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Gite scolastiche, cambiano le regole. La Uil: “Norme poco chiare”. E i piccoli operatori si sentono danneggiati
C’è chi la chiama trasparenza e semplificazione e chi parla di un danno incredibile al turismo scolastico. Di fatto da quest’anno la norma sull’affidamento dei viaggi d’istruzione è cambiata. Le scuole non possono più – oltre i 140 mila euro di spesa – fare una gara con affidamento diretto ma devono rivolgersi ad una stazione appaltante qualificata. Il ministero dell’Istruzione d’accordo con quello dell’Economia e delle Finanze, ha avviato una soluzione tramite Consip ovvero la società per azioni italiana detenuta dal Mef che svolge il compito di centrale acquisti della pubblica amministrazione del Paese. Il 23 dicembre scorso è stato aggiudicato l’Accordo Quadro: su dieci lotti complessivi, i vincitori risultano solo quattro grandi operatori, che si alternano nelle graduatorie. Un vero e proprio “oligopolio” secondo Emilio Cordeglio, responsabile delle “gite” di “Assoviaggi”. Sulla questione il ministero dell’Istruzione interpellato da Il Fatto Quotidiano.it non commenta ma si attiene a precisare che “l’acquisto di viaggi d’istruzione per importi superiori alla soglia comunitaria deve essere svolto tramite piattaforme certificate o strumenti messi a disposizione da centrali di committenza in linea con il codice contratti”. COSA PREVEDE LA NORMA La norma in merito alle cosiddette gite è decisamente complessa. Vediamo nei dettagli come funziona. Secondo le indicazioni operative del ministero dell’Istruzione e dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), per l’anno scolastico 2025/2026 le soglie di riferimento per l’affidamento dei servizi di viaggi d’istruzione e attività simili sono quattro. Il primo caso: qualora il costo complessivo del viaggio (servizi turistici organizzati, trasporto, alloggio ecc.) fosse inferiore a 140 mila euro, la scuola può procedere in autonomia con affidamento diretto. Per importi compresi tra 140 mila e la soglia di rilevanza europea (che è attualmente circa 221mila euro e dal 2026 scenderà a 216mila euro), la scuola può utilizzare procedure negoziate senza bando, ma deve avvalersi di una centrale di committenza qualificata e degli strumenti telematici messi a disposizione. Terzo caso: se il valore totale supera la soglia europea deve essere indetta una gara pubblica (aperta), sempre tramite stazione appaltante o centrale di committenza qualificata. Infine i corsi di lingua all’estero e servizi sociali assimilati: la soglia più alta per procedure negoziate può arrivare fino a 750 mila euro prima di dover ricorrere a una gara aperta. LE PROTESTE Una situazione che la Uil Scuola ha esaminato a fondo: “Le scuole – dichiarano i vertici del sindacato guidato da Giuseppe D’Aprile – affidano ad agenzie di viaggi e di trasporto i viaggi di istruzione e le uscite didattiche. Le modifiche al Codice degli appalti (D.Lgs. 36/2023) hanno messo in grande allarme le scuole, soprattutto quelle di grandi dimensioni, in quanto gli importi delle gare di aggiudicazione spesso superano i limiti imposti alle stazioni appaltanti non qualificate (ora denominate “stazioni appaltanti sub – centrali”), quali sono le istituzioni scolastiche. L’Anac è intervenuta a rasserenare gli animi: fino a 140mila euro si potrà procedere mediante un affidamento diretto, sopra tale soglia e fino a 216mila euro la scuola potrà svolgere una gara mediante procedura negoziata, invitando almeno cinque operatori economici del settore, secondo una procedura ben conosciuta e praticate dalla scuola. Le scuole potranno differenziare le gare secondo la tipologia del viaggio senza incorrere nell’infrazione di un frazionamento forzoso della gara d’appalto. Una cosa è certa: il tutto è frutto di norme approssimative e poco chiare che, come sempre, oltre ad esporre i Dirigenti Scolastici a rischi e sanzioni di cui non si ha assolutamente bisogno, risultano spesso inapplicabili in una realtà peculiare e complessa come è la scuola”. Secondo Raffaele Micelli, operatore turistico della provincia di Matera, le nuove norme rischiano di creare “un effetto trascinamento sul sotto soglia”: “Dirigenti scolastici e direttori amministrativi”, ha sostenuto a ilfattoquotidiano.it, “per ragioni di tutela legale potrebbero scegliere di affidare sempre più viaggi al canale Consip, perché percepito come più sicuro, standardizzato e protetto da responsabilità personali. Dal punto di vista di un istituto, è la scelta più comoda e meno rischiosa”. Da qui la sua preoccupazione: “Un settore composto da centinaia di agenzie specializzate nel turismo scolastico, spesso piccole e medie imprese, con esperienza e competenze costruite in anni di lavoro, potrebbe essere progressivamente escluso dal mercato, con conseguente chiusura di attività, perdita di posti di lavoro e impoverimento dell’offerta educativa”. Un’analisi condivisa da Cordeglio di Assoviaggi: “In nome della trasparenza si è creata una complessità nella gestione dei viaggi d’istruzione con una ricaduta negative sulle famiglie per l’aumento dei costi”. Risultato? Secondo Uil e Assoviaggi, il rischio è che sempre più istituti riducano le uscite didattiche. L'articolo Gite scolastiche, cambiano le regole. La Uil: “Norme poco chiare”. E i piccoli operatori si sentono danneggiati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Imu, la mappa delle città più e meno care in vista del saldo del 16 dicembre. In cima Roma (3.500 euro annui), chiude Palermo (391)
Un sistema “diseguale e confuso”. In vista della scadenza del saldo della seconda rata della tassa, il 16 dicembre, la Uil ha fatto i conti sull’Imu. E ha scoperto che, anche a parità di condizioni economiche, il prelievo varia da un Comune all’altro e tra diverse categorie catastali. E non di poco: 3.500 euro a Roma, 3.000 a Milano, meno di 400 a Palermo e Pesaro sono solo alcuni esempi. Lo studio condotto dal servizio stato sociale del sindacato confederale ha fissato la media nazionale a 977 euro, ma ha fatto notare quanto l’Imu sulle seconde case pesi di più soprattutto nelle città del centro-nord. Un altro esempio? A Enna si pagano 460 euro l’anno, a Venezia 2335. In Italia, l’Imu si versa sulle seconde case, immobili commerciali, terreni e fabbricati e genera un gettito complessivo annuale pari a 19,4 miliardi. Sono escluse le abitazioni principali, escluse però quelle di lusso (categorie A/1, A78 e A/9). Secondo i dati del 2020 dell’Agenzia delle Entrate, nel nostro Paese versano l’imposta 26,1 milioni di proprietari. Per il 41% lavoratori dipendenti o pensionati. Lo studio del servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali, immigrazione della Uil – guidato dal segretario confederale Santo Biondo – ha indicato Roma (3.499 annuali), Milano (2.957) e Venezia (2.335) come città più care, seguite da Torino e Firenze, che rispettivamente pesano ogni anno 1.984 e 1.973 euro ai proprietari. In cima alla classifica anche Siena, Bologna, Padova, Verona e Salerno. Le città dove “conviene” di più avere un’abitazione di lusso o un secondo immobile sono invece Palermo (391 euro l’anno), Pesaro (394) e Cosenza (395). Seguono Enna, Gorizia, Caltanissetta, Trapani, Agrigento, Crotone e Belluno. La media nazionale è di 977 euro. Biondo ha commentato dicendo che “i dati restituiscono un quadro iniquo. Servono valori che rispecchino il mercato, con verifiche periodiche e criteri omogenei su tutto il territorio nazionale”. Il sindacalista chiede “maggiore progressività: chi possiede patrimoni immobiliari di alto valore, case di lusso o immobili lasciati vuoti deve contribuire di più, mentre chi ha redditi medio-bassi, famiglie numerose o affitta a canone concordato deve beneficiare di sconti automatici e tutele certe”. Il sindacato confederale ritiene “necessario uniformare le detrazioni comunali” e che serva “una regola nazionale chiara che definisca un range di aliquote entro cui i Comuni possano muoversi, con l’obbligo di spiegare pubblicamente ogni aumento”. Infine, ha aggiunto Biondo: “Proponiamo l’istituzione di una banca dati unificata (catasto, anagrafe, utenze e locazioni) come strumento essenziale per stanare le false pertinenze e gli immobili fittiziamente inutilizzati”. Confedilizia che rappresenta i proprietari invita a fare attenzione al calcolo del saldo. Sulla prima rata (quella del 16 giugno) si applicavano le aliquote e detrazioni dell’anno precedente. Il saldo Imu del 16 dicembre 2025 dovrà invece fare riferimento alle nuove aliquote determinate dai Comuni esclusivamente tramite il prospetto standard imposto dal decreto del 7 luglio 2023, e non più attraverso delibere libere. Il prospetto – e non più la delibera – sarà pubblicato sul portale del Dipartimento politiche fiscali del Mef. Confedilizia avvisa che il prospetto “va letto con attenzione in quanto le esenzioni, le riduzioni e le agevolazioni già previste dalla legge non sono inserite nello stesso, ma sono solo richiamate nella sezione “precisazioni” poiché vanno applicate senza che il Comune possa esercitare alcun margine di discrezionalità in merito”. Se un Comune non approva correttamente il prospetto, o non lo fa entro i termini, per il saldo si applicheranno automaticamente le aliquote di base stabilite dalla normativa statale. L'articolo Imu, la mappa delle città più e meno care in vista del saldo del 16 dicembre. In cima Roma (3.500 euro annui), chiude Palermo (391) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Potreste ex Ilva a Genova, la denuncia della Uil: “Nostri dirigenti aggrediti da esponenti della Fiom. È squadrismo”
Alcuni dirigenti Uilm sarebbero stati aggrediti questa mattina, tra le 8.30 e le 9, davanti lo stabilimento Ex-Ilva di Cornigliano. È quanto denuncia il sindacato secondo il quale sarebbero coinvolti il segretario generale della sezione genovese metalmeccanici Luigi Pinasco, il segretario organizzativo Claudio Cabras e tre delegati. “Colpiti con calci e pugni e braccati per almeno un chilometro da alcuni individui che indossavano felpe della Fiom“, si legge in una nota della Uil. Tutto questo sarebbe avvenuto a poche ore dalle proteste e gli scontri di ieri a Genova nel corso del corteo, dopo giorni di sciopero e mobilitazione per lo stallo nella vertenza Ilva. I sindacalisti stavano per prendere parte a una diretta televisiva su Rai 3 per la trasmissione Restart e sarebbe stato detto loro di togliere felpe e k-way dell’organizzazione. “Ci hanno intimato di non mostrare nulla che richiamasse la Uilm. Pensavamo finisse lì”, raccontano. A quel punto sarebbero stati circondati da un gruppo di persone – “prima una ventina, poi più di cento” – e inseguiti dopo essere scappati a seguito dei primi colpi. “Non tornate più”, avrebbe urlato qualcuno. I dirigenti si sono poi recati al pronto soccorso per essere medicati. Dura la presa di posizione di Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil: “Condanniamo l’attacco squadristico dei delegati della Fiom e stessa condanna ci aspettiamo da parte della Cgil e della Fiom”, ha detto. “Bisogna fare attenzione, perché la democrazia non si difende con le aggressioni. Se ci sono diversità di vedute e si aggredisce si rischia di rasentare il terrorismo. È bene dirlo in modo chiaro, le tensioni non vanno risolte con le aggressioni”, ha aggiunto Bombardieri intenvenendo a margine di un’assemblea del sindacato a Padova. Confermata una conferenza stampa alle 15.30 nella sede sindacale di Piazza Colombo a cui parteciperanno anche i sindacalisti coinvolti. Uilm Genova aveva detto no allo sciopero generale di ieri, ritenendo di non essere stata coinvolta nella proclamazione – da loro definita una “vetrina” – e di partecipare alla lotta dei lavoratori “pacificamente, senza minacciare nessuno”. Per Riccardo Serri, segretario della Uil in Liguria, “così si perdono di vista i veri obiettivi. Niente può giustificare umiliazioni, calci, pugni e violenza verbale con cui viene condotta questa vertenza da parte di alcuni soggetti improponibili”. Il segretario generale Uilm, Rocco Palombella, in una nota ha definito quanto accaduto come “atti terroristici che nulla hanno che vedere con un sindacato che difende persone”, chiedendo anche lui la ferma condanna delle istituzioni e della stessa Fiom. L'articolo Potreste ex Ilva a Genova, la denuncia della Uil: “Nostri dirigenti aggrediti da esponenti della Fiom. È squadrismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lavoratori Ikea in sciopero il 5 dicembre contro il premio aziendale: “Un bluff”
Autunno caldo anche per Ikea. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato uno sciopero per il 5 dicembre nei grandi magazzini del colosso svedese. Al centro della protesta il premio di partecipazione, che i sindacati definiscono una “inutile presa in giro” visto che “oltre il 50% dei negozi non percepirà alcun premio e la restante parte riceverà importi del tutto irrisori”. Non è il primo sciopero di quest’anno, segno di una tensione crescente tra le parti dell’azienda. Il premio, correlato al raggiungimento di specifici obiettivi prefissati precedentemente, coinvolgerà meno della metà dei dipendenti. I sindacati ritengono offensive le giustificazioni aziendali – si parla del “mancato conseguimento di obiettivi” – anche alla luce di “notizie di premi economici erogati alle figure apicali”. Le motivazioni dell’azienda sono “la distanza dei punti vendita dai centri urbani, il ridotto afflusso di clienti o la concorrenza più agguerrita”. Proprio due anni fa, infatti, la multinazionale aveva deciso di aprire i “Plan and order point” per ridurre la distanza tra il territorio e le sedi. Scelta che ora la Filcams chiede di giustificare, alla luce dei risultati ottenuti, per capire se il il calo della clientela dipende dal marketing, dai prezzi o dai rifornimenti. Durante l’incontro del 6 novembre la richiesta delle organizzazioni sindacali di rivedere il premio è stata respinta: Ikea ha risposto che ogni modifica potrà avvenire solo modificando il Contratto integrativo aziendale. Il tavolo per questo rinnovo è però saltato ed i sindacati hanno ricordato che “in passato il sistema è stato modificato anche al di fuori del rinnovo contrattuale”. Infine – concludono i sindacati di categoria – di fronte alla proposta di riconoscere almeno un importo simbolico a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, “l’azienda ha risposto con un secco ‘no: non abbiamo risorse accantonate’. È un atteggiamento che offende chi ogni giorno contribuisce al successo del marchio”. Per tutte queste ragioni, e in considerazione anche della rottura del tavolo di rinnovo del Contratto integrativo, è confermato lo stato di agitazione e proclamato uno sciopero nazionale. L’azienda dal canto suo ribadisce che “la propria strategia di business rimane saldamente allineata all’obiettivo di rendere il marchio accessibile alla maggioranza delle persone”. Sempre secondo il colosso svedese un accordo sul contratto integrativo “avrebbe consentito” di “fruire un premio di gran lunga migliorativo rispetto all’attuale sistema premiante” e si dice “disponibile” a sottoscriverlo “in qualsiasi momento sulla base della proposta aziendale”. L'articolo Lavoratori Ikea in sciopero il 5 dicembre contro il premio aziendale: “Un bluff” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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