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“Ha fatto irruzione a casa dell’ex fidanzata e l’ha minacciata con un coltello”: arrestato Marius Borg Hoiby, il figlio della principessa di Norvegia
Tempi duri per le monarchie europee ancora rimaste su un trono. In Norvegia, il figlio della principessa Mette-Marit è stato arrestato per aver nuovamente aggredito la sua accusatrice ed ex fidanzata, mentre si trovava in libertà in attesa del processo che lo vede imputato, tra le altre, per stupro e violenza. Marius Borg Hoibi, primogenito della ex borghese tristemente nota per la grave fibrosi polmonare che l’affligge da tempo, resterà in carcere in attesa del processo che si terrà presumibilmente il prossimo 2 di marzo perchè, secondo la polizia, “ci sarebbe un alto rischio di reiterazione del reato”. Anche il suo passaporto diplomatico è stato revocato, circa un anno fa. L’ultimo atto di questa vicenda nasce lo scorso fine settimana quando il 29enne avrebbe fatto irruzione nella casa della sua ex ragazza minacciandola con un coltello e violando l’ordine restrittivo già emesso nei suoi confronti dalla polizia di Oslo. Era il 2024 quando avvenne l’episodio per il quale Marius Borg Hoibi è in attesa di giudizio. Stando alla denuncia della ex fidanzata, Hoibi avrebbe fatto irruzione nel suo appartamento distruggendo un lampadario e lanciando un coltello rimasto conficcato nel muro. Il figlio della principessa norvegese avrebbe ammesso di aver agito sotto l’effetto di alcol e cocaina. La notizia del suo recente arresto è arrivata subito dopo quella della presenza di e-mail della madre tra i 3 milioni di files del faccendiere americano Jeffrey Epstein. La donna gli avrebbe indirizzato messaggi nei quali avrebbe affermato di sentire la sua mancanza, manifestando un interesse per il suo cervello. Mette-Marit, sabato scorso, aveva affrontato le telecamere della rete Nrk per scusarsi davanti ai suoi sudditi: “Mi pento di aver avuto contatti con Epstein”, aveva ammesso, aggiungendo: “Sono responsabile per non aver verificato meglio il passato di Epstein e per non aver compreso abbastanza in fretta che tipo di persona fosse”. Insieme a lei, nei documenti desecretati in America, sono stati menzionati anche l’ex primo ministro norvegese Thorbjorn Jagland, un ex ministro degli esteri ed una coppia di diplomatici noti per il ruolo avuto nelle negoziazioni dell’accordo di Oslo, del 1993, tra Israele e Palestina. Stando ai media norvegesi, il parlamento oggi avrebbe sospeso Mona Juul, attualmente ambasciatore in Giordania, per fare chiarezza sui suoi rapporti con Epstein che, alla sua morte avvenuta in carcere nel 2019, avrebbe lasciato ai due figli della donna un’eredità di 10 milioni di dollari. “Avrei dovuto essere più cauta” ha dichiarato in una nota colei che è anche inviata alle Nazioni Unite. Il pentimento fa il paio con quello della principessa Mette-Marit che, però, ora deve fare i conti con gli altri scandali legati alla famiglia reale provocati dalle gravi accuse al figlio avuto con il primo marito, conosciuto prima di convolare a nozze con il figlio di re Harald V e della regina Sonja. Martedì, ricorda il Times, quando in un’aula del tribunale di Oslo partirà il dibattimento sul caso di Marius Borg Hoibi, trasmesso in diretta tv, in un’altra aula, ovvero quella del parlamento, i deputati discuteranno la proposta di sostituire re Harald V con un presidente eletto. L’ultimo voto per l’abolizione della monarchia norvegese si era tenuto nel 1968, ma ogni volta sono mancati i voti necessari per accontentare la voglia di repubblica dei sudditi. Il figlio della principessa tecnicamente non è un membro effettivo della famiglia reale, essendo Ingrid Alexandra e Sverre Magnus i principi nati dall’unione di Mette-Marit con l’erede al trono Haakon, ma la sua vicenda giudiziaria bene non fa. Che dire poi delle polemiche legate al matrimonio della figlia primogenita del re, la principessa Martha Louise, unita allo sciamano americano Durek Verret, noto per le sue teorie cospirazioniste. Netflix ha dedicato un documentario alla loro storia che ha spinto l’uomo ad accusare la famiglia reale, della quale la coppia non fa più parte, di “non comprendere il razzismo che ha dovuto subire per il fatto di essere un uomo di colore”. L'articolo “Ha fatto irruzione a casa dell’ex fidanzata e l’ha minacciata con un coltello”: arrestato Marius Borg Hoiby, il figlio della principessa di Norvegia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice: “Niente foto”
Il figlio della futura regina di Norvegia, Marius Borg Hoiby, è stato arrestato con l’accusa di aggressione, minacce e violazione di un ordine restrittivo. Lo ha dichiarato la polizia norvegese. “Il distretto di polizia di Oslo può confermare che Marius Borg Hoiby è stato arrestato domenica sera, sospettato di lesioni personali, minacce con un coltello e violazione di un ordine restrittivo”, ha dichiarato la polizia in un comunicato. Ha aggiunto di aver chiesto che Hoiby fosse tenuto in custodia cautelare per quattro settimane “per rischio di recidiva”. Il 29enne, nato prima che sua madre Mette-Marit Tjessem Hoiby sposasse il principe ereditario norvegese Haakon, viene processato da oggi martedì 3 febbraio al tribunale distrettuale di Oslo con l’accusa di 38 capi d’accusa, tra cui quattro presunti stupri e aggressioni contro ex fidanzate. Hoiby ha ammesso alcuni reati minori, ma nega le accuse più gravi. Diverse ex fidanzate sono ora querelanti nel caso contro di lui, e lui ha l’ordine tassativo di non contattarle. Rischia fino a 16 anni di carcere se il tribunale distrettuale di Oslo lo dichiarasse colpevole. Il processo durerà fino al 19 marzo. Dunque si è aperto a Oslo il processo per violenza sessuale del figlio della principessa Mette-Marit. Marius Borg Hoiby è comparso davanti al tribunale di Oslo con l’accusa di aver violentato quattro donne e aggredito diverse ex fidanzate, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp presente in aula. I pubblici ministeri hanno affermato che potrebbe rischiare fino a 10 anni di carcere se condannato al processo. Il tribunale ha spiegato che alcune parti del procedimento si svolgeranno a porte chiuse. Il team della difesa di Hoiby ha affermato che egli “nega tutte le accuse di abusi sessuali, nonché la maggior parte delle accuse di violenza”. Al processo sono state imposte molte restrizioni, compreso il divieto di scattare foto a Marius Borg Hoiby dentro o fuori dall’aula. È stato inoltre vietata la diffusione di qualsiasi dettaglio che possa identificare le quattro donne che si presume abbia violentato. La famiglia reale non parteciperà ad alcun procedimento nell’aula 250 del tribunale distrettuale di Oslo. Anzi, re Harald V e la regina Sonja si recheranno alle Olimpiadi invernali in Italia, ulteriore prova di quanto il figliastro del principe ereditario Haakon sia isolato. Nel frattempo emergono rivelazioni anche su sua madre, la principessa Mette-Marit, in merito ai suoi rapporti con il finanziere morto in carcere Jeffrey Epstein. Il nome della principessa compare infatti in centinaia delle nuove mail rese note la scorsa settimana dal Dipartimento di Giustizia americano. Mette-Marit ha ammesso di aver mostrato “scarsa capacità di giudizio”. La principessa, che già nel 2019 aveva detto di essersi pentita dei suoi rapporti con il finanziere pedofilo, ha dichiarato di “assumersi la responsabilità di non aver indagato più a fondo sul passato di Epstein e di non aver capito prima che tipo di persona fosse”. Ha quindi aggiunto “mi pento di aver avuto contatti con Epstein. È semplicemente imbarazzante”. L'articolo Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice: “Niente foto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese
Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione. Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga. Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga. Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari. La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina. Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma. Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo. Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite. Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a NRK. L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Droga
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“Senza il Nobel non mi sento più obbligato alla pace”: la lettera di Trump al premier della Norvegia
“Caro Jonas: considerando che il tuo Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 Guerre IN PIÙ, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla Pace, sebbene questa sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è giusto e giusto per gli Stati Uniti d’America. La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un “diritto di proprietà”? Non ci sono documenti scritti, solo che un’imbarcazione è sbarcata lì centinaia di anni fa, ma anche noi abbiamo avuto imbarcazioni che sono sbarcate lì. Ho fatto più per la NATO di chiunque altro dalla sua fondazione, e ora la Nato dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti. Il mondo non è sicuro se non abbiamo il controllo completo e totale della Groenlandia. Grazie! Presidente DJT”. Ovvero Donald John Trump. Si tratta della lettera che il presidente degli Stati Uniti ha scritto al al primo ministro della Norvegia, Jonas Gahr Støre, rivelata da Sky News. Trump accusa Oslo, dove ha sede il comitato del Nobel, di non avergli consegnato il riconoscimento attribuito a Corina Machado, esponente dell’opposizione venezuelana che a sua volta, nei giorni scorsi, ha deciso poi di darlo proprio al capo della Casa Bianca, nella speranza di un ruolo di primo piano (che pare non arriverà) nella transizione post-Maduro. Visto che il premio non è arrivato, dice Trump a Støre, allora gli Stati Uniti hanno tutte le ragioni per focalizzarsi sul possesso della Groenlandia, il territorio semi-autonomo danese su cui da mesi Trump insiste affinché sia controllata proprio da Washington. Alla lettera ha risposto direttamente il premier norvegese. “La posizione della Norvegia sulla Groenlandia è chiara: la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e la Norvegia sostiene pienamente il Regno di Danimarca su questo tema”, ha dichiarato Støre. “Per quanto riguarda il Nobel – ha aggiunto – ho spiegato chiaramente, anche al presidente Trump, che il premio viene attribuito da un Comitato del Nobel indipendente e non dal governo norvegese”. L'articolo “Senza il Nobel non mi sento più obbligato alla pace”: la lettera di Trump al premier della Norvegia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
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Meloni in conferenza stampa definisce la Groenlandia una ‘opportunità per le aziende italiane’: io userei cautela
Dopo l’attacco degli Usa al Venezuela, si ritorna a parlare di Groenlandia come un possibile nuovo obiettivo. Anche la nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla conferenza stampa di inizio anno ne ha parlato in termini di “opportunità per le aziende italiane”. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? La Groenlandia è un esempio particolarmente interessante di leggende e storie fantasiose, a partire dal fatto che “Green Land” in inglese significa “Terra Verde”. Questo ha convinto qualcuno che veramente fosse tutta verde, ovvero senza ghiaccio, al tempo in cui fu scoperta dal Norvegese Erik il Rosso. Questa storiella viene a volte utilizzata per un fare un po’ di polemica di basso livello a proposito del clima (“è sempre cambiato”); un’argomentazione che va insieme a quella degli elefanti di Annibale, e cose del genere. Ma, allora come oggi, la Groenlandia era un gran crostone di ghiaccio, con solo qualche lembo di terra verde abitabile sulla costa ovest. Già ai suoi tempi, Erik il Rosso conosceva bene la propaganda, e sapeva bene che la gente si fa imbrogliare facilmente. Quanto alle “immense riserve” di questo o quel minerale di cui si vocifera a proposito della Groenlandia, anche qui ci vuole molta cautela. Sembra abbastanza vero che ci siano terre rare estraibili, ma niente di “immenso”. Secondo l’Usgs (il servizio geologico degli Stati Uniti), le riserve in Groenlandia potrebbero essere non più dell’1-2% del totale di risorse accertate di terre rare nel mondo. Quanto poi al petrolio in Groenlandia, nel 2007, l’Usgs aveva parlato di oltre 30 miliardi di barili sulla costa est. Una notevole risorsa se fosse esistita, ma dopo varie trivellazioni non è venuto fuori niente. Ora si parla di risorse molto più limitate sulla costa est, ma anche lì bisognerà vedere se esistono veramente. Insomma, straparlare di immense riserve di questo o quel minerale è quasi sempre una scusa per giustificare l’ennesima avventura militare. Stranamente, però, quando si parla di “immense riserve” a molta gente il cervello va immediatamente in pappa al pomodoro e ci credono senza problemi. Ma così funziona la mente umana. A parte queste storie moderne, siccome siamo a parlare di Groenlandia, pensavo di raccontarvi qualcosa della colonia che i Norvegesi fondarono verso la fine del X secolo d.C. e che sopravvisse circa quattro secoli. E’ una storia affascinante che ho esaminato in un capitolo del mio nuovo libro La Fine della Crescita della Popolazione (in preparazione) e che vi posso riassumere qui. La storia dei Norvegesi in Groenlandia ci illustra molte caratteristiche delle società umane, e in particolare della necessità di risorse per poter sopravvivere. Si legge spesso che la colonia fu spazzata via dalla “Piccola Era Glaciale” del XVIII secolo. Ma questa è un’interpretazione obsoleta. Quando il freddo arrivò nel Nord Europa, i Norvegesi erano spariti dalla Groenlandia almeno da due secoli (l’andamento delle temperature nell’emisfero Nord lo potete leggere, per esempio, in questo articolo). A mio parere, il problema vero era che la colonia norvegese non riuscì mai a rendersi economicamente indipendente. Prosperava esportando beni di lusso: pelli di foca e di avorio di tricheco in Europa, ma doveva importare materie prime che non poteva produrre. Principalmente metalli (e ferro in particolare), come pure legname. Ma con la grande carestia del 1315-1317, e poi la peste nera a partire dal 1346, l’economia europea era crollata. Gli Europei non potevano più permettersi beni di lusso; e inoltre l’avorio cominciava ad arrivare dall’Africa a costi più bassi. Questo ha probabilmente generato un collasso economico della colonia in Groenlandia: senza legno per fare barche e ferro per fare i chiodi che le tenevano insieme, i Norvegesi non potevano più cacciare i trichechi, e se non cacciavano i trichechi non potevano importare legno e ferro. Alla fine dei conti, si devono essere resi conto che non valeva la pena stare in un posto freddo e squallido che gli prometteva soltanto una vita di stenti. E così se ne sono tornati in Europa, perlomeno chi ha potuto; gli altri non sono sopravvissuti. Ci sono altre interpretazioni di questa storia, ma questa mi sembra la più probabile. Fra le tante cose, questa vicenda ci insegna come l’economia dipende dalle risorse e che le cose si possono fare molto difficili quando le risorse devono essere importate. Vi fa venire in mente qualcosa di simile ai nostri giorni? Eh, sì. Anche noi, come in Norvegesi di Groenlandia, dipendiamo dall’importazione di risorse dall’estero – principalmente petrolio e gas. Con la differenza che se le cose si mettono veramente male, non abbiamo una madrepatria dove possiamo tornare. Notate anche che la sparizione dei Norvegesi non ha reso la Groenlandia una terra disabitata. Al loro posto, si sono installati gli Inuit, una popolazione indigena che ha potuto sopravvivere perché si basava solo su risorse rinnovabili locali. In altre parole, la società degli Inuit era sostenibile, quella dei Norvegesi no. Su questo punto, io credo che dovremmo meditare! L'articolo Meloni in conferenza stampa definisce la Groenlandia una ‘opportunità per le aziende italiane’: io userei cautela proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sintetico ghiacciato, sensazione termica fino a -10 gradi e rischio neve: le previsioni meteo di Bodo Glimt-Juve, ma alle 21 si gioca
Cappotti termici, soltanto gli occhi scoperti, mani in tasca e un freddo percepibile soltanto a vedere le immagini. I giocatori della Juventus sono arrivati attrezzati in Norvegia e consapevoli delle temperature glaciali ad attenderli. Emblematico il walk-around sul terreno di gioco dell’Aspmyra Stadion, teatro del match tra Bodo Glimt e Juventus che nonostante l’allerta meteo, rimane programmato alle ore 21. Per ora infatti non è stata presa in considerazione né l’ipotesi del rinvio né quella più logica di uno spostamento orario, soprattutto di fronte al rischio di una nevicata. Il motivo? Il Bodo ha già giocato alle 18:45 a Istanbul contro il Galatasaray a fine ottobre e ci rigiocherà nella settima giornata in casa contro con il Manchester City, prevista a gennaio, quando in teoria dovrebbe esserci ancora più freddo rispetto ad adesso. Le regole Uefa impongono che non si può giocare due volte consecutive “in anticipo”, solo il Kairat fa eccezione per ragioni di fuso orario. Ma le temperature norvegesi in serata non promettono nulla di buono: lunedì infatti all’arrivo della Juve la temperatura era di -6 gradi, percepita -12. Stasera dovrebbe andare leggermente meglio (zero gradi o poco sotto lo zero, anche se la temperatura percepita potrebbe arrivare a -10), ma a differenza dei giorni scorsi è possibile anche che ci siano precipitazioni nevose (o neve mista a pioggia) sia nel pre gara che durante. Previsti miglioramenti invece nel post. Condizioni che renderebbero il campo ai limiti della praticabilità e metterebbero a rischio anche i muscoli dei calciatori: perché c’è l’aggravante che il terreno di gioco dell’Aspmyra Stadion è in erba sintetica. Cambiano ovviamente rimbalzi e velocità, ma il sintetico in generale rende tutto più complicato, come già aveva avvisato nella conferenza stampa pre gara anche Luciano Spalletti: “Il sintetico è una difficoltà reale perché le abitudini e i rimbalzi cambiano. Sicuramente pagheremo qualcosa per questo, ma affronteremo anche questo problema”. A unirsi al coro anche Kjetil Knutsen, tecnico del Bodo/Glimt: “Spero sarà possibile giocare a calcio per tutti e due ma non siamo l’istituto meteorologico”. I PRECEDENTI SOTTO LA NEVE La Juventus è intanto obbligata a ottenere i tre punti per provare a rimanere pienamente in corsa per i playoff di Champions League: i bianconeri hanno raccolto fin qui infatti solo tre punti (tre pareggi e una sconfitta) e affrontano una squadra che ne ha soltanto due. Ma i precedenti europei sotto la neve non fanno ben sperare: tra i più iconici ci sono la sfida contro il Lech Poznan del 2010, in Europa League, con un pareggio che costò l’eliminazione ai bianconeri, ma anche quella del 2013 in Champions League contro il Galatasaray. In quella circostanza il match fu sospeso e ripreso il giorno dopo alle 14, in un campo che era un mix tra neve e fango a causa degli spazzaneve intervenuti. Finì 1-0 con gol di Sneijder che condannò i bianconeri all’Europa League. Adesso le circostanze sono diverse, ma l’importanza del match è simile: una non vittoria complicherebbe e non poco il cammino della Juventus in Europa. DOVE VEDERE IN TV E STREAMING La gara della quinta giornata della Group Phase di Champions League tra Bodo Glimt e Juventus sarà trasmessa in esclusiva da Sky, sui canali Sky Sport Uno (201) e Sky Sport (252), in streaming su Sky GO (app gratuita per gli abbonati disponibile su pc, smartphone e tablet) e su sito e app di NOW. L'articolo Sintetico ghiacciato, sensazione termica fino a -10 gradi e rischio neve: le previsioni meteo di Bodo Glimt-Juve, ma alle 21 si gioca proviene da Il Fatto Quotidiano.
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