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Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali”
Il caso della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli (Chieti) non è chiuso e la decisione dei magistrati di lasciare i tre fratelli nella struttura, che li accoglie dal giorno dell’allontanamento, ha intensificato il confronto tra la famiglia e le istituzioni coinvolte nel procedimento davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Al centro dell’ultimo scontro c’è la gestione sanitaria di una delle gemelline di sei anni, a cui è stata diagnosticata una bronchite dopo l’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Una patologia che, secondo le valutazioni mediche già agli atti, è stata considerata rilevante e ha assunto un peso significativo nel procedimento giudiziario. I giudici della Corte d’appello nel provvedimenti avevano riportato nell’ordinanza che, al momento dell’ingresso in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. Proprio questo episodio viene richiamato come possibile conferma di una presunta rigidità dei genitori rispetto ai protocolli sanitari. Un’interpretazione che la madre dei tre bambini, respinge. La donna, attraverso i propri legali, ha chiesto che fosse disposta una nuova visita pediatrica indipendente, affidata a uno specialista dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, con l’obiettivo di ottenere una valutazione aggiornata non solo sulla gemellina, ma anche sugli altri due figli. La richiesta è stata tuttavia respinta dalla tutrice legale dei minori, Maria Luisa Palladino. Nelle motivazioni si parla di una scelta ritenuta “non opportuna” dal punto di vista procedurale: la visita sanitaria era già stata effettuata al momento della presa in carico dei bambini e un ulteriore accertamento è stato giudicato superfluo, oltre che assimilabile a una consulenza di parte anticipata rispetto al percorso delineato dal tribunale. Intanto prosegue l’istruttoria disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. È stata avviata una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, chiamata a valutare in modo approfondito le capacità genitoriali di padre e madre e lo stato psicofisico dei tre bambini. Tutti i colloqui e i test previsti saranno videoregistrati, così da consentire ai giudici una valutazione diretta. La relazione finale è attesa entro 120 giorni dal giuramento della consulente. La famiglia ha nominato come consulente di parte lo psichiatra Tonino Cantelmi, affiancato dalla psicologa Martina Aiello. Il professor Cantelmi, intervistato da Repubblica, afferma di comprendere le ragioni del Tribunale e dei servizi sociali, pur sollevando interrogativi sull’impatto delle modalità di intervento adottate. In assenza di violenze, abusi o maltrattamenti, Cantelmi si chiede se l’allontanamento dei bambini e la recisione dei legami familiari – come l’esclusione del padre da momenti significativi quali il pranzo di Natale – non possano risultare potenzialmente traumatici per minori di sei e otto anni. Secondo lo psichiatra, anche un’azione mossa da intenzioni di tutela, e quindi a fin di bene, può produrre effetti traumatici, e per questo richiama alla necessità di equilibrio e delicatezza. Pur non mettendo in discussione le intenzioni delle istituzioni, Cantelmi sottolinea che l’inserimento in una struttura protetta e la separazione netta dai genitori potrebbero non rappresentare, in ogni caso, la soluzione migliore. “Quello che stanno vivendo i bambini, con il padre lontano, la madre costretta al piano di sopra della stessa struttura che li ospita, per loro potrebbe essere non comprensibile. E, così, traumatico. Che idea possono avere tre bimbi di un padre, in precedenza amorevole, che non può partecipare al pranzo di Natale? È difficile che questo scarto, a 6 anni, a 8 anni, non sia un trauma. Poteva esserci un modo alternativo di procedere”. Riferendosi alla valutazione delle capacità genitoriali, lo specialista invita a non equiparare automaticamente eventuali tratti di eccentricità o fragilità psicologica all’inadeguatezza genitoriale. A suo avviso, l’intera vicenda può diventare l’occasione per una riflessione più ampia sulle modalità di intervento nei casi di tutela minorile in Italia e sulla necessità, in alcune circostanze, di un cambio di paradigma. Cantelmi riconosce infine che la storia ha assunto una dimensione fortemente mediatica, rendendo difficile lavorare lontano dai riflettori, ma ribadisce di essersi messo in gioco dopo essere stato contattato dai legali della famiglia, senza pregiudizi e con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla ricerca di un “equilibrio virtuoso”, tenendo conto anche della possibile portata traumatica di un intervento così incisivo. L'articolo Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, rimarranno ancora nella casa famiglia. LA PERIZIA RICHIESTA Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale, visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le ricostruzioni di questi giorni. VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20 novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120 giorni per rispondere ai quesiti. IL CASO La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13 novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato. “PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE” Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino, solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto, quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei. LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI” Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una “notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese resterebbe una destinazione incerta. LA REPLICA DEI LEGALI I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato “copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo, verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”, affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare, in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella struttura”. L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto ricorso dei genitori
La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il reclamo dei legali contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che aveva sospeso la responsabilità genitoriale a Nathan e Catherine e disposto il collocamento dei loro tre figli minori in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque, anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata. Per la ‘famiglia nel boscò la situazione resta, quindi, quella di cui all’ordinanza che ha portato al trasferimento dei bambini da Palmoli a Vasto il 20 novembre scorso. Articolo in aggiornamento L'articolo I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto ricorso dei genitori proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Bambino di 11 anni violentato dai compagni fuori dalla scuola”: indaga la Procura dei minori di Palermo
Sarebbe stato violentato fuori dalla scuola da un gruppo di ragazzini che frequentano il suo stesso istituto. La vittima, secondo quanto riporta Repubblica Palermo, è un bambino di 11 anni. L’episodio sarebbe avvenuto nei giorni scorsi in una paese delle Madonie, in provincia di Palermo. A denunciare la vicenda sono stati i genitori dell’11enne. Il bambino, tornato da scuola, aveva segni di violenza e si è confidato con la madre che lo ha portato al pronto soccorso dell’ospedale di Termini Imerese. I medici hanno messo in atto i protocolli per le vittime di violenza sessuale: le visite e gli esami avrebbero confermato la presenza di lesioni compatibili con gli abusi. La Procura per i minorenni di Palermo indaga per ricostruire l’accaduto. La polizia giudiziaria ha subito iniziato ad acquisire una serie di riscontri alla denuncia dei genitori. Si lavora anche per identificare i componenti del branco: alcuni sarebbero qualche anno più grandi della vittima. L'articolo “Bambino di 11 anni violentato dai compagni fuori dalla scuola”: indaga la Procura dei minori di Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Periodo di osservazione troppo breve”, parere negativo di tutrice e curatrice a revoca dell’allontanamento dei bimbi che vivevano nel bosco
Non c’è ancora una decisione sul caso della “famiglia nel bosco”, la coppia anglo-australiana i cui tre figli sono stati allontanati dalla casupola – senza luce e acqua – immersa nel verde di Palmoli (Chieti). Durante l’udienza di due giorni fa al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la tutrice Maria Luisa Palladino e la curatrice speciale Marika Bolognese hanno espresso un parere negativo alla richiesta dei genitori di revoca del provvedimento di allontanamento, risalente al 20 novembre. Il motivo principale, secondo quanto riferisce il quotidiano Il Centro, è il “periodo di osservazione troppo breve” trascorso dai bambini nella struttura protetta di Vasto. La valutazione mirava a stabilire se le criticità legate alla crescita, alla sicurezza e al benessere dei minori fossero state superate. Pur non essendo vincolante per il collegio giudicante, presieduto da Cecilia Angrisano con il giudice relatore Roberto Ferrari, il parere ha un peso rilevante nelle decisioni del tribunale. La difesa della coppia, rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, ha evidenziato come il provvedimento di allontanamento sia legato in larga parte al presunto isolamento dei bambini dal mondo esterno. I legali sostengono che i figli abbiano vissuto in un contesto naturale e lontano dalla città, con un percorso educativo di tipo parentale, e che sia necessario un equilibrio tra tutela del minore e diritto dei genitori a esercitare la responsabilità familiare. Nel frattempo, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione insegnanti per lezioni individuali e supporto educativo, integrando l’apprendimento parentale e garantendo ai bambini continuità didattica. Si tratta di un intervento finalizzato a non interrompere il percorso scolastico dei minori e a fornire strumenti per il loro sviluppo cognitivo e sociale, anche durante il periodo di allontanamento. L’attenzione sul caso ha valicato i confini nazionali: martedì prossimo è prevista la visita del console australiano in Italia presso la struttura di Vasto, a testimonianza della rilevanza internazionale della vicenda. La presenza del console mira anche a garantire un monitoraggio diretto delle condizioni dei bambini e a fornire rassicurazioni diplomatiche alla famiglia. Anche il mondo della cultura e dello spettacolo ha mostrato vicinanza alla famiglia. Il cantante Al Bano ha offerto ai genitori la possibilità di trasferirsi temporaneamente nella sua masseria di Cellino San Marco, ricordando la propria esperienza di vita isolata: “Subito dopo il mio primo successo, lasciai la grande città per vivere in un bosco a due chilometri e mezzo dal centro abitato: non c’era acqua, non c’era elettricità, niente telefono”. L’artista ha sottolineato come la proposta sia scaturita dal desiderio di fornire un ambiente sicuro e accogliente per i bambini. L'articolo “Periodo di osservazione troppo breve”, parere negativo di tutrice e curatrice a revoca dell’allontanamento dei bimbi che vivevano nel bosco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bimbi nel bosco, il Tribunale si riserva la decisione: i minori restano in casa famiglia
Almeno per il momento resteranno in casa famiglia i tre figli minorenni (una bimba di otto anni e due gemelli di sei) di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana che vive in un rudere nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. Dopo aver ascoltato gli avvocati dei genitori, convocati giovedì in udienza, il Tribunale dei minori dell’Aquila si è riservato la decisione su un’eventuale modifica dell’ordinanza cautelare con cui ha sospeso temporaneamente la loro potestà sui bambini, trasferendoli in una struttura protetta dove vivono dal 20 novembre insieme alla madre. I difensori hanno presentato istanza di ricongiungimento urgente, appellandosi a due nuove relazioni favorevoli depositate dagli assistenti sociali e sottolineando tra l’altro che la coppia ha accettato di vivere un immobile messo a disposizione da un privato (un ristoratore di Ortona) in attesa dei lavori necessari a rendere abitabile il casolare (soprattutto per quanto riguarda il bagno). La legge prevede che la riserva venga sciolta entro cinque giorni, ma il termine non è perentorio e nella prassi viene spesso superato. Resta in piedi, in ogni caso, il ricorso contro l’ordinanza presentato di fronte alla Corte d’Appello dell’Aquila, con l’udienza fissata per il 16 dicembre. “Non sappiamo la tempistica ma siamo fiduciosi, è stata un’udienza caratterizzata da un proficuo confronto“, dice una dei difensori, Danila Solinas, mentre il collega Marco Femminella parla di “dialogo costruttivo tra le parti”. A cavalcare la vicenda in chiave anti-magistrati, come al solito, il leader della Lega Matteo Salvini: “Anche stanotte, per la quindicesima volta, tre bambini non dormiranno nel loro letto, ma in una casa famiglia. Lontani dai genitori e dai luoghi a cui sono abituati. Cos’altro aspettano i giudici per restituire quei bimbi all’abbraccio di mamma e papà?”. L'articolo Bimbi nel bosco, il Tribunale si riserva la decisione: i minori restano in casa famiglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fratellini che vivevano in un bosco dell’Aretino allontanati dalla famiglia, “nessuna procedura di istruzione”
Arriva dalla provincia di Arezzo un caso di allontanamento di minori avvenuto un mese e mezzo fa e che emerge dopo il clamore della vicenda dei bimbi nei bosco di Palmoli (Chieti) che potrebbe ormai essere in via di risoluzione. Nella piccola comunità toscana, tra le colline di Caprese Michelangelo, due bambini di 4 e 8 anni sono stati affidati a una comunità protetta. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, i genitori, Harald, perito elettronico di Bolzano, e Nadia, originaria della Bielorussia, avrebbero scelto uno stile di vita isolato, vivendo in un bosco e optando per la scuola parentale a domicilio. Tuttavia, non avrebbero seguito le procedure previste dalla normativa per l’istruzione parentale né eseguito tutti gli obblighi vaccinali dei figli. Il caso è stato documentato anche dalla trasmissione Fuori dal Corò di Rete 4, che ha mostrato immagini delle telecamere di sorveglianza della casa: i due bambini, il 16 ottobre scorso, vengono portati via dagli assistenti sociali e dalle forze dell’ordine, urlanti e spaventati. Secondo quanto stabilito dal Tribunale dei Minori di Firenze, presieduto dalla giudice Nadia Todeschini, i genitori non avrebbero rispettato le procedure previste per l’istruzione domiciliare e avrebbero ostacolato i controlli sanitari sui bambini. “Ci hanno ucciso”, racconta la madre Nadia, “sono 47 giorni che non abbiamo loro notizie. Neppure una telefonata, neppure per i compleanni del mese scorso. Siamo distrutti. Perché tutto questo? Che male abbiamo fatto?” La sindaca di Caprese Michelangelo, Marida Brogialdi, conferma che la situazione era nota agli uffici comunali: “L’operazione è stata disposta dal Tribunale dei minori di Firenze e coordinata con carabinieri e servizi sociali. Non conosco personalmente la famiglia; il padre venne una volta in Comune, ma ebbe un atteggiamento molto distaccato”. Brogialdi sottolinea che nel territorio la scuola parentale è praticata da diverse famiglie, soprattutto straniere, che vivono in casolari isolati, ma che “procedono regolarmente con gli esami annuali. In questo caso i due bambini non risultavano iscritti a nessuna procedura di istruzione parentale e non avevano mai sostenuto le verifiche previste”. . L'articolo Fratellini che vivevano in un bosco dell’Aretino allontanati dalla famiglia, “nessuna procedura di istruzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La famiglia nel bosco accetta l’immobile offerto da un privato: “Rispetta il nostro stile”. Ecco dove vivranno – Foto
I genitori della “famiglia nel bosco”, Nathan e Catherine, hanno accettato un immobile offerto gratuitamente da un privato cittadino che permetterà loro di riunirsi dopo l’allontanamento dei tre figli minori disposto dal Tribunale per i minori dell’Aquila verso una struttura protetta dove i bambini sono rimasti con la madre. La decisione arriva pochi giorni dopo che i coniugi avevano negato con forza di aver rifiutato aiuti e supporto da enti pubblici o privati per una sistemazione alternativa, ribadendo che era “assolutamente falso” quanto si diceva in merito a un loro presunto rifiuto di aiuto. I legali della coppia, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno reso noto tramite comunicato che l’accettazione dell’immobile è stata presa “pur di ovviare alle criticità igienico sanitarie riscontrate”. I due genitori hanno definito la mossa non un “passo indietro, ma un passo avanti che consente di tornare a vivere secondo il proprio credo e la propria voglia di libertà”. L’alloggio accettato è un casolare appena ristrutturato nel bosco di Palmoli, offerto in comodato gratuito da Armando Carusi, un ristoratore di Ortona., che ha concesso all’Ansa le foto dell’immobile. Il padre, Nathan, ha visitato la residenza autonoma – dotata di almeno due ampie stanze, cucina, un pozzo per l’acqua, bagno a secco e locali per gli animali – ed è rimasto “affascinato” dalla struttura che rispecchia il loro stile di vita, tanto da essere colpito anche da alcuni antichi attrezzi in legno presenti. I coniugi hanno depositato nei giorni scorsi un reclamo avverso l’ordinanza di allontanamento, il cui fine dichiarato era la salvaguardia e la tutela del benessere psicofisico dei bambini. ‹ › 1 / 9 CASOLARE_PALMOLI_01 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 2 / 9 CASOLARE_PALMOLI_09 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 3 / 9 CASOLARE_PALMOLI_08 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 4 / 9 CASOLARE_PALMOLI_07 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 5 / 9 CASOLARE_PALMOLI_06 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 6 / 9 CASOLARE_PALMOLI_05 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 7 / 9 CASOLARE_PALMOLI_04 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 8 / 9 CASOLARE_PALMOLI_03 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 9 / 9 CASOLARE_PALMOLI_02 Il casolare offerto gratuitamente In relazione alle dinamiche difensive, gli attuali legali hanno invece precisato l’avvicendamento con il precedente difensore, l’avvocato Giovanni Angelucci. Attraverso un comunicato, Femminella e Solinas hanno chiarito che “non vi è stata alcuna rinuncia, ma revoca”. Hanno spiegato che i loro assistiti hanno deciso di revocare il precedente difensore a causa di “criticità legate ad una puntuale interpretazione di segmenti processuali”. Secondo i legali, se tali segmenti fossero stati correttamente individuati e chiariti, avrebbero potuto condurre “sin da subito, ad un approdo diverso”. L’auspicio finale dei nuovi difensori è che, chiuso il capitolo delle dichiarazioni definite illegittime, l’attenzione possa limitarsi alla convergenza di forze per ottenere il ricongiungimento familiare. A preoccupa ancora è invece l’atteggiamento contro la magistratura. Il presidente facente funzione della Corte di appello di Firenze, Isabella Mariani, ha espresso “seria preoccupazione” per quello che ha definito un “attacco così strumentale e così violento” alla magistratura. Mariani ha sottolineato come i minori vengano allontanati non solo dalla ‘famiglia del bosco’, ma da famiglie di diverse etnie e da famiglie italiane in generale, se sussistono i presupposti. La magistrata ha criticato duramente il fatto che il Guardasigilli Carlo Nordio abbia minacciato ispezioni e procedimenti disciplinari “sulla base di zero dati” e senza aver letto gli atti, pur essendo l’organo che per primo dovrebbe essere neutrale e a difesa dell’indipendenza dei giudici. Ha inoltre definito la rappresentazione del caso fatta dai media, con titoli come “bambini nel bosco,” come un “effetto mediatico” che non traspare dalle carte, ricordando e denunciando l'”attacco così violento, così disinformato” a cui è stata sottoposta una collega, componente di un collegio di cinque. L'articolo La famiglia nel bosco accetta l’immobile offerto da un privato: “Rispetta il nostro stile”. Ecco dove vivranno – Foto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sulla famiglia nel bosco il solito dibattito ideologico: ma qui la domanda vera è un’altra
di Roberto Del Balzo Quando c’è un argomento un po’ maleodorante come un buco nella terra dove finiscono gli escrementi, in tanti tra politici, giornalisti, geronto-psichiatri o sociologi e il mondo esilarante dei social seguono la scia mefitica per lasciare il proprio commento, sempre strumentale, ossessivamente retorico e pieno di ideologie che deragliano nell’insensatezza. L’argomento sono i figli della famiglia che abitava il bosco di Palmoli trasferiti in una struttura. Il dibattito si è ridotto a questo: da una parte la retorica della “famiglia autentica e perseguitata”, dall’altra l’immagine caricaturale dello Stato che interviene per punire una scelta di vita alternativa. Non solo politici ma anche filosofi di “destra” ci sono cascati con post sui social (sì, quel luogo un po’ esilarante dove tutti diventano sciamani o giudici supremi). Insomma è subito diventato il solito teatro dei pupi: la sinistra green che odia la natura, la destra che difende famiglie che non ha mai incontrato, la magistratura rappresentata come un covo di stregoni progressisti e la folla dei commentatori che applaude senza aver letto neppure una riga degli atti, senza analizzare le relazioni dei servizi sociali, capire lo stato di salute dei minori, ascoltare più di una campana. Lasciamo tutto questo – l’epica a buon mercato, la parabola morale prefabbricata, i titoloni indignati – nello stesso buco senza fondo e adesso pieno di politici gesticolanti. La domanda vera è un’altra: la libertà usata come amuleto può diventare una superstizione con cui mascherare, nascondere e confondere una prigione? Esiste al mondo qualcosa che non sia una gabbia? La vita nel bosco, l’educazione super alternativa, il rifiuto della società, delle convezioni, delle contaminazioni e via dicendo può trasformarsi in un recinto ideologico, perfino più rigido di quello che si vorrebbe evitare. Mettiamo da parte le relazioni degli assistenti sociali, non parliamo dell’avvelenamento da funghi che ha portato i bambini al pronto soccorso, proviamo a lasciarci andare come un paracadutista che invece di atterrare risale e può guardare tutto dall’alto, distaccandosi dalle meschinità della vicenda. E dall’alto, forse, la libertà per essere tale ha bisogno di un limite altrimenti per quei bambini è solo il sinonimo di dipendenza dall’adulto che controlla ogni orizzonte. La libertà non è sottrarsi ma affrontare, imparare ad affrontare la complessità, le contraddizioni e un mondo che bisogna comprendere per essere liberi o almeno tentare di esserlo un po’. C’è un bel film che andrebbe rivisto in questi giorni, è Captain fantastic dove questa superstizione della libertà è smascherata: il bosco non salva, il bosco nasconde. Perché questi bambini di Palmoli, prima o poi entreranno in città e, come nel film, non sapranno parlare con coetaneo, non sapranno orientarsi, non sapranno vivere se non dentro la loro gabbia, quel culto imperfetto di purezza creato dai genitori. Forse servirebbero più punti domanda. Ma la questione è che la discussione è stata solo ideologica: nessuno o in pochi hanno avuto il coraggio di chiedersi che libertà fosse quella offerta ai bambini, se li preparasse o li intrappolasse, se allevasse persone o adepti. Dall’alto, sempre dall’alto, guardando il bosco di Palmoli allontanarsi, appare altro, un mondo e i suoi limiti e con esso l’ultima domanda: tra le cose che dobbiamo imparare non c’è forse l’accettazione che non saremo mai liberi? IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Sulla famiglia nel bosco il solito dibattito ideologico: ma qui la domanda vera è un’altra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tribunale dei Minori
Famiglia nel bosco, ora Nordio allarga il fronte: vuole i dati sugli allontanamenti di minori da tutte le procure in 4 giorni
Sei righe, compresi i saluti. È la richiesta urgente inviata dal ministero della Giustizia ai Tribunali per i minorenni: compilare in pochissimi giorni una rilevazione nazionale sugli allontanamenti dei minori negli ultimi tre anni. Protocollata proprio oggi, nel giorno in cui il ministro Carlo Nordio si è presentato al question time alla Camera. Tra i temi anche la delicatissima vicenda dei bimbi che vivevano in un rudere senza acqua ed elettricità e ora ospitati in una comunità per ordine del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha sospeso temporaneamente la potestà genitoriale. Sulla carta, l’iniziativa dovrebbe servire a “fare chiarezza”. Nella sostanza, però, il tempismo appare tutt’altro che neutrale: la circolare è arrivata sui tavoli dei procuratori mentre infuria la strumentale polemica politica sul caso dei fratellini di 6 e 8 anni, che erano finiti sotto osservazione da parte dei servizi sociali per un caso di intossicazione alimentare. I genitori, lui inglese e lei australiana, però non hanno seguito nessuna delle prescrizioni dei magistrati e per questo è stato deciso l’allontanamento temporaneo. Che potrebbe durare più del previsto anche in considerazione del fatto che l’avvocato che li tutelava ha rimesso il mandato perché la coppia ha rifiutato sia due alloggi, sia di procedere con la ristrutturazione della casupola. Questo il testo della richiesta di via Arenula: “Al fine di corrispondere all’urgente richiesta del Gabinetto del Ministro, prego le SS.LL. di voler trasmettere, entro l’1 dicembre p.v. all’indirizzo di posta elettronica statistica@giustizia.it i dati, raccolti nell’ultimo triennio… in ordine al numero di minori accolti presso gli istituti di assistenza pubblici o privati e nelle comunità di tipo familiare, specificando il numero di casi in cui si tratti dei minori stranieri non accompagnati”. L’improvvisa fretta di raccogliere numeri si accompagna alle parole del Guardasigilli al Parlamento sul “tema delicatissimo” dei bambini. Riferisce l’ex magistrato ora al governo: “Ho provveduto immediatamente ad approfondire con urgenza la vicenda tramite l’Ispettorato, chiedendo la trasmissione di copia integrale di tutti gli atti processuali ancora non pervenuti. Il prelievo forzoso del minore e i presupposti che lo legittimano – prosegue Nordio – non possono mai prescindere dal dovuto e difficile bilanciamento tra l’interesse del minore in prospettiva futura e quello attuale al mantenimento dello status quo. Si tratta – sottolinea – di una misura estrema alla quale ricorrere non senza aver prima attentamente valutato le ripercussioni che un simile provvedimento può produrre sul benessere psico-fisico del minore stesso e sempre avendo di mira il suo superiore interesse, principio cardine sancito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Vi assicuro che laddove dovessero emergere profili di rilievo disciplinare eserciterò le prerogative costituzionali riconosciutemi per legge”. E si è trattato proprio di una misura estrema perché il provvedimento, come si è sottolineato in una lunga nota dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, è stato disposto dopo un anno di osservazione e perché appunto non erano state rispettate le prescrizioni da parte dei genitori. Che non riguardano solo l’educazione scolastica impartita, ma la socialità e la salute stessa se si considera che una dieta strettamente vegana è sconsigliata ai bambini così piccoli. Del resto il caso dei “bimbi nel bosco” è stato presentato con una narrativa fortemente emotiva, ma priva di tutti gli elementi essenziali del quadro giuridico. I provvedimenti di allontanamento, come quello del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sono spesso motivati da relazioni tecniche complesse, valutazioni dei servizi territoriali, situazioni familiari difficili e, soprattutto, da rischi immediati per il minore. Di fronte a un’opinione pubblica in alcuni casi scossa perché ignara della complessità della vicenda o perché imbeccata da trasmissioni di intrattenimento, la risposta del ministero sembra costruita per spostare il bersaglio sulla magistratura, alimentando un clima già teso e facendo passare l’idea, mai esplicitata ma sempre suggerita che i giudici agiscano con leggerezza o senza controllo. In un paese in cui i magistrati minorili lavorano spesso con risorse insufficienti e sotto pressione, trasformare un caso singolo in un atto d’accusa generale rischia di compromettere l’equilibrio tra poteri e, paradossalmente, di pesare proprio sui soggetti più fragili che si pretende di difendere. Ma questo accade nel paese di un governo che con una controversa riforma della giustizia – dall’abuso d’ufficio alla separazione delle carriere – sta sfasciando il concetto stesso di diritto. L'articolo Famiglia nel bosco, ora Nordio allarga il fronte: vuole i dati sugli allontanamenti di minori da tutte le procure in 4 giorni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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