L’accusa è pesantissima: estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per questo,
martedì mattina, in tre sono stati arrestati. E tra loro c’è un volto noto della
politica locale in Puglia: Pietro Guadalupi. Ex presidente del Consiglio
comunale di Brindisi, 36 anni, è un esponente di Fratelli d’Italia, con il quale
si candidò alle Regionali nel 2020 a supporto della corsa dell’attuale
commissario europeo Raffaele Fitto, del quale è luogotenente sul territorio
brindisino.
Insieme a lui sono finiti in carcere, su richiesta della pubblico ministero
della Dda di Lecce Carmen Ruggiero, Adriano Vitale e Mauro Iaia. Entrambi in
passato sono stati coinvolti in altre inchieste sull’influenza della Sacra
Corona Unita nella frazione di Tuturano, roccaforte politica dell’ex presidente
del Consiglio comunale. Vitale era finito anche in un’operazione anti-caporalato
con l’accusa di aver sfruttato il lavoro di un gambiano, pagato 1,5 euro l’ora.
Un quarto destinatario dell’ordinanza di arresto firmata dalla gip di Lecce
Maria Francesca Mariano, residente a San Pietro Vernotico, risulta irreperibile.
Guadalupi, dopo una prima candidatura nel 2010, sei anni più tardi era diventato
a soli 25 anni presidente del Consiglio comunale, uno dei più giovani d’Italia.
Dopo la corsa, fallita, alle Regionali nel 2020, era stato in lizza per la
candidatura a sindaco di Brindisi alle amministrative del 2023 con il
centrodestra, ma a spuntarla era stato Giuseppe Marchionna, poi diventato primo
cittadino.
L'articolo L’ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi (FdI) arrestato
per estorsione aggravata dal metodo mafioso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dopo due anni e mezzo di attesa per un intervento di cataratta, giungono
finalmente in ospedale per l’operazione, ma trovano la sala operatoria chiusa e
il reparto semi deserto. È successo giovedì e venerdì scorsi, 12 e 13 marzo, al
Presidio territoriale di assistenza di Mesagne, in provincia di Brindisi:
diverse operazioni programmate — almeno quattro o cinque il primo giorno, otto o
più il secondo, tra interventi per cataratta e procedure intravitreali — sono
state rinviate senza alcun preavviso ai pazienti.
A riportare la notizia è Repubblica, che spiega la ragione dietro l’inattesa
assenza dei medici che sarebbero invece dovuti essere presenti per le operazioni
in programma: i tre oculisti assenti presso il reparto del Pta di Mesagne,
risultavano presenti a un congresso medico a Rimini. Due di loro sono
specialisti ambulatoriali con contratto a 38 ore settimanali presso il presidio,
mentre il terzo è strutturato all’ospedale Perrino di Brindisi ma lavora anche a
Mesagne il martedì e il giovedì.
A tracciare una ricostruzione della storia è stato il direttore vicario del Pta,
Cesare Salerno, che ha confermato che nessuno dei due aveva ricevuto
autorizzazione ad assentarsi. Uno avrebbe presentato domanda di ferie solo il
giorno precedente, l’11 marzo, e non aveva avuto risposta. L’altro, invece,
aveva inoltrato una richiesta di permesso 104, autorizzazione a tutela di chi
assiste un familiare gravemente disabile, rimasta anch’essa senza risposta. Il
secondo caso, se confermato, risulterebbe ancora più grave.
Maurizio De Nuccio, direttore generale della Asl Brindisi, ha avviato
un’immediata verifica interna. Tra le possibilità ci sono anche ipotesi di
sanzioni pesanti da parte dell’Ufficio procedimenti disciplinari, fino a
configurare i profili di un’interruzione di pubblico servizio. L’azienda
sanitaria, intervenuta sul caso, ha definito la vicenda “estremamente grave”.
L’unico presente a placare la rabbia dei delusi pazienti è stato l’anestesista,
giunto dal Perrino con un contratto a prestazioni aggiuntive da cento euro
l’ora.
L'articolo Oculisti chiudono la sala operatoria e rinviano senza preavviso
decine di interventi: erano a un convegno (ma senza permesso) proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dietro la strage di gatti a Brindisi c’è un medico. È quanto emerso
dall’indagine coordinata alla Procura e condotta dalla squadra mobile della
questura di Brindisi, che ha portato a individuare il presunto colpevole:
Cristian Luca Ghezzani. Secondo quanto riporta La Repubblica, il medico 50enne
dovrà rispondere della morte di 3 gatti e del maltrattamento di altri 5 che sono
sopravvissuti ad atroci sofferenze. I fatti, avvenuti tra il 2023 e il 2025,
avevano sconvolto la provincia brindisina. Le associazioni animaliste del
territorio avevano messo su Ghezzani una taglia da 3 mila euro. Secondo la
ricostruzione, il medico ha utilizzato martelli a rampone per staccare le code
ai gatti. In altre circostanze, l’uomo ha provocato lo sfondamento del cranio a
un gatto, che è stato poi gettato da un auto in corsa e investito fatalmente. La
Procura ha reso noto che il 50enne ha cercato di uccidere altri felini tratti
dalle colonie feline della città, non riuscendo a causa del via vai delle
persone o della fuga degli animali.
A spiegare le torture sui gatti è stata una volontaria di un gattile locale che
ha dichiarato: “L’uomo utilizzava un martello a rampone per staccare code,
zampe, sfondare i crani, ad alcuni gatti ha messo la colla sugli occhi”. La
denuncia aveva fatto il giro del web e i cittadini di Brindisi si erano mossi
per individuare il colpevole. Alcuni utenti dei social hanno commentato sotto i
post raccontando le loro testimonianze, che sono state poi riportate alle
autorità giudiziarie. A denunciare l’accaduto alla Procura è stato il servizio
veterinario dell’Asl di Brindisi. Le indagini, condotte tramite le immagini
delle telecamere di videosorveglianza e i pedinamenti di Ghezzani, hanno
accertato la presenza dell’uomo nei pressi delle colonie. Durante la
perquisizione dell’abitazione del medico, gli agenti hanno sequestrato una
gabbia e un bastone sporco di peli felini e macchie di sangue.
LA VIOLENZA SUI GATTI
La storia di Brindisi è solo uno dei casi di violenza sui gatti avvenuti nei
primi mesi del 2026. Come vi abbiamo raccontato, il 30 gennaio, a Siracusa, la
gatta Nerina ha riportato la lacerazione della vescica a seguito di un calcio
sferrato da un ragazzo nei pressi di un distributore automatico. La reazione
brutale ha indignato gli utenti dei social network. Le immagini delle telecamere
di sorveglianza sono state pubblicate su Instagram dalla Lav (Lega Anti
Vivisezione) di Siracusa.
L'articolo Identificato il killer dei gatti di Brindisi: medico 50enne
utilizzava un martello a rampone per staccare le code e ammazzarli proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L’ultima volta è stato visto il 15 febbraio, indossava una felpa con cappuccio e
un pantalone nero. Da quel momento, non si hanno più notizie di Andrea Vetrugno,
26 anni, residente a San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi. I
familiari del ragazzo hanno denunciato la sua scomparsa ai carabinieri.
Del caso è stata informata anche la prefettura che ha attivato la procedura per
le ricerche di persone scomparse. Il sindaco del piccolo centro tra le province
di Brindisi e Lecce, Edmondo Moscatelli, attraverso un messaggio sui social ha
rivolto un appello: “Chiunque lo avvisti o abbia informazioni può contattare il
Numero unico delle emergenze 112. Anche in questi casi – sottolinea il primo
cittadino – la comunità è importante”.
Le forze dell’ordine hanno acquisito una prima serie di elementi per ricostruire
le sue abitudini, luoghi che frequenta, anche per cercare di comprendere se
possa trattarsi di un allontanamento volontario, che resta una delle ipotesi su
cui si sta concentrando l’attività investigativa.
L'articolo Andrea Vetrugno scomparso da San Pancrazio Salentino: non si hanno
notizie da 8 giorni proviene da Il Fatto Quotidiano.
La vicesindaca del Comune di Brindisi, Giuliana Tedesco, è indagata in
un’inchiesta su un presunto traffico illecito di rifiuti tra Italia, Grecia e
Bulgaria che sabato ha portato a sei arresti. L’indagine è coordinata dalla
Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Per Tedesco, commercialista non
candidata alle elezioni del 2023 ma indicata nel luglio 2024 da Fratelli
d’Italia per la giunta del sindaco Giuseppe Marchionna, sostenuto dal
centrodestra, l’accusa è di concorso in falsità ideologica commessa da privato
in atto pubblico, con l’aggravante ambientale.
Secondo quanto riportato negli atti dell’inchiesta, Tedesco, insieme ad altri
sei indagati, avrebbe fornito attestazioni false per l’adempimento di alcune
prescrizioni legate all’autorizzazione della Provincia di Brindisi per la
società coinvolta nell’indagine, la Bri Ecologica, attiva nel settore dei
rifiuti. Le contestazioni riguardano anche dati ritenuti falsi contenuti in una
dichiarazione relativa alle giacenze di rifiuti speciali.
L’indagine ipotizza che, per risparmiare sui costi di smaltimento, non sarebbero
state attivate le corrette procedure di gestione dei rifiuti previste dalla
legge. Migliaia di tonnellate sarebbero state trasportate e smaltite in aziende
con sede in Bulgaria e Grecia. Ai rifiuti sarebbe stato attribuito un falso
codice Cer che ne certificava il trasporto come plastica e gomma “recuperabili”,
mentre la reale natura sarebbe stata diversa: calcinacci, legno, pannelli
coibentati, guaine, indumenti e altri materiali tessili. Parte di questi rifiuti
sarebbe stata poi abbandonata, anche su terreni agricoli.
Sul piano politico, la vicenda ha suscitato reazioni nel suo partito di
appartenenza. “Innanzitutto le notizie di reato che attingono la vicesindaca non
riguardano l’attività politica. Siamo in uno stato di diritto. Siamo chiaramente
al fianco della magistratura, capiremo l’esito del giudizio e quindi delle
contestazioni rilevate”, ha dichiarato a Brindisi il sottosegretario alla Salute
e coordinatore regionale in Puglia di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato,
rispondendo alle domande dei giornalisti.
In riferimento a possibili dimissioni, Gemmato ha sottolineato che si tratta “di
un semplice avviso di garanzia e non siamo ancora a conoscenza dei fatti se non
quelli appunto riportati dalla stampa. Attiene a una scelta personale”. Il 9
febbraio scorso, per questioni politiche che “nulla hanno a che vedere con la
vicenda giudiziaria”, il direttivo cittadino di Fratelli d’Italia aveva chiesto
al sindaco di Brindisi di revocare l’incarico alla Tedesco e all’altro assessore
in quota FdI, Antonio Pisanelli.
L'articolo La vicesindaca di Brindisi (FdI) è indagata in un’inchiesta per
traffico illecito di rifiuti verso Grecia e Bulgaria proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Sono Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62 anni, i due foggiani in
carcere da lunedì a Lecce perché ritenuti componenti della banda che ha
assaltato il portavalori sulla statale 613 tra Brindisi e il capoluogo
salentino. Entrambi di origine foggiana non hanno precedenti specifici. Anzi era
stato un uomo che aveva servito lo Stato: Iannelli è un ex paracadutista e ha
avuto una lunga esperienza nel battaglione San Marco, uno dei reparti da sbarco
delle Forze armate.
Nell’assalto al blindato il commando, composto da almeno sei persone, ha
bloccato la superstrada all’altezza di Tuturano, ha fatto esplodere un furgone
impugnando kalashnikov, ha rapinato una studentessa dell’auto per fuggire e, nel
corso dell’inseguimento, ha sparato alcuni colpi contro una gazzella dei
carabinieri, fortunatamente senza provocare feriti.
Al termine degli accertamenti e dei relativi riscontri, i carabinieri hanno
proceduto al fermo con le accuse, in concorso, di tentato omicidio, rapina
pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale
esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Iannelli e
Russo compariranno nelle prossime ore davanti al giudice per le indagini
preliminari per l’udienza che dovrà decidere riguardo alla convalida del fermo.
L'articolo Assalto al portavalori tra Brindisi e Lecce: uno dei due arrestati è
un ex militare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Adesso tutti hanno visto. Ora tutti sanno quale livello di preparazione, ingegno
logistico e violenza sono in grado di esprimere le bande di criminali foggiani
specializzate nell’assalto ai portavalori lungo superstrade e autostrade. Una
piaga che la Puglia e diverse altre regioni italiane conoscono bene. Tutto
fuorché disperati, ma – sia consentito l’aggettivo – criminali raffinati. Spesso
capita che fuggano via senza sparare un colpo. Ma con spregiudicatezza, quando
serve, aprono il fuoco. La rapina lungo la superstrada Brindisi-Lecce, filmata
secondo dopo secondo da un camionista, ha restituito in pieno l’efferatezza di
questi assalti, insieme alla foto simbolo della gazzella dei carabinieri
crivellata di colpi. Per una questione di centimetri, un secondo militare
dell’Arma non è caduto in servizio nella provincia di Brindisi nel giro di pochi
mesi.
Resta un grande interrogativo: i commando foggiani e dell’Alto Barese,
specializzati in queste rapine, vedono protagonisti gruppi ristretti di uomini.
Lo avevamo raccontato su questo sito, diversi anni fa: quando in Italia viene
tentato o messo a segno un colpo a un portavalori, le questure contattano subito
i colleghi di Foggia affinché attivino la sorveglianza sui volti noti che in
quel momento si trovano a piede libero. E allora come è possibile che,
nonostante arresti e condanne, il fenomeno non sia ancora stato debellato?
Eppure ora anche esponenti di spicco del centrodestra puglies riconoscono
l’emergenza: il deputato di FI Mauro D’Attis, esponente della commissione
Antimafia, ha chiamato in causa il ministro Piantedosi. Del resto, il salto di
qualità in corso da tempo lo racconta la nuda cronaca. Un anno e mezzo fa, una
rapina identica era stata messa a segno lungo la stessa superstrada: Ak-47 in
pugno, i furgoni dati alle fiamme, la fuga grazie ai guard-rail tagliati. Sempre
i soliti sospetti. Era invece appena lo scorso ottobre quando una banda di
cerignolani mise a ferro e fuoco la A14 tra le uscite Loreto-Porto Recanati e
Civitanova Marche. Il bandito che rimase ferito e venne arrestato era stato già
coinvolto in altri colpi, per era anche stato condannato. L’1 dicembre era
toccato a un blidato lungo la A2 in Calabria, dove gli specialisti foggiani
hanno legami da anni, come raccontato in un libro dall’ex luogotenente dei
carabinieri Saverio Santoniccolo e dimostrato da altre numerose inchieste. da
Esattamente un mese fa, sempre lungo la stessa autostrada A14, un altro assalto
qualche chilometro più a sud.
Nelle campagne tra le province di Brindisi e Lecce, i banditi cerignolani hanno
aperto il fuoco contro una gazzella dei carabinieri e il militare alla guida non
è stato centrato in testa per una questione di centimetri. Ventisei anni fa,
proprio in queste province pugliesi, lo Stato riuscì a stroncare un fenomeno
come il contrabbando che aveva ignorato per anni, lasciandolo proliferare e
diventare un ammortizzatore sociale. Tutto divenne un’emergenza dopo la morte di
due finanzieri, Alberto De Falco e Antonio Sottile, speronati e uccisi durante
un inseguimento. Finora gli assalti ai portavalori, per quanto siano un fenomeno
sistemico, sono rimasti lontani dal grande pubblico: mancavano le immagini
vivide in grado di raccontare come lavorano queste bande criminali. Tra un rave
e un centro sociale, chissà che quei 40 secondi immortalati da un camionista, il
kalashnikov spianato, il furgone che salta con i vigilantes a bordo non servano
a indirizzare la furia repressiva del governo Meloni verso una vera emergenza.
L'articolo Quarto assalto a un portavalori in 4 mesi: ma la furia repressiva del
governo ignora una vera emergenza | Il commento proviene da Il Fatto Quotidiano.
I carabinieri del comando provinciale di Lecce hanno eseguito due fermi per
l’assalto al portavalori commesso questa mattina sulla superstrada tra Lecce e
Brindisi, all’altezza di Tuturano. Gli autori dell’assalto – si vede nelle
immagini – hanno bloccato la carreggiata posizionando auto di traverso e poi
hanno fatto esplodere il furgone. Dai video registrati dagli automobilisti in
transito, si vedono almeno sei persone agire a volto coperto, alcune con indosso
tute bianche e imbracciando armi. La rapina, a quanto si apprende, non è stata
consumata. Per fuggire, i malviventi hanno poi rapinato dell’auto alcuni
automobilisti in transito. La banda ha agito usando auto con lampeggianti, per
camuffarle come auto civili in servizio alla polizia
L'articolo Assalto a portavalori sulla Lecce-Brindisi, esplosi colpi d’arma da
fuoco: la fuga e i vigilanti dopo il blitz – Video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un furgone portavalori è stato assaltato questa mattina sulla statale 613 la
superstrada che collega Lecce a Brindisi, all’altezza di Tuturano. Secondo le
prime notizie, c’è stato un conflitto a fuoco con i carabinieri. Al momento non
risulta che ci siano feriti.
Il furgone assaltato è dell’azienda Btv, Battistolli. I malviventi hanno
posizionato di traverso alla carreggiata un mezzo incendiandolo, costringendo
così il portavalori a fermarsi. Al momento la strada è bloccata. Sul posto sono
intervenuti carabinieri e vigili del fuoco. Nel video, il momento dell’assalto
in diretta, con l’esplosione del furgone.
A seguito dell’assalto al portavalori, è provvisoriamente chiusa, in entrambe le
direzioni, la strada statale 613 Brindisi-Lecce, dal km 8,300 al km 12,800 a San
Pietro Vernotico (Brindisi). Lo comunica Anas, informando che è stato istituito
un percorso alternativo sulla ex Statale 16. Sul posto sono presenti le squadre
Anas e le forze dell’ordine per la gestione della viabilità – ha sapere Anas – e
per il ripristino della normale circolazione nel più breve tempo possibile.
Video Youtube/Giovanni Dagata
L'articolo Assalto a furgone portavalori sulla Lecce-Brindisi, l’esplosione del
veicolo e il blitz in diretta – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Devono proseguire le indagini sulla morte della giornalista pugliese Patrizia
Nettis. Lo ha ordinato la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di
Brindisi, Vilma Gilli, che ha deciso di accogliere l’opposizione
all’archiviazione presentata dalla famiglia della 41enne alla richiesta di
archiviazione della procura che ritiene che la donna si sia impiccata nel suo
appartamento di Fasano, in provincia di Brindisi, il 29 giugno del 2023.
L’ordinanza della gip giunge a quasi dodici mesi dall’udienza che si svolse l’11
febbraio 2025.
LA DECISIONE SUL CASO DI PATRIZIA NETTIS
I familiari della 41enne, tramite il loro avvocato Giuseppe Castellaneta,
avevano presentato una corposa documentazione che – a loro parere – escludeva la
possibilità di un gesto volontario della giornalista. La giudice ha fissato in
90 giorni il termine per gli accertamenti tecnici sui cellullari della vittima e
di altre persone coinvolte nella vicenda: l’unico indagato con le accuse di
istigazione al suicidio e minaccia, Riccardo Argento, e il sindaco del Comune di
Fasano Francesco Zaccaria, in qualità di testimone. Proprio per il Comune
lavorava Nettis, originaria di Gioia del Colle, in qualità di addetta stampa.
L’INCONTRO TRA SINDACO, NETTIS E L’IMPRENDITORE
Argento e Zaccaria, in momenti diversi, avevano avuto una relazione con la
donna. Lo stesso Zaccaria alcuni mesi fa denunciò una campagna denigratoria nei
suoi confronti “con speculazioni e calunnie” intorno alla vicenda.
L’imprenditore ed il primo cittadino incontrarono per strada la 41enne la sera
prima del ritrovamento del cadavere ed ebbero un battibecco. Ora la giudice ha
ordinato al pubblico ministero di svolgere accertamenti tecnici sulle singole
celle agganciate dai telefoni di Argento e di Zaccaria dalle ore 23 del 28
giugno alle 7 del 29 giugno.
QUALI SARANNO LE NUOVE INDAGINI SULLA MORTE DI NETTIS
Inoltre gli inquirenti dovranno acquisire i tabulati relativi agli Ip temporanei
dei telefoni di Argento e Zaccaria sempre nelle ore precedenti il ritrovamento
del corpo, quando i due si scambiarono una serie di messaggi via WhatsApp. Il
giudice ha anche disposto un’integrazione della consulenza tecnica informatica,
per effettuare una copia forense del cellullare di Nettis. Il consulente tecnico
– ha richiesto il gip nell’ordinanza – dovrà anche accertare mediante analisi
informatica del cellullare della donna che lo smartphone non sia stato
usato-manipolato dalla data di restituzione all’integrazione della consulenza.
Sono stati richiesti anche i tabulati telefonici di un’amica della giornalista
che era già stata ascoltata dai magistrati inquirenti all’indomani del
ritrovamento del cadavere.
L'articolo Caso Patrizia Nettis, il giudice ordina nuove indagini sulla morte
della donna a Fasano proviene da Il Fatto Quotidiano.