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“L’ambasciata di Mosca a Vienna è l’hub delle operazioni russe di ascolto in Ue”
L’ambasciata della Russia a Vienna è “uno degli hub più importanti per le operazioni russe in Europa”. È quanto sostiene in un articolo il Financial Times nella sua edizione europea, citando un diplomatico e sottolineando come Mosca stia prendendo di mira non solo le comunicazioni europee, ma anche quelle provenienti da Medio Oriente e Africa. In sostanza, secondo il quotidiano finanziario, la Russia avrebbe preso di mira le comunicazioni statali e militari della Nato tramite antenne paraboliche installate nella propria ambasciata in Austria. Dai tetti della rappresentanza russa, scrive il Financial Times, emergono numerose antenne che, secondo fonti di sicurezza europee, non sarebbero destinate alle normali comunicazioni diplomatiche: molte non risultano orientate verso est e vengono frequentemente riposizionate, un segnale che celerebbe un utilizzo per monitorare diversi satelliti. Il gruppo di ingegneri viennese Nomen Nescio sta analizzando il tetto del più grande complesso diplomatico russo a Vienna, soprannominato ‘Russencity’, che si estende su un’area di oltre 3 ettari e include edifici residenziali, una scuola e la missione russa presso le Nazioni Unite. Il suo edificio principale è sormontato da un fitto sistema di antenne. Secondo l’analisi, alcune di queste sarebbero puntate verso satelliti geostazionari utilizzati per le comunicazioni tra Europa e Africa. Il Financial Times ricorda che, nonostante le raccomandazioni dell’agenzia austriaca di intelligence, Vienna ha mostrato scarso interesse nell’espellere diplomatici o nell’adottare altre misure contro agenti russi. L'articolo “L’ambasciata di Mosca a Vienna è l’hub delle operazioni russe di ascolto in Ue” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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WhatsApp, arriva l’opzione per programmare i messaggi. Come funziona e quando è previsto il lancio
Il prossimo aggiornamento di WhatsApp potrebbe rendere felici molti utenti. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i programmatori sono al lavoro per introdurre la possibilità di programmare i messaggi. Per le applicazioni di messaggistica non è una novità. Su Telegram, infatti, la funzionalità che permette di programmare i messaggi esiste da diverso tempo. Gli esperti di WABetaInfo hanno scovato la novità di WhatsApp all’interno di una delle ultime beta iOS della piattaforma. Per ora non sono stati spoilerati molti dettagli sulla nuova funzione. Non è chiaro l’esatto modo in cui gli iscritti potranno scegliere l’orario di invio dei messaggi pianificati. Tuttavia, WABetaInfo ha già diffuso lo screenshot della schermata “Info gruppo”, in cui si legge “Scheduled Messages” (in italiano “Messaggi programmati”). COSA SAPPIAMO DEL NUOVO AGGIORNAMENTO Gli esperti hanno aggiunto: “Dovrebbe essere operativo anche nelle chat individuali”. E ancora: “Gli utenti avranno un maggiore controllo sui tempi di invio delle loro comunicazioni. Inoltre, sarà possibile annullare l’invio di ogni messaggio programmato in qualsiasi momento prima che venga spedito, senza che ciò produca alcuna notifica o indicazione sul dispositivo del destinatario”. È ancora prematuro ipotizzare la data di rilascio della nuova funzionalità. Tutto dipenderà dal responso dei tester: meno problemi saranno segnalati e prima sarà implementata ufficialmente l’opzione. Nell’ultimo aggiornamento di WhatsApp sono stati introdotti gli account “Strict” per difendersi dai cyberattacchi e le chat di terzi per estendere la comunicazione ad app esterne a WhatsApp. L'articolo WhatsApp, arriva l’opzione per programmare i messaggi. Come funziona e quando è previsto il lancio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Intelligenza artificiale su Whatsapp, Ue avvisa Meta: “Abuso di posizione dominante e vantaggio sleale. Imporremo misure”
Tra l’Europa e Big tech crescono le tensioni. Dopo il divieto di utilizzare i social network per gli adolescenti, annunciato da Madrid sulla scia di Parigi, Copenaghen e Atene – la Commissione europea mette nel mirino Meta, il gigante di Facebook e Whatsapp. Secondo l’esecutivo Ue, la multinazionale ostacola il promettente mercato degli assistenti Ia, le intelligenze artificiali che rispondono alle richieste supportando gli utenti. In che modo? Consentendo l’accesso, da Whatsapp, solo all’intelligenza artificiale di Meta e bloccando tutte le altre. Una violazione delle regole sulla concorrenza, secondo palazzo Berlaymont. Con il risultato di frenare le start-up nel Vecchio Continente, desideroso di superare la dipendenza tecnologica dai giganti statunitensi. Oggi è giunta la replica di contestazione firmata Meta: “La logica della Commissione presuppone erroneamente che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot”. Traduzione: gli utenti possono trovare assistenti Ia ovunque, il mercato è libero e ampio, dunque su Whtsapp decide solo Meta. Ma la vera partita è la “sovranità” dei dati europei, l’oro digitale per alimentare i progressi dell’intelligenza artificiale. L’AVVISO DELLA COMMISSIONE UE E LA REPLICA DI META Dopo due mesi dall’apertura delle indagini, ieri gli uffici di Ursula von der Leyen hanno spedito la comunicazione degli addebiti all’indirizzo di Menlo Park, California, sede della statunitense Meta. La Commissione ha messo nero su bianco l’intenzione di “imporre misure provvisorie”, per scongiurare “un danno grave e irreparabile al mercato”. Teresa Ribera, commissaria spagnola all’antitrust, ha messo in guardia Meta: l’Ue “non consentirà alle grandi imprese tecnologiche di sfruttare illegalmente la loro posizione dominante per ottenere un vantaggio sleale. I mercati dell’IA si stanno evolvendo rapidamente e, di conseguenza, anche la nostra azione deve essere tempestiva”. Una minaccia neppure troppo velata: se la società non aprirà le chat ad altri assistenti di Intelligenza artificiale, potrebbero arrivare multe dall’Europa. La svolta è stata preparata il 15 ottobre, quando Meta ha annunciato l’aggiornamento dei termini dei Termini della soluzione WhatsApp Business, vietando l’uso di altri algoritmi. Così, dal 15 gennaio, per gli utenti di Whatsapp c’è solo l’assistente targato Mark Zuckerberg: esclusi i concorrenti. In una nota Meta difende la sua scelta respingendo le accuse di strozzare il mercato: “Esistono numerose opzioni di Ia e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore”. Secondo la Commissione, al contrario, Whatsapp è uno snodo centrale per il mercato delle intelligenze artificiali e deve restare aperto alla concorrenza. LA PARTITA SUI DATI PER IL PRIMATO NEL CAMPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE Dietro al confronto sulle regole del mercato, si cela il Santo Graal tecnologico: il controllo dei dati per vincere la gara sull’Intelligenza artificiale. “Il vantaggio competitivo non è solo il modello, bensì l’accesso ai flussi di dati che permettono al modello di migliorare ogni giorno”, dice a ilfattoquotidiano.it Pierguido Iezzi, direttore Cyber di Maticmind. Se l’Ia di Meta è l’unica a nutrirsi con i dati delle chat di Whatsapp, “il risultato è un’accelerazione strutturale”, secondo l’esperto: “Un solo attore concentra conversazioni, contesti d’uso, feedback impliciti — dati di altissima qualità — e li trasforma in apprendimento continuo. In mercati così, pochi mesi di esclusione possono diventare un vantaggio permanente”, avvisa Iezzi. La competizione tecnologica, secondo lui, è anche geopolitica. L’Europa, debole nell’industria e e nelle infrastrutture, può farsi valere in altri modi. “Tutelare l’asset strategico del continente, la materia prima del mondo digitale — i dati — e usarla per costruire sovranità”, suggerisce Iezzi. “Non potendo sempre dettare le regole come proprietari delle piattaforme, l’Europa le detta come custode del dato: stabilisce le condizioni di accesso e di utilizzo, così da sudditi delle piattaforme diventiamo regolatori del mercato”. L'articolo Intelligenza artificiale su Whatsapp, Ue avvisa Meta: “Abuso di posizione dominante e vantaggio sleale. Imporremo misure” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arriva su Whatsapp la chat protetta dal lucchetto: ecco come funziona la modalità “segreta” e come attivarla su iOS e Android
Su WhatsApp arriva una nuova funzione per proteggere ulteriormente le conversazioni: lucchetto chat. La novità permette di includere le chat segrete in un’area nascosta, un’opzione simile all’archiviazione delle conversazioni. Per attivare la funzionalità nei dispositivi con sistema operativo iOs (tipico di Apple) basta scorrere la chat che ci interessa verso destra e cliccare successivamente su “Altro” e “Attiva lucchetto”. Per rimuovere l’opzione basta fare un nuovo swipe verso destra, selezionare la voce “Altro” e infine “Rimuovi lucchetto”. Sui dispositivi Android la modalità di attivazione e disattivazione è simile: basta cliccare a lungo sulla chat e selezionare “Attiva lucchetto” o “Rimuovi lucchetto”. Una volta attivata la funzione, come si apre la chat protetta? Esistono diverse tipologie di accesso, scelte dall’utente in base alle opzioni che propone il proprio cellulare. Tra queste il riconoscimento facciale con Face Id, l’impronta digitale o l’inserimento di un pin segreto. LA DIFFERENZA DALLE CHAT ARCHIVIATE La nuova funzionalità di WhatsApp assomiglia all’archiviazione delle chat. La differenza sta nella visualizzazione delle conversazioni. La sezione delle chat archiviate è sempre visibile in cima alla schermata principale. Le chat protette dal lucchetto, invece, non saranno visibili in home. Per farle comparire bisogna trascinare dall’alto verso il basso la schermata. Ma non è finita qui. Gli utenti hanno la possibilità di nascondere completamente le chat con il lucchetto, che non compariranno anche a seguito di uno swipe dall’alto verso il basso. In questo caso, per farle apparire, bisognerà digitare nella barra di ricerca un pin scelto dall’utente. Quando l’utente della chat protetta ci invia un messaggio, sulla schermata di blocco compare una notifica con la scritta “1 nuovo messaggio”, senza specificare il mittente. La nuova funzionalità è attivabile anche per le chat di gruppo. Il lucchetto non impedisce la ricezione di telefonate e videochiamate dalla chat protetta. L'articolo Arriva su Whatsapp la chat protetta dal lucchetto: ecco come funziona la modalità “segreta” e come attivarla su iOS e Android proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mamma sono rimasto al verde, riusciresti a darmi una mano?”: attenzione alla nuova truffa su WhatsApp che ruba i soldi agli utenti. Ecco come funziona
La Polizia Postale richiama l’attenzione degli utenti di WhatsApp. Come riporta Il Corriere della Sera, le autorità hanno messo in guardia le persone dalle truffe online, riguardanti la richiesta di soldi da parte di un contatto fidato. Con lo smishing (la crasi delle parole “sms” e “phishing”) gli hacker rubano i dati dei conti correnti delle persone. L’sms infetto arriva da un contatto già salvato in rubrica dalla vittima. “Sono rimasto al verde, riusciresti a darmi una mano?”, questa è la tipologia di messaggio che si riceve dalla persona fidata. Gli hacker allegano al messaggio un link con un iban a cui fare il versamento, fingendo che appartenga a un contatto della vittima. Non appena questa inserisce i dati del conto corrente, i criminali recuperano le informazioni e rubano i risparmi. La truffa non finisce qui. Come spiega la Polizia Postale, i malintenzionati, dopo essere riusciti a prendere il controllo di un profilo WhatsApp, inviano messaggi ai contatti della vittima rubando, oltre i soldi, anche il profilo. COME EVITARE L’ATTACCO INFORMATICO? Le autorità competenti hanno stilato un elenco di consigli per evitare di cascare nella truffa tesa dai cybercriminali. Innanzitutto è bene verificare l’autenticità delle richieste di denaro, contattando tramite una telefonata il mittente. Inoltre, è importante inserire l’autenticazione a due livelli, con due pin personalizzati. Se si scopre di essere vittima di un attacco informatico è bene bloccare subito l’applicazione e segnalare l’accaduto alla Polizia Postale. L'articolo “Mamma sono rimasto al verde, riusciresti a darmi una mano?”: attenzione alla nuova truffa su WhatsApp che ruba i soldi agli utenti. Ecco come funziona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Attenzione alla nuova “truffa della ballerina” su Whatsapp: la foto da riconoscere e i rischi che si corrono
Dopo il curriculum fake e il codice a sei cifre, su WhatsApp circola la truffa della ballerina. L’ultimo attacco informatico infetta l’account tramite un link apparentemente innocuo. Come riporta Geopop, il copione è sempre lo stesso e consiste nello smishing (la crasi delle parole “sms” e “phishing”). Un contatto che abbiamo già salvato in rubrica, quindi un mittente che riteniamo affidabile, ci invia il messaggio in cui si vede una giovane ballerina con un body nero. La didascalia esorta a votare per Federica – presentata come la figlia di un’amica della persona che invia il link – affinché la ragazza possa vincere una ricca borsa di studio. Una volta aperto il link compare un form da compilare con il numero di telefono e un codice che arriva via sms. Nella truffa si legge che non è richiesto alcun pagamento, ma solo la compilazione del modulo digitale. Chi inserisce i dati consegna il proprio profilo agli hacker, che rubano informazioni sensibili. Inoltre, una volta compilato il form, i criminali estromettono il possessore dell’account dall’utilizzo di WhatsApp. Il numero telefonico violato diventa così un veicolo per la diffusione della truffa. Il secondo step della frode riguarda la richiesta di un prestito ad amici e parenti. Gli hacker contattano i numeri già salvati in rubrica chiedendo l’invio immediato di una somma di denaro. COME DIFENDERSI Geopop ha illustrato alcuni metodi per difendersi dalla truffa della ballerina. Prima di aprire il link è necessaria una telefonata al mittente, per accertarsi della veridicità del messaggio e scoprire se la persona che ha inviato l’sms sia a conoscenza dell’infezione subita. Se si sospetta di essere vittima della truffa è bene fare un tentativo di bonifica dell’account. Per eseguirlo basta accedere alle impostazioni di WhatsApp e selezionare “Dispositivi collegati”, forzando la disconnessione di tutti gli schermi a cui è collegato il profilo. Inoltre, per rendere ancora più sicuro il proprio profilo, si può attivare la verifica in due passaggi. Tale funzionalità aggiunge un livello di sicurezza superiore tramite un pin personale. Infine, qualora gli hacker infettassero il profilo, è bene rivolgersi alla Polizia Postale. L'articolo Attenzione alla nuova “truffa della ballerina” su Whatsapp: la foto da riconoscere e i rischi che si corrono proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La nuova era di WhatsApp: apre ai messaggi delle app esterne. Come iniziare a chattare con gli utenti di altre piattaforme e quali sono i rischi per la privacy
Si apre una nuova era per WhatsApp. Meta ha rivelato i dettagli del piano per integrare a WhatsApp i messaggi provenienti da terze parti. L’app ha introdotto la novità per adeguarsi alle richieste del Digital Markets Act dell’Ue. In che cosa consiste questa frontiera della messaggistica? Il sistema progettato dall’azienda di Mark Zuckerberg consentirà agli utenti di ricevere messaggi da applicazioni esterne collegate a WhatsApp. È bene sottolineare che non sarà obbligatorio attivare questa funzionalità per poter continuare a usufruire dell’app. Per esplorare la chat di terzi basta cliccare sul menu delle impostazioni e proseguire selezionando, in ordine: “Account” > “Chat di terzi” > “Attiva” > “Continua”. Una volta completata questa prassi si selezionano le app esterne da cui si desidera ricevere i messaggi. Come riportato dal Corriere della Sera, ad oggi esiste solo un’applicazione che si può collegare a WhatsApp per sperimentare la nuova frontiera della messaggistica: BirdyChat. Sviluppata da un software house lettone di nome Fyello Productivity, BirdyChat conta una sola recensione su App Store e circa 5 mila download su Google Play. LA QUESTIONE PRIVACY La nuova frontiera consentirà di inviare messaggi di testo, foto, video e documenti da un’app all’altra. Tuttavia, resta il dubbio sulla tutela della privacy. WhatsApp, infatti, informa gli utenti che le app che si collegano per la chat di terzi “hanno le proprie normative e potrebbero gestire i dati in modo diverso“. Dunque, quanto è sicura questa nuova modalità? Al momento, la percentuale di tutela della privacy è alta, ma non raggiuge il 100%. Meta ha dichiarato che richiederà alle altre app di messaggistica di utilizzare il protocollo Signal per garantire la crittografia end-to-end di tutte le comunicazioni. Molte applicazioni, tra cui WhatsApp, adottano già tale tipologia di crittografia per assicurare che la privacy degli utenti non venga compromessa. L'articolo La nuova era di WhatsApp: apre ai messaggi delle app esterne. Come iniziare a chattare con gli utenti di altre piattaforme e quali sono i rischi per la privacy proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Financial Times: “L’Ue prepara indagine antitrust su Meta AI integrata in Whatsapp”
La Commissione europea sta pianificando una nuova indagine antitrust sugli strumenti di funzionalità di intelligenza artificiale di Meta su Whatsapp. Lo riporta il Financial Times, secondo cui l’indagine verterebbe su come il colosso tech abbia integrato il suo sistema Meta AI nel suo servizio di messaggistica all’inizio dell’anno, scrive il quotidiano citando due funzionari. L’avvio dell’indagine dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, anche se i tempi potrebbero ancora variare. Nel mercato europeo infatti Meta AI – chatbot e assistente virtuale – è stato integrato nell’interfaccia di WhatsApp a partire da marzo 2025. L’azienda ha riferito a Reuters di non aver ricevuto i dettagli dell’indagine e ha fatto riferimento a una precedente dichiarazione di WhatsApp sull’inchiesta avviata da parte delle autorità antitrust italiane, che ha definito “infondata”. A luglio infatti l’Autorità garante della concorrenza e del mercato in Italia ha avviato un’indagine nei confronti di Meta per presunto abuso di posizione dominante con l’integrazione di uno strumento IA in WhatsApp. A novembre l’analisi è stata ampliata per la verifica di abuso di posizione dominante nel mercato dei servizi di AI chatbot nella piattaforma di messaggistica. Il Financial Times riferisce inoltre che l’indagine sarà condotta in base alle norme antitrust tradizionali anziché fare riferimento al Digital Markets Act, legislazione di riferimento dell’Unione Europea criticata da Donald Trump e attualmente impiegata per monitorare i servizi cloud di Amazon e Microsoft al fine di applicare eventuali restrizioni. “Il recente aggiornamento non influisce sulle decine di migliaia di aziende che forniscono assistenza clienti e inviano aggiornamenti pertinenti, né sulle aziende che utilizzano l’assistente IA di loro scelta per comunicare con i propri clienti”, ha dichiarato Meta. Il Ceo di Meta, Mark Zuckerberg, ha fatto pressioni sull’amministrazione Trump contro quelle che l’azienda considera regolamentazioni europee troppo onerose, che secondo Meta rischiano di far rimanere il blocco europeo indietro rispetto a Stati Uniti e Cina nella corsa all’IA. Sia il presidente Donald Trump sia il vicepresidente JD Vance si sono espressi contro le norme che prendono di mira le Big Tech americane dopo vari incontri con Zuckerberg. Intanto lo scorso mese, il segretario al commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, ha dichiarato durante una visita a Bruxelles che l’Ue deve allentare la sua regolamentazione in campo tecnologico. L'articolo Financial Times: “L’Ue prepara indagine antitrust su Meta AI integrata in Whatsapp” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Abuso di posizione dominante”, l’Antitrust indaga su Meta. Sotto accusa i chatbot di intelligenza artificiale
È di abuso di posizione dominante l’accusa nei confronti di Meta da parte dell’Antitrust, che ha avviato un procedimento cautelare ai danni della multinazionale. Al centro dell’attenzione le nuove condizioni contrattuali, introdotte il 15 ottobre scorso dalle nuove condizioni d’uso WhatsApp Business Solution Terms, oltre all’integrazione di nuove funzioni Meta Ai. Secondo l’Autorità queste introduzioni potrebbero limitare gli altri servizi AI Chatbot, e sarebbe una violazione delle leggi europee in materia. Le condizioni all’interno del nuovo contratto escludono dalla piattaforma WhatsApp tutte le imprese concorrenti di Meta Ai nel mercato dei servizi AI Chatbot, i sistemi di chat informatici con cui conversiamo ormai quasi giornalmente. Nella nota dell’Antitrust si legge che “questa modifica delle condizioni contrattuali è suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot, a danno dei consumatori, e costituisce una possibile violazione dell’articolo 102 TFUE. Inoltre, l’Autorità ritiene che tale violazione della normativa sulla concorrenza da parte di Meta possa pregiudicare, in modo grave e irreparabile, la contendibilità del mercato, a causa della scarsa propensione dei consumatori a cambiare le abitudini che ostacola il passaggio a servizi concorrenti”. L’Autorità si è anche riservata il diritto di adottare eventuali misure cautelari ex art. 14-bis della legge n. 287/1990. Il procedimento è stato avviato nei confronti di Meta Platforms Inc., Meta Platforms Ireland Limited, WhatsApp Ireland Limited e Facebook Italy S.r.l., indicate complessivamente come Meta. “Respingiamo con forza queste accuse infondate. L’API di WhatsApp non è stata progettata per essere utilizzata con chatbot di intelligenza artificiale e farlo comporterebbe un grave sovraccarico dei nostri sistemi. Il recente aggiornamento non ha alcun impatto sulle decine di migliaia di aziende che forniscono assistenza ai clienti e inviano comunicazioni rilevanti, né sulle aziende che utilizzano l’assistente AI che preferiscono per conversare con la propria clientela”. Per il Codacons è invece positiva la decisione dell’Antitrust. L’associazione aveva presentato a marzo un esposto che, come si legge nella loro dichiarazione, avrebbe portato a luglio l’apertura di un procedimento da parte delle Autorità. “E su Meta – ricorda ancora il Codacons – incombe ora anche un altro rischio: lo scorso 14 novembre è stato discusso dinanzi al Tribunale di Roma il ricorso inibitorio promosso assieme ad Adusbef e Assourt e teso ad impedire l’accesso dei minori a Instagram. Se il tribunale accoglierà l’azione legale, Meta dovrà correre ai ripari bloccando centinaia di migliaia di profili in Italia”. L'articolo “Abuso di posizione dominante”, l’Antitrust indaga su Meta. Sotto accusa i chatbot di intelligenza artificiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sventata la più grande fuga di dati della storia su WhatsApp”: così una falla della piattaforma ha rischiato di mettere a rischio 3,5 miliardi di numeri di telefono (e di foto) privati
La facilità con cui WhatsApp consente di individuare nuovi contatti ha avuto un ruolo centrale nella vicenda analizzata dai ricercatori dell’Università di Vienna, che hanno verificato come il semplice controllo dei numeri in rubrica permetta di ottenere dati su scala globale. Il meccanismo, applicato in modo sistematico, ha infatti consentito al team di elencare 3,5 miliardi di numeri associati alla piattaforma, accedendo in molti casi alle foto profilo e alle informazioni pubbliche. Gli studiosi hanno spiegato che, attraverso la versione web dell’app, sono riusciti a controllare circa 100 milioni di numeri all’ora senza incontrare blocchi significativi. Nel loro report hanno scritto che la falla avrebbe rappresentato “la più grande fuga di dati della storia” e che, per quanto noto, si è trattato “della più estesa esposizione di numeri di telefono e dati correlati mai documentata”, come afferma Aljosha Judmayer. Max Günther ha aggiunto: “Se noi siamo riusciti a recuperare questi dati con estrema facilità, altri avrebbero potuto fare lo stesso”. Il team ha dichiarato di aver avvisato Meta ad aprile ed eliminato la copia dei dati, mentre l’azienda ha introdotto solo a ottobre nuove limitazioni di frequenza. In una dichiarazione a Wired, Meta ha definito le informazioni coinvolte “informazioni pubbliche di base”, sostenendo che i dati non risultavano visibili agli utenti che avevano impostato la privacy su valori più restrittivi. Nitin Gupta ha affermato: “Non abbiamo trovato alcuna prova che attori malevoli abbiano sfruttato questa vulnerabilità. Nessun dato non pubblico è stato accessibile ai ricercatori”. Secondo il team, però, durante la raccolta dei numeri non è comparsa alcuna “difesa” e il problema risulta noto dal 2017, quando Loran Kloeze aveva mostrato la stessa possibilità, osservando: “Adesso sì che fa paura, vero?”. I ricercatori hanno analizzato la visibilità dei dati paese per paese: negli Stati Uniti il 44% mostrava la foto profilo e il 33% un testo Info; in India le foto pubbliche raggiungevano il 62%, in Brasile il 61%. Un ulteriore risultato riguarda le chiavi crittografiche duplicate. Alcuni account utilizzavano chiavi identiche e 20 numeri statunitensi presentavano chiavi composte interamente da zeri. Judmayer ha sintetizzato così il problema strutturale: “I numeri di telefono non sono stati progettati come identificatori segreti, eppure è così che vengono utilizzati nella pratica”. L'articolo “Sventata la più grande fuga di dati della storia su WhatsApp”: così una falla della piattaforma ha rischiato di mettere a rischio 3,5 miliardi di numeri di telefono (e di foto) privati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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