Tag - Giornalismo

Citynews, la protesta dopo i licenziamenti: stato di agitazione e pacchetto di 10 giorni di sciopero
“Immediata attivazione dello stato di agitazione e mandato al Cdr per un pacchetto di 10 giornate di sciopero“. Questa è la decisione dell’assemblea dei giornalisti di Citynews a seguito dei tagli della scorsa giornata che hanno portato al licenziamento di oltre 20 dipendenti, 16 precari e 5 assunti a tempo indeterminato. L’assemblea dei giornalisti si è riunita e ha deciso, con circa l’80 per cento dei voti a favore, di procedere con uno sciopero di 10 giorni nel caso in cui l’azienda non volesse fare marcia indietro sul piano licenziamenti. Si legge in una nota: “Il Cdr e il sindacato dei giornalisti Figec hanno criticato aspramente l’operato di Citynews nella forma e nella sostanza. I tagli al personale, giustificati da generiche motivazioni di riduzione dei costi, sono avvenuti senza chiedere il parere preventivo del Comitato di Redazione, come sancisce il contratto nazionale di riferimento (Figec-Uspi)”. I sindacati e il Cdr hanno poi aggiunto: “Inoltre, i licenziamenti sono avvenuti senza alcun preavviso, a mezzo pec, con i giornalisti che si sono visti cancellare gli accessi al portale gestionale e alla mail aziendale mentre svolgevano il loro turno di lavoro. Tale modalità di azione ha generando un clima di terrore tra tutti i colleghi”. Inaccettabile, si legge, la scelta da parte dell’azienda di non tenere un confronto con le realtà sindacali e con i giornalisti, proseguendo con il proprio piano di licenziamenti senza sentire ragioni. “Con il voto a netta maggioranza, l’assemblea dei giornalisti Citynews, oltre a ribadire la solidarietà ai colleghi colpiti e a condannare le modalità di azione dell’azienda, ha stabilito l’immediato stato di agitazione e ha affidato mandato al Cdr per la convocazione di assemblee urgenti e un pacchetto di 10 giornate di sciopero da indire se l’azienda dovesse proseguire a rifiutare il confronto” prosegue la nota. La richiesta di sindacati e giornalisti è chiara: “I lavoratori chiedono l’immediata sospensione del piano di tagli, l’immediata convocazione di un tavolo di concertazione e, infine, il ritiro di licenziamenti e interruzioni delle collaborazioni“. L'articolo Citynews, la protesta dopo i licenziamenti: stato di agitazione e pacchetto di 10 giorni di sciopero proviene da Il Fatto Quotidiano.
Media
Sciopero
Giornalismo
Licenziamento Illegittimo
Il Gruppo Citynews licenzia 4 redattori e interrompe 16 collaborazioni via mail. I sindacati: “Sconcertati”
Il gruppo Citynews ha licenziato improvvisamente 4 giornalisti e interrotto o rimodulato 16 collaborazioni. Tutto via pec. Subito si sono schierati a difesa dei giornalisti coinvolti sia il Comitato di redazione che il sindacato dei giornalisti Figec. Il Cdr di Citynews, che edita sotto la sigla “Today” numero siti di informazione locale, e il sindacato giornalisti Figec ha denunciato i tagli al personale che l’azienda sta perpetrando in questi ultimi giorni: “Senza preavviso, nel giro di poche ore, sono state inviate pec a molti giornalisti del Gruppo per l’interruzione immediata di collaborazioni e rapporti di lavoro a tempo indeterminato – si legge in una nota – Tempi e modalità dell’azione lasciano sconcertati. Giornalisti anche con oltre 10 anni di appartenenza si sono visti arrivare la comunicazione via mail, sono stati immediatamente rimossi dal gestionale e i loro profili cancellati”. Tra i licenziati ci sono due giornalisti assunti nella redazione di PalermoToday. “Il tutto – denunciano Cdr e Figece – succede dopo che in un incontro con l’azienda, lo scorso 24 febbraio, la stessa aveva comunicato al Cdr che il piano di risparmio in corso, legato a questioni di bilancio e alla multa Inps, non prevedeva riduzioni del corpo giornalisti”. La scelta dell’azienda è giunta ” senza chiedere il parere preventivo del cdr, cosa che è garantita dal Contratto nazionale di riferimento (Figec-Cisal)”. Il Cdr e Figec hanno sottolineato di comprendere la difficile situazione in cui versa Citynews e “riconoscono l’impegno dimostrato dall’azienda che, negli ultimi anni, ha migliorato le condizioni dei lavoratori e stabilizzato decine di ex precari, tuttavia non è possibile accettare le modalità di azione dell’azienda”. Il Cdr ha richiesto all’azienda di tornare sui propri passi, “sospendendo subito il piano di riorganizzazione e attivando una concertazione in merito, ritirando i licenziamenti”. Infine il Cdr e Figec hanno dichiarato: “In attesa di una risposta, il comitato di Redazione anticiperà l’assemblea generale prevista per il 17 marzo e si riserva di intraprendere, insieme alla platea di giornalisti, altre iniziative di mobilitazione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato Assostampa, che ha espresso piena solidarietà ai due giornalisti di PalermoToday licenziati dal gruppo Citynews e chiesto al gruppo di “rivedere le proprie decisioni e di mettere in campo tutte le azioni necessarie per garantire i livelli occupazionali”. L'articolo Il Gruppo Citynews licenzia 4 redattori e interrompe 16 collaborazioni via mail. I sindacati: “Sconcertati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Media
Licenziamenti
Giornalismo
Ricatti sessuali nelle redazioni: le storie di IrpiMedia mi hanno ricordato episodi che volevo dimenticare
C’è un’inchiesta coraggiosa su molestie, discriminazioni e violenze sessuali nelle redazioni dei media italiani. Se non verrà soffocata dal silenzio o respinta dai consueti muri di gomma, potrebbe costringere il giornalismo italiano a riflettere sulle profonde asimmetrie di potere tra uomini e donne nelle redazioni. L’indagine, intitolata “Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani”, è stata realizzata da IrpiMedia – Investigative Reporting Project Italy, il primo centro di giornalismo investigativo no profit fondato in Italia. Le giornaliste Alessia Bisini, Francesca Candiol, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi hanno raccolto le testimonianze di molte colleghe, portando alla luce una realtà spesso taciuta. Leggere quelle storie mi ha riportato alla memoria episodi che credevo di aver dimenticato. Negli anni 90 ho collaborato con diverse redazioni, prima di rendermi conto che non era un mondo in cui volevo restare. Erano ambienti dove non di rado, venivano dette frasi misogine e gli stereotipi sulle donne erano granitiche verità. Tutto questo si svolgeva in un contesto fortemente gerarchico e dominato da una competizione feroce, quasi esclusivamente tra uomini. Non ho mai subito ricatti sessuali espliciti, ma pressioni più sottili. Alcune firme illustri per un mero esercizio di potere, proponevano una sorta di do ut des: “Ho conoscenze, sei carina e brava…”. Uno di loro sfogliò davanti a me una piccola agenda piena di numeri di telefono di politici, direttori e personaggi influenti, quasi a dimostrare quanto avrebbe potuto fare per il mio futuro. A patto che io… Era evidente che quell’atteggiamento padronale fosse per questi signori una pratica abituale, esercitata con totale disinvoltura. L’espressione “sei carina e brava” è un vero e proprio evergreen. Anche recentemente è stata pronunciata dalla seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa. Non è un complimento: è un modo per infantilizzare una donna e ricordarle quale dovrebbe essere il suo ruolo in un ambiente dominato dagli uomini. Una presenza decorativa in uno spazio che non le appartiene. In un’occasione ho subito una molestia da parte di un direttore. La situazione mi apparve così surreale che il primo pensiero fu: “Ma come fa a non vergognarsi di se stesso?”. Solo trent’anni dopo ne ho parlato con una ex collega che mi ha risposto: “Lo ha fatto anche a me”. Sono passati tre decenni, ma la situazione non sembra essere migliorata. Nell’inchiesta realizzata da IrpiMedia con il supporto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dell’Ordine nazionale dei giornalisti e degli Ordini regionali del Piemonte e del Trentino, sono state coinvolte 132 giornaliste – freelance di agenzie di stampa, quotidiani, radio e televisioni – che hanno accettato di raccontare in forma anonima le proprie esperienze. Da tutte le interviste emergono episodi di discriminazione, molestie verbali e sessuali, violenze e ricatti professionali. Nella maggior parte dei casi gli autori sono figure apicali delle redazioni: direttori nel 43% dei casi, caporedattori nel 26% ed editori nel 2%.Il picco degli abusi si registra quando le giornaliste hanno tra i 25 e i 34 anni. Le vittime sono quasi equamente divise tra freelance e giornaliste assunte. Si tratta di un fenomeno difficile da affrontare all’interno delle redazioni. I giornalisti dovrebbero indagare il proprio mondo, smascherarne le asimmetrie e i pregiudizi, ma non è scontato che abbiano davvero intenzione di farlo. Eppure i numeri sono significativi: in una precedente indagine realizzata nel 2019 dalla Federazione nazionale della stampa insieme alla statistica Linda Laura Sabbadini l’85% delle giornaliste dichiarava di aver subito almeno un episodio di violenza o molestia. Nel 2015, dietro lo pseudonimo di Olga Ricci, una giornalista raccontò nel libro Toglimi le mani di dosso, le dinamiche di potere dentro una redazione che si esplicitavano in abusi, mobbing e ricatti sessuali da parte di un direttore che prendeva in ostaggio il futuro e i sogni di alcune giovani stagiste. Le testimonianze raccolte nell’inchiesta di IrpiMedia confermano quanto denunciato da Olga Ricci undici anni fa e lasciano molta amarezza. Come quella di una freelance che riceveva continui apprezzamenti via WhatsApp dal caporedattore che avrebbe dovuto offrirle un contratto, mai arrivato: “Un giorno l’uomo la baciò contro la sua volontà. Poco dopo organizzò un tranello per farla finire a dormire con lui in un appartamento affittato per un evento culturale. La giornalista capì l’inganno solo una volta arrivata nella città dell’evento e riuscì a fuggire, senza ricevere il sostegno delle colleghe presenti”. Alcune vittime hanno attraversato momenti di grave depressione, fino a pensare al suicidio. Spesso gli autori di queste violenze continuano la propria carriera senza subire conseguenze. Le donne denunciano raramente: temono ritorsioni, di non essere credute e di compromettere la propria carriera. A questo si aggiunge una diffusa omertà che coinvolge colleghi, capi e talvolta anche altre colleghe. Sono situazioni che si ripetono in altri ambiti lavorativi come la vicenda del primario dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto Piacenza o del regista del Teatro Due di Parma. Quest’ultimo recentemente premiato con un piccolo incarico politico perché il sistema li promuove quando sono smascherati. Le giornaliste di IrpiMedia mettono in evidenza l’esistenza di una rete maschile che garantisce ai giornalisti un vantaggio nelle carriere professionali rispetto alle colleghe, la psicologa sociale Chiara Volpato definisce “companionship maschile”. Il risultato è evidente: scarsa presenza femminile nei ruoli apicali e forti disparità salariali. Su 35 quotidiani italiani, solo due sono diretti da donne. Ma persiste anche nelle redazioni il fastidio e ostilità verso il tema della violenza contro le donne e non mancano sarcasmo e derisione verso le giornaliste che si occupano di pari opportunità, di femminicidio o di linguaggio inclusivo. Questo dimostra che la narrazione distorta della violenza maschile contro le donne non è soltanto un problema di scarsa formazione o di ignoranza del fenomeno. È soprattutto la difesa a oltranza di una cultura che fa da collante tra complicità maschili. Possiamo davvero stupirci allora del minuto di gloria regalato a Caffo da Le Iene? Della vittimizzazione secondaria delle donne che denunciano violenze sessuali commesse da uomini di potere? Dell’himpaty che trasuda dalla carta stampata e in certi servizi televisivi? Mi chiedo se questa volta il giornalismo italiano riuscirà a guardare dentro se stesso, a raccontare il proprio lato oscuro e i rapporti di potere che lo attraversano. Questa inchiesta riceverà la giusta l’attenzione del media? Ne dubito. L'articolo Ricatti sessuali nelle redazioni: le storie di IrpiMedia mi hanno ricordato episodi che volevo dimenticare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Diritti
Giornalismo
Molestie Sessuali
Redazione
La7, giornalisti pronti allo sciopero: “Contratto collettivo e accordi integrativi non rispettati, forfait irrisori”
L’assemblea dei giornalisti di La7 è pronta allo sciopero in assenza di risposte da parte dell’azienda su questioni ritenute centrali, a partire dai “forfait irrisori per aggirare i contratti e le incidenze domenicali non pagate”. È quanto si legge in una nota diffusa al termine di un’assemblea, martedì. I giornalisti spiegano di prendere atto “con sconcerto del rifiuto dell’azienda di riconoscere ai colleghi neoassunti la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali, elusi attraverso forfait palesemente irrisori e incongrui”. L’assemblea sottolinea inoltre “con altrettanto sconcerto” il dietrofront dell’azienda sul pagamento delle incidenze domenicali, dopo che al tavolo sindacale aveva comunicato la volontà di uniformarsi a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione: “I giudici hanno riconosciuto ai giornalisti de La7 il diritto a percepire in busta paga questa voce del contratto nazionale così come avviene per tutti i colleghi delle altre testate, anche nel gruppo Cairo”, si legge ancora nella nota. Alla luce di questa situazione, l’assemblea chiede al comitato di redazione di “attivarsi anche legalmente per ottenere il rispetto dei contratti collettivo e integrativo per i neoassunti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso”. Inoltre, viene richiesto di utilizzare “con effetto immediato il pacchetto di giorni di sciopero già affidato al Cdr nel caso di esito negativo dell’imminente incontro – sui due punti in questione – in programma con l’azienda”. Già a maggio del 2025 c’era stata una mobilitazione sindacale: all’epoca era stato confermato in assemblea un pacchetto di tre giornate di sciopero per protestare contro le condizioni di lavoro imposte “nonostante gli ottimi dati di bilancio e gli straordinari risultati di ascolto, spinti proprio dai Tg e dai programmi di informazione e dalla crescita su tutte le piattaforme”. Il documento approvato quasi all’unanimità denunciava “stipendi ridotti per i neoassunti”, organici insufficienti della redazione del Tg dopo numerosi pensionamenti, carriere e retribuzioni bloccate da anni e lontane da quelle delle altre televisioni nazionali, nonché l’assenza di un chiaro piano di sviluppo e di investimenti, “nonostante gli ottimi dati di bilancio e gli straordinari risultati di ascolto, spinti proprio dai Tg e dai programmi di informazione e dalla crescita su tutte le piattaforme, che trainano l’intero gruppo editoriale”. L'articolo La7, giornalisti pronti allo sciopero: “Contratto collettivo e accordi integrativi non rispettati, forfait irrisori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Media
La7
Sciopero
Giornalismo
Contratto Collettivo Nazionale
Lutto nel giornalismo sportivo: addio a Laura Masiello, storica firma dell’Ansa
Il mondo del giornalismo sportivo italiano è in lutto per la scomparsa improvvisa di Laura Masiello, giornalista dell’Ansa e per anni colonna della redazione sportiva. La donna si è spenta nella notte all’età di 59 anni, colpita da una malattia fulminante, a Roma, città dove viveva. Napoletana, classe 1966, avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 9 maggio. I funerali si terranno domani, martedì 17 febbraio, alle ore 10, a Napoli, presso la chiesa delle Suore Betlemite in via Bernardo Cavallino 53, al Rione Alto. Tra i messaggi di lutto c’è anche il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Campania che ha espresso profondo cordoglio per la scomparsa della cronista. Figlia d’arte, aveva respirato fin da giovane il clima delle redazioni. Il padre, Nino Masiello, era stato uno storico cronista napoletano e caporedattore dell’ufficio centrale de Il Mattino, scomparso nel 2017 all’età di 80 anni. Oltre alla dedizione per il giornalismo, padre e figlia erano uniti dall’amore per il teatro. Fin da bambina appassionata di sport e in particolare di calcio, era cresciuta negli anni del Napoli di Diego Armando Maradona e dei Mondiali di Italia ’90. Il suo percorso professionale era iniziato con le collaborazioni a “Il Mattino dei Giovani”. Nel 1990 aveva intrapreso il praticantato al quotidiano “Roma”, sotto la guida di Antonio Sasso, insieme a una pattuglia di giovani colleghi che ha sempre ricordato negli anni a venire. Terminata l’esperienza al “Roma” nel 1993, era approdata all’Ansa, dove aveva lavorato prima nella sede di Napoli, poi a Potenza e infine nella capitale. Nell’agenzia ricopriva il ruolo di caposervizio aggiunto della redazione sportiva ed era considerata una figura di riferimento nel racconto delle principali competizioni, dalla Serie A alla Champions League, fino alle Universiadi e a numerosi altri eventi sportivi. L'articolo Lutto nel giornalismo sportivo: addio a Laura Masiello, storica firma dell’Ansa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sport
Napoli
Giornalismo
Ansa
La giornalista Angela Azzaro è morta: aveva 59 anni. La sua carriera, da Liberazione all’HuffPost
Femminista, antirazzista, e spesso presente nei talk televisivi – specialmente su La7 – per discutere di attualità politica e sociale. La giornalista Angela Azzaro è morta oggi, 8 febbraio 2026, all’età di 59 anni. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Criminologia con una tesi sul processo mediatico, è stata una professionista di lungo corso con una carriera focalizzata sui diritti civili, la politica e il garantismo. In passato è stata caporedattrice di Liberazione, dove curava anche l’inserto culturale domenicale Queer. È stata poi vicedirettrice de Il Riformista dall’ottobre 2019. Quattro anni dopo la sua collaborazione con la testata e con la nuova edizione de L’Unità si è interrotta bruscamente con un licenziamento che ha suscitato ampia solidarietà da parte del mondo giornalistico. Fino al 2019 è stata inoltre vicedirettrice e caporedattrice de Il Dubbio, diventandone una figura centrale. Più recentemente, è stata una firma dell’Huffington Post. Nel corso della sua carriera ha pubblicato il saggio “Nuove tecniche di rivolta” per Fandango e ha contribuito a diverse opere collettive sulle battaglie femminili. Al centro del suo lavoro la costante ricerca della libertà, dalla critica radicale ai ruoli di potere precostituiti, portando le istanze femministe anche nel dibattito sull’immaginario collettivo. L'articolo La giornalista Angela Azzaro è morta: aveva 59 anni. La sua carriera, da Liberazione all’HuffPost proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Giornalismo
Travaglio: “L’informazione per sopravvivere deve fregarsene di algoritmi e piattaforme”
Intelligenza artificiale e algoritmi dei proprietari delle piattaforme social. Il giornalismo è attraversato da una rivoluzione digitale dalla portata e dalle conseguenze ancora difficili da analizzare. Nel pomeriggio di approfondimento dedicato al tema alla camera dei Deputati, su impulso della presidente della Commissione di parlamentare di Vigilanza RAI, la pentastellata Barbara Floridia, tanti i volti e le firme di rilievo che hanno preso la parola. All’evento oltre Giovabnni, Floris, Luisella Costamagna, Veronica Gentili, c’erano anche i direttori Peter Gomez e Marco Travaglio. “Il giornalista deve continuare a cercare e dare notizie possibilmente esclusive come l’ultima che abbiamo dato sul Fatto Quotidiano, grazie a Stefania Maurizi, come l’irruzione dell’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina” afferma Travaglio che aggiunge “e poi seguendo la cronaca cercando di non adagiarsi al mainstream che è assecondato dagli algoritmi che tendono a considerare vero e giusto quello che dicono tutti e sbagliato e da cancellare le voci stonate, invece io credo che l’informazione si salvi proprio a stonare nel coro dei pecoroni”. L'articolo Travaglio: “L’informazione per sopravvivere deve fregarsene di algoritmi e piattaforme” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marco Travaglio
Giornalismo
Attualità
Informazione
Il giornalista a Meloni: “L’anno scorso auspicavo più conferenze stampa”. La premier ironizza: “Ti è andata male…”
Ilario lombardo, giornalista de ‘La Stampa‘, prima di rivolgere la sua domanda al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha detto: “Auspico per quest’anno un numero maggiore di conferenze stampa di questo tipo”. Meloni è intervenuta subito: “Lo auspicava anche l’anno scorso e non ha portato bene”. Un altro collega, a quel punto ha aggiunto: “Non lo auspica solo Lombardo ma lo auspichiamo tutti“. Poi Lombardo ha ricordato il fuorionda alla Casa Bianca con Trump quando Meloni confidò al presidente Usa di non amare il fatto di avere a che fare con i giornalisti. “Ce ne siamo accorti” ha sottolineato Lombardo. L'articolo Il giornalista a Meloni: “L’anno scorso auspicavo più conferenze stampa”. La premier ironizza: “Ti è andata male…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
Politica
Giorgia Meloni
Giornalismo
È morto Gianluigi Armaroli, storico corrispondente dall’Emilia Romagna del Tg5. Ad annunciarlo su X è stato il direttore Clemente Mimun
Il mondo del giornalismo in lutto. È morto Gianluigi Armaroli. Bolognese, classe 1948, il giornalista aveva compiuto il 20 novembre scorso 77 anni ed era in pensione da diverso tempo. Armaroli è ricordato come uno dei volti di spicco del Tg5, per cui ha lavorato dal 1992 fino alla fine della sua carriera. Per il telegiornale Mediaset – guidato all’epoca del suo arrivo da Enrico Mentana – l’uomo era corrispondente dall’Emilia Romagna. E proprio di questa Regione ha raccontato diversi avvenimenti storici, avendola vissuta per lunghissimo tempo. Armaroli si è laureato all’Accademia di Belle Arti come scenografo. Inizialmente volenteroso di intraprendere una carriera d’attore, esordisce in Radio Rai proprio come attore radiofonico. Nel mondo del giornalismo ci entrò nel 1977, collaborando con Video Bologna prima di ottenere la conduzione del tg locale Tele Carlino. Poi, nel 1984 l’arrivo in Fininvest, da cui non se ne sarebbe più andato. La notizia del decesso ha aperto l’edizione mattutina – delle 7.30 – del Tg5 e si è diffusa anche a seguito dell’annuncio sui social del direttore Clemente Mimun. Diversi messaggi di cordoglio da parte dei suoi diversi colleghi e dal mondo del giornalismo italiano, che perde una delle sue firme più riconoscibili. A commentare la notizia anche il presidente della Regione Michele de Pascale, che dice: “con lui non se ne va solo un grande giornalista, ma anche un persona garbata ed elegante che per decenni ha saputo raccontare agli italiani, con acutezza e passione, l’Emilia-Romagna, la sua terra, che amava tanto”. L'articolo È morto Gianluigi Armaroli, storico corrispondente dall’Emilia Romagna del Tg5. Ad annunciarlo su X è stato il direttore Clemente Mimun proviene da Il Fatto Quotidiano.
Televisione
Giornalismo
Giornalisti
TG5
Morto Giovanni Masotti, volto storico del Tg2. Era stato corrispondente a Londra e Mosca
Giornalista parlamentare, corrispondente dall’estero, anchorman del tg e conduttore di talk show. E’ morto a 74 anni Giovanni Masotti, volto storico del giornalismo televisivo e in particolare della Rai. Tra gli altri incarichi era stato anche vicedirettore di Rai2. Una parabola particolare che l’ha visto legato a lungo, almeno secondo il racconto dei giornali, a una cosiddetta “quota” di centrodestra e poi l’ha visto scendere in campo, in politica, con Democrazia Sovrana Popolare, il movimento guidato dal comunista Marco Rizzo. Masotti aveva cominciato a fare il cronista a 23 anni a Momento-sera. Quattro anni dopo debuttò come conduttore del giornale radio a Radio Monte Carlo. Alla Nazione, a Firenze, ha scritto di politica ed è diventato capocronista tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Alla Rai l’approdo avvenne nel 1988: prima l’ingresso nel Tgr della Toscana, poi il passaggio al Tg2 nel 1990. Qui ha condotto il telegiornale ma ha soprattutto guidato la redazione politica. Nel 2002 diventa vicedirettore. Un anno più tardi viene nominato capo della sede Rai di Bruxelles da dove lavora soprattutto per il Tg1, mentre tre anni più tardi è vicedirettore della seconda rete con delega all’informazione. E’ in questo periodo che diventa il volto di uno dei numerosi tentativi del centrodestra di trovare un “talk show di destra”, negli anni in cui Michele Santoro e Ballarò facevano il boom di ascolti. Tutti andarono male (il simbolo fu Excalibur di Antonio Socci, chiusa in fretta e furia). Compreso Punto e a capo che Masotti condusse insieme a Daniela Vergara, altro volto storico del Tg2. Masotti riprese allora la sua strada facendo il corrispondente per 4 anni a Londra e per altri tre a Mosca. Dopo un’ultima esperienza da inviato per l’estero, lasciò la Rai e collaborò con Videonews, per Mediaset, nel programma di Toni Capuozzo, Terra!. Come detto Masotti era tornato a far parlare di sé quando si candidò con Democrazia Sovrana Popolare alle Europee dello scorso anno. L'articolo Morto Giovanni Masotti, volto storico del Tg2. Era stato corrispondente a Londra e Mosca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Media
Giornalismo
Giornalisti