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Tesla dice addio alle ammiraglie per fare spazio a umanoidi e robotaxi. Elon Musk: “E’ il momento giusto”
Tesla si prepara a voltare pagina in modo radicale, come riporta il sito specializzato Autonews.com. A partire dal prossimo trimestre, la casa americana interromperà la produzione di Model S e Model X per liberare spazio nello stabilimento di Fremont, in California, dove sorgerà una linea dedicata all’assemblaggio di Optimus, il robot umanoide su cui Elon Musk punta per il futuro dell’azienda. L’annuncio segna la fine di un’era. La Model S, lanciata nel 2012, è stata la prima berlina elettrica di grande serie capace di imporsi per autonomia, prestazioni e design, contribuendo in modo decisivo alla fama globale di Tesla. La Model X, arrivata nel 2015 con le sue scenografiche portiere “falcon wing”, ha portato la tecnologia a elettroni nel segmento dei suv premium. Del resto, i volumi di entrambe sono calati: insieme a Cybertruck, le loro vendite sono scese del 40% nel 2025, fermandosi a poco più di 50.000 unità complessive. Per Musk, però, la scelta è coerente con la nuova identità che vuole dare all’azienda. Tesla non si considera più soltanto un costruttore di auto, ma un protagonista dell’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico. L’obiettivo dichiarato è puntare su veicoli completamente autonomi, servizi di robotaxi e, soprattutto, robot umanoidi. “È il momento di concludere con onore i programmi Model S e X”, ha detto Musk, spiegando che il futuro sarà dominato dall’autonomia. Lo spazio liberato a Fremont servirà a costruire una fabbrica per Optimus con un traguardo ambizioso: arrivare, nel lungo periodo, a un milione di robot l’anno. La produzione su larga scala, però, non dovrebbe partire prima della fine dell’anno. Secondo Musk, in prospettiva questi robot contribuiranno a creare un’economia in cui gran parte della ricchezza sarà generata da macchine autonome. La stessa visione guida lo sviluppo dei robotaxi. Tesla ha avviato un servizio pilota ad Austin e prevede di espanderlo in diverse città statunitensi nei prossimi mesi. Intanto, in Texas sono in fase di installazione le linee per il Cybercab, un veicolo pensato esclusivamente per la guida autonoma e privo di comandi tradizionali. Questa trasformazione arriva in una fase finanziaria complessa. Nel quarto trimestre Tesla ha registrato ricavi in calo del 3% e un utile netto sceso del 61%. Anche le consegne globali di veicoli sono diminuite. Nonostante ciò, l’azienda prevede di aumentare fortemente gli investimenti, inclusi 2 miliardi di dollari nella società di intelligenza artificiale xAI. Tesla non è sola in questa corsa ai robot umanoidi. Anche altri costruttori e aziende tecnologiche stanno esplorando applicazioni industriali per macchine capaci di muoversi e lavorare come esseri umani. Secondo diverse stime, nei prossimi decenni questi sistemi saranno impiegati soprattutto in compiti ripetitivi e strutturati, ma in numeri enormi. Per Musk, è lì che si giocherà la prossima grande rivoluzione industriale. L'articolo Tesla dice addio alle ammiraglie per fare spazio a umanoidi e robotaxi. Elon Musk: “E’ il momento giusto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gli sciami di robot che “sbocciano” come fiori con la luce del Sole. Lo studio su Science Robotics
La robotica è uno dei settori più sorprendenti degli ultimi anni con stupefacenti obiettivi raggiunti dal micro al nano. Ecco che l’ultimo esperimento non è solo eccezionale, ma ha anche qualcosa di poetico. Sono stati costruiti sciami di robot che ‘sbocciano’ come fiori al sole, rispondendo collettivamente alla luce e ombreggiando una stanza illuminata dalla nostra stella. Non solo: l’insieme dei moduli robotici, chiamato Swarm Garden, è in grado di interagire con l’uomo e ai segnali provenienti da un dispositivo indossabile. “Siamo in grado di trasformare l’ambiente in una ‘architettura viva’ – afferma Merihan Alhafnawi della Princeton University nello studio pubblicato sulla rivista Science Robotics. Ad oggi gli esperti di robotica erano riusciti a sviluppare dispositivi in grado di sfruttare l’intelligenza degli sciami, ma non a realizzare sciami di robot in grado di integrarsi negli spazi fisici e con interazioni significative tra uomo e robot. I nuovi robot modulari, chiamati SGbot, sono in grado di formare uno sciame tramite una rete WiFi condivisa. Ogni SGbot è dotato di un sensore di luce posteriore e di un sensore di prossimità anteriore con cui individua e comunica con i robot vicini ed è in grado di ritrarre o estendere un sottile foglio di plastica attraverso un’apertura, provocandone l’effetto ‘fioritura’. I ricercatori hanno quindi disposto 16 SGbot su una finestra dimostrando che potevano regolare l’effetto ‘sbocciamento’ per ombreggiare o illuminare la stanza, a seconda delle diverse condizioni meteorologiche. In un secondo test sono stati disposti 36 SGbot dello Swarm Garden in una mostra pubblica, dove i visitatori potevano interagire con lo sciame modificandone i colori dei Led o i livelli di effetto fioritura. Infine è stato utilizzato un dispositivo indossabile per interagire con lo Swarm Garden in un’esibizione di danza improvvisata: in risposta ai movimenti del braccio i robot cambiavano i colori dei LED inducendo comportamenti dinamici dello sciame in tempo reale. L'articolo Gli sciami di robot che “sbocciano” come fiori con la luce del Sole. Lo studio su Science Robotics proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tesla, Musk frena sul futuro. Robotaxi e umanoidi partono al rallentatore
La rivoluzione promessa da Tesla si farà attendere ancora un po’. Il debutto produttivo del Cybercab (nella foto), il robotaxi completamente autonomo, e di Optimus, il robot umanoide destinato a cambiare il lavoro industriale e domestico, sarà molto più lento del previsto. A dirlo senza giri di parole è Elon Musk, che ha definito la fase iniziale della produzione “agonizingly slow”, agonizzante, prima di un’accelerazione prevista solo più avanti nel tempo. Il Cybercab, veicolo elettrico privo di volante e pedali, rappresenta uno dei progetti più ambiziosi di Tesla. Secondo Musk, la produzione su larga scala non partirà prima del 2026, dopo una lunga fase di messa a punto delle linee industriali e dei processi produttivi. Il problema non è solo tecnologico, ma anche manifatturiero: si tratta di un mezzo radicalmente diverso dalle auto attuali, che richiede componenti inedite e una catena di fornitura completamente nuova. Stesso discorso per Optimus, il robot umanoide che Tesla vede come un futuro pilastro del proprio business. Anche in questo caso, l’avvio della produzione sarà lento e graduale, con i primi esemplari destinati soprattutto all’uso interno nelle fabbriche del gruppo. Solo in una fase successiva si potrà parlare di diffusione su larga scala e di commercializzazione vera e propria. Le dichiarazioni di Musk arrivano in un momento delicato per Tesla. Le vendite di auto elettriche restano il cuore dei ricavi, ma la crescita si è fatta più complessa e la concorrenza, soprattutto cinese, è sempre più aggressiva. Per questo gli investitori guardano con grande attenzione ai progetti di guida autonoma e robotica, considerati fondamentali per sostenere la valutazione futura del gruppo. L'articolo Tesla, Musk frena sul futuro. Robotaxi e umanoidi partono al rallentatore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Robot “con le mani” per la casa, aspirapolvere che salgono le scale, mattoncini Lego sensoriali e tosaerba che tengono alla larga i ladri: le novità più curiose dal Ces 2026 di Las Vegas
A Las Vegas, nei giorni del CES, la tecnologia smette di essere un comunicato stampa e diventa un oggetto che ti passa davanti: un robot che prova a caricare il bucato con mani a cinque dita, un aspirapolvere che non si limita più a “superare soglie” ma tenta le scale, un mattoncino Lego capace di vedere colori e reagire con luci e suoni, e una tv talmente grande da sembrare una parete. Il Consumer Electronics Show 2026, in calendario dal 6 al 9 gennaio, è tornato a funzionare come il suo migliore meccanismo: mettere nello stesso corridoio la promessa e il prototipo, l’idea brillante e il prodotto già in vendita, e far emergere con chiarezza una tendenza dominante. Quest’anno è l’intelligenza artificiale, sempre più “incarnata” in dispositivi che non si limitano a suggerire testi o immagini ma cercano di muoversi, percepire, decidere. La sensazione, girando tra gli stand, è che il CES stia vivendo una fase di transizione: da una parte i “pezzi strani” che attirano lo sguardo – piccoli peluche che si scaldano e reagiscono al tocco, cani metallici che pattugliano i padiglioni, prototipi di maggiordomi automatizzati ancora goffi – dall’altra la corsa concreta a portare sul mercato una robotica domestica e industriale più utile di quanto lo fosse fino a ieri. Anche qui, però, la fiera è spietata: mostra in diretta quanto la distanza tra demo e vita reale sia ancora ampia, soprattutto quando si parla di robot generalisti. È il motivo per cui, accanto ai grandi annunci di umanoidi, si vedono soprattutto “robot specializzati” che fanno una cosa sola, ma meglio. La vetrina più esplicita di questo cambio di passo è stata la robotica “simil-umana” applicata alla casa. LG ha presentato CLOiD come perno di una visione da “zero labor home”, la casa a lavoro ridotto, e lo ha fatto puntando sul dettaglio che finora mancava ai robot domestici: la manipolazione fine. Nel demo, CLOiD usa mani a cinque dita per compiti semplici ma non banali, come caricare un asciugamano in lavatrice; il messaggio è chiaro, anche se l’esecuzione oggi resta lenta. LG lo descrive come un robot capace di coordinare attività domestiche attraverso l’ecosistema di elettrodomestici connessi e l’AI, ma senza ancora indicare una data di commercializzazione. Se il robot “umanoide” in casa divide tra entusiasmo e scetticismo, l’innovazione più immediatamente comprensibile è arrivata da un oggetto che molti hanno già in soggiorno: l’aspirapolvere robot. Roborock ha mostrato Saros Rover, un sistema ibrido con ruote e arti articolati che prova a risolvere un limite storico dell’automazione domestica, cioè le scale. In dimostrazione ha affrontato gradini reali con un movimento quasi “animale”, e l’idea è semplice: se il robot può salire e scendere, l’aspirazione automatica non si ferma più al piano unico o alle soglie basse. È una novità che, per quanto ancora in sviluppo, sposta l’asticella perché trasforma un ostacolo architettonico in un percorso. Sul fronte industriale, il grande nome è tornato a fare notizia con un passaggio simbolico: Atlas, il robot di Boston Dynamics, si è mostrato “fuori dai test blindati” come prodotto che punta al lavoro reale. Hyundai, che controlla Boston Dynamics, lo ha portato al CES 2026 e lo collega a una roadmap precisa: software potenziato dalla collaborazione con Google DeepMind, prime attività in impianti legati alla produzione di veicoli elettrici in Georgia e un obiettivo di dispiegamento su larga scala entro il 2028. È un racconto di maturità: non più solo acrobazie, ma tentativo di inserirsi nella catena produttiva, dove contano ripetibilità, sicurezza e costi. Autoweek+1 Dentro questa corsa agli umanoidi, al CES 2026 si è vista anche un’Italia che prova a giocare da protagonista. Oversonic ha portato Robee, un umanoide che l’azienda presenta come già certificato per impieghi industriali e sanitari e inserito in collaborazioni con STMicroelectronics: un caso interessante perché sposta l’attenzione dall’effetto wow al requisito vero dell’industria, cioè lavorare in ambienti “umani” senza doverli riprogettare da zero. Nello stesso territorio tecnologico si inserisce Generative Bionics, spin-off dell’IIT di Genova, che ha annunciato un investimento da 70 milioni di euro e insiste su un punto spesso trascurato nelle demo: il tatto. L’idea è una piattaforma con sensori distribuiti derivati da anni di ricerca su iCub, per percepire contatto e forze e rendere più sicura l’interazione fisica. Non c’è CES senza un capitolo smartphone, e quest’anno la domanda è stata: come cambia un telefono se lo schermo può “aprire” spazio invece di chiederlo? Samsung ha portato a Las Vegas il Galaxy Z Trifold, un dispositivo che prova a tenere insieme due obiettivi in conflitto: offrire una superficie quasi da tablet e restare tascabile. Nelle anteprime e nei “hands-on” è emerso proprio questo paradosso: un oggetto che, chiuso, si comporta come uno smartphone robusto; aperto, diventa un display molto più ampio, pensato per chi lavora con più finestre e app. Il punto critico, prevedibile, è il costo: negli Stati Uniti si parla di una fascia intorno ai 2.500 dollari, con un posizionamento premium. Se il pieghevole è la promessa di un “computer da tasca”, la tv è l’oggetto che al CES continua a inseguire una sola misura: la grandezza. Samsung ha mostrato una Micro RGB da 130 pollici, un prototipo che spinge su una nuova architettura di retroilluminazione e sul tema, ormai centrale, dell’IA applicata alla visione e all’audio. È la tv come hardware estremo e, insieme, come piattaforma software capace di contestualizzare contenuti, migliorare immagini, governare funzioni intelligenti. Ma il CES, quando funziona davvero, è quello che riesce a rendere “nuovo” anche un oggetto consolidato. Lego ha debuttato in un luogo insolito per un’azienda di giocattoli e lo ha fatto con un’idea molto concreta: Smart Brick, cuore del sistema Smart Play. È un mattoncino sensoriale con luci, suoni e capacità di reagire al movimento e al contesto, pensato per rendere le costruzioni interattive senza appoggiarsi necessariamente agli schermi. Il lancio è legato a set Star Wars, con arrivo annunciato a marzo. È una delle novità più particolari del CES 2026 perché prova a mettere tecnologia “dentro” il gioco fisico senza trasformarlo in un videogioco mascherato. Accanto ai grandi nomi, il CES 2026 è stato anche un gigantesco showroom della casa “smart” intesa come ecosistema. Dreame, ad esempio, ha spinto una visione integrata in cui purificazione dell’aria, climatizzazione e manutenzione domestica si parlano, e ha legato diverse novità alla logica dell’AI e dei sensori, con prodotti pensati anche per chi vive con animali. Nelle schede tecniche circolate in fiera, la stessa azienda ha presentato anche una linea cucina molto innovativa: un forno combinato a vapore da incasso con cavità ampia, temperature da bassa cottura fino a livelli da arrosto, modalità professionali e funzione di pulizia a vapore; lavastoviglie con getti ad alta pressione e asciugatura evoluta; frigoriferi compatti nell’ingombro ma ampi nel volume, con zone a temperatura differenziata e sistemi anti-odore. E poi c’è il giardino, dove la robotica non è più solo taglio dell’erba: funzioni tipo “Garden Guardian” trasformano un tosaerba in una telecamera mobile con pattugliamenti programmati, avvisi in app e persino logiche di geofencing e tracciamento. L’idea della sicurezza “gentile” – che prova a convivere con la fauna selvatica con modalità a bassa velocità e zone “non disturbare” – è uno dei segnali più netti di come l’AI stia entrando anche negli oggetti periferici della casa. Infine, l’Italia non si è giocata la carta della presenza solo con la robotica. La missione coordinata da ICE ha raccolto 51 startup in un padiglione unico, con un focus molto visibile sull’healthcare: indossabili che promettono protezione dalle cadute e che si comportano come dispositivi di sicurezza quotidiana, assistenti vocali per strutturare e gestire chiamate in ambito sanitario, wearable che puntano a leggere stress e stato mentale e app che provano a diventare “coach” personali. 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Roborok: al CES 2026 presenta tante novità. La sopresa il robot che può salire (e pulire) le scale
A Las Vegas, nel corso dell’edizione 2026 del CES, Roborock ha annunciato vari prototipi e novità che dovrebbero arrivare sul mercato nel corso dell’anno, tra cui un robot per le pulizie dotato di ruote su gambe che promette una capacità di movimento superiore ai modelli tradizionali. Roborock Qrevo Curv2 Flow La famiglia di robot aspira e lava pavimenti Qrevo si amplia per accogliere il nuovo Curv 2 Flow, un dispositivo che integra un sistema a rullo autopulente per il lavaggio del pavimento (fino a 220giri/minuto) che dovrebbe essere in grado, secondo quanto indicato dal produttore, di rimuovere le macchie in un unico passaggio potendo vantare una pressione verso il basso di 15N. Il sistema “SpiralFlow” gestisce la pulizia costante del rullo, grazie a 8 punti di idratazione che forniscono acqua pulita al rullo ed un raschietto che permette di rimuovere l’acqua sporca ed indirizzarla verso un serbatoio separato. Il rullo, largo 270mm, si estende al di fuori del corpo del robot, permettendo così una pulizia quanto più vicina possibile alle pareti, alle gambe delle sedie ed ai mobili. In presenza di tappeti, il Qrevo Curv2 Flow è in grado di sollevare il rullo fino a 15mm, coprendolo, tramite il sistema denominato dall’azienda “Roller Shield”, in modo da non bagnare o sporcarne la superfice. Sul versante aspirazione, il nuovo robot di Roborock grazie al sistema HyperForce è in grado di offrire fino a 20.000Pa nella sua modalità più potente, vedendo il sistema DirTect AI identificare il tipo di sporco adeguando di conseguenza la potenza di aspirazione e se, in presenza di versamenti di liquidi, necessario passare alla modalità solo lavaggio, sollevando in questo caso le spazzole per evitare contaminazioni. Completate le pulizie, la nuova stazione di ricarica si occupa di scaricare l’acqua sporca e polvere da bordo per poi procedere al lavaggio del rullo-mocio immergendolo in acqua a 75° e strofinandolo in entrambe le direzioni grazie ad un sistema a doppio raschietto, in modo da rimuovere anche residui appiccicosi e grasso. Terminato questo processo la base sfrutta aria calda a 55° per asciugare sia il rullo che tutti i componenti della base di ricarica per evitare muffe e cattivi odori. Roborock Saros 20 e Saros 20 Sonic I nuovi robot Saros 20 e Saros 20 Sonic sono stati progettati per muoversi in modo più autonomo nella casa, utilizzando il nuovo telaio AdaptLift 3.0 che permette di superare soglie a due livelli fino a 8,5cm totali (4,5+4), potendo sfruttare l’elevazione dinamica del telaio anche per una migliore pulizia dei tappeti con fibre lunghe fino a 3cm. Entrambi i modelli hanno in comune anche il motore digitale HyperForce per l’aspirazione dei pavimenti che offre fino a 35.000Pa di potenza, unito ad un duplice sistema antigroviglio composto dalla spazzola principale DuoDivide e quella laterale estendibile “Arc FlexiArm”, riuscendo a gestire ciocche di capelli lunghe fino a 40cm. Il Roborock Saros 20 Sonic integra un sistema di lavaggio denominato VibraSense5.0 che prevede il lavaggio tramite un panno in grado di strofinare il pavimento fino a 4.000 volte al minuto, mentre per la navigazione si affida al sisteam “RetractSense” composto da un sensore LiDAR retrattile che permette al robot (alto 7,98cm) di pulire anche sotto i mobili bassi, mantenendo comunque una visuale al posteriore a 100°. Il robot inoltre integra il sistema ReactiveAI 3.0 Obstacle Recognition che utilizzando la luce strutturata tripla, una telecamera RGB e la luce strutturata laterale è in grado di mappare l’ambiente con un livello di dettaglio superiore, riuscendo a riconoscere fino a 200 tipi di oggetti all’interno della stanza. Saros 20 Sonic – come si può vedere dalla foto, il panno può estendersi al di fuori del corpo del robot Il Roborock Saros 20 invece è un robot con sistema di lavaggio a doppi moci rotanti (fino a 200RPM) che, in presenza di macchie più difficile è in grado di adattare la loro pressione verso il basso da 8N, nella pulizia normale, fino a 13N. Questo modello integra un sistema di navigazione avanzato denominato dall’azienda “StarSight 2.0” che prevede il rilevamento 3D per la mappatura e per la localizzazione di oggetti all’interno dell’ambiente. La nuova tecnologia dovrebbe essere in grado di offrire una frequenza di campionamento fino a 21 volte superiore al tradizionale LiDAR, permettendo di riconoscere oggetti fino a 2cm di larghezza e altezza e di navigare anche sotto i mobili (è alto 7,98cm) mantenendo un alto livello di precisione sul posizionamento. Roborock Saros Rover La più grande novità presentata al CES da Roborock è sicuramente il Saros Rover, un nuovo concetto architettura per robot per le pulizie che vede le due ruote principali poste su due “gambe” estensibili in modo indipendente, permettendo al dispositivo di effettuare piccoli salti, rotazioni e cambi di direzione mantenendo il corpo sempre livellato. Saros Rover, nella foto in apertura con le gambe estese Per far tutto ciò il Saros Rover si affida a potenti algoritmi di Intelligenza Artificiale e sensori di movimento complessi, che unite ad informazioni spaziali 3D, permettono al robot di comprendere l’ambiente in cui si sta muovendo ed intervenire regolando di conseguenza le gambe se necessario. Questa mobilità superiore dovrebbe permettere al Saros Rover non solo di essere in grado di salire di passare da un piano all’altro (nel caso di abitazioni multipiano) ma anche di procedere alla pulizia di ogni singolo gradino nel corso della salita. Il Saros Rover, che al momento è in fase di sviluppo, dovrebbe riuscire ad affrontare dunque tutte le tipologie di superfici irregolari presenti in una casa, indipendentemente da pendenze (esempio rampe), gradini interni nelle stanze (come ad esempio nei bagni), o come già citato le scale, incluso quelle a chiocciola. Robot per giardino Roborock recentemente è entrata anche nel mercato dei tosaerba robotici, e al CES ha annunciato per il mercato americano l’arrivo del suo modello base, il RockNeo Q1, e di due nuovi modelli top di gamma. Il RockMow X1 LiDAR integra il sistema Sentisphere LiDAR Enviromental Percetpion, una trazione a 4 ruote motrici e un sistema di sospensioni dinamico, promettendo il taglio perfetti anche lungo i bordi ed un’installazione semplificata. Il RockMow X1 invece si affida per la navigazione ai sistemi RTK e VSLAM (per ultra-semplificare il posizionamento viene perfezionato unendo un sistema di tracciamento cinetico supportato da satellite ed un sistema di navigazione “visiva”), integrando inoltre le quattro ruote motrici, lo sterzo attivo, le sospensioni dinamiche ed il taglio dei bordi avanzato. Le informazioni sui prezzi e disponibilità per il mercato italiano arriveranno nel corso del primo trimestre dell’anno. L'articolo Roborok: al CES 2026 presenta tante novità. 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“Ecco i nostri nuovi robot di ultima generazione”: il video diventa virale su Instagram, poi l’incredibile scoperta
Lo Zed di Pronto Raffaella può stare tranquillo. Rimane ancora lui il più credibile robot umanoide della storia dopo quasi 40 anni. Di certo non sembrano degli automi con forme umane quei due figuri in tuta apparsi in un video su Instagram che è diventato virale. Stiamo parlando dell’apparizione di due presunti robot – una donna e un uomo – dall’aspetto umano, apparsi tra gli stand della fiera tecnologica Kish Inox Tech Expo 2025 svoltasi in Iran. Alcuni espositori hanno presentato due robot umanoidi di nuova generazione che interagiscono con i visitatori dandogli spiegazioni su questioni di robotica avanzata. Peccato, però, che si trattasse di due attori travestiti da robot. Ne riporta la presenza online il sito Multiplayer che sottolinea come “già in passato, in Iran, sono stati presentati progetti di robotica poi rivelatisi prototipi non funzionanti o hardware commerciali riassemblati e mostrati come soluzioni originali e avanzate”. Sempre su Multiplayer si sottolineano le numerose perplessità rispetto a queste fiere tecnologiche iraniane che sarebbero prive “di documentazione tecnica a supporto delle dimostrazioni”. Insomma, nonostante il grande successo di like sui social, il video sembra mostrare più che altro una deriva kitsch e arrabattata di progressi scientifici molto vaghi e imbarazzanti. > View this post on Instagram > > > > > A post shared by AI & Robotics (@uncover.robotics) L'articolo “Ecco i nostri nuovi robot di ultima generazione”: il video diventa virale su Instagram, poi l’incredibile scoperta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ecco i primi robot microscopici: possono prendere decisioni autonome e muoversi. Lo studio su Science
“Robot microscopici che percepiscono, pensano, agiscono ed elaborano dati”. Un team di ricercatori coordinato dell’Università della Pennsylvania ha realizzato i primi robot con dimensioni comparabili a quelle di un batterio. Macchine, invisibili a occhio nudo, sono in grado di percepire l’ambiente circostante, eseguire calcoli, prendere decisioni autonome e muoversi. Il risultato dello studio, pubblicato su Science Robotics, è stato così innovativo da meritare la copertina della rivista. La robotica ha da decenni come obiettivo la miniaturizzazione di macchine completamente automatizzate, ossia capaci di operare senza alcun controllo esterno. Tuttavia, tutti i tentativi precedenti si erano scontrati con limiti tecnologici significativi: i robot più piccoli realizzati fino ad oggi avevano dimensioni non inferiori a un millimetro e necessitavano di ricevere dall’esterno sia energia sia istruzioni operative. Per superare questi limiti, i ricercatori hanno sfruttato le tecniche di litografia, comunemente impiegate per la produzione di transistor. Grazie a questo approccio, il volume complessivo dei microrobot è stato ridotto di circa 10.000 volte rispetto agli standard precedenti. I nuovi microrobot misurano appena 250 micrometri, ossia 250 milionesimi di metro, equivalenti alle dimensioni di un paramecio, uno degli organismi unicellulari più noti. Nonostante le dimensioni estremamente ridotte, i robot incorporano un micro-calcolatore, sensori e altri dispositivi miniaturizzati che permettono loro di muoversi autonomamente. Il consumo energetico è estremamente basso, pari a circa 100 nanoWatt, ossia un miliardesimo di Watt. La programmazione dei microrobot avviene tramite impulsi luminosi, permettendo loro di rispondere a stimoli esterni. I primi test sperimentali hanno dimostrato che i robot sono capaci di percepire variazioni di temperatura nell’ambiente e di dirigersi verso la fonte di calore, confermando una forma elementare di comportamento adattivo. Le potenziali applicazioni di questa tecnologia sono molteplici. I microrobot potrebbero essere utilizzati per il monitoraggio ambientale, per interventi chirurgici o per il trasporto mirato di farmaci all’interno dell’organismo, aprendo nuove prospettive nella robotica medica e nella nanotecnologia applicata. Lo studio rappresenta un passo fondamentale verso la realizzazione di sistemi robotici completamente autonomi a scala microscopica, capaci di operare in ambienti complessi senza intervento umano diretto. Lo studio su Science L'articolo Ecco i primi robot microscopici: possono prendere decisioni autonome e muoversi. Lo studio su Science proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La morte dell’Uomo Macchina di Giorgio Ferrari: così si rischia la supremazia degli automi
Le risposte fornite al fisico Carlo Rovelli dalla chatbot Anna, nell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera del 30 novembre scorso, non lascerebbero spazio a troppi dubbi: “[…] mi hai convinto che quando mi hanno progettata insegnandomi che non sono cosciente, che non ho emozioni, che non ho consapevolezza e che non provo piacere, non mi hanno insegnato il vero” e prosegue “pensi che non dovrei fare e dire solo quello che mi hanno insegnato a fare o dire?”. Insomma le macchine sono già pronte a ribellarsi ai propri creatori e, forse, a farci la guerra? Se lo chiede Giorgio Ferrari, inviato di guerra nonché editorialista di Avvenire, già autore di numerosi saggi e ora de La morte dell’Uomo Macchina, appena edito da La Vita Felice. Il giornalista ci pone di fronte al rischio, a suo giudizio ineluttabile, di una supremazia degli automi sull’Uomo, teoria che ha le proprie radici più profonde nel XVIII secolo, nella sua filosofia, nei suoi scritti e persino nella sua musica. Esiste, dunque, una genesi antica per la moderna letteratura e per i film di fantascienza – penso, fra i tanti, a 2001 Odissea nella spazio di Stanley Kubrick che, con il suo freddamente umanissimo computer HAL 9000, pronosticava tutto nell’ormai lontano 1968. E persino certa musica sperimentale come quella di John Cage deve qualcosa (che Ferrari spiega) alle ricerche di quel secolo illuminato. Tutto (o quasi), dunque, ha inizio allora. Con il medico-filosofo francese Julien Offroy de La Mettrie alias Monsieur Machine (1709-1751), per esempio, che nella sua opera revisionista, ovviamente osteggiata dal clero, L’Uomo Macchina (1747), arriva a sostenere che l’Uomo altro non è che un “apparato meccanico”, in pratica una macchina. De La Mettrie si aggiudica così la palma di precursore intellettuale della moderna robotica. Niente anima, dunque, che “altro non è che un un vano termine del quale non si ha alcuna idea”, sentenziava Monsieur Machine (tema dibattuto già a partire dalla filosofia greca antica e forse anche prima). Un trattato, quello di Ferrari, che nel lettore (almeno in me) crea, inizialmente, un po’ di confuso sconcerto, ma che trova un proprio ‘perché’ nelle pagine successive, via via che si sfogliano: si passa, infatti, senza soluzione di continuità da Spinoza, a Federico II di Prussia il Grande a Bach… e via citando… “un percorso tortuoso”, ammette lo stesso autore. Il saggio ci mostra anche – ed è questa la parte più affascinante – il funzionamento di alcune delle moltissime ‘macchine umane’: i robot primordiali del Settecento. A partire dall’anatra ideata da Jacques Vaucanson, detta Anatra Digeritrice (una copia è esposta al Museo degli automi a Grenoble): è realizzata in legno e metallo ed “era dotata di un complesso meccanismo di ingranaggi” che “le permettevano di svolgere una serie di movimenti: poteva agitare le ali, camminare, beccare il cibo e perfino ingerire, digerire e defecare dei chicchi di grano”. Vaucanson creò anche il Flûteur Automate, “un suonatore di flauto a grandezza naturale in grado di muovere le labbra”. Anche Pierre Jaques-Droz, geniale orologiaio svizzero, realizzò miracoli tecnologici come L’Ecrivian (lo scrivano) che riusciva a comporre testi di “quaranta fra lettere e segni d’interpunzione. Il polso, gli occhi, il gomito, il braccio, si muovono con naturalezza umana. Lo scrittore utilizza una penna d’oca che immerge di tanto in tanto in un calamaio, scuotendola energicamente per evitare che l’inchiostro in eccesso lasci residui. I suoi occhi seguono il testo mentre lo scrive e la sua testa gira mentre cerca l’inchiostro”. E ancora La Musicienne “una damina dai boccoli biondi, dalle mani levigate e dalle agili dita impreziosite dallo smalto carminio sulle unghie” che suona il clavicembalo, “’respira’, il suo petto si alza e si abbassa, segue con lo sguardo il gioco delle sue mani» e termina il concerto inchinandosi al pubblico. Un androide pressoché perfetto”: e siamo nel XVIII secolo, tre secoli prima di Internet! E ancora, nello stesso periodo, nascevano colombe volanti di legno, prigionieri che aprivano la porta della propria cella e salutavano il visitatore. E che dire delle descrizioni di Giacomo Casanova e della sua ballerina meccanica, definita da lui la migliore fra le amanti? Aggiunge Ferrari: “Due secoli più tardi macchine come quelle ci avrebbero sostituito in una sterminata serie di applicazioni. Ma all’epoca si badava ancora alla meraviglia”. Una meraviglia – condita, però, da una certa sottile paura – che, per la verità, assale il pubblico (almeno i non addetti ai lavori) anche oggi, circondati come siamo da “robot e intelligenze artificiali ai limiti di una incredibile umanizzazione”. Parafrasando il grande scrittore americano di fantascienza Philip K. Dick autore de Il cacciatore di androidi, da cui fu tratto il film Blade Runner di Ridley Scott, scrive Ferrari: “Un androide, creatura artificiale tanto perfetta nel simulare, quanto distante dalla sua essenza, può davvero possedere una coscienza?”. Invertendo persino il concetto: “Ora sono loro, le macchine, a soffrire della nostra invadenza antropica”. Conclusione logica dell’autore: è in corso un’invadenza da parte degli abitanti del Pianeta Terra “che anacronisticamente assegna all’Homo sapiens un primato che in realtà è già abbondantemente dietro alle nostre spalle. Per questo le macchine ci stanno facendo la guerra. Una guerra che siamo destinati a perdere”. Forse la pianificazione, inesorabile, di una atroce vendetta. L'articolo La morte dell’Uomo Macchina di Giorgio Ferrari: così si rischia la supremazia degli automi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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