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“Lascio la tonaca, voglio diventare padre. Migliaia di sacerdoti intrattengono rapporti con donne e uomini”
Don Giovanni Gatto è il parroco della frazione aquilana di Tempera. Ha 51 anni ed è originario del comune di Montebelluna, in provincia di Treviso. Ordinato nel 2005, il prete ha vissuto in prima persona il terremoto dell’Aquila del 2009 e aveva denunciato le infiltrazioni del clan dei Casalesi negli appalti per la ricostruzione della chiesa. Dopo vent’anni di sacerdozio, Gatto ha deciso di togliersi l’abito per cominciare una vita “normale”. Così, ha scritto una lettera indirizzata a Papa Leone XIV per chiedere la dispensa dal ministero sacerdotale. La missiva, inviata anche all’arcivescovo dell’Aquila, nasce da una lunga riflessione interiore e dal desiderio di cambiare radicalmente la propria esistenza. Il sacerdote ha affidato a parole chiare il senso della sua scelta: “Non posso rimanere fedele al celibato, voglio una famiglia“. Per lui, il cammino spirituale non si è mai tradotto in una perdita di fede, ma ha portato alla consapevolezza che non poteva più conciliare i voti con la propria aspirazione umana di avere relazioni e figli. Nella lettera, il sacerdote ha spiegato perché ha deciso di compiere questo passo: “Per il diritto canonico è obbligatorio: quando si chiede lo scioglimento dei voti si devono spiegare al pontefice le motivazioni. Ma soprattutto l’ho fatto perché, dopo un lungo percorso umano, spirituale e psicologico, ho capito che, per il mio bene e la mia serenità non riesco più a fare il prete e quindi a stare solo”. Alla domanda su cosa intenda con ‘non riesco più’, don Giovanni ha risposto in modo esplicito: “Se dovessi continuare a fare il prete dovrei avere una donna al mio fianco. Io questo non posso farlo restando sacerdote”. Secondo il sacerdote, il celibato, accettato in gioventù, “con gli anni è diventato un peso”. Riferendosi alla sua vita affettiva, ha ammesso: “Sì, lo ammetto senza filtri. Ho avuto più relazioni, prima e dopo essere diventato parroco. Le ho vissute anche mentre ero prete”, ricordando una relazione iniziata nel 2006 con una donna della parrocchia che si è “protratta a lungo”. “E comunque non sono l’unico: ci sono migliaia di sacerdoti che intrattengono rapporti con donne o con uomini“, ha aggiunto. L'articolo “Lascio la tonaca, voglio diventare padre. Migliaia di sacerdoti intrattengono rapporti con donne e uomini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La campana anti-aborto spacca Sanremo: imbarazzo anche tra i cattolici, in difesa del vescovo arriva Forza Nuova
L’intenzione dichiarata era invitare a riflettere sui “bambini non nati”, definiti “vittime innocenti degli aborti, delle guerre, delle disuguaglianze”. Ma l’effetto della campana installata sulla torre della curia di Sanremo è soprattutto un aumento della polarizzazione. A due settimane dall’avvio dei rintocchi delle 20, la campana con inciso il nome del vescovo Antonio Suetta suona tra polemiche, contestazioni e strumentalizzazioni. CAMPANA PER I “NON NATI”, SCOPPIA LA POLEMICA Il centrodestra resta prudente e segue una linea di sostanziale silenzio. La consigliera di parità della Regione Liguria, Laura Amoretti, invece, si rivolge direttamente al Papa: “L’iniziativa genera preoccupazione, dolore e stigmatizzazione rispetto a scelte complesse e sofferte. La funzione delle istituzioni dovrebbe essere accompagnare, ascoltare e sostenere, non riaprire ferite e acuire conflitti sociali”. Le forze di centrosinistra ribadiscono la propria contrarietà, insieme ad associazioni e collettivi per i diritti civili, che sono già scesi due volte in piazza. Al netto del circuito “Pro Vita”, tra le realtà cattoliche locali prevale l’imbarazzo: alcuni referenti contattati da ilfattoquotidiano.it non scorgono l’utilità dell’iniziativa ma preferiscono non metterci il nome, come il parroco che richiama un’intervista del presidente della Cei Matteo Zuppi: la 194 è “una traduzione laica importante” che “oggi nessuno mette in discussione”. Salvatore Menna di Noi siamo Chiesa spiega a ilfattoquotidiano.it le ragioni del dissenso cattolico: “Il Sinodo ha dimostrato che siamo una comunità con sensibilità diverse”. E, riprendendo un documento di “Donne per la Chiesa”, aggiunge: “Sull’aborto la sovranità morale non può spettare a chi – maschio – per millenni si è arrogato il controllo della generatività. Dov’è l’impegno della chiesa cattolica per superare la cultura patriarcale e una sessualità maschile predatoria? Trasformare la vittima in accusata è un rovesciamento antico. Chiediamo rispetto per la coscienza delle donne, anche quando scelgono o sono costrette a interrompere la gravidanza”. ABORTO, LE MANIFESTAZIONI CONTRAPPOSTE: SCENDONO IN PIAZZA FORZA NUOVA E RADICALI A difendere apertamente la campana sono i neofascisti ultraconservatori di Forza Nuova, che annunciano per sabato un presidio a sostegno del vescovo. “Sosteniamo questa importante battaglia, un popolo che uccide i suoi figli non ha futuro”. Nello stesso giorno, a pochi passi, alle 15 in piazza Colombo è previsto il presidio promosso dai Radicali. “Suetta usa la religione come clava ideologica, ignora che grazie alla 194 sono diminuite morti e sofferenze, è un’indegna parodia della fede”. Al presidio hanno aderito altre realtà che sovrappongono alla contestazione della campana lo sdegno suscitato dalla presenza in città di Forza Nuova. In una nota congiunta firmata da Anpi, Avs, Generazione Sanremo, Movimento 5 Stelle, Pd, Rifondazione, Arcigay e altre liste civiche, si chiede anche al vescovo di prendere le distanze da “persone razziste”. La Cgil accusa Suetta di “colpevolizzare” le donne, imponendo “a un’intera comunità” un pensiero lontano dall’idea di misericordia. L’associazione Non una di meno Ponente definisce quella del vescovo locale “un’espressione di quel ritorno al Medioevo che mai faremo ritornare”. La Rete l’Abuso e l’Uaar propongono una contro-campana “per le vittime dei preti pedofili”. IL VESCOVO TIRA DRITTO Nominato vescovo nel 2014, oggi viene ritenuto uno dei rappresentanti dell’ala più conservatrice dell’episcopato: “Io benedico questo polverone, anche le critiche. Sono felicissimo: senza di esse nessuno avrebbe saputo della campana”, dice Suetta a ilfattoquotidiano.it. “Per me l’ascolto e l’apertura non possono far accantonare la dottrina”. Al vescovo dell’estremo ponente ligure piace esprimersi senza peli sulla lingua. Nel 2015 fece una donazione al presidio permanente No borders: quando gli attivisti vennero colpiti da fogli di via per avere aiutato migranti a passare in Francia, li definì dei “martiri”. Lo scorso giugno Suetta ha ricordato che “le frontiere uccidono”. Altre volte si è scagliato contro “i nuovi dogmi politically correct”, l’”immigrazione indiscriminata” e il “catastrofismo climatico”. Nel 2022 definì quella di Giorgia Meloni una vittoria “dell’umanesimo cristiano”. Quando gli chiediamo se lo imbarazza la solidarietà incassata dagli stessi nostalgici a cui nel 2019 vietò di commemorare Mussolini, risponde: “Non entro nel merito politico, ognuno è libero di esprimere pacificamente il proprio pensiero, anche contrapposto”. L'articolo La campana anti-aborto spacca Sanremo: imbarazzo anche tra i cattolici, in difesa del vescovo arriva Forza Nuova proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sai dove te lo metti?” Pubblicità sulla chiesa dei Navigli: lettere all’arcivescovo di Milano, che spegne l’insegna
“Forse la città si è messa sul mercato come “una cosa che promette di essere redditizia”, invece che presentarsi come una comunità in cui potrebbe essere desiderabile abitare. Il criterio del “maggior profitto possibile” può diventare come un idolo intrattabile che diventa sempre più avido e pretende che tutto sia a lui sacrificato”. Con queste parole, lo scorso agosto, l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, rispondeva al Corriere sui guai dell’urbanistica meneghina. E auspicava “il dono del discernimento per chi ha la responsabilità di prendere decisioni”. Parole tornate alla mente di alcuni milanesi che, lo scorso 30 dicembre, proprio a Delpini si sono rivolti per denunciare il contenuto dell’annuncio pubblicitario apparso sulla facciata della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio. “Gentile Arcivescovo Delpini, le segnalo l’affissione pubblicitaria che attualmente campeggia sulla facciata della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio. Era proprio necessaria? Non sembra anche a Lei inopportuna? Insieme ad alcuni amici che condividono la mia perplessità, auspico che venga rimossa al più presto per rispetto della dignità di un luogo sacro. Un cordiale saluto”. Di mail come questa, alla diocesi milanese ne sono arrivate diverse. Ironica e probabilmente efficace a livello comunicativo, la pubblicità è quella di un noto brand del cosiddetto self storage: soluzioni per chi non ha spazio e allora ecco l’allusivo “sai dove te lo metti”? La concessionaria pubblicitaria StreetVox ha messo l’annuncio sullo schermo digitale che da tempo copre la facciata della chiesa dei Navigli. Soluzioni che ormai si vedono ovunque e permettono di mettere a rendita le impalcature e mitigare i costi di una ristrutturazione. Sulle pareti del Duomo, oltre agli eterni ponteggi, i milanesi si sono dovuti abituare a vedere i profili di modelli e modelle. La ristrutturazione di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, però, risale al 2017 e risulterebbe terminata. La facciata di Santa Maria delle Grazie al Naviglio il 29 dicembre e, dopo l’intervento dell’arcidiocesi, il 31 dicembre Ma non è per fare i conti in tasca alla parrocchia che sono state scritte le lettere inviate all’arcivescovo. Né per moralismo, assicurano al Fatto alcuni dei mittenti, che preferiscono restare anonimi. “C’entra semmai il Senso del Sacro. La trasformazione delle chiese cristiane in fondali di installazioni pubblicitarie è uno dei mille segni di agonia del Sacro, che è madre di molte sciagure morali e materiali. Il fatto che tali segnali siano invisibili ai più significa che il processo è in fase avanzata se non terminale”, argomentano. In subordine, “c’è il tema della nostra identità di italiani ed europei: difficile immaginare un maxischermo pubblicitario sopra una moschea e perfino sulla facciata di una sinagoga”. Ma torniamo alle mail: Delpini risponde in meno di ventiquattro ore, attraverso il suo portavoce, Stefano Femminis: “Avendo parlato con la parrocchia in questione, posso rassicurarla sul fatto che questa mattina la pubblicità è stata “spenta” e verrà rimossa non appena possibile”. E precisa: “Il contratto con l’agenzia che gestisce questo spazio prevede una verifica dei contenuti della pubblicità da parte del parroco prima della affissione. Nelle scorse settimane purtroppo il parroco stesso ha avuto problemi importanti di salute e non ha potuto fare questa verifica. Da qui lo spiacevole episodio. Cordiali saluti”. Un intervento coerente con le parole della scorsa estate, tanto che, “incoraggiati da tale disponibilità all’ascolto”, gli autori della prima segnalazione tornano a scrivergli. Per esprimere apprezzamento, ma anche per chiedere “un passo in più”. E cioè “di valutare l’opportunità di vietare ogni forma di pubblicità sugli immobili di pertinenza della Chiesa, per un’esigenza di rispetto dei luoghi di culto, in particolar modo – ma non solo – in assenza di lavori in corso. Si perderà qualcosa in termini economici, certo. Ma si guadagnerà di più – ne siamo convinti in tanti – per quel che attiene al rispetto del Sacro. In un tempo in cui appare dominante una cultura sociale incentrata sul business, chiediamo alla Chiesa Ambrosiana un atto di sobrietà e di coraggio: restituire l’integrità delle Chiese di Cristo a chi sogna un mondo dove non tutto sia in vendita”. L'articolo “Sai dove te lo metti?” Pubblicità sulla chiesa dei Navigli: lettere all’arcivescovo di Milano, che spegne l’insegna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sanremo, il vescovo fa installare la “campana dei bimbi non nati”: suonerà ogni sera alle 20 contro l’aborto
L’hanno chiamata la “campana dei bimbi non nati“: dal 28 dicembre suona ogni sera alle 20 a Sanremo, dalla sede della diocesi in pieno centro, come una condanna pubblica alle donne che scelgono di abortire. Fa discutere l’iniziativa del vescovo della città ligure, Antonio Suetta, presentata come un “richiamo quotidiano alla coscienza, alla preghiera e alla misericordia” con riferimento “agli aborti volontari e spontanei” ma anche “al suicidio assistito”. La campana è stata fusa nel 2022 in occasione della campagna anti-aborto “4o giorni per la vita”: in rilievo c’è il nome del vescovo con la scritta “A tutti i bambini non nati“. La data scelta per il primo rintocco non è casuale: nel calendario cristiano, il 28 dicembre è la Festa dei Santi Innocenti Martiri, memoria che secondo Suetta si “intreccia con quella dei bimbi non nati del nostro tempo, accomunati da una vita spezzata prima di poter essere vissuta”. Edoardo Verda, medico e consigliere comunale del Pd a Imperia, definisce l’iniziativa “un’intrusione insopportabile in una sfera che non riguarda la religione, ma l’autodeterminazione delle donne”. La legge 194 sul diritto all’aborto, afferma, è “una legge di civiltà che tutela la salute […] Il rintocco di quella campana non porta conforto, ma alimenta una battaglia ideologica sulla pelle delle persone, calpestando il rispetto dovuto alle storie e alle sofferenze di ognuno”. Per Maria Spinosi, ex candidata sindaca progressista a Ventimiglia, la presenza della campana “carica lo spazio cittadino di un giudizio moralistico e accusatorio contro un diritto riconosciuto dallo Stato: l’interruzione volontaria di gravidanza”. Non è la prima volta, peraltro, che Suetta fa parlare di sé: dopo la morte di Michela Murgia, aveva polemizzato sugli applausi e sul “tifo da stadio” al termine dei funerali della scrittrice. L'articolo Sanremo, il vescovo fa installare la “campana dei bimbi non nati”: suonerà ogni sera alle 20 contro l’aborto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Quante persone si potevano aiutare con quella cifra?”: il cane dell’influencer Vaccapower si ammala e i followers le donano oltre 15 mila euro, la rabbia della Caritas
Giada Smania, nota sui social come Vaccapower, ha raccolto oltre 15 mila euro grazie alle donazioni dei propri followers per curare la sua cagnolina. Peep, un Golden retriever, si è ammalata di tumore. “Peep ha la leucemia mieloide acuta. Non c’è molto che si può dire in questi casi, non vuol dire che morirà oggi ma è un tumore molto aggressivo e che si sviluppa molto velocemente” ha scritto sui social la ragazza. Nei giorni successivi al post, il cane della ragazza ha iniziato le cure chemioterapiche. Ogni ciclo costa circa 2.900 euro, una somma elevatissima che ha spinto l’influencer ad aprire una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe. In poche ore Vaccapowers ha raccolto oltre 15 mila euro grazie a più di 1700 donazioni dei suoi followers. La somma – e il gran numero di persone che hanno partecipato all’evento – ha diviso l’opinione degli utenti sui social. Il dibattito si è ampliato dopo l’intervento di don Andrea Forest, direttore della Caritas di Vittorio Veneto che, parlando al Corriere del Veneto, si è chiesto “quante persone avrebbero potuto essere aiutate con 15 mila euro“. IL BOTTA E RISPOSTA Giada Smania ha aggiornato periodicamente i suoi followers sugli sviluppi riguardanti Peep. “L’oncologa mi ha spiegato che la qualità della sua vita migliorerebbe in caso la chemio facesse effetto e potrebbe anche donarle 4 mesi di vita in più” aveva dichiarato l’influencer parlando del Golden retriever. Le costose cure e la conseguente donazione non sono state viste di buon occhio da tutti. Don Andrea Forest si è detto positivamente colpito dall’affetto delle persone che hanno versato soldi per aiutare la cagnolina. Il sacerdote, tuttavia, ha aggiunto: “Si perde spesso una gerarchia dei valori e la razionalità delle scelte”. E ancora: “Mi domando se la vita di un cane possa essere sullo stesso piano di questo bisogno umanitario“. Alle parole di don Forest han fatto seguito le dichiarazioni di Vaccapower. “La raccolta fondi non l’ho aperta subito proprio perché mi metteva a disagio” ha replicato la ragazza. Giada ha aggiunto: “Non avrei mai voluto chiedere aiuto, e non lo avrei mai fatto se non per Peep”. L’influencer ha concluso la sua risposta sottolineando che “gli eventuali fondi che avanzeranno verranno donati ad associazioni che si occupano di aiutare animali malati o in difficoltà”. Alla fine Peep non ce l’ha fatta. Come reso noto da Giada, la cagnolina è morta lo scorso 9 dicembre. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Giada Smania ???? (@vaccapower) L'articolo “Quante persone si potevano aiutare con quella cifra?”: il cane dell’influencer Vaccapower si ammala e i followers le donano oltre 15 mila euro, la rabbia della Caritas proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cappellani militari, per la Cei il ruolo va rivisto: “Meno legati all’esercito per parlare più di pace”. Gradi e stipendi: chi è oggi il sacerdote “in divisa”
Da anni svolgono il servizio spirituale per il personale militare, sono essi stessi arruolati nelle forze armate e prendono parte alle missioni, umanitarie o in campo di guerra. I cappellani militari, i sacerdoti “in divisa”, hanno anche i gradi e sono equiparati agli ufficiali. Ma il loro ruolo nel prossimo futuro potrebbe cambiare o essere affiancato da altre figure. L’argomento è stato, infatti, affrontato dalla Conferenza episcopale italiana nella nota pastorale “Educare alla pace disarmata e disarmante“, approvata dall’assemblea generale che si è svolta ad Assisi. “SERVONO FORME MENO LEGATE ALLE FORZE ARMATE” Dopo aver criticato la corsa al riarmo, parlato di obiezione di coscienza e servizio civile obbligatorio, i vescovi hanno anche dedicato un paragrafo della nota proprio alla “testimonianza ecclesiale di pace entro le Forze armate”. Ricordando le figure di alcuni noti cappellani militari (in primis Angelo Roncalli, poi diventato Papa Giovanni XXIII, o don Giovanni Minzoni) e il ruolo dei sacerdoti anche nelle missioni all’estero delle Forze armate italiane, la Cei ribadisce la “gratitudine” per “l’opera dei cappellani militari che in tanti contesti hanno testimoniato l’Evangelo della pace anche in situazioni molto difficili”, ma apre una riflessione. “Ci chiediamo però anche se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare“. In questo modo, si legge nella nota pastorale, le nuove figure “consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici”. LA RECENTE MODIFICA Parole in qualche modo rivoluzionarie che potrebbero portare a sostituire o modificare una figura che ha creato dibattito anche all’interno della Chiesa stessa (basti ricordare la “Lettera ai cappellani militari” scritta da don Milani nel 1965). Presa di posizione che arriva, tra l’altro, a un mese dall’entrata in vigore delle modifiche – conseguente allo Scambio di Lettere tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede – relative al ruolo di cappellano militare: tra queste anche l’abbassamento dell’età richiesta per la nomina da 28 a 25 anni e l’eliminazione del limite anagrafico massimo (prima fissato a 40 anni). Novità che, in realtà, sembrano finalizzate a consentire un ampliamento dell’organico. IL RUOLO E COME AVVIENE LA NOMINA Presenti al fianco dei militari già prima dell’unità d’Italia, il ruolo dei cappellani militari è stato via via sempre più formalizzato e strutturato. Il 6 marzo del 1925 nasce l’Ordinariato militare per l’Italia, al quale è stato assegnato il compito dell’assistenza spirituale nelle forze armate. Oggi assimilato a una diocesi, l’Ordinariato è guidato da un arcivescovo ordinario militare (ruolo ricoperto dall’aprile scorso dall’arcivescovo Gian Franco Saba), designato dal Papa e nominato con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio e dei ministri della Difesa e dell’Interno. L’Ordinario militare è coadiuvato da un vicario generale militare e da tre ispettori. Anche i cappellani militari vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica ma su proposta del ministro della Difesa, previa designazione dell’Ordinario Militare. L’istituzione ecclesiastica di cappellano militare e il conferimento della missione canonica sono, invece, di competenza propria dell’Ordinario Militare. IL GIURAMENTO E I GRADI MILITARI Essendo anche lui arruolato il cappellano militare, nell’assumere servizio, presta giuramento con la formula e secondo le modalità previste per gli ufficiali delle Forze armate dello Stato. Di regola indossa solo l’abito ecclesiastico previsto, salvo situazioni speciali dove è necessario indossare la divisa militare. La gerarchia prevede anche per loro i gradi militari: l’ordinario militare è equivalente al grado di generale di corpo d’armata; il vicario generale militare al grado di generale di divisione; l’Ispettore al grado di generale di brigata. Poi ci sono il 3º cappellano capo, equivalente al grado di colonnello; il 2º cappellano capo equivalente al grado di tenente colonnello; il 1º cappellano capo equivalente al grado di maggiore; il cappellano capo, equivalente al grado di capitano; il cappellano addetto, equivalente al grado di tenente e, infine, il cappellano di complemento equivalente al grado di sottotenente. Dal 1998 è stato istituito anche il Seminario Maggiore dell’Ordinariato Militare per l’Italia, denominato “Scuola Allievi Cappellani Militari”: qui i giovani possono prepararsi per essere sacerdoti al servizio pieno dell’Ordinariato. GLI STIPENDI Non solo i gradi. Ai cappellani militari spetta anche un trattamento economico, che corrisponde integralmente a quello degli ufficiali della Forza armata presso la quale prestano servizio, secondo il grado di assimilazione. Lo stesso vale per gli altri: all’Ordinario militare, ad esempio, compete il trattamento economico previsto per il grado di generale di corpo d’armata. Stipendi che sono a carico delle casse dello Stato italiano. A novembre, tra l’altro, i Radicali Italiani hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti per chiedere di verificare la legittimità e l’economicità della spesa pubblica destinata ai cappellani militari. “Ogni anno lo Stato spende oltre dieci milioni di euro per finanziare un servizio religioso interno alle Forze Armate, con preti in uniforme e elevati stipendi a carico dei contribuenti”, ha dichiarato il segretario dei Radicali Filippo Blengino. Sottolineando le recenti modifiche ai limiti di età “in modo da consentire un ampliamento dell’organico e una permanenza più lunga nel servizio religioso militare”, per Blengino c’è il rischio “di aumentare ulteriormente la spesa pubblica e di rafforzare un privilegio confessionale incompatibile con la laicità della Repubblica“. “La fede è una scelta personale; la laicità è un dovere dello Stato. Chiediamo che la Corte dei Conti del Lazio accerti se questo uso di fondi pubblici sia conforme alla Costituzione e all’interesse generale dei cittadini”, conclude la nota del segretario del Radicali. Intanto – su un altro fronte – è oggi la Cei ad aprire una riflessione sul ruolo dei cappellani militari. (Nella foto l’Ordinario Militare in visita al Multinational Battle Group in Bulgaria dal sito ordinariatomilitare.it) L'articolo Cappellani militari, per la Cei il ruolo va rivisto: “Meno legati all’esercito per parlare più di pace”. Gradi e stipendi: chi è oggi il sacerdote “in divisa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Disturbato dalle campane, entra in chiesa durante la messa suonando un tamburo: la stravagante “protesta” nel Napoletano
Stravagante episodio durante la Messa domenicale della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Giugliano in Campania, nel Napoletano. Un uomo di 67 anni è entrato in chiesa con un tamburo e ha iniziato a suonarlo come forma di protesta – già manifestata più volte in passato – per il disagio causato dal suono delle campane nella sua abitazione, situata a ridosso della parrocchia. La “contestazione” pacifica non ha causato alcun danno: dopo qualche minuto l’uomo si è allontanato spontaneamente. L’iniziativa però ha sollevato qualche malumore: alcuni fedeli hanno chiamato i carabinieri che, intervenuti poco dopo, hanno raccolto le testimonianze dei presenti. Il parroco si è detto intenzionato a non sporgere denuncia anche perché a carico dell’uomo non risulta nessuna segnalazione e nessun possibile elemento che faccia presupporre un rischio per la sicurezza pubblica. L'articolo Disturbato dalle campane, entra in chiesa durante la messa suonando un tamburo: la stravagante “protesta” nel Napoletano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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