Annunciato con i toni epici della “battaglia”, contro “un popolo che uccide i
suoi figli”, il presidio di Forza Nuova previsto il 17 gennaio a Sanremo è stato
ritirato dagli stessi ultraconservatori neofascisti ufficialmente “per non
creare tensioni”. Nei contatti avuti nelle ore precedenti con la questura, Forza
Nuova aveva confermato una presenza “di testimonianza”. “Avevano dichiarato meno
di 10 militanti”, spiega chi si sarebbe occupato della gestione dell’ordine
pubblico, “in presidio davanti alla sede del Comune dalle 15 fino alle 19”.
L’obiettivo era mostrare solidarietà al vescovo Suetta e alla campana di bronzo
da lui voluta, che ogni sera rintocca in memoria dei bambini “non nati”, anche
“a causa dell’aborto”. Un’iniziativa che avrebbe innescato una
contro-mobilitazione antifascista più ampia nella vicina piazza Colombo, con
conseguente maggiore impiego di forze dell’ordine per evitare contatti.
Oltre al pio proposito di “non creare tensioni”, dietro l’annullamento del
presidio potrebbe aver pesato anche il rancore ancora vivo nei confronti dello
stesso Suetta, che nel 2019 negò ai nostalgici una cappella per commemorare
l’anniversario della morte di Benito Mussolini. Venuta meno la “scorta morale”
annunciata al vescovo di Sanremo, è saltato anche l’unico sostegno pubblico
incassato dall’iniziativa di Suetta e sono state annullate le
contro-manifestazioni previste.
Dopo l’ondata di comunicati, polemiche e indignazione, l’unico effetto tangibile
della campana, torna a prevalere l’indifferenza. A Sanremo, del resto, si
avvicina il Festival e l’attenzione è già altrove.
L'articolo Campana contro l’aborto, Forza Nuova rinuncia al presidio a Sanremo
in solidarietà del vescovo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Sanremo
Sanremo potrebbe presto dedicare una statua a Pippo Baudo, il conduttore che più
di ogni altro ha contribuito a costruire l’identità moderna del Festival della
canzone italiana. L’idea è sul tavolo dell’amministrazione comunale e, come
confermato dal sindaco Alessandro Mager, manca solo il via libera definitivo
della famiglia per poter procedere. La notizia è riportata da Repubblica.
Baudo, scomparso lo scorso 16 agosto all’età di 89 anni, ha ideato e diretto ben
13 edizioni del Festival di Sanremo, lasciando un’impronta profonda e duratura
nella storia della manifestazione e della televisione italiana. Proprio per
questo, da più parti è emersa la proposta di ricordarlo in modo permanente nello
spazio urbano della città ligure, seguendo l’esempio di un altro grande
protagonista della tv, Mike Bongiorno, al quale Sanremo ha già dedicato una
statua in via Escoffier, a pochi passi dal teatro Ariston. “Pippo Baudo è stato
un personaggio estremamente importante per la crescita del Festival e vorremmo
ricordarlo volentieri con una statua”, ha spiegato il sindaco Mager a
Repubblica. “Ma è necessario che ci sia condivisione da parte di tutti i
soggetti interessati sull’utilizzo della sua immagine”.
Il primo cittadino ha chiarito che il Comune è pronto a fare la propria parte,
ma che il passaggio formale con gli eredi è imprescindibile. “Per realizzare la
statua dobbiamo per forza essere autorizzati da chi ha titolo per farlo e serve
condivisione”, ha aggiunto. In questo senso, Mager ha già avviato interlocuzioni
dirette con la famiglia: ha parlato con Tiziana Baudo, figlia del conduttore, e
con Dina Minna, storica segretaria e collaboratrice di Baudo, anch’ella tra gli
eredi. Un elemento che ha rallentato l’iter, come ricostruisce Repubblica, è
stato anche il nodo legato all’eredità: fino a poche settimane fa, infatti, la
situazione non risultava del tutto definita tra i due figli del presentatore,
Tiziana e Alessandro, e la stessa Minna.
L’eventuale collocazione della statua non è stata ancora annunciata, ma il
riferimento a via Escoffier e alla statua di Mike Bongiorno suggerisce la
volontà di inserire anche Pippo Baudo in un percorso simbolico legato alla
storia del Festival e ai suoi protagonisti più rappresentativi. Un
riconoscimento che arriverebbe in un momento particolarmente significativo per
la città, alla vigilia di una nuova edizione della kermesse, in programma a
partire dal 24 febbraio.
L'articolo Sanremo pensa a una statua per Pippo Baudo. Il sindaco: “Siamo
pronti, ma serve l’ok della famiglia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Io benedico questo polverone, anche le critiche. Sono felicissimo: senza di
esse nessuno avrebbe saputo della campana”. Così il vescovo di Sanremo, Antonio
Suetta, ha battezzato le polemiche scaturite dalla sua decisione di far suonare
ogni sera la campana della torre della Curia, sulla quale ha fatto incidere il
proprio nome, per ricordare i bambini “non nati”, ovvero gli aborti volontari e
spontanei.
È l’ennesima iniziativa volta a far risuonare quotidianamente nell’aria note di
misoginia – come se non ce ne fosse abbastanza – e a stigmatizzare le donne che
abortiscono e anche quelle che hanno avuto aborti spontanei. Donne che disertano
e donne che falliscono la loro missione di dare al mondo figli. La rabbia
reazionaria si fa sentire con i cimiteri dei feti, i “giardini degli angeli”, le
marce della Militia Christi con embrioni di plastica su croci, al grido di
“donne assassine” e i manifesti di Pro Vita & Famiglia.
Alla fine di dicembre a Roma, una campagna di Pro Vita ha promosso dei manifesti
con lo slogan “Ogni Natale comincia dal grembo materno” che accompagnava
l’immagine di un’ecografia con un’aureola. Come a suggerire che, se Maria avesse
abortito, non sarebbe nato Cristo. Nei giorni in cui le sacre ecografie venivano
affisse sui muri di Roma, il vescovo di Conversano ammoniva le femministe a
farsi libere come Maria: ‘veramente libera perché sa obbedire’. Marcela Lagarde,
antropologa messicana, spiegò molto bene il prezzo in odio e violenza che le
donne pagano quando disobbediscono e si chiama femminicidio. La reazione
patriarcale alla richiesta e pretesa di libertà delle donne comprende ogni forma
di discriminazione e violenza.
Negli ultimi anni, l’odio per la disubbidienza e la libertà delle donne si è
fatto più tangibile e lo si deve – lo spiegò lucidamente Lea Melandri (Il
Riformista 2021) – alla “loro maggiore libertà e consapevolezza nel voler
trovare in se stesse il senso della loro vita, e non essere più ‘un mezzo per un
fine’ dettato da altri – o da Dio – ‘nella sessualità come nella procreazione’.”
La guerra contro i corpi delle donne non si ferma, anche se il diritto a non
rischiare la pelle per abortire è stato sancito dalla legge 194 nel 1978. Sono
trascorsi quasi cinquant’anni, eppure i partiti reazionari e conservatori e i
bigotti non danno tregua alla guerra sui corpi delle donne. E da quando soffiano
i venti gelidi degli autoritarismi, in molti sembrano pensare che, dopo decenni
di assedio, sia arrivato il momento di espugnare un diritto che ha salvato la
vita e la salute di milioni di donne.
L’aborto non sicuro è una delle principali cause di mortalità materna nel mondo.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno vengono eseguiti circa
25 milioni di aborti non sicuri, il 97% dei quali nei Paesi in via di sviluppo.
L’Istituto Guttmacher stima che negli ultimi anni circa 22.800 donne siano morte
ogni anno per aver abortito senza un’adeguata assistenza medica. E circa sette
milioni di donne ogni anno devono essere ricoverate a causa di infezioni o
complicanze post-Ivg.
Ancora Lea Melandri, su il Riformista, si interrogava su “un’ossessione maschile
che affonda le sue radici nell’ambiguo legame di amore e odio per quel corpo
femminile che può dare la vita e la morte e minacciare la sopravvivenza del
singolo come quella della società a cui appartiene”. E ricordava come, prima
dell’approvazione della legge 194, in Italia l’aborto fosse considerato un
crimine “contro l’integrità e la sanità della stirpe”, dunque una presunta
difesa della famiglia “naturale” ma anche della “purezza etnica” del Paese.
Non è affatto un caso che, in nome della difesa della stirpe italica, gli
esponenti del gruppo neofascista Forza Nuova — noto per posizioni omofobe e
razziste e più volte finito sotto inchiesta per violenze (basti ricordare
l’assalto alla Cgil nel 2021) — scenderanno in piazza a sostegno dell’iniziativa
del vescovo. La motivazione è esplicita: “In Italia crisi sociale e natalità ai
minimi storici. Questa battaglia è fondamentale: un popolo che uccide i suoi
figli non ha futuro”. Come nell’era del Fascio, le italiane dovrebbero dar figli
alla Patria senza asili nido, senza garanzie come lavoratrici, senza che i padri
siano tenuti per legge ad assumere sulle loro spalle il lavoro di cura e
soprattutto senza desiderio di maternità.
Contro l’iniziativa del vescovo si sono levate forti critiche e contestazioni.
Nei primi giorni di gennaio si è svolto un flash mob e sabato, in Piazza Colombo
a Sanremo, manifesteranno Radicali Italiani, Giovani Democratici, Pd, +Europa,
Donne Democratiche, Avs e il Collettivo Papavero Rosso.
Dopo il polverone, il vescovo di Sanremo ha spiegato di voler “muovere le
coscienze”. Forse non si è accorto — o non ricorda — che la legge
sull’interruzione di gravidanza è stata approvata nella cattolicissima Irlanda
nel 2019, sette anni dopo la morte per setticemia della 31enne Savita
Halappanavar, incinta di 17 settimane. Non ci fu nessun intervento da parte dei
medici perché era presente il battito fetale. “Questo è un Paese cattolico” le
risposero quando chiese di abortire per avere salva la vita.
La sua morte scosse le coscienze e portò, in pochi anni, all’abolizione del
divieto di aborto nella Repubblica d’Irlanda e all’abolizione dell’emendamento 8
della Costituzione irlandese che poneva sullo stesso piano la vita della madre e
quella del feto. Fu la rabbia delle irlandesi ad abbattere quel divieto. Dal
2019 non sono più contenitori sacrificabili di feti o embrioni. Qualcosa su cui
il vescovo che firma le campane dovrebbe riflettere, se la vita delle donne che
abortiscono vale qualche rintocco per Santa Romana Chiesa.
L'articolo Campana per i bimbi non nati a Sanremo: la rabbia reazionaria e
misogina si fa di nuovo sentire proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alessandra Drusian dei Jalisse ha pubblicato alcune fotografie dall’ospedale
dov’è stata ricoverata per un’operazione di protesi all’anca. “Mi sono presa una
pausa per pensare alla mia salute“, ha dichiarato la cantante, che lo scorso 8
gennaio ha deciso di sottoporsi all’intervento, posticipato per anni. Drusian ha
raccontato di aver finora attenuato il dolore grazie a fisioterapie e
infiltrazioni, poi ha deciso di passare alla chirurgia. L’artista ha spiegato:
“Ho tenuto duro per 5 anni pensando di poter risolvere con fisioterapie
infiltrazioni e antidolorifici, ma alla fine non c’erano altre soluzioni“. Come
documentato dal marito e partner nei Jalisse Fabio Ricci, l’intervento è andato
bene e in pochi giorni la cantante è stata dimessa dall’ospedale. I fan hanno
potuto seguire tutti gli aggiornamenti grazie ai video pubblicati sul profilo
Facebook della coppia.
Con un video, Fabio Ricci ha immortalato il momento delle dimissioni di
Alessandra Drusian, accompagnata dalla “telecronaca” del marito. Il cantante
dice: “Ecco la campionessa che esce dal suo hotel 8 stelle. Ci dica, com’è
andata?“. La moglie ha risposto così: “È andata, è stata una bellissima
esperienza, soprattutto con tutti gli oppioidi che mi hanno dato!”. L’artista ha
voluto ringraziare l’equipe medica che l’ha seguita. Drusian ha dichiarato:
“Sono stati tutti meravigliosi”.
L'articolo “Ho tenuto duro per 5 anni, ma non c’erano altre soluzioni. Com’è
andata? Con tutti quegli oppioidi…”: Alessandra Drusian dei Jalisse si è
operata. Le immagini dall’ospedale proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’intenzione dichiarata era invitare a riflettere sui “bambini non nati”,
definiti “vittime innocenti degli aborti, delle guerre, delle disuguaglianze”.
Ma l’effetto della campana installata sulla torre della curia di Sanremo è
soprattutto un aumento della polarizzazione. A due settimane dall’avvio dei
rintocchi delle 20, la campana con inciso il nome del vescovo Antonio Suetta
suona tra polemiche, contestazioni e strumentalizzazioni.
CAMPANA PER I “NON NATI”, SCOPPIA LA POLEMICA
Il centrodestra resta prudente e segue una linea di sostanziale silenzio. La
consigliera di parità della Regione Liguria, Laura Amoretti, invece, si rivolge
direttamente al Papa: “L’iniziativa genera preoccupazione, dolore e
stigmatizzazione rispetto a scelte complesse e sofferte. La funzione delle
istituzioni dovrebbe essere accompagnare, ascoltare e sostenere, non riaprire
ferite e acuire conflitti sociali”.
Le forze di centrosinistra ribadiscono la propria contrarietà, insieme ad
associazioni e collettivi per i diritti civili, che sono già scesi due volte in
piazza. Al netto del circuito “Pro Vita”, tra le realtà cattoliche locali
prevale l’imbarazzo: alcuni referenti contattati da ilfattoquotidiano.it non
scorgono l’utilità dell’iniziativa ma preferiscono non metterci il nome, come il
parroco che richiama un’intervista del presidente della Cei Matteo Zuppi: la 194
è “una traduzione laica importante” che “oggi nessuno mette in discussione”.
Salvatore Menna di Noi siamo Chiesa spiega a ilfattoquotidiano.it le ragioni del
dissenso cattolico: “Il Sinodo ha dimostrato che siamo una comunità con
sensibilità diverse”. E, riprendendo un documento di “Donne per la Chiesa”,
aggiunge: “Sull’aborto la sovranità morale non può spettare a chi – maschio –
per millenni si è arrogato il controllo della generatività. Dov’è l’impegno
della chiesa cattolica per superare la cultura patriarcale e una sessualità
maschile predatoria? Trasformare la vittima in accusata è un rovesciamento
antico. Chiediamo rispetto per la coscienza delle donne, anche quando scelgono o
sono costrette a interrompere la gravidanza”.
ABORTO, LE MANIFESTAZIONI CONTRAPPOSTE: SCENDONO IN PIAZZA FORZA NUOVA E
RADICALI
A difendere apertamente la campana sono i neofascisti ultraconservatori di Forza
Nuova, che annunciano per sabato un presidio a sostegno del vescovo. “Sosteniamo
questa importante battaglia, un popolo che uccide i suoi figli non ha futuro”.
Nello stesso giorno, a pochi passi, alle 15 in piazza Colombo è previsto il
presidio promosso dai Radicali. “Suetta usa la religione come clava ideologica,
ignora che grazie alla 194 sono diminuite morti e sofferenze, è un’indegna
parodia della fede”. Al presidio hanno aderito altre realtà che sovrappongono
alla contestazione della campana lo sdegno suscitato dalla presenza in città di
Forza Nuova. In una nota congiunta firmata da Anpi, Avs, Generazione Sanremo,
Movimento 5 Stelle, Pd, Rifondazione, Arcigay e altre liste civiche, si chiede
anche al vescovo di prendere le distanze da “persone razziste”. La Cgil accusa
Suetta di “colpevolizzare” le donne, imponendo “a un’intera comunità” un
pensiero lontano dall’idea di misericordia. L’associazione Non una di meno
Ponente definisce quella del vescovo locale “un’espressione di quel ritorno al
Medioevo che mai faremo ritornare”. La Rete l’Abuso e l’Uaar propongono una
contro-campana “per le vittime dei preti pedofili”.
IL VESCOVO TIRA DRITTO
Nominato vescovo nel 2014, oggi viene ritenuto uno dei rappresentanti dell’ala
più conservatrice dell’episcopato: “Io benedico questo polverone, anche le
critiche. Sono felicissimo: senza di esse nessuno avrebbe saputo della campana”,
dice Suetta a ilfattoquotidiano.it. “Per me l’ascolto e l’apertura non possono
far accantonare la dottrina”. Al vescovo dell’estremo ponente ligure piace
esprimersi senza peli sulla lingua. Nel 2015 fece una donazione al presidio
permanente No borders: quando gli attivisti vennero colpiti da fogli di via per
avere aiutato migranti a passare in Francia, li definì dei “martiri”. Lo scorso
giugno Suetta ha ricordato che “le frontiere uccidono”. Altre volte si è
scagliato contro “i nuovi dogmi politically correct”, l’”immigrazione
indiscriminata” e il “catastrofismo climatico”. Nel 2022 definì quella di
Giorgia Meloni una vittoria “dell’umanesimo cristiano”.
Quando gli chiediamo se lo imbarazza la solidarietà incassata dagli stessi
nostalgici a cui nel 2019 vietò di commemorare Mussolini, risponde: “Non entro
nel merito politico, ognuno è libero di esprimere pacificamente il proprio
pensiero, anche contrapposto”.
L'articolo La campana anti-aborto spacca Sanremo: imbarazzo anche tra i
cattolici, in difesa del vescovo arriva Forza Nuova proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Se mi chiamano io sono pronto, che sia sul palcoscenico, che sia in birreria o
che sia per lavare i piatti, io sono pronto per venire a Sanremo e fare la
reunion“. Mauro Repetto ha commentato a “La volta buona ” il possibile
ricongiungimento con Max Pezzali al Festival, dove quest’ultimo sarà super
ospite della 76esima edizione. In collegamento con il salotto di Caterina
Balivo, Repetto ha dichiarato che gli farebbe piacere riportare sul palco gli
883. “Sulla scena eravamo unici, eravamo originali, eravamo surrealisti” ha
detto l’artista. Mauro ha espresso la sua gioia per la partecipazione di Max
Pezzali a Sanremo: “Sono contento che lui sarà lì e io sarò in ogni birreria,
pronto a bere una birra con lui e con Nicola Savino, con grande piacere”.
La reunion, dunque, ci sarà? Caterina Balivo ha incalzato l’artista: “Carlo
Conti ha invitato gli 883, le canzoni sono vostre, quindi non è che Carlo può
dire ‘no, lui no'”. Il musicista ha risposto presente: “Le canzoni sono nostre.
Io sono pronto sia sul palcoscenico, sia in birreria, sia a lavare i piatti. A
qualunque cosa, io sono pronto”.
> “Sono pronto per una reunion con @MaxPezzali a #Sanremo2026”. Mauro Repetto a
> #LVB pic.twitter.com/fb2Gyf1b5P
>
> — La Volta Buona (@voltabuonarai) January 8, 2026
L'articolo “Reunion degli 883 a Sanremo? Che sia sul palcoscenico, in birreria o
per lavare i piatti io sono pronto. Le canzoni sono nostre”: le parole di Mauro
Repetto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo la polemica scoppiata a Campobasso sulla pista di pattinaggio, faccetta
nera parte anche in un luna park di Sanremo. A segnalare l’accaduto è il
magistrato Paolo Luppi, giudice da poco in pensione e figlio di un capo
partigiano di Savona. L’uomo, come riporta Repubblica, ha pubblicato su Facebook
un video in cui si sentono chiaramente le note della canzone fascista mentre
diversi giovani si danno il cambio per scendere e salire dalla giostra.
“Crescere, obbedire, combattere. E morire. Magari in Russia, insieme alla nuova
Wehrmacht. Questo accadeva ieri, vergognosamente, al Luna Park di Sanremo“.
Questa è la descrizione utilizzata da Luppi a corredo del video, che sui social
si è diffuso velocemente. I gestori dell’attrazione si difendono affermando che
“un ragazzo giovane” che lavora per loro “avrebbe inserito il pezzo per sbaglio
nella playlist”.
Duro il comunicato dell’Anpi. L’associazione partigiani riconosce come “il
problema non è solo giuridico, ma profondamente culturale e politico. È segno di
una rimozione collettiva, di un mancato ripudio del fascismo che la Costituzione
afferma in modo inequivocabile”. L’associazione chiude la nota affermando come
“la normalizzazione di certi simboli e linguaggi non è mai innocua: prepara il
terreno all’indifferenza, all’odio, alla negazione dei diritti”. A prendere le
distanze anche l’associazione e lista civica “Generazione Sanremo” guidata
dall’attuale vicesindaco della città Fulvio Fellegara, che chiosa: “Condanniamo
senza ambiguità l’episodio”.
L'articolo Nel luna park di Sanremo viene trasmessa “faccetta nera”. I giostrai:
“Partita per sbaglio da una playlist” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Quest’anno sono po’ preoccupato perché ci sono poche polemiche su Sanremo, si
parla solo sul fatto che (i cantanti) siano troppo giovani o troppo
vecchi…vediamo se aumenteranno più in là”. Lo dice con un sorriso Carlo Conti
durante l’incontro La televisione e la cultura nazionalpopolare in Italia al
quale ha partecipato con Mara Venier, Marco Liorni e in collegamento Ezio
Greggio ad Atreju, la kermesse romana di Fdi.
“C’è una persona che si chiama Pippo Baudo che ha creato il festival per come lo
facciamo noi – ha ricordato Conti davanti a una platea con in prima fila Arianna
Meloni e Giovanni Donzelli -. Ha avuto l’intuizione di renderlo evento”. Poi
negli ultimi dieci anni “c’è stato un grande cambio di passo a Sanremo, stava
cambiando la musica italiana e sia io che Baglioni e Amadeus abbiamo lavorato a
un allargamento della grande parata televisiva, portandola sempre di più anche
verso i giovani”. Il festival comunque è “un rito collettivo e poi diciamo la
verità, mentre un tempo Sanremo si commentava il giorno dopo o al bar o in
ufficio, ora lo puoi fare in tempo reale con i social dove puoi parlare e
sparlare in tempo reale. È la bellezza di Sanremo perché è un grande carrozzone
che fa parlare e fa sparlare”. (ANSA).
L'articolo “Sono preoccupato, poche polemiche su Sanremo quest’anno”: cos’ha
detto Carlo Conti sul palco di Atreju proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarebbe bellissimo. Ma proprio bello. Dice Il Messaggero che si sta lavorando (e
qui possiamo immaginare incontri ai vertici ma anche una ricca squadra di gnomi
del Natale) al ritorno di Amadeus in Rai. A dire la verità, il rumor s’è mosso a
partire da una diretta social di Fiorello con l’amico Sebastiani ospite. “In Rai
mi hanno detto che per Amadeus le porte sono sempre aperte. Quando finisce, e
finirà un giorno, non devi andare da un’altra parte. Non devi andare a Mediaset,
devi andare in Rai”, le parole del Re de La Pennicanza. Amadeus ha risposto che
magari non lo vogliono né in Rai né a Mediaset, Fiorello ha chiosato: “So come
funziona. Stefano Coletta ti ama, è proprio innamorato di te”. Rumors, appunto.
Secondo il quotidiano romano, le ipotesi sul piatto sarebbero – il condizionale
è d’obbligo – la conduzione di Mirror, uno show musicale che mette insieme
artisti del passato con nomi di oggi. Poi un’ipotesi access prime time in
staffetto con Stefano De Martino. Amadeus servirebbe far riposare quell’Affari
Tuoi condotto dal giovane scugnizzo che è stato un maxi successo ma che inizia a
cedere sotto il fuoco de La Ruota della Fortuna.
E poi c’è Sanremo. Qui possiamo tornare a un’altra affermazione di Fiorello,
stavolta con Giorgia e sempre durante il di lui show su RadioDue: Fiore le ha
detto che dovrebbe fare Sanremo da sola, lei ha risposo ‘magari con te’, lui ha
ribattutto ‘chissà’, sorridendo. E se in questa coppia spuntasse anche il nome
di Amadeus, quindi un trio? Per cinque sere eh, non come la volta scorsa.
Lasciateci sognare. Sia detto e scritto, a noi Carlo Conti piace e se quest’anno
il cast del Festivàl è, secondo alcuni, in minore, molto dipende da quello che
potremmo chiamare periodo di maggese: dopo che il Festivàl è stato disseminato
di top players, le discografiche e gli artisti hanno deciso di rifiatare, di far
riposare il palco. Il raccolto di quest’anno sembra più scarso? Mai direi mai
(vedi com’è sbocciato Corsi).
Allora il 2027 potrebbe essere l’anno in cui torna Amadeus, e lo fa con quei
due, Fiorello e Giorgia. Tipo Avengers. Perché sì, s’è detto e ridetto che la
Rai lo avrebbe promesso a De Martino, il Festivàl. Ma tra il dire e il fare c’è
di mezzo RaiPubblicità e l’idea che, forse, è bene aspettare e intanto tornare
dove si è stati bene. Qualcuno dirà che la Rai non dovrebbe riprendere Amadeus
dopo che se c’è andato al Nove ma è il mercato, bellezza. Una Rai forte è un
bene di tutti. Tra il conduttore e Warner Bros. Discovery non è andata bene, e
forse se lo aspettava pure lui. C’è chi ha un certo spirito imprenditoriale, si
chiama propensione al rischio. E poi, l’unico modo per non cadere è ritirarsi
all’apice. Se resti in gioco, rischi di perdere, sempre, anche se sei un cavallo
di razza.
L'articolo E se a condurre Sanremo 2027 fossero Amadeus e Giorgia con Fiorello?
Lasciateci sognare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Video ironico dei Jalisse, anche quest’anno non entrati nella lista dei Big del
prossimo Festival di Saremo. I due hanno seguito in diretta l’annuncio di Carlo
Conti, che al Tg1 ha elencato gli artisti che parteciperanno alla kermesse,
preparando per l’occorrenza dei palloncini con la scritta 29. I Jalisse hanno
poi sollevato i palloncini quando il direttore artistico ha finito l’annuncio
senza pronunciare il loro nome.
“E la saga continua, l’anno prossimo facciamo cifra tonda”, commentano. Più
polemico il post che accompagna il video: “E la saga continua, le domande
rimangono, ma noi ci rialziamo sempre”, scrivono i Jalisse
L'articolo Conti annuncia i big di Sanremo 2026, i Jalisse esclusi per la
29esima volta: e loro reagiscono (con ironia) sui social – Video proviene da Il
Fatto Quotidiano.