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Com’è possibile sperare nel Nobel per Trump? Qui gli storici parlano di fascismo
“Non uso la parola fascismo con leggerezza e generalmente non mi piace per descrivere il mondo contemporaneo: perché evoca cose ben circostanziate, come le leggi razziali o i campi di concentramento. Ma temo che questa volta sia la parola corretta da usare. Negli Stati Uniti abbiamo ormai un’amministrazione che glorifica la violenza e ha creato un’organizzazione paramilitare che agisce con impunità, sentendosi in diritto di ignorare la legge e la Costituzione. Li abbiamo visti in azione Minneapolis, dove hanno agito come veri squadristi”. Sono felice che la storica americana Applebaum, sia pure con cautela, abbia ‘osato’ utilizzare in un’intervista pubblicata a Repubblica il termine Fascismo per denunciare l’operato del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e le azioni criminali messe a segno dalle squadracce dell’Ice, trasformate dal capo della Casa Bianca come suo esercito personale per combattere l’immigrazione. Il segno di un salto di qualità allarmante è stato superato quando gli uomini con il volto coperto hanno assassinato a sangue freddo ora Alex Jeffrey Pretti e prima Renee Good ma il dato ancora più drammatico che ricorda i tempi bui del nazismo è che il capo della Casa Bianca ha messo in atto una vera e propria politica di deportazione, colpendo a sangue freddo, attraverso il braccio armato dell’Ice, chiunque porti la pelle non bianca, compresi i bambini. E’ proprio in base a questa drammatica metamorfosi della politica di Donald Trump che mi chiedo come sia possibile che la nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia detto pubblicamente di sperare nel Nobel per la Pace al nuovo energumeno della Casa Bianca. A parte il fatto che Donald Trump pretenderebbe di ottenere il Nobel della pace facendo una vergognosa pressione sul governo norvegese, come se la commissione incaricata per i premi Nobel non avesse nessuna autonomia. Ma a parte questo particolare che spiega come mai Donald Trump stia lavorando alacremente per affossare tutti gli organismi di contropotere e di controllo dell’operato del governo, è indecente proporre un Nobel per la pace a un signore che qualche anno fa ha guidato l’assalto a Capitol Hill e oggi usa l’Ice come se fosse la Gestapo. Nel 2025 il Nobel per la pace è stato assegnato a Maria Corina Machado per la sua opposizione al regime di Maduro ma Donald Trump si è guardato bene da chiamarla a dirigere il paese dopo l’arresto del dittatore, forse perché quel premio lo voleva lui. Spero che un giorno non saremo costretti a dare un Nobel per la pace a chi riuscirà a debellare negli Stati Uniti il neo diktator della Casa Bianca. L'articolo Com’è possibile sperare nel Nobel per Trump? Qui gli storici parlano di fascismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nobel per la Pace come moneta di scambio: le parole di Meloni rendono l’Italia subalterna
di Paolo Gallo C’è qualcosa di profondamente disturbante nell’idea che il Premio Nobel per la Pace possa diventare una promessa preventiva, una moneta di scambio simbolica, un gesto di allineamento politico mascherato da speranza diplomatica. Ed è esattamente questo che accade quando Giorgia Meloni evoca la candidatura di Donald Trump al Premio Nobel per la Pace, prima ancora che esista un risultato, un accordo, una pace reale. Non è solo una frase infelice. È un segnale politico. E come tutti i segnali politici dice molto più di quanto vorrebbe. Il Nobel per la Pace non nasce per incoraggiare, blandire o motivare leader potenti. Non è un incentivo, non è una scommessa, non è una dichiarazione d’intenti. È, o dovrebbe restare, un riconoscimento ex post, assegnato a chi ha dimostrato con i fatti di aver ridotto la violenza, costruito ponti, salvato vite. Anticiparlo significa svuotarlo. Usarlo come auspicio significa degradarlo. Il punto, però, non è solo il premio. È l’uomo a cui si fa riferimento. Trump non è una figura neutra, non è una pagina bianca su cui proiettare speranze. È un leader che ha costruito la propria carriera politica sull’esasperazione, sull’idea di nemici interni ed esterni, sulla logica della forza come strumento di pressione. Un leader sotto il cui nome stanno politiche di separazione familiare, deportazioni, disprezzo per il diritto internazionale e per le istituzioni multilaterali. Pensare di associare tutto questo al lessico della pace richiede una notevole dose di rimozione. C’è poi un secondo livello, ancora più inquietante. Quando un capo di governo europeo si spinge a legittimare in anticipo un possibile “pacificatore” americano, sta implicitamente dicendo che l’Europa non è soggetto, ma spettatrice. Che la pace in Ucraina non sarà frutto di un processo complesso, multilaterale, fondato sul diritto e sulla sicurezza collettiva, ma il risultato di un uomo solo al comando. È una visione semplicistica, quasi messianica, che riduce la geopolitica a storytelling. E qui emerge la vera fragilità di questa uscita: l’idea che la politica internazionale si faccia ormai a colpi di narrazioni, simboli e gesti ad effetto. Il Nobel evocato non come traguardo, ma come teaser. Come se bastasse pronunciare una parola carica di valore morale per trasferire automaticamente quel valore su chi la riceverà. Ma la pace non funziona così. Non si annuncia, non si promette, non si premia in anticipo. La pace si costruisce con compromessi, a volte dolorosi, garanzie reciproche, rispetto delle regole. E soprattutto con credibilità. Quella stessa credibilità che si perde quando si confonde il desiderio di contare qualcosa sullo scacchiere globale con la rinuncia a ogni senso della misura. Usare il Nobel per la Pace come leva politica non rafforza l’Italia. La espone. La colloca in una postura subalterna, pronta ad applaudire prima ancora che lo spettacolo inizi. E, cosa forse più grave, contribuisce a svuotare uno dei pochi simboli morali rimasti nella politica internazionale. Se tutto diventa premio, nulla è più merito. E se la pace diventa un titolo da assegnare prima dei fatti, allora non è più pace: è propaganda. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Nobel per la Pace come moneta di scambio: le parole di Meloni rendono l’Italia subalterna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’indignazione del comitato per il Nobel: “Un vincitore non può condividere il premio per la pace con altri, né trasferirlo”
“Un vincitore del Premio Nobel per la Pace non può condividere il premio con altri, né trasferirlo una volta annunciato”. Il Comitato per il Premio Nobel per la Pace ha espresso forte indignazione in merito al gesto di María Corina Machado, che ha consegnato la sua medaglia a Donald Trump, definendo l’atto come una violazione delle norme che regolano il premio. La dichiarazione ufficiale del Comitato ha sottolineato con fermezza che un vincitore del Premio Nobel non può trasferire il premio ad altre persone né condividerlo, e che una volta che il premio è stato assegnato, esso non può essere revocato. Nonostante non abbia fatto riferimento esplicito né a Machado né a Trump, il Comitato ha ribadito che la decisione è definitiva e non può essere modificata dalle azioni del vincitore. Il 3 gennaio il blitz Usa, voluto da Trump, ha portato alla cattura di Nicola Maduro. Il Comitato ha poi specificato che la medaglia, il diploma e il premio in denaro che accompagnano il Nobel sono simboli che appartengono al vincitore, ma che, sebbene questi oggetti possano essere donati o venduti, l’identità del destinatario del premio rimane immutata nella storia. Tra i vari esempi, il comitato ha citato il caso di Kofi Annan, che ha donato la propria medaglia all’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, e quello del giornalista Dmitry Muratov, che ha venduto la propria medaglia per sostenere i bambini ucraini. Gesti molto diversi da quelli dell’attivista e con un valore totalmente differente. Il gesto di Machado, leader dell’opposizione venezuelana, è stato visto come un “momento emozionante” e simbolico, in quanto, secondo le sue parole, ha deciso di donare la medaglia a Trump per riconoscere il suo impegno a favore della libertà in Venezuela e in tutta la regione. Tuttavia, la sua spiegazione non ha placato le polemiche. Donald Trump, dal canto suo, ha espresso un tono di rispetto nei confronti di Machado, definendola una “donna molto gentile” e sottolineando che l’atto di ricevere la medaglia è stato per lui un “gesto molto carino”. Il presidente statunitense – che più volte ha sostenuto di meritare il premio (che Barack Obama ottenne “sulla fiducia” nel 2009, ndr) ha affermato di essere rimasto colpito dal suo impegno e ha voluto esternare la sua gratitudine per aver ricevuto il premio. L'articolo L’indignazione del comitato per il Nobel: “Un vincitore non può condividere il premio per la pace con altri, né trasferirlo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Venezuela, Machado regala il Nobel per la Pace a Trump. Lui: “Grazie, è per lavoro che ho svolto”
Lei gli ha regalato il Nobel per la Pace vinto a ottobre per ingraziarselo in vista della formazione di un nuovo governo in Venezuela e lui se lo è preso con tanti sentiti ringraziamenti. Come promesso, Maria Corina Machado ha consegnato il prestigioso riconoscimento a Donald Trump nel loro incontro alla Casa Bianca. Un gesto puramente simbolico, anche perché il comitato di Oslo ha già chiarito che il premio non è trasferibile. Ma che la leader dell’opposizione spera possa contribuire ad aprirle la strada verso il governo di Caracas, dopo anni di lotta contro Nicolas Maduro e le ultime elezioni vinte dal suo candidato Edmundo González Urrutia. “Duecento anni fa il generale Lafayette donò a Simon Bolívar una medaglia con il volto di George Washington. Bolivar conservò quella medaglia per il resto della sua vita”, ha detto Machado parlando con i giornalisti dopo il colloquio con il tycoon ed una visita a Capitol Hill. “Duecento anni dopo, il popolo di Bolivar restituisce all’erede di Washington una medaglia, in questo caso la medaglia del Premio Nobel per la Pace, come riconoscimento per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà”, ha aggiunto la leader. Circondata da una folla di sostenitori che gridavano il suo nome, Machado li ha rassicurati che “possiamo contare su Trump” e che il colloquio con il presidente è andato “alla grande“. Il capo della Casa Bianca, da parte sua, ha ringraziato con un post su Truth: “È stato per me un grande onore incontrare oggi María Corina Machado, del Venezuela – ha scritto -. È una donna straordinaria che ha affrontato tante difficoltà. María mi ha consegnato il suo Premio Nobel per la Pace in riconoscimento del lavoro che ho svolto. Un gesto meraviglioso di reciproco rispetto. Grazie, María!”. La strada verso il palazzo di Miraflores è però ancora lunga, a patto che esista. La presidente ad interim Delcy Rodriguez si è conquistata in queste settimane la stima del tycoon grazie all’accordo sul petrolio e alla liberazione di centinaia di prigionieri politici. Finora ha “soddisfatto tutte le nostre richieste”, ha sottolineato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. “Abbiamo avuto un’ottima conversazione e lei è una persona fantastica”, ha detto ieri Trump “una lunga telefonata” con Rodriguez. Il presidente americano ha, inoltre, dichiarato di volerla ricevere presto e di voler andare il prima possibile in Venezuela. Per contro, dieci giorni fa ha gelato le aspirazioni di Machado sostenendo che non godeva del “rispetto” necessario e che avrebbe dovuto farsi da parte per facilitare la transizione. Dall’altra parte Rodriguez, in un messaggio alla nazione, ha detto di essere disposta ad andare a Washington “con la bandiera tricolore in mano” per intraprendere una “battaglia diplomatica” con gli Stati Uniti. “Se mai dovessi andare a Washington come presidente ad interim – ha detto -, lo farò a testa alta, camminando e non strisciando”. L'articolo Venezuela, Machado regala il Nobel per la Pace a Trump. Lui: “Grazie, è per lavoro che ho svolto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Papa Leone ha ricevuto in Vaticano la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado
Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la pace 2025. Un incontro a sorpresa, che è stato reso noto nel bollettino ufficiale diffuso dalla sala stampa della Santa Sede che citava Machado tra le persone ricevute dal pontefice. È avvenuto nella mattinata del 12 gennaio e si è svolto nel Palazzo Apostolico del Vaticano. Al momento non sono stati diffusi dalla Santa Sede ulteriori dettagli sull’incontro ma solo alcune fotografie dell’evento. Machado, vestita di nero e con un rosario al collo, si è intrattenuta in un colloquio col Pontefice tra sorrisi e stratta di mano. Da quanto si evince dagli scatti, il faccia a faccia tra il Pontefice e Machado è avvenuto nella Biblioteca privata. L’incontro si è svolto al termine di una giornata per Leone ricca di udienze private. Tra gli altri ricevuti dal Papa, figurano anche i capitani reggenti della Repubblica di San Marino, il cardinale Rolandas Makrickas e Davide Prosperi, il presidente di Comunione e Liberazione, oltre ad altri rappresentanti ecclesiastici e internazionali. In merito alla crisi venezuelana, nell’Angelus del 4 gennaio scorso Prevost aveva dichiarato: “Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese”. Un appello rinnovato il 9 gennaio, quando in occasione dell’udienza ai membri del Corpo diplomatico aveva invitato la comunità internazionale a “rispettare la volontà del popolo venezuelano” per “costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni”. Machado, ex deputata dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione all’ex presidente Nicolás Maduro, è stata insignita del Nobel a ottobre del 2025: assente durante la cerimonia di premiazione, era apparsa a Oslo il giorno successivo dopo undici mesi di clandestinità. Dopo i raid statunitensi e la cattura di Maduro, Machado non ha comumque trovato spazio politico: il Paese è infatti passato alla guida di Delcy Rodríguez, vice di Maduro. Nei prossimi giorni, la politica venezuelana incontrerà Donald Trump alla Casa Bianca e per l’occasione ha dichiarato di voler offrire il suo Nobel al presidente Usa, ma è stata frenata dal Comitato del premio. “La stimo, ma non ha abbastanza sostegno nel Paese per poterlo guidare”, avevo detto Trump parlando di Machado dopo l’attacco in Venezuela. L'articolo Papa Leone ha ricevuto in Vaticano la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Polymarket, la piattaforma blockchain dove si scommette su guerre ed elezioni: tra soffiate e mappe falsificate per influenzare i mercati
Non c’è limite alle scommesse su Polymarket, la piattaforma blockchain dal valore di 9 miliardi di dollari, dove si gioca d’azzardo su guerre e crisi, tra cui Ucraina e Venezuela, alla pari delle partite di Nba, Nfl e Premier League. Su Polymarket si scommette sul cessate-il-fuoco tra Mosca e Kiev per un volume d’affari di quasi 62 milioni di dollari, ma anche sulla data di inizio dell’intervento militare Usa in Venezuela, dove il giro supera i 40 milioni di dollari. Due opzioni, “Sì” o “No”, con una rosa di date su cui puntare. C’è anche un totonomi sugli Epstein files ed è partita aperta sulle presidenziali in Portogallo che si terranno nel gennaio 2026. Gli utenti partecipano acquistando azioni, che vanno da zero a un dollaro, a seconda delle probabilità. L’ASSE POLITICO-FINANZIARIO Polymarket intreccia esponenti delle élite statunitensi, come l’investitore Jeffrey Sprecher – Ceo di Intercontinental Exchange e a capo della Nyse di New York che ha investito 2 miliardi di dollari per integrare la piattaforma nei circuiti finanziari – e Donald Trump Jr., il quale vi partecipa attraverso 1789 Capital, fondo di investimento volto a rilanciare le “eccellenze Usa” attraverso il “capitalismo patriottico“. Polymarket si presenta come “il più grande portale di predizioni” e vanta un presunto “oracolo”, che mescola fonti Osint, “mappe militari” o “bollettini ufficiali” per fornire informazioni agli utenti. Ma in realtà questo “oracolo” è soggetto a “sabotaggi” e “operazioni di disinformazione” volte a “dirottare le scommesse“, trasformando le notizie in “un asset manipolabile”, come riportano le inchieste eseguite da Fortune, 404 Media e Bloomberg. LA FALSA MAPPA DELL’ISW È successo a metà novembre, quando i mercati si sono chiusi con ritorni del 33mila per cento finiti nelle mani di una strettissima cerchia di account sulla base della caduta, mai avvenuta sul fronte, di un’area chiave: la città ucraina di Myrnohrad. A ricostruire la vicenda è stato 404 Media, svelando la manipolazione di una mappa appartenente al think tank americano Institute for the Study of War. La mappa è sparita dai radar una volta chiusi i mercati e riscosso il bottino. Tra i principali account vincitori spunta DeepFrontier che ha incassato 1 milione e mezzo di dollari, di cui si è persa traccia attraverso Crypto mixers. C’era anche un bot, Orakle_Hunter_99, che ha “anticipato l’occhio umano” nel notare le variazioni della mappa, guadagnandoci sopra. Dopo l’episodio l’Isw ha rilasciato una nota denunciando “l’edizione non autorizzata” e “non approvata” della loro mappa interattiva, sottolineando che il lavoro del think tank mira a “salvare vite”, non va usato come “tavolo da gioco“. Anche il collettivo ucraino Deep State ha condannato la vicenda: “Polymarket incentiva menzogne sul fronte soltanto per muovere denaro”. La scommessa sulla caduta della città, nel momento in cui si scrive, resta aperta sul portale, con un volume di quasi 1 milione di dollari. LO SPIONAGGIO SUL NOBEL Altra controversia si è verificata con la soffiata sul nome della dissidente venezuelana María Corina Machado come vincitrice del Nobel per la Pace, con l’account DirtyCup che ha spostato le quote dal 4% al 77% prima dell’annuncio ufficiale. “È spionaggio economico volto a saccheggiare l’integrità delle nostre istituzioni”, ha denunciato Kristian Berg Harpvigen, dell’Istituto di ricerca per la pace di Oslo, all’emittente norvegese Tv2. FOLLOW THE MONEY Su iniziativa di Sprecher, i dati di Polymarket sono vincolati ai terminali di Intercontinental Exchange e possono incidere sui costi delle materie prime. Per il Ceo la piattaforma è capace di “aiutare i mercati tradizionali” ad anticipare la “volatilità della geopolitica“. Ma non mancano le perplessità circa la manipolazione dell’informazione. “Fino al 30% del volume di investimenti è artificiale”, svela un’inchiesta di Fortune che analizza dati di Chaos Lab e Inca Digital e che parla di “account coordinati che acquistano e vendono tra loro per spostare l’ago della bilancia dell’opinione pubblica verso narrative politiche specifiche”. A sua volta Samuel O’Brient, analista di TipRanks, ha avvertito che “Polymarket non predice il futuro”, ma è uno mero “strumento di propaganda” per manipolare i mercati. In Italia la piattaforma era finita, a metà ottobre, a nella blacklist dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ne ha ordinato il ripristino con un provvedimento dello scorso 15 dicembre. Polymarket resta in fondo un problema globale là dove gli introiti di account come DeepFrontier o DirtyCup non fanno ritorno immediato ai circuiti bancari tradizionali ma verso “portafogli digitali vincolati a fondi di copertura” con sede nelle Isole Cayman e nelle Isole Vergini Britanniche. Destinazione finale: l’universo delle criptovalute, profondamente legato – secondo Public Citizen – ai Comitati di azione politica che fanno “pressing sui legislatori Usa” e “operano in pro della deregolamentazione finanziaria”. L'articolo Polymarket, la piattaforma blockchain dove si scommette su guerre ed elezioni: tra soffiate e mappe falsificate per influenzare i mercati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Iran, la Nobel per la Pace Narges Mohammadi due volte al pronto soccorso per le manganellate ricevute durante l’arresto
Arrestata e picchiata da poliziotti in borghese, con “violenti e ripetuti colpi di manganello alla testa e al collo”. Queste le pesanti accuse che la Fondazione Narges Mohammadi ha rivolto al regime iraniano dopo l’arresto della vincitrice del Premio Nobel per la Pace avvenuto la settimana scorsa. Nei giorni seguenti, la famiglia di Mohammadi non ha avuto sue notizie, fino a una breve e concisa telefonata in cui sono emerse le pessime condizioni fisiche dell’avvocata e attivista iraniana che è stata portata due volte al pronto soccorso per le violente percosse ricevute dagli agenti durante l’arresto a Mashhad. Parlando al telefono con i suoi familiari, Mohammadi ha raccontato di essere stata accusata di collaborare con il governo israeliano. Oltre a ciò, non sono ancora chiare le imputazioni rivolte a lei e alle altre persone arrestate, 39 in totale secondo Teheran. L’attivista ha poi chiesto alla sua famiglia di presentare una denuncia formale contro le modalità violente dell’arresto e la sua detenzione. Sul secondo punto, il New York Times ha riportato che a Mohammadi non è ancora stato comunicato quale autorità la stia trattenendo e in generale non le sono state fornite delle spiegazioni. Lo scorso sabato, il procuratore di Mashhad, Hasan Hematifar, ha dichiarato ai giornalisti che Mohammadi e Javad Alikordi avevano incoraggiato i manifestanti a inneggiare slogan che violano le norme del governo. Nei giorni scorsi, il Comitato per il Nobel ha dichiarato profonda preoccupazione per il brutale arresto subìto da Mohammadi. Nessun commento invece da parte delle autorità del regime iraniano. L'articolo Iran, la Nobel per la Pace Narges Mohammadi due volte al pronto soccorso per le manganellate ricevute durante l’arresto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arrestata ancora la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi: stava partecipando a una cerimonia
L’avvocata e attivista iraniana Narges Mohammadi, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2023, è stata arrestata – di nuovo – durante una cerimonia pubblica e portata in una località sconosciuta. Oltre a lei, sono stati arrestati molti altri attivisti, tra cui Sepideh Gholian, Hasti Amiri, Pouran Nazemi e Alieh Motalebzadeh. L’arresto è avvenuto a Mashhad, città situata nel Nord-Est dell’Iran. A renderlo noto sono stati alcuni gruppi per i diritti umani, inclusa la Fondazione Narges Mohammadi. L’arresto avviene dopo mesi di pressione a Mohammadi da parte delle autorità iraniane: nei mesi scorsi, l’attivista ha dichiarato di aver subìto anche pedinamenti e minacce di morte. Oggi Mohammadi sta scontando una pena detentiva di 13 anni e nove mesi al carcere di Evin a Teheran per le accuse di sicurezza nazionale, ma ultimamente era stata congedata per motivi di salute. Prima di essere arrestata dagli agenti di sicurezza e di polizia, Mohammadi stava partecipando a una cerimonia per il lutto dell’avvocato e dissidente politico Khosrow Alikordi, la cui morte in circostanze sospette nel suo ufficio a Mashad ha generato indignazione nell’opinione pubblica iraniana. I suoi sostenitori da mesi avvertivano che Mohammadi rischiava di essere rimessa in prigione. Sebbene dovesse durare solo tre settimane, il periodo di libertà di Mohammadi si era poi prolungato, forse per le pressioni sul governo dell’Iran degli attivisti e delle potenze occidentali. Era libera anche durante la guerra di 12 giorni tra Iran e Israele nel mese di giugno. Mohammadi ha continuato la sua attività di attivista con proteste pubbliche e apparizioni sui media internazionali, arrivando persino a manifestare davanti al famigerato carcere di Evin a Teheran, dove era stata detenuta. La vincitrice del premio Nobel ha più volte accusato il regime iraniano di reprimere il dissenso di attivisti, giornalisti e critici, specialmente dopo il cessate il fuoco con Israele. A confermare la notizia dell’arresto è stato anche Javad Alikordi, fratello di Khosrow Alikordi, riferendo inoltre che degli agenti in borghese hanno picchiato le persone arrestate prima di portarle via. . L'articolo Arrestata ancora la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi: stava partecipando a una cerimonia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nobel per la Pace, Machado appare in pubblico dopo 11 mesi: il saluto dall’hotel a Oslo e l’abbraccio coi sostenitori – Video
La leader dell’opposizione del Venezuela e vincitrice del premio Nobel per la pace María Corina Machado è apparsa in pubblico a Oslo dopo mesi di clandestinità. L’attivista pro-democrazia è uscita sul balcone dell’iconico Grand Hotel di Oslo poco prima delle 2,30 del mattino, ora locale, dopo aver trascorso gli ultimi 11 mesi nascosta nella capitale venezuelana, Caracas. Decine di sostenitori hanno scandito slogan come “Coraggiosa!” e “Libertà!” davanti all’hotel e hanno intonato l’inno nazionale venezuelano al suo arrivo. “Gloria alla nazione coraggiosa, che si è scrollata di dosso il giogo!” hanno gridato. Si è trattato della prima apparizione pubblica di Machado in quasi un anno, dopo essere stata costretta a nascondersi in Venezuela dal dittatore del paese, Nicolás Maduro, accusato di aver truccato le elezioni presidenziali del luglio 2024. Pochi minuti dopo essere apparsa sul balcone fuori dalla storica suite Nobel dell’hotel, l’attivista 58enne è scesa in strada e ha scavalcato le barricate di metallo per abbracciare i sostenitori che si erano radunati fuori dall’edificio. L'articolo Nobel per la Pace, Machado appare in pubblico dopo 11 mesi: il saluto dall’hotel a Oslo e l’abbraccio coi sostenitori – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nobel per la Pace, Maria Corina Machado non ritira il premio a Oslo: “Non si sa dove sia”. Al suo posto la figlia
Che qualcosa non andava lo si era capito ieri, quando il Comitato aveva annullato la prevista conferenza stampa della vigilia. Oggi è arrivata l’ufficialità: Maria Corina Machado, Premio Nobel per la Pace, non parteciperà alla cerimonia per la consegna del riconoscimento a Oslo. “Purtroppo, al momento non si trova in Norvegia. E non salirà sul palco del Municipio di Oslo all’una di oggi, quando inizierà la cerimonia – ha annunciato il direttore dell’Istituto Nobel, Kristian Berg Harpviken -. Non sappiamo dove si trovi”. A ritirare il premio sarà la figlia di Machado, Ana Corina Sosa. “Sua figlia pronuncerà il discorso scritto da Maria Corina stessa”, ha aggiunto Harpviken. Machado è a capo dell’opposizione al regime di Nicolas Maduro in Venezuela e vive in una località segreta dalle elezioni dell’anno scorso. “Vive semplicemente con una minaccia di morte da parte del regime. Questa minaccia si applica anche quando si trova all’estero, sia da parte del regime che dei suoi amici in tutto il mondo”, ha spiegato Harpviken, sottolineando che per questioni logistiche sarebbe stato ancora più impegnativo del previsto far arrivare Machado in Norvegia in sicurezza. Se uscisse dal Venezuela, la donna correrebbe il rischio di essere dichiarata latitante e di non poter rimpatriare. In Norvegia è arrivata invece la madre di Machado, Corina Parisca. È tra gli invitati d’onore, assieme all’argentino Javier Milei, all’ecuadoriano Daniel Noboa e al paraguayano Santiago Orena, oltre al presidente di Panama José Raúl Mulino, che aveva rinnovato l’appoggio “alla lotta per la libertà del popolo venezuelano”. Intanto Donald Trump ha ribadito in un’intervista a Politico che “Maduro ha i giorni contati”, preannunciando attacchi di terra e senza escludere un’invasione americana. Ma questa volta minaccia di mettere nel mirino anche Messico e Colombia nella sua lotta contro il narcotraffico. L’intervistatore gli fa notare che, secondo la Dea, quasi tutto il fentanyl illecito negli Stati Uniti è prodotto in Messico usando precursori chimici dalla Cina e che il Venezuela non è una fonte significativa né un Paese di transito. Il tycoon obietta che le barche “piene di sacchi di droga” colpite dalle forze Usa “arrivano in gran parte dal Venezuela”. Ma quando gli viene chiesto “se considererebbe qualcosa di simile contro Messico e Colombia, che sono ancora più responsabili del traffico di fentanyl negli Stati Uniti”, lui non ha esitazioni: “Sì, lo farei. Certo. Lo farei”. L'articolo Nobel per la Pace, Maria Corina Machado non ritira il premio a Oslo: “Non si sa dove sia”. Al suo posto la figlia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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