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“Ci vogliono portare in guerra, la censura serve a quello”: ovazione per Barbero e D’Orsi al palasport di Torino, in 3500 ad ascoltare il loro dialogo
“Il censore è stupido perché ottiene l’effetto contrario”. Parola di Angelo D’Orsi che ieri sera è riuscito a portare oltre 3500 persone al palasport di Torino per un dialogo con lo storico Alessandro Barbero sul tema “Democrazia in tempo di guerra”. Un evento che si sarebbe dovuto tenere un mese fa al teatro Valdocco di Torino, ma che era stato censurato. E così grazie al circolo Arci La Poderosa, all’Anpi e alla rivista Historia Magistra, l’incontro si è potuto tenere, con lo stesso titolo, in uno spazio ancora più grande. “Eppure avevamo altre seimila persone in lista d’attesa” spiegano i responsabili del circolo Arci. L'articolo “Ci vogliono portare in guerra, la censura serve a quello”: ovazione per Barbero e D’Orsi al palasport di Torino, in 3500 ad ascoltare il loro dialogo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Meta censura Barbero ma per i politici niente fact checking: ecco il privilegio che tutti dovrebbero sapere
La vicenda di Alessandro Barbero è un piccolo manuale di sociologia della comunicazione al tempo dei social. Ormai una settimana fa, lo storico pubblica sugli account social del Comitato un video-appello in cui invita a votare NO al prossimo referendum sulla giustizia e spiega perché lo fa. Una parte della stampa, di vario orientamento ma con particolare accanimento a destra, nei giorni successivi inizia a delegittimarlo attraverso vari editoriali: viene definito “più influencer che storico”, accusato di fare “prediche politiche” o “propaganda” e criticato perché non dovrebbe parlare di giustizia ma restare sul suo terreno (la storia, anzi solo il Medioevo). Il video diventa virale sui social, raggiungendo milioni di visualizzazioni e altrettanti utenti. Ma nelle ultime ore, molte pagine che lo avevano condiviso e ripostato sui propri profili si sono viste apporre da Meta un avviso di contenuto “Falso”. Il motivo risiede in alcune imprecisioni tecniche: Barbero ha affermato che con la riforma il “Governo” continuerebbe a scegliere una parte dei membri del Csm, mentre tecnicamente è il Parlamento a votare gli elenchi da cui attingere. Come ricostruito dal Fatto Quotidiano nel pezzo di Virginia Della Sala, il video è stato sottoposto a verifica proprio perché considerato “troppo virale”. Un vero corto-circuito che ha poco di democratico. A questo punto meglio fare come in Iran, chiudiamoli ’sti social, “menamose”, come lessi una volta su un muro a Roma. Scherzi a parte: il primo dato rilevante che tutti dovrebbero sapere è il privilegio dei politici, i quali spesso godono di standard diversi nella moderazione dei contenuti rispetto ai privati cittadini. Come ha spiegato spesso Meta: se sei un rappresentante politico, il tuo discorso è spesso considerato “notiziabile” e spetta al pubblico giudicare; se invece sei un cittadino o un intellettuale senza investitura istituzionale, rischi di finire sotto la lente dei fact-checker. E quindi Barbero, che in questa sede agisce come privato cittadino, si è visto limitare il suo discorso proprio durante la campagna elettorale. È come se, durante un comizio, un vigile urbano salisse sul palco, strappasse il microfono all’oratore e dichiarasse: “Ha fatto un errore, quindi tutto quello che ha detto è falso”. Su Facebook è accaduto esattamente così, con l’etichetta “Falso”. Ma Barbero non stava fornendo esclusivamente coordinate tecniche, ma tracciava un’analogia sul rischio autoritario. Ha ricordato come, sotto il regime fascista, fosse il ministro della Giustizia (il Governo) a sorvegliare e sanzionare la magistratura, sostenendo che la riforma potrebbe indebolire l’indipendenza dei giudici. La verità dello storico cerca la traiettoria del potere; tuttavia, i fact-checker hanno bollato queste conclusioni come “valutazioni soggettive” e non supportate dai fatti tecnici del testo legislativo. Per fortuna questo tipo di censura incontra resistenze in Europa (anche se sistemi simili sono stati ridimensionati negli Stati Uniti). Il Digital Services Act europeo sta imponendo maggiore trasparenza, e Meta stessa collabora con organizzazioni terze certificate per esaminare la disinformazione virale. Si sperimenta una transizione verso modelli di contestualizzazione (come è già su X di Elon Musk) più che di semplice rimozione, sebbene in questo caso sia stata scelta l’etichetta più punitiva (“Falso”) invece di quella “Privo di contesto”. Ripeto quanto ho detto in un mio post di giorni fa: Barbero fa paura. È autorevole ed è apprezzato dai giovani. È un ottimo divulgatore che rende vivo il racconto e rende comprensibile la complessità. Molti utenti ritengono infatti che la sua credibilità sia superiore a quella della politica stessa. Sulla riforma, lo storico suggerisce che la magistratura dovrebbe restare libera e unita. Insomma mancano ancora un paio di mesi al voto, ma l’impoverimento del dibattito per ora è ai minimi storici. Tuttavia spero e ho prove, dalla mia esperienza (ricordate quel famoso 4 dicembre di Renzi 10 anni fa?), che – nonostante i sondaggi, se ci sarà una spinta di chi di base non va a votare, come i giovani – non ci sarà storia nel risultato: questo il potere lo teme. Come abbiamo visto le piazze riempirsi per altre cause (leggi Gaza), così potremmo vedere le urne riempirsi di giovani. Davanti alle ingiustizie evidenti non c’è astensione che tenga. L'articolo Meta censura Barbero ma per i politici niente fact checking: ecco il privilegio che tutti dovrebbero sapere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Iran valuta il blocco permanente di internet: “Accessibili solo contenuti censurati”
L’Iran si prepara a rendere permanente il blackout di Internet nel Paese. Solo le persone autorizzate dalle autorità potranno accedere a una versione filtrata della rete globale, come denuncia l’ong Filterwatch, che tiene sotto controllo la censura sul web in Iran, citata dal Guardian. L’organizzazione riporta le testimonianze di diversi attivisti e fonti iraniane. “È in via di definizione un piano classificato per trasformare l’accesso alla rete globale in un ‘privilegio governativo”, ha spiegato Amir Rashidi, il direttore dell’ong. “I media di Stato e portavoce del governo hanno già segnalato che è in corso una trasformazione permanente, e anticipato che l’accesso senza limiti non sarà possibile neanche dopo il 2026”. Secondo il piano, gli individui in possesso di autorizzazione di sicurezza (dopo aver superato i controlli governativi) potranno accedere solo a una versione filtrata dell’internet globale, ha dichiarato Amir Rashidi. I cittadini comuni invece potranno accedere solo all’Internet iraniano, una rete domestica e parallela, isolata dal resto del mondo. A Il blocco di Internet in corso in Iran è iniziato l’8 gennaio, dopo 12 giorni di crescenti proteste anti-regime, iniziate il 28 dicembre. Il controllo della rete già operato dalle autorità con la pratica nota come ‘whitelisting’, che limita l’accesso solo a una selezione di indirizzi, è stata resa possibile probabilmente con componenti importate dalla Cina. E’ uno dei più gravi blocchi di Internet della storia, più a lungo del blocco della rete realizzato in Egitto nel 2011 durante le proteste di piazza Tahrir. Un portavoce del governo ieri avrebbe dichiarato ai media iraniani che la rete internazionale rimarrà bloccata almeno fino al Nowruz, il capodanno persiano, che di solito cade attorno al 20 marzo. L'articolo L’Iran valuta il blocco permanente di internet: “Accessibili solo contenuti censurati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Platone censurato in Texas: il dialogo sull’amore del Simposio si presta “a interpretazioni non binarie dei generi”
Il filosofo Platone bandito. O almeno amputato. Alla Texas A&M University, una delle più grandi università pubbliche degli Stati Uniti, alcune parti del Simposio sono diventate improvvisamente indigeste. Troppo ambigue, troppo aperte, troppo pericolose. Razza e genere sono le parole sorvegliate speciali di questi mesi, sotto la pressione dell’amministrazione Trump e dell’universo conservatore che la sostiene. E così, questa volta, a finire nel mirino non è un autore contemporaneo, ma il filosofo che ha fondato l’Occidente. Alcuni passaggi del Simposio — il dialogo che celebra l’amore — “si presterebbero a interpretazioni non binarie dei generi”. Traduzione: meglio non leggerli. Martin Peterson, professore di filosofia, è stato invitato a modificare il programma del corso. In caso contrario, la riassegnazione ad altro insegnamento. Platone sì, Platone no. Platone, ma depotenziato. Il paradosso è clamoroso. Il Simposio è innanzitutto una grande opera letteraria: una cena nella casa del poeta Agatone, vincitore di un concorso tragico, dove si incontrano alcune delle menti più brillanti dell’Atene del tempo. Un retore, un medico, un antropologo ante litteram, il commediografo Aristofane e, naturalmente, Socrate. Ognuno pronuncia un elogio di Eros. Fino a quando parla Aristofane. Ed è lì che il dialogo esplode. Platone costruisce uno dei miti più celebri della storia del pensiero: il mito dell’androgino. All’origine, racconta Aristofane, gli esseri umani non erano due, ma tre generi. Maschile, femminile e androgino. Avevano quattro braccia, quattro gambe, due volti e una forza smisurata. Per punirne la tracotanza, gli dèi li tagliarono in due. Da allora ogni essere umano è una metà che cerca l’altra: la donna che cerca la donna, l’uomo che cerca l’uomo, la donna e l’uomo che si cercano. È un racconto di una potenza quasi imbarazzante. Ridurlo a “non binarismo” è già una forma di censura intellettuale. E censurarlo perché “pericoloso” appare l’ennesima controversa decisione. Platone sceglie l’eros come centro della riflessione filosofica perché l’eros è forza, movimento, desiderio di ciò che manca. E se quella forza viene convogliata verso l’idea più alta — la giustizia — allora diventa esplosiva. È questo che il filosofo temeva e sperava insieme: che gli esseri umani, quali che siano le loro inclinazioni, potessero unirsi nell’amore per la giustizia. Ed è questo che i tiranni temono da sempre. Non è la prima volta che dagli Usa e in particolare dagli Stati con governo conservatore arrivano notizie di censura. Proprio il Texas nel corso degli anni si è “distinto” per un’incredibile serie di messe al bando di libri. Tra i testi vietati figurano il Diario di Anna Frank, V per Vendetta di Alan Moore, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, Peter Pan di J. M. Barrie, Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, Lolita di Vladimir Nabokov e anche Uomini e topi di John Steinbeck. L'articolo Platone censurato in Texas: il dialogo sull’amore del Simposio si presta “a interpretazioni non binarie dei generi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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