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Migranti in Albania, rientrerà in Italia il compagno di stanza del giovane morto nel Cpr di Bari: “Non idoneo”
Khalid Semta, il giovane marocchino di 21 anni che il 12 febbraio aveva assistito alla morte del compagno di stanza Simo Said nel Cpr di Bari, è stato dichiarato non idoneo alla permanenza nel centro di Gjader, in Albania, dove era stato trasferito nei giorni scorsi dal centro barese. La decisione è stata assunta dalla commissione vulnerabilità il 26 febbraio 2026, dopo la richiesta di attivazione inoltrata dal direttore sanitario della struttura gestita dalla cooperativa Medihospes, avviata su sollecitazione del legale del ragazzo, l’avvocato Leonardo Lucente. Saputo del trasferimento a cose fatte, il legale si era subito detto preoccupato per le condizioni del giovane: ansia e shock post traumatico, riportati anche dalla parlamentare del Pd Rachele Scarpa che lo aveva incontrato il 13 febbraio nel Cpr di Bari insieme al Tavolo Asilo e Immigrazione, riferendo di tagli sul corpo causati da atti di autolesionismo. A scanso di equivoci, tribunali e magistrati non c’entrano. E’ il verbale della commissione medica a certificare la presenza di “patologie e sintomi evidenti” che rendono il trattenimento di Semta incompatibile con la vita in una comunità ristretta, richiamando le direttive del Ministero dell’Interno (direttiva Min. Interno del 19 maggio 2022) e le norme sulla protezione dei soggetti vulnerabili. Secondo la valutazione, inoltre, le precedenti certificazioni di idoneità, tra cui quella rilasciata dall’Asl di Bari il 9 febbraio scorso, sarebbero inadeguate poiché non rispettavano i parametri temporali richiesti e mancavano di riferimenti specifici alle reali condizioni psicopatologiche del giovane. Khalid aveva raccontato di aver tentato disperatamente di rianimare il compagno prima dell’arrivo dei soccorsi. Dopo la morte di Said, aveva subito manifestato sofferenza psichica, poi rilevata anche dal personale sanitario a Gjader: disregolazione emotiva e allucinazioni uditive. Nel centro albanese i sanitari avevano inoltre già annotato la dipendenza da psicofarmaci e la presenza di tagli profondi su tutto il corpo, segni di ripetuti atti di autolesionismo, proseguiti anche dopo il trasferimento. Al suo rientro in Italia è interessata anche la famiglia di Simo Said, che attraverso il suo legale ha chiesto l’incidente probatorio per l’acquisizione della sua testimonianza, ritenendola fondamentale per le indagini sul decesso del 25enne. La certificazione medica apre ora la strada al rientro immediato in Italia che, secondo il legale, dovrebbe seguire un iter rapido. L'articolo Migranti in Albania, rientrerà in Italia il compagno di stanza del giovane morto nel Cpr di Bari: “Non idoneo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Per il referendum ogni voto è utile, Forza Italia lancia il Comitato del Sì degli albanesi in Italia. A presentarlo i rivali di Rama (critici sui Cpr voluti da Meloni)
In una consultazione in cui si rischia il testa a testa fino all’ultimo, mezzo milione di voti sono preziosissimi. Da conquistare, anche a costo di chiudere un occhio su uno dei pilastri del governo di Giorgia Meloni sull’immigrazione, cioè i centri in Albania. Giovedì mattina quindi è stata Forza Italia a ospitare alla Camera una conferenza stampa con il “comitato del Sì degli albanesi in Italia” con ospite d’onore, Doda Bardhok, il segretario del Partito Democratico albanese (di destra) in Italia. Alla presentazione erano presenti alcuni importanti dirigenti di Forza Italia: il responsabile del Dipartimento Immigrazione Alessandro Battilocchio e il responsabile della campagna referendaria sulla giustizia Giorgio Mulè. A introdurre la deputata e promotrice dell’iniziativa Erica Mazzetti. Bardhok parlando a Montecitorio ha ringraziato Silvio Berlusconi per aver fatto entrare in Italia migliaia di albanesi alla fine degli anni Novanta. Poi ha spiegato perché bisogna votare Sì il 22 e 23 marzo leggendo un discorso scritto: “Da anni in Italia si attende una riforma della Giustizia sulla responsabilità dei magistrati e la terzietà dei giudici tramite la separazione delle carriere. Un voto favorevole significa fare un passo avanti verso una giustizia più imparziale”. Inoltre Bardhok ha spiegato che il modo che hanno i 460mila cittadini albanesi per ringraziare gli italiani e Silvio Berlusconi è “dire sempre sì, anche al voto e mai No”. Bardhok fa parte del Partito Democratico albanese del leader Sali Berisha, che a maggio scorso si è opposto alle elezioni politiche al socialista Edi Rama, alleato della premier Meloni sui cpr per migranti. Berisha in diverse interviste aveva detto di voler “chiudere” quei centri “disumani”. Il tema non è stato oggetto della conferenza stampa di giovedì. Si è parlato solo di referendum e i voti dei cittadini albanesi in Italia sono fondamentali per il Sì e per Forza Italia. In tutto sono 460mila, di cui oltre 300mila con la cittadinanza italiana. Anche per questo proprio giovedì è partita una missione elettorale dei dirigenti azzurri Battilocchio e Alessandro Cattaneo per fare campagna referendaria in Albania. L'articolo Per il referendum ogni voto è utile, Forza Italia lancia il Comitato del Sì degli albanesi in Italia. A presentarlo i rivali di Rama (critici sui Cpr voluti da Meloni) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Migrante morto nel Cpr di Bari, il compagno di stanza finisce in Albania. Il legale: “Allontanato il testimone chiave”
Il testimone chiave per le indagini sulla morte del 25enne di origine marocchina Simo Said, deceduto lo scorso 11 febbraio nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Bari, è finito in Albania. Nonostante la grave condizione psichica accertata anche dall’ospedale San Paolo di Bari e la richiesta di incidente probatorio alla Procura avanzata dal legale della famiglia di Said, l’avvocato Arturo Covella. Che non usa mezzi termini: “Stupito? Per niente: bisognava allontanare i testimoni scomodi”. Said è morto in una delle stanze del modulo 5 del Cpr barese, con una diagnosi iniziale di arresto cardiaco, anche se i sanitari della struttura non hanno poi escluso l’abuso di sostanze, dagli psicofarmaci al metadone. A sentirsi male il giorno prima era già stato un altro compagno di stanza, ricoverato in ospedale e infine riportato nel centro. A soccorrerlo sarebbe stato il terzo compagno, il 21 marocchino Khalid Semta, arrivato in Italia a 15 anni, da poco uscito dal carcere per precedenti di scippo in Campania e arrivato nel Cpr solo due giorni prima della tragedia, ha spiegato al Fatto il suo legale, Leonardo Lucente. La mattina dell’11 febbraio il giovane marocchino tenterà di soccorrere anche Said, ma stavolta non ci sarà nulla da fare. Anche Khalid finisce all’ospedale San Paolo, il 15 febbraio, per lo stato ansioso seguito alla morte del compagno di stanza. La visita psichiatrica prescrive un’ulteriore terapia a base di Rivotril, sedativo a base di benzodiazepine. Elementi che l’avvocato invia al giudice di pace che aveva convalidato il trattenimento nel Cpr, per chiedere la revoca, ma senza ricevere risposta. Così Khalid viene mandato a Gjader, dove la valutazione sanitaria e il diario giornaliero del centro gestito dalla cooperativa Medihospes aggiornano: significativa disregolazione emotiva, personalità borderline, condotte autolesive ripetute. Viene citato il lutto non elaborato “con immagini intrusive”. Come ha riferito al suo legale in video collegamento ma anche alla deputata del Pd Rachele Scarpa, che lo ha incontrato lunedì a Gjader, “sente la voce del compagno morto che gli chiede aiuto”. “Era estremamente agitato e pieno di tagli ovunque”, ha raccontato Scarpa al Fatto al termine della sua ispezione nel centro albanese. Dove hanno messo nero su bianco il precedente uso di droghe, il dichiarato vissuto traumatico in Marocco, e rilevato una dipendenza da psicofarmaci. A Gjader viene impostato un piano terapeutico che include anche antipsicotici e ansiolitici da somministrare al bisogno in caso di tentativi di suicidio e o autolesionistici. Nondimeno, viene ritenuto idoneo al trattenimento. Il suo avvocato spiega che Khalid intende ora formalizzare una richiesta di protezione internazionale, che comporterebbe la modifica del suo status in quello di richiedente asilo, già giudicata incompatibile con le norme europee riconoscono il diritto dei richiedenti ad attendere nel territorio dello Stato membro, dunque in Italia, l’esito della domanda. Ma non è tutto, perché nel frattempo il legale della famiglia di Said ha chiesto l’incidente probatorio, per anticipare la raccolta di prove e testimonianze ed evitare che vadano perse. Se verrà disposto, Khalid sarà la prima persona da sentire perché è stato lui a trovare il compagno. L’avvocato Covella parla di una situazione “classica” nei Cpr, di abuso di psicofarmaci distribuiti “spesso senza controllo o senza visita specialistica”. Covella ha chiesto la documentazione al San Paolo di Bari per sapere se c’erano stati precedenti ricoveri, e di ottenere la chiamata al 118 perché “è giallo sull’orario preciso del decesso”. “Mi aspettavo il trasferimento del compagno di stanza”, rilancia il legale. In caso di incidente probatorio, spiega, “chiederemo il rientro immediato in Italia di Khalid Semta, teste fondamentale per capire come sono andate le cose”. Teste che prima di essere mandato in Albania senza apparente utilità, visto che l’eventuale espulsione può avvenire solo da territorio italiano, ha fatto in tempo a parlare con la parlamentare dem Rachele Scarpa, che il 13 febbraio insieme ad alcuni collaboratori si era recata a Bari per un’ispezione del Cpr in seguito alla morte di Said. Nalla relazione sull’ispezione c’è anche il colloquio avuto con Khalid, prima del suo trasferimento in Albania, dove Scarpa l’avrebbe poi rivisto. A Bari Khalid ha raccontato di aver ritrovato Said con liquido giallastro e schiumoso che fuoriusciva dalla bocca e dalle orecchie. Di aver tentato disperatamente di rianimarlo, per poi dare l’allarme urlando e colpendo la porta della cella. Secondo il racconto, i soccorsi sarebbero arrivati dopo mezz’ora. Nella relazione, Scarpa parla di un ragazzo “visibilmente sconvolto”, che denuncia allucinazioni e incubi in cui “rivede Simo”. “Presenta moltissimi tagli profondi su braccia, petto e pancia, che dichiara di auto-procurarsi con pezzi di ferro e vetro che trova in cella”, si legge nella relazione. Dalla quale emerge anche il sistema diffuso di abuso e traffico di metadone all’interno della struttura. E’ il primo ragazzo soccorso da Khalid, pare sopravvissuto a un’orverdose, a raccontare a Scarpa che sia lui che Simo Said avevano acquistato il metadone da un detenuto che lo rubava minacciando chi lo riceve come terapia. Una testimonianza che confermerebbe i sospetti dell’avvocato Covella. “Un infermiere presente segnala che i pazienti sarebbero in grado di occultare i medicinali nel cavo orale e che non vi sarebbe modo di verificarne l’effettiva ingestione”, è scritto ancora nella relazione. Secondo il racconto del sopravvissuto all’overdose, “prima del decesso del sig. Simo Said, non vi sarebbero stati controlli sull’effettiva assunzione del farmaco, mentre successivamente all’evento sarebbero stati intensificati”. L'articolo Migrante morto nel Cpr di Bari, il compagno di stanza finisce in Albania. Il legale: “Allontanato il testimone chiave” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Farik, per il gatto fuggito dalla guerra in Ucraina c’è un lieto fine in Italia: “È come le pettegole del paese, si affaccia al balcone e ficca il naso negli affari dei vicini”
Una pagina Instagram ha regalato una vita felice al gatto Farik. Come raccontato da La Stampa, il micio ha una storia lunga e complicata. Il persiano apparteneva a un uomo, scappato improvvisamente dall’Ucraina all’Albania a causa della guerra. Ha portato con sé Farik, il quale però non è riuscito ad adattarsi alla nuova vita. Il proprietario ha quindi deciso di cedere il micio a una ragazza inesperta che, dopo poco tempo, ha compreso di non potersi occupare del gatto. La giovane ha affidato il micio a una conoscente che, a sua volta, non ha ritenuto di poter assicurare le cure necessarie a una razza speciale come quella persiana. Così, Farik è stato affidato a un’amica della donna che, seppur amando il micio per la sua dolcezza, non ha potuto prendersene cura. Il gattino è giunto nella casa di una famiglia di Durazzo. I nuovi padroni di Farik hanno contattato una volontaria della zona per chiederle di andare a recuperare quanto prima il micio, non desiderato in casa. La volontaria ha messo in contatto la famiglia con Fladjona Amiri, animalista di Tirana ed esperta di felini, in particolare di gatti persiani. Fladjona ha chiesto alla famiglia di tenere per qualche altro giorno Farik, così da avere modo di organizzarsi e viaggiare da Tirana a Durazzo per recuperare il micio. I proprietari, però, non hanno concesso tempo né ad Amiri né a Farik, che è stato lasciato sul marciapiede non lontano da casa per tre giorni. Alla fine, Fladjona è riuscita a recarsi a Durazzo e a prendere con sé il povero micio. L’Associazione no profit piemontese “Le Sfigatte” ha letto l’annuncio di Amiri e ha portato in Italia il gatto “viandante”. Come riporta La Stampa, Sara, Consulente della Relazione Felina, insieme a una rete di volontari hanno permesso a Farik di iniziare una nuova vita felice. Il micio è arrivato a casa di Elena e del suo compagno, a Castagneto Po. La donna ha portato il gatto dalla dottoressa Piera Ferraris della clinica Borgo Po. Una volta curato, per Farik si è aperta la possibilità di adozione. Simona e Massimo, una coppia di Torre Pellice, in provincia di Torino, ha notato sulla pagina Instagram de Le Sfigatte l’annuncio e ha deciso di fare domanda per accogliere il simpatico animale a casa. La coppia ha raccontato: “Abbiamo visto il post Instagram dalla pagina de Le Sfigatte e noi abbiamo sempre avuto gatti, con particolare attenzione per i persiani ipertipici. Gli ultimi due mici non sono più con noi: Cesare, purtroppo, è morto in modo improvviso, lasciando un grande vuoto e Ciccione, come lo chiamavamo affettuosamente, non ha accettato il nostro trasferimento in una nuova casa; alla fine, sembra pazzesco, eppure lo abbiamo lasciato ai nuovi inquilini, che se ne prendono cura e lo amano come facevamo noi. Si tratta di un gatto buono, ma particolare, che si era legato all’ambiente e al territorio, era lui che aveva trovato la nostra casa e in quella casa abbiamo deciso di lasciarlo”. “VA MATTO PER LA TV E LE PARTITE DI CALCIO” Simona e Massimo hanno aggiunto: “Nel 2019 abbiamo vissuto un momento molto difficile a livello di salute, superato emotivamente soltanto grazie alla presenza dei gatti. Così, ora, ritrovarci con un appartamento vuoto, era strano e questo ci ha spinti a chiamare per Farik”. Inizialmente c’è stato qualche problema: “Dopo quattro giorni dall’adozione, nonostante le cure ricevute, ha avuto un prolasso, lo abbiamo trovato sporco di sangue e ci siamo molto spaventati, siamo corsi subito nella clinica presso cui era stato seguito mentre era in stallo; lo hanno rimesso in sesto in soli quattro giorni, per fortuna. Tante terapie ed eccolo come nuovo, o quasi”. Ora Farik è un gatto felice, che si gode la sua vita sedentaria guardando le partite di calcio e giocando con una palla di lana. A raccontarlo sono stati i suoi padroni: “In famiglia, comunque, comanda lui: va matto per la televisione, in particolare per le partite di calcio; lui stesso gioca sempre con una palla di lana che gli abbiamo creato noi. Il resto del tempo, lo trascorre come un pettegolo di paese, come quelle anziane signore affacciate ai balconi che si raccontano i segreti del condominio. Lui è uguale, si sporge finché la rete del terrazzo glielo consente, ascolta attento e ficca il naso negli affari dei vicini… insomma, di gatti ne abbiamo avuti, ma uno così, mai prima d’ora e il suo arrivo ha rappresentato un’incredibile coincidenza”. L'articolo Farik, per il gatto fuggito dalla guerra in Ucraina c’è un lieto fine in Italia: “È come le pettegole del paese, si affaccia al balcone e ficca il naso negli affari dei vicini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Vergogna nazionale”. “Il governo butta i soldi mentre taglia sulla sanità”. Le opposizioni attaccano l’esecutivo sulle spese per le forze dell’ordine in Albania
“Una vergogna nazionale”. “Il governo continua a buttare i soldi”. L’opposizione parte con la lancia in resta contro l’esecutivo, accusato di sprecare ancora fondi per gli alloggiamenti delle forze dell’ordine in Albania, nell’ambito di una operazione che sui trasferimenti dei migranti dall’Italia non sembra aver portato risultati concreti. Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle dice così: “Il governo continua a buttare soldi per l’Albania mentre qui continua a tagliare sulla sanità e sull’istruzione e per altro con quei soldi mortifica la professionalità delle forze dell’ordine che stanno a guardare dei centri vuoti”. Il leader di M5S ha parlato all’iniziativa ‘Avanti per l’Italia’; poi ha aggiunto cifre sulle carenze che riguardano la sicurezza: “In Italia mancano 23mila fra poliziotti e carabinieri, che lavorano in condizioni difficili e sotto organico nelle nostre città, si taglia sulla scuola e mancano misure su bollette, sanità, carovita. I risultati? Secondo Frontex nel resto d’Europa nell’ultimo anno sono diminuiti gli arrivi dei migranti del 26% mentre fra 2024 e 2025 in Italia sugli sbarchi non è cambiato nulla. Sono arrivati oltre 300mila migranti in 3 anni. Altro che ‘blocco navale subito’”. Matteo Orfini (Pd): “La stessa maggioranza che continua a produrre fallimentari decreti sicurezza, spreca milioni di risorse degli italiani solo per non riconoscere l’inutilità dei centri albanesi”. E Matteo Renzi (Iv) sui social parla di “modello vacanze sulla pelle degli italiani”. “Coltelli nelle scuole, aggressioni, stazioni come terra di nessuno e il governo Meloni cosa fa? Continua a sprecare soldi in Albania. La notizia dei 18 milioni di euro stanziati per rinnovare l’accordo con il resort a cinque stelle dove alloggiano le forze dell’ordine, mentre in Italia mancano uomini, mezzi e risorse è una vergogna nazionale”. Angelo Bonelli (Avs): “Continua in Albania lo sperpero del denaro pubblico da parte del governo Meloni che, mentre nega risorse in Italia per potenziare le forze dell’ordine e aumentare gli stipendi degli agenti, utilizza soldi per la propaganda a reti unificate su media totalmente asserviti. Quella in Albania non è un’operazione che mira a controllare i flussi migratori e non affronta la crisi migratoria a livello strutturale. È piuttosto un’operazione di distrazione e spreco di fondi pubblici, nel momento in cui l’esigenza di garantire più sicurezza al Paese è urgente, cosa che questo governo non fa, perché sulla sicurezza il fallimento è completo”. Sulla stessa linea Più Europa con il segretario Riccardo Magi: “Altri 18 milioni di euro gettati in quella cattedrale nel deserto che é il Cpr in Albania per rinnovare l’accodo con il resort a 5 Stelle dove ospitare il personale italiano”. Carlo Calenda dice a Lapresse: “Il Governo continua a buttare centinaia di milioni di euro per centri in Albania che non funzionano, mentre occorrerebbe farne in Italia, per detenere gli immigrati irregolari che delinquono in attesa di rimpatrio”. A difendere l’esecutivo ci pensa il ministro Piantedosi, secondo cui l’opposizione ha fatto male i calcoli: “Sono stati individuati il costo pro capite e pro die, a meno che qualcuno non pensi che i nostri agenti quando vanno all’estero in missione non debbano stare nelle stamberghe. Non si tratta di un 5 stelle come in Italia, credo che il costo si aggiri sugli 80 euro a notte. Detto questo, parliamo di 80 euro giornalieri in una cornice economica che viene raggiunta solo se il personale impiegato raggiunge il numero massimo”. L'articolo “Vergogna nazionale”. “Il governo butta i soldi mentre taglia sulla sanità”. Le opposizioni attaccano l’esecutivo sulle spese per le forze dell’ordine in Albania proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Migranti in Albania, Meloni rinnova lo spreco: nuovo accordo col resort 5 stelle per gli agenti. Ecco quanto costa
Missione Albania, avanti tutta senza badare a spese. È stato rinnovato l’accordo con il resort 5 stelle per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei centri per migranti. Come ribadito più volte dalla premier Giorgia Meloni, anche durante il recente vertice intergovernativo tra Italia e Germania, per la gestione del dossier migranti l’Italia intende continuare a puntare su “soluzioni innovative” come il Protocollo sottoscritto tra Roma e Tirana il 06 novembre 2023. Questo nonostante finora l’operazione non abbia dato i frutti sperati dal governo, le persone da espellere debbano comunque tornare in Italia per il rimpatrio e i cpr in territorio italiano abbiano costi inferiori e rimangano strutturalmente sottoutilizzati. Poco o nulla importa al governo. “Non l’abbiamo potuto finora far funzionare perché c’erano delle sentenze ideologiche dei giudici – ha spiegato l’inquilina di palazzo Chigi -. Ci hanno detto che era incompatibile con la legislazione Ue. Bene, abbiamo corretto la legislazione dell’Unione”. Senza dimenticare di espletare le procedure per permettere ai centri per migranti di Gijader e Shengjin di operare a pieno regime. Tra queste anche la stipula di una convenzione della durata di due anni per un servizio di alloggiamento in camere singole alberghiere con ristorazione e servizi connessi per il personale delle Forze di Polizia impiegato in Albania per lo svolgimento delle attività connesse al funzionamento dei centri. Alla fine di una consultazione preliminare di mercato partita a metà giugno e conclusa a fine dicembre, a spuntarla è stata la stessa struttura a 5 stelle che già due anni fa si era aggiudicata l’appalto, ovvero il ‘Rafaelo Resort‘. È quanto rivelano i documenti del ministero dell’Interno (Dipartimento della Pubblica sicurezza) visionati dall’agenzia di stampa LaPresse, in cui si decreta “l’aggiudicazione in favore della Società Rafaelo Resort S.r.l, con sede legale in Shengjin (Albania), del servizio di alloggiamento in camere singole alberghiere con ristorazione e servizi connessi per la durata di ventiquattro mesi, al costo unitario giornaliero omnicomprensivo di euro 83,00 (escluse tassazioni) per un importo massimo, presunto, stimato in euro 18.177.000,00 (escluse tassazioni)”. Il decreto di aggiudicazione definitiva della procedura di affidamento è stato firmato lo scorso 11 dicembre e pubblicato nei giorni scorsi. La procedura per la gara, come chiariscono i documenti del Viminale, si era aperta il 18 giugno 2025 attraverso un ‘avviso per manifestazione di interessè in cui il Dipartimento della Pubblica Sicurezza metteva agli atti la necessità di esplorare il mercato di riferimento al fine di individuare, in tempi brevi, un operatore economico a cui affidare la fornitura del servizio di alloggiamento per le forze dell’ordine. Il termine per presentare la ‘candidaturà era stato fissato al 15 luglio. Data in cui sono poi state comunicate le due società interessate alla gara e a cui è stato chiesto di presentare un’offerta: da un lato la ‘Rafaelo Resort shpk’, dall’altro ‘Xenia S.p.a.‘. Offerta che tuttavia alla fine è stata avanzata esclusivamente dalla Rafaelo, poi risultata vincitrice dell’appalto come nel 2024. L'articolo Migranti in Albania, Meloni rinnova lo spreco: nuovo accordo col resort 5 stelle per gli agenti. Ecco quanto costa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Medicina, il caso degli studenti assegnati alla sede albanese con retta da 9mila euro. Interviene anche Bernini: “Incompatibile”
Non solo le polemiche e il caos per la sperimentazione del semestre filtro nell’accesso a Medicina, per la ministra dell’Università Anna Maria Bernini si apre anche il caso dell’istituto privato Nostra Signora del Buon Consiglio a Tirana. Sono infatti 220 gli studenti entrati in graduatoria e assegnati alla sede albanese dell’università Tor Vergata di Roma e che quindi dovranno pagare una rata annuale di 9650 euro. Secondo l’ateneo, i costi erano specificati nel momento in cui gli studenti hanno scelto l’opzione, ma non per la ministra che ha scelto di convocare il rettore Nathan Levialdi Ghiron: “Un simile regime di contribuzione risulta incompatibile con una piena ed effettiva attuazione del diritto allo studio che deve essere garantito a tutte le studentesse e a tutti gli studenti”, ha dichiarato, “indipendentemente dalla sede di frequenza”. Bernini ha inoltre fatto sapere di aver espresso “la necessità di un’immediata revisione” della retta da pagare. Una richiesta economica “sproporzionata rispetto ai principi che devono guidare il sistema universitario pubblico”. IL CORSO UNIVERSITARIO A TIRANA Da quest’anno, tra i 17.278 posti messi a bando dall’università, ci sono anche i 220 disponibili a Tirana. Un fatto noto da agosto: la nuova quota era inserita nel decreto del ministero dell’Università e della Ricerca, che elencava tutti i posti disponibili. Gli studenti spostati a Tirana frequenteranno un corso di laurea detto Joint Degree, organizzato Tor Vergata con l’’università di Nostra Signora del Buon Consiglio. In questo modo sono stati resi disponibili i 220 posti aggiuntivi per gli studenti in Medicina e Chirurgia. Dopo la pubblicazione della graduatoria l’8 gennaio, tuttavia, è esplosa la protesta di chi si è aggiudicato un posto in Albania. Non tanto per la sede, già prevista, bensì per la retta da oltre 9 mila euro: una somma fuori dai parametri di un’università statale italiana. IL COMUNICATO DI TOR VERGATA: “PASSAGGI AMMINISTRATIVI SALTATI DAGLI STUDENTI” In un comunicato, l’ateneo romano sottolinea la possibilità di dividere il pagamento della tassa universitaria in tre rate e allude a possibili sviste da parte dei ragazzi: “Nella polemica di questi giorni sembrerebbe essere saltata da parte degli studenti la valutazione di questi passaggi amministrativi aggiuntivi legati alla sede di Tirana. È di questi giorni l’ulteriore passaggio concordato tra i due atenei della rateizzazione in tre trance della retta annuale”. Per Tor Vergata, sul sito “sono evidenziati (addirittura in rosso per la sede di Tirana) i passaggi amministrativi successivi all’iscrizione in aggiunta a quelli già previsti dal MUR, per i candidati cittadini dei Paesi dell’Unione Europea, che hanno indicato tra le sedi scelte il Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia in joint degree con l’Università di Roma Tor Vergata presso la sede di Tirana – Università Cattolica Nsbc. il Joint degree prevede misure di accesso (i 3 esami del semestre filtro per questo anno accademico) proprie dell’ateneo romano, ma con le ulteriori formalità da espletare e soprattutto la retta da 9650 euro da pagare”. L'articolo Medicina, il caso degli studenti assegnati alla sede albanese con retta da 9mila euro. Interviene anche Bernini: “Incompatibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sokol Zekaj, la forma dell’acqua (Traduzione di Arben Dedja)
La poesia di Sokol Zekaj è laconica e suggestiva. I versi hanno tutta la limpidezza e il colorito della sua bellissima terra, che lui ha conosciuto a fondo anche grazie alla sua professione. I riflessi nell’acqua del lago e delle alpi ravvivano ancor di più i colori, sfumando ogni aggressività e dolore. A. D. Lo scioglimento della neve Adesso le montagne non sono bianche, e la neve è sparsa come gregge in cerca d’ombra, dopo aver pascolato nelle cime dei raggi del sole, e ora fa gocciolare il latte in ruscelli luccicanti e sorgenti azzurre, e, lasciando indietro pratoline, sale sempre di più, verso malghe profonde. *** Sulla dolcezza e sul cuore La vera dolcezza è sempre cuore, Il cuore purtroppo non è sempre dolcezza, Disse Goethe. Franz Kafka tacque. *** Fiume Le vedove lavano i panni Dove il fiume è più profondo Le cose che lì per caso cadono in acqua Non verrano a galla mai più. *** La vendetta Si deve credere a Verlaine che chiamò Rimbaud “l’uomo dalle suole di vento”. Voleva dire che il poeta non era come Anteo. E infatti, quando i suoi piedi toccarono il suolo una rete fatale gli aveva tessuto la terra. *** Contrappunto Questi vecchi libri Appartengono alla mia fanciullezza. *** Penelope a Ulisse Non ci sono luna né stelle. Un carro attraversò il ruscello. Denso il silenzio come la punta di un pugnale. Quasi non c’è giorno, solo mattina e sera, E un calice di vino vicino al fuoco. Le serve portano il fuoco nella camera da letto E lunga e piovosa è la notte. *** Luglio L’alba viene presto. Con dita di brezza Ci tocca per svegliarci. Appena apriamo gli occhi È andata! Sole con scure spartana! *** Ulisse Mezzanotte. Un po’ di vento. Il lago Scioglie l’argento della luna. Guardo l’argento dell’anello. Dubito. *** Ulisse sul prato Mi sdraio. Azzurro il cielo Come un sogno. Ma Sospetto che l’erba Di nascosto Parli con i miei sandali. *** Un ricordo Così tanto tempo! Non ricordo il giorno, e cose così. Eh, no, neanche l’anno! Niente. È calma la notte. Ma la dimenticanza salva per noi le cose preziose come il limo delle inondazioni un anello, o una spilla regale. So che era mattino, e terso, azzurro, ore otto meno due. Tutto qui! *** Storia Questa scalinata di pietra di questa casa silenziosa, ricordo che una volta si scendeva come fosse una cascata. *** Albero Se si affacciasse il sole mentre sto sotto l’albero sarei sotto l’ombra dell’albero, ma il tempo e nuvoloso e l’albero mi illumina sotto l’ombra delle nuvole. Sokol Zekaj è nato nel 1948 a Koplík, vicino al lago di Scutari, e vive a Tirana. Si è laureato nella Facoltà di Agraria di Tirana e ha lavorato come specialista agronomo e come bibliotecario. Scrive soprattutto poesia, ma è anche traduttore dei simbolisti francesi, autore di saggi e di un romanzo. Con la raccolta Vera fantastike [L’estate fantastica] del 2003 ha vinto il Premio Nazionale di poesia del Ministero della Cultura d’Albania. L'articolo Sokol Zekaj, la forma dell’acqua (Traduzione di Arben Dedja) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paesi sicuri, Strada: “Disastro del Ppe, è la fine del diritto d’asilo. Ma la sanatoria sull’Albania non c’è”
L’europarlamentare del Pd Cecilia Strada, relatrice ombra per i Socialisti e Democratici sui dossier “paesi terzi sicuri” e “paesi sicuri d’origine” in esame alla Commissione LIBE del Parlamento Ue, esprime profonda preoccupazione in vista del voto di mercoledì 3 dicembre. Definisce la situazione un “disastro politico” in cui i parlamentari del Partito popolare europeo (Ppe) si allineano all’estrema destra su testi che rappresentano “la fine del diritto d’asilo in Europa”. Un approccio che sta portando l’Unione Europea a “violare lo spirito della Convenzione di Ginevra sui rifugiati”. Strada, qual è il punto politico sui dossier al voto alla Commissione LIBE? Il punto in cui siamo è un disastro. Il Ppe sta lavorando totalmente insieme all’estrema destra su questi temi. Gli stessi popolari che teoricamente dovrebbero stare con il campo progressista e invece, sulla questione migratoria, guardano solo ed esclusivamente da quella parte. La negoziazione com’è andata? Nessuno dei tentativi di negoziare da parte del campo progressista è stato accettato. I relatori hanno ripreso sostanzialmente invariata la proposta della Commissione e hanno rifiutato qualunque tentativo di mediare con noi per cambiare il testo e renderlo vagamente più umano. Andiamo a votare testi che sono tremendi. La vera novità sta nel nuovo concetto di “paese terzo sicuro”. Mentre il concetto di Paese d’origine sicuro ha a che fare con l’esame della richiesta di protezione, col concetto di Paese terzo sicuro l’Ue non entra nemmeno nel merito della tua domanda d’asilo. Ti dice che potresti anche aver diritto alla protezione, essere un rifugiato, ma non qui. E se l’Europa decide che avresti potuto fare domanda altrove, anche dove sei semplicemente transitato, o che potresti presentarla in un Paese col quale ha preso accordi, verrai trasferito, punto. E’ la rinuncia al nostro obbligo di protezione, delegato a paesi terzi coi quali ci si mette d’accordo. E’ di fatto la fine del diritto d’asilo in Europa, e ci prendiamo anche dei rischi. Quali? Perché Paesi che hanno più problemi di noi dovrebbero accettare i richiedenti asilo che noi non vogliamo gestire, se non per soldi o altri vantaggi? Sicuramente non per spirito di fratellanza. Dunque? Dunque l‘Europa diventa ricattabile, tra l’altro senza prevedere alcuna specifica sul tipo di accordi, che possono essere i soliti memorandum informali e non vincolanti. Cosa succederà quando questi paesi terzi vorranno di più, vorranno rinegoziare, vorranno più soldi o più vantaggi? Situazioni già viste in Turchia ma anche in Tunisia. Oltre al fatto che in sostanza ci apprestiamo a spostare persone attraverso i confini in cambio di soldi, come sul confine tra la stessa Tunisia e la Libia, dove le persone vengono vendute e spostate. Non è ciò che che condanniamo come traffico di esseri umani? Le nuove norme risolveranno i problemi del Protocollo Italia-Albania come dice il governo? Né il testo sui Paesi d’origine, né quello sui Paesi terzi sicuri sanerà quell’accordo. Il governo è arrivato a considerare quelli in Albania come trasferimenti da un Cpr all’altro, come fossimo in Italia. Ma nonostante la giurisdizione italiana, l’extraterritorialità non ha permesso di garantire le tutele previste dalla normativa dell’Unione: le alternative al trattenimento, ma anche l’eccesso effettivo a diritti come quello alla salute, all’unità familiare, a una difesa effettiva. In Europa i flussi migratori non stanno aumentando, come mai resiste l’urgenza normativa? Non c’è nessuna urgenza, è la stessa agenzia europea Frontex che ci fa vedere come i flussi stanno diminuendo. Ma da almeno dieci anni le persone migranti sono lo strumento sul quale si è fatto propaganda per vincere le elezioni a qualunque costo, e distrarre le persone dalle garanzie sui propri diritti, da una sanità degna di questo nome al fatto che stiamo indebitando i nostri figli e i nostri nipoti per comprare armi. Le opposizioni sono pronte per proporre soluzioni alternative sui migranti? Secondo me siamo abbastanza pronti se smettiamo di aver paura di perdere le elezioni su questo tema e quindi se smettiamo di inseguire la destra. Non è mai una buona idea inseguire la destra sulla propria agenda: tra la copia e l’originale la gente vota l’originale o se ne sta a casa. L'articolo Paesi sicuri, Strada: “Disastro del Ppe, è la fine del diritto d’asilo. Ma la sanatoria sull’Albania non c’è” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Migranti, centri in Albania denunciati alla Corte dei conti per danno erariale: “Fino a 18 volte i costi sostenuti in Italia”
Il flop dei centri in Albania si è trasformato in un potenziale danno erariale al vaglio dei magistrati contabili. ActionAid ha consegnato alla Corte dei Conti un esposto di sessanta pagine indirizzato alla procura regionale del Lazio, per denunciare quello che definisce “uno sperpero ingiustificabile di denaro pubblico” e che, dati alla mano, si sarebbe potuto limitare se non addirittura prevedere. L’obiettivo è far accertare se esistano i presupposti per un’azione erariale rispetto alle violazioni contestate nella gestione dei centri. Parallelamente, un’altra segnalazione è stata inviata all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per presunte irregolarità nell’affidamento dell’appalto di gestione. La richiesta di intervento alla Corte dei Conti e all’ANAC è ritenuta “cruciale nel caso di persone formalmente in custodia dello Stato, ma concretamente in mano a società private e cooperative”. I dati inediti sono pubblicati in un focus all’interno del progetto “Trattenuti” di ActionAid e Università di Bari. Che denuncino un quadro di spese fuori scala e organizzazione caotica fin dall’iniziale allestimento dei centri, partito con uno stanziamento di 39,2 milioni di euro, poi lievitati rapidamente a 65 milioni con il “Decreto PNRR 2”, trasferendo la competenza dai ministeri dell’Interno e della Giustizia alla Difesa. Per un impegno complessivo che è così salito a 73,48 milioni di euro. A fronte degli stanziamenti, la Farnesina ha pubblicato bandi per 82 milioni, firmato contratti per oltre 74 milioni – quasi tutti tramite affidamenti diretti – ed erogato più di 61 milioni per i soli allestimenti. Con una capienza reale di 400 posti a fine marzo 2025, il costo per singolo posto supera i 153.000 euro. Costo che ActionAid giudica del tutto ingiustificabile: “Oltre undici volte” il costo dell’allestimento di un posto nel Ctra di Modica (inaugurato nel 2023) a pieno regime, dove la spesa superava di poco ai 6.400 euro. Il quadro peggiora guardando poi ai costi giornalieri. Nel Cpr di Gjader la spesa per detenuto è quasi tripla rispetto a un Cpr in Italia. Se a Macomer, in Sardegna, vitto e alloggio per il personale di polizia costano 5.884,80 euro al giorno, in Albania – per appena 120 ore di effettiva operatività tra ottobre e dicembre 2024 – la spesa è stata di 105.616 euro al giorno, quasi diciotto volte di più. Tutto questo mentre, alla fine del 2024, un quinto dei posti disponibili nei Cpr italiani risultava comunque vuoto. Non solo. Le stesse procedure che si voleva trasferire in Albania avevano già evidenziato ostacoli giuridici nazionali ed europei e risultati operativi fallimentari nei centri italiani: nessuna convalida per i trattenuti a Modica nel 2023, e appena 5 rimpatri su 166 persone transitate tra Modica e Porto Empedocle nel 2024, circa il 3%. Insomma, come sarebbe finita era ampiamente prevedibile. Come non bastasse, le risorse risultano sottratte ad altri capitoli fondamentali: 15,8 milioni arrivano dal Fondo per esigenze indifferibili, previsto per le emergenze; 10 milioni dal Fondo straordinario della Difesa; 47,7 milioni da tagli ai bilanci di dodici ministeri. L’avvocato Antonello Ciervo, coordinatore del team legale di ActionAid, parla di “soldi pubblici sottratti alla salute, alla giustizia, al welfare e ai servizi, ma anche ai fondi per la gestione delle emergenze”, sottolineando come la distorsione nell’uso delle risorse sia aggravata dall’illegittimità del modello dei centri albanesi. Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid, aggiunge che “l’ostinazione nel tenere in vita un progetto inumano, inefficace e giuridicamente inconsistente”, attraverso continui nuovi stanziamenti, spostamenti di competenze e cambi di regole, ha prodotto una perdita per l’erario che non può essere liquidata come un semplice errore tecnico. A confermare l’impatto del “passaggio aggiuntivo” rappresentato dalla detenzione off-shore è il dettaglio delle spese accessorie: il ministero della Difesa ha sostenuto oltre 2,6 milioni di euro tra manutenzione della nave Libra, trasferte e indennità di missione per Carabinieri e personale della Marina. Il ministero della Giustizia ha firmato contratti per quasi 2 milioni ed erogato 1,2 milioni, fino a maggio 2025, per il penitenziario di Gjader, una struttura mai utilizzata e mai completata. Anche il ministero della Salute ha autorizzato spese per quasi 4,8 milioni ed effettuato pagamenti per 1,2 milioni, nonostante gli uffici dell’Usmaf in Albania siano vuoti da marzo. C’è poi la questione della trasparenza. “Scarsa”, secondo ActionAid, quella per l’affidamento dell’appalto di gestione da 133 milioni di euro. La cooperativa Medihospes si è aggiudicata la procedura – negoziata senza bando – dopo una manifestazione di interesse, risultando l’unica tra le tre cooperative selezionate dalla Prefettura di Roma a presentare un’offerta. La segnalazione ad ANAC rileva che non sarebbe stata neppure verificata la rilevanza internazionale dell’appalto, che al contrario avrebbe imposto una procedura più aperta. A oltre un anno e mezzo dall’aggiudicazione, poi, non è stato ancora stipulato alcun contratto, e gli unici documenti emessi per consentire la partenza dei lavori sono i due verbali di esecuzione anticipata in urgenza. Il report “Trattenuti” avverte anche del rischio di “cattura istituzionale”, “cioè che le scelte pubbliche finiscano per dipendere troppo da un solo operatore, che risulta quindi necessario coinvolgere”, si legge. Secondo il rapporto, la Prefettura di Roma ha finito per dipendere in modo strutturale da Medihospes, che ha concentrato quote altissime della gestione dei centri di accoglienza straordinaria (Cas) di Roma e mantenuto la posizione dominante “nonostante sanzioni e infrazioni documentate” e continuando a ottenere incarichi e ad ampliarsi, fino a risultare l’unica partecipante alla gara per l’operazione albanese. Dinamica che, si legge, ha ridotto quasi a zero la concorrenza, espellendo di fatto le piccole cooperative sociali incapaci di reggere i volumi e i ribassi economici richiesti. L'articolo Migranti, centri in Albania denunciati alla Corte dei conti per danno erariale: “Fino a 18 volte i costi sostenuti in Italia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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