Quattro misure cautelari per i caporali cinesi fornitori di capi di
abbigliamento per Piazza Italia, in amministrazione giudiziaria dal febbraio
scorso proprio per essersi rivolti a loro. È la seconda puntata delle indagini
della Procura di Prato sullo sfruttamento del lavoro e l’intermediazione
illecita compiuti da imprenditori cinesi che si sono arricchiti – secondo le
accuse – costringendo i loro dipendenti a produrre a ritmi abnormi, sette giorni
su sette, dalle 13 alle 16 ore al giorno, ammassati in un dormitorio a pochi
metri dalla fabbrica.
I quattro indagati appartengono allo stesso nucleo familiare. Per il 53enne
titolare occulto di due società – Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl
s.r.l. – il Gip ha disposto gli arresti domiciliari col braccialetto
elettronico. Per moglie, figlio e nuora, è scattato il divieto di dimora nella
provincia di Prato e l’interdizione all’esercizio di impresa per un anno.
Le indagini, che si sono avvalse del contributo del nucleo Pef della Finanza,
dei vigili urbani e del gruppo antisfruttamento dell’Asl Toscana Centro (di
recente rafforzato dal governatore Eugenio Giani), hanno ribadito che le ditte
degli indagati hanno gestito un notevole flusso di rapporti commerciali con
diversi committenti. Tra i quali Piazza Italia, brand con punti vendita in
franchising diffusi su tutto il territorio nazionale “che dal 2022 ad oggi e
dunque per più di un triennio ha esternalizzato una parte significativa della
propria produzione di capi di abbigliamento avvalendosi dell’attività svolta
proprio da dette imprese”, si legge in una nota diffusa dal procuratore Luca
Tescaroli.
E’ questa la ragione per la quale la Procura a febbraio ha ottenuto dal
Tribunale di Firenze la misura dell’amministrazione giudiziaria di Piazza
Italia. I magistrati toscani si stanno muovendo con una “strategia
multilivello”: perseguire sia chi sfrutta i lavoratori, sia chi si avvale del
vantaggio di approvvigionarsi a prezzi ultrascontati grazie alla filiera dello
sfruttamento. Fino a realizzare un guadagno di circa il 300 per cento rispetto
ai costi di produzione.
L'articolo Prato, misure cautelari per quattro caporali cinesi del lavoro
tessile. Tra i loro committenti c’era Piazza Italia proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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La Procura di Prato ha depositato l’avviso di conclusione delle indagini
preliminari, mettendo un primo, pesantissimo punto fermo su una vicenda torbida
che da mesi avvelena il clima politico regionale toscano. Fu proprio Il Fatto
Quotidiano a fine agosto 2025 a far esplodere il caso, rivelando per primo
l’esistenza di un dossieraggio a luci rosse nato per far saltare le candidature
interne a Fratelli d’Italia.
Poggianti principale accusato, scompare Belgiorno
Dal comunicato diffuso dalla Procura guidata da Luca Tescaroli le accuse
formalizzate contro l’ex vicepresidente del consiglio comunale di Empoli Andrea
Poggianti sono gravissime: revenge porn, diffamazione aggravata e tentata
violenza privata. Emerge poi un secondo dato importante: l’atto riguarda
esclusivamente Poggianti. Non vi è invece alcun riferimento alla posizione di
Claudio Belgiorno, che in passato era stato indagato e perquisito nella stessa
inchiesta. La posizione di Belgiorno è stata stralciata perché risulta ancora
indagato in concorso con altre persone, nei confronti delle quali, si legge
nell’avviso di chiusura indagini, si procede separatamente.
È stato Cocci a indirizzare le indagini: i due moventi
A sbrogliare la matassa e a tirare in ballo i due ex colleghi di partito era
stato lo stesso Tommaso Cocci, raccontando agli inquirenti i retroscena della
sua vita personale e politica, inclusa la sua guida come segretario nella loggia
massonica Sagittario, la stessa dell’imprenditore Riccardo Matteini Bresci,
finito al centro dello scandalo corruzione dell’ex sindaca di Prato Pd Ilaria
Bugetti.
Grazie a queste rivelazioni, gli investigatori hanno potuto distinguere
nettamente i moventi dei due politici coinvolti inizialmente: Poggianti avrebbe
agito per profondi risentimenti personali legati a passate frequentazioni intime
condivise proprio con Cocci, mentre Belgiorno sarebbe stato spinto da esclusive
mire politiche, essendo anch’egli candidato al Consiglio regionale e concorrente
diretto di Cocci.
Il fango, le foto e il ricatto
Le carte dell’inchiesta confermano come l’indagato abbia diffuso lettere anonime
in modo capillare e con modalità diverse secondo il destinatario, indirizzandole
a vertici di partito, sindaci, consiglieri e testate giornalistiche. L’obiettivo
era costringere Cocci alle dimissioni. I plichi contenevano immagini intime di
Cocci che, secondo gli accertamenti, sarebbero state scattate proprio
all’interno della camera da letto dell’abitazione di Poggianti a Empoli.
A queste foto si accompagnavano accuse costruite a tavolino: le missive
dipingevano Cocci come un assuntore di “cocaina e chemsex” e partecipante a
“orge gay” in un hotel Riparbella di Livorno con “43 ragazzi anche minori”.
L’intento era triplice: distruggere Cocci, attaccare la sua appartenenza
massonica e ledere la reputazione dell’onorevole Chiara La Porta, accusata
falsamente nelle lettere di voler coprire gli scandali.
Iphone, foto e giornali. Le prove a carico
Nel suo I Phone, e in una pennetta usb, sarebbero saltate fuori tre delle
immagini intime dell’ex consigliere di Fdi finite nelle lettere anonime. Non
solo. Nel telefono “disponeva di un elenco dei politici e delle testate
giornalistiche ai quali sono state sequestrate le missive sequestrate”; l’ultima
modifica del documento sarebbe avvenuta il 27 giugno 2025, “in data antecedente
di soli pochi giorni rispetto alla data riportata nei timbri riportati su sette
delle dieci missive indirizzate alle figure politiche del comune di Prato”.
Poggianti respinge ogni accusa
“Le prime lettere sono iniziate ad arrivare mentre ero in viaggio di nozze,
dall’altra parte del mondo – si difende l’ex politico di Empli –. Riguardo alle
foto, ne sono state trovate due e risultano in fase di cancellazione nel 2022:
come avrei potuto riassemblarle e usarle dopo anni? Senza contare – conclude –
che nelle lettere e nelle buste anonime non c’è traccia del mio Dna né delle mie
impronte. Sono vittima di una macchina del fango”.
I ruoli apicali nella Loggia “Sagittario”
L’inchiesta si intreccia con quella per corruzione sull’ex sindaca Bugetti e
sull’imprenditore Matteini Bresci, ex maestro della loggia Sagittario e vicino a
Cocci, che avrebbe sostenuto la sua nomina. Per chiarire la rete di rapporti, la
Procura ha sequestrato gli elenchi della Gran loggia Alam, ora al vaglio anche
per verificare eventuali logge o soci “occulti”. Le indagini e le acquisizioni
documentali hanno confermato l’effettiva appartenenza di Cocci alla loggia
pratese.
Lo stesso Cocci, interrogato il 4 settembre 2025, ha ammesso la sua pregressa
militanza, dichiarando di esserne stato il Segretario nel periodo in cui
l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci ricopriva il ruolo di “Maestro
Venerabile”. Inoltre, dall’analisi del telefono sequestrato a Matteini Bresci, è
emerso che Cocci ricopriva anche l’importante carica di 1° Sorvegliante della
loggia.
L'”uomo di fiducia” di Matteini Bresci
I pm considerano “aderente alla verità” il ritratto delineato dai corvi nelle
delazioni, secondo cui Cocci era considerato “uomo di fiducia nella destra
pratese” del Venerabile Matteini Bresci mentre l’ex sindaca Ilaria Bugetti lo
era nel PD. Trova conferma anche la circostanza che i due abbiano partecipato
insieme all’inaugurazione della nuova sede della Provincia Massonica di Firenze
e che Cocci avesse effettivamente collaborato con un altro legale massone per
assistere clienti di nazionalità cinese, come denunciato nei dossier.
La prova della rete di complici (il segreto istruttorio)
C’è un dettaglio investigativo fondamentale sottolineato dai magistrati per
spiegare la rete di complicità dietro il ricatto. Le lettere anonime riportavano
testualmente: “Ci sono oltre due anni di intercettazioni che confermano che
Tommaso Cocci è stato ed è Segretario della loggia Sagittario”. Dato che la
notizia di queste intercettazioni è diventata di dominio pubblico solo in epoca
successiva alla stesura e spedizione delle missive, la Procura deduce che
l’autore della macchina del fango fosse in possesso di notizie coperte da
segreto, accessibili esclusivamente tramite “un canale istituzionale
qualificato”.
Per gli inquirenti, questa è la prova regina che corrobora l’ipotesi che
l’indagato Andrea Poggianti abbia agito in concorso con altri soggetti. Per
questo l’inchiesta non è finita qui. Il massimo riserbo copre ora i prossimi
passi degli inquirenti, che stanno proseguendo gli accertamenti per identificare
la rete di complici che ha materialmente agevolato la produzione e la
distribuzione capillare delle lettere anonime.
La fuga da Fratelli d’Italia e la caccia ai complici
Le conseguenze politiche della vicenda sono state devastanti. Come riportano le
cronache locali, dentro Fratelli d’Italia ad oggi è rimasto solo Tommaso Cocci.
Andrea Poggianti aveva infatti già abbandonato il partito ancor prima che la
situazione precipitasse, mentre Claudio Belgiorno si è dimesso subito dopo aver
ricevuto l’avviso di garanzia, denunciando un clima troppo pesante e di “fuoco
amico” da parte dei colleghi, poco solidali nei suoi confronti.
L'articolo Dossier hard in FdI, la Procura di Prato chiude le indagini sul “caso
Cocci” e accusa di revenge porn politico empolese proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È stato “tutto un equivoco”, riconosciuto infine anche dalla Procura della
Repubblica e dal Giudice per le indagini preliminari. Ma è stato, allo stesso
tempo, il risultato di un mirato “fuoco amico” che spinge oggi Claudio
Belgiorno, ex enfant prodige di Fratelli d’Italia, a riprendere presto la sua
carriera politica, forse già con le comunali di maggio e probabilmente dal lato
di Vannacci. Si chiude con queste due chiavi di lettura l’inchiesta sui presunti
rimborsi illeciti percepiti da Belgiorno, ex capogruppo di Fdi a Prato; una
vicenda giudiziaria scaturita dopo un nostro articolo su rimborsi che apparivano
alquanto strani, pubblicato il 30 giugno 2024, che il Comune inviò poi di sua
iniziativa alla Procura per gli approfondimenti del caso. Belgiorno ha convocato
la stampa locale per annunciare che il gip Costanza Chiantini ha accolto la
richiesta del pm Vincenzo Nitti, disponendo l’archiviazione del fascicolo per
insussistenza degli elementi oggettivi del reato.
L’EQUIVOCO SULLE DICITURE
L’ipotesi di reato iniziale ruotava attorno al sospetto che Belgiorno, all’epoca
capogruppo del partito di Meloni all’opposizione, potesse aver ingannato il
proprio datore di lavoro per farsi rimborsare ore rendicontate dal Comune come
“riunioni di gruppo consiliare” che in realtà non si erano mai svolte. Nel mese
di agosto, infatti, l’altro consigliere di Fdi (Tommaso Cocci) con cui formava
il “gruppo” era assente e lo stesso Belgiorno – stando ai suoi social network –
risultava in vacanza in Sicilia. Dunque, era un mistero come potesse avere
diritto a rimborsi. I legali Ugo e Gaia Fanti, affiancati da Gianni Cenni, hanno
poi dimostrato che alla base di quei rendiconti c’era un “equivoco”, un errore
della modulistica e dei sistemi di registrazione del Comune a etichettare quelle
ore: per “facilitazione” di compilazione, sotto la dicitura standard di
“riunione del gruppo” finivano anche ore di attività politica sul territorio
svolte singolarmente dall’esponente. A seguito dei riscontri, la cifra
contestata era già scesa dalla Procura a 1.260 euro, per poi azzerarsi
definitivamente con l’archiviazione.
IL “FUOCO AMICO” E LO SGAMBETTO POLITICO
“Quello che mi è successo non lo auguro a nessuno, neanche al mio peggior
nemico”, ha commentato Belgiorno, visibilmente sollevato dall’epilogo
giudiziario della vicenda, che si annuncia ben diverso a livello politico. Il
caso era nato infatti da un formale accesso agli atti effettuato da un altro
consigliere comunale di centrodestra. “Il fuoco qui è amico”, ha ribadito l’ex
capogruppo, evidenziando come i veri nemici non fossero tra le file
dell’opposizione del Pd, ma proprio accanto a lui. Una fazione interna avrebbe
orchestrato la diffusione mirata di quei dati per minare la sua ascesa e la
ormai certa elezione al Consiglio regionale, “punendo un esponente politico
capace di raccogliere migliaia di voti ma considerato troppo indipendente”.
L’INDAGINE ANCORA APERTA
Sullo sfondo resta un’altra vicenda indiziaria, formalmente separata ma che
Belgiorno e i legali ritengono parte integrante di quel disegno politico per
abbatterlo: l’inchiesta sulle lettere anonime. Anche in questo caso Belgiorno
ribadisce la sua più totale estraneità ai fatti, ricordando di aver già fornito
massima collaborazione sottoponendosi a un lungo interrogatorio e consegnando
spontaneamente il proprio DNA. Mentre attende fiducioso l’esito di questo
secondo filone, Belgiorno non chiude le porte al suo futuro nelle istituzioni:
“Non mi sono mai arrivate tante proposte politiche come da quando sono
indagato”. E tanti scommettono che alla fine raccoglierà quella di Vannacci.
L'articolo Prato, archiviata l’inchiesta su Belgiorno (Fratelli d’Italia) sui
presunti rimborsi illeciti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Evasione per milioni di euro, fatture false, imprese apri e chiudi, e un flusso
di denaro che si riversava in Cina, attraverso il circuito clandestino
dell'”underground banking”, il sistema occulto di banche sempre più diffuso
nella comunità cinese. È ancora una volta la Procura di Prato ad aver
smantellato una rete di attività illegali, che drenavano risorse dallo Stato.
Gli inquirenti, coordinati dal procuratore Luca Tescaroli, hanno ottenuto un
sequestro nei confronti di tre imprenditori, a cui sono contestate 27 milioni di
euro di fatture e 6 milioni di euro di Iva evasa.
La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni a Prato, Pistoia e Milano.
Sequestrati due immobili, quattro macchine e quote societarie di varie aziende.
L’operazione è l’ultima di una lunga serie di attività di contrasto alla
criminalità organizzata cinese, protagonista negli ultimi due anni di una
recrudescenza di violenze e regolamenti di conti. Un escalation di incendi,
agguati e omicidi, dietro a cui si cela la guerra tra il gruppo storico che da
Prato gestiva imprese logistiche in tutta Europa, e un clan scissionista. Da
tempo l’attenzione delle autorità si è concentrata sui sistemi finanziario
clandestini, che consentono di riciclare ingenti somme provento di attività
illecite o di evasione fiscale.
L'articolo Maxi evasione, fatture false e denaro verso la Cina: la procura di
Prato sequestra beni a tre imprenditori proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una bambina di tre anni è stata investita e uccisa da un’auto domenica sera a
Mercatale di Vernio, vicino Prato, poco dopo le ore 19 lungo la strada regionale
325, a pochi metri dalla sua abitazione.
La bambina, secondo le prime ricostruzioni, stava tenendo la mano della madre,
quando, per cause ancora da accertare, sarebbe fuggita correndo poi verso la
carreggiata. In quel momento sopraggiungeva un’auto diretta verso Vernio: il
guidatore non ha fatto in tempo a evitare l’impatto, descritto successivamente
come violentissimo. La piccola sarebbe stata sbalzata per almeno cinque metri
sull’asfalto.
Sul posto sono intervenute due ambulanze: una della Croce Rossa Italiana di
Vernio, con medico a bordo, e una seconda della Misericordia di Vaiano con
infermiere. I sanitari hanno tentato di rianimare la bambina per quasi un’ora,
ma ogni sforzo si è purtroppo rivelato vano. La madre, sotto choc dopo quanto
accaduto, ha avuto un malore ed è stata soccorsa dal personale sanitario
intervenuto sul posto.
L’incidente mortale è avvenuto nei pressi dell’abitazione della famiglia della
bambina deceduta. L’impatto è stato con una vettura di bassa cilindrata il cui
conducente si è fermato a dare soccorso. La strada regionale 325 in quel tratto
si sviluppa fra le case. Sconvolti i conoscenti che dalle abitazioni intorno
sono accorsi a rendersi conto dell’accaduto ed hanno scoperto che era morta la
loro piccola vicina.
L'articolo Prato, bambina di tre anni muore investita da un’auto nella strada
sotto casa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha emesso, su richiesta della Procura di
Prato un provvedimento di applicazione della misura di prevenzione
dell’Amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia Spa, società per
azioni, con sede legale a Nola (in provincia di Napoli), molto nota nel mercato,
con punti vendita presenti in tutto il territorio nazionale.
ESTERNALIZZAVA A TERZISTI CHE SFRUTTAVANO
Dal 2022 a oggi, secondo la Procura di prato, Piazza Italia ha esternalizzato
una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento,
avvalendosi dell’attività svolta da due imprese radicate in Prato, (Infinity
Design di Tang Xiyan e Chic Girl s.r.l. ) gestite nel tempo dai medesimi
imprenditori cinesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di
sfruttamento del lavoro. Un sistema della produzione – secondo la Procura –
basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi
margini di guadagno, quantificati in circa il 300 per cento rispetto ai costi di
produzione.
LE ISPEZIONI ALLA BASE DELL’INCHIESTA
Nel decreto del Tribunale che dispone l’amministrazione giudiziaria di Piazza
Italia si descrivono le due fasi delle indagini svolte a Prato nei confronti
delle due imprese terziste. All’origine di tutto c’è stato il “controllo
ispettivo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso-Belluno in data 19
giugno 2023 presso la ditta Infinity Design di Tang Xiyan con sede a Prato in
via Galcianese”. Poi ci sono state due informative della Polizia municipale di
Prato e del Nucleo della Guardia di Finanza di Prato datate 26 giugno 2024 e 22
maggio 2025.
I LAVORATORI SENZA CONTRATTO E IRREGOLARI
Il controllo dell’Ispettorato di Treviso del giugno 2023 “svolto nell’ambito del
progetto di vigilanza ALT Caporalato D.U.E.” riscontrava che ben 5 dei 15
lavoratori identificati ossia F.B. (nato in Senegal il …1999) E.C. (nata in Cina
il …1965 ) X.H. (nata in Cina il …1979), S. W. (nato in Mali il …1966) e Y.C.
(nato in Cina …1969) risultavano operare ancorché non regolarmente assunti,
inoltre i i primi 3 erano anche irregolari sul territorio nazionali in quanto
sprovvisti di permesso di soggiorno”.
IL TESTIMONE: “35 EURO AL GIORNO PER 12 ORE”
La Procura guidata da Luca Tescaroli prosegue le sue indagini grazie alla
collaborazione di un operaio irregolare del Mali che parla agli inquirenti: “il
lavoratore in nero S.W, a precise domande rispondeva asserendo che la sua paga
giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore
di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna
restituendo così una paga oraria ben inferiore a 4 euro”. Un altro lavoratore
africano viene raggiunto dagli operatori sociali del Progetto Soleil e prende
coraggio. Testimonia anche lui il 3 febbraio 2024 e fornisce “dettagli che
confermavano il narrato già reso da S.W.”.
LE PERQUSIZIONI E LE INTERCETTAZIONI
Si entra così nella seconda fase dell’indagine: perquisizioni e
video-intercettazioni. “Al fine di rilevare i volumi di affari dellIa Infinity
design nonché i principali soggetti committenti, l’AUSL acquisiva dalla Guardia
di Finanza le relative fatture, la cui analisi – scrivono i pm di Prato –
conferma importante rapporti di interessi con svariate imprese tra le quali
anche il noto marchio Piazza Italia spa”.
I RAPPORTI COMMERCIALI CON PIAZZA ITALIA
La ricostruzione dei fatti della Procura di Prato prosegue così: “L’attività di
perquisizione inoltre, consentiva la cristallizzazione dei rapporti commerciali
sussistenti tra gli indagati e Piazza Italia Spa”, marchio molto noto nella
fascia medio-bassa della clientela. Va sottolineato che Piazza Italia Spa e i
suoi amministratori, non sono indagati. La società è comunque soggetta alla
misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per i suoi rapporti con
le società dei soggetti indagati che producevano i capi poi venduti al grande
gruppo campano. L’amministrazione giudiziaria è un istituto giuridico definito
di “prevenzione mite” che può essere adottato quando vi sono “sufficienti
indizi” per ritenere che le attività economiche possano agevolare l’attività di
soggetti già sottoposti a procedimenti penali per intermediazione illecita o
sfruttamento del lavoro.
“AGEVOLAZIONE PER COLPEVOLE INERZIA”
Nel decreto di applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione
giudiziaria si legge “ritiene il Tribunale che possa dirsi comprovata una
agevolazione (per colpevole inerzia e mancata vigilanza) da parte di Piazza
Italia s.p.a., dei soggetti indagati nel procedimento penale n. 5065/23 RGNR PM
Prato, ovvero di Qu Guojie, Dai Xlaoqun, Qi Jiajun e Li Xiaojle (quali
amministratori di fatto di Infinity Design di Tang Xlyan e Chic Girl s.r.l.) In
relazione al reato di cui all’art. 603 bis 1 comma, n.2 c.p. oggetto di
indagine”.
LA SOCIETÀ IN AMMINISTRAZIONE PER UN ANNO
Il Tribunale dunque ritiene Piazza Italia Spa “terza rispetto ai soggetti
agevolati e al sistema di imprese a questi riferibile”. Quindi si ricorre alla
misura di prevenzione ‘mite’ dell’amministrazione perché “vi sono elementi per
formulare una prognosi positiva in ordine alla sanabilità della società
attraverso l’amministrazione giudiziaria”. La durata dell’amministrazione
giudiziaria di Piazza Italia Spa stabilita dal Tribunale è di un anno, salve
successive proroghe. Il giudice delegato alla procedura dal Tribunale è Alessio
Innocenti. Mentre l’amministratore giudiziario scelto è l’avvocato Marcella
Vulcano.
FARO SU FORNITORI E FILIERA
L’avvocato Vulcano dovrà ora esaminare tutti i contratti con i fornitori,
verificare la filiera in una logica tesa a evitare i comportamenti vietati
dall’articolo 603 bis. Dovrà rivedere i contratti a partire da quelli con le
società al centro delle indagini, cioé Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl
Srl, e infine presentare una relazione particolareggiata al giudice. Per il
Tribunale di Prevenzione di Firenze, Piazza Italia Spa ha colposamente agevolato
l’attività di sfruttamento lavorativo, posto in essere da imprenditori cinesi
delle due imprese che si sono succedute nel tempo all’interno del medesimo sito
produttivo di Prato nel mirino degli investigatori.
“PIAZZA ITALIA NON CONTROLLAVA IL LAVORO”
La “colpevole inerzia e la mancata vigilanza” secondo il comunicato diffuso dal
procuratore di Prato consisterebbe nel “non aver mai verificato la reale
capacità imprenditoriale delle imprese terziste, alle quali aveva affidato parte
significativa della sua produzione che sono risultate impiegare anche maestranze
in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti
di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e
alloggiative degradanti”.
IL VANTAGGIO SUI PREZZI
Il sistema illegale ha consentito all’impresa Piazza Italia Spa di poter
praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato, sempre secondo
i magistrati. Nel comunicato, come sempre, la Procura di Prato sottolinea la
presunzione di non colpevolezza a maggior ragione in questo caso dove la misura
ha durata di un anno e “funzione terapeutica”. Spiega Tescaroli che “l’obiettivo
è consentire all’impresa di operare senza soluzione di continuità e al contempo
emendare tramite il controllo giudiziario le criticità riscontrate in modo da
consentire ove possibile il ripristino della legalità”. Fermo restando che “le
responsabilità dei soggetti imprenditoriali cinesi indagati dovranno essere
vagliate nelle successive fasi dei procedimenti” e “potranno considerarsi
colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
PRIMO PROVVEDIMENTO SIMILE IN TOSCANA
Il provvedimento di amministrazione giudiziaria nato su input della Procura
guidata da Tescaroli è una novità giuridica: è il primo emesso nel territorio
della Regione Toscana su richiesta di una procura non distrettuale, come Prato,
che è procura circondariale. Un’arma in più per affermare la legalità sul lavoro
nel territorio di competenza della Procura di Prato dove il fenomeno dello
sfruttamento lavorativo è largamente diffuso, come sottolinea il comunicato
della procura “con grave pregiudizio della manodopera cinese, pakistana,
bangladese e africana in dispregio della dignità del lavoratore e a detrimento
degli imprenditori onesti”. La Procura di Prato si è avvalsa del supporto
investigativo del Gruppo Anti Sfruttamento dell’Asi Toscana Centro (di recente
rafforzato dal Presidente della Regione Toscana), del Nucleo di Polizia
Economico Finanziaria della Guardia di Finanza e dell’Unità Organizzativa della
Polizia Municipale del Comune di Prato.
L'articolo Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da
terzisti che sfruttavano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ultimo ricordo che aveva era di essere a lavoro. Poi però si è risvegliata in
un camper dopo essere stata stuprata. È sulla base di questo racconto riportato
da una donna di 24 anni che gli investigatori de carabinieri sono arrivati
all’arresto di un uomo di 59 anni, datore di lavoro della ragazza.
I fatti risalgono a lunedì 15 dicembre. La giovane stava per finire il turno nel
luogo di lavoro, un laboratorio specializzato nella riparazione di macchine da
caffè industriali, quando il suo datore l’ha convinta a trattenersi per qualche
ora in più. L’uomo, un pluripregiudicato, ha offerto una minestra alla giovane,
che è rimasta nel negozio per consumare il pasto. Da quel momento in poi, la
24enne non ricorda più nulla. Dopo aver perso conoscenza, la giovane si è
risvegliata all’interno di un camper, indossando indumenti diversi da quelli che
aveva in precedenza.
La donna, con addosso il sospetto di essere stata violentata, si è recata
all’ospedale per effettuare degli esami: gli accertamenti medici, però, non
hanno evidenziato lacerazioni o ferite compatibili con una violenza sessuale. Le
indagini svolte dalla procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, dopo la
denuncia della giovane hanno ricostruito la vicenda: l’uomo, ripreso dalle
telecamere di videosorveglianza del locale, è accusato di aver violentato la
dipendente da incosciente. Dopo alcuni controlli medici, è stata rinvenuta la
presenza di benzodiazepine nel corpo della vittima, la sostanza più comunemente
conosciuta come droga dello stupro.
L'articolo “Ha drogato e stuprato una dipendente”: arrestato un 59enne a Prato
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Procura di Prato ha aperto un fascicolo per lesioni multiple aggravate in
seguito a un’aggressione subita domenica sera da alcuni lavoratori e
sindacalisti del Sudd Cobas, in presidio da dieci giorni di fronte al ristorante
“La Scintilla” per protestare per i turni di lavoro imposti dai proprietari,
cittadini cinesi. La colluttazione ha causato sette feriti. In un comunicato, il
procuratore Luca Tescaroli sottolinea “la diffusione del dilagare delle
manifestazioni delittuose nel Pratese”, in particolare per la “contrapposizione
tra appartenenti al sindacato e datori di lavoro di nazionalità cinese, che con
crescente frequenza genera il ricorso alla violenza“. Secondo la ricostruzione
degli inquirenti, effettuata con l’aiuto delle immagini delle telecamere, lo
scontro è nato dopo che un cinese di 45 anni ha trascinato per un braccio un
partecipante al presidio, di nazionalità pakistana, per portarlo dentro il
ristorante: gli altri manifestanti hanno aiutato il compagno a divincolarsi e ne
è nata la rissa. Dal locale sono usciti due uomini, anche loro cinesi: uno
lanciava acqua sui manifestanti, un altro cercava di portare via il cinese
45enne. Lo scontro è proseguito dentro il locale. Il ferito più grave è il
45enne, con prognosi di dieci giorni per trauma facciale; la proprietaria del
locale, una cinese di 41 anni, ha riportato contusioni a un braccio. Altri
cinque manifestanti originari del Pakistan hanno richiesto cure mediche; uno di
loro ha avuto lesioni guaribili in sette giorni, per contusioni cervicali subite
a causa di colpi di bottiglia e per un morso che gli ha lacerato il mignolo
della mano destra. Le indagini vengono condotte anche dalla Digos di Prato.
L'articolo Prato, aggressione a un presidio sindacale di fronte a un ristorante
gestito da cinesi: le immagini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sul poster dietro al lettino dello studio c’è scritto che l’idrocolonterapia è
“indolore, efficace e senza rischi”. Un’ambientazione quasi da film horror,
scoperta stamattina dai poliziotti della Squadra mobile. A Prato, un uomo di 53
anni è finito agli arresti domiciliari per il presunto servizio abusivo di
idrocolonterapia nello studio della moglie, medico endoscopista. Secondo le
indagini, poi, tre pazienti donne sarebbero state vittime di violenze sessuali
durante le sedute dell’uomo. Due di loro hanno trovato il coraggio di denunciare
gli abusi.
Sull’arrestato, ex guardia giurata, le ipotesi di reato sono esercizio abusivo
della professione medica e violenza sessuale. Anche sulla moglie, la titolare
dello studio, c’è l’ipotesi di esercizio abusivo della professione medica, per
aver indirizzato i pazienti alle sedute del marito. Gli arresti domiciliari del
50enne sono stati disposti dal gip su richiesta della Procura di Prato. Con un
comunicato, il procuratore Lusca Tescaroli invita chiunque abbia subìto degli
abusi o condotte prevaricatorie a esporre denuncia.
Lo studio è dall’altra parte di una tenda scura. Decorazioni e oggetti
orientaleggianti sulle pareti. Sempre sul poster si legge: “idricolonterapia,
l’acqua che depura, rivitalizza e dona benessere”. Accanto, il macchinario per
le sedute, che dai filmati sembrerebbe essere un’apparecchiatura prodotta da una
azienda tedesca. Le sonde utilizzate per i trattamenti erano conservate in
prossimità di bidoni della spazzatura, delle condizioni igienico-sanitarie
pericolose per i pazienti dello studio medico.
La titolare dello studio pubblicizzava l’idroncolonterapia sui social come una
pratica medica. L’idrocolonterapia consiste nel lavaggio dell’intestino
attraverso l’introduzione nel retto di acqua dolce filtrata. Secondo l’Iss,
questa pratica invasiva non ha nessuna utilità, ma può invece procurare danni
anche molto gravi come la perforazione del colon.
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per abusi sessuali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chi ha rapito Yixian Yang? Siamo a Prato. È sabato notte quando l’uomo esce
stordito da un karaoke della periferia ovest in compagnia di una donna e un
uomo, suoi amici. Succede tutto in un attimo: il gruppo nota un’auto scura da
cui scendono due uomini che si presentano come poliziotti e caricano Yang di
forza. L’uomo da allora scompare, insieme all’auto e ai due “agenti”.
La Procura di Prato fa subito chiarezza: nessun reparto in servizio in
quell’area (via Udine) a quell’ora (le 4.20 di notte). Erano due falsi
poliziotti. A togliere ulteriori dubbi ci pensano le testimonianze degli amici.
Parlano di due uomini occidentali che si presentano come forze dell’ordine,
intimano a Yang di salire sull’auto in italiano ma non mostrano alcun documento
o tesserino. L’allarme parte domenica mattina quando la moglie, non vedendo
rientrare il marito, chiama i due testimoni. Gli uomini sono apparentemente
sconvolti dall’accaduto ma non hanno chiamato aiuto. Il motivo potrebbe
risiedere nel passato di Yang.
L’uomo è ricercato in Cina, accusato di una truffa collegata a un giro di
scommesse illegali su WeChat e destinatario di una misura cautelare. Secondo le
autorità cinesi avrebbe guadagnato in questo modo oltre sei milioni di euro.
Intanto le ricerche faticano perché la zona è industriale, le vie sono tutte
uguali così come i capannoni che le ordinano. Si cerca di tracciare un profilo
dell’uomo, che frequentava abitualmente il locale e spendeva tanto ma – si dice
– senza dare nell’occhio. Sono sotto controllo i suoi conti bancari e i tabulati
telefonici.
Le piste intanto si sprecano: c’è l’ipotesi di sequestro mascherato da arresto,
l’idea di un regolamento di conti nella comunità cinese e la tesi estera che
coinvolgerebbe persone legate al giro di scommesse. Appaiono difficili le
supposizioni su un intervento di autorità straniere e su una sparizione
volontaria con finto rapimento. Tutte congetture che al momento non trovano
riscontro anche se il fascicolo aperto dalla Procura parla di scomparsa sospetta
con ipotesi di sequestro di persona.
Nel mentre, su WeChat l’ampia comunità cinese della zona segue con apprensione
la vicenda. Diffusa anche una foto dell’uomo e l’invito a contattare i
carabinieri allo 0574-7051, nel caso di notizie.
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agenti a Prato sabato notte proviene da Il Fatto Quotidiano.