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La nuova casa, gli ispettori di Nordio al Tribunale dell’Aquila e l’attesa per l’affidamento al papà. A che punto è il caso dei bimbi nel bosco
Una casa nuova pronta ad accogliere la famiglia, l’arrivo degli ispettori del ministero della Giustizia al Tribunale dei minorenni dell’Aquila (preannunciato dalla premier Giorgia Meloni, ndr) e l’attesa per una eventuale decisione sull’affidamento al padre. Sono questi i tre fronti su cui si muove in queste ore la vicenda dei cosiddetti bambini del bosco, i tre figli della coppia che dal 20 novembre 2025 si trovano in una casa famiglia a Vasto perché la loro responsabilità genitoriale è stata sospesa. La famiglia viveva in una casupola senza acqua, energia elettrica e servizi igienici e la più grande incapace di leggere o scrivere sia inglese che in italiano. La novità più concreta riguarda l’abitazione che il Comune di Palmoli ha deciso di mettere a disposizione gratuitamente per la famiglia. Si tratta di un alloggio nuovo, recentemente arredato e situato nella zona del campo sportivo del paese. L’appartamento è dotato di due camere da letto, bagno, cucina e uno spazio dedicato ai giochi dei bambini. L’obiettivo è consentire il ricongiungimento del nucleo familiare in un ambiente stabile, sotto la supervisione dei servizi sociali e con un periodo iniziale di osservazione e monitoraggio dopo l’allontanamento nei giorni scorsi della madre per gli atteggiamenti “ostili e squalificanti” nei confronti del personale della casa famiglia e dei servizi sociali. Nel frattempo i tre minori restano nella comunità di Vasto. Per garantire l’accoglienza il Comune ha già sostenuto spese significative: 14.396 euro sono stati liquidati per i mesi di gennaio e febbraio, mentre altri 10.248 euro erano stati pagati per novembre e dicembre. In totale oltre 24 mila euro sono stati utilizzati per la permanenza dei bambini nella struttura. L’accordo stipulato tra il Comune e la casa famiglia prevede l’accoglienza in regime residenziale dal 20 novembre 2025 fino al 30 giugno di quest’anno, termine fino al quale sono disponibili i fondi stanziati in bilancio. GLI ISPETTORI DEL MINISTERO Sul caso intanto si è mosso appunto anche anche il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio. Martedì arriveranno infatti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila gli ispettori inviati dal ministero per effettuare ulteriori approfondimenti sulla gestione della vicenda. Gli ispettori avevano già acquisito una prima documentazione e non è escluso che possano ascoltare magistrati, operatori o anche alcune delle persone direttamente coinvolte. La decisione è arrivata dopo l’ordinanza con cui il tribunale ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura dove si trovavano i figli. Mentre proseguono le verifiche istituzionali, resta aperto anche il capitolo dell’affidamento dei minori. L’attenzione è ora concentrata sulla possibile soluzione che potrebbe vedere il padre diventare il principale punto di riferimento per i tre bambini, con il trasferimento nella nuova casa messa a disposizione dal Comune. Intanto la quotidianità dei piccoli continua all’interno della casa famiglia. Dopo l’allontanamento della madre, nella loro stanza è stato aggiunto un letto per un’educatrice che segue i bambini anche durante la notte. La vicenda resta però al centro di un duro scontro tra servizi sociali, consulenti e legali della coppia anglo-australiana. L’ultimo capitolo riguarda la denuncia per violenza privata presentata dall’assistente sociale Veruska D’Angelo nei confronti degli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, difensori della famiglia, per quanto accaduto la sera del 6 marzo, giorno dell’allontanamento di Catherine dalla struttura. Secondo l’accusa i due legali avrebbero aggredito verbalmente l’assistente sociale durante un confronto nella casa famiglia. Sul caso è intervenuto anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, che contesta l’operato dell’assistente sociale sostenendo che avrebbe violato diversi articoli del codice deontologico professionale. PERCHÉ NASCE IL CASO Vale la pena ricorda che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli, senza acqua corrente, elettricità, riscaldamento né servizi igienici. I bambini non frequentavano la scuola, non avevano assistenza pediatrica né vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità. Carabinieri e servizi sociali hanno parlato di una situazione di forte trascuratezza e i servizi sociali hanno proposto diversi percorsi di supporto, tra cui ristrutturare la casa, garantire cure mediche e inserire i bambini in un percorso educativo. Nel tempo sono state offerte alla famiglia diverse soluzioni abitative gratuite e aiuti concreti per migliorare le condizioni di vita, ma le proposte sono state rifiutate. Nel novembre 2025 il tribunale ha quindi sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Successivamente, secondo quanto riportato dagli operatori della struttura, il comportamento della madre sarebbe stato conflittuale e avrebbe generato tensioni anche tra i bambini e il personale educativo. Per questo motivo il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli e trasferire i minori in un’altra struttura. L’ipotesi più accredita è che i figli possano essere affidati al padre che ha dimostrato una minore rigidità e più collaborazione verso gli esperti che si occupano del benessere dei bambini. Uno dei quali aveva una bronchite non curata al momento dell’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Le polemiche sono esplose nuovamente dopo la decisione, presa venerdì scorso dal tribunale dei minori dell’Aquila, di allontanare la madre dalla struttura protetta in cui si trovava e trasferire i figli in un’altra collocazione. La vicenda ha provocato una nuova ondata di tensioni e attacchi sui social contro la presidente del tribunale, Cecilia Angrisano, già in passato bersaglio di minacce. Per questo motivo è stata rafforzata la vigilanza nei suoi confronti. In una nota congiunta, Angrisano e il procuratore minorile David Mancini sono stati costretti a ribadire che “ogni iniziativa giudiziaria è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”, condannando al tempo stesso i “toni aggressivi e non continenti” apparsi sui social. Quindi l’intervento della premier a fini referendari, l’inutile proposta di legge di Matteo Salvini, quindi l’invito del presidente del Senato, Ignazio La Russa, ai due genitori a Palazzo Madama, ma prima la tiktoker Rita De Crescenzo, che due anni fa venne alla ribalta per il ‘caso Roccaraso, sarà in visita alla casa del bosco. “Voglio andare dalla famiglia per vedere se possiamo essere utili grazie ai nostri follower, per dare un aiuto – le sue parole -. Vogliamo dire che ci siamo, e ci siamo con il cuore per sostenere i bambini e i genitori”. L'articolo La nuova casa, gli ispettori di Nordio al Tribunale dell’Aquila e l’attesa per l’affidamento al papà. 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Famiglia nel bosco, l’ipotesi di rientro in Australia e l’offerta di una casa gratis in Italia per i prossimi 12 anni
Si apre un nuovo capitolo nella vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia australiana-britannica a cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la capacità genitoriale sui tre figli, avrebbero chiesto al governo australiano guidato da Anthony Albanese di intervenire per consentire il rimpatrio. La notizia è stata riportata dal The Sydney Morning Herald, mentre Nathan Trevallion ha parlato al programma televisivo australiano “60 Minutes”, descrivendo il proprio stato d’animo: “Mi sento vuoto di dentro, pieno di tristezza. Non si meritano quello che sta succedendo a loro”. I tre bambini – una figlia di otto anni e due gemelli di sei – vivono da quasi quattro mesi in una struttura di accoglienza in Abruzzo, dopo l’allontanamento disposto dai giudici minorili. L’INCONTRO CON I LEGALI A CHIETI La coppia è attualmente sottoposta a una perizia disposta dallo stesso Tribunale sulla capacità genitoriale. Il 20 febbraio scorso, all’uscita dallo studio della psichiatra Simona Ceccoli, al termine della quarta seduta, i due avevano ringraziato pubblicamente per il sostegno ricevuto, senza rilasciare ulteriori commenti. Le perizie sui bambini sono in programma il 6 e 7 marzo. Successivamente il perito avrà 60 giorni di tempo per depositare la relazione in Tribunale. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dei legali della coppia, ha dichiarato di ritenere opportuno un ricongiungimento dell’intero nucleo familiare in una struttura idonea, con il monitoraggio dell’azienda sanitaria competente. Secondo quanto stabilito dall’ordinanza dei giudici minorili, la sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dalla casa nel bosco – ritenuta insalubre – restano al momento in vigore. SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO ECONOMICO Mentre prosegue l’iter giudiziario, alla famiglia è arrivato un ulteriore sostegno concreto. L’affitto dell’abitazione che oggi ospita Nathan Trevallion sarà coperto da una fondazione fino alla fine dell’anno e, se necessario, fino al compimento dei 18 anni dei tre figli. L’annuncio è stato dato dai proprietari della “Casetta di nonna Gemma”, Armando Carusi e la figlia Leonora. A farsi carico delle spese sarà la Fondazione “Pia Miramar Ets”, intervenuta dopo un appello pubblico lanciato da Catherine Birmingham. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, un architetto di Trieste – che ha scelto di restare anonimo – si è detto disponibile a garantire la copertura dell’affitto: prima fino alla fine del 2025, oppure fino al raggiungimento della maggiore età dei bambini, attualmente ospitati in una struttura protetta a Vasto. I gemelli più piccoli compiono sei anni proprio domani. In caso di sostegno prolungato, l’aiuto economico potrebbe estendersi per altri dodici anni. In attesa delle conclusioni peritali e delle decisioni del Tribunale, la famiglia resta sospesa tra il percorso giudiziario italiano e l’appello alle autorità australiane. L'articolo Famiglia nel bosco, l’ipotesi di rientro in Australia e l’offerta di una casa gratis in Italia per i prossimi 12 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Alla “festa dello sport” aveva premiato degli ultras con Daspo: si è dimesso il presidente provinciale del Coni di Chieti
Massimiliano Milozzi, delegato provinciale del Coni di Chieti finito nella bufera dopo la premiazione della tifoseria locale – rappresentata durante la cerimonia anche da quattro ultras sottoposti a Daspo – ha rassegnato le dimissioni al presidente regionale Antonello Passacantando. Come riferito dal Coni regionale, Milozzi ha inviato una mail al presidente in cui ha rimesso il suo mandato. Il presidente regionale ha poi comunicato la decisione al presidente nazionale del Coni, Luciano Buonfiglio, che martedì scorso aveva chiesto ufficialmente un passo indietro a Milozzi. “Serve attenzione anche a livello territoriale e condanno fortemente quello che è successo a Chieti”, erano state le sue parole. L’episodio risale al 16 gennaio, alla Festa Provinciale dello Sport del Coni Chieti. In quella circostanza, infatti, a ritirare sul palco la targa dedicata alla Curva Volpi (parte ultras del Chieti) c’era una delegazione di sei persone, di cui quattro con provvedimento Daspo, cioè il divieto di accedere alle manifestazioni sportive che viene spesso decretato dai questori di tutta Italia nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi. La “festa provinciale dello sport” organizzata dal Coni di Chieti, in Abruzzo, si è così trasformata in poche ore in un caso, con le foto dei soggetti “daspati” che hanno fatto presto il giro del web. Prima e dopo di loro, infatti, sullo stesso palco sono saliti campioni dello sport, dirigenti e Stelle al merito sportivo, compreso il comandante della Polizia Locale. Il Coni, dal canto suo, si era difeso spiegando che il premio era per l’intera tifoseria e che non sapeva chi di loro avrebbe ritirato la targa in memoria di Michael Luciani, un giovane sostenitore del Chieti scomparso lo scorso ottobre in un incidente stradale. Guardando più attentamente la foto sul palco, però, ben presto in tanti si sono accorti che della delegazione facevano parte anche quattro ultras sanzionati dal questore di Chieti con provvedimenti che vanno dai 2 ai 9 anni. Tra loro anche il leader della Curva Volpi, Francesco Salvatore, sottoposto a Daspo con l’accusa di aver partecipato ad alcuni scontro con la tifoseria dell’Avezzano. Un altro dei premiati è accusato di aver partecipato ad “agguati ai tifosi avversari” con l’episodio culminante della “sottrazione di una sciarpa biancazzurra a un uomo e a suo figlio sedicenne, fermati, minacciati e rapinati all’una e mezza della notte”. L’invito dell’ente “descriveva l’appuntamento come un’occasione per celebrare ‘il valore umano e sociale dello sport‘ e la gratitudine verso chi ‘costruisce educazione e comunità'”. Il sindaco della città, Diego Ferrara, aveva preferito non commentare, anche se sul sito dell’amministrazione c’è un post celebrativo della serata e del premio alla memoria del tifoso scomparso, compresa la citazione del premio speciale alla Curva Volpi per “l’attaccamento alla città e ai colori neroverdi”. Al contrario, invece, il Coni abruzzese aveva affidato la replica al suo presidente, Antonello Passacantando. “La targa destinata alla Curva Volpi del Chieti Calcio – ha dichiarato – è stata attribuita alla tifoseria nel suo insieme e non ai singoli componenti, per l’attaccamento alla società sportiva e l’impegno sociale e solidale più volte dimostrato nel tempo. I rappresentanti della Curva sono stati invitati in quanto tali. Non vi era alcuna conoscenza preventiva sull’identità di chi avrebbe materialmente ritirato il riconoscimento. Tutto si è svolto in assoluta buona fede, con l’unico intento di valorizzare un gesto di inclusione e memoria“. L'articolo Alla “festa dello sport” aveva premiato degli ultras con Daspo: si è dimesso il presidente provinciale del Coni di Chieti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali”
Il caso della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli (Chieti) non è chiuso e la decisione dei magistrati di lasciare i tre fratelli nella struttura, che li accoglie dal giorno dell’allontanamento, ha intensificato il confronto tra la famiglia e le istituzioni coinvolte nel procedimento davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Al centro dell’ultimo scontro c’è la gestione sanitaria di una delle gemelline di sei anni, a cui è stata diagnosticata una bronchite dopo l’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Una patologia che, secondo le valutazioni mediche già agli atti, è stata considerata rilevante e ha assunto un peso significativo nel procedimento giudiziario. I giudici della Corte d’appello nel provvedimenti avevano riportato nell’ordinanza che, al momento dell’ingresso in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. Proprio questo episodio viene richiamato come possibile conferma di una presunta rigidità dei genitori rispetto ai protocolli sanitari. Un’interpretazione che la madre dei tre bambini, respinge. La donna, attraverso i propri legali, ha chiesto che fosse disposta una nuova visita pediatrica indipendente, affidata a uno specialista dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, con l’obiettivo di ottenere una valutazione aggiornata non solo sulla gemellina, ma anche sugli altri due figli. La richiesta è stata tuttavia respinta dalla tutrice legale dei minori, Maria Luisa Palladino. Nelle motivazioni si parla di una scelta ritenuta “non opportuna” dal punto di vista procedurale: la visita sanitaria era già stata effettuata al momento della presa in carico dei bambini e un ulteriore accertamento è stato giudicato superfluo, oltre che assimilabile a una consulenza di parte anticipata rispetto al percorso delineato dal tribunale. Intanto prosegue l’istruttoria disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. È stata avviata una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, chiamata a valutare in modo approfondito le capacità genitoriali di padre e madre e lo stato psicofisico dei tre bambini. Tutti i colloqui e i test previsti saranno videoregistrati, così da consentire ai giudici una valutazione diretta. La relazione finale è attesa entro 120 giorni dal giuramento della consulente. La famiglia ha nominato come consulente di parte lo psichiatra Tonino Cantelmi, affiancato dalla psicologa Martina Aiello. Il professor Cantelmi, intervistato da Repubblica, afferma di comprendere le ragioni del Tribunale e dei servizi sociali, pur sollevando interrogativi sull’impatto delle modalità di intervento adottate. In assenza di violenze, abusi o maltrattamenti, Cantelmi si chiede se l’allontanamento dei bambini e la recisione dei legami familiari – come l’esclusione del padre da momenti significativi quali il pranzo di Natale – non possano risultare potenzialmente traumatici per minori di sei e otto anni. Secondo lo psichiatra, anche un’azione mossa da intenzioni di tutela, e quindi a fin di bene, può produrre effetti traumatici, e per questo richiama alla necessità di equilibrio e delicatezza. Pur non mettendo in discussione le intenzioni delle istituzioni, Cantelmi sottolinea che l’inserimento in una struttura protetta e la separazione netta dai genitori potrebbero non rappresentare, in ogni caso, la soluzione migliore. “Quello che stanno vivendo i bambini, con il padre lontano, la madre costretta al piano di sopra della stessa struttura che li ospita, per loro potrebbe essere non comprensibile. E, così, traumatico. Che idea possono avere tre bimbi di un padre, in precedenza amorevole, che non può partecipare al pranzo di Natale? È difficile che questo scarto, a 6 anni, a 8 anni, non sia un trauma. Poteva esserci un modo alternativo di procedere”. Riferendosi alla valutazione delle capacità genitoriali, lo specialista invita a non equiparare automaticamente eventuali tratti di eccentricità o fragilità psicologica all’inadeguatezza genitoriale. A suo avviso, l’intera vicenda può diventare l’occasione per una riflessione più ampia sulle modalità di intervento nei casi di tutela minorile in Italia e sulla necessità, in alcune circostanze, di un cambio di paradigma. Cantelmi riconosce infine che la storia ha assunto una dimensione fortemente mediatica, rendendo difficile lavorare lontano dai riflettori, ma ribadisce di essersi messo in gioco dopo essere stato contattato dai legali della famiglia, senza pregiudizi e con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla ricerca di un “equilibrio virtuoso”, tenendo conto anche della possibile portata traumatica di un intervento così incisivo. L'articolo Famiglia nel bosco, “scontro” sulla bronchite di una delle bimbe. Lo psichiatra nominato dai genitori: “Traumi potenziali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, nuova istanza contro l’allontamento dei figli. Tra i consulenti di parte nominato anche lo psichiatra cattolico Cantelmi
Dopo la doppia bocciatura della Corte d’appello e del tribunale dei minori, gli avvocati di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno presentato una nuova istanza contro l’ordinanza che ha sospeso la loro responsabilità genitoriale e stabilito l’allontanamento dei tre figli in una struttura protetta. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solina hanno inoltre nominato i propri consulenti di parte dopo che i giudici hanno disposto una perizia psichiatrica per la coppia: si tratta della psicologa Martina Aiello e dello psichiatra Tonino Cantelmi. Quest’ultimo è un volto noto anche a livello mediatico: professore associato della università Pontificia Gregoriana, presidente di associazioni professionali cattoliche e nominato nel 2020 da Papa Francesco come “Consultore del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale”. Nella nuova istanza contro l’allonatanamento dei figli alla coppia che viveva nel bosco di Palmoli (Chiedi), gli avvocati allegano alcune foto in cui i bambini si trovano in situazioni quotidiane, dal supermercato ai giochi nel centro commerciale. In particolare un’immagine – pubblicata oggi dal quotidiano il Centro – mostra i minori che mangiano un gelato in coppetta utilizzando i cucchiaini di plastica. Una foto che vorrebbero usare per confutare l’opposizione della mamma all’uso di oggetti di plastica. Posizione che ha inciso anche durante il ricovero in ospedale dopo l’intossicazione da funghi, occasione in cui – come è riportato dai giudici – Birmingham chiese di non utilizzare il sondino naso-gastrico proprio perché in plastica. Nella stessa istanza, inoltre, viene stigmatizzato il presunto rapporto conflittuale che si sarebbe instaurato tra la mamma dei bambini e l’assistente sociale nominata sul caso. Frizioni che, secondo la tesi dei legali, avrebbero portato alla “mancanza di collaborazione” o “chiusura ideologica” rinvenuta dai giudici nella sentenza con cui hanno rigettato il ricorso della famiglia. Nei mesi scorsi i genitori sono stati affiancati dagli assistenti sociali, ma fin dall’inizio si sono mostrati contrari a collaborare e anche dopo l’udienza cautelare hanno rifiutato incontri e colloqui. Una ritrosia usata anche nei confronti dei difensori, tanto che il primo avvocato della coppia Giovanni Angelucci ha rimesso il mandato. L'articolo Famiglia nel bosco, nuova istanza contro l’allontamento dei figli. Tra i consulenti di parte nominato anche lo psichiatra cattolico Cantelmi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, la madre vorrebbe tornare in Australia. Attesa per la visita del vice console dell’ambasciata australiana
Dopo l’udienza presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, dove si è discusso della revoca del provvedimento di allontanamento da casa dei tre bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli (Chieti), si attende la visita del vice console dell’ambasciata australiana nella casa famiglia di Vasto, dove si trovano i fratellini. L’inviato incontrerà anche la madre,che negli ultimi giorni ha iniziato a esprimere la volontà di tornare in Australia, il suo Paese d’origine. L’INCONTRO Il rappresentante diplomatico dovrà valutare come gestire la situazione e quali eventuali passaggi attivare. All’incontro parteciperanno la tutrice Maria Luisa Palladino, la curatrice speciale Marika Bolognese, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, oltre ai responsabili della struttura. Secondo il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, l’ambasciata potrebbe intervenire direttamente se la donna scegliesse di rientrare in Australia: “Se la famiglia volesse tornare, i bambini potrebbero essere affidati alla zia Rachael, insegnante e psicologa. Si potrebbe fare una transazione di questo tipo”. Il caso della famiglia è seguito dall’ambasciata sin dall’inizio. L’inviato aveva già chiesto chiarimenti sulla cittadinanza dei bambini — registrati in Australia e quindi cittadini australiani — e la donna ha di recente chiesto il rinnovo del proprio passaporto e di quello della figlia maggiore. IN ATTESA DEL TRIBUNALE MINORILE Si attende la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che non ha sciolto la riserva dopo l’udienza del 6 dicembre, un’udienza descritta come tesa, con momenti di frizione tra avvocati e magistrati. Le curatrici avevano chiesto più tempo per valutare la situazione dei tre minori e la possibilità di un ricongiungimento familiare. Nel frattempo è trapelato un audio che la mamma dei piccoli avrebbe inviato dalla casa famiglia ad alcune persone di fiducia. La donna racconta un clima sereno ma regolato: “Sono concentrata, sono calma. Qui ci trattano tutti bene… Tutti vogliono che i bambini tornino da me”. Sostiene di aver adempiuto a tutte le richieste del giudice riguardo alla casa, alla scuola e alla socializzazione: “La verità verrà fuori alla fine”. Il prossimo appuntamento è il 16 dicembre, quando la Corte d’appello dell’Aquila si pronuncerà sul ricorso già depositato. L'articolo Famiglia nel bosco, la madre vorrebbe tornare in Australia. Attesa per la visita del vice console dell’ambasciata australiana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bimbi nel bosco, geometra e idraulico “pronti” per ristrutturare. Attesa per l’udienza, il sindaco: “Dipenderà anche dalle relazioni dei servizi sociali”
In attesa dell’udienza, prevista giovedì, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila procede il percorso della famiglia del bosco per permettere ai tre bambini allontanati dalla casa in cui vivevano senza acqua e senza luce. Dopo l’accettazione di un alloggio in comodato, si lavoro sul fronte della ristrutturazione. È tutto pronto, almeno sul fronte della disponibilità, per rimettere a nuovo il casolare nel bosco dove la coppia spera di accogliere la loro famiglia. “Nathan ci ha fatto entrare nella sua abitazione insieme all’idraulico e ci ha descritto i lavori che aveva intenzione di fare: una tettoia di legno da realizzare accanto al casolare dove organizzare due stanze, la cucina e il bagno senza l’utilizzo di materiali di plastica”, racconta all’Ansa il geometra Simone Agostino di Palmoli, commerciante e titolare di un food-truck. Il 24 novembre, Agostino era stato contattato dall’amico idraulico Nicola Santini, che si era offerto di eseguire gratuitamente gli interventi necessari nella masseria immersa nel bosco. Subito dopo, il geometra aveva informato il sindaco, Giuseppe Masciulli, per rendersi utile nel recupero dell’edificio. “L’idraulico ha parlato anche in rappresentanza di una ditta — precisa —. Io mi sono attivato subito e, per accorciare i tempi, ho telefonato all’avvocato Angelucci che stava preparando la Cia da consegnare al Comune”. Il giorno successivo, il 25 novembre, Agostino e Santini hanno raggiunto Nathan al casolare per un sopralluogo dettagliato. “Il bagno doveva restare a secco e, per le tubazioni, bisognava creare una serpentina attorno ai tubi della stufa a legna esistente per poter avere l’acqua calda. L’idraulico ha detto che era possibile”. Per quanto riguarda l’acqua, bisognava installare un serbatoio sul tetto per il recupero della pioggia. Questi erano i lavori da svolgere: fattibili, e l’idraulico si è messo subito a disposizione insieme alla ditta”. Agostino sottolinea che il suo impegno nasce solo da uno spirito di solidarietà, lo stesso che ha portato la famiglia Carusi a concedere il casolare in comodato gratuito. “Siamo disposti a fare questi lavori, e parlo anche a nome dell’idraulico. Ho già una bozza degli interventi, ma i nuovi avvocati non hanno mai chiamato né me né lui”. La partenza dei lavori, però, è ancora ferma. “Nathan mi ha scritto che manca qualche documento — aggiunge Agostino —. La pratica da presentare in Comune non è ancora completa, ma appena sarà tutto in ordine potremo iniziare. Ripeto, ci siamo offerti gratuitamente. Quello che stiamo facendo è solo per desiderio di aiuto e per solidarietà”. Giovedì invece è previsto momento potenzialmente decisivo. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas chiedono la sospensione immediata dell’esecutività del provvedimento e il rientro dei bambini in famiglia. Non si esclude che lo stesso Tribunale per i minorenni, pur avendo formalmente convocato solo legali e curatrice speciale — l’avvocata Marika Bolognese — possa valutare una modifica o una revoca dell’ordinanza. Nel ricorso alla Corte d’appello — che ha 60 giorni per esprimersi — la difesa chiede il ricongiungimento indicando sei punti critici che, secondo i legali, farebbero venir meno i presupposti giuridici della sospensione della responsabilità genitoriale: assistenza linguistica, idoneità dell’abitazione, gestione degli esami medici, istruzione parentale, relazioni sociali dei minori ed esposizione mediatica. Sugli esami medici, la coppia avrebbe applicato un modello assicurativo tipico dei Paesi anglosassoni, ritenendo alcuni accertamenti troppo invasivi. Quanto alla casa nel bosco, la documentazione prodotta dimostrerebbe che era già in corso un percorso per adeguare gli impianti e ampliare gli spazi. Inoltre, l’offerta immediata di un’abitazione alternativa da parte della famiglia Carusi di Ortona eliminerebbe qualsiasi dubbio sulla sicurezza abitativa. Respinta anche l’ipotesi di abbandono scolastico: la difesa porta prove di un percorso di istruzione parentale ritenuto legittimo. Sulle presunte carenze sociali e sulla visibilità mediatica, i legali sostengono che i bambini abbiano contatti regolari con coetanei e con adulti, vivendo sì una vita diversa da quella urbana, ma non isolata. Le apparizioni pubbliche, inoltre, sarebbero state un modo per mostrare la serenità familiare, non una dannosa esposizione dei minori. “Tutti sperano che sia un’udienza risolutiva per far sì che i bambini vengano ricongiunti con i genitori ma io ho qualche dubbio”, spiega all’Adnkronos il sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli. “Tutti quelli che stanno lavorando per trovare una soluzione hanno fatto quello che potevano, cioè mettere a disposizione un’abitazione idonea, però le problematiche erano anche altre – chiarisce – Quindi dipenderà giovedì dal contenuto delle relazioni che produrranno i servizi sociali e i responsabili della casa famiglia con tutte le visite mediche e psichiatriche a cui i bambini sono stati sottoposti. Dipenderà anche da quello, non è scontato o automatico che la casa sia sufficiente. È una condizione necessaria ma non insufficiente”. L'articolo Bimbi nel bosco, geometra e idraulico “pronti” per ristrutturare. Attesa per l’udienza, il sindaco: “Dipenderà anche dalle relazioni dei servizi sociali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, perché non sono d’accordo con la decisione di allontanare i figli
Da settimane la vicenda della famiglia che ha scelto di vivere in un bosco situato nella provincia di Chieti sta infiammando il dibattito sui media e l’opinione pubblica si è spaccata in due fronti contrapposti, tra chi ritiene che la decisione del tribunale di allontanare i figli dai due genitori sia una giusta e sacrosanta applicazione della legge e chi invece sostiene che si tratti di un abuso di potere da parte delle istituzioni. Le motivazioni che hanno indotto i magistrati a togliere la potestà genitoriale alla coppia anglo-australiana collocando i figli in una casa famiglia a Vasto includono vari fattori, tra cui la presunta inadempienza dell’obbligo scolastico e sanitario per i minori che hanno tra i 6 e gli 8 anni, la presunta mancanza di occasioni di socializzazione a cui i bambini sarebbero costretti dalle scelte esistenziali dei genitori e le caratteristiche dell’abitazione, sprovvista delle idonee condizioni igienico-sanitarie. A complicare il quadro, la recente notizia della rinuncia del loro avvocato difensore a proseguire il mandato perché, a suo dire, la coppia avrebbe opposto una serie di dinieghi all’offerta dell’amministrazione comunale e di alcuni privati cittadini intenzionati a concedere loro un’abitazione alternativa in attesa che la cascina nel bosco venga ristrutturata e dotata di adeguati servizi igienici. Una versione che viene completamente smentita dai diretti interessati che, attraverso i nuovi legali subentrati a quello precedente, hanno dichiarato di aver potuto finalmente prendere visione delle richieste delle autorità scritte in lingua inglese e di essere disposti ad un atteggiamento conciliante pur di riabbracciare i propri bambini e ritornare alla vita serena che conducevano prima che i servizi sociali irrompessero nella loro quotidianità, fatta di scelte forse estreme ma sempre consapevoli tra coltivazione di frutta e verdura, fonte principale della propria dieta vegetariana insieme al pane fatto nella cucina a legna, animali da cortile allevati a scopo di compagnia e non di alimentazione, rifiuto dell’energia elettrica e dell’acqua corrente – a loro dire inquinata dal cloro – e di una modernità che non soddisfa per niente il loro concetto di felicità. Perché a mio avviso è proprio di questo che si tratta, del diritto alla felicità, alla libertà e all’autodeterminazione di ogni individuo di poter disporre della propria vita come meglio crede. Soprattutto alla luce di quanto è stato accertato non più di qualche giorno fa, quando dai database della Asl competente e dal Ministero dell’Istruzione sono emersi documenti in cui si attesta che i bambini possiedono regolarmente il libretto sanitario, hanno un medico curante, hanno ricevuto il vaccino esavalente e hanno rispettato l’obbligo scolastico attraverso gli esami che confermano la validità dell’istruzione parentale. Per quel che riguarda il diritto alla socializzazione e alla frequentazione di loro coetanei, la questione è controversa perché – contrariamente a chi afferma che i piccoli sarebbero isolati dal resto del mondo – ci sono parecchie testimonianze di famiglie che abitano nei pressi del bosco che raccontano di come i propri figli abbiano trascorso interi pomeriggi giocando e divertendosi all’aria aperta, proprio con i tre bambini che ora si trovano all’interno della comunità protetta. A questo riguardo possiamo forse affermare che i bambini e i ragazzi che vivono nel comfort e negli agi degli appartamenti nei condomini delle nostre città, spesso chiusi nelle loro camerette chini sugli smartphone o incollati alla playstation, abbiano grandi occasioni di socializzare con altri coetanei? Rimane dirimente la questione della casa rurale sprovvista dei servizi igienici che potrà essere facilmente risolta con la ristrutturazione prevista, ma anche in questo caso perché una persona o un nucleo familiare dovrebbe essere costretto ad adeguarsi alla modernità se il suo stile di vita e le sue convinzioni non lo prevedono? “Vai finalmente a stare in città, là troverai le cose che non hai trovato qui, potrai lavarti in casa senza andar giù nel cortile” diceva un giovane Adriano Celentano al suo alter ego ragazzo della via Gluck, non troppo convinto della scelta di abbandonare la sua vecchia e amata dimora. Non succedeva certo nel medioevo ma solo qualche decennio fa e certamente molti di noi saranno felici di essere nati in tempi più recenti. Ma se l’idea di potersi godere un bel bagno caldo in una vasca idromassaggio a due piazze è un’opzione del tutto lecita e rispettabile, lo è altrettanto quella di chi sceglie di vivere in una casa di pietra in mezzo alla natura. Con il bagno nel bosco. L'articolo Famiglia nel bosco, perché non sono d’accordo con la decisione di allontanare i figli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, i genitori dei bimbi allontanati convocati dal Tribunale per i minorenni
Forse qualcosa è cambiato. A due giorni dalla notizia che i genitori dei bimbi allontanati hanno accettato la casa offerta da un imprenditore il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha fissato per il 4 dicembre l’udienza di comparizione nell’ambito del procedimento che riguarda la famiglia che viveva nel bosco di Palmoli in una capanna senza luce e acqua. All’udienza, secondo quanto riferisce l’Ansa, con gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, ci saranno anche i genitori dei tre bambini. Non si esclude che il Tribunale, che ufficialmente ha solo chiesto la comparizione della parti, possa anche decidere di modificare o revocare l’ordinanza di allontanamento del 20 novembre scorso. L’alloggio accettato è un casolare appena ristrutturato nel bosco di Palmoli, offerto in comodato gratuito da Armando Carusi, un ristoratore di Ortona. Il padre, Nathan, ha visitato la residenza autonoma – dotata di almeno due ampie stanze, cucina, un pozzo per l’acqua, bagno a secco e locali per gli animali – ed è rimasto “affascinato” dalla struttura che rispecchia il loro stile di vita, tanto da essere colpito anche da alcuni antichi attrezzi in legno presenti. I coniugi hanno depositato nei giorni scorsi un reclamo avverso l’ordinanza di allontanamento, il cui fine dichiarato era la salvaguardia e la tutela del benessere psicofisico dei bambini. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso temporaneamente la potestà genitoriale e collocato i bambini, di 6 e 8 anni, in una comunità, a loro tutela. Si è trattato proprio di una misura estrema perché il provvedimento, come si è sottolineato in una lunga nota dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, è stato disposto dopo un anno di osservazione e perché appunto non erano state rispettate le prescrizioni da parte dei genitori. Il caso dei bimbi era arrivato all’attenzione dei servizi sociali dopo una intossicazione da funghi. L'articolo Famiglia nel bosco, i genitori dei bimbi allontanati convocati dal Tribunale per i minorenni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dal caso della famiglia nel bosco emerge oscurantismo e opportunismo
A proposito del baccano mediatico sulla famiglia separata dai servizi sociali, giunta dall’Australia per accamparsi nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, possiamo far finta che il tormentone divisivo non dipenda dal fatto che incombe a breve l’ordalia referendaria sul diritto-dovere della magistratura italiana di svolgere il proprio ruolo senza asservimenti al potere partitico; con relativi regolamenti di conti? Suggerisco questa operazione mentale perché gli spurghi di risentimento emotivo scatenati dalla vicenda hanno portato alla luce pulsioni e retro-pensieri inconfessati della falange che sta occupando manu militari la struttura istituzionale del nostro Paese. Un singolare mix oscurantismo-opportunismo. A tale scopo prendiamo spunto dal “parlar chiaro” di uno dei nostri massimi pensatori politici contemporanei: Matteo Salvini. Il colosso intellettuale che ha commentato la separazione, per ordine del tribunale abruzzese, di Catherina Birmingham e Nathan Trévaillon dai loro tre figli, fatti vivere in una baracca fatiscente e a rischio di malattie polmonari, finiti all’ospedale per avvelenamento alimentare (il motivo per cui era scattata l’indagine delle strutture sociali sulla situazione a rischio per i minori coinvolti), con una frase perentoria: “hanno rapito bambini”. Cui fa seguito l’assunto decisivo: “non si strappano bambini ai loro papà e mamma”. Quanto siamo lontani, con questa idealizzazione a prescindere del nucleo familiare, dalla messa in guardia da parte di un filosofo novecentesco non propriamente minore – Bertand Russell – il quale osservava nel lontano 1957 che la genitorialità, proprio per la delicatezza del ruolo, “andrebbe affidata a chi ha superato una prova di idoneità”. In altre parole, come si richiede la patente per guidare, Russell ipotizzava un pubblico esame per chi pretende di educare la prole, in un nucleo familiare che già a quei tempi dava segni di decadenza; oggi acuiti dalla crescente fuga dal ruolo genitoriale (mentre crescono le denunce di molestie paterne verso le figlie e di connivenze materne a tale scempio). Insomma, la famiglia mulino bianco trionfa solo nei deliri comiziali del Salvini rosario-munito. Questo familismo idealizzato si riafferma nella trimurti meloniana dei capisaldi di destra. Un vero e proprio falso storico. Infatti il propugnatore del combinato “Dio-Patria-Famiglia” non è qualche teorico del Fascismo, bensì niente meno che Giuseppe Mazzini, nel suo aureo libello “Dei doveri dell’uomo” anno di grazia 1860. Comunque il testo di un pensatore retroverso che, con Proudhon, sognava comunità di piccoli artigiani mentre andava affermandosi la società industriale. Visione che Marx considerava tossica per il nascente proletariato di fabbrica, proprio perché ostile a quel conflitto sociale con cui il movimento operaio si conquistò diritti e dignità. Come depistante risultava e risulta il mito patriottico (per Samuel Johnson “l’estremo rifugio delle canaglie”) con cui mezzo secolo dopo la propaganda bellica convogliò masse, tendenzialmente internazionaliste e pacifiste, verso la mattanza nelle trincee della Grande Guerra sventolando bandiere e intonando canti guerreschi. E qui passiamo dall’oscurantismo all’opportunismo: l’incongruenza tra la mitizzazione sovranista della Nazione e le pratiche di indebolimento dello Stato, presentato come prevaricatore delle istituzioni “naturali” famiglia e comunità. Del resto in evidente contrasto con la statolatria della dottrina fascista; ispirata all’idea di Stato-Etico promossa dal filosofo del regime Giovanni Gentile. Dove nasce il tradimento meloniano? Semplice: la recezione acritica della propaganda della destra americana anti New Deal all’insegna di un individualismo anarcoide sfrenato. Per cui lo Stato è la bestia da affamare con campagne anti-tasse, finalizzate a sbaraccare le politiche sociali roosveltiane. Propaganda a pronta presa per menti semplici; i votanti della svolta reazionaria oggi al potere in tutto l’Occidente. Quelle menti facilmente manipolabili, non di rado preda delle dottrine New Age e relative sette. Per cui un adepto dei Testimoni di Geova rifiuta trasfusioni di sangue per un ipotetico divieto biblico. Per cui la famiglia neo-rurale di Palmoli rifiutava impianti sanitari ed elettricità ma non Internet. Anche perché così la madre poteva vendere a botte di 100 euro le sue prestazioni di sensitiva, specializzata in recupero di animali. Insomma un guazzabuglio di dabbenaggine, fanatismo e furberia che la destra nostrana ha sempre cavalcato elettoralmente. Ricordate il “siero Bonifacio”, dal nome del veterinario siciliano che ricavava dall’urina di capra un farmaco antitumorale, osteggiato dalla comunità scientifica? Beh, nell’acceso dibattito che ne seguì, fu l’allora leader della destra post-fascista Gianfranco Fini a propugnare il diritto del popolo di scegliersi la cura preferita. A farsi truffare. L'articolo Dal caso della famiglia nel bosco emerge oscurantismo e opportunismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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