Trentadue centimetri. È la differenza di altezza sulla quale si sta giocando una
partita sotterranea tra il Gruppo Fs e la francese Sncf, l’operatore francese
che ha recentemente ottenuto il via libera per operare in Italia dal settembre
2027. I treni Tgv che andranno a fare concorrenza a Frecciarossa e Italo sulle
tratte Torino-Venezia e Torino-Roma, via Milano, sono a due piani e raggiungono
i 4,32 metri di altezza. I convogli di Trenitalia e Italo, invece, si fermano a
4 metri. E proprio quei 32 centimetri rischiano di fare tutta la differenza del
mondo, secondo Rfi – la società del Gruppo Fs che gestisce la rete ferroviaria –
che ha ingaggiato una battaglia, seguita poi anche dall’altra società del Gruppo
Fs e dalla stessa Italo.
La questione è legata alle altezze delle gallerie lungo la rete tradizionale,
quella dove i treni Alta Velocità vengono instradati nel caso in cui la linea
dedicata ai convogli superveloci non sia operativa. Un’evenienza non remota.
Secondo Rfi, infatti, l’altezza dei Tgv non permetterebbe ai treni di passare
sotto diverse gallerie e tunnel costruiti nel corso del ‘800 che sono presenti
lungo la rete convenzionale. Praticamente, questo il timore di Rete ferroviaria
italiana, in caso di un guasto lungo l’Alta Velocità, i treni francesi
instradati lungo la linea convenzionale rischierebbero di bloccare anche quella
non essendo compatibili con l’infrastruttura convenzionale usata dai Tgv durante
le emergenze. I tunnel di vecchia concezione, è bene specificarlo, sono
principalmente lungo la Roma-Napoli, una tratta che i Tgv non percorrerebbero al
momento dello loro sbarco sui binari italiani per corse nazionali. Tuttavia, ce
ne sarebbero anche a nord della Capitale e il problema non esisterebbe più solo
una volta che saranno ultimati i lavori previsti dal Pnrr.
Rfi ha messo nero su bianco le proprie preoccupazioni nel Pir 2026, l’insieme
delle regole di utilizzo della rete ferroviaria che vale per tutti gli
operatori. Il “manuale” è stato sottoposto all’Art, l’Autorità di regolazione
dei trasporti con l’espressa richiesta che tutti i treni veloci abbiano
l’idoneità per “l’instradamento su linea convenzionale affiancata”, cioè a
viaggiare lungo la linea tradizionale in caso di emergenza. La compatibilità,
sottolinea Rfi, eviterebbe “un’estensione dei disagi agli utenti”. E cita
espressamente “l’intenzione” di Sncf di “utilizzare” il Tgv a due piani.
Tuttavia, Art non ha sposa la linea della società del Gruppo Fs ritenendola
carente dal punto di vista del supporto normativo, sia nazionale che europeo, e
anche perché potrebbe limitare l’ingresso di nuovi operatori nell’Alta Velocità.
A quel punto il Gruppo, attraverso Trenitalia, si è rivolta al Tar del Piemonte.
E la stessa mossa è stata effettuata in parallelo da Italo con un secondo
ricorso. A novembre dello scorso anno, i giudici amministrativi hanno dato
ragione alle due società, ritenendo la decisione dell’Art “non adeguatamente
motivata”.
L'articolo Alta velocità, battaglia tra Fs e SNCF: “I treni TGV francesi troppo
alti per i tunnel italiani” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Treni
Un treno è deragliato in Svizzera intorno alle 7 del mattino, nel tratto
ferroviario tra Goppenstein e Briga, nel Cantone svizzero del Vallese. Secondo
quanto comunica la polizia cantonale alcune persone sono rimaste ferite. “La
causa del deragliamento è stata la caduta di una valanga“, riferisce la società
Ferrovie federali svizzere (Ffs).
Il traffico ferroviario è interrotto fra Goppenstein e Briga e l’interruzione
della linea si protrarrà almeno fino a martedì. Secondo il sito di notizie
Pomona, il deragliamento è avvenuto nei pressi di Hohtenn e sul treno
viaggiavano circa 80 persone.
L'articolo Svizzera, treno deraglia a causa di una valanga: diversi feriti. “A
bordo c’erano circa 80 persone” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il giorno dopo i sabotaggi che hanno comportato ritardi monstre, cancellazioni
di treni e disagi per i passeggeri, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi,
ha convocato un Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che si
terrà lunedì pomeriggio al Viminale. Oltre ai vertici delle forze di polizia e
dell’intelligence, prenderanno parte alla riunione anche i dirigenti del Gruppo
Ferrovie dello Stato, a testimonianza dell’urgenza con cui le autorità intendono
affrontare la situazione. Un clima di crescente allarme segna la situazione
sulla rete ferroviaria italiana, dove ieri sono stati registrati nuovi atti di
sabotaggio che hanno paralizzato il traffico su due delle principali linee
dell‘Alta Velocità, Roma-Napoli e Roma-Firenze. Gli episodi, avvenuti poco prima
dell’alba, hanno avuto un impatto pesante sulla circolazione, con cancellazioni
e ritardi che hanno superato le due ore.
A causa di un danneggiamento ad un pozzetto e di cavi incendiati, il traffico
ferroviario è stato completamente interrotto fino a mezzogiorno, causando forti
disagi ai passeggeri. Stazioni come Milano e Bologna hanno registrato punte di
ritardi fino a 150 minuti. Tra i viaggiatori, molti si sono lamentati per i
disagi e per il danno economico subito, come nel caso di un passeggero costretto
a comprare un nuovo biglietto per un viaggio all’estero. “Sabotaggi o non
sabotaggi, si danneggiano solo le persone,” ha dichiarato uno dei viaggiatori
bloccati in attesa.
La dinamica di questi atti criminosi sembra ripercorrere quanto accaduto nei
giorni scorsi a Bologna e Pesaro, dove analoghi atti di sabotaggio erano stati
rivendicati da gruppi anarchici. Questo legame ha spinto le forze dell’ordine a
rafforzare la vigilanza, implementando un monitoraggio costante delle aree più
sensibili e un incremento dei pattugliamenti lungo le linee ferroviarie. “Questi
sono atti odiosi contro i lavoratori e contro l’Italia,” ha dichiarato ieri
Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti. “Abbiamo aumentato i
controlli per stanare i responsabili e impedire ulteriori danni.”
Nel frattempo, la polizia ferroviaria, insieme alla Digos, ha avviato le
indagini per individuare i responsabili ritenendo che dietro i sabotaggi ci sia
un chiaro intento doloso. Un’ipotesi che alimenta il timore che gli attacchi
possano essere parte di una campagna mirata a creare disordini in concomitanza
in coincidenza con le Olimpiadi invernali di Milano Cortina.
L'articolo Caso sabotaggi, Piantedosi convoca il Comitato nazionale per l’ordine
e la sicurezza. Lunedì vertice al Viminale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sconforto, un pizzico di rabbia e necessità di rimediare. I viaggiatori in
attesa alla Stazione Centrale di Milano devono affrontare i ritardi, che
arrivano anche a 150 minuti, dopo i nuovi sabotaggi alla linea dell’alta
velocità. Chi doveva partire alle 12 per Napoli, salirà sul treno forse alle 18,
50 minuti di attesa per raggiungere Torino, un ritardo di 65 minuti per arrivare
da Bologna a Milano.
Nicolò, studente diretto a Losanna – come riporta l’Ansa – doveva arrivare a
Losanna per trascorrere un periodo in Erasmus, e racconta di star vivendo n vero
incubo. Il primo treno del suo lungo viaggio, con tratta regionale da Arezzo a
Firenze, ha subìto un ritardo di 45 minuti. Il treno alta velocità che doveva
portarlo da Firenze a Milano è arrivato quasi due ore dopo a destinazione ed ora
Nicolò è alla stazione Centrale in attesa del treno per la città Svizzera. Il
giovane ha raccontato: “Ci sono disagi e non parliamo del danno economico,
perché ho dovuto prendere un altro biglietto per Losanna visto che il treno che
avevo prenotato era già partito. Ora spero che arrivi puntuale”.
Il signore Adolfo è rimasto in piedi davanti al tabellone delle partenze, dove
osserva accumularsi i minuti di ritardo che lo separano dalla sua destinazione,
Napoli: “Dovevo partire alle 12.20 ma ci sono grossi ritardi – dice – ed ora
spero di poter partire alle 18.20 sperando che non cancellino il treno,
sabotaggi o non sabotaggi si danneggiano solo le persone così“. Luca racconta
che stamattina il treno da Bologna a Milano “ha avuto 65 minuti di ritardo e
adesso spero che per il rientro possa essere puntale, ma le previsioni sono
pessime. Purtroppo contro gli idioti c’è poco da fare”.
L'articolo “Sabotaggi o non sabotaggi si danneggiano solo le persone così”, le
testimonianze dei passeggeri in stazione a Milano proviene da Il Fatto
Quotidiano.
C’è l’ipotesi di un sabotaggio legato alle Olimpiadi dietro al guasto che ha
mandato in tilt la stazione di Bologna. Intorno alle 8.30 di questa mattina, la
circolazione è stata fortemente rallentata da un problema ai cavi nel punto in
superficie che collega la linea per Venezia con la parte sotterranea dello scalo
ferroviario. Sul posto sono intervenuti gli artificieri, la Polfer e la Digos di
Bologna. Al momento non ci sono rivendicazioni ma viene ipotizzato un gesto di
natura anarchica.
Secondo gli accertamenti, i cavi sarebbero stati tranciati in seguito a un
incendio con innesco. L’imprevisto ha comportato modifiche di percorso,
cancellazioni e ritardi fino a 120 minuti. Dopo la segnalazione del
danneggiamento, la circolazione dei treni è stata temporaneamente sospesa per 45
minuti per consentire l’intervento dei tecnici. Forti disagi per i pendolari
delle linee ad alta velocità per il dirottamento delle corse sui binari in
superficie. Intorno alle 11, la Polizia ferroviaria ha dato il via libera al
personale Rfi per operare e rimettere in sicurezza il punto danneggiato.
Gli investigatori non escludono che si possa trattare di un atto dimostrativo di
matrice anarchica sul modello di quanto avvenne in Francia nel 2024 per le
Olimpiadi di Parigi. Ipotesi accreditata dagli altri incidenti delle scorse ore.
Sulla Bologna-Padova è stato infatti trovato e rimosso un ordigno rudimentale su
un binario, e sulla stessa tratta sono stati tranciati i cavi elettrici
dell’alta velocità. A Pesaro, invece, ha preso fuoco una cabina elettrica della
linea Bologna-Ancona.
Immagine in evidenza: i rilievi vicino a Pesaro
L'articolo Bologna, cavi tranciati in stazione. Una cabina incendiata a Pesaro:
ipotesi sabotaggio. Ritardi sull’alta velocità proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scontro incandescente a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber e Matteo Salvini,
leader della Lega e titolare del dicastero dei Trasporti e delle Infrastrutture,
ospite in studio insieme al giornalista Massimo Giannini.
Il dibattito parte sui temi internazionali, ma si infiamma rapidamente sul
terreno più scivoloso della politica interna, fino a incagliarsi sui ritardi dei
treni, vero nervo scoperto del ministero guidato dal vicepremier leghista.
La prima frizione nasce sulla guerra in Ucraina. Salvini afferma con decisione:
“Zelensky deve scegliere fra una sconfitta e una disfatta. Conto che sia
arrivato il momento della pace e che non ci sarà più bisogno di spendere altri
soldi e mandare altre armi in Ucraina“.
Gruber replica che la situazione “è un po’ più complicata sia sull’Ucraina che
sulla Russia”. Il ministro insiste: “L’Ucraina sta perdendo la guerra, è un dato
di fatto. Mica è colpa mia”.
La conduttrice rilancia: “L’altro dato di fatto è che la Russia è economicamente
dissanguata da questa guerra”.
E Salvini controbatte: “Ma sono tre anni che la Russia è dissanguata e vanno
avanti. Dovevamo metterli in ginocchio con le sanzioni e in ginocchio ci siamo
noi”.
Il tono si inasprisce quando Gruber, con un riferimento all’ex alleato Roberto
Vannacci, appena uscito dalla Lega per fondare un proprio movimento, osserva:
“Ma lei ha trovato uno più a destra e filo-russo di lei ed è Vannacci“.
Salvini respinge l’accusa: “Io non sono filo-russo, sono filo-pace“.
La conduttrice ironizza: “Senta, filo-pace, lei quindi vuole tornare al
ministero degli Interni?”.
Il leader leghista risponde: “No, io sto benissimo a occuparmi di casa perché
stiamo per sistemare 60mila case popolari”.
Gruber insorge: “Ma lei deve occuparsi di treni, ministro“.
Salvini replica: “Al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ci occupiamo
anche di casa”.
Salvini, quindi, tira fuori dei fogli e un’infografica, mentre Gruber cerca di
fermarlo (“Dopo, dopo”), ma il ministro insiste: “No, come ‘dopo dopo’? Ecco
qui, questo è l’indice di puntualità dei treni del 2024-2025”.
Mostra alla telecamera il cartello e dichiara: “Il tasso di puntualità dei
regionali è il 90%”.
Gruber sventola a sua volta un foglio con dati Trenitalia evidenziati in giallo:
“Sì, vada a spiegarlo agli italiani che viaggiano sui treni. Guardi qua che bei
dati ho io”.
La giornalista incalza ancora: “Ha un’occasione straordinaria. Vuole chiedere
scusa ai tanti italiani che viaggiano su questi treni, che hanno ritardi
spaventosi? Sarebbe carino se lei chiedesse scusa, perché quando succede
l’apocalisse, lei si occupa di altro”.
Salvini risponde snocciolando numeri: “Ci sono 1.300 cantieri aperti sulla rete
ferroviaria italiana perché chi c’era prima di me non ce l’aveva come priorità.
C’è il massimo dei treni circolanti, 10mila al giorno, c’è il massimo dei
passeggeri circolanti, la puntualità sta crescendo tanto che l’anno scorso è
arrivata al 90%. C’è il 10% di treni in ritardo? Sì, me ne dolgo e me ne pento“.
Gruber ribadisce: “Tutti noi prendiamo i treni e tutti noi ogni volta abbiamo
ritardi, 9 volte e mezzo su 10“.
Salvini ribatte: “Sarà sfortunata lei, però da un giornalista mi aspetto
precisione e numeri, non 9 volte e mezzo in ritardo su 10. Mi faccia vedere i
suoi dati. È il mio lavoro, saprò di quello che sto parlando? Il tasso di
puntualità dei treni nel 2025 è 90,1%. Mi smentisce?”.
Gruber puntualizza: “Alta velocità”.
“76,6%“, replica Salvini.
Quando Gruber prova a riportare il confronto sul caso Vannacci, il ministro
commenta: “Ma io stavo bene sui treni”.
“Meglio che vada via dai treni”, ribatte lei.
“Un milione e mezzo di persone al giorno prende il treno – insiste Salvini – Lei
sarà sfortunata, mi spiace per lei”.
Giannini interviene: “Anche io”.
“Evidentemente ci saranno ritardi dei treni solo per quelli di sinistra”, chiosa
Salvini.
“E allora è lei che li fa tardare apposta”, ironizza il giornalista.
L'articolo Scontro Gruber-Salvini. “Chieda scusa per i ritardi spaventosi dei
treni”. “Sarà sfortunata lei, evidentemente capita solo alla sinistra” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Il deragliamento di un treno nel sud della Spagna, seguito a breve distanza da
un nuovo incidente sulla rete di Rodalies nell’area metropolitana di Barcellona,
ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione che va ben oltre la
cronaca. Due episodi geograficamente lontani ma legati da un filo comune: la
crisi strutturale del trasporto ferroviario regionale e suburbano spagnolo,
schiacciato da anni tra carenze infrastrutturali, scelte politiche discutibili e
un modello di investimento fortemente sbilanciato. In Andalusia, il
deragliamento ha riacceso i dubbi sulla sicurezza e sulla manutenzione. In
Catalogna, l’incidente su Rodalies si inserisce invece in un contesto già
fortemente conflittuale. La rete che serve quotidianamente centinaia di migliaia
di pendolari è da tempo sinonimo di ritardi cronici, cancellazioni improvvise,
guasti al segnalamento e interruzioni di servizio che incidono direttamente
sulla vita economica e sociale della regione.
I numeri sugli investimenti statali aiutano a comprendere le cause di questa
situazione. Nel 2022 la società pubblica Adif, responsabile dell’infrastruttura
ferroviaria, ha speso solo circa il 30% dei 2,8 miliardi di euro stanziati per
migliorare la rete ferroviaria regionale in tutta la Spagna. In alcune regioni,
come l’Andalusia, la percentuale è stata ancora più bassa: appena l’8,4% dei 655
milioni di euro assegnati è stato effettivamente utilizzato. Nel 2025 Adif ha
destinato circa 95,6 milioni di euro all’ammodernamento del segnalamento su 130
chilometri di rete andalusa, una cifra che resta modesta rispetto alle esigenze
complessive di manutenzione e rinnovo.
Questi dati riflettono un fenomeno più ampio. Gli investimenti complessivi della
Spagna in infrastrutture ferroviarie oscillano oggi tra i 2,8 e i 3,9 miliardi
di euro l’anno, lontani dai picchi superiori agli 8 miliardi registrati negli
anni di massima espansione. Una parte rilevante delle risorse continua inoltre a
concentrarsi su grandi progetti di alta velocità o corridoi merci, mentre la
rete convenzionale, utilizzata quotidianamente da pendolari e servizi regionali,
resta sottofinanziata.
L’incidente di Córdoba ha aperto un fronte delicato per il governo centrale. Sui
social network sono emerse numerose segnalazioni di utenti che, già nelle
settimane precedenti, denunciavano vibrazioni anomale e tremori lungo la linea
dell’alta velocità, lamentando di non aver ricevuto riscontri adeguati. Adif ha
tuttavia fatto sapere che sulla tratta erano stati effettuati controlli tecnici
e che appena due mesi prima l’infrastruttura aveva superato un doppio test di
sicurezza. Sul piano politico, il ministro dei Trasporti Óscar Puente si è
trovato sotto forte pressione. Puente ha difeso l’operato del ministero e delle
società pubbliche, richiamando la complessità del sistema ferroviario e la
necessità di interventi strutturali di lungo periodo. Nonostante ciò, il caso
sta offrendo spazio alle forze di destra per costruire una campagna di attacco
politico, mentre le cause dell’incidente non sono ancora state chiarite
formalmente.
E mentre questa polemica si intensifica, un nuovo incidente in Catalogna amplia
il perimetro del problema. In questo quadro, Rodalies de Catalunya rappresenta
un caso emblematico. La rete trasporta oltre 120 milioni di viaggiatori l’anno,
ma mostra livelli di criticità particolarmente elevati. Tra il 2022 e il 2024
sono stati registrati 693 incidenti gravi sulle linee Rodalies e Regionales, con
oltre 2,4 milioni di passeggeri coinvolti e più di 420mila minuti di ritardo
accumulati. Solo nella prima metà del 2025, le incidenze hanno causato quasi
1.500 ore di ritardo e colpito oltre 1,1 milioni di utenti. Un’altra analisi
segnala che tra gennaio e settembre si sono verificate 922 gravi inconvenienti,
più di tre al giorno, con oltre 12.000 treni coinvolti, 3.054 cancellazioni e
3,4 milioni di persone danneggiate in nove mesi.
Non si tratta di eventi eccezionali, ma di un malfunzionamento sistemico.
Ritardi superiori ai 30 minuti e cancellazioni di massa sono diventati parte
della quotidianità, in un contesto demografico segnato dalla forte
concentrazione urbana. In Catalogna, più della metà della popolazione vive
nell’area metropolitana di Barcellona, mentre a livello nazionale si parla
sempre più spesso di “España vaciada” per descrivere lo svuotamento delle aree
rurali e la pressione crescente sui grandi nodi urbani. Le associazioni di
utenti denunciano una situazione insostenibile, mentre le amministrazioni locali
parlano apertamente di collasso del servizio.
Alla base della crisi c’è un sottofinanziamento di lungo periodo. Tra il 2015 e
il 2022 in Catalogna erano previsti 6,2 miliardi di euro di investimenti
ferroviari da parte di Renfe e Adif, ma solo circa 2,2 miliardi sono stati
effettivamente spesi. Su un arco temporale più ampio, tra il 1990 e il 2018,
solo il 17% degli investimenti totali nelle Cercanías – i servizi ferroviari
suburbani attivi nelle più grandi aree metropolitane della Spagna – è stato
destinato alla Catalogna, contro il 47% riservato a Madrid. Il risultato è una
rete fragile, satura e poco resiliente, incapace di assorbire guasti o aumenti
di domanda, accentuati anche dalla crisi abitativa nei centri urbani.
Negli ultimi anni si è registrato un parziale cambio di tendenza, con nuovi
piani di investimento e interventi di rinnovo. Tuttavia, secondo molti esperti,
questi sforzi non bastano ancora a colmare il ritardo accumulato. In questo
contesto si inserisce l’accordo del 2023 tra il governo centrale e i partiti
indipendentisti per il trasferimento progressivo della gestione di Rodalies alla
Generalitat. Oggi la responsabilità politica ricade sul nuovo governo socialista
catalano, che ha ereditato una situazione fortemente compromessa e ha ammesso
che non esistono soluzioni rapide.
Il caso Rodalies, come i deragliamenti nel sud della Spagna, mostra un problema
di scala nazionale. Il trasporto ferroviario pubblico, nonostante il suo ruolo
centrale nella transizione ecologica e nella riduzione delle disuguaglianze
territoriali, continua a essere trattato come una priorità secondaria. I binari
su cui viaggiano milioni di pendolari raccontano così una crisi che va oltre gli
incidenti: quella di un modello di sviluppo che ha privilegiato l’immagine e la
velocità, trascurando la quotidianità e l’accessibilità.
L'articolo Gli incidenti scatenano il dibattito sulla crisi strutturale delle
ferrovie in Spagna proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ero a bordo e ho sentito un impatto molto forte. Il treno è uscito dai binari
e, inclinandosi di lato, tutte le valigie hanno iniziato a caderci addosso,
insieme ai vetri, a tutto”. Sono drammatiche le testimonianze dei passeggeri che
erano a bordo dei treni Iryo e Alvia, coinvolti in un incidente all’altezza di
Cordoba che ha ucciso 39 persone nella sera del 18 gennaio. A raccontare a
Cadena Ser cosa è successo è Yuri: “C’era gente gravemente ferita, a una ragazza
si è aperta la testa”. La giornalista ha raccontato di essere arrivata con una
delle prime ambulanze che dal luogo del disastro sono partite verso l’ospedale
Reina Sofia di Cordoba, la struttura che ha ricevuto il maggior numero di
feriti. “Sono molto colpita psicologicamente per tutto ciò che ho visto e per
quello che ho dovuto passare in quel vagone”, ha detto la ragazza. Alla sua voce
si aggiunge quella di María Jiménez che, parlando alla Radio Nacional de España,
ha detto: “Sembrava un film dell’orrore”. Era a bordo della carrozza quattro
dell’Iryo – e non in quelle successive che sono deragliate – e ha riferito di
avere avuto un attacco di panico. “È il tipo di esperienza che pensi di non
dover mai provare “.
Juan José e Gerardo sono di Huelva, città dell’Andalusia, dove era diretto il
treno di Renfe, colpito dal convoglio Iryo. “Abbiamo sentito una tremenda scossa
in frenata – hanno raccontato ad Abc -, siamo corsi fuori e siano riusciti a
usare i nostri cellulari. Per i tre vagoni prima di noi è stato terrificante”.
Secondo quanto riportato dal giornalista Francisco Poyato, i due sono riusciti a
recuperare i loro effetti personali grazie ai cellulari. Il giornalista Chema
Rodríguez ha descritto su El Mundo uno scenario spaventoso, con immagini di
sedili scaraventati via, feriti che attraversano i binari e persone che escono
dai tetti e dai finestrini dei vagoni. “Ci vorrà un po’ prima che io possa
salire di nuovo su un treno “, ha dichiarato una donna all’inviato del
quotidiano.
“Mia figlia mi ha chiamata alle 19,45 piangendo, sconvolta, dicendo che il treno
era deragliato. Al momento non c’era copertura. Io sono venuto qui in stazione,
direttamente alla Renfe (l’ente di gestione ferroviario, ndr). “Non sapevano
nulla. Hanno chiamato il 112 e avvisato che c’era stato un incidente. Hanno
cominciato a chiamare il macchinista del treno, i controllori, nessuno
rispondeva. Quello che mi ha lasciato basita è che hanno chiuso l’ufficio e sono
corsi via e ci hanno lasciato qui senza notizie. Mi è sembrata una follia”, ha
raccontato nella notte la madre di una ragazza che viaggiava nel vagone numero 4
del treno di lunga percorrenza Alvia. In dichiarazioni all’emittente pubblica
Tve, la donna ha raccontato i drammatici momenti delle prime notizie ricevute
dell’incidente dalla figlia sopravvissuta. “Mia figlia mi ha detto che erano
riusciti a uscire dal vagone, ma che c’erano molti morti. I passeggeri erano
soli, al buio, non erano ancora arrivati i soccorsi né la polizia. Grazie a Dio
lei l’ha potuto raccontare. Ora è al centro di emergenza allestito per il triage
ai feriti”.
L'articolo “Soli, al buio e circondati dai morti. Vetri e valigie ci sono caduti
addosso”: i racconti dei sopravvissuti all’incidente di Adamuz proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Un uomo è stato investito da un treno nella stazione di Firenze Campo di Marte
dopo le 19 al binario 3. Secondo quanto appreso, si tratta di un gesto autonomo,
di un tentato suicidio. Sul posto è intervenuta la Polfer per gli accertamenti
di polizia giudiziaria. L’incidente ha provocato ritardi per molti convogli nel
nodo di Firenze, in particolare sulla linea Firenze-Roma e sulle lunghe
percorrenze Roma-Milano.
“La circolazione permane fortemente rallentata per accertamenti dell’Autorità
Giudiziaria a seguito dell’investimento non mortale di una persona a Firenze
Campo Marte”, si legge sul di Trenitalia. Il treno coinvolto è un Frecciarossa
partito da Napoli e diretto a Gorizia. “I treni Alta Velocità e Intercity,
alcuni dei quali instradati sulla linea convenzionale, e Regionali possono
registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 60 minuti“, scrive ancora
Trenitalia.
L'articolo Uomo investito da treno alla stazione di Firenze Campo di Marte:
circolazione rallentata, ritardi di 60 minuti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arriva la liberalizzazione dei servizi Intercity. In base alla bozza del nuovo
decreto Pnrr il ministero delle infrastrutture e dei Trasporti metterà a gara
l’affidamento dei contratti relativi ai collegamenti ferroviari interregionali.
Una nuova società pubblica, Asset Ferroviari Italiani, con dotazione a valere su
risorse del Piano, sarà incaricata di “garantire la concorrenza nell’ambito
delle gare per l’affidamento del servizio di trasporto ferroviario intercity e
regionale, nonché di assicurare agli operatori aggiudicatari l’accesso effettivo
e non discriminatorio al materiale rotabile”. La relazione illustrativa spiega
che “la disponibilità di una flotta neutra, accessibile a condizioni eque,
trasparenti e non discriminatorie” dovrebbe neutralizzare “il vantaggio
competitivo derivante dalla proprietà degli asset e consentire anche a nuovi
entranti di partecipare alle gare su un piano di parità”.
La mossa preoccupa i sindacati. “Con l’avvicinarsi delle gare Intercity, cresce
il clima di incertezza e di forte preoccupazione tra le lavoratrici e i
lavoratori del comparto ferroviario, che vedono messo in discussione il proprio
futuro occupazionale e professionale”, scrivono Filt-Cgil, Fit Cisl,
Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie in una lettera al
ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al ministro delle Infrastrutture e
dei Trasporti Matteo Salvini e al ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le
Politiche di Coesione Tommaso Foti.
“Il quadro che emerge non chiarisce la direzione che il governo intende
intraprendere, né rispetto al tema delle gare, né rispetto all’impatto che tali
scelte potranno determinare sull’assetto industriale del gruppo Fs, sulla
continuità del servizio pubblico e sulle condizioni di lavoro e di sicurezza”,
scrivono le sigle sindacali, sottolineando che la creazione di una Rolling Stock
Company separata dal gruppo Fs “introduce ulteriori elementi di frammentazione e
incertezza in un quadro già complesso, con potenziali ricadute negative sul
piano industriale, organizzativo e occupazionale“. La proposta “appare priva di
una visione industriale di lungo periodo e prevalentemente orientata a
rispondere a esigenze di riprogrammazione e rendicontazione delle risorse del
Pnrr, piuttosto che a un reale rafforzamento strutturale del sistema ferroviario
del Paese”, scrivono ancora i sindacati, chiedendo quindi al governo di
“abbandonare tali ipotesi di riforma del sistema ferroviario e di aprire un
confronto serio”. In assenza di un cambio di impostazione le sigle “si riservano
di intraprendere ogni iniziativa ritenuta necessaria a tutela del lavoro, del
servizio pubblico ferroviario e dell’interesse generale”.
L'articolo Parte la liberalizzazione dei collegamenti ferroviari Intercity. I
sindacati: “No alla riforma, a rischio il futuro occupazionale dei lavoratori”
proviene da Il Fatto Quotidiano.