“Fico vara il salario minimo” titola in prima pagina il 27 gennaio il Corriere
del Mezzogiorno. Stesso giorno, stesso concetto per Repubblica Napoli, sempre in
prima: “Fico, primo atto: la Regione vara il salario minimo di 9 euro lordi
l’ora”. Chiude Il Mattino, il principale quotidiano della città di Napoli:
“Fico: chi lavora con la Regione deve applicare il salario minimo”.
Mentre leggevo questi titoli la mia mente andava a Luca (nome di fantasia, ma
storia vera, verissima): lavoratore in appalto nei Centri per l’Impiego della
Regione Campania a 6,60€ lordi l’ora. Una paga da fame, che rende complicato
arrivare a fine mese, figurarsi costruire una prospettiva di vita. L’orizzonte
temporale di Luca è l’oggi, il domani è un lusso cui non può nemmeno pensare. Un
carpe diem come ricetta della sopravvivenza, non di una impossibile felicità.
Penso a Luca e immagino la sua reazione a questi titoli: finalmente, forse,
qualcosa cambia. 9€ significherebbero 2,40€ in più all’ora, centinaia di euro al
mese. Non una bandierina ideologica, ma una differenza concreta, materiale.
Peccato che quella speranza rischi di trasformarsi presto in disillusione.
Perché nella proposta di legge della giunta Fico di salario minimo vero e
proprio pare non ci sia traccia. In attesa di leggere il dettato della proposta
di legge, lo ammette lo stesso comunicato stampa n. 34 del 26 gennaio della
Regione Campania, che già dal titolo è chiaro, assai più dei giornali: “La
Campania introduce il criterio premiale della retribuzione minima negli appalti
regionali”.
Tradotto: nessun obbligo per le aziende di pagare almeno 9€ l’ora. Tradotto in
parole ancor più povere: nessuna garanzia per i lavoratori di vedere aumenti di
stipendio. La proposta della giunta Fico prevede solo punti in più nei bandi per
le imprese che decideranno, liberamente, di riconoscere la cifra di 9€ l’ora. E
quelle che invece non lo faranno? Potranno comunque partecipare alle gare. E,
quindi, vincerle pure. Continuando magari a pagare 6,60€ l’ora.
Morale della favola? A Luca – e alle migliaia di lavoratori e lavoratrici in
appalto come lui – questa proposta non garantisce un aumento reale dei salari.
Non garantisce il rispetto dell’articolo 36 della Costituzione, che parla di
diritto del lavoratore e della lavoratrice a una retribuzione “sufficiente ad
assicurare sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Cosa garantisce
quindi? Titoli di giornale.
Ed è qui che emerge una delle malattie croniche della nostra classe dirigente:
l’“annuncite”. L’annuncio roboante alla ricerca del titolone,
l’autocompiacimento in una narrazione autocelebrativa. Una politica che funziona
come rappresentazione mediatica, ma che fatica tremendamente a incidere sulle
condizioni materiali di vita delle persone.
La distanza tra annunci e realtà non è neutra. Produce disillusione,
rassegnazione, sfiducia. Il mix tossico che, a sua volta, è miccia di un
fenomeno che caratterizza la “questione meridionale” anche nel XXI secolo:
l’emigrazione. Il Rapporto Svimez 2025 evidenzia che tra 2022 e 2024 in media
175mila giovani meridionali tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato la propria
Regione o l’Italia. 48mila sono campani. Non si scappa solo quando il presente è
insopportabile, magari a causa di salari da fame, ma soprattutto quando si fa
fatica a vedere o anche solo immaginare qui un futuro.
Durante la campagna per le Regionali 2025, come Campania Popolare, avevamo
indicato con chiarezza una priorità: un salario minimo di almeno 10 euro l’ora.
Non per ideologia, ma perché, nel Paese dai bassi salari che è l’Italia, la
Campania fa anche peggio: come riconosce lo stesso Fico, le retribuzioni medie
sono inferiori del 26% rispetto alla media nazionale. L’introduzione di un
salario minimo avrebbe un duplice significato: una misura economica in grado di
migliorare concretamente la vita di tanti; ma anche una misura simbolo (perché
qui nessuno disconosce l’importanza dei simboli), un segnale politico capace di
indicare l’avvio di un deciso cambio di rotta. Una rottura con la stagione dei
salari da fame, degli appalti al massimo ribasso, della competizione sulla pelle
dei lavoratori.
Ma per assolvere queste funzioni, il salario minimo deve essere inderogabile.
Non un criterio premiale, non un invito gentile alle imprese, ma un obbligo.
Oggi sarebbe assurdo pensare che a una gara pubblica possa partecipare
un’azienda colpita da interdittiva antimafia. Allo stesso modo dobbiamo
cominciare a ritenere assurdo che a quelle stesse gare pubbliche possano
partecipare imprese che offrono salari da fame.
Purtroppo con la proposta di legge regionale della Giunta Fico siamo ancora una
volta sul terreno della politica come rappresentazione. Una politica che produce
titoli, ma non diritti. Che accende speranze, che rischiano poi di sciogliersi
come neve al sole. Contribuendo così ad allargare il fossato tra rappresentanti
e rappresentati. Ai troppi Luca non servono titoli roboanti. Servono i soldi in
busta paga. Servono leggi che stiano dalla sua parte. Serve una politica che
smetta di essere mera narrazione e inizi a trasformare davvero la vita della
maggioranza.
L'articolo Fico propone il salario minimo in Campania: perché temo che la
speranza si trasformi in disillusione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Roberto Fico
La prima delibera di giunta del presidente della Regione Campania Roberto Fico
è, come si diceva una volta, una cosa di sinistra: un disegno di legge sulla
retribuzione oraria minima di 9 euro. Fico non è il primo e non sarà l’ultimo a
farlo, è una delibera che sta prendendo piede in numerosi enti e istituzioni
pubbliche. Ma non è mai un provvedimento scontato.
Secondo il comunicato diffuso dall’ufficio stampa, la delibera prevede che in
tutte le procedure di gara della Regione, delle ASL, degli enti strumentali e
delle società controllate sia attribuito un punteggio premiale agli operatori
economici che si impegnano ad applicare una retribuzione minima oraria non
inferiore a 9 euro lordi. È la soglia che l’Istat indica come discrimine tra
lavoro dignitoso e povertà lavorativa. “Il punteggio – si legge – potrà crescere
progressivamente per le imprese che offrano retribuzioni più elevate. Previsto,
inoltre, un meccanismo di aggiornamento annuale dell’importo minimo”. Si tratta
di un disegno di legge, la cui definitiva approvazione spetta al consiglio
regionale a cui è stato già trasmesso per l’esame.
In questo modo gli enti locali e le regioni provano a sopperire all’assenza di
una legge nazionale ben strutturata sul salario minimo. Nel settembre scorso ci
fu il colpo di spugna al Senato, quando fu approvata una delega che depotenziò
il testo iniziale. Limitandosi ad assicurare “ai lavoratori trattamenti
retributivi giusti ed equi”, senza fissare livelli minimi sotto i quali non si
può scendere. La delibera di Fico va nel solco di quella approvata in Regione
Puglia nel novembre 2024, diventata ufficialmente legge dopo che la Corte
Costituzionale ha respinto il ricorso presentato dal governo Meloni. La sentenza
depositata il 16 dicembre 2025, numero 188, ha dichiarato inammissibili le
questioni di legittimità sollevate dalla presidenza del Consiglio.
L'articolo Campania, la prima delibera di Roberto Fico è per il salario minimo
ai lavoratori proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Un governo che non investe sulla scuola non è lungimirante. Questo esecutivo
continua a tagliare. Anche la decisione di ridurre le scuole sulla base
dell’algoritmo che prevede una diminuzione degli alunni nei prossimi anni non
era una scelta obbligata. Si poteva agire diversamente, per esempio magari
investendo sul tempo pieno”. Andrea Morniroli, co-coordinatore del Forum
Diseguaglianze e diversità (che nel week-end a Genova discuterà dei temi della
democrazia) è il nuovo assessore alla Scuola e alle Politiche sociali in
Campania, dopo un’esperienza quarantennale di lavoro nel sociale (è stato tra i
soci fondatori della Cooperativa Dedalus).
Già di per sé un approccio rivoluzionario. Succede a Lucia Fortini, vicinissima
all’ex presidente della Regione, Vincenzo De Luca. D’altra parte la Giunta
campana, che mercoledì si è riunita per la prima volta, è un laboratorio
nazionale, tra la guida a Cinque Stelle di Roberto Fico, la convivenza di dem e
uomini dello Sceriffo, il peso di Gaetano Manfredi. “Sono entrato in Giunta su
proposta di Elly Schlein, di fronte a una sollecitazione di Fico, che chiedeva 3
nomi, di cui uno esterno che parlasse al mondo delle associazioni. Ringrazio la
segretaria, ma anche il Pd campano: questa è una sfida importante”.
Assessore, quale sarà il suo primo passo?
Bisogna fare il Piano sociale regionale 2024-26 che non c’è ancora. L’idea di
fondo è far tornare a essere una priorità le politiche sociali e le politiche
della scuola. Senza quel piano non ci sono finanziamenti. E poi, bisogna
riaprire la concertazione territoriale: il tavolo non è stato convocato negli
ultimi 2 anni.
Dopo l’accoltellamento a La Spezia, il governo sta varando le ennesime norme
sulla sicurezza. Si parla di metal detector nelle scuole, di zone rosse, di
inasprimento delle pene per i minorenni trovati in possesso di coltelli
(dall’arresto, alla sospensione di patente e passaporto). Una risposta adeguata?
Rispondere sempre con ottiche punitive repressive a problemi sociali complessi
non funziona. Il decreto sicurezza già in vigore produce culturalmente
l’allargamento del potere della polizia, creando uno squilibrio di pesi e
contrappesi, colpevolizza la diversità e la povertà, criminalizza il dissenso.
Intendiamoci, anche l’attività di repressione ed educazione al limite ha la sua
importanza. Ma non è così che si risponde al disagio profondo, all’aumento della
volenza dei minori e all’abbassarsi dell’età di chi la compie. E poi al crescere
di tutte le dipendenze, comprese quelle da schermo e alla solitudine. Il nostro
non è “un paese per giovani”; i ragazzi sono pochi, maltrattati e abbandonati
dalle istituzioni. Che c’entra la sicurezza con l’accoltellamento pur gravissimo
a La Spezia?
In che senso che c’entra?
Il problema di un ragazzino a scuola non ha a che fare con la criminalizzazione
del dissenso. Già oggi non è che puoi portare i coltelli a scuola. Si è rotto un
meccanismo. Per esempio, siamo sicuri che è giusto vietare i telefonini in
classe o sarebbe meglio insegnare a usarli in modo intelligente? Mio figlio alle
medie di fronte a una scuola che riduce 3 secoli di storia a 4 pagine
approfondiva con delle ricerche online. Non è meglio insegnare a navigare bene,
in maniera che si possano fare scoperte sulla rete? Il problema è che si riduce
tutto a buono e cattivo.
C’è una precisa visione dietro tutto questo.
La comunità educativa della scuola deve intersecarsi con la comunità educativa
della vita. I ragazzi hanno bisogno di adulti attenti, lungimiranti,
accoglienti. Non ci dimentichiamo che in molti territori le scuole sono l’unico
presidio, l’unica forma di istituzione presente. E poi, tornando a La Spezia,
non va trascurata la questione di genere che c’è dietro: il ragazzo ha ucciso
perché c’erano foto del passato di un altro ragazzo con la sua ragazza. C’è la
questione del possesso, della donna come proprietà maschile. Se è così, come si
fa a limitare l’educazione all’affettività e di genere?
La sicurezza è evocata anche dal centrosinistra, che accusa il governo di non
aver fatto abbastanza. Che ne pensa?
La sicurezza è un tema perché tutti noi abbiamo il problema di sentirci sicuri.
Ma la sinistra ha spostato la sicurezza dal sociale al civile, smantellando il
sistema dei diritti. La sinistra deve parlare di sicurezza da sinistra, dove c’è
il c’è tema della repressione, ma soprattutto dell’accessibilità ai diritti.
La Giunta Fico è anche un laboratorio nazionale?
Spero che lo possa essere, se no non sarei qui. Spero che l’amministrazione Fico
possa dare una discontinuità su come interpretare il governo pubblico, in modo
che sia partecipato e collettivo, facendo prevalere l’interesse generale e non
quello di parte. Immagino un governo che si apre, con la cogestione, la
coprogettazione, il civismo attivo e che non si limiti solo all’ascolto. E
riconosca gli altri come attori politici con cui condividere pezzi di potere
sull’utilizzo delle risorse.
L'articolo Morniroli: “Governo poco lungimirante, non investe sulla scuola. Per
avere più sicurezza non serve sempre punire” proviene da Il Fatto Quotidiano.
A un mese e pochi giorni dal trionfo alle Regionali, il neo-governatore della
Campania Roberto Fico ha ufficializzato i nomi della sua nuova giunta. Il
vicepresidente sarà Mario Casillo del Pd, con le deleghe ai Trasporti e alla
Mobilità. In giunta per i dem anche Vincenzo Cuomo, con deleghe al Governo del
territorio e Patrimonio, e Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali e
alla Scuola. Fulvio Bonavitacola, ex vicepresidente della giunta di Vincenzo De
Luca, sarà assessore alle Attività produttive e allo Sviluppo economico, mentre
dal M5s, il partito di Fico, viene Claudia Pecoraro, attuale consigliera
comunale a Salerno, con le deleghe ad Ambiente, Politiche abitative e Pari
opportunità. Per il Psi entra il giunta il segretario nazionale Vincenzo Maraio,
che si occuperà di Turismo, Promozione del territorio, e Transizione digitale.
La renziana Angelica Saggese sarà assessora al Lavoro e formazione, mentre alla
Cultura e agli Eventi, in quota Fico, c’è Ninni Cutaia, già dirigente del
ministero della Cultura, commissario del Maggio musicale fiorentino e direttore
artistico del Teatro Mercadante di Napoli e del Teatro di Roma. Per Alleanza
verdi e sinistra nominata assessora Fiorella Zabatta, co-portavoce nazionale di
Europa Verde (deleghe a Politiche giovanili, Sport, Protezione civile,
Biodiversità, Politiche di riforestazione, Pesca e acquacoltura, Tutela degli
animali), mentre per Noi di Centro, il partito di Clemente Mastella, c’è Maria
Carmela Serluca all’agricoltura. L’ex presidente della Camera ha riservato a sé
le materie della Sanità, del Bilancio, dei fondi nazionali ed europei.
L'articolo Campania, Fico vara la nuova giunta: vicepresidente è il dem Mario
Casillo. Il deluchiano Bonavitacola allo Sviluppo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La Regione Campania ritirerà la querela presentata nei confronti della
trasmissione televisiva Report per il servizio dedicato alle liste d’attesa
della sanità regionale. L’annuncio è arrivato dal presidente della Regione
Roberto Fico, intervenuto durante la prima seduta del nuovo Consiglio regionale
per illustrare il suo programma di governo. All’indomani dell’attentato subito
dal conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, in molti avevano chiesto di
ritirare le querele. Il giornalista, in realtà, aveva chiesto piuttosto
l’approvazione di una legge contro le liti temerarie.
“Sosterremo un’informazione locale plurale e di qualità – ha dichiarato
l’esponente del M5s –. Gli organi di stampa del territorio sono presidi di
democrazia e scuola e informazione libera sono i pilastri su cui si regge una
comunità che pensa con la propria testa”. Pur ribadendo che “ognuno deve
naturalmente fare il proprio mestiere”, il presidente ha sottolineato la
necessità che ciò avvenga “liberamente e senza condizionamenti”. In
quest’ottica, ha annunciato il ritiro della querela come “segnale di
distensione”, aggiungendo: “La verità è rivoluzionaria e non abbiamo paura, ma
va rispettata da tutti convintamente. La trasparenza del confronto è la base”.
La querela contro Report rappresentava uno degli ultimi atti dell’ex governatore
Vincenzo De Luca prima di lasciare l’incarico. L’azione legale era stata avviata
nei confronti di Ranucci e della sua redazione in relazione a un servizio sulle
liste d’attesa della sanità campana. Il comunicato ufficiale dell’ufficio stampa
della Regione che annunciava la querela era stato diffuso a mezzogiorno, mentre
erano ancora in corso le votazioni per eleggere il nuovo presidente. Nella prima
versione del testo compariva anche un refuso sulla data di messa in onda del
servizio.
Nel comunicato si parlava di “una serie di falsi e di una scorrettezza
reiterata”, ricordando che già durante l’emergenza Covid, a seguito di una
precedente querela, la stessa trasmissione era stata costretta a pubblicare una
smentita sul proprio sito. Tra le ragioni della forte reazione di De Luca vi era
anche la coincidenza tra la messa in onda del servizio e la giornata elettorale.
L’inchiesta di Report, trasmessa su Rai 3, sosteneva che l’89,2% delle visite in
Campania fosse classificato come “programmabile”, quindi fissabile entro 120
giorni, a fronte di una media nazionale del 45,7%. Secondo il servizio, questa
classificazione consentirebbe di spostare prestazioni urgenti, brevi o
differibili – che dovrebbero essere erogate entro 30 giorni – nella categoria
programmabile, con l’effetto di guadagnare tempo e far apparire la Regione più
virtuosa.
L'articolo Fico ritira la querela contro Report sulle liste d’attesa, era stato
l’ultimo atto di De Luca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra gli ospiti di Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, incorso a Roma, oggi è
stata la volta di Roberto Fico, neo Presidente della Regione Campania.
L’esponente del Movimento 5 Stelle venne ad Atreju già nel 2018 in veste di
Presidente della Camera dei Deputati. Gli chiediamo in questi sette anni è
cambiato più il Movimento, Fratelli d’Italia o il Paese? “Io agli inviti ho
sempre risposto, parlare di una tematica come i fondi di coesione anche in un
luogo che non risponde alle mie idee politiche, non c’è problema”. Rivolgiamo la
stessa domanda a Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli
d’Italia. “Parta rei, tutto cambia. Fratelli d’Italia è un po’ più grande del
2028 però dipende dagli italiani come sempre”.
L'articolo Fico torna ad Atreju dopo 7 anni: “Agli inviti ho sempre risposto”.
Il saluto con Donzelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
È un profilo a metà tra il civico e il politico. Non è proposto dal Pd ma non
dispiacerebbe ai dem. Ha le esperienze, le sensibilità e le competenze per
assumere diverse deleghe: il welfare, la famiglia, la legalità, la sanità. È
quello del pediatra napoletano Paolo Siani, che avanza a passi felpati verso
l’ingresso nella giunta regionale di Roberto Fico.
Col neo presidente della Campania c’è stima e feeling. Per fare un esempio,
erano insieme a Vico Equense nel settembre 2018 per intitolare la piazza
cittadina a Giancarlo Siani, il cronista del Mattino ucciso nel 1985 dalla
camorra del clan Nuvoletta. Giancarlo era il fratello di Paolo, che da allora ha
macinato milioni di chilometri tra piazze, scuole e comunità per tramandarne il
ricordo e lo spirito di giornalista coraggioso e libero da ogni condizionamento.
Vico Equense era uno dei luoghi del cuore di Giancarlo. Veniva a trovare la
fidanzata e faceva rifornimento alla Mehari di fronte al loro albergo. Fico lo
ricorda bene: a un appuntamento elettorale in costiera sorrentina ha promesso
che sarebbe venuto a festeggiare la vittoria in piazza Siani. Forse ci tornerà
con Paolo Siani fresco di assessorato.
Per ora è solo un gossip politico, ma fonda su basi concrete. Fico deve riempire
dieci caselle e il nome di Siani è uno di quelli civici graditi a tutti. Già
presidente della Fondazione Polis per il recupero dei beni confiscati e
l’assistenza alle vittime di camorra, primario del Santobono, nella sua
esperienza di parlamentare Pd dal 2018 al 2022 (vice presidente della
commissione infanzia della Camera), Siani ha firmato proposte di legge che hanno
sollecitato attenzione sul dramma dei bimbi costretti a stare in carcere con le
mamme detenute. I media napoletani lo danno in pole position per l’assessorato
alla Legalità. Fico potrebbe avere in mente per lui altre deleghe, a cominciare
dalla Sanità, il cuore del potere di ogni governatore di regione. Potrebbe
affidarla a lui, con il compito, improbo, di demolirne le logiche clientelari.
L'articolo Campania, Fico pensa a Siani in giunta. Legalità o Sanità: le ipotesi
per il fratello del cronista ucciso dalla camorra proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Anche Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, dopo i primi risultati
che hanno segnato la vittoria di Roberto Fico alle regionali in Campania, è
arrivata a Napoli per esprimere il suo sostegno al candidato del centrosinistra.
“L’alternativa c’è ed è competitiva, il riscatto parte dal sud e ci porterà a
vincere insieme, la partita delle prossime politiche è apertissima. Uniti si
vince, il margine di Fico e Decaro dimostra che uniti si stravince, e anche dove
non vinciamo come in Veneto raddoppiamo i risultati. Gli elettori premiano lo
sforzo unitario“, ha detto Schlein, ringraziando anche la giunta uscente il
presidente De Luca per il lavoro svolto negli anni.
“Giorgia Meloni stasera ha ben poco da festeggiare e da saltare“, ha proseguito
la segretaria dem definendo il governo il “più antimeridionalista della storia
repubblicana”. Schlein ha quindi concluso citando Pino Daniele: “Tanto l’aria
s’adda cagnà”.
L'articolo “Tanto l’aria s’adda cagnà”: Schlein festeggia in Campania e cita
Pino Daniele. E a Meloni: “Ha ben poco da saltare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ha vinto chi non si è rivolto dall’altra parte di fronte alle difficoltà di
famiglie e imprese, chi non dice che va tutto bene, chi ha saputo ascoltare”.
Così Giuseppe Conte ha parlato con la stampa dopo la vittoria di Roberto Fico
alle elezioni regionali in Campania, una regione, ha sottolineato che “ha tante
potenzialità ma anche tante difficoltà”.
“Questo centrodestra ci ha sfidato mettendo in capo un uomo di FdI, un uomo di
Meloni, un esponente di spicco del Movimento e quindi quel distacco oggi qualche
pensiero lo deve dare a chi sta guidando il governo nazionale. Non ha vinto chi
di fronte alle difficoltà ha saltellato e oggi cade rovinosamente. Non ha vinto
chi ha pensato di batterci e battere Fico lottando nel fango, infangando lui e i
suoi familiari e lo ha fatto anche durante il silenzio elettorale”, ha
proseguito Conte.
“Per il M5s è una grande soddisfazione, in due anni abbiamo prima accompagnato
la vittoria di Alessandra Todde e ora abbiamo Roberto Fico e siamo convinti,
perché lo conosciamo bene, che il suo impegno farà benissimo per la Campania”,
ha concluso.
L'articolo Regionali, Conte dopo i risultati di Fico: “Non ha vinto chi ha
saltellato e oggi cade, ha vinto chi non si è voltato dall’altra parte” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La remuntada di Edmondo Cirielli era un’invenzione. Ma il difficile per Roberto
Fico inizia ora. Portata a casa senza apprensione la vittoria, con un distacco
di quasi 20 punti percentuali, il neo presidente della Campania dovrà capire
fino a dove poter allargare gli spazi di manovra e alzare il livello di
agibilità del suo mandato. Fico lo ha ottenuto alla guida di un campo largo
ricco di partiti e di leader coi quali in passato lui e il M5s hanno
collezionato scontri e prese di distanze su temi politici e di programma:
Vincenzo De Luca, Armando Cesaro, Clemente Mastella, Matteo Renzi. Il matrimonio
di interesse celebrato prima della vittoria va ora messo alla prova della
convivenza, sui temi sensibili dell’eredità del deluchismo e della
continuità-discontinuità col deluchismo.
In soldoni: cosa farà Fico riguardo al ‘Il Faro’, il faraonico disegno di
rigenerazione urbana dell’area Garibaldi di Napoli, con la nuova sede della
Regione, l’auditorium, i servizi connessi, costo da 700 milioni di euro,
annunciato da De Luca, sul quale c’è il gelo del sindaco Gaetano Manfredi?
Chiuderà o no il termovalorizzatore di Acerra, come aveva accennato a febbraio
durante un’assemblea degli attivisti pentastellati? Lascerà al loro posto, o
proverà ad avvicendare, i quindici manager della sanità con mandato triennale
nominati dal suo predecessore a giugno, in extremis? Come affronterà la
questione della privatizzazione del servizio idrico nel Sannio? Sugli altri maxi
progetti lasciati da De Luca qui e lì con il loro carico di tensioni e
conflittualità sui territori – valga come esempio l’ospedale unico della
costiera sorrentina – che posizione assumerà?
La storia di Fico incarna temi e valori in antitesi con quelli di De Luca e i
metodi autoritari del presidente uscente, e quindi le risposte alle domande di
prima non sono scontate. Ma per chiudere l’accordo col Pd ed evitare di trovarsi
i deluchiani contro, l’ex presidente della Camera ha dovuto ingoiare un patto di
non belligeranza, ripetendo il mantra della ‘ripartenza da quanto di buono
fatto’. E non potrà certo rimangiarselo.
Secondo le ultime proiezioni si delinea per Fico un consiglio regionale non
semplicissimo da governare. Il centrosinistra è intorno al 58 per cento, “A
testa alta”, la civica del governatore uscente, è data al 7,5%, due punti in più
della lista “Fico presidente”, la civica del governatore subentrante. Il Pd è
primo partito verso il 18%, un punto in più del 2020 (quando le due civiche di
De Luca, sommate, sfiorarono il 19%). M5s è al 9,5% (mezzo punto in meno del
2020, quando non era in coalizione). Sarà tutto più chiaro quando saranno
assegnati i seggi lista per lista.
Al momento il centrodestra è inchiodato al 37%. FI è al 12%, FdI al 10%, Lista
Cirielli Presidente al 6,9%, Lega al 5,4%, Noi Moderati all’1,8%,
Pensionati-Consumatori allo 0,5%, Udc allo 0,4%, Democrazia Cristiana allo 0,4%.
Da questi numeri emerge il ruolo chiave del Pd e di De Luca – che ha candidato
uomini suoi anche nei dem – nella vittoria e nel futuro governo di Fico, che
avrà quotidianamente a che fare con Piero De Luca. L’elezione del figlio del
governatore uscente a segretario campano dei dem da candidato unico del
congresso è stata uno dei tasselli del puzzle della pacificazione. “Una ferita”,
fu il commento di Sandro Ruotolo, della segreteria Schlein, il più
antideluchiano degli antideluchiani. Si presume rimarginata.
Per il centrodestra è una disfatta. Per il governo Meloni, che aveva schierato
un viceministro degli Esteri. Per FdI, superata da Forza Italia. Mesi trascorsi
ad inseguire una candidatura di sintesi, capace di guardare al centro e ai
moderati, si sono conclusi con la scelta di Cirielli, il nome più ideologizzato
tra quelli della (non vasta) rosa. Il generale dei carabinieri ha accettato
nella consapevolezza della sconfitta: infatti non si è dimesso dalla Farnesina.
Per tentare una rimonta lui e i suoi l’hanno buttata in caciara, con una
campagna aggressiva: l’indignazione per la barchetta di Fico, l’ennesima
promessa di condono edilizio. E la forbice, invece di stringersi, si è
allargata.
L'articolo I dossier sul tavolo di Fico dopo la vittoria in Campania: il caso
Acerra, la sede della Regione e i manager della sanità proviene da Il Fatto
Quotidiano.