Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha emesso, su richiesta della Procura di
Prato un provvedimento di applicazione della misura di prevenzione
dell’Amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia Spa, società per
azioni, con sede legale a Nola (in provincia di Napoli), molto nota nel mercato,
con punti vendita presenti in tutto il territorio nazionale.
ESTERNALIZZAVA A TERZISTI CHE SFRUTTAVANO
Dal 2022 a oggi, secondo la Procura di prato, Piazza Italia ha esternalizzato
una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento,
avvalendosi dell’attività svolta da due imprese radicate in Prato, (Infinity
Design di Tang Xiyan e Chic Girl s.r.l. ) gestite nel tempo dai medesimi
imprenditori cinesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di
sfruttamento del lavoro. Un sistema della produzione – secondo la Procura –
basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi
margini di guadagno, quantificati in circa il 300 per cento rispetto ai costi di
produzione.
LE ISPEZIONI ALLA BASE DELL’INCHIESTA
Nel decreto del Tribunale che dispone l’amministrazione giudiziaria di Piazza
Italia si descrivono le due fasi delle indagini svolte a Prato nei confronti
delle due imprese terziste. All’origine di tutto c’è stato il “controllo
ispettivo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso-Belluno in data 19
giugno 2023 presso la ditta Infinity Design di Tang Xiyan con sede a Prato in
via Galcianese”. Poi ci sono state due informative della Polizia municipale di
Prato e del Nucleo della Guardia di Finanza di Prato datate 26 giugno 2024 e 22
maggio 2025.
I LAVORATORI SENZA CONTRATTO E IRREGOLARI
Il controllo dell’Ispettorato di Treviso del giugno 2023 “svolto nell’ambito del
progetto di vigilanza ALT Caporalato D.U.E.” riscontrava che ben 5 dei 15
lavoratori identificati ossia F.B. (nato in Senegal il …1999) E.C. (nata in Cina
il …1965 ) X.H. (nata in Cina il …1979), S. W. (nato in Mali il …1966) e Y.C.
(nato in Cina …1969) risultavano operare ancorché non regolarmente assunti,
inoltre i i primi 3 erano anche irregolari sul territorio nazionali in quanto
sprovvisti di permesso di soggiorno”.
IL TESTIMONE: “35 EURO AL GIORNO PER 12 ORE”
La Procura guidata da Luca Tescaroli prosegue le sue indagini grazie alla
collaborazione di un operaio irregolare del Mali che parla agli inquirenti: “il
lavoratore in nero S.W, a precise domande rispondeva asserendo che la sua paga
giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore
di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna
restituendo così una paga oraria ben inferiore a 4 euro”. Un altro lavoratore
africano viene raggiunto dagli operatori sociali del Progetto Soleil e prende
coraggio. Testimonia anche lui il 3 febbraio 2024 e fornisce “dettagli che
confermavano il narrato già reso da S.W.”.
LE PERQUSIZIONI E LE INTERCETTAZIONI
Si entra così nella seconda fase dell’indagine: perquisizioni e
video-intercettazioni. “Al fine di rilevare i volumi di affari dellIa Infinity
design nonché i principali soggetti committenti, l’AUSL acquisiva dalla Guardia
di Finanza le relative fatture, la cui analisi – scrivono i pm di Prato –
conferma importante rapporti di interessi con svariate imprese tra le quali
anche il noto marchio Piazza Italia spa”.
I RAPPORTI COMMERCIALI CON PIAZZA ITALIA
La ricostruzione dei fatti della Procura di Prato prosegue così: “L’attività di
perquisizione inoltre, consentiva la cristallizzazione dei rapporti commerciali
sussistenti tra gli indagati e Piazza Italia Spa”, marchio molto noto nella
fascia medio-bassa della clientela. Va sottolineato che Piazza Italia Spa e i
suoi amministratori, non sono indagati. La società è comunque soggetta alla
misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per i suoi rapporti con
le società dei soggetti indagati che producevano i capi poi venduti al grande
gruppo campano. L’amministrazione giudiziaria è un istituto giuridico definito
di “prevenzione mite” che può essere adottato quando vi sono “sufficienti
indizi” per ritenere che le attività economiche possano agevolare l’attività di
soggetti già sottoposti a procedimenti penali per intermediazione illecita o
sfruttamento del lavoro.
“AGEVOLAZIONE PER COLPEVOLE INERZIA”
Nel decreto di applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione
giudiziaria si legge “ritiene il Tribunale che possa dirsi comprovata una
agevolazione (per colpevole inerzia e mancata vigilanza) da parte di Piazza
Italia s.p.a., dei soggetti indagati nel procedimento penale n. 5065/23 RGNR PM
Prato, ovvero di Qu Guojie, Dai Xlaoqun, Qi Jiajun e Li Xiaojle (quali
amministratori di fatto di Infinity Design di Tang Xlyan e Chic Girl s.r.l.) In
relazione al reato di cui all’art. 603 bis 1 comma, n.2 c.p. oggetto di
indagine”.
LA SOCIETÀ IN AMMINISTRAZIONE PER UN ANNO
Il Tribunale dunque ritiene Piazza Italia Spa “terza rispetto ai soggetti
agevolati e al sistema di imprese a questi riferibile”. Quindi si ricorre alla
misura di prevenzione ‘mite’ dell’amministrazione perché “vi sono elementi per
formulare una prognosi positiva in ordine alla sanabilità della società
attraverso l’amministrazione giudiziaria”. La durata dell’amministrazione
giudiziaria di Piazza Italia Spa stabilita dal Tribunale è di un anno, salve
successive proroghe. Il giudice delegato alla procedura dal Tribunale è Alessio
Innocenti. Mentre l’amministratore giudiziario scelto è l’avvocato Marcella
Vulcano.
FARO SU FORNITORI E FILIERA
L’avvocato Vulcano dovrà ora esaminare tutti i contratti con i fornitori,
verificare la filiera in una logica tesa a evitare i comportamenti vietati
dall’articolo 603 bis. Dovrà rivedere i contratti a partire da quelli con le
società al centro delle indagini, cioé Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl
Srl, e infine presentare una relazione particolareggiata al giudice. Per il
Tribunale di Prevenzione di Firenze, Piazza Italia Spa ha colposamente agevolato
l’attività di sfruttamento lavorativo, posto in essere da imprenditori cinesi
delle due imprese che si sono succedute nel tempo all’interno del medesimo sito
produttivo di Prato nel mirino degli investigatori.
“PIAZZA ITALIA NON CONTROLLAVA IL LAVORO”
La “colpevole inerzia e la mancata vigilanza” secondo il comunicato diffuso dal
procuratore di Prato consisterebbe nel “non aver mai verificato la reale
capacità imprenditoriale delle imprese terziste, alle quali aveva affidato parte
significativa della sua produzione che sono risultate impiegare anche maestranze
in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti
di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e
alloggiative degradanti”.
IL VANTAGGIO SUI PREZZI
Il sistema illegale ha consentito all’impresa Piazza Italia Spa di poter
praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato, sempre secondo
i magistrati. Nel comunicato, come sempre, la Procura di Prato sottolinea la
presunzione di non colpevolezza a maggior ragione in questo caso dove la misura
ha durata di un anno e “funzione terapeutica”. Spiega Tescaroli che “l’obiettivo
è consentire all’impresa di operare senza soluzione di continuità e al contempo
emendare tramite il controllo giudiziario le criticità riscontrate in modo da
consentire ove possibile il ripristino della legalità”. Fermo restando che “le
responsabilità dei soggetti imprenditoriali cinesi indagati dovranno essere
vagliate nelle successive fasi dei procedimenti” e “potranno considerarsi
colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
PRIMO PROVVEDIMENTO SIMILE IN TOSCANA
Il provvedimento di amministrazione giudiziaria nato su input della Procura
guidata da Tescaroli è una novità giuridica: è il primo emesso nel territorio
della Regione Toscana su richiesta di una procura non distrettuale, come Prato,
che è procura circondariale. Un’arma in più per affermare la legalità sul lavoro
nel territorio di competenza della Procura di Prato dove il fenomeno dello
sfruttamento lavorativo è largamente diffuso, come sottolinea il comunicato
della procura “con grave pregiudizio della manodopera cinese, pakistana,
bangladese e africana in dispregio della dignità del lavoratore e a detrimento
degli imprenditori onesti”. La Procura di Prato si è avvalsa del supporto
investigativo del Gruppo Anti Sfruttamento dell’Asi Toscana Centro (di recente
rafforzato dal Presidente della Regione Toscana), del Nucleo di Polizia
Economico Finanziaria della Guardia di Finanza e dell’Unità Organizzativa della
Polizia Municipale del Comune di Prato.
L'articolo Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da
terzisti che sfruttavano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Contratti di Lavoro
Un macello abusivo nel pieno centro di Salerno. Durante un controllo dei locali
commerciali disposto dalla Procura, i Nas – accompagnati dall’Ispettorato del
lavoro, Asl e pulizia municipale – hanno individuato e portato alla chiusura
diverse attività accusate di gravi mancanze sul piano igienico, lavorativo e su
quello della sicurezza e contrattuale. Emesse nei controlli ammende per un
totale di 20.671,41 euro e sanzioni amministrative per un importo pari a
21.900,00 euro.
Nella prima attività, gestita da un cittadino extracomunitario, si svolgevano
abusivamente attività di macellazione clandestina. Il luogo versava inoltre in
condizioni igieniche precarie, visto lo sporco diffuso e i muri e soffitti privi
del rivestimento adatto. L’ispezione si è poi concentrata sul sequestro di
alcuni alimenti. Tra questi, sei quintali di prodotti e carcasse di animali
prive di bollatura sanitaria – un marchio impresso sulle carni fresche dopo
controlli veterinari che attesta la piena idoneità al consumo umano – e una
tonnellata di carne, pesce, riso e legumi in cattivo stato di conservazione.
Nelle vicinanze del macello era presente anche un minimarket, intitolato alla
stessa persona, che è stato sottoposto alla chiusura “ad horas” anche qui per
gravi violazioni sull’igiene e strutturali. Tra i prodotti della drogheria,
sequestrati 40 kg tra vegetali, pesce, carne e formaggi congelati senza
indicazioni sulla loro tracciabilità. Gravi carenze inoltre su salute e
sicurezza.
Nella stessa perquisizione, chiuso anche un locale kebab per la presenza di
infestanti, sanitari fuori servizio, sporco nell’esercizio e su gli utensili da
cucina. Il provvedimento si è reso inevitabile anche per la scarsa sicurezza sul
posto di lavoro e per le assunzioni in nero. Sospeso infine un secondo
minimarket, dove nel sequestro sono stati requisiti 190 kg di carne e vegetali
in cattivo stato e 65 kg di dolci, legumi e riso senza tracciabilità. Nel
locale, anche qui, gravi carenze sulla sicurezza.
L'articolo Scoperto un macello abusivo in pieno centro a Salerno: “Condizioni
igieniche precarie e carcasse di animali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In confronto a gennaio 2021, i salari reali degli italiani sono più bassi
dell’8,1%. Ecco l’ultimo aggiornamento dell’Istat, che fotografa la situazione
di dicembre 2025. Le retribuzioni stanno lentamente recuperando un po’ di potere
d’acquisto, ma è ancora notevole la distanza dal periodo precedente la fiammata
inflazionistica iniziata nel 2022. Anche se gli stipendi salgono in valore
assoluto, quindi, resta alta la perdita causata dal carovita che negli anni
scorsi ha viaggiato molto più velocemente. Da questo punto di vista, lo Stato è
tra i peggiori datori di lavoro possibili: i contratti collettivi della pubblica
amministrazione, infatti, sono tutti scaduti a fine 2024 e quelli relativi al
triennio 2022/24 sono stati rinnovati in ritardo nel corso del 2025. Nel settore
privato, invece, il 73,8% dei contratti risulta rinnovato, quindi ancora in
vigore.
Rispetto a settembre 2025, quando rispetto al 2021 eravamo sotto dell’8,8%, la
situazione è leggermente migliorata. I lavoratori con il contratto scaduto e in
attesa di rinnovo sono oggi 5,5 milioni, il 42,2% del totale, gruppo composto
per oltre metà da dipendenti pubblici (circa 3 milioni). Il tempo medio di
attesa del rinnovo è di 18,9 mesi. La crescita media delle retribuzioni nel 2025
è stata pari al 3,1%. Frutto di una crescita del 3,2% nel settore privato e del
2,7% nel pubblico. Ecco perché il recupero del potere d’acquisto è stato reso
possibile soprattutto grazie all’inflazione contenuta, che si è fermata
all’1,7%, e non a un particolare dinamismo dei rinnovi contrattuali.
Negli ultimi mesi del 2025, va ricordato, sono stati rinnovati i contratti dei
metalmeccanici e quello delle telecomunicazioni. In queste settimane, il governo
ha iniziato la trattativa per il rinnovo del contratto delle funzioni centrali,
cioè dei ministeri e delle agenzie, che fanno sempre da apripista. I contratti
nel triennio 2022/24, oltre a essere firmati in ritardo, hanno permesso aumenti
inferiori al 6% a fronte di un’inflazione superiore al 17%. Per quanto riguarda
invece il triennio 2025/27 gli aumenti si prospettano un po’ più generosi della
bassa inflazione prevista, ma comunque insufficienti a colmare la perdita subita
nel triennio precedente.
Quando parliamo di retribuzioni contrattuali stimate dall’Istat, ci riferiamo ai
salari lordi. Quindi quell’8,1% misura la distanza tra le retribuzioni lorde
previste dai contratti. In questi anni, gli interventi fiscali hanno reso meno
ampia la forbice sui salari netti. Per esempio, alcune settimane fa l’Inps ha
stimato questi effetti sulle buste paga nette: tra il 2019 e il 2024 – ha
scritto l’istituto di previdenza – la retribuzione del decimo percentile di
distribuzione del reddito, pari a 21.571 euro lordi, ha avuto una crescita del
7,1% come lordo, che corrisponde a una crescita del 14,5% sul netto. Resta
comunque sotto l’inflazione, ma un po’ meno distante.
In ogni caso, il dato sulla distanza tra le retribuzioni lorde prima e dopo
l’inflazione resta importante per misurare una serie di questioni. Innanzitutto,
mostra la capacità del sistema economico di rinnovare tempestivamente e a buone
condizioni i contratti collettivi, quindi tutelare il potere d’acquisto senza il
necessario intervento dello Stato. Questo è anche una misura della produttività
delle imprese, quindi di quanta capacità hanno di distribuire ricchezza ai loro
dipendenti. Ancora, dalle retribuzioni lorde dipendono anche le tutele di lungo
periodo dei lavoratori, come la pensione e il trattamento di fine rapporto.
Quindi è importante che crescano soprattutto le voci lorde della busta paga.
Oggi l’Inps ha diffuso anche i dati sulla cassa integrazione. A dicembre 2025 le
ore autorizzate sono diminuite del 13% rispetto a dicembre 2024. Considerando
l’ultimo trimestre dell’anno appena passato, le ore autorizzate sono state 130,7
milioni, in diminuzione del 10% rispetto agli ultimi tre mesi del 2024. Come al
solito, nei dettagli continua però a emergere la crisi dell’industria: la cassa
integrazione straordinaria – quella per crisi gravi – ha raggiunto 60,7 milioni
di ore autorizzate nel trimestre, in aumento rispetto alle 41,1 milioni di ore
dello stesso periodo del 2024. “A incidere sull’incremento tendenziale della Cig
straordinaria del quarto trimestre 2025, rispetto al quarto trimestre 2024, sono
state le note difficoltà del settore metalmeccanico e l’incremento di ore
autorizzate per solidarietà del settore delle telecomunicazioni, in particolare
nel mese di ottobre 2025”, spiega l’Inps.
L'articolo L’Istat dice che rispetto al 2021 i salari reali sono più bassi
dell’8%. E i contratti collettivi della PA sono tutti scaduti a fine 2024
proviene da Il Fatto Quotidiano.
I contratti pirata – ovvero quelli firmati da sindacati poco rappresentativi –
continuano a generare nel terziario un ampio danno economico e sociale. A
quantificare le perdite e lanciare l’allarme è Confesercenti. Un sondaggio Ipsos
commissionato dalla confederazione ha quantificato gli effetti del dumping
salariale. Solo per i servizi, al 30 giugno di quest’anno erano registrati al
Cnel 210 contratti. Di questi, 200 erano a “minore tutela” e solo 10 siglati dai
confederali Cisl, Uil e Cgil. I contratti a bassa tutela coinvolgerebbero dai
160mila ai 180mila lavoratori del comparto, ma sono stime molto conservative.
Degli intervistati, solo il 13% afferma di godere della quattordicesima. Il
dumping sottrae ai dipendenti il 26% della retribuzione, 1.150 euro di elementi
non retributivi come ferie o riposi o permessi, 1000 euro di prestazioni
sanitarie previste dalla bilateralità e 900 euro di welfare dalla bilateralità
integrativa. I danni ai lavoratori sono stimati in totale in più di 8.200 euro
annuali. “Stiamo parlando di quasi 1,5 miliardi di euro sottratti al sistema
economico ogni anno“, commenta Confesercenti, che sottolinea anche l’impatto per
le casse statali dato che “il minor gettito Irpef causato dai contratti in
dumping è di oltre 300 milioni di euro, mentre il minor gettito contributivo è
di quasi 450 milioni di euro”.
Per sopperire alle mancanze, l’associazione di categoria ha proposto di
estendere la detassazione al 5% sugli incrementi salariali, come previsto dalla
legge di Bilancio per i contratti siglati nel 2025, anche ai contratti del
commercio e del turismo firmati nel 2024 e agli aumenti previsti per il 2026.
Secondo le stime, attraverso questo provvedimento si guadagnerebbero oltre 148
milioni l’anno da poter redistribuire ai lavoratori del settore. Confesercenti
però puntualizza: “Un beneficio che deve essere riservato alle imprese che
applicano contratti di qualità, firmati da organizzazioni realmente
rappresentative, una scelta per premiare chi rispetta le regole, rafforzare la
concorrenza leale e legare tra loro crescita dei salari, legalità e sviluppo del
sistema produttivo”.
L'articolo Contratti pirata, Confesercenti: “Danni per 1,5 miliardi l’anno”. Per
ogni lavoratore 8.200 euro di minori compensi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Una nostra ora di lavoro fatica a raggiungere il costo di un tavolino che
dentro è fatto di cartone. Vorremmo avere una dignità salariale che ci permetta
di vivere”. A parlare è uno dei lavoratori dell’Ikea di Carugate che oggi ha
aderito allo sciopero nazionale indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e
Uiltucs. Il motivo? “Il contratto integrativo non viene rinnovato dal 2019 nel
quale le nostre professionalità vengono schiacciate – racconta un’altra
lavoratrice arrivata da Ancona – ci sono grosse disparità tra vecchi e nuovi
assunti che devono aspettare 24 mesi per avere le maggiorazioni, e in questo
momento molti negozi non hanno potuto avere il premio che era una boccata di
ossigeno per molti di noi”.
E così le lavoratrici e i lavoratori si sono dati appuntamento di fronte allo
stabilimento di Carugate improvvisando un corteo tra gli scaffali. “Ikea occupa
oltre 7500 dipendenti in tutta Italia con un uso molto forte di figure part time
molto spinto spesso e volentieri indipendente” racconta Roberto Brambilla,
Filcams Cgil nazionale. Quanto prendono? “Con un part time da 30 ore prendo 1100
euro al mese” racconta una lavoratrice. Per questo il contratto integrativo così
come il sistema premiale rappresenta “una boccata di ossigeno” per i dipendenti.
“Nel corso dell’ultimo incontro, l’Azienda ha respinto ogni proposta delle
organizzazioni sindacali, rifiutando perfino di definire gli elementi economici
già condivisi – come maggiorazioni domenicali e trattamento della malattia –
rimandando tutto a un confronto senza contenuti reali” scrivono in una nota le
organizzazioni sindacali confederali.
E la multinazionale del mobile risponde così: “Ikea ha costantemente ricercato
un confronto con le sigle sindacali e conferma la propria disponibilità a
sottoscrivere il contratto in qualsiasi momento, anche con una durata ridotta
rispetto alla normale vigenza, sulla base della proposta aziendale, la quale si
presenta evidentemente migliorativa. Ikea Italia intende inoltre ribadire che la
propria strategia di business rimane saldamente allineata all’obiettivo di
rendere il brand accessibile alla maggioranza delle persone, anche in un
contesto storico in cui tutti i consumi sono significativamente influenzati”.
L'articolo Sciopero all’Ikea, lavoratori in corteo tra gli scaffali: “Un’ora di
lavoro non raggiunge il costo di un tavolino che dentro è di cartone” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La “schiscetta” rende ricchi. Evitare il pranzo al ristorante durante la pausa
lavorativa permette di risparmiare oltre 3.000 euro. Le stime indicano che in
media, grazie al pasto portato da casa, si risparmiano 263 euro al mese. In un
anno, dunque, il lavoratore con il pranzo al sacco risparmia circa 3.156 euro.
La cifra è elevata contando che lo stipendio medio nazionale, secondo i dati
Istat, va dai 1.700 ai 1.850 euro al mese. La differenza tra Nord e Sud è
sostanziale.
Al Nord, il prezzo medio di un pranzo – primo piatto, acqua e caffè – in una
tavola calda è di 16 euro. Al Sud, invece, al ristorante si spendono circa 13
euro. La differenza tra un pasto preparato a casa e uno servito al tavolo è
netta: per comporre una schiscetta basta 1.70 euro.
Le regioni in cui il fai da te permette di risparmiare di più sono Lombardia,
Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna, con circa 3.42 euro. Puglia, Sicilia,
Sardegna, Molise e Abruzzo sono le regioni in cui si risparmia meno: 2800 euro.
Le città più costose in termini di pausa pranzo, e di conseguente risparmio con
la schiscia, sono Milano, Monza-Brianza e Parma. Il capoluogo lombardo è il
comune con la retribuzione mensile media più remunerativa, 2.780 euro. Tuttavia,
dati i prezzi di un pranzo, il potere d’acquisto non rende i lavoratori milanesi
degli sceicchi rispetto al resto dell’Italia.
VIBO VALENTIA IN CIMA ALLA CLASSIFICA
Vibo Valentia è in cima alla classifica delle città in cui, in termini di
percentuale, si risparmia di più grazie al pranzo da casa. Chi porta la
schiscetta al lavoro, infatti, ha modo di risparmiare il 22.3% della
retribuzione mensile lorda, circa 243 dei 1090 euro di stipendio medio. A
seguire, sul podio salgono Grosseto (21.5%) e Imperia (21%). Milano si posiziona
all’ultimo posto, con il 10.8% di risparmio sulla retribuzione media.
L'articolo La “schiscetta” rende “ricchi”: il pranzo da casa permette di
risparmiare oltre 3.000 euro all’anno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo otto giorni di mobilitazione, i lavoratori del magazzino AFS-BRT di Madonna
dell’Acqua, in provincia di Pisa, hanno ottenuto un accordo con l’azienda.
L’annuncio è arrivato dal sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, che
fin dall’inizio della protesta ha svolto un ruolo di mediazione tra le parti:
“Un risultato significativo che permette a tutte le persone coinvolte di tornare
al lavoro”, ha dichiarato il primo cittadino alla stampa locale, impegnandosi a
“fare da garante per l’applicazione concreta di quanto concordato”.
Lo sciopero, proclamato dal sindacato MULTI con l’adesione del 100% dei
magazzinieri e di molti autisti, era nato per denunciare condizioni di lavoro
che i dipendenti definivano inaccettabili. Secondo quanto riportato dai
manifestanti, l’azienda non riconoscerebbe le ore effettive di lavoro:
“Contratti di due ore che diventano giornate da sei o sette, con il resto pagato
come straordinario”, si legge in un comunicato. Una forma di sfruttamento che
lasciava i lavoratori nell’incertezza: “Non sai mai quanto guadagnerai e se ti
ammali non lavori e non prendi nulla”. Ma le rivendicazioni non si fermavano
alle irregolarità contrattuali. I dipendenti denunciavano anche gravi problemi
di sicurezza all’interno del magazzino, dove sarebbero presenti “fili elettrici
scoperti, con infiltrazioni d’acqua quando piove”.
A questo si aggiungevano accuse di “violenza verbale, discriminazione e
razzismo”, soprattutto nei confronti dei lavoratori migranti. Secondo la
consigliera comunale Giulia Contini di Diritti in Comune, presente al presidio,
“l’azienda risponde soltanto ‘se non ti piace, cambia lavoro’, come se chi
lavora fosse sostituibile da chi ha più fame”. La risposta dell’azienda alla
mobilitazione è stata immediata e dura: lo stesso giorno dell’inizio dello
sciopero, AFS ha inviato “contestazioni disciplinari a otto lavoratori che
avevano denunciato la mancanza di sicurezza nel magazzino, e con la sospensione
dal lavoro del nostro delegato sindacale”, come denunciato dai lavoratori
stessi. Il 21 novembre, al presidio è arrivata la Polizia. Secondo il sindacato
MULTI, l’intervento sarebbe stato richiesto dal privato con l’intento di
“sostituire i lavoratori per far passare le merci nonostante lo sciopero”.
Un episodio che Diritti in Comune ha definito “fatto gravissimo, inaudito ed
ingiustificabile”, denunciando come “decidere di inviare un reparto della celere
contro un picchetto di operai in sciopero è qualcosa di nuovo e preoccupante
nella nostra città”. Il giorno precedente, un incontro in Prefettura tra le
parti si era concluso con un nulla di fatto. Domenica 23 novembre era stata
indetta un’assemblea pubblica al presidio. L’azienda, da parte sua, aveva
respinto tutte le accuse, definendole diffamatorie e annunciando querele. Ma la
mobilitazione dei lavoratori ha avuto eco anche a livello istituzionale. Dopo un
incontro tra il sindaco, i lavoratori in sciopero e i rappresentanti
dell’azienda è stato annunciato l’accordo.
La vicenda solleva però interrogativi più ampi sul sistema degli appalti nella
logistica. Come hanno sottolineato Diritti in Comune e Rifondazione Comunista,
che hanno portato il tema in Consiglio comunale. I lavoratori in sciopero, nella
loro dichiarazione pubblica, hanno ricostruito la propria battaglia: “Da molti
anni lavoriamo in appalto per la multinazionale BRT, sia in magazzino sia su
strada come autisti”. Un riferimento particolare è andato al passato di BRT,
“per anni sotto amministrazione giudiziaria per caporalato e frode”. Con il
piano Galileo, l’azienda “aveva promesso di stabilizzare i dipendenti e risanare
gli appalti”. La lotta di Madonna dell’Acqua si inserisce proprio in questo
quadro di richiesta di applicazione concreta di quegli impegni.
L'articolo La vittoria degli operai dell’appalto di Brt dopo 8 giorni di
sciopero per contratti e condizioni di lavoro: “Trovato l’accordo” proviene da
Il Fatto Quotidiano.