Sono gli studenti, i laureati e i professionisti ad avere spinto bocciatura del
referendum sulla riforma della giustizia. Una mobilitazione a difesa della
Costituzione che è stata trasversale, coinvolgendo in particolare gli italiani
con una condizione economica elevata ma anche i ceti meno abbienti. Il Sì
prevale solo tra chi ha un titolo di studio basso e tra i casalinghi/e. È questo
il quadro di come hanno votato gli italiani per la riforma della giustizia
Nordio secondo le stime di Ipsos Doxa per il Corriere.
BOOM DI AFFLUENZA TRA I GIOVANI
Il punto di partenza è quello della grande partecipazione: oltre un terzo di chi
non ha votato alle elezioni di due anni fa questa volte si è recato alle urne.
L’affluenza che sfiora il 59% è trainata in particolare dai più giovani: la
generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha il 67% di partecipazione al voto e , di
questi, vota no il 58,5%. Il massimo livello di astensione si trova negli
italiani tra i 29 e i 44 anni (non ha votato il 47,5%). Affluenza poco sopra la
media nazionale, invece, per le classi d’età 45-60 anni e tra gli over 60.
QUASI IL 68% DEI LAUREATI HA VOTATO NO
Le stime dell’istituto guidato da Nando Pagnoncelli (basate su circa 6mila
interviste, con un margine di errore di +/-4%) disegnano anche la distribuzione
del voto per caratteristiche sociodemografiche. Il No prevale in quasi tutti i
gruppi, ma è nettamente avanti tra chi ha un livello di istruzione più elevata:
tra i laureati i contrari sono il 67,9%, mentre il 53,6% tra i diplomati. Il Sì
prevale invece (51,4%) solo tra chi ha la licenza media o elementare.
LA CONDIZIONE ECONOMICA
Per quanto riguarda la condizione economica, la percentuale più alta di No si
registra tra chi ha un reddito elevato (59,9%) seguiti da chi ha una condizione
bassa (57,1%). Sono i ceti medi a presentare delle percentuali inferiori ma
sempre con i contrari in maggioranza: condizione economica medio-alta 53,8%,
media 51,4% e medio-bassa 53,2%.
PIÙ NO DA STUDENTI E PROFESSIONISTI, SÌ DAI CASALINGHI/E
Per quanto riguarda le categorie professionali il No sbanca tra gli studenti
(63,6%) seguiti da imprenditori, professionisti e dirigenti (57,2%) e anche i
pensionati (57%). La prevalenza di favorevoli alla riforma, secondo le stime, si
registra solo tra i casalinghi/e, dove i Sì raggiungono quota 57,4%, mentre sono
quasi divise equamente le preferenze tra gli operai.
RAPPORTO CON LA RELIGIONE
Infine Ipsos Doxa stima anche l’andamento del voto nel rapporto con la
religione. In questo caso il No domina tra i non credenti (68,4%) e tra chi
professa altre religioni (52,1%). Tra i cattolici, invece, si registra un
maggior numero di Sì, in particolare tra i cattolici praticanti saltuari dove
tocca cifra 54,6%.
L'articolo Referendum: il No prevale tra studenti, laureati e professionisti.
Più Si tra casalinghi ed elettori con istruzione bassa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Sondaggi
Il No davanti al Sì a prescindere dall’affluenza. L’ultimo sondaggio di YouTrend
sul referendum del 22 e 23 marzo fotografa un sorpasso consolidato dei contrari
alla riforma Nordio, che ormai prevalgono su favorevoli in tutte le ipotesi di
partecipazione al voto. L’ultima rilevazione dell’istituto per SkyTg24,
pubblicata venerdì 6 marzo, considera come al solito due scenari: uno di
“affluenza bassa” al 47,5%, che comprende solo chi ha dichiarato di voler andare
a votare “sicuramente“, l’altro di “affluenza alta” al 57,3%, includendo anche
chi lo farà “probabilmente“. Nel primo scenario il No consolida il vantaggio già
acquisito da settimane: è stimato al 54,1%, un punto pieno in più rispetto al
sondaggio precedente, datato 27 febbraio. Ma la novità è il sorpasso
nell’ipotesi di alta affluenza: per la prima volta, anche in questo caso il No
supera il Sì con il 51,4% contro il 48,6%, mentre la settimana scorsa i due
fronti erano dati esattamente alla pari.
I risultati mostrano che la scelta è sostanzialmente politica: tra gli elettori
di centrodestra oltre il 93% voterebbe Sì, mentre il 93% di chi vota i partiti
del “campo largo” si schiera per il No. L’orientamento per Sì sale al 98% tra
gli elettori di Fratelli d’Italia, mentre è tra l’81% e l’83% tra quelli di Lega
e Forza Italia (il partito, quest’ultimo, che storicamente fa della riforma un
totem). Tra gli elettori centristi circa sette su dieci voterebbero No, ma con
differenze marcate fra i sostenitori di Azione di Carlo Calenda, più orientati
al Sì, e quelli di Italia viva e +Europa. Sul piano demografico, il No spopola
tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (60% con alta affluenza, 62% con bassa
affluenza), ma ora risulta leggermente in vantaggio (52%) anche tra gli over 55.
L’affluenza potenziale è molto più alta al Nord che al Sud: 66% contro 47% nello
scenario alto.
L'articolo Referendum, l’ultimo sondaggio YouTrend: il No davanti al Sì anche in
caso di affluenza alta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il No davanti al Sì in caso di bassa affluenza, testa a testa tra i due fronti
con l’affluenza più alta. L’ultimo sondaggio sul referendum del 22 e 23 marzo,
realizzato da Ipsos e pubblicato sul Corriere della sera, fornisce un quadro
simile a quello tracciato nelle scorse settimane da YouTrend: l’elettorato
contrario alla riforma Nordio appare al momento più motivato a recarsi alle urne
di quello favorevole. Anche l’istituto di Nando Pagnoncelli ipotizza due scenari
di partecipazione al voto: nel primo, con affluenza al 42% (definito “la
previsione ragionevole”) il No è stimato al 52,4% e guadagna quasi due punti
rispetto alla rilevazione del 12 febbraio (era al 50,6%), mentre il Sì ne perde
altrettanti e scende al 47,6% (era al 49,4%). Nel secondo scenario, in cui
l’affluenza sale al 49% (il massimo possibile secondo Ipsos) il Sì torna in
vantaggio, ma con un margine di meno di mezzo punto: 50,2% contro 49,8%. Anche
in questo caso però il trend è favorevole al No, che guadagna 2,5 punti in meno
di un mese, tutti a scapito del Sì.
Dal sondaggio emerge che la propensione al voto è molto più alta a sinistra che
a destra: si dichiara propenso a partecipare al referendum il 59% degli elettori
di Fratelli d’Italia, il 45% di quelli di Forza Italia e il 44% di quelli della
Lega, contro il 63% di chi vota Pd e il 57% di chi vota M5s. Come è già emerso
ormai da varie rilevazioni, gli elettori del Movimento sono sorprendentemente
spaccati: nonostante la linea fortemente contraria del partito, oltre uno su
cinque, il 22%, è orientato a votare Sì. Tra chi non indica un partito oppure si
astiene alle elezioni, solo il 23% dichiara di voler votare al referendum, ma
ben il 67% voterebbe No. L’informazione sul contenuto della riforma fatica a
farsi largo: rispetto al 12 febbraio è rimasta invariata al 10% la quota di chi
si dichiara “molto” informato, mentre sale dal 36 al 40% quella degli
“abbastanza informati” e si riduce di cinque punti (dal 19% al 14%) la
percentuale di chi si dice “per nulla” consapevole.
L'articolo Sondaggi referendum, per Ipsos il No è in vantaggio di quasi cinque
punti. Testa a testa in caso di alta affluenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il No in vantaggio in uno scenario con affluenza bassa, testa a testa con il Sì
in caso di affluenza alta. È questo il quadro che emerge dal sondaggio YouTrend
per SkyTg24 diffuso oggi (venerdì 27 febbraio) sul referendum costituzionale
sulla Giustizia del 22 e del 23 marzo.
Nello scenario con affluenza al 46% (che considera solo chi dichiara che andrà
sicuramente a votare) il No risulta avanti con il 53,1%, mentre con un’affluenza
stimata al 55,4% (che include anche chi dice che probabilmente andrà ai seggi)
Sì e No sono appaiati al 50%. Come confermato anche dagli altri istituti, anche
il sondaggio di YouTrend evidenzia che nelle ultime settimane la percentuale del
No è cresciuta, in questo caso anche in entrambi gli scenari di affluenza.
Ovviamente bisogna tenere in considerazione che il margine d’errore del
sondaggio (svolto con metodologia CAWI tra il 24 e il 25 febbraio 2026 su un
campione di 809 intervistati) è del +/- 3,4% con un intervallo di confidenza del
95%. Questo significa che la partita sul referendum è ancora totalmente aperta.
L'articolo Referendum, il nuovo sondaggio YouTrend: No in vantaggio con
affluenza bassa, testa a testa con più votanti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Sì al 47%, il No al 53%. L’ultimo sondaggio di Ixé fotografa il vantaggio più
ampio mai registrato finora dei contrari sui favorevoli alla riforma Nordio in
vista del referendum del 22 e 23 marzo. A un mese dal “pareggio tecnico” stimato
a fine gennaio, l’Osservatorio politico nazionale dell’istituto fondato da
Roberto Weber colloca il risultato del No in una forchetta compresa tra il 51,3%
e il 54,3%, quello del Sì tra il 45,7% e il 48,7%, con gli indecisi stimati al
40%. Un distacco, dunque, che va da un minimo di 2,5 punti a un massimo di 9,5,
per una media di sei. E un capovolgimento di 180 gradi del risultato del
sondaggio di novembre 2025, che dava il No al 47% e il Sì al 53%. Molto
interessante è anche la parte del sondaggio dedicata alla “fiducia in
istituzioni e corpi intermedi”: a dichiarare di avere “molta” o “abbastanza”
fiducia nella magistratura è il 51% degli intervistati (dato in crescita
rispetto al 45% dell’anno scorso), mentre solo il 12% dichiara altrettanto
rispetto ai partiti politici (l’anno scorso era il 14%).
La rilevazione è stata condotta dal 17 al 23 febbraio su un campione di 1.200
persone, con un margine d’errore del 2,83%. Rispetto a gennaio, cresce di dieci
punti e arriva al 56% la quota degli italiani che si dichiarano informati sui
contenuti del referendum, mentre il 31% dichiara di conoscerli “solo in parte” e
il 13% di non aver mai sentito parlare del voto. Quasi un terzo degli elettori
(il 31,9%) dichiara però di non sapere che il voto sarà valido anche senza il
quorum del 50% + 1 di affluenza, trattandosi di un referendum costituzionale.
Il No in particolare risulta in nettissimo vantaggio tra i giovani (71% nella
fascia 18-34 anni), le donne (60%), chi non si colloca politicamente (60%) e chi
si è astenuto alle ultime elezioni (64%). Il Sì, invece, conserva la prevalenza
in particolare nella fascia 45-54 anni (60%) e 55-64 (57%), nonché tra
l’elettorato maschile (53%). Tra gli indecisi, alla domanda “Ma se proprio
dovesse votare, come voterebbe?”, il 45,9% dice di essere orientato per il No,
il 33% per il Sì, il 21,2% non si esprime: segno che il fronte dei contrari alla
riforma ha ancora ampi margini di crescita.
L'articolo Referendum, sondaggio Ixé: il No avanti di sei punti. E la fiducia
nei magistrati è il quadruplo di quella nei partiti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il No mette il naso davanti al Sì nelle intenzioni di voto, con l’affluenza al
42% e un quinto degli elettori ancora indecisi. È l’esito di un sondaggio
Demopolis pubblicato giovedì sera da Otto e mezzo, in cui l’istituto di Pietro
Vento stima per la prima volta il momentaneo sorpasso dei contrari sui
favorevoli alla riforma Nordio. Nello specifico, tra i duemila intervistati dice
di voler votare Sì il 40% e No il 41%, con il 19% di indecisi.
Ripercentualizzando i dati senza considerare quest’ultima quota, il Sì è
attestato al 49% e il No al 51%. Rispetto alla rilevazione del 30 gennaio, la
quota di indecisi è scesa di sette punti percentuali: uno solo è andato al Sì
(passato dal 39% al 40%), ben sei al No (dal 35% al 41%). Tra chi dichiara di
votare Sì, la motivazione più diffusa è quella di “limitare il correntismo e la
politicizzazione del Csm”, indicata dall’81% del campione, mentre la meno
frequente, al 44%, è “supportare una scelta opportuna del governo Meloni”.
Venerdì mattina è stato diffuso anche un nuovo sondaggio di YouTrend per
SkyTg24, realizzato su un campione di 813 persone. L’istituto diretto da Lorenzo
Pregliasco considera due scenari: uno con l’affluenza al 48%, considerando solo
chi afferma che andrà “sicuramente” alle urne, e l’altro con l’affluenza al
59,6%, considerando anche chi risponde che ci andrà “probabilmente“. Come la
scorsa settimana, nella prima ipotesi il No è in vantaggio: e la quota dei
contrari cresce di 0,4 punti, arrivando al 51,5%. Nel secondo scenario invece
prevale ancora il Sì (51%) ma il No guadagna 1,6 punti e arriva al 49%. Margine
minimo anche secondo la rilevazione di Eumetra per Piazzapulita (campione 800
intervistati): il Sì è stimato al 50,4% il No al 49,6%.
L'articolo Referendum, anche per Demopolis il No supera il Sì: è al 51% e
recupera quasi tutti i voti degli indecisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una distanza tra il Sì e il No compresa tra gli 800mila e il milione di voti,
“facilmente recuperabili” in un mese di campagna. Così, ospite di Porta a Porta,
la sondaggista Alessandra Ghisleri commenta l’ultima rilevazione del suo
istituto Only Numbers sul referendum sulla riforma Nordio: tra chi dichiara che
andrà a votare, il 47,3% è orientato per il Sì e il 43,1% per il No, con gli
indecisi stimati al 9,6%. Senza considerare quest’ultima quota, i favorevoli e i
contrari sono rispettivamente al 52,3% e al 47,7%. Solo il 40,3% degli italiani,
però, è già sicuro di recarsi alle urne: il 16,8% afferma che non lo farà, il
42,9% non ha ancora deciso.
Rispetto al sondaggio precedente, effettuato il 4 febbraio, entrambi i fronti
pescano tra gli incerti, che si riducono dall’11,1% al 9,6%: il Sì guadagna 0,6
decimi, il No 0,9. Il distacco quindi si riduce di 0,3 punti percentuali.
Rispetto alla rilevazione del 15 gennaio, però, la rimonta del No è enorme: il
gap in quell’occasione era stimato in circa 15 punti, con i favorevoli al 50,3%
e i contrari al 35,4%.
Il format di Only Numbers chiede l’opinione degli intervistati anche sui singoli
aspetti della riforma: il più apprezzato a quanto pare è la separazione del
Consiglio superiore della magistratura in due distinti organi per giudici e pm,
a cui il 42,2% si dichiara favorevole (contrario il 34,2%, “non sa” il 23,6%).
Più polarizzata l’opinione sul sorteggio dei consiglieri, vero per i magistrati
e “pilotato” per i laici scelti dalla politica: i favorevoli sono il 38,7% e i
contrari il 37,9%, mentre il 23,4% non ha ancora un’idea in medito. Per quanto
riguarda invece l’Alta corte disciplinare (il nuovo organo che giudicherà i
magistrati per i loro illeciti deontologici, composto anch’esso in gran parte
per sorteggio) voterebbe Sì il 40,4% e No il 36,2%, con un 23,4% di indecisi.
L'articolo Referendum, per Ghisleri il No recupera dieci punti in un mese:
“Distacco di 800mila voti, si può colmare facilmente” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Testa a testa. Il referendum confermativo della riforma della giustizia del 22 e
23 marzo potrebbe concludersi con una conta voto su voto. Lo conferma, anche
questa settimana, il sondaggio Swg per il TgLa7. Con una nota a margine,
significativa: il No resta in trend positivo e – stando alle rilevazioni
dell’istituto triestino – sta recuperando dall’area del non voto e degli
indecisi.
Al momento, secondo Swg, sia il Sì che il No si attestano sul 38 per cento dei
consensi per ciascuna parte. La scorsa settimana, sempre in base alle cifre Swg,
il No era al 37. Il punto “recuperato” arriva appunto dall’area degli indecisi,
una tendenza fisiologica nelle settimane in cui l’informazione sui contenuti del
referendum e la campagna referendaria entra più nel vivo.
La base di partecipazione, stando al sondaggio, oscillerebbe in una forbice tra
il 46 e il 50 per cento degli aventi diritto, in linea con le tendenze di
partecipazione sia alle elezioni politiche e amministrative sia ai referendum,
compresi quelli abrogativi.
Si voterà dalle 7 alle 23 del 22 marzo e dalle 7 alle 15 del 23 marzo. L’oggetto
del referendum è la conferma (o meno) della modifica di alcuni articoli della
Costituzione con riferimento alle norme “in materia di ordinamento
giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Il quesito,
riformulato dopo che è stato accolto un ricorso sottoscritto da oltre 500mila
elettori, sarà il seguente: “Approvate il testo della legge di revisione degli
artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo
comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di
ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”.
Ufficialmente la campagna elettorale prenderà il via venerdì prossimo, 20
febbraio. A partire dal 7 marzo sarà vietato rendere pubblici o, comunque,
diffondere, i risultati dei sondaggi.
L'articolo Referendum sulla giustizia, il sondaggio Swg conferma il testa a
testa. Il No recupera voti dagli indecisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Sì al 48,9%, il No al 51,1%. A quaranta giorni dal referendum, al termine di
una risalita in corso da settimane, arriva il primo sondaggio che indica un
sorpasso dei contrari sui favorevoli alla riforma Nordio. A pubblicarlo è
SkyTg24: la rilevazione, realizzata da YouTrend, considera due distinti scenari:
in uno si stima l’affluenza al 58,5%, considerando chi afferma che voterà
“sicuramente o probabilmente“, nell’altro al 46,5%, considerando solo chi è
sicuro di recarsi alle urne. Nel primo scenario – quello con l’affluenza più
alta – il Sì è ancora leggermente in vantaggio: 52,6% contro 47,4%. Nella
seconda ipotesi, però, il risultato si ribalta: limitando l’analisi a chi è già
convinto di partecipare al referendum, i voti per bocciare la riforma superano
di oltre due punti percentuali quelli per confermarla.
L’elettorato del No, insomma, al momento appare più motivato di quello del Sì.
Scomponendo il voto per aree politiche, favorevoli alla riforma sono la quasi
totalità degli elettori di centrodestra: 92,7% contro 7,3% di contrari. Tra gli
elettori del “campo largo” di centrosinistra, invece, i Sì sono stimati al 14,1%
contro l’85,9% di No. La vera partita si giocherà tra gli astenuti e gli
indecisi: secondo YouTrend, attualmente il 40% è orientato verso il Sì e il 60%
verso il No.
Il nuovo sondaggio arriva a 24 ore da quello di Swg per La7, che ha stimato il
No al 37%, appaiato al Sì al 38% con un 25% di indecisi. L’affluenza era stimata
tra il 46 e il 50 per cento. Già a fine gennaio l’istituto Ixé di Roberto Weber
aveva stimato un “pareggio tecnico”, con il No al 49,9% e il Sì al 50,1%; e la
scorsa settimana nuove rilevazioni hanno inquadrato il distacco tra due e
quattro punti. Persino Alessandra Ghisleri per Porta a Porta il 6 febbraio
indicava in cinque punti lo scarto tra Sì e No, quando neanche un mese fa lo
stimava al triplo.
L'articolo Referendum, primo sorpasso nei sondaggi: per YouTrend il No è al 51%
tra chi è sicuro di andare a votare proviene da Il Fatto Quotidiano.
La partita è aperta. Anche Swg conferma che la battaglia referendaria è tutta da
giocare e il “No” alla riforma della giustizia è ormai appaiato alle percentuali
del “Sì”. Secondo la rilevazione dell’istituto di sondaggi per TgLa7, il 38%
degli elettori si dice orientato a votare Sì, confermando la riforma, mentre il
37% sceglierebbe il No, bocciandola. Appaiati dunque, mentre resta elevata la
quota di indecisi, pari al 25% che quindi potrebbe risultare decisiva in vista
delle urne in programma il 22 e 23 marzo. Interessante anche la percentuale di
elettori che si dice intenzionata ad andare a votare: tra il 46 e il 50 per
cento. Va ricordato che il referendum è confermativo, quindi non è necessario il
quorum perché l’esito di valido.
Swg ha anche analizzato le intenzioni di voto se le Politiche si tenessero oggi.
Lo “scossone” della settimana è legato alla prima rilevazione del gradimento di
Futuro Nazionale, il partito creato dall’ex vicesegretario della Lega Roberto
Vannacci. L’esordio della forza di destra è stimato al 3,3%, davanti quindi ad
Azione (3,1) e Italia Viva (2,2). A giudicare dalle flessioni di superiori a 1
punto percentuale di Fratelli d’Italia – che resta primo partito con il 30,1 – e
della Lega, ora la 6,6, Vannacci ha rubato elettori a entrambi i partiti di
maggioranza.
In lieve flessione vengono dati anche il Partito Democratico (22,2%) e il
Movimento 5 Stelle, che scende all’11,7%. Tra le forze di centrodestra cresce
Forza Italia, in salita all’8,4%. Stabile l’area di Verdi e Sinistra al 6,4%.
Tra i partiti minori, +Europa cresce leggermente all’1,5%. In calo la voce
“altre liste”.
L'articolo Il sondaggio di Swg: testa a testa per il referendum sulla giustizia.
Vannacci? Esordio al 3,3% e ruba a FdI e Lega proviene da Il Fatto Quotidiano.