Cartagena-Los Nietos, un treno dei trasporti regionali Feve-
società che gestisce linee a scartamento ridotto in zone costiere, rurali e
interne del Paese- si è scontrato con una gru.
La società spagnola Adif, che gestisce le infrastrutture ferroviarie, ha
comunicato su X che la circolazione è stata interrotta “a causa della presenza
di una gru estranea all’esercizio ferroviario”. Secondo l’emittente pubblica
Tve, i servizi d’emergenza hanno riferito che varie persone sono rimaste
lievemente ferite ma ancora non si conosce il numero preciso di passeggeri
coinvolti. Per il quotidiano locale Opinion de Murcia ci sono quattro feriti
lievi.
Foto d’archivio.
L'articolo Spagna, quarto incidente ferroviario in 4 giorni: scontro tra un
treno e una gru a Cartagena. “Diversi feriti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tre incidenti ferroviari in appena tre giorni hanno scosso la Spagna e scatenato
polemiche sulla sicurezza della rete e la rivolta dei macchinisti, che hanno
proclamato tre giorni di sciopero dall’8 all’11 febbraio. Mentre dall’indagine
sulla strage di Adamuz, dove un ‘Frecciarossa’ Iryo deragliato ha colpito un
convoglio Avia della statale Renfe, causando almeno 43 morti accertati, vengono
ufficializzati dagli nuovi inquietanti elementi che Ilfattoquotidiano.it aveva
svelato nell’immediatezza dell’incidente e che sembrano confermare la dinamica
ipotizzata nelle ore successive all’impatto. Già lunedì, questo sito aveva dato
conto di “segni” presenti sulle ruote delle prime carrozze del treno, ora il
ministro dei Trasporti Oscar Puente ha detto pubblicamente: “Abbiamo riscontrato
incisioni di circa un millimetro dei primi vagoni dell’Iryo e segni analoghi
anche su altri due o tre treni transitati prima sullo stesso tratto”.
Le abrasioni confermerebbero la tesi di un cedimento dei binari ad Adamuz, al
chilometro 318 della linea di alta velocità Madrid-Siviglia. Come spiegato negli
scorsi giorni, il lavoro degli investigatori si sta concentrando sui lavori di
saldatura della rotaia. Un dettaglio nuovo emerge dal ritrovamento, da parte
della Guardia Civil, di un carrello immerso parzialmente in un ruscello a circa
270 metri dalla linea ferroviaria, vicino al punto dell’incidente. La società
Adif che amministra le ferrovie in Spagna lo ha confermato, senza però precisare
quando fosse stato localizzato. Mentre la Commissione di indagine sugli
incidenti ferroviari (Ciaf), ha richiesto i registri della circolazione dei
treni ad Adamuz nei due giorni precedenti, per verificare eventuali anomalie.
Tuttavia il direttore di Traffico di Adif, Angel Garcia de la Bandera, ha
assicurato che “a priori non è stato riscontrato alcun guasto” sulla linea
Madrid-Siviglia che evidenzi una relazione con l’incidente”, insistendo
sull’investimento di 700 milioni di euro per i lavori di ammodernamento della
rete terminati nel maggio 2025. I sindacati dei macchinisti, assieme al
maggioritario Semaf CcOo e Ugt, denunciano “il deterioramento del servizio
ferroviario, che mette a rischio vite umane”. E chiedono garanzie di sicurezza,
revisione integrale delle linee, fine dell’esternalizzazione della manutenzione
e limitazioni di velocità nei tratti a rischio, fino al completamento dei
controlli. Adif ha prima revocato e poi confermato il limite temporaneo di 160
km orari sulla linea ad alta velocità Madrid-Barcellona, esteso anche a un
tratto di quella Madrid-Valencia, dopo le segnalazioni di anomalie e criticità
dei macchinisti.
Ma con la protesta cresce anche la pressione politica: l’opposizione critica il
governo per la mancata attuazione delle direttive europee sulla sicurezza
ferroviaria. Il partito ultraconservatore Vox – l’unica forza politica che non
ha aderito al lutto nazionale di tre giorni per le vittime della sciagura in
Andalusia – accusa il premier Sanchez di essere il responsabile. Il ministro dei
Trasporti ha invitato alla cautela: “Non si farà nessuna speculazione: parlare
delle cause prima delle conclusioni tecniche è azzardato e poco rispettoso delle
vittime e delle famiglie”. Una cerimonia di Stato in loro memoria è stata
fissata il 31 gennaio a Huelva, con la partecipazione del premier e del
governatore andaluso Juanma Moreno.
L'articolo Tre incidenti in 3 giorni: sciopero dei macchinisti in Spagna.
“Abrasioni sulle ruote del treno deragliato ad Adamuz” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A due giorni dall’incidente di Adamuz, in Andalusia, che ha provocato la morte
di 42 persone, la Spagna fa i conti con un nuovo disastro ferroviario. A Gelida,
vicino a Barcellona, nella serata del 20 gennaio, un muro di contenimento è
crollato addosso a un treno locale della linea R4 che viaggiava tra Manresa e
Sant Vicenç de Calders, provocando la morte del macchinista e il ferimento di 41
persone di cui 5 in gravi condizioni e 28 con ferite lievi. Sul posto sono
accorsi i vigili del fuoco con oltre 70 unità e una trentina di ambulanze a
supporto dei servizi di emergenza, impiegando circa un’ora per estrarre una
persona ferita dalle lamiere del mezzo deragliato.
Verso le 21, ai servizi di emergenza è arrivata la prima segnalazione
dell’incidente, intorno al chilometro 64. Lo scontro frontale è avvenuto tra
Gelida e Sant Sadurní, a quaranta chilometri da Barcellona. All’origine del
crollo del muro – secondo Adif, il gestore delle infrastrutture – le forti
piogge degli ultimi giorni che hanno destabilizzato la struttura, provocandone
il cedimento. La “principale ipotesi” segnalata oggi dalla consigliera regionale
del Territorio, Silvia Paneque, in un’intervista radiofonica a Catalunya Radio,
è che la frana sia stata provocata dal crollo del muro di contenimento, per il
“distacco di un versante” di una scarpata, “proprio mentre stava transitando il
treno”. Il servizio sulla linea è stato sospeso. Anche la linea Rodalies è stata
sospesa dopo un secondo deragliamento tra le stazioni di Blanes e Maçanet, che
non ha causato feriti. L’incidente sarebbe stato causato dal crollo di rocce sui
binari a seguito della tempesta Harry, che ha colpito la provincia di Girona, in
Catalogna, per la quale l’ente meteorologico Aemet aveva decretato ieri
l’allerta rossa, di massimo rischio di inondazioni.
Dopo la morte dei due macchinisti ad Adamuz e Gelida, il Sindicato Espanol de
Maquinistas Ferroviarios (Semaf), maggioritario nel settore, ha annunciato la
convocazione di uno sciopero generale. In una nota, Semaf definisce
“inammissibile” la situazione di costante deterioramento delle ferrovie e fa
appello allo sciopero generale perché “sia garantita la sicurezza e
l’affidabilità della rete” ferroviaria. Nel comunicato il sindacato assicura
inoltre che “esigerà responsabilità penali alle persone incaricate di garantire
la sicurezza sulle reti e delle infrastrutture ferroviarie” per entrambi gli
incidenti ferroviari che hanno provocato in totale almeno 43 morti e decine di
feriti. E chiede che il servizio dei traporti regionali Rodalies in Catalogna
non sia riattivato “senza le garanzie sufficienti per la circolazione”.
L'articolo Un altro incidente ferroviario in Spagna: in Catalogna crolla un muro
e il treno deraglia, un morto e 41 feriti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il grave incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Adamuz, in Andalusia,
ripropone con forza il tema della sicurezza ferroviaria non solo in Spagna, ma
in tutta Europa.
Il treno ad alta velocità Frecciarossa 1000, gestito dalla società ferroviaria
Iryo, controllata da Fs International che fa parte del Gruppo Ferrovie dello
Stato, era partito da Malaga ed era diretto a Madrid. Sono deragliati gli ultimi
tre vagoni del convoglio, che hanno invaso la linea adiacente sulla quale stava
transitando un treno delle ferrovie spagnole (Renfe) diretto a Huelva. L’impatto
tra i due convogli ha fatto precipitare alcune carrozze sotto un terrapieno a
circa quattro metri di profondità. Lo scontro ha causato, a tutt’oggi, 41 morti
e 150 feriti.
In attesa di un approfondimento delle indagini, questo incidente riporta alla
mente un’altra sciagura avvenuta in Grecia, a Tempe, in Tessaglia, dove un treno
Intercity, gestito da una società (TrainOSE, oggi Hellenic Train) controllata al
100% dal gruppo FS, provocò 57 vittime e oltre 85 feriti nello scontro con un
treno merci. È purtroppo così che l’opinione pubblica nazionale è venuta a
conoscenza dell’internazionalizzazione delle attività del gruppo ferroviario
italiano, solo in occasione di questi gravi incidenti. È da qui che oggi si può
prendere spunto per chiedersi se tali “operazioni imprenditoriali” siano
realmente profittevoli — economicamente, tecnologicamente e strategicamente —
per il nostro Paese.
Negli ultimi anni le FS hanno varato un piano di espansione dell’Alta velocità
che, con la liberalizzazione delle reti continentali, ha coinvolto non solo la
Spagna, ma anche Grecia, Francia, Germania, Austria e Svizzera. Oltre al
successo in termini di traffico dell’alta velocità italiana, va però ricordato
che i conti economici di questo segmento non risultano particolarmente positivi
per il gruppo FS e che il sistema si regge in larga parte grazie ai sussidi
statali. Un sistema che avrebbe bisogno di un vero “tagliando”, vista la
saturazione delle linee e gli effetti negativi — minore manutenzione, riduzione
degli spazi nei nodi — che hanno penalizzato il trasporto pendolare.
Il business dell’Alta velocità appare poco chiaro. Se in Italia può essere
compreso un consistente sostegno pubblico ai treni AV — anche se il “tagliando”
resta necessario, visto il peggioramento della puntualità — diventa invece
difficile spiegare il costo dell’aggiudicazione, nel 2017, della gara per i
treni ellenici, pari a 45 milioni di euro, in assenza di altri acquirenti. A ciò
vanno aggiunti, dal 2023, i costi legati all’incidente di Tempe, per il quale,
in occasione del suo secondo anniversario, i familiari delle vittime hanno
riempito di proteste le piazze greche, ancora in cerca di verità e di
indennizzi.
Per Iryo (51% FS, 25% Air Nostrum,24%Globalvia), nata nel 2021, FS ha investito
somme rilevanti per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza, mentre
recentemente la società ha stanziato un miliardo di euro per l’acquisto di 20
nuovi treni Frecciarossa 1000, prodotti in Italia da Hitachi e Alstom (aziende
che, tuttavia, non sono italiane).
Con una certa insistenza, a poche ore dal deragliamento, ha preso piede
l’ipotesi che la causa dell’incidente sia da ricercare in un cedimento
infrastrutturale, in particolare di una saldatura che teneva insieme due rotaie
lunghe. Una tipologia di incidente che riporta alla mente il caso di Pioltello,
dove otto anni fa la rottura di un giunto provocò il deragliamento di un treno
regionale diretto a Milano: tre donne persero la vita e si contarono oltre cento
feriti. RFI, solo dopo alcuni giorni di indagini, fece emergere l’ipotesi del
cedimento di un giunto usurato, ipotesi che venne poi confermata come causa del
disastro. Una gravissima ed evidente carenza manutentiva, anche perché il
problema era noto e l’intervento di riparazione era stato ripetutamente
rinviato. Tale responsabilità fu successivamente accertata anche in sede
processuale.
L'articolo Incidenti e sicurezza ferroviaria: l’espansione di Fs all’estero è
davvero un profitto per l’Italia? proviene da Il Fatto Quotidiano.
La rotaia che si crepa proprio all’altezza della saldatura, nel punto di
maggiore debolezza. Una, due, tre ruote riescono comunque a passare. Poi la
frattura si allarga, fino a quando a una carrozza – la sesta – manca l’appoggio
per superare quei 30 e più centimetri di vuoto. A quel punto, il disastro è
compiuto. Tre vagoni sbandano, escono dal tracciato a oltre 200 chilometri
orari, invadono i binari che corrono paralleli nella direzione opposta, si
accartocciano. Venti secondi e arriva a tutta velocità un altro treno che si
trova le rotaie impegnate dalle carrozze deragliate. L’impatto è devastante:
oltre 40 morti e altrettanti feriti ospedalizzati.
IL “PUNTO ZERO” DELL’INCIDENTE DI ADAMUZ
Il punto zero del disastro di Adamuz, il paesino dell’Andalusia dove si è
consumato uno dei più gravi incidenti ferroviari nella storia della Spagna, è
quello lì: il pezzo di rotaia mancante. A quasi 48 ore di distanza dallo
scontro, gli investigatori nutrono pochi dubbi sull’origine. Tutto il resto è da
ricostruire nei dettagli. A iniziare dai lavori che hanno interessato la linea a
maggio e ai controlli nei mesi successivi.
LA SALDATURA DELLA ROTAIA E LE ISPEZIONI
Secondo El Pais, il luogo esatto dell’incidente aveva superato, due mesi fa, una
doppia ispezione di sicurezza da parte dell’Adif, l’ente che gestisce
l’infrastruttura ferroviaria spagnola. Eppure quando sono state sostituite le
rotaie nell’ambito dei lavori di ammodernamento della tratta – stando agli
esperti citati da El Espanol – la saldatura sarebbe “stata eseguita manualmente,
non elettricamente”. Un aspetto questo che, secondo il sito spagnolo, sarebbe
uno dei nodi dell’inchiesta appena partita.
COSA SUCCEDE ALLA ROTAIA CON IL FREDDO
Sicuramente, come aveva accennato già lunedì Ilfattoquotidiano.it, gli
interventi sull’infrastruttura negli scorsi mesi possono essere stati un momento
critico che si è poi riverberato in una catena di errori fino al disastro, sul
quale potrebbe aver influito anche il clima rigido di domenica sera con una
temperatura attorno allo zero termico. Due diversi esperti hanno spiegato al
Fatto che il momento della posa dei binari è una fase molto delicata poiché i
materiali che compongono le rotaie sono soggetti a fenomeni di dilatazione e
contrazione a seconda delle temperature. Quando fa particolarmente freddo, le
rotaie vanno in “tiro”, cioè tendono a diminuire sensibilmente la loro
lunghezza. L’esatto contrario avviene con il caldo.
LA POSA DELLE ROTAIE, LE PRESCRIZIONI E I CONTROLLI
Per questo esistono delle tabelle di posa che dovrebbero permettere al binario
di resistere tranquillamente allo stress legato agli sbalzi termici. Le tabelle
prescrivono rigidamente a quale distanza mettere le estremità a seconda della
temperatura nel momento di posa tenendo come termine di regolazione la
“temperatura neutra”, cioè quella alla quale la tensione meccanica è nulla e il
binario è in un momento di zero stress. Non solo: dopo la posa e la saldatura –
che solitamente avviene con una colata alluminotermica o elettricamente – si
effettuano regolazioni periodiche tramite sistemi meccanici o elettronici per
azzerare le tensioni. Tutto questo è stato fatto a regola d’arte?
I DUBBI DEGLI SCORSI MESI
Per El Espanol, un primo errore avrebbe riguardato il metodo di saldatura. Non
si sa nulla, al momento, riguardo le regolazioni successive. È certo, invece,
che alcuni parlamentari del Partito Popolare avessero presentato
un’interrogazione per i problemi di alcune giunzioni in quella tratta e, ad
agosto, i macchinisti del sindacato Semaf avevano segnalato una “degradazione
profonda e veloce del materiale rotabile”. E gli investigatori spagnoli,
martedì, hanno posto grande attenzione anche sulle ruote del treno Iryo, quello
deragliato, durante i loro sopralluoghi.
L'articolo I lavori di saldatura del binario e le rotaie sensibili agli sbalzi
termici: su cosa punta l’indagine sull’incidente dei treni in Spagna proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Quarantuno morti e altri tre corpi ancora non trovati. Dispersi, ufficialmente,
ma con ogni probabilità deceduti. Il numero delle vittime dell’incidente
ferroviario di domenica sera sulla linea dell’Alta velocità Madrid-Cordova sale
e non è ancora quello definitivo, tenendo conto anche che 12 dei 41 feriti sono
ricoverati in terapia intensiva in gravissime condizioni.
L’ultimo cadavere è stato recuperato martedì mattina da da uno dei vagoni del
treno Renfe precipitati in un terrapieno a seguito dello scontro con le carrozze
deragliate dell’Iryo. Le squadre tecniche e di soccorso inviate sul luogo
dell’incidente ferroviario ad Adamuz hanno continuato a lavorare durante la
notte: si stanno cercando i corpi di tre persone che sarebbero ancora tra i
macchinari.
Intanto la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari, incaricata delle
indagini, ha stabilito che sarà necessario analizzare in laboratorio sia il
binario rotto nel punto in cui è avvenuto il deragliamento, sia ispezionare il
sistema di rotolamento ferroviario del treno Iryo. Verranno inoltre estratti i
dati dai registratori di bordo di entrambi i treni. Inoltre, riferisce la
Commissione, è stata richiesta alla società che gestisce le infrstrutture, Adif,
l’informazione sui registri di circolazione ad Adamuz nei due giorni precedenti
l’incidente.
Saranno poi effettuate ispezioni sul sistema di rotolamento ferroviario di altri
treni che hanno circolato in precedenza in quel punto. “Per il momento, essendo
in una fase iniziale, tutte le ipotesi sulle possibili cause dell’incidente sono
aperte”, ha sottolineato la Commissione, la quale dispone in linea di principio
di un anno di tempo per pubblicare il rapporto finale dell’indagine.
Come anticipato già lunedì da Ilfattoquotidiano.it, l’ipotesi più probabile
della causa dell’incidente è legata a un danno all’infrastruttura, in
particolare una saldatura saltata tra due pezzi di rotaia. Il ministro dei
Trasporti spagnolo Oscar Puente lunedì sera, in un’intervista alla tv pubblica
Tve, ha confermato la rottura del binario nel punto del deragliamento del treno,
come si vede da un’immagine diffusa dalla Guardia Civil.
L'articolo Incidente ferroviario in Spagna: i morti salgono a 41, tre dispersi.
Per l’inchiesta sulle cause verranno smontati i binari proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un pezzo di rotaia saltato via, all’altezza di una saldatura tra due tratti di
binario, potrebbe spiegare la dinamica del disastro ferroviario di Adamuz, in
Andalusia, nel quale si contano decine di morti. A causare il deragliamento di
un treno di Iryo, compagnia ferroviaria partecipata da Ferrovie dello Stato, che
ha provocato a sua volta la fuoriuscita dai binari di un convoglio di Renfe,
l’operatore statale spagnolo, sarebbe stata la rottura di una saldatura di due
rotaie.
C’è una frame di un video diffuso dalla Guardia Civil a testimoniare un vuoto di
circa una trentina di centimetri dell’infrastruttura. È lì che il convoglio Alta
Velocità di Ilyo, un treno con quattro anni di anzianità e revisionato solo
pochi giorni fa, è uscito dalla rotaia. Tre vagoni – dal sesto all’ottavo – sono
deragliati finendo nella “corsia” opposta dove, venti secondi dopo, è arrivato
il treno di Renfe provocando un devastante impatto a 200 chilometri orari.
A quanto apprende Ilfattoquotidiano.it, la saldatura tra due pezzi di binario
sarebbe saltata: il passaggio delle prime carrozze dell’Ilyo – sulle ruote ci
sarebbero dei segni – avrebbe allargato lo spazio fino a quando l’ottava non ha
più avuto un “appoggio”, deragliando e portando con sé anche la sesta e la
settima. Una dinamica che – per certi versi – ricorda quella dell’incidente di
Pioltello.
Quel vuoto di circa 30 centimetri tra i binari rappresenta il “punto zero” dal
quale è partita l’inchiesta degli investigatori spagnoli. Se l’innesco
dell’incidente verrà confermato bisognerà poi procedere a ritroso, anche perché
in quel tratto negli scorsi mesi sono stati segnalati diversi disguidi che
avevano costretto il gestore dell’infrastruttura Adif, cioè il corrispettivo
spagnolo di Rfi, a rallentare la marcia dei treni. L’ultimo risaliva al 23
dicembre, quando Adif aveva spiegato che tra Adamuz e Cordova c’era stato un
“guasto a uno degli scambi”.
Tutto ciò nonostante, come detto dal ministro dei Trasporti Oscar Puente, la
linea fosse stata interessata da lavori a maggio con un investimento da 700
milioni di euro. Un mese dopo, il Partito Popolare aveva presentato
un’interrogazione per chiedere chiarimenti riguardo ai guasti in quel tratto
lungo la linea dell’Alta Velocità. Non solo: sui social circola una lettera
dell’8 agosto firmata dal sindacato dei macchinisti Semaf.
Si dicono preoccupati le “vibrazioni” lungo quattro tratte dell’Alta Velocità,
compreso la Madrid-Siviglia-Malaga, cioè quella del deragliamento parlando di
una “degradazione profonda e veloce del materiale rotabile” a causa dell’alto
numero di treni di passaggio. E aggiungevano: “I nostri colleghi di diverse
compagnie ferroviarie lo hanno segnalato al Responsabile della circolazione di
Adif, senza ottenere alcuna misura” per ridurre i rischi. Al momento,
ovviamente, è prematuro collegare in via diretta l’allarme dei macchinisti alla
causa dell’incidente. Ma la segnalazione di agosto dimostra come quella tratta
fosse già stata oggetto di discussioni tra Adif, l’Agenzia per la sicurezza
ferroviaria spagnola e i lavoratori.
L'articolo Il binario rotto e l’allarme dei macchinisti per le vibrazioni: le
ipotesi sull’incidente dei treni in Andalusia proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ero a bordo e ho sentito un impatto molto forte. Il treno è uscito dai binari
e, inclinandosi di lato, tutte le valigie hanno iniziato a caderci addosso,
insieme ai vetri, a tutto”. Sono drammatiche le testimonianze dei passeggeri che
erano a bordo dei treni Iryo e Alvia, coinvolti in un incidente all’altezza di
Cordoba che ha ucciso 39 persone nella sera del 18 gennaio. A raccontare a
Cadena Ser cosa è successo è Yuri: “C’era gente gravemente ferita, a una ragazza
si è aperta la testa”. La giornalista ha raccontato di essere arrivata con una
delle prime ambulanze che dal luogo del disastro sono partite verso l’ospedale
Reina Sofia di Cordoba, la struttura che ha ricevuto il maggior numero di
feriti. “Sono molto colpita psicologicamente per tutto ciò che ho visto e per
quello che ho dovuto passare in quel vagone”, ha detto la ragazza. Alla sua voce
si aggiunge quella di María Jiménez che, parlando alla Radio Nacional de España,
ha detto: “Sembrava un film dell’orrore”. Era a bordo della carrozza quattro
dell’Iryo – e non in quelle successive che sono deragliate – e ha riferito di
avere avuto un attacco di panico. “È il tipo di esperienza che pensi di non
dover mai provare “.
Juan José e Gerardo sono di Huelva, città dell’Andalusia, dove era diretto il
treno di Renfe, colpito dal convoglio Iryo. “Abbiamo sentito una tremenda scossa
in frenata – hanno raccontato ad Abc -, siamo corsi fuori e siano riusciti a
usare i nostri cellulari. Per i tre vagoni prima di noi è stato terrificante”.
Secondo quanto riportato dal giornalista Francisco Poyato, i due sono riusciti a
recuperare i loro effetti personali grazie ai cellulari. Il giornalista Chema
Rodríguez ha descritto su El Mundo uno scenario spaventoso, con immagini di
sedili scaraventati via, feriti che attraversano i binari e persone che escono
dai tetti e dai finestrini dei vagoni. “Ci vorrà un po’ prima che io possa
salire di nuovo su un treno “, ha dichiarato una donna all’inviato del
quotidiano.
“Mia figlia mi ha chiamata alle 19,45 piangendo, sconvolta, dicendo che il treno
era deragliato. Al momento non c’era copertura. Io sono venuto qui in stazione,
direttamente alla Renfe (l’ente di gestione ferroviario, ndr). “Non sapevano
nulla. Hanno chiamato il 112 e avvisato che c’era stato un incidente. Hanno
cominciato a chiamare il macchinista del treno, i controllori, nessuno
rispondeva. Quello che mi ha lasciato basita è che hanno chiuso l’ufficio e sono
corsi via e ci hanno lasciato qui senza notizie. Mi è sembrata una follia”, ha
raccontato nella notte la madre di una ragazza che viaggiava nel vagone numero 4
del treno di lunga percorrenza Alvia. In dichiarazioni all’emittente pubblica
Tve, la donna ha raccontato i drammatici momenti delle prime notizie ricevute
dell’incidente dalla figlia sopravvissuta. “Mia figlia mi ha detto che erano
riusciti a uscire dal vagone, ma che c’erano molti morti. I passeggeri erano
soli, al buio, non erano ancora arrivati i soccorsi né la polizia. Grazie a Dio
lei l’ha potuto raccontare. Ora è al centro di emergenza allestito per il triage
ai feriti”.
L'articolo “Soli, al buio e circondati dai morti. Vetri e valigie ci sono caduti
addosso”: i racconti dei sopravvissuti all’incidente di Adamuz proviene da Il
Fatto Quotidiano.