“Questo è uno sport che ti consuma, logorante per tutti, anche per me. Anch’io
sono stato vicino all’esaurimento e se non mi fossi confrontato con la mia
squadra, non ne sarei uscito”. A distanza di pochi giorni dall’annuncio della
sua partecipazione al Giro d’Italia, Jonas Vingegaard si è raccontato in una
lunga intervista a Feltet. E ha parlato dell’aspetto mentale nel ciclismo a
proposito della decisione di Simon Yates, ultimo vincitore del Giro d’Italia che
ha deciso a sorpresa di ritirarsi a 33 anni, ormai ex compagno di Vingegaard
alla Visma | Lease a Bike
“Ho grande rispetto per il fatto che abbia deciso di fermarsi quando ha capito
di essere arrivato al limite“, ha raccontato Vingegaard analizzando la decisione
dal proprio punto di vista: “Non è stata una scelta uscita dal nulla ma figlia
di un momento difficile, in cui ha capito di non avere più nulla da dare. Questo
è uno sport che ti consuma, logorante per tutti, anche per me. Anch’io sono
stato vicino all’esaurimento e se non mi fossi confrontato con la mia squadra,
non ne sarei uscito”.
Uno sport in cui ci sono alti e bassi, momenti complicati e in cui l’aspetto
mentale è fondamentale soprattutto a livelli alti: “Non sempre si riesce a
esprimere ciò che si prova e molti corridori faticano ad esternare i propri
sentimenti. Io stesso non sono stato sempre in grado di esprimere quello che
pensavo ed è probabilmente il motivo per cui ho fatto fatica in alcuni momenti
in passato”, ha concluso Vingegaard.
L'articolo “Ho rischiato l’esaurimento, il ciclismo ti consuma”: la confessione
di Vingegaard proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Ciclismo
Jonas Vingegaard parteciperà per la prima volta in carriera al Giro d’Italia. Il
campione danese, due volte vincitore del Tour de France, dopo una stagione
chiusa con il secondo posto alla Grande Boucle dietro a Tadej Pogacar e la
vittoria della Vuelta, ha scelto nel 2026 di puntare anche sulla Corsa Rosa, che
comincerà l’8 maggio (partenza dalla Bulgaria) e si chiuderà il 31 maggio a
Roma. Vingegaard diventa automaticamente il favorito per la vittoria finale: la
sua presenza nobilita un Giro che nelle ultime stagioni sta soffrendo la carenza
di campioni, di solito tutti concentrati sul Tour e poi semmai pronti a
ripiegare sulla Vuelta. Due anni fa era stato Pogacar a venire e dominare in
Italia, vincendo poi anche il Tour. Ora Vingegaard vuole provare a emularlo.
L’annuncio da parte del danese e del suo team, la Visma–Lease a Bike, è arrivato
durante il ritiro della squadra in Spagna. “È un po’ che penso di correre il
Giro. È una delle corse più importanti in calendario ed è una di quelle che non
ho mai corso – ha dichiarato Vingegaard -. Ho davvero voglia di provarla e ora
ho le sensazioni giuste per farlo. Vincere la Vuelta lo scorso autunno mi ha
dato ancora più fame e motivazioni per vincere in Italia. Voglio aggiungere la
maglia rosa alla mia collezione”.
E visto l’esordio al Giro d’Italia, dovrà affrontare una preparazione diversa:
“Negli ultimi cinque anni la mia preparazione per il Tour è stata praticamente
sempre identica, stavolta faremo qualcosa di nuovo. Gli organizzatori hanno
disegnato un percorso fantastico, forse non così duro come nel recente passato,
ma diciamo che sembra un misto tra le tradizionali caratteristiche del Tour e
quelle del Giro. La mia testa ora è alla corsa italiana, poi penserò al Tour.
Sono i miei obiettivi principali e ho grandi motivazioni”, ha spiegato il
ciclista danese.
E se dovesse trionfare anche al Giro d’Italia, Vingegaard completerebbe la
tripla corona – almeno un trionfo al Giro, uno al Tour e uno alla Vuelta – prima
di Pogacar, che non ha mai vinto la Vuelta. Solo sette corridori nella storia
hanno trionfato in tutti e tre i grandi giri: Anquetil, Merckx, Gimondi,
Hinault, Contador, Nibali e Froome. Vingegaard correrà anche il Tour de France,
dove ci sarà anche Pogacar.
L'articolo Vingegaard per la prima volta al Giro d’Italia: “Voglio aggiungere la
maglia rosa alla mia collezione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Simon Yates si ritira dal ciclismo a 33 anni: solo qualche mese fa – a maggio
2025 – ha trionfato al Giro d’Italia. Un annuncio a sorpresa quello del ciclista
britannico, che sui propri social ha dato l’addio ufficiale al ciclismo. “Ho
deciso di ritirarmi dal ciclismo professionistico. Per molti questa notizia
potrebbe essere una sorpresa, ma non è una decisione che ho preso a cuor
leggero. Ci ho pensato a lungo e ora mi sembra il momento giusto per lasciare
questo sport“. Si apre così il messaggio del campione britannico, che oltre ad
aver trionfato al Giro d’Italia, quest’anno ha anche vinto una tappa al Tour de
France.
Professionista dal 2014 al 2026, Yates ha ottenuto diversi successi in carriera,
tra cui il titolo mondiale della corsa a punti, vinto nel 2013, su pista. Su
strada ha invece trionfato alla Vuelta di Spagna nel 2018, il Giro d’Italia nel
2025, oltre a tre tappe al Tour de France, sei al Giro d’Italia e due alla
Vuelta. Nel 2017 è stato anche il miglior giovane al Tour de France 2017.
“Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre. Dalle gare nel velodromo di
Manchester alle competizioni e alle vittorie sui palcoscenici più importanti,
fino a rappresentare il mio Paese ai Giochi Olimpici, ha plasmato ogni capitolo
della mia vita. Sono profondamente orgoglioso di ciò che sono riuscito a
ottenere e altrettanto grato per le lezioni che ne ho tratto”, prosegue la
lettera diffusa sui propri canali social e su quelli del Team Visma | Lease a
Bike.
“Anche se le vittorie rimarranno sempre impresse, i giorni più difficili e le
battute d’arresto sono stati altrettanto importanti. Mi hanno insegnato
resilienza e pazienza e hanno reso i successi ancora più significativi”, spiega
Yates, che ha poi concluso con i ringraziamenti: “A tutti coloro che mi hanno
sostenuto lungo il percorso, dallo staff ai miei compagni di squadra, la vostra
incrollabile fiducia e lealtà mi hanno permesso di realizzare i miei sogni. Ogni
volta che ho dubitato di me stesso, voi non l’avete mai fatto. Grazie”.
L'articolo Il vincitore del Giro d’Italia lascia il ciclismo: Simon Yates si
ritira a sorpresa. I motivi della sua decisione in una lettera proviene da Il
Fatto Quotidiano.
I trionfi di Jannik Sinner, quelli in Billie Jean King Cup e Coppa Davis nel
tennis, il doppio titolo mondiale nella pallavolo, l’exploit di Furlani ai
mondiali di atletica a Tokyo. Ma anche il flop della nazionale italiana di
calcio, l’ennesima stagione fallimentare della Ferrari, la delusione del basket
sia nelle competizioni per nazionali che per club. Per l’Italia è stata una
stagione ricca di soddisfazioni per certi aspetti, ma anche di delusioni nei
“soliti” sport. Ecco il pagellone degli sport italiani più popolari, con un
occhio anche a quelli invernali in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
VOLLEY: 10
Partiamo da una base: lo sport italiano ha due certezze assolute. La prima è il
volley, la seconda il tennis. Un 10 pieno per entrambi a certificare il momento
d’oro. Partendo dalla pallavolo: l’Italia ha vinto tutto quello che c’era da
vincere a livello internazionale. La nazionale femminile ha trionfato sia ai
Mondiali che in Nations League (la seconda consecutiva) dopo l’oro olimpico nel
2024 e ha ancora una striscia aperta di 36 vittorie consecutive. Tutto sotto la
guida di Julio Velasco, entrato nella storia essendo attualmente campione
olimpico e del mondo in carica contemporaneamente. Ingiocabili.
Quasi perfetta anche l’annata della nazionale maschile, che ha vinto il mondiale
a fine settembre – qualche settimana dopo la femminile – ma non è riuscita a
fare double con la Nations League, vista la sconfitta in finale contro la
Polonia. Ma il mondiale vinto è stato un successo incredibile: partiti senza i
favori del pronostico e dopo un girone buono ma non entusiasmante, i ragazzi di
Fefè De Giorgi hanno giocato una fase finale perfetta. E poi l’under 21: oro al
mondiale femminile, argento in quello maschile. A certificare l’ottimo momento
della pallavolo italiana, anche i club: nella maschile, Perugia ha prima vinto
la Champions League e poi anche il Mondiale per Club. Dominio che continua anche
nella femminile: prima il successo di Conegliano in Champions, poi quello di
Scandicci al mondiale per club di fine dicembre. Un’annata perfetta.
TENNIS: 10
A pari merito con il volley c’è il tennis, che negli anni grazie anche e
soprattutto a Jannik Sinner continua a regalare grandissime soddisfazioni.
L’altoatesino – nonostante tre mesi di sospensione per il caso Clostebol – ha
conquistato due slam (Australian Open e la storica prima volta a Wimbledon), ha
ottenuto il secondo trionfo consecutivo alle Atp Finals e per quasi tutto il
2025 è rimasto al numero uno del ranking Atp, prima di essere scavalcato da
Alcaraz proprio nell’ultimo torneo dell’anno.
Ma il 10 al tennis non è solo merito di Sinner, anzi. Perché nel 2025 è arrivato
il terzo successo consecutivo in Coppa Davis, la prima senza il numero due del
mondo, ma anche del secondo trionfo in finale nella Billie Jean King Cup. I
protagonisti in Coppa Davis sono stati Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, che
contro ogni pronostico hanno vinto davanti al pubblico di Bologna dando vita
anche ad alcuni match epici. In Billie Jean King Cup invece la “solita” Jasmine
Paolini, sia in singolare (con Elisabetta Cocciaretto) sia in doppio, con
l’immensa Sara Errani.
Il 2025 è stato però anche l’anno dei due italiani alle Finals per la prima
volta (Musetti e Sinner), dei cinque titoli Slam conquistati (Sinner agli
Australian Open e Wimbledon, Errani/Paolini e Errani/Vavassori al Roland Garros,
Errani/Vavassori agli US Open), degli 11 tornei ATP vinti dagli italiani, più di
ogni altra nazione (6 Sinner, 3 Darderi, 2 Cobolli), di due italiani in top 10
(Musetti numero 8, Sinner numero 2), di 8 italiani tra i primi 100 del ranking
Atp a fine 2025, di cui quattro nei primi 25 (Sinner 2, Musetti 8, Cobolli 22,
Darderi 25).
ATLETICA: 8
Annata da incorniciare anche per l’atletica, che ha conquistato sette medaglie
ai Mondiali di Tokyo, stabilendo un nuovo record per la competizione: a partire
dallo storico oro di Mattia Furlani nel salto in lungo (più il trionfo ai
Mondiali indoor a Nanchino), passando per l’argento di Andrea Dallavalle nel
triplo, Nadia Battocletti nei 10.000 e Antonella Palmisano nei 35 km di marcia
femminile – la sua terza medaglia mondiale – fino al bronzo di Iliass Aouani
nella maratona maschile (dopo il successo agli Europei di Lovanio) e Leonardo
Fabbri nel peso.
A giugno è invece arrivato il secondo successo consecutivo agli Europei a
squadre, con Nadia Battocletti – che ha realizzato il nuovo record italiano nei
5000 metri al Golden Gala – a trascinare l’Italia insieme a Leonardo Fabbri e
Larissa Iapichino, vittoriosi rispettivamente nel lancio del peso e nel salto in
lungo.
E prima ancora gli Europei indoor di Apeldoorn: oro con Larissa Iapichino (lungo
donne), Andy Díaz (triplo uomini) e Zaynab Dosso (60 mt donne (60 mt donne),
argento con Mattia Furlani (lungo uomini), bronzo con Andrea Dallavalle (triplo
uomini) e Matteo Sioli (alto uomini). In mezzo anche gli ori giovanili, tra cui
quelli di Kelly Doualla ed Erika Saraceni, entrambe agli Europei under 20
rispettivamente nei 100 metri e nel salto triplo.
Atleti dell’anno per la Fidal: Jacopo Furlani per l’incredibile oro raccontato e
Nadia Battocletti, che oltre alle vittorie elencate ha trionfato anche nella 10
km su strada e nel cross. Uniche note negative del 2025: Marcell Jacobs e
Gianmarco Tamberi, entrambi flop ai mondiali di Tokyo.
MOTOGP: 7
Più che sufficiente invece l’Italia della MotoGp e non poteva essere altrimenti
visto il trionfo della Ducati nel mondiale costruttori, il secondo posto
dell’Aprilia e l’ottimo terzo posto di Marco Bezzecchi nel mondiale piloti (9
podi totali), dietro ai fratelli Marquez. Mondiale di Bezzecchi “oscurato” però
in parte da Jorge Martin, pilota di punta dell’Aprilia che non è praticamente
mai sceso in gara (solo quattro gare concluse su 22 totali previste).
E se Ducati e Bezzecchi sono da 8 pieno, Bagnaia è da un generoso 5 in pagella:
il pilota italiano che ha vinto il mondiale nel 2022 e nel 2023, aveva
cominciato bene ma si è poi ritirato in sette delle ultime otto gare. Non tutte
le responsabilità sono sue, ma se il compagno di scuderia totalizza 257 punti in
più di lui… un problema evidentemente c’è.
NUOTO: 6
Un voto che si basa soprattutto su Mondiali ed Europei, i due grandi
appuntamenti del 2025. Bilancio non sicuramente negativo, anzi. Agli Europei in
vasca corta di Lublino l’Italia è stata protagonista con 9 ori, 5 argenti e 6
bronzi, chiudendo al primo posto del medagliere. Un risultato storico per la
nazionale, grazie a prestazioni eccezionali come i record europei di Sara Curtis
e le vittorie nelle staffette miste e maschili. Non saranno le Olimpiadi o i
Mondiali, ma rimane comunque un risultato importante.
Anche ai Mondiali non è andata male, ma poteva andare sicuramente meglio. 7
medaglie complessive in vasca (1 oro, 4 argenti e 2 bronzi) per la spedizione
azzurra, più le 6 in acque libere (due argenti per Gregorio Paltrinieri e
Ginevra Taddeucci nella 5 e 10 km, argento per Taddeucci anche nella 3 km
knockout sprint e argento nella staffetta mista 4×1500) e la straordinaria
Chiara Pellacani, bronzo nel trampolino 1 metro (prima medaglia in una gara
individuale nella competizione, terza italiana della storia a riuscirci dopo
Tania Cagnotto ed Elena Bertocchi) e oro in coppia con Matteo Santoro nel sincro
3 metri misto.
È stata una rassegna che ha visto diverse luci e prestazioni da ricordare, ma
anche qualche delusione. Perché l’unico oro è arrivato da Simone Cerasuolo nei
50 rana. Per numero totale di medaglie, l’Italia ne aveva conquistate meno solo
a Fukuoka 2023. Potevano arrivare più ori, perché Thomas Ceccon e Nicolò
Martinenghi si sono “fermati” all’argento nelle gare in cui sono campioni
olimpici (100 dorso e 100 rana).
E a proposito di Ceccon, nonostante le tre medaglie ottenute (un bronzo nei 50
farfalla e due argenti nei 100 dorso e nella 4×100 stile libero), pesa la
dolorosa eliminazione nelle batterie dei 200 dorso, primo degli esclusi dalla
semifinale. C’erano grandi aspettative, ma il giovane e forte nuotatore azzurro
poteva fare di più e lo ha ammesso anche lui. Mondiale sottotono anche per
Alberto Razzetti, che ha centrato la finale solamente nei 200 farfalla, così
come sottotono è stato quello di Sara Franceschi (apparsa fuori forma), vista
l’eliminazione nelle batterie dei 400 misti dopo il bronzo di Doha 2024. Un 2025
positivo, ma visto il potenziale degli atleti azzurri, si poteva fare meglio.
SPORT INVERNALI: 6
In un pagellone che coinvolge solo gli sport più popolari in Italia, inseriamo
anche quelli invernali nell’anno delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 che
partiranno tra poco più di un mese. Il bilancio è sufficiente, ma con alcune
riserve. I risultati sono arrivati: in primis Federica Brignone – per la quale
c’è grande attesa e curiosità in vista delle Olimpiadi dopo il brutto infortunio
di aprile – che ha trionfato nella Coppa del Mondo generale a marzo 2025, la
seconda della sua carriera. Brignone ha anche conquistato la Coppa di discesa
libera e quella di slalom gigante.
Nello snowboard l’Italia continua a dominare: ai Campionati Mondiali è arrivata
la medaglia d’oro nel team parallel slalom grazie a Maurizio Bormolini ed Elisa
Caffont, mentre un’altra coppia azzurra, Gabriel Messner e Jasmin Coratti, ha
conquistato l’argento, completando una storica doppietta. Bormolini ha anche
vinto la Coppa generale nelle discipline alpine, confermandosi leader
internazionale. A marzo invece una super Flora Tabanelli ha messo in bacheca
prima la Coppa del Mondo di Big Air, poi il Mondiale prima di un grave
infortunio. Memorabile anche il podio interamente italiano a Carezza, con Roland
Fischnaller primo, Aaron March secondo e Mirko Felicetti terzo.
Anche nel biathlon è stato un anno positivo per l’Italia. Il risultato simbolo è
stato il ritorno al successo di Lisa Vittozzi in Coppa del Mondo, tornata a
vincere a Hochfilzen a 21 mesi di distanza dall’ultima volta e con un infortunio
importante in mezzo. Questi i successi principali negli sport invernali per
l’Italia, ma non si va oltre la sufficienza perché il vero test saranno le
prossime Olimpiadi. La speranza era di arrivarci con un movimento un po’ più
esteso e florido. E se l’Italia in alcune discipline mira a essere protagonista,
in altre sarà poco competitiva o addirittura assente.
CICLISMO: 5
La prima insufficienza del nostro pagellone va al ciclismo. Ed è una media tra
diversi fattori. Nel 2025 sono arrivati alcuni risultati di rilievo, come per
esempio l’exploit di Jonathan Milan al Tour de France, dove ha vinto l’ottava
tappa ma soprattutto ha conquistato la maglia verde, quella del leader della
classifica a punti. E poi Giulio Ciccone, che ha finito in top 10 nella
classifica generale della Vuelta (nono), e il giovane Lorenzo Mark Finn,
campione del mondo Under 23 nella prova in linea a fine settembre.
Menzione d’oro anche per Elia Viviani, che ha vinto l’oro ai Mondiali di
ciclismo su pista nel giorno del suo ritiro. Buoni risultati, ma nulla di
memorabile. Il vero problema del ciclismo italiano attuale è la mancanza di un
corridore da Grandi Giri che possa infiammare il pubblico e riportare l’Italia a
essere competitiva ad altissimi livelli.
BASKET: 4
Nazionale eliminata agli ottavi di finale degli Europei contro la Slovenia,
Olimpia Milano e Virtus Bologna anonime per l’ennesima volta in Europa, il caso
Trapani Shark: il bilancio del 2025 del basket italiano non può che essere
negativo. La nazionale non ambiva sicuramente a vincere, ma nella competizione
continentale poteva fare meglio. E invece è stata surclassata da Luka Doncic e
la sua Slovenia già agli ottavi di finale.
Non è andata meglio ai club: sia l’Olimpia Milano che la Virtus Bologna si sono
fermate rispettivamente all’undicesimo e al diciassettesimo posto della regular
season di Eurolega, mancando anche l’accesso ai play-in, dove al contrario sono
arrivate squadre come Paris o Stella Rossa, non di certo corazzate.
E poi continua a tenere banco il caso Trapani Shark del patron Valerio Antonini,
che a causa di alcune inadempienze finanziarie deve già scontare un -5 in
classifica e 100mila euro totali di multa (50mila a partita) per essersi
presentato per due giornate senza il numero minimo di contratti professionistici
dopo la partenza di Allen. E con Lega e Federazione è scontro.
FORMULA UNO: 3
Se avessimo dovuto valutare il 2025 soltanto della Ferrari, il voto sarebbe
stato senza dubbio più basso. Altra stagione disastrosa per la Rossa di
Maranello, che ha chiuso al quarto posto il mondiale costruttori, dietro a
McLaren, Mercedes e Red Bull, a ben 435 punti di distanza dal primo posto.
Frutto di una macchina che continua a faticare, di pit-stop discutibili e di
prestazioni dei piloti non all’altezza. Perché Leclerc ed Hamilton hanno chiuso
al quinto e al sesto posto nella classifica piloti, ben distanti dai primi tre.
Il monegasco ha ottenuto sette podi totali, ma la vera delusione è il
britannico, arrivato con grandi aspettative e invece mai andato a podio.
Ad “alzare” il voto c’è la piacevole scoperta Andrea Kimi Antonelli, che al suo
primo anno in Formula 1 ha chiuso al settimo posto della classifica piloti su
Mercedes, a soli 6 punti da Hamilton. Il diciannovenne deve ancora ovviamente
maturare, ma tre podi alla prima stagione non sono sicuramente da buttare, anzi.
L’Italia finalmente può contare su un pilota competitivo.
CALCIO: 2
Il voto più basso del 2025 tra gli sport italiani non può che andare al calcio.
Non è una novità, ma una spiacevole conferma. L’Italia non ha partecipato al
mondiale nel 2018 e nel 2022 e adesso rischia di non parteciparci anche nel
2026. Una qualificazione diretta compromessa già alla prima giornata, dopo la
sconfitta per 3-0 contro la Norvegia, unica nazionale competitiva nel girone di
qualificazione che ha infatti chiuso a punteggio pieno, umiliando l’Italia anche
a San Siro per 1-4.
Adesso tutto passerà dai playoff, gli stessi giocati e persi nelle ultime due
edizioni. Le avversarie saranno l’Irlanda del Nord e poi – in caso di finale –
la vincitrice tra Galles e Bosnia. Servirà vincere due partite per volare negli
Stati Uniti a giugno 2026. E in un movimento calcistico – quello italiano –
sempre più in declino, sembrava esserci una luce in fondo al tunnel: l’Inter di
Simone Inzaghi. Arrivata in finale di Champions League battendo avversarie
superiori sulla carta (Bayern Monaco e Barcellona), ha sciupato quanto di buono
era stato fatto: 5-0 secco contro il Psg, sconfitta più pesante della storia
della competizione. E se al disastro della nazionale aggiungiamo anche quello
delle istituzioni calcistiche, il voto non può che essere questo (ed è anche
generoso).
Il 2025 è stato anche l’anno dell’ennesima Supercoppa italiana in Arabia
Saudita, ma anche dell’idea Milan-Como a Perth, in Australia, saltata solo
qualche giorno fa. Un annuncio trionfale da parte del presidente della Lega
Serie A Ezio Simonelli qualche mese fa, poi la frenata, poi altro annuncio in
diretta televisiva ancora dello stesso Simonelli (“Si gioca in Australia”),
salvo poi auto-smentirsi quattro giorni dopo. Non una scelta di buon senso, ma a
far saltare il progetto sono state le ulteriori condizioni, considerate
inaccettabili, poste dalla federazione australiana e la federcalcio asiatica,
che aveva già preteso la nomina di arbitri australiani accettata dalla Lega
Serie A. L’ennesimo disastro.
L'articolo Volley e tennis le certezze, calcio e Formula 1 le due (ennesime)
delusioni. Male anche il basket | Il pagellone degli sport italiani nel 2025
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sentenza di “non doversi procedere”. Così si è concluso l’ennesimo processo a
carico di Fabio Anobile. Il 32enne, noto campione paralimpico di ciclismo, come
riportato da Fanpage era accusato di aver truffato un uomo, intascando 8mila
euro senza consegnargli i due orologi promessi. Ma Anobile è irreperibile dal 18
gennaio 2024, anche per il Comune di Cantù (in provincia di Como), dove ha
vissuto per un lungo periodo della sua vita.
L’appartamento in cui viveva in via Francesco Baracca, infatti, risulta non
abitato e il suo nome non appare né sul citofono né sulla buca delle lettere. Il
processo nei suoi confronti potrà essere riaperto solo nel caso in cui venga
ritrovato entro il 17 ottobre 2034. Come riportato dal quotidiano La Provincia
Unica, il 22 dicembre 2024 si sarebbe dovuta tenere un’udienza per un nuovo
processo a carico di Anobile, sempre per truffa. La presunta vittima, secondo
l’accusa, avrebbe conosciuto Anobile dopo le Paralimpiadi di Tokyo.
L’atleta gli avrebbe detto di essere sponsorizzato da Rolex, ma che anziché
ricevere denaro in contanti, gli sarebbero stati consegnati orologi da
rivendere. L’uomo, convinto da questa versione, avrebbe consegnato 8mila euro ad
Anobile, senza però mai ricevere gli orologi promessi.
Nonostante ciò, Anobile risulta essere irreperibile. Il suo appartamento di
Cantù è stato abbandonato e – secondo le autorità comunali – è da gennaio 2024
che non si hanno sue notizie. Di conseguenza, il giudice del Tribunale di Como
ha emesso una sentenza di “non doversi procedere”, poiché non ci sono prove che
il 32enne fosse a conoscenza delle nuove accuse a suo carico. Se Anobile dovesse
essere rintracciato prima del 17 ottobre 2034, il processo potrebbe essere
riaperto immediatamente.
I SUCCESSI SPORTIVI
Durante la sua carriera sportiva, Anobile ha ottenuto diversi successi, tra cui
tre medaglie di bronzo ai Mondiali su strada, due su pista, un argento ai
Mondiali di strada a Maniago, un oro in Portogallo e un bronzo ai Giochi
Paralimpici di Londra nel 2016. Tuttavia, a partire dal 2021, ha iniziato a
trovarsi coinvolto in problemi legali.
Nel mese di aprile scorso, infatti, è stato condannato in primo grado dal
Tribunale di Monza a 16 mesi di carcere per truffa, accusato di aver incassato
migliaia di euro da amici e conoscenti, promettendo loro biciclette, orologi e
dispositivi elettronici che però non sono mai stati consegnati.
L'articolo Fabio Anobile ancora a processo per truffa, ma è irreperibile da
oltre un anno: il caso si riaprirà solo se verrà trovato proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Fortunatamente erano a salve, ma i ragazzi hanno visto abbassarsi il finestrino
e poi l’arma. Lo spavento è stato enorme, il gesto di uno squilibrato”. A
parlare è Alessandro Petacchi, ex ciclista con quasi 50 tappe vinte tra Tour,
Giro e Vuelta, oltre a due Classiche (la Sanremo e la Parigi-Tours), e oggi team
manager alla SC Padovani Polo Cherry Bank, la squadra ieri vittima di una follia
di un’automobilista che ha abbassato il finestrino e ha sparato contro un gruppo
di giovani in allenamento, tutti in età compresa tra i 19 e i 22 anni.
A testimonianza c’è un video quasi arrivato casualmente, utile poi per uno spot
pubblicitario del team: “Difficile da credere quando mi è arrivata la notizia,
talmente la cosa era assurda“, ha ammesso Petacchi ai microfoni di BlbablaBike,
podcast di TuttoBiciWeb. “Non c’era traffico, erano stati fatti due gruppi tra i
14 corridori per evitare proprio questo tipo di problemi. Poi, una BMW nera ha
sorpassato uno dei due gruppetti, ha rallentato e chi guidava ha sparato verso
il gruppo, fortunatamente a salve. C’era una troupe che stava facendo delle
riprese per riprendere i materiali e la cosa è andata online ed è diventata
virale”.
Ma la paura iniziale è stata tanta e subito i ciclisti hanno pensato a una
possibile tragedia: “I ragazzi sono andati subito dietro all’ammiraglia e hanno
gridato: ‘vagli dietro, ci hanno sparato!’. Ovviamente non si è realizzato
subito la gravità del gesto e intanto la macchina si è allontanata“, ha
continuato Petacchi. “Ora attraverso le telecamere riusciranno a risalire alla
targa e a provvedere a fermare una persona evidentemente squilibrata perché
compiere un gesto del genere mi spiace, ma non posso pensare che sia stato uno a
posto”.
Una follia vera e propria, così definita da Petacchi a distanza di 24 ore
dall’accaduto. “Tutti hanno sentito gli spari e i primi due della fila hanno
avuto l’istinto di abbassarsi: fortunatamente non andavano fortissimo e
fisicamente non è successo nulla, ma lo spavento è stato enorme”.
E non importa se si tratti di una pistola vera o finta: “A volte capita di avere
diverbi con automobilisti ma vedere il finestrino abbassarsi e spuntare una
pistola, è totalmente fuori da ogni logica. Poi capire se fosse vera o falsa
poco importa: il gesto e i colpi d’arma da fuoco ci sono stati. Mai accaduta una
cosa del genere nemmeno da ragazzo”.
L'articolo “‘Vagli dietro, ci hanno sparato’, lo spavento è stato enorme”:
Petacchi racconta i momenti di terrore dei ciclisti della Padovani proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Due colpi di pistola contro un gruppo di ciclisti in sessione di allenamento,
esplosi da un uomo al volante di una berlina scura. È accaduto nella tarda
mattinata del 21 dicembre, in Val d’Adige provincia di Verona, per fortuna tutti
sono illesi. Non si sa se i colpi fossero veri o a salve. Di sicuro erano
indirizzati ai componenti della Sc Padovani Polo Cherry Bank – storica
formazione padovana – in quel momento impegnati nel training camp pre-natalizio.
L’episodio è stato raccontato con sgomento dalla società sportiva con un
comunicato sui sui profili social.
Il gruppo si stava allenando lungo la SS12, vicino Dolcè, quando un’automobile
scura si è avvicinata all’improvviso. Il conducente ha abbassato il finestrino e
sparato 2 colpi contro i ciclisti, dileguandosi subito dopo. La società sportiva
ha raccolto le testimonianze degli atleti per formalizzare una denuncia. “Siamo
sollevati che tutti i ragazzi siano sani e salvi – ha dichiarato il presidente
Galdino Peruzzo –. È una vicenda terribile che speriamo non si ripeta mai più.
La strada è la palestra dei nostri atleti e adottiamo ogni misura possibile per
garantire la loro sicurezza, ma davanti alla follia di certi individui diventa
difficile difendersi”.
L'articolo Verona, automobilista spara due colpi di pistola contro un gruppo di
ciclisti che fa allenamento proviene da Il Fatto Quotidiano.
In un’epoca in cui il ciclismo italiano fatica tremendamente, uno dei grandi
rimpianti del decennio passato resta Moreno Moser. Oggi lui stesso non si
nasconde: la sua vittoria alle Strade Bianche nel 2013 (finora unico italiano a
riuscirci) sembrava la premessa a una carriera da campione. Così non è stato: “È
successo che ho sbagliato tutto. Vedendo oggi come si allenano i corridori, come
si alimentano, con un approccio molto più scientifico… Cambierei ogni cosa“, ha
raccontato lo stesso Moser con la consueta franchezza e profondità in
un’intervista alla Gazzetta dello Sport.
Nipote di Francesco Moser, oggi Moreno ha 35 anni, si è appena laureato allo IED
di Milano in Design della Comunicazione e fa il commentatore tecnico per
Eurosport. È bravo e gli piace molto: “La cosa che mi appassiona di più è
trasmettere emozioni anche attraverso le parole”. La sua carriera da
professionista è finita presto, nel 2019 a nemmeno 29 anni. Moreno Moser spiega
perché, prima di tutto però zittendo alcuni pettegolezzi diffamanti: “In tanti
mi hanno accusato: non ha voglia di allenarsi, lavora poco. O peggio: se andava
così forte e poi non più, era per il doping. Amen: mi interessa pochissimo.
Lascio parlare, chi vuole pensarlo continui pure, difficile fargli cambiare
idea. Ho la coscienza più che pulita“.
Poi il racconto prosegue: “Da neopro’, nel 2012, ho vinto corse importanti
battendo gente fortissima. E all’inizio dell’anno successivo, le Strade Bianche…
Mi veniva tutto facile, sognavo di poter vincere qualsiasi cosa. Mi sentivo
inarrestabile, quasi onnipotente”. Le pressioni aumentano subito, anche per via
del cognome, ma non è questa la ragione delle successive difficoltà: “Le
aspettative, che in qualche modo mi hanno anche schiacciato, sono state
alimentate soprattutto dai miei risultati. Insomma, anche se mi fossi chiamato
Mario Rossi…”, dice Moser.
E allora cosa è successo? “Ho sbagliato tutto”, dice appunto Moser. Che punta il
dito sui metodi di allenamento e le credenze ancora diffuse in Italia:
“Nell’ambiente c’erano convinzioni dure a morire: meno mangi meglio è, più
arrivi a casa ‘finito’ al termine dell’allenamento, quasi in crisi in fame,
meglio è… Tutto questo mi ha danneggiato. Mi ha spento”. Moser ricorda: “Mi sono
ammalato tantissime volte, negli ultimi anni da atleta. Mononucleosi,
citomegalovirus, toxoplasmosi. Ero vuoto, e sono abbastanza certo che dipendesse
da quanto dicevo prima”.
Un grande rimpianto, anche se il ciclismo contemporaneo, in cui tutto è curato
fino ai minimi particolari, porta con sé altri rischi: “Per i sacrifici che
impone e per il dover essere al top ormai sempre, il ciclismo può essere
alienante. Non è consentita alcuna sbavatura. Il quotidiano insegna: avete mai
visto un ciclista in vacanza ad Ibiza a prendere il sole a petto nudo, magari su
uno yacht?”, sottolinea ancora Moser.
L'articolo “Nell’ambiente c’erano convinzioni dure a morire. Tutto questo mi ha
danneggiato, mi sono ammalato tantissime volte”: il rimpianto di Moser proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La salita per raggiungere la parità di genere in Italia può essere affrontata
anche con mezzi inaspettati, come la bicicletta. Da sei anni in Toscana è attiva
Bikeboobs, un’associazione sportiva dilettantistica e di promozione sociale
guidata da Agnese Gentilini, Giulia Vinciguerra e Sara Paoli. L’idea di unire
femminismo e sport nasce dall’esperienza diretta delle tre cicliste, in un
settore ancora troppo maschile, anche a livelli agonistici. Questa realtà è
diventata un anello di congiunzione tra ciclismo e femminismo. Alle donne
vengono offerte conoscenze pratiche sulla bici, dalla meccanica al gps fino alla
cartografia, e momenti di confronto per discutere di temi ancora considerati
tabù aumentando così la consapevolezza sul proprio corpo. “Cerchiamo di
avvicinare le donne alla bicicletta perché è uno strumento di emancipazione, un
mezzo storicamente rivoluzionario che permette di occupare spazio,
autodeterminarsi e in questo momento storico è molto importante essere visibili”
spiega Agnese Gentilini.
BIKEBOOBS, IL CICLISMO AL FEMMINILE
Pedalare in gruppo non è solo un modo per conoscere se stesse. Le donne possono
partire con tour accompagnati che durano diversi giorni e superare la paura di
viaggiare da sole. Nel 2023 è stato organizzato con Liv Cycling il primo viaggio
tutto al femminile che ha riunito 60 donne: il gruppo è partito dal comune
fiorentino di Figline Valdarno e dopo quattro giorni ha raggiunto Pontedera,
vicino Pisa. La propensione a usare la bici tuttavia cambia a seconda della
provenienza geografica. “Nelle regioni centro-settentrionali ci sono più donne
che pedalano e da qui provengono le partecipanti ai nostri eventi – sottolinea
Gentilini -. Sono tutte donne che scelgono di viaggiare da sole, senza partner
maschili”. Superate le paure iniziali, si inizia a scavare negli stereotipi di
genere, per decostruirli e distaccarsene. Pedalare insieme permette di
approfondire la conoscenza del proprio corpo e fare chiarezza su argomenti che
di solito non vengono esplorati. “Durante la pedalata creiamo un ambiente privo
di giudizio. Noi stesse condividiamo le strategie personali che mettiamo in
campo per affrontare questioni come ciclo mestruale, sfregamenti e dolori in
bici e abbiamo iniziato a fare dei workshop sul benessere in sella e
sull’intimità consapevole, a cui partecipano anche gli uomini” evidenzia la
co-fondatrice dell’associazione.
SO.DE, CONSEGNE A DOMICILIO ALL’INSEGNA DELL’ECOLOGIA E DEI DIRITTI DEI
LAVORATORI
Per le donne la bici può diventare un mezzo non solo per scoprire se stesse ma
anche per raggiungere un’indipendenza economica. Con questo obiettivo è nata la
collaborazione tra Bikeboobs e So.De social delivery, una realtà di consegne a
domicilio attiva dal 2021 a Milano e che ha la sua ragion d’essere nella
sostenibilità in tutti i suoi aspetti, da quella lavorativa e contrattuale a
quella ambientale che punta sul commercio di prossimità e sulla consegna dei
pacchi con le cargo bike. “Siamo nati durante la pandemia. Non potevamo
accettare che un servizio così importante come il delivery fosse fatto da
lavoratori poco tutelati e sottopagati” spiega Rossana Adorno, project manager
di So.De. Con questa realtà di delivery solidale, che ha da poco ricevuto la
menzione speciale al XIX Premio Innovazione di Legambiente, la bici diventa “un
punto di ripartenza per giovani che non studiano e non lavorano, per chi ha
dovuto lasciare il proprio Paese, per chi vorrebbe trovare un’indipendenza
economica e non dipendere da compagni o mariti”, sottolinea Adorno. La
leadership stessa di So.De è a prevalenza femminile, con 4 donne su 7 ai
vertici, in un settore come quello della logistica che è quasi tutto al
maschile: in Italia le donne rappresentano appena il 21,8 per cento della forza
lavoro nella logistica e in generale sono alla guida del 22,18 per cento delle
imprese. “Ci siamo resi conto che attrarre donne in questo settore non è una
cosa semplice”, spiega Adorno. Per questo motivo, con Bikeboobs stanno
organizzando per il prossimo anno una giornata interamente dedicata alla
presenza femminile nel mondo della bici. “L’idea è cercare tutte le donne che si
organizzano per pedalare insieme con un certo spirito, anche femminista – spiega
Gentilini – e far sottoscrivere a ogni realtà un manifesto che contiene le linee
guida del ciclismo al femminile, rivolto anche a chi vuole creare una propria
realtà ciclistica”. Bikeboobs sta preparando la prima grande mappatura di tutte
le associazioni di donne in bicicletta in Italia e da questo bacino So.De potrà
attingere per trovare le fattorine di un futuro sempre più vicino.
L'articolo Femminismo e bicicletta, quando delivery e ciclismo lottano per la
parità: i casi di Bikeboobs e So.De proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non ho il ciclo dal 2014. Le mie ossa sono deboli. Ho passato il 2024 e il 2025
cercando di guarire dopo i danni che ho causato al mio corpo nell’ultimo
decennio, ma non ha funzionato“. Così Veronica Ewers, ciclista professionista di
31 anni, ha annunciato uno stop dalla sua attività agonistica. La ciclista l’ha
fatto con un lunghissimo sfogo su Substack, riassunto poi anche in un post
Instagram.
“Questa non è la notizia che volevo condividere”, scrive la ciclista nel post
Instagram. “Diverse settimane fa ho ricevuto i risultati degli esami del sangue
che mostravano che i miei livelli ormonali sono ancora quasi inesistenti. Mi
sono fermata mezza stagione nel 2024 per concentrarmi sul recupero e sono
tornato nel 2025 sperando di continuare il mio percorso di recupero mentre mi
allenavo e gareggiavo”, prosegue Ewers.
La ciclista ha parlato di “frustrazione” nell’ultimo decennio, in cui – per
andare alla ricerca del risultato sportivo – ha totalmente martoriato il suo
fisico. “Ad essere onesti, la vita contraddittoria di cercare di gareggiare
recuperando anche gli ormoni è stata abbastanza frustrante (per non dire
altro)”.
Motivo per cui dopo un periodo difficile, la ciclista professionista è arrivata
a un bivio: o continuare a gareggiare ma non prendendosi cura del proprio corpo
o fermarsi e pensare a recuperare e resettare. “Mi sono seduta con il mio
dietologo per rivedere i risultati delle mie analisi ed ero devastata. Mi sono
trovata di fronte a due opzioni: continuare a fare quello che stavo facendo o
concentrarmi sul recupero completo e poi sulle prestazioni”.
Motivo per cui Ewers ha deciso di fermarsi nella prossima stagione: “Ho preso la
decisione di non continuare ad allenarmi/correre nel 2026. Sono finita in un
tunnel abusando del mio corpo per troppo tempo (ben prima di entrare nel mondo
del ciclismo). Anche se ho migliorato le mie abitudini alimentari, non è
bastato. Il mio corpo ha bisogno di un reset completo prima di poter essere al
top. Sono stanca di essere mediocre”, così si conclude il post social della
ciclista.
Nella versione più estesa su Substack, Veronica Ewers ha scritto anche: “Non so
chi sarò nella mia versione da ‘non atleta’. Ma sono sicura che non permetterò a
quel demone di consumarmi di nuovo. Ho sofferto per la persona che ero prima che
questo demone si presentasse nella mia vita. Vorrei poter essere di nuovo lei;
essere la Veronica meno ‘consumata’ interiormente”.
L'articolo “Non ho il ciclo da 11 anni, ho abusato del mio corpo per troppo
tempo. Non continuerò a gareggiare”: il ritiro di Veronica Ewers proviene da Il
Fatto Quotidiano.