La guerra di Donald Trump all’intelligenza artificiale di Anthropic preoccupa
Microsoft. Il colosso di Redmond si è schierato al fianco della multinazionale
guidata da Dario Amodei, nel chiedere lo stop all’ostracismo della Casa Bianca:
il 5 marzo Anthropic è stata designata dall’amministrazione Trump come una
minaccia per la catena di approvvigionamento. Il 6 marzo, stando all’emittente
americana Cbs, il Pentagono ha notificato ufficialmente ai vertici dell’esercito
di rimuovere quei prodotti di intelligenza artificiale, entro 180 giorni.
Anthropic ha fatto causa contro l’amministrazione Trump dopo che l’azienda è
stata inserita nella lista nera.
IL RICORSO DI MICROSOFT CONTRO LA LO STOP DELLA CASA BIANCA AGLI APPALTI PER
ANTHROPIC
Microsoft, intanto, ha presentato un ricorso in un tribunale federale contro lo
“stigma” del governo Usa ai danni della start-up. Il Pentagono ha ritenuto
inaccettabile il rifiuto dei fondatori (i fratelli italo-americani Dario e
Daniela Amodei) di allentare le limitazioni militari per Claude, il modello di
intelligenza artificiale targato Anthropic. Sul tavolo, in particolare, la
possibilità di usare l’algoritmo all’interno di scenari di guerra senza la
supervisione umana. Ma anche l’uso in patria per la sorveglianza di massa dei
cittadini. Richieste del governo Usa rispedite al mittente per motivi etici e di
sicurezza. Ma la rappresaglia di Trump non si è fatta attendere, con
l’esclusione dagli appalti pubblici e le commesse del governo. Eppure, Claude ha
contribuito all’operazione militare in Venezuela con la cattura di Nicolas
Maduro, secondo il Guardian. Ma anche alla pianificazione degli attacchi in
Iran, stando al Wall street journal. Microsoft, dal canto suo, ha fornito
all’esercito israeliano il pacchetto software Azure utilizzato anche per
bombardare Gaza.
“NO ALL’IA PER LA SORVEGLIANZA DI MASSA E ALL’USO MILITARE SENZA LIMITAZIONI”
Microsoft, generalmente prudente negli affari di governo, nella memoria legale
consegnata in tribunale si è schierata al fianco di Anthropic condividendo le
sue linee rosse: no alla sorveglianza e all’uso bellico autonomo. “L’uso della
designazione di rischio per la catena di approvvigionamento per risolvere una
controversia contrattuale può comportare gravi effetti economici che non sono
nell’interesse pubblico”, ha affermato Microsoft. Il colosso di Redmond critica
le regole del Pentagono per aggiudicarsi le commesse pubbliche, ritenute vaghe e
mal definite, per giunta mai applicate ad aziende americane. Il primo caso è
proprio Anthropic: lo stigma della “minaccia alla sicurezza nazionale” di solito
era riservato ad aziende tecnologiche cinesi, come Huawei.
L’ATTACCO DI TRUMP CONTRO ANTHROPIC E L’IA IN VERSIONE WOKE: “RADICALI DI
SINISTRA FUORI CONTROLLO”
Al fianco di Anthropic si sono schierate organizzazioni sensibili ai diritti
digitali come Cato Institute e l’Electronic Frontier Foundation. Ma anche gruppi
di informatici che lavorano per Google e OpenIa. Dopo il ban contro del governo
contro Anthropic, il colosso guidato da Sam Altman aveva subito chiuso un
contratto con il Pentagono accettando buona parte delle condizione, salvo
ingranare una mezza retromarcia dopo un’ondata di proteste. Tra OpenIa e
Anthropic si muove Microsoft: legata a doppio filo con Sam Altman, si è
avvicinata ad Anthropic integrando i suoi modelli Ia. Ma Trump ha già scelto.
“SIAMO NOI a decidere il destino del nostro Paese, NON qualche azienda di
intelligenza artificiale fuori controllo e di sinistra radicale, gestita da
persone che non hanno idea di cosa sia il mondo reale”, ha scritto il presidente
su Truth, la sua piattaforma social.
E’ noto come Trump cerchi di imprimere il marchio Maga all’intelligenza
artificiale usata negli States. Con l’ordine esecutivo del 23 luglio 2025, il
presidente ha intimato lo stop degli appalti pubblici per gli algoritmi
costruiti sui principi della cultura Woke. Si legge nel comunicato della Casa
Bianca: “Il presidente sta proteggendo gli americani dai risultati distorti
dell’intelligenza artificiale, guidati da ideologie come diversità, equità e
inclusione (DEI), a scapito dell’accuratezza”.
L'articolo Microsoft sostiene Anthropic contro Trump: “No all’intelligenza
artificiale per la sorveglianza di massa e l’uso bellico autonomo” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
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I giganti tecnologici americani entrano ufficialmente nel mirino dei missili e
dei droni iraniani, perché Teheran li considera parte integrante ed essenziale
della macchina bellica americana. L’antipasto era stato servito il 3 marzo,
quando velivoli senza pilota (manovrati a distanza) avevano attaccato 3 data
center di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi. L’11 marzo Tasmin, l’agenzia
di stampa degli Ayatollah, ha incluso sedi, uffici e infrastrutture dei colossi
americani tra i legittimi obiettivi militari del regime. “Con l’espansione della
guerra regionale, la portata diventa gradualmente più ampia”, si legge nel
documento. La lista dei potenziali bersagli ora include Google, Amazon,
Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir. A rischio le sedi di lavoro, i data
center e i centri di ricerca, le infrastrutture, ovunque siano, in Israele e nei
Paesi del Golfo, comprese Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi.
L’USO MILITARE DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CLOUD: I PRECEDENTI A GAZA E IN
VENEZUELA
Per la prima volta Big tech è un obiettivo di guerra, come mai? “La fusione
quasi organica, dei giganti tecnologici con l’esercito americano, è un dato di
fatto e viene ostentata senza alcun pudore”, dice a ilfattoquotidiano.it Michele
Colajanni, esperto di difesa e sicurezza informatica. Quali sono le tecnologie
decisive sui nuovi campi di battaglia? “Intelligenza artificiale e cloud per
archiviare dati – dice il docente dell’università di Bologna – gli stessi
strumenti vitali anche per la vita quotidiana dei cittadini lontani dal fronte”.
L’uso militare delle tecnologie civili, del resto, era stato già avviato da
Israele, innescando il boicottaggio contro Microsoft per i servizi cloud utili
anche a bombardare Gaza. Sull’onda delle proteste Redmond capitolò, revocando
all’esercito di Tel Aviv la licenza del pacchetto software Azure. Ma l’uso
bellico dell’Intelligenza artificiale, sostenuta dai dati nella “nuvola”, è
stato adottato da Trump anche per catturare il presidente venezuelano Nicolas
Maduro, secondo il Wall street journal.
“SEPARARE DATA CENTER BELLICI DA QUELLI CIVILI”
Nell’operazione a Caracas, il Pentagono avrebbe utilizzato l’Ia di Anthropic con
i servizi cloud di Palantir. “Questa è una delle novità assolute di Donald
Trump, il ricorso all’Intelligenza artificiale per scegliere obiettivi militari,
e decidere quando e come colpirli”, dice Colajanni. Ma il rischio è di
assottigliare la distanza tra guerra e società civile. “L’Iran ha già colpito i
data center di Amazon, mandando in tilt anche i servizi essenziali per la vita
quotidiana”, ricorda l’accademico. Le conseguenze? Stop ai servizi digitali
bancari e di pagamento nell’area del Golfo, secondo l’emittente Usa Cnbc. Per
tutelare le persone lontane dal fronte, sarebbe utile separare data center ad
uso civile da quelli militari? “Certo che gioverebbe ma fino ad ora non si fa,
anche perché mescolare i servizi aiuta a nascondere l’uso militare”, commenta
l’esperto.
Per comprendere meglio le conseguenze dell’attacco iraniano al data center di
Amazon, chiediamo a Pierguido Iezzi, direttore Cyber Maticmind: “Un drone Shahed
136 colpisce un edificio fisico e nove milioni di persone si svegliano senza
poter pagare un taxi o controllare il saldo del conto”. Secondo l’esperto, “non
è un episodio isolato”, bensì una tattica a lungo termine con un nome ben
preciso: “phigital, la saldatura tra piano materiale e piano digitale”. In cosa
consiste? “Si lavora sull’usura, sulla durata, sul disordine controllato, per
moltiplicare i costi della crisi a carico dell’Occidente”. L’obiettivo militare
è colpire le infrastrutture, ma anche “hackerare” i sistemi digitali delle
infrastrutture critiche: “entrare nelle reti, restarci, raccogliere
informazioni, per colpire al momento giusto, con effetti a catena su cloud e
servizi essenziali”. Secondo Iezzi, “è così che si combatte il conflitto
contemporaneo” e l’Iran non fa eccezioni.
IL GIURAMENTO AL PENTAGONO DEI 4 INGEGNERI DI META, OPENIA E PALANTIR
Michele Colajanni cita una foto, per illustrare a perfezione le nozze tra Big
Tech e la Casa Bianca con l’inquilino Donald Trump. A febbraio 2025, quattro
dirigenti tecnologici posarono in posa con la mano sul petto in segno di
giuramento, in divisa mimetica. Ad essere immortalati furono Andrew Bosworth
(direttore tecnico di Meta), Shyam Sankar (direttore tecnico di Palantir) Kevin
Weil e Bob McGrew (rispettivamete responsabile del prodotto ed ex responsabile
della ricerca di OpenAI). La missione dei 4 ingegneri assoldati nell’esercito?
Donare al Pentagono 120 ore di lavoro l’anno, gratuito, presumibilmente per
addestrare i soldati alle nuove armi tecnologiche e accelerarne l’integrazione
nei sistemi dell’esercito. Del resto, aveva dichiarato Bosworth al Wall street
journal, “c’è un sacco di patriottismo nascosto che adesso sta venendo alla
luce”.
IL MATRIMONIO TRA BIG TECH E TRUMP
Si era già notato durante la cerimonia d’insediamento di Donald Trump, a gennaio
2025, con i posti più esclusivi (quelli vicini al presidente) riservati ai Ceo
di Big tech. Lo scatto immortalava Mark Zuckerberg e la consorte Priscilla Chan,
accanto a Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez, con il Ceo di Google Sundar
Pichai ed Elon Musk. Presenti al campidoglio anche Tim Cook di Apple e Shou Zi
Chew di TikTok.
Lo sconfitto Joe Biden aveva messo in guardia sui rischi della saldatura tra la
Casa bianca e i colossi tecnologici: “Una oligarchia sta oggi prendendo forma,
forte di una estrema ricchezza, di potere e di influenza, che minaccia
letteralmente l’intera democrazia, i nostri diritti, le libertà fondamentali”.
Trump rispose sprezzante, per difendere i colossi sul carro del vincitore:
“hanno abbandonato” Biden, “erano tutti con lui, tutti quanti, e ora sono tutti
con me”. Con la vittoria di Trump, la linea progressista di una parte di Big
tech è crollata. Vittoriosa, invece, la strategia di Palantir e Anduril: nessuna
remora a lavorare per la Difese e l’esercito a stelle strisce.
Palantir del trumpiano Peter Thiel offre software per analizzare una mole
sconfinata di dati. Anduril è nel campo dell’hardware per la difesa. Ma anche le
tecnologie di Amazon, Microsoft e Google sono utilizzate a scopi militari. Una
netta inversione di tendenza. Basta citare il caso del gigante di Mountain View:
nel 2018 circa 3 mila dipendenti protestarono per la collaborazione della
multinazionale al progetto Maven, firmato al Pentagono, inducendo Google a
rinunciare al contratto. Ad aprile 2024, i lavoratori additarono alcune
tecnologie destinate all’esercito israeliano nell’ambito del progetto Nimbus. Ma
il risultato fu diverso: 50 dipendenti licenziati, nessuna retromarcia sugli
strumenti bellici.
L'articolo L’Iran prende di mira il Big Tech Usa: da Google ad Amazon quali sono
gli obiettivi militari e i rischi per i servizi civili (come le banche) proviene
da Il Fatto Quotidiano.
“Siamo lieti di informarla che la sua azienda è stata selezionata per presentare
una proposta e un preventivo per una prossima opportunità di progetto“. Inizia
quasi sempre così la nuova, insidiosa truffa informatica che sta prendendo di
mira professionisti e aziende. L’email, scritta con un tono formale e
rassicurante, invita il destinatario a cliccare su un link per scaricare
un’applicazione di videoconferenza necessaria per discutere i dettagli
lavorativi. Tuttavia, dietro a quelli che sembrano normali programmi di
installazione per piattaforme molto diffuse come Teams, Zoom o Google Meet, si
nasconde una pericolosa trappola progettata per prendere il totale controllo del
dispositivo.
IL MECCANISMO DELL’INGANNO E IL CONTROLLO DA REMOTO
La finta opportunità di business è solo l’esca di una sofisticata campagna di
phishing. I file scaricati dalla vittima non sono i celebri software per le
riunioni online, ma programmi RMM, acronimo di Remote Monitoring and Management.
Si tratta di potenti strumenti di monitoraggio da remoto che, una volta
eseguiti, generano un accesso stabile e invisibile al sistema violato. Questo
permette ai truffatori di muoversi liberamente all’interno del computer e di
sottrarre potenzialmente tutti i dati sensibili presenti in memoria. Per indurre
l’utente a cliccare in fretta e senza riflettere, i siti fraudolenti associati
alla truffa mostrano falsi messaggi di allarme a comparsa, avvisando che l’app
in uso è “obsoleta” o che un “aggiornamento è richiesto” immediatamente.
LE VARIANTI DELLA TRUFFA: FINTI PDF E FINTE TRASCRIZIONI
A lanciare l’allarme ufficiale è stato il colosso tech Microsoft, attraverso un
avviso pubblicato martedì 3 marzo sul proprio blog. Sotto la lente di
ingrandimento degli esperti di sicurezza informatica sono finite anche altre due
varianti di questa truffa, veicolate sempre via email e basate sullo
sfruttamento dell’identità digitale di strumenti di lavoro di uso quotidiano. La
prima variante mima un finto aggiornamento automatico di AdobeReader, presentato
come un passaggio tecnico obbligatorio per riuscire a leggere correttamente un
documento PDF mostrato ad arte come protetto da password. La seconda variante,
invece, spinge la vittima a scaricare una falsa trascrizione scritta di una
precedente riunione su Teams.
ANTIVIRUS AGGIRATI DA FALSI CERTIFICATI
A rendere queste tre fattispecie particolarmente insidiose è il livello di
sofisticazione tecnica raggiunto dai criminali informatici. I file dannosi,
infatti, risultano firmati digitalmente con l’impiego di un certificato Extended
Validation (EV) apparentemente legittimo, rilasciato da una fantomatica società
informatica registrata con il nome di TrustConnect Software PTY LTD. Questa
firma fittizia garantisce ai file malevoli un punteggio di reputazione elevato
da parte dei normali software antivirus installati sui dispositivi delle
vittime, permettendo al virus di aggirare i blocchi di sicurezza e lasciando gli
utenti del tutto esposti al pericolo.
LE DIFESE E LE BUONE PRATICHE
Per neutralizzare queste minacce ed evitare pessime sorprese (per le quali
rimandiamo anche alla nostra guida dedicata alle truffe online), Microsoft
raccomanda in primo luogo di utilizzare programmi di difesa avanzati a livello
di sistema operativo, come Defender Application Control o AppLocker per gli
ambienti Windows. A livello pratico, resta però fondamentale affidarsi alla
principale regola delle buone pratiche anti-phishing: l’accurata verifica
preventiva dei link e degli indirizzi email dei mittenti. È cruciale ricordare
che ogni aggiornamento software o download di nuove applicazioni andrebbe sempre
e solo eseguito partendo dal sito ufficiale della relativa software house,
diffidando sistematicamente dai collegamenti diretti forniti in email inattese.
L'articolo Attenzione alla nuova truffa della falsa riunione di lavoro,
Microsoft lancia l’allarme: “Non cliccate sui link di Teams, Zoom o Meet,
servono per prendere il controllo del vostro dispositivo” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il caso Epstein dispiega i suoi primi effetti su Bill Gates, che ha annullato il
suo discorso previsto per oggi al summit sull’intelligenza artificiale in India.
Lo ha dichiarato la Gates Foundation, dopo che il fondatore di Microsoft è stato
nominato nei file del finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019. “Dopo
un’attenta valutazione e per garantire che l’attenzione rimanga sulle priorità
chiave dell’AI Summit, Gates non terrà il suo discorso”, ha affermato la
fondazione in una nota. “La Fondazione Gates resta pienamente impegnata nel
nostro lavoro in India per promuovere i nostri obiettivi comuni in materia di
salute e sviluppo”, ha affermato. La Fondazione ha dichiarato che al posto del
fondatore avrebbe parlato il presidente delle sedi in Africa e in India.
Gates ha dichiarato di rimpiangere “ogni minuto” trascorso con Jeffrey Epstein,
mentre la sua ex moglie Melinda ha affermato che aveva ancora domande a cui
rispondere sulla sua relazione con il finanziere. In una bozza di e-mail
contenuta nei documenti, Epstein affermava che Gates aveva avuto relazioni
extraconiugali. In altre email il pedofilo ha scritto che il suo rapporto con
Gates spaziava dall’”aiutare Bill a procurarsi i farmaci, per affrontare le
conseguenze dei rapporti sessuali con ragazze russe, al facilitare i suoi
tentativi illeciti con donne sposate”.
In una mail inviata a se stesso il 18 luglio 2013, che fa parte dei milioni di
documenti resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia, Epstein sostiene che
Gates sarebbe rimasto contagiato da una malattia venerea dopo esser andato a
letto con ragazze russe e attacca il fondatore di Microsoft per aver rotto la
loro amicizia: “Per aggiungere insulto alla ferita mi chiedi ora di cancellare
le mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta
di antibiotici da passare di nascosto a Melinda”, si legge, tra l’altro, nel
messaggio.
Il 4 febbraio in un’intervista a 9 News Australia, Gates ha ammesso di essere
stato “sciocco” a trascorrere del tempo con Epstein, di essersi pentito di
averlo mai conosciuto ma ha liquidato come “falsa” l’e-mail nella quale il
finanziere pedofilo lamenta che Gates ha “scelto di ignorare la nostra amicizia”
e fa riferimento alle “sue malattie sessualmente trasmissibili”. “Non sono mai
andato all’Isola (di proprietà del finanziere sulla quale avvenivano gli
incontri con le ragazze, ndr), non ho mai incontrato donne. Più cose verranno
fuori, più sarà chiaro che, sebbene il momento sia stato un errore, non ha nulla
a che fare con quel tipo di comportamento”.
Il 18 dicembre i deputati democratici della Commissione di Vigilanza della
Camera dei avevano hanno diffuso cinque fotografie provenienti dalla proprietà
di Epstein: in una di queste Gates era in posa con una donna il cui volto era
stato oscurato.
L'articolo Caso Epstein, Bill Gates annulla il suo discorso al summit sull’AI in
India proviene da Il Fatto Quotidiano.
Negli ultimi anni sul mercato sempre più player hanno iniziato ad offrire mini
PC, tra questi troviamo anche MSI con la sua linea di mini desktop “Cubi”. Nel
corso degli ultimi due mesi abbiamo avuto la possibilità di mettere alla prova
uno dei modelli più recenti dell’azienda, l’MSI Cubi NUC AI+ in una
configurazione che vede a bordo l’Intel Core Ultra 7 258V, 32GB di RAM ed un SSD
da 1TB.
Il mini PC di MSI si presenta con un design essenziale ma perfetto a nostro
parere per la clientela business, categoria a cui sicuramente il produttore
ammicca con questo prodotto, con un case nero compatto a base quadrata – o
quasi- con bordi stondati da circa 0,9 litri (13,6cm x 13,3cm la base, 5cm circa
l’altezza) ed un peso di circa 700g. Nella confezione è presente un supporto
VESA che permette di posizionare il mini PC dietro un monitor (se dotato degli
appositi fori) ed un comodo pulsante su filo che può essere posizionato in un
punto più comodo per accendere il PC stesso senza dover andare a tentoni dietro
lo schermo.
Sul pannello frontale troviamo partendo da sinistra il pulsante d’accensione,
con lettore d’impronta integrato, la presa per il jack combinato
cuffie/microfono da 3,5mm, due porte USB-A 3.2 Gen 2 a 10G, un lettore di schede
microSD ed il pulsante “CoPilot”, mentre sul posteriore troviamo invece due
porte USB-A 2.0, due porte USB-C con supporto Thunderbolt4, due porte Ethernet a
2.5Gbps ed una porta HDMI. Se dovessimo trovare qualcosa di “mancante”sul
versante connettività, questo sarebbe l’assenza di una porta USB-C frontale.
Abbiamo già a fine 2025 provato un altro PC che utilizzava il Core Ultra7 258V
di Intel, quindi partivamo già ben predisposti dalle capacità del chip della
famiglia “Lunar Lake“, ma abbiamo avuto modo di verificare che utilizzato su un
desktop -seppur piccolo- senza i limiti di dissipazione ed energetici di un
laptop può offrire prestazioni ancora superiori (a patto di verificare che sul
software di MSI sia correttamente selezionato un profilo energetico), rendendo
il Cubi NUC AI+ un ottimo alleato per i task di produttività, ma anche per
alcuni compiti di content creation, potendo sfruttare a pieno anche i benefici
dell’AI eseguibile direttamente a bordo grazie all’NPU da circa 47TOPs integrata
nel processore.
Risultati su benchmark PCMark 10
Senza puntare su soluzioni avanzate che richiedono con una configurazione più
complessa, abbiamo voluto testare le capacità dell’AI a bordo del PC di MSI
sfruttando Intel AI Playground, un software che permette di installare e
configurare in locale sia modelli linguistici come Mistral 7B, DeepSeek R1 e
GPT-OSS, sia modelli di generazione d’immagini come StableDiffusion XL.
Una cosa che ci ha sicuramente impressionato è stata la semplicità
nell’installazione e configurazione, che ha richiesto pochi clic rendendolo
possibile anche ad utenti meno esperti”, offrendoci una volta scaricati tutti i
pacchetti (i modelli più grandi disponibili hanno richiesto il download di
pacchetti di circa 6-7GB) un’interfaccia d’utilizzo abbastanza semplice e
familiare, sia nel caso della chat testuale che nella generazione d’immagini.
Utilizzando Juggernaut XL, un modello basato su SDXL 1.0, siamo riusciti a
generare immagini 1024 x 1024 di buona qualità con una buona corrispondenza
rispetto al prompt inserito in meno di 2-3 minuti, modelli più grandi e più
recenti potranno sicuramente offrire immagini con una maggiore corrispondenza
alla richiesta, ma i tempi di generazione -basandoci su test passati-
tenderebbero ai 10minuti.
L’MSI Cubi NUC AI+ è un prodotto pensato per l’ufficio e non per il gaming, ma
se proprio non potete farne a meno la GPU Intel Arc 140V integrata può offrire
buone performance con i titoli “esport”, come League of Legends, così come con
giochi più vecchi non troppo pesanti. Per titoli che hanno bisogno di una scheda
video più potente, a patto di avere una buona connessione, si può sempre optare
giocare in streaming.
Il miniPC di MSI è certificato CoPilot+PC, arrivando con preinstallato a bordo
Windows 11 Pro ed ovviamente CoPilot, l’assistente AI di Microsoft, accessibile
anche tramite il tasto dedicato sul PC. Come per gli altri CoPilot+PC
l’assistente si affida per alcune funzionalità direttamente all’NPU a bordo,
richiedendo però quelle più avanzate e per la chat ancora l’interazione con i
modelli in cloud.
MSI Cubi NUC AI+ è a nostro parere un’interessante soluzione per chi è alla
ricerca di un PC compatto e performante per il lavoro, vedendo design e
dimensioni compatte renderlo al contempo interessante per chi è alla ricerca di
un “mediacenter” performante per il proprio salotto. Il prezzo sul mercato per
la configurazione da noi provata oscilla tra i 1100 ed i 1300€, prezzo che può
risultare un po’ più alto rispetto ad altri prodotti simili nella stessa
categoria di performance, ma di aziende poco conosciute rispetto ad MSI.
L'articolo MSI Cubi NUC AI+: alla prova il PC compatto di MSI che permette di
utilizzare l’intelligenza artificiale in locale proviene da Il Fatto Quotidiano.