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Accuse di stupro, violenze, traffico di droga e l’ombra degli Epstein files: chiesti 7 anni di carcere per Marius Borg Høiby, il figlio della principessa di Norvegia
Un vero e proprio terremoto giudiziario e d’immagine sta per abbattersi in via definitiva sulla famiglia reale norvegese. Al termine di un delicatissimo processo durato sette settimane, la procura di Oslo ha formulato la sua richiesta di pena per Marius Borg Høiby: sette anni e sette mesi di reclusione. Il ventinovenne è il primogenito della principessa ereditaria Mette-Marit (nato dalla sua precedente e breve relazione con l’uomo d’affari Morten Borg) e figliastro del futuro re, il principe Haakon. Pur non essendo formalmente un membro della casa reale, le sue vicende personali — aggravate dalla recente scoperta del suo nome all’interno di centinaia di documenti legati ai controversi “file Epstein” — hanno inferto un colpo durissimo alla credibilità della monarchia scandinava. LA LISTA NERA: DALLO STUPRO AI 3,5 KG DI MARIJUANA L’elenco delle accuse mosse a carico di Høiby è una lunga lista che comprende tra i 38 e i 40 capi d’imputazione. Il quadro tracciato dagli inquirenti, che in linea teorica prevedeva una pena massima complessiva fino a 16 anni, spazia dai reati legati agli stupefacenti (è accusato del trasporto di ben 3,5 chili di marijuana) alle violazioni del codice della strada, fino a reati contro la persona di estrema gravità. Il giovane è infatti chiamato a rispondere di maltrattamenti in famiglia ai danni di un’ex compagna, atti di violenza, minacce di morte e, accusa ben più pesante, dello stupro di quattro donne che, secondo l’impianto accusatorio, si trovavano in condizioni tali da non poter opporre alcuna resistenza. L’ARRESTO DEL 2024 E I VIDEO INCRIMINANTI NELLO SMARTPHONE La miccia che ha fatto esplodere lo scandalo risale all’estate scorsa. Il 4 agosto 2024, la polizia norvegese ha arrestato Høiby con l’iniziale sospetto di aggressione ai danni della fidanzata. Sequestrando telefoni cellulari e computer dell’indagato, le forze dell’ordine hanno però rinvenuto una serie di inequivocabili video e materiali digitali che documentavano ulteriori e reiterati crimini, fornendo alla procura gli elementi per formulare le attuali incriminazioni. GELO IN AULA E LE PAROLE DEL PM Presentatosi in aula con un abbigliamento decisamente informale — jeans e una polo blu a maniche corte — Høiby ha mantenuto un atteggiamento di totale freddezza. Durante la lettura della richiesta di condanna non ha lasciato trasparire alcuna reazione. La sua linea difensiva è netta: ammette alcune responsabilità minori legate a infrazioni e reati minori, ma respinge categoricamente le accuse più gravi, prime fra tutte quelle di violenza sessuale. A smontare questa narrazione ci ha pensato il pubblico ministero Sturla Henriksbø durante l’arringa finale, richiamando l’attenzione della corte sul trauma insuperabile delle vittime: “Lo stupro può lasciare cicatrici indelebili e distruggere vite”, ha scandito il magistrato in aula. “Questo può essere qualcosa che la vittima si porterà dentro per tutta la vita”. I PROSSIMI PASSI DEL TRIBUNALE L’udienza riservata all’accusa si è conclusa, aprendo la strada agli interventi degli avvocati difensori delle presunte vittime. La parola passerà poi alla difesa di Høiby, che avrà a disposizione l’ultima replica nella giornata di domani. Per conoscere il verdetto dei giudici, tuttavia, ci vorrà ancora tempo: secondo la stampa locale, la camera di consiglio sarà lunga e complessa e la sentenza non è attesa prima di diverse settimane, se non addirittura mesi. L'articolo Accuse di stupro, violenze, traffico di droga e l’ombra degli Epstein files: chiesti 7 anni di carcere per Marius Borg Høiby, il figlio della principessa di Norvegia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Né fenomeni, né salmonari: lo Sporting Lisbona ha spiegato anche all’Inter come affrontare il Bodo Glimt
I fenomeni sono tornati salmonari. Un pomeriggio di pioggia a Lisbona ha restituito alla realtà il Bodo Glimt, passato dal 3-0 ottenuto in Norvegia contro lo Sporting nell’andata degli ottavi di Champions allo 0-5 incassato nei tempi supplementari allo stadio Alvalade. È importante citare in questa storia anche gli impianti di gioco: quello del Bodo è in sintetico e si è rivelato in questi anni di vetrina europea un sicuro alleato della squadra guidata dal cinquantasettenne Kjetil Knutsen. Uno che, alla faccia dell’aplomb scandinavo, è sempre agitato in panchina e quando le cose non gli garbano, protesta in modo anche plateale. Lo Sporting ha svelato che il Bodo è una buona squadra, ma non è sicuramente l’Ajax dei bei tempi ai quali è stato accostato. Ha anche spiegato all’Inter come va affrontato un gruppo nel quale la forza è il collettivo e che in trasferta sceglie in modo scientifico di chiudersi e di ripartire in contropiede. Lo Sporting ha avuto pazienza. Ha trovato il primo gol (Gonçalo Inacio) al 34’, ha raddoppiato al 61’ con Gonçalves, ha pareggiato i conti dell’andata con il 3-0 su rigore di Suarez al 78’ e ha timbrato la qualificazione ai quarti con il poker di Maxi Araujo all’inizio dei supplementari, per poi chiudere la pratica in bellezza con Rafa Nel al 121’. Una rimonta epica, che ha riportato lo Sporting all’impresa compiuta 62 anni fa, quando ribaltò il Manchester United nei quarti di Coppa delle Coppe: 1-4 all’Old Trafford, 5-0 al ritorno. Lo Sporting avrebbe poi vinto il trofeo, nella finale replay dopo il 3-3 con il MTK Budapest il 15 maggio 1964. Due giorni dopo, nella ripetizione ad Anversa, 1-0 definitivo dei portoghesi. Ora lo Sporting dovrà vedersela nei quarti con l’Arsenal, dominatore in Premier – nove punti di vantaggio sul Manchester City – e finalista domenica in Coppa di Lega contro l’eterno nemico Guardiola, schiantato a sua volta dal Real Madrid di Vinicius. Comunque vada, per la banda di Rui Borges ritrovarsi tra le prime otto d’Europa è già un risultato da applausi. L’estate scorsa lo Sporting ha venduto il suo bomber, lo svedese Gyokeres, proprio all’Arsenal per 65 milioni di euro, più bonus. Un affare dal punto di vista economico, ma una rinuncia sportiva non facile considerato che in 102 partite il ragazzone di Stoccolma aveva firmato 97 gol. L’inserimento nella nuova realtà e in un campionato come la Premier non è stato semplice per Gyokeres, ma dopo le difficoltà iniziali, si è sbloccato ed è a quota 16 reti in 41 presenze. La stampa portoghese, naturalmente, celebra lo Sporting. “Brutale”, il titolo di Record, che riporta in prima pagina anche lo sfogo dell’allenatore Rui Borges: “Esigo rispetto”. A Bola parla invece di “serata perfetta” e dà voce alla rivincita personale di Borges: “Continuano a dire che l’allenatore è debole e non ha la capacità di guidare lo Sporting”. Il rovescio della serata è il crollo di un Bodo, che dopo aver guadagnato consensi in tutta Europa con un sorprendente cammino in Champions, è stato ridimensionato dalla batosta dell’Alvalade. Sono tornati d’attualità due questioni sulle quali si era dibattuto in occasione degli exploit della squadra norvegese, compreso quello contro l’Inter: il vantaggio del fondo in sintetico dello stadio di casa. Troppa differenza tra il Bodo versione interna e quello che gioca all’estero. Anche in Norvegia, Verdens Gang, uno dei quotidiani più letti, definisce “brutale” l’eliminazione. Il Dagbladet mette invece in evidenza la delusione di Knutsen: “Pazzesco, mi sanguina il cuore”. In Norvegia, al netto del contratto prolungato fino al 2029, c’è il timore che l’allenatore possa considerare il crollo dell’Alvalade la chiusura di un ciclo e accettare eventuali offerte straniere, su tutte quelle della Premier, in grado di decuplicare lo stipendio percepito dal Bodo. La fine dell’avventura in Champions mette i “salmonari” di fronte a un bivio: rilanciare la sfida o nuovo progetto? Il campionato, l’Eliteserien, è appena iniziato, il 14 marzo. Il Bodo deve ancora giocare la prima partita. Il futuro è già oggi, con la certezza che la batosta di Lisbona è destinata a lasciare il segno: nel bene e nel male. Né fenomeni, né salmonari: forse è questa la verità sul Bodo. L'articolo Né fenomeni, né salmonari: lo Sporting Lisbona ha spiegato anche all’Inter come affrontare il Bodo Glimt proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Re Harald V di Norvegia ricoverato in ospedale a Tenerife per un’infezione: “Stato diffuso di disidratazione”. Ecco come sta il monarca più anziano d’Europa
ll re Harald V di Norvegia è ricoverato da ieri in un ospedale di Tenerife per un’infezione e per uno stato diffuso di disidratazione. Lo ha reso noto la Casa Reale norvegese in un comunicato, precisando che l’89enne sovrano, in vacanza nell’isola delle Canarie con la regina Sonja di Norvegia, è in buone condizioni. Nella nota si informa che il medico personale del re raggiungerà oggi Tenerife per coordinarsi con il servizio sanitario locale. Harald V è il monarca più anziano d’Europa e guida il Paese dal 1991. Negli ultimi anni ha affrontato diversi problemi di salute: nel febbraio 2024 gli è stato impiantato un pacemaker permanente, dopo un precedente ricovero per infezione respiratoria. In passato ha superato due interventi per tumore, nel 2003 e nel 2005, ed è stato operato al ginocchio nel 2021, oltre alla sostituzione di una valvola cardiaca nel 2020. Nel gennaio 2024, dopo l’abdicazione della regina Margherita II di Danimarca, aveva ribadito che resterà sul trono fino alla fine del suo mandato, ricordando il giuramento prestato al Parlamento “per tutta la vita”. L'articolo Re Harald V di Norvegia ricoverato in ospedale a Tenerife per un’infezione: “Stato diffuso di disidratazione”. Ecco come sta il monarca più anziano d’Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Chivu dopo il Bodo: “Ci abbiamo provato, ci è mancata energia”. Ma anche qualità e personalità
“Ci abbiamo provato in tutti i modi, fin dall’inizio, abbiamo affrontato una squadra molto ben organizzata, con un blocco basso sotto la linea della palla. Non fare l’1-0 ha creato a loro anche una comfort zone nel fare determinate cose”. Così ai microfoni di Sky Sport il tecnico dell’Inter Cristian Chivu dopo l’eliminazione dalla Champions League per mano del Bodo Glimt. “Loro nel secondo tempo avevano molte più energie e hanno creato. C’è tanta amarezza, abbiamo cercato di passare il turno ma oggi abbiamo affrontato una squadra con molta più energia che ha fatto con determinazione quella che doveva”, ha ribadito il tecnico nerazzurro. Tutto vero, ma all’Inter non è mancata solo energia. È mancata anche qualità e la doppia sfida contro il Bodo Glimt, ma anche i precedenti contro Liverpool e Atletico Madrid hanno sdoganato un problema ormai noto nell’Inter degli ultimi tempi: questa squadra – in partite del genere e contro avversari di corsa, gamba e d’esperienza – non ha gente che sa risolverla con una giocata. Perché Luis Henrique si limita al compitino, Barella sopravvaluta le sue qualità tecniche, Thuram è il lontano parente di quello ammirato l’anno scorso. “Non ho niente da rimproverare ai ragazzi, hanno cercato in tutti i modi di farcela con quelle che erano le nostre energie e loro nel secondo tempo ne avevano molto di più delle nostre. Abbiamo dato tutto quello che avevamo“. Vero, ma nel primo tempo l’Inter l’aveva anche approcciata bene. Ma negli ultimi 25 metri – eccezion fatta per il solito Dimarco – nessuno si prendeva la responsabilità di un’imbucata, di una giocata a stappare il blocco 5-5 del Bodo Glimt. E chi lo faceva, non era preciso. Ne è venuto fuori un primo tempo in cui l’Inter ha spinto al massimo, ma finito 0-0. Perfetto per i norvegesi. “Hanno meritato di passare il turno, sono venuti qui a fare quello che dovevano fare visto che avevano un vantaggio di 3-1 – ha proseguito Chivu -. In Champions si sa che il livello è alto, se non riesci a trovare concretezza e lucidità nel fare determinate cose trovi avversari che ti puniscono al primo errore che fai”, appunto. Poi ci sono i meriti di una squadra che definirla soltanto di “corsa” e con “fame” è riduttivo. È una squadra che ha mostrato qualità (il secondo gol ne è la dimostrazione) e grande organizzazione. Una squadra con limiti tecnici in difesa, ma che sa quello che deve fare. “La Champions League è questa e bisogna anche dar merito all’avversario e a quello che ha fatto”. Una doppia sfida che alla vigilia sembrava quasi una formalità per i nerazzurri, lo è diventata per i norvegesi, che salvo i primi 25 minuti del match di ritorno, non sono mai andati veramente in affanno. Norvegia batte Italia, di nuovo. E di sicuro i tifosi nordici difficilmente dimenticheranno questa “Settimana da Dio” a Milano: prima il dominio alle Olimpiadi di Milano–Cortina, poi quello di San Siro, ancora una volta nel calcio, a distanza di poco più di tre mesi da quell’1-4 di novembre tra le nazionali. L'articolo Chivu dopo il Bodo: “Ci abbiamo provato, ci è mancata energia”. Ma anche qualità e personalità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dopo la Nazionale ecco il Bodo Glimt: quanto è indigesto il salmone norvegese per il calcio italiano. Inter fuori (con merito) dalla Champions
Tra le controindicazioni del salmone, c’è ora anche quello sotto forma di squadra di calcio: nazionale o club, nel caso specifico il Bodo Glimt che ha eliminato l’Inter nei playoff di Champions, per il football italiano è diventato un alimento profondamente indigesto. Dopo le batoste rimediate dagli azzurri nel girone di qualificazione mondiale contro Haaland e i suoi fratelli, condannandoci ai terzi spareggi di fila – toccare ferro è il minimo -, ecco la pesante stroncatura in Europa. L’Inter, la squadra che sta dominando la Serie A, finalista di Champions la scorsa stagione, è stata eliminata dalla banda di Kjetil Knutsen, allenatore che non è il massimo della simpatia, ma sa fare bene il suo mestiere. Il Bodo ha retto l’urto nerazzurro per 58’ e quando Akanji, con una fesseria colossale, ha regalato il pallone dell’1-0 ai norvegesi, siglato dall’ex milanista Hauge, ha chiuso la pratica dello storico accesso agli ottavi. A ruota, le marcature di Evjen (72’) e Bastoni (76’), ma la sfida è finita con l’erroraccio di Akanji. Il verdetto non fa una grinza: 3-1 all’andata, 1-2 al ritorno. Stavolta non c’è neppure l’alibi del campo in sintetico: il Bodo si è guadagnato il passaggio di turno interpretando bene il match del Meazza e dimostrando che non è più forte solo nel fortino di casa. Linee strette, ripartenze rapide, palleggio il giusto e, quando serve, la capacità di chiudersi. Se poi a una squadra come questa regali due gol all’andata e un altro al ritorno, c’è poco da dire. La crescita del Bodo è stata esponenziale nelle ultime quattro stagioni. Il calcio italiano ha fatto da cavia. La Roma di Mourinho incassò una batosta memorabile il 21 ottobre 2021, nella fase a gironi di Conference League: 6-1. Nacque allora, con il copyright dell’ex laziale Paolo Di Canio, la storia dei “salmonari”. Due settimane dopo, all’Olimpico, tra Roma e Bodo finì 2-2. Le due squadre si ritrovarono di fronte nei quarti: 2-1 per il Bodo il 7 aprile 2022, 4-0 per la Roma sette giorni più tardi. Nella stagione 2024-2025, ancora il Bodo sulla strada di un club italiano, nei quarti di Europa League: la Lazio. All’andata, in Norvegia, dominio assoluto del Bodo e 2-0 finale. Al ritorno, dopo il 3-1 maturato nei tempi supplementari, 3-2 ai rigori per i salmonari, con storica qualificazione alle semifinali di una coppa europea. L’avventura terminò sotto i colpi del Tottenham. Nella prima fase dell’attuale Champions in Norvegia, c’è stato il colpaccio della Juventus, un 3-2 maturato in modo rocambolesco, ma contro l’Inter l’incubo è tornato. Il Bodo è una piccola Norvegia, senza Haaland, ma con un copione eccellente, un gruppo di giocatori di discreta qualità e una condizione fisica straordinaria. Negli ultimi trenta minuti della sfida del Meazza, il Bodo ha corso in leggerezza. L’Inter ha pagato l’assenza di Lautaro, la serata-no di Thuram, l’assenza di un trequartista per dare verticalità al gioco, i limiti del centrocampo. L’uomo dell’ultimo passaggio, ispiratore dei momenti di maggior pericolosità, è Dimarco, un esterno. In Italia può funzionare, ma in Europa non basta. Quando mettiamo il naso fuori casa, vengono a galla i limiti del nostro campionato e, in particolare, di giocatori che all’interno dei nostri confini sono glorificati come campioni. La stroncatura dell’Inter rappresenta la stroncatura del nostro calcio. Fa male, ma bisogna prenderne atto. La nostra squadra migliore si è fermata ai playoff, come un Qarabag qualsiasi. Questi siamo. I salmonari, sentitamente, ringraziano. L'articolo Dopo la Nazionale ecco il Bodo Glimt: quanto è indigesto il salmone norvegese per il calcio italiano. Inter fuori (con merito) dalla Champions proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’allarme della Norvegia: la Russia potrebbe lanciare una offensiva dalla penisola di Kola per proteggere gli armamenti nucleari
“Non escludiamo un’accaparramento di territori da parte della Russia come parte del piano per proteggere le proprie capacità nucleari, che è l’unica cosa che gli è rimasta come minaccia reale verso gli Stati Uniti”. Il generale Eirik Kristoffersen, capo della difesa norvegese, al quotidiano britannico Guardian rivela le preoccupazioni di Oslo per un confine sensibile: quello con la penisola di Kola. Kristoffersen specifica: la Russia non ha obiettivi di conquista in Norvegia come in Ucraina o altri ex territori sovietici; ma è un fatto che gran parte dell’arsenale nucleare russo si trova nella penisola di Kola: sottomarini nucleari, missili terrestri e aerei che sarebbero cruciali se la Russia entrasse in guerra con la Nato. In questo contesto, Kristoffersen sostiene che le forze armate norvegesi si preparano a diversi scenari, tra cui la respinta di un attacco convenzionale o interventi anti sabotaggio e minacce ibride. A fine settembre dell’anno scorso, il premier Jonas Gahr Støre ha denunciato che aerei militari russi avevano violato lo spazio aereo norvegese tre volte, in primavera ed estate, due volte sul mare e uno su territori non abitati. Un SU-24 il 25 si era spinto oltre lo scorso aprile, per quattro minuti, un L410 Turbolet da trasporto, per tre minuti il 25 luglio, e un SU-33 per un minuto il 18 agosto. “Non possiamo stabilire se si tratta di una azione deliberata o di un errore di navigazione – ha dichiarato Gahr Støre – ma qualunque ne sia la causa, rimangono atti inaccettabili e lo abbiamo fatto presente ai russi”. Tornando a Kristoffersen, non è la prima volta che il generale manifesta ai media le sue considerazioni sulla crisi in Europa nata dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio di quattro anni fa. Nel giugno 2024, l’alto ufficiale durante una intervista a Bloomberg, l’ufficiale aveva dichiarato che la finestra di opportunità dell’Alleanza del Nord Atlantico per prepararsi a un possibile scontro con la Russia si era ridotta a due o tre anni. Altro territorio che è sotto osservazione speciale: l’arcipelago delle Svalbard, dove si trova un insediamento russo ed è designato come zona demilitarizzata ai sensi del trattato del 1920; Kristoffersen ha affermato che la Russia “rispetta il trattato” e dunque la Norvegia non prevede di schierare forze armate in quella zona. Per quanto riguarda la situazione in Ucraina, Kristoffersen dice così: “Se la Russia sta imparando qualcosa dalla guerra in Ucraina, credo che sia che non è mai una buona idea occupare un Paese. Se la gente non lo vuole, ti costerà un sacco di soldi e molti sforzi e alla fine perderai. Occupare è spesso facile, ma mantenere l’occupazione è molto, molto difficile”. Il generale norvegese è poi intervenuto sulla disputa che riguarda la Groenlandia da parte degli Stati Uniti, in risposta alle mire di Russia e Cina: “Grazie ai nostri servizi segreti abbiamo una panoramica molto precisa di ciò che sta accadendo nell’Artico e non vediamo nulla di simile in Groenlandia… vediamo attività russe con i loro sottomarini e anche il loro programma subacqueo nella parte tradizionale dell’Artico… ma non si tratta della Groenlandia, si tratta di raggiungere l’Atlantico”. L'articolo L’allarme della Norvegia: la Russia potrebbe lanciare una offensiva dalla penisola di Kola per proteggere gli armamenti nucleari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scandalo Epstein, Starmer perde anche il capo della comunicazione. Si dimette l’ambasciatrice della Norvegia in Giordania
Il caso Epstein continua a flagellare l’entourage di Keir Starmer, sempre più in difficoltà. Tim Allan, direttore della comunicazione del primo ministro britannico, ha rassegnato le dimissioni dopo che ieri aveva lasciato l’incarico di capo dello staff Morgan McSweeney per lo scandalo di Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, riciclato circa un anno fa dallo stesso Starmer come ambasciatore negli Usa e finito sotto accusa anche in un’indagine penale di Scotland Yard per i suoi legami a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano. “Ho deciso di farmi da parte per permettere la costruzione di un nuovo team a Downing Street”, ha dichiarato Allan, che era in carica solo da settembre. Allan, veterano della comunicazione politica, aveva lavorato per Blair tra il 1992 e il 1998, ed è il quarto direttore della comunicazione a dimettersi da quando Starmer è premier. “Il premier sta proseguendo il suo lavoro per portare il cambiamento in tutto il Paese. Questo è stato il tono e il contenuto del suo discorso allo staff questa mattina. Era ottimista, fiducioso e determinato”, ha ribadito un portavoce di Downing Street, chiarendo la posizione di Starmer travolto dalle polemiche per la vicenda Epstein-Mandelson. Alla domanda esplicita se Starmer intenda dimettersi oggi, il portavoce ha risposto “no“. La situazione preoccupa la casa reale al punto che il principe William e la consorte Kate hanno espresso la loro “profonda preoccupazione” per le “continue rivelazioni” emerse dai file sullo scandalo, tornato al centro dell’attenzione dopo la pubblicazione da parte del Dipartimento di Giustizia Usa di un’imponente mole di documenti che sta scuotendo la politica non solo negli Stati Uniti, ma anche in diversi Paesi europei. La nota pubblicata da Kensington Palace è la prima dichiarazione ufficiale del futuro sovrano d’Inghilterra sulla spinosa vicenda per la famiglia reale britannica, nella quale è direttamente coinvolto l’ex principe Andrea, fratello di Re Carlo III. Il terremoto continua a scuotere anche la Norvegia. Domenica sera si è dimessa Mona Juul, l’ambasciatrice in Giordania ed Iraq: “Si tratta di una decisione giusta e necessaria. È stata presa dopo i colloqui con il Ministero degli Affari Esteri questa settimana” ha sottolineato il Ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide. L’Ambasciatrice era già stata sospesa dal suo ruolo in seguito a rivelazioni secondo le quali sia lei che suo marito, il politico e diplomatico Terje Rød-Larsen, hanno avuti stretti rapporti con Epstein, morto in carcere nel 2019. Rød-Larsen ebbe un ruolo centrale negli accordi di Oslo all’inizio degli anni 90 ed successivamente è stato coordinatore Onu dei Territori Occupati. Secondo i documenti, Epstein voleva lasciare in eredità una grossa somma ai figli della coppia, scrivono i media norvegesi che affermano che l’importo fosse di dieci milioni di dollari. “I contatti tra Juul e Epstein, condannato per abusi sessuali, hanno dimostrato una grave mancanza di giudizio. Il caso rende difficile ricostruire la fiducia necessaria per ricoprire il ruolo di ambasciatrice” ha aggiunto il ministro Barth Eide, citato dall’emittente di servizio pubblico norvegese Nrk. Juul si è detta pronta a collaborare con il ministero per fare chiarezza su quanto accaduto, ha riferito il ministro. L'articolo Scandalo Epstein, Starmer perde anche il capo della comunicazione. Si dimette l’ambasciatrice della Norvegia in Giordania proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ha fatto irruzione a casa dell’ex fidanzata e l’ha minacciata con un coltello”: arrestato Marius Borg Hoiby, il figlio della principessa di Norvegia
Tempi duri per le monarchie europee ancora rimaste su un trono. In Norvegia, il figlio della principessa Mette-Marit è stato arrestato per aver nuovamente aggredito la sua accusatrice ed ex fidanzata, mentre si trovava in libertà in attesa del processo che lo vede imputato, tra le altre, per stupro e violenza. Marius Borg Hoibi, primogenito della ex borghese tristemente nota per la grave fibrosi polmonare che l’affligge da tempo, resterà in carcere in attesa del processo che si terrà presumibilmente il prossimo 2 di marzo perchè, secondo la polizia, “ci sarebbe un alto rischio di reiterazione del reato”. Anche il suo passaporto diplomatico è stato revocato, circa un anno fa. L’ultimo atto di questa vicenda nasce lo scorso fine settimana quando il 29enne avrebbe fatto irruzione nella casa della sua ex ragazza minacciandola con un coltello e violando l’ordine restrittivo già emesso nei suoi confronti dalla polizia di Oslo. Era il 2024 quando avvenne l’episodio per il quale Marius Borg Hoibi è in attesa di giudizio. Stando alla denuncia della ex fidanzata, Hoibi avrebbe fatto irruzione nel suo appartamento distruggendo un lampadario e lanciando un coltello rimasto conficcato nel muro. Il figlio della principessa norvegese avrebbe ammesso di aver agito sotto l’effetto di alcol e cocaina. La notizia del suo recente arresto è arrivata subito dopo quella della presenza di e-mail della madre tra i 3 milioni di files del faccendiere americano Jeffrey Epstein. La donna gli avrebbe indirizzato messaggi nei quali avrebbe affermato di sentire la sua mancanza, manifestando un interesse per il suo cervello. Mette-Marit, sabato scorso, aveva affrontato le telecamere della rete Nrk per scusarsi davanti ai suoi sudditi: “Mi pento di aver avuto contatti con Epstein”, aveva ammesso, aggiungendo: “Sono responsabile per non aver verificato meglio il passato di Epstein e per non aver compreso abbastanza in fretta che tipo di persona fosse”. Insieme a lei, nei documenti desecretati in America, sono stati menzionati anche l’ex primo ministro norvegese Thorbjorn Jagland, un ex ministro degli esteri ed una coppia di diplomatici noti per il ruolo avuto nelle negoziazioni dell’accordo di Oslo, del 1993, tra Israele e Palestina. Stando ai media norvegesi, il parlamento oggi avrebbe sospeso Mona Juul, attualmente ambasciatore in Giordania, per fare chiarezza sui suoi rapporti con Epstein che, alla sua morte avvenuta in carcere nel 2019, avrebbe lasciato ai due figli della donna un’eredità di 10 milioni di dollari. “Avrei dovuto essere più cauta” ha dichiarato in una nota colei che è anche inviata alle Nazioni Unite. Il pentimento fa il paio con quello della principessa Mette-Marit che, però, ora deve fare i conti con gli altri scandali legati alla famiglia reale provocati dalle gravi accuse al figlio avuto con il primo marito, conosciuto prima di convolare a nozze con il figlio di re Harald V e della regina Sonja. Martedì, ricorda il Times, quando in un’aula del tribunale di Oslo partirà il dibattimento sul caso di Marius Borg Hoibi, trasmesso in diretta tv, in un’altra aula, ovvero quella del parlamento, i deputati discuteranno la proposta di sostituire re Harald V con un presidente eletto. L’ultimo voto per l’abolizione della monarchia norvegese si era tenuto nel 1968, ma ogni volta sono mancati i voti necessari per accontentare la voglia di repubblica dei sudditi. Il figlio della principessa tecnicamente non è un membro effettivo della famiglia reale, essendo Ingrid Alexandra e Sverre Magnus i principi nati dall’unione di Mette-Marit con l’erede al trono Haakon, ma la sua vicenda giudiziaria bene non fa. Che dire poi delle polemiche legate al matrimonio della figlia primogenita del re, la principessa Martha Louise, unita allo sciamano americano Durek Verret, noto per le sue teorie cospirazioniste. Netflix ha dedicato un documentario alla loro storia che ha spinto l’uomo ad accusare la famiglia reale, della quale la coppia non fa più parte, di “non comprendere il razzismo che ha dovuto subire per il fatto di essere un uomo di colore”. L'articolo “Ha fatto irruzione a casa dell’ex fidanzata e l’ha minacciata con un coltello”: arrestato Marius Borg Hoiby, il figlio della principessa di Norvegia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice: “Niente foto”
Il figlio della futura regina di Norvegia, Marius Borg Hoiby, è stato arrestato con l’accusa di aggressione, minacce e violazione di un ordine restrittivo. Lo ha dichiarato la polizia norvegese. “Il distretto di polizia di Oslo può confermare che Marius Borg Hoiby è stato arrestato domenica sera, sospettato di lesioni personali, minacce con un coltello e violazione di un ordine restrittivo”, ha dichiarato la polizia in un comunicato. Ha aggiunto di aver chiesto che Hoiby fosse tenuto in custodia cautelare per quattro settimane “per rischio di recidiva”. Il 29enne, nato prima che sua madre Mette-Marit Tjessem Hoiby sposasse il principe ereditario norvegese Haakon, viene processato da oggi martedì 3 febbraio al tribunale distrettuale di Oslo con l’accusa di 38 capi d’accusa, tra cui quattro presunti stupri e aggressioni contro ex fidanzate. Hoiby ha ammesso alcuni reati minori, ma nega le accuse più gravi. Diverse ex fidanzate sono ora querelanti nel caso contro di lui, e lui ha l’ordine tassativo di non contattarle. Rischia fino a 16 anni di carcere se il tribunale distrettuale di Oslo lo dichiarasse colpevole. Il processo durerà fino al 19 marzo. Dunque si è aperto a Oslo il processo per violenza sessuale del figlio della principessa Mette-Marit. Marius Borg Hoiby è comparso davanti al tribunale di Oslo con l’accusa di aver violentato quattro donne e aggredito diverse ex fidanzate, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp presente in aula. I pubblici ministeri hanno affermato che potrebbe rischiare fino a 10 anni di carcere se condannato al processo. Il tribunale ha spiegato che alcune parti del procedimento si svolgeranno a porte chiuse. Il team della difesa di Hoiby ha affermato che egli “nega tutte le accuse di abusi sessuali, nonché la maggior parte delle accuse di violenza”. Al processo sono state imposte molte restrizioni, compreso il divieto di scattare foto a Marius Borg Hoiby dentro o fuori dall’aula. È stato inoltre vietata la diffusione di qualsiasi dettaglio che possa identificare le quattro donne che si presume abbia violentato. La famiglia reale non parteciperà ad alcun procedimento nell’aula 250 del tribunale distrettuale di Oslo. Anzi, re Harald V e la regina Sonja si recheranno alle Olimpiadi invernali in Italia, ulteriore prova di quanto il figliastro del principe ereditario Haakon sia isolato. Nel frattempo emergono rivelazioni anche su sua madre, la principessa Mette-Marit, in merito ai suoi rapporti con il finanziere morto in carcere Jeffrey Epstein. Il nome della principessa compare infatti in centinaia delle nuove mail rese note la scorsa settimana dal Dipartimento di Giustizia americano. Mette-Marit ha ammesso di aver mostrato “scarsa capacità di giudizio”. La principessa, che già nel 2019 aveva detto di essersi pentita dei suoi rapporti con il finanziere pedofilo, ha dichiarato di “assumersi la responsabilità di non aver indagato più a fondo sul passato di Epstein e di non aver capito prima che tipo di persona fosse”. Ha quindi aggiunto “mi pento di aver avuto contatti con Epstein. È semplicemente imbarazzante”. L'articolo Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice: “Niente foto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese
Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione. Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga. Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga. Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari. La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina. Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma. Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo. Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite. Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a NRK. L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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