Sulla vicenda della ‘famiglia nel bosco’, dopo la decisione del Tribunale per i
minorenni dell’Aquila di allontanare la madre, Catherine Birmingham, dalla casa
famiglia di Vasto in cui risiedeva con i tre figli, è arrivato il commento,
lapidario, della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è detta “senza
parole” per una decisione che, dice, “infligge ai bambini un ulteriore,
pesantissimo trauma” e parlando apertamente di una “assurda concatenazione di
decisioni dal chiaro tenore ideologico”. La premier ha contestato la logica del
provvedimento, che ha disposto anche l’affidamento dei tre minori a un’altra
struttura, domandandosi se tali scelte stiano migliorando o peggiorando le
condizioni dei piccoli e ribadendo che “i figli non sono dello Stato” ma
appartengono alle madri e ai padri, accusando la magistratura di aver
dimenticato i propri limiti.
Secondo l’ordinanza del collegio presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, la
presenza costante della madre è risultata “gravemente ostativa agli interventi
programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei
minori”. La decisione si basa sulle relazioni dei servizi sociali e della
struttura ospitante, che descrivono la condotta oppositiva e ostile della donna.
L’ordinanza contesta la mancata collaborazione con gli operatori e il rifiuto di
aderire ai percorsi di socializzazione e supporto genitoriale proposti fin
dall’inizio. Il tribunale ha poi rilevato una grave lesione del diritto
all’istruzione: la primogenita, pur con certificazione di terza classe,
presenterebbe gravi lacune nella sillabazione e nel calcolo numerico. La madre
avrebbe giustificato tale situazione sostenendo un modello educativo che prevede
l’inizio dell’apprendimento formale solo dopo i sette anni, ritenendo il
cervello più predisposto dopo esperienze dirette nella natura, tesi definita dal
collegio in netto conflitto con gli obblighi di legge. L’ordinanza parla inoltre
di atteggiamenti svalutanti verso gli educatori, impedendo la supervisione dei
minori che avrebbero assunto comportamenti aggressivi, tentando di colpire il
personale. Positive, invece, le valutazioni sul padre, Nathan Trevallion,
descritto come collaborativo e capace di rassicurare i figli durante gli
incontri. L’uomo ha mostrato adeguate capacità di assistenza morale e ha
cooperato per l’esecuzione delle vaccinazioni dei bambini, invitando la moglie a
mantenere la calma di fronte alle procedure sanitarie che la donna contestava.
Ragioni che sembrano bastare a Marina Terragni, Autorità garante per l’Infanzia
e l’Adolescenza, che ha manifestato una netta contrarietà al trasferimento dei
minori senza la madre. Terragni ha definito inquietante la separazione dalla
madre a fronte di pareri medici della Asl che indicavano come indispensabile il
ripristino della continuità dei legami familiari. E ha chiesto che l’esecuzione
dell’ordinanza “venga sospesa”. Richiesta citata anche da Meloni, che nelle sue
dichiarazioni ha auspicato una rapida approvazione del disegno di legge
governativo in materia di affidamento per “restringere l’arbitrio e perseguire
esclusivamente il superiore interesse dei minori”, sostenendo che non sia
compito della giustizia imporre stili di vita basati su standard ideologici.
Anche Alessandra De Febis, garante regionale per l’Abruzzo, ha espresso sorpresa
e preoccupazione per lo shock inflitto a bambini che avevano appena iniziato ad
ambientarsi.
Sul piano scientifico, la psicologa Anna Maria Giannini della Sapienza ha
osservato che i genitori rappresentano ancore di sicurezza e che ogni
separazione costituisce uno strappo dolorosissimo, specialmente per minori che
hanno già vissuto un cambiamento radicale di vita. Secondo Giannini, l’interesse
del minore dovrebbe essere perseguito attraverso interventi graduali sul sistema
familiare, evitando traumi ulteriori se non in casi di rischio o violenza. Ivan
Iacob, segretario dell’Associazione Unitaria Psicologi Italiani, ha sottolineato
l’importanza che ogni separazione sia temporanea, rilevando come le prove
scientifiche sui protocolli seguiti in questi casi siano scarse e come i
concetti di genitorialità cambino in funzione del contesto sociale. Tonino
Cantelmi, psichiatra e perito di parte, ha espresso forti riserve sulla
metodologia seguita, ribadendo la necessità di restituire i bambini ai genitori
in un’abitazione idonea.
Dure le reazioni degli esponenti politici di maggioranza. La senatrice della
Lega Elena Murelli ha parlato di un accanimento su una famiglia già provata,
mentre il deputato Rossano Sasso ha definito agghiacciante l’allontanamento
della madre, annunciando un’interrogazione parlamentare urgente. Elisabetta
Gardini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha definito il
superiore interesse del minore un vuoto slogan burocratico usato per
giustificare decisioni che lacerano il tessuto affettivo familiare, chiedendo
che prevalga il buon senso per tutelare il diritto dei bambini a non essere
privati della figura materna.
L'articolo Famiglia nel bosco, Meloni contro i giudici dopo la decisione di
separare madre e figli: “Hanno superato il limite” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha emesso un’ordinanza, la cui
esecuzione è stata avviata nelle scorse ore, che dispone l’allontanamento
immediato di Catherine Birmingham, la madre della cosiddetta “famiglia nel
bosco”, dalla casa famiglia di Vasto, dove finora aveva risieduto insieme ai
suoi tre figli, e prevede contestualmente il trasferimento dei minori in
un’altra realtà assistenziale, separandoli di fatto dalla madre. Decisione che
segue mesi di instabilità, segnati anche dalla separazione dal padre.
La decisione arriva in concomitanza con l’avvio delle perizie psicologiche sui
minori. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte che assiste i legali
della coppia, ha espresso forti riserve sul provvedimento, pur offrendo piena
disponibilità. “Siamo molto preoccupati perché fare una perizia su bambini, su
minori richiede molte competenze; però noi vogliamo offrire la nostra
collaborazione”, ha dichiarato all’Ansa, aggiungendo che “ogni giorno che passa
è un dolore in più”. Cantelmi ha inoltre sollevato dubbi sulla metodologia
seguita finora, ribadendo che i bambini necessitano della restituzione dei
genitori, di un’abitazione idonea e del monitoraggio di un’équipe
socio-sanitaria della Asl. Posizione che verrebbe supportata da una precedente
perizia indipendente della Asl Lanciano Vasto Chieti, che aveva rilevato il
grave stato di sofferenza dei piccoli, definendo “indispensabile favorire e
ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia
di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di
disagio evidenziati dai bambini”.
Sul provvedimento del tribunale arriva anche l’intervento di Marina Terragni,
Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha manifestato una netta
contrarietà al trasferimento dei minori senza la madre, chiedendo che
l’esecuzione “venga sospesa“. La Garante invoca un “ulteriore approfondimento
medico indipendente” che sia “atto a verificare le possibili conseguenze di
questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini”. Secondo
Terragni, ignorare la continuità degli affetti significa rischiare “di
infliggere ai bambini un ulteriore trauma dopo la separazione dal padre”,
contravvenendo al principio del superiore interesse del minore.
Infine la reazione del mondo politico. La senatrice della Lega Elena Murelli ha
definito l’ordinanza “l’ennesima decisione traumatica che sembra una sorta di
accanimento su una famiglia già provata”, sottolineando come la vicenda stia
perdendo ogni dimensione umana per diventare una mera “presa di posizione”. Sui
canali social, la Lega parla apertamente di “una famiglia divisa e distrutta per
cattiveria e arroganza”, annunciando la richiesta di un’ispezione urgente al
ministero della Giustizia. Ad unirsi al coro di proteste è il deputato Rossano
Sasso, che definisce “agghiacciante” l’allontanamento della madre. Sasso ha
paragonato polemicamente la severità usata in questo caso alla situazione di
degrado di molti campi rom, dove spesso non si interviene, annunciando
un’interrogazione parlamentare urgente ai ministri Nordio e Roccella per fare
luce su quello che percepisce come un accanimento sproporzionato.
L'articolo Famiglia nel bosco, il Tribunale dei minori dispone l’allontanamento
della madre. Il Garante dell’infanzia contrario proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Spiccata disinvoltura” nell’uso della violenza e delle armi e totale assenza di
empatia. Hanno tutti tra i 16 e i 17 anni i quattro minorenni arrestati all’alba
di giovedìi dai carabinieri della Compagnia di Milano Porta Monforte, a Milano.
I quattro – due 17enni italiani di seconda generazione e due 16enni dello Sri
Lanka – sono accusati di tentato omicidio in concorso, porto d’armi e lesioni
aggravate.
La notte dello scorso 1 febbraio, in via Salasco, zona Porta Romana, i ragazzini
hanno aggredito brutalmente due ventenni do Chiavenna, arrivati a Milano per
trascorrere una serata di movida. La vicenda ha avuto origine circa due ore
prima, nel McDonald’s di Porta Romana, dove il gruppo degli indagati ha
incontrato le due vittime, tramite altri conoscenti in comune. Durante la
serata, una delle due vittime aveva pronunciato in modo scherzoso la frase:
“Portare con sé le armi a Milano è da puttana”.
L’affermazione faceva riferimento al fatto che i membri del gruppo degli
aggressori si fosse poco prima vantato di possedere un coltello a scatto, un
tirapugni e dello spray al peperoncino. Sebbene inizialmente la frase non avesse
scatenato reazioni, il gruppo ha successivamente raggiunto le vittime mentre
queste si stavano allontanando per tornare a casa in piena notte, colpendo con
calci e pugni il ragazzo autore della frase “offensiva”.
Quando, vedendo in difficoltà l’aggredito da solo contro quattro, l’amico ne ha
preso le difese, l’intero gruppo di minori ha rivolto la propria violenza contro
di lui, accecandolo con spray urticante e sferrandogli due coltellate, una allo
sterno e una alla testa. Nonostante la vittima fosse ormai a terra, esanime e
stesse perdendo molto sangue, tutti e quattro gli indagati hanno continuato a
infierire su di lui con calci e pugni.
L’aggressione è cessata solo quando uno dei componenti del gruppo ha urlato
“Carabinieri!”, inducendo i quattro alla fuga precipitosa, allontanandosi di
corsa mentre ridevano, divertiti. La vittima è rimasta al suolo in stato di
incoscienza e in imminente pericolo di vita, a causa di una ferita penetrante
nel torace, che aveva già causato la perdita di circa 1,5 litri di sangue,
salvata solamente dal pronto intervento dei soccorsi. Tre dei quattro indagati
risultano già noti alle autorità per precedenti reati di rapina e lesioni.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale per i
minorenni di Milano e i 4 sono stati portati presso l’Istituto penitenziario
Minorile “Beccaria”.
L'articolo Pestaggio e coltellate per una frase sulle armi: arrestati 4 minori.
“Spiccata disinvoltura” nell’uso della violenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il caso della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli (Chieti) non è chiuso e
la decisione dei magistrati di lasciare i tre fratelli nella struttura, che li
accoglie dal giorno dell’allontanamento, ha intensificato il confronto tra la
famiglia e le istituzioni coinvolte nel procedimento davanti al Tribunale per i
minorenni dell’Aquila. Al centro dell’ultimo scontro c’è la gestione sanitaria
di una delle gemelline di sei anni, a cui è stata diagnosticata una bronchite
dopo l’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Una patologia che, secondo le
valutazioni mediche già agli atti, è stata considerata rilevante e ha assunto un
peso significativo nel procedimento giudiziario. I giudici della Corte d’appello
nel provvedimenti avevano riportato nell’ordinanza che, al momento dell’ingresso
in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non
segnalata e non curata dai genitori”.
Proprio questo episodio viene richiamato come possibile conferma di una presunta
rigidità dei genitori rispetto ai protocolli sanitari. Un’interpretazione che la
madre dei tre bambini, respinge. La donna, attraverso i propri legali, ha
chiesto che fosse disposta una nuova visita pediatrica indipendente, affidata a
uno specialista dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, con l’obiettivo
di ottenere una valutazione aggiornata non solo sulla gemellina, ma anche sugli
altri due figli. La richiesta è stata tuttavia respinta dalla tutrice legale dei
minori, Maria Luisa Palladino. Nelle motivazioni si parla di una scelta ritenuta
“non opportuna” dal punto di vista procedurale: la visita sanitaria era già
stata effettuata al momento della presa in carico dei bambini e un ulteriore
accertamento è stato giudicato superfluo, oltre che assimilabile a una
consulenza di parte anticipata rispetto al percorso delineato dal tribunale.
Intanto prosegue l’istruttoria disposta dal Tribunale per i minorenni
dell’Aquila. È stata avviata una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla
psichiatra Simona Ceccoli, chiamata a valutare in modo approfondito le capacità
genitoriali di padre e madre e lo stato psicofisico dei tre bambini. Tutti i
colloqui e i test previsti saranno videoregistrati, così da consentire ai
giudici una valutazione diretta. La relazione finale è attesa entro 120 giorni
dal giuramento della consulente. La famiglia ha nominato come consulente di
parte lo psichiatra Tonino Cantelmi, affiancato dalla psicologa Martina Aiello.
Il professor Cantelmi, intervistato da Repubblica, afferma di comprendere le
ragioni del Tribunale e dei servizi sociali, pur sollevando interrogativi
sull’impatto delle modalità di intervento adottate. In assenza di violenze,
abusi o maltrattamenti, Cantelmi si chiede se l’allontanamento dei bambini e la
recisione dei legami familiari – come l’esclusione del padre da momenti
significativi quali il pranzo di Natale – non possano risultare potenzialmente
traumatici per minori di sei e otto anni.
Secondo lo psichiatra, anche un’azione mossa da intenzioni di tutela, e quindi a
fin di bene, può produrre effetti traumatici, e per questo richiama alla
necessità di equilibrio e delicatezza. Pur non mettendo in discussione le
intenzioni delle istituzioni, Cantelmi sottolinea che l’inserimento in una
struttura protetta e la separazione netta dai genitori potrebbero non
rappresentare, in ogni caso, la soluzione migliore. “Quello che stanno vivendo i
bambini, con il padre lontano, la madre costretta al piano di sopra della stessa
struttura che li ospita, per loro potrebbe essere non comprensibile. E, così,
traumatico. Che idea possono avere tre bimbi di un padre, in precedenza
amorevole, che non può partecipare al pranzo di Natale? È difficile che questo
scarto, a 6 anni, a 8 anni, non sia un trauma. Poteva esserci un modo
alternativo di procedere”.
Riferendosi alla valutazione delle capacità genitoriali, lo specialista invita a
non equiparare automaticamente eventuali tratti di eccentricità o fragilità
psicologica all’inadeguatezza genitoriale. A suo avviso, l’intera vicenda può
diventare l’occasione per una riflessione più ampia sulle modalità di intervento
nei casi di tutela minorile in Italia e sulla necessità, in alcune circostanze,
di un cambio di paradigma. Cantelmi riconosce infine che la storia ha assunto
una dimensione fortemente mediatica, rendendo difficile lavorare lontano dai
riflettori, ma ribadisce di essersi messo in gioco dopo essere stato contattato
dai legali della famiglia, senza pregiudizi e con l’obiettivo dichiarato di
contribuire alla ricerca di un “equilibrio virtuoso”, tenendo conto anche della
possibile portata traumatica di un intervento così incisivo.
L'articolo Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo
psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le
stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono
alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma
Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal
marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore
della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori
nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il
Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini
della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti,
rimarranno ancora nella casa famiglia.
LA PERIZIA RICHIESTA
Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e
psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne
britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica
d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà
comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale,
visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una
sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le
ricostruzioni di questi giorni.
VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI
Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due
gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie
elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20
novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per
il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano
punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto
dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine
psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120
giorni per rispondere ai quesiti.
IL CASO
La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che
non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13
novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi
sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono
stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a
collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere
incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei
difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato.
“PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE”
Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del
pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino,
solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il
Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del
diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto
all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato
solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto,
quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella
preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei.
LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI”
Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una
“notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di
competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe
inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero
abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi
ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel
vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese
resterebbe una destinazione incerta.
LA REPLICA DEI LEGALI
I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno
sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In
particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di
fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate
o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato
“copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che
confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro
pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni
occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo,
verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato
nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e
l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo
alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni
puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non
ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”,
affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata
l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare,
in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella
struttura”.
L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale
dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in
comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il reclamo dei legali contro
l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che aveva sospeso la
responsabilità genitoriale a Nathan e Catherine e disposto il collocamento dei
loro tre figli minori in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque,
anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata. Per
la ‘famiglia nel boscò la situazione resta, quindi, quella di cui all’ordinanza
che ha portato al trasferimento dei bambini da Palmoli a Vasto il 20 novembre
scorso.
Articolo in aggiornamento
L'articolo I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto
ricorso dei genitori proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarebbe stato violentato fuori dalla scuola da un gruppo di ragazzini che
frequentano il suo stesso istituto. La vittima, secondo quanto riporta
Repubblica Palermo, è un bambino di 11 anni. L’episodio sarebbe avvenuto nei
giorni scorsi in una paese delle Madonie, in provincia di Palermo.
A denunciare la vicenda sono stati i genitori dell’11enne. Il bambino, tornato
da scuola, aveva segni di violenza e si è confidato con la madre che lo ha
portato al pronto soccorso dell’ospedale di Termini Imerese. I medici hanno
messo in atto i protocolli per le vittime di violenza sessuale: le visite e gli
esami avrebbero confermato la presenza di lesioni compatibili con gli abusi.
La Procura per i minorenni di Palermo indaga per ricostruire l’accaduto. La
polizia giudiziaria ha subito iniziato ad acquisire una serie di riscontri alla
denuncia dei genitori. Si lavora anche per identificare i componenti del branco:
alcuni sarebbero qualche anno più grandi della vittima.
L'articolo “Bambino di 11 anni violentato dai compagni fuori dalla scuola”:
indaga la Procura dei minori di Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non c’è ancora una decisione sul caso della “famiglia nel bosco”, la coppia
anglo-australiana i cui tre figli sono stati allontanati dalla casupola – senza
luce e acqua – immersa nel verde di Palmoli (Chieti). Durante l’udienza di due
giorni fa al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la tutrice Maria Luisa
Palladino e la curatrice speciale Marika Bolognese hanno espresso un parere
negativo alla richiesta dei genitori di revoca del provvedimento di
allontanamento, risalente al 20 novembre.
Il motivo principale, secondo quanto riferisce il quotidiano Il Centro, è il
“periodo di osservazione troppo breve” trascorso dai bambini nella struttura
protetta di Vasto. La valutazione mirava a stabilire se le criticità legate alla
crescita, alla sicurezza e al benessere dei minori fossero state superate. Pur
non essendo vincolante per il collegio giudicante, presieduto da Cecilia
Angrisano con il giudice relatore Roberto Ferrari, il parere ha un peso
rilevante nelle decisioni del tribunale.
La difesa della coppia, rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila
Solinas, ha evidenziato come il provvedimento di allontanamento sia legato in
larga parte al presunto isolamento dei bambini dal mondo esterno. I legali
sostengono che i figli abbiano vissuto in un contesto naturale e lontano dalla
città, con un percorso educativo di tipo parentale, e che sia necessario un
equilibrio tra tutela del minore e diritto dei genitori a esercitare la
responsabilità familiare.
Nel frattempo, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione insegnanti per
lezioni individuali e supporto educativo, integrando l’apprendimento parentale e
garantendo ai bambini continuità didattica. Si tratta di un intervento
finalizzato a non interrompere il percorso scolastico dei minori e a fornire
strumenti per il loro sviluppo cognitivo e sociale, anche durante il periodo di
allontanamento.
L’attenzione sul caso ha valicato i confini nazionali: martedì prossimo è
prevista la visita del console australiano in Italia presso la struttura di
Vasto, a testimonianza della rilevanza internazionale della vicenda. La presenza
del console mira anche a garantire un monitoraggio diretto delle condizioni dei
bambini e a fornire rassicurazioni diplomatiche alla famiglia. Anche il mondo
della cultura e dello spettacolo ha mostrato vicinanza alla famiglia. Il
cantante Al Bano ha offerto ai genitori la possibilità di trasferirsi
temporaneamente nella sua masseria di Cellino San Marco, ricordando la propria
esperienza di vita isolata: “Subito dopo il mio primo successo, lasciai la
grande città per vivere in un bosco a due chilometri e mezzo dal centro abitato:
non c’era acqua, non c’era elettricità, niente telefono”. L’artista ha
sottolineato come la proposta sia scaturita dal desiderio di fornire un ambiente
sicuro e accogliente per i bambini.
L'articolo “Periodo di osservazione troppo breve”, parere negativo di tutrice e
curatrice a revoca dell’allontanamento dei bimbi che vivevano nel bosco proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Almeno per il momento resteranno in casa famiglia i tre figli minorenni (una
bimba di otto anni e due gemelli di sei) di Catherine Birmingham e Nathan
Trevallion, la coppia anglo-australiana che vive in un rudere nel bosco di
Palmoli, in provincia di Chieti. Dopo aver ascoltato gli avvocati dei genitori,
convocati giovedì in udienza, il Tribunale dei minori dell’Aquila si è riservato
la decisione su un’eventuale modifica dell’ordinanza cautelare con cui ha
sospeso temporaneamente la loro potestà sui bambini, trasferendoli in una
struttura protetta dove vivono dal 20 novembre insieme alla madre. I difensori
hanno presentato istanza di ricongiungimento urgente, appellandosi a due nuove
relazioni favorevoli depositate dagli assistenti sociali e sottolineando tra
l’altro che la coppia ha accettato di vivere un immobile messo a disposizione da
un privato (un ristoratore di Ortona) in attesa dei lavori necessari a rendere
abitabile il casolare (soprattutto per quanto riguarda il bagno).
La legge prevede che la riserva venga sciolta entro cinque giorni, ma il termine
non è perentorio e nella prassi viene spesso superato. Resta in piedi, in ogni
caso, il ricorso contro l’ordinanza presentato di fronte alla Corte d’Appello
dell’Aquila, con l’udienza fissata per il 16 dicembre. “Non sappiamo la
tempistica ma siamo fiduciosi, è stata un’udienza caratterizzata da un proficuo
confronto“, dice una dei difensori, Danila Solinas, mentre il collega Marco
Femminella parla di “dialogo costruttivo tra le parti”. A cavalcare la vicenda
in chiave anti-magistrati, come al solito, il leader della Lega Matteo Salvini:
“Anche stanotte, per la quindicesima volta, tre bambini non dormiranno nel loro
letto, ma in una casa famiglia. Lontani dai genitori e dai luoghi a cui sono
abituati. Cos’altro aspettano i giudici per restituire quei bimbi all’abbraccio
di mamma e papà?”.
L'articolo Bimbi nel bosco, il Tribunale si riserva la decisione: i minori
restano in casa famiglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arriva dalla provincia di Arezzo un caso di allontanamento di minori avvenuto un
mese e mezzo fa e che emerge dopo il clamore della vicenda dei bimbi nei bosco
di Palmoli (Chieti) che potrebbe ormai essere in via di risoluzione. Nella
piccola comunità toscana, tra le colline di Caprese Michelangelo, due bambini di
4 e 8 anni sono stati affidati a una comunità protetta. Secondo quanto riportato
dal quotidiano La Verità, i genitori, Harald, perito elettronico di Bolzano, e
Nadia, originaria della Bielorussia, avrebbero scelto uno stile di vita isolato,
vivendo in un bosco e optando per la scuola parentale a domicilio. Tuttavia, non
avrebbero seguito le procedure previste dalla normativa per l’istruzione
parentale né eseguito tutti gli obblighi vaccinali dei figli.
Il caso è stato documentato anche dalla trasmissione Fuori dal Corò di Rete 4,
che ha mostrato immagini delle telecamere di sorveglianza della casa: i due
bambini, il 16 ottobre scorso, vengono portati via dagli assistenti sociali e
dalle forze dell’ordine, urlanti e spaventati. Secondo quanto stabilito dal
Tribunale dei Minori di Firenze, presieduto dalla giudice Nadia Todeschini, i
genitori non avrebbero rispettato le procedure previste per l’istruzione
domiciliare e avrebbero ostacolato i controlli sanitari sui bambini. “Ci hanno
ucciso”, racconta la madre Nadia, “sono 47 giorni che non abbiamo loro notizie.
Neppure una telefonata, neppure per i compleanni del mese scorso. Siamo
distrutti. Perché tutto questo? Che male abbiamo fatto?”
La sindaca di Caprese Michelangelo, Marida Brogialdi, conferma che la situazione
era nota agli uffici comunali: “L’operazione è stata disposta dal Tribunale dei
minori di Firenze e coordinata con carabinieri e servizi sociali. Non conosco
personalmente la famiglia; il padre venne una volta in Comune, ma ebbe un
atteggiamento molto distaccato”. Brogialdi sottolinea che nel territorio la
scuola parentale è praticata da diverse famiglie, soprattutto straniere, che
vivono in casolari isolati, ma che “procedono regolarmente con gli esami
annuali. In questo caso i due bambini non risultavano iscritti a nessuna
procedura di istruzione parentale e non avevano mai sostenuto le verifiche
previste”.
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L'articolo Fratellini che vivevano in un bosco dell’Aretino allontanati dalla
famiglia, “nessuna procedura di istruzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.