Torna la pioggia e a Niscemi la frana non si ferma, anzi colpisce altri edifici
in bilico. Una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci – a pochi metri
dall’immagine simbolo dell’auto sul precipizio – è crollata. Il funzionario dei
vigili del fuoco di Caltanissetta, Francesco Turco, ha spiegato che il crollo
della palazzina è da “collegare alle abbondanti piogge di questi ultimi giorni
che hanno sicuramente contribuito a erodere ancora di più il terreno sottostante
a quel fabbricato, che era già seriamente compromesso, per cui il peso della
struttura non ha retto più e quindi è venuto giù”. Le piogge, che non accennano
a fermarsi, rendono più grave una situazione già drammatica, accelerando il
movimento franoso che tende a “camminare” verso il centro abitato: un dato che
induce gli esperti a prevedere un allargamento della zona rossa, che al momento
resta ancora a 150 metri.
“Oggi Niscemi è la priorità dell’Italia“, ha detto la presidente della Corte
d’appello di Caltanissetta, Domenica Motta, commossa durante la cerimonia di
inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto. In platea ad assistere
all’intervento c’era anche il procuratore di Gela Salvatore Vella, che sulla
frana ha aperto un’indagine per disastro colposo ancora a carico di ignoti.
L’obiettivo è ricostruire anni di inerzie e interventi di consolidamento non
fatti e accertare se la mano dell’uomo, attraverso la realizzazione di pozzi o
scarichi abusivi, abbia aggravato una condizione geomorfologica già difficile.
La Protezione Civile continua a seguire l’evoluzione della frana. Un’ordinanza
firmata dal capo del dipartimento Fabio Ciciliano prevede la realizzazione di
un’analisi del rischio idrogeologico nel territorio del comune e di un programma
di indagini geognostiche, geotecniche e di monitoraggio strumentale finalizzato
ad accertare le cause del dissesto e a predisporre di un sistema di
sorveglianza.
Mentre il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha firmato il decreto
di costituzione di una commissione di studio con il compito, fra l’altro, “di
approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso che interessa il
territorio comunale di Niscemi, la velocità del relativo movimento e le
condizioni di rischio residuo“. Il governatore Renato Schifani in settimana
conta di fare il punto con le parti interessate sulla ricostruzione di Niscemi,
per definire dove e come intervenire in tempi rapidi.
Intanto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello
Musumeci ha firmato il decreto di costituzione di una Commissione di studio con
il compito “di approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso che
interessa il territorio comunale di Niscemi, la velocità del relativo movimento
e le condizioni di rischio residuo”.
Lunedì intanto riapriranno le scuole. Gli alunni dei due istituti inagibili
saranno ospitati in altri plessi come è stato stabilito in una riunione del
Centro di coordinamento soccorsi istituito nella sala della Protezione civile
della Prefettura di Caltanissetta. Il vicario del prefetto ha comunicato che
“sono state fatte diverse attività necessarie a riorganizzare l’apertura delle
scuole per la giornata di lunedì”. Sono in corso le operazioni propedeutiche
alla piena funzionalità di tutte le classi dove verranno mandati i 323 alunni –
138 della scuola dell’infanzia e 185 delle primarie – dei plessi San Giuseppe e
Belvedere.
Oggi, inoltre, diversi banchi e materiale didattico sono stati trasferiti dagli
istituti inagibili alle aule che ospiteranno gli studenti in questione. Per
ripristinate la viabilità interrotta per la frana, infine, è stato completata la
variante tra le strade provinciali 10 e 12. Una porzione è già percorribile. La
parte restante richiede interventi più complessi e sarà terminata la prossima
settimana.
L'articolo A Niscemi la frana non si ferma, una palazzina di tre piani crolla
nel precipizio. “Colpa delle piogge forti degli ultimi giorni” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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La frana di Niscemi è più grande di quella del disastro del Vajont ed è ancora
attiva. La situazione di emergenza che sta vivendo il paese siciliano assume
proporzioni meglio comprensibili con un confronto chiaro, che arriva
direttamente dalla Protezione civile: “Do soltanto un dato che riesce a dare la
cifra. In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di
350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963
ha movimentato 263 milioni”, ha detto il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano
riferendosi alla frana del monte Toc che finì nella diga friulana innescando
un’esondazione che travolse e cancellò diversi paesi provocando 1.917 morti e
1.300 dispersi, oltre a danni per 900 miliardi di lire dell’epoca.
“Tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di
territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”, ha
rimarcato il capo della Protezione civile a Sky Tg24. E non è finita: “La frana
è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri,
a mano a mano che il fronte di frana continua a cadere, arretra verso il centro
cittadino – ha aggiunto Ciciliano – Questa fascia di rispetto di carattere
precauzionale arretra ogni qual volta il coronamento della frana entra dentro la
città”. Da parte sua è arrivata comunque una rassicurazione momentanea: i
cittadini fuori dalla zona rossa non dovranno lasciare le proprie case. “Il
centro di Niscemi, anche se costruito sulla piana, è assolutamente in zona
sicura – ha specificato – Quello che si sta facendo adesso è il ripristino della
distribuzione del gas che per motivi di sicurezza era stata interrotta”.
Al momento, la zona rossa di 150 metri ha comportato l’evacuazione di 500
famiglie per un totale di 1.276 cittadini. È già certo che non tutti potranno
fare rientro nelle abitazioni: “All’interno di queste persone ci saranno coloro
i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”. Queste ultime, ha
rimarcato Ciciliano, “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno
distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola”. Motivo
per il quale, ha detto ancora il capo della Protezione civile, “già adesso è
necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose
più importanti è farlo in maniera partecipata perché la forzatura
nell’identificazione di una zona non va bene perché è necessario che i cittadini
partecipano in maniera attiva a questa nuova identità della città”.
L'articolo Niscemi, la Protezione civile: “La frana è più grande di quella del
Vajont. La zona rossa si allarga verso il centro città” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. È l’allarme lanciato
dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano da
Niscemi dove si è recato per un sopralluogo e per fare il punto sulla situazione
del comune in provincia di Caltanissetta. “La frana è pienamente attiva e la
situazione è critica”, ha sottolineato spiegando che “ci sono abitazioni che non
potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la
delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”. A causa della frana sono già
oltre 1.500 gli sfollati, ma per molti di loro il rientro a casa sarà
impossibile. “Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più
essere abitate”, ha ribadito Ciciliano: “Ci deve essere una fascia di sicurezza.
Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case
che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche
dai vigili del fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo dev’essere
chiaro”, ha sottolineato il capo del dipartimento della Protezione civile.
A Niscemi è arrivata anche la segretaria del Pd Elly Schlein che ha incontrato
anche il sindaco Massimiliano Conti: “Abbiamo già chiesto di destinare un
miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte
sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, ha detto la
leader dem sottolineando che “servono interventi rapidi”: “La vicenda di Niscemi
va affrontata nella sua specificità perchè è una situazione delicata, la frana è
attiva”, ha aggiunto. “Abbiamo chiesto di bloccare i tributi. Siamo vicini alla
popolazione e pronti da subito a dare il nostro contributo”, ha concluso
Schlein.
Per gli sfollati, secondo quanto si apprende, sono in arrivo i contributi del
fondo Cas dello Stato: 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino
a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno. La procedura sarebbe già
stata attivata in presenza dell’ordinanza di sgombero e dovrebbe essere
completata nel giro di qualche giorno. Il contributo è destinato a chi ha dovuto
lasciare la propria abitazione. Il presidente dell’Assemblea regionale
siciliana, Gaetano Galvagno, ne ha dato comunicazione ai capigruppo. “Ci faremo
carico di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati
coloro che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni”, ha detto il
presidente della Regione Renato Schifani concludendo l’incontro tecnico in
municipio mentre fuori si è radunato radunato un gruppo di cittadini per
protestare: “Basta passerelle. Ho perso tutto”, ha urlato uno degli sfollati.
“Perché non è stato fatto niente dal 1997?”, hanno detto altri fuori dal
municipio.
Il riferimento è al 12 ottobre 1997, quando – poco prima delle 14 – a Niscemi
una frana ha interessato gli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo,
Canalicchio. Ventinove anni fa l’allora sottosegretario alla Protezione civile,
il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di
completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di
Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono
offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel
2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le
ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per
impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu
abbattuta. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal
Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel ’97, come nei giorni
scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le
condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei
quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra di aprì e nei
bevai l’acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera
di una comunità di frati. “La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il
fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza”,
dichiarano oggi gli scienziati della Società italiana di geologia ambientale che
ricordano come sull’argomento “esistono scritti risalenti addirittura al 1790”.
L'articolo Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta
crollando”. Schlein: “Usare il miliardo stanziato per il Ponte” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Cuffaro? Affari suoi, ognuno per la sua strada”. È la presa di distanze
esplicita che l’onorevole Ignazio Abbate, eletto all’Assemblea regionale
siciliana con lo scudo crociato dell’ex governatore, rilascia ai microfoni dello
Stato delle cose in onda stasera, lunedì 26, alle 21.15 su Rai3. Nella Sicilia
dei cicloni atmosferici e giudiziari, rileggendo l’informativa sull’inchiesta
che ha travolto Totò Cuffaro, qualche dubbio sulla bontà delle nomine alla
Protezione civile e sui rapporti tra Cuffaro, il direttore dell’ente Salvatore
Cocina e il presidente della regione Renato Schifani torna a galla. I magistrati
sospettano che proprio il capo della Protezione civile, che oggi fa la conta dei
danni lasciati sull’Isola dall’uragano Harry, sia “diretta emanazione di
Cuffaro, strategicamente collocato nella miglior posizione possibile per
sollecitare ed influenzare in quel settore, le scelte di Schifani”.
Una delle intercettazioni più simboliche, a conferma di questa convinzione, vede
protagonista proprio l’onorevole Abbate, oggi affannato nel rimettere insieme i
cocci del suo partito in questo “dopo Cuffaro” e che si dichiara totalmente
estraneo al sistema e dal suo capo politico finito in malora. Marzo 2024, casa
di Cuffaro è un continuo via vai di gente e le cimici della procura di Palermo
captano un dialogo tra Totò Vasa-Vasa e il suo vice, l’onorevole Abbate, che
annuncia di aver ricevuto una telefonata da Cocina a proposito di una misteriosa
“Lauretta”.
La donna, annotano gli inquirenti, stava andando in pensione dalla sede di
Ragusa e il capo della Protezione civile, avrebbe – secondo quanto riferisce
Abbate – chiesto a Cuffaro di fare un nome. La circostanza è quantomeno
inusuale. L’ente diretto da Cocina, risponde al presidente della Regione e le
nomine le firma direttamente lui. Quale sarebbe stata la necessità di
interpellare di Cuffaro? L’intercettazione continua e l’ex segretario della Dc
siciliana, sembra incerto sul posizionare un suo uomo all’Ente Parco oppure alla
Protezione civile, concludendo che “la Protezione civile è più importante.
Economicamente non c’è paragone, finanziamenti, gare… Ma non solo è più
importante per le cose che fa, ma perché Cocina se gli diciamo di pomparlo, lo
pompa!”. La certezza sulla disponibilità di Cocina, a far passare la nomina al
presidente della Regione, è granitica anche nell’onorevole Abbate: “Non c’è
bisogno di niente…direttamente con il Presidente questo. Cocina ed il
presidente…sono Schifani!”.
Affare fatto, Cuffaro su suggerimento di Abbate, sentenzia che a Ragusa, a
prendere il posto di Lauretta, ci sarebbe andato il dottor Antonio Blandini.
Dalle carte dell’inchiesta Cuffaro, non emerge più nulla e la squadra di
Giletti, chiede conto anche a Cocina, a partire dalla “signora Lauretta” che
stava andando in pensione: “Non so proprio di cosa parliate, io ho solo
collaboratori maschi”. Colpo di scena! Possibile che Abbate si sia inventato
tutto? No, non mentiva Abbate e non mente Cocina. Da una ricerca online, si
ricava che “Lauretta” ha i baffi, fa l’ingegnere, è a capo della Protezione
civile della provincia di Ragusa e di nome fa Luigi. Il primo aprile del 2024,
tre settimane dopo l’intercettazione tra Abbate e Cuffaro, Lauretta viene
ritratto in una stretta di mano fra lui e il suo successore, Antonio Blandini,
come indicato da Cuffaro.
“Un ottimo professionista”, commenta Abbate su Blandini, rivendicando
quell’intercettazione sulla nomina, nella quale si parla di interessi economici
e opportunità politiche, piuttosto che delle doti professionali del nuovo
direttore della Protezione Civile di Ragusa. Cocina invece, sulle cui spalle
oggi pesano anche la messa in sicurezza e la ricostruzione dei danni lasciati da
Harry, se non ricorda di Lauretta, suo dirigente di alto livello andato in
pensione meno di un anno e mezzo fa, tocca incrociare le dita per le sorti
dell’isola. Se invece il direttore dell’ente avesse voluto giocare sul
misunderstanding dell’identità sessuale del dirigente per non svelare l’origine
di una nomina, presumibilmente frutto di ingerenze politiche, sarebbe anche
peggio.
L'articolo Cuffaro, l’intercettazione con il suo vice e il mistero di “Lauretta”
della Protezione civile proviene da Il Fatto Quotidiano.
Hanno incontrato dodici comunità dal nord al sud del Paese, da ottobre alla metà
di dicembre, coinvolgendo 300 partecipanti che hanno fornito segnalazioni per
comporre una “Mappa dei Rischi” in vista del successivo appuntamento. Quello che
ci sarà a breve volto al confronto con i tecnici delle amministrazioni comunali
sui contenuti del Piano di Protezione Civile, per poi terminare con un ultimo
incontro per comporre delle proposte ai fini dell’aggiornamento dei Piani
comunali di Protezione Civile.
È il cuore del progetto “Sicuri Insieme” di Cittadinanzattiva, organizzazione
che nasce nel 1978 e si occupa di emergenze e rischio. Il progetto, finanziato
dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è nato per informare ma
soprattutto rendere attivi e consapevoli i cittadini rispetto ai rischi del
territorio in cui vivono. E farne “sentinelle” in grado di inoltrare
segnalazioni. “Nonostante esista il sistema della Protezione civile e ci siano i
Piani di Protezione civile comunali, non è detto che siano patrimonio condiviso
da tutti”, spiega Raniero Maggini, responsabile delle Politiche dell’Ambiente e
del Territorio di Cittadinanzattiva. “Da qui l’idea di tentare un percorso
sperimentale per incontrare i cittadini e condividere i rischi visibili o celati
per il territorio. Cittadini, soprattutto, oltre ad associazioni locali”.
OLTRE 7 MILIONI DI CITTADINI A RISCHIO
Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA),
il 94,5% dei Comuni italiani (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe
ed erosione costiera. 1,28 milioni sono gli abitanti in aree a pericolosità
elevata e molte elevata per il rischio frane e 6,8 milioni quelli che abitano
nelle zone a rischio alluvione. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania,
Lombardia, e Liguria le regioni con maggior popolazione a rischio. Come rileva
inoltre il Rapporto SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) del
2024, le caratteristiche morfologiche, geologiche, idrologiche, meteo-climatiche
e sismiche del nostro Paese determinano una vulnerabilità strutturale del
territorio ai fenomeni naturali, aggravata dai cambiamenti climatici e dalle
pressioni antropiche.
È proprio rispetto a questo scenario che si rivolge il progetto “Sicuri
Insieme”, che si sviluppa, incontrando le comunità in tre tappe. La prima è la
raccolta delle percezioni dei cittadini sui rischi del territorio in cui vivono,
anche per capire se esista una memoria collettiva di eventuali disastri. Gli
incontri sono stati disseminati sul territorio: Acqui Terme per il Piemonte,
Oratino per il Molise, Chiavari per la Liguria, Cecina per la Toscana, Ariano
Irpino per la Campania, Foggia per la Puglia, Bologna per l’Emilia Romagna,
Bassano del Grappa per il Veneto, Teramo per l’Abruzzo, Cascia per l’Umbria e
Policoro per la Basilicata. Quali i temi affrontati? “I cittadini sono, ad
esempio, molto consapevoli del consumo di suolo, cioè del fatto che non
bisognava arrivare col cemento fino alle sponde dei fiumi, anche se c’è ansia
rispetto a come poter risolvere la questione”, sostiene sempre Raniero Maggini.
“A Bassano del Grappa è emerso il tema del cambiamento climatico e del fatto che
si tratta di una zona soggetta a grandine gigante, con numerosi danni. In questa
prima fase si tratta di avvicinare la percezione dei cittadini alla
consapevolezza”.
Il secondo incontro che si terrà a breve sarà di confronto con gli uffici
tecnici delle amministrazioni deputati alla stesura o aggiornamento del Piano di
Protezione civile. In questo frangente si vedrà se quanto percepito dai
cittadini corrisponda alle previsioni di correzione dei piani o di quanto
l’amministrazione intende fare. Il terzo invece sarà un appuntamento dedicato a
inoltrare proposte alle amministrazioni.
IL DISSESTO E I RISCHI NON HANNO COLORE POLITICO
In tutti e tre gli incontri Cittadinanzattiva è presente e gioca un ruolo da
mediatrice. “I cittadini possono anche funzionare sul fronte della prevenzione
di possibili danni futuri”, ricorda il responsabile delle Politiche
dell’Ambiente e del Territorio di Cittadinanzattiva. “Ad esempio sono rimasto
sorpreso che il più giovane dei ragazzi che ha partecipato all’incontro a
Bassano ha ricordato che quel territorio sarebbe in realtà un territorio ad alto
rischio sismico, anche se l’ultima scossa importante è stata nel 1600. In 400
anni si è persa la memoria, però ci ha ricordato del fatto che il centro storico
non sarebbe pronto a un tale evento”.
Ma quali i rischi più menzionati dai cittadini? Quello idrogeologico è al primo
posto (16,67%), seguito da quello idraulico (13%9, quello sismico (13,3%),
quindi gli eventi meteorologici estremi: l’inquinamento delle acque e quello
atmosferico (al 10%), gli incendi boschivi (al 6,67%) e l’inquinamento del suolo
(al 5%), pari al rischio di stress idrico. Infine, più bassi – all’1,67% – il
rischio igienico-sanitario, l’inquinamento elettromagnetico, le isole di calore
urbano, il nucleare, il rischio crollo edifici. Le mappe dei rischi sono
particolarmente importanti perché, dice ancora Maggini “se ho una mappa della
vulnerabilità del territorio di fatto questa rappresenta già una sorta di piano
urbanistico, perché quest’ultimo non può essere fatto senza tenerne conto”.
L’altro aspetto interessante del progetto sta nel fatto che si rivolge ad
amministrazioni di diverso colore politico. Si punta insomma al concreto,
valorizzando la cittadinanza “tanto che per il primo incontro abbiamo comunque
privilegiato il contributo dei cittadini anche nel caso fossero presenti
rappresentanti delle amministrazioni, raccogliendo le indicazioni dei
partecipanti, il loro spontaneo sentire”, sottolinea responsabile
dell’associazione. Solo successivamente il passaggio con i tecnici, infine con
la politica, a cui portare proposte di sintesi.
Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, conclude così:
“Con ‘Sicuri Insieme’ intendiamo sperimentare percorsi che uniscano tutti gli
attori di una comunità per contribuire all’aggiornamento dei piani comunali,
attraverso nuove forme di partecipazione”. Indicazioni che arrivano dal basso,
non pensate “dall’alto” da istituzioni che spesso sono assai meno consapevoli di
ciò che accade sul territorio e dei pericoli che nasconde. A maggior ragione con
un clima stravolto e il moltiplicarsi di eventi estremi.
—
L'articolo “Insieme Sicuri”, il progetto che esorta i cittadini a segnalare i
rischi ambientali proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’irruzione di aria artica in discesa dal Nord Europa segna l’avvio di una fase
pienamente invernale sull’Italia, con un sensibile calo delle temperature e un
peggioramento diffuso delle condizioni meteorologiche. Le correnti fredde e
instabili favoriranno la formazione di una circolazione ciclonica sul
Mediterraneo, destinata a mantenere il tempo perturbato su molte regioni nei
prossimi giorni.
L’inizio della settimana vede l’ingresso di masse d’aria fredde, capaci di
alimentare un ciclone mediterraneo. Da lunedì 5 gennaio sono attese piogge e
temporali soprattutto al Centro-Sud, mentre la fase più intensa del maltempo è
prevista tra l’Epifania e mercoledì 7 gennaio. Il marcato abbassamento delle
temperature potrà favorire nevicate fino in pianura o a bassissima quota su
Lombardia centro-orientale, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia,
Emilia-Romagna e Marche.
Neve fino in collina risulterà possibile anche su Toscana e Umbria, mentre sul
resto del Centro-Sud i fiocchi cadranno prevalentemente oltre gli 800-1000
metri. Nel corso della notte tra il 4 e il 5 gennaio, la neve ha imbiancato i
rilievi appenninici fino a quota collinare nei comuni dell’Alto Mugello, con
accumuli generalmente inferiori ai 5 centimetri. Il calo termico ha inoltre
favorito la formazione di ghiaccio, con una temperatura minima di –3 gradi
registrata al passo del Giogo. A renderlo noto è la Città metropolitana di
Firenze, precisando che personale e mezzi della viabilità sono impegnati sulle
strade di competenza per garantire la percorribilità.
Nella giornata di lunedì 5 il tempo più perturbato interesserà inizialmente le
regioni adriatiche, dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, passando per Veneto
meridionale, Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. Piovaschi irregolari potranno
raggiungere anche il nord della Sardegna, il Lazio e la Campania. La neve è
attesa fino a quote collinari sull’Appennino romagnolo, oltre i 1000-1100 metri
su quello centrale e a quote più elevate sui rilievi meridionali. In serata e
nella notte un nuovo apporto di aria fredda rinvigorirà il vortice ciclonico sul
Tirreno, con una nuova intensificazione delle precipitazioni soprattutto al
Centro e sulla Sardegna e un ulteriore calo della quota neve fino a 800-900
metri.
Il peggioramento sarà accompagnato da un rinforzo dei venti freddi
settentrionali al Nord e al Centro, responsabili di un ulteriore abbassamento
termico. Al Sud, invece, si assisterà a un’intensificazione dei venti di
Scirocco, in un contesto più asciutto ma con possibili mareggiate lungo le coste
esposte. Alla luce dei fenomeni attesi, il Dipartimento della Protezione Civile,
d’intesa con le Regioni interessate, ha emesso un avviso di condizioni
meteorologiche avverse. Per la giornata di lunedì 5 gennaio è stata diramata
un’allerta gialla su alcuni settori di Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Molise e
Campania, per possibili criticità di tipo idrogeologico e idraulico. Il quadro
meteorologico e quello delle allerte verranno aggiornati quotidianamente in base
all’evoluzione della situazione.
L'articolo Gelo artico sull’Italia: piogge e neve a bassa quota, Epifania
all’insegna del maltempo proviene da Il Fatto Quotidiano.
La tragedia di Crans-Montana – dove un’esplosione avvenuta nel Costellation bar
ha provocato almeno 47 morti e cento feriti – ha messo in moto la macchina dei
soccorsi internazionale, rapida e coordinata, che ha visto l’Italia schierarsi
fin dalle prime ore al fianco delle autorità svizzere per fronteggiare
un’emergenza di proporzioni eccezionali.
Poco dopo l’esplosione, avvenuta intorno all’1.30, le autorità elvetiche hanno
chiesto supporto oltreconfine. All’alba, su richiesta ufficiale, la Centrale
Unica del Soccorso della Valle d’Aosta ha attivato l’elicottero SA1 della
Protezione civile regionale, decollato con a bordo tecnici del Soccorso Alpino
Valdostano e un medico. Il mezzo ha operato a Crans-Montana a supporto delle
squadre locali, inserendosi in un sistema di emergenza già fortemente
sollecitato dall’elevato numero di vittime e feriti. Mi sono trovato difronte a
una situazione catastrofica, ma ci siamo inseriti in un sistema di soccorso ben
oliato, in cui abbiamo potuto operare con ordine e tranquillità, gestendo un
flusso continuo di feriti, ustionati e con traumi da schiacciamento” ha
raccontato Jacopo Pernechele, medico valdostano intervenuto con l’elicottero
della Protezione civile della Valle D’Aosta.
Accanto all’intervento operativo sul campo, si è subito attivata anche la rete
sanitaria italiana. La Regione Lombardia ha comunicato al ministero degli Affari
esteri la piena disponibilità ad accogliere i feriti, attivando la Consolle
delle maxi-emergenze di Areu e l’intera rete ospedaliera regionale. In
considerazione della gravità delle ustioni riportate da molte vittime, è stato
immediatamente allertato il Centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di
Milano, uno dei principali riferimenti a livello nazionale: Il Niguarda attende
l’arrivo di tre pazienti in gravissime condizioni. Dovrebbero essere tre
cittadini italiani come ha spiegato il direttore del Cross 118, Andrea Nicolini.
Anche il Cto di Torino, sede del Centro regionale grandi ustionati, è stato
preallertato ed ha dato la propria disponibilità ad accogliere eventuali feriti.
La risposta solidale ha coinvolto anche il Piemonte, con il presidente Alberto
Cirio che ha annunciato l’attivazione del sistema sanitario regionale e la messa
a disposizione di posti letto, personale medico e infermieristico specializzato,
oltre agli elicotteri del servizio regionale di elisoccorso per il trasferimento
di pazienti critici, in coordinamento con il Ministero degli Esteri e le
autorità sanitarie europee. Pronta a intervenire anche la Protezione civile
piemontese, forte dell’esperienza in missioni internazionali. Sul piano
istituzionale, non sono mancati i messaggi di cordoglio e vicinanza. Il
presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, ha espresso a nome
dell’intera comunità valdostana la solidarietà alla popolazione di Crans-Montana
e del Cantone Vallese, sottolineando i legami storici e di collaborazione tra i
territori alpini e ringraziando la Protezione civile per la tempestività
dell’intervento.
L'articolo Strage Crans-Montana, la macchina dei soccorsi: primi tre ustionati
in arrivo al Niguarda di Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.