Un ragazzino di 13 anni ha salvato sua mamma e i suoi fratelli nuotando per
quattro chilometri. La vicenda risale allo scorso venerdì 30 gennaio e si è
verificata a largo di Quindalup, nell’Australia occidentale. Il ragazzino era
impegnato con le tavole da surf e il kayak insieme alla mamma 47enne e i due
fratelli più piccoli, quando le forti raffiche di vento li ha spinti lontano
dalla riva. L
a donna, il figlio di 12 anni e la bimba di 8 sono stati trascinati al largo,
mentre il 13enne si è avvicinato alla riva a bordo del suo kayak per chiedere
aiuto. La canoa ha imbarcato acqua e il ragazzino è stato costretto a tuffarsi
in mare e nuotare per quattro chilometri. Il giovane ha raggiunto finalmente la
riva nel tardo pomeriggio e ha lanciato l’allarme. È scattata subito una ricerca
multi-agenzia con la partecipazione di Wa Water Police, i volontari del soccorso
marino e un elicottero d’emergenza.
Dopo circa due ore dall’inizio delle perlustrazioni, la madre e i due fratelli
sono stati individuati a circa 14 chilometri dalla costa, aggrappati a una
tavola da sup. La Water Police ha lanciato i giubbotti di salvataggio, grazie ai
quali i naufraghi sono stati recuperati. I paramedici della St John Wa hanno
valutato le loro condizioni, prima di trasportarli al vicino Busselton Health
Campus. Nessuno dei tre ha riportato gravi ferite.
Il Naturaliste Volunteer Marine Rescue Group, che si è occupato del recupero dei
tre dispersi in mare, ha commentato così la forza del 13enne che ha lanciato
l’allarme: “La bravura, la forza e il coraggio dimostrati da questa famiglia
sono stati straordinari, soprattutto dal giovane che ha nuotato 4 chilometri per
dare l’allarme”.
L’ispettore di polizia James Bradley ha lodato il ragazzino: “La sua
determinazione ha salvato la vita della madre e dei fratelli. Non si può lodare
abbastanza il suo gesto“.
L'articolo Un 13enne nuota per quattro chilometri in mare aperto e riesce a
salvare la mamma e i fratellini. La storia che ha commosso i poliziotti e gli
australiani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Le emozioni dei nostri figli non sono in vendita né dalle piattaforme americane
né dagli algoritmi cinesi”, ha detto Emmanuel Macron in un video messaggio
diffuso da Bfm Tv ieri, mentre in Assemblea nazionale i deputati esaminavano in
prima lettura il progetto di legge “sulla protezione dei minori ai rischi legati
all’uso dei social network”.
Parigi si prepara a vietare i social ai minori di 15 anni fin dal prossimo anno
scolastico: dopo il voto in Assemblea, il testo, sostenuto dal gruppo macronista
ma ampiamente condiviso anche oltre i confini del partito, dovrà passare al
Senato: “Con questa legge, stabiliamo un limite chiaro nella società e diciamo
che i social media non sono innocui”, ha detto la deputata centrista Laure
Miller che ha difeso il testo in Assemblea. La Francia segue dunque l’esempio
dell’Australia, dove già dalla scorso dicembre il divieto riguarda i giovani
sotto i 16 anni e dove migliaia di account Instagram e Facebook sono stati
disattivati.
E apre anche la strada in Europa, dove Paesi come la Danimarca e la Spagna
stanno valutando misure analoghe. Il presidente Macron ha chiesto la procedura
accelerata per consentire l’entrata in vigore del divieto già dal primo
settembre prossimo. Parallelamente, il progetto di legge bandisce anche i
telefoni cellulari dalle scuole medie e dai licei, durante le ore di lezione e
negli spazi comuni: “Le ore di scuola non devono essere ore di telefono.
Non si può imparare serenamente quando si ricevono notifiche per tutto il
giorno”, ha detto il ministro dell’Educazione nazionale, Edouard Geffray,
davanti ai deputati. A inizio anno, l’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza
sanitaria, ha pubblicato un vasto studio sugli effetti negativi delle
piattaforme social sulla salute mentale dei giovani (dagli 11 ai 17 anni),
sull’attenzione e sul sonno, allertando anche sui rischi di cyber bullismo e
dell’esposizione a contenuti violenti. In Francia, un adolescente su due
trascorre tra due e cinque ore al giorno sul proprio smartphone.
Qui, il collettivo Algos Victima riunisce genitori che hanno sporto denuncia
contro TikTok accusando la piattaforma cinese di aver “spinto” al suicidio i
loro figli. La lista delle piattaforme vietate agli under 15 sarà decisa per
decreto su proposta dell’Arcom, l’authority per la regolamentazione
dell’audiovisivo e del digitale. Resta invece ancora aperta la questione tecnica
del sistema di verifica dell’età dell’utente: per questo potrebbero essere
applicate le stesse tecnologie di age verification già utilizzate per l’accesso
a i siti pornografici.
L'articolo La Francia come l’Australia: Parigi vota la legge per vietare i
social ai minori di 15 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Meglio la piscina che l’oceano. È l’appello netto lanciato dalle autorità del
New South Wales dopo una serie di attacchi di squali che, in piena estate
australe, stanno interessando la costa est dell’Australia e in particolare
l’area di Sydney, dove eventi di questo tipo sono solitamente più rari.
Nell’arco di poco più di 48 ore, tra domenica e martedì, si sono verificati
quattro attacchi di squali nello Stato che ospita la principale metropoli
australiana. Due persone hanno riportato ferite gravissime, una è rimasta
lievemente ferita e una è uscita illesa. A preoccupare è soprattutto la
concentrazione degli episodi in un lasso di tempo così breve.
L’episodio più grave è avvenuto lunedì alla spiaggia di Manly, a nord di Sydney.
Un surfista di 27 anni, Andre de Ruyter, noto chitarrista australiano, è stato
azzannato alla gamba destra. Altri surfisti sono intervenuti immediatamente,
improvvisando un laccio emostatico con una corda per fermare l’emorragia.
Trasportato d’urgenza in ospedale, il giovane è ricoverato in terapia intensiva
dopo l’amputazione della gamba sotto il ginocchio.
Poche ore prima, sempre nella zona nord di Sydney, uno squalo aveva attaccato un
ragazzo di 11 anni a sud della spiaggia di Dee Why, mordendo ripetutamente la
sua tavola da surf. Il giovane è riuscito a salvarsi senza riportare ferite.
Domenica pomeriggio, invece, un dodicenne è stato aggredito da un grande squalo
toro a Nielsen Park, quartiere orientale di Sydney: il ragazzo è rimasto ferito
ed è tuttora ricoverato in ospedale in condizioni stabili. Un quarto attacco si
è verificato ieri mattina a Point Plomer, nei pressi di Port Macquarie, circa
400 chilometri a nord di Sydney, dove un altro surfista è stato aggredito mentre
si trovava in acqua.
Secondo le autorità locali, un fattore determinante è rappresentato dalle
recenti piogge intense che hanno colpito l’entroterra. I fiumi ingrossati hanno
riversato in mare sedimenti, nutrienti e pesci, rendendo l’acqua più torbida e
attirando gli squali leuca, noti anche come squali toro. Si tratta di predatori
opportunisti, che non si concentrano su una sola preda e possono attaccare
qualsiasi animale ritengano alla loro portata, esseri umani compresi. Il
direttore del servizio bagnini del New South Wales, Steven Pearce, è stato
esplicito: chi vuole fare il bagno dovrebbe “semplicemente andare in piscina”,
perché in queste condizioni le spiagge non possono essere considerate sicure.
Gli attacchi di squali restano statisticamente rari, ma in Australia ricevono
grande attenzione mediatica anche per l’elevato numero di surfisti e bagnanti.
Tra il 2020 e il 2024 si sono registrati 136 incidenti legati agli squali: in
diversi casi le persone coinvolte sono rimaste illese, mentre gli episodi
mortali sono stati 18. L’attuale ondata di attacchi colpisce in un momento
particolarmente delicato: nell’emisfero sud è piena estate e le spiagge sono
affollate.
L'articolo “Meglio la piscina che il mare”: l’allarme delle autorità di Sydney
dopo quattro attacchi di squali nel giro di 48 ore proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’esperimento australiano sul divieto di social media per i minori di 16 anni ha
superato la fase iniziale con numeri che hanno fatto rumore: nelle prime
settimane dall’entrata in vigore dell’Online Safety Amendment Act lo scorso
dicembre, le principali piattaforme hanno disattivato, rimosso o limitato circa
4,7 milioni di account appartenenti a utenti ritenuti under-16. Un dato diffuso
dal governo di Canberra e confermato dall’eSafety Commissioner, che parla di un
“impatto rapido e di vasta portata” .
La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha difeso con decisione la misura:
“Abbiamo sfidato chiunque sostenesse che non si potesse fare, incluse alcune
delle aziende più potenti e ricche del pianeta. Oggi i genitori australiani
sanno che i loro figli possono riavere la propria infanzia”.
La commissaria Julie Inman Grant ha aggiunto una similitudine efficace: “Come le
norme sul codice della strada, il successo non si misura dal fatto che qualcuno
superi il limite di velocità, ma dalla riduzione complessiva del danno e dal
ripristino di standard culturali condivisi”.
Il fronte critico non manca. Già il primo giorno di applicazione del ban l’uso
di VPN in Australia è schizzato del 170%, con molti adolescenti che hanno
tentato di aggirare i controlli geolocalizzati. Le piattaforme – Facebook,
Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat, X, Reddit, Threads, Twitch e Kick – sono
obbligate a contrastare attivamente questi tentativi, pena multe fino a 49,5
milioni di dollari australiani. Con dei limiti: l’eSafety Commissioner ha
ammesso che alcuni account di under-16 restano attivi e che serviranno anni per
misurare l’effetto reale sulla salute mentale e sul benessere dei giovani.
Il modello Canberra sta però riaccendendo il dibattito a Londra, dove il premier
Keir Starmer ha aperto a un cambio di rotta rispetto al rifiuto di considerare
un ban, sostenuto finora: “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha dichiarato di
recente, citando proprio l’esperienza australiana e manifestando “profonda
preoccupazione” per l’esposizione precoce alla tecnologia: “Bambini di quattro
anni arrivano alla scuola materna avendo già trascorso troppo tempo davanti agli
schermi”. Il ministro alla Salute Wes Streeting ha usato un’immagine ancora più
cruda: “Nessuno lascerebbe un bambino d’asilo incustodito con una scatola di
chiodi solo perché imparare a usare martello e sega può essere utile. Ma è
quello che abbiamo fatto con gli smartphone”. Streeting ha invitato l’esperto
americano Jonathan Haidt, autore di The Anxious Generation e ospite assiduo del
dibattito britannico, ad approfondire con i funzionari del ministero l’impatto
degli smartphone sulla salute mentale giovanile.
A spingere il dibattito britannico verso un possibile ban è stato anche lo
scandalo legato a Grok, lo strumento di intelligenza artificiale di xAI
integrato su X (ex Twitter). Il chatbot è finito nel mirino per aver generato
deepfake pornografici e sessualizzati di persone reali, incluse donne e minori,
senza filtri. Forse anche a causa dell’ostilità del Labour verso Musk per le sue
interferenze autoritarie nella politica britannica, stavolta il caso ha occupato
per giorni le aperture di giornali e telegiornali. La presidente della
Commissione per l’Istruzione alla Camera dei Comuni, Helen Hayes, ha parlato di
“danno sociale gravissimo”. “Queste pratiche perpetuano abusi offline, erodono
la privacy e infliggono ferite durature alla salute mentale”, ha tuonato.
L’Agenzia di Vigilanza per le Comunicazioni Ofcom ha aperto un’indagine e il
governo ha accelerato l’entrata in vigore di norme che rendono illegale la
creazione di intimate deepfake non consensuali.
Il fronte scientifico resta diviso. Da un lato Haidt insiste: vietare l’accesso
prima dei 16 anni è essenziale per tutelare lo sviluppo cognitivo e affettivo.
Dall’altro la Molly Rose Foundation, creata dal padre di una quattordicenne il
cui suicidio è stato ricondotto dagli investigatori ad abusi subiti su
Instagram, e diversi esperti di cybersecurity avvertono dei rischi di un ban
rigido: potrebbe spingere i ragazzi verso piattaforme non regolamentate o verso
il dark web, oltre a sollevare problemi di privacy legati ai sistemi di verifica
dell’età (documenti, scansioni facciali, dati biometrici esposti a data breach).
In Australia il consenso popolare resta solido (circa il 77% dei genitori
approva), ma il vero banco di prova sarà il monitoraggio a lungo termine. Nel
Regno Unito la pressione cresce: la Camera dei Lord potrebbe presto votare un
emendamento che introduce restrizioni simili ed è supportato da una petizione
popolare, e Starmer, alla ricerca disperata di consensi, sembra orientato a
sfidare l’ira delle piattaforme USA.
L'articolo Divieto di social under 16, in Australia rimossi 4,7 milioni di
account. E adesso ci pensa anche la Gran Bretagna proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Cara Atp, puoi aggiungere altre città? Le sto finendo“, con tre punti di
sospensione e due emoji: una sorridente e un occhiolino. Così Daniil Medvedev su
X poche ore dopo la vittoria dell’Atp 250 di Brisbane, in Australia. Il tennista
russo ha battuto agevolmente Brandon Nakashima (6-2, 7-6 in un’ora e mezza
circa) e ha conquistato il suo 22esimo trofeo Atp. La particolarità del palmarés
di Medvedev – e da qui il significato del tweet – è che lo ha fatto vincendo in
22 città diverse.
Slam, Atp Finals, Masters 1000, Atp 500, Atp 250: Medvedev ha vinto di tutto in
carriera e in tutto il mondo. Una lista lunghissima: da metropoli europee ad
altre internazionali, fino a paesi più piccoli e meno noti. A guardare l’elenco
dei tornei e delle città in cui Medvedev ha trionfato balza all’occhio l’assenza
di altre città note come Madrid e Barcellona per citarne due, dove si gioca su
terra rossa. Non proprio la sua superficie preferita. Medvedev ha infatti vinto
un solo torneo su terra: gli Internazionali a Roma nel 2023.
In Australia ha vinto a Sidney il suo primo torneo, a Brisbane l’ultimo. Manca
Melbourne, dove si giocano gli Australian Open tra qualche giorno: e chissà che
tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz – che oggi sembrano nettamente più forti
rispetto agli altri – non possa far lui da terzo incomodo. D’altronde il suo
unico slam vinto è su cemento a New York (Us Open) nel 2021, prima dell’exploit
dei due che stanno dominando la scena mondiale. Questa la lista di tutte le
città in cui Medvedev ha vinto un trofeo:
* Sydney (Atp 250)
* Winston-Salem (Atp 250)
* Tokyo (Atp 500)
* Sofia (Atp 250)
* Cincinnati (Masters 1000)
* San Pietroburgo (Atp 250)
* Shanghai (Masters 1000)
* Parigi (Masters 1000)
* Londra (Atp Finals)
* Marsiglia (Atp 250)
* Calvià (Atp 250)
* Toronto (Masters 1000)
* New York (Us Open, slam)
* Los Cabos (Atp 250)
* Vienna (Atp 500)
* Rotterdam (Atp 500)
* Doha (Atp 250)
* Dubai (Atp 500)
* Miami (Masters 1000)
* Roma (Masters 1000)
* Almaty (Atp 250)
* Brisbane (Atp 250)
L'articolo Medvedev vince a Brisbane e poi scherza sui social: “Cara Atp, puoi
aggiungere altre città? Le sto finendo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Australia i vigili del fuoco hanno lanciato l’allarme sul pericolo di incendi
boschivi, mentre hanno contrastato diversi roghi alimentati dalle ondate di
calore che stanno investendo il Paese. Si prevede che le temperature supereranno
i 40 gradi in alcune zone dell’Australia sudorientale, alimentando alcune delle
condizioni di incendi boschivi più pericolose dai tempi della “Black Summer” del
2019-2020.
Jason Heffernan, direttore delle autorità antincendio, ha affermato che il
livello di rischio di incendio in alcune zone dello stato di Victoria potrebbe
raggiungere il livello “catastrofico”. I vigili del fuoco stanno già cercando di
contenere alcuni incendi negli stati di Victoria e del Nuovo Galles del Sud.
Anche nella Patagonia argentina, migliaia di ettari di foresta sono stati
colpiti dai roghi. Nell’area è in vigore un allarme rosso a causa delle
condizioni estreme, a un anno dai peggiori incendi boschivi che la regione abbia
vissuto negli ultimi trent’anni.
L'articolo Dall’Australia all’Argentina, gli incendi piegano l’emisfero sud:
migliaia di ettari di foresta distrutti – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un colpo dopo l’altro, il pubblico di Brisbane tratteneva il fiato. Non era solo
il match di doppio a tenere tutti sulle punte: era la storia di Thanasi
Kokkinakis che si stava scrivendo davanti agli occhi di chi ama il tennis. Dopo
dodici mesi di assenza dal circuito, il tennista australiano è tornato in campo
al fianco di Nick Kyrgios, battendo il duo Ebden–Ram nei sedicesimi del Brisbane
International. Ma il punteggio sembrava quasi secondario di fronte al percorso
che lo ha portato fin lì. Alla fine, le lacrime di gioia sul viso e un sospiro
di sollievo dal sapore liberatorio.
Un momento intensissimo. “Quello che ho vissuto negli ultimi dodici mesi è stato
assolutamente folle”, ha confessato Kokkinakis a fine partita con la voce
spezzata dalla fatica di un anno di calvario. Non è stato un ritorno qualunque:
è stato il culmine di una battaglia contro infortuni che hanno minacciato la sua
carriera più volte negli ultimi anni. Un percorso segnato da interventi
chirurgici estremi, dolori quotidiani e un’incertezza costante che avrebbe
scoraggiato chiunque.
L’operazione a cui si è sottoposto nel febbraio 2025 è stata senza precedenti
nel mondo del tennis: un tendine d’Achille di una persona deceduta utilizzato
per riattaccare il muscolo pettorale alla spalla. “Mi sono letteralmente
tagliato metà del muscolo pettorale, – ha raccontato Kokkinakis – convivevo da
cinque anni con una cicatrice fibrosa. Ho parlato con moltissimi chirurghi e
dottori, persino con il medico di Nadal, e non ero davvero sicuro di cosa stessi
affrontando. Nessuno sapeva dirmi con certezza cosa sarebbe successo”.
Negli anni precedenti la sua carriera era stata segnata da un dolore costante
alla spalla e al braccio, che limitava soprattutto i colpi di potenza e il
servizio, pilastri del suo gioco. “Potevo vincere una partita e il giorno dopo
il braccio era distrutto”, ha ammesso il tennista. La frustrazione di sentirsi
incapace di esprimere il proprio talento lo ha portato a fare una scelta
radicale: rischiare l’ignoto pur di avere una possibilità di tornare
competitivo.
Il percorso di riabilitazione è stato lungo e incerto, scandito da giorni in cui
anche il semplice movimento del braccio diventava una prova di pazienza. “È
stato un anno durissimo, lo affrontavo giorno per giorno. Non so cosa mi riservi
il futuro, ma ho fatto tutto il possibile per concedermi almeno una
possibilità”, ha spiegato mentre la soddisfazione del ritorno in campo si
mescolava al ricordo del dolore.
Kyrgios, compagno di doppio e amico di lunga data con cui aveva trionfato
all’Australian Open nel 2022, ha assistito alla rinascita di Kokkinakis con
stupore e ammirazione: “La gente sottovaluta la quantità di lavoro che c’è
dietro, solo perché non giochiamo un calendario completo. Per infortuni del
genere non c’è nessuno a cui chiedere consigli. Thanasi ha dovuto convivere con
tutto questo praticamente per tutta la carriera. Vederlo giocare oggi è stato
sorprendente. Non sembrava affatto che fossimo stati lontani dai campi per così
tanto tempo”.
La vittoria di Brisbane non è solo un risultato sportivo. Ogni scambio, ogni ace
e ogni rovescio hanno contribuito a raccontare la storia di un atleta che ha
scelto di confrontarsi con il dolore e l’incertezza più estrema, trasformando la
paura in motivazione. Per Kokkinakis, il 2026 potrebbe segnare la definitiva
rinascita: non solo come tennista, ma come simbolo di resilienza, coraggio e
determinazione.
L’ex numero 65 al mondo si augura che in questa stagione la sua forza di volontà
si unisca al talento naturale, trasformando i fantasmi degli infortuni in pura
energia in grado di ispirare non solo gli appassionati di tennis, ma chiunque
creda nel potere della determinazione. A fronte di un destino che sembrava
segnato, Kokkinakis ha reso ciò che pareva impossibile realtà. Nessuna magia,
nessun trucco: a fare la differenza è stata l’invidiabile voglia di ribellarsi
agli eventi per riprendere in mano quella racchetta tanto amata, continuando a
vivere il proprio sogno.
L'articolo La rinascita di Kokkinakis: il tendine donato da una persona morta
gli ha salvato la carriera proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel 2027 decollerà il volo passeggeri non stop più lungo mai operato, destinato
a collegare Londra e Sydney in circa 22 ore consecutive, senza scali intermedi.
A firmare il progetto è Qantas, compagnia di bandiera australiana, che con
questa tratta punta a superare l’attuale record mondiale detenuto dal
collegamento New York–Singapore, oggi operato in circa 19 ore. Il nuovo volo
diretto ridurrà sensibilmente i tempi complessivi di viaggio tra Europa e
Australia, che oggi, tra scali e coincidenze, superano spesso le 28–30 ore.
L’obiettivo dichiarato è accorciare le distanze operative e simboliche che da
sempre separano l’Australia dal resto del mondo.
Il programma è stato battezzato Project Sunrise, in riferimento all’esperienza
dei passeggeri che, attraversando emisferi e fusi orari, assisteranno a due albe
consecutive durante lo stesso volo. I voli di test sono previsti per il 2026,
mentre l’avvio commerciale è atteso nella prima metà del 2027.
La tratta sarà operata con una versione dedicata dell’Airbus A350-1000ULR,
progettata specificamente per missioni di ultra-lungo raggio. L’aeromobile sarà
dotato di un serbatoio supplementare da circa 20.000 litri di carburante,
elemento chiave per garantire l’autonomia necessaria a coprire l’intera distanza
senza soste. Secondo quanto comunicato da Qantas, l’aereo è attualmente in fase
avanzata di assemblaggio: ali, sezione di coda e carrello di atterraggio
risultano già installati. Le prime consegne sono previste tra la fine del 2026 e
l’inizio del 2027.
Una durata di oltre 20 ore pone sfide non solo tecniche, ma anche legate alla
salute e al comfort dei passeggeri. Per questo Qantas ha scelto una
configurazione radicalmente diversa rispetto agli aerei tradizionali:
* 238 posti complessivi, contro i più di 300 normalmente presenti su velivoli
di pari dimensioni
* maggiore spazio in cabina per muoversi durante il volo
* una zona dedicata al benessere, pensata per esercizi di stretching
* illuminazione, pasti e routine di bordo studiati per ridurre affaticamento e
jet lag
Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con esperti di sonno e salute,
con l’obiettivo di rendere sostenibile un viaggio di durata senza precedenti.
Secondo il management di Qantas, Project Sunrise punta a superare quella che
viene definita la “distanza tiranna” che penalizza da sempre i collegamenti
australiani. Il volo diretto Londra–Sydney potrebbe ridurre fino a quattro ore i
tempi complessivi di viaggio e ridefinire gli standard del lungo raggio
commerciale. Con la consegna di 12 nuovi aeromobili dedicati al progetto, il
collegamento non rappresenterà solo un primato simbolico, ma l’avvio di una
nuova fase dell’aviazione civile.
L'articolo Vedere due albe in un solo viaggio, arriva il volo senza scali più
lungo della storia: 22 ore per fare il giro del mondo da Londra a Sydney
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Milan-Como alla fine non si giocherà in Australia. La partita, in programma l’8
febbraio prossimo, era da settimane al centro di diverse polemiche e dopo
l’annuncio del presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli sembrava ormai cosa
fatta. Invece no: a far saltare il progetto le ulteriori condizioni, considerate
inaccettabili, poste dalla federazione australiana e la federcalcio asiatica,
che aveva già preteso la nomina di arbitri australiani accettata dalla Lega
Serie A. A breve è atteso un comunicato della Lega Calcio di Serie A.
“Milan-Como si gioca a Perth come da programma. Collina mi ha dato grandi
garanzie sugli arbitri asiatici. Questo ci ha rassicurati ed è una condizione
che accetteremo”, aveva dichiarato Simonelli. Ora, il dietrofront legato ad
altre nuove problematiche, appunto.
E se gli arbitri erano stati accettati, le altre condizioni evidentemente no:
tra queste anche la non possibilità di pubblicizzare il match come una partita
di Serie A. Che era anche uno dei motivi – dopo l’aspetto economico – per cui si
era presa la decisione di giocare una sfida del campionato italiano dall’altra
parte del mondo.
L'articolo Milan-Como non si giocherà a Perth: dietrofront della Lega Serie A
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si erano addestrati in Australia i due assalitori, ritenuti responsabili della
strage antisemita a Bondi Beach (Sidney) costata la vita a 15 persone, il 14
dicembre durante un raduno per la festa ebraica di Hanukkah. Erano stati sul
posto, in “ricognizione”, di notte, pochi giorni prima dell’attentato. È quanto
emerge da documenti ufficiali della polizia, resi pubblici in queste ore. I due
sono padre e figlio: Sajid Akram, 50 anni, indiano, entrato in Australia con un
visto nel 1998, ucciso poco dopo l’attacco; Naveed Akram, nato nel paese 24 anni
fa, trasferito oggi in carcere dall’ospedale in cui era ricoverato. Quest’ultimo
è accusato di terrorismo e omicidio.
Secondo gli inquirenti, si erano “addestrati all’uso di armi da fuoco” prima
della strage. La polizia ha rintracciato un video, registrato a ottobre, in cui
Sajid e Naveed Akram sono seduti davanti a una bandiera dell’Isis, recitano un
brano del Corano e attaccano i “sionisti”. Una bandiera dell’Isis era stata
trovata in precedenza nella loro auto.
Il primo ministro australiano Anthony Albanese si è scusato con la comunità
ebraica, chiedendo il sostegno di tutte le parti politiche per “introdurre un
reato aggravato per coloro che predicano l’odio” e altre nuove leggi. “Non
lasceremo che i terroristi ispirati dall’Isis vincano. Non lasceremo che
dividano la nostra società, e supereremo questo momento insieme”, ha detto
Albanese ai giornalisti.
Lo stato del Nuovo Galles del Sud, dove è avvenuto il massacro, ha presentato
oggi quelle che definisce le leggi sulle armi più severe del Paese. Il numero di
armi da fuoco che un individuo può possedere sarà limitato a quattro. Il governo
stima che ci siano 1,1 milioni di armi da fuoco in circolazione nello Stato, il
più popoloso d’Australia. La legge vieterebbe anche l’esposizione di “simboli
terroristici”, tra cui la bandiera dell’Isis. Sono stati vietati anche gli
slogan che invocano una “intifada”. Le autorità potranno inoltre vietare le
manifestazioni fino a tre mesi dopo un attacco terroristico.
L'articolo Strage di Bondi Beach, attentatori si sono addestrati in Australia.
In ricognizione sul posto pochi giorni prima proviene da Il Fatto Quotidiano.