Anche l’impresa più difficile, alla fine, è compiuta: Tadej Pogacar conquista la
Milano-Sanremo 2026. Lo sloveno vince la Classicissima di Primavera, la più
imprevedibile e ostica per le sue caratteristiche, proprio per questo diventata
negli anni una sorta di ossessione personale. Alza le braccia al cielo dopo 299
chilometri che sono stati tutto tranne che lineari: una corsa epica,
imprevedibile, decisa solo sulla linea d’arrivo di via Roma e destinata a
restare tra le più belle di sempre.
È stata la Sanremo nella sua forma più pura, quella che sonnecchia per ore e poi
esplode all’improvviso, trasformandosi in uno spettacolo totale. Una corsa che
Pogacar sembra aver perso, quando aveva picchiato contro l’asfalto pochi km
prima della salita della Cipressa. All’arrivo mancano 32 chilometri, per un
attimo sembra finita. Non solo la corsa, ma anche l’ennesimo tentativo dello
sloveno di conquistare un traguardo che gli era sempre sfuggito. Una caduta
violenta, non definitiva, che però sembrava aver compromesso tutti i piani.
Invece Pogacar, con la pelle segnata e la tuta strappata, risale in bici e
ricomincia a inseguire. È lì che la Milano-Sanremo cambia volto e diventa
qualcosa di diverso, quasi irreale. La Uae rilancia subito l’azione, Del Toro lo
riporta a velocità altissima davanti, e Pogacar attacca. Non aspetta il Poggio,
non aspetta il momento giusto: forza la corsa sulla Cipressa, come aveva già
provato a fare in passato, ma stavolta con un’urgenza diversa, quasi disperata.
Alla sua ruota restano in pochi. Tom Pidcock resiste, come farà fino alla fine.
Mathieu Van der Poel invece, la sua nemesi degli ultimi anni, questa volta cede.
Sul Poggio alza bandiera bianca, scivola indietro e viene riassorbito. È il
segnale definitivo: la corsa è nelle mani dello sloveno. Davanti restano in due,
Pogacar e Pidcock, mentre alle loro spalle il gruppo prova a rientrare con Van
Aert che lancia un inseguimento furioso. Poi via Roma, il rettilineo finale, con
il gruppo che torna minaccioso a pochi metri.
Pogacar vince per mezzo metro, forse meno. Una volata strana, sporca, quasi
improvvisata, ma lucidissima. Ancora una volta, anche così, entra nella
leggenda. Perché questa non è solo una vittoria: è la vittoria che gli mancava,
quella più difficile da spiegare e forse per questo la più significativa.
È stata una delle Milano-Sanremo più belle della storia proprio per questo:
perché ha tenuto insieme tutto, la caduta e la rimonta, la strategia e
l’istinto, la forza e la fragilità. Una corsa che sembrava persa e che invece è
stata riscritta metro dopo metro. E forse è proprio questo il senso della
Classicissima: una gara che non si lascia dominare, ma che all’improvviso si
concede, con modi e tempi imprevedibili. Stavolta lo ha fatto con Pogacar. Dopo
averlo respinto per anni, alla fine lo ha accolto. E lo ha fatto nel modo più
spettacolare possibile.
L'articolo La caduta di Pogacar è il senso della Milano-Sanremo: per vincere la
corsa più imprevedibile serviva l’impresa più folle proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Ciclismo
Anche l’impresa più difficile è compiuta: Tadej Pogacar conquista la
Milano-Sanremo 2026. Lo sloveno vince la Classicissima di Primavera, la più
imprevedibile e ostica per le sue caratteristiche, dopo una corsa epica lunga
299 km e decisa solo sulla linea d’arrivo di via Roma. Una corsa che Pogacar
sembra aver perso, quando aveva picchiato contro l’asfalto pochi km prima della
salita della Cipressa. Una caduta violenta, non definitiva, che però sembrava
aver compromesso tutti i piani. Invece Pogacar, con la pelle ferita e la tuta
sbrindellata, ha attaccato comunque: ha staccato tutti, tranne Tom Pidcock.
Anche Mathieu Van der Poel ha alzato bandiera bianca sul Poggio. Il britannico è
rimasto attaccato allo sloveno fino al rettilineo d’arrivo, mentre il gruppo
rinveniva alle spalle dei due battistrada. Alla fine Pogacar ha vinto in volata,
per circa mezzo metro, nella maniera forse più bizzarra. Anche così è entrato
nella leggenda. Ancora una volta. Pure alla Milano-Sanremo, che stava diventando
la sua ossessione.
A breve l’articolo completo
L'articolo Pogacar, la Milano-Sanremo è finalmente tua: una corsa epica, dalla
caduta alla volata contro Pidcock proviene da Il Fatto Quotidiano.
Attimi di paura e apprensione nella parte finale della Milano-Sanremo Women, la
Classicissima di Primavera al femminile. Una tremenda caduta nella discesa della
Cipressa ha visto coinvolte diverse atlete, tra cui Margaux Vigié, Kasia
Niewiadoma e Kim Le Court. Chi ha avuto la peggio è però Debora Silvestri, la
27enne veneta che corre per il team Laboral Kutxa-Fundación Euskadi.
Silvestri nella bruttissima caduta si è ritrovata un ostacolo davanti
all’improvviso e dopo aver frenato è stata catapultata nella strada sottostante.
La ciclista, alla sua prima partecipazione alla Milano-Sanremo, è rimasta
cosciente ed è stata assistita dai sanitari della corsa. Poco dopo il
trasferimento in ospedale per le cure del caso: il suo team ha confermato però
che Silvestri è cosciente.
Nel frattempo, la seconda edizione della Sanremo Women è stata vinta da Lotte
Kopecky: la belga in una volata ristretta ha battuto la svizzera Noemi Ruegg e
un’ottima Eleonora Gasparrini.
L'articolo Sanremo Women, tremenda caduta nella discesa della Cipressa: Debora
Silvestri ricoverata in ospedale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il sesto assalto alla Milano-Sanremo incoronerà finalmente Tadej Pogacar? Questa
è la domanda che addetti ai lavori e appassionati di ciclismo si sono fatti
nell’avvicinamento alla Classicissima, che oggi sabato 21 marzo apre la stagione
delle corse monumento. Lo sloveno vanta due terzi posti, un quarto e un quinto,
ma non è mai riuscito a vincere. Assieme alla Parigi Roubaix, a cui darà la
caccia per la seconda volta il prossimo 12 aprile, è l’unica Classica monumento
che gli manca. E per colmare questo vuoto Pogacar ha fatto di tutto in inverno.
Ha provato ripetutamente Cipressa e Poggio, stabilendo i nuovi primati sull’app
Strava (per quanto possa contare) e facendo allenamenti mirati dietro moto.
L’obiettivo è chiaro e il bicampione del mondo non lo nasconde. “Il successo
nella Sanremo per me conterebbe di più del record di sei Tour de France – ha
dichiarato Pogacar a G Magazine – Non è un mistero che il percorso non sia
l’ideale per le mie caratteristiche, però la mia progressione di risultati dice
che piano piano mi sto avvicinando”. Una corsa che finora lo ha sempre respinto,
ma che prima o poi lo premierà.
“Credo che sia solo questione di tempo prima che Tadej vinca la Classicissima”.
A dirlo è Mathieu Van der Poel, vincitore nel 2023 e 2025 e ancora una volta il
principale rivale di Pogacar. Un anno fa l’olandese è stato l’unico a non
perdere la ruota dello sloveno su Poggio e Cipressa e poi lo ha battuto in
volata. Un copione che potrebbe ripetersi anche sabato. Pogacar è quasi
obbligato ad attaccare di nuovo sulla Cipressa, la salita più lunga e più dura
della corsa, il cui scollinamento è a 21,7 km dal traguardo. Per rimanere da
solo, però, avrà bisogno del supporto della sua squadra e non a caso ha voluto
con sé Isaac Del Toro, fresco vincitore della Tirreno Adriatico e uno dei
giovani talenti più cristallini. Il messicano avrebbe anche ambizioni di
vittoria, ma si metterà al servizio di Pogacar per aiutarlo nella sua impresa.
Chi nutre velleità di successo è anche Filippo Ganna. Nel 2025 ha saputo
resistere a Pogacar e Van der Poel, staccandosi sul Poggio, ma rientrando in
discesa e chiudendo secondo, come nel 2023. Il piemontese è l’unica speranza
azzurra, in contumacia di Jonathan Milan, che non sarà al via a causa di
un’influenza. La Sanremo è l’obiettivo stagionale di Ganna. “L’ho già sfiorata
due volte. Ora me la voglio prendere”, ha detto in un’intervista alla Gazzetta
dello Sport. L’Italia non vince dal 2018 con Nibali, ma Ganna ha le abilità per
farcela, anche se parte un gradino sotto rispetto a Pogacar e Van der Poel e
dovrà essere abile a sfruttare eventuali occasioni. Lo stesso vale per Wout Van
Aert, che torna alla Sanremo dopo due anni di assenza. Tra i favoriti ci sono
anche velocisti capaci di contenere il ritardo in salita come Jasper Philipsen,
vincitore nel 2024, ma anche Tobias Andresen, Corbin Strong e Laurence Pithie.
Così come il danese Mads Pedersen, che ha recuperato giusto in tempo
dall’infortunio di inizio febbraio: la sua condizione è un’incognita. Occhio
infine a Tom Pidcock, che invece dovrà rimanere incollato a Pogacar se vuole
ritagliarsi una chance.
La 117esima edizione della Milano-Sanremo parte da Pavia per il terzo anno
consecutivo ed è lunga 298 km. La prima difficoltà è il Passo del Turchino al km
143, salita di 5,6 km al 2,9%. La gara si deciderà negli ultimi 50 km, dove sono
inseriti i tre Capi: Mele, Cervo e Berta, con quest’ultimo di 2 km al 6,3%. Ma
lo snodo cruciale sono Cipressa e Poggio. La prima è lunga 5,6 km al 4,1% ed è
seguita da una discesa tecnica. Il Poggio comincia ai -9 per un totale di 3,7 km
al 4,1%, con punte all’8% poco prima della cima. Da lì mancano 5,6 km, con la
discesa impegnativa che precede gli ultimi 2 km di pianura fino a Via Roma.
ORARI E DOVE VEDERE LA MILANO-SANREMO IN TV
La Classicissima parte alle ore 10 di sabato 21 marzo e arriverà ai piedi della
Cipressa tra le 16 e le 16:30; mentre il passaggio sul Poggio è previsto tra le
16:25 e le 17. L’arrivo è stimato tra le 16:37 e le 17:15. La corsa è trasmessa
in diretta integrale dalle 9:45 in streaming su Raiplay e su Eurosport,
disponibile per gli abbonati su Discovery Plus, HBO Max, DAZN, TIMVISION e Prime
Video Channels. In TV è possibile seguirla dalle 09:50 alle 14:00 su Rai Sport
HD e dalle 14:00 fino al gran finale su Rai 2.
L'articolo Allenamenti dietro moto e prove sulla Cipressa: oggi Pogacar vuole
prendersi la Milano-Sanremo, ecco il piano d’attacco proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Aveva chiuso la scorsa stagione con un monologo. E con un monologo ha aperto il
suo nuovo anno. Tadej Pogacar trionfa ancora alla Strade Bianche al termine di
una fuga solitaria di 80 chilometri, arrivando sul traguardo di piazza Del Campo
con un vantaggio di un minuto esatto su Paul Seixas, secondo davanti a Isaac Del
Toro. Per il fenomeno sloveno si tratta della terza vittoria consecutiva sugli
sterrati senesi, la quarta in assoluto. Staccato Fabian Cancellara nell’albo
d’oro. Adesso nessuno ha vinto più volte la Strade Bianche. In totale invece è
la vittoria numero 109 in carriera. Pogacar ha dominato alla sua maniera, senza
dare mai la minima possibilità agli avversari: da Wout Van Aert a Tom Pidcock,
fino a Matteo Jorgenson. Una corsa che è finita, di fatto, quando lo sloveno ha
deciso di scattare, come tante volte è accaduto soprattutto nelle ultime due
stagioni. Questo momento è arrivato sul Monte Santa Marie, quando all’arrivo
mancavano ancora 80 chilometri. Settantanove per la precisione.
Dopo di che è stata pura amministrazione del vantaggio, oscillato da un massimo
di due minuti a un minuto e quindici. L’azione del campione del mondo è stata un
vero spettacolo, che ha entusiasmato le decine di migliaia di persone presenti,
in particolare tra Colle Pinzuto e Le Tolfe. Impeccabile anche la tattica della
UAE, che ha piazzato nel gruppo degli immediati inseguitori Isaac Del Toro e Jan
Christen per disinnescare qualsiasi velleità. Tutto ha consentito a Pogacar di
arrivare nel centro storico di Siena in assoluta nonchalance, con le braccia
alzate negli ultimi duecento metri, inchinandosi poi al pubblico subito dopo
aver tagliato la linea del traguardo. La vittoria in questa Strade Bianche è il
miglior viatico possibile in vista della Milano-Sanremo del prossimo 21 marzo.
Uno dei grandi obiettivi di questo 2026 dello sloveno. La preparazione svolta in
inverno è stata perfetta, il morale è alle stelle come di consueto. Siena lo ha
certificato.
Ma Pogacar non è stato l’unico a rubare l’occhio. Un altro infatti che ha saputo
mettere sui pedali una prestazione di grandissimo spessore è Paul Seixas. Il
19enne talento francese era atteso alla vigilia, e non ha tradito le
aspettative. È stato l’unico a resistere dopo l’attacco dello sloveno sul Monte
Santa Marie, ricucendo anche l’iniziale strappo fatto dal campione del mondo sui
rivali. Poi, alla fine, ha dovuto anche lui cedere a dei ritmi che attualmente
sono insostenibili per chiunque, senza però mai crollare. Seixas ha continuato a
rilanciare le azioni degli inseguitori, scattando a ogni rampa sterrata. Il
premio è stato un secondo posto entusiasmante e in solitaria, staccando Del Toro
sull’ultimo strappo di via Santa Caterina. E questo nonostante il messicano
avesse risparmiato più energie del francese. A Seixas insomma non è mancato
talento o personalità. Oggi il livello di Pogacar per lui è inaccessibile; un
giorno chissà.
L'articolo Pogacar, ricomincia lo spettacolo: terza vittoria alle Strade
Bianche. Attenzione però: ora ha un rivale vero, è il francesino Seixas proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Diciannove anni, ma pedala già come un ciclista che appartiene da tempo
all’élite. E alla Strade Bianche di sabato 7 marzo, Paul Seixas potrebbe
trovarsi davanti al primo vero esame della sua carriera: correre e, magari,
impensierire Tadej Pogacar. Il nome di Seixas circola da tempo tra addetti ai
lavori e appassionati. Non è una meteora spuntata dal nulla in questo inizio di
stagione. Già nel 2025 aveva fatto capire di avere qualcosa di diverso dagli
altri: la vittoria al Tour de l’Avenir, il Tour de France degli Under 23, e
piazzamenti di grande spessore nelle sue prime corse tra i professionisti. Ma
soprattutto un podio agli Europei élite dello scorso ottobre, terzo dietro
proprio a Pogacar ed Evenepoel. Non male per un ragazzo di nemmeno vent’anni.
Il 2026 è iniziato con lo stesso tono, se non con qualcosa in più. Alla Volta
Algarve, Seixas si è subito messo in luce, sfidando corridori di primo piano per
la classifica generale. Il primo successo da professionista è arrivato su una
salita dura e simbolica, l’Alto de Fóia. Un dettaglio che non è passato
inosservato: lo stesso luogo in cui nel 2019 un ventenne Tadej Pogacar conquistò
la sua prima vittoria tra i grandi. Un coincidenza che aumenta il fascino del
confronto.
Ma il segnale più forte è arrivato pochi giorni fa. Alla Faun-Ardèche, Seixas ha
firmato un numero che ha lasciato tutti a bocca aperta. Ha attaccato sul Col de
Saint Romain de Lerps, una salita di 6,9 chilometri con pendenza media del 7,2%,
staccando uno dopo l’altro corridori del calibro di Jorgenson, Lenny Martinez e
Christen. Poi è andato via da solo, pedalando per 41,7 chilometri fino al
traguardo di Guilherand–Granges. Quando ci è arrivato, quasi due minuti prima
degli inseguitori, la corsa era già storia. Ma i numeri hanno reso quella
vittoria ancora più impressionante. Seixas ha scalato il Col de Saint Romain de
Lerps in 16 minuti e 28 secondi. Proprio lo stesso tempo impiegato cinque mesi
prima da Pogacar durante la gara europea su quelle stesse strade.
Non solo: rispetto alla sua stessa scalata di ottobre, Seixas ha migliorato il
proprio tempo personale di 35 secondi. Un salto enorme su meno di sette
chilometri. Sono dettagli che spiegano perché in Francia si parli già di lui
come del possibile erede dei grandi sogni mai completamente realizzati da
corridori come Romain Bardet o Thibaut Pinot. Secondo molti osservatori, Seixas
possiede un ventaglio di qualità ancora più ampio: scalatore puro, ma anche
corridore esplosivo, con una base importante nel ciclocross che lo rende
particolarmente a suo agio sui terreni ardui.
La sua preparazione invernale racconta molto della determinazione con cui ha
affrontato questa stagione. Due mesi di ritiro quasi solitario in Sierra Nevada,
lontano da famiglia e affetti, dedicati a testare il proprio corpo sulle salite
e sulla capacità di recupero giorno dopo giorno. Un lavoro pensato per costruire
qualcosa di grande, forse già in vista del suo primo Grande Giro. “Quando riesci
a stare dietro a Pogacar e Evenepoel anche solo una volta, ti dà molta fiducia”,
ha raccontato a Wielerflits. “So che ho ancora un divario da colmare, ma sento
di star migliorando. Non mi pongo limiti”.
Da ora, alla Strade Bianche, quel divario potrebbe diventare improvvisamente più
sottile. Pogacar arriva alla prima gara della stagione, ed è sempre lui il punto
di riferimento assoluto del ciclismo mondiale. Basta ricordare che lo scorso
anno, proprio sulle strade senesi, sprigionò oltre 800 watt nel momento decisivo
per staccare Pidcock. Seixas, naturalmente, non è ancora a quel livello. Ma
guardando la startlist della corsa, c’è chi immagina che il giovane francese
possa essere tra gli ultimi a cedere quando lo sloveno accenderà la gara. Se
accadrà davvero, forse assisteremo al primo capitolo di una rivalità destinata a
durare. E magari, tra le colline di Siena, nascerà ufficialmente una nuova
stella del ciclismo mondiale.
L'articolo L’anti-Pogacar sbarca alla Strade Bianche: Paul Seixas, il 19enne che
già fa sognare la Francia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dalla Milano-Sanremo alla Parigi-Roubaix. Dalla voglia di record di Tadej
Pogacar alla presenza di Jonas Vingegaard al prossimo Giro d’Italia. E poi
ancora il Tour de France e il Mondiale in Canada. Prima di tutti questi
appuntamenti ci sono però le Strade Bianche, in programma sugli sterrati senesi
sabato 7 marzo. E proprio di quello che ci aspetta in questa stagione di
ciclismo abbiamo parlando con Riccardo Magrini, ex ciclista e voce di Eurosport.
Riccardo Magrini, la stagione è già cominciata, ma dalla Strade Bianche si
comincerà a fare sul serio. Che 2026 sarà?
Il ciclismo italiano mi sembra che sia migliorato. Abbiamo avuto diversi
segnali: Tiberi si è comportato bene all’UAE Tour, Milan è migliorato. Sono
piuttosto ottimista. Per il resto sarà una stagione entusiasmante, mi aspetto
tante sorprese anche da corridori che non godono, al momento, dell’aura di
Pogacar ma che potrebbero diventare stelle importanti, per esempio Del Toro.
Restiamo un momento sugli italiani, c’è un azzurro da cui ti attendi qualcosa?
Non ho detto Ganna, ma spero sempre nella Milano-Sanremo. Pelizzari invece credo
che sia la sorpresa dell’anno. È maturato, ha qualità e potrebbe fare un bel
Giro d’Italia. Vincerlo, non lo so. Poi magari una resurrezione di Bettiol nelle
corse che gli piacciono in Belgio. Il ciclismo italiano mi pare che stia
risalendo la china dopo anni bui.
E poi c’è anche Lorenzo Finn.
È un ragazzo di qualità. C’è da vederlo ancora bene, nella fase di maturazione,
nelle corse a tappe. È molto intelligente e le pressione la sa somatizzare. Mi
dà morale perché ha battagliato, soprattutto da juniores, al Giro della
Lunigiana con Seixas. Il francese sta confermando nel World Tour cose egregie;
c’è da aspettarsi anche un Finn, nel prossimo futuro, che ci dia delle
soddisfazioni.
Passando al Giro d’Italia, ci sarà anche Jonas Vingegaard. E il danese può
conquistare la Tripla Corona.
Vingegaard è un corridore fortissimo. L’unico che combatte alla pari con Pogacar
nelle grandi corse a tappe. È alla ricerca di questa Tripla Corona e ci potrebbe
anche riuscire, però il Giro d’Italia è una corsa molto particolare. Ci sono un
sacco di trabocchetti sul percorso. Non sarà facile per Vingegaard vincere, gli
avversari ci sono. C’è Almeida, c’è Carapaz. Mi aspetto un Giro d’Italia molto
combattuto. L’unico problema è che purtroppo arriva in un punto della stagione
per cui anche gli organizzatori hanno dovuto limitare le grandi montagne. C’è
ancora neve dappertutto.
L’organizzazione, appunto. Qualche mese fa Pogacar dichiarò che “se invertissero
il Giro e la Vuelta sarebbe molto meglio”.
Il Giro d’Italia secondo me non dove essere cambiato come calendarizzazione. Io
sarei per un obbligo, per i grandi campioni, di partecipare ai due grandi giri a
tappe, che per me sono il Giro e il Tour. Il problema della Corsa Rosa è la
partecipazione e con questo calendario è difficile. La soluzione proposta da
Pogacar potrebbe anche essere valida, però credo che sia molto complicato.
Pogacar che quest’anno ha soprattutto due grandi obiettivi: Milano-Sanremo e
Parigi-Roubaix.
La Sanremo è diventato un po’ una maledizione per lui. Vorrebbe vincere tutte le
Classiche e potrebbe essere l’anno in cui vince tutto. L’anno scorso ha corso
per la prima volta la Roubaix ed è arrivato secondo dietro Van Der Poel, con una
caduta. Ha la possibilità di vincerle tutte e due, però non è facile. Alla
Milano-Sanremo, un anno fa, ha provato ad andare via sulla Cipressa ma non è
stato supportato a pieno dalla squadra. Io mi auguro che vinca Ganna, dico la
verità.
E la Roubaix?
Se non succede niente, forse è più facile. Lì se vai forte non ci sono
alternative. Alla Sanremo può trovare sempre un intoppo degli avversari.
Quest’anno lo sloveno può arrivare anche al quinto Tour de France e al terzo
mondiale di fila.
Potrebbe vincere quattro mondiali. Sia Montreal sia l’altro (in Francia nel
2027, ndr) penso siano percorsi adatti a lui. Pogacar ha fatto un programma
particolare quest’anno. Si incentrerà molto sulle corse di un giorno. Lo
aspettiamo tutti. Intanto vediamo se riesce a vincere subito la Strade Bianche.
Evenepoel con la nuova squadra può impensierirlo?
È partito molto bene. Quando però si è trovato a combattere con la concorrenza,
allo UAE Tour, ci ha rimbalzato. Il fatto di avere una squadra a disposizione
come la Red Bull Bora potrebbe dargli uno stimolo in più. Lui ha dichiarato di
essere in grado di controbattere a Pogacar e Vingegaard. Io la vedo un po’
difficile.
Magrini, dica un nome per questo 2026.
Vorrei dire Paul Seixas. Mi ha impressionato per come va forte. Io però spero
veramente in Pellizzari, che possa fare il colpo e vincere il Giro d’Italia.
L'articolo Magrini: “Pogacar vuole vincere tutte le Classiche, ha fatto un
programma particolare. Pellizzari sarà la sorpresa dell’anno” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
L’Italia non prenderà parte alla prima prova di Coppa del Mondo di ciclismo su
pista in programma a Perth, in Australia. La decisione è stata ufficializzata
dalla Federazione Ciclistica Italiana, che ha spiegato come la rinuncia non sia
legata a motivazioni sportive, ma a ragioni di natura geopolitica e
organizzativa. In altre parole, alla guerra scoppiata dopo l’attacco di Usa e
Israele all’Iran.
Alla base della scelta c’è la cancellazione dei voli previsti con Qatar Airways
e la mancata possibilità di riprogrammare il viaggio di atleti e staff su
compagnie alternative che non operassero nell’area mediorientale. L’ondata di
bombardamenti in Medio Oriente ha infatti provocato una vasta interruzione del
traffico aereo globale, la più significativa dai tempi della pandemia, rendendo
estremamente complessa l’organizzazione della trasferta.
Nel comunicato pubblicato sul proprio sito, la Federazione spiega di aver
valutato tutte le possibili soluzioni di viaggio, che però non garantivano la
partenza dell’intera squadra in un’unica soluzione né l’arrivo con un congruo
anticipo rispetto all’inizio delle competizioni. “Non sussistono, ad oggi, le
condizioni logistiche e organizzative per garantire la trasferta”, si legge
nella nota. Considerata l’incertezza attuale e ponendo come priorità assoluta la
sicurezza e l’incolumità di atleti e staff, la Federciclismo ha ritenuto
necessario, “con senso di responsabilità e a tutela del gruppo”, rinunciare alla
partecipazione alla tappa australiana. Una decisione sofferta ma inevitabile,
che costringerà così l’Italia a saltare il primo appuntamento stagionale della
Coppa del Mondo su pista.
L'articolo Attacco all’Iran, l’Italia rinuncia alla prima prova di Coppa del
Mondo di ciclismo su pista proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ciao bellissima Frankie. Continuerai a volare con noi all’infinito”. Con poche
parole consegnate al suo account Facebook, Marco Scarponi ha annunciato la morte
della pappagallina Frankie. È il fratello di Michele Scarponi, indimenticato
campione di ciclismo, morto a 37 anni, vittima di un incidente stradale,
nell’aprile 2017. Quasi nove anni dopo, se n’è andata anche Frankie, la
pappagallina sua fedele compagna di allenamenti. Il volatile è deceduto in
seguito a un incendio in uno stabilimento industriale a Osimo, in provincia di
Ancona: il capannone appartiene alla ditta della famiglia Luchetta, che era
proprietaria del pappagallo, abituato a volare libero tra le case di Osimo e
Filottrano.
Frankie infatti non apparteneva a Scarponi. Il ciclista però la rese popolare
con una delle sue trovate più bizzarre: cominciava gli allenamenti in bicicletta
con il pappagallo sulla spalla. Frankie non era con lui però il 22 aprile 2017,
quando un furgone travolse Scarponi mentre stava facendo il suo consueto
allenamento. Lo scalatore marchigiano era ancora in attività, si stava
preparando per il suo 12esimo Giro d’Italia, che era già riuscito a vincere nel
2011, dopo la squalifica di Alberto Contador. Nei giorni successivi, Frankie
aveva continuato ad aspettare Scarponi per il tradizionale allenamento tra le
vie di Filottrano.
Oltre al lutto della famiglia Luchetta, c’è anche quello di un’intera comunità,
anche di appassionati di ciclismo. “Ciao Frankie, vola da Michele“, ” il
pensiero che ora sono di nuovo insieme mi rende felice”, sono alcuni dei
commenti che si leggono sotto al post di Marco Scarponi, fratello di Michele,
che dal 2017 con una Fondazione si batte per migliorare la sicurezza delle
persone in bicicletta sulle strade italiane. Scarponi era soprannominato
l’Aquila di Filottrano, ma in qualche modo la sua capacità di vivere la bici con
ironia e sorriso era testimoniata anche dalla pappagallina Frankie.
L'articolo Incendio in un capannone: morta la pappagallina Frankie, fedele
compagna di allenamento di Michele Scarponi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questo è uno sport che ti consuma, logorante per tutti, anche per me. Anch’io
sono stato vicino all’esaurimento e se non mi fossi confrontato con la mia
squadra, non ne sarei uscito”. A distanza di pochi giorni dall’annuncio della
sua partecipazione al Giro d’Italia, Jonas Vingegaard si è raccontato in una
lunga intervista a Feltet. E ha parlato dell’aspetto mentale nel ciclismo a
proposito della decisione di Simon Yates, ultimo vincitore del Giro d’Italia che
ha deciso a sorpresa di ritirarsi a 33 anni, ormai ex compagno di Vingegaard
alla Visma | Lease a Bike
“Ho grande rispetto per il fatto che abbia deciso di fermarsi quando ha capito
di essere arrivato al limite“, ha raccontato Vingegaard analizzando la decisione
dal proprio punto di vista: “Non è stata una scelta uscita dal nulla ma figlia
di un momento difficile, in cui ha capito di non avere più nulla da dare. Questo
è uno sport che ti consuma, logorante per tutti, anche per me. Anch’io sono
stato vicino all’esaurimento e se non mi fossi confrontato con la mia squadra,
non ne sarei uscito”.
Uno sport in cui ci sono alti e bassi, momenti complicati e in cui l’aspetto
mentale è fondamentale soprattutto a livelli alti: “Non sempre si riesce a
esprimere ciò che si prova e molti corridori faticano ad esternare i propri
sentimenti. Io stesso non sono stato sempre in grado di esprimere quello che
pensavo ed è probabilmente il motivo per cui ho fatto fatica in alcuni momenti
in passato”, ha concluso Vingegaard.
L'articolo “Ho rischiato l’esaurimento, il ciclismo ti consuma”: la confessione
di Vingegaard proviene da Il Fatto Quotidiano.