L’arbitro assicurativo entrato in vigore a metà gennaio e salutato con tripudio
dalla comunità finanziaria rischia di essere l’ennesimo pannicello caldo. Anzi,
peggio, rischia di essere l’ennesima virata al ribasso di un Paese che non
riesce a stare al passo con le necessità dei cittadini in tema di sanità, scuola
o, appunto, giustizia, che sono al collasso. La pensa così Marco Bona, avvocato
torinese esperto di responsabilità civile e risarcimento danni.
Senza contare una serie di dettagli da tenere in attenta considerazione.
Innanzitutto le tempistiche: è tutto da dimostrare che l’esito delle
controversie sarà raggiunto entro 180 giorni. “Prima devi fare il reclamo alla
tua compagnia assicurativa, poi decorrono tutte le tempistiche nel caso e solo
dopo puoi ricorrere all’arbitro. Quindi non bisogna aspettarsi delle risposte
immediate”, spiega. Poi ci sono le competenze degli arbitri: “Bisogna vedere se
le persone che verranno nominate nelle varie commissioni saranno qualificate e
sufficientemente preparate – continua Bona -. Perché la maggior parte delle
questioni in ambito assicurativo, per quanto piccole siano, sono sempre molto
intricate dal punto di vista giuridico. E anche da quello degli accertamenti che
spettano a periti, tecnici, medici legali, eccetera eccetera. Sono situazioni
complesse ed è per quello che il successo non è così garantito”.
In pratica, gli arbitrati potrebbero servire soltanto per questioni molto
pratiche, tipo i tempi di liquidazione del sinistro da parte della compagnia?
“Sì, perché passando a cose un po’ più delicate si rischia che la piena tutela
non sia garantita. Ora, si può introdurre l’arbitro, il mediatore, il
conciliatore, la negoziazione assistita, tutti i meccanismi alternativi che
vogliamo, ma non se ne esce: o si crea un sistema di giustizia efficiente che
non abbiamo, oppure si mette in campo un sistema che sanzioni veramente le
compagnie su larga scala. Che oggi non c’è perché l’Ivass evidentemente non fa
paura alle compagnie assicuratrici, non le distoglie da inadempimenti
sistematici. Quindi in assenza di una giustizia efficace e di un sistema
sanzionatorio altrettanto efficace, questo è un palliativo”. Ma anche gli
avvocati hanno un ruolo in commedia; questo tipo di contenziosi è sempre meno
seguito, vuoi perché poco remunerativo, vuoi perché richiede molta preparazione.
Senza contare tutto ciò che finisce sul banco dei giudici di Pace che sono
letteralmente intasati. “Si ma il non risolvi il problema consegnando e
costringendo i cittadini a una giustizia alternativa di serie z. Così si va
verso una giustizia sommaria raggiunta tramite un canale di serie b perché
quello di serie a non funziona”.
L'articolo “Arbitro assicurativo? Senza un sistema di giustizia efficiente o
delle sanzioni vere, non se ne esce” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ufficialmente operativo a partire dal 15 gennaio, l’arbitro assicurativo si va
ad inserire nel sistema delle tutele stragiudiziali presenti in Italia, che
includono l’arbitro bancario finanziario incaricato di gestire le controversie
bancarie e gestito da Banca d’Italia e l’arbitro per le controversie
finanziarie, a cui rivolgersi per i problemi che riguardano gli investimenti ed
i prodotti finanziari (gestito da Consob).
Il nuovo organismo serve a risolvere le controversie tra clienti e imprese di
assicurazione: come le altre due permette di accedere a una procedura online a
costi ridotti, attraverso la quale vengono emesse decisioni non vincolanti ma
che impattano sulla reputazione della società di assicurazioni. I tre arbitri si
distinguono per l’autorità di riferimento e l’ambito di competenza.
ARBITRO ASSICURATIVO COSA FA E COS’È
Il compito dell’arbitro assicurativo è quello di prendere delle decisioni su
controversie che hanno come oggetto dei contratti di assicurazione vita e danni,
comprese le eventuali violazioni alle regole di comportamento nella
distribuzione dei prodotti assicurativi.
Le competenze economiche di questa nuova figura sono limitate dalla tipologia di
polizza: per quelle vita caso morte il tetto è pari a 300.000 euro, per le altre
polizze vita 150.000 euro, per le polizze danni (come casa, salute e viaggi) è
25.000 euro, che scende a 2.500 nel caso di azione diretta del danneggiato nei
confronti dell’impresa in caso di sinistro stradale.
COME FUNZIONA IL PROCEDIMENTO
Rivolgersi all’arbitro assicurativo permette di accedere ad un iter
stragiudiziale semplificato, che viene svolto interamente online utilizzando il
Portale AAS. L’accesso al procedimento prevede delle regole ben precise, che
devono essere seguite nel dettaglio. Prima di rivolgersi all’arbitro è
necessario aver presentato un reclamo formale all’ufficio preposto della
compagnia assicurativa ed aver atteso 45 giorni per la risposta dell’impresa.
Nel caso in cui la risposta dovesse dimostrarsi insoddisfacente o se dovesse
mancare del tutto, il ricorso all’arbitro deve essere presentato entro 12 mesi
dal reclamo. La controversia non deve coinvolgere dei fatti avvenuti più di tre
anni prima della presentazione.
La procedura può essere avviata direttamente dal portale online: per farlo non è
necessario essere seguiti da un avvocato. È previsto un contributo spese pari a
20 euro, che verrà rimborsato al cliente nel caso in cui il ricorso dovesse
essere accettato.
L’intero procedimento è puramente documentale: non sono previste delle audizioni
di testimoni o delle perizie tecniche nel corso della fase arbitrale.
Ma quali sono i tempi della procedura? Una volta che l’arbitro assicurativo ha
ricevuto il ricorso, la segreteria tecnica – che è stata istituita direttamente
presso Ivass – deve appurare che sia valida. Da parte sua la compagnia di
assicurazioni ha pieno diritto a presentare le proprie controdeduzioni, sempre
attraverso il portale.
La decisione deve essere presa entro 90 giorni dal completamento del fascicolo:
nel caso in cui dovessero esserci dei casi particolarmente complessi, il termine
può essere prorogato di altri 90, arrivando ad un massimo di 180 giorni.
GLI ESITI E L’INADEMPIMENTO
La decisione dell’arbitro assicurativo può dare ragione al cliente o rigettare
completamente il ricorso. È importante sottolineare che qualsiasi giudizio
espresso non è vincolante come una sentenza del tribunale: le parti hanno
diritto a rivolgersi ad un giudice ordinario in un secondo momento.
Nel caso in cui la compagnia assicurativa non dovesse rispettare la decisione
favorevole al cliente, l‘inadempimento viene pubblicato sul portale dell’Ivass e
può essere diffuso attraverso dei comunicati stampa, causando un danno
d’immagine all’impresa.
QUALI SONO LE DIFFERENZE OPERATIVE CON GLI ALTRI ARBITRI
L’arbitro assicurativo va a completare il quadro dei sistemi alternativi per
risolvere le dispute in campo finanziario nel nostro paese. Si affianca
all’arbitro bancario finanziario, attraverso il quale vengono gestite le
controversie bancarie, e all’arbitro per le controversie finanziarie, che
interviene quando sono coinvolti degli investimenti e dei prodotti finanziari.
Prodotti ibridi, come Polizze Unit-Linked e Index-Linked, possono vedere
coinvolte due figure diverse, a seconda della controversia che si è venuta ad
aprire. Se la contestazione coinvolge le caratteristiche finanziarie della
polizza – come la perdita di valore dell’investimento o la carenza informativa –
la competenza è dell’arbitro per le controversie finanziarie. Se invece la
questione riguarda la gestione del contratto o aspetti tipicamente assicurativi,
interviene l’arbitro assicurativo.
Quest’ultimo è l’unico specializzato nella gestione dei sinistri: può essere
interpellato per la valutazione della liquidazione dei danni o nel comportamento
dei periti assicurativi.
L'articolo Nasce l’arbitro assicurativo: come presentare ricorso per
controversie con le compagnie sulle polizze proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il percorso di regolamentazione dei monopattini elettrici in Italia sta entrando
in una fase decisiva. A partire dalla primavera del 2026 scatterà l’obbligo di
dotare questi mezzi di una targa identificativa e di un’assicurazione di
responsabilità civile verso terzi, con sanzioni per chi non si adegua.
Il nuovo Codice della Strada ha incluso i monopattini elettrici tra i veicoli
soggetti a regole più stringenti rispetto al passato, segnando un cambio di
passo netto: da strumenti di micromobilità utilizzati con ampi margini di
libertà a veri e propri mezzi di trasporto urbano, inseriti in un quadro
normativo strutturato.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, manca solo l’ultimo passaggio operativo:
l’attivazione della piattaforma online necessaria per richiedere il cosiddetto
“targhino”, il contrassegno adesivo che dovrà essere applicato su ogni
monopattino. Una volta resa disponibile la piattaforma, i proprietari avranno un
periodo di tempo definito (indicativamente 60 giorni) per mettersi in regola.
Solo al termine di questa fase transitoria potranno scattare le multe, che
andranno da 100 a 400 euro.
Il targhino non sarà una targa tradizionale come quelle di auto e moto, ma un
adesivo plastificato con una combinazione alfanumerica univoca. L’obiettivo è
consentire l’identificazione del veicolo e del proprietario, rendendo più
semplici i controlli e l’applicazione delle sanzioni in caso di infrazioni o
incidenti.
Accanto alla targa diventerà pienamente operativo anche l’obbligo di
assicurazione RC. La copertura servirà a risarcire eventuali danni causati a
pedoni, ciclisti o altri utenti della strada. Anche in questo caso, la norma è
già prevista, ma la sua applicazione concreta è legata all’entrata in funzione
del sistema di registrazione dei monopattini.
L'articolo Monopattini elettrici, verso l’avvio degli obblighi di targa e
assicurazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2025 il
premio medio RC auto in Italia ha raggiunto i 629,24 euro, segnando un aumento
dell’1,51% rispetto a sei mesi fa, quando la spesa media si attestava sui 619,90
euro. Ne consegue che la tentazione di tagliare sulle opzioni della polizza sia
forte, ma il rischio è di cadere in “falsi risparmi” (che possono trasformarsi
in disastri finanziari). Per questo motivo, Facile.it ha messo a punto un
vademecum per orientarsi tra offerte, clausole e opportunità di risparmio reale.
Se un tempo si restava con la stessa compagnia per decenni, oggi il mercato
premia chi si guarda intorno in cerca di offerte migliori. Nel 2024, quasi 8
milioni di italiani hanno utilizzato servizi di comparazione per risparmiare,
ottenendo riduzioni della polizza comprese tra il 25% e il 30%. Solo attraverso
il portale Facile.it, il risparmio complessivo generato per gli utenti lo scorso
anno è stato di 109 milioni di euro. Il consiglio degli esperti è di verificare
i premi di rinnovo 30-45 giorni prima della scadenza, preferibilmente il primo
giorno lavorativo del mese, quando le compagnie pubblicano le nuove tariffe.
Per abbassare il prezzo, molti assicurati scelgono di ridurre il massimale (la
cifra massima coperta dalla compagnia in caso di colpa) o aumentare la
franchigia (la quota di danno che resta a carico dell’assicurato). Sebbene
questa strategia riduca il premio immediato, il rischio è di trovarsi a dover
sborsare migliaia di euro di tasca propria in caso di incidente grave. È
fondamentale trovare un equilibrio, quindi, che non esponga eccessivamente il
proprio patrimonio.
Uno degli errori più comuni in fase di stipula riguarda le limitazioni sulla
guida: come noto, la “Guida Esperta” garantisce sconti se tutti i conducenti del
veicolo da assicurare hanno più di 26 anni. Ma attenzione, se il figlio
neopatentato prende l’auto e causa un sinistro, la compagnia può applicare il
diritto di rivalsa, chiedendo all’assicurato di rimborsare quanto pagato ai
danneggiati. Occhio pure alla “Guida Esclusiva“: permette risparmi ancora
maggiori, ma la polizza copre solo se al volante c’è l’unico guidatore
autorizzato. Non sono ammesse eccezioni, nemmeno per le emergenze.
Assicurare contro il furto un’auto molto anziana? Se il veicolo ha 10 anni o
più, potrebbe essere un inutile esborso: la compagnia risarcirà solo il valore
di quotazione, spesso irrisorio. Meglio investire quei soldi in assistenza
stradale o in garanzie più attuali, come la protezione contro la collisione con
animali selvatici, un fenomeno in forte crescita anche nelle zone urbane.
Secondo Facile.it, esistono strade legittime per abbattere i costi senza
rinunciare alla tutela. Come la RC Familiare: permette di ereditare la classe di
merito più vantaggiosa di un convivente (anche tra veicoli diversi, come auto e
moto), a patto che non vi siano stati sinistri negli ultimi 5 anni. Aiuta a
ridurre il premio da pagare pure la Scatola Nera (Black Box): l’installazione di
questo dispositivo elettronico garantisce sconti immediati e tempi di
risarcimento più rapidi. Attenzione però: i dati registrati sono prove con
valore legale e se il sinistro avviene superando i limiti di velocità, la
compagnia potrebbe rivalersi sul conducente.
Carrozzerie convenzionate? Accettare di riparare il mezzo presso officine
fiduciarie della compagnia permette di abbassare il premio, eliminando il
rischio di frodi e garantendo la riparazione diretta senza anticipo di denaro.
Giova ricordare, nondimeno, che in un incidente con colpa, i passeggeri vengono
risarciti, ma il guidatore no. Per tutelarsi è necessaria la polizza “Infortuni
conducente“. Inoltre la RC non copre i danni fisici subiti dagli animali
domestici presenti a bordo durante un urto (serve una specifica estensione “RC
Animali”). Infine, dichiarare il falso sulla residenza (ad esempio dichiarando
di vivere con i genitori per pagare meno) è un rischio altissimo: in caso di
incidente, la compagnia può invalidare il contratto obbligando il contraente a
pagare di tasca propria.
L'articolo RC auto sempre più cara, ecco come risparmiare sul premio senza
brutte sorprese proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Francesca D.
Sono dipendente pubblico e mi sono sempre servita quasi solo della sanità
pubblica, fino a tre-quattro anni fa. Qualche anno fa, il mio Ente pubblico
propone l’adesione facoltativa (in alternativa a un sistema di rimborsi parziali
legati al reddito) a una polizza collettiva privata sulla salute a un prezzo
molto conveniente, grazie al contributo dell’Ente stesso.
Qui comincio a seguire il flusso di denaro: una piccola parte del mio stipendio,
pagato con soldi pubblici, finisce a un’assicurazione privata, grazie alla
“sponsorizzazione” del mio Ente pubblico; soldi pubblici nella disponibilità
dell’Ente finiscono a questa stessa società privata come contributo al premio
assicurativo. Aderisco alla polizza (non si sa mai, sono scaramantica…) e, in
effetti, tre anni fa usufruisco della copertura per un intervento chirurgico
urgente, ma non indifferibile. Nella struttura pubblica, mi hanno detto che i
tempi erano lunghi, ero sofferente e, con la vocina della coscienza che mi
ronzava nelle orecchie, ho percorso la via del privato convenzionato con
l’assicurazione.
Ho passato tre anni in buona salute finché recentemente non ho avuto un piccolo
malore e il mio medico di base mi ha prescritto dei controlli. Non era roba da
pronto soccorso, i tempi negli ambulatori pubblici erano biblici, quindi sono
andata di nuovo nel privato con l’assicurazione. Ma in questi tre anni sono
cambiate parecchie cose:
1) la compagnia assicurativa è cambiata;
2) le liste di attesa per gli accertamenti nelle strutture pubbliche si sono
allungate e risultano spesso impraticabili;
3) le strutture sanitarie private sanno di essere l’unica alternativa.
E qui scatta il meccanismo perverso, il trucchetto da fiera a danno dello Stato
e del paziente, che spiego prendendo ad esempio una delle prestazioni di cui ho
dovuto usufruire (in realtà ho speso di più): il contratto tra Ente e
Assicurazione prevede una franchigia per le prestazioni, il tariffario della
struttura privata per la Compagnia assicurativa prevede una cifra inferiore alla
franchigia (50 euro), quindi la mia richiesta di assistenza viene negata e pago
di tasca mia, ma la struttura mi addebita 118 euro, una cifra superiore alla
franchigia e, a questo punto, chiedo il rimborso della quota eccedente alla
stessa compagnia assicurativa. Ed ecco la sorpresa: lo scoperto in caso di
rimborso è, guarda caso, 120 euro (non 50), mentre io ne ho pagati 118.
Bilancio: 118 euro del mio stipendio pubblico (prima della detrazione fiscale
che mi spetterà nel 2027) sono andati alla struttura privata in aggiunta ai
soldi pubblici pagati all’Assicurazione dal mio Ente (anche tramite il premio a
mio carico).
Di due (tre) cose l’una: chi ha stipulato questo contratto assicurativo (a sua
volta un dipendente pagato con soldi pubblici), o ci fa o ci è o non lo è
affatto. La stessa compagnia assicurativa si comporta così anche con i
contraenti collettivi privati?
Ciliegina sulla torta: l’impiegato del centro diagnostico mi suggerisce di
comprare (200 euro/anno, sempre dal mio stipendio pubblico) la loro “card” per
avere lo sconto del 50% sulle loro prestazioni in regime privato. Finché c’è la
salute…
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POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ –
MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM
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L'articolo Da dipendente pubblica, trovo perverso il meccanismo delle
assicurazioni private a danno dello Stato e del paziente proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Mentre il Tribunale di Sion valuta la possibile scarcerazione di Jacques
Moretti, accusato di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio doloso per la
strage di Capodanno a Crans-Montana, l’attenzione degli inquirenti e delle
famiglie delle vittime si sta spostando su un altro terreno, destinato a
diventare decisivo: quello delle assicurazioni. Nei giorni scorsi era emersa la
volontà di alcune famiglie di proporre una causa. L’avvocato ginevrino Romain
Jordan, che rappresenta oltre venti famiglie delle vittime — sia di chi ha perso
la vita sia di chi è rimasto gravemente ferito — aveva annunciato l’intenzione
di avviare una richiesta di risarcimento danni nei confronti dello Stato, con
un’azione di responsabilità civile che coinvolgerebbe direttamente il Comune di
Crans-Montana. “Abbiamo già iniziato a lavorare su una domanda di risarcimento —
ha spiegato Jordan alla televisione svizzera SRF —. Presenteremo una causa
civile e quantificheremo i danni nel momento opportuno”. Secondo il legale, una
parte consistente dei costi generati dal disastro potrebbe ricadere proprio
sull’ente comunale, qualora venissero accertate responsabilità legate alla
sicurezza.
Secondo quanto confermato da Axa Suisse, compagnia con cui erano state
sottoscritte le polizze del bar Le Constellation e del Comune di Crans, le
coperture previste per incidenti e incendi presentano “una somma assicurata
limitata”, giudicata insufficiente rispetto alla portata della tragedia, che ha
causato 40 morti e oltre cento feriti gravi, alcuni die quali in condizioni
disperate. Una valutazione che apre uno scenario complesso, perché il rischio è
che i risarcimenti non siano in grado di coprire i danni subiti dalle vittime e
dai loro familiari.
Il tema è emerso mentre prende forma la strategia difensiva di Moretti, che
punta a ottenere la revoca della custodia cautelare sulla base dell’assenza di
pericolo di fuga, anche attraverso misure alternative come la cauzione, il
braccialetto elettronico e il ritiro dei documenti. Come avvenuto per la moglie
Jessica per cui sono state disposte alcune misure, come l’obbligo di firma, ma
ma nessuna custodia. Una prospettiva che ha già suscitato la reazione delle
famiglie delle vittime, preoccupate non solo per l’andamento dell’inchiesta
penale, ma anche per le conseguenze economiche di un eventuale indebolimento del
quadro delle responsabilità.
Il gruppo Axa, in una nota diffusa nei giorni scorsi, ha precisato che le
polizze in vigore rispettavano i contratti sottoscritti, ma ha anche
riconosciuto che gli importi assicurati non sono commisurati a un evento di
questa gravità. La compagnia ha inoltre fatto sapere di aver avviato iniziative
di sostegno a favore delle vittime e dei familiari, in attesa che venga chiarito
il perimetro delle responsabilità civili e penali.
È proprio questo il punto più delicato: stabilire chi dovrà rispondere
economicamente per una tragedia che, secondo gli atti dell’inchiesta, si è
consumata in un locale privo di un sistema antincendio adeguato, con uscite di
sicurezza bloccate e materiali non ignifughi. Se le coperture assicurative
dovessero rivelarsi insufficienti, il rischio concreto è che il peso dei
risarcimenti ricada sui singoli responsabili, sugli enti coinvolti o, in ultima
istanza, resti in parte senza risposta.
Gli avvocati delle famiglie osservano con attenzione ogni sviluppo. L’eventuale
scarcerazione di Moretti, pur non incidendo direttamente sul processo, viene
letta come un segnale che potrebbe riflettersi anche sul fronte civile. “Il
timore — spiegano fonti legali — è che, al di là delle condanne, non ci siano
risorse adeguate per garantire giustizia alle vittime”. In questo scenario, il
dossier assicurativo rischia di diventare il vero terreno di scontro nei
prossimi mesi: un intreccio di contratti, responsabilità e limiti di copertura
che accompagnerà l’inchiesta penale e che potrebbe pesare quanto, se non più,
delle decisioni sul destino giudiziario dell’imprenditore.
L'articolo Strage di Crans-Montana, il nodo delle assicurazioni: polizze
insufficienti per risarcire le vittime. L’assicurazione Axa: “Somme limitate”
proviene da Il Fatto Quotidiano.