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Microsoft sostiene Anthropic contro Trump: “No all’intelligenza artificiale per la sorveglianza di massa e l’uso bellico autonomo”
La guerra di Donald Trump all’intelligenza artificiale di Anthropic preoccupa Microsoft. Il colosso di Redmond si è schierato al fianco della multinazionale guidata da Dario Amodei, nel chiedere lo stop all’ostracismo della Casa Bianca: il 5 marzo Anthropic è stata designata dall’amministrazione Trump come una minaccia per la catena di approvvigionamento. Il 6 marzo, stando all’emittente americana Cbs, il Pentagono ha notificato ufficialmente ai vertici dell’esercito di rimuovere quei prodotti di intelligenza artificiale, entro 180 giorni. Anthropic ha fatto causa contro l’amministrazione Trump dopo che l’azienda è stata inserita nella lista nera. IL RICORSO DI MICROSOFT CONTRO LA LO STOP DELLA CASA BIANCA AGLI APPALTI PER ANTHROPIC Microsoft, intanto, ha presentato un ricorso in un tribunale federale contro lo “stigma” del governo Usa ai danni della start-up. Il Pentagono ha ritenuto inaccettabile il rifiuto dei fondatori (i fratelli italo-americani Dario e Daniela Amodei) di allentare le limitazioni militari per Claude, il modello di intelligenza artificiale targato Anthropic. Sul tavolo, in particolare, la possibilità di usare l’algoritmo all’interno di scenari di guerra senza la supervisione umana. Ma anche l’uso in patria per la sorveglianza di massa dei cittadini. Richieste del governo Usa rispedite al mittente per motivi etici e di sicurezza. Ma la rappresaglia di Trump non si è fatta attendere, con l’esclusione dagli appalti pubblici e le commesse del governo. Eppure, Claude ha contribuito all’operazione militare in Venezuela con la cattura di Nicolas Maduro, secondo il Guardian. Ma anche alla pianificazione degli attacchi in Iran, stando al Wall street journal. Microsoft, dal canto suo, ha fornito all’esercito israeliano il pacchetto software Azure utilizzato anche per bombardare Gaza. “NO ALL’IA PER LA SORVEGLIANZA DI MASSA E ALL’USO MILITARE SENZA LIMITAZIONI” Microsoft, generalmente prudente negli affari di governo, nella memoria legale consegnata in tribunale si è schierata al fianco di Anthropic condividendo le sue linee rosse: no alla sorveglianza e all’uso bellico autonomo. “L’uso della designazione di rischio per la catena di approvvigionamento per risolvere una controversia contrattuale può comportare gravi effetti economici che non sono nell’interesse pubblico”, ha affermato Microsoft. Il colosso di Redmond critica le regole del Pentagono per aggiudicarsi le commesse pubbliche, ritenute vaghe e mal definite, per giunta mai applicate ad aziende americane. Il primo caso è proprio Anthropic: lo stigma della “minaccia alla sicurezza nazionale” di solito era riservato ad aziende tecnologiche cinesi, come Huawei. L’ATTACCO DI TRUMP CONTRO ANTHROPIC E L’IA IN VERSIONE WOKE: “RADICALI DI SINISTRA FUORI CONTROLLO” Al fianco di Anthropic si sono schierate organizzazioni sensibili ai diritti digitali come Cato Institute e l’Electronic Frontier Foundation. Ma anche gruppi di informatici che lavorano per Google e OpenIa. Dopo il ban contro del governo contro Anthropic, il colosso guidato da Sam Altman aveva subito chiuso un contratto con il Pentagono accettando buona parte delle condizione, salvo ingranare una mezza retromarcia dopo un’ondata di proteste. Tra OpenIa e Anthropic si muove Microsoft: legata a doppio filo con Sam Altman, si è avvicinata ad Anthropic integrando i suoi modelli Ia. Ma Trump ha già scelto. “SIAMO NOI a decidere il destino del nostro Paese, NON qualche azienda di intelligenza artificiale fuori controllo e di sinistra radicale, gestita da persone che non hanno idea di cosa sia il mondo reale”, ha scritto il presidente su Truth, la sua piattaforma social. E’ noto come Trump cerchi di imprimere il marchio Maga all’intelligenza artificiale usata negli States. Con l’ordine esecutivo del 23 luglio 2025, il presidente ha intimato lo stop degli appalti pubblici per gli algoritmi costruiti sui principi della cultura Woke. Si legge nel comunicato della Casa Bianca: “Il presidente sta proteggendo gli americani dai risultati distorti dell’intelligenza artificiale, guidati da ideologie come diversità, equità e inclusione (DEI), a scapito dell’accuratezza”. L'articolo Microsoft sostiene Anthropic contro Trump: “No all’intelligenza artificiale per la sorveglianza di massa e l’uso bellico autonomo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Iran prende di mira il Big Tech Usa: da Google ad Amazon quali sono gli obiettivi militari e i rischi per i servizi civili (come le banche)
I giganti tecnologici americani entrano ufficialmente nel mirino dei missili e dei droni iraniani, perché Teheran li considera parte integrante ed essenziale della macchina bellica americana. L’antipasto era stato servito il 3 marzo, quando velivoli senza pilota (manovrati a distanza) avevano attaccato 3 data center di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi. L’11 marzo Tasmin, l’agenzia di stampa degli Ayatollah, ha incluso sedi, uffici e infrastrutture dei colossi americani tra i legittimi obiettivi militari del regime. “Con l’espansione della guerra regionale, la portata diventa gradualmente più ampia”, si legge nel documento. La lista dei potenziali bersagli ora include Google, Amazon, Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir. A rischio le sedi di lavoro, i data center e i centri di ricerca, le infrastrutture, ovunque siano, in Israele e nei Paesi del Golfo, comprese Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi. L’USO MILITARE DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CLOUD: I PRECEDENTI A GAZA E IN VENEZUELA Per la prima volta Big tech è un obiettivo di guerra, come mai? “La fusione quasi organica, dei giganti tecnologici con l’esercito americano, è un dato di fatto e viene ostentata senza alcun pudore”, dice a ilfattoquotidiano.it Michele Colajanni, esperto di difesa e sicurezza informatica. Quali sono le tecnologie decisive sui nuovi campi di battaglia? “Intelligenza artificiale e cloud per archiviare dati – dice il docente dell’università di Bologna – gli stessi strumenti vitali anche per la vita quotidiana dei cittadini lontani dal fronte”. L’uso militare delle tecnologie civili, del resto, era stato già avviato da Israele, innescando il boicottaggio contro Microsoft per i servizi cloud utili anche a bombardare Gaza. Sull’onda delle proteste Redmond capitolò, revocando all’esercito di Tel Aviv la licenza del pacchetto software Azure. Ma l’uso bellico dell’Intelligenza artificiale, sostenuta dai dati nella “nuvola”, è stato adottato da Trump anche per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro, secondo il Wall street journal. “SEPARARE DATA CENTER BELLICI DA QUELLI CIVILI” Nell’operazione a Caracas, il Pentagono avrebbe utilizzato l’Ia di Anthropic con i servizi cloud di Palantir. “Questa è una delle novità assolute di Donald Trump, il ricorso all’Intelligenza artificiale per scegliere obiettivi militari, e decidere quando e come colpirli”, dice Colajanni. Ma il rischio è di assottigliare la distanza tra guerra e società civile. “L’Iran ha già colpito i data center di Amazon, mandando in tilt anche i servizi essenziali per la vita quotidiana”, ricorda l’accademico. Le conseguenze? Stop ai servizi digitali bancari e di pagamento nell’area del Golfo, secondo l’emittente Usa Cnbc. Per tutelare le persone lontane dal fronte, sarebbe utile separare data center ad uso civile da quelli militari? “Certo che gioverebbe ma fino ad ora non si fa, anche perché mescolare i servizi aiuta a nascondere l’uso militare”, commenta l’esperto. Per comprendere meglio le conseguenze dell’attacco iraniano al data center di Amazon, chiediamo a Pierguido Iezzi, direttore Cyber Maticmind: “Un drone Shahed 136 colpisce un edificio fisico e nove milioni di persone si svegliano senza poter pagare un taxi o controllare il saldo del conto”. Secondo l’esperto, “non è un episodio isolato”, bensì una tattica a lungo termine con un nome ben preciso: “phigital, la saldatura tra piano materiale e piano digitale”. In cosa consiste? “Si lavora sull’usura, sulla durata, sul disordine controllato, per moltiplicare i costi della crisi a carico dell’Occidente”. L’obiettivo militare è colpire le infrastrutture, ma anche “hackerare” i sistemi digitali delle infrastrutture critiche: “entrare nelle reti, restarci, raccogliere informazioni, per colpire al momento giusto, con effetti a catena su cloud e servizi essenziali”. Secondo Iezzi, “è così che si combatte il conflitto contemporaneo” e l’Iran non fa eccezioni. IL GIURAMENTO AL PENTAGONO DEI 4 INGEGNERI DI META, OPENIA E PALANTIR Michele Colajanni cita una foto, per illustrare a perfezione le nozze tra Big Tech e la Casa Bianca con l’inquilino Donald Trump. A febbraio 2025, quattro dirigenti tecnologici posarono in posa con la mano sul petto in segno di giuramento, in divisa mimetica. Ad essere immortalati furono Andrew Bosworth (direttore tecnico di Meta), Shyam Sankar (direttore tecnico di Palantir) Kevin Weil e Bob McGrew (rispettivamete responsabile del prodotto ed ex responsabile della ricerca di OpenAI). La missione dei 4 ingegneri assoldati nell’esercito? Donare al Pentagono 120 ore di lavoro l’anno, gratuito, presumibilmente per addestrare i soldati alle nuove armi tecnologiche e accelerarne l’integrazione nei sistemi dell’esercito. Del resto, aveva dichiarato Bosworth al Wall street journal, “c’è un sacco di patriottismo nascosto che adesso sta venendo alla luce”. IL MATRIMONIO TRA BIG TECH E TRUMP Si era già notato durante la cerimonia d’insediamento di Donald Trump, a gennaio 2025, con i posti più esclusivi (quelli vicini al presidente) riservati ai Ceo di Big tech. Lo scatto immortalava Mark Zuckerberg e la consorte Priscilla Chan, accanto a Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez, con il Ceo di Google Sundar Pichai ed Elon Musk. Presenti al campidoglio anche Tim Cook di Apple e Shou Zi Chew di TikTok. Lo sconfitto Joe Biden aveva messo in guardia sui rischi della saldatura tra la Casa bianca e i colossi tecnologici: “Una oligarchia sta oggi prendendo forma, forte di una estrema ricchezza, di potere e di influenza, che minaccia letteralmente l’intera democrazia, i nostri diritti, le libertà fondamentali”. Trump rispose sprezzante, per difendere i colossi sul carro del vincitore: “hanno abbandonato” Biden, “erano tutti con lui, tutti quanti, e ora sono tutti con me”. Con la vittoria di Trump, la linea progressista di una parte di Big tech è crollata. Vittoriosa, invece, la strategia di Palantir e Anduril: nessuna remora a lavorare per la Difese e l’esercito a stelle strisce. Palantir del trumpiano Peter Thiel offre software per analizzare una mole sconfinata di dati. Anduril è nel campo dell’hardware per la difesa. Ma anche le tecnologie di Amazon, Microsoft e Google sono utilizzate a scopi militari. Una netta inversione di tendenza. Basta citare il caso del gigante di Mountain View: nel 2018 circa 3 mila dipendenti protestarono per la collaborazione della multinazionale al progetto Maven, firmato al Pentagono, inducendo Google a rinunciare al contratto. Ad aprile 2024, i lavoratori additarono alcune tecnologie destinate all’esercito israeliano nell’ambito del progetto Nimbus. Ma il risultato fu diverso: 50 dipendenti licenziati, nessuna retromarcia sugli strumenti bellici. L'articolo L’Iran prende di mira il Big Tech Usa: da Google ad Amazon quali sono gli obiettivi militari e i rischi per i servizi civili (come le banche) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Attenzione alla nuova truffa della falsa riunione di lavoro, Microsoft lancia l’allarme: “Non cliccate sui link di Teams, Zoom o Meet, servono per prendere il controllo del vostro dispositivo”
“Siamo lieti di informarla che la sua azienda è stata selezionata per presentare una proposta e un preventivo per una prossima opportunità di progetto“. Inizia quasi sempre così la nuova, insidiosa truffa informatica che sta prendendo di mira professionisti e aziende. L’email, scritta con un tono formale e rassicurante, invita il destinatario a cliccare su un link per scaricare un’applicazione di videoconferenza necessaria per discutere i dettagli lavorativi. Tuttavia, dietro a quelli che sembrano normali programmi di installazione per piattaforme molto diffuse come Teams, Zoom o Google Meet, si nasconde una pericolosa trappola progettata per prendere il totale controllo del dispositivo. IL MECCANISMO DELL’INGANNO E IL CONTROLLO DA REMOTO La finta opportunità di business è solo l’esca di una sofisticata campagna di phishing. I file scaricati dalla vittima non sono i celebri software per le riunioni online, ma programmi RMM, acronimo di Remote Monitoring and Management. Si tratta di potenti strumenti di monitoraggio da remoto che, una volta eseguiti, generano un accesso stabile e invisibile al sistema violato. Questo permette ai truffatori di muoversi liberamente all’interno del computer e di sottrarre potenzialmente tutti i dati sensibili presenti in memoria. Per indurre l’utente a cliccare in fretta e senza riflettere, i siti fraudolenti associati alla truffa mostrano falsi messaggi di allarme a comparsa, avvisando che l’app in uso è “obsoleta” o che un “aggiornamento è richiesto” immediatamente. LE VARIANTI DELLA TRUFFA: FINTI PDF E FINTE TRASCRIZIONI A lanciare l’allarme ufficiale è stato il colosso tech Microsoft, attraverso un avviso pubblicato martedì 3 marzo sul proprio blog. Sotto la lente di ingrandimento degli esperti di sicurezza informatica sono finite anche altre due varianti di questa truffa, veicolate sempre via email e basate sullo sfruttamento dell’identità digitale di strumenti di lavoro di uso quotidiano. La prima variante mima un finto aggiornamento automatico di AdobeReader, presentato come un passaggio tecnico obbligatorio per riuscire a leggere correttamente un documento PDF mostrato ad arte come protetto da password. La seconda variante, invece, spinge la vittima a scaricare una falsa trascrizione scritta di una precedente riunione su Teams. ANTIVIRUS AGGIRATI DA FALSI CERTIFICATI A rendere queste tre fattispecie particolarmente insidiose è il livello di sofisticazione tecnica raggiunto dai criminali informatici. I file dannosi, infatti, risultano firmati digitalmente con l’impiego di un certificato Extended Validation (EV) apparentemente legittimo, rilasciato da una fantomatica società informatica registrata con il nome di TrustConnect Software PTY LTD. Questa firma fittizia garantisce ai file malevoli un punteggio di reputazione elevato da parte dei normali software antivirus installati sui dispositivi delle vittime, permettendo al virus di aggirare i blocchi di sicurezza e lasciando gli utenti del tutto esposti al pericolo. LE DIFESE E LE BUONE PRATICHE Per neutralizzare queste minacce ed evitare pessime sorprese (per le quali rimandiamo anche alla nostra guida dedicata alle truffe online), Microsoft raccomanda in primo luogo di utilizzare programmi di difesa avanzati a livello di sistema operativo, come Defender Application Control o AppLocker per gli ambienti Windows. A livello pratico, resta però fondamentale affidarsi alla principale regola delle buone pratiche anti-phishing: l’accurata verifica preventiva dei link e degli indirizzi email dei mittenti. È cruciale ricordare che ogni aggiornamento software o download di nuove applicazioni andrebbe sempre e solo eseguito partendo dal sito ufficiale della relativa software house, diffidando sistematicamente dai collegamenti diretti forniti in email inattese. L'articolo Attenzione alla nuova truffa della falsa riunione di lavoro, Microsoft lancia l’allarme: “Non cliccate sui link di Teams, Zoom o Meet, servono per prendere il controllo del vostro dispositivo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Epstein, Bill Gates annulla il suo discorso al summit sull’AI in India
Il caso Epstein dispiega i suoi primi effetti su Bill Gates, che ha annullato il suo discorso previsto per oggi al summit sull’intelligenza artificiale in India. Lo ha dichiarato la Gates Foundation, dopo che il fondatore di Microsoft è stato nominato nei file del finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019. “Dopo un’attenta valutazione e per garantire che l’attenzione rimanga sulle priorità chiave dell’AI Summit, Gates non terrà il suo discorso”, ha affermato la fondazione in una nota. “La Fondazione Gates resta pienamente impegnata nel nostro lavoro in India per promuovere i nostri obiettivi comuni in materia di salute e sviluppo”, ha affermato. La Fondazione ha dichiarato che al posto del fondatore avrebbe parlato il presidente delle sedi in Africa e in India. Gates ha dichiarato di rimpiangere “ogni minuto” trascorso con Jeffrey Epstein, mentre la sua ex moglie Melinda ha affermato che aveva ancora domande a cui rispondere sulla sua relazione con il finanziere. In una bozza di e-mail contenuta nei documenti, Epstein affermava che Gates aveva avuto relazioni extraconiugali. In altre email il pedofilo ha scritto che il suo rapporto con Gates spaziava dall’”aiutare Bill a procurarsi i farmaci, per affrontare le conseguenze dei rapporti sessuali con ragazze russe, al facilitare i suoi tentativi illeciti con donne sposate”. In una mail inviata a se stesso il 18 luglio 2013, che fa parte dei milioni di documenti resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia, Epstein sostiene che Gates sarebbe rimasto contagiato da una malattia venerea dopo esser andato a letto con ragazze russe e attacca il fondatore di Microsoft per aver rotto la loro amicizia: “Per aggiungere insulto alla ferita mi chiedi ora di cancellare le mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta di antibiotici da passare di nascosto a Melinda”, si legge, tra l’altro, nel messaggio. Il 4 febbraio in un’intervista a 9 News Australia, Gates ha ammesso di essere stato “sciocco” a trascorrere del tempo con Epstein, di essersi pentito di averlo mai conosciuto ma ha liquidato come “falsa” l’e-mail nella quale il finanziere pedofilo lamenta che Gates ha “scelto di ignorare la nostra amicizia” e fa riferimento alle “sue malattie sessualmente trasmissibili”. “Non sono mai andato all’Isola (di proprietà del finanziere sulla quale avvenivano gli incontri con le ragazze, ndr), non ho mai incontrato donne. Più cose verranno fuori, più sarà chiaro che, sebbene il momento sia stato un errore, non ha nulla a che fare con quel tipo di comportamento”. Il 18 dicembre i deputati democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei avevano hanno diffuso cinque fotografie provenienti dalla proprietà di Epstein: in una di queste Gates era in posa con una donna il cui volto era stato oscurato. L'articolo Caso Epstein, Bill Gates annulla il suo discorso al summit sull’AI in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
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MSI Cubi NUC AI+: alla prova il PC compatto di MSI che permette di utilizzare l’intelligenza artificiale in locale
Negli ultimi anni sul mercato sempre più player hanno iniziato ad offrire mini PC, tra questi troviamo anche MSI con la sua linea di mini desktop “Cubi”. Nel corso degli ultimi due mesi abbiamo avuto la possibilità di mettere alla prova uno dei modelli più recenti dell’azienda, l’MSI Cubi NUC AI+ in una configurazione che vede a bordo l’Intel Core Ultra 7 258V, 32GB di RAM ed un SSD da 1TB. Il mini PC di MSI si presenta con un design essenziale ma perfetto a nostro parere per la clientela business, categoria a cui sicuramente il produttore ammicca con questo prodotto, con un case nero compatto a base quadrata – o quasi- con bordi stondati da circa 0,9 litri (13,6cm x 13,3cm la base, 5cm circa l’altezza) ed un peso di circa 700g. Nella confezione è presente un supporto VESA che permette di posizionare il mini PC dietro un monitor (se dotato degli appositi fori) ed un comodo pulsante su filo che può essere posizionato in un punto più comodo per accendere il PC stesso senza dover andare a tentoni dietro lo schermo. Sul pannello frontale troviamo partendo da sinistra il pulsante d’accensione, con lettore d’impronta integrato, la presa per il jack combinato cuffie/microfono da 3,5mm, due porte USB-A 3.2 Gen 2 a 10G, un lettore di schede microSD ed il pulsante “CoPilot”, mentre sul posteriore troviamo invece due porte USB-A 2.0, due porte USB-C con supporto Thunderbolt4, due porte Ethernet a 2.5Gbps ed una porta HDMI. Se dovessimo trovare qualcosa di “mancante”sul versante connettività, questo sarebbe l’assenza di una porta USB-C frontale. Abbiamo già a fine 2025 provato un altro PC che utilizzava il Core Ultra7 258V di Intel, quindi partivamo già ben predisposti dalle capacità del chip della famiglia “Lunar Lake“, ma abbiamo avuto modo di verificare che utilizzato su un desktop -seppur piccolo- senza i limiti di dissipazione ed energetici di un laptop può offrire prestazioni ancora superiori (a patto di verificare che sul software di MSI sia correttamente selezionato un profilo energetico), rendendo il Cubi NUC AI+ un ottimo alleato per i task di produttività, ma anche per alcuni compiti di content creation, potendo sfruttare a pieno anche i benefici dell’AI eseguibile direttamente a bordo grazie all’NPU da circa 47TOPs integrata nel processore. Risultati su benchmark PCMark 10 Senza puntare su soluzioni avanzate che richiedono con una configurazione più complessa, abbiamo voluto testare le capacità dell’AI a bordo del PC di MSI sfruttando Intel AI Playground, un software che permette di installare e configurare in locale sia modelli linguistici come Mistral 7B, DeepSeek R1 e GPT-OSS, sia modelli di generazione d’immagini come StableDiffusion XL. Una cosa che ci ha sicuramente impressionato è stata la semplicità nell’installazione e configurazione, che ha richiesto pochi clic rendendolo possibile anche ad utenti meno esperti”, offrendoci una volta scaricati tutti i pacchetti (i modelli più grandi disponibili hanno richiesto il download di pacchetti di circa 6-7GB) un’interfaccia d’utilizzo abbastanza semplice e familiare, sia nel caso della chat testuale che nella generazione d’immagini. Utilizzando Juggernaut XL, un modello basato su SDXL 1.0, siamo riusciti a generare immagini 1024 x 1024 di buona qualità con una buona corrispondenza rispetto al prompt inserito in meno di 2-3 minuti, modelli più grandi e più recenti potranno sicuramente offrire immagini con una maggiore corrispondenza alla richiesta, ma i tempi di generazione -basandoci su test passati- tenderebbero ai 10minuti. L’MSI Cubi NUC AI+ è un prodotto pensato per l’ufficio e non per il gaming, ma se proprio non potete farne a meno la GPU Intel Arc 140V integrata può offrire buone performance con i titoli “esport”, come League of Legends, così come con giochi più vecchi non troppo pesanti. Per titoli che hanno bisogno di una scheda video più potente, a patto di avere una buona connessione, si può sempre optare giocare in streaming. Il miniPC di MSI è certificato CoPilot+PC, arrivando con preinstallato a bordo Windows 11 Pro ed ovviamente CoPilot, l’assistente AI di Microsoft, accessibile anche tramite il tasto dedicato sul PC. Come per gli altri CoPilot+PC l’assistente si affida per alcune funzionalità direttamente all’NPU a bordo, richiedendo però quelle più avanzate e per la chat ancora l’interazione con i modelli in cloud. MSI Cubi NUC AI+ è a nostro parere un’interessante soluzione per chi è alla ricerca di un PC compatto e performante per il lavoro, vedendo design e dimensioni compatte renderlo al contempo interessante per chi è alla ricerca di un “mediacenter” performante per il proprio salotto. Il prezzo sul mercato per la configurazione da noi provata oscilla tra i 1100 ed i 1300€, prezzo che può risultare un po’ più alto rispetto ad altri prodotti simili nella stessa categoria di performance, ma di aziende poco conosciute rispetto ad MSI. 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