Oltre un miliardo di dollari per blindare l’evento, droni a vigilare la presenza
o meno di “gente indesiderata“, simulazioni di scenari di guerra e tanti tifosi
che non otterranno il visto per seguire la propria nazionale. Mancano poco più
di quattro mesi ai Mondiali di calcio previsti tra Usa, Canada e Messico a
giugno 2026 e si parla più di questioni legate alla sicurezza e alla politica
internazionale che di calcio. La sempre più crescente tensione per la politica
estera del presidente Donald Trump, in particolare le sue mire sulla
Groenlandia, crea malcontenti anche in alcuni paesi europei, che minacciano il
boicottaggio. Anche se a oggi sembra una possibilità remota.
Senza dimenticare la questione Ice. Il Pentagono e la Fifa di Gianni Infantino,
amico di Trump, prevedono infatti di mettere sul piatto oltre un miliardo di
dollari per blindare l’evento con un piano di sicurezza che prevede la presenza
di droni e militari negli stadi. Le uccisioni e gli arresti di Minneapolis in
queste ultime settimane da parte dell’agenzia federale che dipende dal
Dipartimento di Sicurezza Interna – incaricata di far rispettare le leggi
sull’immigrazione – hanno creato preoccupazione in tantissime persone in tutto
il mondo, ora dubbiose di viaggiare in direzione Stati Uniti in estate. A questi
si aggiungono i tifosi di varie nazionali (Iran, Haiti ed Egitto su tutti) non
graditi negli Usa e che con molta probabilità non potranno seguire le proprie
squadre, proprio per via del giro di vite sulle regole legate all’immigrazione.
Intanto lunedì scorso la Uefa ha tenuto una riunione con diversi dirigenti delle
federazioni calcistiche. E i dazi del 10% imposti da Trump la scorsa settimana a
otto paesi europei per la Groenlandia sono stati probabilmente un argomento
chiave. Secondo Dw le otto nazioni che hanno partecipato alla riunione
interessate direttamente alla questione dazi sono Norvegia, Olanda, Germania,
Francia e Regno Unito (Inghilterra e Scozia) che si sono già qualificate per il
torneo, più Danimarca, Svezia e Irlanda del Nord che sono ai playoff.
TUTTO PARTE DA DANIMARCA E SVEZIA
Nelle ultime settimane si è acceso il dibattito in diversi paesi: boicottare o
meno i mondiali. A guidare la protesta è ovviamente la Danimarca, dopo le
continue rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia. Politica del tycoon che ha
fatto infuriare i danesi, tanto che un recente sondaggio realizzato dal portale
BT ha registrato come il 90% dei cittadii siano favorevoli a un eventuale
boicottaggio del Mondiale. Sondaggio finito anche nella vicina Svezia, dove da
qualche settimana una buona fetta di popolazione si astiene dal comprare
qualsiasi prodotto “Made in Usa” come risposta ai dazi e alla scarsa chiarezza
sulla posizione di Trump riguardo la guerra tra Russia e Ucraina. Anche se
Danimarca e Svezia – come l’Italia – dovranno ancora superare i playoff per
ottenere la qualificazione ai Mondiali 2026.
LA POSIZIONE DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI
Persino dall’Europa “vicina” all’Italia sono arrivati nei giorni scorsi segni di
disapprovazione contro i dazi e le pretese geopolitiche di Donald Trump. Francia
e Germania hanno anche ipotizzato il ritiro in segno di protesta, anche se
puntualmente dalle varie istituzioni sono arrivate smentite. Capitolo Germania:
sul tema è intervenuto Oke Göttlich, vicepresidente della Federcalcio tedesca
(Dfb), che in una lettera al quotidiano Hamburger Morgenpost aveva dichiarato:
“Mi chiedo quando sia il momento di pensarci concretamente. E per me quel
momento è decisamente arrivato“.
Göttlich ha paragonato la situazione attuale ai boicottaggi olimpici durante la
Guerra Fredda (“la potenziale minaccia è maggiore oggi rispetto ad allora”). Il
vicepresidente della Dfb, inoltre, è il presidente del St.Pauli, dove tutte le
azioni del club e anche lo stadio appartengono ai tifosi. Parole che hanno
aperto una polemica all’interno della Federcalcio tedesca, con il presidente
Bernd Neuendorf che ha poi smentito tutto.
Sul tema sono poi intervenuti anche il presidente della Lega calcio tedesca
(Dfl), Hans–Joachim Watzke, che ha definito la discussione “fuori luogo” in
questa fase. “Non credo che sia il momento di parlarne. Se un giorno lo sarà,
allora discuteremo, ma ora è del tutto prematuro”, ha detto al ricevimento di
Capodanno della Dfl a Francoforte. Watzke ha aggiunto di non aver percepito “un
vero dibattito” sul tema, parlando piuttosto di singole prese di posizione. Una
valutazione condivisa dall’amministratore delegato del Bayern Monaco,
Jan–Christian Dreesen, secondo cui si tratta di “voci isolate” e la linea della
Federcalcio tedesca (Dfb) è chiara. “Non abbiamo mai visto un Mondiale
boicottato”, ha sottolineato.
Nel Regno Unito, il deputato conservatore Simon Hoare ha dichiarato in un
discorso alla Camera dei Comuni che le nazionali inglese, scozzese e gallese
dovrebbero prendere in considerazione l’idea di boicottare il torneo per
“metterlo in imbarazzo”. Il deputato francese Eric Coquerel, del partito di
sinistra La France Insoumise, ha suggerito di spostare il torneo fuori dagli
Stati Uniti e di giocarlo solo in Canada e Messico.
Il fronte del boicottaggio inizia a prendere piede anche tra i tifosi tifosi. Un
sondaggio pubblicato all’inizio di questo mese dal quotidiano Bild ha rilevato
che il 47% di circa mille intervistati tedeschi ha dichiarato di sostenere il
boicottaggio se Trump decidesse di annettere la Groenlandia. La domanda è
rimbalzata anche in Olanda dove più di 150mila persone hanno firmato una
petizione che invita la nazionale olandese a restare a casa.
LA SITUAZIONE DI EGITTO, HAITI E IRAN
Diversa la situazione per alcuni paesi extraeuropei, tra cui Egitto, Haiti e
Iran. Partendo dal paradosso dei primi: nonostante Il Cairo sia appena entrato
nel Board of Peace – l’organismo d’élite voluto da Trump per la ricostruzione di
Gaza che costa ai membri un miliardo di dollari – i suoi cittadini rimangono
ancora “indesiderati” negli USA. Egitto alleato strategico a livello politico,
ma i suoi tifosi sono considerati un rischio migratorio. Un paradosso che sta
spingendo la federazione egiziana a minacciare un boicottaggio clamoroso per
dignità nazionale.
Differente la situazione per quanto riguarda Haiti e Iran. L’amministrazione
Trump ha confermato nei mesi scorsi che non concederà deroghe al divieto
d’ingresso per i tifosi di Haiti che vorranno seguire la nazionale ai Mondiali.
Il Paese caraibico, tornato a qualificarsi a cinquant’anni dall’ultima
partecipazione, rientra infatti nel travel ban firmato da Donald Trump a giugno,
che limita l’ingresso negli Stati Uniti alle persone provenienti da 19 nazioni.
Le nazioni in questione sono: Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica del Congo,
Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. A
questi si aggiungono restrizioni parziali per i viaggiatori provenienti da
Burundi, Cuba, Laos, Sierra Leone, Togo, Turkmenistan e Venezuela. Motivo per
cui l’Iran – già qualificato ai Mondiali – ha anche disertato le cerimonie
ufficiali per il trattamento riservato alla sua delegazione.
L'articolo Il Mondiale nell’America di Trump diventa un caso: tra Groenlandia e
ICE, nasce un fronte che minaccia il boicottaggio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Svezia
In Svezia scoppia la polemica per una hit dell’artista Jacub. Il motivo? L’ha
creata l’intelligenza artificiale. Ad esser finita nel mirino delle critiche è
la canzone “Jag Vet, Du Är Inte Min”, che su Spotify ha totalizzato 5 milioni di
streaming a livello globale. In particolare, ad essere frutto dell’AI sono la
voce e alcune sezioni melodiche. Il brano è stato ricondotto all’editore
musicale danese “Stellar”: l’azienda è stata criticata da Ludvig Weber,
amministratore delegato dell’ente che gestisce la classifica musicale. “Se una
canzone è generata principalmente dall’intelligenza artificiale, non ha il
diritto di essere in cima alla Sverigetopplistan” ha dichiarato l’ad al
Guardian. Alle sue parole ha fatto seguito la replica di Stellar, che ha
affermato di essere un’azienda musicale gestita da creativi e non una semplice
compagnia tecnologica. Nonostante questo, però, il brando è stato lo stesso
rimosso dalla classifica nazionale Sverigetopplistan.
La canzone di Jacub non è il primo caso di brano composto con l’Ia. Nel 2025, i
Velvet Sundown hanno pubblicato diversi pezzi che hanno totalizzato oltre 4
milioni di streaming. A Rolling Stone, il frontman della band aveva dichiarato
di non trattarsi di musica ma di una “beffa artistica”. Un caso recente riguarda
Sienna Rose, artista arrivata a toccare quasi 2.6 milioni di ascoltatori mensili
su Spotify grazie ai singoli “Into the Blue, Safe With You” e “Where Your Warmth
Begins“, entrati nella Viral 50 Usa e creati con l’Ia. Il secondo dei due brani
è stato ha utilizzato da Selena Gomez come colonna sonora per un carosello
dedicato ai Golden Globes, poi rimosso dal post.
L'articolo “È stata creata con l’intelligenza artificiale, non ha diritto di
essere in cima alla classifica”: scoppia la polemica per la canzone di Jacub
composta con l’AI proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un cumolo di neve così alto da superare anche la testa di un uomo alto 1.97
metri. Succede in Svezia dove le nevicate record degli ultimi giorni hanno
portato, in alcune aree, a un manto nevoso molto alto. Il video che testimonia
l’accumulo è diventato virale: nella clip @djstorken avanza nella neve fino a
essere totalmente ricoperto.
L'articolo Nevicata da record in Svezia: il cumolo di neve supera i due metri e
l’uomo ci sprofonda dentro. Il video è virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due cavi sottomarini per la comunicazione dati sono stati danneggiati nella
notte tra il 29 e il 30 dicembre. Il primo tra la Finlandia e l’Estonia, il
secondo nel Mar del Baltico tra la Svezia e l’Estonia. Qualche ora dopo, la
polizia finlandese ha sequestrato un’imbarcazione sospettata di aver danneggiato
il primo dei due cavi, quello che collega Helsinki a Tallinn, la capitale
estone, nel Golfo di Finlandia. La polizia non ha rilasciato dettagli sulla
provenienza dell’imbarcazione – ritrovata ancorata in mare – ma l’emittente
pubblica finlandese Yle, citando il sito web marittimo MarineTraffic, ha
riferito che si tratta della Fitburg, una nave cargo lunga 132 metri con
bandiera di Saint Vincent e Grenadine, partita da San Pietroburgo, in Russia,
diretta ad Haifa, in Israele. I 14 membri dell’equipaggio (originari di Russia,
Georgia, Kazakistan e Azerbaigian) sono stati trattenuti, con le autorità
competenti che indagano per sospetto danneggiamento aggravato e grave disturbo
del traffico postale e telematico.
La nave è sospettata di essere “responsabile del danno causato al cavo“, che
appartiene al gruppo finlandese di telecomunicazioni Elisa e si trova
all’interno della zona economica esclusiva dell’Estonia, come comunicato dalla
polizia in un comunicato. Elisa ha dichiarato in un comunicato stampa che il
danno al cavo “non ha in alcun modo influenzato il funzionamento” dei suoi
servizi.
Il Golfo di Finlandia, parte del Mar Baltico, si estende tra Estonia, Finlandia
e Russia. Negli ultimi anni diverse infrastrutture energetiche e di
comunicazione, inclusi cavi sottomarini e condotte, sono state danneggiate nella
zona in questione. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel
febbraio 2022, molti esperti e politici hanno ritenuto il presunto sabotaggio
dei cavi come parte della “guerra ibrida” della Russia contro i paesi
occidentali.
Per quanto riguarda il primo caso, il presidente della Finlandia Alexander Stubb
ha ringraziato il lavoro tempestivo delle autorità finlandesi e ha sottolineato
che il governo sta seguendo gli sviluppi della questione: “La Finlandia è pronta
ad affrontare diverse sfide in materia di sicurezza e reagisce in modo adeguato
alla situazione” ha aggiunto il presidente Stubb su X. “Si tratta di una rottura
del cavo in due punti, nella zona economica estone” ha invece dichiarato Anders
Wallinder, responsabile del dipartimento per la preparazione e la sicurezza
presso l’agenzia delle poste e delle telecomunicazioni svedesi, sul secondo
caso, quello tra Svezia ed Estonia. “La rottura del cavo è avvenuta nella notte
tra il 29 e il 30 dicembre e non ha avuto ripercussioni sugli utenti ma ha
aumentato la vulnerabilità del sistema”, ha aggiunto Wallinder, intervistato
dall’agenzia di stampa svedese Tt.
Credit photo: sito ufficiale polizia finlandese
L'articolo Cavi sottomarini danneggiati tra Svezia, Finlandia ed Estonia:
sequestrata una nave partita dalla Russia proviene da Il Fatto Quotidiano.