Il No in vantaggio in uno scenario con affluenza bassa, testa a testa con il Sì
in caso di affluenza alta. È questo il quadro che emerge dal sondaggio YouTrend
per SkyTg24 diffuso oggi (venerdì 27 febbraio) sul referendum costituzionale
sulla Giustizia del 22 e del 23 marzo.
Nello scenario con affluenza al 46% (che considera solo chi dichiara che andrà
sicuramente a votare) il No risulta avanti con il 53,1%, mentre con un’affluenza
stimata al 55,4% (che include anche chi dice che probabilmente andrà ai seggi)
Sì e No sono appaiati al 50%. Come confermato anche dagli altri istituti, anche
il sondaggio di YouTrend evidenzia che nelle ultime settimane la percentuale del
No è cresciuta, in questo caso anche in entrambi gli scenari di affluenza.
Ovviamente bisogna tenere in considerazione che il margine d’errore del
sondaggio (svolto con metodologia CAWI tra il 24 e il 25 febbraio 2026 su un
campione di 809 intervistati) è del +/- 3,4% con un intervallo di confidenza del
95%. Questo significa che la partita sul referendum è ancora totalmente aperta.
L'articolo Referendum, il nuovo sondaggio YouTrend: No in vantaggio con
affluenza bassa, testa a testa con più votanti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Stretta fra i marosi di Scilla e Cariddi, Giorgia Meloni fatica a reggere il
timone della nave sulla rotta del Sì al referendum. Il dubbio la assilla:
restare fuori dalla feroce contesa sulla riforma della Giustizia, lasciando le
briglie sciolte a Nordio e alle strampalate uscite boomerang del ministro e dei
colonnelli della destra, palesemente fuori controllo? Ignorare le catastrofiche
performance dei cavalieri della destra inciampati rovinosamente sulla vicenda
del poliziotto di Rogoredo, difeso a prescindere come vittima della magistratura
salvo scoprire che l’uomo in divisa si era effettivamente macchiato
dell’omicidio a sangue freddo del pusher? Abbandonare al proprio destino il
campo di Agramante del Sì al referendum, permettendo a Bocchino, Bignami e
camerati vari di lanciare offensive continue e immotivate contro la
magistratura, trasformando il referendum in un derby fra politica e giudici?
Oppure, ragiona Meloni, scendere in campo e governare il confronto, abbandonando
i toni incauti adoperati per censurare, manipolandole, le sentenze civili che
hanno condannato lo Stato a indennizzare la nave Sea Watch illegalmente
trattenuta in porto a causa della negligenza del prefetto di Palermo e
l’algerino espulso con la procedura sbagliata? Difficile controllare tutti.
L’ennesima uscita harakiri, dal sottosegretario Fazzolari, uno dei ventriloqui
di Meloni: “In Russia non c’è la separazione delle carriere. Putin voterebbe
No”. Una battuta? Sì, ma micidiale per il fronte del Sì. L’ennesimo regalo al
fronte del No.
Attaccare la magistratura non paga, al contrario. Gli ultimi sondaggi segnalano
la rimonta forte del No, accreditato di sei punti di vantaggio, e la caduta a
picco della fiducia degli italiani nei politici (appena il 12%) contro il 51%
nei confronti della magistratura, in salita di 6 punti. Una forbice che
potrebbe, se confermata, risultare decisiva nelle urne del 22 e 23 marzo.
Se la premier scendesse in campo mediaticamente con tutto il peso della sua
persona e della carica che ricopre, il referendum assumerebbe una coloritura
schiettamente politica ed è l’ultima cosa che Meloni si augura. Ha bene in mente
la disfatta di Renzi al referendum del 2016 che gli costò la segreteria del Pd e
la guida del governo. Rischi che Meloni non corre e però dalla sconfitta il suo
governo uscirebbe comunque con le ossa rotte.
Sondaggi a parte, regolarmente ignorati dal mainstream giornalistico schierato
al fianco del governo, il confronto è ormai tracimato nella gestione
dell’informazione, quella veicolata dai social, troll a parte incontrollabili
dalla maggioranza; e nei talk televisivi, arene infuocate in cui Sì e No si
confrontano senza esclusione di colpi. La destra possiede l’arsenale mediatico
della Rai di Mediaset, nonché sacche di consenso pilotato nelle altre tv
commerciali. Fronteggia tuttavia un fronte variegato di comitati, associazioni,
blocchi di opinione che, scavalcati i partiti (alquanto dormienti), si avvalgono
di nutrite batterie di intellettuali, giornalisti, docenti universitari, uomini
di spettacolo e talvolta persino di sport schierati apertamente per il No.
Suo malgrado e forse a sua insaputa, Nordio è il miglior testimonial del No. Il
florilegio delle sue dichiarazioni è la confessione dei reali autentici
obiettivi della riforma coniugata alla plastica evidenza della confusione venata
di paura che può travolgere il fronte del Sì. Ospite di Tiziana Panella a
Tagadà, Nordio ha ammesso candidamente che l’obiettivo reale della riforma è
sottoporre il pm al controllo del governo. Ha ammesso che le nuove norme non
avrebbero alcuna conseguenza sull’efficienza dei processi. Giulia Bongiorno
(Lega) in Parlamento gli ha fatto il controcanto: “E’ un ignorante (testuale,
ndr) chi sostiene che la riforma migliorerà l’efficienza della Giustizia”.
Nordio ha infiorettato la sua personale antologia con un paio di uscite
leggendarie. “Il voto per il Sì alla riforma è un voto antifascista”. L’attacco
ad armi spianate ai membri togati del Csm, secondo Nordio titolari di un
“sistema paramafioso”.
Di fronte a tanto sgarbo istituzionale, il presidente della Repubblica, che
presiede anche il Csm, è stato costretto ad intimare l’altolà al governo e ai
suoi corifei. “Intendo ribadire il valore del ruolo di rilievo costituzionale
del Consiglio Superiore della Magistratura e del rispetto che occorre
manifestare, da parte delle altre istituzioni, e tra tutte le istituzioni dello
Stato”. Più chiaro di così…
L'articolo Scendere o no in campo? L’ultima cosa che Meloni si augura è che il
referendum diventi politico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sto scrivendo di giovedì 26 febbraio 2026 e sono le 12.40. Lo dico perché il
fattore tempo è importante e la situazione può cambiare anche di ora in ora. A
meno di un mese dal voto, il noto sito di scommesse Polymarket — dove si può
puntare su tutto, dagli eventi sportivi alle elezioni, fino alla seconda venuta
di Gesù Cristo sulla Terra (non scherzo) — segnala (insieme agli ultimi
sondaggi) che il vento, per la compagine governativa impegnata per il Sì al
referendum sulla magistratura, sta cambiando.
Fino a poche settimane fa, sul referendum italiano non c’era partita: il Sì era
dato vincente al 74%. Ma nelle ultime 48 ore è iniziato un sali e scendi e ora
la situazione è in perfetta parità, 50 e 50. Il trend è chiaro: il No risale, il
Sì scende. Su Polymarket c’è persino qualcuno che scommette (al 5%) che Giorgia
Meloni non sarà più presidente del Consiglio entro giugno 2026. Qui entra in
gioco un’altra previsione, quella di Antonio Padellaro, che ha detto a
Piazzapulita: “Se il Sì perde, Giorgia Meloni potrebbe sorprendere la sinistra
con elezioni anticipate”.
Ecco il grafico. Facendo un’analisi di quanto mostra, emergono dati
interessanti: in questi ultimi giorni, regna l’incertezza ma il trend del Sì è
nettamente in calo. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio la fiducia nel
passaggio del referendum era molto più alta (con picchi sopra il 65-70%), mentre
nelle ultime 48 ore c’è stata una netta discesa verso la soglia del 50%.
Altro dato interessante è che sono stati scommessi finora 21.353 dollari sul
referendum italiano e sarà possibile puntarci fino al 31 marzo 2026 (chiaramente
un errore visto che il referendum si terrà prima, il 22 e 23 marzo, e avremo i
risultati definitivi nella notte).
Tra le altre elezioni europee, Polymarket prevede la sconfitta di Orbán e del
suo partito Fidesz (38%), con la vittoria dell’opposizione TISZA (62%).
Naturalmente si comincia a scommettere anche sulle elezioni americane di
Midterm: sia sull’eventuale tenuta della maggioranza repubblicana al Congresso,
sia addirittura sul fatto se si terranno o meno (tranquilli: per il 91% si
terranno).
Tornando al nostro cortile politico europeo: un’eventuale sconfitta del governo
italiano al referendum e la fine di Orban in Ungheria, sarebbe una combo
micidiale per l’Internazionale sovranista.
Ora che conoscete questo sito, non vi posso invitare a scommettere: io
personalmente non gioco su niente. Però — però — mi verrebbe voglia di prendere
10 euro e puntarli sul Sì. Sarebbe dolce perderli la sera del 23 marzo, alle
prime proiezioni.
L'articolo Referendum, povero Nordio! Anche il sito di scommesse Polymarket
intravede la sconfitta del Sì proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il No mette il naso davanti al Sì nelle intenzioni di voto, con l’affluenza al
42% e un quinto degli elettori ancora indecisi. È l’esito di un sondaggio
Demopolis pubblicato giovedì sera da Otto e mezzo, in cui l’istituto di Pietro
Vento stima per la prima volta il momentaneo sorpasso dei contrari sui
favorevoli alla riforma Nordio. Nello specifico, tra i duemila intervistati dice
di voler votare Sì il 40% e No il 41%, con il 19% di indecisi.
Ripercentualizzando i dati senza considerare quest’ultima quota, il Sì è
attestato al 49% e il No al 51%. Rispetto alla rilevazione del 30 gennaio, la
quota di indecisi è scesa di sette punti percentuali: uno solo è andato al Sì
(passato dal 39% al 40%), ben sei al No (dal 35% al 41%). Tra chi dichiara di
votare Sì, la motivazione più diffusa è quella di “limitare il correntismo e la
politicizzazione del Csm”, indicata dall’81% del campione, mentre la meno
frequente, al 44%, è “supportare una scelta opportuna del governo Meloni”.
Venerdì mattina è stato diffuso anche un nuovo sondaggio di YouTrend per
SkyTg24, realizzato su un campione di 813 persone. L’istituto diretto da Lorenzo
Pregliasco considera due scenari: uno con l’affluenza al 48%, considerando solo
chi afferma che andrà “sicuramente” alle urne, e l’altro con l’affluenza al
59,6%, considerando anche chi risponde che ci andrà “probabilmente“. Come la
scorsa settimana, nella prima ipotesi il No è in vantaggio: e la quota dei
contrari cresce di 0,4 punti, arrivando al 51,5%. Nel secondo scenario invece
prevale ancora il Sì (51%) ma il No guadagna 1,6 punti e arriva al 49%. Margine
minimo anche secondo la rilevazione di Eumetra per Piazzapulita (campione 800
intervistati): il Sì è stimato al 50,4% il No al 49,6%.
L'articolo Referendum, anche per Demopolis il No supera il Sì: è al 51% e
recupera quasi tutti i voti degli indecisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una distanza tra il Sì e il No compresa tra gli 800mila e il milione di voti,
“facilmente recuperabili” in un mese di campagna. Così, ospite di Porta a Porta,
la sondaggista Alessandra Ghisleri commenta l’ultima rilevazione del suo
istituto Only Numbers sul referendum sulla riforma Nordio: tra chi dichiara che
andrà a votare, il 47,3% è orientato per il Sì e il 43,1% per il No, con gli
indecisi stimati al 9,6%. Senza considerare quest’ultima quota, i favorevoli e i
contrari sono rispettivamente al 52,3% e al 47,7%. Solo il 40,3% degli italiani,
però, è già sicuro di recarsi alle urne: il 16,8% afferma che non lo farà, il
42,9% non ha ancora deciso.
Rispetto al sondaggio precedente, effettuato il 4 febbraio, entrambi i fronti
pescano tra gli incerti, che si riducono dall’11,1% al 9,6%: il Sì guadagna 0,6
decimi, il No 0,9. Il distacco quindi si riduce di 0,3 punti percentuali.
Rispetto alla rilevazione del 15 gennaio, però, la rimonta del No è enorme: il
gap in quell’occasione era stimato in circa 15 punti, con i favorevoli al 50,3%
e i contrari al 35,4%.
Il format di Only Numbers chiede l’opinione degli intervistati anche sui singoli
aspetti della riforma: il più apprezzato a quanto pare è la separazione del
Consiglio superiore della magistratura in due distinti organi per giudici e pm,
a cui il 42,2% si dichiara favorevole (contrario il 34,2%, “non sa” il 23,6%).
Più polarizzata l’opinione sul sorteggio dei consiglieri, vero per i magistrati
e “pilotato” per i laici scelti dalla politica: i favorevoli sono il 38,7% e i
contrari il 37,9%, mentre il 23,4% non ha ancora un’idea in medito. Per quanto
riguarda invece l’Alta corte disciplinare (il nuovo organo che giudicherà i
magistrati per i loro illeciti deontologici, composto anch’esso in gran parte
per sorteggio) voterebbe Sì il 40,4% e No il 36,2%, con un 23,4% di indecisi.
L'articolo Referendum, per Ghisleri il No recupera dieci punti in un mese:
“Distacco di 800mila voti, si può colmare facilmente” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Testa a testa. Il referendum confermativo della riforma della giustizia del 22 e
23 marzo potrebbe concludersi con una conta voto su voto. Lo conferma, anche
questa settimana, il sondaggio Swg per il TgLa7. Con una nota a margine,
significativa: il No resta in trend positivo e – stando alle rilevazioni
dell’istituto triestino – sta recuperando dall’area del non voto e degli
indecisi.
Al momento, secondo Swg, sia il Sì che il No si attestano sul 38 per cento dei
consensi per ciascuna parte. La scorsa settimana, sempre in base alle cifre Swg,
il No era al 37. Il punto “recuperato” arriva appunto dall’area degli indecisi,
una tendenza fisiologica nelle settimane in cui l’informazione sui contenuti del
referendum e la campagna referendaria entra più nel vivo.
La base di partecipazione, stando al sondaggio, oscillerebbe in una forbice tra
il 46 e il 50 per cento degli aventi diritto, in linea con le tendenze di
partecipazione sia alle elezioni politiche e amministrative sia ai referendum,
compresi quelli abrogativi.
Si voterà dalle 7 alle 23 del 22 marzo e dalle 7 alle 15 del 23 marzo. L’oggetto
del referendum è la conferma (o meno) della modifica di alcuni articoli della
Costituzione con riferimento alle norme “in materia di ordinamento
giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Il quesito,
riformulato dopo che è stato accolto un ricorso sottoscritto da oltre 500mila
elettori, sarà il seguente: “Approvate il testo della legge di revisione degli
artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo
comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di
ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”.
Ufficialmente la campagna elettorale prenderà il via venerdì prossimo, 20
febbraio. A partire dal 7 marzo sarà vietato rendere pubblici o, comunque,
diffondere, i risultati dei sondaggi.
L'articolo Referendum sulla giustizia, il sondaggio Swg conferma il testa a
testa. Il No recupera voti dagli indecisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
La partita è aperta. Anche Swg conferma che la battaglia referendaria è tutta da
giocare e il “No” alla riforma della giustizia è ormai appaiato alle percentuali
del “Sì”. Secondo la rilevazione dell’istituto di sondaggi per TgLa7, il 38%
degli elettori si dice orientato a votare Sì, confermando la riforma, mentre il
37% sceglierebbe il No, bocciandola. Appaiati dunque, mentre resta elevata la
quota di indecisi, pari al 25% che quindi potrebbe risultare decisiva in vista
delle urne in programma il 22 e 23 marzo. Interessante anche la percentuale di
elettori che si dice intenzionata ad andare a votare: tra il 46 e il 50 per
cento. Va ricordato che il referendum è confermativo, quindi non è necessario il
quorum perché l’esito di valido.
Swg ha anche analizzato le intenzioni di voto se le Politiche si tenessero oggi.
Lo “scossone” della settimana è legato alla prima rilevazione del gradimento di
Futuro Nazionale, il partito creato dall’ex vicesegretario della Lega Roberto
Vannacci. L’esordio della forza di destra è stimato al 3,3%, davanti quindi ad
Azione (3,1) e Italia Viva (2,2). A giudicare dalle flessioni di superiori a 1
punto percentuale di Fratelli d’Italia – che resta primo partito con il 30,1 – e
della Lega, ora la 6,6, Vannacci ha rubato elettori a entrambi i partiti di
maggioranza.
In lieve flessione vengono dati anche il Partito Democratico (22,2%) e il
Movimento 5 Stelle, che scende all’11,7%. Tra le forze di centrodestra cresce
Forza Italia, in salita all’8,4%. Stabile l’area di Verdi e Sinistra al 6,4%.
Tra i partiti minori, +Europa cresce leggermente all’1,5%. In calo la voce
“altre liste”.
L'articolo Il sondaggio di Swg: testa a testa per il referendum sulla giustizia.
Vannacci? Esordio al 3,3% e ruba a FdI e Lega proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non sarà indolore per il centrodestra la scissione di Roberto Vannacci dalla
Lega. La lista Futuro Nazionale del generale e ormai ex vicesegretario del
Carroccio, stando a un sondaggio di YouTrend per Sky TG24, è destinata a dragare
voti principalmente alla coalizione. E, sorpresa, ne toglierà più a Fratelli
d’Italia che al partito guidato da Matteo Salvini pescando in seconda battuta
anche da indecisi e astenuti. Risultato finale? La prima rilevazione realizzata
per il canale all news colloca Futuro Nazionale al 4,2%, risultando poco al di
sopra della soglia di sbarramento nazionale anche in caso di aumento dal 3% al
4%.
IL SONDAGGIO SU FUTURO NAZIONALE: DOVE PRENDE I VOTI
Stando alle intenzioni di voto, Vannacci eroderebbe consensi soprattutto a
destra: Fratelli d’Italia perderebbe l’1,1% e la Lega lo 0,9%, mentre sarebbe
contenuto l’impatto su Forza Italia (-0,2%). L’analisi dei flussi elettorali
chiarisce la natura della nuova lista: poco meno della metà degli elettori della
lista Vannacci proviene dall’area della destra parlamentare, ma una quota
rilevante arriva da formazioni minori, dall’area sovranista extraparlamentare
comprese Italia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e Alternativa Popolare di
Stefano Bandecchi. Solo il 13,5% dei voti di Futuro Nazionale sarebbe invece
frutto del ritorno alle urne di astenuti e indecisi. “Nel complesso, i dati
suggeriscono – sostiene YouTrend – che in questa prima fase la lista di Vannacci
potrebbe emergere più come fattore di redistribuzione interna all’area di destra
e come canale di mobilitazione di elettori periferici o disallineati”.
LA FIDUCIA IN VANNACCI AL 14%
Per quanto riguarda la fiducia personale nell’europarlamentare, al momento si
ferma al 14% tra chi lo conosce. Mentre ben il 53% non ripone fiducia nel nuovo
leader di Futuro Nazionale. Il giudizio è ovviamente particolarmente
polarizzato: “Giudizi relativamente più positivi tra gli elettori di Fratelli
d’Italia, Forza Italia e Lega, e livelli di sfiducia quasi totali tra gli
elettori di Pd e Alleanza Verdi-Sinistra”, sentenzia YouTrend. Una quota
rilevante di elettori di centrodestra sospende invece il giudizio, rifugiandosi
nel “non so”: una posizione che accomuna il 48% degli elettori leghisti prende
questa posizione.
L'articolo Il primo sondaggio su Futuro Nazionale: è oltre il 4%, Vannacci ruba
più voti a FdI che alla Lega proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un distacco di soli 0,2 punti, 49,9% contro 50,1%. Si è ridotta a un “pareggio
tecnico“, secondo l’istituto Ixé, la distanza tra il Sì e il No in vista del
referendum sulla riforma Nordio. Da un sondaggio pubblicato nell’ambito della
rilevazione settimanale Osservatorio politico, realizzato tra il 20 e il 27
gennaio, risulta che il 50,1% degli intervistati voterebbe per confermare la
legge costituzionale del governo, il 49,9% per confermarla. Si tratta del
margine inferiore mai registrato dalle rilevazioni effettuate finora, che
ultimamente davano il No in crescita ma comunque staccato di almeno sei punti.
Ixé, ad esempio, cita un proprio precedente sondaggio di novembre in cui il Sì
era dato al 53%, il No al 47%.
Il sondaggio non considera l’enorme quota di astenuti e indecisi, stimata al
39%. In generale, l’informazione sul voto è ancora molto scarsa: il 17,9% di
intervistati afferma di non aver mai sentito parlare del referendum, il 37,4%
risponde “Ne ho sentito parlare, ma non conosco bene i contenuti”, il 44,7% “Sì,
ne ho sentito parlare e so di cosa di tratta”. La consapevolezza appare più alta
nelle fasce d’età più avanzate (dai 45 anni in su) in cui la quota di chi è
all’oscuro del voto si riduce al 13% e quella dei ben informati sale al 57% tra
gli over 65. Per quanto riguatrda la propensione al voto, meno della metà degli
intervistati (il 48%) afferma che si recherà sicuramente alle urne: anche qui,
il dato è più alto tra i più anziani (56% tra gli over 65) e tra gli elettori
orientati verso il centrosinistra (58%) e (72%).
L'articolo Referendum, il No raggiunge il Sì nei sondaggi: per Ixé è un
“pareggio tecnico”. Il distacco ridotto a soli 0,2 punti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il premierato è al momento parcheggiato in qualche garage del Parlamento. Ma se
davvero un giorno il centrodestra portasse la riforma ad approvazione
definitiva, con i consensi di oggi, Giuseppe Conte potrebbe dare del filo da
torcere alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, molto di più di quanto
potrebbe fare Elly Schlein. Secondo un sondaggio Emg in un eventuale duello
testa a testa la premier e il leader del M5s sarebbero separati da circa 3 punti
percentuali, che in rilevazioni di questo tipo sono quasi nulla. Meloni
vincerebbe con distacco, invece, se la sua diretta rivale fosse la segretaria
del Pd. Come ha spiegato lo stesso Fabrizio Masia si tratta di poco più di un
“gioco” perché attualmente il sistema elettorale è del tutto diverso e in più si
dovrebbe avere una sfida diretta tra due leader, circostanza che nell’attuale
scenario politico non esiste. Però i dati confermano l’autorevolezza e la
fiducia di cui Conte, nonostante le percentuali del M5s un po’ inchiodate
intorno al 13 per cento, gode nell’opinione pubblica.
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Conte è in testa alla classifica di gradimento anche tra le varie figure che
possono ambire a una leadership nel centrosinistra. Attenzione, però: il
campione è complessivo, cioè ad esprimere una preferenza sono stati anche gli
intervistati che rappresentano un sicuro elettorato di centrodestra. Ad ogni
modo Conte è in vantaggio su Schlein e al terzo posto spunta la sindaca di
Genova Silvia Salis. Pochi giorni fa un sondaggio condotto da YouTrend simile
nella domanda ma ristretto agli elettori del cosiddetto campo largo aveva dato
come risultato il primato – di poco – di Schlein davanti a Conte e Salis: tutti
sarebbero racchiusi in soli 3 punti percentuali.
Quanto agli schieramenti secondo Emg il centrodestra sarebbe in vantaggio di
poco meno di 3 punti, quindi la sfida sarebbe tutta da giocare. L’affluenza, se
si votasse oggi, sarebbe in calo rispetto alle ultime Politiche: l’istituto di
Masia la stima intorno al 55 per cento. Tra i temi prioritari degli elettori,
come accade spesso, primeggiano la sanità, il lavoro, le tasse e l’aumento dei
salari.
L'articolo Sondaggi, chi vincerebbe se ci fosse l’elezione diretta del capo del
governo? Le sfide tra Meloni, Conte e Schlein proviene da Il Fatto Quotidiano.