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Bimbo di 11 anni costretto a scendere dal bus, l’autista incontra i genitori: “Ci siamo stretti la mano, mi sono tolto un peso”
A pochi giorni dal caso di Riccardo, l’11enne costretto a scendere dal bus perché senza il nuovo biglietto “olimpico” e rientrato a casa a piedi per diversi chilometri nella neve, c’è stato un momento importante per le parti in causa. La notizia è stata riportata dal giornalista Alessandro Banchero durante la trasmissione del 3 febbraio di Uno mattina su Rai 1: l’autista Salvatore Russotto ha incontrato la famiglia del bambino. Il faccia a faccia è avvenuto a porte chiuse dopo le polemiche seguite all’episodio avvenuto sulla linea tra Vodo e San Vito di Cadore, nel Bellunese. Russotto, che è stato sospeso dalla ditta e non sta percependo lo stipendio, ha spiegato di aver voluto parlare direttamente con i genitori e ha raccontato: “Ho incontrato la famiglia, ci siamo stretti la mano”. L’autista ha aggiunto di aver espresso le proprie scuse e ha definito il colloquio un momento di chiarimento, dicendo: “Mi sono tolto un peso”. Per i genitori la faccenda è chiusa e hanno deciso di non intraprendere azioni legali nei confronti dell’uomo. “Ora devo andare con il sindacato davanti all’azienda e spiegare cos’è successo e poi saranno loro a decidere se licenziarmi oppure no”, ha spiegato Russotto. Riccardo, dopo l’accaduto, è tornato alla quotidianità ed è stato invitato a partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, ormai alle porte. Il caso era emerso a fine gennaio, quando il ragazzino, di ritorno da scuola, era salito sul pullman con un biglietto ordinario da 2,50 euro. Con l’introduzione della tariffa speciale da 10 euro legata al periodo olimpico, il titolo non era stato ritenuto valido. Il conducente gli aveva quindi chiesto di scendere. Il bambino aveva proseguito a piedi per circa sei chilometri, lungo la ciclabile innevata, con temperature sotto zero, impiegando oltre due ore per arrivare a casa. Una volta rientrato, i familiari avevano riferito che faticava a parlare e a camminare, con i vestiti bagnati e segni di freddo intenso. Dopo la denuncia sporta dai genitori, assistiti dalla nonna avvocata, la società di trasporto Dolomiti Bus aveva avviato accertamenti interni e disposto la sospensione del dipendente, mentre la procura aveva aperto un fascicolo per chiarire le responsabilità. L'articolo Bimbo di 11 anni costretto a scendere dal bus, l’autista incontra i genitori: “Ci siamo stretti la mano, mi sono tolto un peso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La pezza dopo il caso del “biglietto olimpico”: il bambino lasciato a piedi sotto la neve avrà un ruolo nella cerimonia d’apertura
La Fondazione Milano Cortina 2026 ha proposto un ruolo nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi a San Siro a Riccardo Zuccolotto, il bambino di 11 anni del bellunese che martedì scorso è stato costretto a scendere sotto la neve dal bus che doveva riportarlo a casa da scuola perché non aveva il “biglietto olimpico” da dieci euro. La famiglia del bambino ha accettato la proposta. “Pensavo fosse uno scherzo di qualche burlone”, ha detto Vera Vatalara, la madre del bambino, raccontando all’Ansa la telefonata ricevuta da Giovanni Malagò, presidente della Fondazione, che invitava appunto il figlio Riccardo a presenziare all’apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina. “Riccardo ha risposto senza esitazione“, ha proseguito la madre, spiegando che il figlio “è passato dallo sconforto per quanto ha passato al massimo dell’entusiasmo. È uno sportivo, uno sciatore e non potete immaginare quanto significhi per lui questo invito, fosse anche un piccolo ruolo come mascotte“. Così la Fondazione prova a mettere una pezza dopo la figuraccia provocata dal “biglietto olimpico”, un ticket da 10 euro che tutti sono costretti a pagare per prendere i mezzi pubblici nella zona di Cortina. Nel frattempo, dopo il caso e le grandi proteste, è stata prevista un’esenzione per i residenti. E sulla vicenda che ha coinvolto l’undicenne, Dolomiti Bus – titolare del servizio di linea sulla tratta in questione – ha confermato di aver avviato approfondimenti per ricostruire quanto accaduto. RIPRISTINATO IL BIGLIETTO ORDINARIO PER I RESIDENTI Il bimbo era stato costretto a camminare, mentre nevicava e con temperature sottozero, per gli oltre 6 chilometri di statale 51 Alemagna che separano San Vito di Cadore da Vodo di Cadore, a Belluno, perché non aveva il biglietto giusto dell’autobus ed era stato costretto a scendere dall’autista, poi sospeso dal servizio. La nonna Chiara Balbinot – avvocato di Padova – ha presentato querela con l’ipotesi di abbandono di minore. “Non sentivo le gambe – aveva dichiarato successivamente Riccardo in un’intervista a La Repubblica– facevo fatica a camminare”. Zuccolotto frequenta la prima media e spesso prende la linea 30 Calalzo-Cortina. A tenere banco – oltre alle condizioni climatiche in cui il bimbo era stato lasciato a piedi – era il costo del biglietto (10 euro), che doveva essere acquistato anche dai residenti. E infatti oggi – 31 gennaio – è stato ripristinato il biglietto a tariffa ordinaria per i residenti pendolari per la tratta di pullman in questione. I lavoratori e gli studenti che risiedono in provincia di Belluno e che devono fare brevi tratti tra un paese e l’altro lungo la statale 51 Alemagna – come nel caso del bambino bellunese – potranno quindi continuare a usare i vecchi biglietti da 2,50 euro acquistati a terra e obliterarli a bordo dei bus, senza la necessità di scaricare l’apposita App o pagare solo con il bancomat Pos. Durante il controllo dei biglietti, sarà necessario esibire il documento di identità per appurare la residenza. LE SCUSE DELL’AUTISTA Intanto in mattinata è arrivato un mea culpa, con le dovute scuse, dall’autista del pullman che lunedì scorso ha lasciato a terra il bimbo in questione. “Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia“, ha spiegato l’autista Salvatore Russotto, 61 anni. E ha poi ricostruito la vicenda, raccontando che il ragazzino era salito con il biglietto da 2,50 euro. “Gli ho detto che quello non era valido, che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto”. Per quanto riguarda la possibilità di pagare con denaro, Russotto sostiene che “l’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque. Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto“. L'articolo La pezza dopo il caso del “biglietto olimpico”: il bambino lasciato a piedi sotto la neve avrà un ruolo nella cerimonia d’apertura proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non ci salgo più su quel bus. Non sentivo le gambe, facevo fatica a camminare”: parla Riccardo, l’11enne fatto scendere perché non aveva il “biglietto olimpico”
“Non ci salgo più, riconsegnate tutti i biglietti che abbiamo comprato”. A parlare a La Repubblica è Riccardo Zuccolotto, il ragazzino di 11 anni fatto scendere dal bus in provincia di Belluno perché non aveva il “biglietto olimpico” e costretto a camminare per 6 kilometri al buio, sotto la neve e a una temperatura di 3 gradi sotto lo zero. Gli altri biglietti sono quelli del carnet che aveva già, al prezzo di 2,50 euro e non più validi perché insieme alle Olimpiadi sono arrivati anche i rincari fino a 10 euro. Martedì scorso il giovane è arrivato a casa, a Vodo di Cadore, quasi in ipotermia e dopo due ore di camminata. La famiglia ha sporto querela con l’ipotesi di abbandono di minore ed è partita un’indagine interna – decisa anche da Dolomiti Bus, l’azienda che si occupa del trasporto locale – per conoscere i dettagli e responsabilità del fatto. “Abbiamo nominato una commissione apposita – dice l’impresa – La corsa è stata effettuata in subappalto dall’azienda La Linea spa”. “Non sentivo le gambe – prosegue Riccardo – facevo fatica a camminare”. Il conducente sarebbe stato sospeso e sono state acquisite le registrazioni delle telecamere del mezzo che saranno utilizzate per accertamenti. La strada, oltre che buia e fredda era anche pericolosa, come afferma la mamma Sole Vatalaro: “Mio figlio ha percorso a piedi la pista ciclabile per non rimanere sul ciglio della Statale ma non era stata spazzata dalla neve – continua la donna – Non aveva il cellulare con sé e per questo motivo non ci ha potuti contattare”. E quando Riccardo è tornato a casa “aveva le labbra viola, non riusciva a parlare. I suoi jeans erano bagnati fino a metà coscia”. Un trauma per la madre, che è convinta: “Non arretrerò di un centimetro nel chiedere giustizia”. Zuccolotto frequenta la prima media, e spesso prendeva (come da sua volontà, al passato) la linea 30 Calalzo-Cortina. La nonna Chiara Balbinot è un avvocata di Padova. È stata lei a depositare la querela. “A parte quello che è successo a mio nipote – dice – credo sia assurdo che ai residenti non venga garantita la tariffa normale”. Anche se, al netto di questo, “l’autista avrebbe potuto chiedergli quattro biglietti ordinari per arrivare alla cifra olimpica”. La tariffa è rimasta uguale solo per chi ha l’abbonamento. La domanda rimasta irrisolta è anche un’altra: l’autista ha chiesto a Riccardo 10 euro, ma perché lo ha fatto se le disposizioni dell’azienda vietano di accettare contanti? E inoltre, non bastava una semplice multa? Quantomeno, “Dolomiti bus ci ha già chiesto scusa. La temperatura di mio figlio era arrivata a 35 gradi, abbiamo anche un certificato medico — è quanto conclude la mamma — Non è andato a scuola il giorno dopo”. E sull’autista del bus la risposta è una: “Sono contenta che quell’autista sia stato sospeso. Decisamente non può avere a che fare con i bambini“. Foto d’archivio L'articolo “Non ci salgo più su quel bus. Non sentivo le gambe, facevo fatica a camminare”: parla Riccardo, l’11enne fatto scendere perché non aveva il “biglietto olimpico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bimbo di 11 anni costretto a scendere dal bus perché aveva il biglietto, ma non quello “olimpico”: cammina per 6 km sotto la neve a Belluno
Un bambino di 11 anni è stato costretto a camminare, mentre nevicava e con temperature sottozero, per gli oltre 6 chilometri di statale 51 Alemagna che separano San Vito di Cadore da Vodo di Cadore, a Belluno, perché non aveva il biglietto giusto dell’autobus. È l’incredibile storia riportata dal Gazzettino di Belluno, che ha raccolto la testimonianza della madre e della nonna del bimbo, un avvocato di Padova, che ha presentato querela per abbandono di minore. Il bambino, verso le 16 di martedì 27 gennaio, era uscito dal rientro pomeridiano scolastico e una volta salito sul bus ha esibito il biglietto che aveva in tasca che però non corrispondeva a quello entrato in vigore da pochi giorni sulla linea 30 Calalzo-Cortina di Dolomiti Bus. Per il periodo olimpico infatti il biglietto è passato a una tariffa fissa di 10 euro indipendentemente dalla distanza e che va comprato solo tramite app oppure con il bancomat. L’11enne non aveva possibilità di pagare il nuovo biglietto e l’autista lo ha costretto a lasciare il bus e tornare a casa apiedi quando fuori era già buio, lungo una strada pericolosa, mentre nevicava e la temperatura era di -3 gradi. L’episodio, risalente a due giorni fa, riguarda un bus appartenente a una compagnia privata – La Linea S.p.A. – alla quale sarebbe stato subappaltato il servizio. “Ho ricevuto due chiamate di scuse da parte dell’azienda di trasporti Dolomitibus, noi andiamo avanti“, ha spiegato successivamente l’avvocata Chiara Balbinot, nonna del ragazzino di 11 anni in questione. “Ora tocca alla procura di Belluno indagare. Dal mio punto di vista è ravvisabile il reato di abbandono di minore, anche se di ipotesi magari ce ne sarebbero altre, ma sarà la Procura poi a considerarle. Sicuramente esisteva un obbligo di custodia“, ha spiegato la nonna-avvocata, che ha poi concluso: “A mio nipote poteva capitare qualsiasi cosa durante quei novanta minuti che ha impiegato per tornare a casa, camminando sulla pista ciclabile che costeggia la strada principale – continua la nonna -, io mi chiedo come possa capitare una cosa del genere“. Domanda a cui sta cercando di rispondere l’indagine interna avviata dall’azienda di trasporti. IL COMUNICATO DELL’AZIENDA Successivamente l’azienda titolare del servizio ha diffuso una nota ufficiale per esprimere la propria posizione: “In relazione all’episodio segnalato in data odierna, Dolomiti Bus esprime anzitutto sollievo avendo appreso dalla famiglia del bambino che per lui non ci sono state serie conseguenze e sta bene. La corsa in questione è stata effettuata a seguito di regolare autorizzazione dall’azienda La Linea S.p.A. alla quale Dolomiti Bus, titolare del contratto di servizio principale, ha immediatamente esteso la contestazione e chiesto chiarimenti. La società che ha effettuato il servizio ha comunicato di aver avviato degli approfondimenti e che il conducente interessato, suo dipendente, è stato prudenzialmente sospeso dal servizio“, si legge nella nota ufficiale in cui la compagnia comunica anche la sospensione dell’autista. “Dolomiti Bus, costantemente impegnata a garantire i più elevati standard di sicurezza e tutela dei passeggeri, ha essa stessa attivato una commissione per il rigoroso accertamento dei fatti accaduti. I mezzi in servizio sono dotati di impianti di videosorveglianza e le relative registrazioni potranno essere utilizzate per l’accertamento dei fatti. Ulteriori elementi potranno essere forniti in ragione degli accertamenti in corso”, conclude la nota. L'articolo Bimbo di 11 anni costretto a scendere dal bus perché aveva il biglietto, ma non quello “olimpico”: cammina per 6 km sotto la neve a Belluno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Belluno
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Un cane solo e infreddolito salvato sulle piste da scii del Monte Avena. Le autorità hanno avviato le indagini: è fuggito o è stato abbandonato?
Da solo, al freddo e impaurito. Nei primi giorni dell’anno, un cane di grossa taglia e del mantello scuro è stato visto vagare nella zona compresa tra lo Chalet Alle Buse e le Casere dei Boschi, sul Monte Avena. La località, situata nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, è finita al centro dell’attenzione per le immagini dell’animale che si guardava attorno disorientato. Sciatori ed escursionisti hanno segnalato alle autorità la sua presenza. La questione è spopolata sui social. Un gruppo Facebook dedicato alla ricerca di animali smarriti ha pubblicato una foto del cane. Il post ha generato numerosi commenti e in poche ore è diventato un caso mediatico. Dopo aver visto l’immagine, molte persone hanno chiamato i Vigili del fuoco, i Carabinieri forestali e l’Ulss 1 Dolomiti. Come riporta La Repubblica, il cane è stato catturato dalle autorità competenti . L’animale è stato portato al canile sanitario locale per fare dei controlli e monitorare la sua salute dopo i tanti giorni trascorsi nella neve. Come comunicato dal rifugio, il cane sta bene. L’animale è docile, abituato al contatto con l’uomo e all’uso del guinzaglio. I veterinari hanno dichiarato che non presenta segni evidenti riconducibili a un abbandono. Il cane è dotato di un microchip che, al momento, non risulta intestato. Le autorità hanno avviato le indagini per stabilire se l’animale sia fuggito o se sia stato abbandonato. Nelle ore successive alla cattura, molte persone hanno telefonato al canile per chiedere informazioni sull’adozione del cagnolino. L'articolo Un cane solo e infreddolito salvato sulle piste da scii del Monte Avena. Le autorità hanno avviato le indagini: è fuggito o è stato abbandonato? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Angelika Hutter fugge dalla comunità e viene investita: nel 2023 uccise con l’auto una famiglia
In comunità per scontare la pena di triplice omicidio stradale, si è allontanata ed è stata investita da un’auto. Angelika Hutter è ora in gravissime condizioni. Il 6 luglio del 2023 la designer tedesca di 34 anni travolse in auto e uccise il piccolo Mattia Antoniello, il padre Marco (47 anni) e la nonna Maria Grazia Zuin (64 anni). La famiglia era di Favaro Veneto e si trovava in vacanza a Santo Stefano di Cadore, in provincia di Belluno. In carcere fino al marzo del 2024, alla donna era stata riconosciuta l’infermità mentale e le era stato imposto di scontare la pena nella struttura “Don Girelli” di Ronco all’Adige, in provincia di Verona. Domenica 28 dicembre, Angelica ha scavalcato la siepe ed è evasa: la scena è stata ripresa dalle videocamere di sorveglianza e il personale ha subito allertato le forze dell’ordine. La fuga della donna era in direzione della strada lì vicino, la Provinciale 19. All’altezza di via Saletto, però, è stata investita da un suv, una Volvo 760c guidata da un 77enne veronese. Sul posto sono intervenuti la Polizia stradale di Legnago per i rilievi e Verona emergenza per portare via la donna in ambulanza. Arrivata in stato di incoscienza, la donna è ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento. Ancora da chiarire le dinamiche dell’incidente. L'articolo Angelika Hutter fugge dalla comunità e viene investita: nel 2023 uccise con l’auto una famiglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
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Omicidio
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La bimba di 2 anni morta dopo essere stata dimessa aveva contratto la meningite
La bimba di due anni morta a Borgo Valbelluna dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Feltre (Belluno) aveva contratto una meningoencefalite da streptococco pneumoniae. L’esito è arrivato al termine dell’’autopsia, svolta dagli anatomopatologhi Antonello Cirnelli e Marny Fedrigo, su incarico della Procura della repubblica di Belluno. Nell’indagine seguita all’esposto-denuncia dei genitori della piccola è indagato per omicidio colposo il medico pediatra del pronto soccorso, un “gettonista” di 76 anni, il quale aveva dimesso la piccola prescrivendo dell’antibiotico e un aerosol. Nel referto il dottore avrebbe scritto che la bambina non aveva segni meningei e che in quel momento aveva poche linee di febbre; la famiglia aveva segnalato numerosi episodi di febbre a 39 gradi nei giorni precedenti. La meningoencefalite si cura con ricovero ospedaliero idratazione e trattamento con antibiotico ad ampio spettro. La piccola da alcuni giorni presentava sintomi febbrili con raffreddore, tosse e respiro affannato. I genitori, preoccupati per l’aggravarsi delle condizioni, l’avevano portata al Pronto soccorso pediatrico di Feltre dove era stata visitata ed erano stati effettuati una serie di accertamenti. Al termine degli esami il medico aveva ritenuto che la piccola non presentava criticità importanti e aveva parametri stabili e l’aveva dimessa. Sabato pomeriggio, però, le condizioni della piccola si erano improvvisamente aggravate: la bambina era andata in affanno accusando un malore. L'articolo La bimba di 2 anni morta dopo essere stata dimessa aveva contratto la meningite proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Belluno
Indagato il pediatra che ha dimesso la bimba di 2 anni morta a Borgo Valbelluna (Belluno)
C’è una iscrizione nel registro degli indagati di Belluno per il caso della bimba di 2 anni morta poco dopo essere stata dimessa dall’ospedale. È indagato il pediatra che si trovava in servizio, nella notte tra venerdì e sabato scorso, all’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre. Il medico aveva visitato la piccola, arrivata al nosocomio con la febbre altissima, e poi aveva firmato la sua dimissione prescrivendo una terapia antibiotica e aerosol come scrivono oggi i giornali del Gruppo Nems. Le prime risposte arriveranno dall’autopsia già disposta da pm Claudio Fabris e che si terrà 21 novembre. L’incarico è stato conferito al dottor Antonello Cirnelli, la famiglia ha nominato, a sua volta, uno specialista, e l’ha fatto anche l’Usl 1 Dolomiti. La Procura ipotizza il reato di omicidio colposo. La piccola da alcuni giorni presentava sintomi febbrili con raffreddore, tosse e respiro affannato. Venerdì sera i genitori, preoccupati per l’aggravarsi delle condizioni, l’avevano portata al Pronto soccorso pediatrico di Feltre dove era stata visitata ed erano stati effettuati una serie di accertamenti. Al termine degli esami, dato che la bambina non sembrava presentare criticità importanti e aveva parametri stabili, era stata dimessa sabato con una terapia da seguire. Sabato pomeriggio, però, le condizioni della piccola si erano improvvisamente aggravate: la bambina era andata in affanno accusando un malore. La famiglia aveva presentato un esposto chiedendo di accertare se la malattia fosse più grave di quanto valutato dai sanitari. L'articolo Indagato il pediatra che ha dimesso la bimba di 2 anni morta a Borgo Valbelluna (Belluno) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Omicidio
Belluno
Dimessa dall’ospedale bimba di due anni muore dopo qualche ora. Aperta indagine e disposta autopsia
Sarà l’autopsia a stabilire cosa ha ucciso un bimba di due anni poche ore dopo essere stata dimessa dall’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre (Belluno) dove era stata portata venerdì sera per problemi respiratori. La piccola è morta sabato a Borgo Valbelluna (Belluno), La storia è riportata dal Mattino di Padova e il Gazzettino. La Procura di Belluno ha aperto un’inchiesta, al momento contro ignoti, e disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso. L’Ulss 1 Dolomiti ha avviato un’indagine interna. Secondo quanto ricostruito dai quotidiani, la piccola da alcuni giorni presentava sintomi febbrili con raffreddore, tosse e respiro affannato. Venerdì sera i genitori, preoccupati per l’aggravarsi delle condizioni, l’hanno portata al Pronto soccorso pediatrico di Feltre dove è stata visitata ed è stata effettuata una serie di accertamenti. Al termine degli esami, dato che la bambina non sembrava presentare criticità importanti e aveva parametri stabili, è stata dimessa sabato con una terapia da seguire. Sabato pomeriggio, però, le condizioni della piccola si sono improvvisamente aggravate: la bambina è andata in affanno accusando un malore. I soccorsi del 118 non sono riusciti a salvarla. La famiglia ha presentato un esposto chiedendo di accertare se la malattia fosse più grave di quanto valutato dai sanitari. La Procura di Belluno ha affidato l’autopsia al medico legale Antonello Cirnelli di Portogruaro, sarà eseguita nei prossimi giorni. I primi sintomi risalivano a mercoledì come ricostruito nell’esposto alla Procura dai genitori della piccola. La piccola era alla scuola dell’infanzia quando si è manifestata la prima forte febbre a 39 gradi. Dopo averla portata a casa la mamma le aveva somministrato paracetamolo, facendola riposare, dopodiché la piccola era apparsa in buone condizioni. Giovedì la bambina è stata bene fino alle 14 circa, quando si è risvegliata lamentando dolori agli occhi e alla fronte. Visto che era inutile la somministrazione di farmaci era stata contattata la pediatra di base, che aveva dato istruzioni di aumentare le dosi di paracetamolo. Dopo che nella notte tra giovedì e venerdì la febbre è rimasta a 39 gradi la pediatra aveva visitato la piccola diagnosticando un un virus influenzale con leggero arrossamento della gola. Ma la piccola non dava più segni di vivacità, preferendo stare in braccio ai genitori o a letto. Alle 2. 30 di sabato respirava con grande affanno e aveva uno strabismo anomalo. Il padre ha così deciso di portarla al Pronto Soccorso dell’Ospedale Santa Maria del Prato di Feltre, dove la è stato assegnato un “codice bianco” e somministrato un aerosol e un antibiotico. A meno di un’ora dall’arrivo, la bambina è stata dimessa con la prescrizione di continuare la terapia antibiotica e l’aerosol a domicilio. Ma a casa la piccola ha mostrato respiro affannato, ancora strabismo e assenza di forze, morendo verso le ore 9.00 prima dell’arrivo dei soccorsi. L'articolo Dimessa dall’ospedale bimba di due anni muore dopo qualche ora. Aperta indagine e disposta autopsia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Belluno, base jumper finlandese disperso: era andato nella zona di Taibon Agordino per effettuare dei lanci
Aveva raggiunto la zona di Taibon Agordino, in provincia di Belluno, per effettuare dei lanci con la tuta alare. Ma del base jumper 35enne, cittadino finlandese, si sono perse le tracce da giorni. Le operazioni di ricerca sono in corso dalle 22 di domenica dopo l’allarme lanciato da un amico che non avuto più ricevuto sue notizie. Il suo cellulare suona a vuoto ma sarebbe stato utilizzato per l’ultima volta sabato mattina. L’auto del 35enne – base jumper esperto – è stata ritrovata nei pressi del rifugio Capanna Trieste, nel gruppo del monte Civetta e della Moiazza, zone molto note tra gli amanti dello sport estremo. Purtroppo, data la numerosa presenza in zona di spot da cui lanciarsi, non è facile capire dove fosse diretto e dove concentrare le ricerche. A complicare le operazioni è anche il maltempo che ha impedito l’uso di elicotteri e droni. Le ricerche vedono impegnati uomini del Soccorso alpino di Agordo, della Guardia di finanza e del Vigili del fuoco. L'articolo Belluno, base jumper finlandese disperso: era andato nella zona di Taibon Agordino per effettuare dei lanci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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