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Referendum, Bersani: “Qualcuno dedica il Sì a Berlusconi o a Garlasco. Noi dedichiamo il No ai 28 magistrati uccisi da mafia e terrorismo”
A pochi giorni dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo, Pier Luigi Bersani interviene al congresso “Preferirei di no”, organizzato da Magistratura Democratica, per ribadire con forza il suo sostegno per il No. L’ex segretario del Pd descrive una mobilitazione trasversale che attraversa vari orientamenti politici e culturali, accomunata da un “patriottismo democratico e costituzionale”. “C’è una bella mobilitazione in giro – afferma Bersani dal palco – E raccoglie ispirazioni di vari orientamenti che si possono forse riassumere nella logica di un patriottismo democratico e costituzionale. C’è la bellezza, la soddisfazione, la felicità di trovarci tutti uniti per una volta a pensare la stessa cosa e a combattere per la stessa cosa. E questo è un pregio degli appuntamenti referendari”. L’ex ministro sottolinea però una lacuna: manca, a suo avviso, la voce degli “autentici liberali”, ancora silenti in Italia: “Bisogna sollecitarli per non lasciare troppo campo ai sedicenti liberali, ai liberali immaginari o ai liberali del portafoglio che sono disposti a barattare Montesquieu con uno sgravio fiscale“. Bersani ricorda che nella storia repubblicana, ogni volta che un principio costituzionale liberale finisce sotto pressione, “ha dovuto pensarci il popolo, ha dovuto pensarci la gente comune. Sono loro che devono prendere per mano Montesquieu“. L’ex leader dem entra poi nel merito della campagna referendaria. Osserva che i quesiti tecnici della riforma risultano “largamente inabbordabili” per molti cittadini comuni, ma la percezione diffusa è un’altra: “il servizio giustizia non funziona bene. Io credo che noi, adesso, abbiamo rimontato, ma avremmo dovuto fin dal primo giorno partire da lì e rendere chiaro il concetto che i magistrati sono vittima di tutto questo”. Ribadisce il ruolo chiave del ministro della Giustizia, unico esplicitamente citato dalla Costituzione nell’articolo 110: spetta a lui l’organizzazione e il funzionamento dei servizi per la giustizia. Se non si chiarisce questo punto, avverte Bersani, “saranno quelli del Sì, come si sta vedendo, ad occupare questo tema e a buttarlo sulle spalle dei magistrati”. Ricorda le posizioni iniziali di Carlo Nordio e della senatrice leghista Giulia Bongiorno, che negavano legami tra la riforma e la velocizzazione dei processi, contrapposte alle dichiarazioni più recenti della premier Giorgia Meloni: “Questi manomettono sette articoli della Costituzione senza toccare nulla di nulla del problema reale del servizio giustizia“. Al cuore della critica c’è il meccanismo del sorteggio per i componenti del Csm, che Bersani considera l’elemento rivelatore della vera visione sulla magistratura. “Il clou vero di questa riforma è il sorteggio, perché non è soltanto l’umiliazione evidente dei magistrati che improvvisamente diventano l’unica categoria dove ‘uno vale uno’ e ciao”. Secondo l’ex segretario Pd, l’obiettivo è trasformare la magistratura in una “corporazione puramente tecnica” priva di idee e rappresentanza: “un magistrato non deve avere idea, punto”. E aggiunge: “Per il governo Meloni la magistratura deve essere una corporazione puramente tecnica dove effettivamente non c’è ragione di dar rappresentanza, perché se uno non pensa e non può avere idee, uno vale uno. È questo il concetto, è questo dove vogliono portarci”. Bersani difende invece una magistratura dotata di “politicità costituzionale”: il magistrato deve applicare la Costituzione prescrittiva, rimettere questioni alla Corte quando serve, ispirarsi ai suoi valori nelle decisioni complesse. Lo stesso vale per le altre istituzioni indipendenti previste dalla Carta. Sulle correnti, ammette problemi ma ne riconosce il ruolo storico: “Certo ci sono dei problemi, si possono risolvere con altri accorgimenti, ma, perbacco, sono stati dei soggetti culturali, ci sono state delle fasi nei decenni della nostra Repubblica dove si sono fatti dei passi avanti di civiltà”. In chiusura, Bersani avverte: “Se qualcuno intende dedicare il Sì a Berlusconi o a Garlasco, noi dedichiamo il No ai 28 magistrati uccisi da mafia, camorra e terrorismo, magistrati che hanno aiutato a salvare la Repubblica da aggressioni e da trame. E in nome di quei magistrati ce la metteremo tutta. Non staremo lì a pettinarle bambole“. L'articolo Referendum, Bersani: “Qualcuno dedica il Sì a Berlusconi o a Garlasco. Noi dedichiamo il No ai 28 magistrati uccisi da mafia e terrorismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, scontro Sallusti-Bersani. “Meloni si preoccupa dei bambini”. “Fa solo propaganda”. Su La7
Acceso confronto a Dimartedì, su La7, tra il giornalista Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato Sì Riforma, e l’ex ministro Pier Luigi Bersani. Lo scontro avviene su due temi caldi del momento politico: il referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026 e il caso della cosiddetta “famiglia del bosco”, la vicenda della coppia Trevallion-Birmingham i cui tre figli sono stati allontanati dai genitori dal Tribunale per i minorenni, con motivazioni che includono la mancata frequenza scolastica e l’isolamento estremo. Sallusti difende con decisione la riforma Nordio: “Se vince il Sì, seppelliamo l’ultimo rimasuglio del fascismo che è la corporazione unica dei magistrati e allineiamo l’Italia a tutte le democrazie occidentali nelle quali le carriere dei magistrati sono separate”, Bersani replica smontando l’accostamento storico: “È curioso questa riforma seppellisca il fascismo visto che gli unici due progetti di legge nella storia della Repubblica che proibivano l’associazione dei magistrati e proponevano il sorteggio li fece il Movimento Sociale e Almirante nel 1971. Sul fatto che la riforma Nordio voglia seppellire il fascismo ho qualche dubbio”. Il dibattito si infiamma quando il conduttore Giovanni Floris sposta l’attenzione sul caso della famiglia del bosco, dove la premier Giorgia Meloni è intervenuta più volte, criticando l’operato della magistratura e sostenendo che i bambini non andassero separati dalla madre in nome di una presunta ideologia. Sallusti si schiera apertamente con la linea della presidente del Consiglio: “Sui bambini io non credo che Giorgia Meloni stia parlando alla pancia del paese, credo che si preoccupi della pancia, della testa e del cuore di quei due bambini“. Il conduttore Giovanni Floris rammenta però che si tratta della legge voluta dal governo Meloni, ovvero il decreto Caivano del 2023, che introduce il reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione dei minori, con pene fino a due anni di reclusione e possibilità di perdita della responsabilità genitoriale per i genitori che non garantiscono l’istruzione ai figli. Sallusti insiste: “Sì, sarà quella legge, ma io non so perché siete ossessionati da Giorgia Meloni. Qui stiamo parlando di due bambini che sono stati sottratti con la forza ai genitori”. Bersani ribatte:”Ma quale pancia, testa e cuore, questa è solo propaganda. Se si applicasse la legge ha fatto la Meloni, quella mamma sarebbe in galera, Sallusti”. L’ex direttore di Libero contrattacca: “No, perché i bambini non erano in pericolo fisico”. L’ex leader del Pd non molla: “Non andavano a scuola!“. Sallusti rilancia: “Nella legge del governo Meloni il problema non è non andare a scuola. Non studiare non è non andare a scuola”. A quel punto Floris mostra una clip di tre anni fa, in cui la stessa Giorgia Meloni, presentando il decreto Caivano, sottolineava con forza la necessità di punire i genitori inadempienti: parole in cui la premier rivendica l’inasprimento delle sanzioni, dal vecchio regime di una multa di 30 euro fino al carcere e alla perdita della potestà genitoriale per chi non manda i figli a scuola. Sallusti reagisce con una difesa a oltranza, arrampicandosi sugli specchi: “Basta leggere la legge: io sono sicuro del fatto che Giorgia Meloni dice ‘mandare i figli a scuola’ nel senso di farli studiare. Sapete quanti figli di ricchi italiani non vanno a scuola ma studiano a casa?“. Bersani chiude con sarcasmo: “Quello della clip era il giorno in cui la Meloni doveva fare il viso dell’arma e l’ha fatto. Un altro era il giorno in cui voleva commuovere la gente per la mamma e l’ha fatto”. L'articolo Famiglia nel bosco, scontro Sallusti-Bersani. “Meloni si preoccupa dei bambini”. “Fa solo propaganda”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Bersani a La7: “Bartolozzi ha superato un limite incredibile. Davanti al plotone d’esecuzione ci sono andati Falcone e Borsellino”
“Il capo di gabinetto di Nordio ha superato un limite che si fa fatica veramente a credere. Parla in Sicilia di plotone di esecuzione. Ricordo che davanti al plotone di esecuzione ci sono andati Livatino, Chinnici, Terranova, Falcone, Borsellino, Occorsio, Alessandrini, Amato“. Con queste parole Pier Luigi Bersani, ospite di Dimartedì (La7), commenta le discusse dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, magistrata in aspettativa, ex deputata di Forza Italia e attuale capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Bartolozzi, già al centro di polemiche per essere indagata dalla procura di Roma per falsa testimonianza nel caso Almasri, ha suscitato un vespaio durante un dibattito su Telecolor Sicilia, mentre promuoveva il Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati (“Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, sono plotoni di esecuzione”). L’ex ministro ricorda: “In Sicilia davanti al plotone di esecuzione se ne sono andati, mal contati, una trentina di magistrati, uccisi dalla mafia, dalla ‘ndrangheta, da attentati. E per cosa? Per difenderci dalla mafia, dal terrore e dalle manovre oscure”. E sottolinea: “Il punto è che la Bartolozzi la pensa proprio così. È la Meloni che fa la surfista e aggiusta il tiro a seconda della giornata e del momento”. Bersani rammenta anche che la maggioranza ha cambiato registro nella narrazione della riforma: “Erano tutti partiti col dire all’inizio che la riforma Nordio non c’entrava nulla col funzionamento della giustizia. Adesso, non sapendo che pesci pigliare e vedendo che l’aria è girata, cercano di addossare alla magistratura i problemi di un servizio giustizia che non funziona”. L’ex segretario del Pd ha quindi richiamato un principio costituzionale spesso dimenticato nel dibattito: “Vorrei ricordare l’articolo 110 della Costituzione, dove c’è scritto ben chiaro che l’organizzazione e il funzionamento dei servizi della giustizia toccano al ministro della Giustizia. Noi abbiamo la metà dei giudici rispetto alla media europea”. Bersani ha poi tracciato due scenari opposti all’esito del referendum: “Se vince il Sì tirano dritto, hanno fatto 30 e fanno 31. Quindi, faranno una legge elettorale rispetto al quale la legge truffa è un cioccolatino al latte e faranno il premierato, cioè vanno verso Orban“. Al contrario, una vittoria del No rappresenterebbe per lui qualcosa di più profondo: “Se vince il No c’è qualcosa di più della politica, di più della tecnica. È un contropiede: vuol dire che cambia l’aria. Ovvero quell’ideologia lì dell’uomo o della donna soli al comando, del superamento di queste divisioni dei poteri, di questi imbarazzi rispetto a chi governa, quell’aria lì comincia ad avere un contraccolpo”. L'articolo Referendum, Bersani a La7: “Bartolozzi ha superato un limite incredibile. Davanti al plotone d’esecuzione ci sono andati Falcone e Borsellino” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Viminale condannato per lo Spin Time, gli attivisti: “Profitto e mercato non comandino su umanità e accoglienza”. Bersani: “Valore che non può essere disperso”
Durante l’assemblea nazionale dell’associazione “Compagno è il mondo“, organizzata nel centro sociale Spin Time Labs a Roma, non sono mancati i commenti, in seguito alla sentenza del Tribunale civile di Roma, che condanna il Viminale a pagare 21 milioni di euro per il mancato sgombero dello stabile. All’incontro, tra gli altri, erano presenti il deputato Pd Arturo Scotto e l’ex segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani. “Questo è uno spazio che ha mostrato un elemento di solidarietà incredibile – ha commentato l’ex ministro, prima dell’inizio dell’evento – finché non sgomberano Casapound non potranno dirmi niente, io vado dove voglio e non intendo rinunciare alla mia presenza qui“. Lo stabile di Spin Time Labs, un’ex sede dell’Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap), è occupato dal 2013. Al suo interno vivono 400 persone, di cui 100 minori, con 27 nazionalità diverse. Oltre ai piani dove sono presenti le abitazioni, all’interno dell’edificio ci sono diversi servizi e attività pensati anche per le persone del quartiere. Si va da un coworking per lavorare e studiare, ad un barbiere, a una libreria, un auditorium (nel quale si è svolta l’assemblea nazionale dell’associazione Compagno è il mondo), ad un’osteria, fino alla redazione del giornale Scomodo. “Questa sentenza è stata accolta con molta preoccupazione – racconta Paolo Perrini, presidente dell’associazione Spin Time Labs – non vogliamo che anche questa volta il profitto e il mercato comandino sull’umanità e sull’accoglienza. Il Comune ha aperto una trattativa con la proprietà per comprare il palazzo – continua Perrini – speriamo che questa cosa porti ad una accelerazione per trovare una soluzione abitativa.” L'articolo Viminale condannato per lo Spin Time, gli attivisti: “Profitto e mercato non comandino su umanità e accoglienza”. Bersani: “Valore che non può essere disperso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sea Watch, Bersani a La7: “Meloni la smetta di raccontare balle e di mentire spudoratamente. La sua è prepotenza”
“Chiedere alla Meloni di non essere aggressiva e vittimista è contro il buon senso, perché lei è così. A me, più dei toni, turba molto di più quello che dice. Un presidente del Consiglio la deve smettere di raccontare balle, perché sta mentendo spudoratamente“. Sono le durissime parole di Pier Luigi Bersani, ospite di Otto e mezzo (La7), sul tam tam della premier contro il risarcimento di 76.181 € che lo Stato italiano è stato condannato a pagare alla Sea Watch per fermo prolungato e illegittimo. Il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha replicato che denigrare i giudici senza conoscere le motivazioni della sentenza non è critica legittima. Bersani spiega che si tratta di un giudizio civile per risarcimento danni patrimoniali e aggiunge: “Basta con questa roba aggressiva e con gli insulti e gli attacchi ai magistrati di Palermo. Se il ministero dell’Interno non ribadisce il sequestro di una imbarcazione, quest’ultima non può essere sotto sequestro. E tu, ministro dell’Interno dell’epoca (Matteo Salvini, ndr), l’hai trattenuta per due mesi illegalmente e pretendi pure che Sea Watch paghi i diritti portuali?”. L’ex ministro poi sottolinea: “Qui si sentono cose che fanno pensare che chi governa creda di poter raccontare a me e al popolo che gli asini volano. No, eh. Questa è prepotenza, cioè dire una bugia con la forza della comunicazione della tv. Non è accettabile. Poi la Meloni usi i toni che vuole, tanto qui la modifica di sette articoli della Costituzione non è una cosuccia, non sono mica noccioline. E noi – conclude ironicamente – abbiamo una presidente del Consiglio che chiama ‘fango’ quello che dicono gli altri, magari in modo troppo aggressivo, mentre le sue affermazioni sono petali di rose”. L'articolo Sea Watch, Bersani a La7: “Meloni la smetta di raccontare balle e di mentire spudoratamente. La sua è prepotenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Bersani a La7: “Delmastro attacca i magistrati e alle spalle ha il ritratto di Falcone e Borsellino? Roba da matti, ragazzi”
“Giorgia Meloni dice che chi manifesta contro le Olimpiadi è nemico dell’Italia e degli italiani? Io l’ho sentita balbettare e non dir nulla, davanti a un soldato colono israeliano che ha fatto inginocchiare due carabinieri con in mano un mitra. Non l’ho sentita dire nulla quando Trump ha insultato la presenza dei soldati anche italiani in Afghanistan che ci hanno lasciato più di 50 morti. Sarebbe una patriota questa qui?“. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) da Pier Luigi Bersani, che critica duramente gli interventi anti-magistratura e a favore del Sì per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere da parte di esponenti della destra condannati, come Augusta Montaruli, Emanuele Pozzolo e Andrea Delmastro. “Alle spalle del sottosegretario della Giustizia – osserva l’ex ministro – c’era il ritratto di Falcone e Borsellino. Roba da matti ragazzi, roba da matti. Nella loro logica, siccome la politica non deve essere toccata, presuppongono che il politico comunque sia una vittima della magistratura. D’altronde, si tengono lì dei ministri rinviati a giudizio e indagati su tutto”. Bersani poi si sofferma sulla modifica di 7 articoli della Costituzione, così come previsto dalla riforma Nordio: “Quest’elenco di articoli della Costituzione, abbastanza impressionante, non l’avevano mica messo nel quesito referendario. Ci sono volute 500mila firme per farglielo scrivere chiaro nel quesito. Qui non si parla di noccioline, qui si parla di manomettere sette articoli della Costituzione che riguardano un punto fondamentale: l’equilibrio dei poteri – conclude – È chiaro come il sole che nella loro proposta non c’è nulla che riguardi il funzionamento della giustizia. C’è solo l’obiettivo di far prevalere la politica sulla magistratura“. L'articolo Referendum, Bersani a La7: “Delmastro attacca i magistrati e alle spalle ha il ritratto di Falcone e Borsellino? Roba da matti, ragazzi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ice in Italia, Bersani a La7: “Se ne stiano a casa, quelle scene sono inaccettabili in qualsiasi paese civile”
“Agenti dell’Ice in Italia? Qui, e mi riferisco alla Meloni, non c’è neanche più il fisico per alzare il telefono e dire a Trump: ‘Caro Donald, gli italiani hanno guardato con orrore delle scene incredibili di ammazzamenti di gente inerme e pacifica a opera di queste squadre”. Così a Otto e mezzo (La7) Pier Luigi Bersani commenta la presenza di agenti dell’Ice statunitense in Italia in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, in programma dal 6 febbraio al 15 marzo, aggiungendo una frecciata sarcastica sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno: “Piantedosi liquida la vicenda parlando di ‘tempesta in un bicchier d’acqua?’ Siamo sempre lì, al Conte Zio dei ‘Promessi sposi’: sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire“. La conduttrice Lilli Gruber osserva che Meloni potrebbe aver tentato un contatto con Donald Trump, ma la replica di Bersani è ancora più dura: “Allora peggio mi sento, perché io su un punto del genere, cioè la presenza dell’Ice in Italia, ti chiedo per cortesia di mandar degli altri. Quelli lì invece li lasci a casa, perché gli italiani sono sconcertati e orripilati di queste cose”. Secondo Bersani, le possibili ritorsioni statunitensi non possono giustificare il silenzio: “Cosa può fare Trump? Far ritirare gli sciatori alle Olimpiadi? Ce ne faremo una ragione no. Oh, ragazzi, ma noi non è che possiamo mandar giù tutto”. Durante la trasmissione, Gruber ricorda che l’ambasciatore americano Tilman Fertitta ha assicurato che gli agenti dell’Ice non avranno funzioni operative sul territorio italiano. Un chiarimento che però non convince Bersani. “Ho capito, se non hanno funzioni operative, stiano a casa perché abbiamo visto delle scene inaccettabili in qualsiasi paese civile”. In chiusura, l’ex leader del Pd allarga la sua riflessione al contesto politico statunitense, respingendo le ipotesi che puntano sul presunto declino cognitivo di Trump: “Io non mi affiderei alle condizioni mediche di Trump, perché qua scorciatoie non ce ne sono. Dopo Trump, c’è JD Vance. Andiamo a star meglio? Non lo so. Qui bisogna sconfiggere questa ideologia”. L'articolo Ice in Italia, Bersani a La7: “Se ne stiano a casa, quelle scene sono inaccettabili in qualsiasi paese civile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bersani a La7: “Da governo Meloni servilismo verso Trump. Ma sono patrioti questi qui? Con chi stanno? Col giaguaro?”
“Questa non è una riforma per i cittadini. È una riforma per il potere, finalizzata cioè a spostare potere dalla magistratura alla politica, per dirla semplicemente”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) da Pier Luigi Bersani, commentando la rimonta del No sul referendum costituzionale relativo alla riforma dell’ordinamento giudiziario, che include la separazione delle carriere tra giudici e pm e l’istituzione della Corte disciplinare. “Io dal primo momento non ho mai avuto dubbi che ci sarebbe stata questa rimonta e che la situazione sia più che aperta – spiega l’ex ministro – perché la gente, man mano che legge, si informa e si coinvolge in iniziative, capisce il vero punto di fondo. Con la riforma Nordio, oltre all’impunità per la politica, ci sarà un peggior funzionamento per la giustizia. La giustizia ha un sacco di problemi, non ce n’è uno che venga affrontato in queste norme qui. Si va a colpire, ad attaccare, a incrinare un pilastro costituzionale nella divisione dei poteri”. E avverte: “La Costituzione in Italia bisogna maneggiarla con cura, perché gli italiani pensano che, prima di toccare quel che c’è scritto lì, si facciano i compiti a casa per aggiustare le cose. Questo io credo che gli italiani ce l’abbiano chiaro”. Bersani poi commenta un editoriale dell’ex presidente del Consiglio Mario Monti sul Corriere della Sera circa il legame tra il referendum costituzionale e la vicinanza di Meloni a Trump: “Queste destre nostrane con Trump hanno un’affinità ideologica. Sostanzialmente sono gli stessi ingredienti con dei dosaggi molto diversi: l’ostilità alla divisione dei poteri che lega le mani agli esecutivi, l’ostilità verso la prospettiva federale dell’Europa, l’idea che i poveri siano quelli che stanno sul divano, l’idea che gli immigrati, regolari o irregolari, siano un fastidio e tante altre cose che li accomunano”. E sottolinea: “Il problema è che siamo avanti con i lavori, lo si vede giorno per giorno in questa nostra diplomazia servile. Trump può dire o fare qualsiasi cosa: da noi si applica la diplomazia e qui si applica la diplomazia del Conte Zio dei ‘Promessi sposi’ di Alessandro Manzoni. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”. L’ex segretario del Pd conclude: “Qui ci insultano i soldati che sono morti in Afghanistan e non reagiamo, ci mettono due carabinieri in ginocchio col fucile puntato e balbettiamo. Ma sono patrioti ‘sti qui? Con chi stanno ‘sti qui? Stanno col giaguaro?“. L'articolo Bersani a La7: “Da governo Meloni servilismo verso Trump. Ma sono patrioti questi qui? Con chi stanno? Col giaguaro?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
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Bersani contro Sallusti su La7: “La sinistra sta con gli ayatollah? Ma roba da matti”. Scintille sulla riforma della giustizia
Scintille a Dimartedì (La7) tra Pier Luigi Bersani e Alessandro Sallusti sulla riforma Nordio e sulle accuse rivolte dalla destra su una presunta mancata solidarietà della sinistra alla causa del popolo iraniano. L’ex direttore del Giornale e di Libero difende strenuamente la riforma della giustizia, ritenendo giusta l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per i magistrati. Bersani oppone dati inoppugnabili, ribadendo quanto affermato da Marco Travaglio a Otto e mezzo: “In questa consigliatura del Csm abbiamo avuto 190 procedure disciplinari, con 80 condanne. La condanna più leggera, cioè l’ammonimento, è stata solo per quattro magistrati. Gli altri ci hanno rimesso la possibilità di avanzamento di carriera, oppure la sospensione, oppure l’espulsione. Questi dati – sottolinea – ci mettono sopra al livello medio europeo di procedure disciplinari. Però, Sallusti, se voi avete l’intenzione di rafforzare il meccanismo di disciplina, fatelo con legge ordinaria. Voi andate a toccare una colonna della Costituzione, che si chiama autonomia della magistratura“. “Non è vero – ribatte Sallusti – non la tocca nessuno. Lei lo sa che è falso. Il presidente della Repubblica non lo permetterebbe mai”. L’ex ministro replica: “In queste norme non avete scritto che il pm passa sotto la politica. Non siete mica scemi a scriverlo. Ma il pm diventa una specie di poliziotto“. “Ma lei sta facendo un processo alle intenzioni”, accusa Sallusti. “Noi dovremmo lasciare un poliziotto a far quello che vuole? – rilancia Bersani – No, no, no”. La polemica si rinfocola quando Sallusti esprime preoccupazioni per chi “in questi mesi e in questi giorni è stato e sta dalla parte di Hamas e degli ayatollah iraniani”. Bersani insorge: “E chi sarebbero, Sallusti?”. “Quasi tutto il movimento pro Pal – risponde l’ex direttore di Libero, riciclando un’altra argomentazione gettonata tra i centristi e la destra – La sinistra che ha chiamato alle piazze per il problema della Palestina, non mi sembra che stia chiamando alle piazze per l’Iran”. Bersani non ci sta e cita “Donna, vita, libertà”, lo slogan simbolo della grande rivolta iniziata in Iran nel settembre 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, la giovane curda uccisa dalla polizia morale perché indossava male l’hijab. E ricorda che il Pd ed Elly Schlein sono scesi in piazza più volte insieme al movimento delle donne iraniane in Italia: “Lei, come tutti quelli che stanno dicendo questa cosa, deve sapere che già da quattro anni esiste il movimento “Donna, vita, libertà” per le donne iraniane e per la democrazia in Iran. Quanta gente di destra è scesa in piazza negli anni passati e quanta gente di destra verrà venerdì? No, perché siam mica pagati per fare le manifestazioni. Siamo con gli ayatollah? Ma roba da matti“. L'articolo Bersani contro Sallusti su La7: “La sinistra sta con gli ayatollah? Ma roba da matti”. Scintille sulla riforma della giustizia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bersani a La7: “Da Meloni un comiziaccio ad Atreju. La smettano di fare le vittime”. Scontro con Storace
Durissimo scontro a Dimartedì (La7) tra Pier Luigi Bersani e Francesco Storace sulla festa di Fratelli d’Italia ad Atreju. L’ex ministro dello Sviluppo Economico è tranchant: “Le feste uno le fa come vuole: le fa con dotti medici sapienti o con nani e ballerine, ma il significato di una festa politica è il messaggio che vuole dare a tutto il paese. E il messaggio di quella festa è stato un comiziaccio. Il senso di quell’operazione alla fine si è rivelato un parlarsi in casa, attaccare gli altri. Chi governa deve pronunciare i problemi, riconoscerli e dire alla gente cosa pensa di fare, una visione, un’idea, qualche provvedimento, una riforma. Sono tre anni che non abbiamo visto uno straccio di riforma“. L’ex presidente della Regione Lazio obietta: “Alle feste dell’Unità ci sono stati ugualmente comiziacci come li chiami tu”. “Non è vero – ribatte Bersani – Io non ho mai visto un presidente del Consiglio del centrosinistra, a una festa dell’Unità, fare un comiziaccio”. “Ti sei scordato D’Alema?”, replica Storace. “No, no, no – smentisce Bersani – Quando uno fa il presidente del Consiglio fa il presidente del Consiglio. Non è una cosa capziosa, è che la gente deve sapere che c’è un governo che guarda anche a lei, anche se non l’ha votato. Perché qui invece viene fuori una faziosità, si scalda sempre l’aria, ma il governo deve tenere insieme questo paese, socialmente, territorialmente, culturalmente. Non deve lavorare per accendere i fuochi”. “C’è una cosa che ti sfugge – rilancia Storace – La Meloni è al governo di questo paese per una larghissima scelta popolare”. “Quella destra lì non è maggioranza nel paese – ricorda l’ex segretario del Pd – E su questo non ci piove. Quindi cerchiamo di volar bassi”. Si affrontano poi le contestazioni di alcuni studenti alla ministra Bernini. Storace denuncia: “Non c’è mai stato un ragazzo di destra che va a una festa dell’Unità a contestare il ministro di sinistra che spiega le riforme della sinistra”. “Ma ti sbagli”, insorge Bersani. “Questo clima di cattiveria contro il centrodestra dovete farlo smettere – urla Storace – Siete voi che lo aizzate”. “Parole false – ribatte Bersani che evoca le minacce all’ex ministro della Salute dei governi Conte Due e Draghi – Conosci la vicenda di Roberto Speranza tu? La conosci? Tutti abbiamo avuto contestazioni. Se Floris mi dà un’ora di tempo, ti faccio un elenco di quello che ho avuto io. E le ho avute quando ero ministro: da voi, dai giovani, da tutti quelli di destra”. E conclude: “Dovete smetterla di fare le vittime. Per le aggressioni c’è la polizia. Per le contestazioni c’è il buonsenso di un governo che sa che tocca all’opposizione criticarlo e tocca al governo rispondere nel merito, non a mettersi a fare il contestatore. Questa si chiama democrazia”. L'articolo Bersani a La7: “Da Meloni un comiziaccio ad Atreju. La smettano di fare le vittime”. Scontro con Storace proviene da Il Fatto Quotidiano.
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