“Quella di oggi è una grandissima vittoria, è una vittoria della Repubblica,
della Costituzione, è una vittoria di chi vuole un Paese nel quale la legge sia
uguale per tutti, di chi dice no ai pieni poteri, è una vittoria della
democrazia in questo Paese e poi è anche una vittoria di chi da tempo indica
l’urgenza di un’alternativa politica ad una pessima destra di governo che si è
giocata tutte le sue carte”. Così Nicola Fratoianni ha commentato la vittoria
del No al Referendum.
Con lui anche Angelo Bonelli che ha parlato direttamente Meloni: “Ha detto che
andrà avanti con determinazione, non poteva dire peggiore cosa. Di fronte a un
voto così massiccio lei cosa fa? Dice che va avanti con determinazione? Basta,
bisogna avere rispetto del voto degli italiani”. Secondo Bonelli Meloni oggi “è
sconfitta politicamente e non ha il coraggio di andare davanti ai giornalisti
per rispondere alle domande”.
L'articolo Referendum, Fratoianni e Bonelli: “Vittoria per la democrazia. Meloni
sconfitta politicamente, non ha il coraggio di andare dai giornalisti” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
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“Alla fine” Meloni “non ce l’ha fatta neanche oggi, l’aplomb istituzionale,
l’appello all’unità, il tavolo… forse ce l’aveva proposto con troppo anticipo,
sarebbe stato più saggio aspettare ancora un po’ di giorni. Poi mancano tutti
gli elementi per avere un quadro chiaro della situazione”. Così ha esordito –
con ironia – Nicola Fratoianni di Avs alla Camera, dopo le comunicazioni di ieri
di Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue. Comunque “tutto questo aplomb è
scivolato via nel suo comizio finale, nello show, ma questo show non cambia la
sostanza: è venuta molto tardi a parlare con le opposizioni, con il Parlamento
di una guerra scatenata dal suo amico Donald Trump, assieme al” vostro “amico
Benjamin Netanyahu senza dirci niente. Noi siamo ancora qui a farle la stessa
domanda: che cosa pensa di questa guerra?”.
“Nella costruzione semantica del suo discorso ha rivelato qual è la sua
posizione: una dichiarazione vuota. Il problema è che chi fa il presidente del
Consiglio ha un dovere: quello di schierarsi. Da quale parte della storia
intende schierare il nostro Paese? – ribadisce ancora Fratoianni -. Sanchez non
risolve la guerra in Iran, ma l’ha fatto e c’è una bella differenza tra
posizione il proprio Paese tra chi difende il diritto internazionale e chi si
schiera con chi vuole indebolirlo”.
L'articolo Fratoianni a Meloni in Aula: “Condanna o no l’attacco di illegale di
Trump e Netanyahu all’Iran?” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Le parole di Bartolozzi sono il miglior spot per il no perché finalmente dicono
quello che pensano. Questa “controriforma” vuole delegittimare la magistratura,
noi lo diciamo dall’inizio. Ogni volta che parlano…siamo oltre. Dovrebbe
dimettersi o essere dimessa seduta stante“, così Nicola Fratoianni commenta il
caso della capa di gabinetto del ministro della giustizia, Carlo Nordio, che
durante un dibattito sul referendum a Telecolor Sicilia ha parlato della
magistratura come di un “plotone d’esecuzione“, invitando a votare sì al
Referendum sulla giustizia.
Sulla guerra in Iran, Fratoianni ha aggiunto: “Non è affatto finita, continua ad
allargarsi. Trump era quello che voleva il premio Nobel per la pace e accende
una guerra al giorno. Il problema è che il nostro governo continua a non essere
in grado di dire una parola“. “Cosa dovrebbe fare il governo? Esprime una
posizione – prosegue ancora – Hanno detto che c’è un’escalation, forse pensano
che Teheran stia bruciando per autocombustione”.
L'articolo Referendum, Fratoianni: “Parole di Bartolozzi? Dovrebbe dimettersi
seduta stante. Voglio delegittimare la magistratura, lo diciamo dall’inizio”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Camera dei deputati affonda definitivamente la proposta delle opposizioni
sulla settimana lavorativa da 32 ore, anziché 40: la cosiddetta settimana corta
a parità di salario. Con parere favorevole del governo è stato approvato
l’emendamento soppressivo della proposta di legge di Avs, M5s e Pd: primo
firmatario Nicola Fratoianni insieme ai tre leader Giuseppe Conte, Angelo
Bonelli e Elly Schlein. La proposta prevede l’introduzione di una
sperimentazione triennale affidata alla contrattazione. I favorevoli
all’emendamento per cassare la proposta (che recepiva il parere contrario della
commissione Bilancio sul testo) sono stati 132, 90 i no e 9 gli astenuti. Già il
12 febbraio la proposta era stata rimandata in Commissione. Secondo il Censis,
il 71% dei lavoratori è favorevole alla riduzione del tempo di lavoro a 4 giorni
settimanali, perché ci sarebbero le condizioni tecnologiche ed economiche. Il
dato è emerso dal nono rapporto con Eudaimon sul welfare aziendale, pubblicato
il 24 febbraio.
Il capogruppo del M5S in commissione Lavoro Dario Carotenuto attacca il governo:
“Siamo davanti a un copione che abbiamo già visto. Sul salario minimo, sui
congedi paritari. Ora tocca alla ‘settimana corta’, affossata, ancora una volta,
con un emendamento soppressivo senza alcuna discussione di merito. Questo è un
calcio al futuro del Paese, significa rinnegare i dati e voltare le spalle a
esperienze che arrivano da tutto il mondo nonché da aziende italiane che già la
stanno testando. Paesi come Islanda, Spagna e Giappone hanno avuto il coraggio
di sperimentare modelli diversi, scoprendo che lavorando meno si può produrre di
più. Il 70% degli italiani è favorevole alla riduzione dell’orario di lavoro a
parità di salario”.
Fratelli d’Italia con Walter Rizzetto ha ribadito a Montecitorio l’assenza di
coperture, soprattutto per le ricadute della norma sui dipendenti pubblici: “In
seno alla pdl non c’è una espressa esclusione della pubblica amministrazione.
Quindi la settimana corta si applicherebbe anche a tutta la Pa, con ricadute
certamente pesanti perché avrebbe un fabbisogno aggiuntivo di personale è questo
potrebbe essere un primo grosso problema”.
L'articolo Settimana corta a parità di salario, la Camera affossa la proposta
delle opposizioni per mancanza di coperture proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel corso dell’audizione congiunta davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di
Camera e Senato sull’informativa urgente relativa alla crisi in Medio Oriente,
dopo gli attacchi del 28 febbraio condotti da Stati Uniti e Israele contro
l’Iran, il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, interviene
con toni duri nei confronti del governo, alla presenza dei ministri Guido
Crosetto e Antonio Tajani.
Fratoianni apre il suo intervento contestando la compressione dei tempi del
dibattito: “Anche noi chiediamo che la presidente del Consiglio e i ministri che
oggi sono stati qui presenti, vengano in Parlamento, perché un dibattito su
quello che sta accadendo non si può fare in tre minuti. È una questione che
riguarda la dignità del Parlamento”. Di fronte a “una guerra regionale che si
sta allargando, di una escalation senza fine”, aggiunge, il Parlamento “non può
essere compresso in tre minuti”.
Nel merito, il deputato chiede una presa di posizione politica esplicita:
“Signori ministri, con tutto il rispetto, voi non siete né commentatori né
analisti, ma ministri della Repubblica. Ci volete dire che pensa il governo
italiano di quello che è accaduto? Stati Uniti e Israele hanno compiuto una
conclamata violazione del diritto internazionale attaccando unilateralmente un
altro Stato. Questo è quello che è accaduto”.
Pur ribadendo che il giudizio sul regime degli Ayatollah è “sostanzialmente
unanime” e che si tratta di un regime “sanguinario, oppressivo e illiberale”,
Fratoianni respinge l’idea che l’uso della forza produca democratizzazione: “Le
bombe come strumento di costruzione della democrazia hanno alimentato il
fondamentalismo. In Iraq l’Isis ce lo stiamo dimenticando, altro che forze
moderate. La situazione in Libia, quella con cui facciamo i conti
quotidianamente, è il frutto di un altro sciagurato intervento militare“.
E sottolinea: “Sorvolo poi su Israele. A fianco di Israele guidato dal criminale
di guerra Benjamin Netanyahu non vorrei fare niente, ma non riapriamo quella
partita che purtroppo è ancora aperta con tutte le ferite che provoca sulla
pelle del popolo palestinese e anche di buona parte della popolazione civile
israeliana”.
Quindi, la domanda rivolta direttamente all’esecutivo: “Siete d’accordo o no con
l’intervento americano? Non è che potete dire ‘vediamo che accade’. Siete
d’accordo o no? Cosa dice il nostro governo? Qual è il vostro giudizio? Una
parola. Avete condannato le rappresaglie iraniane. Guardate che sono pacifista,
le condanno anch’io. Tutti i missili condanno. Ma voglio sapere: condannate
l’attacco americano e israeliano? Parola semplice. Che non vuol dire rompere
l’alleanza”.
Nel finale solleva anche il tema di un possibile coinvolgimento diretto
dell’Italia: “Intendete portarci esplicitamente e direttamente in guerra? In una
guerra unilaterale? Perché questo è il punto. Io voglio sapere se il mio
governo, il governo del mio paese difende il diritto internazionale“.
L'articolo Iran, Fratoianni incalza Crosetto e Tajani: “Non siete commentatori
ma ministri. Basta retorica atlantica, condannate o no l’attacco Usa-Israele?”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Leggere di leader di partito che mettono il simbolo di Avs sopra l’immagine
dell’efferato omicidio di Quentin” e “mi riferisco anche al ministro Salvini, io
lo ritengo gravissimo”. Così il leader di Avs, Angelo Bonelli, in Aula,
sottolineando che così si rischia “di diventare bersagli” e denunciando che lui
“e Fratoianni abbiamo ricevuto gravissime minacce, tutte denunciate alla
polizia”. Bonelli mostra le carte: “Questa è una lettera che mi è stata
recapitata” con “l’immagine di mia moglie e mia figlia” e “l’indirizzo di casa”,
“minacce gravissime di morte col machete, mi tagliano la testa”. “Questa – ha
aggiunto mostrando un altro foglio – è arrivata pochi giorni fa, legata agli
scontri di Torino, ‘prenderemo a martellate i vostri figli, vi spareremo in
testa e vi faremo spappolare il cervello'”. “Questa è arrivata a mia sorella –
continua il deputato verde -. ‘Quel lurido maiale di tuo fratello, lo
appenderemo a piazza Maggiore a Bologna a testa in giù e gli staccheremo quella
testa di merda”.
Bonelli ha quindi fatto un appello ai più giovani alla non violenza: “Non cadete
nella trappola della violenza, scendete in piazza pacificamente perché la non
violenza è uno strumento rivoluzionario che disarma le menti e impedisce a chi
ha una strategia di criminalizzare il dissenso e mettervi all’angolo”.
L'articolo “Io, Fratoianni e le nostre famiglie minacciati di morte”: la
denuncia di Bonelli che mostra in Aula le lettere ricevute – Video proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Ci indigna l’incredibile superficialità di un discorso completamente vuoto: non
ha detto nulla sul ruolo del nostro Paese in quel Board of Peace. Il collega
Faraone ha trovato una definizione insuperabile: facciamo i guardoni? Ma il
punto è che la natura del Board of Peace è inaccettabile. Siamo di fronte a
un’accolita di speculatori che in modo dichiarato annunciano la loro
speculazione”. Così Nicola Fratoianni in aula alla Camera nelle dichiarazioni di
voto di Avs sulle comunicazioni di Antonio Tajani sulla partecipazione
dell’Italia da ‘osservatore’ al Board of Peace.
“Il nostro Paese avrebbe dovuto dire ‘noi non ci stiamo’”, aggiunge Fratoianni,
sottolineando che è ancora più “immorale davanti al genocidio e alla pulizia
etnica che continua” a Gaza. “Ci chiedete come fare la pace? Qualche idea ce
l’abbiamo – prosegue ancora – Serve il protagonismo dei palestinesi, cancellati
da Trump. Serve lo Stato di Palestina. Servono sanzioni verso il governo di
Israele. Così si prova a costruire la pace non sedendo a quel tavolo. Si dice:
se non siedi al tavolo, sei nel menù. Ma c’è tavolo e tavolo. Se il tavolo è
quello di chi si mangia tutti gli altri, io quel tavolo preferisco rovesciarlo”.
L'articolo “Board of Peace? Natura inaccettabile, indignati dal discorso vuoto
di Tajani”: l’affondo di Fratoianni in Aula proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chi butterebbe il leader di AVS, Nicola Fratoianni, dalla proverbiale torre se
fosse obbligato a scegliere tra il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu
e il presunto finanziatore di Hamas, Mohammad Hannoun, in carcere dallo scorso
27 dicembre?
La domanda è stata posta nel programma “L’intervista” su RaiNews24 da Francesca
Biagiotti, habitué del gioco della torre. Dopo Calenda che buttò Schlein
salvando Meloni, stavolta Fratoianni ha buttato giù il premier fregandosene che
sia a piede libero a differenza del presunto finanziatore del terrorismo
islamico. “(Butterei, ndr) Netanyahu senza dubbio. Noi siamo davanti a
un’inchiesta, lo dico alla destra garantista, e le inchieste – ha spiegato
Fratoianni nell’intervista in onda su Raines24 – poi hanno un esito nel
processo. Se Mohammad Hannoun ha distratto dei fondi che servivano ad aiutare la
popolazione di Gaza per finanziare le attività terroristiche di Hamas, ha fatto
una cosa gravissima, terribile. Netanyahu è il capo di un governo che ha
ordinato, perpetrato organizzato il genocidio del popolo palestinese a Gaza e
che sta organizzando la deportazione e la pulizia etnica dei palestinesi della
Cisgiordania, basta. Se devo proprio scegliere…”. Angelo Bonelli invece tra
Trump e Maduro chi butterebbe?
“Butto Trump. Anche perché – ha spiegato il leader verde – Maduro non c’è
adesso”. Ma anche tra Trump e Xi Jin Ping, stessa scelta?, chiede Biagiotti. E
Bonelli: “Sì, butto sempre Trump perché ha una logica che sta destabilizzando il
mondo e punta a disintegrare l’Europa”. Nell’intervista ‘doppia’ in onda su
RaiNews24 alle 20 e 40 di martedì 13 gennaio, i due leader di AVS si sono
lasciati andare anche a considerazioni sulle loro cose private, oltre che
politiche.
In politica economica entrambi si sono detti favorevoli alla tassa patrimoniale
e all’imposta di successione.
Nicola Fratoianni, nell’ambito di un discorso sulla penalizzazione subita da
Elisabetta Piccolotti nella carriera politica, ha spiegato gli ostacoli subiti
dalla moglie: “Non potersi candidare, non poter avere ruoli perché se no era un
ruolo regalato, favorito e invece Elisabetta è una compagna che da moltissimi
anni fa politica, da molto prima di conoscere me. E ha grandissime qualità, non
devo certo essere io a dirlo. E ha tutto il diritto di fare politica e questa
cosa l’ha pagata molto più di me. Perché queste cose le pagano più le donne in
questo Paese perché il patriarcato esiste checché ne pensino Nordio, Roccella,
Meloni e compagnia bella”.
Alla domanda “Lei sarebbe quindi in grado nell’eventualità di fare un passo per
fare il ‘first gentleman?’”, Fratoianni ha risposto: “Sì, certo e tra l’altro ci
sono anche ragioni di età che lo consigliano”. Fratoianni infatti è classe 1972
mentre Piccolotti è nata nel 1982. Sulla celebre Tesla “L’abbiamo ancora ma come
ha detto la proprietaria Piccolotti”, ha spiegato Fratoianni, “finite le rate,
penso nella seconda metà del 2027, basta, via. Sicuramente la sostituiremo con
una elettrica”. Alla domanda se potrebbe essere cinese, Fratoianni ha risposto
“potrebbe essere e sicuramente qualcuno dirà ‘Ah, avete preso una macchina
cinese’” .
L’intervistatrice ha chiesto a Angelo Bonelli invece se non avesse pensato di
portare la figlia invece che in Amazzonia a Disneyland. “Non me l’ha mai
chiesto. Un giorno l’ho trovata nell’Igapo’ che è la foresta sommersa, e stava
con dei bambini sopra un ramo che si buttava e si tuffava. Io stavo lì pronto a
intervenire in acqua senza farmi vedere. Senza nessuna angoscia. I bambini hanno
una capacità di comunicare con quelli che noi riteniamo lontani da noi. Però non
mi ha mai chiesto di andare a Disneyland”.
L'articolo Fratoianni e Bonelli a “L’intervista” su RaiNews24: giù dalla torre
Netanyahu e Trump, salvi Hannoun e Xi Jin Ping proviene da Il Fatto Quotidiano.