Dopo alcuni giorni di utilizzo reale, il realme 16 Pro+ 5G si rivela uno
smartphone equilibrato e convincente. Grande batteria, fotocamera da 200 MP e
display molto luminoso lo rendono una delle sorprese più interessanti della
fascia medio-alta usciti in questo periodo.
Ci sono smartphone che sembrano spettacolari sulla carta ma che poi, nella vita
quotidiana, non riescono a mantenere le promesse fatte in fase di lancio. Altri
invece fanno il percorso inverso: all’inizio sembrano semplicemente buoni
prodotti di fascia media, poi con il passare dei giorni si scopre che hanno una
personalità molto più interessante. Il realme 16 Pro+ 5G rientra proprio in
questa seconda categoria. Dopo averlo utilizzato come telefono principale per
qualche giorno tra lavoro, messaggi, foto, social, streaming video e qualche
partita veloce ai giochi più diffusi, la sensazione è quella di avere tra le
mani uno smartphone molto più completo di quanto possa sembrare a una prima
occhiata. Non è uno di quei dispositivi che cerca di stupire con una singola
caratteristica estrema, ma uno smartphone che punta su un equilibrio generale
tra autonomia, prestazioni e qualità fotografica.
Nel corso della prova lo smartphone è stato utilizzato in modo abbastanza
intenso. Giornate piene di notifiche, foto scattate un po’ ovunque, video
guardati sui mezzi pubblici e lunghe sessioni di navigazione tra mail e siti
web. In questo contesto il realme 16 Pro+ 5G ha mostrato una caratteristica che
spesso viene sottovalutata ma che nella vita reale conta moltissimo: la
costanza. Non ci sono rallentamenti improvvisi, non ci sono momenti in cui il
telefono sembra arrancare. Tutto scorre con una fluidità naturale che, alla fine
della giornata, fa davvero la differenza.
DESIGN MODERNO MA SENZA ECCESSI
Dal punto di vista estetico il realme 16 Pro+ 5G segue il linguaggio stilistico
che il marchio cinese ha sviluppato negli ultimi anni, ma lo fa con una certa
maturità. Non ci sono effetti troppo vistosi o colorazioni esagerate, piuttosto
una scelta di linee pulite e superfici curate che danno al telefono un aspetto
elegante. Il modulo fotografico posteriore è abbastanza evidente ma non invade
completamente la scocca, e questo contribuisce a mantenere un design
equilibrato.
In mano lo smartphone trasmette una sensazione di solidità piuttosto
convincente. Il peso sfiora i duecento grammi, quindi non è un telefono
leggerissimo, ma la distribuzione delle masse è ben studiata e dopo qualche ora
di utilizzo non si percepisce alcun fastidio particolare. Le dimensioni sono
generose, come ormai accade per quasi tutti i telefoni moderni, ma l’ampio
display da 6,8” giustifica pienamente questa scelta. Durante l’utilizzo
quotidiano la presa resta sicura e il telefono non dà mai la sensazione di
essere scivoloso o fragile, soprattutto al tatto con il suo rivestimento
antiscivolo che contribuisce a farlo tenere saldamente in mano.
UNO SCHERMO GRANDE E MOLTO LUMINOSO
Uno degli elementi che colpisce immediatamente accendendo il realme 16 Pro+ 5G è
lo schermo. Il telefono utilizza un display AMOLED molto ampio da 6,8”, con una
risoluzione elevata di 1.280 x 2.800 pixel e una frequenza di aggiornamento fino
a 144 Hz. Tradotto in termini pratici significa che tutto appare estremamente
fluido, dallo scorrimento delle pagine web alle animazioni del sistema
operativo. La differenza si percepisce soprattutto quando si scorre velocemente
tra social network, notizie o lunghe conversazioni di chat. Il movimento appare
più naturale e meno “scattoso”.
Anche la luminosità è uno degli aspetti più riusciti del display, in quanto di
base è 600 nit ma si può aumentare fino a 1.000, in questo modo utilizzando il
telefono all’aperto, magari sotto il sole diretto, lo schermo resta
perfettamente leggibile. Non è un dettaglio banale perché molti smartphone
soffrono proprio in queste condizioni. Qui invece il pannello riesce a mantenere
colori vivi e un contrasto molto marcato, rendendo piacevole anche la visione di
video o fotografie durante una giornata luminosa. Guardando filmati su
piattaforme di streaming o video su YouTube si apprezza molto la qualità del
pannello AMOLED. I neri sono profondi, i colori risultano intensi ma senza
diventare artificiali e l’ampia diagonale del display rende tutto più immersivo.
UNA BATTERIA ENORME CHE CAMBIA L’ESPERIENZA QUOTIDIANA
Se c’è un elemento che davvero distingue questo smartphone da molti concorrenti
è la batteria. Il realme 16 Pro+ 5G integra una batteria dalla capacità di 7000
mAh, un valore decisamente superiore alla media degli smartphone in
circolazione. Questo si traduce in un vantaggio molto concreto nella vita
quotidiana. Come già detto, durante la prova lo smartphone ha affrontato
giornate piuttosto intense senza mostrare segni di cedimento e riuscendo
tranquillamente ad arrivare a sera con una percentuale ancora piuttosto elevata.
Nei giorni di utilizzo più moderato è possibile avvicinarsi anche ai due giorni
di autonomia, un risultato che oggi non è affatto scontato. Questa
caratteristica cambia davvero il modo di usare lo smartphone, più che altro
perché non si è schiavi del controllo continuo della percentuale di batteria e
non si sente la necessità di portare sempre con sé un power bank. Quando arriva
il momento di ricaricare entra in gioco la ricarica ultra rapida da 80 W, che
consente di recuperare una buona quantità di autonomia in tempi piuttosto brevi.
Bastano pochi minuti collegati alla presa per ottenere diverse ore di utilizzo,
un aspetto molto comodo quando si ha poco tempo a disposizione.
PRESTAZIONI VELOCI E SEMPRE FLUIDE
Il realme 16 Pro+ 5G utilizza un processore Qualcomm Snapdragon della serie 7,
un chipset progettato per offrire buone prestazioni senza compromettere troppo i
consumi energetici. Nell’uso quotidiano questa scelta si dimostra molto sensata
perché il telefono riesce a mantenere un equilibrio convincente tra velocità e
autonomia. Durante i giorni di prova il sistema operativo si è dimostrato sempre
fluido, le applicazioni si aprono rapidamente, il passaggio da un’app all’altra
avviene senza rallentamenti e anche con molte applicazioni aperte in background
il telefono continua a comportarsi in modo reattivo. Insomma, niente di cui
possiamo lamentarci. Anche i giochi più diffusi e pesanti funzionano senza
particolari problemi e con una buona stabilità. La combinazione tra processore,
memoria RAM e sistema di raffreddamento interno consente al dispositivo di
mantenere prestazioni costanti anche dopo sessioni di utilizzo piuttosto lunghe
e intense. Questa sensazione di fluidità continua è uno degli aspetti più
apprezzabili del telefono, in quanto non ci sono momenti in cui il sistema
sembra rallentare improvvisamente e l’esperienza generale resta sempre
piacevole. Le versioni disponibili sono in tutto due, una con 8 GB di RAM e 256
GB di archiviazione e una da 12 GB di RAM con 512 GB di spazio di archiviazione.
UNA FOTOCAMERA DA 200 MEGAPIXEL CHE PUNTA SUI RITRATTI
La parte fotografica è uno degli elementi su cui realme ha investito
maggiormente in questo smartphone. Il sensore principale da 200 megapixel
rappresenta il cuore del sistema fotografico e permette di catturare immagini
molto ricche di dettagli. Durante la prova la fotocamera si è dimostrata
particolarmente efficace nei ritratti, infatti il telefono riesce a separare
bene il soggetto dallo sfondo e a creare un effetto sfocato abbastanza naturale,
evitando quell’aspetto artificiale che spesso caratterizza gli smartphone di
fascia media. Anche la resa dei colori appare equilibrata, con tonalità che
restano realistiche senza diventare troppo sature. Il sistema fotografico
include anche altre ottiche che ampliano le possibilità creative. Lo zoom ottico
consente di avvicinare il soggetto senza perdere troppa qualità, mentre la
modalità ultra-grandangolare permette di catturare paesaggi o scene più ampie.
Durante alcuni scatti serali la fotocamera ha mostrato una buona capacità di
gestire la luce artificiale, riducendo il rumore e mantenendo una discreta
quantità di dettagli. Naturalmente gran parte del lavoro viene svolto dal
software e dagli algoritmi di elaborazione delle immagini, dove l’intelligenza
artificiale interviene per migliorare esposizione, contrasto e bilanciamento del
colore, e nella maggior parte dei casi il risultato finale appare convincente.
In tutto il comparto fotografico è composto da tre sensori. Una lente
ultra-grandangolare da 8 MP f/2.2, FOV 115,5° e lente 5P, un sensore
grandangolare da 200 MP, f/1.8, FOV 84 e un teleobiettivo da 50 MP per quanto
riguardo la parte posteriore.
SELFIE E VIDEO PENSATI PER I SOCIAL
Anche la fotocamera frontale è stata progettata con una certa attenzione. Il
sensore da 50 MP permette di ottenere selfie molto dettagliati e si presta bene
anche alle videochiamate o alla registrazione di clip per i social network.
Durante la prova possiamo tranquillamente affermare la qualità delle immagini
frontali è risultata più che soddisfacente, con i dettagli del viso che restano
nitidi e il sistema di gestione della luce riesce a mantenere un buon equilibrio
anche quando l’illuminazione non è perfetta. Il telefono offre anche alcune
funzioni di editing automatico basate sull’intelligenza artificiale. Tra queste
ci sono strumenti che aiutano a creare clip video brevi partendo da diverse
registrazioni, oppure filtri intelligenti che migliorano automaticamente
l’aspetto delle immagini.
GIUDIZIO FINALE
Dopo aver utilizzato il realme 16 Pro+ 5G per alcuni giorni l’impressione
generale è molto positiva. Il telefono riesce a offrire un mix convincente di
autonomia, prestazioni e qualità fotografica senza chiedere il prezzo di un top
di gamma. La batteria enorme rappresenta probabilmente il punto di forza più
evidente, ma anche il display luminoso, le prestazioni sempre fluide e la
fotocamera da 200 megapixel contribuiscono a rendere questo smartphone una
proposta molto interessante nella fascia medio-alta del mercato.
Non è uno smartphone che cerca di impressionare con effetti speciali o
caratteristiche inutili. Piuttosto è un dispositivo progettato per funzionare
bene nella vita di tutti i giorni, ed è proprio questa concretezza che alla fine
lo rende così convincente. Per chi cerca un telefono affidabile, con grande
autonomia e una buona fotocamera, il realme 16 Pro+ 5G merita sicuramente di
essere preso in considerazione.
Per la versione con 8GB di RAM e 256GB di memoria il prezzo di listino è di
529,99€, ma fino al 31 marzo sarà disponibile in offerta su Amazon a 479,99€ in
un bundle che include caricabatteria da 80W e le cuffie Bud Clips. Per la
variante 12+512GB il prezzo di listino sale a 599,99€, vedendo disponibile fino
al 31 marzo un cashback di 70€.
In contemporanea è stato lanciato anche il realme 16 Pro – che equipaggia un
chip MediaTek Dimensity 7300 – vedendo il prezzo di listino a partire dai
429,99€ (in offera fino al 31 marzo a 399,99€) del modello 8+256GB per arrivare
ai 479,99€della versione con 8GB di RAM e 512GB di memoria. Quest’ultima sarà in
offerta su Amazon a 429,99€ fino al 31 marzo in bundle con il caricabatteria da
45W, mentre se acquistato dagli altri rivenditori sarà possibile usufruire di un
cashback di 50€.
L'articolo Realme 16 pro+ 5G: uno smartphone sorprendente che punta su
autonomia, fotocamera e prestazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Smartphone
di Alessandro Tolomelli *
Parlare del divieto ai social per i minori di sedici anni, come quello
annunciato dal governo Sánchez in Spagna, e discutere in generale di misure
simili che molte nazioni stanno valutando, non è semplice per chi si occupa di
educazione. Da un lato, è legittimo e perfino doveroso che la società degli
adulti ponga limiti ai cittadini in età di sviluppo: fa parte della
responsabilità collettiva definire dei perimetri al libero arbitrio e alla
scelta, quando queste cornici proteggono il benessere e lo sviluppo. Dall’altro
lato, chi fa educazione non ha tra le sue prerogative quella di legittimare o
contrastare direttamente i divieti: facciamo un altro mestiere, giochiamo su un
altro campo.
Il compito dell’educatore è immaginare spazi relazionali possibili con i
ragazzi, aiutarli a trovare una direzione nel mondo e sostenerli nello sviluppo
di una lettura critica della realtà. Questo, però, deve avvenire fuori da una
logica paternalistica di controllo o imposizione. Per qualsiasi soggetto — e a
maggior ragione per un adolescente — un divieto imposto dall’alto ottiene spesso
l’effetto opposto: ciò che è vietato diventa automaticamente interessante. La
trasgressione, la ricerca del limite e la curiosità vengono stimolate dal
semplice fatto di aver interdetto l’accesso. Il comico Paolo Rossi diceva,
paradossalmente, che il modo migliore per invitare i giovani alla lettura
sarebbe vietare l’ingresso alle biblioteche: l’appeal si moltiplicherebbe. Il
rischio per il divieto ai social sotto i 16 anni è di produrre un effetto
simile: alimentare fascino e ricerca di aggiramento.
Al di là di questo paradosso, bisogna chiedersi: perché vietiamo i social? Qual
è il pericolo? Luciano Floridi parla di realtà “onlife”: la compenetrazione tra
vita materiale e presenze online che agiscono come estensioni identitarie. Non
siamo davanti a un territorio estraneo: è parte del mondo in cui i ragazzi
vivono, scambiano informazioni, si rappresentano e apprendono. Vietare l’accesso
significa negare l’esistenza di uno spazio vitale che richiede alfabetizzazione,
non rimozione.
Il problema non è la dimensione digitale in sé, ma le logiche che governano le
piattaforme: relazioni spesso violente o persecutorie, dinamiche di
amplificazione emotiva, strumenti di engagement basati su gratificazioni
dopaminiche immediate, e un impianto commerciale che monetizza l’attenzione. Non
esiste, al momento, un social progettato con scopo educativo; il dominus è il
mercato, che massimizza il tempo di permanenza e l’intensità degli stimoli, non
la qualità delle relazioni.
Vietare i social ai minori di 16 anni finisce per comunicare che la società
adulta non è in grado di regolamentare uno spazio vitale fondamentale e che,
d’altro canto, non esistono più tanti altri spazi vitali materiali, in presenza,
fruibili dagli adolescenti fuori dal controllo ossessivo degli adulti. Per
salvaguardare le nuove generazioni, si sceglie la scorciatoia dell’interdizione,
sottraendo un diritto di accesso e rinunciando a un’educazione alle relazioni
digitali.
C’è poi un secondo rischio: se il divieto non viene fatto rispettare, diventa un
boomerang. Non solo accresce la fascinazione, ma sancisce l’impotenza della
regola e di chi la enuncia. È ciò che vediamo con il fumo: la legge vieta la
vendita ai minori, eppure gli adolescenti fumano. La norma, legittima sul piano
giuridico, non basta sul piano educativo. Si rischia così di attivare una forma
di ipocrisia che mina l’autorevolezza degli adulti: si proibisce ciò che non si
è stati capaci di riformare; non si può impedire l’accesso a ciò a cui si è
posto un divieto.
Si tratta quindi di accompagnare i ragazzi a elaborare un rapporto “adulto” con
le tecnologie. Come accade nelle dipendenze patologiche, occorre cercare di
porre un filtro tra l’utilizzo e la fruizione di un determinato strumento o
ambiente e la propria capacità di rimanere autonomi e, soprattutto, di applicare
il senso critico rispetto all’uso e al rischio di abuso di questo strumento o
questa sostanza.
Il divieto può essere legittimo sul piano legislativo, ma non deve illudere gli
adulti di aver risolto il problema. Né deve diventare un alibi per non mettersi
in gioco nella relazione con i ragazzi. Serve interrogarsi sul senso, sullo
scopo e sulle dinamiche neurobiologiche ed economiche dei social che i giovani
frequentano. Educare non è sorvegliare, né vietare; è rendere capaci di stare
nel mondo — anche quello onlife — con padronanza, autonomia e responsabilità.
In definitiva, ciò che chiediamo alla società non è solo “meno accesso”, ma “più
qualità”: piattaforme più sicure, regole più eque, educazione più profonda. Se
rinunciamo a educare perché il territorio è complesso, perdiamo la nostra stessa
funzione adulta. Se invece accettiamo la sfida, il divieto diventa — al massimo
— un margine, un riferimento, mentre la vera protezione nasce dall’intelligenza
collettiva che insegna a vivere, insieme, dentro i limiti e oltre gli algoritmi.
* Professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Dell’Educazione Alma
Mater (BO)
L'articolo Il divieto dei social non illuda gli adulti: non risolve il problema
e può diventare un boomerang proviene da Il Fatto Quotidiano.
La scorsa settimana Oppo ha lanciato sul mercato la nuova generazione della sua
gamma di smartphone di fascia media Reno, e da circa una settimana stiamo
provando il modello di punta, il nuovo Oppo Reno 15 Pro 5G.
Per il Reno 15 Pro commercializzato in Italia l’azienda cinese ha scelto un
form-factor “mini”: lo smartphone misura poco più di 15cm in altezza e poco più
di 7cm in larghezza, dimensioni che risultano simili ai modelli del 2017 ma,
grazie ad una riduzione al minimo delle cornici, vede sul frontale uno schermo
da 6,3″ rispetto ai 5,5-5,8″ dell’epoca, puntando a quel pubblico che cerca uno
smartphone più compatto rispetto a quanto mediamente offerto dal mercao Android
oggi.
Sul retro il design ricorda quello della precedente generazione, con qualche
piccolo cambiamento nella disposizione degli elmenti nel gruppo fotografico e
nuove colorazioni come l’Aurora Blue del dispositivo che abbiamo provato, che
vede un pattern sul retro realizzato per offrire effetti di rifrazione che
richiamano appunto l’aurora a seconda di come si inclina il telefono.
Il retro dell’Oppo Reno15 Pro
Tornando sul display, è sicuramente uno dei punti forti dello smartphone: il
pannello OLED offre una buona qualità dei colori in tutti i contesti d’uso –
incluso il gaming – non affaticando gli occhi nemmeno dopo sessioni lunghe di
utilizzo; la fluidità delle immagini durante la prova ci è sembrata sempre
ottima.
Al centro del nuovo Reno15 Pro è stato posto il Mediatek Dimensity 8450, un
System on Chip dotato di CPU octa-core (3,25GHz la frequenza massima del core
più performante) ed una GPU Mali-G720 MP7, affiancato da 12GB di RAM.
Nell’utilizzo più tradizionale, lo smartphone risulta sempre fluido senza
mostrare alcun tentennamento o incertezza, sul gaming il chip di Mediatek riesce
ad offrire prestazioni adeguate per giocare a 60FPS con dettagli alti /
medio-alti su giochi graficamente più complessi, per raggiungere i 120fps può
essere necessario diminuire le impostazioni grafiche; per dare un esempio, su
Call of Duty Mobile a settaggi massimi è possibile mantenere un framerate che
oscilla fra i 58 ed i 62fps, mentre scendendo a medi è possibile rimanere tra i
119 ed i 122.
Sul versante fotografico la nostra prova rispetto al solito è stata purtroppo un
po’ limitata dalle condizioni meteo non ideali, ma partiamo con quello che è
sicuramente un punto forte del nuovo Reno 15 Pro: la fotocamera anteriore monta
un sensore da 50MP di buona qualità (il Samsung JN5) accoppiato ad una lente
ultra wide, cosa che consente al dispositivo di poter essere utilizzato per
effettuare selfie e riprese frontali con un angolo di visione superiore, cosa
vantaggiosa ad esempio per i selfie di gruppo; gli scatti e le riprese offrono
una buona qualità dei dettagli e dei colori sia in posizione ultra wide (0,6X)
sia stringendo la visuale ad un tradizionale “1x”.
Il sistema di fotocamere posteriori vede la camera principale utilizzare
l’ottimo sensore ISOCELL HP5 da 200MP, sensore che abbiamo già avuto modo di
vedere all’opera sui flagship usciti a fine 2025, solitamente impiegato nelle
camere tele insieme ad obiettivi periscopici; gli scatti che abbiamo efettuato
offrono una buona qualità sia di colori che di dettagli, restituendo un buon
grado di fedeltà e naturalezza nell’immagine finale, il tutto senza mostrare
particolari disturbi o aberrazioni. Anche le riprese video risultano abbastanza
fluide, potendo contare anche su riprese in 4K a 60fps.
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FOTO SCATTATA CON OPPO RENO15 PRO
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FOTO SCATTATA CON OPPO RENO15 PRO
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FOTO SCATTATA CON OPPO RENO15 PRO
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FOTO SCATTATA CON OPPO RENO15 PRO
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FOTO SCATTATA CON OPPO RENO15 PRO
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FOTO SCATTATA CON OPPO RENO15 PRO (CAMERA TELEPHOTO)
Il nuovo Oppo Reno15 Pro arriva con a bordo ColorOS16, la personalizzazione di
Android 16 del produttore cinese che continua a restituire di generazione in
generazione sempre un’ottima esperienza utente, fluida, e senza mai sembrare
pesante. Come ormai da uno-due anni a questa parte, il software di bordo integra
vari componeti supportati da AI, che – per chi fosse interessato – permettono di
ottimizzare le interazioni con il telefono e potenzialmente migliroare la
propria esperienza d’uso; immancabile ovviamente il pacchetto di strument AI di
Google, che non include il solo assistente Gemini ma anche le varie soluzioni
integrate nei software fotografici per operare in post produzione sugli scatti
fotografici. Unica nota negativa sul versante software è una – a nostro parere –
eccessiva presenza di software preinstallati, soprattutto giochi, che stonano un
po’ con quell’aspetto di eleganza data dal piccolo smartphone di Oppo.
Per essere uno smartphone compatto, il Reno15 Pro 5G offre una batteria molto
capiente da 6.200mAh con cui, grazie anche all’ottimo lavoro combinato tra
Dimensiti 8450 e ColorOS, è possibile andare ben oltre la giornata d’utilizzo su
una singola ricarica. Quando il telefono si scarica la ricarica rapida SuperVOOC
da 80W, a patto di avere un caricatore compatibile, permette di riportare lo
smartphone al 100% in meno di un’ora.
L’OPPO Reno15 Pro 5G è un dispositivo molto interessante, soprattutto se siete
alla ricerca di un dispositivo compatto ma con buone performance, è indubbio che
la manegevolezza è sicuramente uno dei suoi punti di forza, insieme alla
batteria. Il vero neo, a nostro parere, è un po il prezzo: i 799,99€ richiesti
per il Reno15 Pro lo avvicinano pericolosamente alla stessa fascia di prezzo in
cui sono presenti smartphone con caratteristiche molto simili ai flagship, così
come flagship di generazioni precedenti che potrebbero offrire nel complesso –
dimensioni a parte – prestazioni superiori.
L'articolo Oppo Reno15 Pro 5G: alla prova lo smartphone compatto con fotocamera
principale da 200MP proviene da Il Fatto Quotidiano.
Negli ultimi anni il dibattito sull’impatto di smartphone e social media sulla
salute degli adolescenti è stato caratterizzato da risultati frammentari e
spesso contraddittori. Questo quadro è cambiato in modo significativo nella
seconda metà del 2025, quando una serie di studi su larga scala ha iniziato a
fornire dati convergenti sugli effetti dell’uso precoce e intensivo degli
schermi sullo sviluppo fisico e mentale dei giovani. Alla luce di queste
evidenze, alcuni governi hanno iniziato ad adottare misure restrittive
sull’accesso dei minori ai social network. L’Australia è diventata il primo
Paese al mondo a vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni (anche se
la norma si aggira molto facilmente, ndr), imponendo alle piattaforme digitali
l’obbligo di bloccare l’accesso a partire dal 10 dicembre 2025. Sulla stessa
linea si muove ora la Francia.
GLI STUDI
Sono tanti, una vera marea, gli studi sul tema. Uno dei contributi più rilevanti
– come riporta in un lungo articolo il Washington Post – è stato fornito da Ran
Barzilay, professore di Psichiatria e psichiatra infantile e adolescenziale
presso il Children’s Hospital of Philadelphia e ricercatore dell’Università
della Pennsylvania. In uno studio pubblicato online il 1 dicembre sulla rivista
Pediatrics, Barzilay e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di oltre 10.500
bambini statunitensi, valutando l’associazione tra l’età di accesso al primo
smartphone e gli esiti di salute. I risultati indicano che i bambini che hanno
ricevuto uno smartphone a 12 anni, rispetto a quelli che lo hanno ricevuto a 13
anni, presentavano un rischio superiore di oltre il 60% di disturbi del sonno e
un rischio maggiore di oltre il 40% di obesità. Secondo gli autori, anche una
differenza di un solo anno nell’esposizione precoce può essere associata a
effetti misurabili sul benessere.
Questi dati si inseriscono nel più ampio filone di ricerche basate sullo studio
Adolescent Brain and Cognitive Development (ABCD), finanziato dal National
Institutes of Health, che segue quasi 12.000 bambini nati tra il 2005 e il 2009.
Il progetto consente analisi longitudinali sugli effetti delle tecnologie
digitali sullo sviluppo cognitivo e mentale. Un lavoro pubblicato a giugno su
Jama (Journal of the American Medical Association) ha distinto tra tempo totale
trascorso online e uso compulsivo degli schermi. Lo studio ha mostrato che il
numero complessivo di ore davanti allo schermo non era associato al rischio di
ideazione suicidaria, mentre modelli di utilizzo compulsivo erano associati a un
rischio da due a tre volte superiore di ideazione e comportamenti suicidari
rispetto ai coetanei con un uso stabile e contenuto.
La stessa ricerca ha rilevato differenze in base al tipo di attività digitale:
un uso elevato e crescente dei videogiochi risultava associato a problemi di
salute mentale internalizzanti, come ansia e depressione, mentre un uso intenso
dei social media era più frequentemente collegato a comportamenti
esternalizzanti, tra cui aggressività e violazione delle regole.
Ulteriori analisi pubblicate nel dicembre 2025 hanno approfondito gli effetti
cognitivi. Una research letter su JAMA ha esaminato bambini tra i 9 e i 13 anni,
individuando tre traiettorie di utilizzo dei social media: nullo o minimo, basso
ma in aumento, elevato e in aumento. I bambini appartenenti agli ultimi due
gruppi mostravano prestazioni leggermente inferiori in test di riconoscimento
della lettura, memoria di sequenze di immagini e vocabolario. Sebbene le
differenze fossero contenute, risultavano costanti nel tempo.
L’analisi, pubblicata in preprint su Pediatrics, ha individuato un’associazione
specifica tra uso dei social media e aumento dei sintomi di disattenzione, un
legame non osservato per altre attività digitali come il gaming o la visione di
programmi. Sul piano della salute mentale a lungo termine, i risultati dello
studio di Barzilay sono coerenti con una vasta indagine internazionale
pubblicata nel luglio 2025 sul Journal of Human Development and Capabilities. Lo
studio ha rilevato che ricevere uno smartphone prima dei 13 anni è associato a
peggiori esiti di salute mentale nella giovane età adulta, in particolare tra le
donne, inclusi pensieri suicidari, distacco dalla realtà, difficoltà nella
regolazione emotiva e riduzione dell’autostima.
LE RISPOSTE DEI GOVERNI: AUSTRALIA E FRANCIA
Ora il governo francese intende vietare l’accesso ai social network ai minori di
15 anni a partire dall’inizio dell’anno scolastico 2026. Lo prevede un progetto
di legge, composto da due articoli, visionato dall’Agence France-Presse e di
prossima presentazione al Parlamento. Il testo stabilisce il divieto di fornire
servizi di social network online ai minori di quindici anni a partire dal 1°
settembre 2026. Nel documento, l’esecutivo giustifica il provvedimento
richiamando “numerosi studi e rapporti” che attestano i rischi legati a un uso
eccessivo degli schermi digitali da parte degli adolescenti, citando in
particolare l’esposizione a contenuti inappropriati, il cyberbullismo e le
alterazioni del sonno.
Il primo articolo del progetto si inserisce nel quadro della legge sulla fiducia
nell’economia digitale (Lcen) e affida all’Arcom, l’Autorità di regolazione
della comunicazione audiovisiva e digitale, il compito di vigilare
sull’applicazione del divieto. Il secondo articolo prevede l’estensione ai licei
del divieto di utilizzo del telefono cellulare, già in vigore dalla scuola
materna alle medie in base a una legge del 2018. Il presidente francese Emmanuel
Macron ha indicato il divieto dei social network ai minori di 15 anni come una
priorità politica e ha annunciato che il progetto di legge sarà discusso in
Parlamento a partire da gennaio. La ministra delegata all’Intelligenza
artificiale e al Digitale, Anne Le Hénanff, ha definito il testo “breve e
compatibile con il diritto europeo”, in particolare con il Digital Services Act
(DSA). Il nuovo progetto si inserisce nel solco di precedenti tentativi
legislativi: una legge promulgata nel luglio 2023, che introduceva una maggiore
età digitale a 15 anni, non era stata applicata a causa di un blocco a livello
europeo. Più recentemente, il Senato francese ha adottato un testo che prevede
l’obbligo di autorizzazione dei genitori per l’iscrizione ai social network dei
minori tra i 13 e i 16 anni.
L’articolo su Jama
Lo studio su Pediatrics
L'articolo Perché l’uso intensivo di social e videogiochi sotto i 13 anni sono
un rischio. Dopo l’Australia anche la Francia verso il divieto proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“L’uso di questo apparecchio può nuocere gravemente alla salute delle bambine e
dei bambini!”. L’Istituto internazionale per il consumo e l’ambiente diffida il
Ministero della Salute ad esporre un avviso su ogni smartphone venduto in Italia
e a informare i cittadini sui rischi derivanti dal loro utilizzo su bambini e
minori. Si chiede di riconoscere ufficialmente telefoni cellulari, smartphone e
tablet come prodotti potenzialmente pericolosi per la salute dei minori e di
vietarne l’uso sotto i 3 anni. “Si sta riproponendo per più versi una situazione
analoga a quella dei rischi per la salute causati dal fumo delle sigarette”
sottolineano gli avvocati Stefano Rossi e Caterina Paone che, nell’atto, citano
diversi studi. E ricordano che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro ha classificato i campi elettromagnetici emessi dai cellulari come
possibili cancerogeni per l’uomo, il Consiglio Superiore di Sanità italiano ha
raccomandato l’applicazione del principio di precauzione, soprattutto per i
bambini mentre, secondo recenti analisi, anche in Italia si registra un aumento
preoccupante di casi di Hikikomori, l’isolamento sociale volontario con cui i
giovani si chiudono in casa rinunciando ai rapporti con il mondo esterno.
Secondo il ministero, però, “al momento non ci sono presupposti per segnalazioni
di pericolosità dei devices digitali”. “Riteniamo che quella del ministero sia
una risposta evasiva e per questo valuteremo come impugnare questa posizione, in
primis davanti alla giustizia amministrativa e, se sarà necessario, a livello
europeo” commenta a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Stefano Rossi.
LE NUOVE RACCOMANDAZIONI DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI PEDIATRIA
E ricorda che, solo il 19 novembre scorso, la Società italiana di Pediatria ha
presentato l’aggiornamento delle raccomandazioni sull’uso del digitale in età
evolutiva. Frutto di una nuova revisione sistematica della letteratura
internazionale, condotta analizzando oltre 6.800 studi, di cui 78 inclusi
nell’analisi finale. La Sip conferma “il divieto di dispositivi sotto i due
anni, limitandone l’utilizzo a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a
meno di due ore dopo i 5 anni, sotto il controllo dell’adulto” e aggiunge “di
evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni”, rinviando
“l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire
conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale”. La Società
italiana di pediatria riporta alcuni risultati degli studi più recenti. Trenta
minuti in più al giorno di uso dei dispositivi digitali possono raddoppiare il
rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni – scrive – oltre 50
minuti al giorno di schermi si associano a un maggior rischio di ipertensione
pediatrica e, già tra i 3 e i 6 anni, a quello di sovrappeso. “Sotto i 13 anni
l’eccesso di schermi è associato a ritardi del linguaggio, calo dell’attenzione
e peggioramento del sonno. Negli adolescenti vediamo crescere ansia, isolamento,
dipendenza dai social e perdita di autostima” ha spiegato Elena Bozzola,
coordinatrice della Commissione Dipendenze Digitali della Sip.
LA DIFFIDA DELL’ISTITUTO INTERNAZIONALE PER IL CONSUMO E L’AMBIENTE
“Chiediamo l’utilizzo di etichettature – spiega l’avvocato Stefano Rossi – come
avviene per le sigarette o anche per alcuni giochi per i quali si informa che
sono vietati ai minori di 3 anni”. Si tratterebbe di “un chiaro avviso di
rischio sanitario, rivolto in particolare ai genitori, che informi sui
potenziali effetti negativi sulla salute psicofisica della persona e sul suo
fisiologico sviluppo cognitivo e comportamentale. Un esempio? “L’uso di questo
dispositivo può causare ritardi nello sviluppo, problemi comportamentali e danni
alla salute psichica dei bambini”. L’istituto cita numerosi studi e ricerche
stando ai quali – si legge nell’atto di diffida – l’uso di smartphone, tablet e
apparecchi digitali da parte delle bambine e dei bambini nei primi tre anni di
vita pregiudica lo sviluppo delle piene potenzialità di apprendimento umano, a
partire dalla capacità cognitiva e relazionale di prestare attenzione. Non solo:
“Compromette lo sviluppo della regolazione emotiva, del linguaggio, della
memoria e delle funzioni esecutive ed è legato a disturbi del sonno, del
linguaggio, dell’interazione sociale, all’aumento dell’impulsività, alla
difficoltà di apprendimento, all’isolamento sociale e a problemi emotivi”. Nella
diffida si citano anche il Regolamento europeo 988 del 2023 e il Codice del
consumo che stabiliscono, rispettivamente, i criteri di valutazione della
sicurezza di un prodotto e le responsabilità del produttore. Un anno fa,
pedagogisti, psicologi e personalità del mondo dello spettacolo si sono uniti in
un appello al Governo Meloni per chiedere una legge che vieti ai minori di 14
anni di possedere uno smartphone personale e l’accesso ai social media prima dei
16 anni. Pochi mesi dopo, un gruppo di 50 esperti ha raccomandato al governo
della Spagna di inserire sugli smartphone etichette contenenti avvertenze sui
presunti danni alla salute mentale causati dall’uso eccessivo dei dispositivi
mobili.
LA REPLICA DEL MINISTERO DELLA SALUTE
Nella sua risposta, dopo aver elencato una serie di iniziative istituzionali,
avviate e in corso “volte a sensibilizzare e informare sulla necessità di un uso
consapevole degli apparecchi digitali da parte dei minori”, il ministero della
Salute si concentra sugli eventuali effetti dei campi elettromagnetici sulla
salute, spiegando di aver consultato il Consiglio Superiore di Sanità. “La
letteratura scientifica ad oggi pubblicata – scrive il ministero – non fornisce
evidenze convincenti di possibili effetti sanitari a lungo termine per
esposizioni ai campi elettromagnetici a radiofrequenza a livelli inferiori ai
limiti per gli effetti accertati, né di conseguenza elementi oggettivi utili a
stabilire valori soglia protettivi o precauzionali”. Ma la questione dei campi
elettromagnetici non esaurisce i problemi sottolineati nella diffida.
IL PARENTAL CONTROL E IL RISCHIO DELLE DISUGUAGLIANZE
E il ruolo del parental control? “Questi strumenti sono certamente molto utili –
commenta l’avvocato Rossi – ma non toccano il tema dei bambini sotto i 3 anni, a
cui deve essere vietato l’utilizzo. Gli effetti che i dispositivi possono avere
su questi bambini, infatti, sono evidenziati da diversi studi ed esistono a
prescindere dal contenuto di ciò che guardano che, semmai, può poi peggiorare la
situazione”. Per i più grandi, invece, il discorso cambia. “Il parental control
può essere certamente uno strumento importante di vigilanza da parte dei
genitori – aggiunge – sul tempo di utilizzo e per impedire l’accesso a un
determinato contenuto, anche se lo smartphone resta uno strumento non neutro,
con effetti a prescindere da ciò che si guarda”. Non solo: “Si tratta di uno
strumento che non viene utilizzato da tutti allo stesso modo. Il rischio è che
mio figlio abbia accesso, per esempio quando va a studiare a casa di un amico, a
ciò che non può vedere con il suo dispositivo”. E questo riporta a un altro
tema: “Senza una capillare informazione da parte delle autorità nasceranno nuove
disuguaglianze conseguenti alla mancata consapevolezza, da parte degli adulti,
dei danni sulle capacità cognitive e relazionali dei bambini”.
L'articolo “Nuoce gravemente alla salute”: un avviso sugli smartphone per
tutelare bambini e adolescenti. La diffida al ministero della Salute proviene da
Il Fatto Quotidiano.
A fine ottobre Vivo ha presentato il suo nuovo flagship, l’X300 Pro, vedendo
proseguire anche su questo nuovo modello la partnership con ZEISS per il
comparto fotografico, e nel corso delle ultime settimane abbiamo avuto modo di
metterlo alla prova.
Sul versante del design, in un panorama di smartphone quasi identici l’X300 Pro
di Vivo si distingue per l’importante modulo fotografico di forma circolare
posto centralmente nella parte superiore della cover posteriore, un tratto che
lo accomuna ai precedenti smartphone di punta dell’azienda cinese, e qualche
scelta cromatica come il Dune Brown della cover – che si presenta come un color
sabbia molto leggero – e per le cornici tendenti al canna di fucile. Se
esteticamente nel complesso il dispositivo si presenta bene, il modulo
fotografico può dare un po’ fastidio quando si impugna lo smartphone in
orizzontale.
Sulla parte frontale, il Vivo X300 Pro integra un ottimo display da 6,78″, con
frequenza adattiva tra 1 e 120Hz, luminosità di picco di 4500nit ed una
copertura al 100% dello spazio colori P3; durante la prova il display si è
sempre comportato in modo egregio in tutte le situazioni d’utilizzo.
Al cuore del nuovo flagship di Vivo è presente il Mediatek Dimensity 9500, SoC
che conferma ulteriormente l’ottimo lavoro svolto dal chip maker taiwanese negli
ultimi anni in questo segmento. Affiancato da 16GB di RAM e 512GB di memoria, il
Dimensity 9500 permette al Vivo X300 Pro di offrire un’esperienza d’utilizzo
fluida e senza alcun tentennamento anche quando spinto al massimo da app e
giochi più demandanti.
Con la famiglia di smartphone X300, Vivo ha portato anche sui dispositivi
destinati al mecato globale OriginOS, la sua personalizzazione di Android
precedentemente disponibile solo sul mercato cinese. Basata su Android16,
OriginOS6 a nostro parere offre un’interfaccia d’utilizzo abbastanza semplice,
con animazioni fluide e soprattutto senza troppe app di terze parti
preinstallate.
Passanto al comparto fotografico, il sistema a bordo del Vivo X300 Pro,
co-ingegnerizzato con ZEISS, è tra i migliori che abbiamo avuto modo di provare,
offrendo scatti di ottimo livello in tutte le condizioni. Se da una parte davamo
quasi per scontato la qualità delle foto ottenute con la camera principale –
dotata di un sensore Sony LYT-828 da 50MP e lenti con apertura f/1.6 – visto già
in passato l’ottimo lavoro di Vivo e ZEISS anche in segmenti inferiori del
mercato, la vera sopresa per noi è arrivata con gli scatti della fotocamera tele
– dotata di un sensore Isocell HPB da 200MP di Samsung, personalizzato per Vivo,
e di lenti periscopiche ZEISS APO – in grado di offrire ottime fotografie sia
con il solo zoom ottico (3.5x) sia sfruttando lo zoom digitale a 10x (qui
troverete gli originali di 3 scatti con camera principale, zoom e zoom
digitale). Sulla calibrazione dei colori e su alcune funzioni del software è
dove emerge “visivamente” il lavoro fatto da ZEISS, come sulla modalità ritratti
dove è possibile – come già nei precedenti flagship di vivo – far simulare allo
smartphone gli effetti tradizionalmente ottenibile con alcune delle più celebri
lenti fotografiche e cinematografiche del colosso tedesco.
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FOTO SCATTATA CON VIVO X300 PRO
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FOTO SCATTATA CON VIVO X300 PRO
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FOTO SCATTATA CON VIVO X300 PRO
Rimanendo in campo fotografico, vivo ha presentato per il suo flagship due kit
di accessori: una cover + cameragrip/powerbank, che permette di impugnare lo
smartphone come una fotocamera, ed un obiettivo zoom esterno targato ZEISS che
permette, in unione con la fotocamera zoom dello smartphone, di ottenere una
lunghezza focale equivalente ad un 200mm.
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FOTO SCATTATA CON VIVO X300 PRO + OBIETTIVO ZEISS
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FOTO SCATTATA CON VIVO X300 PRO + OBIETTIVO ZEISS
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FOTO SCATTATA CON VIVO X300 PRO + OBIETTIVO ZEISS
Abbiamo avuto modo di provare il set completo per alcuni giorni a ridosso della
presentazione dello smartphone, ottenendo degli scatti sicuramente interessanti
per uno smartphone (seconda gallery) ma, a nostro parere, rischia di essere una
coppia di accessori che – nonostante il costo previsto vicino ai 500€ – finirete
per posare in un cassetto ed utilizzare in poche occasioni: la comodità di
scattare fotografie con uno smartphone è quella di non dover portare con se
altro che il telefono stesso, senza dover montare/smontare obiettivi, con
l’aggiunta che il vivo X300 Pro fa già un ottimo lavoro sfruttando lo zoom
digitale. Di contro, se utilizzate lo smartphone per fotografie anche in ambito
professionale l’obiettivo ZEISS potrebbe essere rivelarsi un accessorio molto
utile. ( qui troverete originali di due scatti con l’obiettivo ZEISS ed uno con
fotocamera standard per confronto sulle distanze )
La batteria da 5.440mAh riesce a garantire comodamente l’intera giornata
d’utilizzo, anche sfruttando lo smartphone in modo intensivo sul versante
fotografico. L’X300 Pro offre la ricarica rapida a 90W con il suo caricatore
(non presente nella confezione, ma disponibile in alcuni bundle promozionali),
ma è anche compatibile con Power Delivery, permettendo una ricarica molto rapida
anche con caricatori rapidi standard.
Il Vivo X300 Pro si candida a nostro parere ad essere uno dei migliori
cameraphone di questa generazione, offrendo inoltre un’ottima esperienza
d’utilizzo a tutto tondo ed una sensazione “premium” al tatto. Il prezzo di
lancio, 1.399€, è sicuramente alto anche se abbastanza in linea con quello degli
altri smartphone dello stesso segmento, ma sono già disponibili alcune offerte
sia nelle principali catene di negozi di elettronica, sia online.
L'articolo Vivo X300 Pro: fotocamere da primi della classe e prestazioni al top
per l’ultimo flagship dell’azienda cinese proviene da Il Fatto Quotidiano.
È un’Italia che guarda più al display che al futuro, più all’istinto che alla
fiducia in un progetto comune. Nel mezzo di un mondo agitato, il Paese scivola
in quella che il nuovo Rapporto Censis 2025 (leggi i dati su povertà, debito,
lavoro e sanità) chiama “età selvaggia“, dove la cultura pesa sempre meno e
l’idea stessa di democrazia vacilla.
La spesa per la cultura – Mentre il turismo culturale straniero cresce, la spesa
culturale delle famiglie italiane è crollata del 34,6% in vent’anni, fermandosi
poco sopra i 12 miliardi. Una cifra che vale solo un terzo di quanto il Paese
spende per smartphone, computer e servizi digitali, saliti a quasi 32 miliardi
complessivi. A diminuire sono soprattutto giornali e libri. Aumentano invece i
consumi legati alle esperienze culturali: cinema, musica, teatro, musei e mostre
attirano più pubblico rispetto al passato, pur dentro un quadro di fragilità
strutturale.
L’età selvaggia – Per l’istituto di ricerca socio-economica italiano, un terzo
degli italiani ritiene che le autocrazie interpretino meglio lo spirito dei
tempi. Nel nuovo clima globale, pulsioni profonde, miti identitari, paure e
fanatismi sembrano contare più che la ragione economica. L’età “del ferro e del
fuoco” perché tutto si rimette in discussione. Il 62% ritiene che l’Unione
europea non giochi un ruolo decisivo e il 53% la vede destinata alla
marginalità. Il 74% non riconosce più il modello americano e il 55% pensa che il
progresso appartenga ormai a Cina e India. E quasi quattro italiani su dieci
credono che le dispute globali si risolvano con i conflitti armati.
Partecipazione e politica – Altro segno dei tempi è partecipazione civica, che
si assottiglia. I cortei coinvolgono oggi il 3,3% degli italiani, la metà
rispetto a vent’anni fa, con rare eccezioni. La sfiducia verso la politica è
profonda: per il 72% non si crede più a partiti, leader e Parlamento. Il 63%
considera spento ogni sogno collettivo. Un clima di ripiegamento individuale in
cui l’immaginario politico si svuota e prevale la sensazione di un orizzonte
condiviso ormai irraggiungibile.
Big Tech e influencer – Ma se il mondo digitale avanza, non manca una certa
frustrazione per le sue regole. Otto italiani su dieci ritengono che i giganti
del web debbano essere colpiti sul piano fiscale, segno di un risentimento
crescente verso gli oligarchi digitali. Cambia intanto anche il mondo degli
influencer: il 71,2% non ha mai seguito macro-creators. Cresce invece il peso
dei micro-influencer, scelti dal 23,2% degli utenti per un rapporto più diretto.
La figura del divo digitale appare sbiadita: per il 34,3% la loro influenza è in
calo, mentre solo un quarto li considera ancora protagonisti del presente. A
seguire meno queste figure sono in particolare i giovani, che pare abbiano
iniziato a privilegiare qualità e autenticità.
L'articolo Italia “selvaggia”, per la cultura un terzo di quanto spendiamo in
device. Un italiano su tre preferisce le autocrazie proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Realme ha lanciato la nuova generazione dei suoi smartphone di punta, con il
nuovo GT8 Pro che può vantare hardware di ultima generazione ed un comparto
fotografico che punta alla street photography sviluppato in collaborazione con
RICOH.
Il nuovo Realme GT8 Pro integra il SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5, il chip più
recente ed avanzato di Qualcomm con una CPU octa-core con frequenza massima di
4,6GHz, affiancato in base alla versione acquistata da 12GB di RAM e 256GB di
memoria oppure 16GB di RAM e 512GB di memoria, il tutto alimentato da un’ampia
batteria da 7.000 mAh – con ricarica rapida fino a 120W – che permette più
giorni d’utilizzo con una singola carica.
Sulla parte frontale trova posto un display AMOLED da 6,79″ con frequenza di
aggiornamento massima di 144Hz, risoluzione 2K ed una luminosità di picco di
7.000nit. Sul versante multimediale lo schermo è affiancato da un sistema audio
a doppio altoparlante stereo per rendere l’esperienza d’uso più immersiva. Il
posteriore invece si presenta completamente piatto, ad esclusione del
particolare blocco fotografico: la copertura del “bump” fotografico è
removibile, vedendo la possibilità di personalizzare lo smartphone installandone
una con diversa forma e colore, potendo passare ad esempio da una copertura
circolare ad una quadrata.
Per il comparto fotografico del nuovo GT8 Pro realme ha scelto di collaborare
con Ricoh, integrando il nuovo sistema d’imaging “RICOH GR” che si propone di
portare su smartphone l’esperienza delle iconiche – e omonime – fotocamere
dell’azienda giapponese. Il sistema, co-progettato dalle due aziende, punta ad
operare in tutti gli aspetti, dalle ottiche all’elaborazione delle immagini, per
offrire anche su telefono l’esperienza della street photography per cui è
celebre RICOH, vedendo il software integrare la modalità GR con cinque preset
ispirati agli scatti con la pellicola, tra cui “standard”, “pellicola positiva”,
“pellicola per negativi”, “monotono” e “B&N ad alto contrasto”.
Scatto in modalità GR – B&N alto contrasto
Sul versante hardware il realme GT8 Pro integra una fotocamera principale
“GR-certified” da 50MP con lenti 7P antiriflesso, che promettono di far passare
il 97% della luce, una fotocamera da 50MP con lente ultra-wide per gli scatti
grandangolari ed una fotocamera da 200MP associata ad una lente periscopica per
offrire uno zoom ottico da 3x.
Scatto eseguito con Realme GT8 Pro – modalità standard (originale a 50MP)
Abbiamo iniziato a provare il nuovo smartphone di Realme poco più di una
settimana fa, e le nostre prime impressioni sono più che positive: nonostante un
chip di ultra potente lo smartphone arriva comodamente a garantire quasi due
giornate d’utilizzo senza la necessità di ricarica, gli scatti fotografici sono
di ottimo livello, sia quelli effettuati con la modalità tradizionale (che può
offrire anche foto a 50MP effettivi), sia quelli effettuati con le modalità
“GR”.
Il nuovo realme GT8 Pro sarà disponibile con un prezzo di listino di 999,99€ per
la variante 12+256GB, mentre per la quella 16+512GB il prezzo salirà a
1.199,99€. Come per il GT7 lanciato a maggio, sarà disponibile la “Dream
Edition” targata Aston Martin nel solo taglio di memoria da 16+512GB mantenendo
il medesimo prezzo della versione standard. Per il lancio è disponibile
un’offerta su Amazon.it per la variante base, che vede il nuovo GT8 Pro venduto
a 899,99€, in bundle con il caricabatterie, e tornare un po’ a quell’anima da
flagship killer che ha contraddistinto in passato il brand cinese.
REALME GT 8 PRO SMARTPHONE 12GB+256GB, SISTEMA DELLA FOTOCAMERA RICOH GR,
NITIDEZZA ULTRA DA 200 MP FOTOCAMERA DEL TELEFONO, SNAPDRAGON 8 ELITE GEN 5,
BATTERIA DA 7.000 MAH, BIANCO(CON ADATTATORE)
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L'articolo Realme GT8 Pro: in arrivo il nuovo flagship con batteria da 7.000mAh
e fotocamere targate RICOH GR proviene da Il Fatto Quotidiano.
La settimana del BlackFriday può essere un’occasione per cambiare il proprio
smartphone con un modello più recente e più performante risparmiandoci pure
qualcosina. Di seguito troverete una selezione delle più interessanti offerte
sui telefonini.
Realme è un brand che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso degli ultimi
anni, vedendo l’azienda cinese riuscire a mettere sul mercato veri dispositivi
con prestazioni non distanti da quelle dei top di gamma, ma a prezzi molto più
vantaggiosi. Un perfetto rappresentante di questa filosofia è il Realme GT7
lanciato a fine maggio, dotato di un processore simile a quelli utilizzati da
alcuni top di gamma, fotocamere di fascia alta ed una batteria da 7.000mAh, è
arrivato sul mercato a 799€ ma oggi è disponibile su Amazon.it a 469,99€ ,
offrendo prestazioni da smartphone di fascia premium al prezzo di un mediogamma.
REALME GT7 5G SMARTPHONE,12+256GB,BATTERIA 7000MAH,120W CHARGE,PROCESSORE
DIMENSITY 9400E, FOTOCAMERA IMX906 50MP, AI PLANNER, DISPLAY PRO-ESPORTS DA 6000
NIT 120HZ,IP69,NERO, ESCLUSIVA AMAZON
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Se avete però un budget superiore, potreste farvi tentare dal Realme GT7 Pro ,
il flagship lanciato dal produttore cinese a fine 2024 (ed il cui successore
arriverà nelle prossime settimane), dotato di un chip Snapdragon 8 Elite e
fotocamere da primi della classe, che in occasione del BlackFriday arriva nella
fascia sotto i 600€, più precisamente 595,99€.
Tornando nella fascia tra i 400 ed i 500€, un’interessante proposta è il One
Plus Nord5, smartphone che porta a bordo un chip di fascia alta di metà 2024 (lo
Snapdragon 8s Gen3), unito ad un onesto comparto fotografico che nella versione
con 12GB di RAM e 512GB di memoria è in vendita per il BlackFriday a 429,99€ ;
optando per il taglio più piccolo di Ram e memoria (8+256GB) il prezzo in
offerta scende sotto i 390€ . Se invece siete alla ricerca del vostro primo
pieghevole, il Razr 60 di Motorola, con chip Mediatek Dimensity 7400X e
fotocamere da 50MP è in offerta a 474€
MOTOROLA RAZR 60 CON MOTO AI 8/256 GB, 50MP OIS + 13MP, SELFIE 32MP, DISPLAY
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Andando nella fascia medio-bassa del mercato (al di sotto i 300€) invece il
ventaglio di proposte interessanti si ampliano. Rimanendo in casa Motorola, due
interessanti opzioni sono il Moto Edge 60 a 289,99€ ed il Moto G86 a 229€ .
Alternative altrettanto interessanti il Redmi Note 14 Pro di Xiaomi a 279,99€ ed
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in piena autonomia editoriale, sulla base delle ricerche degli utenti. Dagli
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