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Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da terzisti che sfruttavano”
Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha emesso, su richiesta della Procura di Prato un provvedimento di applicazione della misura di prevenzione dell’Amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia Spa, società per azioni, con sede legale a Nola (in provincia di Napoli), molto nota nel mercato, con punti vendita presenti in tutto il territorio nazionale. ESTERNALIZZAVA A TERZISTI CHE SFRUTTAVANO Dal 2022 a oggi, secondo la Procura di prato, Piazza Italia ha esternalizzato una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento, avvalendosi dell’attività svolta da due imprese radicate in Prato, (Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl s.r.l. ) gestite nel tempo dai medesimi imprenditori cinesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro. Un sistema della produzione – secondo la Procura – basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi margini di guadagno, quantificati in circa il 300 per cento rispetto ai costi di produzione. LE ISPEZIONI ALLA BASE DELL’INCHIESTA Nel decreto del Tribunale che dispone l’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia si descrivono le due fasi delle indagini svolte a Prato nei confronti delle due imprese terziste. All’origine di tutto c’è stato il “controllo ispettivo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso-Belluno in data 19 giugno 2023 presso la ditta Infinity Design di Tang Xiyan con sede a Prato in via Galcianese”. Poi ci sono state due informative della Polizia municipale di Prato e del Nucleo della Guardia di Finanza di Prato datate 26 giugno 2024 e 22 maggio 2025. I LAVORATORI SENZA CONTRATTO E IRREGOLARI Il controllo dell’Ispettorato di Treviso del giugno 2023 “svolto nell’ambito del progetto di vigilanza ALT Caporalato D.U.E.” riscontrava che ben 5 dei 15 lavoratori identificati ossia F.B. (nato in Senegal il …1999) E.C. (nata in Cina il …1965 ) X.H. (nata in Cina il …1979), S. W. (nato in Mali il …1966) e Y.C. (nato in Cina …1969) risultavano operare ancorché non regolarmente assunti, inoltre i i primi 3 erano anche irregolari sul territorio nazionali in quanto sprovvisti di permesso di soggiorno”. IL TESTIMONE: “35 EURO AL GIORNO PER 12 ORE” La Procura guidata da Luca Tescaroli prosegue le sue indagini grazie alla collaborazione di un operaio irregolare del Mali che parla agli inquirenti: “il lavoratore in nero S.W, a precise domande rispondeva asserendo che la sua paga giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna restituendo così una paga oraria ben inferiore a 4 euro”. Un altro lavoratore africano viene raggiunto dagli operatori sociali del Progetto Soleil e prende coraggio. Testimonia anche lui il 3 febbraio 2024 e fornisce “dettagli che confermavano il narrato già reso da S.W.”. LE PERQUSIZIONI E LE INTERCETTAZIONI Si entra così nella seconda fase dell’indagine: perquisizioni e video-intercettazioni. “Al fine di rilevare i volumi di affari dellIa Infinity design nonché i principali soggetti committenti, l’AUSL acquisiva dalla Guardia di Finanza le relative fatture, la cui analisi – scrivono i pm di Prato – conferma importante rapporti di interessi con svariate imprese tra le quali anche il noto marchio Piazza Italia spa”. I RAPPORTI COMMERCIALI CON PIAZZA ITALIA La ricostruzione dei fatti della Procura di Prato prosegue così: “L’attività di perquisizione inoltre, consentiva la cristallizzazione dei rapporti commerciali sussistenti tra gli indagati e Piazza Italia Spa”, marchio molto noto nella fascia medio-bassa della clientela. Va sottolineato che Piazza Italia Spa e i suoi amministratori, non sono indagati. La società è comunque soggetta alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per i suoi rapporti con le società dei soggetti indagati che producevano i capi poi venduti al grande gruppo campano. L’amministrazione giudiziaria è un istituto giuridico definito di “prevenzione mite” che può essere adottato quando vi sono “sufficienti indizi” per ritenere che le attività economiche possano agevolare l’attività di soggetti già sottoposti a procedimenti penali per intermediazione illecita o sfruttamento del lavoro. “AGEVOLAZIONE PER COLPEVOLE INERZIA” Nel decreto di applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria si legge “ritiene il Tribunale che possa dirsi comprovata una agevolazione (per colpevole inerzia e mancata vigilanza) da parte di Piazza Italia s.p.a., dei soggetti indagati nel procedimento penale n. 5065/23 RGNR PM Prato, ovvero di Qu Guojie, Dai Xlaoqun, Qi Jiajun e Li Xiaojle (quali amministratori di fatto di Infinity Design di Tang Xlyan e Chic Girl s.r.l.) In relazione al reato di cui all’art. 603 bis 1 comma, n.2 c.p. oggetto di indagine”. LA SOCIETÀ IN AMMINISTRAZIONE PER UN ANNO Il Tribunale dunque ritiene Piazza Italia Spa “terza rispetto ai soggetti agevolati e al sistema di imprese a questi riferibile”. Quindi si ricorre alla misura di prevenzione ‘mite’ dell’amministrazione perché “vi sono elementi per formulare una prognosi positiva in ordine alla sanabilità della società attraverso l’amministrazione giudiziaria”. La durata dell’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia Spa stabilita dal Tribunale è di un anno, salve successive proroghe. Il giudice delegato alla procedura dal Tribunale è Alessio Innocenti. Mentre l’amministratore giudiziario scelto è l’avvocato Marcella Vulcano. FARO SU FORNITORI E FILIERA L’avvocato Vulcano dovrà ora esaminare tutti i contratti con i fornitori, verificare la filiera in una logica tesa a evitare i comportamenti vietati dall’articolo 603 bis. Dovrà rivedere i contratti a partire da quelli con le società al centro delle indagini, cioé Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl Srl, e infine presentare una relazione particolareggiata al giudice. Per il Tribunale di Prevenzione di Firenze, Piazza Italia Spa ha colposamente agevolato l’attività di sfruttamento lavorativo, posto in essere da imprenditori cinesi delle due imprese che si sono succedute nel tempo all’interno del medesimo sito produttivo di Prato nel mirino degli investigatori. “PIAZZA ITALIA NON CONTROLLAVA IL LAVORO” La “colpevole inerzia e la mancata vigilanza” secondo il comunicato diffuso dal procuratore di Prato consisterebbe nel “non aver mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle imprese terziste, alle quali aveva affidato parte significativa della sua produzione che sono risultate impiegare anche maestranze in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e alloggiative degradanti”. IL VANTAGGIO SUI PREZZI Il sistema illegale ha consentito all’impresa Piazza Italia Spa di poter praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato, sempre secondo i magistrati. Nel comunicato, come sempre, la Procura di Prato sottolinea la presunzione di non colpevolezza a maggior ragione in questo caso dove la misura ha durata di un anno e “funzione terapeutica”. Spiega Tescaroli che “l’obiettivo è consentire all’impresa di operare senza soluzione di continuità e al contempo emendare tramite il controllo giudiziario le criticità riscontrate in modo da consentire ove possibile il ripristino della legalità”. Fermo restando che “le responsabilità dei soggetti imprenditoriali cinesi indagati dovranno essere vagliate nelle successive fasi dei procedimenti” e “potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”. PRIMO PROVVEDIMENTO SIMILE IN TOSCANA Il provvedimento di amministrazione giudiziaria nato su input della Procura guidata da Tescaroli è una novità giuridica: è il primo emesso nel territorio della Regione Toscana su richiesta di una procura non distrettuale, come Prato, che è procura circondariale. Un’arma in più per affermare la legalità sul lavoro nel territorio di competenza della Procura di Prato dove il fenomeno dello sfruttamento lavorativo è largamente diffuso, come sottolinea il comunicato della procura “con grave pregiudizio della manodopera cinese, pakistana, bangladese e africana in dispregio della dignità del lavoratore e a detrimento degli imprenditori onesti”. La Procura di Prato si è avvalsa del supporto investigativo del Gruppo Anti Sfruttamento dell’Asi Toscana Centro (di recente rafforzato dal Presidente della Regione Toscana), del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza e dell’Unità Organizzativa della Polizia Municipale del Comune di Prato. L'articolo Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da terzisti che sfruttavano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
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“Ha drogato e stuprato una dipendente”: arrestato un 59enne a Prato
L’ultimo ricordo che aveva era di essere a lavoro. Poi però si è risvegliata in un camper dopo essere stata stuprata. È sulla base di questo racconto riportato da una donna di 24 anni che gli investigatori de carabinieri sono arrivati all’arresto di un uomo di 59 anni, datore di lavoro della ragazza. I fatti risalgono a lunedì 15 dicembre. La giovane stava per finire il turno nel luogo di lavoro, un laboratorio specializzato nella riparazione di macchine da caffè industriali, quando il suo datore l’ha convinta a trattenersi per qualche ora in più. L’uomo, un pluripregiudicato, ha offerto una minestra alla giovane, che è rimasta nel negozio per consumare il pasto. Da quel momento in poi, la 24enne non ricorda più nulla. Dopo aver perso conoscenza, la giovane si è risvegliata all’interno di un camper, indossando indumenti diversi da quelli che aveva in precedenza. La donna, con addosso il sospetto di essere stata violentata, si è recata all’ospedale per effettuare degli esami: gli accertamenti medici, però, non hanno evidenziato lacerazioni o ferite compatibili con una violenza sessuale. Le indagini svolte dalla procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, dopo la denuncia della giovane hanno ricostruito la vicenda: l’uomo, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza del locale, è accusato di aver violentato la dipendente da incosciente. Dopo alcuni controlli medici, è stata rinvenuta la presenza di benzodiazepine nel corpo della vittima, la sostanza più comunemente conosciuta come droga dello stupro. L'articolo “Ha drogato e stuprato una dipendente”: arrestato un 59enne a Prato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Violenza sulle Donne
Toscana
Prato
Violenza Sessuale
Prato, aggressione a un presidio sindacale di fronte a un ristorante gestito da cinesi: le immagini
La Procura di Prato ha aperto un fascicolo per lesioni multiple aggravate in seguito a un’aggressione subita domenica sera da alcuni lavoratori e sindacalisti del Sudd Cobas, in presidio da dieci giorni di fronte al ristorante “La Scintilla” per protestare per i turni di lavoro imposti dai proprietari, cittadini cinesi. La colluttazione ha causato sette feriti. In un comunicato, il procuratore Luca Tescaroli sottolinea “la diffusione del dilagare delle manifestazioni delittuose nel Pratese”, in particolare per la “contrapposizione tra appartenenti al sindacato e datori di lavoro di nazionalità cinese, che con crescente frequenza genera il ricorso alla violenza“. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, effettuata con l’aiuto delle immagini delle telecamere, lo scontro è nato dopo che un cinese di 45 anni ha trascinato per un braccio un partecipante al presidio, di nazionalità pakistana, per portarlo dentro il ristorante: gli altri manifestanti hanno aiutato il compagno a divincolarsi e ne è nata la rissa. Dal locale sono usciti due uomini, anche loro cinesi: uno lanciava acqua sui manifestanti, un altro cercava di portare via il cinese 45enne. Lo scontro è proseguito dentro il locale. Il ferito più grave è il 45enne, con prognosi di dieci giorni per trauma facciale; la proprietaria del locale, una cinese di 41 anni, ha riportato contusioni a un braccio. Altri cinque manifestanti originari del Pakistan hanno richiesto cure mediche; uno di loro ha avuto lesioni guaribili in sette giorni, per contusioni cervicali subite a causa di colpi di bottiglia e per un morso che gli ha lacerato il mignolo della mano destra. Le indagini vengono condotte anche dalla Digos di Prato. L'articolo Prato, aggressione a un presidio sindacale di fronte a un ristorante gestito da cinesi: le immagini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Prato
Digos
Idrocolonterapia abusiva nello studio medico: 53enne ai domiciliari per abusi sessuali
Sul poster dietro al lettino dello studio c’è scritto che l’idrocolonterapia è “indolore, efficace e senza rischi”. Un’ambientazione quasi da film horror, scoperta stamattina dai poliziotti della Squadra mobile. A Prato, un uomo di 53 anni è finito agli arresti domiciliari per il presunto servizio abusivo di idrocolonterapia nello studio della moglie, medico endoscopista. Secondo le indagini, poi, tre pazienti donne sarebbero state vittime di violenze sessuali durante le sedute dell’uomo. Due di loro hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi. Sull’arrestato, ex guardia giurata, le ipotesi di reato sono esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale. Anche sulla moglie, la titolare dello studio, c’è l’ipotesi di esercizio abusivo della professione medica, per aver indirizzato i pazienti alle sedute del marito. Gli arresti domiciliari del 50enne sono stati disposti dal gip su richiesta della Procura di Prato. Con un comunicato, il procuratore Lusca Tescaroli invita chiunque abbia subìto degli abusi o condotte prevaricatorie a esporre denuncia. Lo studio è dall’altra parte di una tenda scura. Decorazioni e oggetti orientaleggianti sulle pareti. Sempre sul poster si legge: “idricolonterapia, l’acqua che depura, rivitalizza e dona benessere”. Accanto, il macchinario per le sedute, che dai filmati sembrerebbe essere un’apparecchiatura prodotta da una azienda tedesca. Le sonde utilizzate per i trattamenti erano conservate in prossimità di bidoni della spazzatura, delle condizioni igienico-sanitarie pericolose per i pazienti dello studio medico. La titolare dello studio pubblicizzava l’idroncolonterapia sui social come una pratica medica. L’idrocolonterapia consiste nel lavaggio dell’intestino attraverso l’introduzione nel retto di acqua dolce filtrata. Secondo l’Iss, questa pratica invasiva non ha nessuna utilità, ma può invece procurare danni anche molto gravi come la perforazione del colon. L'articolo Idrocolonterapia abusiva nello studio medico: 53enne ai domiciliari per abusi sessuali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca Nera
Prato
Violenza Sessuale
Sanità Privata
Il mistero di Yixian Yang, il ricercato cinese rapito da due falsi agenti a Prato sabato notte
Chi ha rapito Yixian Yang? Siamo a Prato. È sabato notte quando l’uomo esce stordito da un karaoke della periferia ovest in compagnia di una donna e un uomo, suoi amici. Succede tutto in un attimo: il gruppo nota un’auto scura da cui scendono due uomini che si presentano come poliziotti e caricano Yang di forza. L’uomo da allora scompare, insieme all’auto e ai due “agenti”. La Procura di Prato fa subito chiarezza: nessun reparto in servizio in quell’area (via Udine) a quell’ora (le 4.20 di notte). Erano due falsi poliziotti. A togliere ulteriori dubbi ci pensano le testimonianze degli amici. Parlano di due uomini occidentali che si presentano come forze dell’ordine, intimano a Yang di salire sull’auto in italiano ma non mostrano alcun documento o tesserino. L’allarme parte domenica mattina quando la moglie, non vedendo rientrare il marito, chiama i due testimoni. Gli uomini sono apparentemente sconvolti dall’accaduto ma non hanno chiamato aiuto. Il motivo potrebbe risiedere nel passato di Yang. L’uomo è ricercato in Cina, accusato di una truffa collegata a un giro di scommesse illegali su WeChat e destinatario di una misura cautelare. Secondo le autorità cinesi avrebbe guadagnato in questo modo oltre sei milioni di euro. Intanto le ricerche faticano perché la zona è industriale, le vie sono tutte uguali così come i capannoni che le ordinano. Si cerca di tracciare un profilo dell’uomo, che frequentava abitualmente il locale e spendeva tanto ma – si dice – senza dare nell’occhio. Sono sotto controllo i suoi conti bancari e i tabulati telefonici. Le piste intanto si sprecano: c’è l’ipotesi di sequestro mascherato da arresto, l’idea di un regolamento di conti nella comunità cinese e la tesi estera che coinvolgerebbe persone legate al giro di scommesse. Appaiono difficili le supposizioni su un intervento di autorità straniere e su una sparizione volontaria con finto rapimento. Tutte congetture che al momento non trovano riscontro anche se il fascicolo aperto dalla Procura parla di scomparsa sospetta con ipotesi di sequestro di persona. Nel mentre, su WeChat l’ampia comunità cinese della zona segue con apprensione la vicenda. Diffusa anche una foto dell’uomo e l’invito a contattare i carabinieri allo 0574-7051, nel caso di notizie. L'articolo Il mistero di Yixian Yang, il ricercato cinese rapito da due falsi agenti a Prato sabato notte proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Prato
Rapimenti
Maxi-perquisizione nel carcere di Prato: “I detenuti gestivano traffico di droga usando droni e minacciando altri carcerati”
Una perquisizione record contro praticamente l’intera popolazione del carcere La Dogaia di Prato, sempre più fuori controllo, è in corso dalla tarda notte. Il procuratore di Prato ha emesso un decreto di perquisizione e sequestro contro 564 detenuti (solo ventinove dei quali sono indagati). Gli interessati sono reclusi in tutti i reparti: Alta Sicurezza, Media Sicurezza, senza escludere i Semiliberi e le aree comuni. Questa misura straordinaria, spiega il procuratore Luca Tescaroli in un comunicato diffuso nella mattinata, è “resa necessaria dal peculiare fenomeno criminale pulviscolare che, pur concentrandosi prevalentemente nelle sezioni ottava, quinta, sesta e decima, irradia i propri effetti ad ampio raggio nella struttura carceraria”. La situazione descritta dal procuratore è quella di un’isola di illegalità dove sotto il cartello dello Stato dominano di fatto i detenuti più pericolosi e violenti: consegne di droga con i droni che entrano nella Dogaia tranquillamente, minacce ai detenuti con permesso di uscita per costringerli a fare da corrieri, talvolta ingerendo ovuli pieni di droga, pressioni per sfruttare ogni contatto con l’esterno, compresi i colloqui con i familiari, e poi telefonini e internet a go go per coordinare con la tecnologia le attività illegali dalla cella. I detenuti gestiscono i loro social dalla cella così da mostrare all’esterno chi comanda. Dentro e fuori, anche dopo la condanna. Dalla cella al web. E non è quindi sorprendente che al termine dei controlli le forze dell’ordine abbiano rinvenuto sei dosi di hashish, una di cocaina, sessantadue pasticche di sostanze “verosimilmente stupefacenti”, 14 lame artigianali, un cutter, un cacciavite, cinque punteruoli artigianali, uno smartphone privo di sim, uno smartwatch e denaro contante. Il problema della Dogaia era già stato oggetto di altre operazioni limitate nel passato. Vista la difficoltà di restaurare la legge il procuratore Tescaroli ha scelto di ricorrere a una perquisizione totale. Come si è potuti arrivare a questo punto? Nel comunicato il procuratore enumera i fattori scatenanti: “La possibilità di movimento concessa ai detenuti, soprattutto coloro che svolgono attività lavorative in seno alla struttura, sono ammessi ai permessi premio e sono semiliberi, nonché le possibili connivenze di alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria”. Per il procuratore in questo buco nero “l’uso della violenza e della minaccia da parte di detenuti nei confronti di altri” punta “all’approvvigionamento di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish, eroina e anfetamine/metanfetamine all’esterno del carcere, per il tramite di detenuti permessanti o semiliberi, destinatari anche di intimidazione e violenza, ovvero mediante consegna durante i colloqui di quanto occultato nelle parti intime dei familiari che si sono recati a colloquio, o invio di plichi destinati ai detenuti, celati all’interno di indumenti o cibi, o lanci di involucri, ovvero l’impiego di droni che trasportano plichi contenenti stupefacenti, nonché alla vendita e distribuzione dello stesso e nell’introduzione e impiego di telefoni cellulari e di social network, come i profili Tik Tok, che più detenuti continuano a gestire”. Il procuratore ritiene di avere individuato un’altra problematica: l’uso delle strutture che dovrebbero aiutare il reinserimento nella società in senso opposto alla loro finalità. Scrive Tescaroli: “La struttura di accoglienza Jacques Fesh (ubicata a Prato, in via Pistoiese) è risultata essere un luogo strategico per convogliare la droga, alla quale sono risultati avere accesso incontrollato detenuti in permesso autorizzati a uscire dal carcere”. La questione da risolvere urgentemente è quella dei droni. La tecnologia che ha cambiato la guerra nel mondo muta anche i traffici nelle celle di casa nostra: “Alcuni detenuti gestiscono l’approvvigionamento con l’impiego di droni in grado di trasportare plichi, al cui interno viene occultato stupefacente, cellulari, coltelli e tirapugni”. Ovviamente il servizio della consegna in carcere si paga caro: “I rischi che si affrontano per l’introduzione dello stupefacente comportano un aumento esponenziale del prezzo per l’acquisto della droga, che spesso risulta versato dai molti consumatori in carte ricaricabili, come le Postepay, riconducibili ai detenuti o a soggetti a loro vicini. A titolo esemplificativo, secondo le indicazioni provenienti da un detenuto che ha intrapreso un percorso collaborativo, per l’acquisto di 0,7 grammi di cocaina ha pagato 500 euro”. A nulla sono serviti i primi interventi mirati: “Il fenomeno non è stato neutralizzato il 28 giugno 2025 con le attività di perquisizioni svolte su scala ridotta in seno al carcere La Dogaia”. E già perché con quelle perquisizioni “non sono stati individuati gli apparecchi nella disponibilità di detenuti correlati a diciassette IMEI che sono risultati attivi (12 IMEI nell’alta Sicurezza e 5 nel reparto Media Sicurezza) e quelli utilizzati per l’impiego di ventuno utenze risultate nella disponibilità di detenuti (diciotto rientranti nel circuito alta Sicurezza e tre nel reparto media Sicurezza), nonché il congegno elettronico che ha consentito e consente a più detenuti di gestire dal carcere il proprio profilo Tik Tok”. Meglio è andata invece sul fronte droga: “Sono invece stati sequestrati, dal luglio 2024, trenta quantitativi di droga ( 1.145 gr. di hashish, 163,09 di cocaina, 4,61 di eroina e 0,66 di anfetamine/metanfetamine), occultati in camera di pernottamento, da familiari sulla loro persona, allorché si recano ai colloqui, e all’interno di pacchi spediti; quarantanove telefoni cellulari e alcuni routers sono stati rinvenuti e sequestrati”. Chi sono gli indagati? Ventinove detenuti di nazionalità dominicana, tunisina, marocchina, egiziana, italiana, polacca e albanese, a vario titolo, per estorsione, violenza privata, acquisto e vendita di stupefacenti, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e detenzione e porto di armi. Un dominicano e un tunisino, operativi nell’ottava sezione della Media Sicurezza, sono risultati avvalersi di due detenuti in permesso, destinatari di aggressione fisica, per costringerli, con violenza e minaccia, a prestarsi per portare clandestinamente all’interno dell’istituto penitenziario lo stupefacente al rientro dalla fruizione dei permessi loro concessi. Scrive il procuratore: “L’aggressione dell’ 8 aprile 2025 risulta essere stata eseguita colpendo il detenuto vittima con calci e pugni al volto e in varie parti del corpo che gli provocavano lesioni personali, consistite in un trauma cranio-facciale all’interno della camera di detenzione ove era ristretto, rappresentandogli che l’aggressione costituiva solo l’inizio, ove non si fosse prestato a portare lo stupefacente all’interno dell’istituto pratese, rientrando dal permesso. L’aggressione del 16 maggio 2025 è consistita nel colpire la vittima con un punteruolo rudimentale all’avambraccio sinistro e nella zona inguinale sinistra, all’interno della camera di sicurezza ove era ristretto, sempre per costringerlo a portare lo stupefacente, rientrando dal permesso”. Non solo: “Tre detenuti si approvvigionavano di cellulari e armi (coltelli e tirapugni) impiegando un drone con una lenza lunga venti metri impiegata per trasportare i plichi contenenti detto materiale sino alla finestra della loro cella, priva di rete anti lancio, da dove prendevano il materiale, previe intese con un soggetto in libertà deputato a manovrare il drone, contattato con un’utenza cellulare”. La novità è la collaborazione da parte dei detenuti stufi di subire angherie. “Sei detenuti, destinatari di atti di violenza e di minacce di morte anche con l’impiego di armi, hanno assunto atteggiamento di collaborazione con quest’ufficio denunciando le intimidazioni, le violenze e i soprusi patiti, nonché indicando i canali di introduzione e i soggetti che gestiscono l’attività correlata all’approvvigionamento e alla vendita di stupefacente”. Il procuratore Tescaroli lancia un appello: “I detenuti vittima sono invitati a denunciare quanto accade all’interno della struttura carceraria pratese, tenendo conto che sussiste la possibilità di ricorrere ad appropriate misure di tutela nei loro confronti, come si è già provveduto a fare per coloro (i sei citati) che hanno fornito un concreto apporto alle investigazioni”. E c’è anche una richiesta al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Scrive Tescaroli: “Le investigazioni espletate rivelano la necessità di munire la struttura carceraria pratese di telecamere e di reti anti lancio per tutte le finestre delle camere di detenzione occupate dai detenuti per neutralizzare l’impiego di droni con riprese continuative e ostacolare l’apprensione di plichi portati dai droni dalle celle, nonché di munire l’istituto di sistemi antidrone e di personale adeguato a garantire un compiuto servizio di vigilanza armata per prevenire il sorvolo degli stessi. Emerge, poi, l’esigenza di schermare la struttura in modo da impedire l’utilizzo della rete internet e di quella telefonica dall’interno della struttura carceraria. Inoltre, è emersa l ‘esigenza di sottoporre a contro ili sanitari, con esami radiologici (lastre), i detenuti permessanti al rientro in carcere per neutralizzare l’impiego di detto canale per introdurre lo stupefacente”. I decreti di perquisizione e sequestro sono stati eseguiti da un contingente di circa 800 esponenti delle quattro forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria. L'articolo Maxi-perquisizione nel carcere di Prato: “I detenuti gestivano traffico di droga usando droni e minacciando altri carcerati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Traffico di Droga
Prato
Ancora un’aggressione ai danni di lavoratori in sciopero a Prato: “Hanno cercato di investire un’attivista” – Video
A pochi giorni dall’aggressione a un picchetto di lavoratori in sciopero, al centro Euroningro, a Prato si assiste a un nuovo assalto, questa volta nei confronti degli operai Elafilo. Stando alla ricostruzione del sindacato di base Sudd Cobas – e come mostra il video – lavoratori e sindacalisti sono stati strattonati e il presidio divelto. “C’è stato anche il tentativo di investire una attivista. Per fortuna nessuno si è fatto male, ma si conferma il dato inquietante di un gruppo di padroni che organizza sistematicamente la violenza per difendere lavoro nero e sfruttamento”. Il sindacato di base ha raccontato cosa è successo in passato: “Dopo essere stata costretta a regolarizzare i lavoratori della produzione di elastici per abbigliamento dopo uno sciopero in primavera, la Elafilo ha cambiato strategia e deciso di adottare la tecnica ‘chiudi e riapri’. Fabbrica smantellata dal giorno alla notte, macchinari spostati chissà dove e operai lasciati senza lavoro, stipendi e TFR. Per questo la protesta si è spostata in via Genova, dove la stessa impresa svolge il confezionamento dei capi”. E ancora: “Abbiamo già dimostrato più volte che queste azioni sono destinate a fallire. Sono già tre le aziende della Euroingro che hanno già ceduto e firmato di accordi 8×5 con il sindacato. Con le altre due, sono riprese le trattative”. Il sindacato di base lancia con l’occasione la fiaccolata del 30 novembre “per ricordare gli operai che hanno perso la vita nel rogo del Teresa moda. Nella notte tra il 30 e 1 dicembre 2013 Prato a fatto i conti con le più gravi conseguenze dello sfruttamento: la morte. A 12 anni da quell’evento dove 7 lavoratori cinesi persero la vita, c’è ancora chi prova a difendere il suo diritto a sfruttare. Ma oggi c’è anche una comunità in lotta che vuole difendere i diritti di tutti i lavoratori e le lavoratrici”. L'articolo Ancora un’aggressione ai danni di lavoratori in sciopero a Prato: “Hanno cercato di investire un’attivista” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Sciopero
Prato
Luana D’Orazio, assolto il tecnico manutentore. Era accusato di omicidio colposo
Il Tribunale di Prato ha assolto con formula piena Mario Cusimano, il tecnico manutentore che era accusato di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche nel procedimento sulla morte di Luana D’Orazio, l’operaia 21enne che aveva perso la vita il 3 maggio 2021 mentre lavorava all’interno dell’Orditura Luana di via Garigliano, a Montemurlo (Prato). Mario Cusimano si è sempre proclamato innocente e anche per questo, a differenza dei titolari di fatto e di diritto dell’Orditura Luana, Daniele Faggi e Luana Coppini, che hanno patteggiato rispettivamente due condanne a un anno e sei mesi e due anni di reclusione (con la sospensione condizionale della pena), lui ha scelto di farsi processare col rito ordinario. Il pubblico ministero Vincenzo Nitti aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi di reclusione. Secondo gli accertamenti effettuati dal consulente nominato dagli inquirenti all’epoca delle indagine, l’ingegner Carlo Gini, l’orditoio per la campionatura al quale lavorava Luana D’Orazio aveva i dispositivi di sicurezza disattivati. L’incidente sarebbe avvenuto mentre il macchinario viaggiava ad alta velocità, una fase in cui le saracinesche di protezione dovrebbero rimanere abbassate. Ma non solo. Lo stesso macchinario era utilizzato in maniera non conforme. La 22enne, infatti, secondo la perizia, rimase agganciata a una sbarra che sporgeva più del dovuto rispetto a quanto stabilito dal costruttore. Trascinata dentro al motore, tirata per la maglia, il corpo di D’Orazio girò per due volte “in un abbraccio mortale”, come scrisse Gini nella perizia. Dopo 7 secondi il compagno di lavoro intervenne spegnendo il macchinario. La giovane donna a quel punto era già morta a causa dello “schiacciamento del torace”. Il blocco del cancello di sicurezza dell’orditoio di D’Orazio, mamma di un bambino di 5 anni, avrebbe fruttato l’8% di produzione in più rispetto a un macchinario con il dispositivo di sicurezza integro. Una percentuale che però, secondo l’approfondimento disposto dalla procura di Prato, non avrebbe fruttato “alcun guadagno per l’azienda”, essendo quello un macchinario da campionatura. L'articolo Luana D’Orazio, assolto il tecnico manutentore. Era accusato di omicidio colposo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Prato
Incidenti sul lavoro
Prato, cittadini cinesi aggrediscono gli operai durante uno sciopero: feriti due poliziotti della Digos | Il video
Una nuova aggressione a un picchetto di lavoratori in sciopero a Prato, al centro distribuzione Euroningro, al Macrolotto 1. Stavolta a farne le spese sono stati due poliziotti della Digos, feriti mentre cercavano di frapporsi tra gli aggressori, un gruppo di oltre una ventina di persone dei nazionalità cinese, e i manifestanti, operai pakistani assistiti dal sindacato di base Sudd Cobas. “Siamo stati attaccati da una trentina di persone, tra cui tra cui erano riconoscibili alcuni padroni delle aziende interne alla Euroingro – si legge in una nota diramata dal sindacato – Anche le forze dell’ordine presenti sono state aggredite, una agente scaraventata a terra. Due persone sono state portate via dalle forze dell’ordine. Tutto è avvenuto anche sotto gli occhi dei media, che avevamo convocato alla Euroingro per una conferenza stampa. Oggi gli sfruttatori hanno deciso di sfidare tutto e tutti, per rivendicare un loro presunto diritto a sfruttare indisturbati e senza proteste, di poter continuare a tenere lavoratori a nero e costringerli a lavorare 12 ore al giorno per 7 giorni alla settimana”. Dietro la Euroningro, segnala ancora Sudd Cobas, ci sarebbero alcuni degli imprenditori già coinvolti in un precedente simile, legato all’azienda Textprint: “Chi c’è a capo della Euroingro? Da visura tra i consiglieri delegati troviamo ancora Zhang Sang Yu, detto Valerio, titolare di fatto della Texprint”. Uno dei lavoratori in sciopero, Hassan, ha testimoniato di essere stato “costretto a stare rinchiuso in un container per dieci ore, senza acqua e cibo, il tutto in occasione di un controllo”. Sul caso ha diramato una nota anche la Procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, che ha comunicato il fermo di tre cittadini cinesi coinvolti nell’aggressione. Le accuse dei pm sono di lesioni a pubblico ufficiale e resistenza. L'articolo Prato, cittadini cinesi aggrediscono gli operai durante uno sciopero: feriti due poliziotti della Digos | Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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