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Famiglia nel bosco, Meloni contro i giudici dopo la decisione di separare madre e figli: “Hanno superato il limite”
Sulla vicenda della ‘famiglia nel bosco’, dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare la madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia di Vasto in cui risiedeva con i tre figli, è arrivato il commento, lapidario, della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è detta “senza parole” per una decisione che, dice, “infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma” e parlando apertamente di una “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”. La premier ha contestato la logica del provvedimento, che ha disposto anche l’affidamento dei tre minori a un’altra struttura, domandandosi se tali scelte stiano migliorando o peggiorando le condizioni dei piccoli e ribadendo che “i figli non sono dello Stato” ma appartengono alle madri e ai padri, accusando la magistratura di aver dimenticato i propri limiti. Secondo l’ordinanza del collegio presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, la presenza costante della madre è risultata “gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”. La decisione si basa sulle relazioni dei servizi sociali e della struttura ospitante, che descrivono la condotta oppositiva e ostile della donna. L’ordinanza contesta la mancata collaborazione con gli operatori e il rifiuto di aderire ai percorsi di socializzazione e supporto genitoriale proposti fin dall’inizio. Il tribunale ha poi rilevato una grave lesione del diritto all’istruzione: la primogenita, pur con certificazione di terza classe, presenterebbe gravi lacune nella sillabazione e nel calcolo numerico. La madre avrebbe giustificato tale situazione sostenendo un modello educativo che prevede l’inizio dell’apprendimento formale solo dopo i sette anni, ritenendo il cervello più predisposto dopo esperienze dirette nella natura, tesi definita dal collegio in netto conflitto con gli obblighi di legge. L’ordinanza parla inoltre di atteggiamenti svalutanti verso gli educatori, impedendo la supervisione dei minori che avrebbero assunto comportamenti aggressivi, tentando di colpire il personale. Positive, invece, le valutazioni sul padre, Nathan Trevallion, descritto come collaborativo e capace di rassicurare i figli durante gli incontri. L’uomo ha mostrato adeguate capacità di assistenza morale e ha cooperato per l’esecuzione delle vaccinazioni dei bambini, invitando la moglie a mantenere la calma di fronte alle procedure sanitarie che la donna contestava. Ragioni che sembrano bastare a Marina Terragni, Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha manifestato una netta contrarietà al trasferimento dei minori senza la madre. Terragni ha definito inquietante la separazione dalla madre a fronte di pareri medici della Asl che indicavano come indispensabile il ripristino della continuità dei legami familiari. E ha chiesto che l’esecuzione dell’ordinanza “venga sospesa”. Richiesta citata anche da Meloni, che nelle sue dichiarazioni ha auspicato una rapida approvazione del disegno di legge governativo in materia di affidamento per “restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori”, sostenendo che non sia compito della giustizia imporre stili di vita basati su standard ideologici. Anche Alessandra De Febis, garante regionale per l’Abruzzo, ha espresso sorpresa e preoccupazione per lo shock inflitto a bambini che avevano appena iniziato ad ambientarsi. Sul piano scientifico, la psicologa Anna Maria Giannini della Sapienza ha osservato che i genitori rappresentano ancore di sicurezza e che ogni separazione costituisce uno strappo dolorosissimo, specialmente per minori che hanno già vissuto un cambiamento radicale di vita. Secondo Giannini, l’interesse del minore dovrebbe essere perseguito attraverso interventi graduali sul sistema familiare, evitando traumi ulteriori se non in casi di rischio o violenza. Ivan Iacob, segretario dell’Associazione Unitaria Psicologi Italiani, ha sottolineato l’importanza che ogni separazione sia temporanea, rilevando come le prove scientifiche sui protocolli seguiti in questi casi siano scarse e come i concetti di genitorialità cambino in funzione del contesto sociale. Tonino Cantelmi, psichiatra e perito di parte, ha espresso forti riserve sulla metodologia seguita, ribadendo la necessità di restituire i bambini ai genitori in un’abitazione idonea. Dure le reazioni degli esponenti politici di maggioranza. La senatrice della Lega Elena Murelli ha parlato di un accanimento su una famiglia già provata, mentre il deputato Rossano Sasso ha definito agghiacciante l’allontanamento della madre, annunciando un’interrogazione parlamentare urgente. Elisabetta Gardini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha definito il superiore interesse del minore un vuoto slogan burocratico usato per giustificare decisioni che lacerano il tessuto affettivo familiare, chiedendo che prevalga il buon senso per tutelare il diritto dei bambini a non essere privati della figura materna. L'articolo Famiglia nel bosco, Meloni contro i giudici dopo la decisione di separare madre e figli: “Hanno superato il limite” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
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Governo Meloni
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Referendum Giustizia
Famiglia nel bosco, il Tribunale dei minori dispone l’allontanamento della madre. Il Garante dell’infanzia contrario
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha emesso un’ordinanza, la cui esecuzione è stata avviata nelle scorse ore, che dispone l’allontanamento immediato di Catherine Birmingham, la madre della cosiddetta “famiglia nel bosco”, dalla casa famiglia di Vasto, dove finora aveva risieduto insieme ai suoi tre figli, e prevede contestualmente il trasferimento dei minori in un’altra realtà assistenziale, separandoli di fatto dalla madre. Decisione che segue mesi di instabilità, segnati anche dalla separazione dal padre. La decisione arriva in concomitanza con l’avvio delle perizie psicologiche sui minori. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte che assiste i legali della coppia, ha espresso forti riserve sul provvedimento, pur offrendo piena disponibilità. “Siamo molto preoccupati perché fare una perizia su bambini, su minori richiede molte competenze; però noi vogliamo offrire la nostra collaborazione”, ha dichiarato all’Ansa, aggiungendo che “ogni giorno che passa è un dolore in più”. Cantelmi ha inoltre sollevato dubbi sulla metodologia seguita finora, ribadendo che i bambini necessitano della restituzione dei genitori, di un’abitazione idonea e del monitoraggio di un’équipe socio-sanitaria della Asl. Posizione che verrebbe supportata da una precedente perizia indipendente della Asl Lanciano Vasto Chieti, che aveva rilevato il grave stato di sofferenza dei piccoli, definendo “indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini”. Sul provvedimento del tribunale arriva anche l’intervento di Marina Terragni, Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha manifestato una netta contrarietà al trasferimento dei minori senza la madre, chiedendo che l’esecuzione “venga sospesa“. La Garante invoca un “ulteriore approfondimento medico indipendente” che sia “atto a verificare le possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini”. Secondo Terragni, ignorare la continuità degli affetti significa rischiare “di infliggere ai bambini un ulteriore trauma dopo la separazione dal padre”, contravvenendo al principio del superiore interesse del minore. Infine la reazione del mondo politico. La senatrice della Lega Elena Murelli ha definito l’ordinanza “l’ennesima decisione traumatica che sembra una sorta di accanimento su una famiglia già provata”, sottolineando come la vicenda stia perdendo ogni dimensione umana per diventare una mera “presa di posizione”. Sui canali social, la Lega parla apertamente di “una famiglia divisa e distrutta per cattiveria e arroganza”, annunciando la richiesta di un’ispezione urgente al ministero della Giustizia. Ad unirsi al coro di proteste è il deputato Rossano Sasso, che definisce “agghiacciante” l’allontanamento della madre. Sasso ha paragonato polemicamente la severità usata in questo caso alla situazione di degrado di molti campi rom, dove spesso non si interviene, annunciando un’interrogazione parlamentare urgente ai ministri Nordio e Roccella per fare luce su quello che percepisce come un accanimento sproporzionato. L'articolo Famiglia nel bosco, il Tribunale dei minori dispone l’allontanamento della madre. Il Garante dell’infanzia contrario proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
L’Aquila
Tribunale dei Minori
Pestaggio e coltellate per una frase sulle armi: arrestati 4 minori. “Spiccata disinvoltura” nell’uso della violenza
“Spiccata disinvoltura” nell’uso della violenza e delle armi e totale assenza di empatia. Hanno tutti tra i 16 e i 17 anni i quattro minorenni arrestati all’alba di giovedìi dai carabinieri della Compagnia di Milano Porta Monforte, a Milano. I quattro – due 17enni italiani di seconda generazione e due 16enni dello Sri Lanka – sono accusati di tentato omicidio in concorso, porto d’armi e lesioni aggravate. La notte dello scorso 1 febbraio, in via Salasco, zona Porta Romana, i ragazzini hanno aggredito brutalmente due ventenni do Chiavenna, arrivati a Milano per trascorrere una serata di movida. La vicenda ha avuto origine circa due ore prima, nel McDonald’s di Porta Romana, dove il gruppo degli indagati ha incontrato le due vittime, tramite altri conoscenti in comune. Durante la serata, una delle due vittime aveva pronunciato in modo scherzoso la frase: “Portare con sé le armi a Milano è da puttana”. L’affermazione faceva riferimento al fatto che i membri del gruppo degli aggressori si fosse poco prima vantato di possedere un coltello a scatto, un tirapugni e dello spray al peperoncino. Sebbene inizialmente la frase non avesse scatenato reazioni, il gruppo ha successivamente raggiunto le vittime mentre queste si stavano allontanando per tornare a casa in piena notte, colpendo con calci e pugni il ragazzo autore della frase “offensiva”. Quando, vedendo in difficoltà l’aggredito da solo contro quattro, l’amico ne ha preso le difese, l’intero gruppo di minori ha rivolto la propria violenza contro di lui, accecandolo con spray urticante e sferrandogli due coltellate, una allo sterno e una alla testa. Nonostante la vittima fosse ormai a terra, esanime e stesse perdendo molto sangue, tutti e quattro gli indagati hanno continuato a infierire su di lui con calci e pugni. L’aggressione è cessata solo quando uno dei componenti del gruppo ha urlato “Carabinieri!”, inducendo i quattro alla fuga precipitosa, allontanandosi di corsa mentre ridevano, divertiti. La vittima è rimasta al suolo in stato di incoscienza e in imminente pericolo di vita, a causa di una ferita penetrante nel torace, che aveva già causato la perdita di circa 1,5 litri di sangue, salvata solamente dal pronto intervento dei soccorsi. Tre dei quattro indagati risultano già noti alle autorità per precedenti reati di rapina e lesioni. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale per i minorenni di Milano e i 4 sono stati portati presso l’Istituto penitenziario Minorile “Beccaria”. L'articolo Pestaggio e coltellate per una frase sulle armi: arrestati 4 minori. “Spiccata disinvoltura” nell’uso della violenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Minorenni
Cronaca Nera
Tentato Omicidio
Tribunale dei Minori
Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali”
Il caso della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli (Chieti) non è chiuso e la decisione dei magistrati di lasciare i tre fratelli nella struttura, che li accoglie dal giorno dell’allontanamento, ha intensificato il confronto tra la famiglia e le istituzioni coinvolte nel procedimento davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Al centro dell’ultimo scontro c’è la gestione sanitaria di una delle gemelline di sei anni, a cui è stata diagnosticata una bronchite dopo l’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Una patologia che, secondo le valutazioni mediche già agli atti, è stata considerata rilevante e ha assunto un peso significativo nel procedimento giudiziario. I giudici della Corte d’appello nel provvedimenti avevano riportato nell’ordinanza che, al momento dell’ingresso in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. Proprio questo episodio viene richiamato come possibile conferma di una presunta rigidità dei genitori rispetto ai protocolli sanitari. Un’interpretazione che la madre dei tre bambini, respinge. La donna, attraverso i propri legali, ha chiesto che fosse disposta una nuova visita pediatrica indipendente, affidata a uno specialista dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, con l’obiettivo di ottenere una valutazione aggiornata non solo sulla gemellina, ma anche sugli altri due figli. La richiesta è stata tuttavia respinta dalla tutrice legale dei minori, Maria Luisa Palladino. Nelle motivazioni si parla di una scelta ritenuta “non opportuna” dal punto di vista procedurale: la visita sanitaria era già stata effettuata al momento della presa in carico dei bambini e un ulteriore accertamento è stato giudicato superfluo, oltre che assimilabile a una consulenza di parte anticipata rispetto al percorso delineato dal tribunale. Intanto prosegue l’istruttoria disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. È stata avviata una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, chiamata a valutare in modo approfondito le capacità genitoriali di padre e madre e lo stato psicofisico dei tre bambini. Tutti i colloqui e i test previsti saranno videoregistrati, così da consentire ai giudici una valutazione diretta. La relazione finale è attesa entro 120 giorni dal giuramento della consulente. La famiglia ha nominato come consulente di parte lo psichiatra Tonino Cantelmi, affiancato dalla psicologa Martina Aiello. Il professor Cantelmi, intervistato da Repubblica, afferma di comprendere le ragioni del Tribunale e dei servizi sociali, pur sollevando interrogativi sull’impatto delle modalità di intervento adottate. In assenza di violenze, abusi o maltrattamenti, Cantelmi si chiede se l’allontanamento dei bambini e la recisione dei legami familiari – come l’esclusione del padre da momenti significativi quali il pranzo di Natale – non possano risultare potenzialmente traumatici per minori di sei e otto anni. Secondo lo psichiatra, anche un’azione mossa da intenzioni di tutela, e quindi a fin di bene, può produrre effetti traumatici, e per questo richiama alla necessità di equilibrio e delicatezza. Pur non mettendo in discussione le intenzioni delle istituzioni, Cantelmi sottolinea che l’inserimento in una struttura protetta e la separazione netta dai genitori potrebbero non rappresentare, in ogni caso, la soluzione migliore. “Quello che stanno vivendo i bambini, con il padre lontano, la madre costretta al piano di sopra della stessa struttura che li ospita, per loro potrebbe essere non comprensibile. E, così, traumatico. Che idea possono avere tre bimbi di un padre, in precedenza amorevole, che non può partecipare al pranzo di Natale? È difficile che questo scarto, a 6 anni, a 8 anni, non sia un trauma. Poteva esserci un modo alternativo di procedere”. Riferendosi alla valutazione delle capacità genitoriali, lo specialista invita a non equiparare automaticamente eventuali tratti di eccentricità o fragilità psicologica all’inadeguatezza genitoriale. A suo avviso, l’intera vicenda può diventare l’occasione per una riflessione più ampia sulle modalità di intervento nei casi di tutela minorile in Italia e sulla necessità, in alcune circostanze, di un cambio di paradigma. Cantelmi riconosce infine che la storia ha assunto una dimensione fortemente mediatica, rendendo difficile lavorare lontano dai riflettori, ma ribadisce di essersi messo in gioco dopo essere stato contattato dai legali della famiglia, senza pregiudizi e con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla ricerca di un “equilibrio virtuoso”, tenendo conto anche della possibile portata traumatica di un intervento così incisivo. L'articolo Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Chieti
Tribunale dei Minori
Genitori
Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, rimarranno ancora nella casa famiglia. LA PERIZIA RICHIESTA Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale, visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le ricostruzioni di questi giorni. VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20 novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120 giorni per rispondere ai quesiti. IL CASO La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13 novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato. “PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE” Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino, solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto, quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei. LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI” Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una “notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese resterebbe una destinazione incerta. LA REPLICA DEI LEGALI I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato “copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo, verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”, affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare, in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella struttura”. L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Abruzzo
Tribunale dei Minori
I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto ricorso dei genitori
La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il reclamo dei legali contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che aveva sospeso la responsabilità genitoriale a Nathan e Catherine e disposto il collocamento dei loro tre figli minori in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque, anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata. Per la ‘famiglia nel boscò la situazione resta, quindi, quella di cui all’ordinanza che ha portato al trasferimento dei bambini da Palmoli a Vasto il 20 novembre scorso. Articolo in aggiornamento L'articolo I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto ricorso dei genitori proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Abruzzo
Tribunale dei Minori
“Bambino di 11 anni violentato dai compagni fuori dalla scuola”: indaga la Procura dei minori di Palermo
Sarebbe stato violentato fuori dalla scuola da un gruppo di ragazzini che frequentano il suo stesso istituto. La vittima, secondo quanto riporta Repubblica Palermo, è un bambino di 11 anni. L’episodio sarebbe avvenuto nei giorni scorsi in una paese delle Madonie, in provincia di Palermo. A denunciare la vicenda sono stati i genitori dell’11enne. Il bambino, tornato da scuola, aveva segni di violenza e si è confidato con la madre che lo ha portato al pronto soccorso dell’ospedale di Termini Imerese. I medici hanno messo in atto i protocolli per le vittime di violenza sessuale: le visite e gli esami avrebbero confermato la presenza di lesioni compatibili con gli abusi. La Procura per i minorenni di Palermo indaga per ricostruire l’accaduto. La polizia giudiziaria ha subito iniziato ad acquisire una serie di riscontri alla denuncia dei genitori. Si lavora anche per identificare i componenti del branco: alcuni sarebbero qualche anno più grandi della vittima. L'articolo “Bambino di 11 anni violentato dai compagni fuori dalla scuola”: indaga la Procura dei minori di Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Violenza Sessuale
Tribunale dei Minori
“Periodo di osservazione troppo breve”, parere negativo di tutrice e curatrice a revoca dell’allontanamento dei bimbi che vivevano nel bosco
Non c’è ancora una decisione sul caso della “famiglia nel bosco”, la coppia anglo-australiana i cui tre figli sono stati allontanati dalla casupola – senza luce e acqua – immersa nel verde di Palmoli (Chieti). Durante l’udienza di due giorni fa al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la tutrice Maria Luisa Palladino e la curatrice speciale Marika Bolognese hanno espresso un parere negativo alla richiesta dei genitori di revoca del provvedimento di allontanamento, risalente al 20 novembre. Il motivo principale, secondo quanto riferisce il quotidiano Il Centro, è il “periodo di osservazione troppo breve” trascorso dai bambini nella struttura protetta di Vasto. La valutazione mirava a stabilire se le criticità legate alla crescita, alla sicurezza e al benessere dei minori fossero state superate. Pur non essendo vincolante per il collegio giudicante, presieduto da Cecilia Angrisano con il giudice relatore Roberto Ferrari, il parere ha un peso rilevante nelle decisioni del tribunale. La difesa della coppia, rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, ha evidenziato come il provvedimento di allontanamento sia legato in larga parte al presunto isolamento dei bambini dal mondo esterno. I legali sostengono che i figli abbiano vissuto in un contesto naturale e lontano dalla città, con un percorso educativo di tipo parentale, e che sia necessario un equilibrio tra tutela del minore e diritto dei genitori a esercitare la responsabilità familiare. Nel frattempo, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione insegnanti per lezioni individuali e supporto educativo, integrando l’apprendimento parentale e garantendo ai bambini continuità didattica. Si tratta di un intervento finalizzato a non interrompere il percorso scolastico dei minori e a fornire strumenti per il loro sviluppo cognitivo e sociale, anche durante il periodo di allontanamento. L’attenzione sul caso ha valicato i confini nazionali: martedì prossimo è prevista la visita del console australiano in Italia presso la struttura di Vasto, a testimonianza della rilevanza internazionale della vicenda. La presenza del console mira anche a garantire un monitoraggio diretto delle condizioni dei bambini e a fornire rassicurazioni diplomatiche alla famiglia. Anche il mondo della cultura e dello spettacolo ha mostrato vicinanza alla famiglia. Il cantante Al Bano ha offerto ai genitori la possibilità di trasferirsi temporaneamente nella sua masseria di Cellino San Marco, ricordando la propria esperienza di vita isolata: “Subito dopo il mio primo successo, lasciai la grande città per vivere in un bosco a due chilometri e mezzo dal centro abitato: non c’era acqua, non c’era elettricità, niente telefono”. L’artista ha sottolineato come la proposta sia scaturita dal desiderio di fornire un ambiente sicuro e accogliente per i bambini. L'articolo “Periodo di osservazione troppo breve”, parere negativo di tutrice e curatrice a revoca dell’allontanamento dei bimbi che vivevano nel bosco proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
L’Aquila
Tribunale dei Minori
Bimbi nel bosco, il Tribunale si riserva la decisione: i minori restano in casa famiglia
Almeno per il momento resteranno in casa famiglia i tre figli minorenni (una bimba di otto anni e due gemelli di sei) di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana che vive in un rudere nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. Dopo aver ascoltato gli avvocati dei genitori, convocati giovedì in udienza, il Tribunale dei minori dell’Aquila si è riservato la decisione su un’eventuale modifica dell’ordinanza cautelare con cui ha sospeso temporaneamente la loro potestà sui bambini, trasferendoli in una struttura protetta dove vivono dal 20 novembre insieme alla madre. I difensori hanno presentato istanza di ricongiungimento urgente, appellandosi a due nuove relazioni favorevoli depositate dagli assistenti sociali e sottolineando tra l’altro che la coppia ha accettato di vivere un immobile messo a disposizione da un privato (un ristoratore di Ortona) in attesa dei lavori necessari a rendere abitabile il casolare (soprattutto per quanto riguarda il bagno). La legge prevede che la riserva venga sciolta entro cinque giorni, ma il termine non è perentorio e nella prassi viene spesso superato. Resta in piedi, in ogni caso, il ricorso contro l’ordinanza presentato di fronte alla Corte d’Appello dell’Aquila, con l’udienza fissata per il 16 dicembre. “Non sappiamo la tempistica ma siamo fiduciosi, è stata un’udienza caratterizzata da un proficuo confronto“, dice una dei difensori, Danila Solinas, mentre il collega Marco Femminella parla di “dialogo costruttivo tra le parti”. A cavalcare la vicenda in chiave anti-magistrati, come al solito, il leader della Lega Matteo Salvini: “Anche stanotte, per la quindicesima volta, tre bambini non dormiranno nel loro letto, ma in una casa famiglia. Lontani dai genitori e dai luoghi a cui sono abituati. Cos’altro aspettano i giudici per restituire quei bimbi all’abbraccio di mamma e papà?”. L'articolo Bimbi nel bosco, il Tribunale si riserva la decisione: i minori restano in casa famiglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fratellini che vivevano in un bosco dell’Aretino allontanati dalla famiglia, “nessuna procedura di istruzione”
Arriva dalla provincia di Arezzo un caso di allontanamento di minori avvenuto un mese e mezzo fa e che emerge dopo il clamore della vicenda dei bimbi nei bosco di Palmoli (Chieti) che potrebbe ormai essere in via di risoluzione. Nella piccola comunità toscana, tra le colline di Caprese Michelangelo, due bambini di 4 e 8 anni sono stati affidati a una comunità protetta. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, i genitori, Harald, perito elettronico di Bolzano, e Nadia, originaria della Bielorussia, avrebbero scelto uno stile di vita isolato, vivendo in un bosco e optando per la scuola parentale a domicilio. Tuttavia, non avrebbero seguito le procedure previste dalla normativa per l’istruzione parentale né eseguito tutti gli obblighi vaccinali dei figli. Il caso è stato documentato anche dalla trasmissione Fuori dal Corò di Rete 4, che ha mostrato immagini delle telecamere di sorveglianza della casa: i due bambini, il 16 ottobre scorso, vengono portati via dagli assistenti sociali e dalle forze dell’ordine, urlanti e spaventati. Secondo quanto stabilito dal Tribunale dei Minori di Firenze, presieduto dalla giudice Nadia Todeschini, i genitori non avrebbero rispettato le procedure previste per l’istruzione domiciliare e avrebbero ostacolato i controlli sanitari sui bambini. “Ci hanno ucciso”, racconta la madre Nadia, “sono 47 giorni che non abbiamo loro notizie. Neppure una telefonata, neppure per i compleanni del mese scorso. Siamo distrutti. Perché tutto questo? Che male abbiamo fatto?” La sindaca di Caprese Michelangelo, Marida Brogialdi, conferma che la situazione era nota agli uffici comunali: “L’operazione è stata disposta dal Tribunale dei minori di Firenze e coordinata con carabinieri e servizi sociali. Non conosco personalmente la famiglia; il padre venne una volta in Comune, ma ebbe un atteggiamento molto distaccato”. Brogialdi sottolinea che nel territorio la scuola parentale è praticata da diverse famiglie, soprattutto straniere, che vivono in casolari isolati, ma che “procedono regolarmente con gli esami annuali. In questo caso i due bambini non risultavano iscritti a nessuna procedura di istruzione parentale e non avevano mai sostenuto le verifiche previste”. . L'articolo Fratellini che vivevano in un bosco dell’Aretino allontanati dalla famiglia, “nessuna procedura di istruzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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