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I prezzi dei carburanti continuano a salire nonostante il taglio delle accise. Che succede dopo l’8 aprile?
Continuano a crescere i prezzi dei carburanti alla pompa, in controtendenza rispetto alle quotazioni di lunedì dei prodotti raffinati dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump su una tregua e presunte trattative con l’Iran per una “totale risoluzione” delle ostilità. E nonostante il taglio delle accise deciso dal governo. Che ora, passato il referendum, dovrà decidere come muoversi nelle prossime settimane, visto che l’intervento è a tempo: in assenza di proroghe, dal 9 aprile il decreto non avrà più effetto e i prezzi rimbalzeranno dei 24,4 centesimi ora a carico del bilancio pubblico. Le politiche di prezzo dei diversi marchi restano estremamente differenziate. Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana su circa 20mila impianti, Eni, pur avendo aumentato i prezzi negli ultimi giorni, mantiene i livelli medi inferiori rispetto ai concorrenti: sul diesel oltre 12 centesimi al litro sotto Ip e otto-nove centesimi sotto Q8 e Tamoil; sulla benzina circa dieci centesimi sotto Ip, otto sotto Tamoil e quasi sei sotto Q8. I prezzi medi rilevati ieri alle 8 dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano per la benzina self service una media di 1,724 euro al litro (+0,005), per il diesel self service 1,987 €/l (+0,008), per la benzina servito 1,861 €/l (+0,006) e per il diesel servito 2,120 €/l (+0,009). GPL e metano restano quasi invariati, rispettivamente a 0,665 €/l e 1,531 €/kg, mentre il GNL segna 1,246 €/kg (+0,001). Sulle autostrade i prezzi medi sono più alti: benzina self service a 1,788 €/l (servito 2,038 €/l), diesel 2,055 €/l (servito 2,306 €/l), GPL 0,775 €/l, metano 1,548 €/kg e GNL 1,295 €/kg. Gli aggiornamenti diffusi questa mattina dal ministero indicano benzina self service a 1,722 €/l e diesel a 1,985 €/l. Sulle autostrade rispettivamente 1,788 €/l e 2,055 €/l. L'articolo I prezzi dei carburanti continuano a salire nonostante il taglio delle accise. Che succede dopo l’8 aprile? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Taglio accise sui carburanti: “Solo il 60% dei punti vendita ha ridotto i prezzi” | I dati del ministero
Quattro punti vendita ogni 100 non hanno ridotto i prezzi, anzi in alcuni casi li hanno addirittura aumentati. A oltre 24 ore dall’introduzione del taglio delle accise deciso dal Consiglio dei ministri per calmierare il costo del carburante, l’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy rivela che solo il 60% dei 12.107 impianti di distribuzione ha effettivamente ridotto i prezzi. Al netto della qualità dei dati a disposizione del ministero in termini di quantità e di attualità dei prezzi comunicati, la rilevazione alle 8 di venerdì 20 marzo lascia intendere che non tutto sta funzionando per il meglio. “Tutte le principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno inoltre adeguato i propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro, in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri”, spiega il Mimit. Eppure dalle rilevazione emerge che addirittura l’11,4% dei punti vendita ha addirittura aumentato i prezzi esposti, altro che taglio. Per questo, avvisa il ministero, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo. Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e, nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria. Il prezzo medio dei carburanti rilevato venerdì mattina in modalità self-service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,734 euro al litro per la benzina e 1,978 per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self-service si attesta invece a 1,812 per la benzina e 2,048 per il gasolio. I dati “non solo confermano la nostra dettagliata denuncia sul mancato adeguamento dei prezzi, ma anche il fallimento del decreto sul piano sanzionatorio”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “È quello che abbiamo detto da sempre: inutile monitorare o che poi, come prevede questo decreto, il Garante per la sorveglianza dei prezzi trasmetta all’Autorità giudiziaria le risultanze istruttorie, se non si modificano anche gli articoli 501 e 501 bis del Codice Penale che il comandante generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana nel 2022 ha già giustamente definito di ‘rara e difficile applicazione’“. Urge anche una modifica della legge – insiste l’Unione nazionale consumatori – per consentire all’Antitrust di intervenire anche nei casi in cui manca un’intesa restrittiva della concorrenza o un abuso di posizione dominante. “Altrimenti si prendono in giro i consumatori promettendo una lotta agli speculatori che non esiste”, conclude Dona. L'articolo Taglio accise sui carburanti: “Solo il 60% dei punti vendita ha ridotto i prezzi” | I dati del ministero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra in Iran, da aprile carenze di carburante per aerei: “A rischio i voli a lungo a raggio”. Caro biglietti in arrivo
Le vacanze e i viaggi di Pasqua potrebbero non essere immuni da ripercussioni legate alla guerra in Iran. A partire dal mese prossimo, infatti, le compagnie aeree potrebbero trovarsi ad affrontare carenze di carburante per aerei a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo The Times, sarebbero a rischio in particolare i voli a lungo raggio. Senza contare che gli operatori del settore hanno lanciato un avvertimento legato al caro biglietti in arrivo: l’associazione Airlines for Europe, che raggruppa le principali compagnie, ha avvisato che l’impennata dei prezzi del petrolio porterà a possibile aumento delle tariffe nel breve periodo. Stando a un articolo del quotidiano britannico, le compagnie aeree sono già state avvertire che da aprile dovranno affrontare carenze di carburante che potrebbero innescare cancellazioni di voli verso le destinazioni più lontane, anche nel periodo delle vacanze pasquali. A incidere sulla situazione è la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz che impedisce il passaggio delle navi petroliere: uno stallo che sta portando all’esaurimento delle riserve che non vengono reintegrate. Tra i primi Paesi a lanciare l’allarme c’è stato il Vietnam, dipendente dall’import del carburante per aerei da Cina e Thailandia: quest’ultimi due Paesi hanno infatti tagliato l’esportazione per preservare le proprie riserve. La previsione degli esperti del settore è che altri Paesi seguano questa linea, portando rapidamente le compagnie aeree a dover scegliere se interrompere i voli verso alcune destinazioni poiché non avrebbero modo di rifornirsi di carburante per affrontare il viaggio di ritorno. Al problema – sostiene The Times – non è immune anche la Gran Bretagna: sarebbe vulnerabile a causa di un massiccio import da Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, tre Paesi del Golfo che in questo momento sono oggetto delle rappresaglie dell’Iran agli attacchi di Israele e Usa. La penuria di carburante, avvisano le compagnie aeree europee, avrà un effetto sui voli interni, anche europei, perché i prezzi sono schizzati alle stelle, raddoppiando in Europa e aumentando di quasi l’80% in Asia: questo porterà a un rincaro dei biglietti, avvertono le compagnie aeree europee riunite a Bruxelles nell’associazione Airlines for Europe. Air France-Klm, Sas e Finnair hanno già segnalato possibili aumenti delle tariffe. L'articolo Guerra in Iran, da aprile carenze di carburante per aerei: “A rischio i voli a lungo a raggio”. Caro biglietti in arrivo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bolivia, benzina difettosa danneggia migliaia di auto e accende le proteste
In Bolivia esplode il caso della benzina “difettosa”. Oltre diecimila veicoli sarebbero stati danneggiati da carburante di scarsa qualità, dando il via a una valanga di richieste di risarcimento e a un nuovo fronte di tensione sociale in un Paese già alle prese con una crisi energetica ed economica. Secondo quanto riferito dalla compagnia statale degli idrocarburi Ypfb, sono almeno 10.800 le segnalazioni raccolte in poche settimane attraverso il sistema ufficiale di registrazione dei danni. I primi indennizzi sono già stati avviati e riguardano oltre 2.600 utenti, ma il numero complessivo dei casi continua a crescere, segno di un problema diffuso e tutt’altro che risolto. All’origine dei guasti ci sarebbe la presenza di residui di ossidazione nei serbatoi di stoccaggio, finiti poi nella benzina distribuita ai consumatori. Una contaminazione che avrebbe provocato danni ai motori, costringendo migliaia di automobilisti e lavoratori del trasporto a sostenere spese impreviste per riparazioni spesso costose. Il caso ha rapidamente assunto una dimensione politica. Il governo del presidente Rodrigo Paz (nella foto), in carica da pochi mesi, si trova a gestire una situazione delicata: da un lato la necessità di garantire rifornimenti in un contesto di scarsità di carburante, dall’altro il malcontento crescente di cittadini e categorie produttive. Negli ultimi mesi, infatti, l’esecutivo ha eliminato i sussidi ai carburanti in vigore da oltre vent’anni, una scelta che ha contribuito all’aumento dei prezzi e a tensioni diffuse. Non è la prima volta che la qualità del carburante finisce sotto accusa. Già a febbraio proteste e blocchi stradali avevano paralizzato la regione di Santa Cruz, con i lavoratori del settore trasporti che denunciavano danni a motocicli e veicoli attribuiti a benzina contaminata. Oggi quella protesta sembra trovare conferma nei numeri ufficiali. Per molti boliviani il problema va oltre il singolo episodio. La vicenda mette in luce le fragilità strutturali del sistema energetico nazionale, tra difficoltà di approvvigionamento, infrastrutture carenti e gestione sotto pressione. In un Paese dove il trasporto su strada è fondamentale per l’economia quotidiana, anche un’anomalia nella qualità del carburante può trasformarsi rapidamente in una crisi sociale. Le autorità hanno promesso controlli più rigorosi e un’accelerazione nei rimborsi, ma la fiducia dei cittadini resta scossa. E mentre i risarcimenti iniziano ad arrivare, la vera sfida per il governo sarà evitare che un problema tecnico si trasformi in un detonatore politico. L'articolo Bolivia, benzina difettosa danneggia migliaia di auto e accende le proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carburanti in aumento, ma l’Italia tiene botta sui rincari rispetto ad altri paesi europei
L’instabilità internazionale legata al conflitto in Iran ha innescato un’impennata dei prezzi dei carburanti: un’analisi condotta da Facile.it, basata sugli ultimi dati della Commissione Europea aggiornati al 9 marzo 2026 (e confrontati con le rilevazioni del 23 febbraio), rivela che l’Italia, pur soffrendo l’attuale congiuntura, ha registrato aumenti percentualmente inferiori rispetto a molti Paesi dell’Eurozona. Nel Bel Paese, il rincaro della benzina si è attestato al 5,5%, un valore che colloca la nostra nazione al dodicesimo posto della classifica europea dei rincari percentuali. Mentre per il diesel l’incremento è stato del 9,8%, posizionandoci al quattordicesimo posto. Il quadro continentale appare più critico per la Germania, che guida la classifica degli aumenti con un balzo del 13,8% per la benzina e un vertiginoso 24,8% per il gasolio. Seguono a ruota l’Austria, con rincari rispettivamente del 13,2% e del 22,8%, e la Finlandia, dove la benzina è salita del 12,5%. Anche la Spagna e la Francia hanno mostrato segni di sofferenza maggiori rispetto all’Italia: a Madrid la benzina è cresciuta dell’8,8% e il diesel del 15,6%, mentre a Parigi gli incrementi sono stati del 7,8% per la prima e del 18,4% per il secondo. La Grecia ha fatto segnare un +6,6% sulla verde e un consistente +17,2% sul gasolio, superando i livelli italiani. L’Estonia è stata colpita da un +21,4% per il diesel, mentre le zone più resilienti dell’area euro risultano essere la Slovenia, con un contenuto +1,1% sulla benzina e uno 0,2% sul diesel, la Slovacchia con +0,9% e +1,1%, e l’Irlanda, che chiude la fila con incrementi minimi dello 0,5% e dello 0,6%. Guardando ai valori assoluti registrati alla pompa nell’ultima rilevazione del 9 marzo, i Paesi Bassi detengono il primato del costo più elevato con 2,172 euro al litro per la benzina e 2,255 euro al litro per il diesel. La Germania segue con 2,075 euro per la verde e 2,163 euro per il gasolio, precedendo la Finlandia che ha toccato 1,926 euro e 2,042 euro. Si noti, ovviamente, che lo scenario è in continua evoluzione e che i dati successivi al 9 marzo indicano già valori più elevati, riflettendo pienamente la volatilità del mercato energetico globale. Nello Stivale, in effetti, i dati aggiornati al 17 marzo 2026, mostrano un ulteriore incremento dei prezzi rispetto ai giorni scorsi, con il gasolio che ha ormai superato stabilmente la soglia dei 2 euro al litro in modalità self-service. Secondo le ultime rilevazioni del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), i prezzi medi nazionali alla pompa (Modalità Self-Service) ammontano a 1,853 euro a litro per la benzina (1,941 al litro in autostrada) e 2,087 euro/litro per il diesel (che in autostrada arriva a 2,148 euro/litro). Si conferma il trend che vede il gasolio sensibilmente più costoso della benzina (una differenza di circa 23 centesimi al litro sul self stradale). Per chi sceglie il servizio assistito, i prezzi sono naturalmente più alti: la media nazionale della benzina sfiora i 1,97 euro a litro, mentre il diesel servito ha raggiunto mediamente i 2,20 euro a litro. Attualmente le aree con i prezzi medi più alti sono Bolzano e Palermo, mentre le medie più contenute si registrano nelle province di Sondrio e Ancona. Sulla rete autostradale la situazione è ancora più marcata, con il diesel che ha ormai raggiunto punte medie di 2,15 €/litro anche al “fai da te”. L'articolo Carburanti in aumento, ma l’Italia tiene botta sui rincari rispetto ad altri paesi europei proviene da Il Fatto Quotidiano.
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