Anche l’impresa più difficile, alla fine, è compiuta: Tadej Pogacar conquista la
Milano-Sanremo 2026. Lo sloveno vince la Classicissima di Primavera, la più
imprevedibile e ostica per le sue caratteristiche, proprio per questo diventata
negli anni una sorta di ossessione personale. Alza le braccia al cielo dopo 299
chilometri che sono stati tutto tranne che lineari: una corsa epica,
imprevedibile, decisa solo sulla linea d’arrivo di via Roma e destinata a
restare tra le più belle di sempre.
È stata la Sanremo nella sua forma più pura, quella che sonnecchia per ore e poi
esplode all’improvviso, trasformandosi in uno spettacolo totale. Una corsa che
Pogacar sembra aver perso, quando aveva picchiato contro l’asfalto pochi km
prima della salita della Cipressa. All’arrivo mancano 32 chilometri, per un
attimo sembra finita. Non solo la corsa, ma anche l’ennesimo tentativo dello
sloveno di conquistare un traguardo che gli era sempre sfuggito. Una caduta
violenta, non definitiva, che però sembrava aver compromesso tutti i piani.
Invece Pogacar, con la pelle segnata e la tuta strappata, risale in bici e
ricomincia a inseguire. È lì che la Milano-Sanremo cambia volto e diventa
qualcosa di diverso, quasi irreale. La Uae rilancia subito l’azione, Del Toro lo
riporta a velocità altissima davanti, e Pogacar attacca. Non aspetta il Poggio,
non aspetta il momento giusto: forza la corsa sulla Cipressa, come aveva già
provato a fare in passato, ma stavolta con un’urgenza diversa, quasi disperata.
Alla sua ruota restano in pochi. Tom Pidcock resiste, come farà fino alla fine.
Mathieu Van der Poel invece, la sua nemesi degli ultimi anni, questa volta cede.
Sul Poggio alza bandiera bianca, scivola indietro e viene riassorbito. È il
segnale definitivo: la corsa è nelle mani dello sloveno. Davanti restano in due,
Pogacar e Pidcock, mentre alle loro spalle il gruppo prova a rientrare con Van
Aert che lancia un inseguimento furioso. Poi via Roma, il rettilineo finale, con
il gruppo che torna minaccioso a pochi metri.
Pogacar vince per mezzo metro, forse meno. Una volata strana, sporca, quasi
improvvisata, ma lucidissima. Ancora una volta, anche così, entra nella
leggenda. Perché questa non è solo una vittoria: è la vittoria che gli mancava,
quella più difficile da spiegare e forse per questo la più significativa.
È stata una delle Milano-Sanremo più belle della storia proprio per questo:
perché ha tenuto insieme tutto, la caduta e la rimonta, la strategia e
l’istinto, la forza e la fragilità. Una corsa che sembrava persa e che invece è
stata riscritta metro dopo metro. E forse è proprio questo il senso della
Classicissima: una gara che non si lascia dominare, ma che all’improvviso si
concede, con modi e tempi imprevedibili. Stavolta lo ha fatto con Pogacar. Dopo
averlo respinto per anni, alla fine lo ha accolto. E lo ha fatto nel modo più
spettacolare possibile.
L'articolo La caduta di Pogacar è il senso della Milano-Sanremo: per vincere la
corsa più imprevedibile serviva l’impresa più folle proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Sanremo
Anche l’impresa più difficile è compiuta: Tadej Pogacar conquista la
Milano-Sanremo 2026. Lo sloveno vince la Classicissima di Primavera, la più
imprevedibile e ostica per le sue caratteristiche, dopo una corsa epica lunga
299 km e decisa solo sulla linea d’arrivo di via Roma. Una corsa che Pogacar
sembra aver perso, quando aveva picchiato contro l’asfalto pochi km prima della
salita della Cipressa. Una caduta violenta, non definitiva, che però sembrava
aver compromesso tutti i piani. Invece Pogacar, con la pelle ferita e la tuta
sbrindellata, ha attaccato comunque: ha staccato tutti, tranne Tom Pidcock.
Anche Mathieu Van der Poel ha alzato bandiera bianca sul Poggio. Il britannico è
rimasto attaccato allo sloveno fino al rettilineo d’arrivo, mentre il gruppo
rinveniva alle spalle dei due battistrada. Alla fine Pogacar ha vinto in volata,
per circa mezzo metro, nella maniera forse più bizzarra. Anche così è entrato
nella leggenda. Ancora una volta. Pure alla Milano-Sanremo, che stava diventando
la sua ossessione.
A breve l’articolo completo
L'articolo Pogacar, la Milano-Sanremo è finalmente tua: una corsa epica, dalla
caduta alla volata contro Pidcock proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il sesto assalto alla Milano-Sanremo incoronerà finalmente Tadej Pogacar? Questa
è la domanda che addetti ai lavori e appassionati di ciclismo si sono fatti
nell’avvicinamento alla Classicissima, che oggi sabato 21 marzo apre la stagione
delle corse monumento. Lo sloveno vanta due terzi posti, un quarto e un quinto,
ma non è mai riuscito a vincere. Assieme alla Parigi Roubaix, a cui darà la
caccia per la seconda volta il prossimo 12 aprile, è l’unica Classica monumento
che gli manca. E per colmare questo vuoto Pogacar ha fatto di tutto in inverno.
Ha provato ripetutamente Cipressa e Poggio, stabilendo i nuovi primati sull’app
Strava (per quanto possa contare) e facendo allenamenti mirati dietro moto.
L’obiettivo è chiaro e il bicampione del mondo non lo nasconde. “Il successo
nella Sanremo per me conterebbe di più del record di sei Tour de France – ha
dichiarato Pogacar a G Magazine – Non è un mistero che il percorso non sia
l’ideale per le mie caratteristiche, però la mia progressione di risultati dice
che piano piano mi sto avvicinando”. Una corsa che finora lo ha sempre respinto,
ma che prima o poi lo premierà.
“Credo che sia solo questione di tempo prima che Tadej vinca la Classicissima”.
A dirlo è Mathieu Van der Poel, vincitore nel 2023 e 2025 e ancora una volta il
principale rivale di Pogacar. Un anno fa l’olandese è stato l’unico a non
perdere la ruota dello sloveno su Poggio e Cipressa e poi lo ha battuto in
volata. Un copione che potrebbe ripetersi anche sabato. Pogacar è quasi
obbligato ad attaccare di nuovo sulla Cipressa, la salita più lunga e più dura
della corsa, il cui scollinamento è a 21,7 km dal traguardo. Per rimanere da
solo, però, avrà bisogno del supporto della sua squadra e non a caso ha voluto
con sé Isaac Del Toro, fresco vincitore della Tirreno Adriatico e uno dei
giovani talenti più cristallini. Il messicano avrebbe anche ambizioni di
vittoria, ma si metterà al servizio di Pogacar per aiutarlo nella sua impresa.
Chi nutre velleità di successo è anche Filippo Ganna. Nel 2025 ha saputo
resistere a Pogacar e Van der Poel, staccandosi sul Poggio, ma rientrando in
discesa e chiudendo secondo, come nel 2023. Il piemontese è l’unica speranza
azzurra, in contumacia di Jonathan Milan, che non sarà al via a causa di
un’influenza. La Sanremo è l’obiettivo stagionale di Ganna. “L’ho già sfiorata
due volte. Ora me la voglio prendere”, ha detto in un’intervista alla Gazzetta
dello Sport. L’Italia non vince dal 2018 con Nibali, ma Ganna ha le abilità per
farcela, anche se parte un gradino sotto rispetto a Pogacar e Van der Poel e
dovrà essere abile a sfruttare eventuali occasioni. Lo stesso vale per Wout Van
Aert, che torna alla Sanremo dopo due anni di assenza. Tra i favoriti ci sono
anche velocisti capaci di contenere il ritardo in salita come Jasper Philipsen,
vincitore nel 2024, ma anche Tobias Andresen, Corbin Strong e Laurence Pithie.
Così come il danese Mads Pedersen, che ha recuperato giusto in tempo
dall’infortunio di inizio febbraio: la sua condizione è un’incognita. Occhio
infine a Tom Pidcock, che invece dovrà rimanere incollato a Pogacar se vuole
ritagliarsi una chance.
La 117esima edizione della Milano-Sanremo parte da Pavia per il terzo anno
consecutivo ed è lunga 298 km. La prima difficoltà è il Passo del Turchino al km
143, salita di 5,6 km al 2,9%. La gara si deciderà negli ultimi 50 km, dove sono
inseriti i tre Capi: Mele, Cervo e Berta, con quest’ultimo di 2 km al 6,3%. Ma
lo snodo cruciale sono Cipressa e Poggio. La prima è lunga 5,6 km al 4,1% ed è
seguita da una discesa tecnica. Il Poggio comincia ai -9 per un totale di 3,7 km
al 4,1%, con punte all’8% poco prima della cima. Da lì mancano 5,6 km, con la
discesa impegnativa che precede gli ultimi 2 km di pianura fino a Via Roma.
ORARI E DOVE VEDERE LA MILANO-SANREMO IN TV
La Classicissima parte alle ore 10 di sabato 21 marzo e arriverà ai piedi della
Cipressa tra le 16 e le 16:30; mentre il passaggio sul Poggio è previsto tra le
16:25 e le 17. L’arrivo è stimato tra le 16:37 e le 17:15. La corsa è trasmessa
in diretta integrale dalle 9:45 in streaming su Raiplay e su Eurosport,
disponibile per gli abbonati su Discovery Plus, HBO Max, DAZN, TIMVISION e Prime
Video Channels. In TV è possibile seguirla dalle 09:50 alle 14:00 su Rai Sport
HD e dalle 14:00 fino al gran finale su Rai 2.
L'articolo Allenamenti dietro moto e prove sulla Cipressa: oggi Pogacar vuole
prendersi la Milano-Sanremo, ecco il piano d’attacco proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La musica è la sua ancora, il luogo dove si sente meno sola e dove ogni ferita
trova voce. Lo racconta senza filtri Arisa a La Repubblica, parlando di canzoni,
amore e nuove sfide televisive. “L’unica strada che mi abbia mai fatto credere
in qualcosa senza sentirmi sola”, confessa, mentre si prepara a partecipare a
Canzonissima, in onda da sabato 21 marzo su Rai 1.
Prima però ci sono le note del nuovo singolo Il tuo profumo e in primavera
l’album Foto mosse, con brani che per lei rappresentano “una conquista”, in un
mondo “dove anche le artiste devono superare ogni giorno esami, scetticismi,
budget minori con le logiche di sempre. Lo dice anche Sanremo”.
E, a proposito del Festival, Arisa non nasconde il suo pensiero su chi guiderà
il palco dell’Ariston l’anno prossimo: “Io non ho nulla contro De Martino, anzi,
è bravo e farà molto bene. Però sì, sarebbe stato più bello vedere una musicista
come Elisa prendere decisioni, e invece per questa rivoluzione dovremo
aspettare. È la prova pure che certi equilibri sono difficili da spostare, vince
sempre il più forte. Ma non è solo il tema di genere, il problema nella musica”.
Sanremo resta un mix di entusiasmo e malinconia per la cantautrice genovese: “A
me viene il Mal d’Africa, quando torno da Sanremo. Il Festival è casa mia,
finisce quel trambusto: è finito e mi sono sentita sola”. Non manca lo spazio
per i sentimenti: “Il tuo profumo” è una canzone sulla gelosia che non è
gelosia, ma dolore travestito. Sull’ultimo romantico che ti promette tutto e poi
sparisce e tu lo scopri troppo tardi, quando sei già persa dentro. L’ho scritto
dopo una super litigata con quello che era il mio compagno. Ci sono donne che
nelle relazioni danno tutto, io sono una di quelle, conosco la delusione di
quando scopri che al contrario tuo c’è chi si risparmia. Anche se poi rimane il
profumo, la passione, e si passa sopra a quasi tutto”.
E infine Canzonissima, scelta che per la cantante unisce opportunità e
necessità: “È una grande opportunità, un format bellissimo. E poi io ho bisogno
di lavorare. Autoproducendomi ogni passo, ormai, mi finanzio solo con le mie
mani e ho bisogno di fare tv. Se poi posso andarci a fare musica e a parlare di
musica, ancora meglio”.
L'articolo “Canzonissima? Ho bisogno di lavorare perché mi autoproduco. Dopo una
super litigata con il mio ex fidanzato è nata la canzone ‘Il tuo profumo’”:
parla Arisa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel 2024 “Easy Lady” di Ivana Spagna è diventata virale grazie a un remix ideato
dal dj Nuzzle e ribattezzato “T’amo t’amo t’amo”. Quel brano del 1987 ha
rappresentato la svolta per la cantante veneta, che intervistata da Repubblica
dice di rivedersi nella canzone e di non sentirsene affatto ostaggio: “Ma per
favore, odio chi dice di sentirsi prigioniero, c’è da esser grati. Comunque sì,
è sincera come me. Per questo, tra l’altro, credo che il pubblico mi voglia
bene: anche quando mi sono rifatta, ha apprezzato la sincerità con cui l’ho
fatto”.
“IN GARA A SANREMO? NON MI INTERESSA PIÙ”
Spagna ripercorre alti e bassi della propria carriera. Il momento più duro
risale a Sanremo 1998, quando arrivò 12esima con “E che sarà mai”: “Mi misi a
piangere, delusa: gli autori fecero dire a Raimondo Vianello, conduttore, una
battuta sul fatto che il pezzo, come alcuni stavano già sostenendo, fosse simile
a Gente come noi. Terribile, anche perché ero in gara come tutti”. Dal 2000 in
avanti non è più tornata in gara. “Non m’interessa più” spiega. “Se mi vogliono
come ospite per me, penso di meritarlo. Come concorrente non ha senso, ormai i
parametri sono altri. I discografici hanno sempre fatto i loro sotterfugi, ma mi
sembra che prima ci fosse più orecchio per le canzoni. Oggi si guarda solo la
visibilità”.
L’AMORE PER GLI ANIMALI
Per niente mondana, Ivana Spagna dice di non frequentare il mondo dello
spettacolo: “Sono una casalinga, sto con i miei gatti”. Proprio gli animali sono
il suo grande amore, al punto da arrivare a confessare come tutto quel che le
manca sia “un grande rifugio per gli animali abbandonati. Vorrei costruirne uno,
ma i soldi non bastano mai. Per questo gioco sempre al Lotto”.
“SONO SOLA DA 7 ANNI”
Impegnata a livello professionale da decenni, l’artista ammette: “Ho sacrificato
una parte di me: non ho marito né figli. Anche se ancora credo al destino,
vedendo come tratto i miei gatti credo che non sarei stata una brava madre,
sarei stata troppo protettiva”. Nella sua vita pare non esserci alcun amore:
“Sono sola da sette anni, ma non sono sola mai: viaggio, dipingo, ho amici,
musica e animali, che amo e a cui do la vita”, ribadisce.
L'articolo “Gioco sempre al Lotto, i soldi non bastano mai. Sanremo 1998 il
momento più duro, ho pianto per quello che mi ha detto Raimondo Vianello”: le
confessioni di Ivana Spagna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo 41 Festival come direttore di palco, Pippo Balistreri lascia Sanremo. A 74
anni una delle colonne della kermesse, almeno dietro le quinte, saluta la città
dei fiori. Lo conferma in una lunga intervista concessa a Fanpage: “Questa volta
per me è arrivato il momento di lasciare. Anche perché, come è giusto, bisogna
aprire la strada ad altra gente che, nel frattempo, mi ha seguito e ha imparato
il mestiere. Dal prossimo anno avanti i giovani“.
PERCHÉ BALISTRERI LASCIA IL FESTIVAL DI SANREMO
Quello che faceva lui, dal prossimo anno “lo faranno tre o quattro persone”
dice, “Si divideranno i vari compiti e riusciranno a lavorare bene”. La sua
sembra una decisione da cui non si torna più indietro. Diversi i fattori che lo
hanno portato qui. “Per esempio che io non sono un dipendente Rai, ma un
esterno. E dentro la tv pubblica, tra sindacati, dirigenti e altri funzionari,
c’è un sacco di gente che, se non fai parte dell’azienda, ti guarda sempre come
fossi diverso. Insomma, non fai parte della loro famiglia e mi chiamavano solo
perché avevano bisogno. Sono tutti elementi che mi hanno portato a stufarmi e ad
abbandonare tutto. Non c’è stato nessuno che mi ha detto di lasciare, ma è tempo
di dare spazio ad altri”.
UN TESTIMONE PREZIOSO
Balistreri è stato testimone di tanti episodi accaduti sul palco sanremese: I
Queen in playback per protesta, i numerosi disguidi tecnici che possono capitare
in una manifestazione così complessa come Sanremo, la lite Bugo-Morgan, la
rivolta dell’orchestra nel 2010 quando Malika Ayane fu esclusa dalla finale
mentre tra i finalisti c’era il trio Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca
Canonici (“All’inizio non ho gradito quella protesta. In seguito, però, ho
capito che l’orchestra aveva ragione”) e Blanco che devasta la scenografia
floreale (“Mi è sembrato tutto programmato per compiere l’azione che poi ha
fatto sul palco durante la diretta. Un modo per farsi pubblicità” commenta
Balistreri).
IL CONSIGLIO A STEFANO DE MARTINO
Il prossimo anno il Festival sarà condotto da Stefano De Martino. Lo storico
direttore di palco ha un consiglio per lui: “Prima di iniziare, dovrebbe andare
sul palco, chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: ‘Io sono il
direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta e ho
bisogno del vostro aiuto‘. È importante la collaborazione di tutti”. E conclude:
“Il Festival non si organizza dall’oggi al domani: è una macchina molto
difficile da far funzionare”.
L'articolo “Lascio Sanremo, sono stufo, largo ai giovani. E a Stefano De Martino
dico…”: Pippo Balistreri, storico direttore di palco, dà l’addio al Festival
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra gli autori di “Per sempre sì'”, il brano con cui Sal Da Vinci ha vinto il
Festival di Sanremo 2026 c’è anche il figlio Francesco, che racconta la storia
della propria famiglia a “La volta buona”, nella puntata in onda lunedì 9 marzo.
Nei giorni della kermesse erano rispuntate alcune dichiarazioni che Sal aveva
fatto qualche mese prima a Repubblica, cui aveva rivelato che quando Francesco
si era ammalato di meningite e lottava tra la vita e la morte all’età di un anno
e mezzo, lui era pronto a fare un voto: “Pregavo la Madonnina del reparto,
all’ospedale Santobono: se lo salvi smetto di cantare. Stavo per giurare e mi
hanno chiamato per firmare, dovevano fargli la puntura lombare. E Dio lo ha
salvato”. “L’ho scoperto in seguito perché ero molto piccino quindi
fortunatamente non ho questo brutto ricordo” dice Francesco ospite di Caterina
Balivo a proposito della malattia.
L’INFANZIA DI FRANCESCO DA VINCI
L’infanzia e l’adolescenza non sono state facili per lui e la sorella: “Dura, da
un certo punto di vista ma devo ammettere che [i nostri genitori, ndr] non ci
hanno fatto mai mancare nulla, anche un’attenzione in più per noi era
tantissimo. Dall’esterno si può pensare che siamo cresciuti sotto una campana di
vetro ma non è affatto così”. Alla conduttrice che chiede come fossero le
vacanze di famiglia, Francesco replica: “Non c’erano, era strappare qualche
giornata al mare ai nonni, papà in quel periodo cercava di trovare lavoro ma non
ha mai abbandonato la strada della musica”.
GLI INSEGNAMENTI PATERNI
Il giovane Da Vinci sui dice grato per quel che ha vissuto, “un’adolescenza con
persone che avevano pure meno di me, quindi ho imparato a stare sia con chi
aveva meno che di più. Apprezzavo tanto i ragazzi del quartiere che nutrivano
sempre un sogno. Con loro ho vissuto gran parte della mia vita”. Per il padre
non può che spendere parole d’amore, e dalla sua vicenda professionale spesso in
salita ha imparato molto: “Mi ha insegnato che la gavetta era la cosa più
importante e che non tutto arriva subito, ma attraverso sacrifici, dedizione e
costanza si può raggiungere quello che oggi è arrivato, che non è il premio di
Sanremo, ma il coronamento di una carriera fatta di tanti sacrifici“, conclude.
L'articolo “Non c’erano vacanze, si strappava qualche giornata al mare ai nonni.
Della mia malattia ho saputo dopo perché ero troppo piccolo”: così Francesco, il
figlio di Sal Da Vinci proviene da Il Fatto Quotidiano.
A una settimana dalla conclusione del Festival di Sanremo 2026 continuano ad
emergere retroscena circa i cantanti in gara. Questa volta tocca a Francesco
Renga, classificatosi al 23° posto con “Il meglio di me”. Domenica 8 marzo
l’artista è ospite di Mara Venier a “Domenica In”. La conduttrice rivela che
settimana scorsa, in occasione della conseuta puntata post Sanremo, Renga non
aveva potuto partecipare perché influenzato, e ora è lui a parlare nel dettaglio
di quel che è successo.
IL RETROSCENA SULL’INFLUENZA A SANREMO
“La serata dei duetti ho iniziato a covare l’influenza” spiega Francesco Renga
nel salotto di Rai 1, “poi ho fatto una notte d’inferno, mi sono alzato dal
letto due ore prima della finale infatti avevo chiesto di farmi passare prima
perché non sapevo se ce l’avrei fatta a reggere“. Richiesta accolta, dal momento
che nella quinta e ultima serata Renga ha cantato per primo.
LA VICINANZA DELLA FIGLIA JOLANDA
Questo Sanremo è stato per lui speciale, perché ha avuto accanto la figlia
Jolanda: “Prima volta che veniva con me” racconta a Venier, “è stata lei a
chiedermelo. Jolanda è la mia donna di riferimento. Il mio rapporto con lei è
completo, dà un amore che forse solo una madre può darti. Le prime tre notti è
stata con me in hotel, è stato un Saremo per me nuovo, perché avveo una serenità
che lei mi trasmetteva”.
LA VITTORIA NEL 2005 CON “ANGELO”
Dei tanti Festival a cui ha partecipato, quello che gli è rimasto nel cuore è
datato 2005, quando vinse con Angelo: “Lo ricordo non tanto per la vittoria ma
per una famiglia che stava nascendo (Jolanda, la figlia avuta da Ambra
Angiolini, era nata solo un anno prima, ndr). La vittoria è stata una ciliegina
su una torta che era già meravigliosa” conclude il cantautore bresciano.
L'articolo “A Sanremo una notte d’inferno, l’ultima sera ho chiesto di cantare
per primo perché non sapevo se avrei retto”: il retroscena svelato da Francesco
Renga proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Sono stupefatto come genitore per la persona che è mio figlio”. Alessandro
Gassmann parla del figlio Leo. Intervistato da Fanpage lo descrive come “una
persona con una fortissima personalità, attentissimo agli altri”. E ancora: “Lui
è gentile anche quando potrebbe non esserlo, ha una calma veramente invidiabile,
che non ha ereditato da me”.
ALESSANDRO GASSMANN COMMENTA IL SANREMO DEL FIGLIO LEO
Interrogato sull’esperienza di Leo all’ultimo Festival di Sanremo (dove si è
classificato ventottesimo), l’attore spiega: “Questo Sanremo è andato male, ma
questo è un giudizio del pubblico, ed è giusto che sia così. È andato bene
perché la cosa più importante è esserci a Sanremo, superare tutti gli step
precedenti. È una sofferenza”. E scende più nel dettaglio: “Il genitore del
cantante vive i mesi prima di Sanremo con un’ansia terribile. Ogni tanto ho
chiesto a Leo ‘possiamo evitare di parlare di Sanremo oggi? Stavo tanto bene,
non avevo pensieri negativi’. Ti sale l’ansia. Ma la canzone sta andando bene,
so che lui è molto felice, perché si presenta come un ragazzo pulito, che non
segue la moda, scrive le sue canzoni, non usa l’autotune, insomma non è
scontato. Deve fare e farà ancora un sacco di cose, sta lavorando molto e mi fa
piacere”.
PAUSA IN ARRIVO?
Dal 9 marzo su Rai 1 l’attore vestirà i panni di Guido Gerrieri nella fiction
Guerrieri-La regola dell’equilibrio, in cui interpreta l’avvocato penalista nato
dalla penna di Gianrico Carofiglio. E pensare che Alessandro Gassmann sognava di
fare l’ingegnere agrario, “poi non ci sono riuscito, perché ero un ragazzo un
po’ disordinato” ammette. Dopo tanti anni di carriera non nasconde di iniziare a
pensare a fermarsi: “In questo momento ci sto pensando, in continuazione”. Più
che stanchezza, “è proprio desiderio di non fare niente […] L’età avanza, ho
meno forza e la mancanza di forza ti porta ad essere più riflessivo, hai meno
frenesia […] ho voglia di stare più tempo con mia moglie, i miei amici,
concentrarmi sull’attivismo, qualcosa che sia socialmente utile”. Lo stop per
ora non ha una data precisa: “Forse fra un anno e mezzo” dice lui, che nel 2001
fu protagonista di un calendario senza veli che molte persone ancora ricordano.
Su questo punto, a Repubblica racconta: “Ero ignudo su una roccia in Messico,
con quel calendario mi ci sono comprato casa“. E conclude: “Vengono ancora
signore di una certa età, per dirmi: ‘Sa che ce l’avevo?'”.
L'articolo “Con il calendario in cui ero nudo su una roccia ho comprato casa.
Ora l’età avanza, inizio a pensare di fermarmi. Il Sanremo di mio figlio Leo? È
andato male”: così Alessandro Gassmann proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non è male”. Così Eros Ramazzotti su Per sempre sì, il brano di Sal Da Vinci
che ha vinto il Festival di Sanremo e che negli ultimi giorni sta facendo
discutere con pareri contrastanti, come quello di Aldo Cazzullo che ha portato
persino a un battibecco con Caterina Balivo e a una parodia del cantante
napoletano da parte di Fiorello.
IL COMMENTO DI RAMAZZOTTI SU SANREMO 2026
Intervistato dal Corriere della Sera Ramazzotti commenta la questione più calda
del momento legata proprio al brano vincitore di Sanremo 2026: “Il pezzo di Sal
da Vinci, lo conosco da quando l’ho invitato in Nazionale cantanti a fine anni
90, non è male, ma l’ho capito in questi giorni ascoltando sui social delle
cover in varie lingue e con stili diversi: la sua versione ha un arrangiamento
rétro, vintage, che non rappresenta il panorama italiano di oggi: c’è musica di
spessore maggiore”. Che cosa ha apprezzato Ramazzotti dell’ultimo Festival?
“Credo che Sayf farà bene. Mi piace anche Serena Brancale con cui qualche anno
fa ho registrato un duetto ancora inedito. E Marco Masini è sempre un gran
cantante: ha fatto tanto per Fedez”.
LA MUSICA DI OGGI VISTA DA EROS
Quanto alla situazione musicale generale, il cantautore pensa non sia facile
“scrivere come si faceva fino a qualche anno fa. Il piattume è generale e
comunque una bella canzone non riesce a lasciare la stessa impronta e ad avere
la stessa forza di allora”. E il giudizio sulla musica live non è migliore. Nel
tour mondiale che lo terrà impegnato fino a metà 2027, Eros, accompagnato da
nove musicisti e tre coriste, assicura: “Suoniamo il 98 per cento di quello che
si sente, niente basi”, ma questo discorso non varrebbe per molti altri
colleghi: “Purtroppo vedo che la tendenza generale è quella di andare verso un
livello di musica zero. Allora meglio il silenzio”, conclude.
L'articolo “La canzone di Sal Da Vinci non è male, ma ha un arrangiamento rétro.
C’è musica di spessore maggiore”: così Eros Ramazzotti su “Per sempre sì”
proviene da Il Fatto Quotidiano.