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Risate in apnea, corpi elettrici e tic immortali: al Bergamo Film Meeting 2026 riesplode il fenomeno Louis De Funès
Smorfie irresistibili, sbuffi da fumetto, gesti improvvisi, versi inconsulti. Louis De Funes è stato la maschera comica popolare della Francia intera per eccellenza. Basta una scrollata su Google “comici francesi” e appare, prima di tutti, sempre lui. Oppure è bastato seguire il Bergamo Film Meeting 2026, dove le proiezioni dei film da lui interpretati hanno fatto il tutto esaurito (l’abbiamo verificato di persona per Oscar alle quattro del pomeriggio, ndr). Sette i titoli riproposti con sagace selettività da una filmografia infinita, alcuni di questi campioni d’incassi assoluti (L’ala o la coscia, Le avventure di Rabbi Jacob, Oscar, Le Grand Restaurant), per delineare, a chi se lo fosse dimenticato, come si rideva spensieratamente fino agli anni Ottanta, giocando persino con tematiche d’attualità (l’invasione del cibo industriale negli anni Settanta in L’ala o la coscia, per dire). Molti in Italia ricordano qualcosa di De Funes, tante risate per qualche apparizione nelle sale, ma mai una vera e propria consacrazione del talento, della versatilità o, come si dice oggi, della performatività di De Funes. Un signore che arriva alla notorietà quando ha ormai cinquant’anni, a metà anni Sessanta, e che fa del suo muoversi saettante, a scatti, nervoso ed elettrizzato un marchio di fabbrica. “Contemporaneo di Paperino e Paperone, la sua elasticità e la sua dinamica ipervitaminica lo trasformano agli occhi dei più piccoli in un personaggio da cartone animato. In Oscar, con la sua “tirata del naso”, si pone precursore di Jim Carrey. Per cogliere la velocità della sua recitazione occorre guardare i suoi film un fotogramma alla volta”, scrive Alain Kruger nel catalogo del BFM 26. Originario di una famiglia nobile spagnola, tanta gavetta tra teatro e cinema, una passione per il pianoforte e il jazz statunitense, De Funes emerge a tutto tondo, delineando in autonomia le sue modalità di apparizione e recitazione tra il ’65 e il ’66, quando è co-protagonista assieme a un altro celebre comico francese, Bourvil, prima in Colpo grosso ma non troppo, poi in Tre uomini in fuga. Quest’ultima commedia patriottica e antinazista, ambientata nel 1941, diventa il film più visto in Francia con oltre 17 milioni di spettatori, record battuto soltanto dal Titanic di Cameron. Le proporzioni del successo di De Funes sono impressionanti. Le prestazioni in scena altrettanto. In una manciata di anni (1965-1975), interrotti dal primo infarto, e poi di nuovo da metà anni Settanta a inizio anni Ottanta, De Funes affina il personaggio dell’ometto borghese, brontolone, mugugnante, collerico, furbo, vestito con formale eleganza, in preda a tic, bocche arricciate, occhi serrati. In Le Grand Restaurant, direttore del ristorante Chez Septime, col vizio di tirare per dare ordini rigidissimi ai sottoposti, parte come un pazzo a elencare in tedesco la ricetta del soufflé. Tale è il piglio e la recitazione in apnea teutonica che, a un certo punto, un’ombra gli disegna sulla fronte un ciuffo nerissimo e tra naso e bocca un quadratino di baffetti hitleriani. E nonostante la salute non proprio salda, e l’età non più da ragazzino, De Funes è stato un’autentica furia nel ballo. Le coreografie sia in Le Grand Restaurant (un ballo cosacco coi piatti in mano), ma soprattutto in Le avventure di Rabbi Jacob (una danza sfrenata tra rabbini in mezzo al quartiere ebraico di Parigi), lo vedono al centro del gruppo di ballerini, leggero come una piuma eppur vivace tanto quanto i colleghi professionisti. De Funes supera, nella scala della risata francese, per agilità sia Bourvil sia Fernandel, poi arriva perfino accanto a una figura inaudita come Coluche, che affianca in L’ala o la coscia (1976). Padre e figlio perennemente squilibrati (In viaggio con papà, con Sordi e Verdone, ha un debito imbarazzante nei confronti di questo film), dove De Funes interpreta il più importante critico culinario francese (ricordate la scena dei brufoli che sbucano all’improvviso per via di una forzata intossicazione alimentare?) e Coluche dovrebbe sostituirlo, ma preferisce fare il clown in un circo. Ebbene, De Funes è nel tessuto sociale francese come nessuno prima di lui. Guardate anche solo come vengono affrontati i temi “bollenti” degli ebrei e dei neri in Le avventure di Rabbi Jacob. L’intera operazione filmica è una sciabolata trasversale ai luoghi comuni sul razzismo, nonché una scossa alle convenzioni del politicamente corretto sugli ebrei. Chissà, forse perché De Funes non professava un credo socialista, e anzi era un cattolico praticante, gollista con tendenze realiste, letteralmente nemico del comunismo e dell’Unione Sovietica. In un’intervista a Le Monde nel 1971 spiegava: “Essere di sinistra è una moda, come i capelli lunghi. La risata, invece, resiste. È innocente. Non capisco come si possa cercarvi significati nascosti”. Un tale ciclone popolare venne riconosciuto con il César alla carriera solo nel 1980. È Jerry Lewis (e chi meglio di lui?) a consegnarglielo, con tanto di tentativo di abbraccio rifiutato da De Funes con smorfie alla sua maniera. Inutile: il suo cinema andrebbe rivisto tutto e velocemente. In streaming non c’è (e figuriamoci). Magari qualche archivio della tv. Incrociamo le dita. L'articolo Risate in apnea, corpi elettrici e tic immortali: al Bergamo Film Meeting 2026 riesplode il fenomeno Louis De Funès proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Le dicevo di denunciare”, il nuovo compagno aveva accompagnato Valentina Sarto dai carabinieri
“Le dicevo di denunciare”. È il racconto dell’uomo con cui la 41enne Valentina Sarto, uccisa mercoledì a Bergamo, aveva iniziato una relazione dallo scorso febbraio, tra gli ultimi a sentirla prima della tragedia che si è consumata nella mattinata nella casa in cui viveva con il marito. Ascoltato dalla polizia, l’uomo ha riferito di aver più volte cercato di convincerla a rivolgersi alle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi l’aveva anche accompagnata dai carabinieri di Almenno San Salvatore, dove avevano chiesto consigli su come comportarsi. Nonostante le preoccupazioni, la donna non era però convinta di sporgere denuncia nell’immediato e avrebbe preferito attendere ancora qualche giorno per capire come si sarebbe evoluta la situazione. Secondo il suo racconto, il rapporto tra la vittima e il marito si sarebbe incrinato dopo il matrimonio, celebrato il 24 maggio 2025, mentre nei dieci anni precedenti non si sarebbero registrati particolari problemi. Negli ultimi mesi, invece, sarebbero diventati frequenti gli insulti e, in almeno due occasioni, anche episodi di violenza fisica. Mercoledì la donna è stata accoltellata alla schiena e al collo. Un’aggressione violenta che non le ha lasciato scampo. Dopo Il femminicidio, l’uomo si sarebbe procurato alcune ferite superficiali alle braccia, sostenendo di aver tentato di togliersi la vita. Avrebbe inoltre ingerito della candeggina, circostanza riferita ai soccorritori intervenuti sul posto. Trasportato all’ospedale Papa Giovanni XXIII, è stato dimesso poco dopo le 11 di giovedì. Subito dopo è stato trasferito nel carcere di via Gleno, sempre a Bergamo, dove si trova ora detenuto con l’accusa di omicidio. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e il contesto in cui è maturato il delitto. Nelle prossime ore il 49enne sarà interrogato dal sostituto procuratore Antonio Mele, titolare del fascicolo, e successivamente dal giudice per le indagini preliminari. Gli accertamenti proseguono anche attraverso le testimonianze e l’analisi dei rapporti tra i coniugi negli ultimi mesi, per chiarire eventuali responsabilità e comprendere se vi fossero segnali pregressi che potessero far presagire l’escalation di violenza. L'articolo “Le dicevo di denunciare”, il nuovo compagno aveva accompagnato Valentina Sarto dai carabinieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cronaca Nera
Femminicidi
Femminicidio a Bergamo: un uomo ha ucciso sua moglie in casa a coltellate
L’ennesimo femminicidio è avvenuto a Bergamo. Un uomo ha ucciso sua moglie in casa a coltellate. L’aggressione mortale è avvenuta mercoledì mattina in una abitazione di via Pescaria, alla periferia della città. Sul posto sono intervenuti polizia, ambulanze e vigili del fuoco. La strada è stata chiusa per permettere l’arrivo dei mezzi di soccorso e della polizia scientifica. La vittima aveva 42 anni. Le indagini sono condotte dagli investigatori della Squadra mobile sotto il coordinamento del pm Antonio Mele. Il femminicida dopo il delitto avrebbe tentato il suicidio. Non risulterebbero, al momento, denunce pregresse. Solo una settimana fa a Messina un 67enne ha ucciso a coltellate l’ex compagna che lo aveva denunciato. L’uomo era ai domiciliari ma non c’era la disponibilità di un braccialetto elettronico. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Femminicidio a Bergamo: un uomo ha ucciso sua moglie in casa a coltellate proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cronaca Nera
Femminicidi
Glaucoma, aggrediamo il ladro silenzioso della vista. Una giornata di screening a Bergamo
Sono trascorsi anni, forse decenni. Ho sempre cercato di aggredire il ladro silenzioso della vista che in oculistica è considerato il glaucoma. Una patologia subdola che deteriora progressivamente le fibre del nervo ottico portando, se non diagnosticato, a lenta e progressiva irrimediabile perdita della vista. Non è questo il luogo per spiegare la patologia, che presenta diverse forme con terapie diverse, ma sicuramente può essere questo il posto per sensibilizzare la popolazione alla diagnosi ed alla eventuale terapia (spesso bastano poche gocce di collirio non per guarire ma per rallentare l’evoluzione della malattia). Ma sembra non interessi nessuno perché in più occasioni ho cercato di organizzare, o spingere, uno screening eseguito da me o eseguito a livello nazionale. Ma andiamo con ordine. Molti anni fa ho cercato di organizzare uno screening nel mio circolo di golf dopo aver avuto una esperienza diretta e scioccante. Una sera ero andato a comperare un paio di scarpe da golf in un negozio che stava per chiudere ed il signore che mi servì, sapendo della mia professione, mi disse “Posso farti una domanda? Secondo te perché i miei amici mi prendono in giro dicendo sempre che sono sbadato visto che inciampo spesso camminando?”. Risposi dicendo che avrei dovuto vedere per fare una diagnosi dandogli appuntamento per due giorni dopo. Uscendo dissi alla mia amica che mi accompagnava: “La diagnosi differenziale va posta fra glaucoma o problemi ben più importanti del sistema centrale perché penso ci sia un restringimento del campo visivo che entrambi provocano”. La diagnosi di glaucoma era giusta e sono passati più di venti anni. Quel signore, che era arrivato già tardi alla terapia seppur giovane, conduce una vita ancora accettabile solo con colliri quotidiani. Così chiesi alla segreteria del mio circolo di poter misurare la pressione oculare a tutti i partecipanti ad una gara di golf, aiutato dalla presenza di Piero Chiambretti, che si era reso disponibile, per attirare più persone. Una giornata di sport e di salute oculare. Ma con motivazioni molto superficiali Confindustria Bergamo si oppose. Corsi e ricorsi storici della sanità bergamasca. Allora mi venne l’idea di proporre a vari partiti di immettere la misurazione della pressione oculare d’obbligo nel rinnovo del permesso di guida. Come tutti sanno la patente si rinnova, a pagamento, in modo sempre più ravvicinato aumentando gli anni coincidendo con l’aumentato rischio di glaucoma. Anche qui il silenzio, da destra a sinistra, copre la possibilità di scoprire realmente a quasi tutti questa patologia che colpisce il 14% dei concittadini con una ricaduta economica sociale da mancata diagnosi elevata. E lo Stato non pagherebbe nulla visto che l’esame della vista per il rinnovo viene pagato dal cittadino, ed avremmo almeno una utilità considerando la superficialità in cui viene svolta! Anche il secondo tentativo è stato vano. Come tutti sanno, e come sperimentiamo anche in questi giorni di referendum, “i politici non pensano alle prossime generazioni ma alle prossime elezioni”! Ma come i bergamaschi non mollo. Quindi il 15 marzo prossimo mi recherò a Porto San Giorgio dove, insieme a Valeria, consigliere con me dell’associazione sereniesempreuniti dei parenti delle vittime Covid, e con la sponsorizzazione di Salmoiraghi e Viganò, del gruppo Luxottica, misurerò la pressione dell’occhio a tutti quelli che vorranno. Con una donazione libera avranno anche un buono sconto del 35% sull’acquisto di un nuovo occhiale da vista. Partiamo da questo per sensibilizzare la popolazione, seppur locale, e speriamo di poter sensibilizzare la classe politica che non abbia interessi personali ma comuni per il bene di tutti. L'articolo Glaucoma, aggrediamo il ladro silenzioso della vista. Una giornata di screening a Bergamo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Minaccia di darsi fuoco davanti al Tribunale di Bergamo, forze dell’ordine sul posto per cercare di dissuaderlo
Un uomo in via Borfuro, davanti al Tribunale di Bergamo, sta da questa mattina minacciando di darsi fuoco, dopo essersi cosparso di benzina e tenendo un accendino in mano. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e i soccorritori del 118, che stanno cercando di mediare per dissuaderlo dal suo intento. L’area è stata chiusa al traffico e le persone che abitano nelle vicinanze sono state invitate a non uscire di casa. L'articolo Minaccia di darsi fuoco davanti al Tribunale di Bergamo, forze dell’ordine sul posto per cercare di dissuaderlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Suicidi
Sharon Verzeni, Moussa Sangare condannato all’ergastolo per l’omicidio di Terno d’Isola
Moussa Sangare è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne assassina a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, il 30 luglio 2024. L’accusa aveva chiesto per l’uomo l’ergastolo, la difesa invece aveva invocato l’assoluzione. La Corte d’Assise di Bergamo, presieduta da Patrizia Ingrascì, ha sposato la tesi del pubblico ministero. L’OMICIDIO E LE INDAGINI Tutto era iniziato nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, quando Sharon Verzeni era stata uccisa a coltellate nel cuore della notte: nessun indizio, nessun sospettato e nessun movente. Il caso, inizialmente complicatissimo per la casualità degli eventi, aveva preso una svolta improvvisa, dopo la visione delle immagini di videosorveglianza delle strade limitrofe alla scena del crimine in cui si vedeva una persona in bicicletta allontanarsi dalla scena del delitto. Era Moussa Sangare. A incastrare l’uomo però erano state in particolare le testimonianze di quattro persone. I primi, fondamentali testimoni erano stati due adolescenti italiani. Quando il 30 agosto, la procura di Bergamo aveva informato sul fermo del 31enne reo confesso, aveva anche aggiunto che Sangare, prima di aggredire e uccidere Sharon Verzeni, aveva minacciato due ragazzi italiani. Sangare aveva fatto degli apprezzamenti sulla maglietta di uno dei due, per poi mostrare loro il coltello con cui di lì a poco avrebbe colpito la vittima, secondo le ricostruzioni dei due giovani. Successivamente, due ragazzi italiani di origine marocchina avevano incrociato l’imputato “risalire la via“, di fatto confermando la presenza dell’uomo nei pressi della scena del delitto. Lo avevano descritto come “un po’ strano”. A confermare la genuinità delle dichiarazioni dei ragazzi erano state le immagini di sorveglianza, che avevano immortalato prima il passaggio dei due giovani e, poi, anche il passaggio in bicicletta dell’assassino. Sangare era stato quindi fermato e nel corso dell’interrogatorio di convalida, reso il 2 settembre davanti alla giudice per le indagini preliminari di Bergamo Raffaella Mascarino, aveva confessato tutto: “Ho incrociato la ragazza prima da davanti. Non aveva la borsa; portava gli occhiali, avrei detto che avesse i capelli biondi; indossava jeans e aveva le cuffiette nelle orecchie. A quel punto l’ho seguita da dietro, l’ho toccata sulla spalla con la mano sinistra e le ho detto: “Scusa per quello che sta per accadere”. Lei ha tolto le cuffiette quando si è sentita toccare. Ha sentito la frase. Ho preso il coltello. La prima coltellata l’ho data al petto e il coltello è rimbalzato. Lei stava scappando, sono sceso dalla bici, l’ho rincorsa e l’ho colpita alla schiena più volte, tre o quattro. Lei ha urlato chiedendo “perché?”, dicendo “sei un codardo, sei un bastardo”. Poi ho ripreso la bici e velocemente mi sono allontanato”. LA RITRATTAZIONE L’uomo aveva poi ritrattato la sua versione a processo, dichiarandosi innocente. “Passavo di lì in bici – aveva detto – e ho visto Sharon che litigava con un uomo. Ho capito che la vicenda sarebbe finita male e non volevo entrare in questa situazione, ho accelerato e sono andato via. Poi mi è presa la paranoia di aver visto qualcosa che non dovevo, così mi sono liberato dei vestiti e del coltello” e aveva poi aggiunto che lui si era solo ritrovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato e che la confessione, fornita inizialmente, fosse frutto dello stress: “Secondo me è stato uno di Terno che sapeva come evitare le telecamere, ho confessato solo perché ero stressato e pensavo che così mi avrebbero rilasciato“. Intanto l’imputato aveva anche cambiato legale. L’avvocata Tiziana Bacicca, ha assunto la difesa dell’imputato pochi giorni dopo la revoca del mandato all’ex legale Giacomo Maj. Per tale scelta, Bacicca aveva chiesto la posticipazione a oggi, 25 febbraio 2026, per ripercorrere gli atti di indagine e preparare la successiva difesa. Proprio a margine dell’udienza di oggi, l’avvocato della difesa aveva chiesto per il suo assistito l’assoluzione per non aver commesso il fatto e, in subordine, che fosse contenuta la pena nei limiti edittali. Bacicca aveva dichiarato: “L’impressione è che oggi si stia dando una particolare importanza alla confessione del signor Sangare, trascurando una serie di elementi che a mio avviso danno per non responsabile il mio assistito. – e aveva aggiunto – Gli inquirenti hanno fatto un lavoro certosino ed effettivamente dimostrano la presenza di Sangare, ma lui stesso afferma di esser testimone di quell’omicidio e la sua confessione viene da un testimone disturbato”. LA TESI DELLA DIFESA L’avvocato della difesa aveva poi sottolineato una incongruenza, a suo dire, nell’analisi delle tracce di Dna sui reperti: “Se dobbiamo pensare che abbiano influito gli agenti atmosferici sul coltello anche quella sulla bicicletta, la traccia biologica della vittima, potrebbe essere stata trasportata. Anche nell’appartamento in cui Sangare entrava dalla finestra non sono state trovate tracce di sangue”. L’avvocato fa riferimento alle tracce di Dna di Sharon Verzeni ritrovate, assieme a quelle dell’assassino, sulla biciletta usata dall’uomo quella notte. A riguardo, l’uomo aveva commentato dicendo: “Questa è l’unica cosa che non mi spiego“. L’ACCUSA Sempre convinto della dinamica dell’omicidio era stato il pm di Bergamo, Emanuele Marchisio, che per Sangare ha chiesto fin dall’inizio l’ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima. Nella sua requisitoria, il titolare dell’accusa aveva tracciato un atto d’accusa durissimo, invitando la Corte a riconoscere tutte le aggravanti contestate e a non concedere le attenuanti generiche. “In questo processo non mancano le prove, ma le parole” aveva affermato il pm, sottolineando la difficoltà nel descrivere “un delitto assurdo: una vita spezzata per un capriccio”. Il pm dichiarò che Sangare “provò piacere a uccidere una ragazza che stava camminando per strada”, cercando di trovare la vittima perfetta, individuata poi in Sharon Verzeni, “la persona più indifesa che avesse trovato“. Sangare, sottoposto a perizia psichiatrica, era risultato pienamente in grado di intendere e di volere. Infine, il pm chiedeva il massimo della pena, evidenziando come l’imputato “non avesse mai avuto un momento di rincrescimento” nei confronti della vittima, forse anche a causa del grave disturbo narcisistico e anaffettivo che la perizia psichiatrica gli aveva attribuito, confermando l’impossibilità, da parte dell’imputato, di provare rimorso per quanto commesso. L'articolo Sharon Verzeni, Moussa Sangare condannato all’ergastolo per l’omicidio di Terno d’Isola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Bergamo
Femminicidi
Aggredisce una bimba in un supermercato per rapirla e le rompe il femore: il video delle telecamere di sorveglianza
Arrestato a Bergamo un cittadino rumeno, senza fissa dimora e incensurato, per aver tentato di rapire una bambina di un anno e mezzo. Nell’aggressione, la bimba ha riportato una frattura al femore. Intorno alle 13, l’uomo stava entrando in un supermercato mentre una famiglia, con padre, madre e figlia, stava uscendo. All’improvviso ha afferrato la piccola per le gambe e ha cercato di strapparla alla madre, che la teneva per mano, tentando di trascinarla all’interno del centro commerciale. La donna ha reagito e ha chiesto aiuto. Il padre è intervenuto subito e, insieme ad alcuni passanti e agli addetti alla vigilanza, è riuscito a bloccare l’uomo fino all’arrivo della polizia. Gli agenti hanno messo in sicurezza la bambina e portato l’uomo in Questura. Le testimonianze e le immagini della videosorveglianza hanno permesso di ricostruire l’accaduto. La piccola è stata portata in ospedale, dove le è stata riscontrata una frattura del femore causata dalla violenza subita. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona aggravato, perché ai danni di una minore di 14 anni, e di lesioni aggravate. Si trova ora in carcere in attesa della convalida dell’arresto. L'articolo Aggredisce una bimba in un supermercato per rapirla e le rompe il femore: il video delle telecamere di sorveglianza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Bergamo
Primo trapianto combinato di rene e fegato da vivente, il padre ha donato per la figlia di 7 anni
Quello dei trapianti di organo è un settore della medicina che spesso è protagonista di operazioni di frontiera. Ed è un intervento straordinario ha permesso a una bambina di sette anni di ricevere un rene e una porzione di fegato dal papà, il primo cittadino serbo di 37 anni in Italia a donare simultaneamente due organi in vita. La piccola, che soffriva di una rara malattia genetica che colpisce fegato e reni, aveva bisogno di un trapianto urgente a causa della dialisi quotidiana a cui era costretta da quando aveva solo 4 anni. Oggi, grazie all’intervento riuscito, la piccola paziente sta bene e potrà finalmente condurre una vita normale, senza più i disagi della dialisi e con la possibilità di iniziare la scuola come ogni bambino della sua età. Il trapianto combinato è stato effettuato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dal team di Chirurgia 3, specializzato in trapianti addominali, sotto la direzione del dottor Domenico Pinelli. La decisione di donare gli organi era stata presa dai genitori della bimba più di due anni fa, quando i medici avevano confermato che la bambina avrebbe dovuto iniziare la dialisi. Dopo una lunga preparazione e una valutazione approfondita dei rischi e benefici dell’intervento, la famiglia si è rivolta all’ospedale di Bergamo, che ha già trattato pazienti anche dall’estero. L’Italia del resto è tra i paesi al mondo con più trapianti di organi e donatori. L’intervento è iniziato alle 9:30 del 18 dicembre 2025 e si è concluso 18 ore dopo, alle 3:37 del giorno successivo, con la partecipazione di sei chirurghi, sette anestesisti e venti infermieri. La complessità dell’operazione ha richiesto l’uso di due sale chirurgiche contigue per eseguire i trapianti in simultanea e con successo. “È una gioia vedere nostra figlia così, finalmente come tutti gli altri bambini: vivace, giocosa e senza i cateteri per la dialisi,” ha dichiarato il papà. “Prima si stancava facilmente, ora può correre, giocare e iniziare la scuola spensierata come i suoi coetanei.” La piccola, che inizialmente arrivò a Bergamo con la sua famiglia su richiesta del ministero della Salute serbo, è ora monitorata e seguirà controlli regolari nei prossimi mesi. La scelta del padre, che ha rischiato per la vita della figlia, ha portato un cambiamento radicale per la bambina e per la sua famiglia. “Abbiamo pregato Dio e chiesto aiuto – ha detto l’uomo – ma è grazie ai medici che siamo riusciti a ottenere questo miracolo. Abbiamo fatto solo ciò che qualsiasi genitore farebbe per il proprio figlio.” A Padova proprio negli stessi giorni in cui a Bergamo si preparava l’intervento alla piccola, un donatore samaritano ha dato uno dei suoi reni a uno sconosciuto. L'articolo Primo trapianto combinato di rene e fegato da vivente, il padre ha donato per la figlia di 7 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ci sono dei punti che non tornano, e sono a suo favore”, il cambio di avvocato di Sangare fa slittare la sentenza sull’omicidio di Verzeni
Il processo a carico di Moussa Sangare, accusato di aver ucciso Sharon Verzeni la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, è stato rinviato al 25 febbraio 2024. La decisione è stata presa in seguito alla nomina di una nuova avvocata per l’imputato, Tiziana Bacicca, che ha preso in mano la difesa meno di una settimana fa dopo la revoca del mandato all’ex legale Giacomo Maj. Per l’imputato l’accusa ha chiesto l’ergastolo per un omicidio maturato, secondo l’accusa, per “noia”. Durante l’udienza del 12 gennaio, l’imputato, che ha già confessato l’omicidio in fase di arresto e durante l’udienza di convalida, aveva ribadito la sua innocenza, ritrattando la confessione e sostenendo di essere stato vittima di incomprensioni, ma il Dna della vittima era stato rilevato sulla sua bicicletta. “Io mi sono giudicato innocente”, aveva dichiarato in aula, chiedendo di essere riportato in carcere per non ascoltare le accuse contro di lui. A causa del tempo ristretto a disposizione, l’avvocata Bacicca ha chiesto il rinvio per approfondire la documentazione e preparare una difesa adeguata. La Corte d’Assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha accolto la richiesta e fissato la nuova udienza per fine febbraio. La legale ha anche annunciato che, se ci saranno repliche da parte del pubblico ministero Emanuele Marchisio, presenterà una controreplica e non esclude di depositare una memoria difensiva. Bacicca ha spiegato che, durante i colloqui con il suo assistito, lo ha trovato “molto dimesso, molto giù di morale” e ha aggiunto che “probabilmente ha preso contezza della richiesta del pm” e della gravità della sua posizione. “Mi ha chiesto se fossi disponibile a tenere la sua stessa linea difensiva”, ha continuato la legale, sottolineando che “lui si proclama innocente” e che aveva bisogno di essere assistito anche in questa fase delicata del processo. Per l’avvocata “ci sono dei punti che non tornano, e sono a suo favore”. L’avvocato Luigi Scudieri, che rappresenta la famiglia e il compagno della vittima, ha commentato la scelta di Sangare di cambiare avvocato, dicendo che “la nomina di un nuovo avvocato non cambia la sostanza dei fatti“. “Moussa Sangare è e resta l’assassino di Sharon Verzeni”, ha aggiunto Scudieri, ribadendo la premeditazione e i motivi futili dell’omicidio. “L’imputato ha esercitato una sua facoltà, così come ha esercitato le altre facoltà di rispondere all’esame e di rendere dichiarazioni spontanee”, ha aggiunto il legale, sottolineando che il rinvio della sentenza al 25 febbraio non cambia il dolore per la perdita di Sharon, che la famiglia e il compagno vivono ogni giorno. “Un rinvio di un mese non cambia assolutamente nulla”, ha concluso Scudieri, precisando che i familiari sono ormai rassegnati a una lunga attesa della giustizia. La 33enne fu uccisa a coltellate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024, e dopo le indagini dei carabinieri – partite da un fotogramma di un uomo in bicicletta – il 31enne fu arrestato che assalì la donna, che passeggiava indossando le cuffiette e “guardando le stelle”. L'articolo “Ci sono dei punti che non tornano, e sono a suo favore”, il cambio di avvocato di Sangare fa slittare la sentenza sull’omicidio di Verzeni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sharon Verzeni uccisa per un capriccio. Il suo omicidio maturato nella noia”, il pm chiede l’ergastolo per Moussa Sangare
Uccisa per un “capriccio”, per “noia”. Anche per questo il pm di Bergamo, Emanuele Marchisio, ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare, 30 anni che pugnalò Sharon Verzeni, 33 anni, la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 mentre camminava a Terno D’Isola. Nella sua requisitoria, il titolare dell’accusa ha tracciato un atto d’accusa durissimo, sollecitando la Corte a riconoscere tutte le aggravanti contestate — minorata difesa, premeditazione e futili motivi — e a non concedere le attenuanti generiche. “In questo processo non mancano le prove, ma le parole” ha affermato il pm, sottolineando la difficoltà di descrivere “un delitto assurdo: una vita spezzata per un capriccio”. Una ragazza uccisa mentre con le cuffiette alle orecchie guardava le stelle. “UN OMICIDIO MATURATO NELLA NOIA” Secondo la ricostruzione della Procura, l’omicidio de donna è “maturato nella noia” dell’imputato, che in passato era stato violento anche con la sorella e la madre. Il pm ha parlato di un gesto privo di qualsiasi movente comprensibile, sostenendo che Sangare “provò piacere a uccidere una ragazza che stava camminando per strada”, una giovane donna che “con il suo compagno si stava costruendo la sua vita”. Per l’accusa, quella notte l’imputato avrebbe “fiutato il terreno”, scegliendo consapevolmente “la persona più indifesa che aveva trovato“, dopo aver intimorito due ragazzini. Sharon Verzeni non conosceva il suo aggressore ed è stata colpita all’improvviso, mentre camminava, in una condizione che, secondo la Procura, integra pienamente l’aggravante della minorata difesa. CONFESSIONE, RITRATTAZIONE E PERIZIA PSICHIATRICA Nel corso delle indagini, Sangare aveva inizialmente confessato il delitto, sostenendo di aver ucciso “senza motivo”, per poi ritrattare successivamente. Sottoposto a perizia psichiatrica, è stato ritenuto capace di intendere e di volere, elemento che per l’accusa conferma la piena imputabilità dell’imputato. Durante la requisitoria, Sangare ha tentato di intervenire, ma è stato fermato dal pm con parole nette: “Stia zitto, ora parlo io”, a sottolineare la centralità del momento accusatorio e la gravità delle conclusioni cui la Procura è giunta. Uno dei passaggi più severi dell’intervento del pubblico ministero ha riguardato l’atteggiamento dell’imputato dopo il delitto. Marchisio ha chiesto esplicitamente alla Corte di non concedere le attenuanti generiche, evidenziando come Sangare “non abbia mai avuto un momento di rincrescimento” nei confronti di Sharon Verzeni. “VIGLIACCHERIA” SEMPRE CONTRO “LE DONNE” Il pm ha inoltre sottolineato quella che ha definito la “vigliaccheria” dell’imputato, ricordando come Sangare sia già stato condannato per maltrattamenti ai danni della madre e della sorella. “Sempre donne”, ha rimarcato Marchisio, collegando questi precedenti a un quadro complessivo di violenza che, secondo l’accusa, aggrava ulteriormente la sua responsabilità. I Nell’aula della Corte d’assise di Bergamo, anche in questa udienza, erano presenti i familiari di Sharon Verzeni: il padre Bruno, la madre Maria Teresa, i fratelli Melody e Christian e l’allora compagno della vittima, Sergio Ruocco. Il fidanzato fu sentito più volte prima che le indagini si indirizzassero verso l’uomo in bicicletta immortalato da una telecamera negli stessi minuti in cui la 33enne chiamava il 112 per essere soccorsa. La sentenza potrebbe essere emessa il 12 gennaio. L'articolo “Sharon Verzeni uccisa per un capriccio. Il suo omicidio maturato nella noia”, il pm chiede l’ergastolo per Moussa Sangare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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