Il caso della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli (Chieti) non è chiuso e
la decisione dei magistrati di lasciare i tre fratelli nella struttura, che li
accoglie dal giorno dell’allontanamento, ha intensificato il confronto tra la
famiglia e le istituzioni coinvolte nel procedimento davanti al Tribunale per i
minorenni dell’Aquila. Al centro dell’ultimo scontro c’è la gestione sanitaria
di una delle gemelline di sei anni, a cui è stata diagnosticata una bronchite
dopo l’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Una patologia che, secondo le
valutazioni mediche già agli atti, è stata considerata rilevante e ha assunto un
peso significativo nel procedimento giudiziario. I giudici della Corte d’appello
nel provvedimenti avevano riportato nell’ordinanza che, al momento dell’ingresso
in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non
segnalata e non curata dai genitori”.
Proprio questo episodio viene richiamato come possibile conferma di una presunta
rigidità dei genitori rispetto ai protocolli sanitari. Un’interpretazione che la
madre dei tre bambini, respinge. La donna, attraverso i propri legali, ha
chiesto che fosse disposta una nuova visita pediatrica indipendente, affidata a
uno specialista dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, con l’obiettivo
di ottenere una valutazione aggiornata non solo sulla gemellina, ma anche sugli
altri due figli. La richiesta è stata tuttavia respinta dalla tutrice legale dei
minori, Maria Luisa Palladino. Nelle motivazioni si parla di una scelta ritenuta
“non opportuna” dal punto di vista procedurale: la visita sanitaria era già
stata effettuata al momento della presa in carico dei bambini e un ulteriore
accertamento è stato giudicato superfluo, oltre che assimilabile a una
consulenza di parte anticipata rispetto al percorso delineato dal tribunale.
Intanto prosegue l’istruttoria disposta dal Tribunale per i minorenni
dell’Aquila. È stata avviata una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla
psichiatra Simona Ceccoli, chiamata a valutare in modo approfondito le capacità
genitoriali di padre e madre e lo stato psicofisico dei tre bambini. Tutti i
colloqui e i test previsti saranno videoregistrati, così da consentire ai
giudici una valutazione diretta. La relazione finale è attesa entro 120 giorni
dal giuramento della consulente. La famiglia ha nominato come consulente di
parte lo psichiatra Tonino Cantelmi, affiancato dalla psicologa Martina Aiello.
Il professor Cantelmi, intervistato da Repubblica, afferma di comprendere le
ragioni del Tribunale e dei servizi sociali, pur sollevando interrogativi
sull’impatto delle modalità di intervento adottate. In assenza di violenze,
abusi o maltrattamenti, Cantelmi si chiede se l’allontanamento dei bambini e la
recisione dei legami familiari – come l’esclusione del padre da momenti
significativi quali il pranzo di Natale – non possano risultare potenzialmente
traumatici per minori di sei e otto anni.
Secondo lo psichiatra, anche un’azione mossa da intenzioni di tutela, e quindi a
fin di bene, può produrre effetti traumatici, e per questo richiama alla
necessità di equilibrio e delicatezza. Pur non mettendo in discussione le
intenzioni delle istituzioni, Cantelmi sottolinea che l’inserimento in una
struttura protetta e la separazione netta dai genitori potrebbero non
rappresentare, in ogni caso, la soluzione migliore. “Quello che stanno vivendo i
bambini, con il padre lontano, la madre costretta al piano di sopra della stessa
struttura che li ospita, per loro potrebbe essere non comprensibile. E, così,
traumatico. Che idea possono avere tre bimbi di un padre, in precedenza
amorevole, che non può partecipare al pranzo di Natale? È difficile che questo
scarto, a 6 anni, a 8 anni, non sia un trauma. Poteva esserci un modo
alternativo di procedere”.
Riferendosi alla valutazione delle capacità genitoriali, lo specialista invita a
non equiparare automaticamente eventuali tratti di eccentricità o fragilità
psicologica all’inadeguatezza genitoriale. A suo avviso, l’intera vicenda può
diventare l’occasione per una riflessione più ampia sulle modalità di intervento
nei casi di tutela minorile in Italia e sulla necessità, in alcune circostanze,
di un cambio di paradigma. Cantelmi riconosce infine che la storia ha assunto
una dimensione fortemente mediatica, rendendo difficile lavorare lontano dai
riflettori, ma ribadisce di essersi messo in gioco dopo essere stato contattato
dai legali della famiglia, senza pregiudizi e con l’obiettivo dichiarato di
contribuire alla ricerca di un “equilibrio virtuoso”, tenendo conto anche della
possibile portata traumatica di un intervento così incisivo.
L'articolo Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo
psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Tribunale dei Minori
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le
stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono
alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma
Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal
marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore
della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori
nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il
Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini
della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti,
rimarranno ancora nella casa famiglia.
LA PERIZIA RICHIESTA
Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e
psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne
britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica
d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà
comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale,
visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una
sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le
ricostruzioni di questi giorni.
VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI
Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due
gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie
elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20
novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per
il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano
punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto
dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine
psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120
giorni per rispondere ai quesiti.
IL CASO
La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che
non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13
novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi
sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono
stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a
collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere
incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei
difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato.
“PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE”
Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del
pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino,
solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il
Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del
diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto
all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato
solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto,
quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella
preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei.
LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI”
Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una
“notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di
competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe
inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero
abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi
ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel
vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese
resterebbe una destinazione incerta.
LA REPLICA DEI LEGALI
I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno
sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In
particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di
fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate
o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato
“copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che
confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro
pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni
occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo,
verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato
nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e
l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo
alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni
puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non
ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”,
affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata
l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare,
in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella
struttura”.
L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale
dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in
comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il reclamo dei legali contro
l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che aveva sospeso la
responsabilità genitoriale a Nathan e Catherine e disposto il collocamento dei
loro tre figli minori in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque,
anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata. Per
la ‘famiglia nel boscò la situazione resta, quindi, quella di cui all’ordinanza
che ha portato al trasferimento dei bambini da Palmoli a Vasto il 20 novembre
scorso.
Articolo in aggiornamento
L'articolo I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto
ricorso dei genitori proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarebbe stato violentato fuori dalla scuola da un gruppo di ragazzini che
frequentano il suo stesso istituto. La vittima, secondo quanto riporta
Repubblica Palermo, è un bambino di 11 anni. L’episodio sarebbe avvenuto nei
giorni scorsi in una paese delle Madonie, in provincia di Palermo.
A denunciare la vicenda sono stati i genitori dell’11enne. Il bambino, tornato
da scuola, aveva segni di violenza e si è confidato con la madre che lo ha
portato al pronto soccorso dell’ospedale di Termini Imerese. I medici hanno
messo in atto i protocolli per le vittime di violenza sessuale: le visite e gli
esami avrebbero confermato la presenza di lesioni compatibili con gli abusi.
La Procura per i minorenni di Palermo indaga per ricostruire l’accaduto. La
polizia giudiziaria ha subito iniziato ad acquisire una serie di riscontri alla
denuncia dei genitori. Si lavora anche per identificare i componenti del branco:
alcuni sarebbero qualche anno più grandi della vittima.
L'articolo “Bambino di 11 anni violentato dai compagni fuori dalla scuola”:
indaga la Procura dei minori di Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non c’è ancora una decisione sul caso della “famiglia nel bosco”, la coppia
anglo-australiana i cui tre figli sono stati allontanati dalla casupola – senza
luce e acqua – immersa nel verde di Palmoli (Chieti). Durante l’udienza di due
giorni fa al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la tutrice Maria Luisa
Palladino e la curatrice speciale Marika Bolognese hanno espresso un parere
negativo alla richiesta dei genitori di revoca del provvedimento di
allontanamento, risalente al 20 novembre.
Il motivo principale, secondo quanto riferisce il quotidiano Il Centro, è il
“periodo di osservazione troppo breve” trascorso dai bambini nella struttura
protetta di Vasto. La valutazione mirava a stabilire se le criticità legate alla
crescita, alla sicurezza e al benessere dei minori fossero state superate. Pur
non essendo vincolante per il collegio giudicante, presieduto da Cecilia
Angrisano con il giudice relatore Roberto Ferrari, il parere ha un peso
rilevante nelle decisioni del tribunale.
La difesa della coppia, rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila
Solinas, ha evidenziato come il provvedimento di allontanamento sia legato in
larga parte al presunto isolamento dei bambini dal mondo esterno. I legali
sostengono che i figli abbiano vissuto in un contesto naturale e lontano dalla
città, con un percorso educativo di tipo parentale, e che sia necessario un
equilibrio tra tutela del minore e diritto dei genitori a esercitare la
responsabilità familiare.
Nel frattempo, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione insegnanti per
lezioni individuali e supporto educativo, integrando l’apprendimento parentale e
garantendo ai bambini continuità didattica. Si tratta di un intervento
finalizzato a non interrompere il percorso scolastico dei minori e a fornire
strumenti per il loro sviluppo cognitivo e sociale, anche durante il periodo di
allontanamento.
L’attenzione sul caso ha valicato i confini nazionali: martedì prossimo è
prevista la visita del console australiano in Italia presso la struttura di
Vasto, a testimonianza della rilevanza internazionale della vicenda. La presenza
del console mira anche a garantire un monitoraggio diretto delle condizioni dei
bambini e a fornire rassicurazioni diplomatiche alla famiglia. Anche il mondo
della cultura e dello spettacolo ha mostrato vicinanza alla famiglia. Il
cantante Al Bano ha offerto ai genitori la possibilità di trasferirsi
temporaneamente nella sua masseria di Cellino San Marco, ricordando la propria
esperienza di vita isolata: “Subito dopo il mio primo successo, lasciai la
grande città per vivere in un bosco a due chilometri e mezzo dal centro abitato:
non c’era acqua, non c’era elettricità, niente telefono”. L’artista ha
sottolineato come la proposta sia scaturita dal desiderio di fornire un ambiente
sicuro e accogliente per i bambini.
L'articolo “Periodo di osservazione troppo breve”, parere negativo di tutrice e
curatrice a revoca dell’allontanamento dei bimbi che vivevano nel bosco proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Almeno per il momento resteranno in casa famiglia i tre figli minorenni (una
bimba di otto anni e due gemelli di sei) di Catherine Birmingham e Nathan
Trevallion, la coppia anglo-australiana che vive in un rudere nel bosco di
Palmoli, in provincia di Chieti. Dopo aver ascoltato gli avvocati dei genitori,
convocati giovedì in udienza, il Tribunale dei minori dell’Aquila si è riservato
la decisione su un’eventuale modifica dell’ordinanza cautelare con cui ha
sospeso temporaneamente la loro potestà sui bambini, trasferendoli in una
struttura protetta dove vivono dal 20 novembre insieme alla madre. I difensori
hanno presentato istanza di ricongiungimento urgente, appellandosi a due nuove
relazioni favorevoli depositate dagli assistenti sociali e sottolineando tra
l’altro che la coppia ha accettato di vivere un immobile messo a disposizione da
un privato (un ristoratore di Ortona) in attesa dei lavori necessari a rendere
abitabile il casolare (soprattutto per quanto riguarda il bagno).
La legge prevede che la riserva venga sciolta entro cinque giorni, ma il termine
non è perentorio e nella prassi viene spesso superato. Resta in piedi, in ogni
caso, il ricorso contro l’ordinanza presentato di fronte alla Corte d’Appello
dell’Aquila, con l’udienza fissata per il 16 dicembre. “Non sappiamo la
tempistica ma siamo fiduciosi, è stata un’udienza caratterizzata da un proficuo
confronto“, dice una dei difensori, Danila Solinas, mentre il collega Marco
Femminella parla di “dialogo costruttivo tra le parti”. A cavalcare la vicenda
in chiave anti-magistrati, come al solito, il leader della Lega Matteo Salvini:
“Anche stanotte, per la quindicesima volta, tre bambini non dormiranno nel loro
letto, ma in una casa famiglia. Lontani dai genitori e dai luoghi a cui sono
abituati. Cos’altro aspettano i giudici per restituire quei bimbi all’abbraccio
di mamma e papà?”.
L'articolo Bimbi nel bosco, il Tribunale si riserva la decisione: i minori
restano in casa famiglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arriva dalla provincia di Arezzo un caso di allontanamento di minori avvenuto un
mese e mezzo fa e che emerge dopo il clamore della vicenda dei bimbi nei bosco
di Palmoli (Chieti) che potrebbe ormai essere in via di risoluzione. Nella
piccola comunità toscana, tra le colline di Caprese Michelangelo, due bambini di
4 e 8 anni sono stati affidati a una comunità protetta. Secondo quanto riportato
dal quotidiano La Verità, i genitori, Harald, perito elettronico di Bolzano, e
Nadia, originaria della Bielorussia, avrebbero scelto uno stile di vita isolato,
vivendo in un bosco e optando per la scuola parentale a domicilio. Tuttavia, non
avrebbero seguito le procedure previste dalla normativa per l’istruzione
parentale né eseguito tutti gli obblighi vaccinali dei figli.
Il caso è stato documentato anche dalla trasmissione Fuori dal Corò di Rete 4,
che ha mostrato immagini delle telecamere di sorveglianza della casa: i due
bambini, il 16 ottobre scorso, vengono portati via dagli assistenti sociali e
dalle forze dell’ordine, urlanti e spaventati. Secondo quanto stabilito dal
Tribunale dei Minori di Firenze, presieduto dalla giudice Nadia Todeschini, i
genitori non avrebbero rispettato le procedure previste per l’istruzione
domiciliare e avrebbero ostacolato i controlli sanitari sui bambini. “Ci hanno
ucciso”, racconta la madre Nadia, “sono 47 giorni che non abbiamo loro notizie.
Neppure una telefonata, neppure per i compleanni del mese scorso. Siamo
distrutti. Perché tutto questo? Che male abbiamo fatto?”
La sindaca di Caprese Michelangelo, Marida Brogialdi, conferma che la situazione
era nota agli uffici comunali: “L’operazione è stata disposta dal Tribunale dei
minori di Firenze e coordinata con carabinieri e servizi sociali. Non conosco
personalmente la famiglia; il padre venne una volta in Comune, ma ebbe un
atteggiamento molto distaccato”. Brogialdi sottolinea che nel territorio la
scuola parentale è praticata da diverse famiglie, soprattutto straniere, che
vivono in casolari isolati, ma che “procedono regolarmente con gli esami
annuali. In questo caso i due bambini non risultavano iscritti a nessuna
procedura di istruzione parentale e non avevano mai sostenuto le verifiche
previste”.
.
L'articolo Fratellini che vivevano in un bosco dell’Aretino allontanati dalla
famiglia, “nessuna procedura di istruzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
I genitori della “famiglia nel bosco”, Nathan e Catherine, hanno accettato un
immobile offerto gratuitamente da un privato cittadino che permetterà loro di
riunirsi dopo l’allontanamento dei tre figli minori disposto dal Tribunale per i
minori dell’Aquila verso una struttura protetta dove i bambini sono rimasti con
la madre. La decisione arriva pochi giorni dopo che i coniugi avevano negato con
forza di aver rifiutato aiuti e supporto da enti pubblici o privati per una
sistemazione alternativa, ribadendo che era “assolutamente falso” quanto si
diceva in merito a un loro presunto rifiuto di aiuto. I legali della coppia, gli
avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno reso noto tramite comunicato
che l’accettazione dell’immobile è stata presa “pur di ovviare alle criticità
igienico sanitarie riscontrate”.
I due genitori hanno definito la mossa non un “passo indietro, ma un passo
avanti che consente di tornare a vivere secondo il proprio credo e la propria
voglia di libertà”. L’alloggio accettato è un casolare appena ristrutturato nel
bosco di Palmoli, offerto in comodato gratuito da Armando Carusi, un ristoratore
di Ortona., che ha concesso all’Ansa le foto dell’immobile. Il padre, Nathan, ha
visitato la residenza autonoma – dotata di almeno due ampie stanze, cucina, un
pozzo per l’acqua, bagno a secco e locali per gli animali – ed è rimasto
“affascinato” dalla struttura che rispecchia il loro stile di vita, tanto da
essere colpito anche da alcuni antichi attrezzi in legno presenti. I coniugi
hanno depositato nei giorni scorsi un reclamo avverso l’ordinanza di
allontanamento, il cui fine dichiarato era la salvaguardia e la tutela del
benessere psicofisico dei bambini.
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In relazione alle dinamiche difensive, gli attuali legali hanno invece precisato
l’avvicendamento con il precedente difensore, l’avvocato Giovanni Angelucci.
Attraverso un comunicato, Femminella e Solinas hanno chiarito che “non vi è
stata alcuna rinuncia, ma revoca”. Hanno spiegato che i loro assistiti hanno
deciso di revocare il precedente difensore a causa di “criticità legate ad una
puntuale interpretazione di segmenti processuali”. Secondo i legali, se tali
segmenti fossero stati correttamente individuati e chiariti, avrebbero potuto
condurre “sin da subito, ad un approdo diverso”. L’auspicio finale dei nuovi
difensori è che, chiuso il capitolo delle dichiarazioni definite illegittime,
l’attenzione possa limitarsi alla convergenza di forze per ottenere il
ricongiungimento familiare.
A preoccupa ancora è invece l’atteggiamento contro la magistratura. Il
presidente facente funzione della Corte di appello di Firenze, Isabella Mariani,
ha espresso “seria preoccupazione” per quello che ha definito un “attacco così
strumentale e così violento” alla magistratura. Mariani ha sottolineato come i
minori vengano allontanati non solo dalla ‘famiglia del bosco’, ma da famiglie
di diverse etnie e da famiglie italiane in generale, se sussistono i
presupposti. La magistrata ha criticato duramente il fatto che il Guardasigilli
Carlo Nordio abbia minacciato ispezioni e procedimenti disciplinari “sulla base
di zero dati” e senza aver letto gli atti, pur essendo l’organo che per primo
dovrebbe essere neutrale e a difesa dell’indipendenza dei giudici. Ha inoltre
definito la rappresentazione del caso fatta dai media, con titoli come “bambini
nel bosco,” come un “effetto mediatico” che non traspare dalle carte, ricordando
e denunciando l'”attacco così violento, così disinformato” a cui è stata
sottoposta una collega, componente di un collegio di cinque.
L'articolo La famiglia nel bosco accetta l’immobile offerto da un privato:
“Rispetta il nostro stile”. Ecco dove vivranno – Foto proviene da Il Fatto
Quotidiano.
di Roberto Del Balzo
Quando c’è un argomento un po’ maleodorante come un buco nella terra dove
finiscono gli escrementi, in tanti tra politici, giornalisti, geronto-psichiatri
o sociologi e il mondo esilarante dei social seguono la scia mefitica per
lasciare il proprio commento, sempre strumentale, ossessivamente retorico e
pieno di ideologie che deragliano nell’insensatezza. L’argomento sono i figli
della famiglia che abitava il bosco di Palmoli trasferiti in una struttura. Il
dibattito si è ridotto a questo: da una parte la retorica della “famiglia
autentica e perseguitata”, dall’altra l’immagine caricaturale dello Stato che
interviene per punire una scelta di vita alternativa. Non solo politici ma anche
filosofi di “destra” ci sono cascati con post sui social (sì, quel luogo un po’
esilarante dove tutti diventano sciamani o giudici supremi).
Insomma è subito diventato il solito teatro dei pupi: la sinistra green che odia
la natura, la destra che difende famiglie che non ha mai incontrato, la
magistratura rappresentata come un covo di stregoni progressisti e la folla dei
commentatori che applaude senza aver letto neppure una riga degli atti, senza
analizzare le relazioni dei servizi sociali, capire lo stato di salute dei
minori, ascoltare più di una campana.
Lasciamo tutto questo – l’epica a buon mercato, la parabola morale
prefabbricata, i titoloni indignati – nello stesso buco senza fondo e adesso
pieno di politici gesticolanti. La domanda vera è un’altra: la libertà usata
come amuleto può diventare una superstizione con cui mascherare, nascondere e
confondere una prigione? Esiste al mondo qualcosa che non sia una gabbia? La
vita nel bosco, l’educazione super alternativa, il rifiuto della società, delle
convezioni, delle contaminazioni e via dicendo può trasformarsi in un recinto
ideologico, perfino più rigido di quello che si vorrebbe evitare.
Mettiamo da parte le relazioni degli assistenti sociali, non parliamo
dell’avvelenamento da funghi che ha portato i bambini al pronto soccorso,
proviamo a lasciarci andare come un paracadutista che invece di atterrare risale
e può guardare tutto dall’alto, distaccandosi dalle meschinità della vicenda. E
dall’alto, forse, la libertà per essere tale ha bisogno di un limite altrimenti
per quei bambini è solo il sinonimo di dipendenza dall’adulto che controlla ogni
orizzonte. La libertà non è sottrarsi ma affrontare, imparare ad affrontare la
complessità, le contraddizioni e un mondo che bisogna comprendere per essere
liberi o almeno tentare di esserlo un po’.
C’è un bel film che andrebbe rivisto in questi giorni, è Captain fantastic dove
questa superstizione della libertà è smascherata: il bosco non salva, il bosco
nasconde. Perché questi bambini di Palmoli, prima o poi entreranno in città e,
come nel film, non sapranno parlare con coetaneo, non sapranno orientarsi, non
sapranno vivere se non dentro la loro gabbia, quel culto imperfetto di purezza
creato dai genitori. Forse servirebbero più punti domanda.
Ma la questione è che la discussione è stata solo ideologica: nessuno o in pochi
hanno avuto il coraggio di chiedersi che libertà fosse quella offerta ai
bambini, se li preparasse o li intrappolasse, se allevasse persone o adepti.
Dall’alto, sempre dall’alto, guardando il bosco di Palmoli allontanarsi, appare
altro, un mondo e i suoi limiti e con esso l’ultima domanda: tra le cose che
dobbiamo imparare non c’è forse l’accettazione che non saremo mai liberi?
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L'articolo Sulla famiglia nel bosco il solito dibattito ideologico: ma qui la
domanda vera è un’altra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sei righe, compresi i saluti. È la richiesta urgente inviata dal ministero della
Giustizia ai Tribunali per i minorenni: compilare in pochissimi giorni una
rilevazione nazionale sugli allontanamenti dei minori negli ultimi tre anni.
Protocollata proprio oggi, nel giorno in cui il ministro Carlo Nordio si è
presentato al question time alla Camera. Tra i temi anche la delicatissima
vicenda dei bimbi che vivevano in un rudere senza acqua ed elettricità e ora
ospitati in una comunità per ordine del Tribunale per i minorenni dell’Aquila
che ha sospeso temporaneamente la potestà genitoriale.
Sulla carta, l’iniziativa dovrebbe servire a “fare chiarezza”. Nella sostanza,
però, il tempismo appare tutt’altro che neutrale: la circolare è arrivata sui
tavoli dei procuratori mentre infuria la strumentale polemica politica sul caso
dei fratellini di 6 e 8 anni, che erano finiti sotto osservazione da parte dei
servizi sociali per un caso di intossicazione alimentare. I genitori, lui
inglese e lei australiana, però non hanno seguito nessuna delle prescrizioni dei
magistrati e per questo è stato deciso l’allontanamento temporaneo. Che potrebbe
durare più del previsto anche in considerazione del fatto che l’avvocato che li
tutelava ha rimesso il mandato perché la coppia ha rifiutato sia due alloggi,
sia di procedere con la ristrutturazione della casupola.
Questo il testo della richiesta di via Arenula: “Al fine di corrispondere
all’urgente richiesta del Gabinetto del Ministro, prego le SS.LL. di voler
trasmettere, entro l’1 dicembre p.v. all’indirizzo di posta elettronica
statistica@giustizia.it i dati, raccolti nell’ultimo triennio… in ordine al
numero di minori accolti presso gli istituti di assistenza pubblici o privati e
nelle comunità di tipo familiare, specificando il numero di casi in cui si
tratti dei minori stranieri non accompagnati”.
L’improvvisa fretta di raccogliere numeri si accompagna alle parole del
Guardasigilli al Parlamento sul “tema delicatissimo” dei bambini. Riferisce l’ex
magistrato ora al governo: “Ho provveduto immediatamente ad approfondire con
urgenza la vicenda tramite l’Ispettorato, chiedendo la trasmissione di copia
integrale di tutti gli atti processuali ancora non pervenuti. Il prelievo
forzoso del minore e i presupposti che lo legittimano – prosegue Nordio – non
possono mai prescindere dal dovuto e difficile bilanciamento tra l’interesse del
minore in prospettiva futura e quello attuale al mantenimento dello status quo.
Si tratta – sottolinea – di una misura estrema alla quale ricorrere non senza
aver prima attentamente valutato le ripercussioni che un simile provvedimento
può produrre sul benessere psico-fisico del minore stesso e sempre avendo di
mira il suo superiore interesse, principio cardine sancito dalla Convenzione sui
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Vi assicuro che laddove dovessero
emergere profili di rilievo disciplinare eserciterò le prerogative
costituzionali riconosciutemi per legge”.
E si è trattato proprio di una misura estrema perché il provvedimento, come si è
sottolineato in una lunga nota dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i
Minorenni e per la Famiglia, è stato disposto dopo un anno di osservazione e
perché appunto non erano state rispettate le prescrizioni da parte dei genitori.
Che non riguardano solo l’educazione scolastica impartita, ma la socialità e la
salute stessa se si considera che una dieta strettamente vegana è sconsigliata
ai bambini così piccoli.
Del resto il caso dei “bimbi nel bosco” è stato presentato con una narrativa
fortemente emotiva, ma priva di tutti gli elementi essenziali del quadro
giuridico. I provvedimenti di allontanamento, come quello del Tribunale per i
minorenni dell’Aquila, sono spesso motivati da relazioni tecniche complesse,
valutazioni dei servizi territoriali, situazioni familiari difficili e,
soprattutto, da rischi immediati per il minore. Di fronte a un’opinione pubblica
in alcuni casi scossa perché ignara della complessità della vicenda o perché
imbeccata da trasmissioni di intrattenimento, la risposta del ministero sembra
costruita per spostare il bersaglio sulla magistratura, alimentando un clima già
teso e facendo passare l’idea, mai esplicitata ma sempre suggerita che i giudici
agiscano con leggerezza o senza controllo. In un paese in cui i magistrati
minorili lavorano spesso con risorse insufficienti e sotto pressione,
trasformare un caso singolo in un atto d’accusa generale rischia di
compromettere l’equilibrio tra poteri e, paradossalmente, di pesare proprio sui
soggetti più fragili che si pretende di difendere. Ma questo accade nel paese di
un governo che con una controversa riforma della giustizia – dall’abuso
d’ufficio alla separazione delle carriere – sta sfasciando il concetto stesso di
diritto.
L'articolo Famiglia nel bosco, ora Nordio allarga il fronte: vuole i dati sugli
allontanamenti di minori da tutte le procure in 4 giorni proviene da Il Fatto
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