Era solo una questione di giorni ed è accaduto. Mickey Rourke è stato cacciato
dalla sua casa di Los Angeles – già dimora del famoso giallista Raymond Chandler
– per non aver pagato 60mila dollari di affitto arretrato. Un tribunale di Los
Angeles ha reso esecutivo lo sfratto della ex star celebre negli Anni Ottanta,
deliberando a favore del suo padrone di casa Eric Goldie.
Rourke a TMZ aveva confermato che non aveva pagato il canone perché la casa
sarebbe stata infestata dai topi. Candidato agli Oscar e vincitore di un Golden
Globe, Rourke aveva apparentemente lanciato una colletta, poi sconfessata, per
permettergli di trovare un alloggio quando era arrivata la prima indicazione
dello sfratto alle porte.
L’attore dopo il cinema si era reinventato pugile. Poi è tornato sul set negli
anni 2000 con “Sin City”, “Iron Man 2” e soprattutto “The Wrestler”, una
pellicola quasi autobiografica. Rourke era stato percepito allora come un attore
“ritrovato”, simbolo di una Hollywood capace di perdonare e recuperare i suoi
figli. Subito dopo il successo, tuttavia, qualcosa si era incrinato. Erano
seguiti ruoli secondari o pellicole di scarso valore artistico, confermando una
tendenza ricorrente nella sua carriera: l’impossibilità (o forse la volontà) di
sfruttare appieno la propria notorietà attraverso decisioni più calcolate.
L'articolo Mickey Rourke sfrattato dalla sua casa a Los Angeles : non ha pagato
60mila di dollari di affitto arretrato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Una donna di 35 anni originaria della Florida, al volante di una Tesla bianca e
armata di un potente fucile d’assalto semiautomatico in stile AR-15. È questo
l’identikit fattuale di Ivanna Lisette Ortiz, la protagonista del folle e
inspiegabile raid armato che domenica pomeriggio ha trasformato il lussuoso
quartiere di Beverly Crest, a Los Angeles, nella scena di un crimine. La donna è
la responsabile della sparatoria contro la tenuta della popstar Rihanna e del
compagno A$AP Rocky, un attacco mirato che ha sfiorato la strage e che l’ha
portata direttamente in carcere con l’accusa formale di tentato omicidio.
Originaria di Orlando, come riportato da alcune emittenti locali della Florida,
la Ortiz ha pianificato ed eseguito un agguato dalle dinamiche inquietanti.
Secondo le ricostruzioni fornite dal capo della polizia di Los Angeles, Jim
McDonnell, poco prima delle 13:15 di domenica la donna è stata notata dai
residenti mentre faceva la spola, guidando su e giù lungo la strada che conduce
alla villa della cantante. Un dettaglio in particolare ha attirato l’attenzione
dei testimoni prima che esplodessero gli spari: l’attentatrice si era camuffata
indossando verosimilmente una parrucca. Dopo aver fatto fuoco a ripetizione dal
veicolo in movimento contro le abitazioni e un camper Airstream presente nella
proprietà, la fuga della trentacinquenne è durata lo spazio di pochi chilometri.
Le autorità, dopo aver rinvenuto i bossoli del fucile d’assalto sul posto, hanno
localizzato la sua Tesla bianca e l’hanno arrestata senza incidenti a circa
dodici chilometri di distanza, nel parcheggio del centro commerciale Sherman
Oaks Galleria.
Il profilo giudiziario che pende ora sulla testa di Ivanna Lisette Ortiz è
estremamente pesante. Il procuratore distrettuale Nathan Hochman ha illustrato
il quadro accusatorio: oltre all’accusa principale di tentato omicidio, la donna
deve rispondere di ben dieci capi d’imputazione per aggressione con arma da
fuoco semiautomatica e tre accuse per aver sparato contro abitazioni occupate,
con l’aggravante dell’uso personale dell’arma. La gravità della sua posizione è
dettata dal numero delle persone coinvolte. L’accusa ha infatti identificato
dieci potenziali vittime che si trovavano sulla linea di tiro durante la
sparatoria: Rihanna, il compagno A$AP Rocky, i loro tre figli piccoli, tre
membri del personale domestico e due vicini di casa, la cui abitazione è stata
ugualmente raggiunta dai proiettili.
Attualmente, la trentacinquenne si trova in regime di custodia cautelare e la
sua cauzione è stata fissata dal giudice a quasi due milioni di dollari,
precisamente 1,875 milioni. La sua difesa è stata formalmente assunta
dall’ufficio del difensore pubblico della contea di Los Angeles, che attraverso
una nota ufficiale si è limitato a dichiarare il proprio impegno per garantire
alla donna tutte le tutele previste dalla Costituzione, rifiutando di rilasciare
ulteriori commenti in questa fase embrionale del procedimento. Se condannata per
i reati ascritti, la Ortiz rischia di passare il resto della sua vita in
prigione con una condanna all’ergastolo.
Il vero enigma che avvolge la figura di Ivanna Lisette Ortiz rimane però il
movente, che la polizia definisce ancora in fase di indagine. Gli investigatori
stanno cercando di ricostruire il passato recente della donna per capire cosa
l’abbia spinta a viaggiare dalla Florida fino alla California, a procurarsi
un’arma da guerra e ad aprire il fuoco, apparentemente senza alcuna ragione
nota, contro la famiglia di una delle artiste più influenti del mondo.
L'articolo Chi è Ivanna Lisette Ortiz, la 35enne che ha sparato con un fucile
d’assalto contro la villa di Rihanna: rischia una condanna all’ergastolo
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Momenti di tensione a Beverly Hills, dove la villa della cantante Rihannad è
stata presa di mira da alcuni colpi d’arma da fuoco. Una donna di circa
trent’anni è stata arrestata dopo che tra i cinque e i sette spari sono stati
esplosi contro il cancello della proprietà, senza provocare feriti. Secondo
quanto riportato dalla Cnn, l’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di
domenica nella zona residenziale della città californiana di Los Angeles, dove
la popstar originaria delle Barbados possiede una delle sue residenze. Il
dipartimento di polizia di Los Angeles ha confermato l’intervento degli agenti e
l’arresto della sospettata poco dopo la sparatoria.
I proiettili hanno colpito il cancello della villa senza penetrare all’interno
dell’abitazione. Al momento dell’accaduto alcune persone si trovavano nella
casa, ma nessuna è rimasta ferita. Non è ancora chiaro se Rihanna fosse presente
nella proprietà al momento degli spari. Le autorità stanno indagando per
chiarire il movente dell’azione e verificare se la cantante fosse l’obiettivo
diretto della donna arrestata. Gli investigatori stanno anche esaminando le
immagini delle telecamere di sicurezza della zona.
Negli ultimi mesi Rihanna, tra le artiste più influenti della musica pop
contemporanea, è tornata al centro dell’attenzione pubblica anche per la sua
vita privata. A settembre ha dato alla luce il suo terzo figlio con il rapper
A$AP Rocky, mentre i fan attendono da tempo l’uscita del suo nuovo album, più
volte annunciato ma mai pubblicato.
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donna, nessun ferito proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sulla facciata del centro di detenzione di Los Angeles, noto come “Twin Towers”,
è stato proiettato un video in cui si vede un agente dell’Ice bendato che spara
alla cieca “ai nostri amici, madri, bambini, alla nostra sicurezza”. L’opera di
street art si aggiunge alle ondate di protesta contro l’organo di sicurezza
anti-migranti supportato da Donald Trump.
L'articolo Proiettato video anti-Ice sul penitenziario di Los Angeles: un uomo
spara alla cieca su “amici, madri, bambini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In un messaggio pubblicato sul suo profilo Instagram, Mickey Rourke Rourke ha
definito l’iniziativa di crowdfunding una “truffa”, spiegando di non aver mai
autorizzato la campagna e di non averne inizialmente nemmeno conoscenza. Il
tutto era riferito ai recenti problemi finanziari dell’attore 73enne, che
rischiava lo sfratto per circa 60mila dollari di affitto arretrato a Los
Angeles.
La star del cinema ha voluto rassicurare così il pubblico sulle sue condizioni
personali e professionali: ha confermato di aver trovato un nuovo appartamento a
Los Angeles, di aver ricevuto nuove proposte di lavoro a Hollywood e di aver
incassato il sostegno di diversi amici e colleghi del mondo dello spettacolo
Rourke ha preso pubblicamente le distanze da una raccolta fondi online creata a
suo nome e ha annunciato di essere al lavoro per garantire il rimborso di oltre
100 mila dollari donati dai sostenitori. Ha inoltre precisato che il suo
avvocato sta facendo “tutto il possibile” per assicurare la restituzione delle
somme versate.
Secondo quanto riferito resterebbero ancora circa 90mila dollari da rimborsare.
La pagina di raccolta fondi, ospitata sulla piattaforma GoFundMe, era stata
creata con l’obiettivo dichiarato di raccogliere 100mila dollari per evitare lo
sfratto, traguardo che è stato superato prima che Rourke intervenisse
pubblicamente per smentire la vicenda.
“Non chiederei mai nemmeno un centesimo”, ha dichiarato l’attore, sottolineando
di non aver mai fatto appello all’aiuto economico dei fan e definendo l’intera
situazione “frustrante e imbarazzante”.
L'articolo “Ho restituito 10mila dollari su 100mila delle somme versate per me
della raccolta fondi non autorizzata. Faccio il possibile”: lo annuncia Mickey
Rourke proviene da Il Fatto Quotidiano.
Kiefer Sutherland è stato arrestato a Los Angeles con l’accusa di aver aggredito
un autista di taxi privato. L’attore, noto al grande pubblico per il ruolo di
Jack Bauer nella serie televisiva “24”, è stato fermato nella notte tra domenica
e lunedì, poco dopo la mezzanotte, secondo quanto riferito dalla polizia della
città californiana. Gli agenti sono intervenuti dopo “una chiamata radio
riguardante un’aggressione che coinvolgeva un autista di taxi privato” avvenuta
su uno dei grandi viali di Los Angeles. Una volta arrivati sul posto, i
poliziotti hanno identificato Sutherland e ricostruito l’accaduto. Secondo la
versione ufficiale, l’attore “aveva aggredito fisicamente l’autista e aveva
proferito minacce criminali nei suoi confronti”.
Non sono stati diffusi dettagli sulle cause della lite né sulle condizioni
dell’autista, mentre l’indagine resta affidata alle autorità competenti. Dopo il
fermo, Sutherland è stato condotto in custodia e successivamente rilasciato
poche ore dopo, previo pagamento di una cauzione fissata a 50.000 dollari. La
polizia ha confermato che l’attore dovrà ora rispondere delle accuse davanti a
un giudice. La comparizione in tribunale è stata fissata per il prossimo 2
febbraio. Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali rilasciate da
Sutherland o dai suoi rappresentanti legali sull’episodio.
L'articolo Arrestato l’attore Kiefer Sutherland: “Ha aggredito un taxista e gli
ha urlato minacce criminali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una persona è stata investita dopo che un camion della U-Haul (una azienda di
noleggio automezzi, ndr) ha travolto la folla durante una protesta a Los Angeles
a sostegno dei manifestanti anti-regime in Iran. L’autista è stato arrestato,
hanno riferito le autorità. L’incidente, scrive Fox News, è avvenuto intorno
alle 15:30 di domenica (ora locale). “L’autista di un camion U-Haul si è
scontrato con alcune persone che marciavano lungo Veteran Avenue, nella zona del
Federal Building”, ha dichiarato il dipartimento di polizia in un comunicato.
La polizia ha affermato che l’autista, un uomo adulto, è stato arrestato in
attesa di ulteriori indagini: “Al momento, una persona è stata confermata
investita dal veicolo (un uomo adulto); tuttavia, non sono state segnalate
ferite gravi. Un’ambulanza di soccorso ha soccorso l’individuo sul posto.
Nessuno è stato trasportato in ospedale per cure mediche”.
Centinaia di persone si erano radunate nel quartiere di Westwood per una marcia
a sostegno dei manifestanti in Iran. I video che circolano sui social media
sembrano mostrare un camion U-Haul che si muove rapidamente tra una folla densa,
mentre la gente urla. In un video, una persona sembra aggrapparsi al lato del
veicolo e battere contro un finestrino mentre continuava a muoversi. Uno
striscione esposto sul lato del camion recita, in lettere maiuscole, “No scià.
no regime. Usa: non ripetere il 1953. No mullah”, insieme a un altro striscione
scritto in una lingua straniera. Un altro video sembra mostrare l’autista preso
a pugni mentre diverse persone cercano di tirarlo fuori dal camion. Anche i
finestrini del veicolo sono stati rotti. Le forze dell’ordine non hanno ancora
reso pubblica l’identità dell’autista.
L'articolo Camion travolge manifestanti pro-Iran a Los Angeles: l’autista
rischia il linciaggio, poi viene arrestato – Video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Vince Zampella è morto. Il creatore del videogioco Call of Duty è deceduto dopo
uno schianto in auto mentre guidava la sua Ferrari. Online è stato pubblicato un
video molto crudo dove si vede l’auto di Zampella uscire di strada tra le
colline di Los Angeles, sbattere contro una barriera di cemento e poi prendere
fuoco. Lo sviluppatore di Titanfall e Star Wars Jedi aveva 55 anni. Con lui, a
bordo, c’era un’altra persona che, recuperata dai soccorritori, è poi deceduta
in ospedale. Ancora non è chiaro se Zampella fosse alla guida della Ferrari o al
posto del passeggero. Zampella, era co-fondatore di Respawn Entertainment ed è
stato il Ceo di Infinity Ward. Zampella ha anche guidato il team del franchise
Battlefield.
L'articolo La sua Ferrari si schianta in curva contro una barriera di cemento e
prende fuoco: muore a 55 anni Vince Zampella, il creatore del videogioco Call of
Duty proviene da Il Fatto Quotidiano.
A cinquant’anni dall’uscita di Lo squalo, di cui negli ultimi mesi è stato
celebrato l’anniversario con una mostra a Los Angeles, due oggetti di scena
diventati simbolo del film di Steven Spielberg. Un lanciatore di arpioni e una
canna da pesca utilizzati realmente sul set saranno messi all’asta da Propstore
– come scrive l’Adnkronos -nella vendita di primavera del 2026. I due oggetti
provengono da una stagione particolare della storia di Hollywood. A celebrare
l’anniversario del film cult, l’Academy Museum of Motion Pictures ha allestito
una mostra dedicata al film con 200 oggetti storici e materiali di backstage,
tra cui l’unico modello di squalo superstite e gli schizzi originali
dell’artista Roger Kastel.
Negli anni Settanta, in un periodo di difficoltà finanziaria per gli studi,
migliaia di costumi e accessori furono ceduti per fare cassa. Quella che allora
fu una semplice operazione di recupero di liquidità contribuì, senza che se ne
avesse piena consapevolezza, alla nascita del collezionismo di memorabilia pop,
oggi un mercato milionario. Un settore capace di spingere i manufatti legati ai
grandi franchise verso cifre da record, come dimostra la recente vendita per 3,9
milioni di dollari del dipinto utilizzato per il primo poster di Star Wars.
Il pezzo di maggior rilievo della prossima asta è il lanciatore di arpioni W.W.
Greener Mark II impugnato nel film dai personaggi di Quint, interpretato da
Robert Shaw, e di Matt Hooper, interpretato da Richard Dreyfuss, durante la
caccia allo squalo. L’arma è accompagnata dalla custodia verde originale,
visibilmente segnata dall’uso, e da uno “shark dart”. Il lotto è stato
completamente riconosciuto grazie allo screen-matching ed è stimato tra i
250.000 e i 500.000 dollari. Per confronto, nel 2015 un altro arpione utilizzato
dal personaggio di Quint era stato venduto per 84.000 dollari. Il secondo
cimelio in vendita è una canna da pesca Fenwick utilizzata da Quint, Hooper e
dallo sceriffo Brody, interpretato da Roy Scheider, nella scena in cui i
protagonisti iniziano a rendersi conto delle reali dimensioni della creatura che
si muove sotto la barca. La canna, completa del mulinello di produzione, ha una
stima compresa tra i 75.000 e i 150.000 dollari.
Il 2025 segna il cinquantesimo anniversario di Lo squalo, primo film a superare
negli Stati Uniti la soglia dei 100 milioni di dollari di incasso. Nonostante lo
status di opera iconica, il mercato collezionistico legato al film non ha mai
raggiunto i livelli di altri titoli di Spielberg come E.T. o Indiana Jones. Il
record rimane quello del 2018, quando un ciak decorato con denti di squalo fu
aggiudicato per 128.000 dollari. Come è noto il regista negli anni scorsi in una
intervista ha chiesto “scusa agli squali, dopo il mio film li hanno decimati
senza motivo”.
L'articolo I cimeli di Lo squalo tornano in superficie: arpione e canna da pesca
all’asta e valgono una fortuna proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ultima follia dei miliardari? Fare figli in grande quantità. A lanciare, se
così si può dire, l’assurda tendenza fu Elon Musk, ma ora a salire alla ribalta
è invece un altro “paperone” mondiale. La vicenda è raccontata dal Wall Street
Journal e si trova al centro dell’attenzione delle autorità giudiziarie di Los
Angeles: quella di Xu Bo, miliardario cinese dell’industria dei videogiochi,
accusato di aver creato negli Stati Uniti un vero e proprio programma di
gravidanze surrogate per generare i propri eredi. La storia è venuta alla luce
quando Amy Pellman, giudice del tribunale della famiglia di Los Angeles, ha
sospeso una serie di pratiche di riconoscimento di paternità tutte riconducibili
allo stesso nome. Il numero anomalo di richieste ha spinto il tribunale ad
approfondire, facendo emergere un sistema che, secondo il quotidiano economico
americano, sarebbe attivo da anni e reso possibile dalla legislazione
statunitense, che in diversi Stati consente la gestazione per altri con
procedure relativamente snelle.
Xu Bo, nato nel 1977 a Wuhan, la città della Cina centro-orientale celebre per
essere stata l’epicentro della pandemia di Covid-19, è diventato miliardario
grazie ai giochi online di ambientazione fantasy sviluppati dalla sua azienda,
la Duoyi Network. Contattato dal Wall Street Journal, un portavoce della società
ha smentito in modo netto le ricostruzioni, definendo l’intera vicenda “pura
fantasia”. Nessuna conferma ufficiale, dunque, dell’esistenza di un programma
strutturato di surrogazione. Tuttavia, sempre secondo il Wsj, ricerche e fonti
reperibili online in Cina offrirebbero una narrazione opposta: Xu Bo sarebbe già
padre di almeno cento bambini, tutti maschi, attualmente affidati a balie e
levatrici nella zona di Irvine, in California. I minori si troverebbero in una
situazione giuridica sospesa, proprio a causa del blocco imposto dal tribunale
di Los Angeles sul loro riconoscimento legale. Lo stesso Xu, riferisce il
giornale, non avrebbe mai incontrato personalmente questi bambini.
Le stesse fonti parlano addirittura di circa trecento altri figli in Cina:
alcuni nati tramite maternità surrogata, altri da relazioni consensuali con
donne non sposate. Ufficialmente, Xu Bo avrebbe riconosciuto dodici figli avuti
da sei donne diverse, nessuna delle quali è mai diventata sua moglie. In una
dichiarazione riportata in passato, il miliardario avrebbe spiegato così la sua
posizione: “Io non credo nel matrimonio, perché spesso le coppie divorziano e le
donne pagano il prezzo più alto. Ritengo che se un uomo e una donna si uniscono
senza ufficialità, in caso di litigio è tutto più semplice”.
Una visione che ha suscitato molte critiche, anche perché inserita in un
contesto culturale più ampio. In Cina, racconta il Wall Street Journal, Xu Bo è
spesso descritto come una figura controversa, segnata da un’infanzia difficile:
un padre violento e l’abbandono della madre. La sua storia personale si
intreccia con un fenomeno sempre più diffuso tra le élite economiche cinesi, che
vedono nella surrogazione uno strumento per assicurarsi un numero elevato di
eredi e, in prospettiva, selezionare il successore più adatto, ricalcando
dinamiche tipiche delle antiche dinastie. Secondo il quotidiano americano, in
Cina sono nate vere e proprie agenzie specializzate in questo tipo di servizi.
Un altro caso citato è quello di Wang Huiwu, manager di alto profilo, che
avrebbe pagato modelle statunitensi e altre donne considerate “superiori” per
ottenere ovuli con cui far nascere dieci bambine. L’obiettivo, sempre secondo il
Wall Street Journal, sarebbe stato quello di destinarle in futuro a matrimoni
strategici con uomini potenti, così da creare alleanze familiari, come avveniva
nella Cina imperiale.
L'articolo “Ha oltre 300 figli in Cina e altri 100 in California, ma potrebbero
essere molti di più. Sono tutti maschi e non ne ha mai incontrato uno: ecco il
suo piano dietro le nascite”: l’inchiesta del Wsj sul miliardario Xu Bo proviene
da Il Fatto Quotidiano.