Non sarà indolore per il centrodestra la scissione di Roberto Vannacci dalla
Lega. La lista Futuro Nazionale del generale e ormai ex vicesegretario del
Carroccio, stando a un sondaggio di YouTrend per Sky TG24, è destinata a dragare
voti principalmente alla coalizione. E, sorpresa, ne toglierà più a Fratelli
d’Italia che al partito guidato da Matteo Salvini pescando in seconda battuta
anche da indecisi e astenuti. Risultato finale? La prima rilevazione realizzata
per il canale all news colloca Futuro Nazionale al 4,2%, risultando poco al di
sopra della soglia di sbarramento nazionale anche in caso di aumento dal 3% al
4%.
IL SONDAGGIO SU FUTURO NAZIONALE: DOVE PRENDE I VOTI
Stando alle intenzioni di voto, Vannacci eroderebbe consensi soprattutto a
destra: Fratelli d’Italia perderebbe l’1,1% e la Lega lo 0,9%, mentre sarebbe
contenuto l’impatto su Forza Italia (-0,2%). L’analisi dei flussi elettorali
chiarisce la natura della nuova lista: poco meno della metà degli elettori della
lista Vannacci proviene dall’area della destra parlamentare, ma una quota
rilevante arriva da formazioni minori, dall’area sovranista extraparlamentare
comprese Italia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e Alternativa Popolare di
Stefano Bandecchi. Solo il 13,5% dei voti di Futuro Nazionale sarebbe invece
frutto del ritorno alle urne di astenuti e indecisi. “Nel complesso, i dati
suggeriscono – sostiene YouTrend – che in questa prima fase la lista di Vannacci
potrebbe emergere più come fattore di redistribuzione interna all’area di destra
e come canale di mobilitazione di elettori periferici o disallineati”.
LA FIDUCIA IN VANNACCI AL 14%
Per quanto riguarda la fiducia personale nell’europarlamentare, al momento si
ferma al 14% tra chi lo conosce. Mentre ben il 53% non ripone fiducia nel nuovo
leader di Futuro Nazionale. Il giudizio è ovviamente particolarmente
polarizzato: “Giudizi relativamente più positivi tra gli elettori di Fratelli
d’Italia, Forza Italia e Lega, e livelli di sfiducia quasi totali tra gli
elettori di Pd e Alleanza Verdi-Sinistra”, sentenzia YouTrend. Una quota
rilevante di elettori di centrodestra sospende invece il giudizio, rifugiandosi
nel “non so”: una posizione che accomuna il 48% degli elettori leghisti prende
questa posizione.
L'articolo Il primo sondaggio su Futuro Nazionale: è oltre il 4%, Vannacci ruba
più voti a FdI che alla Lega proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un distacco di soli 0,2 punti, 49,9% contro 50,1%. Si è ridotta a un “pareggio
tecnico“, secondo l’istituto Ixé, la distanza tra il Sì e il No in vista del
referendum sulla riforma Nordio. Da un sondaggio pubblicato nell’ambito della
rilevazione settimanale Osservatorio politico, realizzato tra il 20 e il 27
gennaio, risulta che il 50,1% degli intervistati voterebbe per confermare la
legge costituzionale del governo, il 49,9% per confermarla. Si tratta del
margine inferiore mai registrato dalle rilevazioni effettuate finora, che
ultimamente davano il No in crescita ma comunque staccato di almeno sei punti.
Ixé, ad esempio, cita un proprio precedente sondaggio di novembre in cui il Sì
era dato al 53%, il No al 47%.
Il sondaggio non considera l’enorme quota di astenuti e indecisi, stimata al
39%. In generale, l’informazione sul voto è ancora molto scarsa: il 17,9% di
intervistati afferma di non aver mai sentito parlare del referendum, il 37,4%
risponde “Ne ho sentito parlare, ma non conosco bene i contenuti”, il 44,7% “Sì,
ne ho sentito parlare e so di cosa di tratta”. La consapevolezza appare più alta
nelle fasce d’età più avanzate (dai 45 anni in su) in cui la quota di chi è
all’oscuro del voto si riduce al 13% e quella dei ben informati sale al 57% tra
gli over 65. Per quanto riguatrda la propensione al voto, meno della metà degli
intervistati (il 48%) afferma che si recherà sicuramente alle urne: anche qui,
il dato è più alto tra i più anziani (56% tra gli over 65) e tra gli elettori
orientati verso il centrosinistra (58%) e (72%).
L'articolo Referendum, il No raggiunge il Sì nei sondaggi: per Ixé è un
“pareggio tecnico”. Il distacco ridotto a soli 0,2 punti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il premierato è al momento parcheggiato in qualche garage del Parlamento. Ma se
davvero un giorno il centrodestra portasse la riforma ad approvazione
definitiva, con i consensi di oggi, Giuseppe Conte potrebbe dare del filo da
torcere alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, molto di più di quanto
potrebbe fare Elly Schlein. Secondo un sondaggio Emg in un eventuale duello
testa a testa la premier e il leader del M5s sarebbero separati da circa 3 punti
percentuali, che in rilevazioni di questo tipo sono quasi nulla. Meloni
vincerebbe con distacco, invece, se la sua diretta rivale fosse la segretaria
del Pd. Come ha spiegato lo stesso Fabrizio Masia si tratta di poco più di un
“gioco” perché attualmente il sistema elettorale è del tutto diverso e in più si
dovrebbe avere una sfida diretta tra due leader, circostanza che nell’attuale
scenario politico non esiste. Però i dati confermano l’autorevolezza e la
fiducia di cui Conte, nonostante le percentuali del M5s un po’ inchiodate
intorno al 13 per cento, gode nell’opinione pubblica.
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Conte è in testa alla classifica di gradimento anche tra le varie figure che
possono ambire a una leadership nel centrosinistra. Attenzione, però: il
campione è complessivo, cioè ad esprimere una preferenza sono stati anche gli
intervistati che rappresentano un sicuro elettorato di centrodestra. Ad ogni
modo Conte è in vantaggio su Schlein e al terzo posto spunta la sindaca di
Genova Silvia Salis. Pochi giorni fa un sondaggio condotto da YouTrend simile
nella domanda ma ristretto agli elettori del cosiddetto campo largo aveva dato
come risultato il primato – di poco – di Schlein davanti a Conte e Salis: tutti
sarebbero racchiusi in soli 3 punti percentuali.
Quanto agli schieramenti secondo Emg il centrodestra sarebbe in vantaggio di
poco meno di 3 punti, quindi la sfida sarebbe tutta da giocare. L’affluenza, se
si votasse oggi, sarebbe in calo rispetto alle ultime Politiche: l’istituto di
Masia la stima intorno al 55 per cento. Tra i temi prioritari degli elettori,
come accade spesso, primeggiano la sanità, il lavoro, le tasse e l’aumento dei
salari.
L'articolo Sondaggi, chi vincerebbe se ci fosse l’elezione diretta del capo del
governo? Le sfide tra Meloni, Conte e Schlein proviene da Il Fatto Quotidiano.
E’ presto, molto presto, per dire che qualcosa è cambiato: la strada verso le
elezioni politiche è ancora molto lunga, il consenso personale per la presidente
del Consiglio Giorgia Meloni è sempre alto e ha un effetto trainante per la
coalizione. Eppure l’ultimo sondaggio di YouTrend per SkyTg24 lascia intravedere
una situazione quasi inedita dal 2022, anno del trionfo elettorale del
centrodestra: al momento, se ci limitiamo all’aritmetica, il “campo
progressista” sarebbe in vantaggio sull’alleanza di governo, anche con un
margine di sicurezza rispettabile (quasi il 4 per cento). La premessa che
funziona da clausola imprescindibile è che una cosa è la somma delle percentuali
dei diversi partiti e una cosa la corsa elettorale con le sue regole e i suoi
meccanismi che non sempre rispecchiano le proporzioni. Ma è una tendenza che,
per così dire, “parla” anche perché si incrocia con il gradimento per il governo
Meloni che ha un progressivo degradamento.
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PARTITI
Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito ma secondo YouTrend i punti
di distacco rispetto al secondo, il Pd, si riducono a poco meno di 6, parecchi
ma non incolmabili. Questo avvicinamento è il frutto dell’andamento dei due
partiti nel corso dell’ultimo mese: quello della premier ha perso lo 0,7 per
cento, quello guidato da Elly Schlein ne ha guadagnato uno intero. La terza
forza è il M5s, sostanzialmente stabile. Perdono terreno gli inseguitori che
fino a qui sono stati Lega e Forza Italia. Il Carroccio è ancora quarto, ma
registra mezzo punto di flessione che lo fa atterrare sotto la soglia dell’8 per
cento. La sorpresa è il sorpasso di Alleanza Verdi-Sinistra su Forza Italia: il
margine è dello 0,1 (che in sondaggi come questi vale niente) ma il trend resta
significativo se confermato nelle prossime rilevazioni. La sfida tra i piccoli è
vinta da Azione, poco sotto al 4. Seguono poi +Europa (che per YouTrend punta
addirittura al 3), Italia Viva (intorno al 2), Noi Moderati di Maurizio Lupi
(che arranca come sempre dalle parti dell’1 per cento).
La somma dei 4 partiti del centrodestra fa 44 per cento. Quella delle forze
politiche che sembrano orientate a coalizzarsi nel centrosinistra sfiora il 48.
Da questi calcoli è esclusa Azione per il motivo che il leader Carlo Calenda
esclude qualsiasi alleanza.
L'articolo Sondaggi, sorprese dai dati YouTrend: il campo progressista sorpassa
la destra. E Verdi-Sinistra supera (di poco) Fi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le elezioni regionali avranno forse pure trasmesso qualche scossa di insicurezza
alla maggioranza e in particolare a Fratelli d’Italia tanto da farli correre a
mettere mano alla legge elettorale “per avere governi stabili”, eterna
giustificazione quando c’è da cambiare le regole del gioco. La situazione del
consenso per i vari partiti, tuttavia, resta grossomodo invariata, almeno stando
al sondaggio mensile che Ipsos pubblica sul Corriere della Sera. Ci sono però
diversi spunti di riflessione.
Fratelli d’Italia non si smuove dal 28 per cento, secondo i dati dell’istituto
diretto da Nando Pagnoncelli. Da quelle parti sì che c’è stabilità: è lo stesso
valore registrato a ottobre, ancora prima a luglio e – decimale più decimale
meno – è la cifra che il partito della presidente del Consiglio ha ottenuto alle
Europee di oltre un anno fa. Qui si può aprire una parentesi: se il partito
regge il colpo dopo 3 anni di governo, maggiori oscillazioni ce l’ha il consenso
personale della premier Giorgia Meloni. A novembre, secondo Ipsos, è aumentata
la percentuale di voti negativi (dal 50 al 52 per cento in un mese) e diminuita
la quota di quelli positivi (dal 40 al 37 per cento nello stesso periodo).
L’indice di gradimento, per Ipsos, si attesta al 42 per cento contro il 43 di
luglio e il 44 di ottobre.
Tornando ai partiti continua la sua altalena il Pd, seconda forza nel panorama
politico, con un incremento dello 0,7 per cento che lo porta al 21,6. Sembra
distante il 24 per cento delle Europee, ma è una linea di ripresa rispetto a
ottobre quando i dem erano scesi sotto il 21. C’entra forse il bagno elettorale
del partito alle Regionali, campo da gioco in cui tradizionalmente si trova a
suo agio. Questo dà una spinta anche al consenso personale di Elly Schlein: è
l’unica ad avere una variazione significativa (+2 per cento, dal 23 al 25). Al
terzo posto tra le forze politiche resta stabile il M5s (13,5), il quale non
pare essere penalizzato dai risultati così così ottenuti alle Regionali, sia
pure con l’elezione di un esponente di spicco come l’ex presidente della Camera
Roberto Fico.
L’unica vera novità in questo schema un po’ ingessato accade – secondo Ipsos – a
destra: la Lega mette giù l’aumento più significativo dell’ultimo mese (+0,9) e
sfiora il 9 per cento mettendo in atto un sorpasso nei confronti di Forza Italia
che secondo tutti gli altri istituti di sondaggio sembrava salda come seconda
forza della coalizione. Al contrario per Ipsos gli azzurri pagano una flessione
dell’ultimo mese dello 0,4 e si attestano all’b, a tre decimali dai leghisti.
Qui si può aprire la seconda parentesi, che riguarda il consenso dell’intero
governo. Anche in questo caso il gradimento è in discesa per questo mese: al 40
per cento contro il 42 di ottobre. Diminuiscono di due punti percentuali i voti
positivi, salgono di un punto quelli negativi. “Non si tratta di grandi
cambiamenti – sottolinea Pagnoncelli nel testo che accompagna il sondaggio sul
Corriere – tuttavia questi piccoli cali potrebbero essere messi in relazione da
un lato alla polemica, già richiamata, con il Quirinale (anche se per interposta
persona) e dall’altro anche alla manovra finanziaria che sembra sostanzialmente
orientata alla tenuta dei conti, senza benefici particolari per nessuna
componente sociale”.
Infine l’unica altra lista che supererebbe una ragionevole soglia di sbarramento
– con o senza nuova legge elettorale – è l’Alleanza Verdi-Sinistra che resta
come l’altro mese un po’ sopra il 6 per cento (6,3).
Quanto valgono gli altri mini-partiti i cui leader spesso riempiono i talk show
e le pagine dei giornali? Poco. Azione si ferma al 3, tra l’altro con una
flessione dello 0,3 nell’ultimo mese. Italia Viva è ancora più indietro, al 2,5
(-0,1), +Europa fa fatica a superare il 2 (è all’1,6, -0,2), Noi Moderati
arranca sotto l’uno per cento.
Dette tutte queste cose e con la consapevolezza che la somma di questi numeri
non è il reale valore degli schieramenti resta significativo vedere che il
centrodestra sarebbe in vantaggio sul campo progressista (senza Azione che non
ne vuole fare parte) di un solo punto percentuale: 46,4 contro 45,4. Da qui si
capiscono le fregole di Palazzo Chigi per arrivare a un nuovo sistema
elettorale.
Resta da capire se l’assottigliamento dell’area del non voto (che comprende sia
gli astenuti convinti sia gli indecisi) sia un trend solido o volatile: quello
che si vede è che è al terzo ribasso dalla scorsa estate, con una flessione dei
non votanti dell’1 per cento in tre mesi. Forse l’accensione di una battaglia
politica che sembrava un po’ sotto sonnifero – le partite regionali, il
referendum che può assumere contorni più politici – ha risvegliato qualche
istinto anche nel cittadino-elettore.
L'articolo Sondaggi, cosa cambia dopo le Regionali? Perché la sfida tra destra e
campo largo diventa sempre più aperta proviene da Il Fatto Quotidiano.