Il deputato regionale siciliano di Forza Italia Michele Mancuso è stato
arrestato nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità nell’assegnazione
di fondi pubblici destinati a spettacoli in provincia di Caltanissetta. I
magistrati guidati dal procuratore Salvatore De Luca hanno chiesto e ottenuto
oggi l’arresto ai domiciliari nell’indagine per corruzione che coinvolge altre
cinque persone: l’ordinanza è stata eseguita dalla Squadra mobile di
Caltanissetta e dallo Sco di Roma. Secondo l’accusa, Mancuso avrebbe ricevuto 12
mila euro in tre tranche, fino al 5 maggio 2025, per favorire un’associazione
sportiva nell’ottenimento di fondi pubblici pari a 98 mila euro, stanziati con
una legge regionale del 12 agosto 2024 per la realizzazione di spettacoli nel
Nisseno.
La misura cautelare, eseguita dalla squadra mobile, riguarda anche il suo
braccio destro Lorenzo Tricoli. Il provvedimento dispone inoltre una misura
interdittiva di dodici mesi nei confronti dei rappresentanti dell’associazione
sportiva dilettantistica Genteemergente: Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e
Carlo Rizzoli. Per loro è previsto il divieto di esercitare attività d’impresa
nel settore dell’intrattenimento e dell’organizzazione di feste e cerimonie,
nonché di ricoprire incarichi direttivi.
A loro viene anche contestata un’ipotesi di truffa aggravata per presunte
rendicontazioni di costi fittizi per 49 mila euro a danno della Regione
siciliana. In un primo momento la Procura aveva ipotizzato la “corruzione per un
atto contrario ai doveri d’ufficio”, ma il giudice per le indagini preliminari
ha riqualificato l’accusa nell’articolo 318 (corruzione per l’esercizio della
funzione), che riguarda il pubblico ufficiale che riceve indebitamente denaro o
altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni.
Prima della decisione sulle misure cautelari, il gip ha interrogato gli indagati
il 22 gennaio scorso. Le loro dichiarazioni non sono state ritenute idonee a
superare i gravi indizi emersi nel corso delle indagini. Il 3 febbraio il
Tribunale del Riesame aveva disposto la restituzione delle somme sequestrate,
motivando la decisione con l’assenza del pericolo di dispersione del denaro e
non con la mancanza di indizi, ritenuti invece sussistenti.
L'articolo Arresti domiciliari per il deputato regionale siciliano Michele
Mancuso (Forza Italia): è accusato di corruzione proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Nulla di fatto. Il decreto sui ristori destinati a Sicilia, Sardegna e Calabria
per i danni causati dal ciclone Harry non approda in Consiglio dei ministri. O
meglio, non c’è neppure una riga all’ordine del giorno nella convocazione.
Restano ancora una serie di nodi da sciogliere a iniziare da una più precisa
conta dei danni e dall’individuazione delle risorse. Nel frattempo, con in corso
l’allerta gialla per il maltempo in nove regioni, tra cui Emilia Romagna,
Veneto, Lazio, Campania e Calabria, a Messina è iniziata l’attività di verifica
dei danni nell’area sud della città, la più colpita. A San Filippo del Mela sono
state evacuate alcune case a rischio crollo. La tensione resta alta e i
cittadini si aspettano il pacchetto di interventi promesso. Non bastano le
dichiarazioni del presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, al
pontificale per Sant’Agata, in cattedrale a Catania: “Stiamo lavorando senza
sosta per portare ristori e aiuti e porre le basi affinché i nostri territori e
la nostra gente si rialzino e siano sicuri”. E non hanno certo rassicurato le
parole pronunciate dal ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, durante
la sua informativa in Senato e Camera, diventata un’arringa difensiva sulle
responsabilità nella frana di Niscemi. Arringa che, però, fa acqua da tutte le
parti. Anche perché Musumeci sostiene di non aver ricevuto alcuna informazione
“del rischio incombente su una frana che era in stato così avanzato da rendere
vano qualunque intervento”. Ma si parla dello stesso ministro che è stato anche
Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico della Sicilia. Con
queste premesse, ogni ora di attesa alimenta la preoccupazione delle comunità
interessate.
IL MINISTRO CITA I DATI (SUPER NOTI) E IL GOVERNO TAGLIA I FONDI PER IL DISSESTO
Citando i dati dell’Ispra del 2024, poi, Musumeci ricorda che in Sicilia “nove
Comuni su 10 sono ad alto rischio frana”, mentre “oltre il 94% dei territori
italiani è esposto a pericolo idrogeologico, valanghe ed erosione costiera”. E
già, ma non è certo una novità. Non solo perché sono i dati del 2024, ma
soprattutto perché non si discostano molto da quelli del 2023, del 2022 e via
dicendo andando a ritroso nel tempo. Insomma, la situazione del paese è questa
da anni. Più si costruisce, più peggiora. E lo stesso accade con l’aumentare
della frequenza degli eventi estremi. Eppure, come ricordato dai parlamentari
del Comitato Pianeta 2050 del M5S, coordinato dal vicepresidente della Camera,
Sergio Costa, nell’ultima legge di Bilancio i fondi per il dissesto
idrogeologico sono stati tagliati di 134 milioni di euro.
L’ATTESA PER IL TESTO DEL DECRETO RISTORI
E ora, però, c’è un problema enorme da risolvere, per il quale non basta certo
il primo stanziamento da 100 milioni di euro deliberato dal Consiglio dei
ministri per le tre regioni colpite. Le prime stime parlano di circa 2 miliardi
di euro di danni, uno dei quali solo in Sicilia, ma il rischio maggiore è che le
attività produttive restino paralizzare per l’assenza di risorse o, ancora
peggio, per l’incapacità di utilizzare quelle che arrivano a causa dei soliti
ostacoli burocratici. Il decreto tanto atteso dovrebbe contenere risorse per le
amministrazioni, aiuti per le famiglie e per le attività imprenditoriali. Per
quanto riguarda la Regione Sicilia, invece, oltre allo stanziamento di tre
milioni di euro per risarcire le imprese ittiche e lo stop per il 2026 al
pagamento dei canoni per le concessioni demaniali marittime, è stato publicato
l’avviso pubblico sui contributi straordinari destinati alle attività di
gestione di stabilimenti balneari o ricadenti sui litorali che hanno subito
perdite significative e sospensioni di attività. Ogni contributo è concesso
sulla base di una perizia tecnica, con un limite massimo di 20mila euro ma, come
scritto, si concentra sui danni registrati sul litorale, escludendo le zone
interne. È poi prevista una seconda tranche di aiuti, il 60% a tasso zero e il
40% a fondo perduto, con pre-ammortamento delle rate per tre anni. La coperta è
molto corta, anche se la ricognizione dei danni è ancora in corso e da quello
dipenderà anche la destinazione dei fondi. Tanto che si sta pensando anche
all’acquisto di nuove abitazioni per chi è rimasto senza una casa. Il Governo
Meloni aspetta ancora i dati da Regioni e Protezione civile ma è chiaro che
l’ostacolo principale sarà quello di reperire i fondi.
DOVE PRENDERE I SOLDI, LE SOLUZIONI SUL TAVOLO
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha
annunciato che il Governo vuole proporre anche l’utilizzo del Fondo di
solidarietà europeo. In un’intervista al Corriere della Sera, poi, Renato
Schifani aveva parlato anche di un’altra soluzione: “Per reperire ulteriori
risorse, raccogliendo l’appello della premier, stiamo valutando anche il
disimpegno di alcuni fondi Fsc (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, ndr) che
non hanno rispettato il cronoprogramma”. In questo caso, il Governo risarcirebbe
le regioni del Sud con i loro stessi soldi. Una modalità inedita e molto diversa
rispetto a quanto fatto in altre occasioni e in altre regioni, come
Emilia-Romagna, Toscana e Marche.
SULLE POLIZZE CHE NON GARANTISCONO COPERTURA: SCATTANO LE INTERROGAZIONI
Come se non bastasse, c’è da risolvere – sempre se sarà possibile – il fattaccio
delle polizze assicurative che, come scoperto da molte imprese solo dopo il
ciclone – non prevedono la copertura per mareggiate o alluvioni.
Federcontribuenti ha lanciato un monito: “Non basta più assicurarsi contro il
fuoco, oggi occorre proteggersi dall’acqua, dall’aria e, soprattutto, dalla
realtà di un clima che è cambiato in modo evidente”. Ma la riforma introdotta
dalla legge di bilancio 2024 e attuata con un decreto di gennaio 2025, definendo
gli eventi garantiti (come l’alluvione, il sisma, la frana) esclude le
mareggiate. In una penisola. Il M5S ha depositato alla Camera e al Senato due
interrogazioni parlamentari, a firma Ida Carmina e Mario Turco, per chiedere al
Governo lumi sulle polizze catastrofali, rese dal Governo Meloni obbligatorie
per le imprese nella Legge di bilancio 2024. “L’esclusione di alcuni eventi
dalle coperture – spiegano i parlamentari – sta rendendo manifesta la truffa
implicita in queste polizze, che noi già due anni fa denunciammo come ennesimo
balzello a carico delle imprese. Chiediamo al Governo, pertanto, di chiarire
immediatamente l’aspetto delle coperture, di ribaltare una normativa truffaldina
e soprattutto di intervenire con ristori pubblici veri a tutela dei territori
colpiti dal ciclone Harry”.
L'articolo Ciclone Harry, al Sud salgono tensione e incertezze, ma il decreto
sui ristori non approda in Consiglio dei ministri proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Scuole chiuse e oltre cinquecento persone evacuate a Niscemi, cittadina di
25mila abitanti in provincia di Caltanissetta, dove una frana iniziata intorno
alle 13 di domenica 25 gennaio ha causato importanti lesioni e un allarme per
rischio idrogeologico. Lo smottamento del terreno è stato accentuato dalle fitte
piogge che hanno interessato gran parte della Sicilia a seguito dell’arrivo del
ciclone Harry. Per chi ha dovuto o voluto lasciare la propria casa è stato
disposto dalla Protezione Civile un servizio di accoglienza: molti hanno passato
la notte nel palasport “Pio La Torre”, mentre da Palermo sono arrivate centinaia
di brandine destinate alle persone sfollate. Situazione critica anche per i
collegamenti stradali, con il paese a rischio isolamento: la frana infatti ha
interrotto la strada provinciale SP10 e l’unica via di collegamento con la
statale Gela-Catania resta la provinciale 11. Già il 16 gennaio nella cittadina
si era verificato un evento simile: è stato convocato un tavolo tecnico per
studiare eventuali correlazioni tra i due avvenimenti.
Domenica il sindaco Massimiliano Conti ha disposto la chiusura delle scuole a
partire da lunedì mattina. “Nella notte la situazione è notevolmente peggiorata.
Siamo molto preoccupati. Al momento l’unico modo per arrivare a Niscemi è da
Caltagirone, ma stiamo cercando delle alternative viarie. La situazione è
drammatica“, ha dichiarato il primo cittadino. L’amministrazione ha attivato il
Centro operativo comunale. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci
ha fatto sapere di essere aggiornato sul caso: “Ho sentito il sindaco
assicurando la massima collaborazione del governo Meloni e del nostro
dipartimento nazionale di Protezione civile, che ha già disposto l’invio di un
team di tecnici”. Il governatore Renato Schifani assicura che “La Regione
Sicilia è pronta a fare tutto il possibile per garantire la sicurezza dei
cittadini, dare assistenza agli sfollati, molti a titolo precauzionale, e
ripristinare al più presto i collegamenti viari”.
In accordo con Schifani, il dirigente generale della protezione civile siciliana
Salvo Cocina si è recato sul posto e seguirà da vicino l’evolversi degli eventi.
Presenti anche i Vigili del fuoco, i tecnici comunali, i tecnici del
dipartimento regionale della Protezione civile e le forze dell’ordine. “Nella
notte la frana si è mossa ancora e si è estesa in direzione Gela”, comunica
Cocina. Martedì è atteso in città anche il professor Nicola Casagli, presidente
dell’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale. La frana di
Niscemi non è stata l’unica in questi giorni in Italia: domenica sera, in
provincia di Genova, la statale Aurelia ha ceduto nel comune di Arenzano
all’altezza della galleria Pizzo. La strada è stata chiusa in entrambe le
direzioni, e le operazioni di messa in sicurezza sono proseguite tutta la notte.
Sul posto è stato attivato il protocollo Usar, con il supporto di unità
cinofile, mezzi di movimento terra e personale specializzato.
L'articolo Sicilia, Niscemi isolata da una frana: scuole chiuse e oltre 500
sfollati. Il sindaco: “Situazione drammatica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Cuffaro? Affari suoi, ognuno per la sua strada”. È la presa di distanze
esplicita che l’onorevole Ignazio Abbate, eletto all’Assemblea regionale
siciliana con lo scudo crociato dell’ex governatore, rilascia ai microfoni dello
Stato delle cose in onda stasera, lunedì 26, alle 21.15 su Rai3. Nella Sicilia
dei cicloni atmosferici e giudiziari, rileggendo l’informativa sull’inchiesta
che ha travolto Totò Cuffaro, qualche dubbio sulla bontà delle nomine alla
Protezione civile e sui rapporti tra Cuffaro, il direttore dell’ente Salvatore
Cocina e il presidente della regione Renato Schifani torna a galla. I magistrati
sospettano che proprio il capo della Protezione civile, che oggi fa la conta dei
danni lasciati sull’Isola dall’uragano Harry, sia “diretta emanazione di
Cuffaro, strategicamente collocato nella miglior posizione possibile per
sollecitare ed influenzare in quel settore, le scelte di Schifani”.
Una delle intercettazioni più simboliche, a conferma di questa convinzione, vede
protagonista proprio l’onorevole Abbate, oggi affannato nel rimettere insieme i
cocci del suo partito in questo “dopo Cuffaro” e che si dichiara totalmente
estraneo al sistema e dal suo capo politico finito in malora. Marzo 2024, casa
di Cuffaro è un continuo via vai di gente e le cimici della procura di Palermo
captano un dialogo tra Totò Vasa-Vasa e il suo vice, l’onorevole Abbate, che
annuncia di aver ricevuto una telefonata da Cocina a proposito di una misteriosa
“Lauretta”.
La donna, annotano gli inquirenti, stava andando in pensione dalla sede di
Ragusa e il capo della Protezione civile, avrebbe – secondo quanto riferisce
Abbate – chiesto a Cuffaro di fare un nome. La circostanza è quantomeno
inusuale. L’ente diretto da Cocina, risponde al presidente della Regione e le
nomine le firma direttamente lui. Quale sarebbe stata la necessità di
interpellare di Cuffaro? L’intercettazione continua e l’ex segretario della Dc
siciliana, sembra incerto sul posizionare un suo uomo all’Ente Parco oppure alla
Protezione civile, concludendo che “la Protezione civile è più importante.
Economicamente non c’è paragone, finanziamenti, gare… Ma non solo è più
importante per le cose che fa, ma perché Cocina se gli diciamo di pomparlo, lo
pompa!”. La certezza sulla disponibilità di Cocina, a far passare la nomina al
presidente della Regione, è granitica anche nell’onorevole Abbate: “Non c’è
bisogno di niente…direttamente con il Presidente questo. Cocina ed il
presidente…sono Schifani!”.
Affare fatto, Cuffaro su suggerimento di Abbate, sentenzia che a Ragusa, a
prendere il posto di Lauretta, ci sarebbe andato il dottor Antonio Blandini.
Dalle carte dell’inchiesta Cuffaro, non emerge più nulla e la squadra di
Giletti, chiede conto anche a Cocina, a partire dalla “signora Lauretta” che
stava andando in pensione: “Non so proprio di cosa parliate, io ho solo
collaboratori maschi”. Colpo di scena! Possibile che Abbate si sia inventato
tutto? No, non mentiva Abbate e non mente Cocina. Da una ricerca online, si
ricava che “Lauretta” ha i baffi, fa l’ingegnere, è a capo della Protezione
civile della provincia di Ragusa e di nome fa Luigi. Il primo aprile del 2024,
tre settimane dopo l’intercettazione tra Abbate e Cuffaro, Lauretta viene
ritratto in una stretta di mano fra lui e il suo successore, Antonio Blandini,
come indicato da Cuffaro.
“Un ottimo professionista”, commenta Abbate su Blandini, rivendicando
quell’intercettazione sulla nomina, nella quale si parla di interessi economici
e opportunità politiche, piuttosto che delle doti professionali del nuovo
direttore della Protezione Civile di Ragusa. Cocina invece, sulle cui spalle
oggi pesano anche la messa in sicurezza e la ricostruzione dei danni lasciati da
Harry, se non ricorda di Lauretta, suo dirigente di alto livello andato in
pensione meno di un anno e mezzo fa, tocca incrociare le dita per le sorti
dell’isola. Se invece il direttore dell’ente avesse voluto giocare sul
misunderstanding dell’identità sessuale del dirigente per non svelare l’origine
di una nomina, presumibilmente frutto di ingerenze politiche, sarebbe anche
peggio.
L'articolo Cuffaro, l’intercettazione con il suo vice e il mistero di “Lauretta”
della Protezione civile proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono stati sorpresi da una violenta bufera di neve mentre si stavano recando nel
rifugio sull’Etna. La famiglia, composta da tre turisti svizzeri (tra cui una
bambina di 4 anni), è rimasta così bloccata in auto, impossibilitata a
spostarsi. L’allarme è stato lanciato dal titolare della struttura ricettiva in
cui alloggiava la famiglia, verso le 19.30. L’uomo ha contattato i militari
della stazione del Soccorso alpino della guardia di finanza di Nicolosi, dicendo
che i tre – una coppia e una bambina di 4 anni – non avevano fatto ritorno e che
probabilmente erano bloccati in auto, ferma per la grande quantità di neve.
rimasti bloccati sull’Etna mentre rendeva impossibili gli spostamenti. Per
questo erano rimasti chiusi nell’auto, in attesa di soccorsi e di un
miglioramento delle condizioni atmosferiche.
Il loro albergo era nel Rifugio Sapienza, vicino i Crateri Silvestri. I
soccorritori li hanno raggiunti con non poche difficoltà, in quanto la strada
era ricoperta da un metro e mezzo di neve. Nonostante le complicazioni che hanno
portato i soccorsi ad abbandonare il loro fuoristrada, la famiglia è stata
raggiunta a piedi e soccorsa. I tre presentavano i primi segni di ipotermia, ma
non gravi, ed erano in preda al panico. Sono stati ricoperti da capi di
abbigliamento e coperte e poi condotti in albergo. Le operazioni si sono
concluse alle 23 e sono avvenute in contatto con la Prefettura di Catania e con
i componenti del Centro coordinamento soccorsi.
Quest’ultimo è stato attivato per le attività di soccorso e prevenzione connesse
al ciclone Harry e al rischio metereologico che sta interessando la regione da
giorni. Nella giornata di ieri e oggi, nella Sicilia orientale, le raffiche di
vento hanno raggiunto un picco di 100 km/h.
L'articolo Bufera di neve sull’Etna, famiglia di turisti svizzeri salvata dopo
ore in auto. Tra loro una bambina di 4 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
La richiesta di giudizio immediato come mossa politica più che giudiziaria. Un
attimo dopo aver ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di
Palermo – che lo accusa di corruzione, peculato, falso e truffa – l’ex
presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno ha presentato
istanza per saltare l’udienza preliminare e andare direttamente a dibattimento.
Una strategia per archiviare il processo più in fretta possibile, liberandosene
in tempo per correre per la guida della Regione. Sull’isola, infatti, c’è già
odore di elezioni. Non subito: l’arresto di Totò Cuffaro non produrrà effetti
immediati sul governo regionale. Proprio martedì, mentre a Galvagno veniva
notificata la richiesta dei pm, il “Parlamento” di Palermo confermava la fiducia
a Renato Schifani: il governatore quindi resta in sella, almeno fino al prossimo
scossone. Ma vista la mole di grane giudiziarie di questa legislatura, i partiti
iniziano a pensare al futuro.
Per questo, anche se ancora nulla si muove, molto ribolle sotto traccia.
Inevitabilmente, infatti, le indagini hanno via via indebolito la giunta dell’ex
presidente del Senato, rosa dall’interno da una fronda antagonista in Forza
Italia (capeggiata dal vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, con Marco
Falcone e Tommaso Calderone) e dagli alleati che mirano alla prossima
presidenza. I meloniani lamentano di guidare poche Regioni rispetto al loro
consenso, mentre con l’arresto di Cuffaro gli equilibri interni al centrodestra
potrebbero cambiare: il primo effetto è che la Lega ha congelato il patto con la
Dc Sicilia, il partito dell’ex governatore ora a rischio estinzione. E proprio
sui sette deputati della Dc insistono gli appetiti degli altri partiti, in
particolare del Carroccio, che così passerebbe da un accordo saltato a
un’annessione. “Ancora è presto per parlare di passaggi”, giura qualcuno, mentre
altri sottolineano che nessun deputato è stato arrestato e Cuffaro non fa parte
del governo.
Ad allontanare il ritorno al voto c’è anche un rimpasto di giunta previsto per
il prossimo gennaio: in molti si aspettano che a saltare siano i “tecnici”
vicini a Schifani, ovvero l’assessora alla Salute, Daniela Faraoni, e quello
all’Economia Alessandro Dagnino. Se arrivasse una nuova scossa giudiziaria,
però, il governo potrebbe cedere. Come futuro governatore qualcuno ipotizza un
ritorno dell’attuale ministro alla Protezione civile Nello Musumeci. Ma un
meloniano taglia corto: “Non è più di suo interesse, escludo uno scenario
simile”. Di certo il toto nomi è già partito e uno Schifani bis è considerato
improbabile: nonostante il presidente sia spalleggiato dalla Lega e da una parte
del suo partito, è osteggiato dalla fronda interna a Forza Italia, mentre FdI
potrebbe voler passare all’incasso, dopo aver criticato Schifani per lo spazio
dato a Cuffaro e al leghista Luca Sammartino, vicepresidente e assessore
all’Agricoltura.
“Il toto nomi è un mero esercizio di stile al momento, soprattutto perché il
prossimo candidato verrà deciso a Roma, in base agli equilibri nazionali e da
Roma, in questo momento, non c’è nessun imput”, sostiene un deputato del
centrodestra. Pare chiaro, però, che si voterà in primavera: almeno questa è la
moral suasion che sta arrivando da Sergio Mattarella per evitare che le
elezioni, politiche e regionali, cadano troppo a ridosso delle leggi di
Bilancio. Che sia la primavera del 2026 o quella del 2027 (cioè quasi a scadenza
naturale della legislatura, prevista a ottobre) è tutto da vedere. Di sicuro al
momento il centrodestra non ha fretta: “Non credo che in FdI nessuno voglia far
cadere la giunta Schifani”, conferma un big meloniano da Roma. Almeno fino alla
prossima inchiesta.
L'articolo Sicilia, la mossa di Galvagno: chiede il giudizio immediato per poter
correre da governatore alle prossime regionali proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata confermata dalla Corte d’Appello di Caltanissetta la condanna per
violenza sessuale su minore nei confronti di Paolo Colianni, medico e
psicoterapeuta nonché ex assessore alla Famiglia della Regione siciliana nella
seconda giunta di Totò Cuffaro. Rispetto alla sentenza di primo grado, la pena
inflitta è aumentata da cinque anni e quattro mesi a otto anni e otto mesi di
carcere. Colianni – finito in custodia cautelare agli arresti domiciliari e
tornato in libertà lo scorso giugno – è accusato da una giovanissima paziente di
avere abusato di lei durante le sedute di psicoterapia: l’indagine era partita
dopo la segnalazione della scuola frequentata dalla minore, dove una docente
aveva notato il malessere della vittima.
Durante il processo di primo grado, l’imputato aveva reso dichiarazioni
spontanee ammettendo i fatti: la sua difesa aveva chiesto la derubricazione del
reato in “atti sessuali con minore”, fattispecie meno grave che presuppone il
consenso della vittima. Come pene accessorie, il Tribunale di Enna aveva
disposto l’interdizione dai pubblici uffici e dalle professioni che coinvolgono
minori e il divieto di frequentare luoghi frequentati da minori. Colianni aveva
versato un risarcimento provvisorio di cinquantamila euro a ciascuna delle parti
civile costituite, i genitori e il nonno della ragazzina, rappresentati
dall’avvocato Fabio Repici del foro di Messina.
L'articolo Violenza sessuale su minore, l’ex assessore siciliano alla Famiglia
Paolo Colianni condannato in Appello a 8 anni e 8 mesi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Chiesto il processo per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, il
meloniano Gaetano Galvagno, che si dovrà presentare il prossimo 21 gennaio
davanti al gup del tribunale di Palermo. Secondo la procura palermitana, guidata
da Maurizio de Lucia, il pupillo del presidente del Senato Ignazio La Russa
risponde dell’accusa di corruzione, falso, peculato e truffa in merito
all’utilizzo dei fondi regionali destinati all’organizzazione di eventi e per
l’uso improprio dell’auto blu. Nell’inchiesta è coinvolta anche l’assessora al
turismo, Elvira Amata, sempre di Fratelli d’Italia, per la quale è già stata
fissata l’udienza preliminare il prossimo 13 gennaio.
LE ACCUSE
Secondo le accuse formulate dai sostituti Felice De Benedittis e Andrea Fusco,
Galvagno in qualità di presidente dell’Ars e della Fondazione Federico II,
insieme alla sua portavoce (poi dimessasi) Sabrina De Capitani Di Vimercate,
avrebbero destinato tra il 2023 e 2024 alle Fondazioni “Tommaso Dragotto” e
“Marisa Bellisario”, di cui referente è stata l’imprenditrice Caterina
Cannariato (indagata per corruzione), 11 mila euro per un apericena legato
all’evento “donna, economia e potere”, altri 27 mila e 200 euro per l’evento “La
Sicilia per le donne”, e 198 mila euro per le edizioni 2023 e 2024 di “Un magico
natale”. In cambio, l’imprenditrice Cannariato avrebbe promesso un incarico, poi
non andato a buon fine, a Martina Galvagno, non indagata e cugina del
presidente; avrebbe nominato nel cda di una sua società Franco Ricci, marito di
De Capitani, e conferito un incarico per un evento a Marianna Amato, indagata
per corruzione e vicina al deputato ex Fdi, Manlio Messina. Inoltre
l’imprenditrice avrebbe dispensato altre consulenze, tramite la Fondazione
Dragotto, alla cerchia del presidente Galvagno formata dalla portavoce De
Capitani, da Amato, Alessandro Alessi e Davide Sottile. I magistrati hanno
chiesto il processo per corruzione per De Capitani, Cannariato, Amato e Alessi,
mentre non risulta Sottile.
PECULATO E FALSO
All’enfant prodige meloniano, gli inquirenti contestano anche l’utilizzo
improprio della sua auto blu e le false documentazioni presentate in regione per
ottenere i rimborsi. L’accusa è di peculato, falso e truffa in concorso con
l’autista Roberto Marino, per 60 spostamenti dell’Audi A6 in cui avrebbe
trasportato “soggetti non autorizzati”. Oltre ai componenti del suo staff
Giuseppe Cinquemani e la portavoce De Capitani, ci sono la sorella Giorgia
Galvagno, il cugino omonimo Gaetano Galvagno e altri parenti Stefania Galvagno e
lo zio Domenico Claudio Galvagno. In due circostante accompagna a casa anche
l’europarlamentare meloniano Ruggero Razza. Spostamenti tra Palermo, Paternò,
città natale di Galvagno, Catania e Messina, per trasferimenti in aeroporto, in
albergo, a casa e al centro commerciale, per comprare farmaci, fiori, generi
alimentari e ritirare kebab e patatine fritte. Secondo la Guardia di finanza di
Palermo, i falsi rimborsi chiesti da Galvagno e Marino, per “inesistenti spese
di missione”, avrebbero indotto “in errore il personale dell’amministrazione
dell’assemblea regionale siciliana” procurando “un ingiusto profitto di 19 mila
e 277,37 euro, di cui 12.849 euro per il rimborso spese e 6528,37 per la
diaria”.
LA DIFESA DI GALVAGNO
Il presidente si è detto sempre estraneo ai fatti, e lo scorso 31 luglio si è
recato a Roma insieme all’assessora al Turismo Amata per essere ascoltato dal
collegio dei probiviri di Fratelli d’Italia in merito all’inchiesta. A novembre,
il collegio difensivo del presidente formato dal professor Vittorio Manes e
dagli avvocati Ninni Reina e Antonia Lo Presti ha depositato una memoria
difensiva con il quale si evincerebbe “l’assenza di ogni rilievo penale”, che
però non ha fatto cambiare idea ai magistrati.
L'articolo Sicilia, chiesto il processo per il presidente dell’Ars Galvagno: è
accusato di corruzione, falso, peculato e truffa proviene da Il Fatto
Quotidiano.