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Antisemitismo, presidio contro il Ddl Romeo: “Incostituzionale. Una vendetta del Governo per le manifestazioni per la Palestina”
A 24 ore dalla Giornata della Memoria e a poche ore dall’inizio della discussione in Commissione Affari costituzionali del Senato del disegno di legge Romeo sull’antisemitismo, diverse associazioni, attivisti, studenti che in questi ultimi mesi hanno riempito le città italiane in favore della Palestina, sono scesi di nuovo in piazza a Roma, per protestare contro il Ddl che, dicono, ha come obiettivo quello di “equiparare l’antisemitismo all’antisionismo” “Abbiamo esposto alcune delle immagini dei bambini uccisi in questi due anni a Gaza – racconta Maya Issa, presidente del Movimento degli studenti palestinesi in Italia – è giusto ricordare la Shoa, ma non si può celebrare il Giorno della Memoria da un lato e dall’altro negare il genocidio del popolo palestinese. La memoria non può essere selettiva.” Il disegno di legge scelto come testo base tra i 7 presentati, è quello del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, che adotta integralmente la definizione di antisemitismo di IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), contestata da centinaia di studiosi, tra cui Anna Foa e Carlo Ginzburg, per il rischio di censura alle critiche contro lo Stato di Israele.”Questo disegno di legge non va bene perché è contro la Costituzione – dichiara Giovanni Russo Spena di Giuristi Democratici – nell’articolo 3 si dice che qualunque manifestazione in cui si potrebbero esprimere delle parole di antisemitismo devono essere vietate. Si capisce che è una forma di rastrellamento preventivo, una vendetta nei confronti di chi è sceso in piazza per la Palestina.” Al presidio era presente anche Tony La Piccirella, attivista che, lo scorso autunno, ha partecipato alla missione via mare della Global Sumud Flotilla per raggiungere Gaza. “Dobbiamo di nuovo agire – dice – come Global Sumud Flotilla stiamo organizzando due missioni, una via terra e una via mare e in primavera ripartiremo di nuovo” L'articolo Antisemitismo, presidio contro il Ddl Romeo: “Incostituzionale. Una vendetta del Governo per le manifestazioni per la Palestina” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Antisemitismo
“In fuga dall’America di Trump sempre più antisemita”: tornano in Germania i discendenti dei perseguitati dal nazismo
L’antisemitismo non è ancora scomparso in Germania, lo ha ammesso sgomento il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier in un’intervista alla ARD in occasione della Giornata della Memoria. Però sempre più ebrei americani, discendenti da profughi tedeschi della Seconda guerra mondiale, richiedono la cittadinanza della Repubblica Federale Tedesca per sfuggire all’antisemitismo più forte negli Usa, o anche all’amministrazione Trump. La doppia cittadinanza offre molti vantaggi, non ultimo serve per studiare o lavorare più facilmente in Europa. Giselle Ucar è stata presente per il primo canale della tv pubblica tedesca ad una cerimonia di naturalizzazione svoltasi al Consolato Generale di New York con 81 neo cittadini tedeschi, tutti discendenti di perseguitati dal nazismo, dove ha raccolto alcune testimonianze. Alla base della decisione di Danielle Michelson, 31 anni, c’è l’attuale clima politico in America, dove secondo l’Fbi, non ci sono mai stati così tanti attacchi antisemiti come negli ultimi anni. Quasi il 70% dei crimini d’odio basati sull’affiliazione religiosa nel 2024 ha preso di mira gli ebrei. “È bene avere una rete di sicurezza”, ha spiegato alla cronista Michelson. Più esplicita Suzy, un’altra neo-tedesca che la reporter non identifica per cognome: “Non credo che mio padre, che fuggì dai nazisti, l’avrebbe approvato. Ma mia madre ha commentato: non poteva sapere che Trump sarebbe diventato presidente e che tutto questo sarebbe successo”. La Costituzione tedesca consente la naturalizzazione ai discendenti degli ex perseguitati del nazismo come “riparazione”, così l’ha colta effettivamente la settantacinquenne Linda Simon. Aveva fatto domanda circa tre anni fa, finché non ha ricevuto un’e-mail con la quale la Germania si è scusata ufficialmente per quello che aveva fatto alla sua famiglia durante il regime nazista; è stato “come se mi avessero teso la mano”, racconta contenta a Giselle Ucar. I suoi genitori erano nati in Germania nel 1922 e si conoscevano già da giovani quando le loro strade si separarono: la madre emigrò con l’ultimo trasporto per bambini in Inghilterra, il padre, grazie ad un cugino, approdò in America; ma quando si rincontrarono nel Bronx si sposarono subito. Eugene Drucker, che ha 73 anni, si è invece esibito spesso in Germania come musicista d’orchestra e dichiara alla reporter della ARD che trova unica la cultura tedesca della memoria e il modo in cui affronta la Shoah: “È molto commovente che il Paese da cui mio padre è dovuto fuggire, ora accolga apertamente i suoi discendenti. Ufficialmente è un Paese molto più aperto del nostro attualmente. È una grande ironia”. Le richieste di cittadinanza erano diminuite durante la presidenza Biden, ma potrebbe anche essere stato per il Covid, per certo sono aumentate con Trump, indica la ARD. Nel 2025, il Consolato Generale tedesco ha ricevuto 1.771 domande di “restituzione della cittadinanza”. A titolo di confronto, nel 2023 erano state 894 e l’anno precedente 734. L’attuale impennata di domande di ristoro della cittadinanza potrebbe essere tuttavia dovuta anche alla modernizzazione della legge tedesca sulla cittadinanza (StARModG) entrata in vigore il 27 giugno 2024 che ammette il doppio passaporto senza bisogno di autorizzazione; i nuovi cittadini tedeschi per viaggiare in Germania hanno però bisogno di un documento d’identità tedesco e devono farne domanda. Anche se negli USA in effetti esisterebbe un disegno di legge sulla doppia cittadinanza di senso opposto, l’Exclusive Citizenship Act del 2025 presentato dal senatore Bernie Moreno dell’Ohio, che vieterebbe la doppia cittadinanza ai cittadini statunitensi, contraddicendo una prassi costituzionale più che cinquantennale è da escludere entri in vigore. Anche l’ottantasettenne Tova Friedman, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau dove fu deportata e tatuata con un numero ad appena cinque anni, che oggi ha parlato al Bundestag, teme l’odio contro gli ebrei che sta di nuovo crescendo. Ha menzionato che suo nipote in America non osa uscire in pubblico indossando la catenina con una stella di Davide al collo. Friedman ha citato innanzi alle più alte cariche dello Stato tedesco il defunto rabbino e filosofo britannico Jonathan Sacks: “Per difendere un Paese, serve un esercito. Per difendere la civiltà, serve l’istruzione”. A questo riguardo Christoph Mestmacher riportandone l’intervento per la ARD si è chiesto sarcasticamente cosa possa averne pensato Alexander Gauland (AfD) che nel 2018 aveva relativizzato il nazismo affermando “Hitler e i nazisti sono solo la deiezione di un uccellino negli oltre 1000 anni di storia di successo della Germania”. Il partito blu nel sondaggio Forsa diffuso il 27 gennaio è d’altronde dato al 24% tallonando la CDU al 26%; in quello Insa diffuso in pari data addirittura al 26% avanti la CDU al 25%. L'articolo “In fuga dall’America di Trump sempre più antisemita”: tornano in Germania i discendenti dei perseguitati dal nazismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
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Antisemitismo
I sondaggi choc: il 14% degli italiani vorrebbe “espellere gli ebrei” e ritiene che l’Olocausto “è stato esagerato”
“Sono antipatici“, “esagerano a ricordare le stragi naziste”, “dovrebbero essere espulsi dall’Italia”. Queste frasi riferite agli ebrei, a 81 anni dall’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, resistono nella testa e nelle dichiarazioni di minoranze non esigue di italiani. A indagare la questione sono due istituti di sondaggio, Youtrend e Eumetra. Nel primo caso il quesito è uno solo: “L’Olocausto degli ebrei nella Germania nazista è stato ampiamente esagerato”? Il 14 per cento è d’accordo con questa affermazione, sia pure divisi tra chi la definisce una frase “sicuramente vera” e chi pensa sia “probabilmente vera”. > #GiornodellaMemoria: secondo un sondaggio nazionale di Youtrend, il 14% degli > italiani ritiene sicuramente o probabilmente vera l’affermazione “L’Olocausto > degli ebrei nella Germania nazista è stato ampiamente esagerato”. > pic.twitter.com/Dyd6Loig7x > > — Youtrend (@you_trend) January 27, 2026 L’istituto Eumetra, invece, sonda l’atteggiamento di simpatia, antipatia o indifferenza verso gli ebrei. A considerare “molto” o “abbastanza” antipatici gli ebrei è il 17% dell’elettorato, quindi quasi un italiano su cinque. Un’ostilità che risulta maggiore tra i maschi (23%) rispetto alle femmine (11%) e che si accentua tra i giovani sotto i 35 anni, raggiungendo il 20%. L’antipatia per gli ebrei si rileva in misura maggiore tra gli elettori di Fratelli d’Italia (21,4%) e tra quelli del Movimento 5 Stelle, dove supera un quarto dei votanti. Alla domanda “gli ebrei in Italia esagerano a ricordare le stragi naziste?” si dichiara d’accordo il 27% degli intervistati e, in particolare, il 32% tra i più giovani. Quasi metà degli intervista, il 47,8%, ritiene che “gli ebrei che abitano nel nostro Paese pensano prima a Israele che all’Italia“, convinzione particolarmente diffusa tra gli elettori della Lega (il 67,4%). Infine c’è addirittura si dice d’accordo all’affermazione “bisognerebbe espellere tutti gli ebrei dall’Italia”: lo pensa più del 14% degli intervistati, una minoranza ma non certo esigua. L'articolo I sondaggi choc: il 14% degli italiani vorrebbe “espellere gli ebrei” e ritiene che l’Olocausto “è stato esagerato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Antisemitismo
Ebrei
Giorno della Memoria
“Le invettive antisemite, le dichiarazioni pro Hitler e l’adozione della svastica? Non sono un nazista. Amo gli ebrei. Ho un disturbo bipolare”: le scuse di Kanye West
Le invettive antisemite, le dichiarazioni pro Hitler e l’adozione della svastica sono solo il frutto di un disturbo bipolare. Lo giura Kanye West che ha tenuto a specificare, con un messaggio condiviso sul Wall Street Journal, ieri lunedì 27 gennaio, di aver “perso il contatto con la realtà. Mi pento e sono profondamente mortificato per le mie azioni in quei momenti e mi impegno a rendermi responsabile, a ricevere cure e a cambiare in modo significativo. Questo, però, non giustifica ciò che ho fatto. Non sono un nazista o un antisemita. Amo il popolo ebraico”. Il rapper e produttore statunitense riconosce le proprie responsabilità e racconta di aver intrapreso un percorso di cura per il disturbo bipolare. Nel testo, l’artista attribuisce le sue azioni a un “episodio maniacale di quattro mesi”, avvenuto all’inizio del 2025, caratterizzato da comportamenti “psicotici, paranoici e impulsivi” che avrebbero “distrutto la sua vita”. “Ci sono stati momenti in cui non volevo più essere qui”, ammette l’artista, parlando di un crollo personale culminato in quello che definisce il “punto più basso” della sua esistenza. Kanye West affronta esplicitamente il tema delle sue esternazioni antisemite, delle dichiarazioni filonaziste e dell’uso della svastica, episodi che avevano portato alla rottura con sponsor, partner commerciali e larga parte dell’opinione pubblica. “Ho perso il contatto con la realtà”, scrive, aggiungendo di essere “profondamente mortificato” per quanto accaduto. “Non sono un nazista né un antisemita. Amo il popolo ebraico”, afferma, sottolineando che la malattia non giustifica le sue azioni, ma spiega il contesto in cui sono maturate. West aveva pubblicato la canzone “Heil Hitler” lo scorso 8 maggio, in occasione dell’80esimo anniversario della sconfitta della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Bandito dalle principali piattaforme di streaming – ma facilmente reperibile su internet – il brano è costato al suo autore anche l’annullamento di un visto per l’Australia. Le scuse arrivano alla vigilia dell’uscita del nuovo album “Bully” in uscita il 30 gennaio e rappresentano il tentativo più articolato finora di prendere le distanze dalle provocazioni che avevano segnato la sua recente produzione artistica e mediatica, inclusi brani e merchandising a sfondo nazista. “Non chiedo compassione né scorciatoie”, conclude Ye. “Chiedo solo pazienza e comprensione mentre cerco di ritrovare la strada di casa”. L'articolo “Le invettive antisemite, le dichiarazioni pro Hitler e l’adozione della svastica? Non sono un nazista. Amo gli ebrei. Ho un disturbo bipolare”: le scuse di Kanye West proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Antisemitismo
Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo
Giovedì mattina alle 9.30 il gruppo del Pd in Senato si riunirà per certificare quello che è ormai evidente da settimane: la spaccatura sull’antisemitismo. Andrea Giorgis presenterà il disegno di legge per contrastare ogni forma di odio, con particolare accentuazione dell’antisemitismo. E parte del gruppo si prepara a non firmarlo. A partire da Graziano Delrio, che ha presentato a dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore si è rifiutato di ritirare. Nel testo di Giorgis, che sarebbe dovuto arrivare settimane fa, si adotta la definizione di Gerusalemme, secondo la quale “l’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”. Mentre nel testo Delrio si adotta quella dell’Ihra, secondo la quale “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Una definizione che impedisce anche la critica al governo israeliano e a Netanyahu. Dunque, giovedì mattina i senatori dem si confronteranno soprattutto su questo punto. Delrio ufficialmente non si esprime, ma ai colleghi di partito sta dicendo che non firmerà. Perché non condivide la scelta della definizione di Gerusalemme. E perché quella di Giorgis è un’operazione tardiva. Da scommettere che come lui faranno altri tra quelli che avevano sottoscritto il suo testo. A partire da Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, invece, potrebbero sottoscriverlo. Nella minoranza dem cresce il malumore, anche perché “non siamo stati consultati”, dicono. Comunque vada, la cosa non avrà alcun effetto sul testo finale che uscirà da Palazzo Madama. È stata rinviata al 27 gennaio, ‘Giorno della memoria”, l’adozione di un testo base in commissione Affari costituzionali al Senato. In attesa di quello Pd sono al momento 7 i testi all’esame della commissione: ai quattro già depositati di Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI), Ivan Scalfarotto (Iv) e Delrio (Pd) si sono aggiunti oggi quelli di FdI, M5s e Noi moderati. Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) ha messo ai voti le due opzioni possibili per andare avanti con i lavori, se procedere, cioè, con l’adozione di un testo base o se dare vita a un Comitato ristretto per l’elaborazione di un testo unificato. Approvata la prima opzione con i voti favorevoli del centrodestra e di Iv e quelli contrari di Pd, M5s e Avs. Si partirà dal ddl Romeo (praticamente identico a quello Scalfarotto). L'articolo Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
PD
Antisemitismo
Vietato criticare il governo di Israele: per il ddl antisemitismo i testi depositati salgono a 5. Caos Pd dopo la spaccatura su Delrio
In Commissione Affari costituzionali i ddl sull’antisemitismo sono diventati cinque. Ieri se n’è aggiunto uno di Noi Moderati, con Mariastella Gelmini. In arrivo anche uno del Movimento M5S (testo a prima firma di Alessandra Maiorino). Si vanno ad aggiungere agli altri 4 presenti: quello a titolo personale del dem Graziano Delrio, quelli di FI a firma Maurizio Gasparri, di Iv a firma Ivan Scalfarotto e quello della Lega a firma Massimiliano Romeo. LA AUDIZIONI E LE DIFFICOLTÀ DEL PD Il Nazareno ha preso le distanze dal disegno di legge di Delrio, ma dell’annunciatissimo testo del Pd al quale sta lavorando Andrea Giorgis, ancora non c’è traccia. Segno evidente del fatto che il Pd è in difficoltà e che arrivare a un punto di mediazione sul tema non è affatto facile. In un primo momento si era parlato di un testo che tenesse insieme non solo l’antisemitismo, ma l’odio in generale. Si era ventilata un’assemblea dei parlamentari dem la settimana scorsa per discuterne, ma poi non si è fatta. Meglio prendere tempo ed evitare ulteriori spaccature sul tema. Ieri, intanto, c’è stata un’altra mattinata di audizioni in Commissione. Doveva essere l’ultima tornata ma Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs, è pronto a chiedere di sentire altri esperti. A intervenire, tra gli altri, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche e David Meghnagi, storico della Shoah. La maggioranza degli esperti, chiamati dal centrodestra, si è espressa a favore della definizione dell’antisemitismo dell’Ihra (Alleanza Internazionale per la memoria dell’Olocausto), che recita così: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. La base per dire che non si può criticare neanche Netanyahu e il governo israeliano. LA DEFINIZIONE IHRA E I PERICOLI PER LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE A chiedere che la definizione Ihra sia adottata ufficialmente in Italia è il testo di Delrio, motivo per il quale molti dem sono insorti. Ma Gasparri va ancora più in là e prevede anche delle sanzioni penali per chi viola tale definizione. Ieri durante le audizioni a portare opinioni opposte sono stati Scalfarotto e De Cristofaro. “Il sionismo è un sogno bellissimo”, ha detto il senatore di Iv, a commento di quanto ascoltato. Mentre De Cristoforo, nelle sue domande ha evidenziato un punto: “Perché si può dire di Putin che è nazista e non di Netanyahu?”. Perché poi il suo ragionamento punta a chiarire che non si possono equiparare antisemitismo a antisionismo. La Commissione è stata riconvocata la prossima settimana: bisognerà capire se verrà adottato un testo base o si farà un comitato ristretto. Con ogni probabilità, se si opta per la prima soluzione, si partirà dal testo Gasparri. E il centrodestra ha i voti per rendere perseguibile penalmente la critica al governo di Israele. L'articolo Vietato criticare il governo di Israele: per il ddl antisemitismo i testi depositati salgono a 5. Caos Pd dopo la spaccatura su Delrio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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PD
Antisemitismo
Revisione di polizia e servizi segreti dopo l’attentato antisemita a Bondi Beach, l’annuncio del premier australiano
Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato di aver ordinato una revisione della polizia e dei servizi segreti. Il governo valuterà se le forze di sicurezza dispongano dei poteri e delle strutture adeguati “per garantire la sicurezza degli australiani dopo il terribile attacco terroristico antisemita a Bondi Beach”. In un messaggio pubblicato su X, Albanese ha ricordato che, a una settimana dall’attacco, il Paese avrebbe osservato un minuto di silenzio e acceso una candela in memoria delle vittime. Il premier ha sottolineato il profondo dolore della comunità ebraica e lo shock ancora diffuso in tutto il Paese, invitando gli australiani a unirsi nel ricordo delle vittime e nel sostegno alle famiglie in lutto, ribadendo l’impegno a combattere l’antisemitismo in ogni sua forma. Sono state 15 le vittime del massacro compiuto da due uomini contro i partecipanti a una celebrazione ebraica a Bondi Beach, l’iconica spiaggia di Sydney. Il Paese si è fermato esattamente una settimana dopo le prime notizie della sparatoria, avvenuta alle 18:47 ora locale di domenica 14 dicembre. Le autorità federali e dello Stato del New South Wales hanno dichiarato la giornata di domenica Giorno nazionale di riflessione. In serata, alle 18:47, sono state accese candele in tutto il Paese per commemorare il momento in cui una settimana prima erano stati esplosi i primi colpi. Al Bondi Pavilion, sul lungomare, leader indigeni hanno tenuto una cerimonia tradizionale del fumo, mentre un memoriale spontaneo, cresciuto nel corso dei giorni con fiori e messaggi, sarà rimosso lunedì. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie, 13 dei feriti sono ancora ricoverati negli ospedali di Sydney. Tra loro figura Naveed Akram, 24 anni, indicato come uno degli attentatori, ferito dalla polizia e accusato di 15 capi d’imputazione per omicidio e 40 per lesioni con intento di uccidere. Il padre, Sajid Akram, 50 anni, è stato ucciso dalla polizia sul posto. Edifici governativi espongono bandiere a mezz’asta e sono illuminati di giallo in segno di solidarietà con la comunità ebraica. Le emittenti televisive e radiofoniche sono state invitate a osservare un minuto di silenzio. Rabbini e rappresentanti della comunità ebraica hanno invitato l’intera popolazione a partecipare alle commemorazioni e all’accensione dell’ultima candela di Hanukkah, mentre esponenti del Consiglio esecutivo dell’ebraismo australiano hanno espresso il senso di shock, dolore e frustrazione delle famiglie delle vittime, chiedendo risposte e cambiamenti di fronte alla crescita dell’antisemitismo nel Paese. L'articolo Revisione di polizia e servizi segreti dopo l’attentato antisemita a Bondi Beach, l’annuncio del premier australiano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Australia
Antisemitismo
Terrorismo
Perché il ddl Delrio sull’antisemitismo sposterà il focus dal contrasto dell’odio al controllo del dissenso
di Luca Grandicelli Nel dibattito italiano delle ultime settimane è spesso sembrato che la proposta di legge del Senatore Graziano Delrio sia piovuta dal cielo in un cortile ben recintato da un folto gruppo di riformisti del Partito Democratico. Molti infatti hanno sostenuto la tesi per la quale tale ddl sia mezzo propedeutico a predisporre un piano di convergenza concettuale tra antisemitismo e antisionismo, sebbene il punto non sia assolutamente accademico, quanto piuttosto politico: nessuno sembra infatti voler constatare il rischio concreto che la nostra democrazia si doti di uno strumento capace di comprimere le libertà fondamentali nel nome della lotta all’antisemitismo. Un rischio, peraltro, già verificatosi altrove, documentato e misurabile, che oggi torna a bussare alla porta del Parlamento forte della necessità, agitata da molti settori politici e mediatici, di porre un rimedio al sempre più crescente sentimento anti-israeliano che sta attraversando l’Italia. In questo quadro, l’idea alla base del ddl è semplice quanto pericolosa: recepire integralmente nel sistema normativo italiano la definizione di antisemitismo dell’Ihra, delegando il governo a varare uno o più decreti legislativi per conferire alle autorità, in particolare all’Agcom, poteri straordinari di censura preventiva, rimuovendo i contenuti online incriminati entro 48 ore, istituendo forme di monitoraggio nelle scuole e nelle università e introducendo meccanismi di controllo che incidono direttamente sul diritto di espressione. Una definizione presentata come tecnica e condivisa, ma in realtà ampiamente contestata da giuristi, studiosi, organizzazioni per i diritti umani e istituzioni internazionali. A dimostrarlo è il lavoro del Centro Europeo di Sostegno Legale (Elsc), che già il 6 giugno 2023 pubblicò un rapporto basato su 53 casi documentati, tra il 2017 e il 2022, in Germania, Austria e Regno Unito, in cui individui e organizzazioni vennero accusati di antisemitismo per aver sostenuto i diritti dei palestinesi, criticato l’occupazione israeliana o il sionismo come ideologia politica. Pur essendo formalmente non vincolante, la definizione Ihra venne già allora utilizzata come base para-legislativa, costringendo gli accusati a lunghe difese legali poi concluse, nella maggior parte dei casi, con l’archiviazione delle accuse. I timori espressi nel rapporto trovano ancora oggi fondamento nella fallace stabilità interpretativa del concetto di antisemitismo, che delinea un perimetro incerto entro il quale rischiano di finire tutte le critiche rivolte allo Stato di Israele. E le conseguenze sociali di questo approccio sono già state ampiamente osservate: molti tra gli accusati hanno di fatto affrontato la perdita del lavoro o subito gravi danni reputazionali. Per non parlare delle limitazioni alla libertà accademica fino alla repressione delle manifestazioni pubbliche. Emblematico il caso di Berlino, dove nel maggio 2022 furono vietate le commemorazioni della Nakba e della giornalista Shireen Abu Akleh, ritenute suscettibili di creare un “clima anti-Israele e antisemita”. Un passaggio che mostrò come si possa scivolare rapidamente dalla lotta all’odio alla criminalizzazione della memoria e del dissenso politico. In questo quadro, il ddl Delrio non appare come un incidente isolato, ma come l’innesto di un dispositivo già sperimentato altrove, che sposta progressivamente il baricentro dal contrasto dell’odio al controllo del dissenso, definendo il perimetro del dicibile su Israele e Palestina. Ed è significativo come questa proposta provenga dall’opposizione, allineandosi di fatto all’impostazione repressiva già adottata dal governo sul tema, come dimostra il caso dell’imam di Torino Mohamed Shahin. Se l’Italia sceglierà la scorciatoia della definizione Ihra elevata a legge, dovrà assumersi la responsabilità di un futuro in cui manifestare per Gaza o criticare il sionismo potrà essere considerato un atto sospetto, financo una minaccia all’ordine pubblico. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. 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Antisemitismo
Graziano Delrio
Il ddl Delrio prende una china pericolosa: così il ‘panico morale’ contrasta ciò che è percepito come minaccia
Tempo fa il licenziamento di Gabriele Nunziati per una domanda su Gaza aveva rinfocolato il dibattito su libertà di parola e antisemitismo. Da qualche settimana la questione è tornata ancora una volta d’attualità per il disegno di legge Delrio, che pretende di asserire in sostanza che chi critica Israele è tout court antisemita. Una china assai discutibile e pericolosa che l’ottimo Guerra all’antisemitismo?, uscito nel 2024 per Altreconomia e scritto dalla sociologa Donatella Della Porta, aveva analizzato con riferimento al contesto tedesco. Un libro prezioso, che torna ahinoi utile tantopiù dopo le tragiche immagini di Sydney, sullo sfruttamento di quello che l’autrice – sulla scorta di un saggio di Stanley Cohen pubblicato nel 1972 – definisce ‘panico morale’, quando – scrive Cohen – qualcosa viene definito come “una minaccia ai valori e agli interessi della società”. La natura di queste minacce viene presentata “in modo stilizzato e stereotipato dai mezzi di comunicazione di massa”, e le barricate morali che ne conseguono “sono presidiate da editori, vescovi, politici e altri benpensanti”. I presunti autori di queste minacce vengono bollati come folk devils (che potremmo tradurre come ‘nemici della società’), devianti che attentano a un interesse pubblico. Della Porta spiega come questo interesse pubblico in Germania sia rappresentato dalla difesa di Israele. Tutto ciò che sembra minacciare Israele, ma soprattutto tutto ciò che rischia di mettere in questione l’immagine dell’impegno tedesco contro l’antisemitismo e la difesa dello Stato israeliano deve essere circoscritto, contrastato, censurato, espunto. Della Porta elenca una serie notevole di casi in cui intellettuali, scrittori, giornalisti, ricercatori hanno subito forme di ostracismo, censura, stigmatizzazione da parte dell’opinione pubblica, ma anche provvedimenti di natura amministrativa volti a impedire che tenessero conferenze, corsi, lezioni. Masha Gessen, una parte della cui famiglia fu vittima della Shoah, si è vista annullare la cerimonia di conferimento del premio Hannah Arendt; Ghassan Hage è stato licenziato dal Max Planck Institute; a Moshe Zuckerman, figlio di un sopravvissuto alla Shoah, non è stato permesso di partecipare a un conferenza a Heilbronn. E si potrebbe continuare. Quello che il libro segnala è l’uso, nel caso tedesco, del panico morale per non intralciare il processo di guiltwashing, ovvero di camuffamento degli altri orrori dell’Occidente e della Germania (responsabile in Namibia del primo genocidio del XX secolo) attraverso l’elaborazione della colpa per la Shoah, descritta come un evento unico e irripetibile (vietato parlare di genocidio a Gaza). Della Porta getta quindi una luce sul concetto di ‘nuovo antisemitismo’, etichetta che trasforma le critiche a Israele in opinioni razziste fondata perlopiù sulla working definition dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Tale definizione pone un legame troppo stretto tra antisemitismo e antisionismo, rischiando di sovrapporli. Un esito che le proposte Gasparri e Delrio reiterano. In Germania (e non solo) l’accusa di (nuovo) antisemitismo viene rivolta sostanzialmente alla sinistra (e a molti ebrei critici nei confronti di Israele). L’equazione così risulta: propal=antisemiti; ma Della Porta segnala che lì la stragrande maggioranza dei reati a sfondo razzista-antisemita è ufficialmente riconosciuto come proveniente da destra. Così l’equazione dovrebbe essere: pro-Israele=antisemiti. Non inganni la saldatura solo apparentemente paradossale tra estrema destra e filosemitismo: essa infatti si struttura attorno alla comune lotta contro la ‘barbarie islamista’. Per AfD “la civiltà giudeo-cristiana è chiamata a mobilitarsi in una crociata contro l’Islam”. Si tratta dello stesso meccanismo all’opera in Italia, dove la destra cerca di bonificare il passato fascista – e spesso il presente neofascista – con la difesa di Israele, tentando di scaricare l’antisemitismo sulla sinistra. Anche qui destra ed estrema destra sono paradossalmente filo-sioniste per una presa di posizione che ha a che fare con il loro posizionamento geopolitico e ideologico (oltre che con il guiltwashing). Israele è visto come un baluardo contro i movimenti anticolonialisti e un presidio di difesa dell’ordine politico occidentale, nonché la parte per la quale l’estrema destra parteggia nello ‘scontro di civiltà’ tra valori occidentali, mondo arabo-musulmano, immigrazione. L'articolo Il ddl Delrio prende una china pericolosa: così il ‘panico morale’ contrasta ciò che è percepito come minaccia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Graziano Delrio
Strage di Bondi Beach – Incriminato per terrorismo Naveed Akram, a Sydney i funerali delle vittime
È stato incriminato Naveed Akram, autore con il padre della strage di Bondi Beach contro la comunità ebraica. Sono 15 i capi d’accusa per terrorismo, omicidio e altre 40 imputazioni, tra cui lesioni personali gravi con intento di omicidio e esposizione pubblica di simboli terroristici, riferendosi all’Isis. La polizia del Nuovo Galles del Sud ha spiegato che Naveed “ha tenuto una condotta che ha causato morti, feriti gravi e messo in pericolo vite umane per promuovere una causa religiosa e incutere timore nella comunità”. Durante la sparatoria con la polizia,il padre Sajid Akram è stato ucciso, mentre Naveed è rimasto gravemente ferito e ricoverato. Si è risvegliato dal coma nella notte di martedì e comparirà davanti al giudice in videocollegamento. Due bandiere artigianali dello Stato Islamico sono state sequestrate in un’auto intestata a Naveed, parcheggiata vicino alla spiaggia. Le autorità hanno anche confermato che Sajid possedeva sei armi da fuoco, tutte recuperate dopo l’attacco. I FUNERALI DELLE VITTIME Intanto sono stati celebrati i primi funerali. Tra le 16 vittime, vi sono una bambina di 10 anni, due sopravvissuti all’Olocausto e una coppia di coniugi, uccisi mentre tentavano di fermare gli assalitori. Tutte le vittime identificate finora erano ebree. L’età delle persone uccise va dai 10 agli 87 anni. Gli ebrei vengono solitamente sepolti entro 24 ore dalla morte, ma i funerali sono stati ritardati dalle indagini del medico legale. Il primo funerale celebrato è stato quello per Eli Schlanger, 41 anni, padre di 5 figli, che era assistente rabbino presso l’organizzazione Chabad-Lubavitch di Bondi e aveva organizzato l’evento ‘Chanukah by the Sea’ di domenica. Fuori dai funerali un’imponente presenza di polizia. Schlanger, nato a Londra, era anche cappellano nelle carceri dello Stato del Nuovo Galles del Sud e in un ospedale di Sydney.Alla veglia per la vittima più giovane, Matilda di 10 anni, i genitori hanno esortato i partecipanti a ricordare il suo nome: “Rimane qui”, ha detto la madre di Matilda, che si è identificata solo come Valentyna, premendo la mano sul cuore, “rimane proprio qui e qui”. DIBATTITO SU ARMI E SICUREZZA Il parlamento del Nuovo Galles del Sud sarà riconvocato la prossima settimana per discutere riforme sul controllo delle armi e restrizioni alle attività di protesta. Il premier Chris Minns ha annunciato limiti al numero di armi autorizzabili per porto d’armi e la cancellazione del diritto di appello in caso di revoca della licenza. Minns ha spiegato che le misure mirano a prevenire situazioni di pericolo durante manifestazioni di massa. Ha aggiunto che il governo condividerà le norme proposte con l’opposizione nei prossimi giorni, con l’obiettivo che entrino in vigore prima di Natale. Il premier ha quindi riferito che il parlamento statale ha all’esame misure per restringere le attività di protesta sull’onda di minacce terroristiche. “La nostra preoccupazione è che una dimostrazione di massa è una situazione che potrebbe accendere una fiamma che diventerebbe impossibile estinguere”, ha detto. Le autorità hanno anche confermato che lo sparatore Sajis Akram aveva il porto d’armi per sei armi, che aveva con sé e che sono state tutte recuperate dopo l’attacco. LA SMENTITA DELLA FILIPPINE Intanto il governo filippino ha smentito qualsiasi legame con l’addestramento dei due terroristi. I due uomini, padre e figlio, Sajid e Naveed Akram, avevano trascorso novembre a Davao, nel sud dell’isola filippina di Mindanao, area da decenni segnata da insurrezioni islamiste. “Il presidente Ferdinand Marcos respinge fermamente la dichiarazione generale e la fuorviante caratterizzazione delle Filippine come centrale di addestramento dell’Isis”, ha dichiarato la portavoce presidenziale Claire Castro, leggendo una nota del Consiglio di Sicurezza Nazionale. “Non è stata presentata alcuna prova a sostegno delle affermazioni secondo cui il Paese sarebbe stato utilizzato per l’addestramento terroristico”. Le autorità australiane stanno verificando se i due abbiano incontrato estremisti locali durante il soggiorno, ma l’esercito filippino ha sottolineato che i gruppi armati musulmani ancora operativi a Mindanao si sarebbero notevolmente indeboliti dopo l’assedio di Marawi nel 2017. L'articolo Strage di Bondi Beach – Incriminato per terrorismo Naveed Akram, a Sydney i funerali delle vittime proviene da Il Fatto Quotidiano.
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